Risposta ad una lettera

Poco tempo dopo aver scritto il racconto “La mia prima volta saffica” sono stata contattata da una lettrice in cerca di se stessa e di un mio parere.
Lungi da me l’idea di poter dare risposte da esperta, ho deciso di risponderle per offrirle il mio punto di vista. Con il consenso della destinataria ora pubblico qui la mail che le ho inviato sperando che le riflessioni dovute alle esperienze che ho vissuto possano essere utili a questa amica e ad altre persone.

Ciao D., mi metti un po’ in difficoltà: fatico a darti consigli o a esprimere un mio parere se tu non ti apri. Ma prima di tutto devi capire tu se hai bisogno di aprirti.
La tua richiesta che io ti faccia delle domande mi sembra che indichi un desiderio in tal senso, ma per me non è facile fare domande su cose che solo tu sai e conosci.
Tu mi hai contattata nel periodo in cui ho scritto il mio racconto sulla mia prima esperienza saffica, quindi per quanto posso avere intuito io (ma posso sbagliarmi) tu potresti avere fantasie erotiche di questo genere.
Certamente provare attrazione per un’altra donna è una condizione che può mettere a disagio verso il proprio uomo, ma non è detto che debba essere così. Mi spiego.
Intanto credo che dovresti riflettere e capire se la tua attrazione è un desiderio erotico in generale o se provi attrazione e affetto per una donna specifica.
Nel secondo caso potrebbe essere un problema, ma ben oltre al fatto del desiderio saffico! Cioè tu provi sentimenti per una persona diversa da tuo marito, non importa il fatto che sia uomo o sia una donna. In tal caso devi riflettere sul rapporto con tuo marito e con la terza persona.
Nel primo caso invece (scusami se procedo in ordine inverso) la situazione non è poi tanto nera. In generale può succedere di avere desideri e fantasie anche distanti dalla propria vita quotidiana (e non mi riferisco solo a desideri erotici saffici). Personalmente io credo che reprimerli sia quasi peggio che assecondarli, ma credo anche che assecondarli senza ritegno (quando poi si condivide un rapporto di amore con un partner basato sul rispetto e la stima reciproca) possa essere pericoloso.
Io per un periodo della mia vita ho vissuto di eccessi, ora credo di aver raggiunto una sorta di equilibrio.
Secondo me dovresti condividere le fantasie erotiche con tuo marito, ma questo non vuole dire (se la tua fantasia è una fantasia saffica) di coinvolgere nella vostra relazione una terza persona di sesso femminile, infatti questo sarebbe un eccesso e potrebbe compromettere la vostra relazione a causa dell’ingresso improviso di una figura estranea.
Se hai desideri erotici saffici potresti intanto rivelarlo a tuo marito in un momento di intimità (tranquillizzandolo però che si tratta di una fantasia!), potreste giocarci col pensiero assieme mentre vi sfiorate nel vostro letto, poi un’altra volta potresti noleggiare un film per adulti con scene erotiche tra donne, guardarlo assieme a lui e lasciarvi andare alle emozioni, oppure addirittura potreste scambiarvi qualche volta i ruoli, tu fai l’uomo e lui fa la donna, scambiandovi anche i vestiti!
Io ti sconsiglio al momento di coinvolgere una terza persona di sesso femminile. Prima indaga la tua intimità, la vostra intimità e poi vedrai cosa ne esce.
Il tuo desiderio così potrebbe essere almeno in parte appagato e il rapporto con tuo marito al sicuro e forse anche migliorato.
Riflessioni di questo genere possono essere valide per un qualsiasi desiderio erotico segreto e trasgressivo: condividerlo col partner e cercare giochi erotici che ne richiamino alcuni aspetti ( specie se è troppo proibito o lontano dalla propria quotidianità).
Malgrado il mio passato burrascoso, io ora non metterei mai in discussione il mio equlibrio interiore e il rapporto con mio marito.

Un bacio con affetto
Natasha

Stelle cadenti – L’albero di Romeo II

L’albero di Romeo – capitolo secondo

Non potevo dormire.
Con Clara mi ero finta tranquilla. Dovetti.
Lei aveva i nervi a fior di pelle. Rimase quasi mezz’ora in camera di Romeo, di tanto in tanto alzava la voce. Quando finì con la ramanzina era distrutta e oltre ogni modo nervosa. Mi chiese se avevo bisogno di qualcosa che mi aiutasse a dormire io pensai ad una camomilla, invece parlava di pillole. Come mai aveva quel tipo di farmaci non me lo domandai, ma non volli assumerne. Forse però avrei dovuto seguire il suo esempio.
Non avrei certamente preso sonno quella notte.
Ero preoccupata per la ma amica. Uno solo dei tanti pensieri che mi turbavano.
Mi chiedevo come Clelia si fosse spinta tanto oltre. Aveva agito in preda all’istinto o forse alla frustrazione per la storia finita male col suo ragazzo, Certamente non poteva aver deciso lucidamente. Cosa altro poteva averla spinta in quella direzione?
In realtà una risposta l’avevo, una risposta banale, ma ossessionante nella solitudine della mia stanza in quella notte calda, troppo calda.
Non potevo fare a meno di pensare all’albero di Romeo, non la grande quercia in giardino, piuttosto la possente pianta che lui si ritrovava tra le gambe.
L’immagine del suo denso orgasmo mi infestava la mente e si alternava solo con la scena di Clelia che lo bramava inginocchiata.
Sudavo. Forse avrei dovuto accettare una delle pillole di Clara. Mi girai e rigirai fino a che la mia attenzione venne attiratala un rumore. Mi parve di udire dei passi nel corridoio.
La mia mente visualizzò l’immagine di Clelia che di soppiatto si infilava nella stanza di Romeo.
Mi alzai di scatto. Dovevo fermarla!
Appena aprii la porta della mia camera mi ritrovai nel corridoio deserto. La mente mi stava giocando brutti scherzi, ormai convinta della mia paranoia mi arrivò all’orecchio un nuovo indizio, rumore di stoviglie, presumibilmente dalla cucina.
Almeno non ero pazza e fortunatamente la mia ipotesi era sbagliata.
Pensai comunque a Clelia. Era meglio tornarmene a letto, non sarei riuscita comunque a dormire torturata da tremende visioni. Se dopo lo spuntino Clelia avesse cercato davvero di fare una visita inattesa a Romeo.
Sono sempre stata abituata ad affrontare i problemi e non ad esserne in balia. Così mi chiusi la porta della mia stanza alle spalle e optai per la cucina. Ci trovai effettivamente Clelia.
Si stava mangiando pane, burro e marmellata nel bel mezzo della notte. Sembrava del tutto tranquilla nella sua t-shirt bianca attillata, senza un filo di sudore. Come ci riusciva?
Io indossavo a differenza di lei un pigiama corto grigio, la cui larga maglietta era ben impregnata di sudore. Ed ero agitata, molto agitata.
- Già sveglia?
Mi chiese in tono costruito.
- Non riuscivo a dormire. Anche tu?
- Già. Avevo una fame!
Come ci riusciva? Non era nemmeno un po’ irrequieta.
Mi sedetti di fronte a lei e iniziai a prepararmi una fetta di pane col burro imitandola. Non l’avrei certo mangiata, non avevo fame.
Anche la pizza l’avevo lasciata quasi del tutto. Sono una di quelle persone che in preda all’ansia gli si chiude lo stomaco. Ci sono quelle invece che diventano affamate e si cibano senza sosta per dimenticare o forse confondendo il peso sullo stomaco per appetito. Clelia era forse tra questa seconda categoria. Dovevo saperlo.
- Hai fame perché sei nervosa?
Forse ero stata un po’ troppo diretta.
- Io? No affatto. E tu?
Quella ragazza sapeva come irritarmi.
Depositai la fetta di fronte a me e ammisi la verità.
- Io non ho fame.
- Allora non sei obbligata a mangiare. Me la faccio io la tua fetta.
- Come fai a essere così tranquilla? Ti rendi conto di quello che è accaduto.
Lei non mi rispose e finì placidamente gli ultimi bocconi del suo spuntino notturno… leccandosi persino le dita.
- Barbara, certo che me ne rendo conto.
- Ah! Davvero? Non sembra affatto.
- Forse mi sono fatta prendere un po’ la mano.
- Dici?
Usai volutamente una cadenza sarcastica.
- Certamente… quando siete arrivate… sarebbe stato meglio smettere… ero molto eccitata e ho perso la testa… però voi avete un po’ esagerato.
- Noi avremmo esagerato.
Che sfrontatezza!
- Può capitare di sorprendere qualcuno in un momento poco opportuno, ma voi siete state invadenti.
- Invadenti?
Ero realmente stupefatta e offesa, era chiaro che davvero non si rendeva conto, in alternativa mi prendeva in giro.
- Non ti abbiamo beccata col tuo ragazzo… ma con Romeo! Capisci la differenza?
- No! Siete voi che vedete una differenza dove non c’è!
Stavolta nella sua risposta si sentiva un filo di irritazione. Almeno ero riuscita a graffiarla.
- Clelia! Lui è come un bambino.
Aspettò qualche secondo per riprendere il controllo. Mi sorrise celando di essersi sentita spazientita. Tornò tremendamente calma.
- Anche io lo credevo. Poi ho compreso che non è così. Forse è un po’ tonto, ma non è affatto un bambino. In realtà, lo ammetto, volevo approfittarmi della sua ingenuità… perché… ero rimasta piuttosto colpita… sì… colpita da una particolare dote… che ho trovato attraente…
- Attraente?
- Non far finta di non capire. Hai visto anche tu che uccello che si ritrova!
- Sì… però…
- Non c’è alcun però!
Prima di continuare afferrò la mia fetta di pane per condirla con la marmellata. Stava cedendo.
- Anche io avevo delle remore a… sedurlo.
- Allora avresti potuto evitarlo.
- Non avevo proprio intenzione di arrivare a quel punto!
Perse per un istante di nuovo la sua impassibilità.
Cominciai a comprendere che tra tutta quella controllata freddezza Clelia celava una rivelazione, la chiave del rompicapo.
- Continua.
- Volevo solo guardarlo. Ammetto di aver anche ipotizzato di toccarlo… ma in realtà non credevo di poterlo fare.
La vidi mascherare un fremito. Mi sforzai di essere più indulgente.
- Sei però andata ben oltre. Cosa è successo? Vuoi dirmelo?
Clelia masticò un boccone con calma e poi cominciò a svelarmi la verità
- Come ti ho spiegato volevo solo guardarlo da vicino… lui ha accettato subito… mi sono sorpresa… ma avevo quello che volevo e non ci ho badato troppo. Gli è diventato subito duro e lì avrei dovuto insospettirmi. Sapeva benissimo il fatto suo! Te lo garantisco.
Aspettò una mia reazione, ma io mi stavo sforzando di mettere a fuoco.
- Mi ha chiesto lui se volevo toccarlo… e io ho accettato innocentemente credendo di essere io a condurre il gioco.
Non mi stava mentendo, ne ero sicura… eppure mi sembrava una storia di fantasia. Non riuscivo proprio a pensare un Romeo così… audace.
- Almeno ti saresti potuta fermare lì!
Non era quello che volevo dire, ma fu l’unica cosa che mi venne in mente. Colpevolizzarla era anche un modo per continuare a negare una possibile responsabilità di Romeo. Ancora mi mancava la chiave.
Clelia finì la mia fetta di pane, poi si versò da bere per smaltire il boccone. Le tremava un po’ la mano. C’era da scoprire ancora il particolare definitivo. Non riuscivo a resistere, dovevo sapere!
- Quindi? Clelia dimmi cosa è successo!
- Io sono stata con parecchi ragazzi. Con nessuno ho fatto sesso completo… non me la sono mai sentita… non sono mai riuscita ad andare fino in fondo.
- In questo non c’è nulla di male. Non vedo però cosa centri ora.
- Ho i miei metodi per tenere a bada i ragazzi un po’ troppo focosi.
- Troppo focosi?
- Prima che me ne potessi accorgere stava allungando le mani con una certa decisione e in men che non si dica mi sono trovata senza le mutande… me le ha quasi strappate!
- Ti ha strappato le mutande?
- Esatto… e se non lo tenevo buono in qualche modo…
Spalancai gli occhi per la sorpresa e come implicito invito a continuare il racconto. Stavo cominciando a crederci.
Clelia si sporse verso di me e mi sussurrò.
- Me lo voleva mettere nel culo!
- Te lo voleva mettere nel culo?!
- Sì. E’ un porco!
Io ero stupefatta oltre ogni limite.
- Un porco?
- Ma c’è l’eco in questa stanza? Sì… Romeo è un porco.
Feci un bel respiro.
- Per questo non ti senti in colpa.
- Esatto! Ora hai capito finalmente.
Insomma ero la stupida che negava l’evidenza. Eppure non riuscivo a immaginarmi Romeo in quei panni. Clelia come se mi leggesse nel pensiero bloccò le mie riflessioni sul nascere.
- Non pensare troppo male di lui ora. E’ un ragazzo che ha le sue esigenze e quando ci siamo trovati lì… non mi sento colpevole, ho però le mie responsabilità… certamente anche io mi sono sentita molto coinvolta…
Eravamo alla svolta.
- Cosa mai stai cercando di dirmi?
- Non posso fare a meno di pensare a quel cazzone enorme! Non mi ricapiterà mai più.
Ecco come stavano le cose.
- Credo che nemmeno a lui capiterà mai più di…
Clelia mi rise in faccia isterica.
- Come fai a essere così sempliciotta? Ma non capisci?
Scossi il capo negando timidamente.
- Certamente lui ha già avuto esperienze! Non è affatto inesperto!
- Ma come puoi dirlo?
- Me lo voleva mettere in culo! Certe idee non vengono a chi non ha alcuna esperienza sessuale… sapeva muovere le mani… sapeva cosa è un pompino… poi…
- Come ha imparato queste cose?
Mentre Clelia mi guardava esprimendo la sua soddisfazione ‘finalmente ci sei arrivata’ in cucina in quel momento entrò Romeo.
- Ciao lagasse!
Io e Clelia colte impreparate in sincronia sussultammo come colte con le mani nel sacco.
- Di cosa pallate?
Non riuscivo più a vederlo come il dolce bambinone, mi ritrassi istintivamente quando lui si avvicinò. Per un attimo sembrò interdetto, poi lasciò perdere e si rivolse verso Clelia. Certamente era divenuta la sua preferita.
- Vollei anche io la malmellata.
Per vincere l’imbarazzo di cui traboccavo mi tenni impegnata preparandogli lo spuntino.
Clelia ne approfittò per fare il punto della situazione.
- Come mai sveglio?
- Avevo una glan voglia.
Intervenni candidamente.
- Di marmellata?
- Noooo… volevo Clelia… ma lei non cela in camela.
Un incubo al contrario.
Arrossì violentemente. Abbassai lo sguardo riconoscendo la solita ingenua sfacciataggine di Romeo, però applicata ad un tema più scomodo del solito. Ma quanto era reale quella sua ingenuità?
Rialzai gli occhi, sicura che certamente intendeva dire che aveva tanta voglia di parlare con la sua nuova amichetta, non certo che…
Romeo era di fianco a Clelia e le accarezzava la schiena sorridendo maliziosamente.
La ragazza non sembrava turbata, gli sorrise e lo canzonò.
- Sei proprio senza speranza!
- Clelia cosa hai in mente?
- Io nulla! Lui piuttosto si è fatto delle idee.
La mano di Romeo si portò sul fondoschiena di Clelia.
- Non puoi! Non potete. Romeo tornatene a letto!
- No! Ola voglio stale qui da Clelia.
Capriccioso ignorò il mio ammonimento allungando la mano ancora libera tra le cosce della ragazza, lei lo assecondava spudoratamente.
- Clelia, non potete farlo… ancora.
- Invece sembra proprio che lui riesca a farlo ancora! E’ strabiliante.
Col dito mi indicò i boxer di Romeo dove istante dopo istante l’albero cresceva.
- No… intendevo dire… che non potete… lui non può… tu… insomma… voi…
Non riuscivo ad articolare il mio disappunto e nemmeno ad indirizzarlo.
Erano entrambe colpevoli di quello che era successo, così come lo erano di quello che stava accadendo, era quella la cruda verità.
Dovevo fermarli? E come?
Romeo stava toccando intimamente Clelia, il respiro di lei era già affannato per l’eccitazione.
- Lo vedi come usa bene le mani?
Per motivi diversi erano due ragazzi allo stesso modo immaturi sessualmente, superficiali, incapaci di resistere all’eccitazione. Forse Clelia era più cosciente dell’inadeguatezza di quei comportamenti, del resto percepiva probabilmente una connotazione trasgressiva in più rispetto al modo di intendere di Romeo. Lui poi agiva come se tutto fosse normale, quotidiano, era dunque vero che altre esperienze ne aveva avute e certo non ne percepiva un’evidente differenza.
Ma come poteva aver avuto modo di sperimentare il sesso?
La risposta più lampante era da un insegnamento costante di Clara. Per me era difficile crederlo. Impossibile, era tuttavia la soluzione più ovvia.
Fin a quel momento per me Clara era stata un esempio unico di responsabilità, maturità e correttezza… se anche lei era colpevole, allora cosa mai potevo fare io?
I due si stavano già scambiando reciproche carezze, mancava poco che quelle attenzioni diventassero più audaci rivelando nudità e particolari espliciti.
Clelia era fuori di testa, pareva quasi sotto l’effetto di una droga afrodisiaca.
- Romeo! Non posso resistere, fammi giocare col tuo cazzone!
Sentendola esprimere la sua fretta senza contegno non riuscii a trattenere il mio sgomento. Non potevo assistere oltre a quella scena.
- Fate quello che volete… però non qui. Non davanti a me!
Almeno il mio intervento sembrò contare qualcosa.
- Hai ragione Barbara. Vieni Romeo… andiamo in salotto.
- Va beme. Via di qui.
Si accompagnarono verso la stanza adiacente. Romeo non smetteva di palpare il fondoschiena di Clelia anche durante il tragitto.
Non potei fare a meno di preoccuparmi, non potevo davvero ignorare.
- Clelia.
- Sì?
- Sei sicura di quello che stai facendo? Sei sicura di riuscire a… tenerlo a bada?
Mi sorrise.
- Sì… stai tranquilla… e poi…
Venne interrotta da Romeo che impudentemente le infilò la grossa mano nel di dietro degli slip. Lei lo bloccò scappando di lato.
- Hey ragazzone! Un po’ di pazienza… lo decido io il gioco!
- Nooo… vollei decidello io stavolta!
Clelia esitò.
- Vedremo. Però devi fare il bravo.
I miei timori aumentarono, ormai era ininfluente.
- Piuttosto Barby… capisco che non voglia giocare con noi… ma sei sicura di non voler guardare?
L’invito di Clelia mi trafisse.
Improvvisamente sentii dal basso ventre un turbamento salirmi violentemente fino alla bocca dello stomaco. La sensazione era rimasta assopita e blanda, mi fu chiaro che in realtà era già presente da un po’ e non si sarebbe ritirata facilmente.
Percepii tutta la trasgressione della situazione, mi morsi il labbro per essere forte e risposi.
- Non potrei mai.
Clelia fece spallucce. Prese per mano Romeo e lo portò in salotto fuori dalla mia vista.
Mi venne voglia di bere qualcosa di forte. Cercando in cucina trovai bottiglie di vino rosso vuote, solo vuote… forse esisteva una cantina.
Dalla sala mi arrivò il suono di risa femminili eccitate seguito da un soddisfatto verso beluino. Non era il caso di mettermi a girare per la casa nel tentativo di identificare la strada per la cantina.
Mi guardai intorno pensando ad una diversa soluzione.
- … è davvero gigantesco!
La voce di Clelia prese a martellarmi le orecchie disorientandomi.
Trovai un refrigeratore nascosto abilmente da un architetto eclettico: limoncello e altri liquori freddi di svariati colori.
- …va bene… mettiamoci così allora…
Non volevo prestare attenzione, mi era assai difficile non pensare a cosa stessero combinando.
Cercai di concentrarmi su quei squisiti liquori di frutta: arancione al mandarino, viola scuro alla mora.
- Hey! Piano con quel dito… mmmhh… continua… ma fai attenzione!
Il gusto del rosso non mi era familiare… forse un frutto esotico?
- Mmmmhh… mi piace…
Era una provocazione continua. Il coinvolgimento di Clelia mi pizzicava senza tregua.
La circostanza era ben diversa dal pomeriggio, probabilmente Clelia stava assumendo un ruolo più passivo e forse non aveva più la situazione sotto controllo come aveva supposto. Temevo che potesse perdere il controllo della situazione, però se la era cercata lei. Io non avevo alcuna responsabilità.
- ahhh… mmm… sì!
I suoi gemiti si facevano sempre più intensi. Se la stava spassando quindi… ciò mi provocava una sensazione acuta e ambigua, difficile da interpretare: curiosità, sdegno, compassione, invidia.
Non ricordo bene quando cominciai, esaltata da quelle note sensuali mi ritrovai a godere delle mie dita. Ero un po’ alticcia e mi lasciai andare.
Clelia forse si era infine concessa? O quel godimento era dovuto a giochi impropri manuali? Orali? Cosa era in grado di fare Romeo? Fin dove si sarebbe spinta Clelia?
Le pensai tutte e mi perdetti.
- Cosa stai facendo?
La voce della ragazzina mi colse in flagrante mentre seduta a gambe spalancate mi masturbavo madida di sudore con la mano infilata tra i pantaloncini di cotone grigio e gli slip umidi di più intimi umori.
Mi rizzai alzando le mani come se avessi una pistola puntata contro, poi mi vergognai e le usai per coprirmi il volto rosso per imbarazzo ed eccitazione e infine risi per la buffa scenetta in cui mi ero esibita.
- Scusami. Non volevo interromperti, ma è stata una sorpresa trovarti così.
Clelia era completamente nuda sulla soglia della cucina. La trovai incredibilmente attraente e quel pensiero mi turbò ulteriormente.
Senza guardarla negli occhi mi incamminai verso l’uscita della stanza.
- Avete finito? Io allora torno a dormire.
- No. Non abbiamo finito.
Mi bloccai a pochi passi da lei.
- Sono venuta a prendere una cosetta qui in cucina.
Pensai subito a stravaganti svaghi col cibo.
- Non voglio sapere cosa avete in mente! Non coinvolgetemi.
Clelia abbassò lo sguardo. La vidi fragile. Si rivolse a me con infinita delicatezza. La sua voce stranamente parve quella di un angelo.
- Io speravo che rimanessi.
Pensai che mi stesse proponendo un menage a trois. A quell’idea un impulso di godimento mi percorse il corpo, frenai un gemito.
- No, no, no! Mi dispiace… lui, io e te? Non potrei mai. Poi io sono eterosessuale, non mi sento attratta dalle ragazze… e…
- Aspetta… non ti chiedevo certo questo.
- Ah.
Ne rimasi quasi delusa.
- Barbara… beh… te lo chiedo di nuovo… mi farebbe piacere se tu mi facessi compagnia… ho un po’ paura… perché… vorrei provare a lasciarmi penetrare. Fammi compagnia.
- Se hai paura forse non dovresti. Sei sicura di voler perdere la verginità così?
Clelia tornò a esibire sicurezza sebbene finta e labile.
- Non voglio perdere la verginità.
- Allora?
- Un cazzone così è un’occasione. Devo provarlo… in qualche modo… e… lui insiste tanto.
Mi superò e andò verso il tavolo. Mi voltai per vederla sorridermi mentre depositava un bel pezzo di burro casereccio su un piattino.
- Barby… credi che sia solo un luogo comune questa cosa del burro o credi che possa servire?
Cominciai a intendere. Certo non sapevo rispondere alla domanda, ma anche se ne fossi stata in grado sarei rimasta allo stesso modo basita.
- La punta è piccola… e mi ha promesso che farà attenzione… se ci metto un sacco di burro…
- Io… io proprio non saprei…
Dall’altra stanza il maschio reclamò la femmina.
- Clelia fai plesto! Viemi qui!
Clelia mi venne incontro con occhi imploranti.
- Ti prego resta! La tua presenza mi aiuterebbe.
Deglutii.
- Io… non credo che sia il caso.
Era troppo imbarazzante.
- Barby. Ascoltare ti è piaciuto. Vedrai che ti piacerà anche guardare.
Tuttavia la proposta era talmente eccitante.
- Va bene Clelia.
Avevo risposto io?
Romeo era tutto nudo sul divano. Il suo membro spropositato svettava ben evidente in erezione.
Clelia euforica gli si piazzò in ginocchio ai suoi piedi e senza troppi complimenti prese a spalmare burro sul palo della cuccagna. Non comprendevo del tutto quella gioia, non avevo le forze per tentare di capirla.
Mi adagiai di fianco a Romeo, ma ad una certa distanza timorosa di essere notata.
Lui era a sufficienza distratto.
Assistendo all’opera di Clelia trepidai. Non potevo credere a quello che mi stava succedendo. Ero lì a fare da sostegno morale ad una ragazzetta in calore che aveva deciso di farsi impalare il suo illibato fondoschiena dal bambinone più dotato dell’universo. Era tutto così perverso.
Forse con qualche bicchierino di liquore in meno non lo avrei accettato, ormai ero lì, tremendamente eccitata e non desideravo essere altrove.
Non so perché, mi venne naturale sfilarmi i pantaloncini rimanendo così in t-shirt e slip.
- Avevi detto di non voler partecipare.
- Già… infatti… non voglio…
- Vuoi toccarti?
- No… ma che dici?
- Non negarlo… questo grosso uccello eccita anche te! A me fa perdere la testa. Mi eccita da morire. E’ più forte di me.
Colta da un raptus avvolse le labbra sul grande senza smettere di imburrare il fusto freneticamente.
Romeo intanto sorrideva felice. Non era di tante parole. Io avevo dato per scontato che spesso non badasse a ciò che gli accadeva attorno… perso in un suo mondo. Cominciavo a dubitare di quella convinzione.
- Ola posso metteltelo mel culo!
Clelia rise isterica.
- Prima ne spalmo un po’ anche qui.
Così dicendo si appoggiò in avanti sul divano e con la mano imburrata si raggiunse il di dietro.
Romeo si mosse e si mise alle spalle di lei in ginocchio.
- Romeo che vuoi fare? Non avere fretta!
Lo ammonii certa che Clelia avesse bisogno dei suoi tempi.
- Fletta? Aspetto. La aiuto solo um poco.
Si imburrò il dito medio.
- Che vuoi fare? Uhhhhh!
Piazzò il grosso dito tra le natiche della ragazza e iniziò a muoverlo con estrema perizia.
Il massaggio a Clelia sembrava piacere parecchio. Mugolava accondiscendente muovendo il suo sederino.
Una delle sue mani delicate fuggì tra le cosce.
- Che delizia. Romeo le dita le sai muovere proprio bene… ahhh… infila la punta come hai fatto prima! Uh! Ecco!
Non vedevo chiaramente, ma era chiaro cosa stava accadendo, poco prima dovevano aver già provato qualcosa di simile.
- Ohhhh… ma come entra bene col burro… mmmmhhh… ma quanto lo infili? Cielo!
A stento mi trattenevo dall’accarezzarmi, la scena era eccitante oltre a quanto potessi immaginare.
- Mmmm… ha il dito che pare un cazzetto! Credo che mi piacerà… anche il cazzone! Ohhh!
- Allola ce lo metto?
Improvvisamente Clelia si rivolse a me.
- Dai! Mmmm…. lo lascio fare?
- L’idea è stata tua.
Non volevo spingerla a farlo, però lo volevo così tanto.
- Ha il glande piccolo… mmm… entrerà facilmente vero?
- Non saprei… ma credo di sì… almeno la punta.
Clelia voleva da me conferme che non potevo darle… del resto aveva richiesto lei che la incoraggiassi
- Ma poi mi entrerà tutto?
- Quasi sicuramente Romeo ci proverà.
Ne ero quasi certa. Di sodomia non ne avevo alcuna esperienza, ma sapevo di quanto poco riuscissero a trattenersi i ragazzi specialmente se sessualmente non troppo maturi ed esperti. Romeo certo non era diverso pur avendo dimostrato di non essere del tutto alle prime armi.
- Mmmm… e credi che mi farà male?
- Beh!
Fissai l’ingombrante aggeggio.
- Forse sì.
- Oooohh!!!
Il verso di Clelia era un misto di eccitazione e timore.
Mi sistemai davanti a lei, le accarezzai i capelli dolcemente. Da me non voleva conferme, solo un po’ di fiducia. Smise di toccarsi e con le mani si afferrò saldamente alle mie cosce da una parte e dall’altra tenendo il busto bloccato tra le mie gambe.
- Sono pronta… però… diglielo tu.
- Non posso.
- Ti prego!
Vederla così fragile mi inteneriva il cuore, allo stesso tempo mi eccitava trovarla inerme ai miei piedi sottomessa ai desideri di Romeo. Dentro di me sentivo un selvaggio desiderio di essere spettatrice di quella oscena pratica. Mi resi conto di anelare persino più di lei che quel sacrificio si compiesse. Subito.
- Romeo. Ora basta col dito. E’ pronta.
- Ci metto il casso allola?
Adagiai la schiena al divano presi le mani di Clelia e la guardai per cogliere un eventuale ripensamento. Impaurita si mordeva il labbro e stringeva gli occhi in attesa.
Romeo era dietro di lei pronto a guidare il suo sesso tra le natiche sode di Clelia.
- Con dolcezza Romeo!
Lo esortai alla cautela, ma il pensiero che la penetrazione fosse un po’ dolorosa per Clelia in realtà non mi dispiaceva. Stupita da quella sensazione non ebbi il tempo di dominarla. Clelia mi strinse le mani forte, chiuse gli occhi e spalancò le labbra… temetti che urlasse… non uscì alcun suono. Ebbi un sussulto di puro piacere nel basso ventre.
Il viso di Clelia poi si distese e sulla sua bocca comparve un sorpreso sorriso compiaciuto. Aprì gli occhi puntandomeli addosso. Con acuta voce strozzata mi rassicurò.
- E’ entrato! Non… non fa male.
- Ti piace?
- Mmmmm… sìììì
La sua espressione cambiò ancora. Tornò a chiudere gli occhi in totale concentrazione. Romeo stava impercettibilmente muovendo il bacino, lentamente e con attenzione. Senza dubbio sapeva quello che stava facendo, forse non era alle prime armi come avevo ipotizzato. Sapeva come controllarsi e come dosare le sue spinte, con la mano teneva il pene puntato sul centro, la sua dedizione era totale, con attenzione lievemente estese il suo movimento.
Clelia prese a mugolare sommessamente mordendosi le labbra di tanto in tanto. La presa delle sue mani sulle mie cosce si allentò e mutò in lievi carezze. Io allora abbandonai le mie di mani che senza controllo iniziarono a muoversi sul mio stesso corpo come se appartenessero ad un gentile amante.
- Ooooohhhh!
Con un gemito più definito Clelia si mosse avanti verso di me cercando di scappare alla spinta di Romeo stavolta più arrischiata. Girò la testa indietro piagnucolando con Romeo contrariata.
- Pianoooo!
- Celto. Piamo piamo.
Romeo tornò a muoversi lentamente e Clelia si rivolse di nuovo a me.
- Credo… mmm… che stia entrando di più!
- Ti fa male?
Il mio tono era tra il preoccupato e lo speranzoso. Stavo diventando sadica?
- Ooohh… sì… pocooo…
Vidi chiaramente Romeo tentare una nuova spinta. Clelia reagì sbarrando gli occhi e contraendo le dita sulle mie cosce, le sue unghie mi ferivano.
Chiuse gli occhi e si lasciò fare. Romeo premeva con delicatezza, ma più profondamente, ad ogni assalto Clelia rispondeva soffocando una vocale e premendo le unghie sulle mie gambe per poi distendere le dita prima del colpo successivo.
Iniziai ad accarezzarmi il pube dove il tessuto degli slip era più umido, l’inibizione era ormai un ricordo. Se Clelia avesse aperto gli occhi mi avrebbe vista mentre mi davo piacere godendo della sua interpretazione magistrale. Lo temevo e lo bramavo.
Con una mano scostai di lato il tessuto, con l’altra osai masturbarmi il clitoride senza ritegno.
Romeo lasciò con la mano il suo membro e afferrò i fianchi di Clelia. Doveva averla penetrata a sufficienza da rinunciare alla guida, mi era difficile capire quanto si fosse insinuato in lei.
I fianchi di lui si muovevano in cadenza ancora lontani dai tondi glutei. Forse lo aveva dentro per metà, forse meno, ma i suoi movimenti si allungavano e immaginavo che ad ogni tentativo la penetrazione si facesse più intima.
Clelia ad ogni colpo faceva uscire la lingua dalle labbra aperte emettendo stravaganti versetti gutturali.
Con gli occhi rigorosamente serrati scivolava sempre più avanti verso di me, fin tanto che dalla punta della lingua una goccia di saliva piovve sul mio inguine.
- Lecca troietta!
Ero stata davvero io a dirlo!
Sofferente Clelia schiuse le palpebre, guardò prima me con aria interrogativa, poi senza dire nulla mi fissò il sesso. Allungò obbediente la lingua e io spostai le dita dal mio clitoride per lasciarla fare.
Mi avrebbe regalato uno stupendo orgasmo, ma durò troppo poco.
La gentilezza di Romeo si perse sconvolgendo quel tiepido equilibrio.
Clelia prese ad agitarsi aggrappandosi a me come poteva, gemeva in preda ad incomprensibili sensazioni. Ne rimasi spiazzata, incapace di difendermi lasciai che si arrampicasse su di me.
I suoi seni strisciarono fino sul mio ventre e mi ritrovai il suo viso angosciato di fronte al mio esterrefatto. Udivo il suono di tamburellanti battute, era l’inguine di Romeo che colpiva i glutei di Clelia. Il suo fondoschiena aveva accettato infine l’albero di Romeo, completamente la parte più antica del tronco fino alla radice.
Il ritmo era deciso, inesorabile scandiva i secondi come un orologio perfetto. Il corpo di Clelia altalenava su di me, si sfregava sul mio procurandomi sensazioni che mi era impossibile controllare. Alzai il pube per sentire il suo ventre stimolarmi il sesso e mi parve di percepire le spinte dell’enorme virilità che le si muoveva dentro.
Solo un po’ più forte e per me sarebbe stato il paradiso, solo un po’ più di energia e mi sarebbe bastata per arrivare all’apice.
- Spingi Romeo! Spingi!
Le contrazioni violente di Clelia precedettero gli intensi vagiti di Romeo seguiti a ruota dalla mia esplosione. Un orgasmo violento mi tolse le forze. Clelia continuava a gemere… il suo corpo si muoveva ancora aritmicamente avanti e in dietro contro il mio sospinta da una volontà stranamente non placata. Prossima ad abbandonarmi all’oblio sentii la sua flebile voce tremare.
- Cielo! Ohhh… non si ferma!
Persi i sensi e sognai lamenti e orgasmi… almeno un paio di volte.

