Holly 3 (finalmente)

di Liana

È notte fonda quando la porta della mia stanza si apre e nel vano si materializza la figura di Holly. Indossa una vestaglia bianca talmente rasparente che è come non l’avesse. Io sono disteso sul letto ed ho il lenzuolo che mi copre e che non riesce a nascondere la mia eccitazione. Ho il fallo dritto e duro. Il lenzuolo, in quel punto, è talmente sollevato da prendere la forma di una piramide. Holly si avvicina lentamente al letto con passo felino. Mi raggiunge. Allunga la mano. Afferra il lenzuolo e lo tira via. I suoi occhi sono attratti dall’asta che si erge fra le mie gambe. Ha lo sguardo di una tigre che ha trovato la sua preda. Si inginocchia all’altezza del pene, mette le braccia sul letto incrociandole e vi poggia sopra il mento. La sua bocca è socchiusa. Ogni tanto la lingua guizza fuori e va a leccarsi le labbra. Guarda il mio pene con occhi carichi di libidine. “Hai un affare che è una magnificenza. È così bello e cosi grosso. Ho sempre sognato di giocare con un pene come il tuo. Ora è qui, davanti ai miei occhi e non riesco a dare inizio al gioco. Non so come cominciare.” Quel modo di guardare il mio fallo mi innervosisce. Mi sento imbarazzato. L’alieno incomincia a perdere la sua durezza. Afferro un lembo del lenzuolo e faccio l’atto di coprirmi. Holly mi blocca. “Eh! No! Caro mio. Da questa sera questo tuo favoloso coso non lo dovrai più nascondere ai miei occhi. Quando in casa saremo soli dovrai sempre essere pronto a mostrarmelo. Alzati e portati alle mie spalle.” Mi alzo dal letto e vado dietro di lei che nel frattempo si è rimessa in piedi e anche tolta la vestaglia. “Abbracciami.” La cingo con le braccia e la stringo a me. Lei mi prende le mani e le porta sulle sue mammelle. “So che ti piacciono tanto. Stringile. Da questo momento ne sarai l’unico padrone” Non proferisco parola. Ho paura di rompere l’incantesimo. Il pene preme contro le sue natiche. Lei allarga le gambe quel tanto che basta per far scivolare il fallo tra le sue chiappe. Con la mano artiglia il cazzo e lo fa scivolare fra le sue gambe in stretto contatto con la sua vagina. Mugola. Stringe le gambe intorno al fallo. Emetto un gemito. “Ti piace? Sono nuda tra le tue braccia, mi stai strizzando le tette, hai il cazzo che sfrega contro la mia pussy. Da quando aspetti questo momento?” “Sono anni che ti desidero. Da quando ti vidi nuda per la prima volta nel bagno. Da allora sei sempre stata presente nei miei pensieri. Spesso ho sognato di stare a letto con te e di fare sesso. Ed è stato un sogno a portarmi nelle braccia di tua madre. Fu il giorno dopo che mi lasciasti.” “Lo so. Non mi dispiace che tu abbia amato mia madre. L’hai resa felice. E sono contenta anche perché ti ha iniziato ai piaceri dell’amore. Solo che si è fregata. Si è innamorata del suo aitante nipotino.” “Mamma, non ti offendere, per la verità anch’io sono innamorato della nonna.” “Ma hai scelto me. Questo mi inorgoglisce. Ho sempre saputo che mi vuoi. Ricordi? Dopo avermi vista nuda nel bagno corresti in camera tua e ti masturbasti. Scaricasti sul pavimento il tuo piacere. Non lo pulisti. Un’altra volta concludesti la masturbazione urlando il mio nome. Anch’io ti ho desiderato. Volevo stringerti fra le mie braccia e la paura di fare qualcosa di sbagliato me lo impediva. Ti ho provocato. Ho lasciato, con la scusa della crema idratante, che mi accarezzassi. Ti ho fatto toccare la mia voglia di te. Mi sono denudata. Ti ho mostrato la mia vagina. L’hai baciata. Ho sperato in un tuo assalto. Niente. Sapessi quante volte mi sono masturbata pensando a te. Quest’ultimo anno è stato decisivo. Ho riflettuto molto e sono giunta alla conclusione che non riesco più a vivere senza di te. Ti amo. Quando c’è l’amore non ce ma che tenga. Sei mio figlio e non mi importa. Ti voglio. Baciami.” Abbasso la testa sul suo collo e lo bacio. Con la punta della lingua risalgo, leccando, lungo il collo fino al suo orecchio. Lo prendo in bocca e lo succhio. Introduco la lingua dentro il condotto auricolare e le fotto l’orecchio. Con le dita le artiglio i capezzoli e li strizzo. Li sottopongo a forti torsioni. Il piacere sovrasta il dolore. Holly geme e mugola. Ruota il suo bacino spingendolo contro il mio ventre. Il mio cazzo non ha perso consistenza. Mia madre si china in avanti e poggia le mani sul letto. Il suo corpo forma un angolo retto. La seguo nel movimento e mi ritrovo piegato sulla sua schiena con le braccia che circondano il suo torace; le mani sulle sue mammelle e le dita che continuano a torturarle i capezzoli. Allarga le gambe e libera il mio cazzo dalla morsa delle sue cosce. Gira la testa verso di me e mi offre la sua lingua che imprigiono tra le mie labbra e la succhio. “Dai, amore, completa l’opera di quando mi baciasti la figa.” Mia madre mi sta invitando a baciarle la pussy. Mi metto seduto con il culo per terra e mi intrufolo tra le sue gambe. Alzo la testa e vedo la sua vagina grondante di umori, coperta di peli, parzialmente dilatata, pronta per essere gustata. “Mamma dovresti depilarti. Hai una splendida vagina. Perché la nascondi dietro questa foresta?” Avvicino la bocca e incomincio a baciare le grandi labbra. I peli ostacolano il lavoro della mia lingua che vuole penetrarla. Sento la loro durezza. Avvicino le dita. Appoggio i polpastrelli sulle grandi labbra e le dilato al massimo. In questo modo le gonfie piccole labbra, la uretra e il luccicante clitoride, liberi da peli e belli nelle loro fattezze, si mostrano alle voglie della mia golosa bocca. Aggancio le piccole labbra e le lecco facendole vibrare con i movimenti veloci della mia lingua. Sono di un rosso molto scuro. Il sangue è affluito copioso e le ha invase gonfiandole. Pulsano. Le succhio. Holly nitrisce. Agita il bacino. Rivolgo la mia attenzione al clitoride. Lo prendo fra le labbra e titillo la lingua sul suo glande. Si indurisce e cresce. Lo avviluppo con la lingua, lo lecco. Lo imprigiono contro il palato e lo succhio. Gli faccio un pompino. Mia madre lancia nitriti in continuazione. Poi si irrigidisce. Il suo corpo trema. Lancia un grido acuto e viene. Dalla sua uretra vedo sgorgare un liquido cremoso che sembra lava che esce da un vulcano in eruzione. Avvicino la bocca e lappo quell’infuocato nettare. Lo ingoio. Non le do tregua. Continuo a baciarla. Le labbra si posano sul roseo sfintere. Lo bacio. La lingua esce fuori e vibra veloce su tutta la superficie. Le sto leccando il buco del culo. Holly ha uno scarto con il bacino. “Padre Giove. Non immaginavo che anche il buchetto del mio culo fosse fonte di piacere. Sììììì! Continua così. Dio, com’è bello. Non fermarti.” “Mamma hai un culo stupendo. Devi farmi fare la sua conoscenza in modo più approfondita.” “Vedrò di accontentarti.“ Avvicino due dita alla sua vagina e la penetro. La fotto. La mia lingua continua la sua azione sul buco del culo. Mia madre si agita. Il corpo incomincia a tremare. Più volte si scuote. Nitrisce, ruggisce. Più orgasmi la travolgono. Poi un urlo che riempie la stanza prorompe dalla sua gola. Gode e viene. La mia bocca si sposta e va a raccogliere il frutto di tanto piacere. È un fiume in piena. Lappo e ingoio. Non una goccia sfugge alla mia lingua. Mia madre crolla sul letto. Impiega diversi minuti per focalizzare quando è avvenuto. “Che gli dei del Grande Nord siano sempre con te amore mio. Sei stato meraviglioso. Nemmeno tuo padre mi ha portato a tanto. Tua nonna è stata una brava maestra. Grazie.” “Mamma, stanotte mi dovrai ringraziare molte volte. È tanto il desiderio che ho di te che non basterà uno scorcio di notte a soddisfarlo” “Non darti pensiero. Abbiamo tutto il tempo che vogliamo. Tua nonna sa che stiamo insieme e non ci disturberà. Non stare sul pavimento siediti sul letto. No, alzati in piedi.”

La parola ad Holly.
Sono inginocchiata e seduta sulle mie gambe. Il bacino poggia sui miei talloni. Il dio della guerra sta in piedi davanti a me. È nudo. Dall’incrocio delle sue muscolose gambe emerge un gladio di circa 22 cm di lunghezza ed un diametro di ben 4 cm. Da quando l’ho visto l’ultima volta, a casa nostra, è cresciuto molto. Il possente martello che ha tra le gambe emana bagliori di fuoco. È un crotalo reale quello che mi fissa. Sono incantata da tanta bellezza e perfezione. Mio figlio dice che la vagina è la prima meraviglia della natura. Ed ha ragione. Un cazzo delle sue dimensioni è, invece, la seconda meraviglia della natura. Il creato ha pensato bene di farli incontrare. Questa meraviglia pulsante di vita è qui davanti ai miei occhi. Lo adoro. Sono la sua sacerdotessa. Lo venero. Devo assolutamente ingraziarmelo. Porto le mani verso quello splendore. Con una raccolgo, nel palmo, il suo scroto. Lo stringo e lo stuzzico con la punta delle unghia. Il cazzo più volte ha dei guizzi. Con l’altra mano lo accarezzo per tutta la sua lunghezza. Mio figlio mugola. Avvicino la bocca al luccicante e roseo glande e gli do un bacio. Strofino il viso sulla sua superficie. La mia bocca va a posarsi sulla borsa contenente due grossi e gonfi testicoli. Le labbra si aprono e raccolgono nella cavità orale quella magnificenza. Li lecco e li succhio. Un gemito prolungato prorompe dalla bocca di mio figlio. L’altra mano lo ha stretto in una morsa e lo sta menando. Tiro via le palle dalla bocca e risalgo, leccando, quella stupenda asta di carne viva. Arrivo al glande. Lo avviluppo con la lingua in un caldo abbraccio. Continuo ridiscendendo verso i coglioni. Faccio il cammino inverso. Ritorno sul glande. Apro la bocca e lo circondo con le labbra. Alzo gli occhi e lo guardo. Sta guardando quello che sto facendo. I suoi occhi sono carichi di libidine. Le sue mani sono dietro la mia testa. Lentamente faccio si che quel poderoso muscolo entri nella mia bocca. Non so come ma riesco a contenerlo tutto. Le mie labbra sono in contatto con le sue palle. Se potessi le imboccherei insieme al resto. Incomincio a fargli il pompino. La mia azione è lenta. Voglio che sia un pompino che non ha eguali. Non dovrà mai dimenticarlo. Risalgo succhiando e leccando fino al glande e poi veloce ridiscendo. Quando sento che il piacere sta montando, gli do una forte strizzata alle palle. Il dolore gli impedisce di godere. In questo modo faccio durare il pompino per circa 15 minuti. Decido che è giunto il momento. La mano che ho intorno alle sue palle si sposta tra le sue natiche. Le dita trovano il suo buchetto ed esercitano una lieve pressione. Lui ha una contrazione anale. Insisto. Si rilassa. Con un dito mi faccio strada. Lo penetro. Lui stringe i muscoli anali intorno al mio dito. Con movimenti lenti gli fotto il culo. Le sue mani stringono la mia testa e la spingono verso il suo ventre. Un grugnito seguito da un urlo liberatorio annuncia il prorompere del suo piacere. “Mamma! Mamma! Ahhhhh! Mammaaaaaaa!” Un fiume di sperma invade la mia bocca. I primi fiotti mi arrivano direttamente in gola. Li ingoio. Con le labbra e la lingua mungo quel favoloso cazzo costringendolo a eiaculare fino all’ultima goccia. Niente deve essere sprecato. Lappo e ingoio tutto il nettare degli dei che mio figlio si pregia di farmi dono. Quando è tutto finito, mi alzo, lo prendo per mano e lo trascino sul letto. Lui si distende su di me e poggia la testa nell’incavo della mia spalla.

 Mi riprendo la parola.

Holly mi ha fatto un pompino che difficilmente dimenticherò. Sto con la testa sul suo petto. I capezzoli si ergono imperiosi. Con la punta delle dita disegno un cerchio intorno ad uno di essi. “Mamma sei stata magnifica. Mi hai tenuto per ben 15 minuti con il fucile carico poi hai dato fuoco alle polveri e sono esploso. Che meravigliosa sensazione godere nella tua bocca.” “Zitto, non parlare, riposati. Fra poco il tuo alieno dovrà visitare la mia pussy che arde dal desiderio di fare la sua conoscenza. Dovrai farle gridare tutto l’amore che sente per te. Dovrai affrontare un’altra battaglia altrettanto piacevole.” Avvicino la bocca al capezzolo tiro fuori la lingua e la faccio roteare intorno alla circonferenza. Lo lecco. Dischiudo le labbra ed il capezzolo si introduce nella mia bocca. Lo stringo tra i denti. Gli do un lieve morso. Con la lingua lo schiaccio contro il palato. Incomincio a succhiare. Dal mio subcosciente affiorano i ricordi di quanto, affamato, mi attaccavo a quelle splendide mammelle e succhiavo l’alimento che mi ha tenuto in vita. Mia madre mi ha sempre detto che ero un bimbo famelico. Alla fine di ogni poppata lei si sentiva svuotata. Purtroppo ora mia madre non lo produce. Io lo voglio. Mi innervosisco e mi accanisco contro il capezzolo. Mia madre mi porta alla realtà. “Amore. È inutile che ti arrabbi. Dal mio seno latte non ne esce. Non sono una puerpera. Calmati.” Mi calmo. Lei mi da una spinta allontanandomi dal suo seno. Mi fa rotolare su di un lato. Gli do le spalle. Holly si porta dietro la mia schiena, mi abbraccia e schiaccia il suo corpo contro il mio. Sento i capezzoli premere sulla schiena. Sembrano chiodi. Sono duri. Le sue dita pizzicano i miei capezzoli. Una sua mano incomincia a carezzarmi il petto, il ventre fino ad arrivare in contatto col pene. Lo circonda con le dita e lo stringe. L’altra mano è scesa ad accogliere i testicoli nel proprio palmo. Li solletica con le dita. il mio respiro si fa grosso. Mi bacia la schiena. La punta della sua lingua vibra, veloce, lungo la colonna vertebrale. Il cazzo è diventato di marmo. Lei lo mena. Il su e giù è lento, delicato. Mi tiene in uno stato di eccitazione perenne. Sembra di stare nel limbo. Ho la sensazione che lo sperma sia sul punto di eruttare dal glande invece è solamente l’azione delle sue mani che me lo fa credere. Un’altra spinta e mi ritrovo disteso di schiena sul letto. Mia madre è sopra di me. Mi cavalca. Le sue abbronzate mammelle ballano davanti ai miei occhi. Mi guarda. Si china quel tanto che basta a far sì che i capezzoli sfiorino le mie labbra. Le sue mani hanno smesso di giocare con il cazzo che, libero, si trova inserito fra le sue splendide chiappe con il corpo che frega sul suo buco del culo. Le sue tette sono strette fra le mie mani. Le bacio e lecco le sue aureole giocando con la lingua sui grossi capezzoli. Come un lupacchiotto affamato apro la bocca e con le labbra aggancio un capezzolo. Lo lecco. Lo mordo con le labbra. Lo succhio. Sposto la bocca sull’altro capezzolo e gli faccio lo stesso trattamento. Holly geme e mugola. Il suo respiro diventa sempre più grosso. Il suo sguardo è perso nel vuoto. Solleva il bacino quel tanto che basta a far scivolare il pene tra il suo ventre ed il mio. Lo prende con la mano è indirizza il glande contro la sua vagina. Lentamente abbassa il bacino. Il glande si introduce nell’orifizio vaginale. Scivola, favorito dagli umori di cui è piena, sempre più dentro. Incontra l’utero. Si ferma. Il mio pene è dentro mia madre. Sono ritornato nel grembo materno. “Sono anni che aspetto questo momento. Finalmente il mio sogno di averti si è realizzato. Mamma, ti voglio bene. Ti amo. Mi hai fatto il più bel regalo che una mamma, possa fare al proprio figlio.” Mia madre mi prende la testa fra le mani e con le dita mi scompiglia i capelli. Avvicina la bocca all’orecchio e mi parla. “In attesa di questo momento non puoi sapere quanto ho penato. Ho dovuto combattere per far cadere i pregiudizi. Ho sofferto. La ragione mi diceva che il mio desiderio di darmi a te era sbagliato, insano. Il mio corpo urlava il suo desiderio di averti. Mente e corpo erano continuamente in guerra tra loro. Infine il corpo è prevalso. Non sono riuscita ad aspettare il tuo ritorno a casa. Sono venuta e ti ho preso. Il tuo coso è fra le braccia della mia pussy. Falla divertire. Usa il tuo pene come il direttore d’orchestra usa la sua bacchetta. Fai vibrare le corde della mia chitarra. Amore mio. Figlio mio. Chiavami.” Do una forte spinta al mio corpo. I nostri corpi avvinghiati rotolano sul letto. Ora lei è sotto di me. Mi sollevo sulle braccia. La guardo negli occhi. Sorride. È felice. “Più nessuno ti strapperà a me.” Le sue gambe si incrociano sulla mia schiena e mi imprigionano. I muscoli vaginali iniziano la loro opera di mungitura. Incomincio, lentamente, a stantuffare il mio pistone in quella meravigliosa vagina. I miei occhi si riflettono nei luccicanti e sorridenti suoi occhi. Sotto la spinta del mio corpo le sue mammelle sballottano. Sto chiavando la più bella donna che abbia mai conosciuto. Sto chiavando mia madre. Dio come sono felice. Un nitrito ed una scossa del suo splendido corpo annunciano il raggiungimento di un primo orgasmo seguito da un altro a breve distanza. “Figlio mio sei fantastico. Continua così. Mi fai morire. Non fermarti.” La sua testa dondola sul cuscino. Aumento di poco il ritmo. Il passo diventa trotto. Gli orgasmi sono più frequenti. Il raggiungimento di ognuno di essi è preannunciato da un grido. Il suo corpo è preda del piacere. Accelero. Il trotto diventa uno sfrenato galoppo. Il piacere è partito anche per me. Lo sento salire lungo il condotto uretrale. Un urlo rompe il silenzio della stanza. Mia madre solleva il bacino. In questo modo ferma, per una ventina di secondi, il mio galoppo. Di colpo riporta il bacino sul letto e sviene. Nello stesso momento il mio sperma raggiunge la sommità del rovente vulcano. Fuoriesce dal glande e dilaga, caldo, dentro la vagina di mia madre. Mi abbandono sul suo corpo. Il mio respiro diventa regolare. Anche quello di Holly è un respiro normale. Non credevo che sarebbe svenuta. Certo è che l’ultimo grido è stato raccapricciante. Si riprende. Torna in se. Apre gli occhi. “Grazie. Non sono mai stata chiavata così. Tuo padre non è mai riuscito a farmi svenire. Quando abbiamo cominciato i muscoli del mio corpo erano corde tese. Ora sono un mucchio di carne lessa. Sei stato capace di farmi scaricare ore di libidine con una sola splendida chiavata. Meno male che ho anni di arretrati.” “Mamma. Ricordati che io sono uno.” Lei esplode in una fragorosa risata. “Vieni tra le mie braccia. È l’alba. Dormiamo.” Pochi minuti e Holly cade in un profondo sonno. Io, invece, non riesco a dormire. Il pensiero di aver fatto l’amore con mia madre mi tiene in tensione. Avevo tredici anni quando ho incominciato a desiderarla. Da allora Holly, per me, non è più stata mia madre. E’ la donna da amare. E’ stata per anni il mio tormento, il dolce incubo dei miei sogni. Una serie di segnali mi facevano ben sperare. Alcune sue frasi mi incoraggiavano. Quando mi accompagnò a casa della nonna credetti di morire. Ed ora eccomi qui, nel letto, insieme a lei completamente nuda. Abbiamo fatto l’amore. L’ho chiavata. I miei desideri si sono concretizzati. I sogni sono diventati realtà. Sollevo la testa dal cuscino e la guardo. Il mio sguardo scorre su quella meraviglia. Le linee del suo corpo sono armoniose. I miei occhi si beano di quella stupenda visione. Un corpo che mia madre me ne ha fatto dono. Da oggi mi appartiene. Con la felicità che mi pervade riporto la testa sul cuscino e, finalmente, mi addormento. Sono le prime ore del pomeriggio quando una dolce sensazione mi sveglia. È mia madre che sta portandomi alla realtà. Apro gli occhi e sollevo la testa. Lei è carponi ed ha la testa tra le mie gambe. Sta succhiando il mio pene. Senza che il cazzo le esca dalla bocca, solleva gli occhi e mi guarda. Le sorrido e le porto le mani nei capelli e glieli scompiglio. In quella fa il suo ingresso nella stanza mia nonna con un vassoio con la colazione. Indossa una vestaglia talmente trasparente che è come se non avesse niente a coprire il suo giunonico corpo. Posa il vassoio sul comodino e va ad aprire le tende. I raggi del sole invadono la stanza ed illuminano la scena. Lisa viene verso il letto. Avvicina la poltrona. Si siede e guarda la figlia che, senza scomporsi, continua a succhiarmi il pene. “Vedo che tua madre sta già facendo colazione. Noto, con piacere, che trova il tuo cornetto di suo gradimento. Fra poco, dal come lo succhia, gli riempirai la bocca di dolce crema che troverà certamente gustosa.” Resto sorpreso da tanta invadenza. So che mia madre sa che sua madre, fin dal giorno successivo al mio arrivo in questa casa, mi ha sedotto. Sa che mi sono trastullato e sollazzato con la madre. Che l’ho chiavata e spero di continuare a chiavarla. Ma non avrei mai pensato che mia nonna giungesse a tanto. Sedersi e guardare la figlia mentre mi fa il pompino. La mia eccitazione cresce, diventa più forte. Sfilo il cazzo dalla bocca di mia madre. Mi sposto portandomi dietro di lei. Mia nonna mi anticipa. Prende il cazzo con una mano e guida il glande verso l’orifizio vaginale della figlia. Do una spinta in avanti ed il glande fa il suo ingresso nell’accogliente pussy di mia madre. “Dai, nipotino, chiava tua madre. Falla godere. Ti ho sempre detto che lei ti ama. Fottila. Lo merita.” Si alza ed esce dalla stanza senza chiudere la porta. “Sentito tua nonna? Chiavami. Spingi. Affonda quel tuo cazzo nella mia urlante pussy. Datti da fare.” Mia madre urla il suo desiderio di essere chiavata. Incredibile. Non la facevo cosi desiderosa di ricevere il mio cazzo nella figa. L’accontento. Do un secondo colpo in avanti e il fallo penetra fino alla base nella calda figa di mia madre. Mi stendo sulla sua schiena, le passo le braccia intorno al torace e con le mani mi ancoro alle sue grosse pendolanti e sode mammelle. Così, aggrappato al suo corpo, mi lancio in una folle galoppata. Il mio cazzo entra ed esce velocemente dalla vagina di mia madre. Lei, in ginocchio, sotto di me, ogni tanto gira la testa e mi offre la sua lingua da succhiare. Nitrisce e urla. Lancia lunghi muggiti. Gli orgasmi si susseguono di continuo. La sua figa si riempie di umori. Il mio cazzo naviga in un lago. Sento l’infrangersi delle onde del suo caldo sperma sulla superficie del mio pene. Il glande urta più volte contro il suo utero. Sono giunto alla fine del galoppo. Una stretta più forte sulle sue tette annuncia il mio godimento. Un grugnito mi esce dalla gola. Schizzi di caldo sperma si riversano nella sua vagina miscelandosi con i suoi umori. Anche lei annuncia il suo piacere con un urlo. La testa dondola. Il suo corpo, nonostante sia gravato dal mio peso sulla sua schiena, è scosso da forti vibrazioni. Sta godendo. “Non uscire. Resta dentro.” “Mamma sento che sta perdendo forza. Si sta afflosciando.” “Amore, non darti pensiero, penserò io a tenerlo su,” Ci coricammo su un fianco. Lei divarica un gamba e la innalza verso l’alto e mi chiede di sostenerla. Porta una sua mano sulla borsa contenente i testicoli. L’aggancia e la carezza. Stringe i muscoli vaginali intorno al cazzo e inizia a contrarli. Mi sta mungendo. “Dai mandrillone di mamma tua. Fotti la mammina. Scopami. Allaga la mia vagina con il tuo dolce sperma. Fammi godere. Sono la tua dolce troietta. Chiavami” Non ho mai sentito mia madre esprimersi in quel modo. La mia eccitazione è alle stelle. Ho di nuovo il cazzo duro e pulsante. Un suo grido ed un mio muggito si fondono in un unico suono. Insieme godiamo e veniamo. Nella calda vagina di mia madre eiaculo una grande quantità di sperma che si fonde con il suo diventando un unico dolce nettare degli dei. Sono esausto. Mi abbandono sul letto e cado in un sonno profondo. È sera quando mi sveglio. Mia madre non c’è. Mi alzo, indosso dei pantaloncini e mi dirigo in cucina. Ho fame. La luce è accesa. Loro due sono sedute intorno al tavolo. Entrambe indossano sui loro meravigliosi corpi vestaglie trasparenti. Mia nonna ha le sue grosse mammelle poggiate sul tavolo. Mi avvicino a mia madre. Le metto le mani sulle spalle. Lei alza la testa e mi guarda. “Ciao! Amore. Hai riposato? Con tua nonna stavo discutendo del nostro futuro. Voglio sentire anche il tuo parere. Ho fatto una proposta a mia madre che credo, visto quello che c’è stato ed ancora c’è tra voi due, incontrerà anche il tuo favore. Ecco di cosa si tratta. Confinante con la nostra villa c’è una piccola casa colonica circondata da terreno che si vende. La compriamo, la ristrutturiamo e ci verrà ad abitare mia madre. In questo modo tu le sarai sempre vicino e potrai farle visita ogni volta che lo desideri. Altrettanto potrà fare lei. La faremo felice. Non si sentirà nuovamente abbandonata a causa mia. Noi due vivremo nella nostra casa. Tu ti trasferirai nella mia stanza. Per meglio dire dormirai nel mio letto. Cosa ne pensi?” “La nonna diventerebbe nostra vicina? Io potrei stare con lei ogni volta che lo desidero? Dormirei con te come fossi tuo marito? E questa casa che fine farebbe?” “Questo è un luogo sacro. Qui io e mia madre abbiamo conosciuto la felicità di averti avuto fra le braccia. La terremo. Sarà il nostro nido per quando verremo in città. In quanto a te non ti voglio come marito. Questo non potrà mai essere. Saremo semplicemente due persone che si amano e convivono. Sarò la tua amante che è molto più eccitante dell’essere tua moglie.” “E’ una proposta favolosa. Sono d’accordo. Mamma. Nonna. Venite? Andiamo a festeggiare” “Dove?” “In camera da letto” Holly e Lisa si guardano. Si alzano. Si tolgono le vestaglie. Si avvicinano. Ognuna prende una mia mano e insieme raggiungiamo la camera da letto. Così ha inizio la mia vita di convivente e di amante di mia madre e di mia nonna e che dura tutt’ora. Io ignoro di aver ingravidata mia nonna. Dopo un mese, Lisa si reca negli U.S. da sua sorella che ospita la sua seconda figlia avuta da mio padre. Ed è in quel paese che Lisa, in seguito ad un incidente stradale abortisce.
P.S. Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

