Imprevisto gay nello spogliatoio

Entrai negli spogliatoi molto dopo rispetto agli altri. Mi ero fermato a parlare con l’allenatore prima che questo tornasse a casa. Ero sicuro di essere solo: avevo visto gli altri miei compagni di squadra uscire uno ad uno dal sottopassaggio.

Mi sedetti sulla panchina e cominciai a togliermi i vestiti per fare la doccia, quando sentii dalle docce che l’acqua continuava a scorrere. “Qualcuno deve aver dimenticato l’acqua aperta” pensai scuotendo la testa e prendendo l’accappatoio e lo shampoo. Aperta la porta mi vidi davanti Francesco, fermo sotto l’acqua con gli occhi chiusi.

Sono sempre stato attratto dalle donne, ma devo ammettere che in qualche caso avevo avuto pensieri erotici riguardo qualche mio compagno di squadra. Uno di questi era proprio Francesco.

Di corporatura minuta, ha gli occhi verdi, la bocca larga con le labbra rosse e sottili, i capelli castano chiaro; i pettorali non sono troppo sviluppati mentre gli addominali sono ben segnati. Di lui osservavo soprattutto di sfuggita il culetto sodo e rotondo e le gambe belle, muscolose e praticamente glabre, proprio da calciatore. Il cazzo era di lunghezza e diametro notevoli rispetto all’altezza.

Aprii l’acqua e mi misi sotto la doccia a fianco alla sua. Aprì gli occhi e mi guardò straniato.

–Ancora qui?- gli chiesi sorridendo.

-Già…- rispose lui abbassando lo sguardo verso di me. Io non credo di essere particolarmente attraente. Sono moro, abbastanza alto e il mio fisico non è troppo muscoloso. Fatto sta che vidi nei suoi occhi qualcosa di strano.

Iniziai ad insaponarmi il pacco e le cosce e Francesco continuava ad osservarmi. Distolsi lo sguardo dal suo culo bagnato. –Mi dai un po’ di shampoo?- mi chiese di colpo.

-Certo- risposi allora rilassandomi e versandogliene un po’ sul palmo della mano. Lui se lo spalmò sul petto, poi sugli addominali e poi sui coglioni, massaggiandosi appena il pene con il palmo delle mani. Poi si piegò in avanti e si insaponò le gambe. Vidi che era in semi erezione e anch’io cominciavo ad eccitarmi. Mi girai dall’altra parte e continuai ad insaponarmi le braccia. Sentii una sua manina sulla spalla. –Me ne dai ancora un po’?-

Mi voltai. – Certo, certo… allunga la mano- lui mi guardò storto e si voltò. – Me lo spalmi tu sulle spalle e sulla schiena?-

Deglutii, ne versai un po’ sulle sue spalle, e cominciai a massaggiare. –Ah… sì, bravo… scendi pure, massaggia anche più in basso…- scesi con le mani e arrivai all’altezza dei fianchi. Mi avvicinai a lui, fino a sfiorare con il pene il suo culo. Gemette e si mise una mano sul cazzo. Massaggiai da dietro gli addominali cingendolo con le braccia. Dall’ombelico lo insaponai sempre più in basso, fino a toccargli il pene con le mani. Lo insaponai e lo toccai delicatamente.

Poi passai al culo. Mi abbassai fino ad avere gli occhi all’altezza dell’ano; lo insaponai bene, toccandolo e massaggiandolo anche intorno al buchetto. Mi alzai e lo sentii gemere ancora. Gemetti anch’io girandolo. Lo misi con le spalle al muro ed iniziai a baciarlo. Gli infilai la lingua in gola tenendolo premuto con le spalle al muro. L’acqua scorreva su di noi. Gli misi le mani sul culo e gli alzai una gamba. Si avvinghiò con il polpaccio alla mia schiena mentre con una mano lo toccavo su e giù per la coscia e gli accarezzavo il polpaccio e con l’altra entravo tra le natiche scivolando con il sapone. I nostri cazzi in erezione si toccavano. –Scopami…- mi sussurrò nell’orecchio mentre gli leccavo il collo. Si girò ancora, appoggiò le mani al muro e divaricò le gambe mostrandomi il suo culo ben aperto. Lo leccai e gli aprii l’ano, irrompendo poi con il mio pene. Il sapone e l’acqua rendevano facile e fluida la penetrazione. Francesco godeva e gemeva dal piacere. Io continuavo a penetrarlo godendo come non mai; venimmo insieme. Il suo sperma inondò il pavimento delle docce. Ci separammo e ci baciammo ancora per qualche minuto, poi ci lavammo insieme e tornammo a casa.

A casa sua…

Trovai il biglietto in tasca uscendo dal cancello del campo. Lo aprii incuriosito.
“Leo mi ha raccontato quello che è successo tra voi… vorrei provare anch’io quelle emozioni. Se intendi accettare il mio invito, vieni a casa mia stasera, senza impegni… A presto, Guido”
Mi bloccai con il biglietto tra le mani: lo rilessi altre due o tre volte, poi lo rimisi in tasca e salii in macchina. Presi la strada per casa continuando a pensare al messaggio del mio compagno di squadra. Non riuscivo a capire: Guido era fidanzato da un paio di mesi, era sempre stato un autentico play boy… mai avrei pensato che anche lui come gli altri aveva certe inclinazioni…
“Non andrò da lui” pensai svoltando ad un incrocio “deve essere uno scherzo o qualcosa di simile… lo sarà venuto a sapere e vorrà prendermi in giro…”
Convinto delle mie idee, mi fermai al semaforo un po’ scocciato. Mi venne in mente il suo viso, il suo corpo nudo, il movimento delle sue mani… era sicuramente il più bello e seducente di tutti. Leggendo il suo messaggio mi erano venuti i brividi, ripensando a lui e alle parole che mi aveva scritto cominciai ad eccitarmi. Ripartii con il verde continuando a dirigermi verso casa, ormai i boxer contenevano a malapena il mio cazzo in erezione. “E se non fosse uno scherzo?…”
Come avrei potuto continuare senza togliermi quel dubbio insistente? Come avrei potuto perdermi un simile corpo per paura o timidezza?
Fermai la macchina e feci inversione. Avevo deciso: sarei andato da lui, e subito…
Arrivai davanti a casa sua, ero accaldato e eccitato… Dio quanto lo volevo!
Arrivai al portoncino e suonai al campanello. –Chi è?-
Era la sua voce, profonda e potente… -Sono io… mi apri?-
Non ci fu risposta. Passò un minuto abbondante poi, quando stavo per risalire in macchina e tornare a casa, risentii la sua calda voce. La porta si aprì. –Entra…- Aveva quasi sussurrato… immaginai quelle cinque lettere in altre circostanze e mi sembrò di esplodere. Mi calmai, cercai di rilassarmi e spinsi la porta.
Salii le scale e arrivai davanti all’ingresso dell’appartamento. La porta era accostata e aperta. Bussai e aprii, entrando nell’ingresso ampio e luminoso. –Guido?-
Si sporse dalla porta del salotto con in mano una bottiglia di tequila. –Ciao… Benvenuto….- sembrava imbarazzato, -accomodati.- disse rientrando nel salotto.
Indossava una maglia nera e leggera e un paio di jeans discretamente attillati e a vita bassa: quando si girò vidi le sue mutande blu sbucare dai pantaloni. Per poco non svenni.
Si sedette sul divano davanti al tavolino e mi fece cenno di accomodarsi sulla poltrona alla sua destra. Mi sedetti cercando di nascondere la protuberanza nei pantaloni e presi il bicchiere che mi porse. Lui si portò alle labbra il suo. Sorseggiò il liquore lentamente, appoggiando il bicchiere alle labbra rosse, che assetate si appiccicavano al vetro. Guido era biondo, aveva due occhi azzurro intenso che lasciavano senza fiato, un naso e un profilo delicato, una bocca eccitante e carnosa, un corpo da favola. Era perfettamente rasato sul viso e le mani, delicate e affusolate stringevano con vigore il bicchiere.
-Presumo che tu abbia letto il biglietto…- disse dopo aver finito di bere.
-Sì…- riuscii a rispondere. I miei occhi si fissarono nei suoi. “Ti voglio…” pensavo accaldato.
-E… non dici niente?- aveva gli occhi lucidi, probabilmente non era il primo bicchiere che beveva.
Mi alzai e mi sedetti vicino a lui. Avvicinai il mio volto al suo e socchiusi la bocca. Chiusi gli occhi rinunciando per un po’ alla sua vista. Mi baciò. Le sue labbra si unirono alle mie in delicato contatto. Ci staccammo lo guardai di nuovo e lo baciai ancora… stavolta Guido mise un pezzetto di lingua dentro la mia bocca. Risposi delicatamente. Cinsi le sue spalle forti e larghe con le mani e gli misi la lingua dentro la bocca. Lui ricambiò e stavolta ci limonammo veramente, scambiandoci la saliva e accarezzandoci le lingue in una danza sempre più veloce. Si lasciò scappare un gemito di piacere quando ci separammo. Mi tolsi la maglia e rimasi a torso nudo. Lui fece altrettanto e io impazzii per la bellezza della visione che mi trovai davanti.
Conoscevo a memoria il suo corpo da statua, tante volte lo avevo visto nudo sotto la doccia, ma quella volta era più bello del solito. Il sudore rendeva lucidi i muscoli potenti e compatti. I pettorali erano sodi e larghi, i capezzoli turgidi e invitanti; gli addominali sembravano disegnati tanto erano ben delimitati e delicati. Era del tutto glabro e la pelle dorata e morbida da biondo lo rendeva ancora più bello. Alzò le braccia e mostrò i peli delle ascelle, eccitandomi ancora di più. Lo spinsi con dolcezza sul divano: Guido si coricò e si tolse le scarpe. –Vieni qua…- disse slacciandosi la cintura e aprendo i jeans senza sfilarli. Io mi tolsi i pantaloni e mi coricai sopra di lui, leccandogli il collo e il petto, mordendogli i capezzoli, annusandolo, assaggiandolo, toccandolo…
Si alzò in piedi davanti al divano e mi fissò eccitatissimo, vedevo il suo pacco enorme eccitato tanto quanto il mio. Mi sedetti proprio di fronte al suo ombelico e gli sfilai i jeans. Le gambe erano depilate, il suo pacco profumava… evidentemente si era preparato per l’occasione.
Mi buttai a terra in ginocchio e iniziai a leccarlo e baciarlo dai polpacci d’acciaio e morbidi al tempo stesso, salii alle ginocchia con le mani e la lingua, poi passai alle cosce, così lunghe, muscolose, delicate… le mutande blu scuro erano piene del suo cazzo e del suo culetto da sogno. Gliele abbassai prendendo l’elastico con i denti. Il suo cazzo saltò dritto di scatto. Erano almeno 23 cm…. Lo girai e ripetei l’operazione da dietro. Elastico tra i denti scesi scoprendo il suo fantastico sedere. Scendendo il naso passò tra le natiche e strusciai le guance sui glutei. Finii di togliergliele con le mani. Ormai era ora di passare ai fatti…
Glielo presi in bocca, o almeno ci provai… era troppo lungo e largo e mi riempiva la cavità orale. Sorrise quando lo lasciai e mi rimisi sul divano. Mi tolsi i boxer liberando la mia verga (non lunga come la sua, ma sopra la media). –Proviamo così…- mi sussurrò nell’orecchio coricandosi al mio fianco. Si mise sopra di me con la faccia rivolta verso il cazzo. Voleva un 69.
Agguantai con le labbra il cazzo che mi trovai davanti, cercai di prenderne il più possibile e iniziai a menarlo e succhiarlo. Lui fece lo stesso con me. Quanto era bravo! Godevo sia nel ricevere la pompa sia nel farla. Il suo sperma era dolce.
Più si avvicinava all’eiaculazione più muoveva il bacino, mi stava praticamente scopando la bocca. Io facevo lo stesso con lui, godendo da impazzire. I nostri corpi si toccavano e si fondevano.
Il ritmo cresceva sempre di più. Il sudore era appiccicoso e vischioso al tempo stesso. I muscoli erano tesi. I nostri gemiti sempre più forti e veloci. Avrei urlato se non avessi avuto il suo glande enorme tra le labbra, e lui lo stesso…
Sentii di essere sul punto di venire. Anche lui era prossimo all’eiaculazione. Aumentammo ancora il ritmo. Lui venne nella mia bocca con un colpo di bacino. Non dovetti quasi ingoiare: i suoi zampilli mi riempirono la bocca e bevvi un fiume di sperma caldo e dolce. Finii di inghiottire quando ancora lo scopavo nella bocca. Ero al limite quando con un colpo deciso gli infilai il pene fino in fondo, facendoglielo prendere fino alla base. Venni anche io a fiumi.
Ingoiò tutto anche lui. Poi ci rigirammo e ci baciammo appassionatamente continuando a toccarci con le mani e con i cazzi a riposo.

Fate l’amore con il sapore

-Pronto? – rispose la voce profonda dall’altro capo del telefono.
-Ciao… ti disturbo?- gli risposi io.
-Scusa ma… chi sei?-
-Come chi sono? Ti sei già dimeticato di me?- ero molto stizzito – con tutto quello che ti ho fatto provare?- chiesi con voce sussurrata.
-Ah… scusami tanto ma sono mezzo insonnolito, mi ero addormentato sul divano. Tutto bene?- mi aveva riconosciuto, almeno…
-Sì bene, carissimo. Tu? Ti sei ripreso dall’ultima volta?- mi riferivo alla serata molto intima negli spogliatoi (racconto la Grande Scopata, Parte 2, NdR). Da quella volta ci eravamo visti poche volte, limitandoci a qualche parola e a qualche palpata che di sfuggita riuscivo a fare sul suo sedere e sul suo addome.
-Mi sono ripreso, mi sono ripreso…- pausa eloquente- tutto bene anch’io. A cosa devo la telefonata?-
-Niente di che… avevo voglia di sentire il tuo vocione… hai da fare stasera?-
-Ehm… no, direi di no…- altra pausa -…perché?-
-Non illuderti bello mio! Mi chiedevo solo se ti andava di venire a cena da me giusto per stare un po’ in compagnia e bere qualcosa, ti va?- gli proposi eccitato dall’idea che mi era venuta poco prima di chiamarlo.
-Va bene, vengo volentieri… quando vuoi che arrivi?-
-Tra un’oretta va bene, così apparecchio la tavola e preparo qualcosina. Vino o birra?-
-Fai tu… a me va bene tutto, basta che sia alcool…-
-Ok, ci vediamo dopo. Ciao-
-A dopo… ciao- e riattaccai la cornetta.

