La mattina seguente ci alzammo piuttosto presto.
Gloria voleva andare in spiaggia presto.
Arrivati decidemmo di farci una bella passeggiata lungo il bagnasciuga. Arrivammo camminando dove dei ragazzi stavano organizzando una partita di calcetto, li osservai con un po’ di invidia e probabilmente soprappensiero rallentai il passo.
- Perché non vai a giocare con loro?
Gloria aveva notato il mio interesse.
- Ma dai. Si saranno già organizzati.
- Sono in dispari, secondo me gli fai pure un piacere se ti unisci a loro.
- Mmm… e tu? Resti qui a guardare?
- No, torno a prendere il sole dove ho il telo.
Non ero per nulla convinto e me lo si leggeva in faccia.
- Non fare il timido come al solito.
- Ma…
In quel momento furono proprio i ragazzi che si rivolsero a me. Forse avevano captato il mio interesse e la mia indecisione, oppure semplicemente avevano bisogno di un altro giocatore per fare pari.
- Hey tu! Ti va di giocare a calcetto?
Gloria mi canzonò.
- Ora non vorrai farti implorare, vero? Non credo che quei ragazzi siano disposti.
In fondo l’invito mi aveva tolto un peso, mi sentivo obbligato a partecipare e non mi dispiaceva affatto svagarmi un poco. Dal canto suo Gloria non avrebbe nemmeno notato la mia assenza tutta presa dal migliorare la sua tintarella.
- Arrivo!
Mi sentii rispondere mentre già l’euforia del gioco invadeva il mio corpo.
Diedi un casto bacio di saluto a Gloria.
- Ti amo.
Le dissi, ma lei come al solito non mi rispose.
Di corsa raggiunsi il gruppo. Ci presentammo, ma io non sono mai stato troppo bravo a rammentare i nomi. Erano comunque ragazzi simpatici e mi trovai da subito a mio agio, tanto che non mi turbò nemmeno il loro interesse per Gloria.
- Quella là è la tua ragazza?
- Sì.
- Peccato!
- Come peccato?!
- Speravamo fosse tua sorella.
Sapevo cosa intendevano dire. Era chiaro che stavano scherzando e non me la presi affatto.
- Comunque complimenti. Bella ragazza.
Seguii lo sguardo dell’ultimo che aveva parlato e vidi che puntava dritto al sedere di Gloria. Indossava uno dei suoi ridottissimo bikini a vita bassa che metteva in risalto le sue proporzioni contenute, ma sode e tonde.
Mi sentii orgoglioso e per nulla infastidito, poi mi resi conto che quasi tutti la stavano guardando, lei si voltò per salutarmi con la mano e in quel momento anche un tizio che le passava a fianco la mangiò con gli occhi.
L’ imbarazzo mi salì sulle guance… tutta la spiaggia se la sarebbe fatta volentieri. Per un istante l’idea mi intrigò, ma tornai subito in me. Sentii farsi largo la gelosia tra quell’orda di sensazioni.
- Allora? Giochiamo?
Tornai più tardi da Gloria come sudato vincitore.
La trovai prendere il sole sdraiata a pancia in giù con la schiena scoperta e il reggiseno appallottolato al suo fianco, vicino a lei si era accampata la famiglia Marini. Avevo dimenticato quell’appuntamento.
La moglie era poco lontana col bambino a fare un castello vicino all’acqua, mentre il marito rimasto sotto il suo ombrellone stava conversando allegramente con la mai ragazza. Anche lui se la stava mangiando con gli occhi. Era giornata!
Quando mi vide si fece subito più serio interrompendo il dialogo con Gloria. Pensai che forse stava facendo un po’ il manzo con lei. Dovevo assolutamente contenere la mia gelosia.
- Ah eccoti tornato! Ti sei divertito?
- Sì, molto.
Mi sedetti al fianco del suo corpicino. Quel giorno pareva più bella e invitante del solito, forse la prima tinta dell’abbronzatura, non potevo biasimare tutti i maschi la cui attenzione ne veniva catturata. Le accarezzai la schiena lanciando un rapido sguardo al Marini. Marcavo il territorio.
- Che schifo! Sei tutto appiccicoso.
- Anche tu sei sudata… il sole picchia oggi.
- Andiamo a farci un bagno?
- Certo!