HOLLY 2^ (LISA)

di Liana

Il Sogno:

-È una radiosa giornata di inizio estate. Io e mamma siamo distesi sulla nostra spiaggia. Siamo entrambi nudi. Mi alzo e mi distendo su di lei. Il suo seno si schiaccia contro il mio petto. I suoi occhi si specchiano nei miei. Le sue braccia mi hanno cinto le spalle. Mi bacia sulla bocca. I nostri corpi rotolano sulla spiaggia. Lei è su di me. Mi offre le sue tette. Le sto baciando. La invoco: “mamma, mamma, ti amo.” Sento un dolce suono. Una voce melodiosa mi sta chiamando. Apro gli occhi. Due prorompenti mammelle ballano davanti ai miei occhi. Le afferro e le stringo. “Mamma, come sei bella. Che tette stupende che hai. Lascia che le baci.”-

“Ehi! Svegliati. Non sono tua madre. Sono tua nonna. Quelle che stai palpando sono le mie mammelle.” È vero. È mia nonna Lisa che mi sta scuotendo e nel farlo la sua vestaglia si è aperta e le sue grandi tette schiaffeggiano il mio viso. Cazzo! È stato solo un sogno. Arrossisco. “Nonna scusami. Pensavo fosse….” “Ho capito. Hai creduto fossi tua madre. Metti i piedi su questa terra. Alzati prendi il caffè e vieni di là. Mi racconterai quello che hai sognato.” Si raddrizza. Riporta le tette all’interno della vestaglia e prima di andare via mi domanda: “Ti è dispiaciuto che quelle che volevi baciare non erano le tette di tua madre?” Non aspetta la risposta. Esce dalla stanza. Mia nonna è una bella donna. Anche lei ha partorito sua figlia (mia madre) quando aveva quattordici anni. È una caratteristica genetica delle donne della mia famiglia farsi ingravidare in giovane età. Ha anche un’altra figlia che è di pochi mesi più grande di me. L’ò vista poche volte e quando era una ragazzina di cinque anni. Oggi vive negli U. S. A. E’ ospite di una sorella di mia nonna. Saprò, poi, che suo padre è anche il mio. Tornando a mia nonna. È rossa di capelli. Ha un corpo giunonico. Da quello che ho visto ha un seno prosperoso. Di sicuro è più grosso di quello di mia madre. Immagino che i capezzoli siano altrettanto grossi o quanto meno facciano onore alle tette che li ospitano. Il colore della sua pelle è in sintonia con quello dei suoi capelli. È pieno di piccolissime macchie marroni. È lentigginosa. Avevo 10 anni quando l’ò vista l’ultima volta. Lei non è mai venuta a trovarci a casa. I suoi rapporti con mio padre non sono mai stati idilliaci. Lo odiava perché aveva ingravidato la sua bambina all’età di tredici anni. Almeno così credevo. Non la ricordavo cosi. Voglio dire: “bona”. Arrivo in cucina. Lei è sempre avvolta in quella trasparente vestaglia nera. La guardo. Ha una bocca grande e labbra carnose. Nonostante non porti rossetto le sue labbra sono rosee e tendono al rosso. Sono invitanti. Sembra che dicono:”ecco siamo qui, pronte per essere baciate, fatelo e ve ne saremo grate”. Accolgo l’invito. Mi avvicino tenendo gli occhi fissi su quella stupenda bocca. Sono davanti a lei. Mi guarda. Non dice niente. Poggio la mia bocca sulla sua. Le do un bacio delicato. È in quel momento che si scuote. “Ehi, fringuello! Calmati. Ritorna in te. Sono tua nonna e non la tua morosa. Prima le tette, ora la bocca. Sei talmente infoiato? Chi ti ha ridotto in queste condizioni?” Con un coraggio che credevo non avere le rispondo. “È stata tua figlia Holly.” “Mia figlia? Stai dicendo che la mia Holly ti ha sedotto” “Magari! Siediti. Ti racconto tutto fin dall’inizio” Alla fine del mio racconto mia nonna mi guarda con occhi pieni di compassione. “Mia figlia si è lasciata vedere nuda da te? Si è fatta baciare la micina? E tu ne sei innamorato? Vorresti giacere con lei?” “Si! Non riesco a non pensarla. Credo che anche lei lo voglia. Ieri sera prima di accompagnarmi ha detto che mi portava da te perché non si fidava di se stessa. Nonna, aiutami.” “Ti aiuterei volentieri. Ma non posso fare niente. Si! Credo anch’io che tua madre ti desideri e per non farsi travolgere dai sensi ti ha portato da me. E non sa quale errore ha fatto?” “Errore? Perché dici che ha sbagliato?” “Te lo dirò tra poco. Anzi lo capirai. Fai colazione e raggiungimi nel salone” La guardo uscire dalla cucina. I miei occhi sono attratti dal suo favoloso deretano e dal suo incedere. La trasparenza della vestaglia non riesce a nascondere le rotondità delle sue opulenti natiche e della linea che le divide. Che culo! Il pene è al massimo dell’espansione. Velocemente faccio colazione e mi precipito nel salone. Un bellissimo quadro è davanti ai miei occhi. Mia nonna è distesa sul divano ed è girata su di un fianco con la testa appoggiata sul palmo di una sua mano. L’altra mano è poggiata sul suo corpo. La vestaglia è sparita. È nuda. Le sue maestose tette pendono da un lato. I capezzoli svettano in cima a quei grandi globi. Nella congiunzione delle sue cosce non c’è ombra di peli. Il suo pube e la sua vagina sono liberi da peli. La rosea massa carnosa delle sue grandi labbra, separate da una linea perfetta, sembra una bocca pronta a dischiudersi per essere baciata. Nell’esiguo spazio che c’è tra un labbro e l’altro si intravedono le creste delle piccole labbra. È un miraggio. La guardo sbalordito. Mia nonna ha lo sguardo di una gatta in calore. “Non restare immobile come una statua. Non credo di essere molto diversa da tua madre. Avvicinati. Prima togli quegli inutili vestiti. Fatti guardare” “Dio! Nonna non credevo fossi cosi bella” “Davvero mi trovi bella. Eppure sono molto più grande di te.” “Nonna, non voglio fare paragoni. Tu fai concorrenza a mia madre. Se fossi un uomo e dovessi scegliere tra te e lei sarei molto in difficoltà. L’età non conta. Hai un corpo meraviglioso. Faresti invaghire anche un gay” “Nipotino mio. Non sai quanta felicità mi danno le tue parole. Vieni tra le mie braccia” Mi tolgo quei pochi indumenti che ho e, nudo come un verme, con il cazzo ritto e duro, mi lancio fra le braccia di Lisa che guarda il mio cazzo con occhi spiritati. Quando sono a tiro della sua mano libera con un guizzo aggancia il cazzo e lo accarezza. Continuo ad avanzare. Lei senza tralasciare di accarezzare il fallo prima si mette seduta e poi si inginocchia davanti a me. “Com’è bello. Caro il mio nipotino che ha uno splendido cazzo e lo offre alla sua amata nonnina”. Lo circonda con una mano mentre l’altra mano va a raccogliere i miei coglioni. Avvicina le labbra al glande e stampa un voluttuoso bacio sulla sua sommità. Un gemito mi esce dalle labbra. “Oh! Nonnaaaa!” “Zitto. Non parlare. Ti do un anticipo di quello che avrai quando giacerai insieme a tua madre” “Quale presupposto ti fa dire che giacerò nel letto di mia madre” “Già te lo ha detto. Pensaci” Si siede col culo sul pavimento. Le spalle sono poggiate contro il divano. Ha le gambe aperte. La sua grossa figa è oscenamente esposta. Mi attira contro il suo petto. Afferra le sue tette e con esse avvolge il mio cazzo in una morsa di carne soda. Lo massaggia. Il glande emerge da quelle stupende colline. Mia nonna lo imbocca. Lo morde. Lo lecca. lo succhia. Mi sta facendo una sega con le tette e contemporaneamente mi fa un “pompino”. Mugolo. Di colpo abbandona la testa sul divano. “Dai, ora stantuffa il tuo pistoncino nella mia bocca. Chiava nella bocca di tua nonna. Fammi sentire il sapore della crema che sgorgherà dal tuo cazzo” No! Non può essere. Mia nonna mi sta chiedendo di godere nella sua cavità orale. Sto sognando. Le sue mani lasciano le sue tette e si ancorano alle mie natiche. Mi dà una spinta in avanti. Il mio cazzo penetra per tutta la lunghezza nella sua bocca. Resta fuori solo lo scroto che lei si premunisce di stringere con una mano e di stuzzicarlo con le unghia delle dita. Non conosco le movenze del chiavare. E’ la prima volta che il mio cazzo si trova ad essere ospitato in una cavità femminile e per colmo nella bocca di mia nonna. Istintivamente incomincio a muovermi. Prima piano, poi, con l’accrescere del piacere, con sempre più velocità. Lisa miagola e soffia. Una sua mano è tra le sue gambe. Dall’alto della mia posizione vedo che la muove con frenesia. Con l’altra mano si pizzica i capezzoli. Si sta masturbando. Più di una volta il cazzo che occupa la sua bocca soffoca le sue urla. Mia nonna sta godendo. Anch’io sto raggiungendo l’apice del piacere. Pochi secondi e dal glande vengono spruzzati copiosi fiotti di sperma nella gola di mia nonna che li ingoia senza difficoltà alcuna. Con la mano afferra il cazzo e lo stringe. Lo munge. I residui di sperma che si sono fermati nel condotto uretrale vengono espulsi e ingoiati. “Nonna è stato magnifico” “Sarebbe ancora più sublime se tu verresti a bere i miei succhi direttamente dalla fonte che li produce” Penso voglia farmi ciucciare i suoi grossi capezzoli. “Sì! Nonna. Sono pronto. Ho la gola secca. Dissetami” “Stenditi con la schiena sul divano” Eseguo. Lei si alza e con una gamba mi scavalca dandomi la schiena. Porta il bacino sul mio viso e adagia la sua figa sulla mia bocca. “Ecco questa è la sorgente a cui ti disseterai. Lappa e bevi” Che stupenda visione. Le gambe dilatate di Lisa mi permettono di godere di una visione celestiale. Non solo sto ammirando le fattezze di quella meravigliosa grande e polposa figa, ma sto anche vedendo, per la prima volta, un grinzoso sfintere con al centro il buchetto del culo. Avvicino la bocca e lo bacio. Mia nonna ha un sobbalzo. “Cosa fai? Non ti ho dato il permesso di baciarmi il culo” “Nonna, è troppo bello. Scusami non ho resistito” “Oramai è fatta. Mi è piaciuto. Se vuoi puoi continuare” Non me lo faccio ripetere. Appoggio le mani sulle sue natiche ed esercito una pressione per farle abbassare il bacino ancora di più. Lo sfintere è alla portata della mia bocca. Le mie labbra non si stancano di baciarlo. La nonna ha le mani poggiate sulle mie cosce ed ad ogni bacio che do al suo buchetto affonda le unghia nella mia carne e nitrisce. Smetto di baciare e comincio a leccare il suo buchetto. Lo sfintere sotto i colpi di lingua che assesto sulla circonferenza del buco del culo ha delle forti contrazioni. Il suo culo vorrebbe catturare la mia lingua ma l’apertura è troppo stretta. Lisa si dimena e ulula. Raggiunge un paio di orgasmi il cui prodotto cola copioso sul mio petto. “Bravo il mio nipotino. Chi è la tua maestra? Come lecchi bene. Mi stai facendo morire. Continua cosììì.” La mia attenzione si sposta sul suo micione. Emana un odore che stordisce. Le lecco le grandi labbra. Sono lisce. Si è depilata quella stessa mattina. Aveva, forse, già deciso di farmi giocare con lei. Contento della sua decisione le cingo i fianchi con le braccia e la stringo a me. La mia lingua si addentra tra quelle rosee collinette e lecca tutto quello che incontra sul suo cammino. Entro in contatto con le piccole labbra. Sono voluminose e gonfie di pulsante sangue. Le prendo, uno alla volta, fra le labbra e le succhio. Lisa inarca la schiena e lancia un lungo nitrito. Dalla sua uretra sgorgano fiotti di umori che invadono la mia bocca. Con la lingua li schiaccio contro il palato per gustarli e poi li ingoio. È la prima volta che assaporo umori femminili. Sono aspri e dolci. Sono gustosi. I miei occhi si posano su una protuberanza che ha l’aspetto di un piccolo glande. Lo prendo fra le labbra. Lo mordo. Lo lecco. Lo sento indurirsi. Lo succhio. Mia nonna guaisce e allo stesso tempo ulula. Agita il bacino in modo frenetico e preme sul mio viso come se volesse affondare il suo pistolino nelle profondità della mia bocca. La sua uretra eiacula in modo indecente. Sembra un vulcano in eruzione. Magma incandescente a ondate costanti invadono la mia bocca. Lo ingoio tutto. Lisa ha un’ultima contrazione e poi si distende sul mio corpo. Essendo di statura più piccolo di lei mi copre tutto. La sua testa è sui miei piedi. La mia testa è all’altezza delle sue natiche. “Nipotino. Amore della nonna. Sei stato bravo. Ho goduto come non mai. Sono anni che non ho rapporti con un maschio. Quando tua madre ti ospiterà nel suo letto sono sicura che non la deluderai. Ora ci facciamo una fredda doccia e poi via in paese a fare shopping. La gente deve vedere il mio bel cavaliere. Stasera dormirai nel mio letto. Dobbiamo continuare il piacevole dialogo iniziato tra noi due. Con la Smart raggiungiamo il centro della città. Parcheggia e scendiamo dall’auto. Mi prende la mano e ci avviamo. Passeggiamo per le strade chiuse al traffico. Lisa è una bomba. Le sue fantastiche tette non bloccate in un reggiseno ballano ad ogni passo. Le natiche si muovono all’unisono delle tette. Al nostro passaggio mormorii e commenti si sprecano. Rivivo gli stessi momenti di quando vado a spasso con mia madre. Una differenza c’è. I commenti verso mia nonna sono più pesanti e più volgari di quelli rivolti ad Holly. La nonna si accorge del mio imbarazzo. “Non essere imbarazzato. Lasciali dire. Una cosa è certa. Non mi avranno mai. L’unica cosa che possono fare è di correre a casa e chiavare le loro mogli se le hanno, al contrario dovranno spararsi una sega. Io godrò al pensiero che tutti loro immaginano di chiavarmi.” Alza la mia mano e la mette tra il suo braccio e il suo prosperoso petto. “Approfittane. Toccami il seno. Facciamoli eccitare ancora di più.” Rabbrividisco. Mia nonna vuole che io le carezzi il seno mentre passeggiamo. È uscita di senno. Ritraggo la mano. Mi fermo e la guardo furioso. Mi guardo intorno. Siamo soli. In un soffio di voce le dico: “Nonna. Non ti facevo così porca.” In un sussurro mi dice: “Ero una porca anche quando mi hai leccato il culo? Hai bevuto il succo sgorgante dalla mia passera. Non hai pensato che lo stavi succhiando dalla figa di una maiala? Ti è piaciuto godere nella bocca di una porca?” “Nonna, scusami non volevo offenderti. È solo che non riesco a sopportare che dicano volgarità sul tuo corpo. Non voglio che tu diventi oggetto delle loro fantasie erotiche.” “Oh, caro il mio pistolino. Sei geloso della tua nonnina. Allora mi vuoi bene?” “Si! Ti prego, torniamo a casa.” “Sì, torniamo. Questa situazione mi ha eccitata. Sapessi? Sono tutta gocciolante.” In un batter d’occhio raggiungiamo l’auto e via di corsa verso casa. In ascensore (la nonna abita all’ultimo piano di un palazzo della metà dell’ottocento e la sua casa occupa l’intero piano) Lisa mi mette la mano sul pisello e lo stringe. “Nonna, siamo in ascensore.” “Chi vuoi che ci veda.” L’ascensore arriva al piano. Usciamo e prima ancora di arrivare alla porta mia nonna si sfila il pullover e resta nuda dalla cintola in su. Mi afferra e mi spinge contro la porta. “Pistolino, ti prego succhia le mie tette.” Non riesco a trattenermi. Ha delle mammelle favolose per resisterle. La spingo con le spalle contro la porta. Mi avvento su quelle meravigliose poppe e le bacio. La mia bocca va alla ricerca dei grossi capezzoli. Ne trovo uno. Lo lecco. Lo stuzzico con la punta della lingua. Lisa geme. Lo stringo fra le labbra. Lo mordo. Lisa grida. Il suo grido mi porta alla ragione. Cazzo siamo sul pianerottolo. Mi affretto ad aprire la porta. Spingo mia nonna dentro casa. Chiudo la porta. Lisa mi trascina sul pavimento. “Amore. Prendimi. Qui. Ora. Ho la figa in fiamme.” La libidine non la fa ragionare. Quasi si strappa i pantaloni. Il tanga che indossa è letteralmente fradicio di umori. Lo tira via. Non sono rimasto fermo. Mi sono spogliato anch’io. Lei è distesa, nuda, sul pavimento. Ha le gambe tirate su ed allargate a compasso. La sua figa è gocciolante di umori. Tende le braccia verso di me. “Vieni.” Mi metto carponi tra le sue gambe e fiondo la bocca su quella meraviglia. La bacio. La lecco lappando il suo miele. Mia nonna muggisce. “Basta leccare. Ti ho detto che ho il fuoco dentro. Spetta a te spegnerlo. Metti il tuo idrante nella mia fornace e spegni il fuoco che mi divora. Chiavami.” “Nonna è la mia prima volta. Aiutami.” “Stai dicendo di non aver mai chiavato una donna? Nemmeno una prostituta?” “Sì! Nonna. È la verità.” “Tesoro mio. Mio dolce fringuello. Sarò io la tua prima donna. Sarò io a sverginarti. Mi fai un bel regalo. Tua madre, non assecondando le sue voglie, non sa cosa si è perso. In seguito si pentirà.” Mi abbraccia e imprime un movimento di rotazione al suo corpo. Mi ritrovo sotto di lei. Punta le mani sul mio petto e si alza. Le sue mammelle dondolano sotto i miei occhi. Mi sta cavalcando. Con una mano afferra il pomo della sella e lo avvicina alla sua carnosa vagina. Guida il glande verso il suo orifizio vaginale. Lentamente fa scivolare il suo corpo verso il basso. Il pistone entra nel suo infuocato e ben lubrificato cilindro. Quando è tutto dentro si ferma. “Resta così. Non muoverti. Fa che goda di questi momenti. Sono anni che un cazzo non entra nel mio ventre. Che tua madre sia benedetta tre volte. Una volta per averti generato; una volta per averti rifiutato ed una volta per averti portato da me.” Se lo raccontassi in giro, cosa che non farò mai, nessuno mi crederebbe. Nessuno crederebbe che ho rapporti carnali con mia nonna. Eppure è così. Il mio cazzo sta dentro il caldo ventre di mia nonna. Sono al settimo cielo. Sento i muscoli vaginali stringersi intorno al mio fallo. Mia nonna mi sta chiavando. Ha la testa rivolta verso il soffitto. Ha gli occhi chiusi. Dalla sua gola emergono gemiti di piacere. Le sue mammelle tremano. Allungo le mani e le artiglio. Dio, come sono grosse. Le strizzo. Con le dita afferro i capezzoli e li stringo. Sono duri. Li torco. Mia nonna ulula. Si china in avanti. Una mammella entra in contatto con la mie labbra. Apro la bocca e il suo grosso e duro capezzolo trova riparo nella mia cavità orale. Lo lecco. Lo stringo tra la lingua ed il palato e lo mungo. Sto succhiando come un bambino affamato. Lisa affonda le unghia nel mio petto. I suoi gemiti si fanno più intensi. Incomincia un lento galoppo. Si solleva e si abbassa. Ogni tanto si scuote e lancia un nitrito. Sono il preludio del raggiungimento di un orgasmo. Il ritmo del trotto aumenta d’intensità. Gli orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. Oramai la cavalcata è diventata un folle galoppo. Le sue mammelle dondolano e sbattono sul mio viso sempre più velocemente. È una cavalla imbizzarrita. Nitrisce e sbuffa in continuazione. Poi di colpo lancia un acuto grido e si abbatte, in preda a forti convulsioni, sul mio petto. Ho la testa fra le sue tette. Nello stesso momento inarco il bacino ed il mio cazzo erutta un fiume di lava nella sua vagina. Il mio sperma si unisce al suo e formano un lago. Il suo ventre e pieno del mio sperma. Ci vogliono diversi minuti prima che Lisa si riprenda. Si rimette in posizione eretta. “Guai a te se cerchi di estrarre il tuo batacchio dalla mia campana.” “Nonna, io lo lascerei dentro per sempre. Ma non credo che siamo in una posizione comoda.” “Hai ragione. Ma non è il momento di muoverci. Sento che il tuo coso sta riacquistando forza e potenza. Tocca a te chiavarmi.” È vero. Il mio cazzo sta crescendo dentro il suo ventre. Ad ogni secondo che passa diventa sempre più duro. Lisa si stende su di me, mi passa le braccia intorno al collo e si getta di lato. Mi trovo steso su di lei e senza che il cazzo sia uscito dalla sua figa. Le sue gambe sono incrociate dietro la mia schiena e mi stringono i fianchi. I muscoli vaginali mungono il pene in modo sublime. “Forza, chiava la tua nonnina.” Non me lo faccio ripetere. Il mio è un galoppo di un giovane puledro non ancora pratico della pista da percorrere. Ho movimenti veloci e convulsi. Nonostante la mia inesperienza sento la nonna lanciare gemiti di piacere. “Sì! Sì! Così. Non ti fermare. Oh! Il mio bel pistolotto che sta chiavando la sua nonnina. Dimmi che mi ami. Dio, come è bello!” La mia testa è nel pallone. Non riesco a proferire parola. Lungo il mio condotto uretrale sta montando un torrente di sperma che si riversa nella sua vagina. Lei lo sente e stringe le gambe ancora più forte sulla mia schiena. Mi abbandono su di lei. Le sue braccia mi circondano e mi stringono. Risento la sua invocazione d’amore. Non posso dire di amarla. Il mio amore è e sarà sempre mia madre. Ciò nonostante le dico: “Nonna, ti voglio bene. Sarò sempre pronto ad ogni tuo richiamo. Ti sarò sempre grato del piacere che mi hai dato. Se fino a stamattina volevo tornare a casa, da stasera, invece, ti dico che voglio restare con te per tutto il tempo che vorrai.” Restiamo, abbracciati, stesi sul pavimento dell’ingresso, ancora per parecchi minuti. “Andiamo in camera mia. Prima passami i tuoi slip. Li devo usare come tampone. Altrimenti il laghetto romperà gli argini e non voglio che il pavimento si sporchi.” Eseguo la sua richiesta. Ci alziamo e tenendola per mano andiamo nella sua stanza. “Aspettami. Vado in bagno a lavarmi.” “Nonna, vengo con te. Lascia che sia io a lavarti.” “Per me va bene. Ma limitati solo a lavarmi.” Entriamo in bagno. La stanza è enorme. La vasca, bianca, è al centro della stanza. Addossati alle pareti vi sono gli altri accessori. Il bidè è montato al contrario. Gliene chiedo il motivo. Mi risponde dicendo che non le piace lavarsi la micina guardando il muro. In un angolo c’è il vano doccia che può ampiamente ospitare due persone. Lisa, sempre tenendo premuti i miei slip contro la sua vagina, si avvia verso la doccia. La blocco. “Nonna. No! Tu fai il bagno ed io la doccia. Io con te nella doccia non entro.” Lei guarda il mio basso ventre, sorride. “Hai ragione. Prima devo sciacquarmi la pussy altrimenti la miscela di crema che ho dentro sporcherà l’acqua.” “Nonna sarebbe bello poterla bere e non consumarla così.” “Sei proprio uno sporcaccione.” Si siede sul bidè ed allarga le gambe. Allontana lo slip buttandolo a terra. La guardo. È uno spettacolo. La sua pussy è un’incantatrice di serpenti. Il mio pistolotto incomincia a crescere. “Ehi, porcellino, ti decidi a pulirmi che poi devo fare il bagno.” Mi chino tra le sue gambe. Apro l’acqua. Un lungo getto va ad infrangersi fra le sue grandi labbra liberandola dei muchi che nel frattempo, non più trattenuti dallo slip, stanno uscendo. Allungo la mano e la poggio sulla pussy. La lavo. “Devi pulire anche l’interno.” Le mie dita si fanno strada verso l’orifizio vaginale. Uno alla volta entrano. L’intera mano è nella sua pussy. Le accarezzo le pareti interne. Tocco l’utero. Lo circondo con i polpastrelli e delicatamente li faccio scorrere sulla superficie. L’altra mano è sempre tra le sue gambe con la variante che le dita sono poggiate sullo sfintere ed esercitano una lieve pressione sul buchetto del culo. Mia nonna mugola. “MMMMHHHH. Lo sapevo. Non dovevo accettare di farmi lavare. Sei un maialino. Adesso finisci l’opera che hai iniziato e dopo sparisci dalla mia vista. A lavarmi ci penserò da sola.” Davanti ai miei occhi fanno bella mostra le dondolanti grosse mammelle. Mi avvento su una di esse. Con la bocca cerco il capezzolo. Lo accolgo fra le labbra. Lo mordo. Lei grida. Lo succhio. I movimenti della mano immersa nella sua figa diventano frenetici. La chiavo. I nitriti si fanno più ravvicinati. Alla fine un ruggito misto ad un urlo annuncia il raggiungimento di un stravolgente orgasmo. Stringe le gambe intorno alle mie braccia. Abbandona la testa sulla mia spalla. Mi morde. Il corpo è preda di convulsioni. Sta godendo. La mano che ho dentro la vagina sta navigando in un mare di sperma. Si calma. Ritraggo le mani dal suo corpo. Abbandono quello stupendo capezzolo. Mi alzo. Lei fissa i suoi occhi nei miei. “Fuori! Sparisci dalla mia vista. Vai ad aspettarmi nella mia stanza. Guai a te se ti masturberai. Ricordati che il tuo liquido seminale, fino a quando stai con me, non deve essere sprecato. Per tutto il tempo che stai in questa casa tu mi appartieni.” Così è. La seconda notte e quelle seguenti la permanenza in casa di mia nonna si sposta nella sua camera ovvero nel suo letto. La mia dolce nonnina è per me la più esperta maestra di sessuologia. Con lei la teoria non esiste. C’è solo pratica. Le posizioni descritte nel Kamasutra diventano pane quotidiano. Non è solo sesso quello che mia nonna mi da. Lei ha un mandato dalla mia dolce mammina. Ed è quello di farmi studiare. Lisa è pienamente cosciente di questo e usa il suo corpo come arma di ricatto. Profitto basso negli studi significa castità assoluta. Una domenica mattina lei sta seduta nel letto con le spalle appoggiate alla spalliera. Io sto con la testa sul suo grembo. Con una mano gioco con un capezzolo. “Stai un pò fermo. Possibile che non si possa stare insieme senza che tu debba comportarti come un polipo. Hai le mani che sembrano tentacoli. Me le ritrovo in ogni parte del corpo. Sei giovane e capisco che facilmente vai in ebollizione, ma cerca di controllarti. Comportandoti in questo modo tua madre non la conquisterai mai. Holly è una donna che va corteggiata e non assediata. Con lei devi essere dolce. Non devi mostrarti assetato del suo corpo. La devi amare come persona. Vedrai che sarà lei a donarsi a te.” In quel momento il telefono squilla. Lisa prende il cordles dal comodino è risponde. Io approfitto per agganciare un capezzolo con le labbra e succhiarlo. “Ciao! Come stai? … tuo figlio? È in cucina. In questo momento sta facendo colazione. Credo che stia cercando di trovare del latte. Gli ho detto che in casa sono anni che latte non se ne vede. Invece lui insiste. Non mi ha creduta. Sta rovistando nella dispensa cercando di trovarne. Gli vuoi parlare? No? E’ un caro ragazzo. Mi ha detto che ti ama. Che non riesce a starti lontano. Cosa devo dirgli? Che ha un’estate intera per stare con te? Stai tranquilla che glielo riferirò. Riguardati.” Mi afferra per i capelli e tira la mia testa indietro. Sono costretto a lasciare il capezzolo. “Hai sentito tua madre? Anche lei ti vuole vicino. Aspetta l’estate per stringerti a sé.” “Nonna, Holly non è una cretina. A mio parere dalle tue parole ha certamente capito cosa stavo facendo.” “Lascia che fantastichi. Sono punti a tuo favore.” Un’altra telefonata di mia madre fatta due settimane dopo mi sorprende mentre mia nonna è in piedi con le gambe allargate a compasso ed io sono inginocchiato fra le sue gambe e con la bocca incollata alla sua vagina. Anche in quell’occasione mia nonna sfida mia madre lanciandogli chiari messaggi. Le dice che sto gustando un scodella piena di crema, che non uso il cucchiaio ma che mi piace farlo immergendo la lingua nella scodella. È poi la mia volta. Lisa è in ginocchio davanti a me ed ha il mio cazzo affondato nella sua bocca. Mi sta facendo un favoloso pompino. Sono io a prendere il telefono. “Ciao, mamma. Ti amo sempre. Sento la tua mancanza. Sto bene. Meno male che manca poco alla chiusura del primo anno. Darò gli esami e subito dopo ti raggiungerò. Dici che mi hai riservato una grande sorpresa? Non puoi anticiparmi qualcosa? La nonna? E qui davanti a me. Sta leccando un gelato. Non posso passartela perché è molto indaffarata a ridurre la consistenza del ghiacciolo. Ti aspetto. Ciao.” “Che porco che sei. Gli hai praticamente detto che ti stavo facendo un pompino. Vedrai. Quando tornerai a casa ti userà violenza. Ti monterà e ti terrà sotto di sé fino a sfiancarti. I guai saranno miei quando dovrò affrontarla. Dovrò renderle conto per averti sedotto.” L’anno accademico ha termine. Sostengo gli esami con il massimo dei voti. Corro a casa. Busso. La porta si apre. No! E’ un miraggio. Davanti a me c’è mia madre. E’ bellissima. Indossa un vestito di cotone bianco molto leggero che mette in risalto il suo stupendo corpo già abbronzato dai raggi del sole. Sul davanti ha una lunga apertura i cui lembi sono tenuti insieme da un cordoncino. Nell’apertura si nota il profondo solco che separa le sue stupende tette facendone intravedere abbondanti porzioni. È un anno che non la vedo. Sono cresciuto. L’ho raggiunta in altezza. Non ho più bisogno di alzare la testa per guardarla negli occhi. I suoi occhi sprigionano felicità. Mi sorride. Alle sue spalle vedo mia nonna che mi fa dei gesti. Supero la fase di sorpresa e mi lancio verso di lei. La stringo fra le braccia. Le copro il viso di baci. Poggio le mie labbra sulle sue e sento che lei le dischiude. Mi manca il coraggio di accettare il suo invito. Lei mi guarda con un pizzico di delusione negli occhi. “Mamma. Finalmente. In questo anno stare lontano da te mi ha fatto diventare un orso. Non ho mai smesso di amarti. Ho sofferto molto.” Facendo un gesto con la testa in direzione della madre, Holly mi dice: “Però hai trovato chi ti ha consolato. La tua disperazione si calma quando ti circonda con le sue braccia. E il latte che ti da? Tenendo conto da quale seno sgorga deve essere squisito. Ti piace lappare la crema dalla sua scodella?“ Si gira verso la madre. “A te è piaciuto il ghiacciolo? Non lascio questa casa se non mi raccontate cosa è accaduto fra voi due. In ogni caso ti ringrazio per avermelo preservato dalle cattive compagnie. Non stiamo qui nell’atrio. Andiamo in salotto e raccontami gli esiti di questo tuo primo anno universitario.” Mia nonna è smarrita. Vorrebbe sprofondare. Andiamo in salotto e, tutti e tre, sediamo sul divano. Sto al centro. Mia nonna è alla mia destra e mia madre è alla mia sinistra. Le guardo. Sono due belle donne. Anche se preferirei averle tutte e due con me, la mia scelta l’ho già fatta. Ho scelto mia madre. “Devo dirlo, altrimenti scoppio. Voi due siete magnifiche. Siete due stupende donne. Per un uomo è difficile fare una scelta fra voi due. Detto questo vi dico che io la scelta l’ho fatta e non da oggi. Scusami nonna, anche se è stato bello stare con te. Io voglio stare con mamma. L’amo.” “Non rammaricarti. Già una volta è accaduto. Prima che tu nascessi un uomo si trovò nella condizione di dover scegliere tra me e tua madre. Messo alle strette scelse tua madre. Le portai rancore per diversi anni.” “Per caso quell’uomo è mio padre? Allora io sono stato lo strumento di una vendetta contro mia madre.” “Che dici? No! Come puoi pensarlo. Io ti ho veramente amato e ti amo ancora. Non potrai mai sapere quanto ti amo. Sì! Quell’uomo è tuo padre. Lui, prima di conoscere tua madre, conobbe me. Ci conoscemmo in discoteca. Ero giovane. Mi invaghii. Non ragionavo. Mi concessi. Passammo mesi di felicità. Lo portai a casa per farlo conoscere a tua madre. Fu un errore. Tua madre aveva tredici anni ma fisicamente era già una donna. Più piccola ma era come la vedi ora. L’imprevedibile accadde. Tua madre ed io ti abbiamo fatto credere che io odiavo tuo padre. Il tempo è trascorso invano. Da anni in questa casa un uomo non mette piede. Arrivi tu, mio nipote, figlio dell’uomo che mi ha posseduta, e sconvolgi la mia vita. Il fatto che tu sia mio nipote non ha minimamente inciso sulla decisione di darmi. Mi sei piaciuto subito e ti ho preso. Non sapevo che mi sarei innamorata di mio nipote.” Holly ascolta, con il capo basso, in silenzio il racconto della madre. Alza la testa quando Lisa dice che non potrò mai sapere quanto mi ama. Con la voce roca interrompe il discorso della madre. “Ormai è fatta. Non piangiamo sul latte versato. Mamma. Lo sai che il fringuello domenica compie gli anni. Resteremo qui e festeggeremo il suo compleanno. Organizzeremo una festicciola tutta privata. Niente regali. Almeno il mio te lo darò quando torneremo a casa. La nonna il regalo te lo ha già fatto e mi sembra di capire che è un bellissimo regalo. Per favore vuoi andare in cucina a prendere qualcosa da bere?” “Ai tuoi ordini amore mio.”
“Mamma. Guardami! Sei incinta? Il padre è mio figlio?” “Sì! Sono al primo mese di gravidanza.” “Potevi stare attenta. Hai deciso di farti chiavare da tuo nipote perché non ti sei premunita prendendo la pillola. È la seconda volta che ci caschi. Hai avuto una figlia anche dal mio ex marito. Che intenzioni hai?” “Ci ho pensato molto. Vorrei tenerlo. Questo è un figlio che voglio.” “Ti rendi conto di quello che stai dicendo. Quello che ti ha inseminata è tuo nipote. Come puoi volere questo figlio. Essendo generato tra consanguinei potrebbe nascere con problemi.” “Non siamo proprio consanguinei.” “Zitta! Sta tornando. Stasera dormirò con te. Ne parleremo.”
Ritorno con tre boccali di birra ghiacciata. Holly è pallida e Lisa è più rossa di un peperoncino. Cosa si sono dette? “Allora da quanto ho saputo, hai felicemente superato gli esami a pieni voti. Anche di questo devo essere grata a tua nonna. Nonostante tutto è riuscita a farti studiare.” “Mamma. La nonna, quando si tratta di studi, è una vera carnefice. Non si commuove. Diventa una roccia.” Insieme ridono. Sono due stupende donne. Mia madre propone di passare la serata in un ristorantino che ha visto venendo a casa della nonna. Lisa lo conosce e si dichiara d’accordo. “Vengo ad una condizione. Che voi due non indossiate abiti che mettono in risalto le vostre curve. Vi guardino pure ma non sopporto di sentire volgarità su di voi.” “Sentilo il pivello. È geloso. Mamma io non ho niente. Hai tu qualche abito che possa accontentarlo?” “Figliola ho dovuto obbligatoriamente attrezzarmi. Ogni volta che usciamo è un tormento. Ho dovuto comprare degli abiti, li vedrai, che non sono altro che dei sacchi in cotone.” Si alza e va nella sua stanza. Holly leccandosi le labbra mi guarda con occhi languidi. La nonna ritorna e porge a mia madre uno dei sacchi. Mia madre si alza. Slaccia il cordoncino che le tiene insieme i lembi del vestito e, senza troppi problemi lo sfila passandolo da sopra la testa. Sotto, a parte il tanga, non ha niente. Com’è bella. Anche la nonna la guarda incantata. Nei mie pantaloni qualcosa si muove. Holly non si scompone più di tanto. Toglie il sacco dalle mani di Lisa e lo indossa. Sì. È proprio un sacco. Ha uno spacco per la testa e due per le braccia più una leggera scollatura. È tutto quello che quel vestito ha. Mia nonna imita mia madre. “Eccoci trasformate in monache di clausura. Il priore è soddisfatto?” Rido e corro ad abbracciarle. “Non ho chiesto tanto? Credo comunque che il problema non si risolve con i vestiti anche se hanno la loro importanza. Il fatto è che siete voi due. Siete troppo belle. Voi emanate un particolare odore che attira gli orsi. Andiamo. Vuol dire che dovrò ancora una volta diventare sordo.” Entrambe scoppiano in una risata fragorosa e mi stringono, a turno, contro il loro petto. Holly sente contro il suo ventre la mia eccitazione. “Mamma, il porcellino è in tiro. E sapessi com’è grosso.” “Confermo. Holly non dimenticare che l’ò ospitato per un anno. Non è cresciuto solo lui. In proporzione è aumentato in lunghezza ed anche in grossezza il suo pestello. Quando lo vedrai resterai sorpresa.” Questi discorsi mi dicono che mia madre è pronta a ricevermi; che ha assorbito il fatto che sono suo figlio e che non ci saranno problemi a concedermi di amarla. Apro la porta. Le due Walckire mi passano davanti. Lisa nel passarmi davanti mi sussurra: “Te l’ò avevo detto. Tua madre ti vuole.”