Aprii gli occhi feriti dal sole. L’odore di caffè mi arrivò alle narici aprendomi i sensi sradicati.
Qualcuno lavorava in cucina. Avevo dormito sul divano… i pantaloncini del pigiama a terra mi riportarono alla mente gli eventi della notte.
Non potevo credere che fosse davvero accaduto. Mi guardai intorno per trovare altri indizi… altri indumenti abbandonati, cuscini fuori posto… macchie. Nulla.
Non potevo aver sognato.
Intontita mi sforzai per alzarmi.
- Hai dormito sul divano?
Clara stava preparando la colazione.
- Sì… direi proprio di sì… ero venuta a bere… stanotte…
- …e la tua stanza è troppo calda.
- Ehm… sì, esatto.
Clara mi raggiunse.
- Mi dispiace. E’ stata una notte bollente.
- Già.
Fissai i miei pantaloncini.
- Per fortuna ti sei tolta solo quelli… non avrei mai voluto che Romeo…
- Romeo?
- Lui si sveglia molto presto. E’ già in cucina qui con me che fa colazione.
- Ah!
Mi grattai la testa perplessa.
- E come sta? Sta bene?
- Certo… ha già dimenticato tutto.
- Dici?
Risposi frenando la mia incredulità.
- Lui ha problemi di memoria… e quando lo sgrido finisce sempre per dimenticare… i ricordi spiacevoli li scorda subito… beato lui.
- Magari stamattina dovresti sgridarlo di nuovo… così per sicurezza… nel caso che la ramanzina della buona notte non sia bastata.
Clara rise. Fece per tornarsene ai fornelli, ma io la fermai.
- Clelia? Sta bene?
La mia amica si fece seria.
- Si sta facendo una doccia. Stamattina l’ho svegliata all’alba e le ho fatto la ramanzina del buongiorno. Senti… se… tu sei d’accordo io preferirei che questa faccenda rimanesse tra noi. Alla fine credo che Clelia abbia capito… è solo che… anche lei ha i suoi problemi… con i ragazzi… insomma… abbiamo parlato… lei aveva bisogno di sfogarsi un poco… è stressata e depressa… dopo che abbiamo parlato l’ho vista più solare e… non vorrei che insistere su quello che accaduto ieri… è mia sorella, le voglio bene…
- Non c’è problema Clara.
- Davvero?
- Sì. Tranquilla. Aggiusteremo tutto.
Mi venne vicino e mi abbracciò. Il suo odore mi ricordò quello della sorella minore. Non era stato un sogno.
Si asciugò gli occhi velati di lacrime. Quella era la mia amica Clara.
Eppure.
- Clara… un’ultima cosa.
- Dimmi Barby.
- Scusami se lo chiedo…
- Chiedi pure quello che vuoi.
- Romeo…
- Sì?
Nel dubbio di come chiederlo cercai di essere gentilmente diretta.
- Ha mai avuto esperienze sessuali… complete?
Clara si rabbuiò, ma non percepii in lei un senso di colpevolezza.
- Perché me lo chiedi?
- Nulla. Solo un dubbio che avevo… ma pensandoci è assurdo… scusa se l’ho domandato.
Presi la strada per la cucina. Dovevo affrontare anche Romeo.
Davvero dimenticava tutto quando veniva sgridato? La cosa migliore era riuscirlo a prendere da solo nella mattinata e dargli una bella lavata di testa anche da parte mia!
- Barbara… in realtà…
Mi bloccai sentendo l’insicurezza nella voce di Clara.
Pregai che non fosse come avevo supposto. Se mi stava per rivelare una turpe verità preferivo non conoscerla… avevo già abbastanza segreti da celare.
- In realtà suo padre credo che a volte gli abbia… beh… affittato delle donnine.
- Come?!
- Proprio così. Accadeva una volta, lui lo nega… ora però ha smesso. Ne sono ragionevolmente certa.
Almeno Clara era innocente e questo mi dava la forza di affondare per lo meno la giornata. C’erano un sacco di cose da sistemare, tanti segreti da proteggere. Ma chi non ne ha?
Mi sedetti in cucina di fianco a Romeo.
- Buongiorno Romeo.
- Ciao Balbala.
- Hai dormito bene?
Pareva del tutto sereno… magari aveva dimenticato tutto davvero.
Non mi guardò nemmeno. Sorrideva soddisfatto con lo sguardo perso. Seguii dove puntavano i suoi occhi e anche i miei finirono su… Clara piegata che raccoglieva briciole da terra con lo scopa e paletta, il suo fondoschiena tondo spiccava nel bel mezzo della cucina.

