A LETTO CON MIA SORELLA. ( Terza parte )

Quella mattina mi svegliai con in mente un preciso pensiero. Volevo fare una colazione speciale assieme a mia sorella.

Ancora nel letto sentii i miei genitori uscire di casa per recarsi al lavoro e poco dopo mia sorella che trafficava in cucina.

Era consuetudine che lei mi venisse a svegliare. Sentendo i suoi passi che si avvicinavano alla mia camera, e ripensando a ciò che era accaduto, assunsi una posizione supina e mi sistemai la maglietta a metà pancia, in modo da lasciare in evidenza la forma del mio cazzo che, racchiuso negli slip, andava sempre più ingrossandosi.

Lei entrò e si diresse alla finestra. Con il movimento degli occhi seguivo i suoi passi e notai con sorpresa l’ abbigliamento che indossava. Non era mai successo che entrasse in camera mia indossando solo gli slip ed una canottiera che a stento le raccoglieva le tette. Seguivo ogni suo movimento mentre tirava le tende e spalancava la finestra, ma il mio sguardo era tutto per il suo fantastico culo.

Si avvicinò e tirandomi per la maglietta disse:

-alberto sveglia …..alzati.-

Fingendo uno sguardo ancora assonnato muovevo il bacino a destra e a sinistra inarcando leggermente la schiena come per stiracchiarmi. Lei non poteva non notare il mio cazzo in tiro nascosto sotto gli slip ed, infatti, scorgevo che il suo sguardo passava e ripassava sulla minchia. Si fermò di fianco al letto e con una carezza delicata mi passò la mano sulla minchia dura. Allontanandosi mi disse:

 Dai alberto alzati e scendi…ti aspetto….-

Mi alzai e davanti allo specchio dell’armadio vedevo il mio cazzo duro. Mi venne in mente di presentarmi in cucina completamente nudo, mostrandogli l’uccello nella massima erezione, ma ci ripensai, poiché mi sembrava una mossa troppo azzardata, e non volevo rovinare quello che stavo costruendo.

Scesi in cucina, lei era seduta al tavolo e stava già facendo colazione.

-come va ? tutto bene?

Senza nemmeno lasciarle il tempo di rispondere aggiunsi :

-guarda che quello che sta succedendo non deve cambiare i nostri rapporti-

-ma non cambia proprio nulla …..anzi…-rispose.

Quell’ultima parola mi incoraggiò al punto che smisi di trafficare con tazzina e caffè e girandomi verso di lei esclamai:

-cara sorellina…….-

Appoggiai le mie mani sulle sue spalle e le massaggiai per qualche secondo. Lentamente le feci scivolare verso le sue tette. Lei rimaneva immobile mentre sentivo riempirsi il palmo delle mie mani di quella carne così soda ma nello stesso tempo così soffice.

Smise di sorseggiare il caffè che aveva davanti. Presi tra il mio indice e il pollice, i suoi capezzoli. Sentivo tra il tessuto della canottiera che si stavano lentamente indurendo. Più roteavo le mie dita e più il suo respiro diventava forte. Allungai le mie mani verso il fondo della canottiera. Impugnai l’orlo e lentamente la feci risalire. Quasi meccanicamente lei seguiva il mio gesto e alzando le braccia mi permise di sfilarla completamente. La lasciai cadere a terra e ripresi le tette tra le mie mani. Mi avvicinai con la minchia e cominciai a strusciarla sulla sua nuca. Per sentire ancora di più la forma del mio bastone anche lei cominciò a muovere la testa. Diedi un’ultima strizzata alle mammelle e portai la mia mano sulla minchia. Tirai fuori il cazzo e cominciai a ripassarlo sui suoi capelli. Lo facevo sfregare sulla parte posteriore del collo accarezzandolo con la mia cappella arrossata.

Girò la testa verso sinistra e con la lingua di fuori mi invitava ad appoggiarlo. Ma la posizione scomoda le permetteva soltanto di solleticarmi la cappella. Feci mezzo giro intorno a lei e mi ritrovai di fronte al suo viso con la mia nerchia in tiro. Mi tirò giù gli slip, afferrò con la mano i miei coglioni tirandomi contro le sue labbra serrate. Baciò la cappella un paio di volte e poi cominciò a succhiare. Le mie mani racchiuse sulla sua testa assecondavano il ritmo del pompino ma dopo qualche minuto le proposi di continuare la sua colazione.

-ma ….in che senso…?- mi chiese curiosa sfilandosi il cazzo dalla bocca.

Senza dire nulla affondai due dita nel vasetto aperto della marmellata posta sul tavolo e ne estrassi una buona quantità che cominciai a spalmarmi dalla cappella fino a metà nerchia, e quando fu ben ricolma la invitai a riprendere la succhiata.

-ti piace più la marmellata ..o il cazzo ?- le chiesi avvicinandole l’uccello.

-sono golosa di marmellata ….ma…. anche di cazzo !

Con la lingua iniziò ad ingoiare il dolce strato. Leccata dopo leccata lo ripulì completamente fino a quando se lo ricacciò in gola pompando furiosamente.

- voglio leccarti la figa –le proposi.

La feci alzare e la accomodai sul tavolo. Occupai il suo posto sulla sedia e chinando il capo sulle sue gambe cominciai a baciarle risalendo sempre più su. Le sue mani si appoggiarono sulla mia testa e mi guidarono sul suo triangolino di sesso.

Già attraverso gli slip mi accorsi che era completante bagnata. Le tolsi le mutandine e affondai la mia bocca su quella peluria di figa così invitante. Allargò le gambe appoggiando i piedi sulla parte più alta della sedia e si sdraiò sul tavolo. Con la lingua cominciai a leccare le sue labbra vaginali.

Infilai la lingua nel solco il più a fondo possibile e mentre entravo e uscivo da quella meravigliosa apertura, sentivo il suo incitamento :

- leccami…leccami …mi piace…-

-per fare colazione serve lo zucchero….- dissi interrompendo la slinguata.

Presi il cucchiaino dalla zuccheriera e lo avvicinai alla figa. Delicatamente cominciai a far piovere zucchero sul clitoride di mia sorella che in pochi attimi fu ricoperto di un dolce velo bianco.

- cosa mi fai…..cosa mi fai ….alberto…. però…. mi piace-

La sua eccitazione mi fece riprendere la leccata ancora con più gusto. Il sapore della vagina bagnata si mescolava perfettamente con il dolce dello zucchero. Proseguendo la leccata le allargavo con le dita la passera facendo colare nelle chiappe tutto il succo che andava lentamente depositandosi sul buchettino anale lubrificandolo perfettamente. I miei pollici erano esattamente all’altezza del suo sfintere e senza sforzo ne infilai uno nel culo. Due o tre movimenti dentro e fuori la fecero sussultare di piacere e dopo pochi istanti sfociò in un violento orgasmo.

La feci rialzare meravigliandosi di quanto liquido seminale le era sgorgato dalla figa. Il mio cazzo in tiro pronto a penetrarla. La presi per i fianchi e la feci scendere verso di me. La sua figa fradicia e la mia minchia durissima non ebbero difficoltà ad accoppiarsi.

Un grido di piacere di entrambi accompagnò la penetrazione. L’eccitazione spinta al massimo fece avvicinare le nostre labbra che si sfiorarono più volte. Di colpo le infilai la lingua in bocca dando il via ad un bacio appassionato. Io seduto sulla sedia la tenevo quasi sospesa per le chiappe e lei di sopra di me cominciò a cavalcarmi come un forsennata.