In quel momento Gloria si alzò sulle ginocchia, raddrizzò la schiena e mostrò il seno a tutti gli interessati che si trovavano di fronte a lei, la maggior parte del pubblico era gente distratta da altre faccende, non era tra questi il signor Marini, molto attento. Sia io che lui strabuzzammo gli occhi sorpresi da quel gesto. Mentre Gloria raccoglieva il suo pezzo mancante del costume, l’espressione di lui mutò in compiacimento, la mia in disappunto.
Lei si ricompose indossando il reggiseno con la massima naturalezza e noncuranza, poi si alzò camminando sculettando verso il mare.
Io ero un po’ frastornato, non volevo certo farle una scenata in mezzo alla gente. Una volta allontanati un po’ dalla riva e con poca gente attorno me la ritrovai avvinghiata al collo, le è sempre piaciuto farlo quando immersi nell’acqua fino alle spalle.
- Senti Gloria… ma non potevi indossare il reggiseno prima di alzarti?
- Certo, ma è scomodo.
Obiettò lei.
- Così però ti hanno visto tutti il seno.
- Tutti?
- Insomma sì, la gente attorno.
- Non è che ho fatto un annuncio e non è che erano tutti lì pronti con le fotocamere digitali… e poi sarò rimasta scoperta per uno o due secondi.
- Al signor Marini sono bastati.
Gloria esplose in una risata che decisamente mi parve finta e sforzata.
- Non sarai geloso di lui, vero? Accidenti! Potrebbe essere… mio padre.
- Cosa centra la sua età?
La vidi per un attimo indecisa.
- No. Non è l’età. Voglio dire… ha una moglie e un figlio di sette anni.
- E questo gli impedisce di guardarti arrapato?
Lei si allontanò da me visibilmente seccata.
- Non credo proprio che fosse arrapato. Chiudiamo qui il discorso.
Poi prese a nuotare aumentando le distanze.
Forse avevo esagerato. Del resto proprio io mi ero sentito orgoglioso degli sguardi su di lei, per un attimo la cosa mi aveva persino stimolato un senso di eccitazione. Il suo gesto esibizionistico mi aveva colto impreparato.
Effettivamente Marini non rappresentava un pericolo, sposato con figlio e moglie al seguito. Era pur sempre un uomo e non era indifferente alla mia Gloria. Di nuovo un leggero senso di eccitazione mi pervase.
Solo quando riuscì a calmarmi potei uscire dall’acqua, tornai a riva, Gloria era già supina sul suo telo ad asciugarsi al sole. Mi sdraiai sul telo al suo fianco.
- Scusami. Sono un cretino.
- Certo che lo sei, ma ti perdono.
Avvicinandomi per darle un bacio, notai ancora gli occhi di Marini su di lei. Sì, era pur sempre un uomo.
Per il resto della mattinata ci feci caso, lo sguardo di lui indugiò più e più volte sulle forme di Gloria.
Non mi dava più fastidio, anzi mi divertiva vederlo lanciare occhiate di nascosto dalla moglie fra un discorso e l’altro.
All’ora di pranzo la famiglia Marini tornò a pranzo all’albergo. Io e Gloria ci eravamo invece organizzati con bibite e panini. Il caldo era troppo e decidemmo di spostarci nella pineta dietro la spiaggia.
La pineta era più fresca, ombreggiata ovunque, in alcuni punti la boscaglia più fitta e in altri più rada adatta ai pic-nic.
Dopo aver pranzato ci sdraiammo sui teli, la mia idea era di appisolarmi all’ombra. Gloria era pensierosa.
- Piero andiamo a fare un giro per quel sentiero.
- No… vorrei riposarmi un po’.
- Non ti va nemmeno se cerchiamo un posticino nascosto dove fare sesso?
In quel momento ebbi un sussulto, trovai l’idea intrigante, ma non era quello di cui avevo bisogno. Non l’ennesima sveltina di nascosto.
- Questa pineta è frequentata, c’è il rischio che qualcuno ci scopra proprio sul più bello. Qui abbiamo una camera a disposizione… e tutta la notte. Da quando siamo arrivati non ci siamo ancora dedicati un po’ a noi due con la giusta calma e attenzione.
- Ancora questa storia. Che noia che sei! Allora ci vado da sola a fare un giretto nella pineta.
Se ne andò spazientita prima che potessi replicare.
Rimasi solo ad osservare il cielo celeste dietro i rami degli alti alberi, solo a riflettere su quello che era successo il giorno precedente, senza la pretesa di capire perché ovviamente impossibile. La mia fantasia stuzzicata dalle proposte di Gloria finì per delirare su pensieri proibiti.
