Cornuto (parte 3)

Conosco diverse coppie che a cinquant’anni e qualche volta anche prima, pur volendosi un bene dell’anima, non fanno più della sanissima ginnastica, o trombate se preferite, sono loro a dirmi che la tomba del sesso, sia proprio il matrimonio.
Ma quando mai, non c’è niente di più falso, il matrimonio è amore ma, vuol dire complicità, trasgressione, guai a chi asserisce il contrario, per loro sarebbe davvero triste la noia di una lunga convivenza, anche Ornella ed io, dopo un periodo dormiente, abbiamo ritrovato la passione, il sesso sfrenato, intrigante, provocatorio, appagante, ne conosciamo la ricetta, il nostro rapporto è libertino e tra noi non esiste più il pudore e mi fa impazzire quando mi dice “Ho voglia di cazzo” so già che devo cercargli un bel ragazzo (o cazzo) che la soddisfi di fronte a me, se qualcuno non ha letto di me e della mia bella moglie, deve sapere che sono felicemente cornuto e che godo immensamente nell‘offrirla ad altri uomini.
Purtroppo per molte coppie non è così, la passione si trasforma in un rapporto platonico e per come la penso, sostengo che soffrono della sindrome della solita minestra, sì l’abitudine, che probabilmente sgretola il rapporto e allontana dal sesso, rinviando a chi sa quando l’appuntamento con l’orgasmo ma, chi ne soffre di più, sono soprattutto le donne che devono ricorrere alla masturbazione per soddisfare le proprie voglie e m’immagino le amiche di mia moglie con il ditino, disposte a torturarsi e a sgrillettarsi il clitoride o con le dita infilate nella bernarda, pur di godere, quello che mi passa nella mente mi eccita, vedere una donna che si masturba è un’ apparizione tremendamente erotica ma, sono oltremodo dispiaciuto per loro e consapevole della loro infelicità e pensare che esistono tanti modi per eccitare un uomo e fargli nascere il desiderio, le donne sanno bene quale sia la lingerie da indossare in camera da letto, abbinata a calze autoreggenti e ad uno degli accessori più fetish ed erotici come la scarpa dal tacco a spillo vertiginoso, questi piccoli accorgimenti, possono far nascere la libidine, a qualcuno può bastare ma, ad altri no se non c’è una buona dose di fantasia e di troiaggine.
La donna a letto deve essere porcellona, spudorata, senza falsi tabù, disinibita e aperta alle fantasie erotiche, come la mia Ornella, la trasgressione sembra averla ringiovanita, non solo la vedo più bella ma riconosco che ha una sensualità e una carica di seduzione che prima non aveva, sarà per il modo in cui si veste, il nuovo taglio dei capelli ma, trovo che sia veramente affascinante, ed emana un erotismo incredibile, morbidamente fasciata da abiti che fanno risaltare le sue curve pazzesche, anche se leggermente rotondetta, con un po’ di pancia e un bel sederone che sporge tondo e sodo ma, non dimenticate che ha 53 anni, anche se di sicuro dimostra meno dei suoi anni.
La bellezza va valutata nell’insieme, non solo tette e culo ma, lei fa mostra di un posteriore da sballo, che sa far ancheggiare come si deve, come riuscire a non guardare, due chiapponi privi di cellulite attaccati a due gambe dritte dalla coscia lunga e la caviglia sottile, sarà che sono innamorato pazzo ma, la giudico una gnocca da sballo.
In una donna, la prima cosa che guardo sono gli occhi ma, non credeteci molto, sono un amante del culo, lo venero, lo adoro e di lei è la prima cosa che ho notato, un fondoschiena pazzesco che mi ha fatto innamorare e i pochi che hanno avuto la fortuna di incontrarla, non possono fare a meno di ammirare le fattezze del suo posteriore e dicono che ha un culo d’oro, il posto giusto dove farti sbatacchiare il cazzo.
Una donna raffinata, curata nel vestire, così come nella scelta dell’intimo raffinato, esclusivamente di seta, audace, conturbante, sensuale che rimane pur sempre una delle strade più amate della sensualità e dell’erotismo ma, anche per lei solo questo non basta per riuscire ad infiammarmi, ci vuole altro che un paio di minislip per essere sexy o calze e reggicalze per farmi sbavare.
Lo sa bene cosa ci vuole per farmi arrapare e non era più un mistero che il triangolo mi dava vette di piacere inaudito ma, la cosa folle è che io sono passivo, generalmente se non in casi eccezionali, non partecipo ai giochi, sono solo un cornuto che ama guardare e smanettarsi quando tromba con altri, mentre Ornella facile ai vizi vuole provare tutte le esperienze del mondo, vuole esagerare, stupirmi, pigliando nerchie sempre più grosse, direi asinine, benedette corna ma, solo così riusciamo a non far spegnere il fuoco della passione.
Ama i ragazzi giovani, con degli attributi da storpio per quanto sono grossi e lunghi ma, sono io che devo cercarglieli, mettendogli davanti un gruppo di super cazzi in cui poter scegliere il suo amante, che la scoperà per ore, in fondo è libera di far sesso con chi vuole ed eleggere tra loro il più bello, il più grosso o il più lungo, per un pomeriggio o una sera simpatica e sexy.
Gli incontri con lo stesso ragazzo non sono mai andati oltre le due, tre volte, dopo un pò si annoia e anche lei si stanca di un rapporto abitudinario, vuole nuove avventure, intriganti, con giovani stalloni pronti ad usarla come sputacchiera per cazzi ed io sono iperfelice di vivere con lei dei momenti di sesso sfrenato, mi piace vederla godere, sentire i suoi gemiti, le urla di piacere.
Non sono il solo ad amare queste situazioni, in internet, ho trovato tanti amici con cui parlare e scambiarci opinioni, spiattellarci i nostri desideri, le nostre fantasie, d’altronde siamo tutti cornuti e tra noi ci intendiamo, ci si scambia le foto delle proprie mogli e si sogna per loro degli uomini che le portino al sublime oblio dei sensi.
Ho anche messo un annuncio su dei siti dove si esibiscono le coppie, con allegate delle immagini che ritraggono Ornella in posizioni spudorate, oscene, un regalo davvero hot per tutti gli internauti che possono ammirare il suo corpo e non potete immaginare in quanti ci abbiano risposto e che continuano a farlo, non pensavo che tantissimi giovani ragazzi potessero desiderare se pur bella una donna che poteva fargli da mamma ma, d’altronde la donna matura incarna il sogno erotico di tantissimi adolescenti.
Ho sempre cestinato le risposte di molte coppie che attratte dal suo fascino, cercavano un incontro a quattro, in un miscuglio di cazzi e fighe ma, non solo, anche di scambio completo, io con l’altra donna e lei da sola con il lui di coppia ma, non era quello che cercavamo, la nostra ricerca, era mirata a un bel singolo dotato, sin quando una mail mi ha incuriosito e ho voluto saperne di più.
Era di una coppia giovanissima, Gaia 19 anni e Max 21, molto belli tutti e due, lui dotato di un pistolone non molto largo ma, bello lungo, una trentina di centimetri, per una fantastica nerchia nodosa, lei con un fisico perfetto, due occhi azzurri da far rabbrividire, due belle tettine, ad occhio una terza piena, con il capezzolo rivolto verso l’alto ma, quello che mi ha mandato in estasi, il suo culetto pazzesco, che poteva tranquillamente essere quello di una famosa pubblicità per un noto slip, fantastico, insuperabile, aveva tutte le caratteristiche per farmi sognare ad occhi aperti.
Max mi ha confessato di essere cornuto e di considerare davvero piccante e trasgressivo, vedere Gaia tra più uomini e per mantenere viva la passione di averla offerta a tutti i suoi amici più fidati.
Continuava dicendomi che a letto è insaziabile, una vera porcellina e che sa fare della lingua un arma di piacere, un esperta professionista nel succhiare, asseriva che ormai era rotta in culo e sessualmente molto attiva, una maiala nata per il sesso e naturalmente quello che sosteneva era ben documentato dalle immagini degli incontri di Gaia.
Tra le sue fantasie c’erano due cose che lo mandavano in tilt, un chiodo fisso, un tarlo che lo spediva fuori di testa, aveva da sempre desiderato scoparsi una donna matura e Ornella gli piaceva da impazzire ma, voleva contemporaneamente vedere la sua Gaia godere, posseduta da un uomo della mia età.
L’altra quella che mi ha incuriosito e messo un tormento che non riuscivo a levarmi, voleva che Gaia si unisse in effusioni particolari con un’altra donna, sognando un rapporto saffico e che noi due eravamo perfetti per soddisfare i loro desideri.
L’amore tra donne è per un uomo di una eccitazione unica e vederle lesbicare, mi arrapava da morire, un immagine che mi affascinava e pensare che Ornella potesse avere un’attrazione particolare per una femmina bella e calda, mentre riceveva e dava piacere nel ciucciare una bella fighetta sugosa o mentre capovolte in un bel 69 si davano reciproco godimento, mi portava ad erezioni fuori dell’ordinario e con loro, mi sarei tolto un grande sfizio che mi faceva masturbare il cervello da tantissimo tempo.
Sono un cornuto ma, vedere Ornella tra le braccia di un’altra donna, mi eccitava come vedere un bel cazzo entrare in lei, ci avevo già pensato e si era verificato che qualche volta, anche se molto timidamente, gli avessi proposto un rapporto a tre, io, lei e un’altra, senza ricevere mai una risposta se non un non so se mi piacerebbe, non ci ho mai pensato, non si sentiva bisex, e tutto finiva li, invece non mi taceva la sua voglia per dei bei piselloni.
Quando gli ho mostrato la corrispondenza tra me e Max, con le immagini allegate, è rimasta per un attimo ad osservare il super minchione di Max a bocca aperta, stupefatta della sua misura, dalla sua rigidità, “Cazzo, di così lunghi non ne ho mai preso, se me lo sbatte nel culo, mi esce dalla bocca” non era rimasta di ghiaccio davanti a quella fava bitorzoluta, percorsa da delle grosse vene in rilievo ma, volevo sapere se si sarebbe spinta oltre, se Gaia gli piaceva, se avrebbe ceduto al fascino di un’altra donna, se era affascinata da quel corpo giovane, perfetto, tanti se ma, ero curioso come una puttana e non avrei rinunciato facilmente a quel culetto meraviglioso.
Ci piace sperimentare l’erotismo in quasi tutte le sue forme e mettere in pratica desideri e fantasie sessuali ma, Ornella anche se disinibita e aperta, c’era qualcosa che la infastidiva, “Non so se accetterei di vederti scopare con un’altra, per giunta è così bella” lei che dava il culo a cani e porci mi stava facendo una scenata di gelosia, però nei suoi occhi leggevo la voglia di cazzo, di quel cazzo e per mia fortuna, considerava Gaia una bella gnocca, non accennando minimamente al fatto che tra loro due potesse esserci un incontro saffico, sotto sotto, quel tipo di trasgressione ingrifava pure a lei ma, cosa gli passasse per la testolina non riuscivo a valutarlo
Una proposta intrigante, nuova, lo scambio di coppia che non avevamo mai preso in considerazione e poi oltre al culetto di Gaia che mi faceva impazzire, quella pulce messa nell’orecchio che si rivelava almeno per me il vero motivo di interesse per quell’incontro ma, non insistevo per portarla ad una riunione ben diversa dal solito, come non facevo niente per farle pensare il contrario, volevo fosse lei a decidere e a chiedermelo.
Ornella di sicuro non è frigida ma con Gaia sarebbe stato ben diverso, lei aveva tette e figa e non un bel cazzo tra le gambe e tra me pensavo, se si potesse abbandonare ad effusioni così particolari lasciando cadere un altro tabù.
Sapevo che Max gli piaceva, ci vuole poco a capire quando un ragazzo entra nelle sue fantasie e che difficilmente avrebbe desistito dal trombarci ma, le loro richieste erano precise, non volevano solo uno scambio di coppia ma, cosa ne pensava Ornella? Cosa aveva deciso?
Da come guardavo le immagini di Gaia, aveva capito l‘attrazione che c‘era per quel giovane corpo.“Ti piace la puttanella” candidamente gli ho risposto “Si è bellissima”
Una cosa però è certa, non mi ero sbagliato e la mia sensualissima mogliettina, mi ha chiesto un incontro per conoscersi, era la prima volta che non andavamo subito al sodo e constatare se tra noi c’era del feeling.
Di persona, Gaia era ancora più bella, un viso angelico e due occhioni azzurri da cui non riuscivo a distogliere lo sguardo, una sconvolgente apparizione che mi ha messo in imbarazzo davanti a quel corpo dalle fattezze di una venere, una dea dalle gambe lunghe, messe in mostra da un tubino abbondantemente sopra il ginocchio, dalla vita striminzita che ne sagomava le forme come una clessidra e quelle tettine che sporgevano fiere dal leggerissimo tessuto della camicetta, lasciandone intuire il disegno, con due splendidi capezzolini appuntiti che risaltavano irti e duri e per finire, dall‘alto dei suoi tacchi, un rotondissimo sederino, sporgeva prominente e sodo, una gioia guardarlo e ammirarne la forma, la rotondità di quei globi.
Di Max che dire, ho solo visto come Ornella l’ha squadrato, l‘ha esplorato da cima a fondo, un ragazzone dai colori mediterranei, dalla pelle ambrata, alto, con due spalle larghe e i pettorali ben scolpiti, gambe possenti, muscolose, che si potevano ammirare attraverso i suoi jeans attillati.
Il suo viso mi diceva quanto era attratta da quel ragazzino e per come la conosco ne è rimasta affascinata, i suoi occhi scrutavano quel fascio di muscoli con una faccia da maiala incredibile, sin quando si sono posati proprio li, sul rigonfiamento della patta, non tralasciando di scrutare il suo culetto, anche a lei piacciono e se li guarda tutti dando giudizi e voti e quello di Max era da 10.
Ci siamo seduti a tavola, li avevo invitati per il pranzo in un agriturismo che a richiesta metteva a disposizione dei clienti dei bungalow ma, questo mi sono casualmente dimenticato di dirglielo e se ci fossimo arrapati in un immaginario erotico incontenibile, con il bisogno di avere un contatto fisico, potevamo lasciarci travolgere dalla passione e dare sfogo immediatamente ed in intimità alla nostra frenesia sessuale.
Il padrone ci aveva riservato un angolo, lontano dagli sguardi degli altri commensali, dove avremmo potuto chiacchierare in tutta tranquillità, su una tavola rettangolare dove ci siamo accomodati incrociati, io di fianco avevo Gaia mentre di fronte la mia bella Ornella e così Max, mia moglie al suo lato e la sua giovanissima compagna davanti.
L’atmosfera è quella festosa delle grandi occasioni, si chiacchiera si ride, sono attratto pazzescamente da Gaia, ha una voce sensuale, un corpo mozzafiato, provocante, sinuoso, dalla prorompente femminilità, ne scruto le gambe, i suoi bei cosciotti, dalla pelle liscia, vellutata, che dalla cortissima gonna, da seduta arrivava quasi all’inguine, mostrandomi l’elastico delle autoreggenti e se sono affascinato da tanta bellezza, anche Max ha occhi solo per Ornella, sbirciando neanche tanto velatamente il suo florido décolleté, con il davanzale sempre generosamente a favore di sguardo.
Le due donne ci hanno colpito e iniziamo a corteggiarle, i commenti sono inevitabili, azzardiamo giudizi crudi senza peli sulla lingua “Affogherei tra le tue tettone, sono fantastiche” “Con quel culetto faresti resuscitare un morto” Gaia e Ornella si guardano, ridono, sono lusingate da quei complimenti pesanti, fatti da sconosciuti, tra noi c’è feeling, ormai era solo questione di tempo ma, di sicuro ci saremo spinti oltre un semplice pranzo.
Siamo stati più di due ore a tavola e quando mi hanno portato il conto, il padrone che conosco bene, non so se avesse intuito l’evoluzione del gioco a quattro, facendomi l’occhiolino, gentilmente ci concedeva un bungalow per riposarci.
Abbiamo accettato ben volentieri ma, prima ci saremo fatti una passeggiata lungo i sentieri del bosco per digerire e smaltire tutto quello che avevamo bevuto.
Quando ci alziamo, non possono far a meno di notare il bozzo sulla patta di Max, era quello di chi aveva il cazzo in tiro, inebriante sensazione, sotto il tavolo qualcosa doveva essere successa per avercelo così duro e nel viso di Ornella leggevo tutta la troiaggine che c‘è in lei.
Ho preso per mano Gaia e ci siamo avviati verso il bosco, attraverso un percorso poco battuto dai turisti, dietro sentivo le voci di Max e Ornella che per sedurlo, ostenta le sue grazie burrose, dalle forme generose e straripanti, con un abito che più scollato non si può, inequivocabilmente sensuale.
Ci seguivano a distanza gesticolando, ridacchiando in un atteggiamento più che esuberante per due che si conoscono appena.
Tra me e Gaia c’era già più intimità, la tenevo con il braccio intorno al collo e la mano penzoloni a sfiorarle il seno, ho sentito il capezzolo inturgidirsi e svettare duro, ne ero talmente preso che non mi sono accorto che il piacevole giocare, di Ornella e Max stava scomparendo, le loro voci erano sempre più lontane e quando mi sono girato non c’erano più.
Potevo immaginare cosa fosse successo ma, Gaia incredula è voluta ritornare indietro, fatte poche decine di metri, da dietro dei cespugli sentiamo dei gemiti, Ornella è seduta su un tronco, con le poppe di fuori e in mano stringe il cazzo di Max, con la lingua gli sta lucidando la cappella, mentre gli fa una pugnetta, quando ci vede, lo imbocca ed inizia a succhiarlo avidamente, si esibisce senza ritegno e se Gaia ha un visetto da angioletto, quello di Ornella era in quel momento da gran maiala.
Gaia è la prima volta che vede il suo uomo sbocchinato da un’altra donna ma, tanto gli basta per fargli sgranare gli occhi, che sembravano divorare la mia donna, la guarda stupita mentre lo stallone, gli affonda 30 cm in gola, ne approfitto per palpargli il culo, sento le sue chiappette sode risalendo la coscia sotto la gonna.
Ha gli slip fradici, li scosto e mi insinuo tra le labbra della fica già in fiamme, mi investe un torrente di brodaglia che gli scende vischioso sulle cosce, divarica le gambe e appoggiandosi ad un albero con le mani, si incurva leggermente per potersi abbandonare meglio al piacere, ed in modo che il sederino sporga di più e le mie dita possano entrare profondamente dentro la sua meravigliosa passerotta, mugola, sale il suo piacere, continuando a guardare il suo Max che sussulta sotto i colpi di lingua di Ornella.
Non ho idea da quanto tempo le labbra di Ornella gli si erano appiccicate alla cappella ma, il suo gioco di lingua l’ha stimolato molto bene, incominciando a far uscire fiotti di sperma, che la colpiscono in bocca, sul viso, le riempiono il collo, le tette, ne è tutta impiastricciata ma, il suo amore goloso per la sborra, non la fa smettere di succhiare, non deve perderne una goccia e continua sin quando l’ha prosciugato e gli ha svuotato completamente i cogliononi.
La mia dolce metà, sembra soddisfatta della bevuta, si lecca le labbra, si alza e cerca nella borsa una salvietta per ripulirsi ma, Gaia gli da un’occhiata di sfida “Non vorrai sciupare tutto quel bendiddio” gli si avvicina ed inizia a raccogliere ripulendo a colpi di lingua l’abbondante doccia di sperma che cola, partendo dal solco tra le tettone, con la lingua che a cucchiaio risucchia e raccatta ogni singola goccia di quel paradisiaco nettare, piano piano risale passando ai seni che slingua esplorandoli e con avidità si ferma sui capezzoli, che s’erano prepotentemente eretti.
Ornella ha chiuso gli occhi, si abbandona alla lingua della giovanissima amica, che li succhia, li titilla e ormai duri ed irti come due chiodi, sadicamente li strizza tra le labbra e più delicatamente tra i denti.
Risale seguendo il rivolo di sborra ciucciandosela tutta e gustandosela da vera porcellina, ora gli è sul collo, sale sempre più in alto e Ornella geme quando la lingua gli arriva a lambirgli l’orecchio, sembra scossa da scariche elettriche, trema tutta sembra che le gambe gli cedano ma, non è finita, ha piccole quantità di sperma sull’occhio e Gaia si spolvera anche quelle.
Tira su gocce filanti di sborra che lascia vadano a bagnare le labbra di Ornella, offrendogli dalla sua bocca, la preziosa bevanda degli dei.
Se il suo moto era dar da bere agli assetati, Ornella aspettava a labbra dischiuse il frutto del suo pompino, mentre Gaia maliziosamente gli si è avvicinata sfiorandole con la lingua, bagnandole con il nettare del suo uomo, passava e ripassava lungo il labbro tremante, ne seguiva il contorno, lo mordicchiava, al primo contatto Ornella è rimasta spiazzata ma, subito dopo si è sciolta, si guardavano con gli occhi pieni di desiderio, la eccitava più di quanto non si pensi e fatta uscire la lingua, l’ha tirata a se baciandola e slinguandola a sazietà.
Gaia ha gradito e ha ricambiato facendosi succhiare la lingua, facendo guizzare la sua nella bocca di Ornella, un bacio lungo, appassionato, mentre con le mani, accarezzava le grosse poppe ancora esposte alla fresca aria del bosco.
Belle, bellissime, sexissima visione, le due porche si baciavano vogliose e avidamente si strusciavano, completamente prese dal desiderio l’una per l’altra.
L’incanto di quel fantastico momento, ci aveva eccitato, eccome se erano riuscite ad eccitarci, sia io che Max eravamo incapaci di fare qualsiasi cosa, lasciandoci in un piacevole torpore.
Sono un cornuto e come conseguenza amo l’esibizione pubblica di mia moglie, siamo in un bosco e mi sarebbe piaciuta la presenza di uno o più voyeur che ci spiavano e magari che alcuni di loro, osassero di più prendendo l’iniziativa, in un’altra occasione non mi sarebbe dispiaciuto ma ora che tra Gaia e Ornella il ghiaccio si era rotto e non avrei accettato nessun’altra distrazione.
Gaia era l’oggetto del desiderio e avevo la voglia pazza di bagnare il biscottino, mi tirava in modo esagerato, la volevo possedere e portare in camera dove saremo stati più comodi.
Spinti da una carica erotica non indifferente ci siamo rintanati nel bungalow, pieni di energia e appena chiuso l’uscio alle spalle, Ornella ha fatto scivolare morbidamente l’abito ai suoi piedi, rimanendo con l’intimo che ogni uomo vorrebbe vedere indossato alla propria donna, un piccolissimo perizoma in pizzo a ricoprire a malapena il monte di venere, con il filo che sfacciatamente gli entrava tra le labbra della ficozza, autoreggenti a rete attaccate al reggicalze e un reggipetto abbinato allo slip, di almeno una taglia in meno che gli faceva strabuzzare di fuori il seno e dulcis in fundo scodinzolava camminando con i suoi tacchi a spillo esagerati da cui non si separava mai ma, nessun tacco sarà mai troppo alto se la fanno sculettare meravigliosamente, tanto da far infoiare uomini e donne, anche Max è rimasto fulminato da tanta abbondanza e da tanta sensualità.
Gaia è senza reggiseno le sue poppe non hanno bisogno di sostegno, sono sode, dure e quando ha iniziato a sbottonarsi la camicetta o almeno quei pochi bottoni rimasti imprigionati nell’asola, sono saltate fuori in tutto il loro splendore, sfidano le leggi di gravità, con due bei capezzoli rigonfi, scuri e grossi come due ciliegie, due amarene pronte da gustare, da succhiare ma, non ho il tempo di indugiare troppo su quel pensiero, continua a denudarsi, si toglie il microscopico gonnellino che se poco copriva, però qualcosa nascondeva e il suo culetto ora è meravigliosamente sotto gli sguardi eccitati di tutti noi, è stupenda da togliere il fiato, rimanendo solo con le mutandine e i tacchi alti, oltre alle autoreggenti che le inguainavano le lunghissime gambe.
Ornella è eccitata come non l’avevo mai vista, si è tolta il reggiseno e guardando quella giovanissima femmina, l’abbraccia stringendola a se, la bacia teneramente sulle labbra, cercando la complicità nella bocca di Gaia, che apre le labbra, ha la bocca spalancata e pronta per riceverla, la lingua guizza sulla sua, si attorcigliano, si mordicchiano le labbra carnose, le loro bocche sono vogliose, avide, unendosi in un lungo e calorosissimo bacio.
Sono avvinghiate, strette in una morsa di lussuria, si accarezzano con mani vibranti, sembrano impazzite, scivolano lungo tutto il corpo, è Ornella a prendere l‘iniziativa, si strusciano l’un l’altra, schiacciandogli le grosse tette su quelle più piccole di Gaia, mentre con una mano gli cerca il seno, lo strizza, gli pizzica i capezzoli gia eccitati, con l’altra, si infila tra le sue cosce sotto gli slip, giocava con la fica brodosa, gli stimolava il grilletto e la penetrava con le dita, è completamente presa dal desiderio di lei.
Gaia si era persa nel suo abbraccio, con il ditino di Ornella che gli violava la fessura, le gambe gli tremavano dall’eccitazione, la spinge sul letto, hanno entrambe gli slippini fradici, se li sfilano, mostrando due figoni depilati, imperlati dei loro umori, sono bagnate fradice, i loro seni sono gonfi, i capezzoli ritti.
Posso finalmente ammirare il corpo di Gaia, le sue fantastiche tettine a punta e soprattutto il suo straordinario culetto a mandolino, ha la fighetta completamente depilata, sembrava più una bambina che una donna vogliosa, cosi come Max può gioire delle curve giunoniche di mia moglie.
L’imbarazzo tra le due donne è passato, se prima c’era l’intenzione di trasgredire, ora la passione le aveva travolte, si erano mangiate con gli occhi ma, ora si stavano divorando, rotolandosi sul materasso.
Si leccano a vicenda, i baci sono sempre più intimi, si masturbano una con le dita a solleticare la fica dell’altra, in un crescendo di gemiti e urletti di piacere che pare non finire mai.
Siamo impietriti davanti allo sconvolgente spettacolo che ci stanno offrendo, è di una sensualità ed un erotismo unico, sono eccitatissimo, il cazzo a stento è strizzato dentro i pantaloni, non possiamo fare a meno di fissarle, Max si è tirato giù i pantaloni e lentamente si sta menando il cazzo, anche per me l’impulso è quello di spararmi una sega ma, non voglio venire subito, ho i coglioni dolenti, gonfi, tanto da farmi male, sono pieni di sborra ma, quella lava rovente, è riservata per riempire quelle splendide femmine in calore.
Ornella le è sopra, la bacia e con un dito la sditalina, su e giu profondamente, Gaia si dimena, si contorce, spalancando le cosce, offre il corpo alle sue attenzioni.
I suoi baci lentamente scendono, la lingua si sofferma nei punti più sensibili, gli arriva sui seni sui capezzoli irti come chiodi, ciucciandoli avidamente, ricambia il piacere ricevuto poco prima, li addenta teneramente, facendoci roteare sopra la lingua, continua la discesa tra le sue gambe, verso il suo sesso, ormai in una pozza di piacere, ci affonda il viso cercando il suo sapore, il suo profumo, le lecca le labbra tumide e carnose, si appropria della bernarda, con la punta della lingua ne segue il contorno lungo tutta la fessura, slinguazzando dal clito sino alle grinze del suo culetto.
Gaia è in piena tempesta ormonale, si contorce come un’anguilla, geme, non ne può più di quella lingua che fruga, raspa a fondo nella sua intimità, che la penetra profondamente come un cacchietto, si gira mettendosi su quattro zampe, offrendogli il suo buchetto più stretto ma, facendo così, gli si mette sopra, anche lei vuole assaggiare il miele che sgorga abbondante dalla figona aperta di mia moglie.
Scende lenta con il viso tra le sue cosce, la lingua si introduce con dolcezza nel suo sesso bagnato, tra le labbra fradice di piacere, è bello sentire il risucchio dei loro slinguazzamenti, mi ribolle il sangue nelle vene, quello che si stanno facendo è bellissimo, un 69 infuocato, si stuzzicano il clitoride se lo mordicchiano, si sditalinano, si infilzano profondamente con una due dita e Ornella geme come non l’avevo mai sentita, i suoi sospiri sono diversi sta provando delle sensazioni celestiali, si contorce, sento il profumo del suo sesso sbrodolante, una pozza di lattiginoso nettare che Gaia beve avidamente.
Sanno come darsi piacere, come portare l’altra all’orgasmo, non smettevano un attimo di leccarsi, Ornella gode come una cagna in calore, aveva orgasmi a ripetizione e la sua figa multiorgasmica, pisciava brodaglia in abbondanza ma, continua a lappare la figa di Gaia gonfia di desiderio, gli ciucciava l’interno delle piccole labbra, giocava con il clitoride ritto come un cazzetto, gli mordicchiava le tenere carni, strappandogli gemiti e urla strozzate che la portava lentamente verso l’orgasmo.