-gridava e si dimenava . fottimi…fottimi….urlava.

Pensavo con piacere come una ragazza così bella e fine si trasformasse in una maiala ingorda di cazzo. Ed ero ancora più contento di aver scoperto che questa maiala di mia mi concedeva tutto.

-Sto venendo….vengo….Marina…ti sborro dentro…..-riuscii a dire.

-No aspetta …non sborrare…adesso – mi chiese. Adesso sono io che voglio continuare la mia colazione. Incuriosito dalla proposta la lasciai fare.

Si alzò sfilandosi il cazzo dalla vagina grondante e mi fece cenno di mettermi in piedi vicino al tavolo. Lei prese il mio posto sulla sedia. Sfilò un biscotto dalla scatola e lo appoggiò sul bordo Con la sua mano afferrò il mio cazzo e lo guidò fino un centimetro dal biscotto. Lentamente cominciò a segarmi.

Non ci volle molto per riportarmi il cazzo in tiro che ricominciò ad ingrossarsi velocemente, finchè esclamai :

‘ sborro….sborro ……marina’.

Lei teneva stretta la minchia per dirigere quanta più sborra poteva sul quel biscotto. Il fiotto di sborra lo ricoprì completamente. La sborrata fu così generosa che spalmando a destra e sinistra si riversò anche sul tavolo. Con un rapido gesto agguantò il biscotto ricoperto della glassa bianca ancora calda e lo addentò a metà.

Con un lento gesto tirò indietro la parte che ancora le rimaneva in mano, producendo così un lungo filamento di sborra che partiva dalla sua bocca e finiva sul biscotto.

Con un dito dell’altra mano prese il filo di sborra e portandolo alla bocca lo ingoiò avidamente. Subito dopo avvicinò alla bocca il rimanente pezzetto ricoperto di liquido, e fissandomi negli occhi, riprese a masticare. Impazzivo di piacere all’idea che mia sorella stava letteralmente mangiando il mio sperma.

Io ero in piedi di fronte a lei. Lei seduta mise le sue braccia all’altezza del mio culo e mi abbracciò. Appoggiò il suo viso al mio basso ventre. Con mie mani le strinsi ancora di più la testa verso di me. Sentivo il movimento delle sue mandibole, che stavano assaporando il mio sperma, che massaggiavano dolcemente il mio ventre.

Tra pochi giorni i nostri genitori sarebbero partiti per le vacanze estive lasciandoci soli in case per due settimane. Il mio pensiero andò subito a tutto quello che avremmo potuto fare…..

 

A letto con mia sorella ( parte seconda )

Il movimento svegliò mia sorella che girandosi verso di me con una voce mista a sonno e preoccupazione disse “ chi c’è ?“

-“ ma tu……cosa…….?” balbettò Marina-“ ma cosa stai facendo ?”

-“ scusa …….ho perso la testa….., ma sei così….., così……”.

-“ così come…?”-

-“ così….. così …bella….perfetta ……..figa….“- azzardai

Lei ritraendosi verso la spalliera del letto portò le ginocchia verso il mento e le racchiuse con le braccia. Scuoteva la testa

-“ ma queste cose le devi fare con altre ragazze ….con le tue amiche…” ripeteva.

- “ scusa….., non lo farò più…. “ erano le uniche parole che riuscivo a pronunciare.

Feci il movimento di andarmene ma lei:

-“ no….aspetta…..rimani qui…… ”

I complimenti le avevano fatto piacere. Un leggero sorriso, che scorsi sul suo viso, l’aveva forse intenerita. Capì il mio grande imbarazzo. Protese le braccia verso di me ed esclamò:

-“ …vieni qui fratellino…. “

Mentre avanzavo verso di lei, in ginocchio sulle lenzuola, mi coprivo l’uccello con le due mani.

Lei prese le mie mani e le scostò, il cazzo era appoggiato sulla mia gamba lei lo prese delicatamente in mano.

-“ …..mmmhhh ……porcellino…..l’hai fatta grossa stavolta” disse spezzando il mio imbarazzo.”

-“ sai “ – proseguì “ è da qualche tempo che mi sono accorta che lasci ricordini sui miei slip !”

La mia vergogna aumentava sempre di più.

-“ mi sono sempre chiesta come doveva essere il pene che mi lasciava tutti quei regalini e devo ammettere che non è niente male Alberto “ e con mia sorpresa prese a massaggiarlo senza distogliere lo sguardo dalla minchia.

..e sai-“ … per una donna risvegliarsi e trovare un cazzo disponibile in modo così immediato è una sorpresa piacevole !” aggiunse.

Anche lei stava cedendo alla situazione Ora era chiaro che era lei a voler continuare e io la assecondavo molto volentieri.

-“ Ma allora potrei toccare anche io qualcosa di tuo ?- chiesi quasi sottovoce.

Senza mollarmi il cazzo, che stava riprendendo vigore, prese la mia mano e la portò vicino al suo petto. Infilai la mano nel suo reggiseno avvolgendo quasi completamente una tetta. potevo sentire che il capezzolo si era indurito, segno inequivocabile che si stava eccitando.

Lasciò il cazzo. Mi spinse poco più indietro. Aiutandosi con le mani fece passare le sue gambe sotto il sedere e assunse la mia stessa posizione.

Ora eravamo uno di fronte all’altra in ginocchio sulle lenzuola. Lei portò le sue mani dietro la schiena. Con un gesto rapido slacciò il reggiseno che si adagiò sulle sue gambe.

Davanti a me c’erano le sue tette sode. Prese la mia nuca e mi riavvicinò a lei.

Cominciai a leccargli un capezzolo. Infilai la lingua nel solco delle due tette. Slinguavo su e giù. Passavo tra una tetta e l’altra e sentivo il suo godimento.

-“ ….si leccami fratellino…. leccami tutta….te lo lascio fare……”- sussurrava.

Presa dall’eccitazione mi fermò. Abbassò il suo viso verso il mio cazzo e la punta della sua lingua calda iniziava ad inumidire tutta la lunghezza.

-“ ..lascia fare anche a me…..”

La sua lingua adesso si concentrava solo sulla cappella. Saliva e goccioline si mescolavano in brodo tiepido e piacevole.

-“.., ,ohhh sorellina ….sei molto brava a succhiare ”dissi con coraggio.

Sfilandolo dalla bocca precisò:

-“ …se proprio vuoi fartelo succhiare ……posso essere anche io a farlo…”. ..e riprese ad ingoiare cazzo.

Inginocchiata davanti a me presi con le mie mani la sua testa e accompagnavano dolcemente il movimento.

Si sfilò l’uccello dalla bocca. Alzò lo sguardo e mi guardò negli occhi.

-“ vuoi scoparmi ? mi chiese.

-“ si… 

 

Lentamente si sfilò gli slip. Quello che avevo di fronte era per me uno spettacolo meraviglioso. La figa di mia sorella Marina completamente bagnata era a mia disposizione. Si voltò e sempre in ginocchio sul letto allargò le cosce .

