Assalto nel buio

Piera poggiò le pesanti buste della spesa sullo zerbino e cercò le chiavi di casa nella borsetta;le infilò nella serratura ed aprì.
Una volta dentro,si rese conto che qualcosa non andava: la casa era completamente al buoi,le tapparelle erano abbassate e non passava nemmeno un raggio di sole dall’esterno.Cercò a tentoni il tasto per accendere la luce elettrica,ma nemmeno quella funzionava.
Nel tentativo di cercare il pulsante,si allontanò dalla porta di casa,da cui entrava l’unica sorgente di luce proveniente dalla lampada del pianerottolo.
La porta blindata si chiuse di colpo,facendola sobbalzare sia per il rumore che per lo spavento.Indietreggiando,inciampò anche nelle buste della spesa,schiacciando la confezione di uova che aveva acquistato.

La bella brunetta,anche se aveva 28 anni,si sentiva spaventata come una bambina;il buio non le era mai piaciuto ed ora era costretta ogni volta a dormire con la luce accesa sul comodino.Non fece in tempo a finire di pensare a queste infantili paure che subito sentì una mano coprirle la bocca ed un’altra cingerle i fianchi.Si mise ad urlare,ma la sua richiesta di aiuto fu soffocata da questa mano estranea.
La lotta fu breve; seppur alta più di 1.70,di certo non poteva competere con quell’estraneo che lei sentiva molto più grande e alto di lei.
Si ritrovò a terra; convulsamente tentò di colpire il suo avversario,ma i suoi calci affondarono nel vuoto buio della sua casa.Uno schiaffo la colpì in pieno viso; sentì la pelle della guancia bruciare e non fece in tempo a rendersi conto di ciò che era successo che subito il brutale aggressore le rifilò un secondo schiaffone,destinato a domarla definitivamente.
Perse i sensi,più per la paura dovuta all’aggressione che non alla forza delle percosse.

Si risvegliò poco dopo,o almeno cosi credeva: capiva di essere distesa su un materasso,forse quello della sua cameretta,ma la stanza,come il resto dell’appartamento,rimaneva nel buio più profondo.
Sentiva il suo assalitore armeggiare con qualcosa; ogni tanto udiva dei rumori metallici e il suo respiro ,ora meno affannato rispetto alla lotta sostenuta nell’ingresso.
Piera avrebbe voluto urlare,ma la sua bocca era coperta da uno spesso straccio,legato dietro la sua nuca.Anche le sue mani erano bloccate; delle manette la tenevano ferma alla testiera del letto,cosi come i suoi piedi erano fissati dalla parte opposta,anch’essi con delle salde manette.
Era nella classica posizione ad X,come aveva visto in alcuni film americani,con la protagonista succube dei desideri perversi del nemico.
Scacciò questo pensiero dalla sua mente,probabilmente era soltanto un ladro che,una volta preso ciò che gli interessava,se ne sarebbe andato senza farle altro male.

Capi che le intenzioni del maniaco erano ben altre quando senti le mani maschili accarezzare con avidità le sue generose tette.Sussultò,tentando inutilmente di non farsi toccare ancora,ma ovviamente fu tutto inutile: senti il freddo di una lama sulla guancia. L’assalitore voleva farle capire cosa stava per farle; infilò la lama sotto la maglietta della brunetta ed iniziò a strapparle la maglietta.
Toccò poi al reggiseno fare la stessa fine.
Le tolse gli indumenti,ormai inutilizzabili, e la fece restare a seno scoperto.Appoggiò la bocca sui capezzoli di Piera ed iniziò a stuzzicarli e a leccarli.La ragazza ,che non si aspettava questa mossa cosi stranamente affettuosa,rimase di sasso mentre sentiva i capezzoli indurirsi.
Non poteva,anzi non doveva,eccitarsi davanti a questo sconosciuto,non voleva assolutamente dargli alcuna soddisfazione.

Ma la lingua del maniaco era esperta e non si sarebbe fermata al seno.

Le tolse anche i pantaloni e le mutandine di pizzo,nello stesso modo di prima; ora era completamente nuda e alla mercè del suo assalitore.Sentì la testa del maniaco scendere giù,fino al ventre piatto della giovane donna e leccare la calda pelle.
Tentò ,ancora una volta,di non essere vittima dei voleri del maniaco che la stava per prendere,ma anche allora il suo tentativo andò a vuoto.
Il maniaco sapeva come comportarsi con una donna,come farla scaldare e bagnare e si impegnò a far eccitare Piera: si sistemò comodamente tra le gambe della ragazza e diede dei piccoli e veloci colpetti di lingua alle labbra depilate della sua vittima.
Le leccò a lungo,facendole sentire la sua rasposa lingua anche in mezzo alle labbra,senza però mai penetrarla.
Sentiva il corpo della ragazza sussultare e contorcersi e ciò lo spinse a farla impazzire ancora di più.Con le dita apri le labbra e stimolò il clito. Lo strinse,lo strizzò,lo accarezzò: tutto questo portò Piera a bagnarsi come mai nella sua vita.

Per essere un maniaco,sapeva farci,pensò Piera e subito si rimproverò di questo stupido pensiero.
Era preda di un maniaco e si stava pure eccitando,come poteva essere cosi stupida?

Il maniaco capì che era giunto il momento di progredire: il suo lungo dito entrò nella calda e bagnata micina della giovane vittima.
Entrò fino in fondo,poi uscì; rifece gli stessi movimenti più volte,sempre più velocemente.Ma un dito solo non bastava; due dita ora penetravano la calda Piera, aumentando sempre più il ritmo dell’inatteso ditalino.
Dentro e fuori,dentro e fuori: in breve tempo,la ragazza giunse all’orgasmo.
I suoi mugolii,seppur soffocati dal bavaglio,riempirono la stanza buia.
Se avesse potuto vederlo in faccia,avrebbe visto un sorriso nascere sul viso del maniaco.

Piera, dopo aver raggiunto l’orgasmo ed essersi anche un pochino vergognata per questo,si rilassò pensando che ora era tutto finito e che,dopo aver preso i soldi,il suo assalitore se ne sarebbe andato.

Era il suo secondo sbaglio.

Sentì il maniaco alzarsi in piedi ed armeggiare con qualcosa; le sembrò di percepire il rumore di una lampo che scendeva lentamente e questo le provocò un brivido freddo lungo la sua sensuale schiena scoperta.
Il maniaco avesse tirato fuori il suo arnese dai pantaloni ed aveva tutta l’intenzione di farlo assaggiare alla calda vittima dello stupro,fino ad allora compiuto solo con le dita.
L’uomo si adagiò tra le lisce cosce della ragazza e cercò con la cappella l’entrata della fichetta bagnata: una volta trovata,il maniaco diede un robusto colpo di reni e la cappella entrò rudemente dentro di lei.
Di prepotenza,tutto l’uccello penetrò Piera fino in fondo.

La donna urlò il suo dolore ,misto ad un imbarazzante piacere,con tutte le sue forze.

Quell’uccello le aveva aperto con la forza le strette pareti della sua vagina e ora la riempiva e prendeva possesso del suo corpo.

Il bruto assalitore cominciò ad aumentare la velocità con la quale la scopava; colpi forti,duri,secchi.
Voleva umiliarla e,per fare questo ,sapeva che l’avrebbe dovuta far godere.
Mente la scopava,titillava il clito della giovane con le dita e poi le accarezzava le gambe.

Dopo qualche minuto di rabbiosa scopata,il maniaco senti l’uccello ingrossarsi e pulsare.
Senza preservativo,avrebbe ingravidato la ragazza.
Ora stava per arrivare il bello,pensò malignamente.

Diede altri colpi pieni di rabbia e di goduria alla fica della donna.
Poi esplose lunghi e copiosi getti di sborra nella calda fichetta di Piera,la quale non potè fare altro che accompagnare la parte finale di quello stupro con gemiti ed urla,non si sa bene se di disperazione o di goduria.
Ancora qualche affondo,ora molto meno rabbioso,e il maniaco si accasciò sul corpo tremante della sua vittima.Aveva goduto,ma la parte più importante era quella di aver fatto godere anche lei.

Piera senti una risata soffocata nel buio della sua camera; affogata nelle scosse post-orgasmo,si rese conto solo qualche minuto dopo che il suo assalitore ,dopo averla liberata,si era alzato ed era uscito dall’appartamento,sbattendo la porta.

Dopo pochi minuti,nel buio della sua camera,senti un suono e vide lo schermo del suo cellulare accendersi,dopo aver ricevuto un messaggio.
Tremante,prese il telefonino in mano e lesse ciò che era scritto:
“Grazie per la splendida serata,speriamo di poterla rivivere ancora.Ah,scusami per averti fatto rompere le uova :-D

Piera controllò il numero dal quale proveniva il messaggio: era quello di Emanuele,il suo ragazzo…

 

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Dedicato a Piera.

Per commenti o insulti,il mio indirizzo è arneseduro@hotmail.it

Ballando in spiaggia

La vedevo giù di tono da un po’ di tempo,a causa dello studio e di una recente litigata con una sua cara amica.
Cosi decisi di portare la mia ragazza Mary a ballare ,in quei locali all’aperto che ci sono sulle spiagge durante l’estate.
Eravamo stati accompagnati da un mio amico con la sua macchina,poiché la mia stava dal meccanico,nel noto pub di Ostia,il Faber Beach.Si era poi allontanato dalla spiaggia,dovendo andare prima da una sua amica,promettendoci poi di tornarci a prendere.
A me non piace molto ballare, visto il mio fisico alto e longilineo quando ballo sembro più un lontano parente di Pinocchio che un bravo ballerino; ma a lei piace e lo sa fare e perciò le avevo fatto questa sorpresa serale.
Il suo vestitino bianco e leggero,che arrivava fino a poco sopra le ginocchia,con le spalline sottili e quei piccoli fiori rossi sparsi liberamente su tutta la stoffa,rendevano la mia fidanzata ancora più sexy del solito.I capelli sciolti risaltavano ancora di più i suoi occhi verdi,nei quali spesso mi perdevo osservandoli.Le sue labbra ,con quel sorriso appena accennato,contribuivano a rendere la sua figura ancora più eccitante.

Dopo aver bevuto un paio di drink,forse un po’ troppo forti per le sue abitudini,mi chiese di andare in pista con lei.Dapprima titubante,scelsi di accontentarla,non desiderando affatto di vederla ballare con altri.Appena infilatasi in mezzo alla calca di quei corpi seminudi e accaldati,iniziò a dare il meglio di sé.Movenze lente,accompagnate da movimenti sinuosi,la rendevano ambita preda dei molti maschi li presenti.
Alcuni coattelli,addobbati come degli scemi con canotte bianche e visiere in testa ,noncuranti della mia presenza al suo fianco,le si avvicinavano,non distogliendo mai lo sguardo dal suo non eccessivamente prosperoso ma sempre eccitante decoltè.
Le ammiravano anche il suo culetto sodo a mandolino,sul quale spesso e volentieri strusciavano i loro pacchi gonfi e vogliosi.

Ovviamente a me questo non andava affatto bene e,tra occhiatacce e gomitate,riportavo Mary tra le mie braccia e,soprattutto,contro il mio di pacco che non era rimasto affatto indifferente al suo corpo e al suo vestitino leggero.

Ballammo ancora un po’; in mezzo a quella folla assatanata e con quel caldo,a Mary venne ancora sete.Volle bere altri coktails per farle passare la sete e i brutti ricordi della litigata con la sua amica.Ma dopo qualche minuto,quando l’alcool entrò in circolo,il suo corpo non resse.
Mi disse che le girava la testa e,se non l’avessi presa in tempo,mi sarebbe svenuta li,in mezzo alla pista da ballo.
Capii che non era il caso di rimanere li,perciò chiamai il mio amico sul cellulare.Ci venne a prendere dopo una quindicina di minuti e ,col suo aiuto,riuscii a caricare la mia ragazza sul sedile posteriore e poi a portarla su,nella mia casa al mare,distante pochi chilometri dalla spiaggia.

Sulla porta di casa,una volta ringraziato e salutato il mio amico, portai silenziosamente sottobraccio la mia donna in camera mia e la feci distendere sul mio letto.Avevo dovuto fare attenzione a non fare rumore poiché,nella stanza accanto ,dormiva la sua amica calabrese,rimasta a casa perché stanca del lungo viaggio in treno che l‘aveva portata a Roma.Pur di accontentare la mia ragazza Mary,avevo acconsentito ad ospitare nella casa estiva la sua amica.