Gloria che camminava sola in pineta, la immaginavo prendere un sentiero nascosto e arrivare in una piccola radura dove i miei compagni di calcetto della mattina si erano accampati per pranzare. Sorpresi prima di vederla arrivare, non si sarebbero poi lasciati sfuggire l’occasione chiedendole di rimanere per bere qualcosa e fare due chiacchiere. Avrebbero scherzato e bevuto birra, per poi passare a complimenti sempre più espliciti accompagnati da scherzi con le mani sempre più audaci. La birra, gli scherzi, il caldo e un po’ di eccitazione. Li vedevo infine senza costume fra gli alberi attorno alla mia ragazza anche lei completamente nuda intenta a regalare favori orali e manuali ai suoi spasimanti. Poi sesso! Sesso con uno alla volta, con due assieme, sesso di gruppo in ogni modo possibile.
- Piero! Svegliati!
Mi destai bruscamente alla voce di Gloria.
- Copriti che mentre dormivi ti è venuta un’erezione… non vorrai che ti vedano!
Cercai una posizione che nascondesse l’evidenza.
- Sei già tornata?
- Sono stata via quasi una mezz’ora… cosa vuoi che facessi da sola in pineta. Sono tornata indietro.
- Mi sono addormentato, non mi sono reso conto di quanto è passato.
- Speriamo piuttosto che nessuno abbia notato il tuo stato… particolare. A questo punto era meglio se venivi a fare sesso con me tra gli alberi. Più avanti ci sono delle dune di sabbia che si insinuano tra gli alberi e c’è un avvallamento ben nascosto adattissimo allo scopo.
Il mio vaneggiare mi tornò alla mente.
- Allora là ci avresti fatto del sesso?
- No, alla fine non credo. Hai ragione tu! La pineta è frequentata.
Gloria si accarezzò il lobo dell’orecchio destro, poi mi squadrò come se fossi senza speranza.
- Se ti è scesa la bandiera torniamo in spiaggia.
Il primo pomeriggio in spiaggia ci servì per ritrovare un po’ dell’intesa perduta a causa dei diversi fraintendimenti. Nulla di più che qualche coccola e qualche carezza sul telo da mare, eppure anche quelle piccole attenzioni contribuivano ad aumentare la mia eccitazione.
Non vedevo l’ora che arrivasse la sera per tornare alla nostra camera e fare sesso, magari prima sotto la doccia e poi proprio subito dopo assaporando la pelle di lei su lenzuola fresche di bucato. Dovevo aspettare ancora qualche ora.
Il pomeriggio si rivelò inaspettatamente lungo.
- Salve ragazzi! Disturbiamo?
La famiglia Marini era tornata in spiaggia.
Dentro di me rispondevo con un sì, ma a parlare fu Gloria.
- Signor Marini! Non disturba affatto… anzi ci fa piacere riavervi con noi.
- Grazie… sentite ragazzi… diamoci del tu, eh? Chiamatemi Flavio.
Poi si rivolse a me.
Ornella salutò distrattamente, la sua attenzione era sul bambino, il piccolo Giacomo che voleva andare a fare il bagno.
- Giacomo ora ci prepariamo poi il papà ti porta.
- Ornella, portacelo tu. Non mi va.
Si lamentò l’uomo piantando con cura l’ombrellone nella sabbia.
- Io l’ho portata in acqua stamattina. Voglio riposarmi un po’ anche io Flavio.
In quel momento intervenne Gloria.
- Se volete lo porto io a fare il bagno. A me piacciono i bambini e lui è così carino.
Non conoscevo questo lato materno di Gloria.
La madre del piccolo rimase sorpresa per l’offerta, sembrò rifletterci sopra.
- Grazie, ma non posso proprio chiederti una cosa del genere. In acqua è una furia. Ce lo porta il papà.
- E va bene… ci penso io, ma se vuoi venire a giocare a palla con noi Gloria… beh! Noi ti prendiamo. Vero Giacomino?
La proposta del signor Marini mi sembrava solo una scusa per stare con la mia ragazza. La moglie mi sembrò del tutto noncurante della circostanza.
Gloria mi chiese di accompagnarli, io però sdraiato sulla pancia nascondevo la mia ennesima erezione involontaria.
- Andate voi… io… io… non mi sento tanto bene.
- Forse stamattina non dovevi fare sport visto ieri sera. Riposati.
Sarebbe stato meglio rispondere che li avrei semplicemente raggiunti dopo. Così invece mi ero giocato la possibilità e me ne sarei pentito.