Il campanello suonò interrompendo la mia attesa. Mi alzai dal tavolo ed aprii la porta del mio appartamento. Eccolo.
Gli occhi azzurri luminosi e ben aperti, i capelli biondi, la carnagione del viso, del collo, delle braccia e delle mani dorata e lucente, i lineamenti del viso puliti e oggettivamente davvero belli. Ben rasato la pelle sembrava liscia come quella di un bambino. Mi sorrise e dalle labbra rosse e carnose emersero i denti bianchi e tutto il suo viso si illuminò. Era vestito in maniera molto semplice: un camiciotto bianco con le maniche corte sbottonato solo all’ultima asola, jeans blu scuro e scarpe sportive.
Gli sorrisi di rimando e lo invitai ad entrare spalancando la porta squadrandolo da testa a piedi per controllare che fosse ancora come l’avevo lasciato l’ultima volta. Lo era…
Chiusi la porta e lo invitai in cucina.
-Non ho portato niente perché non avevo niente di pronto a casa…- disse entrando nella stanza.
-Non preoccuparti, sei venuto è già una bella cosa.- gli dissi scherzoso sfiorandogli la schiena con la mano e invitandolo a camminare verso il tavolo.
Avevo apparecchiato in maniera molto semplice tenendo chiuso il tavolo (in modo che fosse quadrato a quattro posti) preparando solo per due intorno allo stesso angolo (non uno di fronte all’altro). Un piatto, le posate, dei bicchieri, due bottiglie di rosso e tre di birra e poi i piatti freddi che avevo preparato per l’occasione. Si complimentò per la sistemazione e si sedette al suo posto.
-Allora cos’hai di buono per me?- disse scherzosamente. Io mi trattenni dal sottolineare con espressioni l’amibiguità della sua uscita…
C’erano in tavola un piatto di affettati, un contenitore con insalata di riso, uno con isalata di pollo e un piatto allungato carico di verdure crude di ogni genere.
Mi sedetti al suo fianco e gli dissi di cominciare pure a servirsi. Non me la cavavo male in cucina, preparavo piatti abbastanza gustosi, ma per quella sera avevo deciso di dare un po’ di gusto in più, aggiungendo spolverate di peperoncino sul riso e sul pollo.
Iniziammo dal pollo che trovò buono (-forse un po’ piccante- mi disse solo) e poi passammo al riso.
Intanto gli versai un bel bicchiere di bionda ghiacciata e io uno di vino rosso. Bevevamo molto rispetto a quanto mangiavamo e la cosa ammetto non mi dispiaceva. Avevo fatto quella cena per passare del tempo con lui, vederlo e, perché no, da cosa nasce cosa, magari riprendere dove avevamo lasciato quella sera.
Ridevamo e scherzavamo in armonia: lui aveva le guance arrossate dall’alcool e dal caldo che effettivamente c’era in cucina, ma non me ne preoccupai, sperando che col calore avrebbe mostrato maggiormente il suo fisico da paura. Si faceva aria con le mani finchè non sbottonò un bottone del suo camiciotto bianco scoprendo una piccola parte di petto sotto il collo lungo e muscoloso.
Le sue mani forti ma delicate presero il piatto degli affettati. –Cos’abbiamo qui?-
-Mah- dissi io – un po’ di prosciutto, di mortadella e di salame…- approvò e si riempì il piatto mangiando e bevendo. –Io però il salame lo preferisco intero, non a fette…- si lasciò sfuggire commentando i suoi gusti culinari.
Lo fissai negli occhi alzando le sopracciglia. – Non avevo dubbi…- dissi maliziosamente inghiottendo un bicchiere di vino in un solo sorso.
Si accorse del doppio senso. –Mi riferivo al salame! Mi piace averlo in mano intero e tagliarmi io delle fette spesse!- non commentai ulteriormente e mi limitai ad una risatina per la quale mi mandò a cagare. Gli appoggiai una mano sull’avambraccio: il contatto col muscolo e coi peli mi faceva impazzire. –Vuoi altro?-
-Prendo un po’ di verdure che fanno bene- rispose finendo l’ennesimo boccale di birra. Sudava davvero tanto e continuava a farsi aria. Allentò l’ennesimo bottone scoprendo il petto fino allo stomaco e mettendomi davanti agli occhi la linea di separazione dei pettorali.
Prese un paio di carotine e un cetriolo a fette. Gli toccai una gamba con la mia accidentalmente. Il contatto mi accese più di quanto la sua presenza e il suo atteggiamento non facessero già di loro. Volevo toccarlo, sentire la sua pelle contro la mia. Gli presi la mano con la scusa di leggergli le linee del palmo (cosa che non so assolutamente fare…) e gli dissi qualche cavolata sul suo futuro. Il contatto con la pelle liscia e delicata delle sue dita e con i polsi forti fu estremamente eccitante. Lo massaggiai un po’ sulla mano e sull’avambraccio con la scusa di sentirlo un po’ teso. Era chiaro che il contatto gli piaceva.
-Le carote sono un po’ piccole… e il cetriolo perché è a fette?-
Oddio! Pensai… -Preferivi dei carotoni enormi e un bel cetriolo di mezzo metro?-
Mi guardò con gli occhioni blu aggrottando le sopracciglie e sorridendo tra le guance rosse. –Perché no…- accompagnò la provocazione toccandomi ancora la gamba con la sua, non so quanto accidentalmente, strofinando il suo polpaccio contro il mio.
Mi alzai di scatto rosso in volto. -Vuoi qualcosa di dolce?-
-Sì. Fai qualcosa tu?- mi guardava dal basso all’alto e si sbottonò ancora un bottone aprendo la camicia fino alla cima della parete addominale. Il sudore gli colava sul petto e si vedevano in rilievo i capezzoli sulla camicia.
-Dimmi cosa vuoi e ti dico se ce l’ho, bello mio-
Sorrise e ammiccò. -Vorrei tanto una banana bella lunga con tanta panna e tanto cioccolato.-
Rischiai di svenire. –Non so fare la banana split- mi giustificai. Lui si sbottonò l’ultimo bottone e aprì la camcia svelando il torace marmoreo. Che gnocco!
-Almeno una bella banana ce l’hai? Ne ho proprio voglia… alla panna posso pensarci io…-
Ne presi una dal frigo fingendo di non capire l’allusione. –Va bene?-
-Insomma… speravo qualcosa di diverso- e si aprì la camicia accarezzandosi il petto con mani tremanti. Avevo una turbina nei pantaloni, rischiai di venirmi nelle mutande quando tirò fuori dalle labbra socchiuse un pezzo di lingua. Mi risedetti e, tolte le scarpe, gli feci il piedino lungo tutta la gamba che mi stava più vicina.
Lo accarezzai sulle spalle e sul viso, scendendo con la mano sul collo e poi sul petto fin sotto la camicia e palpando con grande eccitazione i muscoli addominali e i pettorali.
-Allora sta banana?- disse col suo vocione maschio e suadente.
Decisi finalmente che era ora di rifare sesso col mio ospite. Spostai la tovaglia con tutte le stoviglie sgomberando il tavolo e mi misi in braccio a lui sulla sua sedia. Sentivo il suo paccone premermi contro il culo e le sue mani toccarmi ovunque. Quando arrivò al mio pacco mi sussurrò –Proprio questa banana intendevo…-
Mi girai appoggiando la testa sulla sua spalla e posando le mie labbra sulle sue. Le lingue si intrecciarono e ci scambiammo saliva toccandoci le spalle e la schiena per un po’.
Poi lo feci adagiare sul tavolo a pancia in su e gli tolsi la camicia. Io mi tolsi la maglietta e tornai a leccarlo sul collo e a succhiargli capezzoli e pelle.
Mi tolsi i pantaloni restando nelle mie mutande nere e gli slacciai la cintura, sfilandogli i jeans a poco a poco. La visione non era paradisiaca per poco. Le gambe muscolose e bellissime avevano appena un accenno di pelo sugli stinchie sui polpacci, cosa che lo rendeva ancora più maschio di quanto già non fosse. Le cosce lunghe e possenti erano invece lisce e la mia lingua e le dita scorrevano bene avanti e indietro su di esse. Gemeva già un po’ e quando lo faceva lo guardavo, lo baciavo e tornavo a lavorare. I boxer blu scuro erano estremamente aderenti ed evidenziavano tra le gambe l’eccitazione di quei noti venti centimentri di cazzo dorato. Li sfilai con i denti come era ormai mia consuetudine passando così il naso e gli occhi tra i peli del pube, lungo la proboscide e sui testicoli. –Questi li tengo per ricordo…-, gli sussurrai mentre con il mio cazzo in clamorosa erezione, premevo contro il suo altrettanto duro.
Mi venne l’idea di prendere dalla dispensa la panna spry, la nutella e il miele e di accontentare i suoi desideri gatronomici-sessuali.
Coprii il suo cazzo di uno strato di nutella che misi con le dita e di panna. –Questa è la banana split per me… posso mangiarla?-
-Fanne cosa vuoi……- rispose eccitatissimo all’idea.
Lo presi in bocca e per quanto possibile succhiai e leccai la panna, la nutella e, soprattutto, la sua enorme cappella esplosiva. Con due mani mi occupavo della buccia, avanti e indietro, avanti e indietro, mentre lingua e labbra lavoravano frenetiche. Succhiai come da un biberon carico di nettare. Godeva come un disperato, sempre di più, dando frequenza ai gridolini di piacere, accarezzandomi capelli e viso con le mani. Venne come mi aspettavo: riempiendomi bocca e gola di caldo e dolce sperma. Inghiottii il suo ricordino e mi pulii la bocca con il dorso della mano.
-Era buona, sai?- gli dissi coricandomi sopra di lui e del suo cazzo rilassato. – Ne vuoi una tu, adesso?-
Annuì mentre riprendeva fiato. Presi il barattolo del miele e immersi le dita nel nettare. Mi leccò le dita e ne gustò il sapore dolce. Volle prendere il contenitore e mi spalmò i pettorali di miele: capezzoli, torace, anche gli addominali alti.
Si inginocchiò sul tavolo e io feci lo stesso rimanendo frontale a lui. Scricchiolavano le gambe di legno sotto il peso dei nostri corpi bagnati e appiccicosi. Mi piegai all’indietro innalzando l’asta del mio cazzo e buttando la testa all’indietro. Lui leccò bene ogni angolo del mio petto facendomi godere come un maiale. Quando iniziò a toccare con la lingua e le labbra i peli del pube si fermò e sorrise. -Se ti spompo poi mi scopi male…-
Non aspettavo altro che questo invito esplicito. Gli saltai addosso portandolo giù dal tavolo e lo presi in braccio tenendolo per le natiche (non vi dico che roba fantastica è il suo culo: perfetto, rotondo, muscoloso, aperto il giusto, dorato, irresistibile…) e iniziando a infilargli un dito nell’ano.
“Più aperto della volta scorsa…” constati immaginando come prenderlo. Lo baciavo, leccavo, toccavo freneticamente. Poi lo coricai sul mio letto e gli presi ancora in bocca la proboscide.
Gli dissi di alzarsi e mi coricai io a pancia in su con il cazzo ancora eretto come una bandiera. Sull’orlo del letto stavo con le gambe aperte e i pedi appoggiati a terra, con la schiena e la testa abbandonate sul letto. Capì cosa volevo. Si sistemò in piedi sopra di me e poco a poco scese, tenendo le gambe a cavalcioni all’altezza del mio petto, con il culo fino ad appoggiare il buco sulla punta della mia cappella. A poco apoco spinse e il mio cazzo entrò in lui fino in fondo per tutta la sua lunghezza. Rimasti così per qualche eterno secondo, lui riaprì gli occhi e io gli appoggiai le mani sul torace iniziando a palparlo. Quando fu pronto cominciò ad andare su e giù lungo la mia asta, regolandosi lui e prendendo dalla mia erezione tutto il piacere possibile. Aumentava il ritmo sempre di più. Aveva gli occhi girati dal piacere.
-Ah… Ah… Ah… Ah… Ah sì! Sì! Sì!- gemeva come una troia e deglutica come in una crisi epilettica continua con le palpebre che sbattevano e il cazzo che eiaculava senza essere stimolato.
Godevo anche io tantissimo e non smettevo di tenerlo per i fianchi, aiutandolo nel movimento, e di palpargli i glutei, le cosce e i muscoli del petto. Quando stavo per venire, gli presi la testa con le mani e la portai sul mio petto. Poi con le mani gli accarezzavo e graffiavo la schiena e il sedere.
Venni con prepotenza dentro il suo antro anale e immediatamente dopo il suo cazzone a riposo fece uscire un fiume tranquillo di sborra che scorrendo su di me raggiunse la sua testa e il mio petto.
Tolsi il mio pene da lui e lo adagiai al mio fianco. Era distrutto. Anch’io ero molto stanco, stanco ma estasiato. Lo baciai con dolcezza toccandolo ancora un po’, finchè non si addormentò. Io mi addormentai girato su un fianco, appoggiando il cazzo alla sua coscia, tenendolo per mano con una e con l’altra appoggiata sul suo basso ventre.

Accetto commenti e consigli.

L’agguato

Ormai mi ero persuaso di attrarre, per qualche motivo, gli uomini… o almeno di riuscire a sedurli.
Dopo le avventure con Francesco e Mario, ero deciso più che mai a togliermi tutte le voglie e a soddisfare i desideri che per troppo tempo avevo tenuto sopiti.
Uno di questi desideri era Leonardo, per tutti Leo. In squadra era uno dei più bravi e sicuramente uno dei più belli. Non era troppo alto, la carnagione era abbronzata e morbida. I capelli biondo scuro e gli occhi verde azzurro, arricchivano i dolci lineamenti del viso, dalle orecchie piccole alla bocca rossa e sensuale. Aveva un fisico non esageratamente muscoloso, ma pressoché perfetto. I pettorali erano larghi e gli addominali ben delineati, le gambe, che depilava regolarmente, muscolose e seducenti. Il pene era di lunghezza e diametro sopra la media, perfetto come il resto del suo corpo. Il culo era rotondo, muscoloso e a dir poco eccitante: uno di quelli che si pagherebbe per toccare.
Leo era sicuramente conscio della sua avvenenza: sotto la doccia tutti gli gettavano occhiate, tutti gli davano pacche sul sedere quando era in campo; probabilmente si divertiva alle nostre spalle, con gesti e parole appositamente provocanti ed erotiche.
Una sua abitudine era quella di mangiare una banana dopo ogni allenamento. Si sedeva sulla panchina dello spogliatoio, prendeva il frutto, lo sbucciava lentamente e lo mangiava ancor più lentamente. Appoggiava le labbra sulla banana e ne spingeva dentro un pezzetto alla volta, addentandolo con delicatezza e socchiudendo gli occhi ad ogni boccone. Come se non bastasse faceva tutti gli allenamenti in scaldamuscoli (pantaloncini assai attillati) che mettevano in evidenza il pacco, le lunghe cosce e le rotondità del suo fondoschiena.
Quel pomeriggio l’allenamento era stato più lungo del solito. Scendemmo tutti insieme nello spogliatoio, stanchi e accaldati. Stavo seduto proprio di fronte a Leo.
Come sempre prese la banana dalla borsa e iniziò a mangiarla. Seguivo quel frutto per ogni secondo e sentivo il mio cazzo crescere nei pantaloni, immaginando la sua bocca e le sue labbra impegnate in attività più costruttive…
Avevo studiato tutto nei dettagli. Era quasi un piano di rapimento.
Uscii dallo spogliatoio senza farmi notare. Poi ribussai alla porta e mi riaffacciai all’interno solo con la testa. –Leo, l’allenatore ha detto che vuole vederti.-
-Arrivo – rispose legandosi l’asciugamano in vita e uscendo al mio fianco. Lo accompagnai nello spogliatoio in fondo al corridoio (dove non c’erano squadre e quel giorno non sarebbe andato nessuno).
-Sicuro che voglia parlarci qua?- chiese dubbioso entrando e accendendo la luce. Non gli risposi.
Entrammo e mi chiusi la porta alle spalle. –Qui non c’è nessuno – esclamò dopo aver dato un’occhiata tra le panche. –Non è vero-, dissi io guardando quegli addominali e i polpacci che sbucavano da sotto l’asciugamano, – ci siamo noi. –
Accennò una risatina. –Lasciami andare a fare la doccia, dai-
Chiusi la porta a chiave e la misi sul tavolino. – Puoi anche farla qui… dopo…-
-Dopo cosa?- chiese lui a questo punto arrabbiato.
Lo guardai negli occhi e mi avvicinai fino a fermarmi ad un passo da lui. Gli sfiorai le spalle con le mani. –Era buona la banana?-
Fece un passo indietro. –Sei impazzito?- Lo raggiunsi e lo avverrai per i fianchi. –Io no. Ma tu tra poco sì…-
Mi tolsi l’accappatoio e rimasi nudo davanti a lui. Non reagì, mi fissò il pene in erezione e deglutì. Lo spinsi delicatamente contro la parete fissandolo negli occhi. Avvicinai il mio volto al suo e lo baciai.
Mi aspettavo un cazzotto, ricevetti una lingua in bocca. Rispondeva al mio bacio: eccome!
Lo baciai il più a lungo possibile, era troppo figo… poi quando si staccò iniziai a leccarlo sul collo, sui pettorali, sugli addominali. Mi inginocchiai davanti a lui e sciolsi il nodo dell’asciugamano. Mi trovavo davanti alla bocca un membro in erezione che pulsava per l’eccitazione. Non potei esimermi.
Lo presi in bocca e iniziai a leccarlo. Non avevo mai fatto un pompino, mi lasciai guidare dall’istinto. Succhiavo il suo pene e intanto lo menavo con la mano destra.
Leo godeva e mi accarezzava la testa con mani tremanti. Venne all’improvviso e mi riempì la bocca di sperma. Deglutii il liquido caldo e mi alzai. –Grazie…- mi sussurrò prima di ricominciare a limonarmi. Aveva preso l’iniziativa… non me l’aspettavo, ma la cosa mi piaceva…
-Ti va di…. fare la doccia insieme?- mi chiese strusciandosi con il petto sul mio.
-Oh… sì…- la mia era una risposta mista al piacere.
Entrammo sotto la doccia calda abbracciati. Lo toccavo ovunque mentre mi leccava i pettorali e mi mordicchiava i capezzoli. Le mie mani correvano veloci sulla pelle scivolosa: dalla schiena al culo, dal culo alle cosce, ai polpacci e poi ancora al culo. Lo volevo possedere.
All’improvviso si buttò a terra sulle ginocchia con un gemito e prese il mio bastone con due mani tenendolo ben saldo. Avvicinò la bocca e lo prese tutto fino alla base. Penso che gli sia arrivato quasi in gola.
Succhiò come se stesse morendo di sete, passando la lingua sulla cappella e sull’asta con un ritmo frenetico. Iniziò a segarmi e in poco tempo venni anche io. Ingoiò tutto da brava troietta e si rialzò.
Aprì un’altra doccia e si lavò in silenzio.
“Non finisce così” pensai vedendolo più bello che mai. Lo presi per un braccio e lo trascinai sul lettino dei massaggi. Lo spinsi e lo feci coricare a pancia in su.
Gli aprii le gambe e gli leccai il buchetto tanto desiderato. Dopo qualche minuto iniziò a gemere e allora iniziai a lavorare con un dito, poi due…
Quando il suo culetto vergine fu finalmente aperto a sufficienza, lo sollevai un po’ e gli dissi di afferrarmi la schiena con le gambe. Ubbidì come un agnellino.
Mi distesi sopra di lui. –Mi vuoi, Leo?-
Aspettai la riposta con ansia e eccitazione. –Sì….- sussurrò.
Appoggiai la punta del pene sull’ano e fu sufficiente una leggera pressione per entrare dentro di lui. Con la posizione della piovra mi trovai a toccargli il petto e il ventre, a leccargli il collo e accarezzargli le cosce tese. Ogni muscolo del suo corpo era in tensione e gli occhi roteavano dal piacere mentre mi dimenavo dentro di lui. –Ah sì… ah sì… ancora… di più!- i nostri gemiti, le nostre urla di piacere si fondevano.
Quando sentii di essere sul punto di venire, rallentai il ritmo della penetrazione, che divenne più profonda e incisiva. Leo godeva ancora di più: si portava le mani sul cazzo, poi sul mio volto, poi si toccava i capezzoli e i coglioni.
Venni come l’eruzione di un vulcano. Il mio sperma gli pervase il corpo e contemporaneamente il suo cazzo spruzzò schizzi bianchi su di noi.
Mi tolsi da sopra di lui e mi coricai al suo fianco, fissando il soffitto.
Lo vidi alzarsi sorridendo e mettersi sotto la doccia lavando via le tracce del suo piacere.
Trovai l’energia di alzarmi e lavarmi accanto a lui.
Avrei voluto farlo ancora, e ancora… ma non era il caso.
Uscimmo insieme dallo spogliatoio e ci salutammo.
Per quella volta era stato abbastanza.