Stelle cadenti – L’albero di Romeo I

L’albero di Romeo – capitolo primo

Quando Clara mi invitò a passare il fine settimana nella villa del suo datore di lavoro accettai immediatamente. Non solo l’idea di passare un caldo week-end di agosto in un bellissimo giardino con piscina privata mi allettava, era anche il pensiero di poter passare un po’ di tempo con la mia cara amica che vedevo assai di rado da quando aveva accettato l’incarico per l’ingegnere Gori.
Siamo amiche sin dall’asilo e a lei tengo davvero tanto, vederla di rado mi ha sempre fatto soffrire.
Clara, laureata in psicologia e rivolta ad una carriera nell’assistenza sociale, faticava a trovare un lavoro remunerato decentemente e che la soddisfacesse, sebbene avesse frequentato anche un master. Dopo un periodo di formazione lavoro in un centro di assistenza per giovani madri aveva tentato diverse strade senza grandi risultati, finalmente dopo una dura gavetta le venne proposta una buona opportunità, un impiego che le piaceva e che le permetteva di guadagnare molto bene, purtroppo le era necessario sacrificare buona parte del suo tempo libero.
L’ingegnere Gori aveva perso la sua amata moglie per delle complicazioni durante il parto, il figlio, subì delle lesioni cerebrali, ma sopravvisse. Lo chiamò Romeo come tanto desiderava la sua perduta consorte. L’uomo passò un bruttissimo periodo di depressione da cui uscì prendendo un po’ le distanze dal figlio e dedicandosi al lavoro anima e corpo. Essendo un uomo d’affari benestante non fece mai mancare nulla a Romeo, se non forse un po’ di affetto che cercava di compensare nella forma di assistenti full time.
Romeo pur avendo ormai 24 anni era un eterno bambinone, faceva progressi, ma non sarebbe mai potuto inserirsi completamente nella società, doveva essere seguito di continuo. Pur non essendo stupido aveva alcune difficoltà a parlare, a volte problemi di memoria, era estremamente ingenuo e incapace di responsabilizzarsi.
Avevo già conosciuto Romeo, in fondo era un simpatico bambinone, certo non fisicamente, era alto e di costituzione robusta, mani enormi, grassottello e tondo, viso paffuto e grandi occhi.
Fanatico della pulizia era in grado fortunatamente di pensare alla proprio igiene da solo, passava ogni mattina quasi due ore a lavarsi e a “farsi bello”.
Era poi un ragazzo molto dolce, spesso cercava abbracci e coccole, di natura sensibile amava dipingere, i suoi dipinti non erano certo capolavori, ma esprimevano gioia e amore.
In fondo era una persona piacevole, talvolta sorprendeva per il suo senso dell’umorismo e l’innata proprietà dei tempi comici… spesso era solo vittima della sua stessa ingenuità.
Rimaneva pur sempre un bambinone.
Clara lo seguiva da poco meno di un anno, viveva alla villa e aveva anche il compito di seguire la casa assieme alla donna delle pulizie, aveva una sola sera libera a settimana e talvolta alcune ore nei pomeriggi infrasettimanali, ma per questo suo impegno veniva remunerata piuttosto bene. Gli accordi erano che in agosto avrebbe potuto prendersi l’intero mese di vacanza, purtroppo per un inconveniente dell’ultimo minuto la sua sostituta dovette rinunciare e l’ingegnere Gori le chiese di occuparsi della casa e del figlio almeno per due settimane, mentre lui cercava una soluzione. L’impegno richiesto era ovviamente pesante, sarebbe dovuto rimanere sola con Romeo rinunciando a buona parte della propria vacanza. Gori le propose un lauto premio e le offrì la possibilità di invitare alla villa delle amiche di tanto in tanto, anche per qualche giorno, purchè educate, responsabili e molto attente nei confronti di Romeo.
Fu così che Clara invitò me e sua sorella Clelia.
Se devo dire la verità sua sorella non mi è stata mai troppo simpatica, a differenza di Clara è piuttosto vanitosa e frivola, non la giudicherei responsabile e tanto meno attenta nei confronti di chi ha attorno, egocentrica ed egoista sono parole che la descrivono bene. E’ pur sempre l’amata sorella minore di Clara.
Quando giunsi alla villa Clelia era già arrivata, non era prima mattina, mi sorpresi comunque nel trovare il suo scooter mentre parcheggiavo l’auto, avrei giurato che senza il liceo si dedicasse a passare intere mattine a letto godendosi la rara frescura delle prime ore del giorno.
- Barby!
La voce di Clara mi diede il benvenuto.
- Barbara, ti stavo per telefonare… temevo che non ricordassi la strada.
- Oh no… la ricordavo bene. Sono venuta qui di rado, ma non è difficile da raggiungere.
Le due sorelle mi vennero incontro, le guardai notando la loro dissomiglianza anche fisica.
Clara è una ragazza formosa, non grassa, ma certamente in carne, ha lineamenti del viso dolci e gioviali, capelli castani lunghi e mossi che la fanno apparire molto femminile quando li scuote. La sorella, Clelia, è più bassa di lei di una buona spanna, piccola, ma ben proporzionata, in linea perfetta senza un filo di grasso in più e curve al posto giusto, ha lineamenti più decisi e marcati rispetto a Clara, è certamente una bellissima ragazza, grandi e profondi occhi azzurri, bionda naturale, come sua madre di origini svedesi. Quel giorno portava le trecce che le davano un’aria sbarazzina da giovane educanda dei freddi paesi nordici.
- Come stai Barby?
- Bene. E tu Lalla? Sei ancora sconvolta per aver rinunciato alle tue vacanze?
- Tutto bene. Non avevo scelta, me ne sono fatta una ragione. Però ora che siete qui voi due… ritornerete la prossima settimana spero.
- Certo!
Saltò poi su Clelia.
- Devi vedere la piscina… come si fa a rinunciarci… io volevo trasferirmi qui.
- Non è il caso Clelia… per Romeo.
Romeo. Erano ormai un paio di mesi che non lo vedevo.
- Come sta?
Domandai in apprensione come se parlassi di un cuccioletto appena nato.
- Ah! Lui benone… è in giardino che dipinge sotto il suo albero. Vai a salutarlo, noi intanto portiamo la tua roba in camera.
Ovviamente ci pensò Clara alla valigia e al beauty, Clelia nemmeno si propose di aiutarla, mi seguì in giardino.
- Che buffo questo Romeo… e questa storia del suo albero preferito. Ci va a dipingere sotto anche d’inverno.
- Sì buffo, ma è anche così tenero!
- Mpf… se lo dici tu.
Come al solito io e Clelia non eravamo per nulla in sintonia.
- Balby!
Romeo mi vide da lontano e mi corse incontro urlando in qualche modo il mio nome, ne rimasi sorpresa, non pensavo si potesse ricordare di me.
- Mpf… di me non si ricordava.
- Davvero strano.
Era ovvio che la stavo prendendo in giro, ma lei non se ne accorse. Si volle giustificare.
- Io l’ho incontrato solo tre volte.
Non riuscii a trattenermi dal risponderle.
- Invece io solo una. Davvero strano che non si sia ricordato di te.
Sorrisi compiaciuta di aver messo a segno un punto. Distratta dalla competizione venni colta di sorpresa dal possente Romeo che abbracciandomi mi sollevò da terra senza alcuna fatica.
- Hey! Campione! Vedo che sei in forma!
- Balbala! Come sei bella? Stai beme?
Romeo ha qualche difficoltà ad articolare alcune lettere, ma dopotutto è perfettamente comprensibile.
- Io sto bene. Grazie di avermelo chiesto.
Mi mise giù.
- Sei contento di avere tre sorelline adesso.
- Somo ploplio molto felice.
Sorridendo e senza aggiungere nulla fece dietro-front e tornò ad occuparsi del suo dipinto sotto a quello che tutti chiamavano l’albero di Romeo. Una grossa quercia alta e possente.
- Proprio del tutto scemo.
Intervenne Clelia.
Non le risposi per non compromettere già dall’inizio i due giorni che avremmo passato assieme.
La voce della mia amica ci raggiunse dalla villa.
- Ragazze! Venite a far colazione! Anche tu Romeo! Forza.
Clara ci preparò la colazione e mangiammo tutti assieme. Pane, burro e marmellata, succo d’arancia e caffè. La marmellata e il burro erano fatti in casa da una famiglia di contadini che abitava le campagne vicine. Qualcosa di metafisico.
Rimasi sorpresa di quanto era composto Romeo.
- Hai visto come è diventato bravo a tavola il nostro Romeo.
- Io somo semple blavo.
Chiesi a Clara come ci fosse riuscita. Lo ricordavo molto distratto a tavola e molto più maldestro.
- Basta trovare i tasti giusti su cui premere. Ora lo conosco bene. Conoscere i suoi interessi e cosa gli piace mi aiuta a spiegargli come comportarsi. Cerco di fargli vedere le cose da un punto di vista a lui più congeniale e quando riesce lo premio per stimolarlo.
- A me non sembra questa gran tattica.
Mormorò Clelia leccandosi i polpastrelli dopo aver terminato un immensa fetta di pane imburrato.
- Io pelò somo blavo!
Protestò di rimando Romeo quasi come indispettito.
Sorrisi e trattenetti una risata. Clelia se ne accorse e stizzita si alzò da tavola.
- Io vado di sopra a mettermi il costume… così qua siete liberi di prendermi in giro.
- Su Clelia. Nessuno ti sta prendendo in giro. Siamo qui per stare bene, divertirci.
Alle parole della sorella Clelia mi sembrò rilassarsi.
- Hai ragione sorellina. Vado comunque a mettermi il costume.
- Ne hai preso uno adatto vero?
- Sì, ma non è certo un costume intero… voglio abbronzarmi.
Clara ci aveva pregato di munirci di costumi non troppo succinti, Romeo non era abituato a vedere ragazze svestite e non voleva turbarlo. Mi sembrò una giusta considerazione, però mi chiesi come lui riuscisse a guardare la televisione.
- Cosa ha tua sorella? Mi è parsa nervosetta.
- Si è lasciata ieri con il suo ultimo ragazzo. Per lei sono tutti importanti, ma nessuno dura di più di un paio di mesi.
- Tua sorella non ha un carattere facile e i ragazzi alla sua età sono poco pazienti.
- Guarda che è lei che li lascia.
Clara mi rispose quasi seccata, non capii la sua reazione. Del resto era sua sorella, per me era solo una ragazzina arrogante.
Lasciai cadere il discorso. Romeo ascoltava, non mi andava di discutere davanti a lui, non mi andava di discutere con Clara, non mi andava di discutere.
Stavamo sparecchiando quando a Romeo cadde una tazza per terra. Mi voltai verso di lui e lo trovai immobile con gli occhi sgranati, seguii il suo sguardo e assieme fissammo Clelia rientrare in cucina.
Indossava un ridottissimo bikini rosso a vita molto bassa.
Clara le si pose davanti e le sussurrò nervosamente qualcosa.
- Clara non rompere. E’ il più… coprente… che ho. Mi avvolge del tutto il sedere, l’ho scelto apposta!
Protestando girò su se stessa mostrandoci il suo invidiabile fondoschiena tondo e sodo. Effettivamente le natiche erano completamente coperte dal tessuto, ma gli slip erano così bassi che si poteva vedere l’inizio del solco del fondoschiena ornato poco sopra da un elegante tatuaggio tribale, non troppo grande ma ben evidente.
- E questo quando te lo sei fatta?
Clara sembrava stupita e piuttosto contrariata.
- Che cosa? Ah! Il tatuaggio. Il mese scorso per il mio compleanno.
- Ma a casa lo sanno?
- Ormai sono in grado per decidere da sola che cosa fare del mio corpo.
Intervenni.
- In fondo le dona. E per legge ora è grande abbastanza.
- Non è grande abbastanza!
Così dicendo Clara tornò a rassettare la cucina senza aggiungere una parola.
Clelia sculettando se ne andò in piscina.
Romeo era ancora zitto e fisso. Lo svegliai.
- Romeo! Carina Clelia vero?
- Mmmm… calima, ma um poco bilicchima.
Sorrise come uno che la sa lunga. Certamente non voleva dare il significato che diedi io alle sue parole. Risi… e lo abbracciai teneramente.
Notai uno sguardo storto di Clara.
- Non c’è bisogno che gli fai notare ciò che mia sorella non vuole coprire.
- Suvvia, ha reagito come un bambino che vede per la prima volta una ragazza attraente.
- Lui però non è del tutto un bambino… comunque forse hai ragione… me la sto prendendo troppo.

In piscina andò meglio.
Chiacchierammo di Beautifull, di moda, vestiti e cosmetici, creme solari e di come il buco dell’ozono ci impedisca di abbronzarci in santa pace.
Romeo solitario dipingeva all’ombra del suo albero al delimitare del giardino, spesso ci fissava. Notai che in particolare i suoi sguardi erano diretti su Clelia, mentre quando Clara si voltava verso di lui volgeva altrove lo sguardo. Lo trovai divertente. Quando facemmo il bagno in piscina non volle raggiungerci, ma i suoi occhi erano fissi su Clelia, in modo particolare quando uscì dall’acqua col corpo bagnato.
La mattinata volò via e arrivò ormai l’ora di pranzo. Io e Clara andammo in cucina per preparare, Clelia rima se invece a prendere il sole. Non ci mettemmo molto, era molto caldo e ci adeguammo volentieri ad un pasto freddo a base di verdure crude, mozzarella e prosciutto.
Stavo apparecchiando in veranda quando arrivò Clelia.
- Romeo lo hai chiamato?
- No.
Alzai lo sguardo e non lo vidi. Clelia rispose anticipando la mia domanda.
- Si è messo dietro al suo albero.
Notai un movimento.
- Lo potresti andare a chiamare, mentre io qui finisco di apparecchiare.
Clelia sbuffò e senza alcuna fretta tornò verso il giardino per compiere il duro e difficile compito che le avevo assegnato.
Tornai in cucina e aiutai Clara a portare fuori il pranzo.
Uno stridulo urletto seguito da una risata colse la nostra attenzione. Assieme cercammo con gli occhi Clelia. In fondo al giardino sbracciava e rideva, ci indicava di raggiungerla.
Io rimasi perplessa e incuriosita, mentre Clara si preoccupò immediatamente. Di corsa la seguii faticando a starle dietro. Quando la raggiunsi all’albero ebbi modo di confrontare lo sguardo differente delle due sorelle, divertito quello della giovane, quasi inorridito quello della più matura. Arrabbiata Clara alzò la voce.
- Romeo! Ancora? Smettila immediatamente.
L’ammonizione mi incuriosì ulteriormente, non capivo. Raggiungendo il punto di osservazione delle due mi fu tutto più chiaro.
Romeo si era nascosto dietro l’ampio tronco per cercare ingenuamente un po’ di intimità. Si stava masturbando inginocchiato nell’erba e non accennava a smettere sebbene in tre lo stessimo guardando. Un comportamento incongruo, ma Romeo spesso aveva modi contradditori. Nessuno fece caso a questo particolare, l’attenzione di tutte era sull’albero, l’enorme tronco… tra le gambe di Romeo. Le dimensioni erano spropositate. Una volta ebbi un ragazzo che era piuttosto dotato, la prima volta che lo vidi nudo ne fui entusiasmata, poi mi trovai a maledire colei che lo aveva concepito con quell’ingombrante dono, le attività sessuali con lui erano difficoltose e talvolta dolorose. Romeo avrebbe potuto permettersi di chiamare il mio ex col soprannome di pipino. Il suo pene era decisamente lungo, certamente più di venti centimetri, e dire che il fusto era grosso sarebbe stato un eufemismo, ad occhio ero ragionevolmente sicura che non sarei riuscita ad agguantarlo completamente con la mano, solo il glande appariva di dimensioni esigue, era piccolo e sproporzionato rispetto al resto del membro.
Clara si tolse il pareo e si mise di fronte a lui allargandolo per nascondere la scena.
Clelia ne rimase contrariata.
- Perché lo copri? Se avessi saputo la tua reazione non vi avrei chiamate… e mi sarei goduta tutto lo spettacolo da sola.
- Zitta! E tu! Romeo! Falla finita… certe cose si fanno in privato!
- Ma io elo da solo! Voi invece distulbate.
Protestò ingenuamente il ragazzone, poi però si rialzò e si ricompose come poteva.
- Perbacco! Quell’affare non gli sta nemmeno nei pantaloncini!
Osservò Clelia sbirciando da un lato.
- Clelia. Torna alla villa! Vai via!
- Mpf! Quanto te la prendi.
Io per tutto il tempo ero rimasta senza parole. Mentre Clara metteva il pareo attorno a Romeo per nascondere quella evidente virilità mi sforzai di trovare qualcosa da dire.
- Vuoi che ti aiuti?
Inutile dire come mi guardò Clara.
- No… io non intendevo dire… con lui… intendevo…
Allora decisi di aiutarla in diverso modo.
- Vieni Clelia, intanto torniamo.
Trassi via la ragazzina ancora divertita.
- Ma hai visto che cazzone che si ritrova?
- Sì… sì… ma ora andiamo.