La passera di mia sorella così in vista mi sembrava un sogno. Potevo ammirare tutti i dettagli delle sue parti più intime. Mentre lei m’invitava a penetrarla io mi concentravo sulle sue cosce ben tornite, il suo culetto era di un bianco candido le ordinate pieghettine del suo buco del culo mi eccitavano ancora di più, il nero intenso dei peli della figa creava un contorno ben definito al rosa delle labbra vaginali. Allargò ancora di più le gambe e m’invitò nuovamente a penetrarla. Non le spinsi subito il cazzo tra le cosce ma le infilai due dite nella cavità vaginale con estrema facilità per quanto era bagnata. Si era lasciata andare a mugolii di piacere. Andavo dentro e fuori dalla figa e quando le mie dita grondavano ormai una gran quantità d’umori vaginali, mi piegai su di lei. Le infilai le due dita nella bocca per farle assaporare il gusto della sua eccitazione.

Presi il cazzo in mano e delicatamente appoggiai la cappella all’ingresso della fessura vaginale. Con impercettibile movimento sfregavo con il glande la sua apertura aumentando il suo desiderio.

-“ scopami….scopami …..fammelo sentire fratellino……” era il suo desiderio.

Ora si lasciava andare anche con le parole.

-“ ….dai ….pensa alla figa della tua sorellina …..pensa che puoi prendermi quando vuoi…che ti lascio fare quello che vuoi…… ”

Presi a spingere il randello penetrando sempre di più. Con le mani impugnavo le sue chiappe sode e potevo vedere chiaramente l’asta che appariva e scompariva il quell’apertura meravigliosa.

Mi piegai nuovamente su di lei. Impugnai con le due mani le sue tette e con il bacino imprimevo sempre più forza nello spingere. Sentivo il suo respiro affannato intervallato da frasi di puro godimento.

-“ …sfondami….fammi sentire il cazzo…..lo voglio…bravo…..bravo fratellino…”-

Cambiammo posizione. Io mi distesi e lei si pose in piedi a gambe larghe sopra di me.

Non potevo fare a meno di perdermi nella bellezza del corpo di mia sorella. Da sotto ammiravo le gambe snelle, il ventre piatto e le tette sode all’insù.

 

Si abbassò verso di me. Le nostre mani si unirono e la accompagnai nel movimento verso il basso. Il mio cazzo turgido, senza bisogno di essere guidato, s’infilò di nuovo nella fessura ormai larga a dismisura. Lo infilai fino ai coglioni.Si dimenava con il suo bacino sopra la mia nerchia alla ricerca di un godimento continuo.

Appoggiò le mani sul mio petto, inarcò la schiena all’indietro e con lo sguardo rivolto verso il soffitto ripeteva:

-“ ….cazzo che bello…..Alberto …..godo …..godo…..me lo sento fino in gola…scopami…scopami……”-

I movimenti si facevano sempre più frenetici. Il rumore della minchia che entrava e usciva dalla sua passera bagnata mi faceva impazzire.

“Non venire subito… non sborrarmi dentro adesso…..” . lo voglio nel culo……Alberto …mettimelo nel culo….”

Ripensai a quante seghe mi ero fatto pensando a lei. Ora invece era lei che mi chiedeva d’incularla !

Non me lo feci ripetere due volte anche se a malincuore estrassi il cazzo da quel caldo tepore.

La girai. Accompagnai il suo culo nella posizione più comoda per impalarla. Inumidii nella sua figa il mio dito medio e roteandolo sul suo sfintere lo preparavo a ricevere il mio bastone

Appoggiai la cappella al buchettino e con leggera pressione cominciai a spingere. Presi un ritmo lento poiché volevo assaporare ogni singolo momento di quella penetrazione anale.

Gemiti e mugolii di piacere mi facevano capire quanto stava godendo mia sorella.

Anche adesso potevo osservare con eccitazione il mio bastone che continuava ad entrare e uscire dal corpo di mia sorella, ma purtroppo arrivai ben presto al limite della sborrata.

-“ sto venendo….. ma….. vorrei sborrarti sulla bocca sorellina.“

in preda ad un godimento senza limiti lei rispose

-“si…si…..quello che vuoi…..fammi quello che vuoi…faremo tutto quello che vuoi…..Alberto”-

Estrassi la minchia al massimo dell’erezione. Feci girare il suo viso verso di me. Presi con la mano sinistra il suo mento e con destra feci appena in tempo ad appoggiarle il cazzo alle labbra.Un fiume di sborra la inondò. Venivo a fiotti. Le gocce di sborra schizzarono sulle guance, sulla fronte, tra i capelli. Estrasse la lingua e con movimenti rapidi ne ingoiò quanta più possibile. Smise di leccarmi il cazzo quando ormai era completamente ripulito.

- come sono andata …fratellino ?- mi chiese.

- sei bravissima – fu l’unica cosa che riuscii a dire.

Mentre lei in piedi al lato del letto si rivestiva di reggiseno e slip mi domandò: – allora Alberto è meglio lasciare i ricordini sui miei slip o….. ?

Non le feci finire la frase che di rimando le dissi:

-….o scopare con te , e visto che abbiamo certi interessi comuni, mi piacerebbe provare una cosa che mi ha sempre stuzzicato la fantasia.

- domani mattina, dopo che i nostri genitori saranno usciti, che ne diresti di fare colazione assieme ?- le proposi.

Lei sorrise, già incuriosita al pensiero di quello che sarebbe successo.

Continua……

Sara la studentessa.

Conosco Sara da quando aveva dodici anni. Oggi è una studentessa diciannovenne al primo anno d’università. Simpatica, spigliata e soprattutto una bella ragazza. Fisico discreto, viso carino, è la figlia di un mio amico.Le nostre famiglie si frequentano spesso. La confidenza è ormai di casa e con lei ho un rapporto più che amichevole. Io sono un quarantacinquenne di discreta presenza. Non nascondo che negli ultimi tempi penso spesso a Sara coinvolgendola in sfrenate fantasie sessuali. Penso che tra noi ci sia simpatia reciproca e il fatto di parlare spesso su tutti gli argomenti possibili non fa che rafforzare la nostra intesa.

Come ogni mattina la vedo ferma alla solita fermata dell’autobus. Con l’auto rallento, mi fermo e mi avvicino al finestrino.

-Ciao Sara vuoi uno strappo fino a scuola?

-Si volentieri, Giampiero– sale in macchina, riparto e noto subito l’abbigliamento delle ragazze d’oggi. Provocante.

Scarpe senza tacco, gonna corta che lascia intravedere l’orlo degli slip, camicetta sopra l’ombelico sempre stretta in modo che la forma delle tette sia sempre ben in vista.

Tra un argomento e l’altro lei mi chiede.

-Ma e difficile guidare l’auto-?

Ma no. Alla fine s’impara. E solo questione di fare la prima esperienza con la guida.

Lei spigliata: eh sì ….l’esperienza prima o poi si deve fare.

-Prova a cambiare marcia !-

Appoggia la mano alla leva del cambio e prova ad ingranare la marcia.

-No, mi dispiace, non ci riesco…. è troppo duro. Sorride della battuta. il pensiero è malizioso.

-Ma che dici !- butto lì

-Ti aiuto io-. Appoggio il palmo della mia mano sulla sua.

Ridiamo della situazione un po’ goffa.

-Dai non ce la faccio, è difficile-

-Ma no ci vuole pazienza- Riesco ad ingranare la terza. La quarta. torniamo alla terza.Ci prende gusto, ride. Si diverte. La mia mano è sempre sulla sua. Si fida di me. Anche a lei non dispiace il contatto fisico.