L’impulso inarrestabile

L’arbitro mise il fischietto in bocca e soffiò tre volte.
Vittoria: l’ennesima.
Batto il cinque ai miei compagni di squadra avviandomi verso gli spogliatoi; il caldo era soffocante perché il nostro campo di casa stava circondato da palazzi e asfalto e non c’era quasi mai circolazione d’aria. Non vedevo l’ora di buttarmi sotto la doccia… anche perché, come sempre, avevo corso tantissimo.
Mi si fece incontro Francesco (ricorderete il ragazzo della doccia…) ringraziandomi per l’assist del suo gol. Mi abbracciò rapidamente e si premette appena su di me.
Quel poco fu sufficiente ad accendere in me voglie erotiche e ricordi… un innarrestabile impulso… il pacco di Francesco si premette contro la mia coscia (era abbastanza basso di statura) e, sudato com’era, aveva la maglietta appiccicata ai muscoli del torace. I calzettoni abbassati lascaivano ben in vista le gambe muscolose, abbronzate e depilate dalla forma e dai movimenti sinuosi. Odorava di sudore e questo non fece che aumentare l’eccitazione per quel breve contatto fisico.
Mi diede una pacca sul sedere e si girò avviandosi verso l’uscita del campo. Lo sguardo mi cadde quasi fatalmente sul culetto rotondo e sodo dentro a quei corti, cortissimi pantaloncini azzurri.
Lo rivolevo… come quella volta sotto la doccia… la mia prima volta. E anche la sua… chissà se è stato con altri, mi chiesi osservando la sua andatura sculettante che vedevo come al rallentatore.
Corsi verso di lui e gli misi una mano sul sedere. Il contatto tra le mie dita e i suoi pantaloncini per poco non mi fece cadere a terra. – Hai un minuto?- gli chiesi sottovoce.
-Certo, dimmi pure – rispose fissando gli occhi verdi sui miei. –E’ meglio in privato- continuai –andiamo un attimo dietro l’angolo- e mi avviai verso il lato all’ombra dell’edificio. Francesco mi seguì.
Quando fummo da soli mi avvicinai a lui e non sapendo cosa dire, gli misi una mano sotto la maglietta e iniziai a toccarlo sui fianchi stratti e sugli addominali sudati.
- Cosa ti prende?- mi chiese allontanandomi.
Mi riavvicinai lasciandolo con le spalle al muro, poi mi appoggiai a lui con il petto contro il suo e il pacco sugli addominali. – Ho voglia di fare sesso… con te… adesso…- gli sussurrai stringendogli le spalle strette.
Distolse lo sguardo. Io lo girai verso di me prendendolo per il mento con le dita. – Mi vuoi, Fra? –
Si mise una manina nei pantaloncini e si sistemò il ciondolo. Poi mi accarezzò le cosce tese. – Non ho più fatto sesso con nessuno da quella volta… non immagini quante volte ci ho ripensato… tutte le seghe che mi sono fatto… tutte le volte che mi sono infilato le dita nel culo…- abbassò lo sguardo. –Rivoglio il tuo cazzo…- disse toccandomi i coglioni con la mano.
Fui subito in erezione. Mi serviva un posto sicuro e isolato in cui prenderlo… pensai al bagno negli spogliatoi e scartai l’ipotesi. Pensai alla mia macchina, ma trovai una soluzione migliore. Il magazzino. Era vuoto, non c’era niente e poteva essere chiuso con un chiavistello dall’interno.
Dissi a Francesco di seguirmi e andammo senza farci vedere nello stanzino lì vicino. Entrammo e chiusi a chiave la porta alle mie spalle. –Ti piace?- gli chiesi ironicamente rigirandomi verso di lui.
Per tutta risposta mi saltò addosso avvinghiandosi con le gambe alla mia schiena e schiacciandomi addosso il suo pene in erezione. Gli misi le mani sulle cosce e sul culo e la lingua nella bocca.
Aveva sete di sesso. Lo capivo, lo vedevo. Si dimenava come se lo stessi segando… la lingua vibrava freneticamente, prendeva e dava saliva a fiumi, stringeva i muscoli delle mie spalle con le dita sottili.
Staccai le labbra dalle sue. – Calma, calma… c’è tempo…- dissi facendolo scendere da quella posizione così eccitante. – ho fatto molta esperienza… fai cosa ti dico e vedrai che ti toglierai tante soddisfazioni…-
Si leccò le labbra sottili e si arrese andando a sedersi su una panchina. La maglietta azzurra della nostra squadra lo soffocava proprio come soffocava me. Me la tolsi mostrando i pettorali e gli addominali. Poi andai da lui e gli sfilai l’indumento, scoprendo la sua pelle dorata e bagnata. Mise le mani incrociate dietro la nuca passandosele sui capelli corti e castano chiaro.
Aprì le gambe abbandonandosi alle mie mani. Mi inginocchiai davanti a lui e gli tolsi le scarpette e i parastinchi. Abbassai i calzettoni liberando i muscoli potenti e snelli dei polpacci.
Gli slacciai i pantaloncini e glieli sfilai con i denti… le mutande bianche contenevano appena gli attributi di Francesco, che chiedevano di essere liberati… di essere accuditi…
Lo baciai ancora una volta e scesi con la lingua tra i pettorali e lungo gli addominali, fino all’ombelico, poi scesi ancora fino ai peli chiari e corti del pube. Abbassai le mutande del mio compagno e liberai la sua proboscide.
Il suo pene era molto lungo rispetto alla sua altezza. Credo che in erezione arrivasse intorno ai 19 centimetri. Il diametro era notevole tanto che lì per lì non riuscivo a prenderlo in bocca.
Lo segai per un po’ con entrambe le mani leccandogli le palle gonfie, poi lo presi in bocca e iniziai ad andare avanti e indietro sul suo glande e sull’asta. Le mani di Francesco mi accarezzavano la testa, le sentivo anche se impegnato a detonare quella bomba sessuale che avevo tra i denti. Non assecondai il suo desiderio di esplodermi in bocca. Lo lasciai e mi misi a pecorina con il volto verso di lui. Avevo ancora i pantaloncini, i calzettoni e le scarpe e lì per lì rimase stupito. Poi quando aprii la bocca e mi leccai le labbra capì cosa gli offrivo. Si alzò sorridente segandosi l’uccello e si mise davanti a me. Appoggiò la punta sulla mia bocca e iniziò a scoparmela.
Avanti e indietro, dentro e fuori, aveva un ritmo frenetico. Cercavo con la lingua di stimolargli il glande e rendergli il maggior piacere possibile. All’improvviso venne gemendo e dimenandosi nella mia bocca inondandomi di un liquido caldo. Deglutii la maggior parte del suo sperma e Francesco lasciò fino alla fine il suo pisello moscio nella mia bocca finchè non finii di pulirlo con la lingua leccando via le tracce della sua eiaculazione. Lo sfilò dalla bocca moscio ma grosso e pronto a ripetere l’esperienza. Ma a quel punto toccava a me.
Mi alzai e lo baciai palpandogli il culo ormai nudo. Ogni tanto una e due dita passavano nella riga e gli sfioravano l’ano.
Si staccò e si inginocchiò davanti a me togliendomi gli scarpini e i parastinchi e lasciando anche a me i calzettoni. Poi mi sfilò i pantaloncini e le mutande lasciandomi nudo davanti a lui con il cazzo duro e pronto a scopare.
Ricominciai a leccargli collo, spalle, ascelle pelose, muscoli di ogni parte del suo corpo sudato, lucido e liscio. Si mise a pecorina offrendomi il culo ma io mi limitai a leccargli l’ano per un po’. Poi con una pacca sul sedere gli dissi di girarsi. –Perché?- mi chiese deluso.
-Voglio vederti in faccia quando urli dal piacere e voglio poter toccarti l’addome e il cazzo… ti basta?- gli risposi io facendolo sdraiare sul pavimento a pancia all’aria.
Capì cosa volevo e piegò e divaricò le gambe. Lo presi per i polpacci e mi sistemai tra quegli arti inferiori; appoggiai il pene sull’ano e lo scoprii quasi vergine… evidentemente non aveva avuto più rapporti. Mi misi un dito in bocca e con la saliva lo aprii un po’. Riappoggiai il glande e iniziai a premere a poco a poco, cercando di non fargli troppo male.
Con pazienza riuscii a entrare e spinsi il cazzo dentro Francesco. Quando fu tutto dentro, lui mi prese il collo con le mani e si avvinghiò alla schiena con le gambe incrociate.
Iniziai così a muovermi lentamente dentro di lui, prima in senso rotatorio, poi entrando ed uscendo con velocità crescente. Dopo le prime penetrazioni, le cose si semplificarono e potei veramente iniziare a dare e ricevere il piacere che entrambi volevamo.
La voce di Francesco era maschia e profonda eppure così eccitante e invitante… Il pomo d’adamo andava su e giù al ritmo della deglutizione.
Dopo qualche minuto smisi di dargli indicazioni e lo lasciai agire d’istinto. Lo baciavo sul collo e sui pettorali mentre lo penetravo… il suo cazzo invece stava adagiato sui suoi addominali e gocciolava sperma sul suo corpo.
Quando il ritmo era già abbastanza sostenuto, iniziò a gemere e godere veramente. Le mie mani andavano avanti e indietro sulle cosce, sui polpacci, sul suo corpo in estasi. Ad un certo punto tirò fuori la lingua e io incrociai la mia con la sua. Ci leccavamo reciprocamente aumentando la nostra eccitazione. Le manine di Francesco scesero fino al mio culo. Mi tirava a sé volendo dettare il ritmo. Sempre più indiavolato. La penetrazione sempre più profonda, il mio pene entrava in lui fino alla base… -Sì… Sì… Sì… Di più… ne voglio di più… Sì…- ripeteva ormai con gli occhi chiusi e i muscoli di tutto il corpo contratti.
-Ti vengo dentro?- gli chiesi anch’io in estasi e vicino all’orgasmo.
-Ah.. Sì… Ah… Sì…- ormai eiaculava di continuo.
-Ti vengo dentro?- ripetei costringendolo a guardarmi.
-Sì.. Cosa vuoi… cosa vuoi… Ah…-
Non me lo feci ripetere due volte. Rallentai il ritmo e aumentai la forza.
Venni dentro di lui provocandogli un’improvvisa esplosione di piacere che lo fece venire a schizzi addosso a entrambi. Mi svuotai le palle dentro di lui e mi staccai rimanendo sopra di lui, continuando a baciarlo, promettendogli di ripetere altre volte quei momenti bellissimi…