Felice di ricevere i vostri commenti, gio23@hotmail.it
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Cornuto (parte 2)

La complicità tra me ed Ornella dopo quell’incontro trasgressivo con Giacomo, ha profondamente cambiato il nostro modo di esprimere il sesso e la sessualità, adesso si tromba con un entusiasmo che normalmente non avevamo, ridandoci vitalità e incredibilmente la passionalità che ci mancava dopo un rapporto divenuto abitudinario e ha consolidato il nostro amore, anche se guardare mia moglie avvinghiata ad un altro uomo, mi ha fatto soffrire da matti, stritolato nelle spire della gelosia, con un groppo in gola che mi toglieva il respiro.
Però c’è una cosa che ho tollerato meno, che mi ha veramente irritato e dato molto fastidio, facendomi salire il sangue alla testa, è stata la passione con cui si è baciata quel ragazzo e la foga con cui, si facevano entrare le loro lingue guizzanti, tra le loro labbra dischiuse, un gesto d’amore che consideravo molto intimo e riservato solo per il sottoscritto ma, sono un cornuto e mi abituerò anche a questo, ed è inutile negarlo, vedere la sua faccia da gran maiala mentre avida gli succhiava il cazzo o ammirare le sue smorfie di piacere mentre pigliava cazzi in tutti i suoi buchi, per me, è stata una tempesta ormonale indescrivibile, un vortice di sensazioni e impulsi naturali che mi hanno fatto godere come un matto e non m’importava se dall’altra parte ero malato di sanissimo ed estremo senso del possesso.
Ornella non era mai stata così spregiudicata e adesso sognava incontri con altri uomini, ne abbiamo parlato, ci abbiamo scherzato, ironizzato, l’ho stuzzicata con la promessa d’uomini dotatissimi, lei ha tentennato ma, ha fatto capire che non gli era dispiaciuto affatto, anzi, che pigliare cazzi gli piaceva da morire e che un’altra esperienza l’avrebbe fatta volentieri, siamo arrivati alla conclusione che poteva prendere tutti i cazzi che voleva ma, solo in mia presenza, da parte sua una sola condizione, che la scelta di un bel toro da monta sarebbe stata solo ed esclusivamente sua.
Come negargli la scelta di un bel bastone nodoso? Sapevo quali erano le sue fantasie e la sua voglia di acchiappare cazzi sempre più grossi e lunghi ma, soprattutto belli larghi e la decisione di farsi sbattere da uno anziché dall’altro, giustamente doveva essere sua.
Per giorni, non ho fatto altro che pensare al mio angelo, posseduta davanti a me e con il mio consenso, da un altro uomo, non riuscivo ad allontanare dalla mente quelle scene di sesso ed ogni volta mi ritrovavo col cazzo bello duro.
Una, cento volte ho guardato e riguardato il filmino dove si consumava l’amplesso tra mia moglie e Giacomo che a pieno titolo m’incoronava voyeur e cornuto, più ci rimuginavo e più mi eccitavo, rivedevo le sue labbra calde, carnose, appiccicate alla sua cappella enorme, al suo culetto sfondato da una penetrazione bestiale e non potevo far altro che menarmi il cazzo, non riuscivo a concentrarmi e segarmi, era diventata una necessità, anche in ufficio e con il randello che mi esplodeva nelle mutande, dovevo spesso rinchiudermi in bagno.
Giacomo, uno sbarbatello dal visetto da ragazzino, dai tratti dolci, delicati, androgini, mi aveva stupito, pensavo che per lui l’incontro con Ornella fosse la sua prima esperienza sessuale, invece non solo si era dimostrato uno splendido amante ma un vero stallone, pieno di fantasia, audace e resistente tanto da mandare in estasi mia moglie, che ha tempi lunghissimi per godere.
Giacomo, gli era entrato prepotentemente nella mente e per entrambi non voleva essere una botta e via, così si sono scambiati i numeri di telefono per rimanere in contatto.
Spesso ho sentito mia moglie amoreggiare e civettare con lui via cavo, immaginatevi la mia eccitazione quando facendo finta di niente sentivo dirgli “Vorrei succhiarti il cazzo” o tantissime altre porcate come “Sono la tua troia, fammi quello che vuoi” ormai era il suo amante ufficiale e Giacomo si presentava all’uscio di casa due tre volte al mese.
Sono un cornuto ma, le corna non mi pesano sono io che la spingo tra le sue braccia e mi sono talmente abituato alla sua presenza, che ora mi spoglio anch’io, mettendomi completamente nudo davanti a loro che trombano, con una mano sulla telecamera e l’altra a stringermi il cazzo super eccitato in modo da potermelo menare liberamente.
Si avvicinava il suo 53esimo compleanno, lo so non sta bene ricordare l’età ad una donna ma, è talmente bella che merita rammentarla per sottolineare che una donna a cinquant’anni non è un rudere, anzi può essere una gnocca da sballo, come la mia Ornella, oltretutto, in quel giorno cade anche l’anniversario del nostro 25° anno di matrimonio e visto che era un evento speciale, volevo fargli un bel regalo, da principio avevo pensato a qualche giocattolo erotico, un bel fallo realistico tutto nero che era entrato nelle nostre fantasie sessuali per la sua voglia di essere sempre in tre e costantemente alla ricerca di un piacere inesauribile, di libertà, di lussuria ma, non era un dono particolare, ci voleva qualcosa di più eccitante, di fantasioso.
Non sapendo dove sbattere la testa, ne ho parlato con Giacomo, ci ha pensato un po’ e ha sputato la sua sentenza, “Il cazzo di gomma va bene, al resto ci penso io, vedrai che riusciremo a stupirla”
Il giorno prima del suo compleanno è arrivato un pacchetto regalo tutto infiocchettato e colorato, con un biglietto, era di Giacomo, dentro un babydoll azzurro, completamente trasparente, talmente corto da lasciargli quasi scoperto il sedere, con due righe d’accompagnamento, “Buon compleanno amore mio, mettiti questo dono senza intimo. Domani sera festeggiamo” Ornella era eccitatissima, io invece no, pensavo a quel regalo, di sicuro sexy ed eccitante indosso a lei ma da qui a stupirla, c’è ne voleva ed ero profondamente deluso, mi sarei aspettato di tutto ma non una frivolezza di una banalità mostruosa.
Ornella era in forma strepitosa ma, quella sera voleva essere particolarmente bella, più seducente del solito, aveva iniziato a prepararsi almeno tre ore prima, si era ben depilata le gambe per poi passare alla passera a cui aveva dedicato un’attenzione esasperante, sino a chiedere il mio aiuto, per eliminare degli antiestetici peli che gli contornavano lo coroncina anale, ha passato almeno un’ora davanti allo specchio tra cremine, mascara, fard e gira ciglia, disegnandosi gli occhi sobriamente ma, rendendo il suo viso luminoso e sexy, dal parrucchiere c’era già stata la mattina e anche se doveva indossare quel ridotto e trasparentissimo babydoll non voleva sfigurare, lentamente si è infilata le calze autoreggenti, facendoci scattare sopra l’elastico ricamato, le clips del reggicalze, per finire con delle scarpe dal tacco a spillo alti come non li aveva mai usati.
Mammamia che gnocca, gli sarei saltato volentieri addosso, era tremendamente eccitante e il suo profumo contribuiva a mandarmi in estasi.
Il campanello non ha tardato a farsi sentire con il suo classico din, don, finalmente era Giacomo e ad Ornella già brillavano gli occhi, carichi di libidine e lussuria.
Quando ho aperto la porta, davanti, mi sono trovato un ragazzone tutto nero, dalla muscolatura possente, un armadio dal sorriso scintillante, da quanto bianchi erano i suoi denti.
Un attimo di sbigottimento e solo la voce di Giacomo mi ha fatto riprendere “Non ci fai entrare?”
Con il dito dritto sul naso mi ha fatto capire di stare zitto e mi sono ricordato le sue parole, “vedrai che riusciremo a stupirla” La sorpresa era doppia, anch’io non mi aspettavo un incontro a tre.
Nelle nostre fantasie si era parlato spesso di cazzi neri ed era nato proprio da lì il capriccio di un bel fallo di lattice di quel colore con l’idea di simulare una doppia penetrazione ma, ora la realtà era diversa e gli uomini da soddisfare, erano due, non so perché ma il cazzo mi è andato subito in tiro, solo immaginare mia moglie tra loro, mi aveva eccitato come un cavallo.
Ornella non sembrava sbalordita più di tanto, sapeva benissimo cosa voleva da lei quell’uomo e trovarsi un perfetto sconosciuto davanti assieme al suo Giacomo, dava l’impressione che non la interessasse minimamente, lo guardava con sufficienza e l’aria da snob ma, i suoi occhi non riuscivano a fingere, brillavano, li aveva pieni di voglia ed eccitazione e solo vederle il viso, da troia allupata mi ha procurato un’eccitazione inaudita.
“E tu chi sei?” “Io sono Mustafà, una leccata e se ne va” parlava come un vù cumprà e forse lo era, nero come la pece ed un un fisico scultoreo, sembrava un bronzo di Riace, veramente un bel ragazzo, dal passo felpato con le movenze di una pantera.
La mia dolce metà, seduta con le gambe di traverso adagiate sul divano, mostrava le sue grosse mammelle che si vedevano perfettamente dalla trasparentissima veste, in un balzo gli sono tutte e due addosso, uno da una parte, uno dall’altra, Giacomo la bacia, mentre Mustafà la mordicchia nel collo, la slingua sull’orecchio e gli palpa le tette, con le mani che scivolano morbidamente ad eccitargli i capezzoli, che sballo vederli indurirsi al suo tocco e turgidi svettare grossi come due ciliegie.
Giacomo tira fuori la lingua dalla sua bocca e Ornella si gira verso quel ragazzo che tenendole il viso tra le mani, la slingua profondamente, con un lungo bacio a lingua in bocca, appassionatamente si cercano con la lingua e se non tolleravo vedere un uomo che baciava mia moglie, immaginiamoci due lingue che si attorcigliavano alla sua, la pressione mi si è innalzata smisuratamente, mandandomi fuori di testa con delle vampate di calore e scosse d’ira che come saette mi colpivano il cervello, un supplizio che mi faceva sragionare ma, il mio sesso pensava con un’altra testa, quella del cazzo e sottomesso mi arrendevo a quello che invece Ornella sembrava gradire e senza muovermi, sto lì a guardare.
Giacomo gli sfila il babydoll, è completamente nuda, fatta eccezione per i tacchi a spillo, le autoreggenti e il reggicalze.
Ornella inizia a sbottonare la camicia a Mustafà e poi sfila la maglia a Giacomo, allunga le mani, non è insensibile ed enormemente eccitata, gli slaccia le cintole dei pantaloni, come lentamente gli sbottona la patta, i due ragazzi sono entrambi senza mutande e i loro piselloni saltano fuori, Giacomo voglioso come sempre è in perfetta erezione, mentre Mustafà mostra un pistolone ancora moscio ma, è più grosso e lungo di quello del suo amante in tiro e già immaginavo come sarebbe diventato una volta che Ornella fosse riuscita a farglielo rizzare, per lei è una sorpresa, lo stringe nel pugno e lo avvicina a se, tira fuori la lingua dalle labbra dischiuse e lo imbocca, avida lo succhia, lo slingua, lo insaliva, gli esplorava la cappella, tenendolo ben stretto nella mano che muove su e giu, lei che quando succhia, tiene sempre gli occhi chiusi, ora guardava con libidine quel pisellone, che non è rimasto a lungo inanimato, piano piano la sua proboscide nera, cresceva, s’induriva, si allungava, alle sue carezze, al suo picchiettare con la lingua, ha penato e non poco a farlo irrorare di sangue ed è più grosso di quanto si aspettasse e con la bocca piena, lo leccava ingordamente per farlo eccitare sempre di più.
Giacomo si è gustato per un attimo la scena in cui mia moglie con una faccia da gran maiala ha ingollato l’altra nerchia poi gli ha aperto le gambe e si è tuffato tra le cosce a leccargli la passerona già spalancata e fradicia dall’eccitazione.
Faceva fatica a pigliare la nerchia di Mustafà, doveva tenere la bocca completamente spalancata, scorreva su quel pezzo di carne bitorzoluto, dalla pelle liscia, vellutata, cercando di ingoiarlo e metterselo in gola.
Era l’arnese più grosso che avessi mai visto, un braccio di carne dalla circonferenza mostruosa e lungo quanto basta per soddisfare una vecchia baldracca di strada, dalla fica che ha ceduto ai tantissimi cazzi presi.
Quel troione di mia moglie, aveva perso il controllo, sentirsi soffocare da quel cazzone nero che la scopava in bocca e dalla lingua di Giacomo che pennellava abilmente il suo figone, gli faceva distillare sbroda in abbondanza ma, ora voleva essere presa e desiderava proprio quel cacchione che avrebbe fatto impazzire tantissime donne ma, solo pochissime si sarebbero fatte penetrare da quel mostro.
Ero incredibilmente eccitato che quasi dimenticavo che era mia moglie che stava per essere scopata da quel mandingo e mi chiedevo se sarebbe riuscita a pigliarlo profondamente, tutto dentro di lei.
Mi sono seduto sulla sedia di fianco al letto per godermi la penetrazione bestiale, non avrei mai rinunciato a godermi lo spettacolo che mia moglie mi stava offrendo e vederla godere sbattuta da un altro uomo, per giunta con un attributo fuori misura, non mi facevano ragionare, in me, prevaleva soltanto l’istinto animale, provocandomi un’eccitazione talmente forte da non capire più niente, avevo il cazzo che mi scoppiava e non avevo il coraggio di sfiorarlo, sapevo che sarei venuto immediatamente se mi fossi toccato, ho la voglia matta di masturbarmi ma resisto ho solo occhi per la mia eccitantissima mogliettina.
Si cambiano di posto e mentre Mustafà la tira sul bordo del divano, in modo che la gnocca sporga a tiro di cazzo, agitandosi il manganello, ora è pronto a trombarla, mentre Giacomo gli sbatte il cazzo imperlato di liquido seminale, in bocca a quella maiala che l‘attende a labbra dischiuse.
Mustafà sembra un cavallo con il cazzo dritto che sembrava penzolare sotto tutto quel peso, si è avvicinato mettendosi tra le sue cosce oscenamente aperte, la sua bella topina depilata sporgeva gonfia, leggermente aperta dalla voglia che aveva di assaggiarlo e puntando la grossa cappella sulla spacca, l’ha spinto dentro, per sua fortuna, la fica era grondante, una pozza di umori che l’avrebbero fatto sprofondare dentro più facilmente.
La penetrazione invece è stata difficoltosa, troppo grosso anche per una bernarda così bagnata, spingeva lentamente, cercando di farsi strada ma, centimetro dopo centimetro è penetrato profondamente nel figone di Ornella, per fermarsi solo quando i coglioni si sono spiaccicati sulle chiappe.
Mustafà si muove dentro di lei, glielo fa sentire tutto sino alla radice, lentamente ma profondamente, il ritmo aumentava in crescendo e abituata a quell’estrema dilatazione, entrava ed usciva con estrema facilità, la pistonava con la grinta di un toro, pompava con vigore, sbattendola selvaggiamente.
Geme, si contorce di piacere, godendosi quella sberla di cazzo che entrava e usciva facendola sobbalzare, la sua voce è roca stridula, è talmente infoiata, che nei momenti più intensi non riesce a dominarsi, stringendo i denti sul cazzo di Giacomo, che salta nel sentirselo morsicare ma continua a farselo sbocchinare sbattendoglielo in gola.
Si scambiano il posto, ora è Giacomo a sbatterla con vigore, con lei messa a quattro zampe mentre Mustafà seduto sul divano l’acchiappa per la testa e le risbatte la cappella sulle labbra vogliose.
Lo scambio di cazzi è continuo e quando a turno gli trapano la figa, Ornella succhia avidamente l’altro, sin quando Giacomo sdraiandosi sul divano, la trascina, invitandola a cavalcarlo e mettendosela a cavalcioni, lei lascia che la figa scivoli sul sul cazzo, impalandosi a smorza candela.
Mustafà rimasto col cazzo in mano, se lo menava velocemente, avvicinandosi minaccioso alle sue spalle con la proboscide più dura che mai, un opera d’arte, scolpita nel marmo.
Capisco al volo il suo desiderio, la sua maliziosa intenzione, tremo per mia moglie ma, sono troppo eccitato perché pensi a quella penetrazione, che per lei deve essere terribile, sarò incosciente ma, la voglio vedere mentre si fa sfondare il culo.
Gli apre le chiappe sbattendoci la faccia nel mezzo a insalivargli il tondino, la lingua lavora cercando di forzarglielo, di penetrarlo, ha lo sfintere rigonfio tanto da formare un labbrone circolare, è talmente eccitata che smaniava per prenderlo in culo e quando Mustafà ci infila un dito, urla e si dimena come un indiavolata, con la voglia di essere sfondata.
Ci sputa sopra, ci infila due, tre, dita, dentro sino alle nocche, divaricandole per fargli aprire il culo ed essere pronta a ricevere quel fantastico bastone nodoso.
Sono io che ho accompagnato quel braccio di carne al suo culo e tenendolo tra le dita, gli ho aperto le chiappe ed appoggiato la cappella al suo sfintere anale.
Ho la telecamera in mano, non posso perdermi una simile penetrazione, con una zoommata ho il primo piano del suo buco del culo, aspettando che ceda ed inghiotta la sua grossissima cappella.
Con grande sforzo e un continuo spingi, spingi, è riuscita ad entrare nel suo budello, ha urlato, il suo buchino si era aperto, per lasciare spazio a quella cappella asinina ma, una volta superato lo sfintere anale, non ha trovato più ostacoli.
La mia inquadratura dal suo sedere straziato, passa al suo viso, non voglio perdermi niente e voglio capire dall’ espressione le sue sensazioni, il dolore, il piacere e tutto quello che riesco a decifrare dalle sue smorfie, nei suoi occhi, le riprese passano così da un estremo all’altro, dal culo al suo faccino da troia incallita.
Mustafà, è consapevole della bestia che ha tra le gambe e la piglia con dolcezza facendola abituare all’enorme paletto ma, si capisce che vuole entrare completamente nel suo budello, la penetrazione è lenta ma inesorabilmente il suo cazzo sprofonda senza nessuna fatica, facendoglielo sentire sino alla radice.
Ornella piange, lacrimoni solcano il suo volto e singhiozza disperata, dalle smorfie quello che prova è dolore, intenso, bruciante, insopportabile, senza dimenticarci che ha anche il cazzo di Giacomo che spinge e gli riempie la figa, due anguilloni di quella stazza, forse sono un po troppo per lei, soffre come una pazza ma, non si arrende, si muove andandogli incontro, vuole sentirsi piena come non mai e averli ben piantati, tenendoli profondamente dentro di lei.
L’ha risucchiato accettandolo tutto dentro sino ai coglioni, incredulo di come facilmente aveva accettato quel braccio di carne, la guardavo con la bava alla bocca da come ero eccitato, mentre lo pigliava nel culo, con le palle gli sbattono sulle chiappe.
La mia bellissima mogliettina, si dilata facilmente e ora si che se la godeva, tirando fuori latrati di piacere, geme sempre più forte mentre i due uomini la fottono davanti e dietro insieme, ormai urla, pervasa da una passione travolgente, sembra un’animale ferito, rantola, si dimena come un’indemoniata, in una penetrazione devastante da lasciarla senza respiro.
Giacomo e Mustafà, sono ben coordinati affondando velocemente, quando uno esce l’altro si infila profondamente, lo sfilano quasi tutto per poi sprofondare facendogli sentire i coglioni spiaccicarsi su quel piccolo lembo di carne tra il culo e la figa.
Mustafà, la sta inculando senza pietà, con un ritmo indiavolato che lascia Ornella a bocca aperta ma, non è ancora soddisfatta, mi chiama chiedendomi di mettergli il cazzo in bocca, vuole gustarsi la sua prima tripletta, ormai sono sazio di vederla presa e sbattuta e sono felice di accontentarla, penso che un compleanno così non se lo dimenticherà facilmente.
Spalanca la bocca e mi ingolla il cazzo, è caldissima, lo avvolge e sono io a muovermi avanti, indietro, la sto scopando come se fossi dentro a un bel gnocchettone e l’unica cosa che riesce a fare è slinguarmi la cappella quando sono tutto indietro, non l’avevo mai vista così ingorda, si consumava la lingua lungo la mia nerchia.
Finalmente in balia di tre cazzi, piantati nel suo corpo, che si muovevano contemporaneamente, era completamente impalata e sono talmente eccitato che dopo qualche affondo gli ho riempito la bocca di sborra, godendo in modo pazzesco e tra urla e sospiri, mi sono svuotato i coglioni con potenti schizzi, che lentamente andavano scemando, urlando con tutto il fiato che avevo in corpo, come una bestia in calore.
Sono del tutto appagato tanto che il cazzo mi si ammoscia subito e lascio che Ornella continui a slinguazzarlo sin che lo ha ripulito avidamente, risucchiando tutto lo sperma che raccattava.
I due dotatissimi amici, sono ormai al capolinea, ancora qualche colpo e alla fine anche Mustafà si libera i coglioni sbattendola selvaggiamente, gli sborra nel profondo del culo, lasciandogli il paletto ben piantato, aspettando che si ammosciasse, ormai è molle, inanimato, lo sfila, ha il buco del culo completamente slabbrato, con l’ano allargato a dismisura e completamente sfondato da quel cazzone, una voragine ricolma di densa, viscida, lattiginosa sborra, con un rivolo di sangue e sperma, che gli cola lungo le cosce.
Sospira, se lo è gustato nel culo e ora salta instancabile sul cazzo di Giacomo, per fargli raggiungere il piacere ma, è lui che continua a farla strillare, procurandogli altri orgasmi diventati incessanti e squassanti, pompandola con furia animalesca, sin quando la disarciona e le schizza sul viso una quantità inaudita di sborra, ricoprendola dalle labbra, al naso, sino ai capelli.
Ornella vuole bere quel bendiddio, niente va sciupato e con il dito la raccoglie tutta e se lo infila in bocca, slinguandolo e succhiandolo ma, la cosa che mi ha straeccitato è stata vederla mettersi il dito in culo per assaporare la sborra di Mustafà.
Il fantastico black, si era presentato dicendo “Una leccata e se ne va” e difatti si riveste e ci saluta ma, altro che una leccata, l’ha inculata a sangue, andandosene felice e contento di aver trovato una troia che gli ha mollato il culo.
Per Ornella un compleanno da non dimenticare, vuole festeggiare e ci invita a soddisfare le sue voglie, chiedendomi di scoparla assieme a Giacomo, non posso rifiutarmi, mi ha regalato uno spettacolo inaudito che mi ha fatto godere immensamente, sono un maiale pervertito che gode nel vedere la moglie fare sesso con altri uomini e solo un altro cornuto come me può capire.
La serata è appena iniziata e sino all’alba il tempo non ci manca, gli faremo vedere i soci verdi.

Felice di ricevere i vostri commenti, gio23@hotmail.it
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Cornuto (parte 1)