Il pranzo iniziò in totale silenzio come se avessimo servito una particolare marca di pasta. Romeo guardava i cartoni animati come se nulla fosse. Ogni tanto a Clelia scappava una risata e Clara le lanciava un’occhiataccia. Io ero sconvolta, la vicenda era buffa e allo stesso tempo allucinante.
- E’ finita l’acqua. Vado a prenderne in cantina.
Così dicendo Clara scomparve, la sua sorellina non aspettava altro.
- Barbara hai visto cosa dipingeva il nostro bimbone?
- No… in realtà no.
Clelia trattenne una risata, poi si rivolse a Romeo.
- Dillo tu a Barbara cosa dipingevi.
- Il mio albelo.
- E poi?
- Il gialdino?
Con un sorriso divertito Clelia continuò l’interrogatorio.
- Cosa mai c’era nel giardino dipinto?
- Ohhh! Te, poi cela Balbala e Lalla.
- Ah! Che bello! E c’è in proposito qualcosa che vuoi aggiungere?
Candidamente Romeo rispose negando.
- Mo.
- Sei sicuro?
Io non capivo dove voleva andare a parare.
- Clelia, ma…
- Vostro onore ormai sono arrivata al punto. Allora Romeo come eravamo vestite nel dipinto.
Romeo fece una timida risatina e arrossì lievemente.
- Col costume.
- Loro le hai dipinte in costume… e a me? Guarda che Lalla si arrabbia se lo scopre.
- Mooo… pelchè si allabbia?
In quel momento tornò Clara.
- Ho preso anche del ghiaccio.
- Qualcuno ne ha bisogno.
Insinuò Clelia. La sua allusione per fortuna non venne recepita dalla sorella che invece era concentrata sul suo Romeo.
- Romeo smettila di tenere il muso.
- Ma Lalla sei allabbiata con me?
- Nooo… non sono affatto arrabbiata… però devi finire di mangiare tutto! Sei fai il bravo per questi due giorni poi avrai un bel premio. Ma devi fare il bravo… non come stamattina.
Sembrava una mamma che ha perdonato una marachella al figlio monello.
La situazione si era sbloccata, Clara prese in mano la situazione, riuscì a sdrammatizzare e a ricreare conversazione. Ricominciammo a chiacchierare. Clelia era più carina, anche nei confronti di Romeo e certo così a me era meno antipatica.
L’atmosfera era ottima, proprio come speravo che avvenisse sin dal mio arrivo. Rimanemmo a lungo a parlare in veranda, a scherzare e ridere assieme. Si alzò una leggera brezza e ne approfittammo malgrado il caldo per tornare in piscina.
Andammo a farci un bagno. Ancora Romeo non si unì a noi, tornò a dipingere sotto il suo albero. Non fissava Clelia come al mattino, pensai che davvero Clara aveva una grossa influenza su di lui.
Più tardi dopo esserci asciugate al sole Clelia raggiunse Romeo che era tornato a dipingere.
- Vado a spiegargli che deve vestirmi.
Mi sussurrò in modo che Clara non sentisse. Subito non diedi importanza ad una sensazione di disagio che mi pervase poco a poco, quando crebbe a sufficienza non potei ignorarla. Avevo uno strano presentimento. Guardai Clelia e Romeo, scherzavano e dipingevano assieme. Clara li osservava a sua volta, ne pareva soddisfatta.
Non ero convinta e continuai a guardarli quasi per tutto il pomeriggio fingendo prima di leggere un giornale e poi seguendo con poca attenzione la conversazione con la mia amica Clara.
Clelia era stata con Romeo a lungo rinunciando ad abbronzarsi. Verso di lui aveva cambiato del tutto atteggiamento. Scherzavano assieme, ma la risata di lei non era naturale, sembrava un atteggiamento accondiscendente di convenienza. Mi concentrai sui suoi gesti, come si muoveva e come si atteggiava… sembrava assurdo, ma ero piuttosto convinta che stesse flirtando.
- Clara… ma tua sorella non ti sembra un po’ strana?
- Strana? E perché?
- Mmm… è così… come dire… socievole.
- Mia sorella ha un ottimo carattere… spesso lo nasconde… fa la dura per difendersi, tenere le distanze. E’ un modo come un altro di alzare una barriera protettiva dal mondo. Quando si sente al sicuro le barriere cadono e la vera Clelia viene fuori.
Io continuavo a non essere convinta.
- Andiamo a farci una doccia?
Risposi distrattamente a Clara, credo con un sì. Riflettevo e non la ascoltavo mentre la mia amica mi parlava. Ogni tanto muovevo il capo in assenso rispondevo con dei sì del tutto finti. Io ero interessata a cosa passava per la testa a Clelia.
- …allora facciamo così, va bene?
Mi resi conto di essermi persa qualcosa di importante.
- Ok… certo.
- Tu come la prendi?
- Che cosa?
- La pizza! Hai detto che ti va… hai già cambiato idea?
- No no… per me va bene una margherita… ce la facciamo portare?
- Mi hai ascoltata? Hanno interrotto il servizio per agosto… dobbiamo andare a prenderla noi.
- Tutti assieme? No… vado io.
- Io e te. Ti accompagno. Così finisci di raccontarmi di quel ragazzo che ti piace.
- E… lasciamo Clelia sola con Romeo.
- Sì, certo.
- Ma…
Non ebbi il coraggio di esprimere le mie perplessità. La frase mi morì in bocca.
- Ragazzi! Forza è ora di prepararsi per la serata. Vi va la pizza?
Al richiamo di Clara, Romeo saltò in piedi e corse da noi.
- Mi piace la pissa! Io colla salsiccia!
- Va bene! Ma prima metti via il dipinto e i colori e ti fai una bella doccia.
Nella villa c’erano ben tre bagni con doccia. Io e Clara ne dividemmo uno. Io rimasi in doccia parecchio e poi le cedetti il posto, quando anche lei aveva terminato Romeo si stava ancora lavando. Clelia si era invece trattenuta in piscina a prendere gli ultimi raggi di sole sebbene ne avesse fatto a meno per buona parte del pomeriggio pareva non potervi rinunciare.
- Sei sicura che possiamo lasciare Clelia e Romeo da soli.
Avevo ancora un brutto presentimento.
- Certo. Ora però la chiamo dentro, così quando Romeo esce dalla doccia trova qualcuno in casa.
Pensai che invece era meglio tenerla lontana per non rischiare che lei gli entrasse in doccia! Poi riflettendo mi convinsi che era impossibile considerare che quei due potessero realmente concludere qualcosa. Mi sentii stupida.
In quel momento rientrò Clelia.
- Ah eccoti! Tu che pizza vuoi?
- Doppia mozzarella.
- Bene. Torniamo tra poco.
Dopo tutto era davvero assurdo. Clelia e Romeo… insomma… forse avevo fantasticato troppo.
- La andate a prendere Non ce la portano?
- Sì, il servizio è sospeso in questo periodo. Staremo via nemmeno mezz’ora… dai un occhio a Romeo, sta finendo la doccia… vedi se ha bisogno di qualcosa quando esce. Sii gentile.
- Ci penso io. Tranquilla.
Sorrise e socchiuse gli occhi. Sentii riaffiorare quella strana sensazione di disagio.
- Posso andare da sola! Così Romeo trova un volto familiare.
Cercai di perorare la mia causa nel modo più discreto possibile.
- Barbara… ma non sai dove è la pizzeria… ed è pure difficile spiegartelo. Andiamo assieme. Clelia è perfettamente in grado di cavarsela… e Romeo non è la prima volta che rimane senza di me. Dai andiamo!
Io nuovamente non ero affatto tranquilla.
Cercai di trattenermi. Poi ormai quasi alla pizzeria non riuscì a non dirlo.
- Lalla io credo che non sia stato un bene lasciare una ragazza sensuale e sessualmente iperattiva con un eterno bambinone che non sa controllare del tutto i suoi istinti.
- Barby! Cosa stai dicendo?
- Solo che…
- E’ per l’incidente di oggi?
- Sì… anche… ma…
- Guarda che Romeo è innocuo e Clelia è ancora una ragazzina. Non è sessualmente iperattiva, anzi a quanto so io è ancora vergine.
- Cambia ragazzi come calzini sporchi!
- Non hai pensato che magari è perché non ci fa sesso!
- Non ci credo.
- Sono sua sorella. Me lo ha confidato lei.
Mi sentii un po’ rincuorata… eppure non abbastanza, il mio presentimento non era svanito.
La pizzeria non ci fece aspettare troppo e fummo di nuovo alla villa in poco meno di venti minuti.
Clara mi precedeva con i cartoni delle pizze da asporto tra le mani, me li passò sulla soglia per prendere le chiavi dalla borsa. Per qualche motivo il cuore prese a battermi forte.
Ci infilammo dentro. Un silenzio di tomba. Procedemmo verso il salotto per poi andare in cucina, ci fermammo molto prima in turbamento.
- Clelia!
Urlò inorridita Clara verso la sorella. Io rimasi pietrificata alla scena che mi si parò di fronte, immobile con la bocca spalancata senza poter dire e fare alcunché.
Clelia malgrado tutto non ne volle sapere di interrompere l’opera a cui si dedicava con estrema e inaspettata dovizia.
Romeo era seduto sul divano con l’accappatoio aperto, gambe e braccia distese, estasiato puntava gli occhi fissi al soffitto, mentre Clelia in ginocchio di fronte a lui gli manipolava il pene con entrambe le mani e con la bocca succhiava golosamente il glande tenendo l’estremità ben serrata tra le labbra.
- Clelia! Smettila subito!
La ammonì ancora Clara stavolta avvicinandosi minacciosa al divano, ma la ragazza non accennò a smettere di tirare dalla grossa cannuccia.
Indossava solo il reggiseno del suo bikini, la mancanza dell’altro pezzo del costume, abbandonato per terra, mi fece supporre che quello era solo l’epilogo di un confronto andato ben oltre.
Le mani cominciarono a tremarmi violentemente e i contenitori delle pizza mi caddero sui piedi.
Clara afferrò la sorella per un braccio tirandola indietro, lei non si voleva staccare e opponeva resistenza. Dopo una breve lotta cedette.
- Ahi! Mi fai male lasciami!
- Clelia! Cosa ti sei messa in testa? Cosa stai facendo?
- Sei cieca? Gli sto facendo un pompino!
La risposta sfacciata fece andare su tutte le furie Clara, ben oltre il limite a cui si era già spinta, io non l’avevo mai vista così.
- Vieni via! Vieni via!
Credo che nemmeno Clelia l’avesse mai vista così. Si spaventò di certo. Mentre veniva trascinata lontano dal suo compagno di giochi afferrò un asciugamano abbandonato su una poltrona e si coprì come poteva. Forse iniziava a vergognarsi? Così interpretai quell’indizio.
Il suo gioco era andato oltre e ora si sarebbe presa una bella lavata di testa… o forse peggio?
La possibilità che le fosse tornata la ragione mi diede la spinta per riprendermi a mia volta. Scossi la testa per svegliarmi dall’intontimento, giusto in tempo per rimanere basita dal comando di Clara.
- Barby! Pensa tu a Romeo.
Per un attimo interpretai male la frase. Il doppio senso mi risultò spontaneo.
- Fallo smettere! Coprilo!
Le due sorelle scomparvero nell’altra stanza.
Romeo si stava toccando il pene e ridacchiava. Non era poi una scena così divertente, ma forse il suo compiacimento era dovuto ad altro. Dove era la sua timidezza?
Senza troppa decisione mi avvicinai e quasi con reverenziale timore cercai di farlo smettere prendendogli il gomito. Con dolcezza cercai lo invitai a lasciar perdere.
- Forza Romeo. Ora basta. Non puoi adesso.
Poi gli occhi mi caddero sul grande tronco tra le sue gambe e ne rimasi ipnotizzata per qualche istante, solo pochi secondi, ma fu troppo. Romeo si contrasse impercettibilmente ed emise un verso sommesso e gutturale. Il suo seme affiorò lentamente, denso e candido colò abbondante sulle grandi mani.
L’immagine mi fece un certo effetto. Imbarazzata voltai gli occhi altrove e con le braccia mi raccolsi allontanandomi un poco da quell’espressione di virilità.
- Bene… a quanto pare… ti ho fatto smettere…
- Io vado. Ola mi devo lavale. Poi ci mangiamo la pissa?
Per fortuna era ossessionato dalla pulizia. Io non avrei potuto davvero… metterci le mani.
- Vai pure. Dopo mangiamo.
Lasciai andare Romeo. Rivolsi la mia attenzione sui cartoni da asporto. Le pizze erano ancora in buono stato? Il condimento era sicuramente saltato in aria come la mia mente.
Clara e Clelia discutevano in cucina, attesi ad entrare. Non potei non origliare.
- Clelia, tu non te ne rendi conto…
- Aspetta! Guarda che sei tu che non capisci. Gli stavo solo facendo un favore… è uscito dalla doccia tutto sull’attenti.
- Certo… un favore… un po’ troppo particolare! E’ molto grave quello che hai fatto.
- Gli ho fatto solo qualche pompino!
- Come come come? Qualche?!
- Piantala di fare la santarellina! Solo il cielo sa quanto ne aveva bisogno!
- Cosa… cosa avete fatto? Insomma… quanti… quanti… beh… quanti?
- Due completi… e quello era il terzo pompino… di fila… è instancabile.
Io e Clara eravamo rimaste via davvero poco tempo. Pensai che prima di passare ai fatti avessero per lo meno flirtato un poco. Tre giri significava una durata piuttosto esigua, ma certamente una capacità di recupero pressoché istantanea. Se poi quella a cui avevo assistito era ben la terza espressione delle sue esigenze intime, allora non immaginavo l’abbondanza delle prime due.
- Però non avete fatto altro, vero? Come mai non avevi gli slip?
- Gli volevo fare solo una sega, ma poi per tenerlo buono ho dovuto improvvisare.
- Quindi?
- Vuoi avere tutti i dettagli? Tranquilla. Sono ancora vergine.
- Non sono preoccupata per te… ma per lui. Lui non capisce. Tu puoi ragionare, ma lui non è in grado di intendere.
- Credi? E’ un porco. Mi ha praticamente strappato gli slip e…
Clelia fece una pausa. Nascosta dietro l’angolo immaginai la faccia di Clara, contratta nel timore mentre, come me, attendeva l’ultima rivelazione.
- … e me lo voleva mettere in culo.
- Non usare quel linguaggio! Maleducata.
- Io sarò stata educata male, ma a lui chi lo ha educato a certe oscenità? Me lo sai dire sorellina? Per fortuna ho i miei trucchi per tenere buoni certi pervertiti.
- Clelia! Non intendo proseguire oltre questa discussione.
- Hai voluto tu i particolari!
- Basta! Domani… domani ne riparleremo… domani…
Mi parve il momento giusto per entrare in cucina.
- Sentite… io non so come intendete risolvere questa situazione…
Le due mi fissavano. Contavano su di me per riuscire a chiudere la discussione e andare oltre in qualche modo.
- Romeo è andato a lavarsi. Non credo che abbia coscienza di quello che è accaduto.
Vidi Clelia sul punto di controbattere. Era convinta del contrario. Le misi davanti il mio dito per azzittirla. Anche Clara stava per replicare rivolta alla sorella. Al ammonì allo stesso modo e ripresi la parola.
- Credo che ragioneremo meglio domani mattina, dopo una bella dormita. Fingiamo che non sia accaduto nulla… per Romeo… lui di certo si comporterà come al solito… passiamo una serata tranquilla… e domani ne riparleremo.
Le vidi guardarsi, riflettere, scrutarsi.
- Va bene… per Romeo.
Clara era d’accordo. Ero convinta che fosse la più difficile da convincere. Toccava a Clelia.
- Mpf… va bene… vado a cercare qualcosa da mettermi addosso.
Appena uscita mi rivolsi alla mia amica.
- Stai calma. Recupera. Ora abbiamo bisogno di te.
- Ci sono… ci sono.
La mia attenzione tornò sui cartoni delle pizze.
- Saranno fredde.
- Le possiamo scaldare nel forno.
Romeo entrò in cucina e vedendo le pizze cominciò ad invocarle. Pareva davvero che per lui non fosse accaduto nulla. Lo invidiai.
Io temevo una serata difficile e così fu, ma meno del previsto. Una delle due belve si ritirò dallo scontro.
La caduta aveva disfatto la perfezione delle pizze, in modo particolare quella di Cleia, prima di infornarla tentammo di riconciliare la doppia mozzarella con la superficie della pasta.
Clelia comparve alle nostre spalle e guardando la mozzarella annunciò la sua ritirata.
- Mi dispiace ma io non mangio, di roba bianca e appiccicosa ho fatto indigestione per stasera.

Stelle cadenti – Le bugie di Gloria IV

Anche il giorno seguente Gloria volle andare in spiaggia presto. Io non ero particolarmente partecipe del suo entusiasmo, ma acconsentii.
Sapevo che avremmo trascorso la giornata con la famiglia Marini, tale idea non mi aiutava ad iniziare la giornata col piede giusto. Dovevo sforzarmi.
Perché mai Gloria si era affezionata tanto a quell’uomo? Le sue motivazioni non mi avevano troppo convinto.
Arrivati in spiaggia non riuscii a nascondere il mio malumore.
- Piero… ma ti annoi?
- No… no… non preoccuparti.
- Perché non vai a vedere se ci sono i ragazzi di ieri? Giochi con loro a pallone e ti passa meglio la mattina.
Non era una cattiva idea in fondo.
- E ti lascio da sola?
- Io prendo il sole. Poi tra poco arriveranno anche i Marini credo. Non sarò sola.
Non mi faceva piacere lasciarla col signor Marini, però avevo bisogno di distrarmi, ero vittima delle mie inquietudini.
- Vado a vedere se ci sono… se non li trovo torno da te.
- Ok… ci vediamo dopo.
Andai. Sentivo una strana sensazione alla base del collo, un formicolio. Non mi sentivo a mio agio e non riuscivo ad interpretare quella sensazione. Trovai i ragazzi che già stavano giocando, mi accolsero volentieri e anzi mi invitarono anche a vederci nel pomeriggio.
- Porta anche la tua ragazza… le facciamo conoscere le nostre. Sono laggiù.
Era un gruppo di ragazzi numeroso che stava ad un campeggio non lontano, alcuni di loro erano accoppiati, come me. Era l’occasione per fare conoscenze più adatte a noi, io e Gloria avevamo bisogno di frequentare ragazzi giovani con cui ci saremmo potuti divertire per il resto della vacanza. Mi sentii più sollevato.
Così finita la partitella di calcetto, salutai entusiasta e tornai da Gloria per riferirgli le buone nuove. Sentivo ancora quello strano formicolio.
Riconobbi il grande ombrellone dei Marini, ma nessuno nei pressi.
Mi guardai attorno in cerca di Gloria, invano.
- Piero!
Era la signora Marini a chiamarmi, stava in acqua col figlio a fare il bagno. Non c’era traccia nemmeno di suo marito.
- Sono andati in pineta.
Il formicolio alla base del collo si fece più forte. Una sottile rabbia cominciò a salire dallo stomaco, avevo il presentimento che… oppure era solo la mia solita e assurda gelosia. Sorrisi e mi convinsi che doveva essere così.
Non riuscii a stare seduto più di un minuto. Raggiunsi a passo veloce la pineta.
Non c’era traccia ne di Gloria ne del Marini. Mi lasciai guidare dall’istinto o piuttosto dal brutto presentimento che si stava impossessando di me, la rabbia lo seguiva alle calcagna.
Presi il sentiero dove Gloria si era incamminata sola il giorno prima. Mi costringevo a non correre, forse per convincermi che in fondo era tutta una mia sciocca fantasia. Poi vidi il luogo descritto da Gloria, collinette di sabbia entravano nella pineta mescolandosi con la vegetazione. Alcune erano alte a sufficienza per nascondere una persona dalla vista. Rallentai e mi avvicinai cauto con il cuore in gola.
Sentii un rumore provenire da dietro la duna. Più che un rumore sembrava un verso. Mi immobilizzai.
Dopo una breve pausa ne seguirono altri. Il cuore mi doleva per quanto batteva, il collo non lo sentivo più per il torpore, lo stomaco si lamentava come per una fame sofferta da giorni.
Erano gemiti.
- Ahh…aaahh… aahhh…aahh… aah…
Rimasi pietrificato. Non sapevo di preciso cosa aspettarmi, sapevo che oltre quella barriera di sabbia c’era Gloria… sì, Gloria… e non da sola. Ne ero sicuro. Deglutii a fatica.
- Ahhh…auuuh… aaahh…
I suoi versi cadenzati continuavano. Mi ritrovai eccitato. Che fine aveva fatto la rabbia?
Iniziai a salire la collinetta, volevo vedere. Non sapevo che effetto mi avrebbe fatto, volevo vedere.
La sabbia mi permetteva di avanzare senza fare rumore, ormai sulla cima mi piegai e sporsi la testa. Un cespuglio mi consentiva un buon nascondiglio, mi copriva in parte la visuale, la scena era comunque piuttosto chiara.
Sul telo da mare steso a terra c’era Gloria a carponi, dietro di lei in ginocchio il signor Marini che se la stava facendo con controllata lentezza.
Non potrei dire perché non venni posseduto dall’ira. Nessun uomo è in grado di dire realmente come reagirebbe di fronte al palese ed esplicito tradimento della propria compagna. C’è chi arriva alla violenza, fino a quel momento avevo pensato che anche per me sarebbe stata la reazione più plausibile. Invece venni avvolto da un tiepido turbamento, i sintomi di ansia, gelosia e rabbia mutarono in eccitazione che mi pervadeva il corpo, quasi piacere.
Non riuscì a resistere. Mi abbassai il costume e iniziai a masturbarmi con lo stesso lento ritmo con cui il Marini si stava facendo la mia fidanzata.
Ero alla loro sinistra ed erano troppo presi per notarmi. Gloria teneva gli occhi chiusi, dietro di lei il suo amante teneva la testa bassa come concentrato. Mi spostai per vedere meglio, solo un poco per togliermi il cespuglio da davanti.
I gemiti di Gloria sembravano quasi un lamento. In quella scena c’era qualcosa di anomalo, ma non capivo di cosa si trattasse.
Uno alla volta gli indizi si svelarono alla mia mente.
Il tubetto di crema solare era abbandonato aperto sul telo vicino ai piedi di Marini, lui aveva i palmi delle mani imbrattate di bianco e aveva così impiastricciato i fianchi di Gloria, la teneva saldamente, con apparente fatica la trascinava a sé ad ogni colpo. Mi parve intensificare un po’ il ritmo. Gloria spalancò gli occhi.
- Auuhhh… auuh… noooo… pianooooohhh…
- Lasciami fare! Ahhh… te lo voglio mettere dentro tutto!
- Nooohh… nooohh… è troppo grosso! Noo.. auhhh… aaah…
Gloria fece un vago tentativo per divincolarsi. Non fu sufficiente e non sembrò nemmeno troppo convincente.
Subito venne ammonita.
- Ferma! Fermaah… ecco! Vedi! Entra tutto… oohhhh! Brava! Brava!
I colpi di Marini diventarono più lunghi e profondi. I capricci di Gloria si fecero più petulanti.
- Nooohh…ooohhh… basta! Non… non… ahh… non ce la facciooh…
- Stai zitta! Hai chiesto tu di farlo così!
Rimasi trafitto da quella affermazione.
Continuai mentre un perverso e straziante sospetto prendeva forma nei miei pensieri.
Mi spostai ancora un po’ e vidi che anche le natiche e il solco posteriore di Gloria erano spalmati della crema solare.
La certezza arrivò poco dopo.
- Fa male! Ohh… è troppo grossohhh…
- Piuttosto tu… aah… hai il culetto troppo… stretto!
Marini stava sodomizzando Gloria! Ebbi un improvviso orgasmo.
- Ahhh… bastahh… mi fa maleeeehh…
- Toccati la fighetta! Ahh… toccati come ti ho… detto prima…
Gloria obbedì portando una mano tra le cosce. Vedevo il polso muoversi, aveva iniziato a masturbarsi, io pur avendo raggiunto l’apice non riuscivo a fermarmi, la mia erezione non perdeva vigore e il piacere non scemava.
Godevo nel vedere la mia ragazza presa contro natura da un vecchio porco.
Perché? Perché con lui?
Il godimento mi intossicava ed era impossibile riflettere e comprendere.
Marini cominciò ad ansimare, intensificò ancora il ritmo. Gloria gemeva lamentosamente, ma non si opponeva più. I colpi si facevano più energici. Sentivo chiaramente i battiti del virile inguine contro le femminee giovani natiche della mia ragazza, ogni assalto seguito da un verso sommesso di doloroso godimento. Era al limite, notai che tendeva a ruotare gli occhi all’indietro, temevo svenisse.
- Non ce la faccio più! Ohhh…oohh… Papinooo!
- Eh?
Marini esitò sorpreso per il nomignolo, ma si riprese immediatamente. Sferrò gli ultimi colpi con tutta la sua forza.
- Resisti… che il tuo papino… adessoohh… ti viene in cu… aaaaaaahhh…
Mentre accoglieva l’orgasmo del suo amante, Gloria lanciò gridolini acuti agitandosi per quanto poteva nella stretta che la dominava. Raggiunse anche lei il suo apice.
Il mio seguì poco dopo mentre Marini alleviava la sofferenza della sua vittima levandole la lama dalle viscere. Un grosso pene nodoso. La mia sorpresa fece da cornice al mio orgasmo. Il piccolo fondoschiena di Gloria aveva accettato un tale arnese quando già le mie due dita erano parse insopportabili.
I due amanti si accasciarono di lato respirando a fatica. Gloria emetteva ancora qualche lamento sommesso.
- Piccola… te la sei cercata tu… mi hai voluto far venire prima con quell’incredibile pompino… bella idea… per farmi durare di più nel tuo culetto… e lo hai proposto tu… sei una piccola diavoletta… ah ah ah… non era la prima volta… ti piace farlo credere… troietta… ci sai fare…
Scappai, non potevo ascoltare una parola di più.
Inutile dire quanto ero turbato per quello che avevo visto e per quello che avevo fatto.
Perché? Perché proprio con quell’uomo?
Correvo spaventato da una parola che mi inseguiva.

