Le tre amiche

Marzia Carla e Teresa sono sempre state inseparabili amiche, sin dal primo anno di scuola hanno costituito un sodalizio che pareva inattaccabile, sopravvissuto alle inevitabili tensioni dell’adolescenza, ai primi amori. Insieme sono cresciute, hanno frequentato le superiori, iniziato l’università.
Io sono di un paio di anni più vecchio di loro, le ho viste crescere e vi confesso che sono rimasto molto stupito quando l’anno scorso il gruppo all’improvviso, senza un’apparente spiegazione si ruppe. Carla, rimase esclusa, triste e solitaria, e fu in quei giorni che io mi avvicinai a lei, dapprima solo come amico desideroso di aiutarla in un momento difficile, poi sempre più intimamente, sino a diventare il suo ragazzo.

Carla è sempre stata la più bella delle tre, non che le altre fossero brutte, anzi, ma lei aveva qualche cosa di speciale, un tocco di perfezione nei lineamenti dolcissimi, nei lunghi capelli scuri, nelle sue deliziose curve, Marzia era decisamente più carnale con un fisico giunonico, grandi tette e morbidi fianchi, Teresa, troppo atletica per seere bellissima, gambe e fianchi snelli, seni piccoli, un culetto formoso ma impertinente.

Avevo sempre avuto una predilezione per Carla, ma ora che sono il suo ragazzo, il mio sentimento si è ulteriormente rafforzato. Stiamo benissimo assieme e vi posso assicurare che da mesi non guardo un’altra donna con idee maliziose. Carla riempe la mia mente in ogni momento ed incomincio a convincermi che questa volta sia una cosa seria.

Due settimane fa, Carla raggiante mi ha comunicato di essere stata scelta per uno stage di una settimana in un’università tedesca. Ho cercato di mostrarmi entusiasta quanto lei, ma l’intimità tra di noi è ormai troppa, e lei si è accorta che qualche cosa non andava. “Tu sei dispiaciuto, perché ? ” mi domandò, io dapprima tentai di negare per non rovinarle la festa, poi ammisi “Scusami ma è un attacco d’egoismo, non riesco a pensare ad una settimana senza di te” risposi sinceramente.

Lei mi sorrise dolcemente, e mi baciò quel giorno facemmo l’amore a lungo e teneramente, in un modo tanto soddisfacente che mi parve legarci in modo indissolubile. E ho continuato a crederlo sino a due giorni fa.

Carla era partita il giorno prima, finite le lezioni del pomeriggio, stavo uscendo per tornarmene a casa. Camminavo pensieroso, quando ad un tratto, qualcuno davanti a me cadde a terra. Accorsi per dare aiuto, e mi accorsi che si trattava di Marzia e Teresa. Teresa a terra, si teneva la caviglia lamentandosi, mentre Marzia cercava di rincuorarla.
Insieme l’aiutammo a rialzarsi, ma Teresa non riusciva a camminare “Sei in macchina ? ” mi domandò Marzia “Si” risposi “Puoi darci un passaggio, in queste condizioni non può prendere il pulman” continuò Marzia “Vieni, aiutiamola, la macchina non è distante”. “Invece di andare a casa, non sarebbe meglio andare al pronto soccorso? ” suggerii io “No, non voglio che mi ingessino, portami a casa, conosco un bravo fisioterapista, sentirò lui”.

Sorreggendo Teresa, c’incamminammo e raggiungemmo la mia macchina. Salimmo ed io le accompagnai a casa di Teresa. “Viste le condizioni di Teresa, le accompagnai all’appartamento, depositammo Teresa sul suo letto, e per la prima volta, vedendola distesa sul letto, con le sue belle gambe lunghe ed affusolate, mi passò per la mente un pensiero eccitato. Subito lo ricaccia sentendomi in colpa e pensando a Carla.

“Bisognerebbe metterle del ghiaccio, vieni andiamo a prenderlo in cucina” mi disse Marzia. Andammo in cucina, e lei mi chiese di prendere una pentola, mentre lei prendeva il ghiaccio dal Frigorifero. Mi abbassai a prendere la pentola sotto il lavello, e quando presa la pentola, mi voltai per rialzarmi, mi trovai con il volto a pochi millimetri dalle sue cosce, lasciate generosamente esposte da una cortissima minigonna.

A fatica distolsi lo sguardo e mi rialzai, se lei notò il mio imbarazzo, non lo diede a vedere, ed iniziò a scaricare i cubetti nella pentola che io reggevo. Si agitava ed i suoi seni grossi e morbidi sobbalzavano elastici sotto la polo ed io capii che non portava reggiseno, inevitabilmente cominciai ad eccitarmi.