La Cameriera Bionda

Ci sedemmo ad un tavolo della pizzeria.
L’ambiente era confortevole e luminoso, tutt’intorno le decorazioni alle pareti rendevano il locale un posto raffinato e insieme accogliente.
Aprimmo i menù e scorremmo la lista delle pizze. – Io la prendo al salame piccante.- dissi chiudendo l’opuscolo e guardando Andrea. – Io… uhm… direi una prosciutto e funghi –
Avevamo deciso di mangiare un boccone insieme prima di tornare al lavoro. Avevamo visto quella pizzeria e ci eravamo seduti ad un tavolino appartato e vicino ai bagni.
Passò qualche minuto senza che nessuno si interessasse a noi due. – Comincio a stufarmi… Ma non c’è nessuno in questa pizzeria?-
I tavoli erano pieni per metà… d’altronde era ora di pranzo. C’era soprattutto gente in pausa pranzo e qualche gruppo di studenti. Tutti uomini. Mi chiesi distrattamente come mai non ci fossero ragazze. Io e Andrea avevamo 20 anni e lavoravamo insieme in uno stage di un ufficio amministrativo e per la prima volta pranzavamo in quel locale.
-Boh.. qui non si vede nessuno…- ripose il mio amico, anche lui abbastanza spazientito.
Ci stavamo alzando quando fummo paralizzati da una visione che ci colpì e ci lasciò a bocca aperta. Altro che mancanza di attenzione.
Una cameriera si dirigeva verso di noi legandosi in vita il grembiule nero gessato. Capelli biondi e abbastanza lunghi, viso splendido e angelico, occhi marroncini da cerbiatto e labbra carnose e sensuali. Di carnagione bionda abbronzata aveva una maglietta bianca molto aderente e un paio di jeans altrettanto stretti che le fasciavano le gambe lunghe e seducenti. Il grembiule sottolineava ancora meglio le forme del corpo snello e formoso che ondeggiava con passo rapido dirigendosi verso il nostro tavolo, stringendo tra le dita delicate dalle unghie lunghe e curate un taccuino per le ordinazioni. Arrivò davanti a noi e il suo viso si accese in un sorriso solare e luminoso quanto tutto il ristorante.
-Ciao ragazzi… scusate l’attesa. – la voce era eccezionalmente suadente e profonda… – avete già deciso? Cosa volete?- chiese prendendo la biro e sistemandosi i capelli dietro l’orecchio.
La guardavamo a bocca aperta con la bava alla bocca. “Ti dico io cosa vorrei da te…” pensai immediatamente e credo anche Andrea.
-Ragazzi? Ordinate?- chiese sorridendo ancora e scuotendo la testa probabilmente intuendo i nostri pensieri…
-Ehm… io una birra media e una prosciutto e funghi.- disse Andrea.
-Io una bionda media e una pizza con salame piccante.- continuai.
-Perfetto… una bionda con il salame piccante…- per poco non svenni sentendo quelle parole con quella voce e da quel corpo da favola… ma quanto era bona!!! –arrivo subito.- disse congedandosi e voltandosi con grazia.
La vidi come al rallentatore girarsi mostrando quel culo da favola che si ritrovava e sculettando fino al bancone della cucina. Tutti gli occhi della sala erano su quel suo particolare anatomico… adesso realizzai come mai tutti i clienti erano uomini.
-Ma… hai visto quella?- intervenne Andrea tirandomi fuori dalle mie fantasie.
-Sì… l’ho un pochino notata… e glielo darei io un bel salame piccante.. altrochè pizza…-
Tornò quasi subito con il vassoio delle birre. Si chinò appoggiando i boccali sul tavolo e mettendo ben in mostra i seni sodi e ben sviluppati avvolti appena dal grembiule. Non aveva il reggiseno, notai osservando quelle tette da brivido in ogni singolo dettaglio. Si poteva notare anche il rigonfiamento dei capezzoli.
-Arrivo subito con le pizze…- disse ancora con quella voce profonda e maliziosa.
Pizze… altrochè… un bel paio… pensai osservando ancora l’andatura sculettante di quella cameriera da sogno erotico.
-Ma… lo fa apposta?- chiese Andrea.
-Cosa…?- lo sentivo appena, guardando quelle natiche sode e la pelle tra maglietta e pantaloni…
-A fare doppi sensi continui e a parlare così!- era rosso in viso.
Lo guardai un secondo e ritornai a quella visione eccitantissima. –E’ solo una tua impressione… non illuderti…-
Presi il boccale e ne bevvi una buona parte in un sorso solo. Il mio amico fece lo stesso.
Eccola riapparire con in mano i nostri due piatti. Un sorriso ed eccola ancora piegarsi sul tavolo ad appoggiare delicatamente sul nostro tavolo.
-A te prosciutto e funghi… e a te la salsiccia piccante…- ancora voce profonda e lenta.
Mi guardò poi con quegli occhi così magnetici. Prese un pezzo di salsiccia e se lo mise in bocca con le dita, succhiandola un poco con le labbra. –Ottima scelta…- sussurrò facendomi l’occhiolino.
La forchetta mi cadde di mano quando si allontanò e io tracannai ciò che restava della mia birra.
-Andrea… forse ai ragione tu… quella lo fa apposta!- dissi quando mi fui ripreso.
-Ho visto… pensa se…- accennò prima di bere ancora dal suo boccale.
La vedevamo ogni tanto passare dai tavoli e piegarsi, camminare, sorridere, parlare, toccarsi i fianchi, le gambe e sistemarsi i capelli.
Venne poi a ritirare i nostri piatti vuoti. –Volete del dolce ragazzi?- ci chiese ancora.
“Oh sì… tutto quello che puoi darmi gran pezzo di figa che non sei altro…” –Cosa c’è?- chiesi io.
-Profiterols, mousse, gelato, sorbetto o banana split…- elencò leggendo sul suo taccuino e scandendo con le labbra e la lingua ogni lettera di quelle parole. Poi si mise tra di noi e ci sfiorò le spalle con le mani delicate… – Io prenderei la banana… è talmente buona che ne prenderei anche due alla volta… voi che ne dite? Venite a dirmi se siete d’accordo di là… io vi aspetto in quella stanza là dietro.- concluse indicando la porta a fianco a quella dei bagni con su scritto privato. – Potete passare dai bagni… aspetto cinque minuti… poi vado via, ok?-
Detto questo si passò le mani sul culo e si incamminò entrando nella stanza privata chiudendosi la porta alle spalle.
Io e Andrea ci guardammo in faccia. Un cenno d’intesa e i nostri volti furono rossi dall’eccitazione. Lo dovevamo mascherare un minimo… quella cameriera si era offerta di prendere due banane… era una nostra illusione? No, impossibile… voleva proprio fare sesso con noi… “Me la scopo per tre ore” pensai alzandomi e dirigendomi verso il bagno.
Entrammo uno dopo l’altro e vedemmo alla nostra sinistra un’altra porta con l’insegna “privato”. Bussammo ed entrammo.
La cameriera stava seduta su una sedia con le gambe incrociate e il viso sorridente e soddisfatto.
-Sapevo che sareste venuti. Io sono Cristina e ho 25 anni. – disse alzandosi e appoggiandosi al mio petto.
-Il piacere è nostro…io sono Edoardo e lui è Andrea….20 anni- risposi con un filo di voce passandole le mani sulle braccia nude.
-Ho tanta voglia di cazzo, ragazzi… avete cosa cerco? Potete soddisfarmi?- disse avvicinando a sé Andrea prendendolo per gli addominali con una mano. Stretta tra i nostri corpi eccitati, Cristina cercò le mie labbra. La baciai e le misi la lingua in bocca, limonando con lei.
Poi si voltò verso Andrea e fece lo stesso con lui, mentre io le leccavo il collo nudo e la pelle dorata delle braccia.
-Spogliatevi…- disse allontanandosi da noi e risedendosi sulla sedia dopo essersi finalmente tolta il grembiule che nascondeva il ventre piatto e un po’ scoperto che a poco a poco declinava verso il pube.
Ci spogliammo in quattro e quattr’otto e fummo nudi davanti a lei con i cazzi in tiro. Andrea ce l’aveva un po’ più lungo del mio ma anche io non scherzavo. Gli occhi di Cristina si riempirono di desiderio.
Si alzò e prese un cazzo in ogni mano cominciando a segarci. Andammo avanti così per qualche minuto, poi si concentrò su quello di Andrea, prendendolo in bocca fino alla base e succhiando come un bambino con il biberon. Il mio socio venne quasi subito fuori dalla sua bocca e i suoi schizzi bagnarono il pavimento della stanza. Poi prese il mio e fece lo stesso.
Sentii il mio membro entrare nell’antro caldo della sua bocca, penetrare le labbra morbide e carnose, tuffarsi nella saliva accarezzato dalla lingua veloce e audace. Le sue manine segavano insieme il mio pene e venni anch’io a schizzi fuori dal suo corpo, sporcando l’ambiente circostante.
Cristina si alzò e si tolse la cintura e gli stivali. Poi si sfilò i jeans rivelando delle gambe da fotomodella. Le mutandine bianche e lucide la rendevano sexy come una pantera e innocente come la verginella che, senz’altro, non era.
Poi si sfilò la maglietta e diede credito ai miei giudizi. Sotto la maglia stavano due pere da infarto: abbastanza grandi (almeno una terza), sode e ben alte sul pettoi capezzoli chiari erano piccoli e turgidi…
Si mise per terra a pecorina e ci fece cenno con le dita di avvicinarsi. Eravamo di nuovo in erezione…
Si girò a pancia all’aria e iniziammo a leccarle i capezzoli, uno per uno, massaggiando con la mano un seno e una gamba per uno.
Poi le sfilammo le mutandine e liberammo la figa bionda e ben rasata pulsante e bagnata tanto era desiderosa di essere penetrata. Io e Andrea cominciammo a leccarla insieme. Le nostre lingue la penetravano appena e stimolavano il clitoride incrociandosi di tanto in tanto l’una con l’altra. Le nostre mani andavano su e giù per le cosce lunghe e i seni sodi…
Andrea decise poi di penetrarla di nuovo nella bocca e si mise in ginocchio con il cazzo a favore di bocca. Io invece mi misi tra le sue gambe e iniziai a scoparla nella figa, leccandola intanto sul ventre e palpandole il culo con le mani…
Ritmo sempre più veloce, Andrea venne ben presto nella sua bocca. Lei da brava troia bevve tutto e quando ebbe finito iniziò a muovere il bacino con me per ottenere maggiore piacere possibile. Gemeva come una puttana quando il mio pene andava a esplorare le zone più profonde della sua vagina matura… mi fermò quando stavo per venire e mi fece esplodere nella sua bocca, bevendo anche il mio liquido seminale.
Ci limonammo e leccando tutti e tre per un po’ fino a quando noi due non ci fummo ripresi e potemmo ricominciare. Si mise a pecorina mostrando quel culo paradisiaco pronto per essere scopato. Andrea ci provò ma non riuscì a penetrare molto nel suo ano. Allora si mise davanti a lei e la prese per i capelli costringendola a prendere di nuovo in bocca il suo cazzo in tiro.
Io mi misi dietro di lei e le aprii l’ano con la saliva e le dita. Quando fui soddisfatto del risultato con un colpo deciso entrai in lei con il pene e iniziai a penetrarle il culo.
Liquidò Andrea in pochi minuti, facendolo venire per la terza volta in poco più di un’ora nella sua gola profonda. Poi si dedicò a me prendendo dal mio cazzo tutto il piacere possibile. Quando ero sul punto di venire, rallentai il ritmo e resi più profonda la penetrazione… stavolta avrebbe accettato tutta la mia sborra dentro di sé…
Infatti venni provocandole un orgasmo e portandola in estasi, svuotandomi ancora le palle dentro il suo corpo sfondato. Mi baciò come per ringraziarmi e si alzò per rivestirsi. Io e Andrea ci alzammo a nostra volta e la bloccammo. –Dai ragazzi… non vi è bastato? Lasciatemi andare….-
-Non hai ancora visto tutto cara la mia puttanella…-
La sbattei al muro e la bloccai sui polsi, costringendola a mostrarmi le sue tette e la sua fighetta ancora bagnata e vogliosa. La presi contro il muro facendola godere tantissimo. Andrea le si mise dietro e la penetrò nel culo. La stringemmo nella morsa dei nostri sessi e la portammo ad avere due orgasmi in pochi minuti. Poi lui venne di nuovo e stravolto si coricò a terra.
Io riuscii ancora a prenderla in braccio e scoparla in sospensione qualche minuto, venendole poi nella figa e provocandole l’ennesimo orgasmo di piacere. La adagiai a terra sopra il nostro sperma e i suoi umori. Io mi sdraiai accanto a lei, posandole una mano sulla figa e continuando a massaggiargliela, baciandola sul collo, tra i seni e sul pube….

La Grande Scopata – Sega e Missionario

Quando ci fummo ripresi e i nostri cazzi furono di nuovo in erezione io iniziai a massaggiargli le spalle, in piedi alle sue spalle baciandogli il collo e appoggiandogli il pene sul culo.
D’un tratto si allontanò e si voltò spingendomi indietro. –Basta- disse con voce profonda e categorica.
Uscì dalla doccia con passo spedito e indossò l’accappatoio, legandoselo in vita e entrando negli spogliatoi. Io rimasi basito e estasiato per la reazione del mio compagno di doccia. Per la prima volta da mezz’ora aveva preso l’iniziativa, per quanto deludente fosse. Indossai anch’io l’accappatoio e lo seguii tra le panche deserte.
Stava seduto in un angolo con le gambe divaricate e i gomiti appoggiati sulle ginocchia. La testa era china e teneva il volto tra le mani. L’accappatoio era aperto sul petto e lasciava scoperti i pettorali e gli addominali più alti. Mi misi in piedi davanti a lui. Il mio cazzo in erezione era proprio davanti alla sua testa. Non si muoveva.
-Che hai?- gli chiesi dopo qualche secondo di silenzio.
Scosse la testa senza sollevarla.
-Non ti è piaciuto?- domandai inginocchiandomi davanti a lui sfiorandogli i capelli dorati con la mano.
Finalmente alzò il viso e mi guardò negli occhi. Mi persi nei suoi così azzurri e seducenti. –Mi è piaciuto? Non ho mai goduto tanto… e non ho mai desiderato niente come rifarlo qui e subito con più forza e violenza possibile…- Aveva gli occhi lucidi e sudava vistosamente. – Se è questo che vuoi… – dissi aprendo l’accappatoio e prendendolo per mano.
Mi fermò ancora. Cazzo! Volevo scopare! –Non sono ricchione- disse quasi malinconicamente.
Mi costrinsi a frenare l’istinto di sbatterlo contro un muro e penetrarlo. –Nessuno dice che tu lo sia… io voglio solo divertirmi… e con te mi diverto molto… mi ecciti come nessun altro. Tutto il resto non mi interessa… pensala anche tu come me…- gli passai una mano tra i capelli costringendolo a guardarmi in faccia. –Ok?- gli chiesi con voce quasi supplicante.
Annuì.
Lo baciai dolcemente, appoggiando le labbra socchiuse sulle sue e entrando dentro la sua bocca a poco a poco con la lingua. Rispose al bacio con dolcezza ed innocenza. Sembrava un cucciolo da quanto era delicato. Un cucciolo con più di venti centimetri di cazzo tra le gambe.
Ci alzammo insieme continuando a baciarci dolcemente e ad accarezzarci la schiena e le spalle. Poi iniziai a scendere con le mani fino ai glutei, accarezzandoli e palpandoli con rispetto e attenzione. Non volevo si spaventasse. Lui fece lo stesso con me. Volevo di più, ma già così era bellissimo. Mi staccai un attimo dalle sue labbra e lui rimase con gli occhi chiusi e le labbra semiaperte. Gli slacciai la cintura dell’accappatoio e lo aprii, mettendo le mani direttamente sulla pelle delle cosce e del culo e mettendo a contatto diretto i nostri cazzi vogliosi.
Le nostre lingue si incrociarono freneticamente ancora per qualche minuto, poi passai a baciargli il collo e le orecchie mentre gemeva palpandomi i glutei. Ero al culmine dell’eccitazione. Non volevo altro che il suo culo. Lo volevo tutto per me. Strinsi le mani sui glutei sodi e lisci. Poi con un dito cercai l’ano e lo accarezzai cominciando a sollecitarlo. Mi strinse a sé prendendomi per i fianchi, poi mi allontanò ancora spingendomi con vigore. Sorrise togliendosi l’accappatoio e facendoselo cadere ai piedi. Era nudo davanti a me. Feci lo stesso. Mi riavvicinai e gli sussurrai all’orecchio –Mi dai il culo?-
Per tutta risposta si voltò e sculettando camminò fino al lettino dei massaggi. Salì sopra e si sdraiò cazzo all’aria, gambe piegate e leggermente divaricate. Mi guardò invitante e mi chiamò con un cenno delle dita. Mi misi al suo fianco ripassando di saliva le linee del suo corpo. Con una mano lo aiutavo a masturbarsi. La mia mano destra e la sua sinistra massaggiavano il suo enorme pene. All’improvviso esplose in un’eruzione di bianco e caldo sperma. Il suo supercazzo si ammosciò e io ne approfittai per mettermi con dolcezza e delicatezza tra le sue gambe. Lui le aprì ancora di più e io potei indirizzare il mio pene dritto come un coltello all’imboccatura del suo ano. Il viso arrivava all’altezza dei pettorali. E iniziai a lavorare di lingua e denti sui capezzoli turgidi. –Sei pronto?- gli chiesi dopo qualche eterno minuto.
-Sì… fammi godere- Non me lo feci ripetere due volte. Con un leggero movimento del bacino il mio pene entrò nel retto del mio amico e a poco a poco entrò fino alla base. Uscii ed entrai ancora tre o quattro volte molto lentamente, poi aumentai gradualmente il ritmo e in breve la penetrazione fu fluida e veloce. I muscoli delle gambe si contraevano a ogni mia spinta, il cazzo moscio stava adagiato sugli addominali, le vene del collo pulsavano al ritmo dei gemiti di piacere sempre più forti e acuti. Mi abbracciava il collo con tutte le braccia restando appena sollevato dallo schienale del lettino. Gli occhi si aprivano e chiudevano e sembravano persi nell’estasi del piacere. Muoveva la testa seguendo i movimenti dei nostri corpi come se stesse annuendo a tempo di musica. – Sei proprio una puttana… guarda come ti piace! E prima facevi il difficile! Troia che non sei altro… – gli mordevo la pelle sudata e lui gemeva e si dimenava.
-Ah… Ah… Ah… Ah… Ah…- a ogni urletto di piacere sborrava un po’ e si contraeva i glutei e l’addome.
Quando ero sul punto di venire, urlava senza più ritegno. Se avessi potuto sarei entrato dentro di lui con tutto il mio corpo. E se lui avesse potuto me lo avrebbe permesso. Esplose con un orgasmo di piacere. Chiuse gli occhi e buttò la testa all’indietro facendo andare il bacino avanti e indietro sempre più forte, sempre più veloce…
Non resistetti al ritmo imposto dalla sua voglia di cazzo e venni dentro di lui con eruzioni di sborra calda.
Mi coricai al suo fianco e ripresi fiato.
I nostri petti si alzavano all’uninsono regolando il respiro affannoso.
Lo guardai distrutto, abbandonato, sudato e goduto. Gli appoggiai una mano sul ventre e chiusi gli occhi anch’io.

La Grande Scopata – Che Pompa e Che Inculata!