È trascorso circa un anno da quando ho portato mio figlio a casa di mia madre. Con l’aiuto di sua nonna è diventato un uomo. Fisicamente è un guerriero dell’antica Grecia. È un dio dell’Olimpo. Ho passato un anno a sognarlo. In questo anno mi sono masturbata ogni sera pensando a lui. Ricordo di quando rubò un bacio alla mia vagina. Lo redarguii. Non avrei dovuto farlo. Da allora ho intensamente desiderato di stringerlo fra le mie braccia. L’ò visto succhiare le mie tette. Stuzzicare con la lingua i miei capezzoli. Ho sentito la sua lingua leccare la mia fichina. Le sue labbra chiuse intorno al mio clitoride e succhiarlo. Ed ora eccolo qui. Un ragazzone di 180 cm fisicamente ben piantato e, da quanto ho sentito al solo fuggevole contatto, deve essere possessore di un mostro che ha trovato ospitalità fra le sue gambe. Non mi importa che è mio figlio. Devo averlo. Desidero che l’alieno che alberga fra le sue gambe faccia conoscenza con la mia pussy; che la visiti e la faccia gioire di piacere e gridare di gioia. Il giorno del suo compleanno gli farò il più bel regalo della sua vita: stringerà il mio corpo fra le sue braccia e mi avrà. Sarà dura resistere fino a domenica con lui che mi gironzola intorno e mi palpeggia in tutte le parti del corpo. Un acconto spero di prenderlo prima. Devo pensare a come proporre una soluzione a mia madre. E’ un incosciente. Una donna della sua esperienza farsi ingravidare da un giovincello alle sue prime armi. Senza dimenticare che c’è anche la mia sorellastra. Cosa accadrà quando saprà che la madre gli regala un fratellino il cui papà è il nipote della propria mamma. Devo assolutamente convincerla ad abortire. Devo far leva sull’amore che prova per il mio puledro. Arriviamo al ristorante. L’unico tavolo libero è in fondo alla sala. È poco illuminato. Per mia madre e per mia nonna è il non plus ultra. Mentre attraversiamo lo spazio che ci porta al tavolo mormorii si levano al nostro passare. Madre e figlia, consce che quei sussurri sono a loro rivolte, procedono ancheggiando in modo pauroso. Ci sediamo. Io mi siedo con le spalle rivolte all’entrata. Loro due sono sedute di fronte. Ordiniamo. Il cameriere dice che ci vorranno almeno 15 minuti per preparare. Holly lo ringrazia e dice che va bene. Mia madre si muove come una persona impacciata. Il tovagliolo ed una posata cadono a terra. Vedo mia nonna sorridere. Holly scosta la sedia e furtivamente si introduce sotto al tavolo. Allunga le mani sui miei pantaloni e fa scorrere la zip. Infila una mano nell’apertura dei pantaloni e sorpassa anche la fenditura dei boxer. Circonda il cazzo con la mano e lo tira fuori. Al contatto di quelle morbide e calde mani il cazzo prende vigore e s’indurisce. Sento un grido di sorpresa e una esclamazione di meraviglia. “Ohhhh! Woaw! Per il grande padre Giove! Quanto è grosso e come è bello.” Sento schioccare un bacio sul glande poi più niente. Holly emerge da sotto il tavolo con il viso rosso. Accosta la sedia più vicina a me. Porta la mano sul cazzo e lo accarezza. La mia mente parte per il viaggio. Mia madre sta accarezzando il mio fallo. È un sogno. “Scusami mamma. Non ho resistito. Dovevo vederlo. Tu ne hai goduto; io l’ò solo immaginato. Perché domenica non è oggi? Ti prego mamma continua tu altrimenti stasera farò uno scandalo.” La mano di mia nonna si sostituisce alla sua. Inizia un su è giù sempre più veloce. Mia madre mi porge un tovagliolo che mi affretto a portarlo sul glande che proprio in quel momento spara raffiche di sperma che si perdono nel tovagliolo. Continuo a pulirmi e poi rimetto tutto al proprio posto. Mi alzo e vado in bagno. Do uno sguardo alla sala. Nessuno ci sta guardando. Quando ritorno madre è figlia stanno ridendo a crepapelle. Nero in viso mi siedo. “Siete due depravate.” “Amore avresti dovuto vedere il tuo viso quando la nonna te lo menava. Eri stravolto.” “Tu invece non lo hai visto quando glielo hai baciato. Si è sentito lo schiocco del bacio. Meno male che non aveva nulla in bocca altrimenti si sarebbe strozzato da solo.” Le portate incominciano ad arrivare. Di tanto in tanto la mano di mia madre scende a tastarmi il pene. La cena ha finalmente termine. Mamma paga il conto. Arriviamo alla macchina. Entriamo. Holly è alla guida. Ci avviamo. In meno di 15 minuti arriviamo a casa. Dopo circa un anno mi tocca tornare a dormire nella mia stanza e da solo. Mia madre prima di ritirarsi passa da me per darmi la buona notte. Entra nella mia stanza, si avvicina, cinge il collo con le braccia e appoggia la sua bocca sulla mia. Dischiude le labbra. Non mi tiro indietro. Questa volta accetto l’invito. Le introduco la mia lingua in bocca e cerco la sua. Si incontrano e si stuzzicano. La sua lingua avviluppa la mia. Le sue labbra la bloccano. La succhia. La ricaccia indietro. La sua lingua la segue e trova accoglienza nella mia bocca. Il duello si rinnova. Sono io a succhiare la sua lingua. Un bacio che dura un’eternità. Alla fine, ansante, mia madre si stacca. “Non sono mai stata baciata così. A momenti svenivo per mancanza d’aria. Grazie.” Con un rapido gesto si sfila quella specie di vestito e resta nuda. E’ un incanto. Un corpo integralmente abbronzato dal sole. Le sue floride mammelle sono magnifiche. I grossi e rossi capezzoli si ergono, turgidi, sulle aureole caffellatte di quei splendenti globi. Il ventre piatto. Le sue lunghe gambe sono colonne che sorreggono uno delle più spettacolari bellezze che la natura si sia mai sognato di creare. “Tienilo qui. Verrò a riprenderlo più tardi. Buonanotte.” Ancheggiando esce dalla stanza. Dio! Che culo. Il mio pene le presenta le armi. “Mamma. Venere al tuo confronto non è nessuno. Fra te e Venere sono sicuro che Paride avrebbe scelto te.” Si ferma. Mette la mano sulla maniglia della porta e prima di aprire, senza voltarsi:”Ancora una volta grazie” esce e resto solo con il desiderio di lei.

“Mamma, tu questa gravidanza non devi portarla a termine.” “Mi stai chiedendo di abortire? Io odio l’aborto. E poi perché dovrei abortire. Quello che porto in grembo è mio figlio.” “Sì! Ma è il frutto di un rapporto incestuoso. Il padre del bambino è mio figlio. Come puoi pensare di aver un figlio da tuo nipote? Sai le possibili conseguenze a cui vai incontro?” “Io tuo figlio lo amo. Per un anno e stato il mio adorabile amante. Non ho mai pensato di farmi ingravidare. Ho sempre preso la pillola. Poi si avvicinava il giorno che saresti venuta a prenderlo. Lui ti ama. Ti ha sempre amata. Ancora una volta il mio uomo mi avrebbe lasciata per entrare nel tuo letto. Volevo che parte di lui restasse con me. Così ho smesso di prendere la pillola.” “Quindi il tuo problema è di averlo vicino. Ti faccio una proposta. Confinante con la mia villa c’è una proprietà in vendita. Il prezzo è ragionevole. Ti aiuterò a comprarla. Ti trasferirai. Così avrai più occasioni di stargli vicina. Anche lui ti ama. Penso proprio che noi tre staremo bene insieme. Saremo felici. E non ci saranno recriminazioni.” “Faresti questo per me?” “Mamma, non sono mai stata un’egoista. Non ho mai pensato di farti soffrire. Lo avrei fatto anche anni fa. Bastava affrontare il problema. La tua seconda figlia, mia sorella, avrebbe saputo chi è suo padre. Tu preferisti allontanarti. Cosa dirà la mia sorellastra quando saprà che tu gli regali un fratellino frutto di un rapporto incestuoso con tuo nipote che, tra l’altro, è anche suo fratello perché figlio di suo padre. Pensaci. Sei al primo mese. Non hai molto tempo. Devi decidere in fretta. Ora ti lascio. Lo raggiungo. Voglio giocare con il suo alieno.” “Speravo che restassi con me. Ho bisogno di sentirmi coccolata.” “Se valuterai positivamente la mia proposta vedrai che avremo molto tempo a disposizione per coccolarci vicendevolmente. Anch’io ho sentito la tua assenza. Ora ti prego non trattenermi. Lascia che vada. La mia resistenza ha un limite. È da quando fece la sua comparsa nel bagno ed i suoi occhi si posarono, per la prima volta, pieni di stupore sul mio corpo nudo che il mio subcosciente lo desidera. L’ho portato da te per non violentarlo. Ho sperato che il desiderio di averlo sparisse. Invece niente. Lo voglio. Non resisto ad aspettare domenica per concedermi. Ho deciso che questa sarà la notte della nostra luna di miele.”