Sono sempre stato dannatamente geloso e possessivo, tanto che in passato, alcune ragazze mi hanno mollato proprio perché reputavano il mio comportamento asfissiante, giudicandomi insopportabile ed opprimente, immaginiamoci l’atteggiamento che ho con mia moglie, lei è mia, esclusivamente mia e mi dava fastidio, mandandomi fuori dai gangheri, solamente se un uomo osava guardarla, che già immaginavo il tradimento se i loro sguardi si incrociavano, figuriamoci se si fermava a parlare con qualcuno.
Ornella oltretutto è molto bella e attira gli sguardi vogliosi degli uomini, quante volte ho maledetto il suo fantastico culetto, le sue poppe a pera di una bella quinta, difficili da nascondere, il suo vitino da vespa, il suo corpo modellato come una clessidra.
Può sfoggiare forme perfette 90-60-90 e coscia chilometrica, una biondona appariscente con un viso da maialona, ed uscire con lei mi tormentava, ero geloso delle sbirciate eccitate di tutti gli uomini che incontravamo.
Il suo modo di vestire, nonostante i miei ripetuti rimproveri e furiosi litigi, era molto audace, strizzata in abitini che la fasciavano, dal decollété profondo, generoso, che le faceva strabuzzare le tette fuori dal balconcino del suo reggiseno, dalle lunghe unghie smaltate di rosso così come le labbra, accese dal rossetto vermiglio e naturalmente dall’alto dei suoi 12 centimetri di tacco a spillo che la facevano sculettare in modo divino.
Non sareste anche voi gelosi, di una donna che sprizza libidine da ogni poro?
Mi ero comunque accorto che tutti si perdevano nella scollatura di Ornella e la fissavano in mezzo alle tette o sui burrosi chiapponi, la cosa mi infastidiva, eccome se mi infastidiva, lasciandomi con la paura di avere sempre qualche rivale in amore e qualcuno che cercava di corteggiarla non mancava mai.
Maledetta gelosia, se da una parte mi rodeva di martellante e tormentosa angoscia, dall’altra ero felice di avere una donna che mi invidiavano, consapevole che la mia Ornella era desiderata e bramata da porci bavosi e sotto sotto, mi eccitavo all’idea che lei mostrasse qualcosa di più del suo fantastico corpo con movenze ed abitini ancora più sexy.
Era lecito gongolare del desiderio che risvegliavano le curve armoniose di mia moglie, era bello vedere come la spogliavano con gli occhi, quegli sguardi arrapati che mi mandavano in bestia e mi consumavano dalla gelosia ma, ero fiero di avere una donna bella al mio fianco.
Oggi, sono un cornuto, volutamente cornuto, ho offerto mia moglie ad altri uomini e ho goduto nel vederla pigliare altri cazzi, molti non mi capiranno e mi giudicheranno un coglione, altri probabilmente condanneranno la mia Ornella come una poco di buono e la insulteranno chiamandola puttana ma, sono felice così, “Cornuto e contento“.
Mi sono accorto che i miei pensieri sono diventati indecenti una sera di qualche anno fa, eravamo in campeggio e Ornella indossava un pantaloncino corto, oltremodo sgambato, la solita esibizionista e una canottiera, era molto sexy, da come le ballavano i seni, si capiva che sotto non portava niente e i glutei strizzati da un tessuto elasticizzato, evidenziavano la rotondità e la bellezza del suo indescrivibile fondo schiena.
Il figlio dei vicini seduto su una poltroncina, aveva occhi solo per lei e con lo sguardo ne seguiva tutti i movimenti, lo sentivo borbottare, probabilmente stava commentando a voce alta.
La mia Ornella era bella, sexy, meritava quello spudorato sguardo che la stava esplorando da cima a fondo e quando si è chinata per raccogliere delle buste, non so se casualmente o se volutamente, la canottiera si è allargata e dalla scollatura, le tette si sono presentate in tutto il loro splendore, i suoi capezzoloni scuri facevano bella mostra di se, ondeggiando ad ogni suo movimento.
Mi è sembrato che si sia trattenuta un eternità a mostrare le poppe, mi è salito il sangue al cervello per un attacco d’ira furibondo ma, anche al cazzo era arrivato il sangue in testa, lui però era eccitato, duro come il marmo, lungo e grosso come non me lo ero mai sentito, anche se in conflitto con me stesso, ho continuato ad osservare la scena dove quel ragazzo, con gli occhi fuori dalle orbite, si gustava le mammelle penzoloni di mia moglie e dal bozzo sui pantaloncini gli piacevano, cazzo come sbavava e non riusciva a distogliere lo sguardo.
Non ho detto una parola, seppur stizzito ed in collera ma, il mio attributo la pensava diversamente ed ero lusingato che una donna di 52 anni per bella che sia, riuscisse a far rizzare il cazzo ad un giovanissimo ragazzo che poteva essere suo figlio, si e no aveva 20 anni e forse erano anche troppi.
Avrei potuto immaginarmi di tutto ma, non di eccitarmi nel vedere mia moglie che mostra le tette ad un altro uomo, stavo scoppiando dentro i pantaloni e già immaginavo a quella nerchia dentro la sua bocca, succhiata e sbocchinata, sino a svuotargli i coglioni.
Quell’episodio, aveva stimolato le mie fantasie sessuali e qualcosa iniziava a tormentami, cominciavo a fantasticare e spesso mi ritrovavo a pensare come potesse essere eccitate la mia Ornella tra le braccia di un altro uomo e vederla godere della sua virilità.
Io così geloso, forse soffrivo della sindrome del cornuto ma, le urla dei suoi orgasmi mi rimbombavano in testa, la immaginavo presa in ogni buco e sono arrivato a spararmi delle seghe paurose pensando la mia Ornella riempita di sborra.
Ho iniziato a parlargliene, chiedendogli cosa avrebbe fatto se gli avessi portato un bel cazzo, che mi sarebbe piaciuto vederla mentre si concede ad altri uomini e così via, ero curioso di conoscere i suoi pensieri più sconci ma, lei non mi rispondeva, conosceva il mio male incurabile (la gelosia) e sapeva che ne ero impestato, era turbata dalle mie parole ma, rimaneva zitta, solo qualche volta, annuiva con la testa alle mie oscene domande.
Erano solamente delle fantasie e non sapevo se vederla scopare con degli estranei, mi sarebbe piaciuto da impazzire o se nauseato da tanta troiaggine, conoscendo il mio carattere di merda, niente mi avrebbe impedito di fare qualche pazzia.
Frasi insistenti, ripetute ogni volta che si trombava e Ornella ha iniziato a lasciarsi andare, il suo sguardo era provocante e voglioso, in grado di accendere la voglia di un uomo e presa nei momenti di grande eccitazione, urlava quanto gli piaceva il cazzo.
Aveva capito che la cosa mi eccitava e si verificava sempre più spesso che fosse lei a parlarne per prima, assecondando così le mie fantasie, probabilmente ne avevo stimolato le sue, sembrava più focosa e aperta al libertinaggio, ora era lei a dirmi di voler succhiare cazzi, di avere fame di sborra e quando gli chiedevo come lo voleva “Grosso amore mio, siii siiiiiii fammene prendere tanti sempre più grossi”
A quel punto venivo con delle sborrate paurose, eccitato come un cavallo “Siii siiiiiiiii ti voglio vedere piena di cazzi”
Ormai, quando si scopava, ci dicevamo apertamente le nostre fantasie e per lei l’oggetto del desiderio era un bel cazzo, giovane, di 18/20 anni al massimo, duro e resistente, di quelli che ti pigliano due tre volte senza interruzioni ma, soprattutto lo voleva grosso, molto grosso, come per me vederla presa e riempita dalla sborra di un altro uomo, mi avrebbe fatto bagnare le mutande senza neanche toccarmi.
Ornella sognava scopate furiose, con me presente che mi masturbavo, messo in un angolo ad osservarla con l’amante di turno, ormai era pronta per una proposta indecente, un triangolo a base di sesso e trasformare le nostre fantasie in un incontro reale.
Ho iniziato a far vedere agli amici di chat, le sue fotografie che la mostravano nuda, con le cosce spalancate e la fica fradicia di umori, i suoi tettoni e le chiappe aperte mostrando il primo piano del suo buco del culo, quanta libidine!!, i commenti crudi, mi facevano impazzire e arrapato come un cavallo, mi masturbavo leggendoli.
Tutti mi hanno detto cosa gli avrebbero fatto e cani e porci mi hanno chiesto di fargliela scopare ma, per lo più erano ragazzi 30, 40enni o vecchi maialoni bavosi e non avevano i requisiti richiesti da Ornella se non per qualcuno che si spacciava per ben dotato e poteva anche essere vero ma, non ho approfondito, non mi interessavano.
In un sito porno ho trovato una chat erotica, un vero programma visto che la stanza in cui entravo, si chiamava “Giovani ragazzi per donne mature” anche li ho mostrato mia moglie, collezionando tantissimi contatti e tra i tanti, uno ha attirato la mia attenzione quella di Giacomo, un ragazzo 19enne che mi diceva “Tra le gambe ho un bel gingillo, sono sicuro che se Ornella riuscirà ad infilarselo dentro, la faccio godere come una vacca in calore”
Quando ho visto delle fotografie di quel ragazzo e il primo piano di un pisellone nodoso dalla cappella larga, bagnata di sborra che colava su una immagine di Ornella, mi sono menato il cazzo dicendomi che era lui il ragazzo ideale per appagare i nostri desideri.
Da quello che potevo vedere, aveva proprio un bel cazzo, con delle fotografia certo non ti rendi veramente conto delle sue dimensioni ma, sembrava delle giuste proporzioni per soddisfarla e dopo una fitta corrispondenza di e-mail, ho deciso di parlarne a Ornella.
Gli ho mostrato tutte le immagini che Giacomo mi aveva mandato e tutti i caldi commenti di apprezzamento per il suo culo, le mammelle e naturalmente del suo bel figone depilato.
Ornella con un certo imbarazzo, aveva osservato il corpo ben scolpito di quel giovanissimo ragazzo e naturalmente il suo sguardo era ricaduto sulla virilità che con dei primi piani, mostrava quanto era lungo e grosso.
Gli ho visto mordicchiarsi il labbro, era eccitata, me ne sono reso conto, mettendogli la mano sotto la gonna, gli slip erano bagnati fradici, ha sospirato ed un lento gemito si è levato quando gli ho chiesto cosa ne pensava.
“Se è quello che vuoi, lo farò entrare nel nostro letto”
“Sicura?”
“Ohhhhh amore mio, voglio che mi guardi mentre mi spoglio davanti a lui, voglio che mi ammiri mentre gli metto il cazzo in tiro, come lo succhio, voglio mostrarti quanto sono donna e come un bel cazzo può entrare profondamente nella mia figa e rompermi il culo”
Mi chiedevo come mi sarei comportato, forse l’avrei fotografata immortalando i suoi amplessi o forse avrei girato un filmino porno, riprendendo l’atto sessuale nei minimi particolari?
Probabilmente no, mi sarei masturbato osservandoli e perché no, alla fine trombandola assieme al suo giovanissimo stallone.
Giacomo è stato felicissimo del nostro invito a casa per un dopocena e la sera concordata, si è presentato puntuale all’appuntamento.
Un aperitivo, quattro chiacchiere, era disinvolto, simpatico, spiritoso, spalle larghe e muscolatura ben distribuita con il ventre a tartaruga, un bel ragazzo, con un sorriso beffardo stampato sul volto.
L’espressione di Ornella era da gran maiala e con lo sguardo si sfidavano, se i suoi occhi brillavano, quelli di Giacomo scrutavano il solco tra le tette, ampiamente messo in mostra dal profondo decollété che ne sagomava la forma e si addentrava a sbirciare tra le sue gambe che erano quasi completamente scoperte.
Era un ragazzone di quasi un metro e ottanta, dal viso infantile e se non avessi visto i documenti avrei giurato che ne avesse avuto almeno due o tre di meno, uno sbarbatello che probabilmente non aveva mai visto una fica in vita sua, e mi domandavo, se avesse già bagnato il biscottino o se Ornella, come pensavo, sarebbe stata la sua prima donna.
Mia moglie, aveva curato ogni dettaglio per piacergli, dall’intimo di seta, alle calze con reggicalze, per non parlare della fichetta, spogliata con cura dalla inestetica e fastidiosa ricrescita, tacchi alti, una gonnellina aderente e una delle sue magliette dalla vertiginosa scollatura, era veramente provocante e sexy.
Non stavo più nella pelle, il motivo dell’incontro lo conoscevamo bene e desideravo sentire i gemiti di mia moglie, volevo vederla godere ma, le chiacchiere allontanavano il contatto fisico, l’aria nella stanza era satura di libidine, l’eros si tagliava a fette e mia moglie era pronta per la conoscenza carnale con il giovane ed eccitatissimo Giacomo ma, l’imbarazzo di chi vuole e non sa come partire, frenavano ogni iniziativa, troppa inesperienza e soprattutto tanta timidezza.
C’era molta complicità tra me e Ornella, ed è bastato uno sguardo perché la sua mano si allungasse timidamente sulla patta dei pantaloni iniziando ad accarezzargli il cazzo, lo stringeva tra le dita cercando di capire quanto era grosso e lungo, Giacomo passandogli il braccio intorno al collo, gli palpava le tette e tirandola a se l’ha baciata lungamente, lingua a lingua.
La troiona era eccitata come non l’avevo mai vista, gli ha tirato giù la lampo della braghetta e sotto, Giacomo era senza mutande, il suo pisellone venne fuori già in tiro, un bel cazzone duro, che guardava con incredulità, i suoi occhi parlavano una lingua sconosciuta davanti a tutto quel bendiddio, impressionante da quanto era grosso, non solo lungo ma largo da far paura, la mano non riusciva a stringerlo del tutto ci volevano tutte e due per cingerlo completamente, con il glande rosso e vibrante, aveva tra le gambe, un nerbo granitico lungo, 23, 24 centimetri ma, di proporzioni mostruose soprattutto in larghezza.
Anch’io ho un bel cazzo ma, quello era quasi il doppio rispetto al mio, già mi chiedevo come avrebbe fatto a pigliarlo nel culo, anche se già rotta e sfondata, per Ornella quel palo era straordinariamente grosso e l‘avrebbe totalmente lacerata e aperta in due.
Gli occhi di Ornella, oltre lo stupore, mostravano tutta la voglia per quella sberla di cazzo, gli ha sfilato i pantaloni mentre Giacomo gli ha levato la maglietta e slacciato il reggiseno, lasciando che le mammelle sobbalzassero libere, pronte per essere palpate, maltrattate, con i capezzoli eccitati che già svettavano irti come chiodi.
La mia dolce mogliettina si è sfilata la gonna, mostrandosi in tutta la sua bellezza, solo le calze con i reggicalze e un ridottissimo perizoma a coprire pochissimi centimetri di pelle, oltre, solo le scarpe dal tacco vertiginoso.
Impaziente come non l’avevo mai vista si è avventata sul pistolone, che pulsava nella sua mano, vedevo quel cazzone duro tra le sue dita e più lo toccava più si induriva, lo accarezzava piano, lo masturbava dolcemente in un lento sali scendi, dischiude le labbra e inizia a succhiarlo.
Non aveva fretta, lentamente la lingua percorreva il bastone vigoroso, insalivandolo da cima a fondo, si soffermava sulla cappella che lei picchietta, con la punta della lingua, slinguazzandola come se fosse il più gustoso dei gelati.
Giacomo, gli teneva i capelli di lato in modo che potessi vedere il meraviglioso bocchino che le stava facendo.
Era in preda al delirio, gli ha accolto la cappella in bocca succhiando quel poco che riusciva ad acchiappare, più di tanto la punta non entrava, la leccava tutt’intorno e la ributtava dentro aprendo bene la bocca e scendendo un poco alla volta, centimetro dopo centimetro ne pigliava sempre di più, avvolgendolo tutto nella sua bocca, sino ad appoggiare le labbra sui grossi e pesanti coglioni pieni di sborra.
Il cazzo era enorme e lei faceva fatica prenderlo tutto sino in gola e alternava la bocca con la mano, masturbandolo lentissimamente, voleva goderselo tutto il più a lungo possibile, tenendolo sempre in tiro, si passava la cappella sul viso, sui capezzoli e Giacomo gemeva, si metteva quel pezzo di carne, strizzandolo tra le tette e lo faceva scorrere avanti e indietro cercando di accarezzarlo con la punta della lingua.
Uno spettacolare pompino e io non potevo far altro che ammirare l’avidità con cui lo succhiava, mi sentivo male, la gelosia mi attanagliava ma, come un voyeur consumato rimanevo immobile ed eccitato nel vedere mia moglie con la bocca piena di cazzo.
Quando mi sono accorto che Giacomo dopo venti minuti di quel gioco di mano, lingua, bocca e tette stava per spruzzargli tutto il suo piacere, ho preso la telecamera giusto in tempo per riprendere quel ragazzo con il cazzo in mano, sborrare sulla faccia di mia moglie.
I suoi schizzi caldi gli sono addosso, gli ricoprono il viso, lei a bocca aperta, aspetta quei fiotti che uno dopo l’altro la raggiungono, con una doccia di sborra che sembrava non finire mai.
Altro che sbarbatello inesperto, quel figlio di puttana ha preso Ornella in braccio e l’ha sistemata sul tavolo con le gambe aperte, la sua figa gronda di umori, le sue cosce ne sono bagnate, messo di lato in modo che io possa vedere la sua lingua frugarle tra le pieghe del figone fradicio, si avvicina con la bocca e inizia a titillare il suo clitoride, a mordicchiarlo con le labbra, a farlo vibrare come una corda di violino, se lo succhiava con gusto e la sua lingua rovistava profondamente ogni anfratto, risucchiando avidamente tutto il miele che gli colava tra le gambe oscenamente aperte.
Sento il canto melodioso dei suoi gemiti, mi entra nelle orecchie, è straeccitata e quando le dita del suo focoso amante iniziano ad entrare in lei, schizza i suoi orgasmi in una sborrata continua.
Una, due dita che le trapano la figa, si rigirano profondamente piantate dentro sino alle nocche, mentre la lingua continua a lambire il clitoride che si erge ritto tra i labbroni aperti della ficozza. Duro, grosso, sembra un cazzetto scappellato, che meraviglia vederlo saltellare ad ogni colpetto della sua lingua martellante, si divincolava come una matta sotto le sapienti slinguazzate, Giacomo sa bene come leccargli la figa e dove cercare i punti più sensibili per dargli il massimo piacere.
L’indice e il medio, passano da un buchetto all’altro, gli hanno violato anche il culetto e con le dita a forbice la penetra contemporaneamente davanti e dietro.
Ornella grida la sua voglia, ha fame di cazzo, “Fottimi, fottimi, fammi sentire quel cazzone” lo vuole dentro e sfogare il proprio istinto.
Sono arrapato di brutto, il cazzo rinchiuso nelle mutande mi fa male, sembra stretto in una morsa da quanto è grosso e duro, nonostante la gelosia, vedere mia moglie con un altro uomo mi eccita da morire e sono costretto a levarmi i pantaloni e le mutande.
Ho le palle gonfie, mi meno il pisellone, davanti a mia moglie che chiede il cazzo, al focoso amante, Giacomo gli si mette affianco, gli alza una gamba e con il suo cacchione gli punta la fica.
Lo sbarbatello è scafato, per niente inesperto, ogni posizione che assume è studiata perché io possa vedere e riprendere al meglio, lui ne è il regista, un vero attore navigato e quello che sto riprendendo è un film porno dove la protagonista è mia moglie.
Glielo ha infilato nella figa con un colpo secco che l’ha fatta strillare, l’ho vista irrigidirsi, ci credo, anche se ben lubrificata, era sempre una verga mostruosa, si è aperta pigliandola completamente sino ai coglioni.
Ha cominciato a scoparla, vedevo perfettamente il cazzo entrare ed uscire, e riprendevo zoomando per avere dei primi piani del figone aperto e slabbrato della mia dolcissima metà, ero incantato, non sapevo se menarmelo o se riprendere, ero eccitato e il cazzo mi pulsava pronto a sborrare.
Sono geloso, mi rodo ma, non resisto al suo fascino animale, è bello vedere come la sbatte con furia, vedere i coglioni che si spiaccicano sulla passera, gli urla frasi sconce, cose che io non gli avevo mai detto, “Godi brutta troia” “Dimmi che sei una Troia” e lei rispondeva urlando come non aveva mai fatto “Sii siiiiiii sono la tua troia spingi più forte sfondamiiiiiiii”
Ormai non ce la faccio più, non resisto e vederla godere mi fa ribollire i coglioni, mollo la videocamera e mi afferro il cazzo, menandomelo furiosamente.
Ornella si accorge del mio segone, di quanto sia diventato grosso, di come sia duro, mi tira a se e lo ingolla profondamente “Dai brutto porco fammi bere” abbozzando un goloso e fantastico bocchino “Vengoo vengoooo sborroooo succhia troiona” solo pochi attimi per svuotarmi nella sua bocca.
Una raffica di sborra, 4 – 5 schizzi pieni, tra palato e gola, gli hanno riempito completamente la bocca, da brava troia, non si è persa neanche una goccia, bevendo tutto.
Non sono più un ragazzino ma il cazzo mi è rimasto in tiro come non succedeva da anni, dopo la prima sborrata, Giacomo è scatenato e il ritmo è incalzante sbattendola furiosamente, quella santa donna urla, geme e si dimena come un indiavolata, sento il profumo della sua eccitazione, mischiato a quello più acre del suo nerbo, ne sono affascinato e l’eccitazione non mi da tregua.
La resistenza di Giacomo è infinita, da più di mezzora la pompa con il vigore di un toro e la mia dolce metà gradisce, è squassata dagli orgasmi, non capisce più niente in preda alle convulsioni, trema abbandonata alle sue sgroppate.
La piglia in tutte le posizioni, la gira la rigira gli solleva le gambe, a pancia sotto e quando finisce a quattro zampe è più forte di lei, e oltre ai suoi gemiti e grida di piacere, riesce a tirar fuori la voce “Apri il culo alla tua troia”
Per Giacomo è un regalo inaspettato, gli struscia la cappella dalla fica al suo strettissimo buchetto per lubrificarla con i suoi stessi umori che continuano a colare abbondanti, gli chiede di aprirsi le chiappe e puntato quel braccio di carne al suo sfintere anale, con due colpi decisi gli è dentro completamente, una botta per fargli entrare la cappella ed una volta abituata all’indescrivibile intruso, un’altra per fargli sentire i coglioni che sbatacchiano sulla passerotta.
Ornella non ha forza di urlare, ha spalancato la bocca, per un attimo ha smesso di respirare, sul volto una smorfia di dolore, con gl’occhi gonfi di lacrime che gli sono strabuzzati fuori dalle orbite, sembrava impossibile ma, quella sberla di cazzo era tutta dentro di lei, certo il momento più difficile è stato far oltrepassare alla grossa testa del cazzo, l’anello anale ma, alla fine gli era entrato profondamente senza il minimo sforzo.
Giacomo ci va piano, sa di avere un attributo equino, gli sfila completamente il cazzo e ci rifionda dentro, vedo il buco del culo completamente aperto, una voragine in cui ci sputa dentro per lubrificarla sempre di più.
L’unica cosa che so fare è riprendere la scena e immortalare con dei primi piani quel pertugio sfondato che inizia a dare piacere ad Ornella, urla, geme ed eccitata come una vacca, ora stava godendo di quella bestiale penetrazione, rispondendo ai suoi violenti colpi.
La sbatteva montandola con decisione, la inculava con la forza di un toro spingendoglielo tutto dentro violentemente, giu profondamente per la tromba del culo, per fortuna, era lubrificata e ben dilatata, lei strillava ma, era piacere, ci aveva messo poco a dimenticare il forte dolore della penetrazione, la teneva per i fianchi e affondava violentemente facendogli sentire quel cazzone entrare ed uscire dal buco del culo.
L’urlo del guerriero non si è fatto attendere a lungo, stava per godere, lo capivo dal ritmo forsennato che esercitava nell’orifizio anale di mia moglie e tra urla e mugolii, gli ha riempito il culo di sborra.
Questo è stato il nostro primo incontro con un estraneo, inutile dilungarsi nel descrivere come Ornella, che non aveva mollato per un attimo il bel cazzo di Giacomo, se l’è rimesso in bocca risucchiando la sborra rimasta, ripulendolo e lucidandolo a colpi di lingua.
Quella santa donna si fa trombare da altri uomini per accontentare la mia depravazione e per la mia voglia di voyeurismo, gli ho portato certe sberle di cazzi, veramente impressionanti e lei non si è mai tirata indietro, ha voluto assaggiarli, anzi per darmi più piacere, mi ha chiesto due nerchie in contemporanea, cosa di cui io ne ho approfittato, sino al suo debutto con 6 uomini ma, queste sono altre storie che non mancherò di raccontarvi.

Felice di ricevere i vostri commenti, gio23@hotmail.it
Visita il mio sito http://freeweb.supereva.com/lunaklik/ Questo racconto è illustrato

Passione maniacale

Ho sempre avuto un debole per le donne , tanto che, da adolescente durante il sonno vivevo intense storie di sesso, in sogni talmente reali da svegliarmi nel pieno della notte completamente bagnato da orgasmi non cercati, destreggiandomi con loro in tutte le posizioni del kamasutra.
Voi mi direte che c’è di strano? a tutti i maschietti di questo mondo piacciono le donne, e con tutte le belle tope che si vedono in giro, non solo fantastichiamo di finirci a letto, ma si và a caccia.
Lo so, ma la trasgressione e i canoni di concepire la bellezza non per tutti sono uguali e io ho una vera e maniacale passione, desidero fare sesso con donne molto più grandi di me, donne dai seni grandi, esperte, disinibite, con tanta voglia di scopare.
Mi sono reso conto di questa mia ossessione quando a 14 anni, iniziai a spiare la mamma e le zie e pensando a loro mi sono sparato le prime memorabili seghe.
La zia Luisa era la preferita, al mare usava solo gli slip e devo dire anche molto piccoli, l’unica che potevo ammirare senza sotterfugi, metteva in evidenza contornate dal perizoma due belle chiappe, un seno piccolo leggermente smagliato e sceso, ma valorizzato da due capezzoloni neri e grossi che sembravano quelli di una donna pregna.
Come mi piaceva quel corpo non più giovanissimo, impazzivo dal desiderio e mi sarei attaccato a quei capezzoli per poterli succhiare, morsicare, eccitarli con la lingua, ma l’unica cosa di tangibile che poteva rimanermi di quei momenti indimenticabili, come potrete immaginare, un imponente erezione che mi costringeva a stare lunghi periodi coricato sulla sabbia a pancia sotto aspettando una difficile resa o a farmi delle lunghe nuotate, che lentamente mi riportavano alla normalità.
Gli anni passavano e non riuscivo a soddisfare le fantasie che mi attanagliavano la mente, nel frattempo ho conosciuto diverse donne mature, ma come riuscire a dirgli vorrei scoparti, come proporsi a delle signore che avevano spesso un età superiore a quella di mia madre, mi facevano impazzire dal desiderio, ma la timidezza e l’inesperienza bloccavano ogni iniziativa.
Tutto si avverò a 24 anni quando venni assunto, in un importante azienda della mia città per occuparmi della sua immagine commerciale.
L’ambiente era sereno e alcune colleghe molto carine, allietavano la permanenza in ufficio, facendomi pesare meno, il gravoso impegno dell’ultimo arrivato, a cui si chiedono generalmente le cose che agli altri non piace fare.
L’ing. Carlo titolare dell’azienda quando mi presentai il primo giorno di lavoro mi volle far conoscere tutto lo staff , dicendo a tutti che ero il nuovo addetto al marketing.
Questa è Enrica mia moglie e anche lei collabora con noi, si occupa dei contatti con il pubblico e di trattare con i fornitori per avere le esclusive dei prodotti che commercializziamo.
Davanti avevo una dea meravigliosa, sublime, una visione che mi mise in imbarazzo.
Ero arrossito non riuscivo a guardarla, la sua bellezza il suo profumo mi avevano offuscato la mente, comunque allungai la mano presentandomi.
Piacere sono Giacomo.
Sono contenta che tu sia qui, spero, anzi sono sicura che ti troverai molto bene con noi.
Era una donna sulla cinquantina, molto appariscente, vestiva elegantemente e curava ogni particolare , dal trucco alla pettinatura, i capelli biondi, vaporosi, due meravigliosi occhi verdi dietro un paio di occhialini leggermente scesi sul naso.
Quello che mi aveva colpito, oltre i meravigliosi lineamenti del viso, un seno prosperoso, che sembrava voler fare esplodere tutti i bottoni della camicetta che li copriva, ed un sederino sporgente a mandolino, in verità un vero capolavoro.
La sua voce calda mi dava la scossa ogni volta che entrava in ufficio e mi salutava, una donna molto femminile, affascinante, bella come avevo sempre sognato .
I miei pensieri erano solo per lei, Enrica, la sua carica erotica era molto forte e audaci apparizioni mi popolavano la mente, i suoi seni scoperti, la sua patatina aperta, lasciava spazio a performance eccitantissime ma immaginarie .
Sicuramente con una donna così affascinante nel letto doveva essere la fine del mondo, chissà se desiderava il cazzo allo stesso modo in cui io sbavavo per lei.
Una mattina come altre volte, squilla l’interfono, Giacomo , riconosco la voce. Mi dica signora in cosa posso esserle utile – Vorrei che mi accompagnassi all’appuntamento con i giapponesi, tu conosci bene quel prodotto e …. – Si va bene tra cinque minuti sono da lei .
Dopo un paio di minuti ero al volante della Mercedes della signora Enrica, avviai il motore e mi diressi dove i giapponesi ci attendevano.
Durante il tragitto neanche una parola ma ad un certo punto la signora Enrica si voltò verso il sedile posteriore allungandosi per pigliare una agenda che vi era appoggiata sopra, le gambe si allargarono leggermente, mentre la gonna si scostava scoprendogli le cosce.
Vedevo l’elastico delle calze autoreggenti, mostrandomi l’interno coscia, mi ero chiesto tante volte se usava le calze o i collant, ora non avevo più dubbi, una donna con quel sex appeal non poteva usare i collant .
Quella visione mi aveva eccitato, mi fece crescere il desiderio con un erezione immediata che non riuscivo a celare date le grosse dimensioni del mio pene.
I miei occhi fissavano quelle gambe a dire il vero strabuzzavano fuori delle orbite, bellissime, dalla caviglia sottile, alla coscia lunga ben tornita.
Enrica se ne accorse e con gran classe si ricompose, mi guardò con aria di rimprovero e sentii la sua voce : Cosa fai, mi sbirci le gambe ?
A quel rimprovero il colore del mio viso assunse tutte le tonalità del rosso, mi aveva sorpreso come un ragazzino a rubare la marmellata, iniziai a balbettare cercando di scusarmi i i io non …
Ho il doppio dei tuoi anni, potrei essere tua madre.
Nonostante fossi nel pallone divenni audace.
La bellezza non ha età e lei è bellissima.
Sei un vero impertinente, ma adoro i complimenti.
Ora la sua voce era calda, sensuale, la vedevo mentre osservava la patta dei pantaloni, l’erezione non era passata inosservata, si vedeva, si mordicchiava un labbro.
Devi essere un bel maialino, da quanto vedo le mie gambe ti hanno stregato, ci stai provando ?
Nell’imbarazzo più totale ripresi a balbettare, no i i io …….
Lascia perdere, non tentare di scusarti, sei un bel ragazzo e a dire la verità mi piacerebbe conoscerti molto più a fondo.
Un brivido mi attraverso tutta la schiena, era un modo per dirmi ho voglia di scopare con te, o avevo frainteso il senso delle sue parole, risposi con molta cautela.
Sono lusingato che mi troviate un bel ragazzo, anche a me piacerebbe conoscerla molto più affondo.
La stessa sera mi chiamò per invitarmi a cena nella superba villa dove abitavano, a pochi chilometri dalla città.
Domani sera alle 21.00 sii puntuale, ci metteremo a tavola subito dopo.
E ….. l’ingegnere
Non ti preoccupare di lui, la mia felicità è anche la sua.
Che cosa voleva dire, ci rimuginai tutta la notte, l’unica certezza, l’ingegner Carlo sarebbe stato complice d’ Enrica e di non avere frainteso le sue parole.
Come si sarebbe comportato l’ingegnere ? si sarebbe ritirato dopo cena lasciandoci soli o avrebbe voluto solo guardare la moglie tra le braccia di un altro, oppure i giochi dovevano coinvolgere tutti e tre ? queste ultime ipotesi mi davano molto fastidio, ma il desiderio per lei era cosi forte da farmi accettare tutto.
Spaccai il secondo, alle ventuno il mio dito si appoggiava al campanello lasciando che suonasse in modo deciso quasi avessi fretta .
Mi presentai con uno splendido mazzo di fiori , ad aprirmi la cameriera, una splendida ragazza di colore, con il classico vestitino nero con il grembiulino e la crestina bianca.
Buona sera si accomodi, lei deve essere il sig. Giacomo, i padroni la stanno aspettando.
Mi venne incontro l‘ing. Carlo che mi accolse come un vecchio amico, mettendomi a mio agio.
Hai fatto proprio bene a portarle dei fiori, gli piacciono molto.
Quei fiori sono per me ? sei molto gentile ma non dovevi disturbarti.
Enrica mi tolse i fiori dalle mani e avvicinandosi mi sfiorò le labbra con un bacio.
Bellissima, strizzata dentro un abitino che fasciava il suo corpo, facendone risaltare le curve armoniose e regalandomi con una profonda scollatura il piacere di osservarle il seno nel classico vedo non vedo, era tremendamente sexy.
La cena, tra una chiacchiera e qualche battuta finì velocemente, non mi accorsi neppure dei succulenti piatti che Marie la cameriera ci serviva, le mie attenzioni e miei occhi erano solo per la bella padrona di casa.
Ci trasferimmo in salotto per il cognac e licenziata la cameriera, io ed Enrica ci siamo seduti uno affianco all’altra sul divano mentre l’ingegnere di fronte a noi si accomodava sulla poltrona.
Il motivo di quell’incontro lo conoscevamo tutti e tre, ma a giudicare dal silenzio l’imbarazzo ci stava pietrificando.
Diamoci del tu, in questi momenti, sarebbe ridicolo che tu le rivolgessi frasi del tipo : Mi scusi signora Enrica vorrebbe essere cosi gentile da pigliarmelo in bocca se non le spiace gradirei un bel pompino e sarebbe molto eccitante se lei mi permettesse di sborrarle in bocca.
Che battutaccia, Enrica era arrossita, ma ci mettemmo a ridere, quella frase aveva smorzato la tensione.
Hai ragione Carlo se anche Enrica è d’accordo vi darei volentieri del tu, è sicuramente più confidenziale e ci farebbe entrare in intimità più facilmente.
Enrica sfoderò uno dei sui meravigliosi sorrisi e con un cenno del capo mi ha fatto capire di considerarla come una vecchia amica.
Ho appoggiato, facendo finta di niente, la mano sul ginocchio di Enrica, soffermandomi ad accarezzarne l’interno, volevo rendermi conto con la reazione dei due se potevo spingermi oltre.
Dopo un attimo di irrigidimento, Enrica mi ha guardato con desiderio, nel suo viso un espressione vogliosa da una vera porcona.
Probabile che tra Enrica e Carlo ci sia stato un impercettibile cenno d’intesa, ha allargato le gambe nel tacito invito a continuare.
Accarezzami, ti desidero.
Guardandola negli occhi ho accarezzato la sua gamba salendo lungo la coscia, la sentivo morbida, vellutata, arrivando dove finiva l’elastico delle autoreggenti.
Ha socchiuso gli occhi, le sue labbra carnose si sono aperte e mi sono avvicinato per cercarne il contatto.
Ci siamo abbracciati con le bocche unite, le nostre lingue si cercavano, si intrecciavano, rispondeva con passione, ad un bacio travolgente.
Ero risalito sino ad incontrare gli slip già fradici di umori , premevo sulla fica con la mano aperta e per offrirsi meglio ha spalancato ulteriormente le cosce, abbandonandosi alle mie carezze.
Ho infilato le dita sotto l’elastico incontrando la sua fica abbondantemente bagnata, il cazzo sembrava esplodermi dentro le mutande.
accarezzavo tutto il suo corpo, ho scostato i lembi della scollatura e i capezzoli sono saltati fuori, grossi, turgidi, rosei, invitanti come due ciliegine, mi ci sono attaccato, succhiandoli, lambendoli con la lingua.
Il vestito è scivolato morbidamente alla vita, scoprendogli un seno da far invidia a tante diciottenni che conosco, due mammelle meravigliose, sode ben sostenute, una quarta tutta da esplorare.
Si è alzata per sfilarsi il vestito, rimanendo solo con uno striminzito perizoma che le faceva risaltare la rotondità dei suoi glutei, le autoreggenti e le sue scarpette dal tacco a spillo vertiginoso.
Nuda Enrica era ancora più bella di come l’avevo immaginata, si è chinata su di me e sbottonandomi i pantaloni si è impossessata del mio cazzo già in tiro e senza farsi pregare lo ha portato alla bocca.
Le sue labbra, la sua lingua, mi facevano impazzire, lo inghiottiva spingendoselo in gola, avevo la netta sensazione che la sua bocca calda e ingorda fosse nata solo per fare pompini.
Carlo seduto compostamente sulla poltrona ci osservava senza dire niente, avevo capito che Enrica si spostava e si sistemava in modo che ogni sua mossa, era studiata perché ci potesse osservare meglio, per fargli vedere come la riempivo o come lei mi si concedeva.
Il cazzo spariva completamente nella sua bocca, mentre l’altra mano mi stringeva i testicoli, teneva gli occhi chiusi succhiandomi e leccandomi tutto il palo in lungo e in largo gustandolo come se tra le labbra non avesse la mia cappella ma un lecca lecca.
L’orgasmo stava per sopraffarmi e mi sono dovuto fermare, era ancora troppo presto per fargli assaggiare la sborra, prima volevo gustarmela.
L’ho fatta accomodare sul divano gli ho sfilato gli slip e tenendogli le cosce spalancate mi sono inginocchiato davanti a lei posando le mie labbra sulla quella fighetta sugosa.
Era un lago da cui bevevo, la lingua scavava in profondità, entrava e usciva da quella caldissima caverna, mi soffermavo sul clitoride che svettava come un piccolo pene, lo leccavo lo morsicavo.
Senza resistenza le mie dita sono entrate in lei, spingevo profondamente e lei muoveva il bacino per sentirmi meglio.
Gemeva, i suoi sospiri erano come un afrodisiaco, mi incitavano a continuare, sembrava dicessero mi stai facendo godere, insisti sei bravo.
Enrica non ne poteva più, mi ero accorto del suo orgasmo dalle sue contrazioni sulle dita da come agitava il suo corpo e ora mi chiedeva il cazzo a gran voce.
Pigliami, sbattimi ti desidero, ho voglia di cazzo, dai oraaa.
Voleva condurre il gioco, si è alzata poggiando una gamba sul tavolo, in quella posizione era oscenamente aperta, i sui buchi erano in primo piano.
Carlo impassibile avrebbe goduto nel vedere la sua Enrica penetrata da me, in quella posizione la sua condizione di voyeur sarebbe stata soddisfatta ottimamente.
Mi sono avvicinato, col pene ho puntato la sua bellissima figa e con un colpo secco l’ho penetrata, è scivolato dentro senza nessun impedimento, ora mi muovevo lentamente dentro di lei.
Mi stringeva con la vagina, la sentivo contrarsi dandomi una stupenda eccitazione che ricambiavo aumentando il ritmo della scopata, tenendola per i fianchi.
Gemeva, i sospiri man mano andavano ravvicinandosi, urlava, si dimenava sino a che l’orgasmo la squassata.
Vi voglio tutti e due, si siii dai Carlo montami anche tu.
Ha voluto coinvolgere il marito, voleva due cazzi, io invece volevo il suo culo.
Preparagli il buchino ho il desiderio di incularla
Si è messa a pecora, allargandosi le chiappe e Carlo dietro gli leccava il buchino, cercando di penetrarla sempre più profondamente perché si sentisse inculata dalla sua lingua.
Gli ho rimesso il cazzo in bocca, sporco dei suoi umori e come una ventosa, mi avvolgeva e succhiava aiutandosi con la lingua.
Sotto l’incessante lavoro della sua lingua, l’ano si era ben dilatato e Carlo esplorava nelle viscere dandogli il modo di entrare sino in fondo.
Era pronta a riceverlo e con l’aiuto di crema lubrificante ho preparato il cazzo per fargli superare le resistenze del suo buchino stretto.
Saltata a cavalcioni su Carlo gli ha preso il pene e l’ha indirizzato sulla vagina strusciandolo più volte sui labbroni gonfi e lentamente si è fatta penetrare.
Carlo pompava con foga.
Vedevo il suo buchino dilatato era un forte richiamo.
Ho avvicinato il fallo al buco del culo ed ho spinto sino a che non ho sentito l’anello anale cedere e risucchiarne la grossa cappella.
Mi sono fermato per farla abituare a quel corpo estraneo, l’ho sfilato e ho ripetuto la penetrazione, ma privo di ogni resistenza ho sentito il cazzo sprofondare nel budello.
Mi sono meravigliato della facilità con cui era entrato data la notevole dimensione del mio cazzo ed ora lo stantufavo prepotentemente andando avanti e indietro.
Si è irrigidita, sentiva la doppia penetrazione ma il piacere era più forte del dolore, lasciandosi andare a grugniti che sembravano quelli di una scrofa sgozzata da come urlava i suoi orgasmi, che sopraggiungevano uno appresso all’altro.
Era da circa mezzora che mi facevo Enrica in tutti i suoi buchetti e non resistetti più, ho sfilato il cazzo dal culo porgendolo alla cura delle sue labbra dove mi sono svuotato, riempendola, lei con la bocca aperta ha cercato di bere tutti gli schizzi di sperma che le arrivavano.
Una scia di sperma, che la copriva dal naso sino all’occhio sgocciolava sulle tette che sotto la spinta di Carlo ballavano meravigliosamente.
Per Carlo l’emozione era stata fortissima, vederla inghiottire litri di sperma lo aveva eccitato al punto che anche lui venne urlando.
Enrica si è alzata e si è diretta al bagno per pulirsi tappandosi la fica con una mano per non perdere la sborra che le colava.
Io e Carlo ci siamo rivestiti e per me era giunto il momento del commiato.
Ho baciato Enrica e nel salutarci anche la promessa di rivederci, la serata era piaciuta a tutti e tre.