I giochi in acqua con la palla tra Gloria, il piccolo Giacomo e il signor Marini si rivelarono piuttosto animati. Io notai quasi subito che il minuscolo bikini della mia ragazza non era adatto ad attività ricreative balneari, il reggiseno si spostava, gli slip scendevano. Lei era in continuazione a sistemarsi il costume e a mio avviso ciò non dispiaceva affatto a Flavio Marini, anzi ad un certo punto cominciai anche a pensare che le lanciasse la palla in modo da farla agitare con la speranza di vedere qualcosa in più. Presto diventò ovvio.
Possibile che Gloria non se ne accorgesse?
La signora Marini intanto era assorta nella lettura di un giornale di ricamo. Cercai di attrarre la sua attenzione sulla scena, così che magari intervenisse.
- Suo figlio è vivace!
Finalmente lei alzò gli occhi dalla sua lettura. Osservò per alcuni secondi.
- E’ tutto suo padre. Flavio quando non gli va di fare qualcosa è pigro, ma quando si diverte è inarrestabile. Ha un’energia a volte!
Questo era il suo commento. Mi dava tanto l’idea che si fosse accorta del furbesco atteggiamento del marito, ma forse le andava bene così fin che le teneva il bambino fuori dai piedi.
Allora dovevo intervenire io. La mia erezione non era più pericolosamente evidente, mi alzai e andai ad osservarli sul bagnasciuga, non potevo andare oltre, avevo detto che non stavo tanto bene. Da Gloria ho imparato che le bugie devono avere un filo logico di coerenza.
Ero certo che la mia presenza incombente potesse mettere fine a quella messa in scena.
Non fu affatto così. Gloria mi vide, mi salutò con la mano e mi mandò un bacio. Anche il signor Marini mi notò, ma non accennò a mutare il suo comportamento, al contrario urlava allegramente a Gloria di rincorrere la palla incitando il figlio ad ammonirla allo stesso modo.
Ogni volta che lei doveva sistemarsi il costume, praticamente ogni dieci secondi, mi lanciava uno sguardo malizioso, si era messa a flirtare con me, il suo atteggiamento galvanizzava i suoi compagni di gioco, uno in particolare. Avevo gettato benzina sul fuoco con la mia bella trovata.
Dopo l’ultimo recupero della palla vidi chiaramente un capezzolo di Gloria fare capolino fuori dal costume. Mi sembrò che anche lei se ne accorgesse, ma stavolta dopo l’occhiata sexy a me rivolta non si aggiustò.
Come rideva divertito il piccolo Giacomino per l’animato gioco e come se la rideva anche il suo papà.
Stavo per avvertirla di coprirsi quando lo fece da sola. Cominciai a spazientirmi, ma non trovavo modo per intervenire senza sembrare il tipico ragazzo geloso e possessivo.
Non c’era speranza le dovevo chiedere di risalire a riva, lei si sarebbe sicuramente arrabbiata.
Proprio quando mi decisi a farlo, mi bloccai, rimasi letteralmente a bocca aperta vedendo che in uno slancio gli slip di Gloria si abbassarono tanto da mostrare un po’ della bruna peluria pubica.
Non fui l’unico a reagire con similare stupore.
- Ti sono scese le mutande!
Urlò Giacomino scoppiando in una fragorosa risata. Gloria si guardò gli slip con finta sorpresa e si risistemò sfoggiando la sua solita occhiata maliziosa, ma stavolta non a me, al signor Marini che sogghignava tutto soddisfatto.
- Dai Gloria, vieni su adesso.
- No, voglio giocare ancora con Giacomo.
Con chi stava giocando? Non certo col bambino. Con me? Oppure con il signor Marini?
Non potevo replicare. Se avessi insistito avrei solo peggiorato la situazione, per ripicca non so cosa avrebbe potuto fare. Rimasi quindi zitto ad osservare quel gioco che tanto la divertiva.
Lei da parte sua continuò a rivolgere le sue occhiate… non più a me. Vidi ancora un paio di volte un capezzolo sfuggire dal reggiseno, una volta ancora il pelo pubico e quasi per intero il tondo sederino sfuggire dal ridotto slip. Marini era soddisfatto, lo trovai un paio di volte cercare il mio sguardo, come per conferma, approvazione, o forse per schernirmi.
Cosa potevo fare? Con le mani giunte mi nascondevo per quanto possibile la piena erezione, tornando indietro la signora Ornella l’avrebbe notata… e cosa avrebbe pensato? Probabilmente suo marito si era già accorto della mia situazione e probabilmente era per lui un implicito invito a continuare. Forse lo era.