Finito di prelevare i cubetti, lei andò in bagno, prese una borsa del ghiaccio e me la diede, poi iniziò a versare i cubetti nella borsa, quindi tornammo nella stanza di Teresa. “Non farmi male ti prego” piagnucolò lei, io le presi dolcemente il piede malato e vi posai la borsa. Lei al contatto lanciò un grido e ritrasse di scatto la gamba. Ero seduto sul letto, ai suoi piedi, e quel rapido movimento fece salire la già corta gonna ed io mi ritrovai di fronte l’incredibile spettacolo della sua rosea vagina, dal momento che Teresa non indossava mutandine.

Rimasi pietrificato, incapace di distogliere lo sguardo da quel meraviglioso spettacolo, il mio membro prese ad ingrossarsi rapidamente. Ad un tratto mi scossi, ma solamente perché la mano di Marzia si posò sul gonfiore dei pantaloni, ormai evidente, iniziando ad accarezzarlo “Terry, credo che Flavio ora abbia un problema più grosso del tuo, ti dispiace se penso un poco a lui ? ” la sentii dire, e subito dopo il rumore della zip dei pantaloni che si abbassava.

Si agitava ed i suoi seni grossi e morbidi sobbalzavano elastici sotto la polo ed io capii che non portava reggiseno, inevitabilmente cominciai ad eccitarmi.

Finito di prelevare i cubetti, lei andò in bagno, prese una borsa del ghiaccio e me la diede, poi iniziò a versare i cubetti nella borsa, quindi tornammo nella stanza di Teresa. “Non farmi male ti prego” piagnucolò lei, io le presi dolcemente il piede malato e vi posai la borsa. Lei al contatto lanciò un grido e ritrasse di scatto la gamba. Ero seduto sul letto, ai suoi piedi, e quel rapido movimento fece salire la già corta gonna ed io mi ritrovai di fronte l’incredibile spettacolo della sua rosea vagina, dal momento che Teresa non indossava mutandine.

Rimasi pietrificato, incapace di distogliere lo sguardo da quel meraviglioso spettacolo, il mio membro prese ad ingrossarsi rapidamente. Ad un tratto mi scossi, ma solamente perché la mano di Marzia si posò sul gonfiore dei pantaloni, ormai evidente, iniziando ad accarezzarlo “Terry, credo che Flavio ora abbia un problema più grosso del tuo, ti dispiace se penso un poco a lui ? ” la sentii dire, e subito dopo il rumore della zip dei pantaloni che si abbassava. La sua manina che penetrava nell’apertura, e s’impossessava del cazzo ormai durissimo.

Teresa, divaricò oscenamente le gambe, e le sue mano si portò sulla rosea vagina dilatandone le grandi labbra, titillandosi il tenero clitoride con un dito. Quando sentii le morbide labbra di Marzia cingermi la cappella, affondarsela profondamente in gola e la lingua impertinente prendere a giocare con il mio cazzo, non fui più capace di resistere e mi avventai con il volto tra le cosce di Teresa, iniziando a baciare e leccare la sua vagina.
Da quel momento le due troiette si scatenarono, e ben presto eravamo tutti e tre nel letto, completamente nudi, e le due davano prova di perfetto affiatamento, leccandomi e succhiandomi il cazzo all’unisono.

I loro corpi non avevano la perfezione di quello di Carla ma erano comunque stupendi, esile e raffinata Teresa, prosperosa e morbida Marzia, le mie mani vagavano su di loro, palpando le chiappe sode e muscolose di Teresa, o quelle morbide di Marzia, accarezzando la curva nervosa delle tettine di Terry, o gustando il morbido contatto con le tettone di Marzia, le mie dita s’intruffolavano nella calde vagine, già tremendamente bagnate.

Conducevano la danza, ed io subivo incapace di reagire, un delizioso supplizio. Marzia mi salì a cavallo ed il mio membro eccitato le affondò nel ventre lei prese a danzarvi mentre le palpavo le dolci tettine e le strizzavo i piccoli e rosei capezzoli.
Marzia scorreva la tumida lingua sul mio cazzo e sulla vagina di Tersea, mi succhiava perversamente i coglioni, poi le due si diedero il cambio ed il mio viso venne sepolto dalle straripanti tette di lei. Bacia palpai e succhiai avidamente quelle meravigliose carni. Le mie labbra si appiccicarono ai grossi e scuri capezzoli, succhiandoli con forza. Non mi fermai nemmeno quando Marzia, fece entrare anche Carla nel nostro letto.