Una volta dissetatomi e tolta la maglietta che mi stava facendo sudare,a causa dell’umidità troppo elevata di quella sera,mi misi a sedere accanto a Mary,che dormiva tranquillamente.
La osservai per alcuni minuti,ripensando alla fatica che avevo fatto per conquistarla e al lungo corteggiamento che avevo attuato nei mesi passati nei suoi confronti.
Dolcemente,le rimisi a posto una ciocca dei suoi lunghi capelli biondi dietro l’orecchio,carezzandole poi le sue guance e la sua pelle cosi bianca e liscia da sembrare di ceramica.
Ripensai anche a quante arrabbiature mi aveva dato quando sembrava incerta su quale ragazzo ,tra quelli che ci provavano con lei,le andasse bene: in quei momenti avrei voluto gridarle che ero io quello adatto a lei,che era inutile continuare a cercare.
Non perché fossi perfetto,i miei difetti sono numerosi e superano i pregi,ma perché mi sentivo di essere colui che avrebbe potuto farla stare bene.
Inoltre,ero anche passionale e gentile come piaceva a lei.

Pensando a tutto questo,mi resi conto che la mia mano si era poggiata sulle sue gambe,risalendo lentamente fino a su. Le scostai lievemente il vestitino,scoprendo quelle lunghe e desiderabili cosce.Inizia ad accarezzarle l’interno coscia e lei,tra il sonno e la dormiveglia,sembrava quasi sentire ciò che le stavo facendo.A volte muoveva le labbra,come per dire qualcosa e il suo respiro sembrava accelerare un pochino di più.
Mi accorsi di essere eccitato e mi venne un’idea strana in mente; prendere la mia ragazza nel sonno.
Deciso a fare ciò,non mi curai di aver lasciato la porta della mia cameretta socchiusa; pensai solo ad abbassarmi la zip dei pantaloni,a toglierli e ,infine,a levarmi i boxer e a liberare il mio arnese da quell’indumento che era diventato improvvisamente troppo stretto.

Non ero ancora completamente duro,ma non mi importava.La sola cosa che desideravo in quel momento era entrare dentro Mary,prenderla nel sonno.
Insomma,abusare di lei.

Delicatamente la misi supina e le abbassai le sue mutandine; poi mi misi sopra di lei,facendo bene attenzione sia a non svegliarla (difficile,con tutto quell’alcool in corpo) sia a non fare rumore ,per non svegliare la sua amica nell’altra stanza.
Presi in mano il mio uccello e avvicinai la cappella alla sua apertura;era depilata come piaceva a me e ciò facilitava la mia visuale,leggermente annebbiata dai troppi drinks bevuti poco prima.
Sentii la cappella trovare il pertugio della mia ragazza e ,con un deciso colpo di reni,le spinsi dentro buona parte del mio uccello voglioso.

Mary emise quasi un gemito soffocato; era evidente che non stava dormendo,ma non era nemmeno completamente lucida.Cosi spinsi un altro po’ il cazzo,ora completamente induritosi, e inizia ad andare dentro e fuori della sua fichetta calda.
Spingevo il bacino avanti e indietro,con sempre maggior velocità,ma ben presto mi resi conto che non potevo continuare cosi.
La testiera del letto ad ogni colpo sbatteva sul muro che condividevano le due camere:quella mia e quella dove dormiva l’amica della mia ragazza.

Ma la voglia era tanta e il corpo di Mary cosi invitante che mi scordai quasi del tutto dell’occupante dell’altra stanza.
Iniziai ad aumentare in ritmo della scopata,oramai ero soltanto un animale in calore che voleva accoppiarsi e godere della sua splendida compagna.Anche se mezza addormentata.

Colpi secchi e affondi completi avevano cominciato a dare i loro frutti.Pur se immersa nelle nebbie alcoliche,la mia ragazza iniziò a gemere in maniera sempre più forte e rumorosa.
Dovetti tapparle la bocca mettendola una mano sopra; intanto il mio cazzo diventava sempre più pulsante e sempre meno paziente .
Da li a poco sarei scoppiato dentro di lei.

La mia cappella si era ingrossata,avvertivo l’imminenza della sborrata.
Altri colpi,uno ,due,tre e poi finalmente la mia cappella esplose.I consueti lunghi e copiosi schizzi di sborra inondarono la fica calda della mia Mary.Avvertivo delle profonde scosse attraversarmi la schiena.
I miei grugniti di soddisfazione si erano uniti ai gemiti soffocati della mia fidanzata.
Diedi una spinta ancora e poi mi accasciai sul suo corpo caldo e sensuale.
Mentre mi stavo alzando da lei,vidi con la coda dell’occhio quel che mi sembrò essere un movimento dietro la porta socchiusa della mia stanza.

Ma l’alcool,unito alla stanchezza,non mi fece ragionare e interrogarmi su cosa fosse.
Mi distesi accanto a Mary e dopo qualche secondo caddi in un sonno profondo.

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In questo racconto il sesso si mischia all‘affetto (per ora solo quello..poi chissà) che provo per una certa ragazza…Lei si riconoscerà sicuramente leggendolo..
Per critiche,commenti e altro scrivete a arneseduro@hotmail.it

Caro Diario… – Ho incontrato Emanuele

Proseguo nella pubblicazione delle pagine del diario di Alessia.
Questa volta mi riguardano personalmente; Alessia racconta il nostro primo incontro ,avvenuto parecchi anni fa, e ciò che successe nei giorni seguenti.Mi imbarazza un po’ pubblicare queste cose,ma oramai avevo promesso di farlo.

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Caro Diario,

I miei genitori sono andati a Roma a trovare i nonni e mi hanno portata con loro.
Hanno una casa ad Ostia,a due passi dal mare ed ho approfittato subito per andare in spiaggia.
Proprio ieri stavo andando sotto il mio ombrellone quando ho visto un ragazzo ,sdraiato sul suo telo da mare,che mi guardava fissa e sorrideva.
Ho ricambiato lo sguardo,ma non ho risposto al suo sorriso.
Qualche ora dopo,mentre andavo in bagno,sono passata proprio davanti alla sua cabina.
Mi ha nuovamente guardata e,stavolta,sono stata io a sorridergli.
E’ carino ,sai?
Un po’ troppo magro per i miei gusti,ma è molto alto ed ha un bello sguardo.Quando sono tornata verso la mia cabina,mi sono girata e ho visto che mi seguiva!
Mi ha raggiunta ed ha iniziato a chiacchierare,del più e del meno.
Si è presentato (come è diverso da quelli che ci hanno provato con me in questi anni… la prima cosa che ti dicono è che mi sapranno far divertire…che idioti!) e mi ha detto di chiamarsi Emanuele.
Pensa,ha 22 anni ma ne dimostra molti di meno,sembra più piccolo.
Ha una bella voce,me lo guardavo dritto negli occhi mentre lui mi parlava.
Si vede che è timido,ma ha trovato il coraggio di venirmi a conoscere.
Forse,dopo aver lasciato il mio ragazzo da più di un mese, lui è quello giusto per ricominciare.
Il pomeriggio ci siamo rivisti ed abbiamo fatto una lunga camminata sulla riva del mare.
Domani lo rivedrò.

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Caro Diario,

Non crederai a quel che sto per raccontarti!
Ho rivisto Emanuele la mattina e ci siamo dati il nostro primo bacio!!!
Mentre passeggiavamo lungo la riva,mi ha preso per mano e mi ha portata verso una palizzata ,fatta di canne,per divedere uno stabilimento dalla spiaggia libera.
Non c’era nessuno in quello stabilimento e ci siamo messi seduti sulla sabbia.
Dopo un po’ che parlavamo,si è avvicinato e mi ha baciata!
Non sai come sono feliceeeee!
…e poi bacia pure bene,con la lingua come piace a me!
Ci siamo dati appuntamento per il pomeriggio stesso.Ti sto scrivendo mentre aspetto il suo arrivo.
Eccolo. A dopo.

 

Rieccomi.
Sapevo che sarebbe successo qualcosa di più di un semplice bacio,oggi pomeriggio.
Appena l’ho visto mi ha iniziato a battere forte il cuore.Che stupida che sono,nemmeno fossi una bambina.
Ci siamo baciati di nuovo e,stavolta,ho sentito che era eccitato.Molto eccitato.
Siamo entrati dentro la sua cabina ed ha chiuso la porta.
Mi ha abbracciata e ha continuato a baciarmi.Ho sentito la sua mano che scendeva giù,verso il mio sedere.Me l’ha toccato ed io non mi sono opposta.

Ma ero un po’ bloccata.
Non so,con lui mi sento cosi inoffensiva,cosi docile.Eppure di esperienze ne ho fatte.

Mi ha anche toccato le tette e me le ha palpate.
A quel punto ,mi sono svegliata anche io.
Ho fatto scivolare la mano sui suoi addominali (finalmente uno senza pancia) e sono arrivata sul suo bozzo.
Era eccitato,cosi gli ho dato una bella strizzata.
Gli è piaciuto,ho sentito che respirava con più affanno!
Ha iniziato a togliermi il reggiseno.O almeno ci ha provato,come tutti i maschi è un po’ imbranato in questo genere di cose.Gli ho dato una mano e me lo sono tolto da sola.
Ancora un po’ e sbavava guardandomi le tette!
Mi ha succhiato i capezzoli e mi ha toccato la fichetta da sopra il costume.

Allora ho iniziato anche io a spogliarlo.
Ho messo le mani all’interno dei suoi boxer e gliel’ho tirati giù con forza.
Il suo uccello è scattato fuori,bello duro.
Ne ho visti di più grossi,ma il suo è cosi carino.
Tutto dritto,già scappellato,viene sempre voglia di dargli un bacio.E cosi ho fatto.
Gli ho detto di sdraiarsi sul pavimento di legno della cabina,dopo averci messo un telo.
Gliel’ho preso in mano e gli ho tirato una bella sega.Lentamente pero’,non volevo farlo venire subito.
Poi mi sono abbassata,piano piano,cosi da farlo eccitare ancora di più.
Ho accarezzato i suoi addominali con la punta dei miei lunghi capelli e poi ho avvicinato le labbra alla cappella e gli ho dato un bacio.Con lo schiocco!
Mi ha chiesto di succhiarglielo,come tutti i ragazzi con i quali sono stata.Con altri avrei detto di no,ma a lui non potevo dirlo.Cosi ho socchiuso le labbra e ho succhiato la sua invitante cappella.
Ha fatto dei piccoli gemiti per non farsi sentire di fuori,ma si vedeva che aveva voglia di farli ad alta voce.
Ho smesso dopo un po’ e l’ho baciato.Cosi ha sentito anche l’odore del suo uccello.
Dopo avermi baciata,mi ha fatto rivoltare,in modo da stare lui sopra di me.

Mi ha tolto le mutandine ed ha iniziato ad accarezzarmi la micina.
Io dapprima non volevo che mi spogliasse tutta,non volevo che me lo mettesse dentro dopo cosi poco tempo che ci eravamo conosciuti.
Ma mi ha rassicurata dicendo che avrebbe usato solo le dita.E visto che ce le ha lunghe,non potevo mica dirgli di no,ti pare caro diario?
Prima con un solo dito,poi con due,mi ha penetrata.
Mmmm,non sai che belle dita lunghe che ha!!
Le sentivo dentro ben bene,andava dentro e fuori sempre più velocemente.Ci sa fare con i ditalini.
Dopo qualche minuto ,mi ha detto che stava per venire.Gli ho afferrato l’uccello ed ho ripreso a segarlo.
Avanti e indietro,avanti e indietro sempre più forte.
Lui stava inginocchiato sopra di me,a cavalcioni,ed io muovevo il braccio più velocemente possibile per farlo venire.
Ho sentito il suo cazzo pulsare e dopo un po’ ha schizzato lunghi getti si sborra sul mio corpo.
Mi ha coperto tutta la pancia e parte delle tette,ma quanta cavolo ne aveva dentro???

Siamo rimasti abbracciati ,distesi sul pavimento,per parecchio tempo.
Abbiamo parlato e ci siamo baciati più volte.
Eravamo sudati tutti e due e parecchio soddisfatti.