- Papà, sono stanco, torniamo su dalla mamma.
Grazie piccolo Giacomino.
Gloria venne da me e mi abbracciò. La mia erezione era sulla sua pancia.
- Ti senti ancora poco bene?
- Non lo so.
Davvero non ne avevo idea.
- Secondo me stai meglio… se vieni a fare il bagno con me… ti faccio un massaggino al pancino.
- Al pancino?
- O dove ce ne è bisogno!
Come potevo rifiutare, forse era l’unico modo di far scomparire quell’imbarazzante tormento.
Entrai in acqua con lei. Ci immergemmo oltre l’ombelico, meno di quanto io ritenevo necessario per non farci notare. Fu inutile insistere.
Ero piuttosto sicuro che anche da riva un buon osservatore avrebbe notato il suo massaggio. Mi parve anche che Marini ci stesse scrutando, abbandonato il bambino alla mamma era tornato verso il mare immergendosi fino alle ginocchia.
Gli diedi le spalle facendo spostare Gloria in modo da nasconderla con il mio corpo. Lei era divertita, ogni tanto si affacciava da sopra una mia spalla per controllare la riva. Io godevo.
- E’ meglio se ti sbrighi perché Flavio sta venendo qui.
- Si sarà accorto di quello che mi stai facendo?
- Non lo so.
- Perché non ci lascia in pace?
- Non lo so. Magari vuole una sega anche lui!
- Gloria non ci pensare nemmeno!
Alzai un po’ la voce preso dal panico.
- Sshhhh! Non urlare. Stai tranquillo che non ho intenzione di fare una cosa del genere. Per chi mi hai presa?
Nemmeno poco prima pensavo che potesse atteggiarsi da esibizionista. Non sapevo cosa pensare e non ero certo nelle migliori condizioni per riflettere con calma.
- Allora Piero! Ti sbrighi a venire? Guarda che sta arrivando.
- Vai solo un tantino più…uuhh… sì… ecco! Veloce così.
Il tempo è tiranno a volte.
- Ragazzi tutto bene?
Gloria interruppe il suo lavoro sbucando di lato e affrontando il signor Marini.
- Sì, Flavio… perché lo chiedi?
- Piero aveva detto che si sentiva poco bene… poi l’ho visto un po’ strano prima… non volevo che foste a litigare per la questione di Giacomo.
Mi bastava una manciata di secondi per un orgasmo il cui desiderio diventava difficile da trascinare oltre, era proprio necessario che quel buon padre di famiglia facesse tutta quella strada per interromperci? Gloria non era irritata quanto me. Mi sembrava invece divertita.
- Non ti preoccupare Flavio. Tutto bene. Grazie di essertene preoccupato.
Non potevo resistere oltre.
- Io mi faccio una nuotata. Vieni anche tu Gloria?
- No, fai pure da solo. Io ti aspetto qui.
In sostanza la mia ragazza mi stava dicendo di arrangiarmi a concludere il lavoro che lei aveva iniziato ed era un’ottima idea che mi allontanassi un po’ a tale scopo. La sostanza era quella.
Nuotai con energia scaricando tutta la mia rabbia nelle bracciate. Ad una certa distanza li osservai scherzare stando bene attento che non si avvicinassero troppo tra loro. Ero geloso. Li vidi solo ridere e parlare, ma quando arrivai all’orgasmo stavo immaginando Gloria dimostrarsi particolarmente disponibile. Me ne vergognai.
Quella sera avevamo appuntamento con la famiglia Marini.
Gloria si era fatta particolarmente bella, la trovavo anche particolarmente provocante e ciò mi infastidiva particolarmente. Il signor Marini se la sarebbe mangiata con gli occhi per tutta la sera, ne ero certo.
Indossava un top nero corto e attillato e jeans a vita bassa strappati in diversi punti, si era fatta lo smalto alle mani e ai piedi, rosa con brillantini come i sandolini che aveva scelto, si era truccata con cura, tanto che ormai vestito da tempo io decisi di aspettarla a tavola. Scese che già molte persone in sala avevano terminato.
Dopo cena andammo tutti assieme in centro per provare il gelato della famosa gelateria tanto decantata.
Il locale si trovava su una strada secondaria, era comunque abbastanza grande e frequentato. I tavoli all’esterno erano una decina e la metà all’interno, aspettammo una decina di minuti perché se ne liberasse uno fuori. Dentro c’era caldo, ma la gente vi si accalcava comunque peggiorando la situazione.
