Ancora

Inesperta attesa
di bianco saziata.
Amaro improvviso.
Gola sporcata.
Bocca dischiusa,
ripiena di te.
Linfa colata.
Bramosia bruciante
di macchiarsi ancora.

Scriveva, lo faceva sempre

Nell’esatta posizione in cui mi aveva lasciato lo osservavo.Possedeva una stilografica dal pennino d’oro con incisioni che ricordavano le vie della Francia di un tempo, non se ne separava mai. Forse per i ricordi che avvolgevano quell’oggetto o forse per il valore stesso che quella semplice penna possedeva.

Scriveva, lo faceva sempre, anche ora.Quando lo guardo scrivere mi chiedo sempre quale sia il significato dei tratti d’inchiostro che il suo gioiello traccia.Solo ora intuii la soluzione dell’arcano, raccontava di me di come mi avesse posseduto, umiliato e riempito, di come gli avessi obbedito offrendogli ogni parte del mio essere. L’evidente erezione che svettava tra le sue gambe era evidenza chiara alle mie, orma non più, ipotesi.Mi osservò e sorrise, quasi come se fosse a conoscenza della mia scoperta.

Girò la testa e torno alle sue parole che sapevo caricarsi ogni momento di più di passione.Ripose la stilografica nella custodia corvina.Si avvicinò a me.Allungò la mano verso la mia faccia e mi schiaffeggiò. Mantenetti la stessa posizione che tenevo ormai da tempo. Lo rifece. Ancora. Di nuovo. Impassibile servivo la volontà del mio padrone.M’impose una posizione prona con il volto soffocato del cuscino. Mi afferrò mani e piedi e li legò stretti al letto.

Ero cieco, muto e succube desideroso.Sentii la sua mano tra le gambe. Le dita s’insinuavano in me. Spingeva sempre più finché mi penetrò con l’intero pugno. Aprì la mano e il dolore fu atroce. La richiese per continuare nello sfondamento. Dopo pochi minuti ebbi il suo intero avambraccio dentro.Con la mano libera cominciò a masturbarsi fino a quando venne copiosamente tra le lenzuola.La forzata inserzione persisteva ancora.

Quando, d’improvviso, strappò il braccio dalle mie viscere lasciando un vuoto che mi parve eterno.Sostituì l’enorme arto con la sua verga flaccida che entro senza problemi tra le natiche sfondate. Urinò. Il bruciore di quel liquido m’invase totalmente. S’interruppe.Mi slegò e m’impose di stare in ginocchio. Avvicinò l’asta al mio volto e l’inondò con una nuova dose d’oro caldo.Fradicio mi forzò a masturbarmi mentre continuava a prendermi a schiaffi. Riversai l’orgasmo su me stesso. Un ultimo colpo.Tornò a scrivere.

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