Ps. Sono curioso di conoscere i Vs. commenti.

Lalla, una zia da monta

Un weekend da sballo

Tante volte mi sono chiesto quale sia il segreto per far godere una donna, come toccare e come rivolgersi alla partner per portarla all’apice del piacere e riuscire a farla schizzare come un uomo, si con la figa che si trasforma in una vera fontana ma, questa probabilmente, è dote solo di pochissime.
Mi sono sempre prodigato, con delle lunghe ed estenuanti penetrazioni, pompando per mezzora di filato quelle bellissime e calde fighette, con degli ottimi risultati.
Per mia fortuna ho una notevole resistenza e soprattutto sono ben dotato e avere un randello lungo e grosso mi agevola, riuscendo a farle sbrodolare con molta facilità ma, cosa gli piaccia realmente per raggiungere orgasmi da mille e una notte, questo non l’ho ancora capito, qualcuno dice che se trovi il loro punto G è fatta, ti sviene ad ogni orgasmo, però un po’ di sperimentazione non guasta, per provare nuove emozioni, per rendere la vita sessuale più eccitante e più appagante per entrambi.
Così da diverso tempo sono alla ricerca di una femmina in calore che sappia insegnarmi l’arte per farle impazzire di piacere ma, comunque ho rinunciato a capire il mondo femminile, morale della favola, ogni volta che mi convincevo di aver trovato la ricetta per rendere felice una donna, ne scoprivo un’altra altrettanto appagante, anche se egoisticamente, spesso penso solo a me stesso.
Con l’esperienza però, una cosa l’ho capita, non tutte le donne sono uguali, per godere, hanno bisogno di tempi e metodi diversi, ognuna ha i suoi punti più sensibili che amano essere accarezzati, solleticati da lingue frenetiche, pizzicati, talvolta maltrattati, chi ha la necessità di lunghi preliminari, chi vuol sentire il sapore dello sperma, chi ama frasi sborrare in faccia, chi sulle tette, chi come Lalla che riesco a far godere come non sono mai riuscito con nessuna, lei è una sodomita e si scatena pigliandolo nel culo, ama mettersi a quattro zampe sul letto e chiederti ad alta voce di venire inculata.
Gode come non so che cosa, si mette a pecora sul letto e mi invita a prepararle il culetto, inizio a slinguazzarlo e con la lingua tra le chiappe cede facilmente, si apre ed entra in profondità, lo esploro con la devozione che quel piccolo pertugio merita, allarga le gambe sempre di più alzando il culo appoggiando la faccia sul materasso, si contorce come un anguilla e urla, urla come una scrofa sgozzata e quando schizza, lo fa come un uomo, infradiciando anche il letto, e solo allora mi chiede di incularla, di sentire il mio bel cazzone che la apra in due, “ siii siiiiiiii rompimi il culo, sfondamiiiiiiiii” che femmina focosa sotto le lenzuola, dalle curve mozzafiato e sessualmente disinibita.
Una donna così, certo non la trovi dietro l’angolo e farla scappare sarebbe imperdonabile, oltretutto è molto bella, due occhi da pantera, verdissimi, dallo sguardo profondo, ipnotico, una cascata di capelli rossi a solleticarle le spalle, qualcuno potrebbe obiettare che è una donna matura, che a quarantasette anni il suo corpo è di sicuro ceduto con l’avanzare dell’età ma, non è vero, il suo fisico è perfetto, bella è dir poco, statuaria, appariscente, sensuale, sexy, ha tutto quello che un uomo può desiderare e poi a letto si trasforma in una mignottona da monta, questo per evidenziare quanto è calda, sensuale e come si scatena con un cazzo tutto da gustare e da consumare.
Ha una quarta piena e soda, da far rabbrividire una ventenne e il suo culetto un sogno su un corpo da venere, due gambe lunghe, dalle caviglie sottili, dai polpacci affusolati alle cosce ben tornite.
Di lei sono innamorato, anche se ho ventiquattro anni di meno, in lei ho trovato la femmina in calore che avevo da sempre cercato e sono gelosissimo quando si concede ad altri uomini anche con me presente, figuriamoci quando mi racconta uno dei suoi incontri, anche se sotto sotto mi eccito tanto.
Devo dire che ora è più bella e seducente di quando aveva quindici anni di meno, la conosco molto bene, lei è mia zia, la sorella più piccola di papà.
Lalla è la mia zia preferita, tra noi, da sempre si è instaurato un legame forte, ci adoriamo e oltre ad essere mia zia, è un ottima amica e pur essendoci una differenza di età notevole, ci confidiamo tutto, senza scendere nei particolari più intimi, su di lei, non ho mai fatto pensieri particolari e non l’ho mai vista come ad una donna da trombare, anche se non nego di essermi spesso beato delle sue curve atomiche e di essermi tirato qualche sega, pensando al suo culetto o le sue tette ma, finiva tutto li.
Lalla è ancora signorina, non si è mai voluta legare affettivamente ad un uomo, pur non mancandogli i corteggiatori e gli spasimanti, una sua scelta da rispettare e poi il cazzo non gli manca, una simile bellezza non ha certo difficoltà a trovare un uomo che soddisfi le sue voglie.
Una bella gnocca solo per pochi, ma non per tutti, una gran mignotta, decisivamente selettiva, nella scelta dei suoi amanti ma, non c’era niente da rimproverarle, d’altronde è single e anche lei ha diritto alla sua vita sessuale.
Ricordo perfettamente la primavera di tre anni fa, era maggio inoltrato e la zietta mi invita per il weekend alla sua casetta al mare, mi avrebbe pagato se le risistemavo il giardino e avessi ripristinato gli assi della recinzione, un po’ di soldini a uno studente squattrinato avrebbero fatto sicuramente comodo, così ho accettato con entusiasmo.
Il sabato mattina mi sono alzato presto e presi gli attrezzi dallo sgabuzzino, falciatore, rastrello, cesoie per potare, ho iniziato immediatamente a tosare il prato tenuto incolto durante i mesi invernali.
Il sole era alto, caldo e faticando ho iniziato a sudare così mi sono levato la maglietta, rimanendo con dei calzoncini corti elasticizzati, devo dire più che attillati.
Lavoravo alacremente senza sosta, volevo sbrigarmi e godermi un po’ di mare, quando è arrivata la zia, bella come sempre, lettino prendisole in mano e la borsa con l’asciugamano, indossava un accappatoio corto, lasciato abbondantemente aperto sul seno con la stupenda visuale di due belle poppe semi coperte, che attiravano lo sguardo, ai piedi due sandaletti dal tacco alto che slanciavano ancora di più le sue fantastiche gambe.
Sistemato il lettino sul prato si è sfilata l’accappatoio, facendolo scivolare morbidamente, sono rimasto a bocca aperta, con gli occhi che mi sono usciti dalle orbite, la zia era nuda, o almeno le zinne erano al vento con i capezzoli che al contatto dell’aria si sono inturgiditi immediatamente, sotto aveva solo uno slippino ma, era talmente piccolo che copriva solo parte del pube, si intuiva che la sua fighetta doveva essere ben depilata e quando si è inchinata per recuperare la crema abbronzante, un filo interdentale, separava le due fantastiche chiappe, lasciandomi intravedere le pieghette più scure del suo buchetto.
Il leggero tessuto di quegli slippini, gli era entrato nella spacca della fregna e ne evidenziava il gonfiore ben pronunciato, delle sue splendide labbra carnose.
Stavo scoppiando dentro i pantaloni, l’erezione è stata immediata, prepotente, cercavo di fare l’indifferente senza riuscirci, il mio sguardo era traboccante di desiderio e non ce la facevo a distoglierlo.
Il corpo della zia era più bello di come l’avevo immaginato e quelle tette sono meravigliose, sembrano le fusoliere di un bimotore pronte al decollo ma, quello che mi ha fatto veramente arrapare è stato il suo culetto, fa sognare e la mia mente, ha elaborato strani pensieri.
Stavo facendo una figura di merda, eccitarmi così davanti alla zia, sarei voluto scappare ma ero in evidente confusione “Ti sei messo della crema solare? Se no ti scotti” con un cenno mi ha fatto capire di avvicinarmi facendomi vedere il tubo dell’abbronzante.
Nel mio sguardo doveva esserci tanta malizia e desiderio ma, anche lei non scherzava, si era accorta del mio stato di eccitazione e i suoi occhi, avidamente si erano appoggiati sul rigonfiamento dei pantaloncini, come la sua mano, che mi stava già accarezzando il pisello.
“Se è questo l’effetto che ti faccio, devo rimediare e farmi perdonare“ mentre continuava a palpare il mio pisello che svettava da far paura, sono rosso di imbarazzo, sono confuso, turbato ma, eccitato come un cavallo, mi ha tirato giù i pantaloncini e il cazzo, è schizzato fuori come una molla, duro, grosso e lungo, riusciva a fatica a nascondere la sua eccitazione, “Che bendiddio“
Le sue mani si sono impossessate del mio cazzo, con una lo stringeva e con l’altra soppesava le palle che lentamente si riempivano di sborra diventando sempre più dure.
Si inginocchia e prende il mio cazzo in bocca, le sue bellissime labbra si sono avvicinate alla cappella e come una mungitrice si sono appiccicate come una ventosa iniziando a succhiarmi il cazzo, ci sa fare la puttana, mi diventa sempre più duro è un pompino tremendamente elettrizzante, la lascio fare e chiudo gli occhi godendomi quella slinguazzata, lo imbocca completamente, sento i coglioni sbatterle nel mento, mi sta risucchiando l’anima.
Ho il cazzo completamente insalivato, la sua lingua lo percorre da cima a fondo, soffermandosi a mordicchiarmi lo scroto e con la mano che lo stringe me lo mena lentamente.
Mi tremano le gambe e sono scosso da scariche elettriche che mi arrivano al cervello, mai nessuna mi aveva fatto un pompino così avidamente e sentivo il piacere salire, stavo per venire, volevo sborrarle in bocca ma, la zia da brava troia se n’è accorta dalle contrazioni e afferrato il cazzo stringendolo nel pugno, mi trascina in casa senza mollare la presa “Sai che alla zia piace tanto pigliarlo nel culetto? Sborrami nelle viscere”
Messa a quattro zampe sul suo letto, scodinzolava con il culetto già per aria, una visione tremendamente arrapante e tenendo il cazzo in mano, mi sono avvicinato poggiandogli la cappella tra le chiappe, cercando di centrare lo sfintere anale.
“No amore mio, è molto grosso, non avere furia e preparami, lo voglio gustare da subito”
Ho un bel cazzo, ma niente di straordinario, venti centimetri e abbastanza largo per farlo sentire alle fiche più consumate, sono dotato ma non pensate ad uno storpio e in ogni caso sbatacchiato nel culo a freddo doveva essere doloroso, aveva ragione la zia.
Mi stava chiedendo di leccarele il culetto e per me, era la prima volta che mi avvicinavo con la lingua a quel piccolo e tanto amato pertugio e finalmente con mia grande eccitazione, una donna mi concedeva di sbatacchiarla nel culo.
Timidamente, ho iniziato a leccare i contorni di quello stretto orifizio e ne sentivo il sapore inebriante, afrodisiaco, dal gusto acuto e allo stesso tempo dolciastro, mi piaceva e man mano che ci pigliavo dimestichezza, la mia lingua affondava tra le pieghe spingendosi profondamente.
Sentivo il suo respiro farsi affannoso, il giochetto di lingua gli piaceva e con le dita si accarezzava il clitoride, lo trastullava tra i polpastrelli per poi conficcarsele tutte dentro il figone completamente aperto e grondante di umori.
I gemiti erano sempre più forti, ululava e quando ha iniziato a schizzare il suo primo orgasmo, si è infilata un dito in culo, spingendolo profondamente, cacciandoselo su e giu, furiosamente.
Era pronta per subire penetrazioni più corpose, i suoi muscoli anali erano rilassati, con lo sfintere aperto come un cratere.
Si è allargata le chiappe, supplicandomi di romperle il culo, non ci ho pensato due volte, mi facevano male i coglioni da quanto erano pieni di sborra e afferrato il cazzo, ho puntato l‘ano, ottimamente lubrificato e dilatato, ed ho spinto sino a che non ho sentito l’anello anale cedere e risucchiarne la cappella, poi gliel’ho buttato dentro con un unico colpo e privo d’ogni resistenza, il cazzo gli è scomparso nel budello, affondando sino ai coglioni, si è lasciata andare con un urletto e un gemito prolungato di piacere.
Inizio a muovermi lentamente, facendolo scorrere per tutta la lunghezza, avanti indietro, grida mi chiede di spingere più forte, l’accontento sbatacchiandola con più grinta, ma è ancora insoddisfatta, “Dai violentami il culo” “Si siiiiiiii dimmi che sono una zoccola siiiiiiiiii”
Il culetto è stretto, mi avvolge il cazzo, lo stringe e ne sento le contrazioni ma, è cedevole più di quanto immaginassi e scivola bene in profondità.
Mi sento come un animale la piglio con spinte poderose, spingendoglielo dentro violentemente ma, era proprio così che voleva godere e martellavo senza tregua cercando di farci entrare anche i coglioni.
Lalla ansimava, era scossa da un tremito continuo, i suoi gemiti, ormai erano latrati e incessantemente andavo avanti e indietro in maniera frenetica, mi sentivo ribollire e tenendola per i fianchi glielo piantavo profondamente con delle vere e proprie bordate.
Il letto è completamente bagnato, infradiciato dai suoi orgasmi che si susseguano uno appresso all’altro, sto impazzendo di piacere, sto per venire e i colpi si fanno sempre più ravvicinati, selvaggi, animaleschi, con la voglia matta di riempirle il culo di sborra, ma la zia un’altra volta mi cambia il programma, “Vienimi in bocca”
Sento la sborra salire, sono al culmine e sfilo il cazzo, si gira e mi afferra la nerchia portandosela alla bocca ma, inizio a schizzare che non l’ha ancora imboccato, una pioggia di sperma gli si è riversata sul viso, sulle labbra sino ai capelli.
La sborra mi usciva copiosa e non riusciva a berla tutta, non si fermava più e schizzo dopo schizzo il suo volto ne era una maschera, lasciandola sgocciolare sulle mammelle.
Il primo round si è esaurito con Lalla che mi ha ripulito il cazzo risucchiandomi sino all’ultima goccia, svuotandomi completamente i testicoli.
In Lalla ho trovato la donna che cercavo, riesco a portarla all’apice dell’orgasmo e da come schizza non è una mia illusione, gode, si contorce nel piacere, nella lussuria e oltretutto non è solo bona è un’eccezionale femmina da monta, una vera maiala pronta ad esaudire ogni mio desiderio.
Ho trascorso un weekend da sballo che ricorderò, anche se dopo tre anni la nostra storia continua nella trasgressione e chi se ne frega se l’incesto è considerato da molti immorale, godiamo come pazzi.

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Attrazione per la mamma

Ho passato gran parte della mia adolescenza, chiuso in bagno ad odorare la biancheria intima della mamma, quante seghe e quante sborrate sulle sue mutandine, l’ho da sempre desiderata, un sogno che mi sono portato dietro per tanti anni.
Riconosco che la mamma non è bellissima ma il cazzo mi si rizzava in maniera inaudita solo a vedere come dimenava il suo culone grosso e tondo, con due glutei da mille e una notte.
Una donna robustella di 44 anni e neanche portati tanto bene, sembrava averne 5 o 6 di più, però, come ho gia detto il suo culo anche se ricoperto come una cartina geografica di smagliature e cellulite, dovete vedere cos’è quando si mette a 90 gradi con il gnocchettone che sporge rigonfio, e due tette enormi che penzolano a sfiorare il pavimento, una donna che piace e anche se non bella, è straordinariamente sexy, affascinante come poche e il suo corpo, modellato di curve mozzafiato, sprigiona, tutta la sensualità di una femmina fatale.
L’ho spiata molte volte mentre trombava con papà, che spettacolo vedere le sue mammelle schizzare da una parte all’altra sotto le sue spinte furibonde e come gemeva, le sue urla di piacere si sentivano per tutto il quartiere e come mi eccitava vederla con il cazzo in bocca, era una pompinara nata, lo succhiava, lo leccava con tale avidità, che non mollava la presa sin che papà, non gli aveva riversato in gola la spremuta dei suoi coglioni.
La mamma a letto è una gran maiala, i suoi servizietti sono da sballo e non si negava neanche quando papà che ha un cazzo di notevoli dimensioni, pretendeva di rompergli il culo.
Ed io? Oltre a segarmi selvaggiamente sognavo di pigliare la mamma in tutti i suoi buchi, desideravo lo stesso trattamento che riceveva quel bastardo.
Del babbo, ne parlo così perché una sera quel maiale, non è più rientrato a casa, era scappato con la segretaria venticinque anni più giovane di lui, è da allora che la mamma si è lasciata andare ed è caduta in depressione, dando sfogo alla sua delusione e per fortuna solo nei momenti di sconforto più intensi, ingurgitando liquori sino a sbronzarsi.
Alcolista ma, l’ho scoperto soltanto dopo, una terapia per non fare la schizzinosa quando aveva l’irrefrenabile voglia di prendere un cazzo, così capitava che si offrisse al primo che la importunava, anche perché era facilmente abbordabile dopo aver mandato giù una bottiglia di gin e non gli importava che fosse bello o brutto, alto o basso, voleva solo un bel cazzo resistente per reprimere il forte desiderio da cagna in calore.
Si vergognava tremendamente e la paura di essere riconosciuta o considerata una puttana, la portavano lontano da casa, andando a rintanarsi nei bar più infimi dei paesi vicini e riusciva quasi sempre a rimorchiare, non è difficile per una che si veste da baldracca e si lascia palpare da chiunque gli si avvicini ma, quando rientrava a casa, nonostante barcollasse ciucca come una spugna, era la donna più appagata di questa terra e stranamente la sua lucidità era ben al disopra di quello che aveva ingurgitato, come una sera di alcuni mesi fa.
Era notte fonda, circa le tre del mattino, il sonno tardava ad arrivare ed ero beatamente accomodato su una poltrona, leggendo l’ultimo capolavoro Wilbur Smith che avevo appena acquistato, quando è rientrata la mamma, è visibilmente sbronza, ciondola da una parte all’altra della stanza, hic, hic singhiozza e col passo pesantissimo, avanza con fatica, riesce sorreggendosi su tutto quello che trova in giro, ad arrivare sulla poltrona davanti alla mia, lasciandosi cadere di peso, indossa un abito corto, inusuale per una donna della sua età e sedendosi così scompostamente che gli si solleva la sottana, scoprendogli un paio di gambe fantastiche, ed esibendomi completamente le cosce sin quasi a mostrarmi l‘inguine.
Sembra stanca, è sguaiatamente stravaccata sulla poltrona, mi saluta levandosi le scarpe, naturalmente dal tacco finissimo e altissimo, si massaggia i piedi, dall’espressione del viso sembrano dolergli ma, forse c’è più delusione che altro, dal suo sguardo trapela un grande incazzo e tra me penso che di nerchia, oggi non ne ha visto o che non ne ha preso abbastanza per essere appagata o magari non si sente riempita di sborra come vorrebbe.
Di sicuro è contrariata, si accarezza, pastrugnando i suoi tettoni, si slaccia il reggiseno sfilando da prima una spallina attraverso una manica e poi la gemella dall’altra per tirarlo fuori dalla scollatura e buttarlo per terra, sin qui niente di male, un gesto che ho visto fare a tante donne, se subito dopo non si fosse levata anche l’abito esibendo due mammelle che mi hanno fatto rizzare fulmineamente il cazzo davanti a tanta abbondanza, che spettacolo, la mamma con le poppe al vento e indosso solo i collant senza le mutandine, anche se coperta dalle calze, sono così velate che il suo culo e la sua fica sono in bella mostra e così da vicino non li avevo mai visti, il pisello mi sta esplodendo dentro le mutande, vorrei allungare la mano su quel culo che sembra parlare, vorrei stracciare il nailon delle calze ed infilare le dita nel suo fantastico figone peloso e perché no nel suo deretano grandioso ma, non ho il coraggio, sono suo figlio.
La situazione precipita, quando Marina che mi da le spalle, inizia a scendersi i collant per sfilarseli, leggermente inchinata con un piede appoggiato sulla poltrona per liberarsi della prima calza, vedo perfettamente il suo culone e il rigonfiamento di due labbroni carnosi leggermente aperti e visibilmente bagnati di eccitazione.
La guardo a bocca aperta, quel corpo completamente nudo, mi eccita da morire, la mamma è talmente bella e ci manca poco che mi sborri nelle mutande, la scena è talmente eccitante che non riesco a fare a meno di toccarmi il cazzo, infilo la mano dentro la tuta e con il pisello strizzato nel pugno, inizio a menarlo ma, questa volta non avevo bisogno di sognare, la sua gnocca dalle labbra rosa che sono uno splendore, il suo culo e le sue tettone, erano li, a portata di sguardo e di mano.
Segarmi è istintivo, lo faccio meccanicamente senza pensarci, senza preoccuparmi che mi può vedere, con una mano mi tengo abbassata la tuta con i boxer , con l’altra mi meno furiosamente, preso da un’eccitazione animalesca.
La mamma è lucida il tanto da capire che la mia sega è in suo onore e che col cazzo duro in mano mi sto gustando il suo corpo, per lei è raccapricciante quello che sto facendo ma, la colpa era sua come poteva pretendere di spogliarsi mettendomi culo e figa sotto il naso senza che il mio cazzo sussultasse, cosa poteva pretendere una troia nuda davanti ad un ragazzo che tante volte l’ha desiderata, che ha sognato di scoparla e di pigliarla contro natura?
La sua reazione è violenta, mi piglia a ceffoni, picchia alla cieca, colpendo dove le capita è veramente incazzata, “Sei un porco” non rispondo subisco la sua sfuriata “Sei un degenerato, mostrarti a tua madre con il cazzo in mano” continua se pur barcollando a colpirmi sul viso, sulle spalle, sul petto, mi sento in colpa ma, il mio cazzo svettava sempre prepotente, di fronte alle sue mammelle che ad ogni movimento, ballano paurosamente.
Capisce di essere nuda, di avere un atteggiamento osceno davanti a suo figlio e se ne rende conto, intuisce di avermi umiliato dandomi del porco, del depravato, forse ha ragione ma, si è pentita, mi accarezza, “Scusami, scusa amore mio, è colpa mia” mi bacia sulla fronte, sulle guance, mi abbraccia “Sei un uomo e io sono nuda, i… io non volevo” puzza di alcol ma le sue mammelle, penzoloni mi scendono sul viso, è più forte di me ed allungo le mani, sfioro i suoi capezzoli, non dice niente, mi spingo oltre, li pizzico, li sento inturgidirsi tra le mie dita, sono grossi, scuri, leggermente puntati all’insù, proprio come piacciono a me, continua a sbaciucchiarmi, mi approprio delle sue mammelle, che nonostante l’età e il peso, stanno su da sole, le palpo le stringo nella mano, mi sembra di sognare, non mi schiaffeggia, sento i suoi gemiti, cerca la mia bocca e mi bacia, infilandomi tutta la sua lingua vogliosa dentro la mia.
Lingue guizzanti, saettanti si cercavano e avide si intrecciavano, con le sue labbra carnose spiaccicate sulle mie.
La sua mano mi scivola sul petto, esplorandomi il torace, scende incontrando gli addominali, sono tesi, duri, è troppo vicina al mio sesso per stare calmo, non vedo l’ora che l’acchiappi, poi sempre più giù, si insinua sotto la tuta, sino a ritrovarselo stretto nel pugno.
Un lungo gemito, “Ohhhhh amore mio è più grosso di quello di tuo padre” l’accarezza dolcemente e con lentezza la sua mano scorre su e giu.
Mi avvento ai suoi seni, sono il suo bambino e inizio a poppare succhiando due capezzoli che più li stimolo, più si rizzano, facendosi lunghi e grossi come due filtri di sigaretta, mi sembra di sentire il sapore del latte e il cazzo mi cresce smisuratamente, li mordicchio stringendoli tra le labbra, li titillo con la punta della lingua, ci giro intorno, li risucchio fissandomi all’aureola come una sanguisuga mentre con una mano mi occupo dell‘altro seno e maltrattandolo, lo strizzo, lo palpo ne seguo i contorni per capire quanto è largo, non finisce mai, è talmente grosso da perdermi nel calore delle sue bellissime mammelle.
La mamma geme, sento i suoi sospiri, mi stringe il cazzo cercando di menarlo ma è impacciata dalla tuta, me la sfila lasciandomi completamente nudo e questa volta si inginocchia tra le mie gambe, davanti ha i miei goglioni gonfi, pieni di sborra, alla mia nerchia dura come non mai e ritta da far paura, lo tiene in mano e l’accompagna alla bocca iniziando a slinguazzarmi la cappella, scende lungo il randello, su e giù, insalivandolo, non tralascia i coglioni che succhia, mordicchia, sino al contatto col mio sfintere anale.
Sussulto, il giochino di lingua che mi sta facendo, è fantastico e quando lo imbocca, il mio respiro si fa affannoso è bravissima la sua bocca mi avvolge il cazzo e se lo spinge completamente dentro, superandogli la gola ed ingoiandolo fino alla radice.
Qualche conato di vomito, quasi si soffoca ma, la sua gola è profonda lasciando che il cazzo le scompaia in bocca sino a farsi appoggiare i coglioni sulle labbra, mi sbocchina con passione, avanti, indietro, su e giù, mentre con la mano accarezza le palle, le afferra, le strizza, sono tutto un fremito, mi fa un po male ma, tutto questo mi eccita più di quanto potessi immaginare.
Che pompinara, mi sta portando dritta all’orgasmo ma, quando si accorge che la mia resistenza si sta esaurendo, molla la presa, mi piglia la mano ed alzandosi, se la mette sulla gnocca dal folto vello, nero corvino.
La accarezzo, è grassottella, carnosa, il dito scivola meravigliosamente bene nella spacca da quanto abbondanti sono colati i suoi umori, assieme alla mia mano c’è la sua, anche lei si tocca, si pastrugna la micetta, si apre la fica mostrandomi quanto è fradicia, ho una voglia matta di assaggiarla, di gustare il suo dolcissimo nettare.
La butto sulla poltrona, al posto mio, con le cosce oscenamente aperte, ed inizio a leccarla, sento il suo sapore, è buonissimo, inebriante, mi sembra di affogare nei suoi umori e con la lingua raccolgo ogni stilla del suo piacere.
Lecco la sua fessura frugandola da cima a fondo, raspando profondamente, mi soffermo sul clitoride, titillandolo, succhiandolo golosamente, strappandogli dei gemiti che sembrano ululati, soprattutto quando la mia lingua viola il suo culetto che lentamente cede alla pressione delle mie slinguazzate.
Ha goduto ed è pronta a farsi sfondare, gli alzo le gambe, portandogli le ginocchia sopra le spalle, i suoi buchi che ho sempre desiderato sono li bene aperti e a mia disposizione.
Faccio zuppetta con i suoi umori per lubrificarmi la cappella, facendola scivolare lungo il solco della passera e glielo butto dentro che era già tutta fradicia, un lungo gemito strozzato gli si alza dalle labbra strette fra i denti, la sua figa è calda, avvolgente, ci è scivolato dentro facilmente accettandomi sino ai coglioni.
La scopavo piano, con dolcezza, scorreva completamente nella sua fica pigliandolo profondamente, affondando quando con le palle sono vicino alle chiappe per farglielo sentire bene sul collo dell’utero, alternavo le spinte con baci in bocca e continuando con slinguazzate sulle tette e a ciucciare avidamente i capezzoli.
La mamma, spudoratamente ingorda, di cazzo, si contorceva nel piacere, era in delirio, gemeva, urlava, piangeva travolta da orgasmi prolungati, uno appresso all‘altro senza fine, ormai non ragionava più, subiva ragliando, l’impeto con cui affondavo nella sua gnocca.
“Sii siiiiiii fottimi siiiiii lo sento lo sentoooooooo spingiiiiiii”
Sono passati solo cinque minuti non di più ma, ero talmente eccitato che sotto una pulsione incontrollata, con il cazzo in mano gli ho sborrato sulla pancia, non soffro di eiaculazione precoce ma l’emozione del contatto carnale con mia mamma, mi aveva fatto venire in un baleno, in un esplosione estrema dei sensi come non mi era mai capitato con nessuna ragazza.
Cazzo che sborrata, ne era ricoperta dal pube con degli schizzzi che arrivavano alle tette ma la cosa che mi arrapava di più della sua troiaggine, era vederla raccoglierla con le dita e ciucciarsele assaporando il mio seme, mentre mi osservava con una faccia da gran maiala.
Pensavo che dopo una sborrata di quel genere, di essermi prosciugato i coglioni ma, il cazzo non ne voleva sapere di cedere, sono un porco e dovevo recuperare gli anni di seghe, fatte pensando a quanto doveva essere troia nel pigliarmi il cazzo, di come mi avrebbe spompinato, a come l’avrei cavalcata e inculata, sogni che si stavano realzzando.
Mi sono avvicinato alle sue labbra e non ci ha pensato un attimo a riprendermi il cazzo in bocca, risucchiando le poche stille di sborra rimaste, mischiate ai suoi umori, lappandolo con la lingua come se si stesse gustando il più buono dei gelati, picchiettando e slinguando la cappella per ripulirmelo tirandolo a lucido.
“Fammi godere ancora, vienimi nel culo ma, non qui sono ciucca, nel letto staremo meglio” la mamma è ancora vogliosa, d’altronde come lo sono io e non c’era bisogno di chiederlo, l’avrei trombata e di sicuro inculata per tutta la notte.
Si alza e pigliandomi per mano mi porta nella sua camera da letto, sarà anche ciucca ma sa benissimo come vuole prendere il mio cazzo, si è disposta a quattro zampe sul bordo del letto, tenendosi bene aperte le chiappe con le mani.
Sono in piedi dietro di lei vedo il suo buco del culo semi aperto ed inchinandomi ci sputo sopra, pensando che lubrificandola, la penetrazione sarà meno dolorosa.
La grossa cappella è sul suo sfintere anale e spingendolo l’ho sentito cedere, si è aperto sin quando la cappella gli è schizzata dentro e gliel’ho piantato nel culo, l’ho fatta urlare di dolore, non rendendomi conto che il mio pene è bello grosso e che ci sarei dovuto andare piano per farla abituare all’intruso ma, ormai era fatta, godevo del suo stretto budello e ci affondavo violentemente, lasciando che i testicoli si schiacciassero sulle chiappe.
La mamma si è irrigidita, ha inarcato la schiena ma ben presto, ha iniziato a spingere le chiappe contro il cazzo, iniziando a contorcersi nelle spire di incontrollato piacere.
La mamma come suo solito, quando gode urla alla maniera di una scrofa sgozzata e le sue grida animalesche mi entravano nel cervello, adoravo sentirla godere come una gran maiala.
“Rompimi il culo siiiiiiii siiiiiiiiiiii sfondamiiii così cosìììì”
Più gridava e si divincolava, più mi eccitava e tenendola per i fianchi, abusavo del suo stretto buchetto, impalandola selvaggiamente.
Il suo possesso era totale e dopo la prima sborrata sapevo che sarei durato un casino, gli stavo mettendo a fuoco lo sfintere anale ma, lei si dimenava in preda alla più sfrenata libido, infilandosi le dita nella gnocca e torturandosi il grilletto.
Sentivo il sopraggiungere dei primi spasmi dell’orgasmo e tenendolo ben piantato nel budello, mi sono svuotato nel culo, ed ora ero io che tremavo, ululavo, che la insultavo mentre sborravo e schizzo dopo schizzo l’ho riempita.
“Siii sborro siiiiiiii godoooo dimmi che sei una troiaaa”
“Sono la tua troia, dai daiii svuotati i coglioni nel mio culo siiiiiiii sarà tuo ogni volta che lo vorrai”
Mi sono accasciato su di lei, stanco e squassato dall’orgasmo e non mi sono mosso sin che non si è ammosciato ed è scivolato fuori, volevo baciarla ma lei dormiva pesantemente con un rivolo di sperma che si faceva strada tra le chiappe.

