STRAP-ON
Il bimotore della JetAirvais toccò terra e arrestò la corsa al limite della pista. L’aereo effettuava la tratta Parma-Roma-Parma quattro volte al giorno. Sarebbe ripartito l’indomani mattina con a bordo i passeggeri diretti nella capitale.
Seduto sopra una poltrona, nella sala d’aspetto dell’aeroporto Giuseppe Verdi, stavo in attesa che comparissero i passeggeri. Mantenevo le mani intrecciate, umide di sudore, movendole di continuo, scaricando sulle dita l’ansia che mi portavo addosso.
Ero andato all’aeroporto per incontrare una donna di cui conoscevo solo il nome: Margherita. Avevamo stretto amicizia frequentando in rete un gruppo di discussione di racconti erotici dove entrambi eravamo soliti pubblicare le storie di sesso che scrivevamo. Replicando ad un commento di un lurker avevo reso pubblica una mia fantasia erotica. Con molta semplicità avevo espresso il desiderio di praticare del sesso con una lesbica.
L’affermazione era stata raccolta da Margherita, musa ispiratrice, a sua insaputa, di molti miei racconti saffici. Iniziò a tempestarmi di e-mail fintanto che in una di queste missive espresse la volontà di conoscermi di persona.
Le uniche donne dichiaratamente lesbiche che mi era capitato di conoscere prima d’incontrare Margherita erano due creature orribili. Ambedue avevano le gambe foderate con lunghi peli ed erano provviste di una sottile peluria al viso. Nel mio immaginario, come in quello di tanti altri uomini abituati a divorare con gli occhi immagini pornografiche, una lesbica riproduceva l’essenza della pulsione erotica.
Stirai le gambe e mi alzai dalla poltrona, dopodiché mi avvicinai al cancello d’uscita dei viaggiatori. Le sembianze di Margherita mi erano sconosciute. Lei però aveva visto una mia fotografia su di una pagina del mio sito web.
Nell’aerostazione ero solo ad attendere l’arrivo dei passeggeri. Margherita non avrebbe avuto difficoltà a identificarmi. Il gruppo di viaggiatori condotto a terra dall’aereo era composto in maggioranza da uomini d’affari. Molti facevano ritorno dalla capitale dove si erano recati per motivi di lavoro. Identificai fra loro tre giovani donne: una di loro era sicuramente Margherita.
Me l’ero immaginata così e non era per niente male. Fu lei a notarmi per prima e venirmi incontro.
- Ciao, bello! – disse dopo avermi gettato le braccia attorno al collo e baciato sulle guance.
- Ciao… – risposi intimidito dal suo improvviso slancio.
Peli nelle gambe non ne aveva, e nemmeno fili di barba sul mento. Indossava una minigonna elasticizzata che metteva in risalto le gambe affusolate e le caviglie strette. Una camicetta bianca, sbottonata sul davanti, sottolineava il solco fra le tette, non troppo grosse, ma sode all’apparenza. Tracolla portava una borsa da viaggio.
- Hai altri bagagli? – dissi.
- No, ho tutto nella borsa. Ripartirò domani pomeriggio. Ho portato soltanto lo stretto necessario…
- Conoscendo la predilezione che hai per i congegni erotici sono curioso di sapere cosa nascondi dentro la sacca. – dissi in tono scherzoso.
- Eheheh… è una sorpresa.
- Dai a me. La porto io la borsa.
- Ah, sì, grazie.
Sistemai la fascia tracolla e proseguimmo verso l’uscita dell’aerostazione.
- Sei soddisfatto nel vedermi qui? Oppure pensavi che ti avrei bidonato?
- Moltissimo… e poi non avevo dubbi. Ero certo che saresti comparsa. – dissi aprendomi in un largo sorriso.
Margherita bella la era per davvero. Mi domandai se era davvero lesbica mentre ci dirigevamo verso l’automobile. Bisessuale! Ecco cos’era! Ma non potevo chiederle conferma, perlomeno non subito, magari più tardi, pensai.
- Dove mi porti? – chiese mentre percorrevamo la tangenziale a est della città.
- Pensavo che ti avrebbe fatto piacere cenare in un locale tipico.
- Sì, certo, dove mi porti? Vicino al Po?
- No, in collina, ma se insisti impiego poco tempo a girare la macchina ed andare là.
- No, va bene, mi fido di te.
Usciti dalla tangenziale imboccammo la strada che conduce verso le colline.
- Ti spiace mettere un poco di musica?
- No, anzi.
Accesi l’autoradio e la sintonizzai su Radio Lattemiele, la stazione che sono solito ascoltare mentre guido.