Spero davvero che sia il ragazzo giusto per me.

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Per commenti scrivete ad arneseduro@hotmail.it

Caro Diario… – Alessia ed il suo primo tradimento

Quelle che seguono sono le pagine del diario di Alessia,una ragazza con la quale sono stato assieme alcuni anni fa.
Di altezza media,ha dei piacevoli occhi castano scuri e capelli lunghi e mossi,oltre ad una terza scarsa di seno.Quello che non le manca è la voglia,e la bravura,nel far arrapare i ragazzi;sia per via del suo modo di fare molto esplicito,sia per il suo viso da ragazza innocente che tanto eccita noi maschietti.
I fatti che seguono si riferiscono ad accadimenti di circa 7 anni fa,quando ancora NON eravamo assieme,ma col tempo vi farò leggere cose anche più recenti.

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Caro diario,
È da qualche giorno che non scrivo ,poiché non avevo nulla da raccontarti; oggi invece dovevo assolutamente informarti degli ultimi avvenimenti.Ho conosciuto un ragazzo simpatico e carino e… ci sono stata.No,non era il mio ragazzo,un altro.
Ora ti racconto tutto: ero in gruppo con le mie amiche e stavamo cazzeggiando per le vie di Modena; mi ero accorta di essere stata puntata da un tizio,che mi aveva seguito.Dopo qualche minuto,ha trovato il coraggio ed ha attaccato bottone con noi.
Si chiama Davide e non è di queste parti.Era simpatico e chiacchierava molto,cosi abbiamo ripreso a camminare assieme a lui.Sarà stato con noi per circa due ore.Vedevo che mi lanciava sguardi ammiccanti ed ho capito subito dove andava a parare,quando mi ha chiesto il numero del cell. Non avrei dovuto darglielo,lo so,ma era cosi spiritoso… e poi lo sai che a me piace farmi guardare e sentirmi desiderata.
Come tutte le ragazze,quindi non farmene una colpa.
Mentre passeggiavamo in gruppo,ogni tanto si avvicinava a me e metteva una mano sul mio fianco,facendo finta di nulla.All ’inizio lo respingevo,ma al terzo tentativo ho lasciato perdere e la sua mano è rimasta sui miei fianchi.Ci ha poi convinte ad andare tutti quanti al cinema,dicendo che offriva lui.
Durante il percorso che ci avrebbe portati li,ho sentito che Davide si faceva più audace e appoggiava la mano sul mio culetto.La prima volta gli ho rifilato una gomitata nelle costole.Ha incassato il colpo ed ha continuato a chiacchierare come se non fosse successo nulla.Ma poi,mentre entravamo nella sala buia del cinema,ha palpato di nuovo li. E stavolta ho fatto finta di niente io.

Aveva comprato i biglietti del cinema ed era riuscito a farsi dare due posti alcune file dietro.
Cosi ,mentre le mie amiche si vedevano il film in decima fila, io stavo molto più indietro.
Da sola,con Davide.
Dopo pochi minuti dall’inizio del film,ho sentito la sua mano sul mio ginocchio.Visto che non reagivo,il ragazzo ha preso coraggio ed ha iniziato a farla salire.
Mi sentivo tutta accaldata,era da tanto tempo che non mi facevo toccare da un ragazzo che non fosse il mio fidanzato.Lo sai che lo amo,ma lui è troppo gentile,troppo buono.A volte mi annoia.Dice che mi rispetta ed è per questo che non mi chiede di fare certe “cosette sporche”,come dice lui.Certe volte vorrei che non mi rispettasse cosi tanto,e che mi trattasse per quello che sono.Una troietta sempre in calore.

Solo tu,diario mio,sai quello che penso e che voglio sempre,ogni giorno.So di non essere una brava ragazza,di quelle che non pensano a certe cose e non hanno certe voglie ma poi mi dico: in fondo siamo tutte cosi,solo che almeno io non sono ipocrita e lo ammetto.
Se tu avessi le orecchie per sentire cosa diciamo noi ragazze sui maschi,quando siamo in gruppo.Rimarresti stupito.
Ora riprendo a raccontarti.

Davide sapeva quel che voleva ed era piuttosto determinato a prenderlo.Dopo avermi messo infine la mano tra le mie cosce,ha iniziato e sfregarla sulla mia patatina.Anche con addosso i jeans,lo sentivo benissimo mentre mi accarezzava.Sentivo le mie labbra gonfiarsi ad ogni carezza.Poi mi ha afferrato una tetta e l’ha strizzata,cosi forte che mi mettevo ad urlare,tra un po’. Era arrapato ed aveva perso la testa e le buone maniere.Di sicuro,lui non era uno che mi avrebbe “rispettata”.
Dopo aver palpato per bene le mie tette,mi ha preso la mano e se l’ è portata sul suo pacco.Mi è quasi preso un infarto,ero tutta agitata ed eccitata,dopo quella carezza,profonda e rude,sulla patatina.Ed ora mi aveva anche costretta a toccarglielo.
Lo sentivo gonfio; muoveva la mia mano su e giù,per farmi sentire la consistenza del suo uccello.Portava dei pantaloni di stoffa molto leggera,cosi ho anche sentito le palle.Belle gonfie,sicuramente.

Non avevo il coraggio di guardarlo negli occhi e,oltretutto,con la penombra che c’era non sarei riuscita a vedere nemmeno il suo sguardo.Lo sentii muoversi sulla poltroncina del cinema e,dopo qualche secondo,avevo capito cosa stava facendo.
Si era tirato fuori l’uccello e me l’aveva fatto prendere in mano.
Poi,ha cominciato a muovere la mia mano su e giù; voleva che gli facessi una sega,era evidente.
Non ho capito più niente quando ho toccato il suo cazzo ; sentirlo cosi duro,tra le mie mani,e cosi caldo… In breve,mi sono sentita le mutandine bagnarsi e la mia voglia salire sempre di più.Ho preso coraggio ed ho iniziato a masturbarlo,sempre più velocemente.Sapendo che non avrei mollato la presa,Davide si era rilassato e si stava godendo la sega.
Che porco,ho pensato.E che troia infedele che sono.Ho tradito il mio ragazzo ,facendo una sega ad uno appena conosciuto e di cui sapevo a malapena il nome.
Ma in quel momento non me ne importava nulla.
Davide si stava arrapando sempre di più; sentivo che muoveva il bacino su e giù,in modo da far scorrere velocemente il suo cazzo nella mia calda mano.L’ho sentito gonfiarsi ed indurirsi ancora e,dopo poco tempo,Davide ha iniziato a gemere sottovoce .
Fortunatamente ,con tutta la confusione che c’era in quel momento in sala,nessuno lo poteva sentire,ma io che stavo a pochi centimetri da lui,lo sentivo eccome.

Ho aumentato il ritmo e ho sentito che il suo cazzo aveva apprezzato.
Infatti,stava pulsando tra le mie mani ed era sempre più grosso.Ad un certo punto,Davide ha messo il braccio dietro la mia poltroncina; che carino,credevo che volesse abbracciarmi.Invece no.
Quel porco mi ha messo la mano sulla testa ed ha iniziato a spingermi giù,tra le sue gambe.
Voleva farmi poggiare le mie carnose labbra sul suo uccello.
Ho resistito a quella pressione e mi sono rifiutata di prenderlo in bocca.
Non potevo fare questo sgarbo al mio ragazzo.
Usare la mano per far godere un altro pure pure,ma un bocchino no!

Cosi Davide ha rinunciato all’idea di farmi assaggiare il suo uccello ed ha ripreso a godersi la sega che gli stavo facendo.
Ho sentito irrigidirsi il suo cazzo ed ho capito che stava per venire.Ho guardato meglio tra le sue gambe e,grazie alla luce dello schermo della sala,ho visto partire dal suo uccello tanti begli schizzi .
La maggior parte sono finiti sullo schienale della poltroncina di fronte,il resto è colato lentamente sulle mie dita.
Seppure affannato,Davide mi ha ringraziato e si è rimesso l’uccello nei pantaloni.
Il solito maschio stronzo,non mi ha nemmeno aiutato a godere.Ho preso un fazzoletto e mi sono ripulita la mano dalla sua sborra appiccicosa.
Abbiamo finito di vedere il film e,assieme alle mie amiche,sono tornata a casa,dopo aver salutato Davide.
Ha detto che rimaneva un paio di giorni ancora li,a Modena e…

Ecco,è lui che mi ha fatto uno squillo.

Che dici,caro diario,lo devo richiamare?

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Sono indeciso se pubblicare anche le pagine che mi vedono protagonista,quando siamo stati assieme io ed Alessia.
Per ora,ditemi cosa ne pensate di ciò che avete letto all’indirizzo MSN : arneseduro@hotmail.it

Il dvd erotico – Continuo a vedere il dvd…

A malincuore,ma devo ammettere che mi sono eccitato nel vedere la mia ragazza preda di quel porco;perciò premere play e sapere cosa altro era successo fu la normale conseguenza.
Quando il filmato riprese,notai che la videocamera stava traballando,come se qualcuno la stesse poggiando da qualche parte.Ed in effetti era cosi: un tavolo li vicino era stato scelto per posizionarla e,da li,riprendere tutta la situazione.Colui che prima filmava e si segava guardando la scena,ora aveva deciso di diventare membro attivo (e non lo dico a caso…) e di usare la mia ragazza per godere e svuotarsi le palle,presumo già un bel po’ gonfie dopo quello spettacolino che aveva fatto il suo amico porco.

Il secondo ragazzo è molto più massiccio ,vedo un tatuaggio sulla parte alta del braccio.Quando si avvicina minaccioso verso la mia ragazza,vedo che il suo viso assomiglia a quello di un pugile: setto nasale deviato,zigomi alti e grossi.Il suo amico gli lascia il posto sul divano dandogli una pacca sulle spalle e chiamandolo “Torello”: temo di capire il motivo di questo soprannome.
Afferra per i capelli Mina e la spinge verso le sue gambe: le dice di tirarglielo fuori,con un tono talmente deciso da non ammettere esitazioni.La mia troietta,con le sue lunghe e affusolate dita,gli tira giu’ la lampo e infila la mano nelle sue mutande.Lo tira fuori e vedo un arnese incredibile: molto più grosso di quell’altro,ma soprattutto con una cappella cosi grossa da non sembrare vera! Anche Mina ne rimane stupita ma non riesce a dire nulla perché sente la mano del torello che spinge la sua testa su quella gonfia cappella.
Le sue labbra si socchiudono,ma noto che ha difficoltà nel farselo entrare in bocca: infatti solo la cappella,con estremo sforzo,entra nella calda boccuccia di Mina.Il torello prova a forzarla ,spingendo con piu’ forza la testa giù…ma più di quello non entra.Lei inizia a succhiarlo,si sentono i rumori tipici della succhiata.

Continua cosi per qualche minuto,ma non gli basta certo un mezzo pompino a quella bestia.Infatti la fa alzare e le dice,anzi le comanda,di mettersi sopra di lui e montarlo.Con un po’ di titubanza Mina si alza,allarga le gambe e si impala lentamente su quell’enorme arnese,dando le spalle al ragazzo.Lui a tradimento la prende per i fianchi e la tira giù di botto.La mia ragazza lancia un urlo di dolore che quasi spacca le orecchie,cosi acuto da far temere che l’abbia strappata in due.
Si sente la risata sguaiata del suo amico che,fuori campo,si sta godendo tutta la scena.
Mina sembra quasi piangere da dolore,mentre il ragazzo,anzi la bestia,inizia a darle dei forti colpi col bacino,spingendo ancora di più il suo enorme cazzo dentro di lei.
Sobbalza ad ogni colpo,pian piano sembra quasi apprezzare quel cosone nella sua fichetta,oramai temo troppo slabbrata per poter più sentire il mio uccello.
A proposito ,la mia mano continua ad andare su e giù con frenesia,mi sto tirando una sega feroce,rabbiosa: non credevo che veder presa,quasi violentata,la mia ragazza in quel modo mi avrebbe fatto eccitare cosi tanto.Sono proprio un depravato…

Non ancora soddisfatto di averla fatta urlare di dolore mettendoglielo nella sua fichetta,il torello decide di fare la cosa che più temevo.La fa alzare e,con le sue grosse e forzute braccia,la piega a novanta sul divano,facendola rimanere col suo splendido culetto in aria e spingendo la testa di Mina sui cuscini.
Oh no,per favore,questo no! – penso mentre vedo trattare la mia ragazza come un semplice oggetto di piacere.
Il suo culetto non sono mai riuscito ad averlo,perché aveva troppa paura del dolore e si vergognava di prenderlo dietro.
Si sente chiaramente la sua voce che,rauca e spaventata,urla al suo violentatore :Ti prego,no,questo no! Non voglio,no no nooo! Ma le suppliche oramai non servono più a niente,se non ad eccitare il torello.Che infatti con decisione tenta di forzare quel buchino inviolato.Prima sputa la saliva sulla sua grossa cappella,poi sul buchino della mia ragazza.Infine prova a spingere con forza.
Tra le urla di terrore e dolore di Mina,si capisce che la sua cappella sta entrando di prepotenza nel suo culetto sodo.Piegata,col culo in aria e il cazzone di quel torello nel suo buchino,la mia troietta si sente dominata,umiliata.Il ragazzo grugnisce mentre cerca di far entrare ancora un altro po’ di quella sua incredibile mazza calda.Ma con quel cosone che si ritrova non riesce nel suo intento.