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Genero a sorpresa 2

Ho sempre avuto una certa curiosità per il sesso e con mio marito ho scoperto sotto le lenzuola, il piacere del primo orgasmo, con lui ho imparato a godere e soprattutto quanto sia appagante pigliare il cazzo, con lui sono sempre stata disponibile e disinibita, non mi sono mai tirata indietro ai miei doveri coniugali e ho lottato per tenere vivo il desiderio e la passione.
Ci piace giocare, fantasticare, mi sono divertita, vestendomi da infermiera sexy, da lolita, da scolara, come ho saputo destreggiarmi in streep tease o lap dance, d’altronde non sono più una ragazzina e l’abitudine potrebbe infiacchire la voglia, so di tante coppie della nostra età, che ormai non scopano più se non molto raramente e personalmente, cerco in tutti i modi d’essere seducente, di attirare le sue attenzioni, aiutata dal mio corpo giunonico, dalla sesta delle mie tettone e senza troppi tabù riesco nel mio intento, con successo.
Siamo sempre stati complici e la nostra intesa sessuale è fantastica, mi ha confidato le sue fantasie e io le mie, spesso si è parlato d’incontri sessuali a tre anche con la presenza di un’altra donna, ma sono rimaste solo fantasie, solo un gioco eccitante, sin che non ha portato a mia insaputa, Ninni nel nostro letto.
Sono disgustata dal mio comportamento ma con Ninni mio genero ho goduto come una pazza e trovarmi inaspettatamente il suo cazzone tra le mani, mi ha fatto sbrodolare come non mi era mai capitato, il contatto con due uomini è stato divino, portandomi a degli orgasmi indescrivibili.
L’incontro incestuoso che ho avuto con lui, ha stravolto la mia vita sessuale e quando nel suo messaggino mi ha salutato con “Ciao troia”, non poteva trovare termine più appropriato per definire la vacca in calore in cui mi sono trasformata.
Avessi saputo prima che alla mia età, potevo pigliare tutti i cazzi che volevo, con Giacomo felice di concedermi ad altri e che tanti giovani spasimanti sbavano per avermi, non mi sarei persa una goccia di sperma di quei marcantoni che ho sempre rifiutato e mi sono pentita amaramente di non avere fatto prima il pieno di cazzi.
Ninni, è quasi un ospite fisso, a casa passa dieci volte al giorno e con me, fa tutto quello che gli passa per la testa, ed ogni occasione è buona per palparmi il culo, darmi una strizzata alle tette o infilare le mani sotto la gonna, soprattutto davanti a quel maiale di mio marito, che gioisce vedermi desiderata e toccata da lui e lo incita ad usarmi a suo piacimento, che porco.
Capita spesso, generalmente si presenta all’ora di cena, si slaccia i pantaloni mostrandomi un bel cazzo moscio e mi dice, succhiami il cazzo troia che più tardi devo scoparmi tua figlia e voglio farla godere il più a lungo possibile.
Adoro pigliare il suo bel cazzo a riposo, metterlo in bocca e sentirlo crescere sino a che è duro e palpitante e gustare lo sperma caldo che mi schizza in fondo alla gola, lo rigurgito, lascio che mi esca dalla bocca e Giacomo che mi osserva masturbandosi ferocemente, quando mi vede tutta impiastricciata di sborra, inizia a godere, urlandomi che sono una gran troia.
Aspetto eccitata quel momento per iniziare a ripulire quei cazzi, prima quello di Ninni e poi quello di Giacomo, raccogliendo e bevendo senza lasciare nessuna traccia del loro seme.
Troia è la parola più gentile che Ninni mi rivolge, di solito sono la sua vecchia baldracca, nata per fare pompini o per farmi rompere il culo.
Come vi ho già detto, sono disgustata dal mio comportamento e la cosa che mi sconvolge di più è che mi piace sentirmi apostrofare così volgarmente, accetto tutto senza alcun limite, gradisco essere umiliata come una puttana di strada, ed essere trattata come un oggetto sessuale e Ninni, può utilizzare la mia bocca, la mia figa e il mio culo secondo i suoi capricci.
Mi piace che Giacomo mi veda prendere in bocca il cazzo di un altro uomo, o mentre sono riempita di sperma in ogni mio buco, sono una mignottona da monta e voglio godermela pigliando tutti i cazzi che desidero, lasciandomi andare a tutte le maialate che fanno felice un voyeur come lui.
La mia trasformazione non è stata graduale, ma velocissima e me ne sono accorta qualche mese dopo.
Si avvicinava il mio compleanno e con Giacomo, avevamo deciso di festeggiarlo in un noto ristorante della mia città, solo io e lui per i miei 55 anni.
Mi sono comprata un abitino elegante, molto sexy, un paio di scarpe rosse con il tacco finissimo e molto alto, biancheria intima in seta, con reggicalze abbinato, volevo essere seducente e già pensavo al dopo cena.
Accipicchia, un contrattempo di lavoro portava Giacomo lontano da casa per due giorni e dispiaciuto mi assicurò che avremo festeggiato al suo rientro e anche se lontano mi avrebbe ugualmente fatto una bella sorpresa.
Il mio compleanno lo avrei passato da sola, pazienza, ma la mattina la telefonata di Monica, la mia bimba per porgermi gli auguri, anche Marco l’altro mio figlio, si è ricordato di farmeli, e ne ero felice.
Sul cellulare il solito messaggino, compariva il nome di Ninni, tremolante ho schiacciato leggi,
“Buon compleanno troia, stasera festeggiamo insieme, fatti trovare pronta alle nove e mezza, usciamo. Indossa un abitino da sera molto sexy e non mettere l’intimo, ti voglio senza mutandine né il reggiseno”.
La mia risposta con un altro sms, “Che porco, sei un maiale, ti aspetto”
Dove voleva portarmi, sapevo che avremmo fatto sesso, tanto sesso e non avevo mai pensato di farlo senza che Giacomo fosse presente, ma ubbidiente come un cagnolino, già dal pomeriggio ho iniziato a prepararmi, ho tolto la ricrescita dalla mia fighetta, depilandomi sino al buchetto del culo, mi piaceva vedermela allo specchio, liscia e vellutata come quella di una bimba.
Per l’occasione mi sono vestita splendidamente, un abitino nero aderente, gonna sopra il ginocchio, allacciato sul collo, con la schiena scoperta sin quasi le natiche che evidenziava al massimo il mio gran seno, stretto da due triangoli molto scollati lateralmente che non lasciavano molto alla fantasia, reggicalze e calze nere, e per dare un po’ di colore le mie scarpe nuove di vernice rossa, con il tacco a spillo vertiginoso, mi sentivo una bella gnocca ed ero pronta a soddisfare le sue voglie.
Quando mi ha visto, ha strabuzzato gli occhi, facendomi sentire oscenamente eccitante, sono salita in macchina, mostrandogli abbondantemente le gambe inguainate dalle calze di seta, da lui solo tre parole, “Cazzo che figa”.
Mi ha passato una benda per gli occhi per non vedere dove andavamo, ero curiosa volevo sapere il suo programma per la serata, ma ero così eccitata e così emozionata che non ho spiccicato parola, ho indossato la mascherina e ci siamo avviati.
Dai rumori delle macchine capivo che eravamo in città ma ad un certo punto quei rumori inconfondibili, rallentavano, si attenuavano sino a cessare, ci stavamo allontanando e dopo 10 minuti mi fece scendere dalla macchina, pigliandomi per mano.
Non vedevo e i miei passi erano indecisi, traballanti, sotto le scarpe sentivo del ghiaino, dovevamo essere nel giardino di una villa, poi il suonare di un campanello, non eravamo soli, sono avvampata, non mi aspettavo un incontro con altri e mi sentivo tremare dentro, ero impietrita ed eccitata allo stesso tempo, sapendo che avrei dovuto fare di tutto per dare piacere a degli sconosciuti li presenti.
Qualcuno ci aprì ma neanche una parola, intorno a me, il buio e il silenzio più assoluto, penso di aver camminato per un lungo corridoio, sempre guidata dalla mano di Ninni e ci siamo fermati.
La sua voce ha tuonato imperativa, “Tirati su la gonna” lentamente ho eseguito rigirandola sopra la vita, “Girati lentamente” come mi aveva chiesto ero senza intimo e le mie grazie erano totalmente in mostra, rigirandomi su me stessa un paio di volte.
Qualcuno mi stava osservando e voleva vedere tutto di me, dal culone alla mia gnocchettona e pur non sapendo chi c’era, mi stavo esibendo senza pudore.
Le sue mani mi hanno spinto verso il basso e mi sono dovuta accovacciare davanti a lui, “Tieni le gambe bene aperte, tirami fuori il cazzo e succhialo, fammi un pompino”, mi ha preso le mani e le ha portate sulla patta dei pantaloni.
Gli ho massaggiato il cazzo, trovandolo durissimo, era eccitato e sbottonandogli la patta pensavo che il bastone che palpavo, poteva essere di chiunque, non vedevo e non avevo la certezza che fosse quello di Ninni.
Gli ho scostato gli slip ed è saltato fuori, l’ho preso in mano e stavo stringendo un bel cazzo, da dimensioni e grossezza poteva essere lui, l’ho infilato tra le labbra, lo stringevo, tenendo in bocca solo il glande, la lingua lo spennellava e lentamente scendevo, ritrovandomelo in gola.
Iniziavo a muovere la bocca avanti e indietro, bagnandolo bene con la mia saliva, scorreva lentamente e quando affondavo, mi pigiava in gola e con la lingua mi muovevo, procurandogli delle carezze che lo facevano gemere, con la mano lo smanettavo, mentre l’altra, delicatamente accarezzava e massaggiava le sue palle gonfie di desiderio.
Di chiunque fosse quel cazzo, non doveva rimanere deluso dal mio pompino e lo succhiavo con foga, avidità, e avevo una gran voglia di bere lo sperma che sentivo essere pronto ad uscire.
Le contrazioni del cazzo, sono coincise con una lunga sborrata e trattenuta da una mano che mi teneva ferma la testa, rimaneva ben piantato in gola e gli schizzi mi affogavano procurandomi quasi il vomito.
Non ho perso neanche una goccia del gustosissimo sperma e mi sono accanita per ripulirlo, succhiandolo, sliguazzandolo, strizzandolo per raccogliere ogni stilla del suo prezioso seme, volevo inaridirgli le palle svuotandole completamente.
Per un attimo sono rimasta sola, la bella nerchia che si era appena svuotata nella mia bocca si era allontanata, rimanendo accovacciata con le gambe oscenamente aperte.
Qualcuno mi ha aiutato a risollevarmi, forte l’aroma di un profumo dolce, intenso, inebriante, vicino doveva esserci una donna, chi c’era in quella stanza.
Delicatamente, delle mani iniziavano a slacciarmi il fiocco che reggeva l’abito intorno al collo, facendolo scivolare ai miei piedi e lasciandomi completamente nuda, davanti a chissà quanti estranei, indossavo solamente le scarpe e le calze agganciate al reggicalze.
Mi sentii accarezzare, e due labbra percorrere con piccoli baci la mia schiena, si posarono sul collo baciandomi ardentemente, i lobi, le orecchie, erano meta di slinguazzamenti, tremavo e ricevevo scosse di piacere che scorrevano lungo la spina dorsale e quell’inebriante odore di profumo era vicinissimo, si confondeva con il mio.
Una donna mi stava accarezzando e non mi disturbava ricevere le sue attenzioni, lasciavo che le sue mani e la sua bocca si appropriassero del mio corpo.
Mi baciava sul collo e sentivo distintamente i suoi capezzoli premere sulla schiena, le sue mani sulle tette pigliandole da sotto, le tirava su soppesandole, le accarezzava, facendo rigirare tra i polpastrelli i capezzoli, ormai turgidi e duri.
Stavo godendo, non sapevo cosa fare, ero impietrita, se allungavo le mani sapevo di trovare delle curve morbide, quelle di una donna, i suoi seni, avevo paura ma ne ero tremendamente attratta, volevo soltanto godere e gemevo sulle sue dolcissime carezze.
La sua bocca si è posata sulla mia e ho lasciato che la lingua mi penetrasse, l’ho cercata con la mia, rigirandola nella sua bocca, era un bacio, un vero bacio tra due donne.
Ci siamo abbracciate, e continuavamo a baciarci, avvinghiate l’una all’altra con le mani che si esploravano cercando i punti più erogeni.
I suoi seni erano perfetti, al tatto erano sodi, dritti, non molto grandi con due capezzoli lunghi e duri che ho voluto succhiargli, stringendoli tra le labbra, la sentivo gemere, i miei morsichini gli piacevano ed insistevo slinguazzandoli, facendoli saltellare sotto i colpi della lingua, era un piacere lappare quei capezzoli duri e tesi.
Il suo dito ha ispezionato la mia figa, entrando profondamente e non ho capito più niente, ero talmente su di giri che avevo la paura di perdere i sensi con un orgasmo di forte intensità e dalle sensazioni che provavo, stava per sopraggiungere dirompente.
“Fammi vedere il tuo viso, toglimi la benda”, volevo conoscere chi riusciva a darmi tanto piacere, sentivo la sua pelle liscia, il suo pancino ben scolpito dal ventre piatto, le sue natiche tonde, sporgenti, doveva essere giovanissima.
Un attimo d’esitazione, ma le sue mani mi levarono quella benda che mi aveva resa cieca, una luce abbagliante colpì i miei occhi, dei riflettori erano puntati su di me, come su un palcoscenico ero l’oggetto in primo piano al centro della scena e non riuscivo a vedere chi c’era oltre.
Bellissima, davanti a me, una gazzella dal corpo perfetto, due labbra carnose, alta, magra, un fisico da modella, una giovanissima dea di colore, si, una venere nera, fantastica, capelli corvini, lunghi, lisci e due occhioni neri da far impazzire, era tremendamente sensuale, calze velate bianche con reggicalze e scarpe con tacco a spillo, era impressionante la sua bellezza.
Mi ha trascinata, su un materasso buttato sul pavimento, si è sdraiata e ha aperto oscenamente le gambe, voleva essere succhiata, mi sono avvicinata su di lei baciandola, era bello sentire la sua lingua frullare nella mia bocca e lentamente la discesa verso la figa, con le mani ho aperto il suo frutto, rosa, sugoso, completamente fradicio d’umori, un bocciolo tutto da assaporare.
Per la prima volta assaggiavo il buonissimo sapore di una fighetta, era molto bella e sentirla gemere sotto le mie slinguate, mi procurava un piacere immenso, e la voglia di farla godere, impegnandomi per fargli provare il massimo piacere, sin che ha urlato il suo orgasmo, bagnandomi completamente, facendo colare la sua linfa sulla bocca.
Ci siamo baciate, mi ha fatto mettere a pecora e ha iniziato a slappare la mia ficona desiderosa delle sue attenzioni, con la lingua a sguazzare nei miei umori, avida di stillarne tutto il nettare.
Il clitoride, vibrava sotto le sue attente slinguate, ci sapeva fare e mi sono abbandonata alle carezze della sua lingua spalancando completamente le cosce per sentirla meglio.
Passava e ripassava, lungo tutta la fessura ed iniziavo a rantolare, le sue labbra, due ventose che aspiravano e bevevano i miei umori che distribuivo abbondanti, la punta della lingua sul mio buco del culo le sue dita dentro la mia fighetta, mi accarezzava dolcemente, si dilungava sul clitoride stimolandomi con movimenti lenti, circolari e con gli occhi chiusi godevo incapace di reagire.
Il sibilo di uno spray, il getto fresco sulla fighetta, sul buchino, ho immaginato che fosse lubrificante ma non capivo a cosa servisse, solo poco dopo ho capito il perché.
Ho aperto gli occhi, e la ragazza stava trafficando con una cintura pisellata, portata da Ninni, che stava li affianco, aveva un doppio fallo bello grosso, la negretta lo indossò infilandoselo e allacciandosi la cintura in vita, tenendolo con la mano, si è portata sul taglio della fica, facendo scorrere la cappella lungo il solco, e mi ha penetrato con cattiveria, spingendomelo tutto dentro in un solo colpo, muovendosi dentro di me in modo deciso ed irruento.
Spingeva come una forsennata, mi sentivo piena, impalata da una donna che godeva a sua volta, quel pisello di lattice, si muoveva dentro tutte e due.
Le sue mani maltrattavano le mie mammelle, le palpava, le strizzava, mi pizzicava i capezzoli duri come chiodi, li tirava e supereccitata, distillavo nettare in grande quantità.
Ad un cenno di Ninni la negretta si è sfilata ed ha appoggiato quel bastone al mio ano, riservandogli lo stesso trattamento e mi ha penetrato senza tanti complimenti.
Si muoveva dentro il mio povero culetto con furia, avanti indietro, senza tregua, lo sfilava lentamente e non finiva mai era talmente lungo e grosso, per poi rifiondarlo dentro tenendolo ben piantato, lo sentivo arrivare in gola e mi sono abbassata appoggiando il viso sul materasso per sentirlo più profondamente facendo sporgere il mio culetto.
Ogni tanto da dietro quelle forti luci, dei lampi di un flash, mi stavano fotografando, mi sentivo una gran maiala, terribilmente troia e volevo a tutti i costi stupire mostrandomi in modo spregiudicato senza limiti e senza tabù facendomi trombare da quella donna e dal suo cazzo finto.
Avevo la fica fradicia d’umori e una voglia di cazzo irresistibile, quel fallo di gomma, aveva acceso il desiderio e stavo sborrando come un uomo con schizzi e urla di godimento, segno che la cosa mi piaceva e parecchio.
Mi hanno letto nel pensiero, perché mi sono ritrovata circondata da cazzi in erezione, maschi eccitati, che lo puntavano sul mio viso, trovandomeli solo a qualche centimetro dalla bocca, ed erano tutti molto più dotati di mio marito, avevo il clitoride gonfio di desiderio e la mia figa rigurgitava sborra, ero fradicissima e stupendamente arrapata.
Di fronte al viso avevo tre cazzi straordinariamente grossi, tre magnifiche nerchie in tiro, Ninni e due uomini di colore con un bastone sui 30 centimetri, uno lungo e normale ma l’atro spropositato, dal diametro pauroso, grosso da far paura e mio genero che consideravo ben dotato aveva un pisellino rispetto a loro.
Quando ho visto le dimensioni di quel cazzo, mi sono ingrifata da schifo e curiosa come una puttana, tra lo stupore e la voglia, ho cominciato ad accarezzarlo e leccarlo percorrendo tutta l’asta, baciandogli la cappella e portandomela in bocca, cercando di farne entrare il più possibile, cosa non facile vista la sua grossezza.
Non solo non riuscivo a stringerlo nella mano, ma a bocca completamente spalancata, non riuscivo che ad infilarmi la sola cappella e mi dovevo accontentare di percorrerlo a colpi di lingua e a slinguazzargli il glande come fosse un lecca, lecca, avanti indietro, insalivandolo come meglio potevo, mi soffocava ma non cedevo di un millimetro.
Che meraviglia vedere quei cazzi che fremevano alla vista del mio corpo, quanta abbondanza, li volevo tutti e non aspettavo altro che essere trombata da tutti e tre contemporaneamente.
Tutti volevano essere spompinati e famelica, passavo da un cazzo all’altro, tre belle nerchie da soddisfare, girandomi con la testa per imboccare il bastone di Ninni che avevo alle spalle, ero proprio infoiata, quando ne pigliavo uno in bocca, altri due erano stretti nelle mie mani e li masturbavo con un lento sali scendi.
Ninni, è stato il primo a penetrarmi, si è sdraiato e mi ha fatto mettere a cavalcioni, facendomi calare lentamente sul cazzo, lo stringevo tra le dita e gli ho fatto strada infilandomelo nella figa.
Tenevo i cazzi dei due black stretti in mano e li slinguazzavo tenendo le loro cappelle in bocca, era impossibile accoglierle contemporaneamente ma golosa spennellavo e succhiavo ingorda, spingendomeli in gola sin dove riuscivo, mentre Ninni si muoveva dentro di me e per com’ero bagnata quasi non lo sentivo, scivolava senza nessuna resistenza e non ricevevo piacere.
Volevo soltanto godere, desideravo quel magnifico cazzone e sentirmi un mare di sborra inondarmi il culo, sentirlo schizzare nel budello e sentirmi piena.
Non si è fatto pregare, mi ha piegato sui fantastici muscoli del mio giovane amante che mi stava trombando, facendo sporgere il mio sederino.
La negretta con lo spray in mano, ha lubrificato, il mio buco del culo e abbondantemente quel cazzone, e pigliandolo in mano, l’ha accompagnato puntandolo sullo sfintere anale.
Mi rendevo conto che sarebbe stata una penetrazione esagerata e ne avevo paura, ma sbavavo per averlo tutto dentro, alla fine avrei assaporato la mia prima tripletta, Ninni in figa, un mostro nel culo e l’altro che mi scopava in bocca.
Tremavo, il dolore sarebbe stato lancinante, ma sapevo anche di che intensità sono gli orgasmi che provo quando mi rompono il culo, la sua cappella è sprofondata nel buchetto, lentamente scompariva nelle mie budella e alla fine mi ha sfondato entrando tutto dentro, mi sentivo aprire in due e sentivo quel grosso pezzo di carne farsi strada dentro di me e il mio retto si dilatava accogliendolo sino ai coglioni che sentivo spiaccicarsi sulla fica.
La sensazione era quella d’essere inculata da un asino e non m’importava se mi stava rompendo il culo con una penetrazione devastante da lasciarmi senza respiro, ma il piacere era dirompente e lo incitavo a spingere più violentemente.
Mi squassava facendomi urlare, oramai ero fuori di me e anche se il dolore era lancinante e mi pigliava come un animale alla monta, gli orgasmi non mi davano tregua, si susseguivano uno appresso all’altro.
Finalmente in balia di tre cazzi, piantati nel mio corpo, che si muovevano contemporaneamente, ero completamente impalata e sentivo caldissime ondate di piacere.
Il negrone, ha iniziato a muoversi andando avanti e indietro, tenendomi per i fianchi mi penetrava fino in fondo e sentivo i suoi testicoli sbattere contro le chiappe, il cazzo entrava sempre più profondamente e correva con impeto.
Ninni era talmente eccitato che mi ha riempito la gnocca quasi subito, sentivo la sborra uscire copiosa, con potenti schizzi, che lentamente andavano scemando, urlando come una bestia ed insultandomi com’era suo solito fare, “Sei una puttana, dimmi che sei la mia puttana, siiiiiii, dimmi che sei una rotta in culo”.
Il buco del culo era completamente slabbrato, con l’ano allargato a dismisura, completamente sfondato da quel cazzone.
Non tardarono a riempire di sperma ogni mio buco, il negrone ha tolto il cetriolone dal buco del culo schizzandomi sul viso con forti raffiche di sborra mentre l’altro si svuotava in gola.
Li ho ciucciati a lungo ripulendoli completamente ma soprattutto per ridargli vigore e riportarli in perfetta erezione.
L’altro ragazzo di colore, si è coricato e mi ha invitato a cavalcarlo e cavalcioni sulla nerchia, ero pronta a riceverla nella figa ma inaspettatamente il suo cazzo, lungo come quello un cavallo, si è infilato nel mio culo, mi sentivo morire, anche se era più fine dell’altro, lo sentivo benissimo, Ninni, mi ha spinto la testa verso il suo cazzo e me lo ha infilato ancora in bocca.
Supercazzo ci stava osservando, menandosi lentamente, io lo guardavo eccitata e probabilmente, i miei sguardi dovevano implorare anche il suo intervento, perché si è diretto dietro di me.
Quando ho capito cosa stava per farmi, ho cercato di divincolarmi, ero terrorizzata, due cazzi così grossi erano troppi anche per una rotta in culo come me, ma le mie contorsioni per dissuaderlo, sono state inutili, non riuscivo a muovermi con Ninni che mi teneva per i capelli, scopandomi in bocca e schiaffandomelo in gola ad ogni spinta.
Si è appoggiato ed ha iniziato a spingere cercando di infilarcelo, ormai senza freni inibitori e di pudore mi sono arresa a quell’assurda e bestiale penetrazione, ho lasciato che assieme violassero il mio culo, il dolore era insopportabile, il culo in fiamme.
La penetrazione è stata lenta e difficile e avevo due super cazzi piantati nel culo, piangevo dal dolore e lacrimoni mi solcavano il viso, ma sentirli muovere dentro il budello mi procuravano degli orgasmi che non mi facevano capire più nulla, sembravo un indemoniata
Stavo facendo il pieno nel culo e mi piaceva essere un oggetto sessuale per soddisfare i loro irrefrenabili desideri, un giocattolo, sottomessa ai loro superbi bastoni, senza accorgermene, stavo spingendo il culo contro i cazzi che mi stavano sfondando, mi stavo inculando da sola, con i loro bei piselloni dentro sino alle palle.
L’uomo sotto si muoveva male, ma riusciva ugualmente a spingerlo, ma quello sopra, mi impalava facendomi sentire quella sberla di cazzo sino ai coglioni, andando avanti indietro come un treno e sono sicuro che se avesse potuto ci avrebbe infilato anche quelli.
Assalita dagli orgasmi, i miei non erano più gemiti ma rantolavo, con urla e convulsioni che mi squassavano il corpo, ad ogni botta un urlo di godimento, oramai il dolore aveva lasciato posto al piacere e godevo come una vacca in calore, quando uno usciva l’altro spingeva e non credevo di riuscire a prendere contemporaneamente, due cazzi così grossi nel culo.
All’ennesimo e fortissimo orgasmo, penso di aver perso i sensi e quando mi sono ripresa, i potenti riflettori erano spenti, finalmente vedevo chi era presente a quella riunione in cui mi ero esibita per il loro e il mio piacere, una decina di coppie si scambiavano affettuosità sessuali, un groviglio di corpi ammucchiati uno sull’atro, donne accovacciate pigliavano cazzi in bocca succhiandoli avidamente, altre si facevano prendere da più uomini, donne con donne, lo scenario era quello di un orgia dove tutti godevano come pazzi.
I miei tre amanti, di lato, giocavano con la negretta che gemeva accarezzata da mani che le frugavano il sesso, i seni, mentre lei li succhiava in un goloso pompino.
In un angolo tra i diversi spettatori, ho riconosciuto quel cornuto di mio marito, ancora con la fotocamera in mano e la telecamera appoggiata sul tavolo, altro che due giorni fuori per lavoro, Ninni e quel porco di Giacomo mi avevano organizzato quel festino e chissà l’eccitazione assurda che deve aver provato nel vedermi con tre uomini.
Con le braghe calate sulle caviglie, si stava facendo spompinare a dovere da una zoccoletta accovacciata tra le sue gambe.
Ero ancora frastornata e spossata dalla tripletta, ma soprattutto dalla doppia sodomia, ci ho messo un poco a focalizzare e sarebbe andato tutto bene se non avessi riconosciuto quella donna, “Cielo la nostra Bimba” riconoscevo la sua voglia di fragola sulla natica destra e da come si dava da fare doveva piacergli ciucciare il cazzo del papà, inorridita, guardavo Giacomo e la sua eccitazione nel farsi slinguazzare da sua figlia e mi chiedevo se si erano spinti oltre e aspettavo la sborrata che imminente le avrebbe riempito la bocca.
Dal gruppo, degli uomini con delle possenti erezioni, venivano verso di me, non lasciandomi neanche un attimo per pensare, la notte sarebbe stata molto lunga e godereccia.