- Ascolti sempre questo tipo di musica mentre viaggi in macchina? – disse.
- Sì, perché?
- Beh, si sente che sei un tipo romantico.
- Adesso mi fai arrossire. – dissi.
- E’ l’impressione che ho ricevuto leggendo i tuoi racconti e la scelta di questo genere di musica ne è la conferma. Ci scommetto che uno dei tuoi cantanti preferiti è… Biagio Antonacci, vero?
- Sì, lo ammetto. – risposi con un certo imbarazzo.
- Ma dai scherzavo. E poi Biagio piace anche a me.
Dalla terrazza del ristorante si godeva una magnifica vista panoramica sulla pianura che pareva illuminata da una miriade di luci. Prendemmo posto ad un tavolo sedendoci uno di fronte all’altra. La differenza d’età non si dimostrò un grave handicap per la nostra amicizia. Margherita sembrava soddisfatta della mia compagnia. Estranei non li eravamo del tutto, la lettura dei suoi racconti e le accese discussioni che avevamo caratterizzato il nostro rapporto sul newsgroup mi avevano permesso di conoscerla più di quanto lei poteva immaginare. In comune avevamo lo stesso modo d’intendere la vita. Entrambi eravamo disposti ad accettare qualsiasi tipo d’esperienza sessuale che ci fosse stata proposta.
I preliminari, giocati a consumare la cena attorno al tavolo, avevano accresciuto la voglia di conoscerci nell’intimità di una stanza da letto.
- Sei contenta di essere qui stasera?
- Sì, certo.
- Oppure avresti preferito non essere mai venuta.
- Perché dici questo?
- Non lo so.
- E’ una risposta del cazzo, lo sai?
- Sì, certo, scusami.
- Ho intrapreso questo viaggio conscia di ciò che avrei trovato. Leggendo i tuoi racconti ho imparato a conoscerti, e mi piaci per come sei dentro.
- E come sono?
- Ingenuo. O forse no, è questo che vorrei scoprire e ciò m’incuriosisce.
- Perché dici questo?
- Sei candido. Ecco la parola giusta che serve a definire quello che sei. Sì, questa è l’espressione più appropriata.
- E’ un demerito forse?
- No, ma al giorno d’oggi è premiato chi è furbo e ipocrita, non credi?
- E allora?
- Penso che tu debba rimanere così, altrimenti non sarei mai venuta qua.
- Sono abituato a incontrare persone che nella vita reale sono diverse da quelle che appaiono nei loro scritti. La gente cerca di apparire per ciò che vorrebbe essere e non per quello che è. Questo potrebbe succedere anche nel mio caso. Ti sei fatta una idea che è solo tua, invece potrei essere completamente diverso da quello che immagini, non credi?
- Sono qui per scoprirlo.
- Parlami di te, piuttosto. – dissi.
- Di me?
- Sì, di te.
- Non ho molto da dirti. Che vuoi sapere?
- Tutto…
Incominciò a scandire una parola dietro l’altra, come sono solite fare le donne quando iniziano a parlare di sé. Rimasi ad ascoltarla mentre narrava del suo lavoro, delle amicizie e di come aveva cominciato a scrivere racconti erotici.
La voce tradiva un chiaro accento romanesco. Rimasi stupito nel sentire che mozzava le doppie erre in una sola. Io invece me le trascinavo dietro con la mia inflessione parmigiana.
A tavola mi diede l’impressione di gradire il piatto di tortelli d’erbetta che il cameriere ci servì dopo l’antipasto di salumi. Lo stesso accadde con la punta di vitello ripiena di pane, formaggio e uova. Dopo avere assaggiato quest’ultimo piatto si limitò a gustare un sorbetto alla menta a fine del pasto.
* * *
- Carino il tuo appartamento.
- Ti piace?
- Lascia che lo visiti tutto, dopo saprò di te molto più quanto già so.
- Non dovrai affaticarti troppo a camminare perché è di soli 85mq.
- E cosa vorresti a disposizione? Un’astronave?
- No, ma vorrei un bell’attico.
- Carino… lui, eh.
La seguii dappresso strusciandomi contro il suo corpo mentre girava da una stanza all’altra. Ci ritrovammo sullo stipite della stanza da letto. Ci fissammo a lungo negli occhi, senza dire una sola parola, aspettando che l’altro prendesse l’iniziativa. Posai una mano sulla sua guancia e l’accarezzai. Lei accompagnò il mio movimento adagiandosi contro con il mio viso. Ero conquistato dal profumo della sua pelle e parecchio eccitato, ma non sapevo quale iniziativa prendere.