Allora decide di uscire dal culetto della mia ragazza e sedersi sul divano,prendendola di nuovo in braccio,ma stavolta la impala in modo che dia la schiena alla videocamera.Fa un cenno al suo amico,rimasto in disparte negli ultimi minuti,e gli indica il culetto di Mina,dicendo: “Spaccaglielo tu il culo,a questa puttanella in calore!”.
Il porco non se lo fa certo ripetere due volte e,impugnato il suo cazzo di nuovo in tiro,si avvicina a lei,che tenta disperatamente di convinverlo a non sodomizzarla.
Ovviamente lui non le da ascolto e,posizionatosi alle spalle di Mina,cerca con la cappella il suo stretto buchino.Una volta trovato,vedo che gliela inizia a spingere con forza dentro,dando colpi secchi e brutali.
La mia fidanzatina urla di dolore ma il torello le mette una mano davanti alla bocca,costringendola ad emettere dei mugugni che diventano,colpo dopo colpo,sempre più eccitanti da sentire.
I due ridono e iniziano a scoparla con un ritmo sempre più veloce,quasi all’ unisono.Si vede che sono piuttosto abituati a scopare assieme le ragazze che vanno con loro.

Il torello,forse troppo eccitato dall’aver visto la scopata di prima del suo amico,geme e da dei colpi forti e veloci col suo cazzo nella fichetta di Mina: sta venendo anche lui dentro di lei e la sua sborra va ad aggiungersi a quella del porco che l’aveva scopata prima…
Il porco,quasi allo stremo,decide di far uscire il suo cazzo dal culetto,oramai non più vergine,di Mina e ,dopo averla presa per i capelli e messa in ginocchio,le imbratta tutto il suo dolce viso con la sborra calda e densa.
Il tutto mentre ansima e ride sadicamente allo stesso tempo,come un conquistatore dopo aver vinto e umiliato il suo nemico…o la sua preda.

Il torello si avvicina alla videocamera; si vede per pochi secondi il suo enorme uccello,ormai moscio,che si mette davanti alla lente.Poi la videocamera,impugnata dalla bestia,si concentra sul viso,con gli occhi chiusi,della mia ragazza: molti fiotti di sperma le sono finiti sul viso,coprendole le palpebre,il naso e le sue carnose labbra.
A questa scena non resisto e,dopo aver dato secchi colpi con la mano,mi sborro addosso una decina di schizzi di sborra bollente,che vanno a finire sul mio mento e su tutto il petto.

Con la testa che mi gira per l‘eccitazione e per la rabbia,vedo le ultime scene : la videocamera inquadra il calendario e mostra il giorno in cui è stato girato quel filmino.Il giorno del mio compleanno,pochi giorni fa.
Ecco perché quella sera stessa l’avevo vista un pochino stanca,credevo fosse lo studio e gli impegni con la famiglia ed invece…

Dopo aver mostrato la data,la videocamera si gira verso il porco che per primo ha scopato la mia fidanzata: fa le corna e,con le labbra,mima la parola “cornuto”.
La scena pian piano si oscura sulle risate e sulle frasi deridenti dirette a me…e mi sembra di sentire anche la voce di Mina che mi offende…
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Spero vi sia piaciuto,forse potrebbe uscirne un terzo capitolo,ma non so se sia il caso di scrivere ancora su questo doloroso ricordo.
Per commenti,insulti,suggerimenti potrete scrivere a arneseduro@hotmail.it

Il dvd erotico – Il tradimento filmato

Non avrei mai pensato di ritrovarmi in una situazione come questa.
Davanti al computer a vedere un dvd inviato da un anonimo,nel quale si vede un ragazzo che si sta baciando con una bella ragazza,mentre un terzo li inquadra con la videocamera.
Nulla di male,se non fosse che quel ragazzo sta mettendo la sua lingua nella bocca della mia fidanzata.
Tento di ricordare se forse è qualcuno che ho incontrato negli ultimi mesi ma niente; non lo conosco,non l’ho mai visto.
Il sudore sulla fronte mi cola sulle tempie,che pulsano sempre più velocemente.Sono arrabbiato,deluso… mi sento umiliato.Si vede che Mina ci sta prendendo gusto a farsi baciare da quello e a sentire le sue luride mani sulle sue belle tette.Una terza abbondante di seno che,accompagnato con un bel viso ed uno splendido culetto sodo,la fanno diventare il sogno erotico di ogni maschio che la incontra.
E ha solo 19 anni,figuriamoci come sarà tra qualche anno,con tutte le esperienze che si è già fatta e che si farà,ormai probabilmente non più con me.

Riprendo a guardare il filmato.
Il porco prima si stacca dalla bocca di lei, si gira verso l’altro amico che li sta filmando,fa un ghigno da maniaco arrapato e poi afferra la mano della mia ragazza e la porta sul suo pacco,che si intuisce già bello gonfio.Mina sembra voler tirare indietro la mano,ma lui la blocca e la fa rimanere poggiata li sopra.Riprendono a baciarsi,mentre lui inizia a tirarle su il top rosso e la fa rimanere in reggiseno.La maglietta scompiglia i capelli di Mina e la fanno sembrare ancora più bella ,cosi selvaggia.Il suo reggiseno di pizzo,regalatole da me,sostiene quelle sue grosse tette,che farebbero arrapare chiunque.
Le mani del porco si poggiano sulle sue tette,le stringono e,presto,le tolgono il reggiseno,mostrando ai due maniaci i suoi piccoli ma sempre duri capezzoli.Vengono strizzati dalle dita del porco che, ad un certo punto,si alza e si mette davanti alla mia ragazza,permettendo però alla videocamera di scorgere il suo viso.si intuisce che il ragazzo armeggia con la cintura e infine si vede la sua mano scendere giù; si è sbottonato la lampo e si sta per tirare fuori il suo arnese.Quando lo fa,la videocamera coglie l’espressione di stupore della mia Mina,a metà tra lo spavento e l’eccitazione.Si morde il labbro mentre sorride con gli occhi alzandoli sul viso del porco,mentre questo le mette una mano dietro la testa e la spinge a forza contro il suo bacino.
Mina fa un po’ di resistenza,ma questo non fa che arrapare ancora di più quel porco e,devo tristemente ammetterlo,anche me.Il suo viso scompare dietro le chiappe nude del ragazzo,inquadrate dalla videocamera ora un po’ traballante.Forse il secondo maniaco si sta sparando una sega nel vedere la scena.
La testa di Mina,guidata e spinta dalle mani di quel maschio,fa avanti e indietro e posso solo immaginare quanto lo stia facendo godere con quella sua bocca calda e quelle labbra carnose.mi incazzo a pensare che stia facendo un pompino ad un altro,che mi stia umiliando in questo modo.

Ma il mio uccello la sta pensando in altro modo.E’ duro,pulsante,sta talmente tirando tanto la stoffa dei miei pantaloncini da sembrare che stiano per strapparsi da un momento all’altro.Stupido depravato,non dovrei eccitarmi… non in questo momento! Ma non riesco a controllarmi.La mia mano si infila nei boxer e inizia a dare sollievo al mio uccello ormai incandescente.
Vado su e giù con la mano,mentre vedo la testa di Mina andare avanti e indietro sul cazzo di quel porco sconosciuto,mentre con le sue mani delicate lo sta afferrando per le chiappe.Lo vedo mentre alza gli occhi verso il soffitto e inizia a tremare:sta per godere,ma non credo abbia intenzione di venire subito.Infatti fa uscire il suo cazzo dalla bocca della mia ragazza e,dopo averle tolto i pantaloni e le mutandine ,anch’esse di pizzo, la fa mettere a pecorina sul divano. Si avvicina,tenendo in mano il suo coso,e cerca la calda ed invitante apertura di Mina.
La trova e subito affonda dentro di lei.Per il colpo ricevuto Mina emette un gemito prolungato,che non fa altro che aumentare ancora di più la vogliosa aggressività del porco che la prende per i capelli e inizia a dare bordate assurde con il suo cazzo.Si sente il classico rumore soffocato del bacino del porco che sbatte contro le chiappe sode della mia ragazza.
La prende per i fianchi e continua a darle spinte ,sempre più forti e profonde.I gemiti della mia ragazza,dovrei dire della mia troietta, diventano sempre più forti e acuti,indicando l’enorme godimento che il cazzo di quel porco le sta facendo provare.
Mi rivengono in mente le sue parole di elogio quando vide per la prima volta il mio uccellone,dritto e scappellato… Sentire che ora sta elogiando,tra i gemiti,il cazzo di un altro mi fa salire il sangue alla testa!
Sta aumentando il ritmo della scopata,e con essa aumentano anche i gemiti e gli urletti di goduria della mia ragazza; avanti e indietro,sempre più forte,sempre più veloce.
La sta scopando come merita,senza darle un attimo di respiro.
Il porco ansima più forte,sta per venire….Spero non lo faccia dentro la fichetta depilata della mia fidanzatina,almeno!
Ma la mia speranza è destinata presto a svanire: con un urlo,quasi animalesco,il porco si svuota le palle dentro la mia ragazza,schizzando tutto il suo seme caldo dentro di lei,che gode sempre di più.

Con ancora nelle orecchie il gemito di piacere del porco e della mia ragazza,metto in pausa il dvd.
Mi sto segando da qualche minuto,il mio cazzo è pronto ad esplodere ma mi sento cosi depravato nel farlo mentre ripenso alla mia ragazza fottuta ,e in che maniera,da quel porco sconosciuto.
Non so se devo continuare,mi sono accorto di quanti minuti manchino ancora alla fine di questo filmato; troppi,ho timore di sapere cosa altro hanno fatto quei due porci bastardi alla mia dolce troietta.
Il mio cazzo sta pulsando,vorrebbe continuare a vedere,ma la mia mente,e la mia dignità,mi urla di spegnere tutto e cancellare quel maledetto dvd…

Continua —–>
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Per commenti scrivetemi a arneseduro@hotmail.it.
Sono gradite soprattutto le ragazze,magari con la webcam, ma anche i giudizi o gli insulti dei tanti maniaci (in grande amicizia lo dico,lo sono io per primo) maschi che hanno letto questo mio racconto…o devo dire confessione?

L’esame di Giulia

Solito caldo asfissiante di luglio,finalmente erano giunti i giorni dell’esame di maturità e tutti gli studenti erano in attesa di sostenere l’esame orale.

Emanuele aspettava con un poco di agitazione il suo turno,sventolandosi sulla faccia un foglio per respingere l’aria calda che entrava inesorabile dalla finestra aperta dell’aula.Ogni tanto voltava lo sguardo su una sua compagna,Giulia,seduta due file più avanti,,con la quale aveva studiato nei precedenti lunghi mesi.Vedere i suoi capelli castani lisci e il profilo del suo viso facevano tornare in mente quei giorni e i pensieri che spesso passavano nella sua mente quando lei si sedeva accanto a lui,nella sua camera,per poter leggere e studiare su quei maledetti libri.
Negli anni precedenti Giulia lo aveva spesso snobbato,preferendogli i classici ragazzi muscolosi,fighetti e spavaldi,l’esatto contrario suo: un ragazzo magro,alto,carino,pochi muscoli ma un discreto cervello e tanta ironia.Oltre che tanta timidezza;proprio questa era la causa del suo blocco,che veniva a galla ogni volta che tentava di stabilire un contatto con lei.