Uscii dalla pineta e subito incontrai la moglie di Marini.
- Li hai trovati?
- No… in realtà no.
- Strano. Non so dove siano andati.
- Ma lei non è un po’ gelosa?
- Di chi? Di mio marito?
Rise ignara di tutto. Se non fossi andato a cercarli forse anche io sarei rimasto ignaro.
Era la prima volta che Gloria mi tradiva? Lo aveva fatto altre volte? Le ultime frasi che origliai lasciavano intendere che Marini era piuttosto convinto di essere uno di tanti. Non era possibile.
Che Gloria sapesse mentire era un dato di fatto, però credevo che con me fosse sincera. Tutto il nostro rapporto era forse basato su bugie? Non potevo crederlo. In quali occasioni mi avrebbe tradito? Quando? Con chi?
Questo suo tradimento era comunque reale, io avevo assistito e, terribile da ammettersi, ne avevo persino goduto.
Ero scosso, non tanto quanto avrei pensato di poterlo essere. Non mi rendevo conto, era una specie di sogno, non pareva reale.
Ora che mi ero fermato la parola che mi inseguiva mi raggiunse. Sbiancai all’improvviso.
- Tutto bene Piero? Ti senti poco bene?
- Sì… un poco forse… deve essere il sole.
- Vieni un po’ qui sotto il nostro ombrellone. Stai prendendo troppo sole, sei stato pure male! Voi ragazzi non state mai attenti a queste cose…
Accolsi il suo invito, ma non l’ascoltai oltre, credo che mi offrì anche da bere, sentivo che in sottofondo continuava a parlarmi, ma nella mia testa risuonava quella sola e unica parola. Mi aveva raggiunto e rapito.
Papino.
- Flavio! Eccovi qua. Siete tornati.
- Ti eri preoccupata Ornella?
- No, io no. Il ragazzo un poco.
Sentii le mani di Gloria accarezzarmi le spalle, si inginocchiò fianco a me e mi baciò sulla guancia.
- Hey! Sei tornato presto. Hai vinto anche oggi?
Mi sforzai di sorridere. Intanto la scrutavo. Sarebbe stata capace di mentirmi?
Fu la moglie di Marini ad iniziare con le domande. Lo fece senza malizia alcuna.
- Dove siete andati?
- Ornella! In pineta!
- Sì, ma a fare cosa?
Il signor Marini pareva imbarazzato. Non era un bravo bugiardo. Forse per lui era il primo tradimento. Notai che non guardava ne la moglie, ne il figlio… lanciò uno sguardo verso la mia fidanzata cercando però di non incrociarlo col mio.
Lo salvò Gloria.
- Siamo andati a cercare gli scoiattoli che avete visto ieri.
- Esatto! Ornella gli scoiattoli che abbiamo visto con il piccolo Giacomo! Ieri mentre andavamo via.
Era troppo euforico per l’alibi donatogli. Gloria era tranquilla, abituata.
- Passeggiando e parlando ci siamo un po’ allontanati. Quando ce ne siamo resi conto si era fatto un po’ tardi e siamo tornati in dietro.
La signora pareva soddisfatta della spiegazione di Gloria.
- Li avete visti allora? Erano così carini… li hai visti?
- Solo da lontano purtroppo.
- Ehhh… ma gli scoiattoli sono furbi! Stanno lontani dalle persone.
Aggiunse il Marini… tanto per dire qualcosa.
Ora toccava a me.
- Come mai ti sei portata anche il telo e la crema solare?
Gloria rimase zitta per un attimo. Era in difficoltà. Ero sicuro che avrebbe trovato una scusa. Si toccò il lobo dell’orecchio destro prima di rispondermi. Subito lo interpretai come un gesto di nervosismo. Poi capii. Mi resi conto in quel momento che spesso lo faceva quando mentiva.
- Per… per spalmarmela… mentre mi riposavo un po’ dal sole all’ombra, al fresco della pineta. Ogni due ore circa va ridata, lo sai.
- Ah! E il telo?
Di nuovo portò le dita al lobo destro.
- Per sedermi a terra se mi veniva voglia… e anche per darmi la crema alle gambe, mi sono seduta a terra.
- Giusto.
Non trovavo le spiegazioni più di tanto convincenti. Ci interruppe la signora Marini.
- Vedi come è cauta Gloria.
Poi si rivolse agli altri.
- Piero non sta tanto bene… di nuovo per il sole… poi si era preoccupato, vi è venuto a cercare.
Gloria aveva già capito che qualcosa non quadrava, lo leggevo nel suo sguardo, a quella rivelazione la vidi nascondere dietro un sorriso la sua preoccupazione.
Ebbi la certezza di conoscerla, non mi aveva mai mentito prima. Era il suo primo tradimento.
- Dove… dove ci hai cercati?
Avrei potuto rispondere la verità e fare crollare il suo alibi, avrei potuto svergognare quel porco davanti alla moglie. Che senso avrebbe avuto? Rovinare la famiglia Marini e terminare il mio rapporto con Gloria. Non ci avrei guadagnato nulla. Avrei perso anche io… avrei perso Gloria e lei avrebbe perso me… per sempre.
Allungai il braccio nella direzione opposta.
- Di là.
- Noi eravamo dall’altra parte.
Dopo avermi risposto Gloria mi abbracciò forte. Non era solo sollevata, quel gesto aveva un altro significato.
Non so come, ma riuscii a passare il resto della giornata fingendo che nulla fosse successo. Una bella giornata. Gloria si comportò con incredibile riguardo nei miei confronti e la trovai dolce come mai prima.
La famiglia Marini levò le tende nel primo pomeriggio, dovevano fare le valigie, sarebbero partiti il giorno seguente.
Stranamente anticiparono la loro partenza di un paio di giorni… per qualche motivo.

Io e Gloria rimanemmo in spiaggia sino a tardi, abbracciati guardammo assieme il tramonto.
Ad un certo punto si mise a piangere. Pensai che si sentisse colpevole e non le chiesi nulla.
Prese un fazzoletto, si asciugò le lacrime e si soffiò il naso.
- Mi dispiace che Flavio parta.
L’ultima motivazione che avrei voluto sentire. Sinceramente a me non dispiaceva affatto e proprio non capivo come lei potesse esserne talmente dispiaciuta da piangere.
- Lo conosci appena. Come puoi piangere?
Non mi rispose subito.
- Mi ricordava tanto mio padre.
Un brivido mi percorse la schiena. Di nuovo udii nella mia testa risuonare quella maledetta parola. Papino.
Una tremenda possibilità gridava la sua verità. Possibile?
In quel momento lei si strinse di nuovo a me come impaurita.
- Ti amo tanto Piero.
Non me lo aveva mai detto prima.
Stare con Gloria non è facile, è una ragazza con tanti problemi. Non sono uno psicologo e spesso faccio fatica a comprendere il suo modo di essere. Forse nel suo passato ci sono ombre che ignoro. Di certo so che senza di me lei sarebbe sola.
Anche io la amo, per la sua eterna fragilità, per l’insicurezza che nasconde dietro le sue bugie, per la dolcezza che a minuscole dosi riesce a condividere solo con me.
Mentre tornavamo all’albergo non mi si staccava di dosso.
- Piero stasera non usciamo. Facciamo l’amore in quell’enorme letto per tutta la notte. Vuoi?
Ero felice.
- Gloria.
- Sì?
- Stavo pensando…
- A cosa?
- All’altra sera… magari tra qualche tempo potremmo riprovare di nuovo… intendo… provare a…
- Mmm. Guarda Piero il sesso anale non credo faccia per noi.
Così dicendo si grattò distrattamente il lobo dell’orecchio destro.

Stelle cadenti – Le bugie di Gloria III

La mattina seguente ci alzammo piuttosto presto.
Gloria voleva andare in spiaggia presto.
Arrivati decidemmo di farci una bella passeggiata lungo il bagnasciuga. Arrivammo camminando dove dei ragazzi stavano organizzando una partita di calcetto, li osservai con un po’ di invidia e probabilmente soprappensiero rallentai il passo.
- Perché non vai a giocare con loro?
Gloria aveva notato il mio interesse.
- Ma dai. Si saranno già organizzati.
- Sono in dispari, secondo me gli fai pure un piacere se ti unisci a loro.
- Mmm… e tu? Resti qui a guardare?
- No, torno a prendere il sole dove ho il telo.
Non ero per nulla convinto e me lo si leggeva in faccia.
- Non fare il timido come al solito.
- Ma…
In quel momento furono proprio i ragazzi che si rivolsero a me. Forse avevano captato il mio interesse e la mia indecisione, oppure semplicemente avevano bisogno di un altro giocatore per fare pari.
- Hey tu! Ti va di giocare a calcetto?
Gloria mi canzonò.
- Ora non vorrai farti implorare, vero? Non credo che quei ragazzi siano disposti.
In fondo l’invito mi aveva tolto un peso, mi sentivo obbligato a partecipare e non mi dispiaceva affatto svagarmi un poco. Dal canto suo Gloria non avrebbe nemmeno notato la mia assenza tutta presa dal migliorare la sua tintarella.
- Arrivo!
Mi sentii rispondere mentre già l’euforia del gioco invadeva il mio corpo.
Diedi un casto bacio di saluto a Gloria.
- Ti amo.
Le dissi, ma lei come al solito non mi rispose.
Di corsa raggiunsi il gruppo. Ci presentammo, ma io non sono mai stato troppo bravo a rammentare i nomi. Erano comunque ragazzi simpatici e mi trovai da subito a mio agio, tanto che non mi turbò nemmeno il loro interesse per Gloria.
- Quella là è la tua ragazza?
- Sì.
- Peccato!
- Come peccato?!
- Speravamo fosse tua sorella.
Sapevo cosa intendevano dire. Era chiaro che stavano scherzando e non me la presi affatto.
- Comunque complimenti. Bella ragazza.
Seguii lo sguardo dell’ultimo che aveva parlato e vidi che puntava dritto al sedere di Gloria. Indossava uno dei suoi ridottissimo bikini a vita bassa che metteva in risalto le sue proporzioni contenute, ma sode e tonde.
Mi sentii orgoglioso e per nulla infastidito, poi mi resi conto che quasi tutti la stavano guardando, lei si voltò per salutarmi con la mano e in quel momento anche un tizio che le passava a fianco la mangiò con gli occhi.
L’ imbarazzo mi salì sulle guance… tutta la spiaggia se la sarebbe fatta volentieri. Per un istante l’idea mi intrigò, ma tornai subito in me. Sentii farsi largo la gelosia tra quell’orda di sensazioni.
- Allora? Giochiamo?

Tornai più tardi da Gloria come sudato vincitore.
La trovai prendere il sole sdraiata a pancia in giù con la schiena scoperta e il reggiseno appallottolato al suo fianco, vicino a lei si era accampata la famiglia Marini. Avevo dimenticato quell’appuntamento.
La moglie era poco lontana col bambino a fare un castello vicino all’acqua, mentre il marito rimasto sotto il suo ombrellone stava conversando allegramente con la mai ragazza. Anche lui se la stava mangiando con gli occhi. Era giornata!
Quando mi vide si fece subito più serio interrompendo il dialogo con Gloria. Pensai che forse stava facendo un po’ il manzo con lei. Dovevo assolutamente contenere la mia gelosia.
- Ah eccoti tornato! Ti sei divertito?
- Sì, molto.
Mi sedetti al fianco del suo corpicino. Quel giorno pareva più bella e invitante del solito, forse la prima tinta dell’abbronzatura, non potevo biasimare tutti i maschi la cui attenzione ne veniva catturata. Le accarezzai la schiena lanciando un rapido sguardo al Marini. Marcavo il territorio.
- Che schifo! Sei tutto appiccicoso.
- Anche tu sei sudata… il sole picchia oggi.
- Andiamo a farci un bagno?
- Certo!
In quel momento Gloria si alzò sulle ginocchia, raddrizzò la schiena e mostrò il seno a tutti gli interessati che si trovavano di fronte a lei, la maggior parte del pubblico era gente distratta da altre faccende, non era tra questi il signor Marini, molto attento. Sia io che lui strabuzzammo gli occhi sorpresi da quel gesto. Mentre Gloria raccoglieva il suo pezzo mancante del costume, l’espressione di lui mutò in compiacimento, la mia in disappunto.
Lei si ricompose indossando il reggiseno con la massima naturalezza e noncuranza, poi si alzò camminando sculettando verso il mare.
Io ero un po’ frastornato, non volevo certo farle una scenata in mezzo alla gente. Una volta allontanati un po’ dalla riva e con poca gente attorno me la ritrovai avvinghiata al collo, le è sempre piaciuto farlo quando immersi nell’acqua fino alle spalle.
- Senti Gloria… ma non potevi indossare il reggiseno prima di alzarti?
- Certo, ma è scomodo.
Obiettò lei.
- Così però ti hanno visto tutti il seno.
- Tutti?
- Insomma sì, la gente attorno.
- Non è che ho fatto un annuncio e non è che erano tutti lì pronti con le fotocamere digitali… e poi sarò rimasta scoperta per uno o due secondi.
- Al signor Marini sono bastati.
Gloria esplose in una risata che decisamente mi parve finta e sforzata.
- Non sarai geloso di lui, vero? Accidenti! Potrebbe essere… mio padre.
- Cosa centra la sua età?
La vidi per un attimo indecisa.
- No. Non è l’età. Voglio dire… ha una moglie e un figlio di sette anni.
- E questo gli impedisce di guardarti arrapato?
Lei si allontanò da me visibilmente seccata.
- Non credo proprio che fosse arrapato. Chiudiamo qui il discorso.
Poi prese a nuotare aumentando le distanze.
Forse avevo esagerato. Del resto proprio io mi ero sentito orgoglioso degli sguardi su di lei, per un attimo la cosa mi aveva persino stimolato un senso di eccitazione. Il suo gesto esibizionistico mi aveva colto impreparato.
Effettivamente Marini non rappresentava un pericolo, sposato con figlio e moglie al seguito. Era pur sempre un uomo e non era indifferente alla mia Gloria. Di nuovo un leggero senso di eccitazione mi pervase.
Solo quando riuscì a calmarmi potei uscire dall’acqua, tornai a riva, Gloria era già supina sul suo telo ad asciugarsi al sole. Mi sdraiai sul telo al suo fianco.
- Scusami. Sono un cretino.
- Certo che lo sei, ma ti perdono.
Avvicinandomi per darle un bacio, notai ancora gli occhi di Marini su di lei. Sì, era pur sempre un uomo.
Per il resto della mattinata ci feci caso, lo sguardo di lui indugiò più e più volte sulle forme di Gloria.
Non mi dava più fastidio, anzi mi divertiva vederlo lanciare occhiate di nascosto dalla moglie fra un discorso e l’altro.