Margherita era lesbica, su questo non avevo dubbi, me lo aveva confermato lei stessa, ma non sapevo bene cosa desiderasse da me.
Fece passare le dita fra i miei capelli e cominciò a carezzarli. I suoi movimenti erano delicati come quelli di una piuma. Mi solleticava la pelle provocandomi dei brividi lungo tutto il corpo. Avvicinammo le labbra sfiorandoci fuggevolmente, senza mai entrare definitivamente a contatto, fintanto che le nostre bocche divennero tutt’una.
Margherita era calda, appassionata, molto più femminile di quanto potessi immaginare. Seguitammo a baciarci a lungo. I suoi modi non si addicevano a una lesbica. L’idea che mi ero fatto di Margherita era diversa da quello che appariva nella realtà, ma cos’era Margherita allora? Ripetei a me stesso questa domanda senza trovare una adeguata risposta.
Posai le mani sopra i suoi seni e li accarezzai. L’imbottitura del reggiseno non mi consentì d’entrare a contatto con la pelle, ma anticipò il momento in cui le avrei carpito i capezzoli fra le labbra per succhiarli avidamente. Accadde dopo poco quando ci ritrovammo nudi sopra le lenzuola. Margherita si mostrò insaziabile. Andò in brodo quando cominciai a succhiarle il clitoride. Raggiunse con estrema facilità più di un orgasmo. Tutto sembrava procedere per il verso giusto. Non avevo percepito nessuna differenza fra lei, lesbica, e una qualsiasi altra donna che era giaciuta nel mio letto, perlomeno fintanto che provai a scoparla.
- No… non è giunto ancora il momento. – disse serrando le cosce.
- Perché?
- Ho una sorpresa per te.
- Dici davvero?
- Sì, ma non è ancora tempo.
Avevo le palle dure, ritratte su sé stesse. Desideravo penetrarla, ma lei tergiversava accrescendo il desiderio che avevo di possederla.
- Cosa ti piacerebbe fare con me?
- Tutto.
- Tutto cosa?
- Scoparti?
- E poi?
- Desidero che me lo succhi?
- E poi?
- Venirti in bocca?
- E poi?
- Mettertelo nel culo?
- E poi?
- Beh, cosa altro potrei desiderare?
- Non hai altri desideri?
- Non so, dovrei pensarci… – dissi carezzandole i capezzoli turgidi.
- Se ti mettessi un dito in culo come reagiresti?
- Lo accoglierei volentieri.
- Qualche donna che te lo ha già messo dentro?
Esitai prima di risponderle, poi glielo dissi.
- Sì, parecchie volte. Avevo un’amica cui piaceva farlo senza che glielo chiedessi.
- Ti sentivi imbarazzato?
- Quando lo faceva spontaneamente no, ma sono un po’ restio a chiedere ad una donna di infilarmi un dito nel culo. Lo capisci, no?
- E se ti chiedessi di provare un’esperienza di questo genere con me, accetteresti?
- Con te sono disposto a tutto. – dissi adagiandomi con tutto il corpo sopra di lei.
- Sono contenta che tu dica questo. Ho portato con me una sorpresa. Aspetta qua, l’ho nella borsa da viaggio.
Margherita si liberò dal mio abbraccio e scese dal letto. Attraversò la stanza e uscì dalla porta. Tornò poco dopo con indosso una cintura fallica.- Ti piace? – disse mostrandosi nuda con indosso un cinto nero da cui s’innalzava un fallo in lattice di colore carne.
- Carino. – dissi sorpreso.
- Ti piaccio così?
Nuda, col fallo in lattice fra le cosce, sembrava un altro tipo di donna, ma non sapevo come dirglielo.
- Hmm… sì, ti sta bene. – mentii.
- Indossando una cintura fallica la donna desidera penetrare il suo partner maschile, ma anche l’uomo trova godimento nell’essere penetrato. Eri al corrente di questo?
- No, non lo sapevo. – dissi allarmato.
Ero impressionato da quella che consideravo una goffa messinscena. Non avevo mai visto una donna con indosso un gingillo del genere, anche se mi era capitato di giocare con falli in lattice e penetrare le mie occasionali partner con uno di quegli aggeggi.
- Le coppie che usano lo strap-on hanno l’opportunità di scambiarsi i ruoli e saggiare un lato diverso della loro sessualità.
- Ah! – dissi, mentre il cazzo mi si afflosciava.
- Occorre che ognuno dei partner liberi le fantasie dell’ambivalenza sessuale e le esprima liberamente.
- E tu credi davvero a quello che stai dicendo?