Ma proprio in quell’ultimo anno,quello della maturità,il più importante e decisivo,Giulia aveva avuto la furbizia di avvicinarsi a lui;era studioso,gentile,a volte la guardava in maniera un po’ troppo eccitata,ma era abituata a quel tipo di sguardi.E in fondo non doveva mica sposarlo: quello che contava per lei era superare quell’esame e ,se questo voleva dire stare a contatto con il secchioncello della classe per un po’ di tempo,allora era un prezzo che valeva la pena di pagare.
Fargli la proposta di studiare assieme ,magari a casa sua dove lui, figlio unico,aveva tutto il silenzio che occorreva per studiare bene,era stato semplicissimo: un bel sorriso,qualche occhiatina maliziosa e il solito maschietto era caduto nella trappola,banale ma sempre efficace,della bella di turno.
Ma Giulia aveva premuto troppo sul pedale della sensualità: per legarlo a sé e fare in modo che si concentrasse unicamente su di lei,tralasciando i suoi impegni con la squadra maschile di pallavolo,aveva adottato la sua tattica abituale : abiti scollati,sempre più leggeri man mano che l’estate si avvicinava ed un trucco che metteva in risalto i suoi splendidi occhi da cerbiatta in calore.Si ricordava di questa espressione che un suo ex-ragazzo,alquanto banalmente,le aveva detto,mentre lei lo guardava fisso negli occhi,,durante uno dei suoi numerosi pompini,per cui ormai era diventata famosa in tutta la scuola.
Questo atteggiamento aveva permesso si a Giulia di avere Emanuele tutto per sé,esclusivamente nel campo dello studio si intende,ma aveva provocato un innalzamento pericoloso del testosterone nel povero ragazzo timido,che non si era mai potuto sfogare con lei come avrebbe voluto.
Era ormai saturo di pensieri sporchi su Giulia e sul suo fantastico corpicino.
E ciò che si gonfia troppo prima o poi è destinato a scoppiare…

Le ore erano passate,Emanuele aveva dato l’esame orale: aveva risposto a quasi tutte le domande,gli scritti erano andati bene,poteva ritenersi soddisfatto,alla fine dei conti.
Aspettava da solo fuori dall’aula che anche Giulia terminasse le sue ultime fatiche scolastiche; sicuramente lo avrebbe abbracciato e,chissà ,forse anche un bacio sulle guance ci sarebbe scappato,per ringraziarlo di tutta la sua pazienza in questi mesi di studio.
Ma una persona non può cambiare in cosi poco tempo; infatti,appena uscita dall’aula Giulia,stanca ma sorridente, con in mano il cellulare per comunicare come era andato il suo esame ai suoi genitori,era passata in fretta davanti a lui e non lo aveva degnato nemmeno di un ringraziamento ,a parte uno stiracchiato “ciao”,detto con quel tono distaccato ed annoiato che aveva usato con lui per tutti quegli anni,tranne gli ultimi mesi.
Era tornata la Giulia di sempre,quella che non si filava i ragazzi come lui,troppo impegnata a sedurre e a far gonfiare i pantaloni dei maschi muscolosi della scuola.
Ma per Emanuele questo comportamento era stata la classica goccia che faceva traboccare il vaso: nella sua mente un misto di rabbia ,frustrazione,lussuria e dignità si era acceso come un fuoco.Ed era un fuoco che doveva essere spento subito.
In un unico modo.

Giulia neanche si rese conto subito di essere stata portata con la forza nel bagno vicino all’aula dove aveva sostenuto l’esame.Talmente esausta per lo sforzo appena fatto e concentrata su ciò che avrebbe fatto quella sera per festeggiare il suo ultimo giorno da liceale,si era fatta trascinare da una mano dentro il bagno:solo quando qualcuno le fu addosso e sentiva le mani frugarle dappertutto,soprattutto sul seno e sul suo culetto,si rese conto che colui che l’aveva portata fin la era il timido e gentile Emanuele.
Timido e gentile fino ad un attimo prima; ora il suo comportamento,distaccato e snob, aveva fatto esplodere quella pentola a pressione umana,fatta di carne ed ossa.
Soprattutto di carne,gonfia e dura,come si stava rendendo conto Giulia in quei momenti.
Sentiva infatti la mazza di quel giovane compagno di scuola sul palmo della sua mano,che lui aveva preso e portato tra le sue gambe.
Presa in contropiede da quell’aggressione e,soprattutto,da quel tipo di aggressore che mai si sarebbe aspettata,Giulia si lasciava toccare e palpeggiare,tentando in maniera poco convinta una ribellione.

Il respiro del compagno si era fatto più pesante,ora che l’aveva costretta a prendere in mano il suo uccello,tirato fuori da lui in gran fretta dai pantaloni, e a fargli una veloce sega.
La mano di Giulia,morbida e liscia,dalle dita affusolate e coronate da unghie ben curate,si muoveva su e giù attorno quell’asta da lei mai conosciuta.
L’uccello di Emanuele diventava sempre più duro e la sua cappella sempre più gonfia,mentre lui,l’ex-timido compagno di scuola,pensava a cosa avrebbe fatto dopo alla sua Giulia.
Non sarebbe bastata una sega per far sfogare un simile arnese,troppo voglioso per potersi fermare a quel primo passo.

Giulia si senti mettere le mani sulle spalle e spingere in ginocchio,verso il basso: sapeva a cosa sarebbe andata incontro,troppe volte i maschi con i quali usciva l’avevano messa in quella posizione di dominazione.
Senti le sue carnose labbra toccate,forzate da quella cappella calda e gonfia del suo compagno: tentò di non farlo entrare,ma capi che era meglio assecondarlo,forse cosi quei brutti momenti sarebbero terminati.
-Succhialo,brutta stronza- sentiva dire da Emanuele,mentre la cappella entrava prepotentemente nella sua calda bocca e la invadeva tutta,fino alla gola.

Le mise le mani sulla testa,il suo giovane stupratore,e iniziò ad usare la bocca di Giulia per farsi una sega; una rabbiosa ma pur sempre eccitante sega.
Col bacino dava dei colpi secchi, in modo da spingere il suo uccello dentro la gola di quella puttanella che desiderava da anni: finalmente la stava scopando,in uno dei modi più umilianti,cosi come meritava quella ragazza ,troppo stronza per accorgersi di lui.Fino ad allora.
Ma per essere una completa umiliazione,mancava il tocco finale: aumentò il ritmo con cui scopava,anzi violentava, la bocca della sua compagna diciottenne.
Il suo cazzo cominciò a pulsare, le sue palle erano sempre più gonfie: finalmente la sua cappella esplose tra le carnose labbra di Giulia,schizzando direttamente in gola i suoi numerosi e abbondanti getti di sperma.
Giulia iniziò a tossire,sorpresa soprattutto da quei copiosi schizzi,a cui non era abituata.
Qualche lacrima usciva dagli occhi della ragazza e le rigavano le soffici guance;il seme del ragazzo ,bianco e caldo,pendeva da un lato della sua bocca.
Sopraffatta da quella voglia incontrollata di quel ragazzo timido,rimase sul pavimento ,con la schiena contro il muro,ripensando a ciò che era accaduto.E portandosi una mano tra le gambe,ebbe la conferma che quel trattamento,anche se inaspettato,non le era dispiaciuto…

Emanuele si rimise l‘uccello nei pantaloni e si abbottonò,tutto tremante per l’eccitazione,ed usci in fretta dal bagno; nessuno lo vide allontanare da scuola,i suoi compagni erano tutti andati a casa a festeggiare l’ottima riuscita dell’esame orale.
Anche io-pensò il ragazzo- sono riuscito a fare un ottimo esame orale oggi…anzi due!- e si mise a ridacchiare da solo.
Dopo qualche secondo si pentì di quella battuta tanto scontata; ma alzò le spalle e ritornò a casa,sapendo che Giulia,da quel giorno,avrebbe forse guardato con occhi diversi i ragazzi come lui.
Oh si,lo avrebbe sicuramente fatto.

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Per qualsiasi commento,insulto,correzione, proposta indecente e altro,potrete aggiungere il mio contatto MSN : arneseduro@hotmail.it .
Ciao a tutti e a presto!

Mina e le sue prime esperienze

Inizia qui la storia del passato di Mina,la ragazza protagonista (o preda) del racconto “Il dvd erotico”,ambientato qualche tempo dopo questi fatti.
Gli episodi che seguono,seppur da me romanzati,sono aderenti alla realtà dei fatti e raccontatimi da Mina stessa e da me scritti e riveduti.
Spetterà al lettore decidere quali parti sono vere e quali no.

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Ancora pochi minuti e la campanella delle ricreazione avrebbe suonato,ponendo termine a quella breve pausa dalle lezioni.Nessuno sarebbe stato contento di tornare in aula,ma almeno i professori in quei giorni non stressavano troppo gli studenti rimasti a scuola,poiché la maggior parte dei ragazzi erano partiti per le gite organizzate dal liceo ed era inutile interrogare o fare compiti in classe.

Mina era appoggiata al muro del cortile interno della scuola e,con gli occhi socchiusi,stava pensando a chi chiedere un’altra sigaretta da fumare,prima di tornare in classe.Come se avessero letto i suoi pensieri ,due ragazzi le si avvicinarono e le offrirono una sigaretta,invitandola a fumare con loro nei bagni della scuola,in modo da non farsi vedere da quei pochi professori,svogliati ed inaciditi da anni di inutili lezioni,che ogni tanto rimproveravano i ragazzi sorpresi con una sigaretta tra le labbra.

Quei due ragazzi erano famigeratamente famosi in quella scuola per vari motivi: oltre ad essere pluri-ripetenti,e quindi più grandi del resto dei ragazzi del liceo,erano anche stati coinvolti in piccole risse e ,si mormorava,anche in un tentativo di violenza ai danni di una giovane studentessa del primo anno,scongiurato da un bidello che aveva sentito le richieste di aiuto della giovane vittima.
Ma poiché il preside,come tutti i suoi colleghi delle altre scuole,non aveva voluto far montare uno scandalo che avrebbe sicuramente infangato il buon nome della scuola,non prese i dovuti provvedimenti contro questi due ragazzi.
Anche perché il padre di uno dei due ragazzi era un facoltoso commerciante della città e vecchio amico del preside,che mai sarebbe andato contro il caro figlioletto ripetente.
Anzi,per comportarsi come ogni vero preside che si rispetti,invitò in maniera piuttosto energica la ragazzina a non dire nulla riguardo l’accaduto e ,guarda caso,anche i professori che avevano in classe la povera studentessa iniziarono a subissarla di compiti,di interrogazioni a sorpresa e di gratuiti rimproveri.
Tanto fecero,questi degni rappresentanti della categoria dei professori sempre pronti a mettersi dalla parte del più forte,che la ragazzina,ormai preda di incubi la notte e di angherie durante il giorno,decise di cambiare scuola e addirittura città.

Ma tutte queste per Mina erano solo chiacchiere,perlopiù inventate dagli altri studenti.Cosi riteneva la ragazza,ma non aveva idea di quanto si sbagliava.

Seguì i due ragazzi fino all’ultimo piano dell’edificio scolastico,dove i bagni erano deserti poiché le aule erano poche e destinate ai vari laboratori di informatica e chimica.Uno dei due chiuse la porta e sfilò dai suoi pantaloni un pacchetto di sigarette.
Una la porse al suo amico,l’altra alla ragazza.
Appoggiati ai lavandini,si goderono le loro sigarette e la fresca aria che entrava dalla finestra spalancata ,incuranti del suono della campanella che quasi intimava il ritorno in classe degli studenti.
Mina era vestita con un bel paio di jeans blu chiari ed una maglietta,coperta ma aderente,che metteva in risalto la sua terza abbondante di seno.I suo compagni di classe approfittavano ogni tanto delle sue grazie,toccandole le tette o il culetto sodo e facendo finta di averlo fatto per sbaglio.

