A LETTO CON MIA SORELLA. ( Terza parte )
Quella mattina mi svegliai con in mente un preciso pensiero. Volevo fare una colazione speciale assieme a mia sorella.
Ancora nel letto sentii i miei genitori uscire di casa per recarsi al lavoro e poco dopo mia sorella che trafficava in cucina.
Era consuetudine che lei mi venisse a svegliare. Sentendo i suoi passi che si avvicinavano alla mia camera, e ripensando a ciò che era accaduto, assunsi una posizione supina e mi sistemai la maglietta a metà pancia, in modo da lasciare in evidenza la forma del mio cazzo che, racchiuso negli slip, andava sempre più ingrossandosi.
Lei entrò e si diresse alla finestra. Con il movimento degli occhi seguivo i suoi passi e notai con sorpresa l’ abbigliamento che indossava. Non era mai successo che entrasse in camera mia indossando solo gli slip ed una canottiera che a stento le raccoglieva le tette. Seguivo ogni suo movimento mentre tirava le tende e spalancava la finestra, ma il mio sguardo era tutto per il suo fantastico culo.
Si avvicinò e tirandomi per la maglietta disse:
-alberto sveglia …..alzati.-
Fingendo uno sguardo ancora assonnato muovevo il bacino a destra e a sinistra inarcando leggermente la schiena come per stiracchiarmi. Lei non poteva non notare il mio cazzo in tiro nascosto sotto gli slip ed, infatti, scorgevo che il suo sguardo passava e ripassava sulla minchia. Si fermò di fianco al letto e con una carezza delicata mi passò la mano sulla minchia dura. Allontanandosi mi disse:
Dai alberto alzati e scendi…ti aspetto….-
Mi alzai e davanti allo specchio dell’armadio vedevo il mio cazzo duro. Mi venne in mente di presentarmi in cucina completamente nudo, mostrandogli l’uccello nella massima erezione, ma ci ripensai, poiché mi sembrava una mossa troppo azzardata, e non volevo rovinare quello che stavo costruendo.
Scesi in cucina, lei era seduta al tavolo e stava già facendo colazione.
-come va ? tutto bene?
Senza nemmeno lasciarle il tempo di rispondere aggiunsi :
-guarda che quello che sta succedendo non deve cambiare i nostri rapporti-
-ma non cambia proprio nulla …..anzi…-rispose.
Quell’ultima parola mi incoraggiò al punto che smisi di trafficare con tazzina e caffè e girandomi verso di lei esclamai:
-cara sorellina…….-
Appoggiai le mie mani sulle sue spalle e le massaggiai per qualche secondo. Lentamente le feci scivolare verso le sue tette. Lei rimaneva immobile mentre sentivo riempirsi il palmo delle mie mani di quella carne così soda ma nello stesso tempo così soffice.
Smise di sorseggiare il caffè che aveva davanti. Presi tra il mio indice e il pollice, i suoi capezzoli. Sentivo tra il tessuto della canottiera che si stavano lentamente indurendo. Più roteavo le mie dita e più il suo respiro diventava forte. Allungai le mie mani verso il fondo della canottiera. Impugnai l’orlo e lentamente la feci risalire. Quasi meccanicamente lei seguiva il mio gesto e alzando le braccia mi permise di sfilarla completamente. La lasciai cadere a terra e ripresi le tette tra le mie mani. Mi avvicinai con la minchia e cominciai a strusciarla sulla sua nuca. Per sentire ancora di più la forma del mio bastone anche lei cominciò a muovere la testa. Diedi un’ultima strizzata alle mammelle e portai la mia mano sulla minchia. Tirai fuori il cazzo e cominciai a ripassarlo sui suoi capelli. Lo facevo sfregare sulla parte posteriore del collo accarezzandolo con la mia cappella arrossata.
Girò la testa verso sinistra e con la lingua di fuori mi invitava ad appoggiarlo. Ma la posizione scomoda le permetteva soltanto di solleticarmi la cappella. Feci mezzo giro intorno a lei e mi ritrovai di fronte al suo viso con la mia nerchia in tiro. Mi tirò giù gli slip, afferrò con la mano i miei coglioni tirandomi contro le sue labbra serrate. Baciò la cappella un paio di volte e poi cominciò a succhiare. Le mie mani racchiuse sulla sua testa assecondavano il ritmo del pompino ma dopo qualche minuto le proposi di continuare la sua colazione.
-ma ….in che senso…?- mi chiese curiosa sfilandosi il cazzo dalla bocca.
Senza dire nulla affondai due dita nel vasetto aperto della marmellata posta sul tavolo e ne estrassi una buona quantità che cominciai a spalmarmi dalla cappella fino a metà nerchia, e quando fu ben ricolma la invitai a riprendere la succhiata.
-ti piace più la marmellata ..o il cazzo ?- le chiesi avvicinandole l’uccello.
-sono golosa di marmellata ….ma…. anche di cazzo !
Con la lingua iniziò ad ingoiare il dolce strato. Leccata dopo leccata lo ripulì completamente fino a quando se lo ricacciò in gola pompando furiosamente.