All’ora di pranzo la famiglia Marini tornò a pranzo all’albergo. Io e Gloria ci eravamo invece organizzati con bibite e panini. Il caldo era troppo e decidemmo di spostarci nella pineta dietro la spiaggia.
La pineta era più fresca, ombreggiata ovunque, in alcuni punti la boscaglia più fitta e in altri più rada adatta ai pic-nic.
Dopo aver pranzato ci sdraiammo sui teli, la mia idea era di appisolarmi all’ombra. Gloria era pensierosa.
- Piero andiamo a fare un giro per quel sentiero.
- No… vorrei riposarmi un po’.
- Non ti va nemmeno se cerchiamo un posticino nascosto dove fare sesso?
In quel momento ebbi un sussulto, trovai l’idea intrigante, ma non era quello di cui avevo bisogno. Non l’ennesima sveltina di nascosto.
- Questa pineta è frequentata, c’è il rischio che qualcuno ci scopra proprio sul più bello. Qui abbiamo una camera a disposizione… e tutta la notte. Da quando siamo arrivati non ci siamo ancora dedicati un po’ a noi due con la giusta calma e attenzione.
- Ancora questa storia. Che noia che sei! Allora ci vado da sola a fare un giretto nella pineta.
Se ne andò spazientita prima che potessi replicare.
Rimasi solo ad osservare il cielo celeste dietro i rami degli alti alberi, solo a riflettere su quello che era successo il giorno precedente, senza la pretesa di capire perché ovviamente impossibile. La mia fantasia stuzzicata dalle proposte di Gloria finì per delirare su pensieri proibiti.
Gloria che camminava sola in pineta, la immaginavo prendere un sentiero nascosto e arrivare in una piccola radura dove i miei compagni di calcetto della mattina si erano accampati per pranzare. Sorpresi prima di vederla arrivare, non si sarebbero poi lasciati sfuggire l’occasione chiedendole di rimanere per bere qualcosa e fare due chiacchiere. Avrebbero scherzato e bevuto birra, per poi passare a complimenti sempre più espliciti accompagnati da scherzi con le mani sempre più audaci. La birra, gli scherzi, il caldo e un po’ di eccitazione. Li vedevo infine senza costume fra gli alberi attorno alla mia ragazza anche lei completamente nuda intenta a regalare favori orali e manuali ai suoi spasimanti. Poi sesso! Sesso con uno alla volta, con due assieme, sesso di gruppo in ogni modo possibile.
- Piero! Svegliati!
Mi destai bruscamente alla voce di Gloria.
- Copriti che mentre dormivi ti è venuta un’erezione… non vorrai che ti vedano!
Cercai una posizione che nascondesse l’evidenza.
- Sei già tornata?
- Sono stata via quasi una mezz’ora… cosa vuoi che facessi da sola in pineta. Sono tornata indietro.
- Mi sono addormentato, non mi sono reso conto di quanto è passato.
- Speriamo piuttosto che nessuno abbia notato il tuo stato… particolare. A questo punto era meglio se venivi a fare sesso con me tra gli alberi. Più avanti ci sono delle dune di sabbia che si insinuano tra gli alberi e c’è un avvallamento ben nascosto adattissimo allo scopo.
Il mio vaneggiare mi tornò alla mente.
- Allora là ci avresti fatto del sesso?
- No, alla fine non credo. Hai ragione tu! La pineta è frequentata.
Gloria si accarezzò il lobo dell’orecchio destro, poi mi squadrò come se fossi senza speranza.
- Se ti è scesa la bandiera torniamo in spiaggia.
Il primo pomeriggio in spiaggia ci servì per ritrovare un po’ dell’intesa perduta a causa dei diversi fraintendimenti. Nulla di più che qualche coccola e qualche carezza sul telo da mare, eppure anche quelle piccole attenzioni contribuivano ad aumentare la mia eccitazione.
Non vedevo l’ora che arrivasse la sera per tornare alla nostra camera e fare sesso, magari prima sotto la doccia e poi proprio subito dopo assaporando la pelle di lei su lenzuola fresche di bucato. Dovevo aspettare ancora qualche ora.
Il pomeriggio si rivelò inaspettatamente lungo.
- Salve ragazzi! Disturbiamo?
La famiglia Marini era tornata in spiaggia.
Dentro di me rispondevo con un sì, ma a parlare fu Gloria.
- Signor Marini! Non disturba affatto… anzi ci fa piacere riavervi con noi.
- Grazie… sentite ragazzi… diamoci del tu, eh? Chiamatemi Flavio.
Poi si rivolse a me.
Ornella salutò distrattamente, la sua attenzione era sul bambino, il piccolo Giacomo che voleva andare a fare il bagno.
- Giacomo ora ci prepariamo poi il papà ti porta.
- Ornella, portacelo tu. Non mi va.
Si lamentò l’uomo piantando con cura l’ombrellone nella sabbia.
- Io l’ho portata in acqua stamattina. Voglio riposarmi un po’ anche io Flavio.
In quel momento intervenne Gloria.
- Se volete lo porto io a fare il bagno. A me piacciono i bambini e lui è così carino.
Non conoscevo questo lato materno di Gloria.
La madre del piccolo rimase sorpresa per l’offerta, sembrò rifletterci sopra.
- Grazie, ma non posso proprio chiederti una cosa del genere. In acqua è una furia. Ce lo porta il papà.
- E va bene… ci penso io, ma se vuoi venire a giocare a palla con noi Gloria… beh! Noi ti prendiamo. Vero Giacomino?
La proposta del signor Marini mi sembrava solo una scusa per stare con la mia ragazza. La moglie mi sembrò del tutto noncurante della circostanza.
Gloria mi chiese di accompagnarli, io però sdraiato sulla pancia nascondevo la mia ennesima erezione involontaria.
- Andate voi… io… io… non mi sento tanto bene.
- Forse stamattina non dovevi fare sport visto ieri sera. Riposati.
Sarebbe stato meglio rispondere che li avrei semplicemente raggiunti dopo. Così invece mi ero giocato la possibilità e me ne sarei pentito.
I giochi in acqua con la palla tra Gloria, il piccolo Giacomo e il signor Marini si rivelarono piuttosto animati. Io notai quasi subito che il minuscolo bikini della mia ragazza non era adatto ad attività ricreative balneari, il reggiseno si spostava, gli slip scendevano. Lei era in continuazione a sistemarsi il costume e a mio avviso ciò non dispiaceva affatto a Flavio Marini, anzi ad un certo punto cominciai anche a pensare che le lanciasse la palla in modo da farla agitare con la speranza di vedere qualcosa in più. Presto diventò ovvio.
Possibile che Gloria non se ne accorgesse?
La signora Marini intanto era assorta nella lettura di un giornale di ricamo. Cercai di attrarre la sua attenzione sulla scena, così che magari intervenisse.
- Suo figlio è vivace!
Finalmente lei alzò gli occhi dalla sua lettura. Osservò per alcuni secondi.
- E’ tutto suo padre. Flavio quando non gli va di fare qualcosa è pigro, ma quando si diverte è inarrestabile. Ha un’energia a volte!
Questo era il suo commento. Mi dava tanto l’idea che si fosse accorta del furbesco atteggiamento del marito, ma forse le andava bene così fin che le teneva il bambino fuori dai piedi.
Allora dovevo intervenire io. La mia erezione non era più pericolosamente evidente, mi alzai e andai ad osservarli sul bagnasciuga, non potevo andare oltre, avevo detto che non stavo tanto bene. Da Gloria ho imparato che le bugie devono avere un filo logico di coerenza.
Ero certo che la mia presenza incombente potesse mettere fine a quella messa in scena.
Non fu affatto così. Gloria mi vide, mi salutò con la mano e mi mandò un bacio. Anche il signor Marini mi notò, ma non accennò a mutare il suo comportamento, al contrario urlava allegramente a Gloria di rincorrere la palla incitando il figlio ad ammonirla allo stesso modo.
Ogni volta che lei doveva sistemarsi il costume, praticamente ogni dieci secondi, mi lanciava uno sguardo malizioso, si era messa a flirtare con me, il suo atteggiamento galvanizzava i suoi compagni di gioco, uno in particolare. Avevo gettato benzina sul fuoco con la mia bella trovata.
Dopo l’ultimo recupero della palla vidi chiaramente un capezzolo di Gloria fare capolino fuori dal costume. Mi sembrò che anche lei se ne accorgesse, ma stavolta dopo l’occhiata sexy a me rivolta non si aggiustò.
Come rideva divertito il piccolo Giacomino per l’animato gioco e come se la rideva anche il suo papà.
Stavo per avvertirla di coprirsi quando lo fece da sola. Cominciai a spazientirmi, ma non trovavo modo per intervenire senza sembrare il tipico ragazzo geloso e possessivo.
Non c’era speranza le dovevo chiedere di risalire a riva, lei si sarebbe sicuramente arrabbiata.
Proprio quando mi decisi a farlo, mi bloccai, rimasi letteralmente a bocca aperta vedendo che in uno slancio gli slip di Gloria si abbassarono tanto da mostrare un po’ della bruna peluria pubica.
Non fui l’unico a reagire con similare stupore.
- Ti sono scese le mutande!
Urlò Giacomino scoppiando in una fragorosa risata. Gloria si guardò gli slip con finta sorpresa e si risistemò sfoggiando la sua solita occhiata maliziosa, ma stavolta non a me, al signor Marini che sogghignava tutto soddisfatto.
- Dai Gloria, vieni su adesso.
- No, voglio giocare ancora con Giacomo.
Con chi stava giocando? Non certo col bambino. Con me? Oppure con il signor Marini?
Non potevo replicare. Se avessi insistito avrei solo peggiorato la situazione, per ripicca non so cosa avrebbe potuto fare. Rimasi quindi zitto ad osservare quel gioco che tanto la divertiva.
Lei da parte sua continuò a rivolgere le sue occhiate… non più a me. Vidi ancora un paio di volte un capezzolo sfuggire dal reggiseno, una volta ancora il pelo pubico e quasi per intero il tondo sederino sfuggire dal ridotto slip. Marini era soddisfatto, lo trovai un paio di volte cercare il mio sguardo, come per conferma, approvazione, o forse per schernirmi.
Cosa potevo fare? Con le mani giunte mi nascondevo per quanto possibile la piena erezione, tornando indietro la signora Ornella l’avrebbe notata… e cosa avrebbe pensato? Probabilmente suo marito si era già accorto della mia situazione e probabilmente era per lui un implicito invito a continuare. Forse lo era.
- Papà, sono stanco, torniamo su dalla mamma.
Grazie piccolo Giacomino.

Gloria venne da me e mi abbracciò. La mia erezione era sulla sua pancia.
- Ti senti ancora poco bene?
- Non lo so.
Davvero non ne avevo idea.
- Secondo me stai meglio… se vieni a fare il bagno con me… ti faccio un massaggino al pancino.
- Al pancino?
- O dove ce ne è bisogno!
Come potevo rifiutare, forse era l’unico modo di far scomparire quell’imbarazzante tormento.
Entrai in acqua con lei. Ci immergemmo oltre l’ombelico, meno di quanto io ritenevo necessario per non farci notare. Fu inutile insistere.
Ero piuttosto sicuro che anche da riva un buon osservatore avrebbe notato il suo massaggio. Mi parve anche che Marini ci stesse scrutando, abbandonato il bambino alla mamma era tornato verso il mare immergendosi fino alle ginocchia.
Gli diedi le spalle facendo spostare Gloria in modo da nasconderla con il mio corpo. Lei era divertita, ogni tanto si affacciava da sopra una mia spalla per controllare la riva. Io godevo.
- E’ meglio se ti sbrighi perché Flavio sta venendo qui.
- Si sarà accorto di quello che mi stai facendo?
- Non lo so.
- Perché non ci lascia in pace?
- Non lo so. Magari vuole una sega anche lui!
- Gloria non ci pensare nemmeno!
Alzai un po’ la voce preso dal panico.
- Sshhhh! Non urlare. Stai tranquillo che non ho intenzione di fare una cosa del genere. Per chi mi hai presa?
Nemmeno poco prima pensavo che potesse atteggiarsi da esibizionista. Non sapevo cosa pensare e non ero certo nelle migliori condizioni per riflettere con calma.
- Allora Piero! Ti sbrighi a venire? Guarda che sta arrivando.
- Vai solo un tantino più…uuhh… sì… ecco! Veloce così.
Il tempo è tiranno a volte.
- Ragazzi tutto bene?
Gloria interruppe il suo lavoro sbucando di lato e affrontando il signor Marini.
- Sì, Flavio… perché lo chiedi?
- Piero aveva detto che si sentiva poco bene… poi l’ho visto un po’ strano prima… non volevo che foste a litigare per la questione di Giacomo.
Mi bastava una manciata di secondi per un orgasmo il cui desiderio diventava difficile da trascinare oltre, era proprio necessario che quel buon padre di famiglia facesse tutta quella strada per interromperci? Gloria non era irritata quanto me. Mi sembrava invece divertita.
- Non ti preoccupare Flavio. Tutto bene. Grazie di essertene preoccupato.
Non potevo resistere oltre.
- Io mi faccio una nuotata. Vieni anche tu Gloria?
- No, fai pure da solo. Io ti aspetto qui.
In sostanza la mia ragazza mi stava dicendo di arrangiarmi a concludere il lavoro che lei aveva iniziato ed era un’ottima idea che mi allontanassi un po’ a tale scopo. La sostanza era quella.
Nuotai con energia scaricando tutta la mia rabbia nelle bracciate. Ad una certa distanza li osservai scherzare stando bene attento che non si avvicinassero troppo tra loro. Ero geloso. Li vidi solo ridere e parlare, ma quando arrivai all’orgasmo stavo immaginando Gloria dimostrarsi particolarmente disponibile. Me ne vergognai.

Quella sera avevamo appuntamento con la famiglia Marini.
Gloria si era fatta particolarmente bella, la trovavo anche particolarmente provocante e ciò mi infastidiva particolarmente. Il signor Marini se la sarebbe mangiata con gli occhi per tutta la sera, ne ero certo.
Indossava un top nero corto e attillato e jeans a vita bassa strappati in diversi punti, si era fatta lo smalto alle mani e ai piedi, rosa con brillantini come i sandolini che aveva scelto, si era truccata con cura, tanto che ormai vestito da tempo io decisi di aspettarla a tavola. Scese che già molte persone in sala avevano terminato.
Dopo cena andammo tutti assieme in centro per provare il gelato della famosa gelateria tanto decantata.
Il locale si trovava su una strada secondaria, era comunque abbastanza grande e frequentato. I tavoli all’esterno erano una decina e la metà all’interno, aspettammo una decina di minuti perché se ne liberasse uno fuori. Dentro c’era caldo, ma la gente vi si accalcava comunque peggiorando la situazione.
Effettivamente il gelato era buono, ma rimasi un po’ deluso, come capita sempre quando le aspettative sono alte, pesava però anche il fatto di non voler dare soddisfazione al Marini.
Ornella era una donna simpatica, il piccolo Giacomo un bambino divertente e in fondo Flavio Marini non era una persona antipatica, al contrario, era piacevole la loro compagnia, purtroppo come avevo previsto certi sguardi accaniti tendevano ad indispormi.
Gloria aveva notato le occhiate del signor Marini, non ne era affatto dispiaciuta. Seduti al tavolo notai che diventavano sempre più insistenti. La moglie del vecchio porco sembrava non accorgersene. Possibile che fosse solo una mia idea?
Poi vidi che anche il cameriere e diversi clienti e passanti scrutavano morbosamente la mia ragazza.
La mia posizione al tavolo non mi era di aiuto e solo dopo un po’ arrivai a capire. Gloria seduta aveva i jeans che rimanevano abbassati sul posteriore. Era già capitato che con quei pantaloni mostrasse il perizoma e uno spicchio di natica, ma non in quel modo. Si era dimenticata di mettersi la biancheria intima?
Sgranai gli occhi, Gloria si accorse della mia reazione. Sgranai ancora di più gli occhi lanciandole un implicito messaggio. Non capiva o non voleva capire. Aggiunsi un piccolo calcetto, ma nulla.
- Io ragazzi devo andare un attimo alla toilette.
Saltò su il Marini.
Poteva essere ancora la mia fantasia, mentre si alzava mi parve però che sotto i pantaloni avesse una erezione, certo la camicia portata libera nascondeva bene il fatto da in piedi.
Gloria saltò su con una affermazione inaspettata.
- Vengo anche io!
La guardai perplesso e lei si affrettò a spiegarsi.
- Flavio, la accompagno, devo andarci anche io, così mi fa vedere dove è.
- Certo… prego.
Fingendosi galantuomo le scostò la sedia, ovviamente per dargli una bella guardata al fondoschiena.
Non credevo certo che fosse un pericolo lasciarli andare da soli, però non mi andava proprio, del resto come potevo aggregarmi a mia volta. Avrei fatto la solita figura dello sciocco geloso fidanzato.
Li guardai silenzioso andare via sorridenti.
- La toilette in questo locale non è il massimo.
Intervenne la signora Ornella. Le rivolsi lo sguardo chiedendo implicitamente la spiegazione di quella affermazione che certo era attinente, ma nel contesto non aveva un grande significato.
La signora mi lanciò prima uno sguardo di intesa rivolgendo gli occhi verso il piccolo Giacomo. Vedendomi perplesso si decise a parlare cercando di non usare parole che insospettissero il figlio.
- Quella toilette è un po’ un punto di ritrovo per alcune persone.
Non esistono bambini non curiosi e spesso lo sono nei momenti sbagliati.
- Quale gente mamma?
Vidi la madre arrossire.
- Ci sono persone che si vergognano a darsi i bacini e si nascondono in bagno per farlo.
- Ah ah ah! Davvero mamma? Che stupidi.
La signora mi guardò di nuovo con una espressione che diceva tanto.
“Spero che tu abbia capito perché non ho intenzione di spiegare cosa succede dentro quella toilette”
- Perché si vergognano mamma?
- Perché… perché…
Non ascoltai le buffe risposte che seguirono alle insistenti domande del bambino. Sbirciai all’interno del locale. Potevo vedere Marini e Gloria in fila vicino al muro. Parlavano e ridevano, lui la fissava.
- Il babbo vuole dare i bacini di nascosto a Gloria?
L’impertinente domanda del piccolo Giacomo mi fece strabuzzare gli occhi.
Il bambino rideva divertito. Sapeva di aver detto qualcosa che non doveva dire, però non si rendeva conto di ciò che realmente significava. La madre lo ammonì di smetterla. Poi si rivolse a me per scusarsi.
- Scusalo Piero. E’ un bambino.
Cercai di sembrare tranquillo e me ne uscii con una frase che speravo divertente.
- Non c’è problema, lo so che non sono andati a darsi i bacini di nascosto.
Quella possibilità diventava però sempre più plausibile nei miei pensieri. Cominciai a sudare. Cercavo Gloria con lo sguardo timoroso di vederla scomparire assieme col signor Marini. Non riuscii a contenere cattivi pensieri.
Loro in un piccolo stanzino a consumare una sveltina mentre altri fuori dalla porta aspettano il loro turno.
Mi alzai di scatto.
- Vado anche io. Approfitto del fatto che mi hanno tenuto un posto in fila.
Avanzai tra la gente senza togliere mai gli occhi di dosso a Gloria. Arrivai da lei col fiatone più per l’ansia che per la fatica fatta per avanzare celermente.
- Cosa c’è Piero? Tutto bene?
Certo non dovevo avere una bella cera.
- Niente… niente… dovevo andare anche io al bagno… ne ho approfittato… così non devo fare la fila.
- Sei un furbacchione!
Mi canzonò Marini. Lo scrutai speranzoso di cogliere nella sua espressione una traccia di delusione per aver rovinato i suoi piani. No, nessuna reazione. Ancora una volta mi ero fatto condizionare dalla gelosia.
Dietro Gloria c’era una madre col figlio di pochi anni e a seguire un signore di mezza età, in fila a precedere il turno di entrata una signora piuttosto in carne, sudata e visibilmente impaziente di poter usufruire dei servizi.
La signora Marini mi stava quindi prendendo in giro? Quelle persone non erano in cerca di una sveltina.
Mi tranquillizzai.
Gloria interruppe le mie riflessioni senza senso.
- Dato che sei qui, se si libera il bagno di destra mi tieni la porta. Pare sia rotta la serratura.
- Va bene.
- Entriamo assieme così ce la teniamo a turno. Il bagno di sinistra è occupato da quando siamo in fila. Ci sarà qualcuno che sta male.
In quel momento si aprì proprio la porta di sinistra. Ne uscirono due ragazzi madidi di sudore. Uno dei due era piuttosto effeminato nelle movenze e quando lo sentii parlare non mi fece un impressione differente.
- Che caldo là dentro, acciderbola! Quando però ci vuole ci vuole.
Passandomi di fianco mi fece l’occhiolino. Intanto la signora davanti a noi nella fila occupava la toilette imprecando.
- Degenerati! In un luogo pubblico.
Quindi quando la signora Marini parlava di persone che si davano i baci di nascosto per vergogna intendeva dire coppie omosessuali?
A confermare la mia supposizione arrivarono due ragazzi che si accodarono in fondo alla fila. Dall’aspetto sembravano due normalissimi amici, però effettivamente stavano molto vicini e con gesti delicati si sfioravano senza dare troppo nell’occhio.
- Piero! Non guardarli! E’ da maleducati.
Si liberò anche il bagno di destra, da questo uscì una giovane ragazza.
- Andate pure voi due. Io aspetto questo.
- Grazie Flavio.
- Grazie.
Aggiunsi io a bassa voce seguendo la mia fidanzata nel piccolo stanzino. Un odore acre mi raggiunse immediatamente le narici, puzzo di piscio e sudore, forse anche di sesso. Mi guardai attorno. Le pareti erano coperte di scritte e disegni volgari, il pavimento era sporco, dietro la logora tazza del water erano abbandonati due preservativi, uno vecchio e vuoto, l’altro recente e pieno. Lo squallore ci circondava.
- Tienimi la borsetta e mantieni la porta chiusa.
- Va bene… non credo che quelli in fila dietro di noi possano…
Mi bloccai quando Gloria abbassandosi i jeans mostrò di non avere biancheria intima. Avevo quasi dimenticato quel mio sospetto.
- Non hai messo gli slip?!
Intanto Gloria in equilibrio per non appoggiarsi al water urinava con soddisfazione.
- Volevo portare i jeans bassi, ma non mi andava che si vedessero gli slip.
- Preferisci che tutti ti guardino il sedere quando ti pieghi?
- Tutti? Sei davvero ossessionato!
Volevo replicare, ma non trovai parole intelligenti da dire. Stavo collezionando pessime figure.
- Prendimi i fazzoletti di carta da dentro la borsa… questa carta igienica mi fa senso.
Mentre passava la soffice pezza di carta sul pube non potei fare a meno di trovarla incredibilmente sensuale.
Ci scambiammo di posto. Io non avevo assunto sufficienti liquidi per portare a termine ciò per cui in teoria ero venuto con Gloria e in realtà avevo anche un inizio di erezione.
- Allora? Ti sbrighi?
Mi invitò lei.
- Non mi viene. Non ce l’ho.
- E allora cosa sei venuto qui a fare.
Mi voltai senza sapere cosa rispondere. Mi trovò Gloria una risposta plausibile.
- Ho capito. Sei un bel lurido. Vuoi fare sesso!
Sussurrò per essere sicura che nessuno sentisse. Come scusa poteva anche funzionare, non avevo voglia ovviamente di farlo in quello squallore, mi aspettavo comunque un deciso rifiuto.
- Ornella ha detto che qui ci sono tante coppiette che lo fanno… non mi aspettavo però che fossero coppie gay.
- Dici che quelli di prima si sono inculati nel cesso?
- Sì… può essere.
- Wow! Però… Piero… qui fa schifo… è tutto così sporco… non lo abbiamo mai fatto in un posto talmente sudicio!
Ci erano già capitate occasioni in cui ci eravamo scambiati attenzioni in bagni pubblici, sono locali mai veramente puliti, ma quello era effettivamente l’apoteosi.
- Hai ragione. Lasciamo perdere. Lo faremo dopo in camera.
- No, no, no… è davvero trasgressivo! Mi hai convinta.
Così dicendo si slaccio i jeans, dopo essersi girata verso la porta dandomi le spalle, li abbassò fino al ginocchio e divaricò le gambe per non farli cadere sul pavimento, mi dava così anche una chiara idea della posizione che aveva scelto. Si appoggiò in avanti con una mano per tenere chiusa l’entrata, con l’altra prese a toccarsi tra le cosce.
Girò la testa e vidi il suo sguardo eccitato.
- Sbrigati però! Che fuori aspettano… non vorremo farci riconoscere come quei due di prima! Mmmm… dai che sono eccitata. Tira fuori il preservativo.
Vedere Gloria masturbarsi dandomi le spalle non mi lasciava ovviamente indifferente. Malgrado non fosse ancora una volta quello che mi aspettavo da quella vacanza, mi trovavo pronto. Tuttavia non avevo portato con me alcun profilattico, proprio perché pensavo ad un approccio più intimo nella nostra camera da letto ad un’ora più tarda.
- Gloria… non ne ho… non li ho presi.
- Come no? E ora? Non mi va di farti un pompino… voglio chiavare!
Sebbene non ci fosse nemmeno l’ombra del romanticismo che bramavo non potevo darle torto.
- Va bene… senti… lo tolgo prima che…
- Sei scemo? Sono nel periodo più a rischio!
Intanto nojn cessava di toccarsi, anzi lo faceva con sempre maggiore foga.
- Ohh… ora ho capito! Sei un porco! Hai organizzato tutto dal principio… mmmhhh… me lo vuoi mettere nel culo come se io fossi un maschietto… il tuo fidanzatino… porcooohhh
- Parla piano! O ci sentiranno.
In realtà io non lo avevo pensato, ma anche quell’idea non mi dispiaceva ora che l’avevo sentita.
- Pierooo… mmmhh… ho paura! Giurami che sarai cauto!
Gloria era realmente in balia della situazione? O forse ero io ad esserlo di lei?
Sudavo per il caldo e l’eccitazione. Non riuscivo più a pensare, non ero in grado di aspettare.
Con la mano guidai il pene tra le natiche di Gloria, le trovai bagnate di sudore e il glande scivolò facilmente sulla stretta entrata posteriore. Provai a spingere.
- Piano! Mi fai male!
Spinsi con più delicatezza senza avere troppo successo.
- Fai piano! Fai piano!
Forse fu la mia immaginazione, mi parve di sentire ansimare qualcuno. Subito pensai al Marini che origliava e si masturbava nel bagno a fianco. Il pensiero mi galvanizzò ancora di più.
Riprovai ancora ed ebbi finalmente l’impressione di ottenere un minimo miglioramento.
- Piero.. Piero… mi sta entrando!
Insistei.
- Nooo… che male!
Mi fermai tirandomi indietro a quella esclamazione. Gloria non smetteva di masturbarsi. I suoi messaggi mi disorientavano.
Qualcuno tirò lo sciacquone nel vano a fianco.
Non potrei dire cosa sarebbe successo se avessimo continuato. Marini ci bussò alla porta.
- Tutto bene ragazzi?
Risposi cercando di controllare il tono di voce.
- Sì… non si preoccupi usciamo subito!
Gloria mi fissò colta dal panico.
- Ci avrà sentiti?
Mi domando bisbigliando.
- Può essere.
Ero troppo intontito per comprendere se mi sarebbe piaciuto o dispiaciuto.
- Meglio lasciare perdere… questa cosa non fa per noi.
- Sì… forse… forse hai ragione.
Ero comunque convinto a quel punto che avremmo fatto scintille una volta tornati in albergo.
Gloria crollò stanca sul letto invece.