A volte Mina faceva finta di credere alla loro sbadataggine,altre volte rispondeva al gesto con un sonoro schiaffone o un insulto.Sempre però apprezzava quelle avances,seppur cosi rozze.
Sapeva di piacere ai ragazzi,soprattutto negli ultimi tempi in cui le sue tette le erano cresciute,ed aveva una sempre crescente voglia di passare dalla fantasia alla realtà.
In fondo a 18 anni era anche ora di iniziare ad avere una vita sessuale più appagante.

Ma fino a quella mattina,a parte qualche palpatina e qualche strusciata sul suo culetto,nessun ragazzo era andato oltre.
Fino ad allora.

I due ragazzi la stavano a guardare mentre lei,persa nei suoi pensieri,si godeva l’ultima boccata di fumo.Le guardavano le tette,le lunghe gambe e quel bel culo sodo: Mina non poteva sapere che da qualche mese era la protagonista delle loro seghe quotidiane.
Scambiatisi uno sguardo d’intesa,i due si misero davanti a Mina e le dissero:
” Dopo questa sigaretta,ora devi assaggiare i nostri sigari “.
Dapprima lei non capi la frase,rozza ma alquanto chiara,e li guardò ,incerta sul da farsi.
I due la presero per le braccia e la fecero sedere sulla tazza del gabinetto.
Le dissero di non urlare,perchè ora lei li avrebbe ripagati delle sigarette fumate.
Uno dei bulli le prese la mano,morbida e liscia, e la appoggiò sul suo pacco.L’altro cominciò a toccarle le grosse tette e a cercare di toglierle la maglietta.

Mina ,seppur sorpresa dal loro modo di fare quasi violento, non staccò la mano dal pacco del bullo: era abituata a prendere in mano gli uccelli dei maschi arrapati che le venivano dietro.Cosi,quando tutti e due si abbassarono la zip dei loro jeans e si tirarono fuori i loro uccelli,lei non si ribellò.
Anzi,dalla sua bocca usci un ohhh di approvazione alla vista dell’uccello di uno dei due bulli; era il più grosso che avesse visto nella sua giovane vita.Con una mano fu costretta a segare quel grosso uccello,con l’altra ad impugnare l’arnese dell‘altro ragazzo.
La sua mano andava su e giù velocemente,non aveva mai fatto prima d‘ora una doppia sega: si sentiva eccitata e molto accaldata.
Le dissero di togliersi la maglietta e,appena viste quelle splendide tette sorrette a mala pena dal reggiseno,i loro cazzi si indurirono ancora di più.
Aumentò il ritmo della sega,voleva farli godere e anche andarsene al più presto da li,visto che era si eccitata,ma anche un pochino spaventata dai ghigni cattivi che avevano i due bulletti della scuola.

Ma i due bulli non si volevano certo accontentare di una sega,visto che se ne facevano fin troppe durante le loro giornate.
Uno dei due,quello con l’uccello grosso e dal carattere dominante,mise le mani dietro la testa di Mina e la spinse verso il suo uccello: voleva farselo prendere in bocca da lei.
Mina,spaventata per quel loro modo di fare e anche perché mai aveva fatto un pompino,cercò di resistere a quella forzatura e voltò il viso da una parte.
” No,non voglio,non l’ho mai fatto! ” disse Mina.
La cappella,grossa e vogliosa del ragazzo,strusciò prima sulle morbide guance della ragazza per poi finire sulle carnose labbra di Mina,che tentò di forzare ad aprirsi.La ragazza resistette a quella pressione,ma presto dovette cedere perché il bastardo le tirava i capelli per farle male.
Mina apri la sua boccuccia calda ed il cazzone di quel bullo le entrò dentro,arrivando fino alla gola.
Il bulletto emise un lungo gemito quando senti il calore della bocca di Mina attorno al suo grosso arnese.
Eccitato dal fatto di aver profanato quella boccuccia vergine,il bastardo le prese la testa con le mani ed iniziò a dare veloci e profondi colpi di bacino,tirando fuori e spingendo dentro la bocca della ragazza il suo caldo arnese.
L’altro bullo non rimase a guardare e continuò a farsi segare l’uccello da quella morbida mano femminile; approfittò anche per slacciare il reggiseno e palpare per bene quelle grosse tette.
Ogni tanto poi infilava la mano tra le gambe della ragazza,strusciandola e spingendo le dita sulla sottile stoffa dei pantaloni,provocando cosi anche l’eccitazione di Mina.

La ragazza,con le lacrime che le scendevano dagli occhi a causa di quel corpo estraneo che arrivava fino in fondo alla sua bocca e per l’enorme umiliazione che le stavano infliggendo, continuava ad andare avanti e indietro con la testa lungo quel lunghissimo arnese del ragazzo,senza potersi più opporre.
Dopo pochi minuti di quel movimento,il ragazzo gemette più forte e il suo cazzone cominciò a pulsare sempre di più: Mina capi che era arrivato il momento della sborrata e cercò di non farsi venire in bocca; fece dei mugugni di disapprovazione e diede dei pugni alle cosce del suo stupratore orale.
Ma ciò non fece che eccitare ancora di più i due bulli,che continuarono a toccarla e ad approfittare di lei con ancora più voglia.

Il grosso cazzo cominciò a diventare sempre più gonfio e ,dopo pochi secondi,dalla sua cappella esplosero alcuni schizzi di sborra calda che finirono direttamente nella gola della giovane e arrapante liceale.
Gemendo sempre più forte,il bullo tirò fuori il suo uccello dalla bocca di Mina e sparse gli ultimi getti sul dolce viso della ragazza.
Oramai soddisfatto,il giovane lasciò il posto al suo amico: il secondo bullo con una mano prese il suo uccello e con l’altra spinse la testa di Mina verso di esso.
” Ora fai anche a me un bel lavoretto con la bocca” le disse.
Mina,sfiancata ed umiliata da quella violenza,fu costretta per la seconda volta ad accogliere nella sua inesperta e calda bocca il membro del bullo.
Aveva il cazzo meno grosso di quello del suo amico,ma era dotato della stessa voglia: iniziò anche lui a pomparle velocemente la bocca e,anche a causa dell’eccitazione e dell‘attesa del suo turno,durò meno dell’altro.
Anche lui le schizzò in bocca il suo bollente seme e,una volta tirato fuori l’arnese dalla bocca di Mina,indirizzò alcuni getti sulle grosse tette della ragazza.

I due bulli,iper-eccitati per la violenza perpetrata ai danni di quella arrapante studentessa,le dissero che per lei non sarebbe finita qui e che,da quel momento, era diventata la loro troietta personale.
Dopo aver detto questo,i due si rivestirono ed uscirono in gran fretta dal bagno.

Mina,ancora ricoperta della sborra di quei due maschietti ,si ripulì e cerco di ricomporsi,in modo da non far sospettare nessuno dell’accaduto .
O altrimenti anche lei avrebbe dovuto cambiare scuola.

E in fondo perché avrebbe dovuto dirlo a qualcuno?
L’idea di dover rivedere quei bulli forse la stava eccitando…
***************

La storia del passato di Mina non finisce qui.A breve il seguito.
Per commenti,insulti e altro dal genere femminile,scrivete a arneseduro@hotmail.it

Ragazze del Plinius

Di lei mi hanno subito impressionato i suoi occhi verdi.
Non nego di apprezzare anche il resto del suo corpo,ma quegli occhi sono un qualcosa di straordinario,staresti ore a guardarli.
Quando la vidi la prima volta,il suo sguardo catturò subito il mio; seduta sul lettino del Plinius,uno stabilimento di Ostia,a parlare con una sua amica,ogni tanto lanciava qualche occhiata verso di me.

Da li a conoscerla,il passo fu breve.
Non semplice però colmare la differenza di anni che passava tra me e lei; io 26 e lei appena 18,ma sembrava molto più giovane,la stessa cosa che dicono di me le altre persone.Mi avvicinai a lei sulla riva,poco prima che entrasse in mare a fare il bagno.
Non inventai nessuna frase forzatamente originale o qualche battuta stupida,ma andai subito al punto.

-Ciao! Scusa se ti disturbo,volevo solo dirti che hai degli occhi stupendi.Dico sul serio.

A quel punto avrebbe potuto fare come tante stronzette; bofonchiare qualche parola di ringraziamento e correre a tuffarsi,non lasciandosi più avvicinare.
Eppure non lo fece,anzi si voltò stupita verso di me e,arrossendo in volto,mi disse:
-Grazie! Anche tu hai un bello sguardo,però.
E sorrise,timidamente.

Nel giro di pochi giorni,iniziammo a conoscerci meglio.Durante la passeggiata in riva al mare,rituale di ogni mattina,mentre facevamo il bagno assieme o rimanendo sotto l’ombrellone,ogni parola ci avvicinava e faceva aumentare sempre più il desiderio dell’uno per l’altra.
Arrivò il momento di passeggiare mano nella mano,di abbracciarci con reciproca voglia e,un giorno,anche quello di uscire assieme.
Ma non di sera,fissammo un appuntamento per il pomeriggio tardi,in modo da non essere disturbati dalle sue amiche che stavano al mare la mattina.

Ci incontrammo davanti alla mia cabina; eravamo entrambi accaldati mentre ci abbracciavamo e ci baciavamo,e non era solo colpa del sole di agosto.
In breve ci ritrovammo dentro la casupola di legno: la temperatura interna,come al solito,raggiunse in fretta vette insopportabili e ci dovemmo spogliare.
A dire il vero,l’avrei fatta spogliare anche con meno10 gradi.
Distendemmo il telo da mare sulle assi di legno del pavimento della cabina e ci sdraiammo li: tra baci,abbracci,carezze e palpatine,ci ritrovammo con una voglia assolutamente da soddisfare.
Per scaldarla ancora di più,allungai la mano tra le sue gambe e ,attraverso la stoffa leggera del costume,sentii che non c’era bisogno di farla eccitare ancora.Era bagnata ed io volevo approfittare dell’occasione per farle vedere quanto avrei saputo farla godere ancora di più.

In parole povere e con un pizzico di arroganza,volevo farle vedere la differenza che c’era tra un suo coetaneo ed uno più grande.
Le chiesi se avesse voluto provare qualcosa di molto eccitante; pensando che volessi scoparla,mi disse che aveva paura di sentire dolore.
La tranquillizzai,dicendole che avevo in mente per lei ben altro.

Mi alzai e lei con me; la presi per i fianchi e la poggia sul tavolino all’interno della cabina.Presi lo sgabello e mi sedetti davanti a lei; le tolsi delicatamente gli slip e,dopo averle sorriso per farla stare tranquilla,le misi le mani sulle ginocchia e le feci aprire le gambe.

Splendido spettacolo quello che mi si presentò davanti: la sua fichetta,ancora inesperta probabilmente,era stretta e coperta da un leggero strato di peli,che sembravano pudicamente proteggerla da sguardi indiscreti.
Il mio uccello,sempre pronto a diventare duro appena vedevo una ragazza carina,accettò di buon grado quella visione e sembrò quasi voler strappare il tessuto dei miei boxer da mare.

Stai calmo,ogni cosa a suo tempo,pensai.

Accarezzai le sue gambe,lisce e morbide ma non ancora definite come quelle di una ragazza matura.Sarebbe stata una donna fantastica ,tra meno di un anno.
Le mie dita raggiunsero le sue labbra, quelle inferiori ,e iniziai ad accarezzare quella calda zona.
Si erano gonfiate ben bene sotto il lascivo tocco delle mie dita; sentivo il suo respiro aumentare di intensità e farsi via via più affannoso.
Specialmente quando smisi di giocare con le dita e feci ciò che mi riesce meglio: utilizzai la lingua.

Dovete sapere che,non essendo un super-dotato e neppure un ragazzo muscoloso,anche se di certo non mi lamento per come sono fatto,ho preferito sviluppare quelle poche doti che avevo in campo sessuale: la fantasia,la “porcaggine” (se cosi vogliamo chiamarla) e… la lingua,appunto.
Ho sopperito ai 15 cm del mio uccello con quei pochi,ma determinanti se usati bene,centimetri della mia lingua, ed ora so usarla nel migliore dei modi.

Ma riprendiamo il racconto.