Continua

P.S. Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Holly (prima)

Di Liana

Sono uscito dal ventre di mia madre (Holly) quando lei aveva quattordici anni e mio padre ne aveva venti. Sono il frutto di un rapporto andato troppo oltre. Oggi, per la prima volta, vedo mia madre, completamente nuda. Domenica mattina. E’ una calda e afosa giornata d’estate. Sono da poco passate le dieci. Mi alzo dal letto e con gli occhi ancora semichiusi vado in bagno. Passo davanti alla cucina dove c’è mio padre che sta armeggiando con pentole e fornelli. Lo saluto e proseguo. Arrivo al bagno e apro la porta. Una scena che si può vedere solo nei film è sotto i miei occhi. Resto immobilizzato tanto è lo stupore. Mia madre nuda è stesa nella vasca da bagno. Il suo corpo occupa l’intera lunghezza della vasca. Tenuto conto che è alta un metro e ottanta centimetri non può essere diversamente. Ha la testa appoggiata sul bordo della vasca. Il mento è sollevato come se stesse guardando dietro di se. Ha gli occhi chiusi. I lunghi capelli castani ricci e crespati le incorniciano il viso e le lasciano scoperto il lungo e bianco collo. Le labbra carnose sono semiaperte. Si notano i bianchissimi denti dell’arcata superiore. L’espressione del viso è quello di una che sta godendo. Il mio sguardo scende lungo il suo corpo. Una sua mano sta su una mammella e con le dita si sta titillando il capezzolo. Dio! Che tette. Sono due grossi bianchi globi d’alabastro. Ognuno è fornito di un roseo capezzolo grosso quanto una grande ciliegia ed è circondato da una tonda e larga aureola caffellatte. Le tette puntano verso l’alto e sono sostenute da un ampio torace. Continuo a far scorrere gli occhi su quella magnificenza. Vedo il suo ombelico al centro di una pancia che è appena pronunciata. Si vedono i muscoli addominali frutto di continui esercizi in palestra. Il ventre è piatto. I fianchi sono larghi. Le ben tornite cosce e gambe si allungano nell’acqua. Alla fine del ventre c’è una larga macchia nera a forma di triangolo. Una sua mano è poggiata sopra. Non ne vedo le dita. Sono estasiato da quella visione. Non so quanti minuti passano. Un grido mi porta alla realtà. Mia madre è seduta nella vasca. Ha le braccia incrociate sul petto a coprire le tette. “Cosa fai qui? Da quando mi stai guardando? Non hai visto la lampada accesa? Esci immediatamente.” Sono impaurito dal tono della voce e sconvolto dalla sua nudità. Già, la lampada? Mio padre ha fatto installare una lampada di colore rosso fuori alla porta del bagno. Quando la lampada è accesa è indice che il bagno è occupato. Mio padre sostiene che, per sicurezza, non ci si deve chiudere a chiave nel bagno. In caso di necessità non è necessario sfondare la porta. Comunque, nonostante gli occhi assonnati che avevo al momento della mia entrata in bagno, sono sicuro che la lampada era spenta e lo è tutt’ora. “Mamma, scusami, non volevo. La lampada è spenta.” Sentendo il grido di mia madre, mio padre si precipita pensando al peggio. “Cosa è accaduto?” “Tuo figlio è entrato nonostante la luce accesa ed è rimasto in silenzio a guardarmi già da un bel po’.” “Babbo, ti assicuro che il segnale di bagno occupato non c’era.” Mio padre mi invita a ritornare in camera. Esco dal bagno e la porta si chiude alle mie spalle. Attraverso la porta sento la voce di mio padre. “Il ragazzo ha ragione. La luce è spenta. Hai dimenticato di accenderla.” “Sarà come dici, ma lui non doveva restare. Doveva subito uscire.” “Dai, non prendertela. È tuo figlio. Ha visto sua madre nuda. Quale crimine ha commesso? Che peccato ha fatto?” “Io mi vergogno a mostrarmi nuda a mio figlio. Lui, però si è anche fermato a guardarmi.” “Moglie. Sei bellissima ed hai un corpo stupendo. Lo hai certamente scioccato. E chi non lo sarebbe davanti a questo paradiso. Al suo posto avrei fatto lo stesso.” “Sei un porco. Tu non sei mio figlio. Vattene.” “Non vuoi che resti ad insaponarti la schiena?” Un rumore sordo contro la porta mi fa capire che mio padre sta per uscire. Corro via. Mi rimetto a letto con le braccia incrociate sotto la testa. Gli occhi sono rivolti al soffitto. La figura nuda di mia madre si proietta sul soffitto. Una strana sensazione si impossessa del mio corpo. Il mio pisello si muove, cresce, si indurisce. Mi fa male. È la mia prima seria erezione. Infilo le mani nel pigiama, lo prendo con le dita e lo raddrizzo con il glande rivolto verso l’alto. Sto meglio anche se la pelle che è scesa scoprendo il glande si stringe intorno alla circonferenza provocandomi una leggera sensazione di dolore. La figura di mia madre nuda è la dominante assoluta. Da quel momento diventa preda dei miei pensieri. Dovunque vado, ovunque io sia, l’immagine del corpo nudo di mia madre mi accompagna. A casa sto sempre nel suo raggio di azione. Cerco di cogliere gli attimi in cui porzioni scoperte del suo splendido corpo si mostrano ai miei occhi. So che in casa non porta il reggiseno. Lo denuncia la spinta che i suoi capezzoli esercitano contro la stoffa della lunga camicia bianca che indossa e che le copre, dietro, a stento le natiche e sul davanti, invece, lascia scoperto una piccolissima porzione delle sue mutandine. Le bellissime cosce insieme alle lunghe gambe sono alla portata dei miei occhi. Ho sempre con me il telefonino con la videocamera. Non faccio altro che ritrarla continuamente. Scarico le foto sul PC e, di notte, me le guardo. Quando esce per fare compere mi offro di accompagnarla. Lungo la strada, nei negozi, ascolto commenti di ogni genere sulla bellezza di mia madre e sulle sue forme. Cose che mi fanno imbestialire e cose che mi fanno pavoneggiare. Mia madre sembra non ascoltare. Il suo viso non lascia trasparire nessuna emozione. Una volta sento una donna fare apprezzamenti lusinghieri sulle forme del bacino di mia madre ed aggiunge che le sarebbe piaciuto affondare la testa tra le natiche della mia genitrice. Mia madre al sentirla si ferma, si gira, la guarda e sorride. Resto di sasso. Mia madre suscita desideri anche nelle donne. Arriva l’autunno. Le foglie degli alberi e delle siepi che circondano il nostro piccolo paese ingialliscono. La scuola è incominciata. Ogni giorno mia madre mi accompagna a scuola con l’auto. È anche l’inizio di un anno burrascoso nei rapporti tra mia madre e mio padre. Il matrimonio entra in crisi. Per la prima volta sento parlare di separazione e di divorzio. Una sera che mio padre è fuori vado in salotto dove mia madre, seduta sul divano, sta leggendo un libro. Indossa un lungo pullover nero che mette in risalto il colore bianco della sua pelle e le lascia scoperte le cosce e le gambe. Copre appena le bianche mutandine. Ha una profonda scollatura a “V” che evidenzia il solco che separa le sue tette. E’ bella. “Mamma, posso?” “Certo che puoi! Vieni siediti vicino a me. In cosa posso esserti utile?” “È un po’ difficile per me parlarne.” “Cosa ti angustia? Avvicinati di più. Non stare cosi lontano.” Mi avvicino. Mia madre mi passa un braccio intorno alle spalle e mi attira a sé. Abbandono il capo nell’incavo della sua spalla. Dalla scollatura del pullover sale il profumo inebriante delle sue favolose mammelle. Lo aspiro. Il pisello incomincia a svegliarsi. “Mamma. Tu e papà state per divorziare?” “Perché dici questo? Cosa te lo fa pensare?” “Sono mesi che non fate altro che litigare.” “Sappi, bambino mio, che il giorno in cui io e tuo padre ci lasceremo tu mi seguirai. Non permetterò a nessuno di portarti via da me. Sì! Con tuo padre siamo giunti ad una conclusione. Non possiamo più vivere sotto lo stesso tetto. Lui ha conosciuto un’altra donna. È una nostra dipendente. Ha una relazione che non è solo passione ma è anche amore. Ha già deciso. Hanno fittato un appartamentino nel paese vicino. Da stasera andrà a vivere con lei. Dopo, quando interverrà la separazione, anche noi andremo via da questa casa. Troppi ricordi. La venderò e cederò a tuo padre la mia quota di possesso nella ditta. Non posso lavorare vedendolo tutti i giorni e vedendo la donna di cui si è innamorato. Quindi io e te andremo via da questo paese e andremo a vivere in una cittadina dove non ci conosce nessuno. Con il ricavato della vendita della casa e con i soldi della cessione della mia quota nella ditta potremo vivere tranquilli per un congruo numero di anni. La tua mammina ha già elaborato un progetto che le permetterà di non cadere nella noia del vivere da sola. Vedrai?” “Mamma. Sei sicura che papà mi lascerà stare con te?” “Se sono sicura? Voglio che lui non rivendichi niente altrimenti esibirò in tribunale le prove del suo tradimento.” “La donna con cui papà andrà a stare è più bella di te?” “La bellezza, piccolo mio, è una valutazione soggettiva. Per tuo padre quella donna può essere più bella di me. Oppure ci sono altri fattori, oltre alla bellezza, che l’hanno portato ad innamorarsi.” “Mamma. Non credo che ci siano donne più belle di te. E di questo sono sicuro.” “Grazie del complimento. Lo dici perché sei mio figlio. Per i figli le mamme sono sempre le più belle.” “Oh! Non è solo perché sono tuo figlio. Quando esco con te non sono mica sordo. Ho sentito cosa dicono, gli uomini sul tuo corpo. Ho visto gli sguardi che ti lanciano. Non sono stupido. Capisco cosa intendono. Una sola cosa non sono riuscito a capire. Cosa intendeva quella donna, tra l’altro era anche bella, quando ha detto che le piacerebbe affondare la sua testa fra le tue natiche? Tu ti sei girata e le hai sorriso.” “Sei diventato un acuto osservatore ed anche un bravo ascoltatore. In quanto al desiderio di quella donna cosa significa lo saprai quando diventerai più grande ed avrai anche tu qualche bella donnina con cui giocare. Ora guardiamo un pò di televisione.” “Per quanto mi riguarda la bella donnina già ce l’ho. Sei tu.” La stretta del suo braccio intorno alla mia spalla diventa più forte. Mia madre abbassa la testa e mi da un bacio prima sulla fronte e poi sugli occhi. Il mio corpo si stringe di più al suo. Le pulsazioni del mio pisello aumentano. Mi concentro sullo spettacolo televisivo. Lentamente cado in un sonno profondo. È mia madre a svegliarmi. “Su! Alzati. È ora di andare a letto.” Ci alziamo dal divano e andiamo verso le camere da letto. Quando arriviamo alla mia lei mi blocca si china e mi da un bacio sulle labbra. “Buonanotte. Fai sogni d’oro.” La guardo allontanarsi verso la sua camera da letto. Il suo è un incedere flessuoso. Le natiche del bacino si sollevano e si abbassano aritmicamente. Mentre una sale l’altra scende. È un felino. A guardare quel movimento i miei ormoni impazziscono. Il pisello si indurisce. Entro in camera. Mi spoglio restando nudo. Mi siedo sul letto ed accarezzo il mio cazzo. Chiudo la mano intorno alla circonferenza e mi masturbo. Al momento di godere devo aver gridato perché sento la voce di mia madre che mi chiede se va tutto bene. Le rispondo che ho urtato con il piede contro la spalliera del letto. Questo mi fa dimenticare che il mio sperma è schizzato tutto sul pavimento. Il mattino dopo mia madre mi porta il caffè e nota la macchia. Mi guarda. “Il dolore al piede deve essere stato abbastanza forte per gridare in quel modo. Comunque non credo che quello sia stato un grido di dolore. Sembrava piuttosto il nitrito di un puledro. Questa macchia sul pavimento è il frutto di quel nitrito. La prossima volta vai in bagno.” Ha capito. Arrossisco. La mia vergogna è dovuta anche al fatto che l’oggetto della mia masturbazione, e non solo di quella volta, è lei: mia madre. I mesi passano. La separazione è andata in porto senza drammi e strascichi. Mia madre ha ceduto a mio padre, dietro congruo compenso, la sua quota di proprietà nella ditta. Io ho completato con successo il ciclo scolastico delle medie inferiori. Holly compra un villino in una ridente cittadina della costa. Confina con il mare. Ha due accessi. Uno dalla terraferma ed un altro dal mare. È circondato da un terreno, circa 10.000 m2, ricco di alberi. Per lo più sono pini. La costruzione è nascosta tra gli alberi. Occorre circa un anno perché la nuova casa sia pronta per accogliere me e mamma. Ho compiuto quindici anni e viaggio verso il traguardo dei 16. Un altro anno scolastico si è positivamente concluso. È venuto il momento del trasferimento. Iniziamo la nostra nuova vita isolati dal resto del mondo. Mia madre, al momento, non ha nessuna intenzione di impegnarsi in progetti futuri. Io sono felicissimo di questa sua scelta. Lo sono anche perché l’atteggiamento di mia madre nei miei confronti è cambiato. In casa mi copre di coccole. Non si lascia sfuggire occasione per coprirmi di carezze e di baci. Quando usciamo a fare passeggiate o compere pretende che le tenga la mano così come fanno due fidanzatini. Trascorriamo l’estate in tutta tranquillità. Sono il solo a godere della visione del meraviglioso corpo di mia madre. L’accesso riservato al mare mi da la possibilità di vederla in costume da bagno. Altre volte, negli anni trascorsi, l’ho vista in costume da bagno. Non ha mai indossato un bikini. Dice che il due pezzi non è sexy. Ha un costume nero di stoffa elasticizzata che le aderisce mettendo in evidenza tutte le ardite curve del suo stupendo corpo facendo risaltare il bianco della sua vellutata pelle. Non ha bretelle. Ogni mattina, attraverso una scala scavata nella roccia, scendiamo alla piccolissima spiaggia di circa 200 m2 fatta tutta di sassolini. È una ansa circondata da alte pareti di roccia. C’è spazio sufficiente per quattro lettini e due ombrelloni. Per noi che siamo in due è abbastanza grande. Mia madre ha fatto installare anche una doccia. Questo è l’anno del diploma. Ho concluso anche il ciclo delle medie superiori. Mi sono diplomato con il massimo dei voti. Un mattino d’agosto mentre siamo a prendere il sole sulla nostra spiaggetta, mi chiede di spanderle sulle spalle e sulla parte della schiena scoperta una crema idratante. È una richiesta che mi precipito ad esaudire. Ho la possibilità di accarezzare parti del corpo di Holly. Prendo il flacone della crema e ne verso sulle spalle una buona quantità. Con movimenti rotatori delle mani la spalmo su tutta la schiena. Le mie mani scorrono su quella pelle con delicatezza. Mia madre mi dice che ho un tocco che le provoca dei brividi. Non l’ascolto. Sto fantasticando. Mi vedo accarezzare gli splendidi globi d’alabastro e le natiche del suo deretano. Le mie mani sono scese sulle sue cosce. Le massaggio il retro e l’interno delle cosce. Scendo lungo le gambe, arrivo alle caviglie, risalgo. Mia madre si gira a pancia in su. Io continuo a spalmare la crema sulle cosce. Vedo spuntare dai bordi del costume, li dove forma un triangolo, dei peli ricci. Dio! Che spettacolo. Il mio pistolotto si drizza. La punta del glande fa capolino dal bordo del costume. Prendo un asciugamano e lo copro. La mia mente le chiede aiuto. Lei si alza a sedere sul lettino. Mi guarda. Sono rosso dalla vergogna come un peperoncino. Holly afferra i bordi del costume all’altezza dei seni e con un rapido movimento lo abbassa fin sotto l’ombelico. Le sue mammelle, non più costrette a restare al chiuso, esplodono in un movimento come se stessero balzando fuori da una scatola. Ho gli occhi spalancati. Mia madre mi guarda. “Non dirmi che ti spaventa vedere il mio seno. Lo hai già visto. Ricordi? Stavo nuda nel bagno quando tu entrasti. Avevi la stessa espressione che hai oggi. Tanto ti spaventano le mie tette? A vedere il gonfiore che hai tra le gambe non si direbbe. Su, da bravo, ora spalma la crema anche sul mio petto.” È troppo. Il sangue mi affluisce veloce al viso. Mi alzo e di corsa scappo a casa. Vado in bagno e mi masturbo. Quando sto per venire grido il suo nome. È allora che la porta del bagno si apre e Holly appare sulla soglia. Ha le tette fuori ed un asciugamano intorno alla vita che le copre, dietro, solo il bacino e, davanti, la foresta di peli che è a protezione della sua vagina. Ha tolto il costume. È una statua. Mi guarda, sorride. “E così il mio ometto pensa alla sua mamma quando si masturba.” Nel rispondere balbetto. “Ma… No! Mamma. Ecco…. Io… Cosa vai a pensare”. “Non fare il “pinocchio” con me. Ti ho sentito quando hai gridato il mio nome. E non era certamente un invocazione d’aiuto. Anzi forse lo era. Purtroppo è un aiuto che non posso darti. Non mortificarti. So di piacere agli uomini e, come sai, anche alle donne. Quindi non mi meraviglia che piaccio anche a te. Al contrario mi fa piacere sapere che mio figlio mi desidera. Da quando ti masturbi pensando a me?” “Da quando ti vidi nuda nel bagno.” “Lo immaginavo. L’ò sempre saputo. Adesso alzati in piedi e fatti guardare. È il mio turno di vedere come sei fatto. Sei mio figlio e non conosco il tuo corpo.” Mi alzo dal wc, con lo sguardo rivolto al pavimento, nudo come un verme, mi mostro a mia madre. “Però! Per uno della tua età non sei messo male. Se continui su questa strada le donne faranno a gara per averti.” Mi faccio coraggio e le dico: “Tu no? Non parteciperesti alla gara?”. “Sono tua madre e non posso. Per consolarti ti dico che come donna mi batterei con denti ed unghia per farti mio.” “Lo dici perché sono tuo figlio.” “Avvicinati e dammi la mano.” Vado verso di lei e le do la mano. Lei la prende e la introduce nello spacco dell’asciugamano. L’accompagna sulla foresta di peli. Cosa sta facendo? Mi fa toccare la sua pussy. Arrossisco. “Senti come sono bagnati? Eppure non ho fatto il bagno e non ho fatto pipì. Cosa pensi che sia” “È limaccioso. Non riesco ad immaginarlo.” “Sono una donna e anch’io ho desideri. Giù alla spiaggia, il tuo modo delicato di passare le mani sul mio corpo, in special modo quando mi lisciavi l’interno delle cosce ha scatenato la mia libidine. Mi sono scoperta il seno per provocarti. Ho immaginato di fare l’amore con te e questo umido che senti è il frutto di quel desiderio. Come vedi anch’io ti ho desiderato. Siamo pari. Tu stai crescendo e per evitare tragedie è opportuno che per un periodo di tempo ci separiamo. Andrai a stare con tua nonna.” “Mi stai scacciando?” “No! Amore mio. È solo che non mi fido di me. Devo io dimenticare di desiderarti. Tu sei un ragazzo che ha un alieno tra le gambe che mi piacerebbe ospitare nella mia pussy. Purtroppo sei mio figlio è questo non è possibile. Quindi, ti prego, per la tranquillità della mia mente, dammi ascolto. Vai a stare un poco con mia madre. Ormai tra una settimana incomincia il tuo primo anno universitario e da casa della nonna ti è più facile raggiungere l’università. Ti prometto che starai poco con lei. Dammi il tempo di metabolizzare questa giornata.” “Ok. Anche se non sono del tuo stesso avviso farò come tu desideri. Vorrei che tu facessi una cosa per me?” “Dimmi? Cosa vuoi che faccia?” “Vorrei rivederti nuda. Non ho mai visto una vagina. Mi faresti vedere la tua?” L’ò sparata grossa. Sto in attesa del ceffone. Mia madre mi guarda. I suoi occhi denunciano l’ira che la sta attraversando. Poi, piano, il suo viso si distende. Ho ancora la mano nella sua. Si gira e mi trascina in camera da letto. Si libera dell’asciugamano e si siede sul letto appoggiando le spalle alla testata del letto. Tira su le gambe verso il petto e le dilata a compasso. Porta le mani sulla foresta di peli e con le dita si fa strada verso l’interno. Guardo affascinato quei movimenti. Il pistolotto incomincia a sollevarsi. Le sue lunghe dita hanno raggiunto le grandi labbra. Con una leggera pressione le allarga. Una rosea e lucida conchiglia emerge dal folto della foresta. È la prima naturale meraviglia del mondo che vedo. Nessuna opera è così bella. Dalla fenditura che separa le carnose grandi labbra fanno la loro apparizione le violacee creste delle piccole labbra. Lei le divarica con le dita ed ecco che, nell’angolo in alto di quella splendida conchiglia fa capolino la uretra sovrastata dal glande del luccicante clitoride. E’ abbastanza pronunciato. Poi una macchia nera attira la mia attenzione. E’ l’orifizio vaginale. Quella è la strada che ho fatto per venire al mondo. Con un guizzo da felino mi metto carponi fra le sue gambe, porto la testa tra quelle splendide colonne, incollo la bocca su quella meraviglia e le do uno schioccante bacio. Mia madre lancia un urlo. “Lo sapevo che avresti fatto qualcosa che mi avrebbe fatta pentire di avertela mostrata. Non lo dovevi fare.” Uno schiaffo mi arriva sulla guancia. Non me ne importa. “Mamma. Sei troppo bella e la bellezza va ammirata, adorata e amata. Sei la mia dea, ti adoro. Mamma ti amo.” “Mi ami? Sei un fringuello. Sai forse cosa è l’amore? Conosci la sofferenza che l’amore provoca? La tua è solo infatuazione. Vedrai. Quando conoscerai ragazzine della tua età farai presto a dimenticare la tua dea. Oggi ti masturbi pensando a me, domani lo farai pensando ad altre.” “Mamma hai un seno favoloso e quelle due grosse ciliegie sono invitanti. Posso baciarle?” “Ci risiamo? Eh! No! Adesso basta. Esci da questa stanza. Rivestiti. Oggi stesso ti accompagno dalla nonna.” “Non posso alzarmi.” “Perché non puoi?” “Guarda in quali condizioni sono.” Mi raddrizzo stando seduto sulle gambe. Il mio cazzo svetta verso l’alto. È duro. Sembra che voglia scoppiare. Mi fa male. La pelle che copre il glande e scesa liberandolo. È tutto fuori. Per un ragazzo della mia età ho un fallo già da adulto. Ha una lunghezza circa di 20 cm ed un diametro di 4cm. Mia madre lo guarda affascinata. “Prima l’ho visto semi afflosciato. Adesso lo vedo duro. Ti assicuro, figlio mio, che hai un bel cazzo. Hai ragione. Sei in gravi condizioni e mi fa piacere di essere io a procurarti questa sofferenza. Ma a questo si può rimediare. Fatti una sega e vedrai che ti passerà.” “Posso farla qui? In tua presenza? Voglio che tu mi guardi.” Un ruggito fa seguito ad uno sguardo da tigre inferocita. “Fuori! Vattene prima che perda il lume della ragione.” Scappo e vado in bagno dove libero il cazzo dalla sua rigidità. Faccio una doccia con acqua fredda indosso l’accappatoio ed esco dal bagno. Passo davanti alla camera di mia madre che è ancora tutta nuda. Sta seduta. Ha le ginocchia tirate contro il suo torace. Le braccia circondano quelle splendide gambe che schiacciano le sue meravigliose mammelle. Ha il mento appoggiato sulle ginocchia. Lo sguardo è perso nel vuoto. Sorride. Vorrei essere nella sua mente per sapere cosa sta pensando o cosa sta vedendo. Quali sono le sue fantasie? È sera tardi quando giungiamo a casa della nonna. Il nostro arrivo è stato preceduto da una telefonata fatta da Holly a sua madre. Sono incazzato nero. Non sono riuscito a farle cambiare idea. Entro in casa di mia nonna Lisa e corro di filato a rinchiudermi nella stanza che ha preparato per ospitarmi. Dopo circa due ore sento la calda voce di mia madre che mi chiama.“Tesoro. Amorino. Vuoi salutare la tua bella mammina? Apri questa porta.” La mia ira è sbollita. Vado alla porta e l’apro. L’incantevole figura di mia madre si avvicina a me. Mi circonda con le braccia e mi stringe contro il suo corpo. Non sono alto quanto lei per cui il suo seno è all’altezza del mio viso. Le parti superiori delle mammelle sono contro le mie labbra. Non riesco a trattenermi dal baciarle. “Sei incorreggibile.” Porta le dita sotto al mento. Mi costringe ad alzare la testa. I suoi occhi sono lucidi. Mi fissa. Poggia le sue meravigliose labbra sulla mia bocca e mi schiocca un bacio carico di promesse. “Studia e non fare arrabbiare la nonna. Diventa presto adulto. Ho in serbo per te una bella sorpresa. Fino a quel giorno io e te non ci vedremo. Non telefonarmi e non cercarmi. Sarò io a venire da te.” Non dice altro. Si stacca, si gira verso la porta e va via. La guardo allontanarsi e sparire. Chiudo la porta e vado a distendermi sul letto. Mi addormento.