Effettivamente il gelato era buono, ma rimasi un po’ deluso, come capita sempre quando le aspettative sono alte, pesava però anche il fatto di non voler dare soddisfazione al Marini.
Ornella era una donna simpatica, il piccolo Giacomo un bambino divertente e in fondo Flavio Marini non era una persona antipatica, al contrario, era piacevole la loro compagnia, purtroppo come avevo previsto certi sguardi accaniti tendevano ad indispormi.
Gloria aveva notato le occhiate del signor Marini, non ne era affatto dispiaciuta. Seduti al tavolo notai che diventavano sempre più insistenti. La moglie del vecchio porco sembrava non accorgersene. Possibile che fosse solo una mia idea?
Poi vidi che anche il cameriere e diversi clienti e passanti scrutavano morbosamente la mia ragazza.
La mia posizione al tavolo non mi era di aiuto e solo dopo un po’ arrivai a capire. Gloria seduta aveva i jeans che rimanevano abbassati sul posteriore. Era già capitato che con quei pantaloni mostrasse il perizoma e uno spicchio di natica, ma non in quel modo. Si era dimenticata di mettersi la biancheria intima?
Sgranai gli occhi, Gloria si accorse della mia reazione. Sgranai ancora di più gli occhi lanciandole un implicito messaggio. Non capiva o non voleva capire. Aggiunsi un piccolo calcetto, ma nulla.
- Io ragazzi devo andare un attimo alla toilette.
Saltò su il Marini.
Poteva essere ancora la mia fantasia, mentre si alzava mi parve però che sotto i pantaloni avesse una erezione, certo la camicia portata libera nascondeva bene il fatto da in piedi.
Gloria saltò su con una affermazione inaspettata.
- Vengo anche io!
La guardai perplesso e lei si affrettò a spiegarsi.
- Flavio, la accompagno, devo andarci anche io, così mi fa vedere dove è.
- Certo… prego.
Fingendosi galantuomo le scostò la sedia, ovviamente per dargli una bella guardata al fondoschiena.
Non credevo certo che fosse un pericolo lasciarli andare da soli, però non mi andava proprio, del resto come potevo aggregarmi a mia volta. Avrei fatto la solita figura dello sciocco geloso fidanzato.
Li guardai silenzioso andare via sorridenti.
- La toilette in questo locale non è il massimo.
Intervenne la signora Ornella. Le rivolsi lo sguardo chiedendo implicitamente la spiegazione di quella affermazione che certo era attinente, ma nel contesto non aveva un grande significato.
La signora mi lanciò prima uno sguardo di intesa rivolgendo gli occhi verso il piccolo Giacomo. Vedendomi perplesso si decise a parlare cercando di non usare parole che insospettissero il figlio.
- Quella toilette è un po’ un punto di ritrovo per alcune persone.
Non esistono bambini non curiosi e spesso lo sono nei momenti sbagliati.
- Quale gente mamma?
Vidi la madre arrossire.
- Ci sono persone che si vergognano a darsi i bacini e si nascondono in bagno per farlo.
- Ah ah ah! Davvero mamma? Che stupidi.
La signora mi guardò di nuovo con una espressione che diceva tanto.
“Spero che tu abbia capito perché non ho intenzione di spiegare cosa succede dentro quella toilette”
- Perché si vergognano mamma?
- Perché… perché…
Non ascoltai le buffe risposte che seguirono alle insistenti domande del bambino. Sbirciai all’interno del locale. Potevo vedere Marini e Gloria in fila vicino al muro. Parlavano e ridevano, lui la fissava.
- Il babbo vuole dare i bacini di nascosto a Gloria?
L’impertinente domanda del piccolo Giacomo mi fece strabuzzare gli occhi.
Il bambino rideva divertito. Sapeva di aver detto qualcosa che non doveva dire, però non si rendeva conto di ciò che realmente significava. La madre lo ammonì di smetterla. Poi si rivolse a me per scusarsi.
- Scusalo Piero. E’ un bambino.
Cercai di sembrare tranquillo e me ne uscii con una frase che speravo divertente.
- Non c’è problema, lo so che non sono andati a darsi i bacini di nascosto.
Quella possibilità diventava però sempre più plausibile nei miei pensieri. Cominciai a sudare. Cercavo Gloria con lo sguardo timoroso di vederla scomparire assieme col signor Marini. Non riuscii a contenere cattivi pensieri.
Loro in un piccolo stanzino a consumare una sveltina mentre altri fuori dalla porta aspettano il loro turno.