- Certamente! Quando assumo il ruolo di chi penetra vado a mutare il rapporto di coppia e questo cambiamento può diventare molto eccitante per entrambi i partner, concordi?
- Sì… certo.
- Se la pratica è ben condivisa si ha l’opportunità di raggiungere la piena fusione dei corpi e della mente, oltre che incrementare la sessualità di ciascuno.
- Dici?
- Sì, sei pronto a farlo?
Preparato a quello che Margherita mi stava offrendo non lo ero, ma non potevo tirarmi indietro.
- Come ti sembro? – disse avvicinandosi al letto dove stavo supino.
- Non ero preparato a questo genere di sorpresa. Che dovrei dire di più?
- Come credevi che fossi?
- Non lo so più.
- Un’idea te la sarai fatta di me leggendo i racconti che ho scritto.
- Sì, certo, o forse no.
- Beh, che vogliamo fare?
- Scusa se ti faccio una domanda, ma non ti senti ridicola con quell’aggeggio fra le cosce?
- No, affatto.
- Allora cosa vuoi da me?
- Te l’ho detto. Voglio penetrarti.
- Ed io cosa dovrei fare?
- Niente, devi lasciare fare tutto a me. – disse.
Margherita si avvicinò al letto e si mise davanti a me con il fallo in lattice bene in mostra. Percepivo a pelle che era molto eccitata e desiderava assumere il ruolo di puntatore. Ero perplesso, e poi non ero sicuro di prendermi in carico il suo ruolo di donna facendomi inculare, ma nello stesso tempo non volevo perdere l’occasione di mettermi alla prova sperimentando questo modo diverso di intendere il piacere sessuale.
Margherita salì sulle coperte e si accucciò al mio fianco. Incominciò ad accarezzarmi le cosce risalendo con le dita fino all’inguine prendendo nella mano il cazzo. Cominciò a masturbarmi, poi discese con le dita fino a toccarmi l’orifizio anale.
- Ti piace quando te lo tocco in questo modo eh?
- Sì. – dissi in tono dimesso.
Intinse le dita nella bocca inumidendole di saliva che mi depositò sull’anello dell’ano, poi m’infilò un dito nel culo. Roteò a lungo l’estremità della mano provocandomi un gradevole prurito, insistendo nel masturbarmi il cazzo con l’altra mano. Ero turbato e preoccupato per ciò che Margherita era intenzionata a fare. Ero in affanno ed avevo l’impressione d’essere solamente uno strumento di piacere nelle mani della mia partner.
- Sei pronto ? – disse.
Non le risposi mi sistemai carponi sul letto col culo esposto verso l’alto e il capo spinto verso il basso a toccare col muso le lenzuola. Le dita delle sue mani aspersero, ancora una volta, della saliva nel mio culo e subito dopo l’estremità del fallo artificiale si posò sull’orifizio. Margherita spinse delicatamente la sonda di lattice dentro di me.
Il cuore pareva uscirmi dalla gola. Le tempie mi martellavano e il respiro sembrò mancarmi all’improvviso. Ero impaurito e non volevo ammettere che stavo traendo piacere dallo sfregamento del cazzo di gomma nel mio intestino.
Lei stava dietro me e continuava a penetrarmi compiaciuta del suo ruolo maschile. Tenevo il cazzo duro ed avrei desiderato toccarmelo, ma non lo dissi a Margherita, lasciai che continuasse a scoparmi dilatandomi il buco del culo.
L’indolenzimento e il bruciore che provavo quando affondava il fallo nelle mie viscere era attenuato in una certa misura dall’appagamento sessuale che mi dava questo tipo di penetrazione. Ero madido di sudore, ansimavo e gemevo alla stessa maniera delle mie compagne di letto quando le scopavo. Chissà se Margherita stava traendo uguale piacere puntandomi a quel modo?
Desideravo sborrare e raggiungere l’apice del piacere. Cominciai a sfregare la cappella con le dita movendomi in sincronia col fallo che mi penetrava didietro. Non ci misi molto a venire.
- Vengo!… vengoo!… vengooo! – esultai.
- Sì… sì… sì… – urlò Margherita continuando a scoparmi.
Nel momento in cui estrasse il fallo dal mio culo provai un forte bruciore all’ano. Mi ammosciai sulle coperte del letto e Margherita mi fu sopra, poi ci scambiammo un lungo bacio.
E’ trascorso un mese da quella sera. Margherita ed io continuiamo a vederci nei fine settimana. Lo scambio di ruoli ha accresciuto il mio desiderio sessuale. Ho stabilmente pensieri voluttuosi e lei è l’unica donna capace di appagarli.