continua

P.S. Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Jessica

Di Liana

È passato un mese da quando ho partorito. Ogni giorno devo assolvere al piacevole compito di allattare mia figlia. Nicole (è il nome di mia figlia) è una bambina vorace. Con le piccole labbra si ancora alle mie mammelle e succhia il latte che scende copioso nella sua boccuccia. Mentre succhia mi guarda con i suoi occhioni neri. Una luce gioiosa attraversa il suo sguardo. Un giorno, alla seconda poppata del mattino, è presente anche mia sorella Jessica. Sono nel salone seduta sulla poltrona. Ho mia figlia poggiata in grembo e con un braccio sotto la sua testolina per aiutarla a tenere la bocca vicino al capezzolo di una delle tette. L’altra tetta, gonfia di latte, è coperta da un panno che sta assorbendo il latte che cola.  Mia sorella si porta dietro allo schienale della poltrona e chinandosi sulla mia spalla si ferma a guardare Nicole che ha fatto sparire un capezzolo nella sua piccola bocca e succhia l’alimento che l’aiuta a crescere. “È bellissima. Sta venendo su che è una meraviglia. Non può essere altrimenti.” “Cosa intendi dire?” “Dico che avere una mamma bella come te e cibarsi del latte che esce da stupende mammelle quali sono le tue non può che farla crescere bella e rigogliosa.” “Ti stai complimentando con me o con mia figlia?” “Con entrambe.” La discussione finisce lì. Dentro di me non posso non gioire del complimento fattomi da Jessica. Mia sorella mi ha detto che sono bella e che ho delle tette stupende. Da quel giorno, puntuale come un orologio, mia sorella, quando è in casa, è presente ad ogni poppata di mia figlia. Solo quelle notturne non vedono la sua presenza. I suoi commenti sulla mia bellezza e sulle mie tette si sprecano e mi fanno ridere. Poi, un giorno, mentre Nicole sta succhiando la sua razione di latte, alzo gli occhi e la guardo. I suoi occhi sono fissi sulle mie tette e sono attraversati da una strana luce. Allo stesso tempo la sua lingua scorre sulle sue labbra. Un pensiero mi attraversa la mente. Lo scaccio. Non può essere. Di nuovo la guardo. Il suo sguardo è fisso sulla tetta che mia figlia sta succhiando. Nel cervello mi rimbombano tutte le frasi dette sullo splendore del mio seno. Non mi sbaglio. Mia sorella vuole succhiare latte dalle mie mammelle. Come faccio a dirle che non può essere e non posso nemmeno scacciarla. Dio, che situazione di merda. I giorni a seguire la mia mente è occupata da un unico pensiero: trovare il modo di far desistere mia sorella da quel suo desiderio. Non ci riesco. Mi arrendo. L’idea di farle succhiare le mie mammelle incomincia a piacermi. Del resto io già succhio quelle di mamma. Anche Margot fa lo stesso con le mie. Abbiamo sospeso da quando ho partorito. Si, io e mia madre abbiamo un rapporto saffico. Lo abbiamo iniziato lo stesso giorno che la feci sodomizzare da mio marito (v. r. La vendetta ed il piacere). Instaurarlo anche con mia sorella non sarà un grande dramma. Del resto è una incantevole ragazza e portarla a letto deve essere eccitante. Il mattino dopo, puntuale, Jessica si presenta nel salone per vedermi allattare mia figlia. La guardo e le lancio un sorriso. “Hai già fatto colazione?” “No. Aspetto che tu finisca quello che stai facendo.” “Allora aspettami. Finisco di allattare Nicole e sarò da te. Ti piacerebbe bere il latte direttamente dalla fonte di produzione?” Capisce. Gli occhi le si illuminano ed un sorriso raggiante le compare sul viso. Dopo circa 20 minuti Nicole smette di succhiare. Mi alzo, con mia figlia sulle braccia gironzolo per la stanza in attesa che l’aria ingurgitata insieme al latte venga espulsa. Basta poco e Nicole emette una serie di ruttini. Allora la porto nella camera. La metto nel lettino a pancia sotto. Vado in bagno. Mi denudo le mammelle e le lavo. Torno nel salone con le tette al vento. Jessica è lì ad aspettarmi. “Spogliati. Quando berrai il mio latte ti voglio nuda.” Non se lo fa ripetere. Pochi secondi ed è completamente nuda. Del resto deve togliersi solo la vestaglia. Sotto non porta niente perché dorme nuda. È bellissima. Ha due grosse tette che si proiettano verso l’alto. Sono due lune. Vincono la forza di gravità. Due rosei capezzoli, grossi come ciliegie, si ergono al centro di due aureole color caffelatte. Due lunghe e ben tornite gambe sorreggono due splendide natiche. Fra le gambe spunta un folto ciuffo di ricci peli neri. Mentre la guardo e ammiro il suo splendido corpo mi tolgo la vestaglia e resto nuda. Alla vista delle mie mammelle i suoi occhi si illuminano. Vado a sedermi sulla poltrona. La invito ad avvicinarsi. Le prendo una mano e la faccio sedere sulle mie gambe. Le dico di stendere le sue lunghe gambe e di poggiarle sul bracciolo della poltrona. I suoi movimenti sono meccanici. Nello stendere le gambe le sue tette entrano in contatto con le mie. Sento i suoi capezzoli avere un guizzo. La faccio stendere anche il torace fino a che la sua testa poggia su un mio braccio. Assume la stessa posizione che ha mia figlia quando la faccio mangiare. Porto una mano sotto la mammella più vicina alla sua bocca e avvicino il capezzolo alle sue labbra. “Ecco. Ora puoi fare colazione.” Mia sorella mi guarda. Dischiude le labbra ed il mio capezzolo scivola nella sua bocca. Con la lingua lo schiaccia contro il palato e comincia a succhiare. Nonostante abbia finito di allattare mia figlia appena trenta minuti prima, il latte scorre copioso nella sua gola. Sono una donna molto prolifica di latte. Lei lo ingoia con avidità. La sua azione sul mio capezzolo mi provoca forti contrazioni all’utero. Mi eccito. Con la mano libera le accarezzo il viso. “Brava la mia sorellina. Ti piace succhiare il latte dalle mie mammelle? Sì! Dai svuotala. Dopo dovrai riservare lo stesso trattamento anche all’altra.” Faccio scorrere la mano libera sul suo corpo. Ha la pelle vellutata. Le carezzo il seno. Con le dita le artiglio i capezzoli e glieli strizzo strappandole mugolii di piacere. Continuo a carezzarla. Sono sul suo ventre. Una sua gamba scende dal bracciolo. La mia mano scorre veloce fino a raggiungere il folto ciuffo di peli neri. Le mie dita si insinuano tra quella foresta di peli. Raggiungono le grandi labbra e…  In quel momento Jessica smette di succhiare. “Ti prego. Sono ancora vergine.” Sono sbalordita. Mia sorella è inviolata. Dio, come sono contenta. Sto allattando una vergine. La stringo contro il petto. “Sorellina ti voglio bene. Continua a succhiare. Non preoccuparti. Non violerò la tua verginità.” Jessica riprende a succhiare. Il fatto che sia vergine non mi impedisce di darle comunque piacere. Le mie dita, invece di introdursi nella sua vagina per fotterla, vanno alla ricerca del suo clitoride. Lo trovano. Lo accarezzo. Lo titillo. Avverto che si sta inturgidendo. Cresce e si indurisce. Lo strizzo strappandole un mugolio di piacere. lo tratto come se fosse un pene. Le faccio una sega. Mia sorella smette di succhiare e si abbandona al piacere. Ogni tanto lancia dei piccoli nitriti. Infine una scossa attraversa il suo corpo. Un ruggito seguito immediatamente da un forte nitrito annunciano il raggiungimento di un lungo e intenso orgasmo. Dalle sue grandi labbra fuoriesce il liquido prodotto dal raggiungimento del piacere. Lo raccolgo nel palmo della mano e lo porto alla bocca. Lo lecco e l’ingoio. È squisito. “Jessica ti amo. Da oggi, ogni volta che vuoi le mie mammelle saranno sempre pronte a soddisfare la tua voglia di latte. Stasera verrai a stare nel mio letto. Voglio esplorare il tuo magnifico corpo. Alzati e cambia posizione. Devi svuotare l’altra tetta.” Nell’eseguire il mio ordine la sua testa si avvicina alla mia. Ci guardiamo negli occhi. Lei avvicina la sua bocca alla mia. Poggia le sue labbra sulle mie, le dischiude. La sua lingua, veloce come quella di un serpente, saetta fuori dalla sua bocca e penetra nella mia. Vibrando incontra la mia lingua e insieme si avviluppano dando vita ad una dolce ed eccitante danza. La ricaccio indietro seguendola con la lingua nella sua cavità orale. Lei la imprigiona con le labbra e la succhia con la stessa intensità di come stesse succhiando un mio capezzolo. È un bacio lungo e carico di libidine. Le reciproche riserve d’aria vanno a farsi benedire. Prima che una di noi due svenga per mancanza d’aria interrompiamo il bacio. Jessica scende dalle mie gambe e si mette ritta di fronte a me. Mi guarda. Ha gli occhi carichi di desiderio. Si inginocchia. Con le mani mi costringe ad allargare le gambe. Mi tira verso di se. Il mio bacino è sul bordo della poltrona. Le mie gambe sono, ognuna, a cavallo del singolo bracciolo. La mia miagolante micina è alla portata della sua vista. Lei la guarda estasiata. La sua testa scende lentamente verso la mia pussy. Con le dita allontana, dividendola in due parti, la foresta di peli che protegge la mia vagina dalle polpose grandi labbra. La sua bocca entra in contatto con la mia pussy.  La bacia e la lecca. Dilata le grandi labbra con i polpastrelli delle dita. Le piccole labbra fanno la loro apparizione. Jessica le circonda con le labbra le lecca e le succhia. Le allarga e con due dita penetra la mia vagina. Emetto un nitrito. Dal capezzolo della mammella non svuotata cola il prezioso liquido e si spande sulla mia pancia. Mia sorella stantuffa le sue dita nella mia vagina. Mi chiava. Vado in brodo di giuggiole. I miei mugolii riempiono il salone. Sposta l’attenzione sul mio clitoride. La sua lingua lo avviluppa. Lo lecca. Lo circonda con le labbra e lo strizza. Lo sento crescere e indurirsi nella sua bocca. Incomincia a succhiarlo. Mi fa un pompino che dura una eternità. Una sequenza infinita di orgasmi squassano il mio corpo. Il salone è diventato la cassa di risonanza dei miei nitriti e delle mie grida. Il movimento nella mia vagina delle dita di mia sorella si fa più veloce. Il clitoride sotto l’azione frenetica della lingua di Jessica ha raggiunto la massima espansione. Il piacere percorre il mio corpo e lo fa vibrare. Sento che sto per venire. Porto le mani sulla testa di mia sorella e la spingo verso la mia vagina. Un grido annuncia il raggiungimento di uno spaventoso orgasmo. Sto godendo. Vengo. Dalla mia uretra, come magma bollente, fuoriesce il mio sperma che si miscela con i liquidi vaginali e, insieme, colano nella bocca di mia sorella. Jessica li lappa e li ingoia. Lentamente ritorno in me. Apro gli occhi e vedo. Nel vano di una delle due porte che danno l’accesso al salone c’è mia madre. Ha la vestaglia aperta. Si vedono le sue grosse, bellissime e gonfie mammelle e il suo enorme pancione. È incinta. Mancano ancora pochi mesi: due e partorisce. Il responsabile di quella gravidanza è mio marito. Quando la costrinsi a farsi sodomizzare da Pierre era già gravida. È venuta a cercarmi. Alla vista di quello che io e mia sorella stavamo facendo si è fermata a guardarci. Le nostre manifestazioni di libidine l’hanno contagiata. Infatti sta lì, ferma a palparsi le mammelle ed a torturarsi i capezzoli con le dita. L’altra mano è riuscita a superare la protuberanza del pancione e ha raggiunto la sua vagina. Dal movimento della mano si capisce che si sta masturbando. “Jessica, sorellina, girati e guarda chi è venuta a trovarci?” Mia sorella solleva la testa dalle mie cosce e si volta a guardare. “Dio, è mamma. Che vergogna.” “Non preoccuparti. È l’occasione per metterti al corrente di quello che succede in questa casa. Per adesso ti basti sapere che io e mamma ci amiamo così come ci siamo amate io e te poco fa.” “Tu e nostra madre siete amanti?” “Non solo io e mamma ci amiamo ma anche mio marito è l’amante di nostra madre. Il figlio che porta in grembo è di Pierre. Dopo parleremo di questo. Ora, dimmi, non trovi che nostra madre è una donna stupenda? Guarda le sue mammelle: sembrano due lune. Ed i capezzoli. Sono due grosse ciliegie. Pensa al momento in cui potrai succhiarli. Sai cosa ti dico. Alzati. Vai da lei e portala in camera tua. Prenditi un acconto. Amala come hai amato me.” “Mi stai dicendo di portarla a letto e di fare sesso con nostra madre? E lei non protesterà.” “Non lo farà. Vedrai. La farai felice. Quando sarete a letto dille della tua verginità.” In quel momento sentiamo un forte nitrito. Mamma ha raggiunto l’orgasmo. Apre gli occhi. Sorride. Jessica si alza e la raggiunge. Le da un bacio sulle labbra. La prende per mano e insieme spariscono dalla mia vista. Resto a lungo seduta. Con la mente rivedo tutto quanto è accaduto in questo ultimi due anni. L’incontro con Pierre; il mio matrimonio; la mia gravidanza; la scoperta dell’amore fra Pierre e mia madre; la mia vendetta; la nascita del rapporto lesbico con Margot; mia madre diventa la mia amante; la gravidanza di Margot; la nascita di Nicole; la scoperta dell’amore per mia sorella; la nascita dell’amore fra Jessica e nostra madre. Sono contenta e non credo che sia finita. Andando con la mente a quello che le mie due amanti stanno facendo mi alzo, raccolgo gli indumenti miei e di Jessica e mi avvio verso la mia camera. In quella incontro Pierre che vedendomi completamente nuda lancia un nitrito da stallone pronto alla monta. “Amore, vieni ho bisogno che tu mi ami.” Per allattare Nicole ci vuole ancora un ora. Basta per portare a termine quello che ho in mente. E questa sera Jessica verrà a farmi visita in camera e giaceremo nel mio letto.                            