Stelle cadenti – Le bugie di Gloria II

Il comportamento di Gloria mi aveva disorientato.
L’atteggiamento che aveva tenuto mi pareva ambiguo e incoerente. Mi era sembrata molto eccitata dall’idea di provare la sodomia, la penetrazione col dito le era certo piaciuta. Le due dita l’avevano effettivamente indisposta a tal punto da non voler fare alcun altro tentativo? Lo avrei potuto perfettamente capire, sì… lo avrei compreso e accettato se avesse avuto quell’incredibile orgasmo.
Veniva naturale pensare che il piacere avesse comunque avuto la meglio sul disagio, il suo godimento era stato piuttosto convincente, l’esperienza in fin dei conti poteva quindi definirsi positiva.
Eppure Gloria si dichiarava delusa e assolutamente non disponibile ad ulteriori esperimenti.
Io non capivo, a malincuore misi comunque da parte i miei dubbi. Il fondoschiena in fin dei conti era il suo!

La mattina del secondo giorno ebbe per me un inizio perfetto, proprio quello di cui un uomo ha bisogno per voltare pagina. Mi destai con una bella erezione, ma la sorpresa fu trovarmela coccolata oralmente da Gloria.
Aveva iniziato mentre ancora stavo dormendo, al mio risveglio era già a buon punto e vi si dedicava con grande dedizione. Come era riuscita a farlo senza che me ne accorgessi? Poi come le era saltata in mente una idea simile?
Forse ci teneva iniziare con il piede giusto, voleva farsi perdonare per il brutto inizio di vacanza, dopo tutto non era colpa sua, tuttavia percepivo un filo di rancore nei suoi confronti… ne persi del tutto il ricordo col mio orgasmo… o forse fu Gloria a farlo scomparire… assieme al mio seme.
Ci preparammo e andammo a goderci una colazione da nababbi. Il cielo era terso, l’aria fresca e il tepore del sole scaldava la pelle, l’odore del mare arrivava alle narici mescolato all’aroma di pino marittimo.
Gloria non vedeva l’ora di andare in spiaggia.
Del tutto fanatica dell’abbronzatura aveva intenzione di passare tutta la giornata a prendere il sole.
Scegliemmo la spiaggia nelle vicinanze dell’albergo, era piuttosto frequentata e quasi esclusivamente da famiglie. Decidemmo quindi per il pomeriggio di andare alla spiaggia dietro la pineta. Erano necessari alcuni minuti di macchina, ma Gloria era ansiosa di vederla. Marini l’aveva decantata come splendida.
L’idea di incontrarvi quel tizio non mi allettava più di tanto, ma se effettivamente era una spiaggia meno frequentata avrei avuto anche occasione di stare meglio con la mia ragazza e di godermi maggiormente la giornata.
All’ora di pranzo ritornammo all’albergo, il lauto pranzo non fu da meno della colazione, io poi da sempre adoro la cucina toscana.
Prima di partire per la pineta andammo in camera a rinfrescarci. Gloria ne approfittò anche per chiamare a casa. Lo aveva promesso alla madre e sapeva che non poteva sgarrare, se avesse mancato si sarebbe trovata tempestata di chiamate e messaggi per tutto il resto della vacanza. La madre è fatta così.
Andai prima io al bagno a lavarmi e prepararmi, uscito trovai Gloria sdraiata sul letto che parlava animatamente con la madre al cellulare. Cedette alle insistenti indagini e cominciò a raccontare per filo e per segno tutto ciò che avevamo fatto il giorno prima. Non ascoltai, ma mi parve che condisse il racconto con qualche bugia.
Prese a stuzzicarsi il lobo dell’orecchio destro, spesso lo faceva parlando con la madre. La trovai irresistibile per qualche oscura alchimia del momento.
Chiuse finalmente la telefonata.
- Ti amo.
Le dissi. A quelle parole non mi rispose, mai prima mi aveva risposto e mai si era presa l’iniziativa di anche solo sussurrarmele. Semplicemente lo accettavo.
- Mia madre è impossibile. Deve per forza essere a conoscenza di ogni istante della mia vita.
Si alzò di scatto dal letto.
- Piero. Mi vado a lavare i denti. Prendi nota che domani lo devo raccontare a mia madre.
Risi.
Avevo voglia di fare all’amore con Gloria. Da quando eravamo arrivati avevamo fatto sesso, non di più di questo.
Desideravo cercarla fino a trovarla. Lei invece era sfuggevole. Ne ero un po’ deluso. Sembrava quasi che non volesse. Mi stavo convincendo che la sua dimensione sessuale non si estendesse fino all’amore, probabilmente si perdeva poco prima da qualche parte. Mi sarebbe tanto piaciuto scoprire dove.
- Allora? Andiamo in spiaggia?
Mi disse impaziente con i denti splendenti.
- Facciamo all’amore Gloria.
- Ora?! Io voglio prendere il sole, rimandiamo a stasera.
- Non ti va proprio?
- Se facciamo una cosa veloce… va bene.
- In realtà io avevo in mente qualcosa di più… intimo.
Lei sbuffò. Il suo comportamento era tutt’altro che incoraggiante. Si buttò sul letto al mio fianco.
- Vuoi che ti faccia un pompino?
Mi chiese quasi annoiata.
- No… intendevo fare all’amore. Io e te. Da quando siamo arrivati non ci siamo ancora riusciti.
- E allora ieri sera? Stamattina?
- Non è quello che intendevo… io volevo dire…
- Aaaaaaaah.
Gloria sorrise furbescamente lasciando intendere che aveva capito tutto. Le si era accesa una lampadina nel cervello.
- Vuoi dire penetrazione!
Probabilmente era una lampadina difettosa che si bruciò all’istante.
- Gloria! Perché fai così?
Ero piuttosto demoralizzato. Lei però sembrava effettivamente non capire.
- Cosa ho detto di male?
Decisi di rinunciare.
- Lascia stare. Andiamo alla spiaggia.
- Ti sei offeso? Nooo… ti pregooo!
Piagnucolando mi abbracciò. Sembrava una bambina che temeva di essere abbandonata. Mi fece tenerezza.
- Pieroooo… non ti arrabbiare di nuovo. Faccio sesso se vuoi.
Non riusciva a capire e ciò mi rese un po’ triste, ma la volevo talmente tanto.
La baciai con passione senza indugiare in ulteriori riflessioni.
Mi sembrò tutto troppo veloce. Fu un avvicendarsi di immagini senza un vero filo conduttore.
La sua bocca fuggì dalle mie labbra, bramosa del mio sesso non lo trovò neppure pronto, presuntuosa risolse il problema, per poi precipitarsi al mio orecchio a sussurrarmi un quesito.
- Hai preso i preservativi?
Aiutandomi ad indossare quella così necessaria protezione si prese abilmente cura della mia erezione.
Trascinato dalla sua premura le fui sopra quasi senza accorgermene e inquieto mi ritrovai a cercare dentro di lei un senso per quel sesso.
Tentai invano e persi la mia corsa contro il tempo.
Sudato e ansimante mi arresi accasciandomi al suo fianco. Venni sconfitto dalle sue ultime parole.
- Che energia! Ne avevi proprio bisogno, vero?
Non mi lasciò nemmeno il tempo di formulare una replica.
- Uff… ora andiamo in spiaggia?

Raggiungemmo con cinque minuti di auto la pineta, con una passeggiata si accedeva alla spiaggia.
Effettivamente era un posto stupendo, la sabbia molto chiara, il mare limpido, la pineta alle spalle. In quel tratto non era troppo frequentata, la gente si accalcava molto più avanti dove c’era un locale e un complesso balneare.
Dopo aver steso il telo da mare ci spalmammo la crema solare a vicenda, scherzammo e cominciammo a chiacchierare. Malgrado la piccola delusione del dopo pranzo mi sentivo felice. In fondo avevamo tutto il tempo di recuperare.
Pensai che non era il caso di farsi troppi problemi… ma i problemi arrivarono da soli.
- Salve ragazzi.
Era il signor Marini. Gloria non condivideva certamente il mio stesso sentimento nei confronti di quell’uomo.
- Signor Marini! Ha visto? Siamo venuti.
- Eh eh eh! Ma non vedo il topless e nemmeno il tanga.
- Lei ha sempre voglia di scherzare, vero?
- Con le belle ragazze non scherzo mai!
Era sfacciato segna ritegno. Faceva il furbo con la mia fidanzata davanti ai miei occhi.
Intervenni.
- E la sua famigliola? Dove l’ha lasciata?
- Ci siamo messi un po’ più in là. Volete venire da noi? Abbiamo anche l’ombrellone… bello grande.
- No.
Forse risposi con troppa durezza.
Sembrò persino rimanerci male.
- Piero! Non essere sgarbato col signore!
- Volevo solo dire che a noi piace prendere il sole, non abbiamo bisogno dell’ombrellone.
Il sorriso tornò sul viso del Marini.
- Ho capito… ho capito. Volete rimanere un po’ soli. Non c’è problema. State attenti al sole ragazzi!
E così dicendo si allontanò.
Gloria mi diede una gomitata nello stomaco che avrebbe steso un giocatore di rugby.
A bassa voce aggiunse anche una sgridata. Cercai di sistemare la situazione fin che ero in tempo.
- Signor Marini!
Lo chiamai. Lui si voltò subito, non aspettava altro.
- Sì?
- Mi scusi a volte sono un po’ brusco.
Lui tornò indietro.
- Non ti preoccupare. Se volete rimanere un po’ soli non c’è problema.
- Magari un’altra volta.
- Noi veniamo sempre qui, ma questi sono i nostri ultimi giorni.
Saltò poi su Gloria.
- Peccato! Mi era così simpatico.
- Facciamo così. Vediamoci stasera. Andiamo a prendere un bel gelato tutti assieme!
- Volentieri! Va bene Piero?
La domanda mi parve retorica.
- Ragazzi… conosco una gelateria dove fanno un gelato buonissimo, il migliore.
- Ma lei signor Marini è davvero pieno di risorse! Ci consiglia questa bella spiaggia, poi la gelateria… chissà quante sorprese ancora tiene in serbo!
- Bimba mia… eh eh eh! E’ l’esperienza!
Si misero a ridere entrambe. Cosa c’era di tanto divertente?
Per lo meno se ne andò e ci lasciò in pace per il resto del pomeriggio. Trovai però Gloria cambiata, il suo umore non era più lo stesso, non aveva più voglia di parlare e scherzare. Forse per la mia maleducazione nei confronti del Marini.
Trovai il pomeriggio noioso, in più verso sera arrivò a tormentarmi una emicrania che si fece sempre più terribile.
Fu un sollievo tornare all’albergo per riposarmi e farmi una bella doccia. Il mal di testa però non accennava a scomparire, anzi si aggiunsero brividi e torpore.
- Piero hai preso troppo sole. Tu non sei abituato.
- Può essere.
- Sicuramente è così. Dovevamo accettare l’invito del signor Marini, loro hanno l’ombrellone.
Gloria era parecchio spazientita.
- Bastava ripararsi in pineta.
- E allora perché non ti ci sei riparato?
- Gloria mi fa male la testa… non potresti lasciarmi in pace?
La mia preghiera fece effetto. Per un po’ mi lasciò tranquillo a riposare sul letto.
Quando si rivolse di nuovo a me aveva un tono più rilassato, oserei dire compassionevole.
- Stasera diciamo al signor Marini che non ci andiamo. Dopo cena torniamo in camera e ti riposi. Va bene?
Fui sorpreso di sentirglielo dire. Forse allora era tutta una mia fantasia l’intesa tra lei e quell’uomo che tanto mi infastidiva. Ero io con le mie turbe mentali che stavo rovinando la vacanza. Dovevo quindi smetterla.
A cena incontrammo la famiglia Marini. Io mi dimostrai gentile, fu la stessa Gloria a spiegargli che non era il caso che uscissimo. Marini sembrò sinceramente dispiaciuto, sua moglie mi offrì una pastiglia contro il mal di testa.
Era la prova di quanto fossi stato sciocco.
Rimanemmo d’accordo di incontrarci il giorno seguente alla spiaggia dietro la pineta dove avremmo condiviso l’ombra del grande ombrellone.
Quella notte mi addormentai tra le braccia di Gloria.