Mi alzai di scatto.
- Vado anche io. Approfitto del fatto che mi hanno tenuto un posto in fila.
Avanzai tra la gente senza togliere mai gli occhi di dosso a Gloria. Arrivai da lei col fiatone più per l’ansia che per la fatica fatta per avanzare celermente.
- Cosa c’è Piero? Tutto bene?
Certo non dovevo avere una bella cera.
- Niente… niente… dovevo andare anche io al bagno… ne ho approfittato… così non devo fare la fila.
- Sei un furbacchione!
Mi canzonò Marini. Lo scrutai speranzoso di cogliere nella sua espressione una traccia di delusione per aver rovinato i suoi piani. No, nessuna reazione. Ancora una volta mi ero fatto condizionare dalla gelosia.
Dietro Gloria c’era una madre col figlio di pochi anni e a seguire un signore di mezza età, in fila a precedere il turno di entrata una signora piuttosto in carne, sudata e visibilmente impaziente di poter usufruire dei servizi.
La signora Marini mi stava quindi prendendo in giro? Quelle persone non erano in cerca di una sveltina.
Mi tranquillizzai.
Gloria interruppe le mie riflessioni senza senso.
- Dato che sei qui, se si libera il bagno di destra mi tieni la porta. Pare sia rotta la serratura.
- Va bene.
- Entriamo assieme così ce la teniamo a turno. Il bagno di sinistra è occupato da quando siamo in fila. Ci sarà qualcuno che sta male.
In quel momento si aprì proprio la porta di sinistra. Ne uscirono due ragazzi madidi di sudore. Uno dei due era piuttosto effeminato nelle movenze e quando lo sentii parlare non mi fece un impressione differente.
- Che caldo là dentro, acciderbola! Quando però ci vuole ci vuole.
Passandomi di fianco mi fece l’occhiolino. Intanto la signora davanti a noi nella fila occupava la toilette imprecando.
- Degenerati! In un luogo pubblico.
Quindi quando la signora Marini parlava di persone che si davano i baci di nascosto per vergogna intendeva dire coppie omosessuali?
A confermare la mia supposizione arrivarono due ragazzi che si accodarono in fondo alla fila. Dall’aspetto sembravano due normalissimi amici, però effettivamente stavano molto vicini e con gesti delicati si sfioravano senza dare troppo nell’occhio.
- Piero! Non guardarli! E’ da maleducati.
Si liberò anche il bagno di destra, da questo uscì una giovane ragazza.
- Andate pure voi due. Io aspetto questo.
- Grazie Flavio.
- Grazie.
Aggiunsi io a bassa voce seguendo la mia fidanzata nel piccolo stanzino. Un odore acre mi raggiunse immediatamente le narici, puzzo di piscio e sudore, forse anche di sesso. Mi guardai attorno. Le pareti erano coperte di scritte e disegni volgari, il pavimento era sporco, dietro la logora tazza del water erano abbandonati due preservativi, uno vecchio e vuoto, l’altro recente e pieno. Lo squallore ci circondava.
- Tienimi la borsetta e mantieni la porta chiusa.
- Va bene… non credo che quelli in fila dietro di noi possano…
Mi bloccai quando Gloria abbassandosi i jeans mostrò di non avere biancheria intima. Avevo quasi dimenticato quel mio sospetto.
- Non hai messo gli slip?!
Intanto Gloria in equilibrio per non appoggiarsi al water urinava con soddisfazione.
- Volevo portare i jeans bassi, ma non mi andava che si vedessero gli slip.
- Preferisci che tutti ti guardino il sedere quando ti pieghi?
- Tutti? Sei davvero ossessionato!
Volevo replicare, ma non trovai parole intelligenti da dire. Stavo collezionando pessime figure.
- Prendimi i fazzoletti di carta da dentro la borsa… questa carta igienica mi fa senso.
Mentre passava la soffice pezza di carta sul pube non potei fare a meno di trovarla incredibilmente sensuale.
Ci scambiammo di posto. Io non avevo assunto sufficienti liquidi per portare a termine ciò per cui in teoria ero venuto con Gloria e in realtà avevo anche un inizio di erezione.
- Allora? Ti sbrighi?
Mi invitò lei.
- Non mi viene. Non ce l’ho.
- E allora cosa sei venuto qui a fare.
Mi voltai senza sapere cosa rispondere. Mi trovò Gloria una risposta plausibile.
- Ho capito. Sei un bel lurido. Vuoi fare sesso!