P. S. Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

La vendetta ed il piacere

LA VENDETTA ED IL PIACERE


Di Liana

Sono sei mesi che sono sposata. Sono incinta e al quinto mese. Vedermi nuda allo specchio con il ventre ingrossato, le mammelle che stanno gonfiandosi ed il culo tondo e liscio è uno spettacolo da eccitare anche un eunuco. Si, nonostante la gravidanza, sono una gran bella donna. Ma non è di me che voglio parlare. I personaggi di cui intendo raccontare la storia sono mia madre e mio marito, ovvero del come il mio adorato consorte riuscì ad entrare nel letto di mia madre, del come ne sono stata informata e del come fui coinvolta nei loro amplessi. Tutto è incominciato un mese dopo che Pierre (è il nome di mio marito) fece la conoscenza di Margot (mia madre). Margot è una donna che non ha eguali in questo mondo. Ha 34 anni. Da oltre 10 anni è divorziata. Oltre me ha avuto anche un’altra figlia (mia sorella Jessica) che oggi ha 16 anni. Nonostante abbia partorito due volte ha un corpo da destare invidia nelle più belle star del mondo della celluloide. Quando passeggia per le vie della città attira su di sé gli sguardi di ogni uomo: giovani, adulti e anziani. Anche le donne si voltano a guardarla. Complimenti alla sua bellezza e frasi oscene si sprecano al suo passare. Lei è imperturbabile. Non nascondo che la bellezza di mia madre ha effetto anche su di me. Spesso, quando la guardo, la mia mente parte per gli spazi profondi. Sono solo fantasie. Niente di più. Che io sappia da quando ha divorziato nessun uomo è più entrato nel suo letto. Poi un giorno irrompe sulla scena familiare il mio futuro marito. Siamo in vacanza: al mare. Abbiamo l’abitudine di recarci in spiaggia verso le sette del mattino e rientrare alle dieci per poi ritornare alle diciotto e restare fino all’imbrunire. A Margot non piacciono ne la folla ne le ore di caldo intenso. Uno dei tanti giorni, sotto l’ombrellone, mia madre è distesa sulla sdraio. Non indossa la parte superiore del costume. È in topless. Le piace porre in visione le favolose tette. Nella parte inferiore un minuscolo triangolo di stoffa a stento le copre, sul davanti, la foresta di peli neri che coprono la sua farfallina e, sul dietro, la fenditura che separa le natiche del suo favoloso culo. Le sue meravigliose mammelle sono due grossi globi di bianco alabastro sormontati da due stupendi capezzoli rossi come ciliegie e circondati da due scure aureole. Vincono la forza di gravità. Sembrano le testate di due missili pronti ad essere lanciati. Eppure ha allattato due figlie. Io e mia sorella siamo sedute ai lati della sdraio. Nonostante abbia più volte visto mia madre nuda gironzolare per casa, quel pomeriggio non riesco a staccarle gli occhi di dosso. Quella meravigliosa bellezza mi eccita e i miei occhi sono puntati sulle splendide protuberanze che si dipartono dal suo torace. Turbata da quella visione mi alzo e insieme a mia sorella vado al bar. Ci sediamo ad un tavolo ed ordiniamo: io una birra e mia sorella una limonata. Dopo alcuni minuti si avvicina al nostro tavolo un ragazzo che porta un vassoio con le nostre bibite. Lo guardo. Dio! È bellissimo. È Marte sceso dall’Olimpo. I miei ormoni impazziscono. Il dio, dopo aver posato il vassoio sul tavolo, resta a fissarmi per alcuni minuti che a me sembrano una eternità. Sotto quello sguardo penetrante mi sciolgo e la mia micina incomincia a miagolare. Il ragazzo si allontana. Lo seguo con gli occhi. “Dai sorellina, smettila di sbavargli dietro. Lo stai divorando. Io ritorno da mamma. Tu resta pure e se ci riesci portalo a letto.” Si alza e si allontana. Mia sorella è una piccola troietta. Resto sola ad arrovellarmi il cervello pensando al modo per avvicinarlo. Non è necessario. Il dio della guerra sta camminando verso il mio tavolo. Una volta giunto si ferma e: “Permetta che mi presenti. Mi chiamo Pierre. Lei è molto bella. Posso invitarla a cena?” Per non farla lunga Pierre diventa il mio ragazzo. Mi sembra di vivere un sogno. Una sera che rientro in albergo sul tardi, trovo mia madre ad aspettarmi. “Non credi che debba sapere dove trascorri il tuo tempo? So che stai con un ragazzo che a sentire tua sorella è un dio greco. Lo ami o è solo infatuazione?” “Mamma. Lo amo e, se lui vuole, voglio che diventi mio marito.” “Allora, tenuto conto che diventerà mio genero, è opportuno che io faccia la sua conoscenza. Quando intendi presentarmelo?” “Mamma, se a te sta bene. Lo inviterei a cena per domenica.” Non l’avessi mai fatto. È domenica sera. Sono in trepida attesa. L’unica che mostra una calma eccezionale è mia madre e tra noi tre è anche la più bella. Ha indossato un vestito di chiffon nero semitrasparente. Due triangoli di stoffa si dipartono dal collo e dalle spalle scendono lungo il torace nudo coprendo ognuno una mammella e si congiungono con il resto del vestito immediatamente sotto l’ombelico. Non ha indossato il reggiseno. Si notano le turgidità dei capezzoli che spingono contro la stoffa. Le spalle e la schiena, fino al punto dove iniziano le natiche, sono completamente scoperte. Il colore bronzeo della sua pelle brilla sotto i riverberi delle luci del ristorante. Il vestito dal giro vita in giù la copre tutta. Uno spacco laterale fa intravedere, quando cammina o quando è seduta, una sua coscia fin giù alla caviglia inguainata in una calza nera a rete. I lunghi capelli, di un nero corvino, le scendono fino al fondo schiena. Un moribondo, a vederla, guarirebbe da tutti i suoi acciacchi. Al contrario mia madre farebbe la felicità di un cardiologo. L’unica a non pensare alle conseguenze ed all’effetto che Margot avrebbe avuto su Pierre sono io. Sono troppo felice e innamorata per accorgermi dell’impatto che provoca l’incontro tra mia madre ed il mio ragazzo. Pierre, puntuale, arriva in albergo portando con se un fascio di rose rosse per mia madre. Pierre, al vederla, non riesce a proferire parola. Dalla sua bocca escono solo suoni senza senso. Margot, resta come pietrificata. Il suo sguardo è da donna in calore. Mia sorella vede nello sguardo di Margot la stessa espressione di quando vidi per la prima volta il mio futuro marito. È Jessica a rompere l’incantesimo creatosi tra i due. In seguito mi confidò che mai aveva visto negli occhi di nostra madre quella luce. I giorni si susseguono l’uno dietro l’altro. Mia madre è piena di premure nei confronti di Pierre che ricambia con baci sulle guance e abbracci. Attribuisco quelle manifestazioni di effusioni al fatto che Margot considera il futuro genero come un figlio. La dea dell’amore non mi fece vedere quello che era nato fra mia madre ed il mio ragazzo. Diventano amanti. Nonostante Pierre frequenti il letto di mia madre non rinuncia a sposarmi. Dopo un anno da quella fatidica sera ci sposiamo e andiamo a vivere, su proposta di Margot, sotto lo stesso tetto insieme a mia sorella ed a mia madre. Margot possiede, in aperta campagna, una villa del fine settecento. Dopo un mese sono incinta. La gravidanza giunge al quinto mese. Una mattina, dopo aver fatto la doccia, con addosso l’accappatoio, scendo in cucina. Prima di arrivare alla porta sento la voce di mia madre che dice: ”Pierre, amore, quando ti decidi a parlare con tua moglie? Il patto era che tu l’avresti sposata e poi le avresti detto di quanto è accaduto tra noi due. Io amo mia figlia. Non riesco più a guardarla negli occhi. Mi sento …” Intuisco. Il sangue affluisce veloce alla testa. Rossa in viso faccio il mio ingresso in cucina. “Mamma. Di cosa deve parlarmi mio marito? E cosa è accaduto che tu non riesci più a guardarmi negli occhi?” I due, bianchi in volto, abbassano lo sguardo. “E allora? Vi decidete? Sono qui in attesa, pronta ad ascoltarvi.” Margot fissa i neri occhi su mio marito. “Dai. È giunto il momento. Ci sono anch’io. Parla altrimenti tra noi tutto sarà finito.” Pierre gira la testa verso di me apre la bocca e: “Io e tua madre siamo amanti.” Il mio subconscio aspettava quella dichiarazione. Prendo una sedia e mi siedo. L’accappatoio si apre e le gonfie mammelle balzano fuori. “Siete amanti? Mi stai dicendo che tu e mia madre dividete lo stesso letto?” Guardo Margot. “Mamma. Dimmi che non è vero. Che è tutto uno scherzo.” “Figlia mia è tutto vero. Amo tuo marito.” “L’ami? Come è possibile? Sei mia madre e lui è mio marito. Da quando va avanti questa storia?” “Da un mese dopo che lo conobbi.” “Stai dicendo che vi amate da prima che lo sposassi. E tu, porco, mi hai sposata nonostante tutto.” “Janet io ti amo.” “Come puoi amarmi se scopi mia madre?” “Figlia mia. È vero quello che dice. Lui ti ama veramente. Sono stata io a volere che ti sposasse. All’inizio ho creduto ad una infatuazione. Mi sono detta che mangiare un dolce e bel frutto, dopo anni di astinenza, non mi avrebbe fatto male. L’ho preso e mangiato. Purtroppo non ho fatto i conti con i sentimenti. Più i giorni passano e più ho bisogno di lui. Ne sono innamorata. Sono diventata gelosa. Oramai non riesco ne voglio più staccarmi da lui. Il problema sei tu. Non voglio ferirti ed allo stesso tempo voglio il tuo consenso ad amarlo. Ho una proposta che, se incontra il tuo favore, credo possa aggiustare le cose in modo da accontentare entrambe.” “Prima che esponi la tua proposta che immagino già di cosa si tratta, devi dirmi come avete fatto ad incontrarvi senza che io ne sapessi niente. E Jessica sa del vostro rapporto? Voglio che tu mi descriva anche della vostra prima volta.” “Tua sorella sa tutto. Fin dal primo giorno ha capito che tuo marito mi piaceva e mi ha incoraggiata a gettarmi nelle sue braccia. Davvero vuoi che ti descriva i nostri amplessi?” “Si! E senza trascurare nulla.” “Bene.” – Tutto è incominciato un mese dopo la nostra conoscenza. È settembre. Le scuole sono iniziate già da quindici giorni. Un mattino, tu e tua sorella siete uscite di casa per andare a scuola. Tu devi frequentare l’ultimo anno di liceo classico (Avevamo stabilito che ti saresti sposata dopo il diploma). Ho cinque ore a mia disposizione. In cinque ore si conquista il mondo. Mi vesto in fretta. Ho deciso di andare a cercarlo. La mia resistenza è giunta al limite. Al solo pensiero di lui la mia micina miagola e lacrima. Apro la porta di casa per uscire e lui sta li, davanti a me. Tale è la sorpresa che non proferisco parola. I miei ormoni incominciano a danzare. Lui avanza verso di me facendomi indietreggiare. Chiude la porta alle sue spalle. “Se cerchi Janet non è in casa. Sono sola.” “Lo so.” E intanto continua ad avanzare ed io ad indietreggiare. Con le spalle tocco il muro della parete. Il suo corpo è a pochi millimetri dal mio. I suoi occhi sono fissi nei miei. “Perché sei qui? Cosa vuoi?” “Margot, voglio te. Ti desidero.” Dio, da tempo ho sperato di sentire quelle parole. “Sei impazzito? Sei il ragazzo di mia figlia. Diventerai mio genero.” “Margot questo non mi impedisce di amarti. Sposerò tua figlia e amerò anche te.” Avvicina la sua bocca alla mia e con la lingua cerca di penetrare le mie labbra. Faccio resistenza. Lui insiste. Cedo perché lo voglio.  Gli cingo il collo con le braccia e l’attiro a me. Schiudo le labbra permettendo alla sua lingua di invadere la mia bocca. Incontra la mia lingua che, guizzante come quella di un serpente, l’avviluppa e la succhio. È un lungo bacio. I miei polmoni esauriscono la loro riserva d’aria. Mi stacco ansimante. Veloci ci spogliamo. Restiamo nudi. Abbasso gli occhi e vidi. Dio! Che visione stupenda. Un fallo lungo, grosso e pulsante si inalbera fra le sue gambe. Non ho mai visto un pene di quelle dimensioni. Altre parti del mio corpo, in quel momento, non gli interessano. Ha fretta di portare a termine il suo proposito. Mi fa inginocchiare e mi fa mettere carponi. Si porta dietro di me e stende il suo corpo sul mio. Si accinge a prendermi cosi come uno stallone monta la sua giumenta. Con le braccia mi cinge il torace e ancora le sua mani alle mie mammelle. Il suo batacchio preme contro le mie natiche. Allargo le gambe favorendo così l’avvicinarsi del glande alle mie grandi labbra. Lo sento spingere. Il glande trova la strada e veloce mi penetra. È stato come essere sverginata per la seconda volta. Finalmente l’ho dentro di me. Per paura che scappi stringo i muscoli vaginali intorno a quella magnifica bestia. La libidine si scatena. Senza alcun movimento raggiungo un primo sconvolgente orgasmo. Mi basta sentire la testa dell’alieno urtare contro il mio utero e il suo scroto schiacciarsi contro la mia vagina. Ha deposto tutta la lunghezza del suo spiedo dentro la mia infuocata fornace. Sono anni che un pene non visita la mia vagina. Poi, lentamente, ma molto lentamente, incomincia a stantuffare il suo pistone nel mio cilindro ben oleato dai miei stessi succhi. Sfila la daga dalla guaina con una lentezza esasperante e poi la rimette dentro allo stesso modo. Per un verso è estenuante. Per altro verso quel suo modo di cavalcarmi mi procura un piacere infinito. Raggiungo una infinità di orgasmi. Ad ogni orgasmo la sala d’ingresso si riempie delle mia grida di piacere. Incomincio ad incitarlo. “Sì! Continua così. Non ti fermare. Dio, come mi piace. Non sono mai stata chiavata in questo modo. Mi stai distruggendo.” Di colpo lui aumenta l’andatura. L’uscire e l’entrare del suo fallo dalla mia vagina diventa più frenetico, più veloce. Stacca una mano da una mia mammella e va ad artigliare il mio clitoride che, duro come l’acciaio, si proietta in avanti come un piccolissimo pene. Lo prende tra le dita e lo strizza. Un ruggito mi esce dalla bocca e riempie l’aria. Mi fa una sega. Impazzisco dal piacere. I suoi testicoli sbattono, veloci, contro la vagina. Il suo respiro diventa affannoso. Poi, tra un grugnito e l’altro lo sento dire: “Margot. Sto per venire.” Gli rispondo:”Sì! Amore mio. Anch’io. Vienimi pure dentro. Riempimi del tuo caldo succo.” Sento i caldi fiotti di sperma infrangersi contro il mio utero. In quella, forti scosse si impossessano del mio corpo. La mia testa ciondola da destra a sinistra velocemente. Sbuffo e nitrisco. Sto godendo. Vengo. Dalla mia uretra schizzano potenti gettiti di sperma che vanno ad innaffiare la sua mano che ha ancora le dita strette intorno al mio clitoride. Perdo conoscenza. Svengo. – ”Svenisti? Povera mamma. Era tanto il desiderio di essere chiavata che donasti tutta te stessa. Ti facesti prendere sul pavimento dell’ingresso e per di più come una bestia. Non potevi trascinarlo sul letto. E poi?” – Ritorno in me. Non avverto il peso del suo corpo sul mio. Mi giro con le spalle al pavimento. Lui non c’è. In un primo momento penso di aver sognato. Che tutto è stato frutto della mia mente. Poi sento lo scrosciare dell’acqua. Mi alzo e vado verso la fonte del rumore. Lo sperma suo mi esce dalla vagina e si unisce al mio e insieme scendono lungo le mie gambe. Sentire quel liquido limaccioso colare sulla mia pelle mi eccita.  Lui sta li, in bagno, seduto sul bidet e si sta lavando il pene che è ancora bello ritto e duro. No, non è stato un sogno. Entro. Gli sorrido. Mi porto al lavandino. Apro il rubinetto e con le mani porto l’acqua al viso e sul petto. In un attimo si porta dietro di me. Mi spinge in avanti facendomi assumere una posizione ad angolo retto e mi infilza. Non dico niente. Al contrario la cosa mi fa piacere. E’ la dimostrazione che lui, pur avendo scaricato il suo desiderio nel mio ventre, mi vuole ancora. È come ha detto. Mi ama. Con le mani poggiate sui miei fianchi stantuffa il suo grosso e lungo pene nella mia vagina per il tempo necessario a farmi raggiungere altri piacevoli orgasmi. Sotto la spinta poderosa dei suoi affondi le mie mammelle ballano in modo impressionante procurandomi ulteriore piacere. Ancora una volta deposita il suo sperma nel mio ventre. Ancora una volta mi fa svenire. Quando riprendo i sensi mi ritrovo distesa sul tavolo della cucina. Ho le gambe appoggiate sulle sue spalle ed allargate a compasso e lui è lì, seduto su una sedia, con la testa fra le mie gambe che guarda imbambolato la mia vagina. Dopo un po’ avvicina la testa fino a portarla a contatto con il folto cespuglio di peli che fanno da corona alla mia micina. Lo sento annusare. Mugola. Il mio odore di cagna in calore gli piace. Incomincia a baciarmi. Lo aiuto. Poggio le dita delle mani sui lati delle grandi labbra ed opero una leggera pressione verso l’esterno. Le grandi labbra si aprono e offrono alla sua vista le rosse e pulsanti piccole labbra; l’orifizio vaginale; l’uretra e il clitoride. Sento una esclamazione di stupore: “Padre Giove. Margot perché nascondi una si stupenda meraviglia?” La sua lingua spazia sulla superficie delle piccole labbra. Le succhia. Sposta la sua attenzione sul clitoride. Lo lecca; lo circuisce con le labbra e lo morde. Non trattengo un grido di dolore misto ad un nitrito di piacere. Il clitoride prende a crescere nella sua bocca. Si indurisce. Non credevo che ad una donna potesse essere fatto un pompino. Almeno a me non era mai stato fatto. Tuo marito me lo fa. Succhia e lecca il mio clitoride. Allo stesso tempo introduce due dita nella mia vagina e con quelle mi chiava. È tanto il piacere che non riesco a stare ferma. Sotto l’azione della sua bocca sulla mia vagina mi dimeno con foga. Gli orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. Ancora una volta vengo. Il mio godimento si concretizza nella fuoriuscita dalla mia uretra di copiosi spruzzi di sperma che tuo marito accoglie nella sua bocca e li ingoia. Sono sfinita. Nello spazio di circa cinque ore ho avuto un’infinità di orgasmi e sono venuta tre volte. Lui guarda l’orologio. “Margot. Si sta avvicinando l’ora del ritorno delle tue figlie. È opportuno che vada via. Tornerò domani mattina e continueremo il discorso.” Si alza, va nell’ingresso dove ha lasciato i vestiti, li indossa, apre la porta e va via. Da allora e per tutta la durata dell’anno scolastico due giorni per settimana, di mattina, veniva e ci amavamo. Poi vi siete sposati. Siete venuti a vivere con me. Questo ha facilitato i nostri incontri amorosi. Le tue assenze sono l’occasione per amarci. Qualche volta, di notte, mentre tu dormi, mi ha raggiunto in camera e ci siamo amati. – “Ed io, cretina, a non accorgermi di niente.” Fu Pierre a parlare: “Eri l’unica a non saperlo.” “State dicendo che mia sorella sa tutto? È a conoscenza del vostro rapporto?” “Sì. È stata tua madre a parlargliene.” “Bene. Avete adempiuto al vostro dovere di informarmi sulla vostra relazione. Cosa vi aspettate che faccia?” “Ami tuo marito?” “Certo che lo amo e non ho nessuna intenzione di mandarlo via.” “Posso esporti la mia proposta?” “Sentiamo.” “Tu sei mia figlia ed io ti voglio bene e non voglio perderti. Non è necessario che voi due andiate via. Oramai è più di un anno che io e tuo marito ci amiamo e non credo che rinuncerò a lui facilmente. Mi è entrato nel sangue. Da lui desidero anche essere ingravidata. Posso avere figli e voglio che il padre sia tuo marito. Se tu sei di accordo ti propongo di continuare a restare sotto lo stesso tetto.” “Tanto lo ami da farti ingravidare? Mi chiedi di fare vita in comune. Voglio dire io, tu, mio marito nonché tuo amante dobbiamo trovare un modus vivendi?” “Sì! E non credo che sarà difficile.” L’idea mi sembra sensata ed ha una sua logica. Io e mia madre vivremmo sotto lo stesso tetto e Pierre sarebbe il nostro uomo. A me marito ed a lei amante. Prima di accettare devo avere la mia vendetta. “Mamma, prima di darti la mia risposta, devo chiederti una cosa. Ti sei lasciata anche sodomizzare?” “Vuoi sapere se mi ha chiavato anche nel culo? No, più volte ha tentato e mi sono sempre ribellata. Perché lo chiedi?” “Perché è la condizione che ti pongo per accettare la tua proposta. Devi farti sodomizzare e devi lasciare che mio marito ti chiavi il culo mentre io vi guardo.” Mia madre impallidì. Mai avrebbe pensato che sua figlia giungesse a tanto. “Su, mamma, fatti coraggio. Vedrai che ti piacerà. Sarò io a preparare il tuo fiorellino a ricevere il pungiglione di Pierre. Tu invece farai in modo che Pierre tenga ritta la sua asta.”  Mi alzo e lascio scivolare l’accappatoio dalle mie spalle. Resto nuda. Il pancione, pieno del frutto del mio amore per Pierre, si proietta in avanti come la prua di un dirigibile e le mie gonfie mammelle non sono da meno. Mio marito al vedermi nuda spalanca gli occhi. Gli lancio un sorriso. So che, nonostante il rapporto instaurato con mia madre, mi ama e gli piaccio. “Tu aspetta qui e non muoverti.” Mi avvicino a mia madre. Le prendo una mano e insieme lasciamo la cucina. Andiamo in bagno. La spoglio. Dio come è bella. Le sensazioni che provai l’estate dell’anno scorso nel vedere le sue grosse mammelle esposte alla luce del sole si ripresentano. La vasca è al centro della stanza. La faccio entrare nella vasca da bagno. Vado all’armadio lo apro e prendo il recipiente del clistere. Lo riempio (due litri) di acqua tiepida, vi aggiungo delle gocce di glicerina e lo aggancio al becco della doccia in alto. Le ordino di chinarsi in avanti.” Margot, come un automa esegue. Poggia le mani su uno dei bordi e si piega facendo assumere al suo corpo una posizione ad angolo retto. Le faccio allargare le gambe. Sono dietro di lei. Ha un culo stupendo. Glielo dico. Non mi risponde. Con le mani le allargo le natiche. Vedo Il fiorellino al centro del roseo sfintere. Mi attrae. Lentamente, senza staccare gli occhi da quella meraviglia, avvicino il viso. La mia bocca è sul buchetto. Dischiudo le labbra e la lingua guizza all’esterno e va a posarsi al centro del fiore. Lo lecco. Mia madre sobbalza. Esce dal torpore in cui è caduta dopo la mia richiesta. “Cosa fai?” “Non lo senti? Ti sto leccando il buco del culo.” “Ma sei mia figlia.” “E chi se ne frega. Hai un buchetto che è uno splendore. Ti piace?” “Sì.” “E allora lasciati andare.” La mia lingua spazia sul suo sfintere. Ogni tanto, con la punta, do dei colpi veloci al centro del buchetto. Lei mugola e mi incita a continuare. Allungo una mano verso le sue dondolanti mammelle e con le dita artiglio un capezzolo. Lo strizzo. Nitrisce. Sento che sta per raggiungere un orgasmo. Pochi secondi e si irrigidisce. Sta godendo. Per gli dei dell’Olimpo, ho leccato il culo di mia madre, l’ho fatta godere. “Ti rendi conto di ciò che hai fatto? Dopo di oggi tra me e te niente sarà come prima. A me e piaciuto molto e spero che tu voglia rifarlo ancora.” “Mamma. Quando sarà finito io e te dobbiamo fare un lungo discorso. Hai un corpo che voglio esplorare. Ora pensiamo a quello che ti aspetta.” “Davvero vuoi che tuo marito mi impali?” “Sì. È la mia vendetta per averlo chiavato senza dirmi niente. Girati.” “Sei cattiva e perversa.” Si gira e si posiziona. Prendo la cannula, la ungo con della vasellina, l’avvicino al suo buco del culo e la penetro facendola affondare fino alla chiavetta che apro facendo in modo che l’acqua le scorra tutta nell’intestino. Poi la faccio uscire dalla vasca e le dico di girare per la stanza e di non cedere allo stimolo. Dopo cinque minuti la invito a sedersi sulla tazza del wc e di scaricare quello che ha nel ventre. Prontamente esegue. Ripeto il trattamento per altre due volte. L’acqua che le esce dal culo e trasparente. Infine le pratico un ultimo clistere, questa volta di soli 500 cc di acqua con l’aggiunta di lavanda. Metto via il clistere ed apro la doccia. La insapono e la lavo. Prendo un asciugamano e l’asciugo. Nel compiere l’atto mi soffermo a carezzarle le mammelle che trovo lisce e sode. Un mugolio le esce dalla bocca. “Sei pronta. Andiamo.” Entrambe nude ritorniamo in cucina. Mio marito è li, nudo con il pisello che gli pende tra le gambe., “Non è meglio andare in camera da letto.” “No, Mamma. Voglio che tu ti stenda sul tavolo, poggi le tue gambe sulle sue spalle  e che lui ti sodomizzi in quella posizione. Voglio vedere quando il coso entra nel tuo buco del culo. Ora ti avvicini e gli fai un bel pompino per prepararlo al compito che deve affrontare.” “Ho paura. Guarda quanto è grosso. Mi farà male. Mi sfonderà.” “Non preoccuparti. Farà piano. Io sarò ad aiutarti. Vedrai, dopo vorrai farlo di nuovo.” “Tu cosa puoi saperne? Anche tu hai il culo che è vergine.” “Però mi sono informata. A sentire quelle che praticano il rapporto anale tutto sta nel superare il primo momento. Il culo è un altro punto erogeno. Poco fa, nel bagno ne hai avuto un assaggio.” “È vero e mi è piaciuto molto.” Si avvicina a Pierre. Lo spinge verso il tavolo e lo fa sedere sul piano.  Gli allarga le cosce. Pierre ha la borsa scrotale penzoloni. Margot si piega in avanti e poggia la bocca sullo scroto. Caccia la lingua e lecca le palle dell’amante. Pierre geme. Mamma apre la bocca e raccoglie nella cavità orale l’intera borsa scrotale e la succhia. Con una mano circonda il fallo e lo accarezza. Il pene di Pierre prende vigore. Incomincia ad inalberarsi. Diventa dritto e duro. Mia madre smette di succhiare i testicoli e incomincia a leccare l’asta di Pierre. La sua lingua sembra una biscia che si attorciglia intorno alla sua preda. Giunge alla sommità, apre la bocca e incomincia a divorare la magnifica preda. Vedo  sparire il fallo di mio marito nella bocca di mia madre. Mamma ha un modo di usare la bocca sul pene di Pierre che provoca forti contrazioni al mio basso ventre. Velocemente lo accoglie per tutta la lunghezza nella sua bocca. Tenuto conto delle notevoli dimensioni di quella magnifica bestia credo che il glande occupi una buona porzione della sua gola. Con movimenti della bocca lenti ed esasperanti e muovendo le labbra come se fossero spire di un serpente indietreggia fino a farlo uscire quasi del tutto dalla sua bocca. Quando il glande sta per abbandonare la sua bocca ecco che, veloce, scende lungo l’asta di carne fino a ricoprirla tutta. Mio marito incomincia ad agitarsi. Mia madre capisce che sta per giungere al culmine. Con una mano avvolge i testicoli e li strizza evitando così che Pierre goda nella sua bocca. Capisco che il mio dolce consorte è pronto per l’atto finale. Prendo il vasetto della vasellina, ne prendo una abbondante porzione con le dita e vado a spalmarla sullo sfintere di mia madre. Con il dito anulare pieno di crema le penetro il culo e le spalmo nel retto una grossa quantità di vasellina. All’anulare aggiungo il dito medio. Faccio assumere alle dita un movimento di dentro fuori. Mia madre, dopo i lamenti iniziali, spinge il culo verso di me. Mi fa capire che è pronta. Smette di pompare con la bocca il fallo di mio marito. Pierre scende dal tavolo. Aiuto mamma a salire sul tavolo. Prendo un cuscino dalla sedia e glielo metto sotto al culo. La faccio distendere. Il bacino e sul bordo del tavolo. Alza le gambe e le apre a compasso reggendole con le mani nella piegatura delle ginocchia. Le sue meraviglie si manifestano in tutta la loro bellezza. Lo sfintere ed il buco del culo luccicano di vasellina. Spingo Pierre in avanti. Ha il pene che, in continuazione, mena colpi nell’aria. È fra le cosce di mamma. Gli prendo il fallo con la mano. Lo copro di vasellina. Lo avvicino al buchetto. “Fai piano. Spingi.” Mio marito si aggrappa alle cosce di mia madre e comincia a spingere. Margot emette un grido di dolore. Lo incito: “Non fermarti. Continua a spingere.”  Il buco incomincia a cedere. Il glande si fa strada. Che meraviglioso spettacolo vedere il pene di mio marito penetrare, cm dopo cm, nel culo di mia madre. Finalmente è tutto dentro. Ingiungo a Pierre di fermarsi, di lasciarla riposare. Dopo aver assistito alla lunga e laboriosa sodomizzazione mi porto sul viso di Margot. Ha gli occhi pieni di lacrime. La penetrazione l’ha fatta soffrire. La bacio sulle guance, sugli occhi, sulla fronte. L’accarezzo il viso. “Mamma è stato bello vedere il pene di Pierre entrare nel tuo culo. Se metti una mano tra le mie cosce vedrai che sono bagnata. Sono eccitata. Vorrei essere al posto di mio marito.” Mia madre, con ancora gli occhi pieni di sofferenza, scandalizzata, mi apostrofa: “ Che stai dicendo? Vorresti essere tu ad incularmi? Ti rendi conto di quello che dici? Sono tua madre.” “Lo so. Ma so anche che sei una bella e desiderabile donna. Mamma io ti desidero. Voglio scopare con te. Ti amo.” Senza darle modo di replicare, sotto lo sguardo sorpreso di mio marito,  mi avvento sulle sue mammelle e le bacio. Faccio roteare la lingua sulle sue aureole; i capezzoli sono duri dall’eccitazione. Li accolgo, uno per volta, nella bocca e con la lingua li schiaccio contro il palato. Li mordo; li succhio. Mia madre nitrisce. Mi rivolgo a mio marito: “Dai. Chiavale il culo.” Pierre incomincia a stantuffare il fallo nel culo di mia madre. Con un pò di fatica, a causa del pancione, salgo sul tavolo e mi metto a cavalcioni di mia madre con il viso rivolto verso mio marito. Ho cosi modo di vedere il pene di Pierre entrare ed uscire dal buco del culo di mamma. Vedo anche il suo clitoride che fa capolino tra i ricci peli che coprono la sua vagina. Mi chino e lo prendo fra le labbra. Lo succhio. Le faccio un pompino. Margot è in preda a violenti convulsioni. Il suo corpo e attraversato da scosse elettriche che diventano sempre più frequenti. I nitriti sono quelli di una giumenta impazzita. Uno spruzzo di denso liquido le esce dalla uretra e colpisce la mia bocca. Sta godendo. Con la lingua raccolgo quei gustosi spruzzi di sperma e li ingoio. Anche Pierre sta godendo. Lo capisco dai grugniti che emette. Il suo sperma si riversa nel culo di mia madre innaffiandole l’intestino retto. È fatta. Questo è un giorno carico di eventi. Mamma ha confessato di essere l’amante di mio marito. Io ho avuto la mia vendetta facendo sodomizzare mia madre da Pierre. Infine ho scoperto di amare mia madre e di voler fare sesso con lei. È anche il giorno di una nuova vita. Il legame tra noi tre si rafforza. Pierre frequenta, a turno, il letto mio e quello di mia madre. Il rapporto che si instaura tra me e mia madre si rivela un toccasana per Pierre. Dopo quattro mesi partorisco una bellissima bambina. Mia madre viene ingravidata e dopo nove mesi da alla luce un maschietto. Mia figlia ed il figlio di mia madre sono fratello e sorella perché figli dello stesso padre. Il maschietto è anche mio fratellastro perché figlio di mia madre ed è anche zio di mia figlia perché figlio di mia madre. Di una cosa non tengo conto: di mia sorella Jessica. Ma questa è un’altra storia.