Sento la sua mano calda. Anche il solo contatto con la pelle della sua mano mi fa indurire il cazzo.

Il mio sguardo scivola sulle sue gambe. Sono lunghe, lisce dalla forma affusolata. le accavalla. La gonna corta e stretta mette in risalto la forma delle cosce.si volta verso di me. Noto il vuoto che si crea quando la gonna stretta stringe la gambe. Mi fa impazzire.

Gioca con me. Per spavalderia o per incoscienza, ma a me va bene così. Io sono più grande. So dove mi piacerebbe arrivare. Io la scoperei anche se è la figlia di un mio amico. Con questi pensieri il mio cazzo diventa sempre più duro.

E’ il momento che aspettavo. Chiudo la mia mano sulla sua.

Lei si fa seria. Non ride più. Stacco le nostre due mani ormai unite dalla leva del cambio

Lei intuisce ma non toglie la sua dalla mia. Le porto entrambe sulla mia gamba. Tolgo la mia mano. Lei sarà libera di ritrarla o di salire verso il mio cazzo.

La sua mano è sulla mia gamba. Guarda avanti. Non dice nulla è intimorita. Non si aspettava questa mossa. Dopo qualche secondo gira lo sguardo verso di me.

-Continuo ? – mi chiede.

- Solo se vuoi. – È la mia risposta

Sento che la sua mano si muove. Va verso il cazzo

Lentamente risale il mio interno coscia per poi seguire dolcemente il profilo del mio uccello duro. Sento le sue dita che cercano già di stringere l’uccello attraverso i pantaloni. Vuole sentire la forma di un cazzo di un uomo.

Visto la piega della situazione imbocco velocemente una strada che ci porterà in una zona isolata. Lei capisce ma non dice nulla. Continua a massaggiarmi la minchia sempre più dura. Ci fermiamo in una zona appartata. Spengo il motore

- Lo vuoi vedere ?-

 -Sì.-

Slaccio la cintura, il bottone dei pantaloni e abbasso la zip. Apro i due lembi dei pantaloni. Il suo sguardo è fisso sulla forma del cazzo duro attraverso le mutande. Appoggia la mano. Alza l’orlo delle mie mutande e come una molla, la cappella scatta fuori, rilascia le mutande e si ritrova in mano una nerchia rigida.

- Ti piace ?-

- Sì. -le sue risposte sono solo monosillabe.

- Sai, non sono mai stata da sola con un uomo e tanto meno con il suo coso di fuori-. Le sue risposte riprendono tono.

- Non mi aspettavo facessi una cosa del genere -

Mi guarda negli occhi ma contemporaneamente comincia a menarmi l’uccello.

Allungo una mano sulla sua gamba, mi avvicino alla sua testa. Le sussurro ad un orecchio

-Mi fai impazzire Sara. Mi piaci…mi piaci-.

Mi ritraggo e aggiungo: Ti andrebbe di succhiarmelo?

Senza risposta si rigira ancora di più verso di me. Aggiusta la gonna alzandola verso la vita scoprendo ancora di più le giovani cosce. Posso vedere gli slip rosa che trattengono tanti peli di figa. Mi abbasso i pantaloni fino alle ginocchia.

Noto con eccitazione il forte contrasto tra la minchia dura le mie gambe muscolose e pelose e le sue mani con dita affusolate che si appoggiano sul mio ventre. Abbassa la testa verso il cazzo e con la lingua inizia a leccarmi la cappella. Vedo solo i suoi capelli che si muovono seguendo il ritmo della slinguata. Sento che comincia ad infilarlo poco alla volta nella bocca. Il cazzo entra ed esce. È brava per avere solo diciannove anni, penso.

Con il mio braccio cerco di avvinghiarla ancora di più a me. Con la mano le tocco la parte finale della schiena. Palpo le chiappe attraverso il tessuto della gonna. Sono morbide.

Il rumore della slinguata che corre su e giù dal mio cazzo mi eccita sempre di più.

Ma voglio ancora di più. Ora ce l’ho qui. Una bella ragazza di diciannove anni è un’occasione che non si presenta spesso. E lei ci sta.

Delicatamente le alzo la testa dalla mia canna. Un rivolo di saliva le scende dalle labbra che si pulisce con il dorso della sua mano.

-Voglio scoparti Sara ! -

Con un sorriso invitante di toglie la gonna. Posso finalmente toccarle la figa. Scosto con due dita gli slip e comincio a giocherellare con il buchetto vaginale.

“ Cosa mi fai….cosa mi fai… “ ripete. Togliamo assieme i suoi slip. Alza una gamba e sale a cavalcioni su di me. La sua figa bagnata non oppone resistenza al mio bastone che s’infila senza sforzo. La ragazza è già stata sfondata.

Appoggia le mani sulle mie spalle e lentamente comincia a muovere il bacino per sentire tutta la mazza che ha dentro.

-lo sento…..lo sento siiiii….mi piace……è grosso…..- bisbiglia.

La prendo stretta per le chiappe. Il suo culo liscio e sodo mi eccita da impazzire. Accompagno il suo ritmo con il movimento del mio cazzo che la stantuffa sempre di più.

Con le dita cerco il suo buco anale . Il mio dito medio trova l’apertura e comincia a roteare attorno ad essa.

Lei mi bacia , io spingo il cazzo nel suo ventre più in su che posso e il mio dito penetra nel suo sfintere.

-godo…godo…..cazzo….. che belle cose mi fai….Giampiero.!-

Ora sono io sorpreso dalla sua voglia di chiavare e temo che il suo impeto mi porti a sborrarle dentro troppo presto.

Avvicina la sua bocca al mio orecchio e mi sussurra :

- lo voglio nel culo -

Con le mie mani ancora sulle sue chiappe la alzo e la invito a girarsi. L’uccello le esce dalla figa fradicio di umori vaginali. Le faccio cenno di girarsi.

Si volta completamente. Ora si tiene, come sospesa, con le mani strette al volante in attesa della penetrazione anale. Tengo stretto il mio cazzo e lo appoggio delicatamente al suo buchetto di culo.

La invito a scendere su di me. Con il palmo delle mie mani sostengo il suo culetto. La capella entra faticosamente. Il buchettino è giovane e stretto. Aiutandola nella penetrazione il lamento di sofferenza di lei si trasforma in un gridolino di godimento quando la minchia è dentro per metà della sua lunghezza. Faccio lentamente scivolare le mie mani sui suoi fianchi finchè la stringo forte e la costringo a scendere completamente verso di me. Un sussulto la scuote quando il mio bastone percorre completamente la sua parete anale. Il mio cazzo duro è tutto dentro di lei. Versi di dolore si trasformano in mugolii di piacere.

Allungo le mani in avanti e le cingo la vita . la stringo forte per aumentare la sensazione di cazzo dentro di lei. Voglio che lo senta tutto. Dalla sua pancia risalgo fino alle tette. Stringo i capezzoli, roteo il mio pollice e l’indice sui suoi bottoncini rosa. Voglio farla godere, la ragazzina.

- siiiii….siiii ….. continua…..continua…. – è la sua supplica.

Impugno con forza le tette. Faccio leva su di esse e la mando su e giu. Voglio che senta il cazzo di un uomo che la sfonda.