Sussurrò per essere sicura che nessuno sentisse. Come scusa poteva anche funzionare, non avevo voglia ovviamente di farlo in quello squallore, mi aspettavo comunque un deciso rifiuto.
- Ornella ha detto che qui ci sono tante coppiette che lo fanno… non mi aspettavo però che fossero coppie gay.
- Dici che quelli di prima si sono inculati nel cesso?
- Sì… può essere.
- Wow! Però… Piero… qui fa schifo… è tutto così sporco… non lo abbiamo mai fatto in un posto talmente sudicio!
Ci erano già capitate occasioni in cui ci eravamo scambiati attenzioni in bagni pubblici, sono locali mai veramente puliti, ma quello era effettivamente l’apoteosi.
- Hai ragione. Lasciamo perdere. Lo faremo dopo in camera.
- No, no, no… è davvero trasgressivo! Mi hai convinta.
Così dicendo si slaccio i jeans, dopo essersi girata verso la porta dandomi le spalle, li abbassò fino al ginocchio e divaricò le gambe per non farli cadere sul pavimento, mi dava così anche una chiara idea della posizione che aveva scelto. Si appoggiò in avanti con una mano per tenere chiusa l’entrata, con l’altra prese a toccarsi tra le cosce.
Girò la testa e vidi il suo sguardo eccitato.
- Sbrigati però! Che fuori aspettano… non vorremo farci riconoscere come quei due di prima! Mmmm… dai che sono eccitata. Tira fuori il preservativo.
Vedere Gloria masturbarsi dandomi le spalle non mi lasciava ovviamente indifferente. Malgrado non fosse ancora una volta quello che mi aspettavo da quella vacanza, mi trovavo pronto. Tuttavia non avevo portato con me alcun profilattico, proprio perché pensavo ad un approccio più intimo nella nostra camera da letto ad un’ora più tarda.
- Gloria… non ne ho… non li ho presi.
- Come no? E ora? Non mi va di farti un pompino… voglio chiavare!
Sebbene non ci fosse nemmeno l’ombra del romanticismo che bramavo non potevo darle torto.
- Va bene… senti… lo tolgo prima che…
- Sei scemo? Sono nel periodo più a rischio!
Intanto nojn cessava di toccarsi, anzi lo faceva con sempre maggiore foga.
- Ohh… ora ho capito! Sei un porco! Hai organizzato tutto dal principio… mmmhhh… me lo vuoi mettere nel culo come se io fossi un maschietto… il tuo fidanzatino… porcooohhh
- Parla piano! O ci sentiranno.
In realtà io non lo avevo pensato, ma anche quell’idea non mi dispiaceva ora che l’avevo sentita.
- Pierooo… mmmhh… ho paura! Giurami che sarai cauto!
Gloria era realmente in balia della situazione? O forse ero io ad esserlo di lei?
Sudavo per il caldo e l’eccitazione. Non riuscivo più a pensare, non ero in grado di aspettare.
Con la mano guidai il pene tra le natiche di Gloria, le trovai bagnate di sudore e il glande scivolò facilmente sulla stretta entrata posteriore. Provai a spingere.
- Piano! Mi fai male!
Spinsi con più delicatezza senza avere troppo successo.
- Fai piano! Fai piano!
Forse fu la mia immaginazione, mi parve di sentire ansimare qualcuno. Subito pensai al Marini che origliava e si masturbava nel bagno a fianco. Il pensiero mi galvanizzò ancora di più.
Riprovai ancora ed ebbi finalmente l’impressione di ottenere un minimo miglioramento.
- Piero.. Piero… mi sta entrando!
Insistei.
- Nooo… che male!
Mi fermai tirandomi indietro a quella esclamazione. Gloria non smetteva di masturbarsi. I suoi messaggi mi disorientavano.
Qualcuno tirò lo sciacquone nel vano a fianco.
Non potrei dire cosa sarebbe successo se avessimo continuato. Marini ci bussò alla porta.
- Tutto bene ragazzi?
Risposi cercando di controllare il tono di voce.
- Sì… non si preoccupi usciamo subito!
Gloria mi fissò colta dal panico.
- Ci avrà sentiti?
Mi domando bisbigliando.
- Può essere.
Ero troppo intontito per comprendere se mi sarebbe piaciuto o dispiaciuto.
- Meglio lasciare perdere… questa cosa non fa per noi.
- Sì… forse… forse hai ragione.
Ero comunque convinto a quel punto che avremmo fatto scintille una volta tornati in albergo.
Gloria crollò stanca sul letto invece.