L’acqua correva dal viso al collo alle spalle e giù lungo tutto il corpo.
Era immobile, teneva gli occhi chiusi e il volto rivolto verso il getto d’acqua, assorto nel piacere della doccia calda; aprì un poco la bocca lasciando entrare dentro di sé una minima parte del fluido che lo avvolgeva come in caldo e sensuale abbraccio.
I capelli biondi e corti erano apppiccicati alla testa e gocciolavano sulla pelle dorata, morbida e appena abbronzata. Si doveva essere rasato da poco… i lineamenti erano delicati e morbidi. Le labbra rosse e carnose si muovevano con la pressione dall’interno della lingua e il getto d’acqua che le rendeva umide e lucide. Il naso delicato era all’insù diretto verso il viso verso le gocce impertinenti che dalla doccia lo accarezzavano per tutto il corpo.
Il collo… oh…… era così forte e muscoloso… il pomo d’adamo così grosso e pronunciato andava su e giù ogni volta che deglutiva.
Il mio sguardo scendeva ancora arrivando alle clavicole e alle spalle, non troppo larghe, ma compatte e scolpite nella carne. I bicipiti erano rilassati… eppure l’acqua disegnava sulle braccia il profilo di quei muscoli pronti a scattare e a contrarsi. Gli arti superiori stavano abbandonati lungo i fianchi; gli avanbracci avevano una leggera peluria bionda sul dorso che l’acqua accarezzava con delicatezza, scorrendo fino alle mani chiare, dalle dita sottili e affusolateinsieme così forti e mascoline. Alzò all’improvviso il braccio destro e si passò la mano tra i capelli. L’ascella era coperta da peli folti e biondi. Riabbassò il braccio e io tornai con gli occhi al suo petto. L’acqua calda correva tra i pettorali, nello spazio sopra lo sterno e correva veloce verso il ventre…I capezzoli erano grandi e rilassati, ben sistemati sui muscoli del torace.
Mi sembrò di entrare dentro quelle goccioline d’acqua che gli correvano tra gli addominali… la tartaruga che aveva sul ventre mi eccitava da morire. La pioggia di acqua calda non faceva altro che rendere lucidi e ancor più morbidi i lineamenti dell’addome… scesi ancora con gli occhi all’ombelico e poi ancora verso il basso ventre, dove partiva la peluria bionda del pube.
Il mio cuore batteva all’impazzata, la gola era asciutta, le mani mi tremavano… ero eccitatissimo…
Cercai di abbassare lo sguardo il più lentamente possibile. I peli erano sempre più folti, l’acqua li schiacciava sulla pelle e li rendeva brillanti. Non potetti più esimermi e vidi la base del suo pene.
Era largo e possente. La pelle era della stessa carnagione del resto del corpo… né più scura né altro… sembrava un prolungamento della pelle dorata del torace… e che prolungamento…
Era abbastanza basso, 1 metro e 70, non di più…. Ma quella proboscide che aveva tra le gambe compensava i centimetri che gli mancavano in altezza… in punta la cappella era parzialmente scoperta…. L’acqua correva lungo tutta quell’appendice di muscolatura e gocciolava in punta.
Mi chiesi come poteva masturbarsi con una simile verga (il suo pene arrivava quasi a metà coscia… credo fosse intorno ai 18 centimetri… ed era ancora moscio!….) così larga e lunga… poi me lo immaginai con entrambe le manine delicate a menarsi su e giù il suo attrezzo sessuale….
I testicoli erano gonfi e, immaginavo, ben pieni di sperma… si vedevano chiaramente dietro quella dominante visione fallica. Riuscii a distogliere lo sguardo e passai ad ammirare quelle gambe leggermente divaricate…
Erano depilate del tutto… dall’anca al collo del piede. La pelle non aveva la benchè minima imperfezione, se non qualche graffio sulle ginocchia… le cosce erano muscolose, compatte e snelle, i polpacci pieni muscolosi e agili…arrivai ai piedi e mi fermai, risalendo frettolosamente al volto.
Mi stava fissando.
Gli occhi azzurri e profondi mi indagavano dubbiosi… aveva visto come lo avevo ispezionato da testa a piedi… si mise sulle mani del bagnoschiuma e iniziò a insaponarsi la testa e il collo.
Si passò le mani sul petto. Poi le fece scivolare sull’addome e passò le dita con delicatezza sulle linee dei muscoli. Poi si afferrò con la mano destra il pene ancora a riposo e con la sinistra si massaggiò lo scroto. La schiuma bianca ricopriva le parti più intime e velava la pelle dorata.
Si piegò e si insaponò le gambe… Poi si voltò.
Per me fu il colmo…
Si insaponò le spalle girate verso di me. Ignorai le sue mani impegnate a lavorare sulla pelle e scesi con lo sguardo lungo la schiena, seguendo la curva della spina dorsale e arrivando al fondoschiena.
L’acqua colava sulla schiena e passava nella riga tra i glutei. Il culo era perfetto… rotondo… muscoloso… liscio… le manine lo accarezzavano con la schiuma. La destra entrò nella riga tra i glutei lavandosi l’imboccatura dell’ano…. Il sedere era la ciliegina sulla torta di quel corpo da favola.
Si rigirò e mi guardò ancora negli occhi… questa volta con aria scocciata.
Mi scossi e riuscii a smettere di guardarlo…
Entrai sotto una delle docce vicino alla sua. Non mi controllavo….
Sapevo cosa c’era a pochi metri da me… il mio corpo la sapeva… non riuscivo a smettere di immaginare qualsiasi scena erotica con ogni singola parte del suo corpo.
Il mio pene (non grande come il suo… nella media) era in tiro. Il mio viso era rosso e accaldato… avevo i capezzoli turgidi.
Vidi con la coda dell’occhio che adesso era lui a guardarmi. Ma con aria di sfida…
Petto e addome all’infuori, pene ancora moscio ma ben in mostra, gambe leggermente divaricate e stabilmente piantate a terra.
Cedetti.
Mi voltai e mi buttai ai suoi piedi.
Afferrai le gambe da dietro e salii lungo i suoi arti leccandolo a poco a poco. Non reagì… gli piaceva. Arrivai al pene.
Lo presi in bocca. Era molle eppure già mi riempiva parte della bocca. Era così dolce… così maestoso… Iniziai a leccarlo e massaggiarlo con entrambe le mani. Lo sentivo crescere dentro la mia bocca… In breve fu in erezione…. Avevo la bocca piena, respiravo a fatica tanto era grande… e non riuscivo a prenderne tutta la lunghezza!… lo menai per qualche minuto facendomi penentrare la bocca da quel bastone di carne…. Leccandone il glande… accarezzandone l’asta.
Quando sentii che era sul punto di venire, lo tolsi dalla bocca e gli diedi gli ultimi colpi con tutta la forza che avevo nelle braccia. Venne come l’eruzione di un vulcano… mi riempii il petto del suo liquido che ben presto venne lavato dall’acqua.
Mi accarezzò la testa come per ringraziarmi, mentre mi alzavo e gli appoggiavo le mani sul culo.
Appoggiai le mie labbra sulle sue. Poi gli misi la lingua in bocca e lo limonai. All’inizio era freddo e passivo, ma poi si sciolse e iniziò ad accarezzarmi la schiena e il culo mentre ricambiava il mio bacio appassionato.
Mi riabbassai e gli leccai pettorali e capezzoli. Poi scesi agli addominali, dove mi soffermai per interi minuti, affondando il mio volto e la mia lingua in quella massa di muscoli…
Affondai il naso nel pelo del pube e baciai il suo pene, prima di farlo girare e di iniziare a baciargli il retro delle cosce e i glutei…
Lo afferrai con le mani e lo aprii un poco, entrando con la lingua nel suo culetto ormai voglioso.
Gli feci divaricare le gambe e lui si appoggiò con le mani al muro della doccia, mettendosi con la schiena a novanta gradi. Entrai con la lingua nel buco e lo leccai, penetrandolo sempre di più. Quando fu abbastanza aperto, mi alzai e gli appoggiai la punta del pene contro l’ano. Afferato per i fianchi, iniziai a penetrarlo con sempre più velocità e forza.
Gemeva, gemeva, gemeva. Io godevo non mai, mentre il mio pene entrava sempre più dentro il suo corpo. –Ah…sì… Ah…. Sì…. Ah… sì…. Ah….di più…. Ah! Ah! Ah! Ah! Oh sì!!- la sua voce maschia ripeteva queste parole raggiungendo picchi di godimento sempre più frequenti. Poi venne di colpo riversando sul pavimento delle docce un’altra grande quantità di liquido seminale.
Ero sull’orlo dell’orgasmo anche io quando all’improvviso, smise di ondeggiare sul mio cazzo e si girò abbracciandomi e mordendomi il collo. Mi saltò in braccio chiedendomi di scoparlo così. Io lo presi per le cosce, sostenendolo, e me lo appoggiai sul pene, pronto a ricominciare… il suo cazzone era semi eretto e si appoggiava al mio petto.
Iniziai a farlo andare su e giù, su e giù, su e giù, sempre più profondamente e sempre più velocemente. Godeva ancora più di prima. –Oddio!! Sì… Sì…. Ah… Sì… Di più…. Ne voglio di più…. Godo… Oh sì… Sì! Sì! Sì!!!- all’ultimo sì buttò la testa all’indietro e si abbandonò all’orgasmo continuando a eiaculare su di me senza più smettere.
Alla fine, dati gli ultimi colpi, venni anche io, riversando la mia sborra dentro di lui.
Lo lasciai scendere e, sconvolto, tornò a lavarsi, con il viso ancora perso nell’estasi della nostra trombata. Lo baciai ancora e ci lavammo insieme, insaponandoci reciprocamente ogni parte del corpo.
Quando ci fummo ripresi e i nostri cazzi furono di nuovo in erezione……….

……….Continua?
Vi piacciono i miei racconti? aspetto commenti e consigli………. eda

Le sorelline

Ero andato a casa di Elisa per studiare insieme. È una mia compagna di classe dalla quale sono sempre stato attratto: mora, con gli occhi neri e luminosi, le labbra carnose, il seno non troppo grande ma sodo, due gambe seducenti e un culo da fine del mondo. Avevo accettato di studiare con lei ufficialmente per aiutarla ma in realtà per starle vicino, guardarla, annusarla, stare con lei…
Suonai al campanello e chiesi di lei. Mi rispose sua sorella. Si chiama Laura ed è di tre anni più giovane di Elisa. A scuola l’avevo notata e ammirata diverse volte, un po’ come tutti…
-Chi è? –
-Ciao. Sono Edoardo, c’è tua sorella? –
-No, ma tra un po’ arriva, vuoi cominciare a salire?-
-Va bene, grazie.-
Salii e trovai la sorellina a ricevermi. Era bellissima: capelli lunghi e castani, un seno bellissimo e ben messo in evidenza da una maglia attillata bianca e due gambe lunghe e seducenti in mostra sotto la minigonna di jeans. La guardai dalla testa ai piedi per due volte, poi mi fece accomodare sorridendo sul divano per aspettare Elisa.
Laura mi offrì una lattina di birra che accettai e iniziai a bere sul sofà. Lei si sedette sulla poltrona davanti a me. Accavallò le gambe al rallentatore, sfiorandosi le cosce con le mani delicate. Ero eccitato. “E’ solo una ragazzina, smettila.” Mi ordinai scuotendo la testa.
Lo fece di nuovo piegandosi in avanti e ammiccando in modo poco fraintendibile, poi si alzò e si sedette vicino a me, passandomi la mano tra i capelli e accarezzandomi il collo.
-Cosa stai facendo?- riuscii a chiederle prima di esplodere.
-Niente di che… – mi sussurrò nelle orecchie –ho solo voglia di fare sesso… e sono da sola in casa con un ragazzo più grande.- finì di parlare e si strusciò con il naso sulla mia guancia, mostrando un pezzetto di lingua.
Non riuscii a resistere di più. Mi voltai e la afferrai per le spalle, baciandola profondamente. Le nostre lingue si unirono in una danza frenetica; ci scambiavamo fiumi di saliva mentre le nostre mani si muovevano freneticamente l’uno sull’altra. Salì sopra di me con le gambe a cavalcioni e vidi che non indossava il reggiseno: i suoi capezzoli erano in rilievo sulla maglia. Mi tolsi la t-shirt e la lasciai leccarmi i pettorali, mentre cominciavo a spogliarla.
Le tolsi la maglia lasciando liberi i suoi seni. Poi la misi sdraiata sul divano e mi tolsi i pantaloni e le mutande. Il mio cazzo era in erezione come non mai. Gemeva eccitata come una troia. Le sfilai la gonna continuando a passarle la mano sulla coscia e con l’altra a palparle il seno. Quando le tolsi le mutandine bianche vidi la sua vagina bagnata e pulsante. Le aprii le gambe e iniziai a penetrarla. La mordevo e la penetravo con violenza. Cademmo dal divano sul tappeto e lei si trovò sopra di me. Gemeva e urlava dal piacere andando su e giù sulla mia verga. Poi, quando ero ormai al limite del piacere, lo prese in bocca e mi fece venire. Deglutì tutto fino all’ultima goccia, poi ci baciammo e ci separammo rimanendo sdraiati sul tappeto l’uno di fianco all’altra riprendendo fiato con profondi respiri. Lei si inginocchiò al mio fianco e ricominciò a baciarmi. Le passavo una mano tra i capelli e con l’altra le palpavo il culo.
Stava ricominciando l’erezione quando sentii la porta aprirsi e richiudersi.
-Laura?- era Elisa.
Entrò in salone e rimase a bocca aperta vedendo la sua sorellina minore nuda e sudata leccarmi e palparmi. –Ma cosa sta succedendo qui?- chiese avvicinandosi incuriosita dalla situazione. Ero eccitatissimo e iniziavo a pregustare qualcosa di più…
Mi sollevai rimanendo seduto a terra con la schiena contro la base del divano. – Tua sorella mi ha fatto accomodare mentre ti aspettavo. –
- Vedo, vedo…- disse fissandomi il pene eretto e pulsante. – E tu- si rivolse alla sorella –come ti permetti di scoparti un mio amico senza dirmelo e farmi partecipare?- le chiese togliendosi il giubbotto e sedendosi sul divano esattamente sopra di me.
-Scusa… ma una volta tanto volevo averne uno tutto per me…- le rispose ancora mettendosi al mio fianco e strusciando la figa contro la mia gamba.
-Tranquilla Laura, facciamo ancora in tempo a rimediare.- disse Elisa sfilandosi il maglioncino e rimanendo in reggiseno. La sorellina salì sul divano e iniziò a baciarla appassionatamente. Io mi voltai e mi misi a leccare l’ombelico della sorella maggiore.
Le slacciai la cintura e le abbassai i pantaloni. Laura si staccò dalle sue labbra e si mise in piedi sul divano mettendo la sua vagina davanti alla bocca della sorella, che cominciò a lavorare di lingua.
Io, incantato dalla visione, tolsi il reggiseno a Elisa e cominciai a leccarle e mordicchiarle i capezzoli, mentre il mio cazzo premeva contro le sue mutandine nere. La sorella maggiore smise di leccare il sesso della minore e la buttò di prepotenza sul divano. Mi prese la testa e la portò davanti alla sua faccia, mettendomi di colpo la lingua in bocca e avvinghiandosi a me con le unghie e le gambe. Iniziai a palparle il culo ancora con le mutande, poi gliele tolsi e smisi di limonare. Scesi con la lingua sul collo, tra i seni, giù lungo il ventre, fino alla figa.
La leccai e penetrai con la lingua, poi quando fu soddisfatta si girò e si mise a pecorina mettendomi davanti al naso il suo culo rotondo. Laura si infilò sotto di lei ed iniziò a leccarle la figa proprio dove io avevo finito. – Scopami il culo, Edoardo! – Non me lo feci ripetere. La afferrai per i fianchi e le infilai il mio pene di prepotenza. Urlò prima di dolore e poi di piacere mentre la penetravo a ritmo costante e lei leccava a sua volta la vagina alla sorellina.
Quando stavo per venire, Elisa mi fermò e si girò, mostrandomi la gnocca con le gambe divaricate. La sorella fece lo stesso. Iniziarono a masturbarsi a vicenda e mi buttai sopra di loro, infilandogli il cazzo in bocca un po’ a una e un po’ all’altra. Durai ancora un paio di minuti così, poi quando ero sul punto di esplodere il mio sperma, iniziarono entrambe a masturbarmi tenendo le bocche aperte per ricevere il liquido tanto aspettato. Venni come un fiume in piena inondando le loro facce di un caldo liquido bianco.
Ci facemmo la doccia insieme, poi loro uscirono e mi lasciarono solo a lavarmi. Dopo un po’ sentii le due voci chiamarmi dalla stanza a fianco.
Il mio pomeriggio di studio non era ancora finito…