-…godo….godo…..ancora …… urla.

Sono al limite della sborrata. Voglio che mi veda quando le riverserò tutto il mi liquido addosso a lei.

La distendo per come posso sul sedile anteriore ed impugnando forte la mia minchia le getto sulla sua pancia un violento fiotto di sborra

Ancora carico di sperma mi avvicino velocemente al suo viso, con il cazzo in mano, lo spalmo sulle labbra, sul mento, sulle guance generosi schizzi di sperma che con la lingua cerca di ingoiare.

Finito il diluvio, mi guarda. Il suo viso giovane, ben truccato è per metà pieno della mia sborra. Il contrasto mi sembra meraviglioso.

La ripulisco dolcemente con il fazzoletto. Mentre le sussurro che è stata una delle cose più piacevoli della mia vita, lei mi risponde che non sarà certamente l’ultima.

 

 

A letto con mia sorella ( parte prima )

Erano i primi giorni d’estate.

La scuola, per me studente universitario di ventuno anni, era terminata, mentre mia sorella ventiseienne, impiegata in un ufficio, doveva svolgere le ultime settimane di lavoro prima delle sospirate vacanze estive.

 

Finito il pranzo di un qualunque sabato pomeriggio avevo l’abitudine di aiutare mia madre nelle semplici faccende domestiche e mentre mi mettevo a sparecchiare la tavola, mia sorella si congedò da noi dicendo che sarebbe salita al piano di sopra della casa per un riposo pomeridiano. Disse che sarebbe andata a distendersi sul letto nella camera dei nostri genitori perché più fresca ed accogliente in questo periodo di gran caldo.

 

Terminate le semplici faccende domestiche mia madre mi avvisò che di lì a poco sarebbe uscita per tutto il pomeriggio e salutandola mi avviai verso la mia stanza al piano di sopra.

 

In famiglia non c’ era l’abitudine di chiudere le porte delle camere e nel passare davanti alla stanza lo sguardo mi cadde su mia sorella distesa sul letto.

Mi fermai a guardare il suo corpo.

Avevo sempre avuto fantasie sessuali su mia sorella. Era una bella ragazza. Capelli castani, alta un metro e settanta, gambe affusolate, sedere formoso, tette sode, insomma una ragazza che alimentava, in chi la vedeva, una gran voglia di scoparsela.

 

Non era certo la prima volta che potevo ammirare le grazie di mia sorella. Mi capitava spesso intravederla nel bagno, dopo la doccia, ricurva su se stessa con una gamba fuori dall’accappatoio, appoggiata sul bordo della vasca, intenta ad asciugarsi. O quando passava dal bagno alla sua camera con un asciugamano raccolto sui capelli vestita solo di pantaloni della tuta e reggiseno.

 

Ma poterla guardare nell’interezza del suo corpo, senza che lei se ne accorgesse, mi toglieva ogni imbarazzo e nello stesso tempo mi eccitava moltissimo.

 

Per sentire più vicino a me le sue parti intime avevo anche preso l’abitudine, in sua assenza, di rovistare nel cassetto della sua biancheria. Non di rado mi capitava di scegliere i suoi slip più sexy e davanti allo specchio dell’armadio in camera sua spararmi una sega tenendo il mio uccello con i suoi slip, sperando non si fosse mai accorta che qualche gocciolina di sborra rimaneva appiccicata all’orlo dei suoi slip, e per fare finta di poter leccare la sua figa ripassavo con la mia lingua la parte di tessuto su cui appoggiava il suo clitoride.

 

Fermo sull’uscio della porta fissavo mia sorella.

Annebbiato dalle fantasie erotiche, che mi già mi pervadevano la mente, in quel momento realizzai che si era coricata togliendosi quei pochi vestiti che indossava poco prima a pranzo.

Era rimasta solo con gli slip e il reggiseno. Stava riposando sistemata su di un fianco. La schiena partiva con una forma perfetta proseguendo nella forma rotonda del suo culo e le gambe lisce e depilate completavano una visione molto sexy.

 

Soli in casa con l’occasione di vedere da vicino le parti intime di mia sorella in completa tranquillità, mi fece balenare l’idea di coricarmi di fianco a lei.

Pensai che non ci sarebbe stato nulla di male se anche mi avesse sentito. Del resto anche io potevo avere il diritto di utilizzare la camera dei genitori e potevo sempre accampare la scusa che già aveva utilizzato mia sorella cioè che quella era la stanza più fresca e adatta per riposare.

Per dare più credito alla mia falsa buonafede presi con me la prima rivista illustrata che mi capitò in modo da farmi trovare impegnato nel caso si fosse accorta di me.

Silenziosamente entrai nella camera. Feci il giro del letto. Nella parte opposta della stanza potevo ora ammirare di fronte il corpo di mia sorella.

Gli occhi erano chiusi. Il respiro profondo. Stava sicuramente dormendo. Notai subito le tette racchiuse a fatica nel reggiseno. Forse la posizione sul fianco comprimeva i due seni uno contro l’altro facendoli apparire ancora più grandi. Il fresco della stanza aveva leggermente indurito i suoi capezzoli . Potevo notare attraverso il reggiseno la forma rotonda e il colore rosato di quei due bottoncini che avrei succhiato molto volentieri.

Lo sguardo scivolò verso il basso del suo corpo. Il suo ventre nudo era bianchissimo. Dall’orlo dei suoi slip bianchi spuntavano alcuni peli di figa ma la gran quantità di peluria era trattenuta ordinatamente dentro quel triangolino di cotone. Potevo, infatti, distinguere un colore nero intenso attraverso la stoffa dei suoi slip.

Facendo attenzione a non muovere troppo il materasso del letto, mi adagiai lentamente di fianco lei e come nulla fosse mi misi a leggere una pagina a caso della rivista.

Mi accorsi che non era facile controllare l’eccitazione. Avere a pochi centimetri una figa e un paio di tette coperti solo da pezzetti di stoffa era una tentazione difficile da controllare.

Senza volerlo il cazzo cominciava a tirare e si faceva sempre più grosso. Compresso nei pantaloncini stretti iniziava a darmi fastidio.

Pensai che tra i miei pantaloncini corti e gli slip non ci fosse poi così tanta differenza e con un gesto silenzioso quanto deciso li feci scivolare sulle mie gambe e con i piedi li gettai a terra.

Ora ero vestito solo con le mutande ed una canottiera estiva. Disteso sul letto abbassavo la rivista e con lo sguardo guardavo la grossa forma del mio cazzo ancora nascosto tra le mie mutande. Anche così era difficile tenere a bada la minchia che andava sempre più ingrossandosi.

Il mio sguardo rimbalzava tra le tette di mia sorella, il mio cazzo, la sua figa. Il fresco della stanza, la luce filtrata dalle persiane della finestra creavano una situazione d’eccitazione che mi piaceva tantissimo. Il mio sguardo era ormai fisso su tutto ciò che rappresentava il sesso di mia sorella.

Mi accorsi che stava per cambiare posizione. Senza scompormi ripresi la lettura della rivista. Si rigirò su se stessa. Non si accorse della mia presenza. Ora lei mi dava il suo lato posteriore. Ammiravo ancora più da vicino la forma del suo culo le cui chiappe tenute a stento dagli slip si riunivano in due cosce meravigliose. Nel cambiare posizione lo sfregamento degli slip sulle lenzuola aveva fatto scivolare una parte degli stessi nel solco anale lasciando completamente scoperto metà del suo culo.