Stelle cadenti – Le bugie di Gloria I

Stelle cadenti : serie di racconti estivi
Le bugie di Gloria

Finalmente la madre di Gloria decise di lasciarla venire in vacanza con me, io e lei soli.
Era parte del regalo per la bella promozione della figlia.
“Piero è un ragazzo di cui mi fido” furono le sue parole inaspettate.
La madre di Gloria è sempre stata molto severa, oltre a non concederle di venire in vacanza con me prima di allora, sempre le ha imposto coprifuoco piuttosto rigidi e programmi per le uscite ben definiti e chiari, le telefona spesso e lei deve rispondere prontamente al cellulare per non rischiare di rimanere in punizione per una o due settimane, quindi rischiare di mettere il naso fuori di casa solo per andare a scuola.
Il padre di Gloria è morto in un incidente ferroviario quando lei aveva tredici anni, di certo non è stato facile per sua madre crescerla nell’adolescenza senza l’aiuto di una figura paterna, ma la sua presenza costante e assillante non solo non ha colmato la lacuna, ha creato un baratro tra lei e la figlia. La cosa peggiore è che entrambe lo negano e lo nascondono.
La mancanza del padre e il rapporto difficile con la madre hanno fatto si che Gloria crescesse ribelle celando però questa natura con innaturale astuzia.
Sua madre la considera una brava bambina tutta scuola e famiglia, la sua bimba seria, sincera, affidabile. Si sbaglia di grosso. Gloria finge benissimo.
In più di due anni che stiamo assieme l’ho vista mentire alla madre spudoratamente dimostrandosi un’ottima attrice, il suo talento è anche più micidiale per quanto è furba, innumerevoli gli inganni che è riuscita ad escogitare per coprire le sue disobbedienze. Mai è stata smascherata, piuttosto ammette peccatucci minori del tutto inventati per nascondere colpe più gravi.
La madre la crede poi ancora vergine. Abbiamo fatto l’amore dopo circa un mese che eravamo assieme, io avevo passato il mio primo esame all’università. Lei mi disse che era la sua prima volta, ma dopo aver assistito alle truffe di cui è capace come potrei averne la certezza?
Gloria è una bellissima ragazza, io preferisco le bionde dai capelli lunghi e gli occhi chiari, ma non posso certo lamentarmi del suo aspetto: ha i capelli castani, lisci, non lunghi, tagliati poco sotto le orecchie, incorniciano un incredibile visino d’angelo, grandi occhi scuri da cerbiatta, il nasino alla francese spruzzato con una manciata di lentiggini. Fisicamente la trovo perfetta: snella, sottile vitino da vespa, seno piccolo, sodo, sostenuto impreziosito da perfetti capezzoli tondi all’insù, il fondoschiena perfetto, piccolo, tondo e alto.
Lei non è solo bella, nel sesso si è sempre dimostrata molto attiva e disponibile, persino un po’ trasgressiva. Per farla in barba alla madre siamo dovuti ricorrere ai più svariati espedienti, dai fugaci rapporti orali in tavernetta di casa sua, alle sveltine cronometrate nella mia macchina piuttosto che nelle toilette del centro commerciale.
Vista la sua predisposizione è ancor più difficile credere di essere stato il primo.
Cercavo di non chiedermelo per pensare solo a stare bene con lei e, per dirla tutta, davvero mi mancava un pizzico di profonda intimità sessuale. La nostra prima vacanza assieme era un’ottima occasione per dedicarci a noi due.
La destinazione era la maremma toscana, l’alloggio era completamente a carico della madre, a me toccava pagare tutti gli extra e i costi di viaggio, un accordo comunque piuttosto vantaggioso. L’albergo era stupendo, non di lusso, ma certamente un buon livello: il cibo squisito, il servizio ottimo, la biancheria cambiata ogni giorno, svariati i comfort, la tv satellitare, l’aria condizionata, il minibar, il letto king-size! Non fu difficile adattarsi alla permanenza di una sola settimana.
Purtroppo una pecca in tutta questa perfezione c’era, l’albergo era fuori dal centro urbano, un po’ isolato, poco frequentato da ragazzi e per lo più da famiglie.
Io e Gloria poi non siamo mai stati troppo bravi a fare amicizie al volo, senza occasioni adatte, e spesso quando siamo assieme diamo l’impressione di essere una coppietta che vuole farsi gli affari propri.
Arrivati nel pomeriggio, dopo aver preso possesso della stanza, ci sistemammo nella piscina dell’albergo, al mare ci saremmo andati a partire dal giorno seguente. Fu lì che ci avvicinò un uomo sulla cinquantina, il signor Fulvio Marini, anche lui ospite dell’albergo. Un tizio simpatico dal viso gioviale, i capelli e la barbetta brizzolata forzavano una vaga somiglianza con Sean Connery, la pancetta e la corporatura meno slanciata non aiutavano la similitudine.
Durante la nostra conversazione notai più volte il suo sguardo cadere sul corpicino della mia ragazza. Un po’ mi infastidiva, ma non potevo certo biasimarlo. Lei indossava un ridotto costume a vita bassa che non la faceva passare inosservata. Il signor Marini non era l’unico a guardarla, i camerieri e altri villeggianti l’avevano notata per la sua graziosa figura esaltata dalla sua incontenibile femminilità nel muoversi e gesticolare. Ero abituato anche in città agli sguardi a lei rivolti, le occhiate del signor Marini in qualche modo mi parevano eccessive. Lo declassai da uomo affabile e cordiale a vecchio porco affamato. Eppure a Gloria sembrava simpatico.
Mi esclusi dalla loro conversazione, ebbi conferma che al Marini di me non fregava nulla. Mi persi nei miei pensieri stendendomi sullo sdraio per recuperare la stanchezza del viaggio… tornai in me poco dopo risvegliato dalla sfacciataggine dell’ammiratore di Gloria.
- Tu non prendi il sole in topless e perizoma?
Mi voltai di scatto, solo per accorgermi che la sua sfrontatezza non aveva limiti. Notò la mia reazione, ma assolutamente non se ne curò. Gloria rideva.
- Non so se potrei… sarebbe quasi come essere nuda.
- Con un corpicino come il tuo non c’è nulla di male.
- Dice?
Come erano arrivati ad un tema del genere? E come si permetteva a parlare in quel modo alla mia ragazza alla mia presenza?
- Magari ci penserò su, sarebbe bello non avere il segno del costume… no, no, no… mi sentirei troppo osservata!
- Tu te lo puoi permettere figliola. Non hai nulla di cui vergognarti.
- C’è molta gente alla spiaggia?
Intervenni esterrefatto.
- Non avrai intenzione davvero di prendere il sole mezza nuda?
- Dai Piero! Non fare l’antico.
E con quella frase mi mise a tacere.
- Se non vuoi farti notare troppo vi posso indicare una spiaggia non troppo frequentata dietro alla pineta. Con mia moglie e mio figlio ci andiamo sempre. Oggi il piccolo stava poco bene, ma domani ci torniamo. La sabbia è chiara e il mare limpido, una favola.
Mi sentii sollevato sentendo che il signor Marini aveva la famigliola al seguito, invece Gloria mi sembrò quasi delusa nello scoprirlo. Fu la mia impressione. Mi convinsi di aver interpretato male la sua smorfia.
Mentre Marini raccontava della spiaggia arrivò la moglie col figlio. Una donna all’apparenza ben più giovane di lui. Visibilmente stanca, forse per aver accudito il figlio indisposto, appariva comunque come una bella donna, un tipo mediterraneo, mora e formosa. Il figliolo assomigliava al padre, i capelli erano quelli della madre, una folta capigliatura scura e riccia gli circondava il visino triste per il malessere o forse solo per aver saltato una giornata di spiaggia.
- Questa è mia moglie Ornella e lui è il piccolo Giacomo.
Seguirono le presentazioni di rito. Poi la moglie chiese al marito di seguirla in camera che aveva bisogno di lui per far prendere al bimbo la medicina.
Il signor Marini si congedò esprimendo la sua speranza di vederci in spiaggia l’indomani.
- Gloria non hai dato troppa confidenza a quel tipo?
- Perché dici così?
- Insomma ci stava provando.
- Piero! Non hai visto che è sposato?
- Ti vuole vedere nuda!
- Siamo al mare. Sai quante ragazze si mettono il perizoma o fanno il topless? Il suo era solo un consiglio per non rovinarmi con i segni del costume.
- Un consiglio? A me pareva un invito a fargli vedere le tette e il culo.
Per il resto del pomeriggio mi tenne il muso e non parlammo.
Riaprì bocca solo più tardi tornati in camera.
- E anche se volesse guardarmi il culo non sarebbe la fine del mondo.
Se ne andò a farsi la doccia.
La sua ultima frase mi aveva fatto spazientire parecchio. Non si rendeva conto del porco che fosse quel Marini?
Poi frustrato dal brutto inizio di quella vacanza mi sentii in colpa per aver provocato la discussione.
Infine mi venne voglia di fare la pace.
La raggiunsi dopo qualche minuto nel bagno dove lei si stava ancora lavando. Si voltò verso il muro per darmi le spalle. Da sempre fa così quando è arrabbiata.
- Gloria, scusami… mi sono fatto prendere dalla gelosia.
Per un po’ la guardai zitto… non era possibile non ammirarle il fondoschiena.
Cercai di sdrammatizzare.
- Va bene. Ti può guardare il sedere. Guardare e non toccare.
Mi rivolse uno sguardo, per poi darmi di nuovo le spalle.
- Per farti passare la rabbia devo permettergli pure di toccare?!
Rise. Avevo fatto breccia.
- Vieni a farti la doccia con me.
Mi spogliai e le obbedì.
Appena sotto l’acqua cominciai a toccarla ovunque, il mio pene non tardò ad irrigidirsi.
- Piero! Ora no! Mmmmhh… e poi dobbiamo prepararci per la cena.
Non le diedi retta.
- Solo io posso toccarti.
- Però mi possono guardare?
- Guardare e non toccare.
- Nemmeno una manatina sulle natiche?
Si stava ovviamente prendendo gioco di me.
- No… il tuo culetto è solo mio. Solo io posso toccarlo.
Le stavo massaggiando il fondoschiena con tutte e due le mani a quel punto. Gloria sembrava gradire.
- Mmmhh… e lo vuoi solo toccare?
- Baciarlo.
- E basta?
La domanda mi prese alla sprovvista. Gloria percepì la mia esitazione e ne approfittò per scappare fuori dalla doccia.
- Meglio se la fai fredda la doccia!
- Sei perfida. Non mi puoi lasciare così.
- Tu sei un maschilista geloso. Ti meriti di aspettare!
- Strega! E quanto dovrei attendere?
- La notte porterà consiglio… forse.
Dopo la doccia ci preparammo per la cena. Gloria si fece particolarmente bella.
Rimasi a fissarla mentre si vestiva. Mi è sempre piaciuto osservarla, le sue movenze sono affascinanti, qualsiasi cosa faccia. Forse fu solo una mia impressione, mi pareva che facesse di tutto per mettere in risalto il fondoschiena.
- Cosa intendevi dire prima quando mi hai chiesto se volevo solo toccartelo?
- Toccarmi cosa?
- Stavamo parlando del tuo sedere.
- Ah certo. Vorresti solo toccarmelo o baciarlo?
La domanda sembrava nasconderne un’altra.
- Quali altri possibilità mi sono concesse?
Intanto Gloria finiva di preparare per la serata con totale naturalezza.
- Un mio ex mi voleva sodomizzare. Tu no?
Sembrava un invito, ma volevo esserne sicuro e poi…
- Non mi avevi detto che non avevi mai fatto sesso completo con un ragazzo prima di me?
- Esatto. Per quello il mio ex mi voleva fare da dietro. Davanti era sbarrato l’accesso.
L’idea che un altro l’avesse sodomizzata mi turbava, allo stesso tempo mi eccitava. La possibilità di farlo a mia volta ovviamente mi allettava.
Il suo fondoschiena mi aveva sempre attratto, lo avevo spesso baciato, ovviamente toccato in ogni modo possibile, a volte le avevo infilato la punta del dito durante attenzioni orali, questa pratica le piaceva, ma nei nostri fugaci momenti intimi non avevamo mai avuto il tempo e l’occasione per approfondire un diverso approccio nei confronti del suo posteriore.
- Quindi con il tuo ex hai fatto sesso anale?
Chiesi quasi intimorita della risposta che davo per scontata.
- Affatto.
Rimasi sorpreso, ero ormai convinto del contrario, non avevo capito nulla. Sorrisi compiaciuto di avere l’occasione di poter essere il primo.
- Il mio ex ci ha provato, ma mi faceva troppo male e abbiamo smesso.
Il sorriso mi scomparve dal volto. Allora tecnicamente un ingresso c’era stato. Forse.
- Ti ha penetrata?
Chiesi con un filo di esasperazione e ansia. Gloria mi guardò come se avesse combinato un pasticcio.
- Poco poco.
Continuò a fissarmi in attesa di una mia reazione. Muoveva le sopracciglia e faceva gli occhi dolci come per dirmi: “forza rispondi… ma non essere cattivo… non è colpa mia…”
Non ero arrabbiato. L’idea che qualcuno avesse bussato a quell’ingresso mentre la porta principale era sbarrata era un pensiero eccitante e io avevo ancora l’occasione di essere il primo a portare a termine un lavoretto lasciato solo a metà.
- Ok. Ho capito.
I pensieri giravano vorticosamente nella mia testa, non riuscii a dire di meglio.
- Ti sei arrabbiato?
- No… ma… non me lo aspettavo.
Gloria finii di prepararsi. Uscimmo per andare in centro e trovare svago.
Durante il breve tragitto in macchina senza alcun preambolo Gloria mi pose una domanda ardita.
- Quindi non ti interessa provare a incularmi?
Cosa mai potevo rispondere? Era forse una domanda a trabocchetto? Dovevo dirle che non mi interessava? Che ero diverso dagli altri ragazzi che guardandole il fondoschiena automaticamente pensavano a quello? O forse mi stava proprio invitando ad un nuovo tentativo dopo quello fallito del suo ex? Non era sicura che la cosa mi interessasse? O non si attentava a chiedermelo esplicitamente?
Si accorse della mia difficoltà. Fu lei a togliermi dall’imbarazzo.
- Se vuoi stasera proviamo.
Perfetto. Lo chiedeva perché le andava o perché pensava che io ci tenessi molto?
Non è bene indagare troppo su certi temi. Guardandola vidi nel suo sguardo una sfumatura di eccitazione.
Mi diedi da solo le risposte che ritenevo più ovvie.
Il paese era molto carino, frequentato anche da gente giovane, bei locali, bello da passeggiare. Prendemmo un gelato e guardammo le vetrine dei negozi. In uno di costumi lei indicò un tanga sorridendo maliziosamente, vedendo la mia faccia sbigottita, mi trascinò via ridendo divertita.
Io non pensavo ad altro al mio ritorno all’albergo, io e lei soli in camera, tutto il tempo che volevamo per fare sesso, in un letto enorme… e una seconda speciale prima volta.
Verso le undici mi tirò per un braccio, mi fece abbassare un po’ per sussurrarmi alcune parole all’orecchio.
- Se vuoi torniamo. Il mio culetto aspetta.
Allungai il passo per arrivare all’automobile il prima possibile con un inizio costante di erezione fra le gambe.
Mi sembrò interminabile il tempo necessario per tornare in camera. Finalmente ci arrivammo.
La baciai fremente e selvaggiamente ci spogliammo a vicenda. Ormai quasi del tutto svestiti io la fermai.
- Sono talmente eccitato…
- E ti dispiace?
Mi rispose maliziosamente Gloria.
Non è che mi dispiacesse, temevo piuttosto che l’emozione mi avrebbe tradito, che la mia prestazione non sarebbe stata all’altezza in termini di qualità e soprattutto in termini di tempo. La troppa eccitazione fa talvolta brutti scherzi.
Ero un po’ imbarazzato e non sapevo come spiegarlo a Gloria.
- Vedi… non vorrei che… insomma… sono così eccitato che…
- Ho capito.
E si mise a ridere divertita.
- Facciamo così tesorino.
Si avvicinò a me e prese ad accarezzarmi lasciva. Mi parlò molto esplicitamente, come fa quando è molto presa.
- Ora ti faccio un bel pompino… di quelli fatti a regola d’arte. Mentre ti riprendi mi ricambi il favore. Poi quando sei pronto e mi hai scaldata per bene… eh?
- Non mi sembra che tu abbia bisogno di essere scaldata.
- Ma forse tu hai bisogno di rilassarti… per essere più tranquillo dopo.
Insomma aveva perfettamente inteso la situazione… e da parte sua mi sembrava parecchio disponibile e desiderosa di farlo. Dissipai i miei dubbi.
Dopo avermi tolto i boxer mi fece sedere sul bordo del letto, nuda in ginocchio ai miei piedi iniziò il suo servizio. Sembrava così accondiscendente, era in realtà lei a condurre il gioco.
Gloria con la bocca ci sa fare davvero.
Ha certo avuto modo di fare pratica, il sesso orale aveva un certo peso nella nostra vita sessuale, sicuramente per via della scarsa disponibilità di luoghi consoni all’amore completo e per via dei tempi a disposizione sempre piuttosto ristretti, ma non è solo questo. Gloria ha sempre avuto una particolare predilezione per il sesso orale: come tutte le donne lo adora su di lei e come alcune ama anche offrirlo. Si sa che quando qualcosa piace lo si fa con passione e i risultati sono migliori.
Quella sera superò se stessa. Era indubbiamente molto eccitata e la dedizione che dimostrò in quel lavoretto non lasciò ombra di dubbio sul suo coinvolgimento.
Dopo averlo accarezzato e guardato golosamente, passo la sua lingua più volte su tutta la lunghezza terminando sul frenulo, dopo diversi passaggi prese a dedicarsi al glande assaggiandolo distrattamente tra un bacio e una leccata, la sua mano intanto delicatamente accarezzava il fusto . Il mio desiderio era alle stelle, ansimavo più per la sofferenza dell’attesa che per il piacere. La dovetti pregare.
- Non ce la faccio più. Prendilo in bocca!
- Va bene.
Rispose controllata sorridendo furbescamente. Si era già accorta da un po’ della mia frustrazione, aspettava solo che la implorassi.
Lo prese tra le labbra e aiutandosi minimamente con la mano iniziò. Ad ogni colpo lo ospitava un po’ di più nella sua bocca, tornava su sino al glande per stuzzicarlo con la lingua e scendeva stringendo con le labbra. Iniziò poi ad aumentare il ritmo abbinando i brevi movimenti della mano posta alla base del mio pene ai lunghi movimenti del capo spingendo le labbra sino alla metà del fusto. Mi irrigidii oramai vicino all’orgasmo, lei pronta bloccò la bocca attorno al glande e con rapidi movimenti del polso mi prosciugò fino all’ultima goccia.
Si leccò le labbra come per cercare ancora il sapore di un goloso dolce ormai finito.
- Cosa hai mangiato? E’ buono.
Sfinito le risposi ansimando.
- Sono contento che ti sia piaciuto… sarà stato il gelato alla frutta.
- L’ho mangiato anche io, prova a sentire se mi ha fatto lo stesso effetto.
E così dicendo si distese a gambe aperte sul letto e io non mi feci pregare.
Non aveva il sapore del gelato, ma io ci presi gusto praticamente subito. Lei era davvero molto eccitata, si muoveva assecondando le mie attenzioni ansimando e gemendo senza vergogna.
Certo era già capitato che Gloria si eccitasse molto e si lasciasse andare completamente, ma quello che mi sorprendeva è che avevamo pianificato di fare sesso contro natura, possibile che l’idea la eccitasse tanto? La domanda era ricorrente. Non avevo tempo per rispondermi.
Col dito intriso dei suoi umori cominciai a massaggiarle il piccolo orifizio, Gloria sembrava gradire decisamente. Spinsi quindi la punta del dito, l’ingresso fu semplice. Già altre volte mi ero spinto fino a quel punto, mai oltre. Senza smettere di baciarle il clitoride presi a muovere il dito infilandolo sempre più profondamente.
I gemiti di Gloria si fecero profondi, in essi percepivo una nota di compiaciuta sorpresa.
- Ohhh…oooohhh… Pieroo! Ohh..
- Godi Gloria?
Non riuscii a trattenere la domanda banale.
- Sììì… ma non fermarti… lecca lecca!
Tornai ai miei compiti soddisfatto. La mia eccitazione era nuovamente vigorosa, eravamo ormai pronti entrambe.
Pensai che a quel punto era il momento di provare con due dita per prepararla a ricevere poco dopo il mio pene. Non sono particolarmente dotato, ma certo è evidente la differenza di dimensioni tra il dito con cui la stavo penetrando e ciò con cui anelavo a penetrarla.
Il medio e l’anulare entrarono nel suo di dietro con estrema naturalezza, in quel momento Gloria cominciò ad agitarsi furiosamente gemendo impazzita.
Dovevo fermarmi, non potevo farla venire così, il programma della serata era diverso. Alzai la testa per guardarla mentre accettava le mie dita profondamente dentro di lei.
In quel momento un fulmine mi colpì.
- Noooohh… bastaaahhh… ooohhhh… mi fai maleeehh… ooh
Tutto il suo corpo, il suo modo di muoversi, i suoi gemiti sembravano indicare il contrario di quello che invece le sue parole indicavano. Frastornato esitai indeciso sul da farsi.
Le stavo dando tormento e non piacere, feci per interromperle quella che sembrava essere una tortura vergognandomi di aver male interpretato la situazione, proprio in quel momento sentii i muscoli di Gloria contrarsi più volte intorno alle mie dita, lei inarcò la schiena piantando i talloni sul bordo del letto. Lasciai le mie dita dov’erano mentre assistevo a quello che indubbiamente era il suo orgasmo. Ero sconvolto, rapito e sconcertato.
Fu lei a risvegliarmi allontanandomi con un piede mettendo così fine anche alla penetrazione delle mie dita. Ansimante rimase accasciata, scivolava lentamente sul bordo del letto, finì col sedere per terra di fronte a me, mi abbracciò e poi mi parlò sussurrando come se non avesse più forze.
- Stronzo! Ti avevo detto di smettere.
- Però… però… sei venuta.
Ero ancora piuttosto perplesso e non avevo afferrato bene la situazione.
- Credo di sì… però mi hai fatto tanto male.
La circondai con le mie braccia.
- Scusami amore mio.
Mi strinse forte.
- Piero… credo che il sesso anale non faccia per noi.
Eppure mi pareva che il suo orgasmo fosse stato violentemente piacevole. In fondo mi aveva lei incoraggiato a fare sesso anale. Di nuovo non capivo, ma cosa dovevo fare? Lei sembrava distrutta, si stringeva a me come una bambina impaurita. Non potevo sottoporla ad un terzo grado per scoprire la verità, sarebbe stata una inutile tortura.

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