ORGIA

L’estate era ormai iniziata. Agosto, trentacinque gradi, afa e calore. Invece di essere al mare ero in città, a giocare un torneo serale di calcio a sette. Quando me lo avevano proposto avevo accettato subito, solo dopo mi ero reso conto del periodo assurdo in cui si svolgeva.
Ci eravamo iscritti in una decina e l’idea era stata di un mio amico di vecchia data, che aveva chiamato me e alcuni dei miei compagni di squadra con i quali avevo disputato l’ultimo campionato.
In definitiva, avevamo accettato questa sfacchinata estiva io, Guido, Francesco, Leonardo e Daniele. Gli altri erano nostri vecchi compagni di squadra o conoscenti: avevamo con noi un portiere molto bravo, un paio di difensori arcigni e altri due ragazzi abbastanza capaci.
Mi conoscete già, mi chiamo Edoardo, tutti mi chiamano Eda, ho 20 anni, sono moro, alto 1.80, occhi castani, corporatura snella ma robusta in spalle e braccia, non mi depilo anche perché non ho molto pelo se non sul pube, sul torace e sulle gambe. Non sono gay, ho avuto tantissime ragazze e proprio in questo periodo sto per mettermi con una, ma mi piace divertirmi e spesso sono attratto anche dai corpi maschili… che a loro volta sono attratti dai miei 17 invitanti centimetri di pene.
Conoscete anche Guido, Francesco e Leonardo, perché con tutti e tre ho avuto rapporti sessuali dei quali vi ho già scritto. Guido è quello con cui mi sono “divertito” di più. L’ho conosciuto la prima volta sotto la doccia degli spogliatoi, ma la nostra relazione è andata avanti per un bel po’… e occasionalmente, quando avevamo problemi con le ragazze, ci consolavamo a nostro modo. È un donnaiolo con inclinazioni omosessuali evidenti almeno sotto le coperte e nell’intimità; è biondo, ha gli occhi azzurri, un volto piacevole da guardare e baciare, non è troppo alto, intorno al metro e settanta, ma ha un fisico da calendario: pettorali belli gonfi, addominali che sembrano disegnati, un culetto sodo e rotondo che fa venir voglia di morderlo oltre che di… beh è chiaro… delle gambe sempre depilate alla perfezione con i muscoli ben segnati e una mazza tra le gambe da superdotato che, in erezione, raggiunge tranquillamente i 20 centimetri.
Anche di Francesco ho già parlato. È stata la mia prima esperienza gay e occasionalmente, quando mi salta addosso in calore, abbiamo avuto altri rapporti sessuali molto approfonditi… Lui è castano chiaro, ha gli occhi verdi, due gambe da favola, il culetto più bello della compagnia e un cazzo bello grosso (non come quello di Guido ma quasi…).
Poi c’è Leo: gran figo. Occhi verdi anche lui, castano scuro, carnagione scura, un torace da manifesto Dolce & Gabbana, gran belle gambe lunghe e muscolose, culo atletico e bello tondo, un cazzo (almeno il suo… eh eh…) nella media.
Non conoscete Daniele, però. Con lui non ho mai avuto rapporti che andassero oltre una buona amicizia e il giocare insieme in squadra. Lui è biondo, ha gli occhi blu profondi, la pelle chiara e una muscolatura notevole, specialmente nelle gambe e negli addominali, coperta da un buoon pelo dorato soprattutto sulle gambe. Voce profonda e perennemente pronto a scopare ogni essere vivente di sesso femminile (almeno così credevo…) disponibile. Il suo pene è lungo circa come il mio e quello di Leo…
Ammetto di aver scelto di fare quel torneo anche per la compagnia. Nessuno di loro sapeva che ero stato con gli altri… eppure tutti avevano goduto con me, erano stati scopati da me, uno dopo l’altro.
Andavamo a giocare con la macchina di Guido in un campo abbastanza lontano dalla città. Ogni viaggio mi mettevo sul sedile posteriore e stavo tra Leo e Francesco, con quest’ultimo impegnato perennemente a provarci con me, toccandomi il pacco “accidentalmente” e facendomi occhiolini e gesti vari. Io invece ero attratto da chi mi stava dall’altra parte. Lo guardavo negli occhi e lui mi ricambiava per un po’ per poi distogliere lo sguardo. Comunque per diverse volte non successe nulla. Ma continuavamo a vincere… volevamo tutti andare al mare e invece avevamo sto cazzo di impegno con sto torneo…
Una sera, dopo l’ennesima partita vinta, uscimmo ed entrammo negli spogliatoi. Stravolti e stanchi per la fatica della corsa e per il caldo, ci sedemmo sulle panche e riprendemmo fiato. Gli altri avevano fretta perché dovevano correre a casa. Noi no.
Quando i nostri compagni uscirono noi cinque eravamo ancora seduti in divisa sulle panchine.
-Non ne posso più di ste partite…- disse Guido col suo vocione profondo rompendo il silenzio.
Annuimmo tutti guardandolo. Mi alzai e mi tolsi la maglietta. Poi andai verso le docce per bagnarmi la testa.
Aprii l’acqua fredda e misi la nuca sotto la pioggia leggera e rinfrescante piegandomi in avanti. Sentii una mano palparmi il culo e mi alzai di scatto. Era Francesco. Mi prese per i pantaloncini e mi sbattè al muro stampandomi un bacio sulla bocca e infilandomi una mano nelle mutande. –Sei impazzito!- gli dissi divincolandomi –ci sono gli altri di là!-
Lui alzò le spalle. –Me ne frego… io ti voglio… è da sere intere che non aspetto altro che il tuo cazzo… dai… ci chiudiamo in bagno…- continuava baciandomi il collo, ansimando e portando le mie mani sotto pantaloncini e mutande sul suo sedere sudato. L’eccitazione dentro di me crebbe ma riuscii a resistergli e lo dissuasi dalle sue intenzioni. Deluso mi baciò ancora e tornò di là.
Lo seguii poco dopo e vidi Guido a torso nudo, con solo i pantaloncini, Leo con solo la maglietta e in mutande con le cosce in bella vista, Daniele a petto nudo che si stava togliendo anche i pantaloncini scoprendo degli slip bianchi che gli segnavano bene il pacco.
La mia eccitazione crebbe a livelli impensati. Dovevo a fatica coprirmi i pantaloncini con l’asciugamano per non far vedere a tutti il ringonfiamento del cavallo.
Leo si sfilò la maglietta lentamente svelando il suo corpo sudato e i suoi muscoli scolpiti. I boxer neri segnavano le forme del suo culo da sballo. Se li tolse e rimase nudo. Prese il bagnoschiuma e andò verso le docce. Mi sedetti trattenendomi dal corrergli dietro e infilargli due dita nell’ano.
Francesco era anche lui nudo. Andò nella doccia di fianco a quella di Leo e iniziarono a parlare della partita. Sembrava aver raffreddato i suoi bollenti spiriti. Io no.
Anche Daniele era nudo. Mi passò davanti con la sua andatura sicura. A differenza degli altri aveva un atteggiamento più maschile che mai. Spalle larghe e fianchi stretti, sedere non rotondo ma tutto muscoli, sempre a toccarsi i coglioni e sistemarsi il ciondolo. Si infilò anche lui sotto la doccia.
Guido era ancora al mio punto, in pantaloncini e stava seduto sulla panca contro la parete che separava la zona docce da quella spogliatoio ed era quindi in posizione nascosta rispetto agli altri. Mi fece cenno di avvicinarmi a lui. Mi sedetti al suo fianco e inalai il suo odore, il suo sudore. Lui mi sorrise e mi appoggiò la testa sul petto. Lo strinsi a me toccandolo sul petto e sulla schiena.
Tirò fuori la lingua e la avvicinò alle mie labbra. Io la leccai con la mia e poi ci baciammo profondamente. Si sedette sulle mie ginocchia girato verso di me, continuando a baciarmi il collo, i pettorali i capezzoli… lo interruppi e feci altrettanto, passando le mani avanti e indietro sulle sue cosce tese. Per poi fermarmi sui glutei…
Deglutì e mi guardò negli occhi mentre lo palpavo. -Facciamolo…- mi disse sottovoce.
-Ci sono gli altri…- gli dissi massaggiandogli il petto.
-Qui non ci vedono – mi ripose quasi gemendo… -dai… solo un po’…- e detto così si coricò sulla panca e si tolse i pantaloncini restando con i boxer blu gonfi in maniera spaventosa sul davanti.
Feci lo stesso e mi coricai su di lui, che mi abbracciò e mi strinse a sé con le gambe.
-Vuoi che ti faccio una pompa o che ti scopo?- gli chiesi all’orecchio toccandogli le mutande e palpando il biscione che teneva tra le gambe.
Ci pensò un attimo lasciandosi scappare qualche gemito ogni volta che gli mordicchiavo i capezzoli. –Fammi un pompino come sai fare tu… se vuoi… se no scopami pure… basta che mi fai venire…- disse chiudendo gli occhi e portando la mia testa tra i suoi pettorali. Mi piaceva davvero tanto… lo volevo tutto per me.
Scivolai più in basso e gli tolsi i boxer liberando l’asta da 20 cm il cui glande mi stava a malapena in bocca. Lo segai un po’ con due mani e poi lo presi tra le labbra e con la lingua lo accolsi. Dovevo sbrigarmi perché tra poco sarebbero usciti gli altri. E non dovevo sporcare… avrei dovuto bere tutto. “Poco male…” pensai iniziando ad assaporare le prime gocce della sborra di Guido.
Andavo veloce come un treno e lui doveva mordersi la lingua per non urlare dal piacere. Ma non veniva. “Cazzo… non ci riesco…” pensai menandolo sempre più forte e leccandolo sempre di più. Ci voleva una soluzione… pensai di prenderlo tutto di colpo, di farlo entrare nella mia bocca fin dove riuscivo… rischiavo di soffocare ma sicuramente veniva… lo feci… afferrai i suoi testicoli enormi e spinsi la testa in avanti facendomi scopare dal suo cazzone. Non se lo aspettava e appena arrivò a metà dell’asta esplose in un’eruzione di sperma calda che mi scivolò direttamente in gola. Man mano che veniva il suo pene diminuiva di durezza e diametro e io potevo prenderne sempre di più, leccandolo e avvolgendolo sempre di più. Ingoiai tutto da brava troia, lo pulii passando la lingua sul suo pisello un paio di volte e poi lo baciai. Lui mi ringraziò e disse di aver goduto così tanto che mi avrebbe dato il culo a pecorina. Era da chissà quanto che volevo scoparmelo a pecorina, cazzo!
Stavo per accettare quando dalla doccia arrivarono dei rumori. Pensai che i tre stavano uscendo e gli dissi di no, per adesso… mi alzai, tolsi le mutande, mi scappellai davanti a lui e misi l’asciugamano per coprire il membro in erezione. Si alzò anche lui con il cazzone moscio per la fatica e la goduta e la faccia imperlata di sudore e di godimento. Si mise l’accappatoio e entrammo insieme nella doccia.
Lo shampoo mi cadde di mano.
Non ci potevo credere.
Anche Guido rimase di sasso.
C’era Francesco in ginocchio davanti a Daniele intento a succhiargli l’uccello con voracità, segandolo e prendendolo tutto in gola. Sopra Francesco, in piedi con le gambe divaricate, Leo lo baciava con passione mai vista, scambiandosi quantità enormi di saliva sotto i nostri occhi increduli. Ci notarono ma continuarono le loro occupazioni…
Ci guardammo negli occhi e alzammo le spalle sorridendo. Ci mettemmo sotto la doccia e ci lavammo facendo finta di niente. La cosa però continuava. E io ero immensamente geloso di Daniele e di quello che stava facendo con Leo… per non parlare poi del “mio” Francesco… che stava succhiando il cazzo di un altro. Anzi, se lo stava mangiando… divorando…
Guardai al mio fianco Guido, con gli occhi chiusi sotto il getto della doccia, goduto e soddisfatto del fantastico pompino che gli avevo fatto. Decisi che allora tanto valeva continuare cos’avevamo iniziato. Guido era il più bello di tutti… e voleva me.
Andai sotto la sua doccia e lo baciai. Prima con dolcezza poi con sempre maggiore passione, premendolo contro le piastrelle del muro, schiacciando il mio cazzo in tiro contro il suo ventre piatto e dorato. Quando ci notarono, si fermarono.
Francesco era allibito con gli occhi spalancati. Leo anche… solo Daniele rimase impassibile e sorrise vedendoci, richiamando poi i suoi due compagni di sesso ai loro doveri.
Continuammo così qualche minuto, poi Daniele venne nella bocca di Francesco che ingoiò quanto più potè del suo liquido bianco. Allora Daniele smise di baciare Leo e si toccò il cazzo, massaggiandosi le palle e scappellandosi un po’. Francesco si prese in mano l’uccello e iniziò a masturbarsi, mentre Leo gli leccava i pettorali e i capezzoli. Io e Guido, abbracciati, li guardavamo curiosi. All’improvviso il pene di Daniele tornò duro. Il mio compagno si stupì e rimase colpito da quella rapidità… e anch’io…
Ci avvicinammo e decidemmo di unire i nostri rapporti.
Io andai da Leo e iniziai a toccargli il culo mettendogli prima un dito, poi due nell’ano, mentre lui continuava a baciare Daniele dandomi le spalle. Francesco si mise a pecorina davanti a Guido chiedendo di essere penetrato. Quest’ultimo non se lo fece ripetere e senza tanti preliminari gli mise la sua mazza da guerra nell’ano. Francesco urlò dal dolore mentre l’altro iniziava a muoversi dentro di lui avanti e indietro. L’uomo a pecorina riuscì a infilarsi sotto le gambe mie e di Leo e a prendere in bocca il cazzo di Daniele, ricominciando a spomparlo.
Io sostituii le dita con la cappella e Leo aprì le gambe piegandosi un pochino in avanti. Entrai tra le sue natiche e nel suo retto con facilità, dimenandomi subito il più veloce possibile per avere e dare il massimo piacere. Guido era in estasi e si mise addirittura due dita nel culo per stimolarsi ancora di più: lo sentivo godere dietro di me mentre scopava il culo di Francesco, che aveva iniziato anche lui a godere di quella spettacolare verga bionda che aveva nell’ano.
Leo godeva e si dimenava, cercando con le mani all’indietro i miei fianchi, invitandomi ad entrare di più.. sempre di più…
Raggiunto l’orgasmo dall’ano, per primo venne Francesco e il suo sperma finì con lo schizzare anche sui miei piedi. Poi Daniele sparò la sua sborra dentro la bocca. Così potè dedicarsi interamente a continuare a prendere il cazzo di Guido fin quanto poteva.
Leo venne per il piacere un paio di volte, prima che io riversassi il mio carico di spermatozoi dentro il suo corpicino in estasi.
Solo Guido resisteva e come un toro montava il povero Francesco. Io mi misi dietro Guido e iniziai a leccargli l’ano mentre ancora scopava. Venne di prepotenza senza risparmiare nulla al malcapitato che venne a sua volta e si coricò sul pavimeno pieno di sperma con il culo aperto e sfondato. Guido mi sorrise e io lo baciai. Poi si inginocchiò a pecorina e mi propose il suo culo perfetto. Lo scopai davvero bene, facendolo godere, senza fargli male, e godendo a mia volta.
Intanto Guido trovò il tempo di prendere in bocca il cazzo di Leo, che gli venne in faccia, e di Daniele che finì di eiaculare nel culo aperto di Francesco.
Quando anch’io venni nel culo di Guido, tutti eravamo troppo stravolti per continuare.
A poco a poco ci alzammo sporchi di sperma e di sudore. Ci lavammo gli uni con gli altri e ci rivestimmo. Ci eravamo ripresi e prima di uscire dallo spogliatoio della nostra orgia, ci baciammo tutti e cinque leccandoci le lingue reciprocamente e mettendoci reciprocamente la mano sul culo.
Aprimmo la porta e andammo alla macchina.
Guido si mise al volante, Daniele si sedette al suo fianco sul sedile davanti e dietro mi misi io al centro e ai miei lati Leo e Francesco. Ormai non c’era più ipocrisia. Tutti avevamo scopato insieme, in un modo o in un altro. Sorrisi a Leo e lo baciai mentre Guido metteva la retro e usciva dal parcheggio. Gli misi una mano sotto la maglietta attillata e passai i polpastrelli sugli addominali duri e morbidi allo stesso tempo. Francesco invece mi infilò una mano nelle bermuda e poi nelle mutande prendendo in mano il mio cazzo e massaggiandolo un po’. La mia lingua si incrociava con quella di Leo e ci scambiavamo fiumi di saliva, toccandoci con frenesia. Quegli occhi verdi erano così belli, la sua bocca carnosa invitava a essere baciata, a essere penetrata, a essere morsa.
Sentii nei suoi jeans crescere il cazzo fino all’erezione.
-Vedete di non sporcarmi la macchina là dietro…- disse Guido impegnato nella guida verso casa.
-Ci proverò…- gli risposi quasi ansimando mentre mi toglievo la maglia ancora una volta e la toglievo a Leo. Capezzoli duri e bicipiti tesi mi stringeva al petto mentre lavoravo di lingua e con le mani gli sbottonavo i pantaloni. –Guido… sei geloso se il tuo amico mi scopa?- chiese Leo con voce languida.
Guido guardò nello specchietto con gli occhi azzurri. –No, anzi… più esperienza fa, più fa godere me…- disse toccandosi anche lui il pacco che stava ridiventando duro.
-Non distrarti e guida … se vuoi ti faccio una sega così rimani concentrato.- gli disse Daniele al suo fianco appoggiandogli una mano sulla coscia. Guido acconsentì, aprì la zip e abbassò le mutande facendo uscire la proboscide dai pantaloni. Daniele sorrise e lo prese in mano iniziando ad andare su e giù. Francesco mi toccava il sedere mentre io ero impegnato dall’altra parte con Leo. Mi toccava e si segava.
Finalmente riuscii ad abbassare i pantaloni di Leo che rimase in mutande sul sedile. Gli abbassai anche i boxer e lo presi sulle ginocchia. Abbassai un pochino le bermuda e le mutande per far uscire il cazzo e lui si sedette sopra facendoselo entrare tutto fino alla base.
Iniziò a saltellare sempre più veloce sul mio cazzo. Com’era bravo… le mie mani lavoravano sul suo pene, toccandolo e segandolo, e sulle sue gambe, palpandole e accarezzandole continuamente.
Francesco intanto venne e il suo schizzo di sperma andò contro il retro del sedile di Daniele.
Leo si abbandonò e appoggiò la schiena al mio petto e la testa sulla mia spalla godendo sempre di più. –Ah… sì… più duro… di più… ah!… sei un mago… ah!… sì, sì… sì….- a ogni urletto gli usciva un po’ di sborra dal glande. –Ah… cazzo… quanto godo… ah.. ah.. ah.. ah.. ah.. AH!!! SI!!!!- urlò esplodendo di sperma sul retro del sedile di Guido e riempiendomi le mani.
Io però ne avevo ancora, un orgasmo gliel’avevo dato… ma non finiva così. Ormai era un peso morto e dovevo alzarlo io e scoparlo io senza che lui saltellasse sulla mia asta. Il suo cazzo era molle ma continuava a emettere sperma caldo… con gli occhi spiritati dal piacere enorme, accolse nell’ano la mia esplosione di sperma. Poi si staccò, si girò e mi diede un bacio di ringraziamento. Alzò mutande e pantaloni e si risedette al suo posto mentre mi ricomponevo a mio volta.
Nel silenzio sentii la voce di Guido esultare di piacere e uno schizzo bianco colpire il cruscotto della macchina. Era venuto anche lui con la sua sega.
La macchina aveva continuato a correre lungo la strada. Eravamo quasi arrivati.