Visto che il suo viso era girato dalla parte opposta, il mio sguardo poteva concentrarsi senza il timore di essere visto esclusivamente su quella meravigliosa porzione di culo. Quasi incredulo di quella situazione allungai la mano verso la chiappa nuda. Non toccavo, ma la sensazione di essere lì a pochissimi millimetri dal bellissimo culo di mia sorella con la mia mano, creava nella mia mente le fantasie porno più spinte, e questi pensieri mi facevano tirare il cazzo in modo esagerato.

Ritrassi la mano e appoggiai la rivista sul pavimento. Un’occasione così non mi sarebbe più capitata. Decisi di tirarmi fuori il cazzo, lo feci scivolare fuori dagli slip e assunsi una posizione uguale a quella di mia sorella. Mi spostai quindi su un fianco. Così potevo vedere benissimo il culo per metà nudo, mentre con la mano destra cominciavo a menarmi l’uccello. Mentre mi segavo potevo immaginare in completa tranquillità come sarebbe stato bello infilarlo in quel culetto così bianco. Immaginavo lo sforzo che avrei dovuto fare per spingere la mia cappella in quel buchettino anale così stretto. A stento trattenni la voglia di sborrare a pochi centimetri da lei. Cancellai dalla mente quei pensieri. Volevo far durare il più possibile quella situazione così eccitante, il cazzo mi sarebbe rimasto in tiro molto facilmente. Non volevo sfilarmi completamente gli slip. Sarebbe stato troppo rischioso. Decisi quindi di abbassarli leggermente giusto per potermi vedere tutto il cazzo fino ai coglioni.

Strisciando letteralmente sulle lenzuola mi avvicinai ancora di più. Ora c’era il mio cazzo a tanto così dal suo culetto sodo. La situazione mi stava prendendo la mano ma non riuscivo a fermarmi. Mi rimisi disteso sul letto e notai con stupore quanto in tiro era la mia minchia. Si stagliava all’insù desiderosa di poter penetrare in quei buchetti meravigliosi.

Tolsi la canottiera. Ripresi a menarmi il cazzo silenziosamente ma sempre più rapido. Il mio ventre peloso finiva con una nerchia turgida e contrastava benissimo con il fondoschiena bianco di mia sorella. Tenendo il cazzo in mano seguivo con la mia cappella il profilo perfetto della chiappa nuda. Scesi dal letto, feci cadere i miei slip, con un passo in avanti li lasciai a terra e sempre menandomi l’uccello, cominciai a camminare ormai nudo intorno al letto per avere una visione completa della donna che avevo davanti. Potevo scorgere tutti i dettagli della sua figa. Mi piaceva concentrarmi sulla parte più stretta dei suoi slip dove si restringevano nella zona del clitoride. Sempre nel più assoluto silenzio mi portai vicinissimo al suo viso. Smisi di segarmi, avvicinai il cazzo alla sue labbra, sentivo il suo respiro accarezzarmi la cappella infuocata. Pensai a quanto sarebbe stato bello venirle in bocca.

Come in precedenza con il randello in mano seguii il suo profilo. Partendo dal mento scesi per il collo. Mi fermai tra le tette. Spostai la minchia in corrispondenza di un capezzolo ed in maniera impercettibile lo appoggiai per un secondo su di esso. La sensazione che provavo era meravigliosa. Con il mio cazzo toccavo le tette di mia sorella !.

Ritornai sul letto e mi distesi di nuovo. Eccitato da ciò che avevo fatto ripresi lentamente a menarmi l’uccello pensando a cosa mi avrebbe potuto dire nel caso si fosse svegliata d’improvviso e mi avesse sorpreso completamente nudo e con il cazzo in tiro.

Mi voltai di nuovo verso di lei. Delicatamente mi misi in ginocchio dietro a lei e ricominciai a segarmi. Volevo almeno sborrare guardando quel culetto così invitante. La mia mano andava sempre più veloce, pensieri di sesso, con la figa, il culo, le tette di mia sorella affollavano la mia mente. Ero pronto per esplodere , la mia mano sinistra avrebbe raccolto un fiume di sborra, il mio sguardo era rivolto verso il soffitto, gli occhi socchiusi ad immaginare tutto il sesso possibile ma la sega troppo decisa che mi stavo sparando aveva fatto ondeggiare il materasso. Il movimento svegliò mia sorella che girandosi verso di me con una voce mista a sonno e preoccupazione disse “ chi c’è ?“

..…..continua

Le sorelline

Da circa due settimane Tatiana e Larissa, due belle ragazze di ventisei e ventidue anni si sono trasferite da un lontano paese dell’est a casa di mio nipote.

Per non fare sentire troppo sola Tatiana, che è diventata la moglie di mio nipote, hanno pensato di ospitare per i primi tempi la sorella minore, perché purtroppo la professione lavorativa di lui lo tiene fuori casa per molto tempo e le due ragazze passano le loro giornate in completa solitudine.

Abitiamo vicino e dopo un normale periodo di diffidenza iniziale il rapporto comincia ad essere buono tanto che penso d’essere simpatico ad entrambe ed è per questo che ogni giorno passo a trovarle.

Per via del recente trasloco ci sono ancora scatoloni sparsi per la casa ed io mi sono offerto, per il fine settimana, di aiutarle a mettere in ordine e loro hanno accettato volentieri.

Ci incontriamo sabato pomeriggio. Sono sole in casa. Mio nipote è via per lavoro.

E’ comprensibile un po’ d’imbarazzo quando mi capita tra le mani lo scatolone che contiene i loro vestiti e la biancheria intima.

Quasi ad anticipare il mio imbarazzo Tatiana esclama: “ non ti preoccupare, fai pure, del resto sei l’unico che ci sta aiutando e questo lo apprezziamo molto ”

“ Penso che non sia la prima volta che maneggi biancheria femminile “ aggiunge Larissa.

Sorpreso dalla risposta non mi tiro indietro ed anzi, divertito comincio a sfilare vestiti e biancheria intima.Tra le mani mi passano reggiseni,tanga, slip, biancheria veramente sexy.

Il mio cazzo comincia ad indurirsi pensando a quanto sarebbe bello poter scopare con queste due fighettine.

Dopo parecchio lavoro di riordino, seduti sul divano mi raccontano di quanto soffrono la lontananza da casa. Io ascolto volentieri le loro parole ma il mio sguardo si concentra sempre di più sui corpi delle due ragazze. Erano veramente due corpi fatti bene, gambe lunghe, fondoschiena dalla forma perfetta e seni ben proporzionati. Con la fantasia me le immaginavo già distese sul letto ad entrambe a gambe larghe vogliose del mio cazzo.

Il giorno dopo passai a trovarle di nuovo approfittando dell’assenza del marito

Vieni – mi dissero- ti mostriamo come abbiamo sistemato la camera da letto.

Intuii che le due ragazze si erano messe d’accordo per ripagarmi dell’aiuto che avevo dato. Non avrei potuto chiedere di meglio.

Tatiana si distese sul letto mentre Larissa rimase in piedi sulla soglia della porta. Tatiana mi fece cenno, battendo la mano sul copriletto in raso rosso, di raggiungerla. Ero sorpreso da tale atteggiamento ma quando mi sentii spingere per la schiena dalle mani di Larissa il momento che sognavo era arrivato.Le due sorelle volevano regalarmi sesso.