P. S. Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Janet (parte 2^)

Di Liana

Il fiore è risorto a nuova vita. “Ci siamo. La scena è quella originale.” Il suo sguardo è sul mio pene. Lo osserva. La sua lingua si inumidisce le labbra. Con le unghia delle dita mi solletica lo scroto. L’altra mano si stringe intorno al mio cazzo e la fa scorrere lungo la superficie del fallo. Lo accarezza. “Figlio mio. È fantastico. Grazie padre Giove per avermi dato la possibilità di essere madre di un tal guerriero fornito di questa magnifica daga. Un cazzo di tali dimensioni l’ho visto solo in alcune riviste porno.“ Mia madre è affascinata dalla grandezza del mio fallo. Lentamente, senza distogliere lo sguardo, avvicina la bocca al glande. Lo bacia. Poi, senza fretta, scende leccando, fino alla radice. Mi lecca le palle. Le accoglie nella sua bocca e le succhia. La sua lingua risale fino alla punta del glande. Lo lecca. Il mio corpo ha dei brividi e vibra di piacere. Inarco la schiena. Mi da un leggero morso sul glande. Apre la bocca e lo fa accomodare nella sua cavità orale. Lo succhia. Il movimento del mio bacino accompagna la penetrazione nella sua gola. Le sue labbra mi sfiorano la radice. È riuscita a contenerlo tutto. La punta del glande urta contro la sua ugola. La suzione continua. Il cazzo entra ed esce dalla sua bocca sempre più rapidamente. La sua lingua diventa frenetica. Si è avventata sul pene come una forsennata. Sento il piacere salire dalle palle lungo il condotto uretrale. Contraggo i muscoli del bacino. Gemo. “Janet! Mamma! Vengoooo!“ Esplodo. Un fiume di sperma inonda la sua bocca. Non si allontana. Famelica lo ingoia. Continua a ciucciare il mio cazzo fino a che l’ultima goccia non viene espulsa ed ingoiata. “Jo. Figlio mio. Mio amore. Mio Marte. Grazie per avermi concesso di assaporare il tuo spettacolare cazzo. Il tuo sperma ha una fragranza ed un profumo tutto particolare.” Non sto in me dalla felicità. Ho eiaculato nella bocca di mia madre e le è piaciuto. Mi ha fatto un favoloso pompino. Mi ha chiavato con la sua carnosa bocca. L’ha usata come fosse una fica. “Mamma. Amore. Non ho parole per esprimerti la mia felicità.” “Figliolo. Hai un attributo che soddisferà la sete che ho di te. Vieni. Andiamo in un posto dove saremo più comodi.” Si alza. Prende la mia mano e mi fa alzare. Mi attira a sé. Mi cinge il collo con le braccia. Preme il seno contro il mio torace. È duro. I suoi capezzoli sono inturgiditi. Sono due bulloni che premono sui muscoli pettorali. Avvicina la bocca alla mia e mi bacia introducendo la sua lingua nella mia bocca. La succhio. Porto una mano fra le sue gambe. Non ha le mutande. Le mie dita incontrano il cespuglio di peli. Sono bagnati. Mi faccio strada verso la vulva. Incontro le grandi labbra. Le penetro con le dita. È piena di umori. “Amore. Aspetta. Andiamo di là. Abbi pazienza. Anche lei arde dal desiderio di incontrarti. Vuole che tu la baci. Che le faccia conoscere l’ospite che alberga fra le tue gambe. La sua casa è pronta a dargli ospitalità” Arriviamo nella camera da letto. Mi fa indietreggiare verso il letto. Mi spinge. Sono disteso sul letto. Mia madre sale sul letto e mi scavalca con una gamba. Si muove strusciando la sua fica sul mio corpo. Si ferma quando la vagina è sul mio viso. Ha le mani appoggiate alla spalliera del letto. “Guardala e dimmi se è di tuo gradimento. Avvicina la bocca alla sua. La sentirai pulsare. Sono i battiti del suo amore per te. Baciala. Falle conoscere il tuo amore.“ La posizione che ha assunto la porta a tenere le gambe dilatate. Si vede il roseo delle piccole labbra che si affacciano, timide, tra le grandi labbra. È troppo. Non resisto. Con le dita dirado la parte di peli e fiondo la testa su quella meraviglia. Con le labbra afferro le sue piccole labbra e le succhio. Sono gonfie e pulsanti. Sono uno splendore. Le lecco. La punta della lingua trova l’orifizio vaginale. Lo penetra. Mia madre ha una scossa. Il suo bacino preme con più forza sul mio viso. Il mio naso è in contatto con il suo clitoride. La lingua sta arando l’antro da cui sono uscito. Mugolii e gemiti di piacere accompagnano la mia opera. Un grido e mia madre raggiunge un primo orgasmo. I suoi umori colano nella mia bocca. Li ingoio. Sono gradevoli. Sostituisco la lingua con due dita che affondo nella vagina e la chiavo. La lingua si è spostata sul clitoride che titillo con la punta. Lo lecco. Lo mordo. Lo imprigiono fra le labbra e lo succhio. Lo sento crescere nella mia bocca. Si indurisce. È acciaio. Le faccio un pompino. Mia madre agita il bacino. Con il suo piccolo cazzetto mi chiava la bocca. Dalla gola le escono suoni indecifrabili. Un urlo liberatorio è l’annuncio dell’arrivo di uno spaventoso orgasmo. Ritraggo le dita dalla vagina. Un torrente di umori invade la mia bocca. E’ puro nettare. L’ingoio. Con la lingua lappo le parti della vagina intrise di umori. La pulisco accuratamente. Mia madre si stende al mio fianco. “Amore. Sei stato magnifico. Mentre mi succhiavi il clitoride ho riconosciuto la scuola di mia madre. Hai imparato molto da lei. L’allievo ha superato la maestra. Mi hai dato un tale piacere che difficilmente dimenticherò. Urge chiamare tua nonna per dirle che stasera non rientreremo.” “Mamma. Mi dici che passeremo la notte fuori casa. Io e te soli?” “Altrimenti non sarebbe una luna di miele. Tu stasera diventerai il mio meraviglioso amante. Io ti darò tutta me stessa.“ Si mette a sedere sul letto; prende il telefono e compone il numero di casa. “Pronto? Mamma? Ti voglio dire che noi non rientriamo. Ci fermiamo alla trattoria per tutta la notte. Sì! Stai tranquilla. Ci siamo incontrati e ci siamo detti già qualcosa. L’argomento, il più importante, non lo abbiamo ancora affrontato. Penso che lo affronteremo dopo cena.” Mentre mia madre parla al telefono con mia nonna la prendo per le spalle e la faccio stendere sul letto. Le apro la camicia. Il suo prosperoso seno d’alabastro si mostra in tutta la sua straordinaria bellezza. Con la punta delle dita le titillo i capezzoli. “Jo, stai fermo. Lasciami parlare con tua nonna. Margot, scusami, ma non riesco a trattenerlo. Ci vediamo a casa.” “Mamma hai un seno meraviglioso. È sodo. Si tiene su benissimo. Deve essere favoloso succhiare il latte dalle tue poppe. Promettimi che se avrai altri figli allatterai anche me. Voglio che il latte che sgorgherà dal tuo seno sia anche la mia bevanda energetica.” “Bimbo! È così perché l’ò curato. Ti piace? Lo vuoi? Prendilo. È tutto tuo.” Porta le mani a coppa sotto le tette. Le solleva e me le offre. Mi lancio con la bocca sulle sue tette e, a turno, lecco quelle splendide colline. Con la punta della lingua lecco le aureole che circondano i suoi grossi capezzoli. Apro la bocca e li ospito. Li mordo strappandole delle grida di dolore. Li stuzzico. Li lecco. Li succhio. Mia madre mugola, geme e freme. Si dimena. Con movimenti rapidi porta la testa fra le mie gambe. La sua bocca entra in contatto con il mio glande. Lo bacia e lo accoglie nella sua cavità orale. Lo succhia. Abbandono le tette e con la testa scendo ad incontrare la sua vagina. Con le dita di una mano la penetro e comincio a stantuffarle dentro la grossa figa. La chiavo con le dita. Le prendo il clitoride tra le labbra e lo succhio. Lo sento indurirsi e crescere. Diamo vita ad un apocalittico 69. Mia madre raggiunge un’infinità di orgasmi. Tutti sono preceduti da forti convulsioni del corpo e da grida che assomigliano al nitrito di una cavalla. Eiacula nella mia gola, che è pronta a riceverli, i fiumi di umori che la sua pussy, sotto l’azione frenetica della mia lingua sul suo clitoride, produce. Dal canto mio le stantuffo il pene nella bocca. Le chiavo la bocca. Sbuffo come una locomotiva. Anche per me giunge il momento del piacere. Mi irrigidisco e affondo il cazzo nella bocca di mia madre. Un primo fiotto abbondante di sperma si proietta con forza nella sua gola. In rapida successione lo seguono altri due, forse tre, copiosi fiotti di liquido seminale che viene raccolto dalla sapiente lingua della mia genitrice e convogliato nella sua gola e golosamente ingoiato. Siamo di nuovo con la testa poggiata sui cuscini. Mi rifletto nei suoi occhi. Le nostre bocche si avvicinano. Le lingue guizzano in fuori e si incrociano. Ci trasmettiamo i nostri umori. Lei travasa nella mia bocca il sapore del mio stesso sperma ed io travaso nella sua stupenda bocca i sapori del suo sperma. “Mamma è stato magnifico.“ Senza dire una parola, si alza e ancheggiando esce dalla stanza. Che culo. Ha delle natiche favolose. Il cazzo è di nuovo in piedi. Dopo diversi minuti ritorna. Guarda il mio stato e ride. “Sei di nuovo in tiro?” “È stato il tuo culo a farmelo indurire.” “Ho chiamato in trattoria ed ho ordinato un pranzo completo. Ho fame.” “Io è te che voglio mangiare. Tu sei il mio pasto.” “La notte è lunga ed è tutta per te. Potrai sfamarti come e quando vuoi. Da bravo bambino ti alzi. Indossi i tuoi vestiti e vai di là ad aspettare che portino su le pietanze.” Le do ascolto. Appena vestito esco dalla stanza e vado a sedermi sul divano da dove è partita la danza dell’amore. Mi siedo e aspetto. È trascorsa una mezzora quando la porta della camera da letto si apre e lei fa il suo ingresso nel salone. Dio. Che stupenda visione. Resto senza parole. I lunghi capelli biondi le cadono sulle spalle. Indossa un vestito di velo nero a maglie fitte. È semitrasparente. La sua pelle bianco latte splende sotto la luce delle lampade. Due triangoli di stoffa si dipartono dal suo bianco collo e scendono coprendo ognuno una mammella. Il solco che le divide fin giù all’ombelico è scoperto e denuncia l’assenza del reggiseno. I lineamenti delle curve delle tette sono evidenziate dalla trasparenza del vestito. Cosi come pure si vedono i grossi capezzoli che premono contro la stoffa. Lo sguardo scorre su quel splendido corpo. La trasparenza mette in evidenza il triangolino di stoffa che le copre la pussy e il filino che le attraversa il solco tra le natiche andando a congiungersi con quello che le circonda la vita. Le sue gambe sono inguainate in calze nere. Ai piedi calza scarpe nere lucide con tacchi altissimi. È Venere uscita dal mare ed è mia madre. E’ bellissima. Mi alzo. Le prendo le mani e gliele bacio. “Mamma. Sei incantevole. Ti amo. Ora capisco perché gli uomini si dannano solo a vederti. Tu sei il liquido la cui mancanza manda in ebollizione i motori e li danneggia.“ Sono eccitato. Il mio cazzo è cresciuto e si è indurito. La faccio sedere sul divano vicino a me. Porto una sua mano sulla patta. Stringe. Abbassa lo sguardo sui miei pantaloni e come se parlasse con lui: “Grazie della tua manifestazione di desiderio. Per adesso stai tranquillo. Abbi pazienza. Più tardi ti presenterò una micina che anela di fare la tua conoscenza. Anche lei è impaziente di accoglierti fra le sue calde e pulsanti labbra. Ogni volta che le sei vicino emette dei miagolii incredibili. Prima ceniamo poi guardiamo un poco la televisione e poi facciamo le presentazioni.” Alza la testa. Avvicina le labbra alle mie e mi dà un bacio. “Tesoro. Ti va il programma?” “Posso dire di no? Le presentazioni facciamole subito. Io non resisto ad aspettare.” “Mi dispiace, ma devi contenerti. Sei un uomo anche se un pò mandrillo.“ Le piace giocare. Sento bussare alla porta. Vado ad aprire. Sono tre camerieri con altrettanti vassoi. Entrano e poggiano tutto sull’immenso tavolo. Vanno via. Sollevo i coperchi e piatti fumanti spandono per il salone il profumo di pietanze molto spezziate. Mia madre viene a sedersi al tavolo. Io sto per girare intorno al tavolo per andare a sedermi vicino a lei. “Fermati. Siediti di fronte a me. Non ho nessuna intenzione di stare ad allontanare le tue mani dal mio corpo e la tua bocca dalla mia. Ho fame e voglio mangiare.” “Almeno spogliamoci. Mangiamo nudi.” “No! Siediti e mangia.“ Ho il pene duro. Mi fa male. Cerco di non pensare. Cosa impossibile perché lei è lì di fronte a me. Mia madre mangia imperterrita. So che anche lei sta soffrendo. Non ce la faccio più a resistere. Mi alzo. Giro intorno al tavolo. La raggiungo. Afferro la spalliera della sedia e la giro. Metto le mani sotto le ascelle di mamma e la sollevo. La faccio sedere sul tavolo. Le sollevo il vestito sulla pancia. Le tiro via il tanga. Mi sfilo i pantaloni e il boxer. Le sollevo le gambe e le poggio sulle mie spalle. Con una mano prendo il mio cazzo e avvicino il glande all’imboccatura della sua vagina. “Mi chiedevo fino a quando avresti resistito. È da quando ci siamo seduti che la micina aspetta il tuo diavoletto. Su, spingi, fallo entrare.“ Do una spinta in avanti con il bacino ed il glande valica l’agognata porta. “Non fermarti. Continua a spingere. Lo voglio tutto dentro.“ Continuo la spinta. Lentamente il cazzo si fa strada tra quelle umide pareti. Mia madre geme. “Sì! Continua così. Non ti fermare.“ Sento il glande urtare contro il suo utero e le palle contro il suo culo. I miei 22 cm di cazzo sono completamente affondati nella vagina di mia madre. “Possente Giove. La daga di mio figlio mi sta squassando la fica. Oh! Quanto ho agognato questo momento. Jo, figlio mio, ti prego fammi impazzire. Non dare sfogo immediato al tuo piacere. Trattieniti.” “Mamma. Non ci credo. Dimmi che non sto sognando. Ho il cazzo nella tua vagina. Ti sto chiavando.” Mia madre fa scendere le gambe, inguainate nelle nere calze, dalle mie spalle e le incrocia sulla mia schiena chiudendomi in un dolce e stretto abbraccio. Porta le braccia dietro la mia testa e si ancora al mio collo. Facendo forza solleva il busto e porta le tette all’altezza della mia bocca. “Amore di mamma. Volevi che pranzassi con il seno nudo. Dai. Portalo all’aria e succhia le mie tette.” Con le mani afferro i lembi del vestito e le scopro le bianche mammelle. Chino la testa e aggancio un capezzolo con le labbra. Lo lecco. Gli do un piccolo morso strappandole un grido misto ad un gemito di piacere. Lo succhio. L’altra mano sta torturando l’altro capezzolo. Le dita di una mano hanno artigliato il suo clitoride e lo stanno stuzzicando. Il corpo di mia madre è scosso da forti tremiti. Più volte nitrisce. La libidine la sovrasta. Gli orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. Ogni volta che inizia a godere affonda le sue unghia nelle mie spalle. Il mio cazzo sta nuotando in un lago di umori. La mia resistenza si sta indebolendo. Glielo dico. “Mamma, non riesco più a contenermi.” “Sì! Amore. È venuto il momento di regalarmi il tuo seme. Chiavami. Fottimi. Fammi sentire il tuo pistone che stantuffa nel mio cilindro.“ Prima lentamente e poi sempre più velocemente la chiavo. Il mio piacere si trasmette a lei. Sento lo sperma che sta salendo lungo il condotto. La fessurina sul glande e solleticata dal piacere che sta giungendo. Lo sperma arriva e dilaga nella già allagata vagina. Non so quanto gliene do. Anche lei sta godendo. “Jo. Non uscire subito. Aspetta. Ti dirò io quando ritirare il tuo alieno dalla mia micina. Sei stato un amante perfetto. Mi hai chiavato in modo sublime.” “Mamma. Sono contento che ti sia piaciuto.“ Dopo pochi minuti, il pene incomincia a perdere la sua vitalità. Mia madre mi dice di tirarlo fuori. Lo faccio e mi abbandono sulla sedia. Lei scende dal tavolo e si inginocchia fra le mie gambe. Avvicina la bocca al pene e lo lecca. Lo sta pulendo. Sta nettando i suoi umori e il mio sperma. L’azione della sua lingua è lenta. Lecca la mia asta dal basso verso l’alto. Di tanto in tanto fa sparire il glande nella sua bocca. Stringe le mie palle con una mano. I minuti passano. L’alieno incomincia a muoversi. Solleva la testa. S’innalza e si indurisce. Solo allora mia madre smette di leccarlo. Si alza. Fa scorrere il vestito sul pavimento. Allarga le gambe e mi cavalca. Prende il pene con una mano e lo avvicina alla pussy. Si lascia andare e il cazzo entra nella sua calda e profumata vagina. Le sue tette sobbalzano. La mia eccitazione è forte. “Mamma. Sei insaziabile. Vuoi distruggermi.” “Devo recuperare il tempo perduto. Questa è la punizione che ti spetta per avermi fatto penare. E siamo ancora agli inizi. Ci sono ancora dodici ore a nostra disposizione. Questo tuo coso dovrà lavorare molto. Ci penserò io a tenerlo fisicamente su.” Se chiavare mia madre è la punizione che mi spetta che ben venga. Volentieri mi sottopongo a tale tortura. “Jo, figlio mio, mio dolce amore. Dimmi che mi ami.” “Mamma. Tu sarai sempre il mio dolce e insostituibile amore. Qualsiasi cosa accadrà verrò sempre a cercarti. Il tuo letto sarà la mia alcova e la tua micina sarà il rifugio dove il mio alieno si nasconderà. “Grazie. Portami a letto. Però non voglio che il tuo cazzo esca dalla mia vagina. Resterò aggrappata a te per tutto il percorso. Mi chiaverai camminando.“ È veramente come ha detto. Con uno sforzo mi alzo sostenendola con le mani sotto al culo. Lei si aggrappa al mio collo, mi circonda la schiena con le gambe e schiaccia il suo corpo contro il mio. Sento l’acciaio dei capezzoli premere contro il mio petto. Ogni passo che faccio è per mia madre una scossa che si trasmette ai suoi muscoli vaginali che entrano in azione contraendosi sul mio cazzo. Ad ogni scossa mi morde il muscolo della spalla. “Amore. È fantastico. Mi sento spaccare in due. Non ho mai chiavato in questa posizione. Vorrei che il tragitto non finisse mai.“ La sua cavità vaginale è un oceano. I suoi umori si aprono la strada verso l’esterno. Colano lungo le mie gambe e gocciolano sul pavimento lasciando macchie biancastre. Arriviamo in camera da letto. “Aspetta a mettermi sul letto. Voglio che tu goda stando in piedi.“ Lo fa. Facendo leva con le braccia sul mio collo e sulle mie spalle solleva il culo in modo da fare uscire parzialmente il fallo dalla vagina e poi scende facendolo rientrare. Il ritmo è veloce. Sembra una forsennata. Ha la testa abbandonata all’indietro. Le tette sobbalzano in modo frenetico. Grugnisco e sbuffo. “Mamma. Sto godendo.” “Sì! Godi pure. Vieni. Metti pure il tuo sperma dentro di me. Riempimi.“ Vengo. Le gambe non mi reggono. Cadiamo sul letto. Lei è sotto di me. Le sue gambe sono ancora incrociate dietro la mia schiena. La bacio. “Mamma ti amo.“ Quella che sta per trascorre è una lunga notte. Più volte chiavo mia madre. La prendo da dietro per ben due volte. Una volta è stesa su di me con la schiena e un’altra volta lo facciamo con lei che sta carponi e io le sono sopra con le mani ancorate alle sue tette. Insieme sperimentiamo le più impensabili posizioni. Non sempre ho scaricato dentro la sua vagina il mio sperma. Anzi, credo proprio che ad un certo punto mi sono esaurito. All’alba, esausto, cado in un sonno profondo e dormo fino al pomeriggio inoltrato. Quando mi sveglio lei è lì vestita con jeans e maglietta, sta seduta sulla poltrona e mi guarda. “Finalmente sei sveglio. Vieni, sul tavolo è pronto il tuo pranzo. Io ho già pranzato.” “Mamma…..” “Non preoccuparti. Stai tranquillo. So che devi recuperare e che non basterà una dormita. Dopo che hai mangiato andremo a fare una lunga passeggiata nel bosco. Ho già chiamato tua nonna e gli ho detto che resteremo ancora per altri giorni.“ Vado in bagno. Faccio una doccia. Mi vesto e con lei che mi segue vado a mangiare. “Jo. Sei proprio un bel ragazzo. Sono innamorata di te. Ti amo.“ “Mamma. Una donna della tua bellezza non l’ho mai vista. Anch’io sono innamorato di te. E dopo stanotte lo sono ancora di più.“ Finito di mangiare mia madre mi invita ad uscire con lei. Usciamo e ci addentriamo, mano nella mano, nel bosco. Ogni tanto le carezzo le natiche. “Mamma, posso farti una domanda?” “Certo che puoi. Fra te e me non ci dovranno essere segreti, dubbi, ecc. Solo così il nostro rapporto si rafforzerà. Dobbiamo sempre dirci tutto e non lasciare mai niente in sospeso.” “Ok! Prima di mio padre hai avuto altri uomini? Lo hai mai tradito?” “No! non l’ho mai tradito se non con te e quando torniamo a casa lo informerò di quello che c’è stato tra noi due. Lo deve sapere. Prima di lui non ho avuti altri uomini. Mi fece sua che ero ancora una ragazzina. Allora già avevo rapporti con tua nonna. Con mia madre ho fatto le mie prime esperienze di sesso. Poi venne tuo padre. Nascesti tu. Crescevi, ma ai miei occhi sei stato sempre il mio bambino. Invece ogni giorno diventavi sempre di più un uomo. Presi coscienza quando ti vidi nel letto con la tua splendida asta che, dritta e dura, si inalberava nell’aria. Da quel giorno sei diventato la mia dannazione. Tua nonna mi spronava a cavalcarti. I pregiudizi mi frenavano. Ti desideravo e allo stesso tempo mi dicevo che non dovevo perché sei mio figlio. Poi ho avvertito che anche tu mi desideravi ed allora mi sono lasciata andare. Non sono affatto pentita di aver fatto sesso con mio figlio.” Altri giorni trascorrono. Sono giorni stupendi. Ci amiamo di continuo. Durante un’altra delle nostre passeggiate mi azzardo a parlarle di un argomento scabroso. “Hai avuto rapporti anali? Lo hai preso nel culo? Voglio dire ti sei mai fatta chiavare nel culo? Sei stata sodomizzata?” “No! Mai. Ci ha provato tuo padre ma mi sono ribellata. Ho una paura tremenda. Il solo pensiero del dolore che sentirei mi fa sudare freddo. Perché mi fai questa domanda? Per caso hai intenzione di impalarmi?” “Mamma. Tu quando mi sei davanti e ancheggi il mio alieno ha delle brutte scosse. Le rotondità del tuo culo sono invitanti. Mi lasceresti provare?” “A fare che?” “A sverginarti il culo. Userei accortezza. Eviterei di farti sentire dolore. Non voglio romperlo. Voglio solo chiavarlo.” “Sei matto? Con quell’arnese che ti ritrovi lo sfonderesti in modo irreparabile. Scordati il mio culo e non tentare mai di avvicinare il glande al mio buchino. Hai altre domande da farmi? No? Allora torniamo alla trattoria. Si è fatto tardi.“ Eppure ci dovrà essere un modo per sodomizzare mia madre. Non devo arrendermi. I giorni passano. Facciamo ritorno a casa. Mia nonna ci fa festa. Ci informa che ha dovuto dire a mio padre della nostra relazione. In questo ha anticipato il proposito di mia madre. Mi manda via dalla stanza e chiude la porta dal di dentro. Lentamente le due maliarde mi fanno recuperare le forze. Per circa tre mesi nessuna delle due si concede. Mi sento rinascere. Un mattino mia madre viene a trovarmi in camera. Apre le tende e spalanca le porte-finestre. È una giornata piena di sole. Si siede sul letto. Indossa una vestaglia bianca semiaperta sul davanti. Si vedono le curve delle sue tette. L’alieno scatta sull’attenti. Mia madre mi guarda e sorride. “Buongiorno. Vedo che hai avuto un buon recupero. Sono venuta per parlarti. Vuoi sempre sodomizzarmi?“ Mia madre mi sta chiedendo se voglio mettere il mio fallo nel suo culo. “Se voglio? E lo domandi? Sarebbe il più bel regalo che potresti farmi.” “Mi prometti che se ti lascio provare ti fermerai al mio primo cenno? Non mi violenterai?” “Ti giuro che sarò gentile. Mi dici cosa ti ha convinta?” “La tua richiesta mi è rimbombata nel cervello per tutto questo tempo. Sono stata ad un magazzino di sexy shop ed ho comprato dei DVD sull’argomento. Mi sono informata dalla mia ginecologa e mi ha detto che se lo faccio con le dovute precauzioni sentirò meno dolore e mi piacerà.” “E sei qui per …” “Jo, voglio che mi chiavi il culo. Ho passato l’intera notte a preparami per ricevere il tuo alieno nel mio culo. In casa non c’è nessuno. Anche se griderò nessuno mi sentirà. Tieni. Questo è un preservativo. Indossalo e diamo inizio al rito.“ Non sto nella pelle. Mamma mi dà il suo culo. Vuole un rapporto anale. Il suo favoloso culo ospiterà il mio cazzo. L’alieno è alla massima espansione. Mi fa male. Sembra voglia scoppiare. “Figlio mio. È un mostro quello che si erge tra le tue gambe. Ti imploro fa che non senta dolore.” Si alza. Si toglie la vestaglia e sale sul letto. Si inginocchia. Allarga le gambe e piega il busto in avanti. Ha tirato sotto la sua pancia due cuscini. Le tette premono contro il materasso. Il bacino è sollevato. Le natiche sono dilatate. Il cespuglio di peli che copre la vagina sotto i raggi del sole brilla. Poco più su lo sfintere rosso scuro fa contrasto con la pelle bianca che lo circonda. Al centro c’è il buchetto che fa da entrata al condotto anale. Aspetta il mio fallo. Indosso il preservativo. Mi avvicino. Chino la testa e appoggio la bocca sullo sfintere. Lo lecco. Il contatto con la lingua provoca in mia madre una contrazione ed un gemito. Proseguo. La lingua si muove veloce. Vibra sul buco del culo. Sono gemiti di piacere quelli che sento. Vedo gocce di umori colare dalla sua fica. Sta godendo. La mia mano la penetra. Le dita sono intrise del suo liquido. Le sposto sullo sfintere e le passo intorno al bordo del buco. Con il dito pollice mi faccio strada tra i muscoli anali. È tutto dentro. Gli imprimo un movimento di rotazione. I gemiti aumentano di intensità. Il suo bacino rotea e spinge all’indietro. Il pollice si muove con facilità. L’attrito iniziale non c’è più. È pronta. Mi alzo, mi posiziono dietro di lei. Il cazzo è in direzione della vagina. La penetro. Resto fermo pochi attimi e poi lo sfilo. Il lattice del preservativo è intriso dei suoi umori. Prendo il cazzo con una mano e avvicino il glande al buco del culo. “Mamma. Aiutami.” Fa roteare il bacino in senso orario. Ogni tanto da dei piccoli colpi all’indietro accompagnati da mie spinte in avanti. Il glande comincia ad entrare. Il buco all’avanzare del glande oppone sempre minore resistenza. Con l’altra mano premo contro la sua schiena impedendole di sollevarsi. La sua testa si agita sul cuscino che morde in continuazione. Mm dopo mm il glande avanza dentro il condotto anale. Avverto i muscoli anali chiudersi intorno al glande. È dentro. Il più è fatto. Mi fermo per farla riposare e per far si che il buchetto si adatti a tenere dentro di se la testa dell’alieno. “Jo. Sei un caro figliolo. Hai trapanato il mio culo dolcemente. Ho sofferto ma il dolore è stato sopportabile.” “Mamma. Dentro il tuo culo hai solo il glande. Mi sono fermato per farti abituare. Fra poco completerò la penetrazione e poi dovrò chiavarti. Quello è il momento che può provocarti più dolore. Farò il possibile per evitarti sofferenze.“ Non devo preoccuparmi. Quando il cazzo affonda completamente nel suo intestino retto mia madre incomincia a sbuffare come una locomotiva lanciata a folle velocità. Dalla sua gola escono rumori che non riesco a capire cosa vogliono esprimere. A volte sembrano muggiti e a volte sono nitriti. Una cosa è certa. Sta godendo in continuazione. La sua fica è una cascata. Dopo i primi attimi di perplessità mando al diavolo la tenerezza e incomincio a stantuffare il mio cazzo in quello splendido buchetto. Le chiavo il culo in modo forsennato. Lei urla. Non sono solo urla di dolore ma sono anche grida di piacere. Questo aumenta la mia eccitazione. Mi stendo sulla sua schiena e con pochi rapidi colpi scarico una gran quantità di sperma che vanno a riempire il serbatoio del preservativo. Non la sento più gridare. È svenuta. Con timore estraggo il cazzo dal suo culo e ascolto il suo respiro. È regolare. Le dilato le natiche e guardo il buco del culo. Non c’è sangue. Lo sfintere è integro. Solo il buco è dilatato e sta espellendo succhi. La sento gemere. Si sta riprendendo. Si gira sulla schiena. Getta le braccia intorno al mio collo e mi attira su di se. “Grazie per la dolcezza che hai usato. Mi è piaciuto. Ho goduto molto. Non credevo si potesse godere anche facendosi chiavare il culo. Dimmi che mi impalerai ancora.” “Mamma, ora posso finalmente dire che mi appartieni. Mi hai donato tutto il tuo corpo e tutta te stessa. Sei e sarai sempre la donna che amerò più di ogni altra.“ Per un lungo periodo di tempo si stabilisce nella mia camera. Mio padre si accontenta di frequentare mia nonna che è la sua concubina e amante. Di tanto in tanto, con rammarico di mia madre, vado a fare visita a mia nonna la quale saputo che ho sodomizzato sua figlia ha voluto che trapanassi anche il suo culo. L’ò accontentata. Faccio di più. In accordo con mio padre, Margot diventa, con suo grande piacere, la protagonista dei giochi a tre. È il companatico di molti sandwich. I momenti più belli della vita li trascorro quando mia madre mi tiene stretto fra le sue braccia. Il rapporto con mia madre, nonostante mi sia sposato, non ha termine. Mia moglie ne è a conoscenza. Sa che Janet è la mia amante. Qualche volta anche lei partecipa ai miei incontri con mia madre.