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Genero a sorpresa 1

Sarà che il tempo passa per tutti, sarà che invecchiamo, ma non tutti allo stesso modo, so di non essere una ragazzina, ho 54 anni, ma in tanti dicono che ne dimostro almeno dieci di meno, un complimento che mi rende felice e penso che sia apprezzato da ogni donna che lo riceve.
Ho un corpo niente male, ancora sodo e privo di cellulite, solo i miei seni voluminosi, risentono del tempo, il mio aspetto non è più quello di un’adolescente, però dopo due gravidanze e nonostante il peso e l’età, devo dire che sono ancora piacevoli da vedere e sodi al tatto e alle carezze, anche se sono leggermente scesi.
Effettivamente ho una sesta, di cui non vado molto orgogliosa, non mi piace, è troppo grosso e non so come nasconderlo.
Due bei seni e un sedere ancora sostenuto, che mi ammirano, ma mi vergogno da morire quando vedo gli uomini far strabuzzare gli occhi, nel contemplare quelle parti anatomiche del mio corpo e m’infastidisco ancora di più sentirne i commenti.
Giacomo mio marito, invece è lusingato dalle mie misure e s’indispettisce quando tento goffamente di nasconderlo con degli abiti larghi o camminando leggermente curva per non farlo sporgere, ma c’è e si vede.
Fosse per lui dovrei andare sempre con le tette di fuori e mostrarle a tutti, al mare pretende che pigli il sole in topless e cerco di accontentarlo quando siamo senza figli, si eccita da morire quando capisce che non sono passata inosservata e ho gli occhi dei passanti che insistono nel divorarmi le mammelle.
Sono bionda, dai capelli lunghi, lisci, che cascano morbidamente sulle spalle, due occhi verdi e Giacomo dice che rendono il mio sguardo seducente e che mettono in risalto i lineamenti dolci del mio viso.
Mi chiamo Angela, sono arrivata vergine al matrimonio e con l’uomo della mia vita, ho scoperto subito dopo i piaceri del sesso e mi sono pentita amaramente di non essermi concessa prima.
Di me afferma che sono una gran porcona perché ho il viso angelico e un comportamento da santarellina, ma che a letto mi trasformo in un vulcano, lasciandomi andare a tutte le maialate che desidera.
Bastano poche carezze per farmi partire, non capisco più niente, mi lascio trasportare dalla passione dalle emozioni e mi abbandono al suo volere, mi eccito in maniera vergognosa, inizio a strillare, sospirare, gemere a voce alta, a dire frasi irripetibili.
La nostra intesa sessuale è portentosa ancora oggi dopo 32 anni di matrimonio, ma ho sempre cercato di tenere alto il suo desiderio.
Non solo con un abbigliamento sexy e succinto, con biancheria intima di pizzo, seta, trasparenze, tacchi a spillo vertiginosi, per rendere i miei movimenti provocanti e accentuarne la sensualità, ma con spogliarelli che lo fanno impazzire di desiderio, sono arrivata al punto di esibirmi in una lap dance casalinga con tanto di palo, montato in garage, per avere un’arma in più di seduzione.
Quando mi riscaldo provo orgasmi multipli, che mi squassano, si susseguono uno appresso all’altro, senza interruzioni, ora capirete perché urlo, mi dimeno e alla fine rimango esausta, senza più forze, ma alcune volte capita che tra i tanti orgasmi, ne ho uno più violento degli altri che mi porta allo svenimento.
Le prime volte Giacomo si è spaventato, ora è felice perché sa di avermi fatto godere, portandomi all’apice dell’appagamento.
Per mia fortuna, già da qualche anno viviamo soli senza figli, Monica la mia bimba si è sposata due anni fa, mentre Marco il più grande, col primo lavoro si è allontanato da casa per andare ad abitare da solo, ed ora Giacomo ed io, sembrerà strano ma abbiamo intensificato i nostri rapporti sessuali.
Posso finalmente urlare la mia eccitazione, i miei orgasmi, senza la paura di essere sentita, così da sfogare tutta la libidine che ho represso per tanti anni.
Ultimamente Giacomo mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto trasgredire e candidamente gli ho risposto che ho sognato più volte di pigliare due o tre cazzi tutti insieme e farmi riempire di sborra, ma quando la sua curiosità e diventata una richiesta di trasgressione, mi sono rifiutata, non so perché, eppure nelle mie fantasie era un pensiero ricorrente, sino allora l’unico cazzo che conoscevo era il suo e probabilmente avevo il timore che mi piacesse da impazzire pigliarne degli altri.
Capivo immediatamente quando desiderava scoparmi e mi facevo trovare pronta, indossando il perizoma, i tacchi alti, insomma tutto quello che sapevo eccitarlo in modo particolare.
Una sera, l’ho visto più eccitato del solito e per rendere la serata più piccante mi sono vestita da puttana, ho indossato una minigonna inguinale, per quanto era corta, che lasciava le mie gambe scoperte e superava l’elastico delle autoreggenti, due scarpe con zeppa e tacco altissimo, e per concludere una camicetta in velo trasparente abbondantemente aperta che lasciava intravedere il reggiseno a balconcino di due taglie di meno, che mi strizzavano il seno e facevano fuoriuscire i miei boccioni in maniera spudorata, naturalmente un trucco pesante e il tocco sulle labbra di un rossetto rosso fuoco.
Vedermi conciata in quella maniera così volgare, l’ha eccitato ancora di più e si è avventato su di me, iniziando ad accarezzarmi e strofinarsi, facendomi sentire un bellissima erezione.
Le sue mani palpavano i miei seni, mi strizzavano le chiappe, insinuandosi sotto la ridicola gonna, mi diceva sei una gran puttana, quanto vuoi.
Sono bastate quelle poche carezze e ho iniziato a non capire più niente, mi sono lasciata cascare sul divano, come sempre ho chiuso gli occhi e mi sono abbandonata alle sue carezze, tenendo ben spalancate le cosce.
Sapeva che avrei reagito solo dopo il mio primo orgasmo, prima sono incapace di fare qualsiasi cosa, devo riscaldarmi molto bene, l’eccitazione è talmente intensa da non riuscire a ricambiare il piacere che ricevo.
Le sue mani scorrevano delicate lungo le cosce, sono arrivate alla meta, conquistando la fregna che strapazzava sopra gli slip, sentivo gli umori bagnarmi, infradiciandomi tutta.
Lentamente mi spogliava, lasciandomi sempre più nuda, continuava ad accarezzare il mio corpo e i miei gemiti crescevano d’intensità.
Quando mi ha strappato il perizoma di dosso, sono rimasta solo con le autoreggenti e i tacchi a spillo, oramai deliravo e la mia fighetta eruttava la linfa del piacere, sentivo le sue mani accarezzarla, contemporaneamente mi palpava i seni il sedere, mi penetrava il culetto, mi baciava e succhiava i capezzoli, che oramai erano diventati due chiodi appuntiti.
Quante mani avevo addosso, non poteva essere solo, chi c’era con lui, sono trasalita, ora ero cosciente di avere quattro mani che frugavano sul mio corpo e due bocche che ciucciavano i capezzoli.
Mi stavo avvicinando all’orgasmo, l’eccitazione era al massimo ed ero incapace di protestare, di indignarmi o fuggire alle carezze di due uomini.
Di fianco avevo Giacomo e ho preso il suo cazzo, sono andata alla ricerca dell’altro uomo, mi sono ritrovata in mano un pezzo di carne di notevoli dimensioni, pauroso, così grosso da non riuscire a stringerlo tra le dita, ero seduta tra loro e lentamente li menavo sparandogli una doppia sega.
L’orgasmo mi ha travolto, ma non ho abbandonato la presa di quel fantastico randello, ed ero curiosa di sapere di chi fosse quel cazzo che solo a toccarlo, mi faceva esplodere il piacere.
Ho aperto gli occhi, di fronte avevo Ninni mio genero, incredula con gli occhi sgranati sono avvampata in mille colori, ero completamente nuda davanti al marito di mia figlia, truccata come una zoccola, inorridita cercavo di urlare la mia rabbia la mia disapprovazione ma ero come in uno stato ipnotico e non lo mollavo, a portata di mano avevo un bel cazzo, uno di quelli che non si trova tutti i giorni, eppur sapendo che sarebbe stato un rapporto incestuoso, il solo pensiero del proibito, mi eccitava e provavo solo un gran desiderio di sesso.
Non potevo più tirarmi indietro nel momento in cui gli ho cercato il cazzo e l’ho stretto e trattenuto in mano, anche ora che sapevo chi era, accettavo quella depravazione, ma quel pervertito di Giacomo non doveva concedermi proprio a Ninni, che consideravo come un figlio.
Giacomo era notevolmente su di giri, lo incitava ad accarezzarmi a penetrarmi.
Hai visto che tette? Guarda come sono grandi, guarda come sono ciccione, dai toccale, baciale.
Le loro mani erano dappertutto, Ninni si è portato un capezzolo in bocca, vi si è attaccato come una ventosa e poppava avidamente, le sue mani impazzite rovistavano tra le cosce strapazzandomi la figa, il dito scorreva nel solco e zuppo d’umori si è posato sul clitoride titillandolo dolcemente.
Mi ha baciato infilandomi tutta la lingua dentro la bocca penetrandomi sino in gola, la scopava muovendola su e giù, ho lasciato che mi baciasse in quell’insolito modo, la sentivo roteare, frullare, spingerla sino in fondo e cercavo di rispondere facendo saettare la mia contro la sua.
Le sue dita mi strizzavano i capezzoli, li tiravano, palpava i miei seni e la mia fighetta bruciava, un fiume di nettare incandescente, ribolliva colandomi tra le cosce.
Dai mettiglielo in bocca, questa troia di tua suocera, spompina da favola.
Puntati sul viso mi sono trovata il bel cazzo di mio marito, di rispettabili dimensioni e quello grandioso di Ninni, nodoso, con una cappella larga e grossa che mi ricordava un bel fungo porcino.
Quanta abbondanza di cazzi, finalmente li avrei ingoiati, passavo da un cazzo all’altro, ero proprio infoiata, succhiavo e lappanvo le loro cappelle, facevo fatica a pigliare la nerchia di Ninni, dovevo tenere la bocca completamente spalancata, ho iniziato a ciucciarli, li alternavo spingendoli in gola, volevo sentire il sapore del loro sperma.
La mia lingua esplorava la cappella di Ninni, scorreva su quel pezzo di carne bitorzoluto, dalla pelle liscia, vellutata, lo rigettavo in bocca, cercando di sentirmelo in gola, segavo il cazzo di Giacomo, tenendolo ben stretto nella mano, o succhiandoli tutti e due contemporaneamente.
Dai infilami le dita nella sorca, Sii Siiiiii fai sbrodare mammà.
Continuavo imperterrita a spompinarli, mentre Ninni infilava lentamente le dita nella gnocca, mi penetrava sino alle nocche facendole girare e scorrere avanti e indietro, spingendole profondamente in un eccitantissimo ditalino.
Giacomo si è spostato per preparare i miei buchetti all’imminente assalto di quel cazzone, mi leccava divinamente, si spostava dalla figa al culetto e viceversa, frugava in ogni anfratto, raspava succhiando il nettare che abbondante, colava ininterrottamente.
È pronta, puoi pigliarla anche nel culo.
Tremavo all’idea di prenderlo nel culo, era molto grosso ma non vedevo l’ora di riceverlo, sapevo che mi avrebbe sfondato e che mi avrebbe rotto il culo, anche se ero abituata alla sodomia quel cazzo, sicuramente mi avrebbe sverginato.
Mi ha disteso sul divano, con le gambe sollevate e bene aperte, si è adagiato su di me, puntando la cappella sulla vagina.
La penetrazione è stata lenta ma non difficoltosa, ero ben lubrificata, i miei umori usciti abbondanti, lo facevano entrare senza fatica.
Urlavo, sentivo salire ondate di piacere, miagolavo, gemevo, mentre le spinte di quella nerchia si facevano più possenti, godevo di quel bestione che entrava e usciva facendomi sobbalzare, pur coricata, sentivo le mammelle andare da una parte all’altra.
Lo sentivo molto bene, lo risucchiavo strizzandolo con le contrazioni delle pareti vaginali, gli piaceva, anche lui gemeva e mi ricopriva di insulti.
Giacomo eccitato come non l’avevo mai visto, con la bava alla bocca, si teneva il cazzo in mano e si masturbava rabbiosamente.
Mammà sei una vacca, ora ti piglio il culo. Siiii ti faccio strillareeeeeeee.
Sii siiiiiii rompimi il culo. Fallo sbattere sulle tonsille siiiiiiiiiii.
Mi ha fatto mettere a pecora, ma volevo accogliere i loro cazzi contemporaneamente, dovevo dar soddisfazione alle fantasie inseguite da anni.
Giacomo si è disteso per terra, mi sono messa a cavalcioni su di lui, gli ho afferrato il cazzo, indirizzandolo all’apertura della mia figa già slabbrata da Ninni e mi sono impalata.
Ho abbassato le spalle sul petto di Giacomo, in modo da offrire il mio culone ben proteso, la sua cappella ha forzato l’ano e l’ho risucchiato, dilatandomi come non mi era mai capitato.
Ninni, inesorabilmente si è fermato solo quando ha sentito le palle sbattere sulla sorca, ma consapevole delle sue dimensioni, si fece strada un poco alla volta, fermandosi per farmi abituare a quella penetrazione bestiale.
Mi ha preso per i fianchi e affondava violentemente, mi faceva un male boia, ma sentire 30 centimetri di cazzo che entrano ed escono dal culo, mi faceva impazzire di piacere, e godevo di quel bestione, ora sì che i miei mammelloni, saltavano avanti e indietro.
Giacomo era da molto che non mi scopava con quel vigore, mi sembrava un ragazzo di vent’anni e gli orgasmi mi stavano squssando, oramai ero esausta, rantolavo in preda a tremore e contorsioni dolorose.
La mia vagina iniziava ad avere un eccesso di contrazioni, sentivo gli spasmi uno appresso all’altro, sino allo scoppio irrefrenabile dell’orgasmo, si è manifestato violento ed ho perso conoscenza.
Al mio risveglio mi sono trovata adagiata sul divano, Giacomo mi sorrideva felice, mentre sul volto di Ninni la preoccupazione, lo spavento, ma nonostante tutto, erano sempre in tiro, nessuno dei due aveva ancora goduto.
Ho impugnato i loro cazzi e li ho portati all bocca, ingoiandoli, ho iniziato a ciucciarli, li alternavo spingendoli in gola, li ho succhiati, ed ancora ho succhiato, risucchiato, colpi di lingua sulle cappelle, li ho slinguati sino ai coglioni, sino a che ho lasciato i loro testicoli ben vuoti, inariditi dal mio pompino.
Si sono scaricati sul mio viso, a bocca aperta ricevevo gli zampilli direttamente in gola, li leccavo ingordamente.
Li ho ripuliti e sono andata a lavarmi, avevo il volto ricoperto di sperma, al mio ritorno, Ninni era già andato via, meglio così sarebbe stato molto imbarazzante, tra me e Giacomo neanche una parola, da parte sua solo un gran sorriso che aveva mille significati.
Il giorno dopo ho trovato un messaggino sul cellulare, il numero era di Ninni: ciao troia, la prossima volta voglio assaggiare il miele della tua figona.

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Furore uterino

Vivo di sesso ma, non fraintendete, non sono una prostituta né tanto meno una pornostar, sono sesso dipendente, sì ninfomane e ho uno sfrenato bisogno di congiungermi carnalmente, che mi porta ad avere un‘attività sessuale estrema e frenetica.
Più volte al giorno ho il mio furore uterino e devo cercare uomini che soddisfino questo mio appetito famelico di cazzo.
Sono in tanti a sostenere che sono malata, altri che sono ninfomane, soprattutto le donne sono quelle che mi giudicano più duramente, per loro sono una puttanaccia e probabilmente hanno ragione.
La mia fame di sesso è incredibile, quando sono in astinenza, sono disposta a raccattare anche un barbone pur di farmi ripassare la gnocca e capita spesso che per soddisfare le mie voglie mi debba accoppiare anche con più uomini insieme, ciò mi porta sempre ad essere disponibile a nuovi incontri anche in luoghi strani, parcheggi, aree di servizio, specialmente quelle frequentate da camionisti, e da extra comunitari, per concedermi a numerosi amanti il più delle volte sconosciuti, che non si fanno problemi per darmi una botta e via.
Sono insaziabile e non posso fare a meno di un cazzo per più di 6/8 ore, per me il sesso e’ vita e per stare bene ho il bisogno di almeno due, tre maschi al giorno.
Sono una donna che non può, ma soprattutto non vuole, resistere alla tentazione di offrirsi, adoro essere leccata lungamente dai miei amanti e ricambiare con dei fantastici pompini, adoro le prolungate penetrazioni, particolarmente quelle anali, soprattutto quando ho delle grosse cappelle che mi sfondano il culo.
A differenza di quanto possono pensare gli uomini, la mia condizione, pesa come un macigno, intorno a me valanghe di ragazzi come mosche sul miele ma, subito dopo rimango sola, intorno a me il vuoto e per questo mio atteggiamento, ho sacrificato tutto.
Sono conscia del tarlo che mi divora e la prima a non esserne felice sono io, le amiche si sono allontanate e come dargli torto, ci provavo con tutti anche con i loro fidanzati, ho perso il marito, all’inizio i nostri rapporti erano molto frequenti, soddisfacenti, poi il suo crollo fisico, non riuscendo a tenere il ritmo che gli imponevo, ho iniziato a cercare altri uomini, tanti, mio marito non mi bastava più per soddisfare sessualmente i miei desideri più nascosti.
Pensavo d’avere la sua comprensione, la sua complicità ma, lui voleva solo aiutarmi a superare la malattia, facendomi curare.
Certo per l’uomo che sta vicino ad una donna con i miei problemi, capisco sia un inferno e io me ne sono infischiata, sino al punto da non riuscire più a stabilire un rapporto di coppia.
Ho avuto il mio primo rapporto sessuale a tredici anni e da allora sono passata da un uomo all’altro, senza fermarsi mai e senza provare appagamento.
Mi chiamo Carlotta ma è solo un nome di fantasia, e non vi dirò neanche la città in cui abito, per tutelare la mia privacy e quella delle persone che mi sono vicine.
In pubblico sono una simpatica e solare 47enne aperta a nuovi giochi e pronta a prendere al volo tutte le opportunità; sono 168 cm x 62 Kg, fisicamente cicciotta, leggermente massiccia, dalle forme generose, abbondanti e sempre pronta a metterle in mostra.
Il mio corpo non è bellissimo, ho due grosse tette penzoloni (Una quinta abbondante) anche se di forma sono ancora piacevoli e abbastanza piene, il mio sedere sembra una cartina geografica, solcato da smagliature e divorato dalla cellulite, però non mi posso lamentare, è ancora tondo e sporgente. Capirete che non è facile trovare uno, due, tre uomini, con la bava alla bocca pronti a soddisfare la mia voglia di cazzo tutti i giorni.
Per mia fortuna, riesco a trasformarmi vestendomi e muovendomi in modo sexy e audace da suscitare l’interesse degli uomini che facilmente riesco a fare arrapare.
Sotto il vestito l’intimo, seducente, elegante, malizioso, dalle mutandine microscopiche che arrotondano i glutei, li esaltano, alle sottovesti che fasciano il corpo, ai bustini stretti in vita, stringati, del tutto fetish, per valorizzare, modellare seni e fianchi, naturalmente calze a rete o velate rigorosamente sostenute dal reggicalze e i sandali dai tacchi a spillo vertiginosi che rendono ancora più femminile.
La mia trasformazione in predatrice mi piace, adoro guardarmi allo specchio e vedere che gran troia sono diventata, pronta a soddisfare completamente le verghe di quei porci ed arrapati di tutte le età ma, preferisco i 18/20enni, delle vere macchine da monta, come un moto picco ti trapano per due, tre volte di seguito senza il ben che minimo cedimento.
Voltandomi davanti allo specchio ammiro il mio grosso culo, morbido e tondo, mi piace quando sono nuda, allargare le chiappe con le mani per ammirarne i miei buchi aperti, dilatati, pronti a ricevere grossi cazzi.
Mi piace farmi usare e sbattere come una zoccola soprattutto da gruppi di cazzi infoiati ne ho presi fino ad otto tutti insieme, che meraviglia farsi infilzare da tutti loro la nerchia su per il culo, nella figa, che mi sbatacchiano più cazzi in bocca per poi possedermi in due contemporaneamente davanti e dietro, mentre agli altri continuo a ciucciare il cazzo.
In questi momenti di alta eccitazione, adoro il turpiloquio, mi piace essere insultata e trattata da troia, per finire in una maschera di sborra e ingoi a ripetizione.
Ultimamente, frequento il bar della stazione, l’ambiente non è dei più raffinati soprattutto per la presenza di gay, puttane di strada e tanti extra comunitari, ma non ci faccio caso, qualcuno in cerca di mignotte lo becco sempre, considerando che la do gratis.
La sera dopo cena, mi siedo al bar sul mio sgabello abituale al lato del bancone e ordino il solito, un negroni, molti mi conoscono e sanno perché sono li, mi guardo intorno alla ricerca dell’uomo ideale ma, alla fine non ho criteri di selezione e vivo il sesso con naturalezza, sono pronta a soddisfare ogni fantasia erotica, adoro i bei cazzi e non ho mai cercato la favola d’amore, sesso, sesso, soltanto sesso.
Gli uomini mi guardano, mi squadrano dalla testa ai piedi, spogliandomi con gli occhi, anche perché sono vestita sexy, stile mignotta ma, raffinata, elegante, con completini succinti, scollati che a stento, riescono a contenere le mie splendide tettone, lasciando poco all‘immaginazione, aderenti, che mi fasciano come una seconda pelle, si avvicinano, mi corteggiano, qualcuno mi palpa il sedere, qualcuno mi da delle pacche indugiando sulla chiappe e io li lascio fare, gli sorrido e mi eccitano, sono li per essere presa, sbattuta, non aspetto altro.
Una sera come tante altre volte, due uomini, degli sconosciuti di colore, mi stanno limonando, sono eccitata, uno con la mano mi accarezza l’interno coscia poco sopra il ginocchio, l’atro mi palpa i glutei e mi bacia tra il solco delle tette lasciato abbondantemente scoperto dalla profonda scollatura e dal reggiseno più piccolo di due taglie che me lo faceva strabbuzzare di fuori, non so su chi far cadere la scelta, da sopra i pantaloni ho palpato delle nerchie di tutto rispetto, difficile rinunciarvi e già mi pregustavo i km di cazzo che quei due vu cumprà allupati, mi avrebbero riservato in un entra esci, che andava dalla cappella ai coglioni, dai coglioni alla cappella.
Ormai sono cotta e non resisto, è ora che mi portino in camporella, lontano da occhi indiscreti, anche se per come sono infoiata, non avrei problemi a farmi sbattere li di fronte a tutti ma la serata doveva ancora riservarmi delle sorprese.
Giacomo mio nipote e Alessandro il suo migliore amico, mi sono di fronte, mi guardano con gli occhi fuori dalle orbite, sono sorpresi di vedermi con le mani di quei due che mi palpeggiano e frugano sul ogni parte del corpo, sono stata beccata nell‘unico modo in cui non mi sarei mai voluta far trovare dai parenti, avvampo di vergogna ma la mia reazione li sorprende ancora di più, con lo sguardo ammiccante, dandogli l’occasione per buttare l’occhio là dove c’è il proibito, non so cosa mi sia preso ma, gli mostro la gnocca divaricando le gambe.
Per loro, l’erezione è immediata, sono oscena, con le cosce spalancate e conciata come una puttana, dovrebbero essere disgustati dal mio comportamento, invece dal pacco che sta crescendo sotto i loro jeans attillati, sono enormemente eccitati e dal bozzo che vedo, devono essere ben dotati, di sicuro sopra la media, mi avvicino, gli appoggio la mano sulla patta, li stringo, hanno il cazzo in tiro sono già duri come il marmo, Alessandro allunga una mano sulle tette, io accosto le labbra alle sue, uno, due, tre bacetti, lasciandogli stampata a forma di cuore, l’impronta rosso fuoco del mio rossetto.
Giacomo e super eccitato e quando ho le labbra vicine alle sue per dargli un bacetto, mi infila la lingua in bocca, fruga, frulla, saetta cercando la mia lingua che non ritraggo, si muove sulla sua si attorciglia, godo del suo sapore baciandolo appassionatamente.
Mi stringe a lui tenendomi saldamente per le chiappe, mi fa sentire il cazzo bello duro strusciandosi sul mio ventre.
Quello che sentivo mi piaceva, i loro pacchi si erano gonfiati a vista d’occhio e se quei due ragazzi erano eccitati io grondavo come una fontana, ormai presa dal mio furore uterino e volevo qualcosa di goloso da gustare, non mi importava se Giacomo era mio nipote, i suoi occhi risplendevano di complicità.
L’eccitazione mi stava divorando, mi bruciava per tutto il corpo, desideravo essere presa, la voglia matta di stringere tra le mani quelle nerchie possenti, di mettermele in bocca e succhiare avidamente e poi donare tutta me stessa ai quei giovanissimi corpi, nello splendore dei loro vent’anni.
Sono pronta a tutto per farmi fottere, tremavo, divorata dalla lussuria, dalla mia troiaggine, le sensazioni che stavo provando erano fortissime.
All’orecchio gli sussurro “Ho voglia di assaggiarvi, andiamo a casa” “Puoi giurarci zia, ti faremo godere come una vacca”
Per fortuna che la strada era deserta, appena uscita dal locale le loro mani si sono impossessate del mio corpo, mi frugavano dappertutto, ero frastornata, sconvolta e disgustata di me stessa, conscia che Giacomo è il figlio di mia sorella, ma non per questo quello che facevo era spiacevole, a dire il vero, il sapore del proibito, della trasgressione, mi attizzava come poche volte mi è capitato.
La sua mano è sotto la minigonna, mi palpa il culo, trova la fica fradicia, non ho le mutandine e le sue dita frugano sui labbroni dischiusi, le sue mani si bagnano dei miei umori, sto zampillando come una fontana e il succo del piacere, mi cola lungo le cosce.
Alessandro non è da meno, mi strizza le mammelle con la mano dentro la scollatura, cerca i capezzoli, li strapazza li tira e mi bacia sulla bocca.
Sto quasi per avere un orgasmo, li in mezzo alla strada, mi trattengo a stento dal venire, meno male che eravamo arrivati alla macchina, avevo la gonna tirata sin sopra il sederino e un seno mi era schizzato fuori.
Seminuda sono saltata sul sedile posteriore e Giacomo appresso si accomoda al mio fianco, logico che Alessandro deve guidare.
Giacomo, si è tirato fuori il cazzo e con la mano, guida la mia testa tra le sue gambe, ho il cazzo davanti al viso, proteso, guizzante è vicino alle mie labbra, lo mordicchio, lo lecco, lo succhio e naturalmente gli torturo la cappella, lo imbocco profondamente, me lo spinge in gola, avanti indietro, sento i suoi 24 cm scorrere tra le mie labbra, è grosso, una bella cappella da assaggiare in tutti i miei buchi ma, ora dovevo soddisfarlo non doveva rimanere deluso dal mio pompino.
Lo insalivo bene, quando esce brilla è ben lubrificato dalla saliva e lo lascio scivolare profondamente, godo nel sentirlo in gola, mi soffoca, mi sta scopando in bocca e dopo alcuni affondi decisi, ha iniziato a schizzarmi in maniera esagerata, la sua sborra non riuscivo a berla tutta e mi colava da tutte le parti.
Solo ora mi accorgo che Alessandro non è ripartito è di fronte a noi con il cazzo in mano e si è gustato lo spettacolo del mio pompino.
Ho ancora la bocca piena di sperma e gli faccio il gesto di avvicinarsi, gli slaccio la cintura, gli calo i pantaloni e le mutande, tirandogli fuori del tutto un bel cazzone in piena erezione, lo stringo nel pugno e l’ho preso in bocca, mangiandomi tutto il suo uccello, lo segavo, alternando profonde succhiate, a slinguate sul il glande, la lingua saettava con movimenti scattanti, rotatori ma, anche lui stava per venire, mancava poco lo sentivo da come gli si era irrigidito il cazzo, dal suo gemere e urlando si è riversato nella bocca, mi ha sbrodato con quattro, cinque potenti schizzi direttamente in gola lasciando che un rivolo mi colasse dagl‘angoli delle labbra.
Volevano fottermi li nel parcheggio ma li ho convinti ad accompagnarmi a casa la notte è lunga e c’era tutto il tempo per soddisfare le pulsioni di libidine sfrenata, avevo leggermente placato la voglia e pensavo a tutti gli orgasmi e sborrate che avrei provato, ero più lucida e riuscivo a ragionare.
Tenere a freno la loro irruenza è stato difficile, non mi davano tregua facendomi sentire oscenamente eccitante, sono arrivata sulla soglia di casa praticamente nuda, solo le scarpe e le calze sostenute dal reggicalze che non hanno voluto togliermi.
Bellissimi, una volta denudati, i loro corpi scultorei, sono perfetti, sono invitanti e proprio Alessandro, sdraiato per terra mi invita a saltargli sopra, cosi mi sono messa a cavalcioni su di lui, ho preso il pene in mano e l’ho indirizzato sulla vagina, i miei umori colavano giù per le cosce e non ho avuto difficoltà nonostante la notevole dimensione del suo pene a farlo scivolare dentro.
Non so gemere, io urlo e quel cazzo mi stava procurando delle scosse di piacere talmente forti, che mi facevano piangere dal godimento e mi muovevo con il bacino per sentirlo tutto dentro di me.
Alessandro aveva la cappella leggermente storta e oltre a stimolarmi il clitoride, riusciva ad ogni spinta ad sbatacchiare sul mio punto G, rantolavo come una zitella ottantenne che lo piglia per la prima vota, ci sapeva fare e con poche spinte mi ha portato subito all’orgasmo.
Sembravo un indemoniata e le mie grosse mammelle ballavano paurosamente andando in su e giù, Giacomo le guardava estasiato, mentre incontenibile, l’amico mi martellava la gnocca con poderose sgroppate.
Nelle mie tettone avevano trovato un bel giocattolo, di così grosse probabilmente non ne avevano mai viste se non in qualche rivista o in qualche filmino, le loro mani le strapazzavano, accanendosi sui capezzoli che eccitati si ergevano come due cazzetti, duri e grossi.
Giacomo si menava furiosamente il cazzo, che peccato farlo consumare in una mano che non lo avrebbe apprezzato, così, mi sono impossessata del suo bastone, stringendolo nel pugno, lo accosto alle labbra e inizio a leccargli avidamente la cappella, poi l’asta e, infine, me l’ho ficcò completamente in bocca, spingendomelo in gola, lo ciucciavo ingorda, da vera maiala.
Il cazzo di Giacomo era grosso, un bel bastone nodoso che ho voluto riassaggiare, sentivo il sapore del suo seme e fremeva stimolato dal mio sapiente succhiare, lo spompinavo con passione.
Mi teneva per la testa e sprofondava scopandomi in bocca, mi toglieva il respiro, e quando affondava, mi pigiava in gola, mi affogava, ma era tremendamente eccitante.
Lo stavo portando all’orgasmo e non volevo che mi riempisse un’altra volta la bocca di sborra, quel biscione lo volevo nel culo, volevo essere presa in una caldissima morsa tra mio nipote e il suo migliore amico.
Non mi ha certo detto di no, con le dita ha cercato il buchetto e ce ne ha infilato dentro due sparandomi un furioso ditalino, le spingeva profondamente sino alle nocche, le apriva a forbice e le rigirava, il buchetto cedeva sempre di più, sin quando mi ha sentita rassegnata e pronta alla doppia penetrazione.
Giacomo si è appoggiato al culo e l’ha spinto dentro senza tanti complimenti, con un colpo di reni mi ha penetrato subito, sino in fondo, me l’ha sbattuto tutto dentro, sino ai coglioni, sono abituata a prenderlo nel culo e no ho trovato nessuna difficoltà anche con un cazzo di quel calibro, il mio buchetto si dilata facilmente ma, non avevo mai accolto una cappella di quelle dimensioni, sono talmente aperta che dovrei morire di dolore, ma invece provo un immediato piacere.
Sono immobile, mi stanno stantufando con l’ardore della loro giovane età, affondano con irruenza profondamente, gli orgasmi non mi davano tregua, si susseguivano uno appresso all’altro, si muovevano contemporaneamente, sono completamente impalata e sentivo caldissime ondate di piacere che non mi facevano capire più nulla, sembravo un indemoniata, le mie non sono urla ma, acuti di soprano, sono incontrollabili e scatenate, ragliavo come un asino inculato da un cavallo.
Da più di un ora ce li ho sempre dentro, tra culo, figa e bocca, che goduria, quanti orgasmi e ne voglio provare ancora, sono ancora duri ma, gli ho prosciugato i coglioni e mi sento come un otre piena di sborra.
Ci rilassammo un attimo per poi riprendere sino all’alba, quando esausti ci siamo coricati per riposarci nel mio letto.
È stata la notte più sconvolgente, forse la più travolgente della mia vita e da quel momento Giacomo si è occupato di me, come un buon padre di famiglia si fa in quattro per sfamare la sua piccolina, solamente che io per saziarmi ho bisogno di cazzo.
Gradisco essere offerta da mio nipote ad uomini, gruppi di uomini, coppie o donne, si ho imparato a godere anche con loro ma, il mio destino è di far godere gli uccelli e Giacomo mi ripaga facendosi trovare sempre duro e voglioso.