Mi accomodai sul letto. Tatiana prese con la sua mano la mia nuca. Avvicinò la sua bocca alla mia e cominciammo a slinguare.

Larissa si era seduta vicino a me e mentre continuavo a slinguare con Tatiana sentii le sue mani che si appoggiavano in mezzo alle mie gambe. Fece scendere la zip dei pantaloni.

Il mio cazzo era duro.Lo tirò fuori e delicatamente cominciò a passarsi la cappella sulle labbra.

Feci scivolare la mia mano tra i pantaloni di Tatiana. Il palmo della mia mano racchiudeva ora tutta la sua figa. Potevo sentire la sua delicata peluria che stringevo sempre di più. Avvinghiato a Tatiana le nostre due lingue si scambiavo fiumi di saliva, il cazzo pulsava dentro la bocca di Larissa che aveva cominciato a stantuffare su e giù. Volevo continuare il più possibile con queste due ragazze che si stavano rivelando due autentiche maiale. Per non sborrare subito suggerii di cambiare posizione. Le due sorelle ne approfittarono per spogliarsi e rimasero entrambe in slip e reggiseno.

Mi fecero mettere di schiena contro la spalliera del letto e mi sfilarono lentamente tutti i vestiti. Tatiana di fronte a me si piegò e ingoiò il mio randello infuocato mentre Larissa si posizionò in piedi con la figa all’altezza della mia bocca. Con le mani mi attaccai al culo sodo di Larissa e con la lingua scostai un lembo degli slip che indossava. La figa già abbondantemente bagnata, facilitò l’ingresso della mia lingua nel suo clitoride. Un grido di piacere mi fece capire che godeva. Slinguando furiosamente aumentavo sempre di più la sua eccitazione e nello stesso momento il pompino di Tatiana mi faceva godere tantissimo. Larissa lanciava gridolini di piacere. Lecca, lecca ancora,siiiiiiiii ,oohhh godo come una troia, era la supplica di Larissa che improvvisamente inondò la mia bocca del suo abbondante liquido seminale.

Supplicai Tatiana di fermarsi da quell’attività pompinatoria che mi stava facendo esplodere il cazzo.

La situazione oramai aveva preso la piega della vera orgia e niente aveva più freno.

Feci togliere alle due puttanelle tutta la biancheria intima .Misi le mani di Larissa sulla spalliera del letto posizionandola alla pecorina.

“ Vuoi spingermelo nel culo vero ? ” chiese Larissa.

Prima ancora che potessi rispondere Tatiana mi anticipò dicendo: “ ti chiede così perché lei si sente donna quando qualcuno lo spinge nel culo.”

“ Si è vero. È la cosa che preferisco quando scopo.” Confermò Larissa.

“ Aspetta, faccio io.”

E ancora prima di finire la frase fu proprio Tatiana a prendermi l’uccello e appoggiare la cappella sul bucchettino del culo della sorella.

Mentre tu l’inculi, chiese Tatiana, voglio la stessa leccata di figa che hai fatto a lei. Si posizionò quindi a cavalcioni sulla schiena di Larissa mostrandomi la figa squarciata e grondante di umori vaginali.

Il mio pene cominciava spingere lentamente sullo sfintere di Larissa, appoggiandomi sulla sua schiena le afferrai le tette e contemporaneamente la mia bocca toccò i peli della figa di Tatiana. Come in precedenza la lingua scivolò facilmente nel solco vaginale facendomi assaporare il delizioso liquido.

I miei movimenti cominciavano a sincronizzarsi. Il cazzo penetrava duro nel culo di Larissa e davo una leccata di figa a tatiana . Il cazzo tornava indietro ed un altro brivido al clitoride della sorella maggiore veniva regalato.

Anche Tatiana mi regalò un fiotto di sperma femminile che mi riempì la bocca. Strusciai il mento bagnato sulla schiena di Larissa. Tolsi il mio cazzo duro dalle chiappe di Larissa e con la lingua cominciai a leccarle il buchettino del culo ormai allargato a dismisura.

Il cazzo mi stava per esplodere. Volevo che entrambe ricevessero sborra dalla mia nerchia e quindi le feci posizionare con le bocche a fianco del mio cazzo.

“ Ora slinguate con questa bega ” fu l’invito che diedi.

Un vortice di lingue leccava la nerchia turgida avvolgendola in una meravigliosa calda sensazione. L’ umido della saliva faceva scivolare le lingue dalla cappella fino alle palle.

Ohhhhhhhh…..sborrooooo…… un fiume di sperma pervase le loro bocche. Le loro lingue facevano a gara a chi poteva leccare più sborra possibile . Con la mia mano presi il cazzo e a turno distribuivo il liquido bianco, che ancora usciva abbondante, tra le labbra delle due porche.

Slinguavano tra di loro con il mio cazzo provocandomi una sensazione meravigliosa. Deglutirono fino all’ultima goccia di sborra.

A turno con le lingue si ripulirono il mento che aveva ancora goccioline di nettare bianco.

Io ormai sfinito ringraziai le due sorelle con la promessa reciproca che questo sarebbe stato soltanto l’inizio.

Notte di nozze

La cerimonia era stata perfetta.Tutto era andato secondo i programmi. La mia sposa non avrebbe potuto chiedere di più da quel giorno, o almeno era quello che io avevo pensato. Genitori, parenti, amici si erano divertiti, avevano mangiato bene, cantato e scherzato.Si erano davvero divertiti e tutti avevamo passato una domenica in allegria. La giornata stava quindi volgendo al termine e i primi ospiti cominciavano a salutarci. Baci e abbracci a Emanuela, da quel giorno mia moglie, saluti a me da tutti gli invitati e la promessa di rivederci il prima possibile. In sostanza tutti quei convenevoli tipici dei matrimoni.

Non contenti della giornata trascorsa in compagnia i miei due migliori amici Michele e Maurizio si offrirono di accompagnare me e Emanuela a casa.

“ Proprio perché è la tua giornata” afferma Michele:

“ …e oggi non devi fare nulla di faticoso “ chiude Maurizio.

Arrivati davanti a casa l’amicizia che ci legava da tanti anni non mi permetteva di salutarli sulla strada così li inviati ad entrare. Se volete fare un’ ultimo brindisi, entrate in casa con noi, dissi. Emanuela acconsentì volentieri.

- Vado ad indossare qualcosa di più comodo – disse Emanuela, dirigendosi verso la camera da letto.

Io Michele e Maurizio ci accomodiamo sul divano e cominciamo a parlare della giornata trascorsa e inevitabilmente il discorso scivola sulle donne presenti al matrimonio. Commenti sempre più pesanti all’indirizzo delle più belle fighe presenti alla cerimonia arrivano alle orecchie di mia moglie che rientrando nel soggiorno dice:

-voi uomini avete sempre un unico discorso ed è sempre rivolto a cosce sederi e tette di donne.

-In effetti, dice Maurizio ci siamo lasciati andare, ma devi ammettere Emanuela che oggi ne avete invitate tante di belle ragazze -posando il bicchiere sul tavolino.

Quando alza lo sguardo e la vede nel nuovo abbigliamento trasale. Maurizio attira l’attenzione di Michele ed entrambi ammirano i pantaloncini cortissimi che mettevano in risalto le lunghe cosce e il culo dalla forma perfetta ed un top che lasciava scoperto il ventre piatto e abbronzato slanciando ancora più in alto le tette sode di Emanuela.