CONTINUA…

Aspetto commenti, valutazioni e suggerimenti… Kiss

Sesso sfrenato in casa d’altri

Questo è il racconto di un fatto veramente accaduto, per precisione pochi giorni fa, uno dei fatti più eccitanti e incredibili della mia vita.
Ci eravamo trovati, io e il mio gruppo, a casa di uno di noi per decidere dove andare quest’estate in vacanza al mare (alla fine abbiamo deciso per Riccione). Nel nostro gruppo di amici ci sono tre ragazze molto carine, di cui due sono fidanzate con due di noi ragazzi e l’altra è libera da legami e di divertirsi come meglio crede…
Comunque eravamo seduti intorno a questo tavolo e io stavo davanti proprio a questa ragazza. Capelli neri abbastanza lunghi, carnagione chiara, un bel visino allegro con occhi nocciola, un fisico decisamente non male con un gran bel sedere (lei dice un po’ troppo grosso, ma secondo me perfetto), le gambe lunghe e intriganti, un corpo snello e armonioso, un seno poco sviluppato (a malapena una seconda) ma sicuramente ben sodo e invitante. Insomma, un bel bocconcino e non nego di averci fatto a volte pensierini erotici molto piccanti…
Parlando tranquillamente, ridendo e scherzando, ad un certo punto sento qualcosa toccarmi il pene tra le cosce. Rimango perplesso e butto lo sguardo verso la sedia, vedendo un suo piedino in un calzino bianco intento a toccare il mio pacco con le dita e la pianta. Faccio finta di niente e la guardo in faccia sconcertato. Lei aveva le mani incrocate davanti alla bocca e tra le dita affusolate vedevo un sorrisetto malizioso e la punta della lingua che passava sulle labbra.
Vi lascio immaginare come il mio cazzo si è gonfiato istantaneamente sotto il tocco delicato della fanciulla che mi stava di fronte. Gli altri, ignari di tutto, continuavano a parlare e discutere, mentre io mi accaldavo sempre di più e lasciavo fare e indagare la mia amica.
Evidentemente attratta e, credo, incuriosita dalle mie misure (leggermente sopra la media), comincia a diventare più audace massaggiando la mia asta rigonfia nei pantaloni su e giù e schiacciando di tanto in tanto per verificare la durezza.
Il tavolo era stretto e quindi lei poteva rimanere seduta in posizione normale, continuando addirittura a parlare con gli altri mentre sotto la tovaglia andava avanti ad eccitarmi.
Poi dopo un pochino ha smesso e ha ritratto il suo piedino fatato (se continuava ancora un po’ venivo nelle mutande…). Quando ormai credevo avesse finito il suo slancio ormonale si alzò e si fece indicare dal padrone di casa (una bella casa in campagna) il bagno. Ricordo di averla fissata alzarsi e camminare sculettando verso i servizi dietro al corridoio del piano terra. Indossava come sempre una maglia smanicata attillatissima, in questo caso gialla, che la fasciava ben bene intorno alla vita e al seno, mettendo in evidenza le sue tettine vogliose con una discreta scollatura. Aveva un paio di pantaloni neri stretti spintetici (forse di una tuta) con dei tasconi lungo le gambe. Sparita dietro l’angolo ho cercato di scuotermi e di reinserirmi nella conversazione.
Dopo pochissimo la rivedo tornare e riprendere il suo posto. Si siede di fronte a me e mi fa un occhiolino, indicando con gli occhi la direzione del bagno. Le chiedo a gesti se dovevo andare anch’io in bagno e lei annuisce mordendosi le labbra. Allora mi sono alzato cercando di nascondere il pacco gonfio nei jeans e ho chiesto anch’io di usare i servizi.
Pensavo di farmi una bella sega e risolvere il problema ma poi ho visto una cosa che mi ha sconvolto. Sul lavandino c’erano appoggiate un paio di mutandine nere da donna con dentro un bigliettino scritto sulla carta igienica. Le ho ovviamente prese in mano e ho letto il biglietto. “Se hai voglia di scopare, quando torni di là chiedi un bicchiere d’acqua e poi fai quello che ti dico”. Mi sbottono i jeans e prendo il mio pisello in mano; duro come un bastone e pulsante di desiderio. Ero indeciso tra una scopata rischiosa in casa di un amico e un gesto di estrema volontà di resistere alla voglia per magari riparlarne più con calma in privato io e lei… e se poi ci avesse ripensato? Mi sono chiesto quando ormai avevo deciso di rimandare. Portai le mutande al viso e annusai dove si era appoggiata la sua fighetta vogliosa. Odorava di lei. Odorava di sesso…
Ormai avevo deciso, strofino le sue mutande sul mio glande e le metto in tasca. Rimetto il cazzo a fatica nelle mutande, abbottono i pantaloni e esco dal bagno.
Arrivo al tavolo e mi siedo guardandola. Lei fa finta di niente e guarda curiosa alcune foto di campeggi e alberghi. –Scusa, posso avere un bicchiere d’acqua perfavore?- chiedo all’improvviso al mio amico a voce alta e chiara. –Certo…- risponde lui un po’ interdetto prima di alzarsi e prenderla. La guardo e lei mi fa appena un cenno di intesa con la mano.
Quando il padrone di casa è tornato tra noi con in mano il mio bicchiere e un paio di birre, lei gli ha chiesto se poteva andare a vedere su internet l’albergo che c’era in foto. Lui ovviamente le dice di accomodarsi in sala (la stanza a fianco) e di usare quel pc come voleva. La mia compagna di avventura si alza e se ne va. Adesso che lo sapevo si vedeva che non aveva niente sotto lo stratto leggero dei pantoloni. La seguo con la scusa dell’albergo e arrivo silenzioso alle sue spalle mentre lei stava effettivamente navigando seduta davanti al pc. Le appoggio le mani sulle spalle e lei piega la testa all’indietro, fissandomi negli occhi e passandosi la lingua avanti e indietro sulle labbra rosse. –Dove andiamo?- le ho chiesto a quel punto non sapendo che dire e portando le mani sul suo collo e sui fianchi, appoggiando appena il mio pacco in erezione sulla sua schiena. –Su in camera, diciamo che questo computer non è abbastanza veloce…- detto questo gira la sedia verso di me e si piega verso la mia zip. La apre e tira fuori il mio pisello. –Come mi immaginavo, dice toccandolo con i polpastrelli… niente male…-
-Grazie…- le rispondo trattenendomi a stento dal metterglielo in gola fino alle palle. Si alza e mi invita a rimetterlo nei pantaloni ancora per un paio di minuti perché lì era troppo pericoloso. Io la afferro per i fianchi e, mani sul culetto, le metto la lingua in bocca rapidamente. Lei risponde un po’ e poi si divincola tornando dagli altri.
Ottenuto il permesso di salire in camera, saliamo e ci chiudiamo la porta della camera del nostro amico alle spalle. (E’ tutto vero!!!)
Lei mi butta le braccia al collo e la lingua in bocca. Mi tolgo la maglietta e la spingo sul letto. Lei cade di schiena e rimane ferma con le gambe piegate e aperte, passandosi la mano sui pantaloni in corrispondenza della vagina. Io mi tolgo anche scarpe e pantaloni e mi corico tra le sue gambe. Le sfilo la maglietta e le lecco il petto fino al reggisento. Poi scendo all’ombelico e arrivo al bottone dei pantaloni. Lo sbottono e li apro un po’ intravvedendo il pelo bruno della sua figa. Poi mi interrompe e mi prende per il viso riportandomi davanti al suo seno. Si slaccia il reggiseno e libera le tettine chiare con i capezzoli rosa appuntiti e rigidi. Ne mordicchio uno tornando con la mano a fare conoscenza con il pube della mia amica. Lei ogni tanto inarca la schiena e si lascia scappare qualche gemito di piacere.
Ritenendo finiti i preliminari, mi inginocchio dacanti ai suoi piedi e finisco di aprirle i pantaloni, rivelando la sua figa bagnata e pelosa tra le gambe chiare e perfette. Mi alzo in piedi sul letto e mi tolgo le mutande liberando il mio cazzo stragonfio. Le si illuminano gli occhi e apre al massimo le gambe accogliendo me e il mio membro in un caldo abbraccio umido. La penetro profondamente adagiando il mio petto sul suo e iniziando una frenetica danza all’interno della sua vagina calda e confortevole. Dopo un po’ inizio a penetrarla avanti e indietro veloce e profondo. Il mio sudore e il suo si uniscono e più lei si stringe a me con le unghie e le gambe più violentemente la penetro. Il letto cigola sotto la nostra spinta. Sento di essere sul punto di venire quando lei mi ferma e mi sposta.
Io scendo dal letto deluso e pronto a farmi una sega per finire il mio rapporto quando lei scende dal letto, si appoggia con le mani al comodino e mi da le spalle divaricando le gambe e mostrandomi a novanta gradi il suo invitante e formoso culo.
Mi inginocchio e lo lecco gustando il sapore dolce dei suoi liquidi vaginali e il fresco del suo ano. La riempio ben bene di saliva e la penetro da dietro, tenendola per i fianchi. –Sei protetta?- le chiedo prima di ricomciare. –Sì…- mi risponde sottovoce. Allora inizio prima lentamente e poi sempre più forte a entrarle e uscirle dal sedere candido. Lei gode davvero tanto e si morde le labbra e la lingua per non urlare, continuando a venire dalla figa e gocciolare a terra il suo liquido. Anch’io godevo come mai prima stringendola per i fianchi, accompagnando il movimento del mio bancino tirandola ritmicamente verso di me. Raggiunge l’ennesimo orgasmo e allora decido di fermarmi di nuovo per non esploderle lo sperma nell’ano. La faccio girare e le metto tutta la mia lingua in bocca, toccandola e palpandola su tutto il corpo bagnato di sudore, umori e occasionali schizzi di sperma. Senza dirle niente, si inginocchia danti a me e prende tutto il mio cazzo in bocca fino alla base, accogliendolo con caldi fiumi di saliva e massaggiandolo con la lingua lunga e veloce. La sua mano delicata lavora con vigore segando il mio uccello, mentre succhia golosa il nettare che sto per spararle in gola.
Sente che sto per venire e allora se lo toglie dalla bocca e finisce segandomi a due mani, facendomi sparare la sborra sul suo volto e sul suo petto bianco. (Non sono mai venuto così tanto… è stato qualcosa di davvero meraviglioso).
Quando ormai avevo finito e lei era stata soddisfatta, siamo rimasti per qualche minuto a rifiatare seduti sul pavimento, guardandoci e tenendo lei una mano sui miei genitali e io una mano sul suo basso ventre.
Poi mi sono alzato e mi sono rivestito. Mi sono rinfrescato nel bagno di sopra e sono sceso dagli altri dicendo che le cose per lei sarebbero andate per le lunghe.
Mi aveva detto di andare sotto a coprirla mentre lei si ripuliva, toglieva le nostre tracce dalla stanza e, alla fine, si rivestiva.
Da quel pomeriggio l’ho sentita tantissime volte e forse tra noi sta nascendo qualcosa di più di un’amicizia… Non l’ho più vista ma spero che quando questo accadrà, credo in questi giorni, le cose possano chiarirsi e possiamo tornare a provare insieme le sensazioni di questo fantastico pomeriggio…
(accetto anzi invito a mandarmi commenti, suggerimenti o critiche… Kiss)