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Gemiti in famiglia

Che gran figlio di puttana….. Cazzo, tradire così la nostra fiducia, il nostro amore, mi sembra impossibile, eppure due anni fa la sconcertante scoperta che papà aveva due famiglie.
Quel bastardo aveva due mogli, Silvia la mamma con cui si è sposato in chiesa, con me Rossella nata dopo due anni di felice matrimonio, o quello che si pensava un saldo legame e mio fratello Matteo, più piccolo di quattro anni, poi Angela con cui conviveva in un’altra città e i loro due figli gemelli, Giacomo e Nicola, coetanei di Matteo.
Papà è un rappresentante e gira in lungo e in largo tutta la regione, per questo ha pensato bene di possedere due case, due famiglie e quando non è con noi e sapevamo che era fuori per lavoro, potete immaginare con chi passava il suo tempo.
La mamma gli fece una scenata, affermare che era incazzata è dir poco, parlava di divorzio, di fargliela pagare, che gli avrebbe portato via anche le mutande, le sue urla si dovevano sentire in tutto il quartiere.
Poi a modo suo iniziò a ragionare. “Non ti lascio a quella puttana” Papà ad occhi bassi subiva la sfuriata, senza cercare di dare una spiegazione ma, quel degenere era bigamo, cosa poteva dire?
“O la lasci o la fai trasferire qui e stiamo tutti insieme” aveva deciso di inserire l’altra donna di papà nel loro menage, che orrore, posso capire che la mamma sia profondamente innamorata di Gio ma da qui a condividere il letto con Angela, ci voleva un gran coraggio.
Vivere sotto lo stesso tetto con quell’altra donna e i miei fratellastri, inaccettabile e poi papà come si sarebbe diviso, un giorno con Angela, il giorno dopo con la mamma? Un compromesso al di fuori d’ogni ragionevolezza.
“Ricordati che mi farò scopare da tutti i tuoi figli” Non sarebbe stata una novità, Matteo quando sono ritornata da Varese, dove lavoravo e per esubero di personale sono stata licenziata, si è confidato, raccontandomi di come la mamma si fa inculare da loro due, dei pompini con ingoio, di quanto sia brava a letto, una gran troia pronta a soddisfare gli uomini di casa, sono rimasta turbata, allibita, un vero choc, non condividevo il loro rapporto incestuoso ma nella mente vedevo la mamma attaccata al cazzo di Matteo e Gio, quanto mi eccitava e sono dovuta ricorrere più volte alla masturbazione, toccandomi come una gatta in amore, la passerotta si apriva, si schiudeva come un fiore e abbondante il sughetto della fica che m’infradiciava le mutandine, quanti umori mi colavano tra le cosce.
Con Matteo siamo molto legati e ci confidiamo tutto, proprio tutto, mentre ho l’abitudine di chiamare i miei genitori per nome, Silvia è la mamma e con Gio il nomignolo che ho appioppato al mio papà, in realtà si chiama Giovanni.
Silvia e Angela si sono incontrate, si sono guardate in cagnesco ma, ne hanno discusso, l’unico vero punto d’incontro era che Gio fosse un gran maiale e che non meritava nessuna comprensione.
Devo dire che Silvia e Angela hanno molto in comune, si rassomigliano notevolmente anche se una è mora e l’altra bionda, due belle tette grandi, il culo pronunciato e due gambe lunghe, sembravano fatte con lo stampino, a Gio gli si può dire di tutto ma non che si scelga delle donne brutte, Angela ha un viso veramente bello, mora con due splendidi occhi verdi da gatta, anche lei come la mamma è molto affascinante.
I miei fratellastri anche se gemelli, sono molto diversi tra loro e sono spiccicati a papà, un bel fisico di chi fa sport e stranamente molto alti, rispetto alla media familiare.
Papà con la coda tra le gambe, ha dovuto vendere la casa dove sono nata e l’altra, per comprare una casa in campagna molto grande , dove ci saremmo trasferiti tutti insieme.
Silvia è stata irremovibile un gran letto avrebbe ospitato loro tre, Gio al centro e Silvia ed Angela una a destra e l’altra a sinistra, inutile per papà convincerla che in due camere matrimoniali separate, sarebbero state meglio.
La prima notte è stata un incubo, gemiti, urla di piacere e il cigolio incessante del letto, non mi hanno fatto dormire, alla fine mi sono dovuta tappare le orecchie per non sentire mamma, papà e Angela che godevano.
Ogni notte era la solita nenia che di giorno in giorno si rivelava sempre peggio, orgasmi su orgasmi, intensi, rumorosi e dovevo masturbarmi per sedare la focosa voglia mi facevano venire, partiva dalla fichetta grondante e arrivava insinuandosi nel cervello, provando dei brividi di piacere che mi percorrevano tutta la schiena.
Il ditino mi si stava consumando a furia di stimolare il clitoride, avanti indietro senza tregua ma, una notte sia Silvia sia Angela, erano scatenate, da come urlavano, sembravano possedute dal demonio, ragliavano come delle pornostar.
Il cigolio del letto si era trasformato in un rumore selvaggio, continuo, martellante, i loro gemiti si mischiavano uno all’altro, si confondevano senza poter capire di chi erano quelle voci alterate da rantoli strozzati in gola.
Solo una frase detta più forte, mi ha colpito e fatto sobbalzare nel letto “ siii siiiiiiii oooh Matteo godooo spingiii spingiiiiii” il gioco tra loro si stava spingendo oltre, mi sono ricordata le parole della mamma e ho intuito che nella loro camera si stava consumando un’orgia, non ho saputo resistere e mi sono avvicinata alla loro porta e ho sbirciato dal buco della serratura.
Quella zoccola di Angela con il viso rivolto alla porta e messa a quattro zampe si stava facendo fottere da Matteo, la teneva per i fianchi e affondava violentemente, ad ogni spinta vedevo le sue smorfie di piacere, con gli occhi chiusi e la bocca aperta, frignava come una bambina tutta la goduria di quel momento.
Le forme esplosive delle sue mammelle lasciate penzoloni, sballottavano sotto i colpi animaleschi, di Matteo, erano libere di andare da una parte all’altra, di sbatacchiare tra loro, che visione arrapante.
Silvia di fianco a lei, ma vedevo solo le sue gambe tirate per aria con le ginocchia vicino ai suoi seni, non vedevo il viso ma sentivo le sue urla “Siii, siiiiiii sono pienaaaa godooooooo” con Giacomo che la trombava furiosamente, dall’atra parte doveva esserci Nicola che gli riempiva la bocca perché Gio seduto su una poltrona si godeva lo spettacolo offerto dalle mogli montate dai suoi figli e solo dal movimento del braccio si capiva che si stava sparando una sega.
La fighetta, ha iniziato a stillare umori che goccia su goccia m’inzuppavano le mutandine, il loro comportamento era indecente, a quali oscenità dovevo rendermi complice, avevo un casino in famiglia ma, anch’io desideravo essere presa violentemente da quei cazzoni, sentirmi piena, farmi rompere il culetto e succhiarli sino a svuotargli i coglioni.
Stavo ragionando con la bernarda ma, un irrefrenabile attacco di libidine mi diceva dai fai indigestione di cazzi, sono lì per te pigliali tutti.
Lo spettacolo che mi stavano offrendo, mi ha provocato un’eccitazione troppo forte per essere controllata, i capezzoli duri premevano contro la camicetta da notte e la fica mi faceva proprio male, avevo il clitoride gonfio e turgido, sembrava un cazzetto in erezione e premeva sulle mutandine.
Impulsivamente ho aperto la porta e sono entrata sfilandomi la camicia da notte, solo un microscopico perizoma a coprire l’inguine perché il resto era totalmente in mostra.
Sono passata inosservata alle due zoccole, solo papà si è accorto di me, era imbarazzato, si è alzato cercando di coprire la sua nudità ma, il suo cazzo in erezione ormai lo avevo visto, duro, ritto da far paura.
Iniziò a balbettare “ Rossella, ba… ba..mbina mia, che ci fa…fai qui” rosso di vergogna, continuava con le due mani a coprirsi l’erezione.
“Voglio essere riempita di cazzi, da troppe notti sono insonne nel sentirvi gemere, non ce la faccio più” Ho avvicinato la bocca alla sua, le mie labbra contro le sue labbra e gli ho dato un bacio, lasciando che la mia lingua si unisse alla sua, nella sua bocca, nella mia, le nostre lingue s’intrecciavano si cercavano mentre i nostri respiri si facevano sempre più affannosi, le sue mani si sono impadronite dei miei seni gonfi per l’eccitazione ed i capezzoli erano diventati, duri e ritti come chiodi, svettavano verso l‘alto.
Fu un bacio mozzafiato, bellissimo, sensuale, mi baciava con una foga e un trasporto, che mi ha fatto capire da quanto tempo mi desiderava, sentivo la sua erezione strusciarsi sul ventre e le sue mani stringermi i seni, i capezzoli.
Anch’io mi sono data da fare gli ho afferrato il cazzo, grosso, duro come il marmo, il primo istinto è stato quello di masturbarlo ma, sono sempre stata attratta dai pompini, sono una gran pompinara e mi piace il profumo di maschio dal sapore selvaggio, acidulo, così mi sono chinata sulla cappella e l’ho presa in bocca, cominciando a slinguazzarla, era già imperlata di liquido seminale e il suo sapore aspro, mi inebriava mi dava alla testa.
Partendo dal glande scorreva insaziabile per tutto il cazzo fermandosi sui testicoli, facendogli sentire i denti sullo scroto in un tenerissimo mordicchiare.
Mi soffermavo a stimolare la cappella ormai gonfia e vogliosa, per poi slinguare l’asta da cima a fondo, lasciavo che la lingua roteasse sulla cappella, con piacere lo infilavo in bocca spingendolo profondamente.
Affamata ho risucchiato il cazzo sino in gola, insalivandoglielo in un sali scendi, lento per dargli il massimo piacere, sento i suoi sospiri, sono felice di essere la sua fonte di piacere.
In quel momento di sublime eccitazione non era più Gio ma, solo il mio tenerissimo papà, solo il mio papà, tutto per me.
Gemeva, ripeteva continuamente “oooh la mia bambina siii siiiiiii la mia bambina” Mi sono accorta che era pronto, lo stavo portando all’orgasmo e volevo gustarmi il sapore del suo piacere, “siii, siiiiiii, ooooh, godo godooooo, schizooooooo” ma il primo fiotto mi è arrivato in gola, stavo per soffocare e il cazzo mi è scappato di bocca, il suo piacere ha continuato a sgorgare riversando un’abbondante quantità di sborra sul mi viso.
Non volevo perderne nemmeno una goccia e con la lingua raccoglievo tutto lo sperma sin dove potevo arrivare, mi sono ricacciata la cappella del mio papà in bocca ripulendola e gustandomi le ultime gocce del suo seme.
Solo ora mi accorgevo che tutti erano spettatori allupati del mio pompino, sfacciatamente ammiravo i loro corpi nudi e i bei cazzoni perfettamente in tiro.
La lingua della mamma raccoglieva lo sperma dal mio viso e me la porgeva avvicinandola alle labbra, ho iniziato a succhiarla golosamente scambiandoci il sapore del mio papà.
Le sue labbra erano bagnatissime, saporite, ci stavamo baciando con le lingue che frullavano una nella bocca dell’altra, ha continuato a baciarmi scendendo sui seni, mi ha mordicchiato i capezzoli e poi sempre più in basso, ero paralizzata mentre mi toglieva le mutandine intrise del mio nettare, mi ha divaricato le gambe e si è tuffata con il viso tra le cosce per gustarsi la fichetta, la sua lingua dolcemente si insinuava tra le labbra carnose della mia patatina, andava avanti e indietro soffermandosi sul clitoride che succhiava e mordicchiava, per finire sul buchetto del culo che cedeva ai colpetti della sua lingua, riuscendo a penetrarmi come se fosse un cazzetto.
Gemevo sotto le tenere attenzioni della lingua di Silvia, ciucciava divinamente, non pensavo che da un rapporto saffico potessi ricevere vette così alte di piacere, era la prima volta che
una donna mi accarezzava.
Mi stava mangiando la figa, la divorava, sentivo la sua lingua scavare profondamente in una pozza di miele che stillavo copioso, pronto ad essere raccolto, mentre Angela mi baciava e succhiava i capezzoli che mi facevano male da quanto erano turgidi.
Mi si è avventata sul seno, lambendo con la lingua i capezzoli, in un lento titillare che li ha inturgiditi ulteriormente, li succhiava avidamente e continuavo a sospirare, abbandonandomi a quelle carezze che non avevo mai provato.
Una sensazione fortissima, ero completamente perduta tra quelle bocche esperte, ho cominciato a gemere come una troia sotto quelle lingue dal tocco morbido, vellutato.
Mi sono messa su di lei nella classica posizione del sessantanove, pigliando il suo clitoride tra le labbra, la lingua lo solleticava lentamente e succhiavo, ha spalancato oscenamente le gambe lasciandosi andare alle mie attenzioni.
La mia bocca tra le sue gambe, la sua tra le mie, la slinguazzavo timidamente, continuando a succhiarla e a risucchiarla, anche se inesperta, il suo ventre si muoveva, saltava sotto il lavoro attento della mia lingua, la facevo godere e ha goduto sulla mia bocca bagnandomi completamente, pisciava sbroda come una fontana, infradiciandomi, densa colava la sua linfa e bevevo golosamente da quella figa, impazzita di piacere.
Sentire tutto quel nettare che sgorgava dal figone completamente aperto della mamma, mi ha eccitata ulteriormente, non conoscevo il suo dolcissimo sapore e non mi dispiaceva, portandomi ad un intensissimo orgasmo, tremavo, gemevo, ero squassata dal piacere.
Lo scambio di carezze e baci con Angela e la mamma, è stato molto dolce e non pensavo che un rapporto saffico potesse essere così appagante, però non ero del tutto sazia, avevo bisogno di cazzo e Angela sembrava avermi ha letto nel pensiero, avvicinandosi, mi ha baciata e mi ha detto “ Vieni il tuo papà ti desidera” anche se tremavo ancora per gli orgasmi che si erano susseguiti uno appresso all’altro, non ero ancora esausta ed ero pronta per una nuova scorpacciata ma, questa volta fremevo per un bel cazzo.
Gio sdraiato sul letto, si teneva il cazzo in mano, mi guardava con desiderio, ero come intontita, mi sentivo la fica pulsare, i miei umori colare sulle gambe, vedevo solo un gran cazzone e desideravo sentirlo dentro.
Mi sono messa a cavalcioni su di lui, gli ho afferrato il cazzo, indirizzandolo all’apertura della mia figa già slabbrata e mi sono impalata moto lentamente.
Le pareti vaginali erano ben dilatate e l’ho risucchiato nel profondo del mio grembo senza nessuna resistenza.
Fantastico, sto scopando il mio papà, si sono io a muovere il bacino, a spingere per sentirlo profondamente, non è grossissimo, scorre bene e la sua cappella mi solletica l’utero, ci sbatte sopra, sto gemendo, ondate di piacere si sono impossessate di me, che mi scuotono e mi fanno fremere.
Angela si sta facendo scopare dai suoi figli, Nicola gli è dietro, la tiene per i fianchi e la spinge con decisione, mentre Giacomo in piedi fuori dal letto gli spinge la sua nerchia in gola, urlavano tutti e tre, chi sa se anche per loro era la prima volta.
Silvia seduta sul letto spompinava avidamente Matteo e guardare quel corpo muscoloso, assalito dal piacere, mi mandava in estasi, mi guardava dritto negl’occhi io guardavo i suoi con desiderio e continuavo a spingere ad impalarmi sul cazzo di Gio.
Mio fratello ha lasciato la mamma che inappagata, ha preso a masturbarsi selvaggiamente, mi si è avvicinato “Ti voglio, il tuo culo è bellissimo”
Che sberla di cazzo, 24 centimetri da inghiottire nell’ano , una circonferenza asinina, che mi avrebbe bruciato culo, aveva tutto ciò che occorre per soddisfare una ragazza golosa come me, l’ho preso in mano muovendola su quel palo, duro come un tubo di ferro, mentre Angela, sempre lei, mi ha leccato il buchetto insalivandolo bene, poi ha inzuppato il dito in un vasetto di vaselina e piano, piano, iniziò a massaggiarmi l’ano, ungendolo in profondità, preparandomi lo sfintere anale all’imminente assalto di quel bel pezzo di carne.
Era la prima volta che venivo presa da due uomini, ne ero irresistibilmente attratta e allo stesso tempo assalita dalla paura di sentirmi squartare.
Sono una porca, mi sentivo assatanata, avida e assetata della loro sborra, i loro cazzi sembravano capirlo, li sentivo sempre più duri, più grossi, mi avrebbero riempito da sentirmi finalmente piena.
Matteo mi ha sbattuto il suo cazzo in bocca e l’ho insalivato bene, poi ha iniziato a penetrarmi lentamente sin quando la cappella ha superato l’anello anale, dopo una pausa per farmi abituare al grosso intruso, me lo mise dentro con due affondi secchi, decisi, è scomparso completamente dentro riempiendomi meravigliosamente.

Sono rimasta a bocca aperta, ho urlato dal dolore, era intenso, non ero abituata a calibri di quel genere e il cazzo di Matteo era veramente largo, ho emesso un gemito misto di dolore e piacere era fantastico sentire quei 24 centimetri di cazzo che ti entrano e ti escono dal culo, mi faceva impazzire di piacere, e godevo di quel bestione.
Aumentava i colpi nel mio culo, sempre più forte, ora mi inculava come una furia, colpi secchi profondi che mi facevano saltare, avevo il culetto in fiamme mentre Gio mi teneva il cazzo saldamente piantato dentro la fica, era impossibilitato a muoversi, dalle spinte che subivo nel posteriore, ero di peso con le mammelle schiacciate sul suo torace, impedendogli di far scivolare avanti indietro il suo meraviglioso scettro.
Stavo provando degli orgasmi senza fine , uno continuo all’altro che mi facevano rantolare ma, anche per loro erano le ultime pompate, il primo a godere è stato mio fratello, inondandomi il retto con una quantità inesauribile di sborra, ora papà poteva muoversi e sono bastati un paio di colpi per sentirlo urlare “Godooooooooooooo”
Che abbuffata di cazzi, ero completamente esausta, con la vagina dilatata e il culo aperto, ho leccato il loro sperma ancora caldo, ripulendo le due cappelle lucide del mio miele e del loro seme, le ho portate alla bocca, imboccandole e succhiandole avidamente.
Nicola e Giacomo erano eccitatissimi, anche se Angela aveva infiacchito la loro giovane irruenza, ora mi volevano, mi desideravano e hanno puntato la mia bocca con delle nerchie spaventose, di tutto rispetto.
Ero appagata nel corpo e nella mente, esausta come non mi ero mai sentita, desideravo solamente un pò di quiete dopo la tempesta li ho rifiutati e sono ritornata in camera mia con il culetto e la figa grondanti di sborra.
La prossima volta, sono sicura, ci sarà un seguito, gusterò il cazzo dei miei fratellastri e i miei buchetti saranno tutti per loro, so che mi faranno godere come la vacca in calore che ho scoperto essere in me e con tutti quegl’uomini in casa, di sicuro non avrò alcuna possibilità di annoiarmi.

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Iniziazione

Maiala ci si diventa
Non sono un adone, eppure al mio fianco ho una moglie molto bella, che dire, sono riuscito a conquistarla e a sposare una donna meravigliosa.
Si chiama Milli, ha un corpicino fantastico, un bel culetto tondo, alto e sporgente, a cui manca solo la parola, due tette da sballo, non molto grandi, una terza a banana che sfidano la gravità, con due capezzoloni che quando si rizzano, ti viene una voglia esagerata di succhiarli e mordicchiarli.
Una stanga di un metro e settantotto, due occhioni verdi e un viso molto dolce, per non parlare delle sue labbra, gonfie e carnose, una bella gnocca dalle gambe lunghe e affusolate.
Una figa mozzafiato ma, non sono io a dirlo, sento i commenti che le rivolgono, mi accorgo che gli uomini la spogliano con gli occhi, è così bella che i poveri mortali che gli stanno davanti, il più delle volte si sentono talmente in imbarazzo che non riescono a guardarla negli occhi, compresi gli amici che sbavano per lei, che pendono dalle sue labbra e soprattutto dai maschi arrapati che la corteggiano.
Si veste elegantemente, è un’avvocatessa in carriera e ci tiene moltissimo alla sua immagine, anche se il suo abbigliamento è molto castigato, il suo aspetto è intrigante, si muove come una pantera e suscita l‘interesse sia negli uomini che nelle donne.
Non è più una bimba ma, i suoi quaranta anni suonati non sono un ostacolo al suo fascino, alla sua bellezza, forse la maturità la rende ancora più attraente e sexy più che mai.
Però, c’è sempre un però che a volte può stonare, lei sessualmente ha molte inibizioni e non riesce a soddisfare le mie voglie come vorrei, mai un pompino con ingoio, anche se lo succhia avidamente si è sempre rifiutata di farmi godere nella sua bocca, il suo culetto è off limits e non sono riuscito a violarlo neanche con un dito.
Il kamasutra non esiste, l’unica posizione conosciuta è quella del missionario e parlare di fantasie proibite non esiste proprio, l’unica trasgressione che mi concede, è tenere sempre la fighetta ben depilata, insomma, ho una donna fantastica, che posso usare solo per il 10% del suo potenziale erotico, per lei tutto è tabù, dovuto ad una educazione rigida, ricevuta in collegio dalle suore.
Come ho già detto prima non sono un fustacchione, leggermente sovra peso ma ho un bel pisello, lungo e largo e probabilmente ci so fare, perché le donne non mi mancano, pur avendo una compagna sognata e desiderata da tanti, sento il bisogno di evadere per farmi una bella scopata con femmine vogliose, disinibite, disposte a tutto pur di pigliare un bel cazzo, donne zoccole, pronte a farsi riempire di sborra in ogni buco.
Milli, probabilmente ha sempre saputo delle mie scappatelle ma, in silenzio ha sempre subito e non mi ha mai fatto scenate di gelosia, accettando che mi trastullassi con i buchini delle altre donne, quelli che lei non mi dava, ritenendo che fossero delle pratiche schifose e contro natura.
Ho sempre cercato di educare mia moglie al sesso e anche se con scarsi risultati, non mi sono mai arreso, sicuro che prima o poi i miei sogni avrebbero preso forme terrene, concrete, il mio desiderio ricorrente era di sentirla urlare mentre le sfondavo il culo con lei messa a pecora e vedere le sue tette penzoloni sballonzolare ad ogni affondo.
Ci sarebbe voluta una fata e la sua bacchetta magica per trasformare la mia Milli nella femmina da monta che ogni uomo vorrebbe sotto le lenzuola.
Come in tutte le storie che si rispettino, io quella fata l’ho trovata per davvero, aspettate, a dire il vero è Milli che l’ha trovata, nelle vesti di una procace biondina molto provocante, dalle forme generose, sua sorella Patty.
Una ragazzona più grande di 4 anni e fisicamente ben diversa, due super tettone, almeno una quinta se non di più e un culone da sballo, grandioso polo d’attrazione che richiama lo sguardo, più che bella, la definirei proprio bona, ti fa rizzare il cazzo solo a guardarla, la classica femmina da monta, a cui non metterei il cuscino in faccia e non saprei resisterle trovandomela nuda e magari con le cosce aperte.
Più bassottina di sua sorella ma, le sue curve sono da capogiro, una gnocchettona tutto pepe, maliziosa e tremendamente sexy, una femmina che a letto doveva essere una gran maiala.
Circa tre mesi fa, il colpo di bacchetta magica, che ha trasformato la mia Milli in una gran puttana da monta, tutto è successo così in fretta che ancora oggi stento a credere che sia vero, concedendomi più di quanto mi aspettassi, offrendomi per la prima volta tutto quello che non mi aveva concesso in 14 anni di matrimonio.
Angelo mio cognato, ricercatore universitario, è stato inviato dall’università in Egitto, per degli scavi archeologici molto importanti e si sarebbe dovuto trattenere dai 6 mesi ad un anno.
Patty sconsolata, non ha potuto seguirlo a causa del suo lavoro, così spesso me la ritrovavo per casa, non che mi rompesse i coglioni, il suo corpo era un bel vedere ma, qualche volta desideravo i miei spazi, la mia libertà, per esempio mi piace girare nudo e con lei ero obbligato ad essere sempre composto, mentre mia cognata che ogni tanto si fermava anche a dormire da noi, si metteva comoda indossando delle vestaglie da casa che mi facevano intuire che sotto il suo seno era libero di muoversi come voleva, da come ballava era privo di reggiseno e i miei occhi godevano di tanta generosità, per non parlare del cazzo che si rizzava a dismisura facendomi sognare il proibito.
Eravamo a primavera inoltrata, una magnifica serata, calda e magnificamente stellata, mi ero soffermato a guardare il cielo al mio rientro dal lavoro quando mi sento chiamare, “Vieni a mangiare è pronto” La serata, è animata da una strana euforia, le due donne, sono strizzate dentro un abitino attillato che mette in risalto le loro forme, soprattutto quelle giunoniche di Patty, tacchi a spillo e tanga microscopico di cui si vede il contorno, per come erano fasciate.
Sono bellissime, dal leggero tessuto, spuntano i loro capezzoli rigonfi, non riesco a distogliere lo sguardo, da tutto quel bendiddio, fisso le mammelle enormi di Patty, con le turgide punte, grosse come due ciliegie, che sembrano voler fare esplodere l’abitino.
Ci sediamo a tavola, ho loro due di fronte e il mio sguardo è calamitato sulle loro tette, mi sembra che dai movimenti, si esibiscano per farmi eccitare, sono sensualissime e il risveglio del guerriero non si è fatto attendere, il cazzo stava letteralmente scoppiando dentro le mutande, quando un piedino, maliziosamente si è appoggiato sul mio pisello già duro di suo, lo struscia, lo schiaccia, con le dita cerca di stringerlo, ho un sussulto, quasi mi strozzo con il boccone che mi va di traverso, mi si gonfia a dismisura, penso di non averlo mai avuto così duro, me lo sento enorme.
Chi era che mi accarezzava con il piede? Non sapevo chi delle due puttanone si sollazzava col mio pisellone, le guardavo negl’occhi per capire ma, niente, avevano entrambe una faccia da maialona incallita, continuavano a parlare come se niente fosse e io godevo di quella carezza che al momento trovavo esageratamente trasgressiva.
Mia moglie colta da una sfrenata libidine? Anomalo per lei pigliare l’iniziativa, poi con altre persone presenti, direi impossibile ma, era proprio lei? Forse Patty ma, possibile che mia cognata fosse così troia? Il piacere che provavo era inaudito e in quel momento non mi importava sapere chi delle due giocava col mio cazzone, mi piaceva il sapore del proibito e mi arrapava da morire, sapere che una all‘insaputa dell‘altra desiderasse il mio sesso e me lo facesse capire.
Per fortuna la cena è finita velocemente, se fosse continuata anche solo per un istante, mi sarei sborrato nelle mutande, mi sono sistemato nella mia poltrona preferita continuando ad osservarle come un porco allupato, loro ridacchiavano, la mia erezione non era passata inosservata anche se facevo di tutto per nasconderla ai loro occhi.
Erano molto attraenti, le desideravo e il loro profondo decolté, mi faceva ammirare delle splendide poppe che avrei volentieri scoperto e strapazzato, mordicchiando quei capezzoli eccitati.
Milli, seduta sul bracciolo della poltrona ha allungato la mano sulla mia patta del pantalone, valutando la mia erezione, “Senti, senti che bel cazzo ha il mio bel maritino” sono diventato rosso, mia moglie oscenamente mi stringeva il cazzo davanti alla sorella, mi ha sbottonato la patta e il cazzo è balzato fuori come una molla, duro come un tubo di ferro, stringendolo nella mano, ha tirato giù la pelle scoperchiandomi la cappella e menandolo lentamente, la invitava a toccarmi, facendo scorrere la mano su e giù “Vieni, senti com’è duro, afferralo”.
Ho guardato mia moglie con stupore, devo dire che sono rimasto incredulo, “Non vorrai che Patty vada in giro a cercare cazzi” come parlava, non era da lei, “Lo sai che per un anno è sola e sarai tu a soddisfare le sue voglie, sul capo di Angelo non devono pesare le corna”
Tutto quel maneggiarmi l’uccello, prima con il piede di non so chi, ora con la mano, le palle mi ribollivano erano pronte ad espellere qualche litro di sborra troppo alta l’eccitazione e la mia paura era di venire nella mano di mia cognata appena lo avesse stretto nel pugno.
Patty si mordicchiava le labbra e mi guardava vogliosa ma, prima di avvicinarsi, si è spostata le spalline dell’abito, facendoselo scivolare dolcemente ai piedi, i mammelloni sono venuti fuori ciondolando meravigliosamente, non sfidavano le leggi di gravità per come erano grossi e pesanti ma, di sicuro non sfiguravano da quanto erano pieni e sodi, con due capezzoli ritti e grossi come due amarene.
Si è chinata tra le mie gambe e con una mano mi ha afferrato il cazzo, iniziando un sali scendi deciso mentre con l’altra mano mi attanagliava i coglioni, massaggiandoli divinamente, massaggiava e stringeva, aumentandomi così la voglia di sborrare, volevo svuotarmi i coglioni pieni come un otre ma non tra le sue mani, “Ti prego fammi venire ma, non così”
Sento le sue labbra sulla cappella, il calore della sua bocca scivolare lungo tutta l’asta sino alla radice, l’ha ingoiato completamente, lo succhia e lo slingua, la sua bocca aderiva perfettamente al mio cazzo, la lingua lo avvolgeva, sentendone una carezza che mi faceva gemere dal piacere, lo spingevo in fondo, scopandola in bocca, allungo le mani, che scompaiono tra le sue tette gigantesche, le esploro in lungo e in largo, non finiscono mai.
Era talmente brava a fare un pompino che mi pareva di avercelo nella figa, mi stava tirando un bocchino portentoso, tremavo dal piacere, mi dava i brividi sentire scivolare la cappella nella bocca, o quando la teneva stretta tra le labbra, mentre con la lingua slinguazzava golosamente facendocela roteare.
Milli non è rimasta con le mani in mano, anche lei si è denudata rimanendo solo con le mutandine e i tacchi alti, e messa dietro a sua sorella ha cercato anche lei di spompinarmi, cercando di portagli via il cazzo di bocca, Patty era avida e lasciava poche chance a Milli di imboccarlo, era la prima volta che mi trovavo l’uccello conteso tra due donne.
Milli era stranamente euforica, eccitata come non l’avevo mai vista, quando non riusciva a succhiarmelo, avvinghiata a Patty, gli strusciava i capezzoli durissimi sulla a schiena, o con le tette spiaccicate sulle spalle, la baciava sul collo, gli mordicchiava il lobo dell’orecchio, mentre con una mano gli strizzava le tette, gli pizzicava i capezzoli e con l’altra infilata sotto gli slip, giocava con la figa brodosa, gli stimolava il grilletto e la penetrava con le dita, quasi a volerla distogliere da quello che stava facendo con tanta meticolosità.
Ormai non ce la facevo più, sento la sbroda risalire e con un urlo liberatorio, ho iniziato a sborrare a più non posso, sulla bocca spalancata di Patty.
Raffiche di godimento, che hanno riempito il viso della maialona, fiotti veloci, violenti, abbondanti, Milli, ha cercato di riprendersi il cazzo ma, quando è riuscita a metterselo in bocca, non poteva far altro che ripulirmelo, lei che dello sperma non voleva sentirne neanche l’odore, aveva cercato lo schizzo e ora lo succhiava.
Non sono più un ragazzino ho 51 anni e il cazzo mi si è ammosciato rapidamente nella bocca di mia moglie che mi ha risucchiato anche l’anima svuotandomi completamente i coglioni ma non gli è bastato, la sua voglia di sborra era tanta, voleva assaggiarla, voleva capire se in tutti questi anni si era persa qualcosa, dando il via a slinguazzate sul viso della sorella, ripulendo a colpi di lingua l’abbondante doccia di sperma.
Si lisciavano, con carezze che diventavano sempre più intime, a vicenda si sono levate le mutandine, rimanendo completamente nude, sin quando la lingua di Milli ancora sporca di sperma, gli è arrivata sulle labbra, le bocche si sono unite, si baciavano spingendosi la lingua una contro l’altra con guizzi improvvisi, si attorcigliavano e andando a ispezionare, gli angoli più nascosti delle loro bocche.
Le mani sembravano impazzite, si accarezzavano dappertutto, scivolando sui loro corpi eccitati, tette, culo e ficozza non erano risparmiati, cercavano il piacere, volevano ricambiarlo, le loro bocche affamate, ingorde di sesso si succhiavano i capezzoli sempre più duri, sempre più grossi.
Morbidamente si sono adagiate sul pavimento coi corpi aggrovigliati alla ricerca del godimento, si baciavano, si strusciavano, figa contro figa, gemevano come oche starnazzanti, sin quando hanno fatto testacoda, le dita che entravano e uscivano dalle loro gnocche grondanti non gli bastavano più, volevano assaggiarsi, bere il reciproco nettare, inebriarsi del profumo acuto che emanava il loro sesso caldo, direi rovente e messe una di fianco all’altra con le cosce oscenamente aperte, si sono fiondate una nella spacca dell’altra, lingue deliranti, frenetiche, facevano zuppetta in una pozza che ribolliva della loro brodaglia, raspandola profondamente, si esploravano, guizzavano sui clitoridi vogliosi, sensibili, tesi come corde di violino e sporgenti come cazzetti.
Non vi nego che ammirare due donne che lesbicano è veramente eccitante e per di più se a scambiarsi il piacere sono tua moglie e sua sorella, l’arrapamento è assicurato, non so dirvi cosa ci possa essere di più bello al mondo, tanto che il pisello ha ripreso consistenza, lo spettacolo mi regalava delle forti emozioni e il desiderio di montarle era sempre più inarrestabile, nella smaniosa attesa di sbattermi mia cognata, sognavo il suo magnifico culo.
Le ho trascinate in camera da letto e Patty avvicinandosi mi bacia sulla bocca, la stringo, sento le sue mammelle spiaccicarsi sul mio torace, mi tiene il cazzo in mano e famelica si china a ciucciarlo, anche Milli scende assieme a lei e ora se lo dividevano come due brave sorelle, leccandolo assieme, le due lingue mi solleticavano la cappella, cercando di portarmi in piena forma ma, il mio pisellone era già duro e grosso più di prima.
Patty, si è girata, mettendosi carponi su letto, di lei potevo ammirare tutto, dalla gnocchettona al suo fantastico buco del culo semi aperto, gliel’ho ficcato dentro la figa senza tanti complimenti, ha inarcato la schiena gemendo come un indemoniata con urla e frasi oscene, “Dimmi che sono una zoccola” “Sii siiiiii sbattimi la sorca siiiiiiiiiiii” più urlava e più la sbattevo furiosamente tenendola per i fianchi, non sapevo di avere una cognata così porca, sentivo la sua figa contrarsi avvolgendomi il cazzo, era profonda accettandomi sino ai coglioni che sbatacchiavano sulle sue chiappe, nel frattempo Milli con le cosce spalancate sul viso della sorella, si faceva succhiare la gnocca, con la bocca che gli risucchiava il clitoride, con le labbra appiccicate come una ventosa.
Bordate su bordate e più sbattevo più alto era il suo canto sguaiato di godimento, latrati, ululati che segnavano con quale intensità si stava sciogliendo al piacere e per lei era quasi impossibile succhiare quella ficona piena di miele colante.
Si dimenava sempre di più, mi sgusciava come un anguilla ma, non avevo paura di sbattermela velocemente, dopo la sborrata che mi avevano fatto fare poco prima, sarei durato qualche ora.
Sculettava, mi faceva ballare il culo sotto il naso, me lo stava facendo desiderare, lo volevo e me lo sono preso, chiedendo a Milli di aprirgli le chiappe.
Patty non era minimamente spaventata dalla circonferenza del mio cazzo, non aspettava altro “Siiiiii rompimi il culo, caccialo dentro e fammelo uscire dalla bocca”
Mia moglie, gli ha allargato le chiappe come volevo, “E ora, guarda come una donna lo piglia nel culo” Gliel’ho cacciato dentro con forza, appena l’ho sento cedere, deciso gliel’ho infilato impalandola, penetrandola improvvisamente, entrando completamente nel budello, per fermarmi quando le palle si sono arrestate sulle chiappe, solo un urlo, accompagnato da gridolini che man mano che pompavo con la foga di un toro, aumentavano di intensità.
Il suo culo non era vergine, aveva accolto il mio cazzo lungo e soprattutto bello largo, con molta facilità, si capiva che era abituato ad essere pieno, o Angelo mio cognato aveva un bel bestione, o Patty si faceva regolarmente inculare da un cavallo.
Affondavo violentemente, le natiche ballavano, tremavano sotto i miei colpi, eccitato più che mai, scivolava su e giù, piantandosi sempre più profondamente, cercando di profanare il suo buco del culo completamente aperto facendoci entrare i coglioni, cosa impossibile da realizzare ma, sicuramente mi arrapava pensarlo.
Il suo respiro affannoso, il suo gemere incessante, era dolce melodia per le mie orecchie, come vedere le mammelle che sbatacchiavano ad ogni mio assalto, solleticavano la mia libidine tanto da incularla con la furia di una bestia ferita.
Milli guardava allupata ed incredula di come stavo inculando la sorella, di come il mio cazzo entrasse profondamente nella tromba del culo, l’espressione del suo viso, non era più quella di un ingenua e bella signora, il suo atteggiamento era di una gran troietta vogliosa “Almeno una volta anch’io lo devo provare nel culo” Che sorpresa, che regalo inaspettato, cazzo se lo avrei sverginato da anni sognavo quel momento e non mi sarei fermato fino a che non fosse stato tutto dentro.
Si è messa carponi col sederino ritto e scodinzolante, pronta a ricevermi per la prima volta, “Fai piano, è molto grosso, ho paura” l’ho tranquillizzata, mentre Patty gli leccava il buchetto che piano, piano, si apriva alla sua lingua guizzate, ho proseguito lubrificandola con della vaselina, che ho spinto dentro con un dito, com’era stretta, finalmente sentivo le pareti del suo fantastico budello.
Si è irrigidita al contatto della cappella al suo buco del culo, sapeva che glielo avrei sfondato e rotto, la cappella gli ha forzato l’ano e l’ha risucchiata, lo sfintere si rilassa e il cazzo scompare dentro, tutto si è svolto come lo immaginavo, le sue urla di dolore, le sue lacrime a solcargli il viso ma, inesorabilmente mi sono fermato, solo quando ho sentito le palle sbattere sulla sorca, non sono stato violento, ero consapevole delle mie dimensioni e mi sono fatto strada un poco alla volta, fermandomi per farla abituare a quella inumana penetrazione per un culetto nuovo di fabbrica.
“Oh sììì…siiiiiiiiii…inculami…aaahhh” Lentamente il dolore spariva e ora il mio entra ed esci, era fonte di piacere, ho osato, sbattendola più selvaggiamente tenendola per i fianchi e i suoi gemiti, erano acuti di godimento che non gli avevo mai sentito fare.
Per la seconda volta stavo per arrivare al capolinea ma, avevo un’altra voglia da esaudire, sborrarle in bocca e la serata era quella giusta, ora o mai più.
Ho durato ancora per qualche minuto, gli sono uscito velocemente dal culo, l’ho preso in mano e puntandoglielo alla bocca spalancata, ho sborrato, sputacchiando sborra in tale quantità da dissetare un cammello nel deserto e scaricandogli cinque, sei schizzi di caldissimo seme in pieno viso.
Per un po’ è rimasta carponi, è esausta, respira affannosamente, non ha nemmeno la forza per muoversi o lamentarsi, è bellissima vederla finalmente con il buco del culo oscenamente spalancato e con il viso ricoperto di sborra.
La nuova Milli mi piaceva, dalla sua iniziazione alla sodomia, all’ingoio, alla sua prima esperienza saffica, con l’aiuto della sorella splendida femmina bisex ed ora complice dei nostri giochi, aprendosi a quei valori carnali disinibiti che per anni avevo sognato.