Ragazzi – dissi scherzando– sguardo sopra il collo di emanuela perchè questa da stasera è proprietà privata. Ridemmo tutti.

Sprofondando sul divano e incrociando una gamba sotto il sedere, Emanuela esclama: ma Piero vuoi che si accorgano di me con tutto quello che hanno visto oggi ? dice con un misto di gelosia e provocazione.

Guarda Emanuela che se dobbiamo essere sinceri tu sei la prima della lista tra tutte quelle viste oggi. Fortunato Piero che stanotte…..

Ma no è troppo stanco – dice Maurizio- stanotte non ce la farà. Hai bisogno di una mano Piero ? ridacchia Maurizio.

Penso che sia talmente stanco che avrà bisogno di due mani aggiunge Michele sorridendo.

Una battuta tira l’altra e Emanuela aggiunge : scusate ragazzi, ma più che di due mani vista l’occasione avrebbe bisogno di due cazzi.

Divertiti dalla battuta di Emanuela la discussione prende un tono semiserio ed io, curioso di sapere dove sarebbe andata finire esclamai :

Non ho bisogno di nessun aiuto e anzi, se sei d’accordo Emanuela, farò vedere a questi due di cosa sarò capace stasera.

Lei forse ancora risentita per i complimenti alle altre invitate aggiunge : con piacere. Farò vedere anche io che di tette e culo sono ben fornita.

E a quel punto Emanuela comincia a scostarsi la leggera canottiera di seta che indossa. Fissando gli sguardi di Maurizio e Michele sa già che i due amici possono vederle il primo capezzolo.

Non è il caso di fare così – farfuglia Michele. Si è vero – aggiunge Maurizio –lasciamo andare la questione.

Io cerco di intervenire ma Emanuela con sguardo deciso mi fissa negli occhi : lascia Piero, diamo una lezione a questi due.

Per nulla intimorita ed anzi eccitata dagli sguardi di tre uomini che si posano sulle sue tette i capezzoli rosa si induriscono sempre di più. Distende le gambe le gambe in avanti portando la schiena in posizione ritta, ritrae le ginocchia verso di sè e allargando lentamente le gambe fa intravedere la forma della sua figa. Ormai in preda ad un euforia sessuale esclama – ragazzi che ne dite ? per me la festa può anche continuare.-

Sapevo dell’ardore sessuale di mia moglie ma questa volta mi aveva sorpreso.

Se non ti offendi Piero, disse Michele portandosi una mano ai pantaloni, anche io vorrei ricominciare la festa .Fece scendere la zip e con un gesto velocissimo della mano fece scivolare fuori la sua bega ormai in tiro.

Maurizio che non voleva essere da meno slacciò la cintura facendo cadere i pantaloni a terra mettendo in risalto la forma della sua nerchia ancora nascosta tra gli slip.

Ero incapace di porre fine a questa situazione che mi stava sfuggendo di mano ma che tutto sommato mi eccitava e quindi pensai bene di lasciare andare le cose. Dopotutto ero tra amici e mia moglie, ed era lei che li stava incoraggiando.

Emanuela nel frattempo si era sfilata il top lasciando in bella vista le tette sode. Si era sfilata i pantaloncini ed era rimasta con il suo tanga rosso. La testa appoggiata all’indietro sulla spalliera del divano. Due dita della sua mano avevano scostato un lembo del tanga e cominciato a massaggiare sfregare il clitoride. Ansimava. Aveva voglia di cazzo e quella sera ne avrebbe avuti a disposizione ben tre.

Emanuela guarda che spettacolo.- le dissi. Lei alzando il capo rimase sbalordita alla vista di tre cazzi duri che avevano circa tutti le stesse grosse dimensioni.

Ragazzi, però se volete proseguire il gioco dovrete seguire le mie indicazioni. dissi.

Certo. Faremo quello che vuoi purché a questo punto ci lasci chiavare tua moglie.- risposero i due.

Feci sedere Michele e Maurizio ognuno di fianco a mia moglie. Presi una mano di Emanuela , che ora era seduta sul bordo del divano, e la posai sul cazzo di Michele e feci altrettanto con l’altra sulla minchia di Maurizio.

Ora Emanuela seguiva dolce tutte le mie istruzioni. Voleva solo cazzo. Io messo di fronte a lei le avvicinai la cappella alla bocca. La sua lingua cominciò a leccare sapientemente. Contemporaneamente iniziò a menare il cazzo ai due amici che cominciavano a godere.

La sua lingua mi leccava tutta la minchia. La saliva colava sul mio membro duro. Con le mani le tenevo la nuca e il cazzo scomparve nella sua bocca ingorda di cazzo.

La figa bagnata di Emanuela era pronta a ricevere uno dei tre randelli a disposizione e fu lei a chiedere di cambiare posizione.

Feci sedere Michele e invitai Emanuela a salire sopra di lui. Il cazzo duro scomparve nella fessura vaginale in un secondo. Ahhhhh..il grido di godimento di Emanuela faceva capire che apprezzava le dimensioni.

Fu la volta di Maurizio appoggiare la cappella sulle labbra di Emanuela e lei cominciò a slinguare sapientemente. Io, menandomi il cazzo, rimanevo a guardare eccitato alla vista di mia moglie sbattuta da due uomini nella prima notte di nozze.

La figa di Emanuela calda e bagnata aveva ormai con il suo liquido vaginale inumidito abbastanza il buchettino del suo culo.

Nel su e giù di Emanuela sul cazzo di Michele feci cenno di distendersi sul divano e come furono pronti allargai le chiappe di mia moglie e comincia a far roteare il dito sul buco anale. I mugolii di Emanuela mi fecero capire che era arrivato il momento di penetrarla anche da dietro.

Il mio randello duro era pronto. Avvicinai la punta del cazzo alle pieghettine del culo e con leggera pressione cominciai a spingere.

Fatemi godere. Fatemi godere era la richiesta di Emanuela. Fatemi un bel regalo di nozze, continuava a chiedere.

La mia capella era entrata nel suo sfintere e cominciavo ad andare avanti e indietro. Il cazzo di Michele nella vagina , il cazzo di Maurizio ripreso in bocca ed il mio che gli riempivano il culo facevano sembrare mia moglie una vera troia. Mi piaceva pensarlo e mi piaceva vederelo.

Godevo come un pazzo . Sborriamo ragazzi ! esclamai

Quasi come per caso venimmo tutti assieme. Il fiotto di sperma di Michele inondò il ventre di Emanuela e colando fuori dalla figa allargata impastò i peli di entrambi.

Il torrente di liquido bianco di Maurizio riempì la bocca di lei che con abile mossa se lo tolse quando ancora veniva e lo ripassò sulle labbra come un rossetto per gustare tutto il sapore leccando dalla cappella infuocata di Maurizio anche l’ultima goccia di nettare bianco.

Il mio pistone che andava avanti e indietro sparò sborra nella cavita’ anale ormai allargata a dismisura facendo colare sperma tra le chiappe della mia puttana che ormai sfinita ringraziò tutti per la meravigliosa notte di nozze. Che bel regalo di nozze mi avete fatto .

Anzi tre regali, tre cazzi tutti per me.

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