Studentessa universitaria

La vita da lavoratore pendolare è sicuramente stressante e faticosa, ma a volte ti riserva sorprese gradite e inattese.
Era una mattina come tutte le altre alla stazione del mio paese. La solita atmosfera stanca e silenziosa nel buio e nella nebbia del primo mattino. Aspettavo il treno sulla banchina accanto al binario, avvolto nel giubbotto pesante e nella sciarpa con in mano la borsa coi documenti per l’ufficio. Quando la voce all’altoparlante mi disse che il treno era in arrivo, mi svegliai dal mio stato di trance e mi accorsi della gente che si era sistemata come me in attesa. Avvertii poi un tocco leggero sulla spalla destra. Mi voltai e la vidi.
Alessia, 20 anni, mi sorrideva da sotto i riccioli castani della sua folta capigliatura. Andavamo a scuola insieme, una volta eravamo molto legati, ma era da parecchio tempo che non la vedevo.
-Ehi!- esclamai con voce roca per il sonno.
-Ciao!- mi salutò lei. Abbracciandoci e baciandoci sulla guancia per salutarci sentii il suo buonissimo profumo sul collo e constatai che il suo fisico era migliorato molto negli ultimi mesi.
Il sorriso bianco tra le labbra rosa e sottili spuntava sopra la sciarpa scura e il giaccone nero e lungo che la copriva fino alle ginocchia, con i pantaloni neri e le scarpe da ginnastica di marca. Il viso in carne era quello di sempre, con la sua pelle chiara e delicata, gli occhietti scuri e vispi, le guance leggermente arrossate per il freddo e il nasino alla francese sotto le sopracciglia leggere e rifinite.
-Come va?- mi chiese permettendomi di staccare gli occhi dai suoi.
-Abbastanza bene… lavoro a parte…- dissi con voce quasi coperta dalla frenata del treno che era sopraggiunto.
-Immagino…- mi disse con la sua voce alta e dolce salendo sulla scaletta e entrando nella carrozza a destra.
La seguii e mi sedetti in uno dei due posti vicino al finestrino. Lei si sistemò davanti a me e incrociò le gambe con un movimento veloce e fluido.
-Sapevo che stavi nel collegio delle suore per non fare la pendolare fino alla laurea- dissi incrociando le mani sul grembo. Era sempre stata una ragazza molto posata. Non beveva, non fumava, era fidanzata con un ragazzo tranquillo quanto lei da almeno due anni. Quando avevo saputo della sua sistemazione al collegio delle sorelle mi era sembrata quella più adatta al suo carattere riservato e mite. Tempo prima frequentavo il suo ragazzo e una volta mi aveva detto, tra una birretta e l’altra, che a letto sapeva trasformarsi completamente, diventando una vera belva che difficilmente lui riusciva a saziare. A vederla però, mi sembrava impossibile che una persona potesse cambiare così tanto da una situazione ad un’altra.
-Infatti…- disse lei –ci sto tornando perché oggi ho lezione. Ieri sera sono andata da Massimo a cena e ho passato la notte da lui…-
Massimo era il suo ragazzo e il sorrisino malizioso che le apparve sulle labbra quando disse quelle parole mi lasciarono perplesso. Per un momento non la riconobbi.
-Tutto bene con lui?- le chiesi curioso.
-Sì, insomma… abbastanza, direi… Lui è molto dolce.- mi sembrava imbarazzata. Forse le cose non andavano poi così bene, pensai.
Si aprì il giaccone pesante e scoprì una maglia bianca non molto larga che evidenziava le forme del suo seno non eccessivo, ma non certo da buttare. Gettai un’occhiata e poi scesi con gli occhi lungo il corpo osservando anche quanto le gambe, oltre al ventre, fossero notevolmente dimagrite rispetto al nostro ultimo incontro. –Ti vedo molto bene- le dissi con gentilezza toccandole la punta della scarpa che teneva sollevata.
-Grazie! – disse con un sorriso splendente –anche tu stai molto bene.- sottolineò indicandomi con le dita affusolate e delicate della mano che poi appoggiò sulla coscia cominciando ad accarezzarsi i pantaloni di tessuto.
-Com’è vivere con delle suore?- chiesi per fare conversazione e evitare di soffermarmi troppo sul collo che aveva appena liberato dalla sciarpa. La situazione cominciava a preoccuparmi perché sentivo crescermi qualcosa tra le gambe e temevo che potesse accorgersene. Per evitare, le accavallai anch’io.
-Non è male come si potrebbe sembrare…- disse a voce bassa avvicinandosi un po’ a me. –l’unica cosa è che non lasciano portare uomini nelle stanze e… mi capisci, no? Ogni tanto devo tornare a casa… o esplodo…- Non aveva mai fatto prima con me discorsi simili… mi sentii davvero eccitato a pensarla nuda in un letto. Prima ci avevo fatto caso poco. I suoi capelli ricci raccolti si schiacciarono contro il sedile quando lei si riallontanò abbanonandosi sui braccioli e allargando un po’ le gambe. Lo sguardo mi cadde sul cavallo dei pantaloni che, stretti al punto giusto, avvolgevano il suo pube piatto come il ventre. Deglutii.
Fu il calore al viso crescente a farmi parlare. –Beh.. per Natale so cosa regalarti…- dissi pensando ai vibratori che si vedono ogni tanto nelle vetrine dei sexy shop.
Lei si riavvicinò e appoggiò una mano sul mio orecchio sussurrandomi –Di vibratori ne ho già due… ma non è la stessa cosa… non mi danno le stesse sensazioni, sai com’è…- Rimasi di sasso, aveva capito la mia allusione… e non solo…
-Ah…- aggiunse – ho anche una compagna di stanza abbastanza carina e ogni tanto ci scambiamo qualche favore… ma le manca la materia prima per fare del vero sesso. Mi spiego?- chiese sempre sottovoce indicando verso il mio cavallo dei jeans.
-Sì, sì…- deglutii- ti spieghi molto bene…-
Tornò ad appoggiarsi allo schienale e a posare le mani delicate sulle cosce tese. Prese dalla borsa una biro e un foglietto e ci scrisse sopra qualcosa. Me lo diede facendo attenzione a prolungare il più possibile il contatto tra la mia mano e la sua, facendomi con le unghie il solletico ai polpastrelli.
Vidi che c’era scritto un indirizzo.
-Cos’è?- le chiesi.
-E’ l’indirizzo del mio colleggio…- disse lei sorridendo da furbetta.
-E cosa dovrei farmene?- chiesi io allibito.
-Puoi venire a trovarmi più tardi, che ne dici?- mi sembrò di vedere il suo sguardo ammiccare ma pensai di essermelo immaginato.
-Non hai detto che non possono entrare i maschi?-
-Sì… l’ho detto… – sibilò con voce estremamente sensuale tirando fuori un pezzetto di lingua rossa e facendolo roteare sulla carne morbida delle labbra. Ormai non avevo dubbi su cosa volesse da me…
Annuii e mi avvicinai a lei. –E come faccio a entrare?-
Lei sorrise ancora. –Dalla porta… Alle cinque hanno la messa e tutte sono nella cappella…- si fermò un attimo pensando alla sua ultima parola –e i corridoi sono liberi. Devi solo fare attenzione alle guardie all’ingresso, ma basta dire che stai andando a messa. Ho visto altre ragazze fare così con i loro fidanzati…-
Mi venne da chiederle perché non lo facesse anche lei col suo fidanzato invece che con me ma mi guardai bene dal farlo… un’occasione simile non potevo perderla.
Il treno si fermò alla mia stazione. Mi alzai e le strinsi la mano con delicatezza baciandola sulla guancia. –A dopo- le dissi. Lei sorrise e mi guardò a lungo con aria affamata. E io sapevo di cosa. Si passò la mano veloce lungo il corpo toccandosi tra le gambe avendo cura di non essere vista da altri che da me. Mi voltai e scesi dal treno.

La giornata era stata lunga e faticosa ma animata dalla dolce attesa del dopo. All’uscita dall’edificio dove lavoravo avevo salutato rapido i colleghi e avevo preso il primo treno.
Arrivato alla stazione successiva avevo preso il pullman, chiesto informazioni e alla fine avevo trovato il posto indicatomi. Ero entrato con la scusa della funzione religiosa e adesso giravo bramoso per i corridoi del collegio. Qualche ragazza che mi vedeva passare sorrideva e commentava piano con le compagne l’ovvio motivo della mia visita. Sentii due che si chiedevano di chi fossi e come fossi a letto.
Arrivai alla stanza indicatomi, la numero 25, e bussai. Da dentro rispose una voce che mi disse di entrare.
Aprii la porta e mi trovai in una stanza spoglia, con due letti sistemati alle pareti opposte, due scrivanie, due comodini, due armadi e una porta che, presumibilmente dava sul bagno.
Ad accogliermi non fu chi mi aspettavo. Avevo pensato di entrare, prenderla per la vita con un braccio, infilarle la lingua in bocca e sbatterla contro il muro dandole quello che voleva… Ma davanti a me si era presentata una ragazza bionda, bassa e carina che mi aveva sorriso e mi aveva fatto accomodare.
-Ale arriva subito- mi disse con voce un po’ da oca –tu sei il suo amico vero?-
Annuii.
-Ok… tranquillo, adesso vi lascio soli… Li hai i preservativi?- mi chiese senza imbarazzo e aprendo il cassetto del suo comodino pieno di profilattici da utilizzare.
-Sì, grazie… ho i miei.-
Lei fece spallucce, richiuse il cassetto a chiave e mi camminò davanti sculettando nei jeans. Si girò verso di me masticando la gomma e si piegò in avanti protendendo verso di me quel gran bel culetto sodo. –Vuoi toccare?- mi disse quasi indifferente.
Io rimasi interdetto. -Non morde, dai… accomodati…-
Io appoggiai la mia mano sul suo fondoschiena accarezzandolo appena e lei mi afferrò l’altra mano mettendosela sull’altro gluteo e invintandomi a palpare con vigore. Non mi feci pregare e constatai che era davvero un gran bel culo. Lei si raddrizzò e si girò mettendomi repentinamente una mano sul pacco e tastando la consistenza e la lunghezza del mio pene eretto. –Mmm…- fece lei facendo l’occhiolino –Alessia ha scelto bene… Fate solo attenzione a non fare rumore… una volta mi hanno sorpresa perché mi è scappato un urlo quando sono venuta e i miei hanno dovuto pagare un patrimonio per farmi rimanere qui, ok?-
Annuii e la guardai uscire pensando a che troia senza limite poteva essere quella ragazza e da chi Alessia potesse aver preso certi modi di dire e di fare… Non che la cosa mi dispiacesse, comunque.
Rimasi cinque minuti seduto sul letto di Alessia aspettandola.
Poi la porta si aprì e lei entrò vestita come al mattino, solo senza cappotto. Sorrise vedendomi e chiuse a chiave la porta. –Ho conosciuto la tua amica….- dissi io sorridendo.
-Oh no…- disse preoccupata –non l’avrete fatto, vero?-
-Sei gelosa?-
-No.. però lei gli uomini se li spreme tutti… io ti voglio in forma per me…- disse abbracciandomi delicatamente e facendomi sdraiare sulle lenzuola mentre mi sfiorava le labbra con le sue.
-Tranquilla… non abbiamo fatto nulla… sono tutto tuo…- dissi baciandola, finalmente.
Lei si sdraiò su di me togliendosi le scarpe mentre continuavamo a limonare. Le mie mani la indagarono soffermandosi sulle rotondità di seno e culo, rotondo e sodo, passando per i fianchi e infilandosi occasionalmente sotto la maglia per accarezzare la pelle nuda della schiena e del ventre e sfiorando i primi peli del pube.
Dopo qualche minuto lei si staccò e si mise a cavalcioni sul mio bacino, sfilandosi la maglia e restando in maglietta. Io mi tolsi il maglione e la camicia restando a petto nudo. Anche lei si sfilò la maglietta bianca e rimase col reggiseno nero a separarmi dai suoi capezzoli rigidi in evidenza.
Le sue tette erano piccole, una prima, al massimo una seconda, ma erano così sode che veniva voglia di morderle. Lei indugiava con lingua e denti e labbra sui miei capezzoli, leccandomi i muscoli addominali fino all’ombelico scendendo con le mani fino alla cintura.
Me la slacciò e iniziò ad abbassare la zip trovando i miei boxer blu pieni di eccitazione.
Mi tolse i pantaloni lasciandomi in mutande. Io le appoggiai allora le mani sul culo e le abbassai di colpo i pantaloni fino alle ginocchia, scoprendo anche le mutandine piccole e nere che contenevano il suo frutto proibito. Le gambe depilate alla perfezione si avvolsero intorno alla mia schiena mentre io le palpavo e massaggiavo con le mani leccandole con la lingua il collo e il petto fino alla riga tra i seni chiari. Le tolsi il reggiseno e iniziai a succhiare come se dovessi essere allattato. Lei si lasciò scappare un piccolo lamento quando le morsi il capezzolo ma si trattenne, sussurrandomi ansimando di non fare rumore o ci avrebbero scoperti. Io annuii e la feci coricare sul suo letto, scorrendo con la lingua bagnata fino al suo ombelico. Spostai le mutandine e glie le sfilai con un brivido.
La figa era pelosa ma curata. Tutti i peli non erano più lunghi di un paio di centimetri e già erano bagnati della sua eccitazione. Iniziai a lavorare di lingua gustandomi il suo sapore e entrando con la lingua dentro di lei. Lei godeva vistosamente con contrazioni muscolari incontrollate, ma era silenziosa stringendo i denti e sforzandosi di non lasciarsi andare a urla di piacere.
Dopo un poì mi tolsi dalla sua vagina e fu lei con gli occhi lucidi per la goduta a mettermi sdraiato sotto di lei e a sfilarmi i boxer liberando i miei 18 centimetri di cazzo duro come il marmo. Mi aspettavo un bel pompino con le sue labbra delicate e invece si sistemò sulla cappella con la sua vagina bagnata e iniziò velocemente ad andare su e giù sulla mia asta.
Non mi feci pregare e le appoggiai le mani sui seni mentre lei saltava facendo cigolare la rete del letto su e giù sulla mia asta. Con la testa rivolta verso il soffitto e i capelli al vento che andavano su e giù sudava tantissimo e le mie mani non sapevano più dove toccare tra il suo culo florido e i seni sodi, la schiena liscia e sudata e il ventre teso per l’eccitazione. Godevo davvero tanto, ma riuscivo a non fare rumore, mentre lei per evitare di urlare si mise in bocca un legnetto rotondo che strinse con i denti, lasciando uscire solo un debole e continuo –Mmmmmmmmh…… mmmmmmmmh… aaaaaa…….. mmmmmmmmmmmh…… mmmmmmmmh….-
Sentivo il mio cazzo sempre più veloce che entrava e usciva dal suo corpo e contemporaneamente il suo piacere che cresceva, i suoi muscoli che perdevano il controllo. Tremava tutta come se fosse indiavolata…
Poi all’improvviso rallentò il ritmo e spinse sempre più forte facendomi penetrare sempre di più. A un certo punto fece l’ultimo salto e rimase ferma con il mio pene dentro di lei.
Sentii come un fiume caldo inondarmi l’asta del cazza fino a bagnarmi i coglioni e il pube. Era venuta. Sentivo il suo respiro affannoso e i mugugni sempre più deboli dalla bocca serrata.
Lei era venuta, io no. E volevo venire, feci per prenderla per i fianchi e farla ricominciare ma lei si tolse da me lasciandomi col cazzo in tiro e sul punto di venire.
-Dove vai?- le chiesi con voce straniata.
Lei con gli occhi bagnati dalle lacrime del piacere e un sorriso spiritato sul viso mi disse con voce bassa e calda. –Non avevo mai raggiunto l’orgasmo prima… grazie di cuore…- e mi diede un bacio leggero sulla fronte, avviandosi lentamente verso il bagno tutta nuda e bagnata.
Io mi alzai e la presi per un braccio. –E io?- le chiesi prendendola per le spalle con forza.
Fece spallucce e mi indicò la mano -Finisci da solo…-
Io mi rifiutai di crederci, ma poi la presi per i capelli e la rimisi sul letto. Stavolta mi misi io sopra di lei e ricominciai a leccarla per farla riscaldare un po’.
Quando fu d’accordo e vogliosa di ricominciare, mi misi tra le sue gambe e mi feci largo nella vagina larga di Alessia. Prima piano poi sempre più forte ricominciai a entrare in lei. Anche lei godeva, la porca, con tutta se stessa… quasi come prima. Ma mi bruciava ancora il trattamento di prima e pensai di farle provare qualcosa di nuovo e ancora più lussurioso. Le misi il bastoncino di prima in bocca e lei annuì godendo. Poi smisi di penetrarla e la girai con la schiena all’insù. Lei capì e si mise a pecorina.
Mi alzai sul letto e le scopai la figa da dietro portando a me con le mani il suo corpo e aiutandola a fare avanti e indietro.
Tolsi poi ancora il mio cazzo dalla sua vagina ormai devastata e mi preparai a entrarle nell’ano. Lei si tolse il bastoncino dalla bocca e mi fermò.
-Lì sono vergine…- disse con un filo di voce che aveva il suono di una che non capiva più per la goduria quello che succedeva. Sembrava drogata dal piacere.
-Tranquilla… prima ti apro e poi faccio piano…- le dissi baciandola sulle labbra e accarezzandola.
Lei annuì e si lasciò infilare la lingua tra le chiappette chiare e delicate. Dopo un po’ cominciai con un dito, poi con due. Poi quando fu abbastanza aperto, provai ad appoggiarci la mia cappella gonfia e rossa.
-Spingilo dentro!- mi disse dopo essersi infilata da sola tre dita nel retto.
Non me lo feci ripetere più volte e entrai una prima volta lentamente. Lei gemette.
Uscii e rientrai ancora. E ancora. E ancora. Continuando ad aumentare lunghezza della penetrazione e velocità. Fu lei a chiedermi di scoparla con come nella figa.
Non aspettavo altro. La feci venire di nuovo dalla vagina ma questa volta non se ne andò. Dopo esserselo preso abbastanza anche da dietro, si mise di nuovo con la schiena sul letto e mi invitò a venirle nella figa, dicendomi di aver preso le pillole.
Io la scopai di nuovo ma questa volta molto più profondamente. Quando ero sul punto di venire anche io, però, tolsi il cazzo dalla sua vagina e lo misi davanti al suo viso. lei si sedette sul letto e capì. Lo prese con la mano destra mentre con la sinistra si massaggiava il pube. Io la aiutai e con la mano destra la aiutai con la pompa e con la sinistra con il ditalino.
Quando lo prese in bocca e iniziò a succhiare sentii un fiume caldo percorrermi il corpo. La presi per i capelli e la tirai a me, mettendoglielo tutto dentro la bocca e esplodendo in un’eruzione di sperma senza precedenti. Misi tanta energia che anche la mia mano e la sua entrarono nella patata impregnata di succhi e sperma e la fecero venire per l’ennesima volta.
Io continuavo a spruzzare sperma e dopo averle riempito la bocca e averla vista deglutire, le schizzai sul viso gli ultimi getti di sborra calda.
Mi abbandonai stravolto sul letto sudicio di sudore, sperma e succhi vaginali accanto a lei. Ci limonammo per un po’ e poi andammo insieme sotto la doccia dove, ci leccammo ancora un quarto d’ora ripromettendoci di rifare insieme quel fantastico pomeriggio!

Spero che questo racconto vi vaccia eccitare nel leggerlo come ha eccitato me nello scriverlo…
Buon divertimento!
Sono ben accetti consigli o considerazioni alla mia e-mail: eda87@libero.it
CIAO!

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