P. S. Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Janet (parte 1^)

Di Liana

In casa tutti sappiamo. È più di un anno che mia nonna Margot mi ospita nel suo letto. Sì, sono l’amante di mia nonna. Mia madre e mio padre sono a conoscenza della relazione che esiste tra Margot e me. So che mio padre frequenta anche il letto della suocera da cui ha avuto anche una figlia. Ma una cosa gli altri non sanno ed è che la donna di cui sono innamorato è mia madre Janet. Ha un corpo di una ragazzina. È alta un metro ed ottanta cm. E’ bionda. Di carnagione color bianco latte. Il colore dei suoi occhi sono di un blu ghiaccio. Ciglia lunghe è folte. Un corpo che sembra scolpito in un blocco di marmo. Ben modellato. Le linee sono armoniose. Non ha un ombra di cellulite. Due gambe lunghe, dritte e affusolate che terminano in due natiche perfette e pronunciate. Fianchi larghi e un vitino stretto. Un ventre piatto. Completa quel meraviglioso corpo un splendido seno formato da due tette che sono due grossi globi d’alabastro. I capezzoli sono due grosse ciliege rosse circondate da aureole marroni. È una donna straordinaria. È unica. È da copertina. Gli uomini, quando lei passeggia per le vie del centro, le sbavano dietro. Le donne si leccano le labbra. Un mattino che sono nel letto abbracciato a mia nonna con il capo poggiato sul suo petto incomincio a parlare. Parola dietro parola confido a mia nonna l’amore che sento per mia madre. “Povero amore. Ora ascolta me. Una mattina, la donna che tu sogni, irruppe nella mia stanza, entrò nel letto e si rannicchiò, tremante, dietro la mia schiena. Le chiedo cosa le fosse accaduto. Mi racconta quello che ha visto e fatto. Ovvero mi dice che è entrata nella tua stanza. Tu sei disteso nudo nel letto. Stai dormendo. Hai il tuo coso dritto come il pennone di un veliero. Ne resta incantata. Si china e lo bacia. Aggiunge anche che lo aveva fatto con desiderio. Che mentre ti bacia ha desiderato essere penetrata. La invito a cavalcarti. Mi risponde che non può perché sei suo figlio. Si! Tua madre da allora ti sogna nel suo letto. Cercate di incontrarvi e realizzate i vostri desideri.” “Margot. Janet è mia madre. Mi stai dicendo di avere un rapporto con mia madre.” “Io non sono forse tua nonna? Quando il tuo cazzo è nella mia vagina non hai scrupoli? Amore, l’incesto, a mio parere, è un tabù creato dagli uomini. Gli essere umani, agli albori della vita, lo hanno sempre praticato. Quando Edipo fotte, io penso consapevolmente, sua madre non è forse incesto? Lo hanno reso legalmente punibile per proteggere le razze. Lo sai che dall’accoppiamento tra due esseri della stesso ceppo genetico possono nascere figli non sani? Oggi, però, a questo pericolo si può porre riparo. Gli strumenti per evitare le gravidanze non volute ci sono. C’è il preservativo, la pillola, la spirale, la pillola del giorno dopo, ecc. Questi sono farmaci e sanitari, ma ci sono anche quelli chirurgici a cui non farei mai ricorso perché alla base c’è violenza. Ma quando in un rapporto c’è amore, prendendo le dovute precauzioni, la parola incesto non esiste. Da quando hai cominciato a frequentare il mio letto e tenuto conto che sono ancora fertile prendo la pillola per evitare di farmi ingravidare da te. Anche il rapporto che esiste tra tuo padre e me non è ammesso dalle convenzioni umane eppure esiste. Certo non è incesto perché tra me e lui non ci sono gradi di parentela. Da tuo padre ho avuto la possibilità di generare una figlia. Oggi viviamo felici sotto lo stesso tetto. Tuo padre e tua madre sono contenti di fare sesso tra loro e con me. Ci amiamo. Tu mi ami. La mia pussy gioisce quando il tuo alieno le fa visita. Trovi sbagliato tutto questo? Amore, corteggia pure tua madre la farai felice.” “Nonna tu fai sesso con tua figlia: mia madre?” “Sì! Lo facciamo da anni. Da molto prima di conoscere tuo padre.” “Certo che siamo una bella famiglia? Mio padre chiava te e tua figlia. Io chiavo te. Tu scopi con mia madre.” “Aggiungi anche, come spero accada, che tu andrai incontro a mia figlia ed esaudirai il suo desiderio di averti nel suo letto.” “Nonna, ci puoi contare.” Ora so che anche mia madre mi desidera. Il problema è incontrarci. Mi alzo, mi vesto e vado in cucina. Janet è lì intenta a cucinare. Mi sente arrivare. “Ciao. Come ti senti? Hai fame?“ Mi avvicino alle sue spalle. La cingo con le braccia e le do un bacio sulla nuca. Il mio fallo urta contro il suo bacino. Ha un fremito. “Tutto bene. Ho una fame da lupo.” “Siediti che ti servo la colazione.“ Mi siedo al tavolo. Si gira. Ha una vestaglia bianca allacciata in vita. Sotto non ha niente. È nuda. Nello spacco inferiore si vedono le sue bianche e lunghe gambe e il nero cespuglio di peli che nasconde la sua vagina. Nello spacco superiore si vedono le curve che modellano le sue poderose mammelle. I capezzoli si nascondono dietro la vestaglia e premono contro la stoffa. Il mio cazzo ha una prepotente erezione. Mia madre è eccitante. Distolgo lo sguardo da quella celestiale visione. Arrossisco. Lei intuisce il mio imbarazzo e sorride. “Mamma. Mi daresti un passaggio al centro. Dovrei passare per l’Università.” “Certo. Sai cosa facciamo? Oggi non vado in ufficio. Ti lascio all’Università. Io vado a parcheggiare l’auto in garage e andrò a guardare le vetrine della strada principale. Dopo che avrai sbrigato le tue cose mi raggiungerai. Faremo una passeggiata insieme. Ho voglia di trascorrere una giornata con te. Ci stai?” “Mamma. È una cosa che ho sempre voluto fare. Passeggiare con te in città. Sono contento. Sì! Ci sto.” “Vado a prepararmi. Intanto cerca tua nonna è informala che oggi dedichi la giornata alla tua mammina.” Mi precipito nel salone. Margot è seduta sul divano. “Nonna. Mamma mi ha proposto di dedicargli la giornata ed io per la ragione che tu sai non ho rifiutato.” “Amore. Come vedi ho ragione. Lei ti vuole. È pur sempre una donna. Vuole essere corteggiata. La devi conquistare.“ Mi avvicino. L’abbraccio. Poggio le mie labbra sulle sue e le do un bacio. “Nonna, ti amo, sei la mia favorita.” “Sparisci dalla mia vista. Se non lo fai nello spazio di un minuto non ti lascerò andare via. Lo sai che anche i divani vanno bene per fare i giochini?“ Rido ed esco di corsa dal salone. Vado ad aspettare mia madre in giardino. La vedo arrivare. Indossa una gonna nera lunga fin sotto le ginocchia. Ha calze nere con la cucitura dietro. Sopra ha una camicetta rossa un poco larga e annodata in vita. Indossa un reggiseno nero che raccoglie e nasconde il suo prosperoso seno. Le si vede l’ombelico e parte della pancia. Ha occhiali scuri che le nascondono gli occhi. I suoi lunghi capelli sono raccolti in una coda di “cavallo”. Ha le labbra coperte da un rossetto rosso sangue. Anche le unghia delle mani sono laccate di rosso. Un cappello a falde larghe le nasconde parte del viso. Le scarpe sono due mocassini. Sembra voglia passare inosservata. “Mamma, se vestita così non vuoi attirare attenzione ti dico che non ci riesci. I ragazzi come me ti punteranno come cani da caccia.” “Jo. Figliolo. Sei capace di farmi ribollire il sangue. Grazie del complimento. Tu, oggi, sei il mio cavaliere. Mi sono preparata per te e non per altri.” “Mamma. Guarda che anch’io sono un uomo e i miei ormoni stanno andando in ebollizione.” “Ti piaccio? Pensa bene alla risposta che stai per darmi. Sono tua madre.” “Janet. Oltre ad essere mia madre tu sei una bellissima donna ed io vedo in te la donna dei miei desideri. Sì! Mi piaci e che il diavolo si porti le convezioni moralistiche.” “Mi ameresti come donna? Mi porteresti a letto?” “Mamma io ti amo da sempre. Per averti farei qualsiasi cosa.” “Portami a passeggio. Poi si vedrà.“ Saliamo in macchina e partiamo. È lei che guida. Non mi stanco di guardarla. Le poggio una mano sulla coscia. Lei mi guarda e sorride. Arriviamo all’Università. Scendo dall’auto. “Ricordati. Mi troverai lungo la strada principale.“ Riparte. Ho la mente in subbuglio. Ha ragione la nonna. Mia madre mi vuole. Mi precipito alla segreteria dell’Università. Annoto su un foglio di carta le notizie che mi interessano e corro verso la strada dove Janet mi aspetta. La trovo subito. È inconfondibile. È perché sono innamorato di mia madre ma delle donne presenti in strada nessuna è bella quanto lo è lei. Mi avvicino alle sue spalle e le do un bacio sul collo. “Eccomi.” “Hai fatto presto.” “Ero ansioso di raggiungerti.” “Oggi non sei mio figlio. Sei il mio ragazzo. Io sono la tua fidanzata. Guidami tu.” Mi da la mano che stringo forte. Con la sua mano nella mia mano camminiamo lungo il marciapiede. Sto continuamente a guardarla. Sono incantato dalla sua bellezza. Arriviamo in piazza. Le chiedo se vuole un aperitivo. Mi risponde di sì. Ci sediamo ad un tavolo dell’unico chalet che s’affaccia sulla piazza e ordino due aperitivi. Il cameriere li porta. Li sorseggiamo. Lei mi guarda da dietro gli occhialoni scuri. “Tesoro. Chiama la nonna e dille che oggi non rientriamo per il pranzo. Dille che mi porti a pranzo in un ristorante fuori città e che rientriamo in serata.” Prendo il cellulare e chiamo casa. “Pronto. Margot? Sono Jo. Ti avviso che rientriamo sul tardi. Non ci aspettate. Si! È tutto a posto. Mamma è qui, davanti a me. È un incanto. Ti saluta. Nonna ti amo. Ciao.” “Dici a tua nonna di amarla e che io sono un incanto. Vai a letto con mia madre e hai detto che mi desideri nel tuo letto. Sei un bel porcello.” “Scusa, dammi una valida ragione per non desiderarti. Sei una donna bellissima. Ispiri desideri impronunciabili. Fai sesso con tua madre. Entrambe avete raggiunto una sana intesa. Mio padre non si divide tra il tuo letto e quello della nonna? Perché questo non dovrebbe accadere anche con me?” “Tuo padre non è ne il figlio di mia madre ne tantomeno il mio. Tu invece sei, purtroppo, mio figlio.” “Anche tu sei figlia di Margot eppure siete amanti. Io sono tuo figlio e sono anche l’amante di tua madre.” “Non mi va di continuare questo discorso. Si è fatto tardi. Andiamo a prendere l’auto. Andremo a mangiare in una trattoria fuori città. Si trova in un posto incantevole.” Lascio il corrispettivo sul tavolo, ci alziamo e andiamo via. Questa volta è lei a prendere la mia mano. “È meglio che continuiamo ad essere una coppia di fidanzatini.“ Non mi ci raccapezzo. Le fa piacere sentirsi dire che la desidero e poi mi raffredda ricordandomi di essere mia madre. Questo tiro è molla mi eccita sempre di più. Dopo circa trequarti d’ora siamo alla trattoria. Entriamo. Lei tenendomi per mano mi guida verso l’uscita posteriore. Ci troviamo su un terrazzo che si affaccia su una vallata ricca di alberi ed attraversata da un impetuoso fiumiciattolo. È veramente un bel posto. Il cameriere viene per prendere l’ordine. Janet gli dice che lascia a loro la scelta e che mettessero una bottiglia di champagne nel freezer. Si incammina verso la balaustra del terrazzo. La seguo. Sono dietro di lei. Le cingo la vita con le braccia. Ho il pene indurito che preme contro il suo culo. Avvicino la bocca al suo collo e la bacio. Non si ritrae. Abbandona la testa sulla mia spalla e si lascia sfuggire un gemito. Prendo il lobo del suo orecchio tra le labbra e lo succhio. “Jo! Jo! Tesoro. Ti prego fermati.” “Mamma. Sono io a pregarti. Sono innamorato di te. Sei la donna dei miei sogni. Ti desidero. Lasciati andare. So che anche tu mi vuoi. Abbandonati.” Con un brusco movimento ruota il suo corpo. Ho il suo viso davanti ai miei occhi. Con una mano si toglie gli occhiali. I suoi occhi blu ghiaccio mi fissano. Sono carichi di desiderio. “Baciami.” Le do un tenero bacio sulla guancia. “Sono una donna e voglio che tu mi baci come fossi la tua donna.“ Non mi sembra vero. Mia madre sta chiedendo a suo figlio di baciarla. Accosto le labbra alle sue. Le dischiude. La mia lingua si fa strada verso la fessura aperta tra le sue labbra. La valica e si rovescia nella sua bocca. Incontro la sua lingua che guizzante si attorciglia alla mia. Le nostre lingue duellano per alcuni minuti avanzando ora nella mia bocca ora nella sua bocca. E’ la voce del cameriere a interrompere quel magico momento. “Signori: il pranzo è pronto.“ Come due scolaretti avvampiamo. Con lo sguardo rivolto verso terra ci avviciniamo al tavolo e ci sediamo. Il cameriere, imperturbabile, ci serve. A metà pranzo Janet chiede al cameriere se può parlare con il padrone. Dopo cinque minuti arriva il titolare della trattoria. Mia madre si alza e gli va incontro. Ho l’impressione che lo conosca. Confabula con lui per alcuni minuti e ritorna a sedersi. “Amore. In questa trattoria vengo sempre, a volte solo con tuo padre ed a volte solo con tua nonna. È anche capitato che ci siamo venuti in tre. Ogni tanto ci rifuggiamo in questo posto. Qui ci amiamo follemente. Il titolare mi conosce. Nel piano superiore c’è un appartamentino che è di mia propietà. Poco fa gli ho detto che ci saremmo trattenuti. Vedrai l’appartamento è carino. È arredato con gusto. Sua moglie lo tiene sempre pulito. Sono persone discrete. Non mi ha chiesto niente di te. Non sanno che sei mio figlio. Mai nessuno saprà che siamo stati qui. Dopo pranzo ci ritireremo nelle nostre stanze e avremo la nostra luna di miele.“ La guardo incredulo. Non credevo di giungere a tanto in un solo giorno. Ha parlato di luna di miele. Tra poco stringerò fra le mie braccia il meraviglioso corpo di mia madre. “Ehi! Scendi sulla terra. Cosa credevi di essere il solo a sognare. Sono mesi che mi sto struggendo dal desiderio di possederti. So che mi vuoi. Ho fatto un poco di resistenza perché volevo capire fino a che punto mi desideri. Volevo capire se eri pronto ad assumerti le responsabilità delle tue azioni. Dovevo sapere se sei sincero quando dici di amarmi o se è solo il capriccio di un ragazzo arrapato che vuole solo scoparmi e basta. Adesso so che sei veramente innamorato. Ecco perché ti ho portato in questo posto. Qui vivremo il nostro primo incontro amoroso.” “Mamma. Sei magnifica. Fai di me l’uomo più felice della terra.” “Ti prego, quando siamo insieme, qui o a casa, non chiamarmi mamma. Mi fai sentire a disagio. Chiamami Janet.” “Mai. Quando sono a letto con tua madre la chiamo a volte con il suo nome ed a volte con il suo appellativo di nonna. Con te è diverso. Io sono innamorato di mia madre e non di Janet. Quindi ti chiamerò sempre mamma. Ti chiamerò per nome solo in alcune circostanze ma a letto ti chiamerò sempre mamma perché è con mia madre che giacerò e non con una donna di nome Janet.” “Allora amami con la dolcezza che un figlio ha per sua madre e con la passione di un uomo che ama la sua donna. Vieni, andiamo a cogliere il frutto del nostro amore.” Ci alziamo e saliamo la scala esterna che porta ad una porta. Ho con me la bottiglia di champagne. Lei fruga nella borsa e ne estrae le chiavi. L’infila nella toppa ed apre. Entriamo. Mi invita a togliermi le scarpe e di indossare delle pantofole di stoffa che sono vicino all’ingresso. Lei fa altrettanto. “Sai, in questa casa si circola senza scarpe.” Mentre Janet va ad aprire le finestre io richiudo la porta e mi guardo intorno. Sono in un immenso salone le cui pareti sono di colore bianco. Su un lato si aprono due porte e tra loro vi è un grande camino di pietra vulcanica. Sul lato opposto vi sono altre due porte e tra loro vi è uno di quegli enormi mobili antichi. La parete su cui si apre la porta da dove siamo entrati è interamente coperta da una libreria piena zeppa di libri interrotta solo dai vani delle finestre che si aprono sul piazzale dove abbiamo pranzato. La parete opposta ha quattro grandi finestre che affacciano sulla strada e gli spazi, tra l’una e l’altra sono occupati da arazzi. Il pavimento e di pietra vulcanica levigata. Davanti al camino sono sistemate due poltrone in pelle ed un divano da tre posti pure esso in pelle ed un tavolino di legno iroko, solo levigato ma non verniciato, alto mezzo metro. Sotto al tavolino c’è un tappeto arabo. Buona parte del salone è occupato da un enorme tavolo, anch’esso di legno iroko non verniciato, che ha ben sei comode sedie per lato. Alle due testate del tavolo non ci sono sedie. Anche il tavolo poggia su un tappeto persiano. Un altro divano con due poltrone sono davanti all’enorme mobile antico. Il pavimento è libero. “Ti piace. Dopo ti farò vedere le altre stanze. Non c’è cucina. La colazione la portano ogni mattina. Per il pranzo e la cena si va in trattoria. Le porte che vedi danno ognuna in una camera da letto fornita ciascuna di bagno.“ “Sì! Mi piace molto. Per essere solamente un nido d’amore è enorme. Ed è veramente tua?” “Per essere sincera solo la metà è mia. L’altra metà è di tua nonna. Anche la trattoria con il terreno circostante è nostro. La parte occupata dalla trattoria l’abbiamo data in comodato d’uso. Non percepiamo niente. In compenso loro ci tengono in ordine il terreno e l’immobile. I pasti li paghiamo in contanti.“ Si avvicina. Mette le mani sul mio petto. Mi da un bacio sulle labbra. “Cominciamo dal punto in cui ti lasciai.” La interrogo con lo sguardo. “Non ricordi. Stavi steso sul letto ed io ti ho dato un bacio.” Arrossisco. “Vai a farti una doccia. Rimetti i boxer e stenditi sul divano. Quello davanti al mobile.” Prende un telecomando e preme un bottone. Le porte dell’enorme mobile ruotano su loro stesse e spariscono. Nascondono un grande frigo, una vetrina piena di bottiglie di liquori di ogni tipo. Un’altra vetrina con bicchieri e coppe tutto di cristallo. C’è anche un lavello con due vasche. Un televisore LCD da 42”. Un forno a micronde. Un riproduttore di immagini. Un lettore DVD e altre cose che non elenco. Accende il televisore e sparisce in una stanza laterale. Entro in una delle stanze. Mi spoglio e faccio una doccia. Dopo essermi asciugato vado a stendermi sul divano. Ho solo il boxer. Prendo il telecomando e faccio scorrere i canali. I minuti trascorrono. Lei fa il suo ingresso. Non ha più la gonna. Ha indossato delle calze nere autoreggenti. Una camicia bianca la copre fino a metà coscia. Non ha il reggiseno. Si notano la punte dei capezzoli che premono contro la stoffa. Si avvicina. Scosta una poltrona e l’avvicina al divano. Si siede. “Ecco questa è la scena di quel giorno. Manca un particolare. Dove lo hai nascosto? Tiralo fuori.” “Fallo tu.“ Janet infila la mano nella fenditura dei boxer e con le dita aggancia il fallo e lo porta allo scoperto. È flesso su se stesso. È l’emozione. “Non ci siamo. Sembra un fiore appassito.” “Per riprendersi ha bisogno di essere stimolato.” “Vediamo cosa si può fare.“ Con la mano libera mi circonda le palle e le accarezza. Il pene incomincia a muoversi. Con le dita mi tira giù la pelle che copre il glande. Il pene tenta di alzare la testa. Nel frattempo inizia a crescere. Il glande è lucido e di colore quasi violaceo. Pochi attimi e il pene si erge in tutta la sua lunghezza.

P. S. Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

WordPress Themes