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Suocera e schiava

Si padrone

Sgangherata, spossata e usata da una decina di uomini come una sputacchiera per cazzi, l’alba mi riaccompagnava a casa, distrutta ma soddisfatta della nottata appena trascorsa.
Mi sentivo come un puttanone di strada dopo una nottata di lavoro, l’unica differenza che tremavo ancora dai tantissimi orgasmi che avevo ricevuto.
Giacomo che guidava la macchina era soddisfatto della mia esibizione e con un sorrisetto ironico, si complimentava della mia troiaggine, era fiero di me, la sua puttana, sempre pronta ad obbedire come una cagna.
Il mio corpo è suo e può farne ciò che vuole, anche punirmi inchiodandomi per le tette ad un trave, sono totalmente sua e sottomessa ai suoi vizi e ai suoi piaceri, anche umiliarmi, lasciando che altri uomini mi usino riempiendomi del loro sperma.
Avevo il viso ricoperto di sborra che lentamente mi si stava seccando addosso, ma il mio padrone non aveva voluto che mi ripulissi, non c’era centimetro di pelle, che quella notte non ne avesse preso almeno uno schizzo, con i buchi ancora completamente aperti dai tanti cazzi più volte ricevuti, alcuni dei quali, devo dire fuori dal comune, dei bastoni di carne paurosi, grossi e lunghi, comunque scelti dal mio padrone perché gli procurassi piacere con la bocca, in modo particolare con il culo che dovevo farmi sfondare, la figa era un optional di poco conto, ma disponibile a stimolare tutte quelle verghe e le loro voglie.
Indossavo soltanto un impermeabile e sotto ero completamente nuda, solo le autoreggenti e le scarpe dal tacco alto, con al collo un collare in cuoio robusto con un grosso anello, a cui era attaccato il guinzaglio, una catena penzoloni a sottolineare il mio stato di sottomissione.
La mia unica preoccupazione era il rientro nel condominio, per come ero conciata, la paura che qualcuno mi vedesse, capisse ma, alla fin fine, ero felice di soddisfare il mio padrone, l’unica e vera ragione importante.
Mi chiamo Iolanda e Giacomo è mio genero, ho 56 anni e mi sento ancora una bella donna, capace di suscitare l’interesse di molti uomini.
Sono leggermente sovrappeso, robustella ma, ho un bel viso e due magnifici occhi azzurri, due bei tettoni che non sfidano più le leggi di gravità ma, vi garantisco che con una bella sesta piena, lo faccio rizzare anche a tanti adolescenti, il culo pur grosso e tondo non è certo il mio vanto, gli anni li sente tutti, diciamo che è un po’ molliccio e cellulite e qualche vistosa smagliatura, fanno del mio pacco non del tutto gradevole, comunque nonostante tutta la sua abbondanza mi viene naturale farlo sculettare in modo sexy e non vi dico i commenti di ammirazione più che coloriti mi giungono alle orecchie.
Da circa tre anni, dopo la morte di mio marito vivo a casa di mia figlia Chiara, ha insistito tanto perché mi trasferissi da loro, sin che non è riuscita a convincermi.
Con Giacomo vado molto d’accordo, ironicamente, mi dice sempre che sono la sua suocera preferita e non ho avuto nessuna remora a traslocare la mia roba da loro, anche se avevo paura di arrecare disturbo e soprattutto perché avrei dovuto cambiare le mie abitudini, visto che in casa non ero più sola e certo non potevo permettermi di girare nuda o seminuda.
La mia sottomissione, una sera, per caso, un gioco che mi ha trasformato in schiava, in una cagna docile ed obbediente.
Chiara è medico ospedaliero e almeno due volte alla settimana, fa il notturno al pronto soccorso, quindi sono io che devo pensare a Giacomo, stirargli la camicia per il giorno dopo, preparargli la cena e rassettare per tenere in ordine la casa.
Una sera, mio genero, era seduto sul divano davanti al televisore, assorto da un programma che lo stava particolarmente interessando, mi pare fosse un documentario sugli antichi egizi, piramidi e faraoni, come sempre stavo riordinando dopo la cena e probabilmente i rumori provenienti dalla cucina lo disturbavano, gentilmente mi chiese di fare meno rumore ma, forse la mia premura di finire velocemente, anch’io volevo gustarmi mezzora di tranquillità che ho continuato il mio lavoro casalingo, infischiandomene della sua richiesta.
Un suo scatto d’ira mi ha colto impreparata “Sei peggio di una bambina, meriti di essere sculacciata, vieni qua” Il tono della voce era quello di chi è incazzato, non osavo guardarlo, avevo lo sguardo rivolto verso il basso, rossa in viso e pentita di averlo disturbato, si mi sentivo in colpa.
Ho cercato di scusarmi, balbettavo, “i i i io no no non volevo” Lui si è accorto di essere stato scortese e con tono canzonatorio ed un bel sorriso, mi invitava ad appoggiarmi sulle ginocchia, che mi avrebbe sculacciato.
Non so cosa mi sia preso ma ho fatto il gesto di inchinarmi su di lui “Ehi, ehi, le bambine cattive si tirano su la gonna e si abbassano le mutandine, con quel culone non sentiresti niente” Sono avvampata, il suo tono di voce era scherzoso ma, non so cosa sia capitato nei meandri del mio cervello, le sue parole risuonavano come un ordine, avevo disatteso la sua richiesta, dovevo essere punita, anche se contrario alla mia volontà, ho ubbidito, mi sono sollevata la gonna oltre la vita e mi sono abbassata le mutandine assieme ai collant, fermandoli a metà coscia.
Rossa come non mi era mai capitato, ferita nella dignità e con il cespuglio della passera davanti al suo viso, in mostra come una puttana, dinanzi allo sguardo severo di mio genero.
Mi ha tirato sulle sue gambe, ha deglutito non si aspettava che fossi così remissiva, era emozionato e anche lui non sapeva come comportarsi.
Con le mani per terra e il bacino sulle sue ginocchia, le mie chiappe non solo erano completamente in mostra ma, così alte da essere vulnerabili e pronte per una sonora sculacciata.
Che umiliazione, mi accarezzava le natiche, le artigliava con la mano che saggiavano dove abbattersi, tremavo, ero impaurita e tacevo, sapevo che con l’eccitazione mi avrebbe colpito sempre più selvaggiamente e dolorosamente.
Al primo ceffone ho irrigidito i glutei, era timido, indolore ma tremendamente mortificante, come indecisi gli schiaffi sul culo che seguirono, dopo ogni colpo mi accarezzava e mi palpava ma, lentamente, ne aumentò progressivamente la forza e la frequenza, le natiche si arrossavano gli scapaccioni si facevano sempre più veloci e violenti, manate e manate sul culo, il mio corpo è scosso da convulsioni, scalcio mi divincolo, sto singhiozzando dal dolore, Giacomo non può vedere i lacrimoni che mi solcano il viso, ma non mi arrendo, non gli do la soddisfazione di sentirsi supplicare perché la smetta, sento la pelle gonfiarsi, devo avere il culo viola, come quello di una scimmia, livido dai colpi inflitti, ogni tanto mi accarezza, la sua mano scivola anche sulla figa, mi trova bagnata, “Sei una troia. Io ti punisco e tu sbrodi” Sembra un battipanni, mi colpisce con la mano piena, la sento pesante, una sfilza di sculaccioni che sulle natiche dolenti percepisco come legnate, ormai non c’è la faccio più, mi irrigidisco, mi contorco tutta, sto per cedere e chiedere perdono, supplicare la sua benevolenza, quando smise di sculacciarmi, forse gli facevano male le mani o solo aveva deciso che poteva bastarmi.
No, non aveva finito con la punizione, ora mi sarebbe toccata quella più dolorosa, la più degradante, mi ha insultata, derisa, offesa nell’orgoglio, privata della dignità, trattata come una bestia da addomesticare, solamente una cosa nelle sue mani, senza anima, senza mente.
“A quattro zampe, vai tra i divani e non muoverti sin che non te lo ordino”
Mi sento vinta e mansueta come una cagnetta da educare, sono con il viso per terra, il culo per aria, come vuole lui, con le gambe larghe, mi vergogno da morie, messa in castigo come una bambina monella, con le mie parti intime esposte al suo sguardo, che umiliazione ma, docile ubbidivo, senza avere la forza di sottrarmi al suo volere.
Non so per quanto tempo mi abbia tenuto li immobile, continuavo a piangere, mi ero arresa e senza ribellarmi, singhiozzavo a voce alta e non osavo muovermi, quando la sua voce mi entra nel cervello, “Sarai la mia schiava”
La sua voce è pacata, sensuale, mi parla dolcemente quasi a consolarmi ma, è tremendamente ferma, autoritaria, continua elencando cosa si aspetta da me, come mi vuole ed io ascoltavo in rispettoso silenzio lasciando che dettasse le condizioni per essere la sua schiava perfetta.
Cosa mi stava capitando, mi sembrava tutto così assurdo, una situazione da cui sarei voluta scappare ma, ero li immobile con le natiche doloranti che bruciavano da morire, eppure la figa grondava, il suo latte fuoriusciva abbondante e come non mi era mai successo ho schizzato come una fontana bagnando il pavimento.
Da me pretendeva ubbidienza, devozione, docilità, “Mi chiamerai padrone”
Ero terrorizzata, senza saperlo mi piaceva il dolore? Mi piaceva essere umiliata, soggiogata? Sentivo il suo dominio, una cosa in suo possesso, le sue parole erano ordini “Tutto quel pelo nella figa non mi piace, toglilo” Per la prima volta gli ho risposto con un filo di voce “Si padrone”
Il gioco era finito, stava facendo sul serio ed io stavo subendo senza ribellarmi, singhiozzavo ma ascoltavo attentamente.
Tutte le volte che Chiara era di turno in ospedale sarei stata la sua schiava, il suo sacco di merda, una cosa che valeva meno del suo accendino usa e getta, mi avrebbe punito ed umiliato, oltretutto io dovevo procurargli gli attrezzi necessari alla mia punizione, una cinta, uno scudiscio, tutto ciò che poteva farmi soffrire o che poteva essere doloroso.
Mai con l’intimo, tassativamente mi era proibito, ne mutande ne reggiseno, solo calze autoreggenti e scarpe con il tacco a spillo vertiginoso, “ voglio vederti sculettare come una zoccola”
Solo alla fine mi disse “Solo se tu lo vorrai io sarò il tuo Padrone” avrei dovuto decidere come volevo essere trattata, se la prossima volta non mi fossi presentata a lui come voleva, avrebbe capito e tutto sarebbe ritornato come prima ma, sapeva benissimo che prima o poi sarei stata sua .
“Ora vieni qui e fammi sborrare con la bocca” a quattro zampe mi sono avvicinata e sbottonata la patta gli ho afferrato il cazzo e l’ho messo in bocca.
Non era molto grosso ma tremendamente duro, un bel bastone nodoso, bitorzoluto, con una cappella bella larga, spariva nella mia bocca e avidamente lo succhiavo, da troppi anni non assaporavo un cazzo e non mi importava se era un pompino incestuoso, fatto al marito di mia figlia.
Gli palpavo le palle mentre con la lingua gli solleticavo il glande e percorrevo freneticamente quell’asta da cima a fondo, quando mi ha afferrato per i capelli e me l’ha schiaffato in gola, scopandomi in bocca.
Mi ha riempito di sborra riversandomi gli schizzi direttamente in gola, raffiche abbondanti che ho inghiottito con difficoltà, non riuscivo a respirare, stavo affogando tra la sborra e la nerchia che pigiava sulle corde vocali ma, ho lasciato che si svuotasse i coglioni come gli piaceva.
Mi ha mandato via “Per stasera non voglio più vederti, vattene a letto” mesta e a quattro zampe con il sapore del suo sperma ancora in bocca e una voglia matta di farmi trombare, piano, piano, mi sono levata dai coglioni.
Quella notte non ho dormito, ho continuato a piangere per delle ore, nessuno sino ad allora mi aveva trattato come una puttana, mi aveva umiliato, punita e ne ero tremendamente attratta, quell’uomo esercitava su di me dei sentimenti contrastanti, timore, paura, riverenza, amore.
I giorni che seguirono, avevo ancora la mente offuscata, ripensavo a quello che mi era successo e non sapevo darmi una spiegazione, so solo che mi sono tolta il cespuglio dalla passera, dicendomi che era più presentabile, mi sono data allo shopping sfrenato alla ricerca di scarpe dal tacco esageratamente alto e fine come uno spillo, alle calze dall’elastico alto, ricamato o colorato ma sempre con la scusa che mi sarei sentita più sexy e seducente, mai ho pensato che gli appartenevo ed eseguivo i suoi desideri, i suoi ordini.
La mia mente lottava contro se stessa, se da una parte sentivo un attrazione bestiale per quell’uomo e il suo modo di fare, dall’altra, la mia depravazione mi faceva impazzire di terrore, era incomprensibile la mia sessualità deviata ed il piacere che avevo provato in un rapporto sadomaso, la mia sottomissione era inconcepibile e non potevo essere così remissiva nei suoi confronti e ogni volta che ripensavo a quei momenti, entravo nel panico per come avevo manifestato il mio piacere.
Dolore, sottomissione, sentirmi in suo possesso, era quello che realmente desideravo? Me lo sono chiesto tantissime volte ma, la logica, mi impediva di esprimere la mia sessualità, stretta in una morsa tra angoscia e smarrimento, sono scappata e per un mesetto tutte le volte che Chiara era assente, con Giacomo ho sempre fatto finta di niente.
Da quella sera di delirio, il comportamento tra noi non aveva preso altre pieghe, nessun cambiamento, lui era il solito Giacomo di sempre, io tra virgolette, la sua suocera preferita, mai un cenno alla sculacciata o al pompino con ingoio, però, il subbuglio che si era creato nella mia mente, era fuori da ogni controllo e dalla mia natura.
Non so perché né come mai, dopo le tante esitazioni una sera, non ho resistito ma, la cosa peggiore era la consapevolezza di avviarmi verso il degrado e l’umiliazione, con la paura di scoprire che il dolore può provocare piacere, mostrandomi ai suoi occhi come mi aveva chiesto.
Mi sono tolta l’intimo, via il reggiseno, via le mutandine, ho controllato la bernarda, era liscia e vellutata come se l’aspettava, mi sono inguainata le gambe con delle autoreggenti nere, velatissime e ho calzato le scarpe come nei suoi desideri con il tacco vertiginosamente alto, addosso solo un maglioncino e una gonna larga.
Mi sentivo una vacca con le mammelle che mi ritrovo, senza reggiseno non solo erano penzoloni ma ad ogni passo andavano da una parte all’altra, di sicuro era ben visibile che fossi senza nessun sostegno e non solo, i tacchi alti non li avevo mai messi, avrebbe capito subito che avevo preso la mia decisione.
Mi ha squadrato da cima a fondo, ora sapeva che gli appartenevo e in quel momento mi sentivo come una spiga di grano piegata dal vento, completamente in suo potere, avrei ubbidito e appagato ogni suo desiderio.
“Spogliati” Sono arrossita immediatamente, sprofondando nella vergogna, il mio pudore mi impediva di mostrarmi a lui nuda, pur sapendo che del mio corpo poteva farne quello che voleva e che il sesso tra noi sarebbe stato estremo.
Ho levato il maglione e le tette sono schizzate fuori, con i capezzoli già turgidi, duri come chiodi e quando mi sono chinata per sfilarmi la gonna, grossi e pesanti, ciondolavano liberi, sballottando come quelli di una vacca da mungere.
Mi girò intorno, osservando il mio corpo, mi sentivo una puttana, come quelle esposte in vetrina, non osavo guardarlo e con gli occhi bassi, aspettavo un suo ordine.
Mi ha strizzato le tette, ritorto i capezzoli schiacciandoli tra i polpastrelli, mi sono morsicata il labbro per non strillare, sapevo che mi avrebbe punito, per troppo tempo sono stata lontano da lui e ho preparato su un vassoio tutto quello che avevo trovato in casa che poteva servire per un’adeguata punizione, un robusta cinta da jeans, il piumino per spolverare dal lungo manico in bambù, mestoli di cucina e tante altre cosette.
Tremavo, la paura si era impossessata del mio corpo della mia mente, avrei sopportato il dolore? Sarei riuscita ad essere remissiva ed ubbidiente e a non ribellarmi? Allo stesso tempo la mia fica grondava copiosamente con uno strano piacere che mi attraversava la spina dorsale.
Mi aspettavo cinghiate su tutto il corpo, o almeno qualcosa di molto doloroso, senza sapere che invece, mi aveva riservato un altro trattamento, tremendamente umiliante.
“Sai che devo punirti”
“Si padrone”
“Mettiti a quattro zampe”
In quella posizione le mie mammelle si allungano paurosamente, andando a sfiorare il pavimento e mi ha fatto camminare osservando le mie carni tremule.
Da un cassetto ne ha levato un pacchetto, “Questo è un regalo per te” era un guizaglio, mi ha fatto avvicinare a lui e mi ha aiutato ad agganciarlo.
Mi ha stretto il collare al collo, con il dito sull’anello ha strattonato per sentire se era ben allacciato e ho sentito il moschettone del guinzaglio scattare legandomi come una cagna.
Non sapevo quali erano i suoi progetti, ma ho dovuto indossare l’impermeabile e strattonandomi con il guinzaglio mi ha trascinato sino alla macchina.
Dopo un quarto d’ora, di cammino, mi ritrovai in uno stanzone piuttosto spoglio, solo due grandi materassi buttati per terra, mi ci ha fatto inginocchiare e mi ha bendato.
Il buio mi circondava, ferma, in attesa, ma di cosa? “Pigliatela come volete ma la prima volta, dovrete venirgli nel culo” Chi c’era in quella stanza, in quanti erano? dal più piccolo al più grande, tutti dovevano godere del mio culo.
Qualcuno si avvicina, mi picchia il cazzo in faccia, me lo sbatte sulle labbra, tiro fuori la lingua, apro la bocca, si infila e comincio a succhiarlo, allungo la mano lo stringo nel pugno, dal suo diametro potrebbe essere Giacomo, ciuccio muovendo la testa con veemenza, su e giu con la mano,
mi ferma, acchiappandomi per i capelli e mi molla un ceffone, mi arriva sul viso, forte, con la mano piena, mi scoppia nel cervello, capisco al volo, non vuole venire subito e me lo dice “Troia, vacci piano, vuoi farmi venire Subito?”
Lecco la cappella, muovo la lingua su quel pezzo di carne su e giù, dalla punta ai coglioni cercando di eccitarlo ma senza farlo sborrare.
Qualcuno mi è dietro, con le mani, mi apre la chiappe e sento una cappella che pigia sul mio culetto puntandola sullo sfintere anale, sono vergine non mi sono mai fatta sodomizzare neanche da mio marito e il mio istinto è quello di stringere il culo per non farlo entrare.
Mi ha preso con cattiveria, spingendomelo tutto dentro in un solo colpo, penetrandomi senza tanti complimenti, grido, la sua cappella è enorme, fuori misura per il mio buchino, è troppo piccolo e stretto, ma continua a spingere, il culo si apre lasciando che varcasse l’anello anale, su e giu, su e giu, mi sposto cercando di sfuggirgli, il dolore è lancinante ma mi tiene stretta per i fianchi e il suo cazzone si conficca sempre di più, grido più forte ma, le mie urla sembrano incitarlo e mi sbatte con foga, mi ha impalato completamente e affonda con virilità ha l’irruenza di un toro, finalmente il mio culo dilaniato da non meno di trenta centimetri di nerchia si sta abituando ed inizio a godere, il dolore va via, o almeno l’eccitazione prende il sopravvento lasciando posto al piacere.
Ho paura a gemere, quella è una punizione, non sono li per godere e fare sentire come sono arrapata ma, la figa mi tradisce, è una fontana, sto sborrando come un uomo e mi bagno infradiciandomi le cosce, il materasso.
I cazzi in bocca si alternano, dalle loro dimensioni, dal loro sapore capisco che sono in molti, ne succhio di grossi ma quello che mi sta pompando il culo è un bestione, di sicuro il più grande.
Dalle contrazioni che sento, sta per venire e difatti con delle bordate mi sborra nel culo piantandomi sino ai coglioni quella nerchia paurosa.
Mi hanno sbendato, intorno a me solo cazzi in tiro, una decina pronti ad usarmi, a riempirmi di sborra in tutti i miei buchi.
Quando ho visto le dimensioni di quel cazzo, che mi aveva rotto il culo, mi sono ingrifata da schifo, un bastone sui 30 centimetri dalla cappella enorme.
Vogliosa come una puttana, ho cominciato ad accarezzarlo e leccarlo percorrendo tutta l’asta, baciandogli la cappella e portandomela in bocca, cercando di farne entrare il più possibile, cosa non del tutto facile.
Non solo non riuscivo a stringerlo nella mano, ma a bocca completamente spalancata, non riuscivo che ad infilarmi la sola cappella e mi dovevo accontentare di percorrerlo a colpi di lingua e a slinguazzargli il glande come fosse un lecca, lecca, avanti indietro, risucchiando tutto lo sperma e assaporando i miei umori anali.
Ormai ero ben lubrificata, da qualche litro di sborra econ il culo sfondato, tutti quei cazzi se pur grossi, entravano con estrema facilità, li volevo tutti e non aspettavo altro che essere trombata da ognuno di loro.
Gli orgasmi si susseguivano uno appresso all’altro, ne avevo perso il conto, con delle nerchie fantastiche che si muovevano dentro il mio povero culetto con furia, avanti indietro, senza tregua, se uno sborrava, cedeva immediatamente il posto ad un altro cazzo.
Il mio viso era una maschera di sborra, con la bocca aperta come un forno, accettavo profondamente anche i cazzi più grossi, lasciando che mi arrivassero in gola.
Come una bestia ferita, scalciavo, mi contorcevo e ululavo, urla continue dal tono sempre più alto di piacere, presa con una ferocia mai provata, dimeno il culo, mi spingo su di loro per sentire i coglioni che si spiaccicano sulle chiappe, godo e non finiscono mai di sborrarmi in faccia e su tutto il corpo.
Solo all’alba si fermano appagati, sono rivestita di sperma, mi hanno sborrato anche sulla pianta dei piedi, penso di non avere un centimetro di pelle pulita, mi hanno realmente rotto il culo, eppure sono felice, ho goduto da grande vacca, come voleva il mio padrone.
Voleva vedere la sua puttana sottomessa, presa da tanti cazzi, sono stata brava ubbidiente e non mi sono fermata sin che non mi è stato ordinato.
Oggi godo nel culo come nella figa, se devo essere sincera l’orgasmo che provo con un bel cazzo piantato nel mio deretano è di un intensità impressionante, che mi porta ad un passo dallo svenimento.

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