Appena poggiai la punta della lingua sulle sue labbra gonfie,la sentii sussultare.Intuii che nessuno ancora le aveva fatto quel dolce servizietto,perciò decisi di non farle scordare mai più quei momenti passati con me e la mia lingua.
Disegnai sulla sua fichetta le lettere dell’alfabeto con la punta della lingua…arrivato alla M,quasi si metteva a gridare per la goduria.
Vedevo i suoi occhi verdi pieni di voglia e di piacere e decisi di non deluderla.

Terminai di “scrivere” tutte le lettere,non volevo certo che mi prendesse per un’analfabeta!

Decisi poi di passare ai numeri: al 2 ,per la precisione.
Come le dita che infilai dentro la sua grondante fichetta; dapprima le tirai fuori lentamente e le riinfilai dentro,poi aumentai il ritmo del ditalino,tanto da scoparla con forza solo con due dita.
Ma non mi bastava; infilai anche un terzo dito e li le feci un pochino male.Per farmi perdonare,usai nuovamente la lingua…stavolta non tra le labbra,ma direttamente dentro,allargandole la fichetta con le dita ed esplorando con la punta la sua micetta.

Qui,la mia “occhiverdi” non resistette più ed iniziò ad ansimare troppo forte: dovetti tapparle la bocca con la mano,mentre lei si contorceva in preda all’ennesimo orgasmo su quel traballante tavolo di legno.
Non le detti tregua e continuai a scoparla con due dita,colpi secchi e decisi.
Mentre lei godeva del suo orgasmo ,con l’altra mano mi segai l’uccello,oramai pulsante e voglioso.

Non avevo più molto tempo,prima del mio orgasmo: mi alzai,sfilai in fretta il costume e tirai fuori il mio arnese duro e pulsante.

Lo strinsi in mano e iniziai ad andare su e giù velocemente : affannato e sudato ,gemevo come un porco davanti a quella bella ragazza con le gambe aperte davanti a me e la fichetta bagnata di umori.
Mi guardava,con il viso tutto rosso e sconvolto per l’ondata di piacere che l’aveva appena travolta.

Timidamente,forse desiderosa di restituirmi il favore,allungò la sua mano e sentii le sue dita delicate accarezzarmi le gonfie palle.
Quella fu la classica goccia: la mia cappella si gonfiò e,dopo pochi secondi,eruttò lunghi e caldi schizzi di sborra sulla mia ragazza dagli splendidi occhi verdi.Lo sperma le andò a cadere sul suo bel pancino e sulle sue tettine,appena accennate ma deliziose.

Mi avvicinai e le detti un bacio profondo,con quella lingua che pochi istanti prima era dentro il suo corpo.

Ero felice di aver fatto godere quegli incantevoli occhi verdi.
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Ti prego, non farlo!

L’ennesima battuta divertente di Roberto per poco non mi mandava di traverso la granita che stavo gustando ,seduto sulla panchina di quel chiosco al mare.
Mi faceva ridere sempre,con quel suo spirito cosi intelligente e pungente; oltretutto era anche un gran bel ragazzo e le donne che passavano interrompevano le loro chiacchierate con le amiche pur di guardarlo bene.
Le potevo capire; un ragazzone alto più di me,raggiungeva quasi i due metri di altezza,muscoloso e con un viso allegro da giovane soldato americano,come quelli che si vedono nelle foto dei libri di storia.A ciò aggiungeva il fascino mediterraneo ,la battuta pronta ed un sorriso sempre aperto.
A volte ci scambiavano per fratelli,poiché eravamo simili non solo nell’ironia ma anche nel fisico,anche se con le dovute differenze.Io ero alto una decina di centimetri in meno ed avevo anche molti meno muscoli.
Accanto a lui sembravo il fratello minore.

Da quando ci eravamo conosciuti in città,eravamo andati subito d’accordo.Spesso uno anticipava la battuta dell’altro,oppure ci mettevamo a ridere senza neppure aver aperto bocca,solo scambiandoci degli sguardi.
Fu naturale perciò prendere la decisione di trascorrere parte della nostra estate facendo una vacanza assieme.
Eravamo entrambi affascinati dalle donne;ma quell’estate non eravamo al mare per rimorchiare ma solo per rilassarci un po’.
Ognuno di noi aveva i suoi motivi: io ero stato appena lasciato dalla mia ragazza,lui invece era talmente innamorato della sua Elisa da non pensare minimamente di tradirla.
Parlava spesso di lei,di come fossero felici assieme e anche dei suoi difetti.Ma lo faceva a suo modo,raccontandoli con ironia e senza mai criticarla,anzi facendo sentire come fosse affezionato anche ai suoi piccoli difettucci,come li chiamava lui.

Per farla breve,dopo circa una settimana di vacanza,nessuno dei due era stato con una ragazza e sentivamo la mancanza,soprattutto fisica,di una donna accanto a noi.
In particolar modo Roberto,abituato a stare ogni notte con la sua donna,doveva sentire la mancanza del contatto fisico: me ne accorsi quando tornammo dal mare.

Avevo appena finito di fare la doccia e stavo sul mio letto ,nella camera in comune che avevamo prenotato in quel piccolo alberghetto:appoggiato con la schiena al muro e seduto coperto solo dal telo bianco,mi riposavo guardando fisso davanti a me e pensando a quanto tempo era che non mi masturbavo.
Perso nei miei pensieri,non mi accorsi che Roberto era uscito dal bagno ,la cui porta era ai piedi del mio letto: sentendo un rumore,mi girai distrattamente e ciò che vidi mi colpii : il mio amico ,coperto anche lui solamente dal telo di spugna,aveva una decisa erezione ,resa ancora più suggestiva poiché la vedevo in controluce,essendo la finestra proprio alle sue spalle.

Si avvicinò a me e mi chiese divertito cosa c’era che non andava,se avevo qualche problema.
Abituato come ero a scherzare sempre,anche per togliermi dall’imbarazzo ,risposi che il problema ce l’aveva lui,e pure bello grosso.
Scoppiò in una forte risata e ,rimanendo in piedi davanti a me e quasi puntandomi contro quel bastone a malapena coperto dall’asciugamano,mi chiese se avevo voglia di aiutarlo a risolvere quel problema “Di darmi una mano,insomma…eheheh”.
Ebbi la forza di alzare gli occhi e vidi uno sguardo diverso da quello che ero abituato a scorgere nei suoi occhi,lo stesso tipo che avevo spesso quando vedevo una bella ragazza…
Tutto successe in pochi attimi; vidi Roberto che si lasciava scivolare via il telo dalla sua vita ,mostrandomi un lungo uccello eccitato.La cosa che più colpiva non erano le palle gonfie e la sua asta,lunga quasi quanto la mia,ma la sua cappella.
Era sproporzionata rispetto a tutto il resto:sembrava di vederla sotto una potente lente di ingrandimento.
Cosi grossa e rossa da non sembrare nemmeno appartenere ad un uomo,ma più ad una razza equina.

Avevo davanti a me un ragazzo muscolo e alto quasi due metri,con la sua mazza dura e svettante,che aveva per me intenzioni tutt’altro che buone.

Mi prese la mano e la poggiò sul suo glande,muovendola in modo da farmi accarezzare prima la sua cappellona,poi facendomi impugnare la sua asta.Inebetito da tale situazione,iniziai a far scorrere la mano avanti e indietro su quel grosso arnese,sentendolo indurirsi sempre di più.

Roberto aveva emesso alcuni soffocati gemiti quando la mia mano,dalle lunghe dita morbide,aveva toccato la punta del suo enorme uccello; sorrideva,ma intuivo che non si sarebbe fermato ad una semplice sega.
Infatti poggiò le sue forti e ruvide mani dietro la mia testa e mi spinse verso la sua cappella; devo ammettere che ero terrorizzato,l’idea di essere precipitato in una situazione cosi da froci non mi attirava per niente.

“Ora dammi un bacio alla cappella,dai amico” mi disse ed io non riuscii a ribellarmi.
Avvicinai le mie carnose labbra,che tanti apprezzamenti avevano ricevuto dalle ragazze, e le poggiai sulla punta ,gonfia ed enorme,della sua mazza.
“Dagli una leccatina,forza,cosa vuoi che sia?” Roberto continuava a comandarmi e la sua voce virile e le sue mani forti che tenevano bloccata la mia testa non mi permettevano alcun rifiuto.

Diedi perciò una lunga leccata alla sua cappella,provocando in lui un’altra serie di gemiti.Pensai che leccandolo nuovamente sarebbe venuto e si sarebbe calmato,ma mi sbagliai.

Mi prese la testa con forza e,con tono di comando,mi intimò di succhiargli il suo uccellone.
La cappella mi premeva sulle labbra,tentava di intrufolarsi nella mia calda bocca in ogni modo.
Ma io resistevo,non sarei diventato come uno di quei froci che spesso prendevo in giro durante le mie chiacchierate con gli amici.

Lo schiaffò che mi arrivò,però,contribuì presto a farmi cambiare idea: se non gli avessi succhiato l’uccello,avrebbe dovuto rivolgersi ad un’altra parte del mio corpo per godere,disse minacciandomi.
Mio malgrado,fui costretto a socchiudere le labbra : svelta si infilò la sua enorme cappellona,costringendomi a spalancare la bocca per farla entrare tutta.

Mi sentii soffocare; quel pezzo di carne,grossa e pulsante, occupava tutta la mia calda bocca e andava avanti e indietro,strusciando sulla mia ruvida lingua.
Roberto,il gigante bello e muscoloso,in piedi ; io,magro e carino,seduto davanti a lui e costretto a fargli del sesso orale.
Presto le sue mani iniziarono a muovere la mia testa avanti e indietro,usando la mia bocca per farsi una calda e bagnata sega.
Umiliato e violentato oralmente,con le lacrime che scendevano lungo le guance per lo sforzo di tenere aperta cosi tanto la bocca, ero un oggetto nelle sue mani.
Quando sentii la sua voce,mi venne un brivido: “ Amico,ora sdraiata sul letto e mettiti col culo in aria” disse.E vedendomi terrorizzato da ciò che sicuramente mi avrebbe fatto,mi rassicurò dicendo :” Tranquillo,voglio solo strusciare il cazzo in mezzo al tuo culetto” .

Sorrise,ma assomigliava di più ad un ghigno.

Tremando per la violenza orale appena subita,mi sdraiai sul letto.
Mi sentii strappare via l’asciugamano che mi copriva, ritrovandomi cosi completamente nudo davanti a quell’enorme gigante voglioso e determinato.

Lo sentii prima appoggiarsi col bacino,e la sua mazza,sul mio inesplorato culetto,poi si distese sopra tutto il mio corpo,facendomi percepire i suoi duri addominali sulla mia schiena.

Roberto,completamente poggiato sul mio caldo corpo,mi spiegò che stare una settimana senza sesso per lui era davvero troppo.
Non poteva e non voleva tradire la sua Elisa con un’altra ragazza,perciò aveva pensato a qualcosa di alternativo…Ed io avevo avuto la sfortuna di capitare tra le sue grinfie.
Ma se fossi stato gentile con lui,non mi avrebbe infilato il suo voglioso membro nel mio culetto.
Per salvarmi,avrei semplicemente dovuto gemere e fare apprezzamenti sul suo…coso…mentre lui si masturbava strusciandosi tra le mie chiappe.

In quel momento,avrei promesso qualsiasi cosa pur di non essere violentato.

E cosi,quando sentii il suo uccello muoversi avanti e indietro nel solco del mio culetto,iniziai a mugolare e a dire parole sconce.

“Mmmm…si dai Roberto….continua..muovilo ..più forte…più veloce”

Roberto andava avanti e indietro,strusciandosi con sempre maggiore voglia mentre io continuavo ad eccitarlo.

“Ohhh…sii…ma quanto è grossoooh? Mi fa paura..mmm…si..siii”

“Più forte…siii..cosii…dai Robertooo”

Per farlo venire prima ed interrompere quella strana sega,volsi leggermente il viso e passai la lingua sulle mie labbra,voluttuosamente,cosi come avevo visto fare in quei video porno che avevo visto tante volte.

Ma esagerai e provocai una reazione non voluta.

Il mio amico Roberto mi disse che ero stato bravo fino ad allora,,pure troppo…
Quei lamenti e quella lingua lo avevano eccitato fino al limite ed ora non poteva più ragionare.

Non poteva più fermarsi ora,cosi mi disse.

Lo sentii alzarsi leggermente e muoversi sopra il mio corpo.Girai lo sguardo e vidi Roberto che impugnava il suo grosso uccello e lo puntava in direzione del mio buchino posteriore,ancora vergine.