- voglio leccarti la figa –le proposi.
La feci alzare e la accomodai sul tavolo. Occupai il suo posto sulla sedia e chinando il capo sulle sue gambe cominciai a baciarle risalendo sempre più su. Le sue mani si appoggiarono sulla mia testa e mi guidarono sul suo triangolino di sesso.
Già attraverso gli slip mi accorsi che era completante bagnata. Le tolsi le mutandine e affondai la mia bocca su quella peluria di figa così invitante. Allargò le gambe appoggiando i piedi sulla parte più alta della sedia e si sdraiò sul tavolo. Con la lingua cominciai a leccare le sue labbra vaginali.
Infilai la lingua nel solco il più a fondo possibile e mentre entravo e uscivo da quella meravigliosa apertura, sentivo il suo incitamento :
- leccami…leccami …mi piace…-
-per fare colazione serve lo zucchero….- dissi interrompendo la slinguata.
Presi il cucchiaino dalla zuccheriera e lo avvicinai alla figa. Delicatamente cominciai a far piovere zucchero sul clitoride di mia sorella che in pochi attimi fu ricoperto di un dolce velo bianco.
- cosa mi fai…..cosa mi fai ….alberto…. però…. mi piace-
La sua eccitazione mi fece riprendere la leccata ancora con più gusto. Il sapore della vagina bagnata si mescolava perfettamente con il dolce dello zucchero. Proseguendo la leccata le allargavo con le dita la passera facendo colare nelle chiappe tutto il succo che andava lentamente depositandosi sul buchettino anale lubrificandolo perfettamente. I miei pollici erano esattamente all’altezza del suo sfintere e senza sforzo ne infilai uno nel culo. Due o tre movimenti dentro e fuori la fecero sussultare di piacere e dopo pochi istanti sfociò in un violento orgasmo.
La feci rialzare meravigliandosi di quanto liquido seminale le era sgorgato dalla figa. Il mio cazzo in tiro pronto a penetrarla. La presi per i fianchi e la feci scendere verso di me. La sua figa fradicia e la mia minchia durissima non ebbero difficoltà ad accoppiarsi.
Un grido di piacere di entrambi accompagnò la penetrazione. L’eccitazione spinta al massimo fece avvicinare le nostre labbra che si sfiorarono più volte. Di colpo le infilai la lingua in bocca dando il via ad un bacio appassionato. Io seduto sulla sedia la tenevo quasi sospesa per le chiappe e lei di sopra di me cominciò a cavalcarmi come un forsennata.
-gridava e si dimenava . fottimi…fottimi….urlava.
Pensavo con piacere come una ragazza così bella e fine si trasformasse in una maiala ingorda di cazzo. Ed ero ancora più contento di aver scoperto che questa maiala di mia mi concedeva tutto.
-Sto venendo….vengo….Marina…ti sborro dentro…..-riuscii a dire.
-No aspetta …non sborrare…adesso – mi chiese. Adesso sono io che voglio continuare la mia colazione. Incuriosito dalla proposta la lasciai fare.
Si alzò sfilandosi il cazzo dalla vagina grondante e mi fece cenno di mettermi in piedi vicino al tavolo. Lei prese il mio posto sulla sedia. Sfilò un biscotto dalla scatola e lo appoggiò sul bordo Con la sua mano afferrò il mio cazzo e lo guidò fino un centimetro dal biscotto. Lentamente cominciò a segarmi.
Non ci volle molto per riportarmi il cazzo in tiro che ricominciò ad ingrossarsi velocemente, finchè esclamai :
‘ sborro….sborro ……marina’.
Lei teneva stretta la minchia per dirigere quanta più sborra poteva sul quel biscotto. Il fiotto di sborra lo ricoprì completamente. La sborrata fu così generosa che spalmando a destra e sinistra si riversò anche sul tavolo. Con un rapido gesto agguantò il biscotto ricoperto della glassa bianca ancora calda e lo addentò a metà.
Con un lento gesto tirò indietro la parte che ancora le rimaneva in mano, producendo così un lungo filamento di sborra che partiva dalla sua bocca e finiva sul biscotto.
Con un dito dell’altra mano prese il filo di sborra e portandolo alla bocca lo ingoiò avidamente. Subito dopo avvicinò alla bocca il rimanente pezzetto ricoperto di liquido, e fissandomi negli occhi, riprese a masticare. Impazzivo di piacere all’idea che mia sorella stava letteralmente mangiando il mio sperma.
Io ero in piedi di fronte a lei. Lei seduta mise le sue braccia all’altezza del mio culo e mi abbracciò. Appoggiò il suo viso al mio basso ventre. Con mie mani le strinsi ancora di più la testa verso di me. Sentivo il movimento delle sue mandibole, che stavano assaporando il mio sperma, che massaggiavano dolcemente il mio ventre.
Tra pochi giorni i nostri genitori sarebbero partiti per le vacanze estive lasciandoci soli in case per due settimane. Il mio pensiero andò subito a tutto quello che avremmo potuto fare…..