Gli gridai di non farlo,cercai di divincolarmi da quella posizione e dalle sue forti mani,ma non fu possibile: sentii la sua mano poggiarsi sulla mia testa e costringermi a piegarla sul materasso,per farmi capire chi era a dominare e chi era sottomesso tra noi due.

“Ti prego,Roberto…non farlo!”

Dopo aver insalivato il suo uccello,appoggiò la sua sproporzionata cappella sul mio piccolo e stretto buchino ed iniziò a spingere con decisione: gridai ancora,nella speranza di spaventarlo e farlo tornare in sé,ma tutto ciò che ottenni fu di farlo eccitare ancora di più.

“Si bravo,ribellati,cosi me lo fai diventare ancora più duro..mmm…cosa si prova ad essere violentati come una femminuccia eh?” disse,mentre la sua cappella si faceva largo nel mio buchino vergine.

Emisi un lungo gemito di dolore che,nonostante il suo tentativo di coprire la mia bocca,si sentii sicuramente anche da fuori della stanza.Ma nessuno bussò alla porta e venne a salvarmi.
Ero solo,in balia di un porco forte e muscoloso,con una voglia arretrata di sesso e deciso a sfogarla con me.

Mi piantò tutta la sua mazza nel mio giovane e sodo culetto e rimase fermo in quella posizione,per umiliarmi e sottomettermi ancora una volta.

Poi lo sentii uscire quasi completamente dal mio buchino: pensai che forse era venuto,ma non me ne ero proprio accorto.E infatti non era venuto.
Spinse con forza,accompagnato da tutto il suo peso ,la sua micidiale mazza nel mio culetto ed iniziò a stantuffarmi di brutto,tenendomi per i capelli con una mano e con l’altra tappandomi la bocca.

Sentivo il suo respiro affannato,da bestia in calore sul mio collo.
Il gridò,l’ennesimo,che lanciai quando sentii quel cosone dentro di me lo fece arrapare ancora di più: aumentò il ritmo della sodomizzazione,accompagnando i colpi con frasi offensive nei miei confronti e dicendo che ero proprio una puttanella in calore,caldo come quelle femmine che si era scopato durante la sua vita.

Dentro il mio culetto ,la sua cappellona insolente e sfacciata prendeva possesso di ciò che era rimasto vergine fino ad allora.

Mi possedeva come aveva sicuramente fatto con le ragazze che gli capitavano sotto mano; il gigante Roberto,quello ben voluto da tutti e considerato buono,era tutt’altro che buono a letto.
Gli piaceva sottomettere,far capire che c’è chi è nato per dominare e chi per far divertire il più forte.

Non gli importava nulla di portarmi via,oltre alla verginità del mio culetto,anche la mia dignità e la mia virilità.
Voleva semplicemente sfogare i suoi istinti animaleschi.

Ed era una bestia quella che ora grugniva,spingeva,ansimava sul mio corpo.
Accortosi della sua imminente sborrata,della quale anche io mi resi conto dalla aumentata rigidezza del suo cazzo, diede spinte più forti,più profonde.
Non badava più a me,ai miei lamenti fatti di umiliazione e dolore; quello che contava era il suo piacere.
Nient’altro.

Mi aveva sfondato e continuava a farlo con decisione: quando la sua cappella si gonfiò e lui emise dei grugniti ,sentii tutta la sua calda e appiccicosa sborra schizzarmi nell’intestino.

Mi sentii bruciare,non solo per la innaturale penetrazione,ma per la quantità di sperma che Roberto riversò nel mio culetto.

Accompagnato dagli ultimi gemiti di soddisfazione,sfilò il suo enorme coso dal mio buchino martoriato e si accasciò sopra di me.
“Ehi bellezza,non te la prendere.Avevo solo voglia di scopare qualcuno.Niente di personale,ok?” disse Roberto,poi si alzò e si diresse in bagno,per mettersi sotto un’altra doccia.

Non dissi nulla,rimasi fermo in quella posizione supina fino a che non sentii lo scrosciare dell’acqua della doccia.

Solo allora mia alzai dal letto,non prima: come avrei potuto giustificare tutti quegli schizzi di sperma che il mio uccello aveva riversato sulle lenzuola?

 

*******************

Questo è il mio primo racconto gay,l’ho scritto per andare incontro alle richieste di una parte dei lettori ,e curiosamente di una lettrice,che mi avevano chiesto di realizzarne uno.
Ma io rimango uno scrittore di racconti per etero; sono della vecchia generazione,a cui piacciono le ragazze.:-D
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Una mano amica

Il campanello trillò due volte .

“Mamma,vai tu ad aprire!”
gridò Filippo dalla sua cameretta,seduto su quella poltroncina ormai da ben 15 giorni,a causa della frattura ad una gamba e alle braccia rimediate durante la vacanza in montagna.Tutto sommato era andata bene,come gli aveva detto il dottore,quella caduta con lo snowboard sulla dura roccia aveva si spezzato alcune ossa del giovane,ma sarebbe potuta andare pure peggio.

Si chiedeva come,visto che non solo non poteva muoversi dalla sua cameretta se non aiutato dai suoi familiari,ma doveva anche essere imboccato ,visto il gesso posto su entrambe le braccia.E non era l’unico problema ,ora che… Ma i suoi pensieri furono interrotti dalla comparsa,sulla soglia della sua camera,della sua amica Sofia,che era venuta a fare una visita di cortesia al suo amico ingessato.
le disse Filippo e ,mentre lei prendeva una sedia e la avvicinava al ragazzo,ammirò come si era vestita: una bella maglietta scollata,che faceva godere di una eccitante visuale sulle prosperose tette della sua amica,un paio di fuseaux neri attillati,che mettevano in risalto il suo fisico magro e un paio di sandali bianchi aperti.

le chiese Filippo,con lo scopo di lanciare qualche occhiata sul suo seno mentre lei,trascinata dalle chiacchiere sui suoi amici,parlava e parlava.Filippo venne a sapere che Emanuele era andato a trovare Mary nella sua casa in Calabria .
disse Sofia,la cui aspirazione,non certo segreta,era quella di farsi il loro comune amico.

La ragazza continuò raccontando ciò che le era successo in vacanza,del pomeriggio passato con una sua amica a comprarsi mezzo mondo e quell’altro nei negozi del centro.I minuti di quel pomeriggio iniziato noiosamente ,prima dell’arrivo di Sofia ,passarono velocemente,riempiti dalle chiacchiere senza sosta dell’amica.

La madre del ragazzo passò velocemente per il corridoio su cui si affacciava la camera di suo figlio e si fermò,poggiandosi con una mano sullo stipite della porta: Le due donne si diedero la mano,scambiandosi i soliti sorrisi e convenevoli.
Dopo pochi minuti la madre chiuse la porta di casa e i due ragazzi rimasero soli.

disse Sofia,mentre nella mente del ragazzo compariva unicamente un unico pensiero: farsi una sega pensando alle tette grosse e morbide dell‘amica.
Ma visto che non avrebbe potuto per colpa del gesso,cercò di distrarsi,pensando ad altro.
Ma non era facile
Cosi le raccontò di come si sentiva in quello stato di momentanea disabilità e,soprattutto,della mancanza della sua ragazza,che non vedeva da più di due settimane,poiché era andata in vacanza.
Inevitabilmente il discorso scivolò sul sesso e la sempre maliziosa Sofia non si fece pregare per irretire il suo amico: disse strizzando l’occhio e abbozzando un sorrisetto lascivo,mentre aveva fatto scivolare il suo sguardo sui pantaloni della tuta del ragazzo,stranamente gonfi già da qualche minuto.” Mi sa che avresti proprio bisogno di una mano …”

Sofia si era accorta degli occhi da triglia del ragazzo,tipici degli arrapati; sguardi eccitati che lei conosceva bene e di cui molto spesso era la responsabile.
E durante la sua lunga chiacchierata,anzi monologo,non aveva esitato a sporgersi un po’ in avanti con il seno,per poter eccitare ancora di più Filippo.
Il ragazzo,imbarazzato per essere stato “scoperto” e per la proposta che mai si sarebbe aspettato di ricevere,fu capace solo di arrossire e di sentirsi gonfiare sempre di più l’uccello nei pantaloni troppo larghi della tuta.

Sofia rise e,poggiando la mano sul ginocchio del ragazzo,disse solo: .
Filippo balbettò qualcosa sulla fedeltà e sulla sua ragazza ,a cui non avrebbe potuto fare una cosa del genere… ma alla fine il suo uccello dimostrò chiaramente di non essere d’accordo con ciò che la testa di Filippo pensava.

L’uccello premeva,insolente,sotto la stoffa sintetica dei pantaloni e non accennava a diminuire la sua pressione.
.Lei non se lo fece ripetere due volte e,dopo aver sciolto il nodo dei pantaloni e averli tirati via,facendo attenzione al gesso della gamba,poggiò la mano sui boxer del ragazzo e cominciò a massaggiare.
“Mmm… e si,qui c’è proprio bisogno del mio aiuto”. Detto questo,Sofia sfilò anche i boxer di Filippo e prese il suo uccello duro in mano.Lo accarezzò lentamente,per fargli apprezzare la sua pelle liscia e morbida,poi lo impugnò per bene.

Il ragazzo sussultò.
Sentire quella delicata mano attorno al suo caldo uccello dopo ben due settimane di astinenza gli diede una scossa al cervello.
Intanto Sofia si era messa in ginocchio tra le sue gambe e aveva iniziato ad accarezzargli le palle,gonfie e bollenti.
Le sue dita stringevano quel bel pezzo di carne voglioso e lo facevano diventare ancora più duro.Erano mani esperte quelle che lo accarezzavano,capaci da molti anni di far godere i ragazzi.

Il respiro di Filippo aumentava di pari passo con la sua eccitazione; il suo cazzo sembrava dovesse esplodere da un momento all’altro.Si stava godendo quella fantastica sega,lenta e dolce,che la sua amica gli stava facendo.
Sentiva la cappella gonfiarsi sempre di più e farsi quasi paonazza dalla voglia.
Sofia si accorse dell’eccitazione ormai quasi allo stremo del ragazzo e,per farlo impazzire ancora di più,avvicinò le sue morbide labbra e diede un bacio su quella grossa cappella.
Un gemito usci dalle labbra di Filippo,che le chiese di continuare.

Cosi Sofia appoggiò nuovamente le sue labbra sull’asta e cominciò a baciarlo per tutta la sua lunghezza.
Baci morbidi,ripetuti lentamente su ogni centimetro del caldo cazzo dell‘amico,a partire dalla cappella fino ad arrivare alle gonfie palle.Poi ,mentre la sua mano continuava a segarlo,la sua lingua iniziò a leccare tutta la sua asta.
Leccava le palle,poi tutta l’asta,fino a risalire sulla cappella che,vogliosa,era diventata sempre più grossa.

Sofia sapeva come fare arrapare un ragazzo,ma nel caso di Filippo non era necessario ricorrere a certi trucchetti.La sua voglia repressa di due settimane bastava ed avanzava.

Ancora qualche minuto e il ragazzo sarebbe esploso tra le sue mani.
La ragazza aumentò il ritmo della sega,sempre più velocemente le sue mani correvano su e giù,lungo l’asta dura e calda.
Filippo godeva ed ansimava,era ormai alla fine del suo “tormento” durato due settimane.La sua amica,con una semplice sega,lo aveva fatto arrapare ed ora stava per farlo sborrare.
Sofia sorrideva mentre sentiva ansimare il suo caro amichetto; diede ancora due colpi e poi la sua cappella esplose tra le sue mani.
Un lungo getto di sperma schizzò verso l’alto.
Alcuni schizzi di sborra si riversarono sulle mani di Sofia,un parte andò a finire sugli addominali del ragazzo.
Piccole tracce di sperma finirono anche nell’incavo del seno della ragazza segaiola.Lei prese con un dito le gocce e le portò alla bocca,succhiò il dito con dei piccoli gemiti,mentre guardava fisso negli occhi Filippo.

Si alzò e dopo aver dato un bacio con la lingua al suo amico,lo rivesti e se ne andò da quella casa.
Con la promessa di aiutarlo a sfogarsi quando ne avesse avuto bisogno…
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