“Povero Flavio, quella schizzinosa di Carla, deve tenerti a stecchetto, se sei così scatenato. Sentii che sollevava leggermente i potenti fianchi, il mio cazzo sfuggiva dal suo ventre per affondare nella bocca di Teresa, profondamente, sempre più profondamente sino a scomparirvi.
“Dimmi Flavio, te l’ha mai succhiato così ? “, io sconvolto risposi “NO….. ” con un gemito. Marzia scivolò lungo il mio corpo, accolse il mio cazzo tra le grosse mammelle e strinse deliziosamente le carni intorno all’asta, massaggiandola. “Ti piace, vedi lei non potrebbe fartelo, non ha delle tette così” disse fissandomi “Rispondi” m’intimò decisa ed io capitolai “No lei non può, le tue tette sono favolose” risposi sconfitto.

Teresa, s’intromise nel gioco. Si mise carponi sul letto, dandomi le spalle e sculettando maliziosamente “Ti piace il mio culetto Flavio ? ” domandò “Ti piacerebbe mettermelo li ? Scommetto che Carla non te lo ha mai fatto fare, ed invece a me piace tanto” insistette. Il mio cazzo, ebbe un sussulto tra le tette di Marzia. “Lui non risponde, ma il suo cazzo si, freme impaziente” disse Marzia.

Teresa, si inumidì due dita di saliva e se le passò nel solco delle dolci chiappette, poi ripetè l’operazione affondandosi le dita nell’elastico sfintere “Basta, non resisto, Flavio mettimelo subito nel culo” gemette. Marzia mi lasciò ed io fremente la raggiunsi e spinsi con decisione la turgida cappella tra le sue chiappe, raggiunsi lo sfintere e vi penetrai.

Teresa ebbe un gemito, ed un sussulto, poi inaspettatamente spinse con decisione indietro il bacino, ed io affondai completamente in lei “Che meraviglia, come lo sento, mi riempe tutta, dai Flavio, sbattimi ti prego” m’incitò la troietta, ed io afferratala per i fianchi inizia ad incularla con foga.
Vidi Marzia avvicinarsi a Teresa e darle un tubetto “mentre te lo godi pensa a me” la sentii dire. Teresa, scossa dai miei furiosi colpi si cosparse il gel sulle mani, mentre Marzia si stendeva davanti a lei, scosciandosi oscenamente e prendendo ad accarezzarsi le tette ed il clitoride. Vidi Teresa, iniziare a penetrarla con le dita, prima una, poi due, poi sempre di più. Marzia gemeva e si dimenava, mentre Teresa ora spingeva con la mano ripiegata, tentando di penetrarla. La vagina si dilatava oscenamente e piano piano la mano di Teresa scomparve nel ventre di Marzia e lei incominciò a scoparla muovendola avanti ed indietro.

Sentii Teresa fremere sotto di me, in preda ad un violentissimo orgasmo, le fece eco Marzia, urlando il suo piacere “Flavio, presto, incula anche me” gemette, quando riuscì a riprendere fiato, e Terse si voltò verso di me “Vai, mettiglielo tutto nel culo” mi disse.
Il mio cazzo si sfilò dal culetto di Teresa con uno schiocco osceno, Raggiunsi Marzia che si era rotolata su di un fianco, mentre Teresa continuava a muovere la mano conficcata nella sua vagina dilatata.
Il suo giunonico culo ondeggiava, le posi una mano sulle chiappe dilatandole ed avvicinai la cappella allo sfintere.
Vidi Teresa, iniziare a penetrarla con le dita, prima una, poi due, poi sempre di più. Marzia gemeva e si dimenava, mentre Teresa ora spingeva con la mano ripiegata, tentando di penetrarla. La vagina si dilatava oscenamente e piano piano la mano di Teresa scomparve nel ventre di Marzia e lei incominciò a scoparla muovendola avanti ed indietro.

Sentii Teresa fremere sotto di me, in preda ad un violentissimo orgasmo, le fece eco Marzia, urlando il suo piacere “Flavio, presto, incula anche me” gemette, quando riuscì a riprendere fiato, e Terse si voltò verso di me “Vai, mettiglielo tutto nel culo” mi disse.
Il mio cazzo si sfilò dal culetto di Teresa con uno schiocco osceno, Raggiunsi Marzia che si era rotolata su di un fianco, mentre Teresa continuava a muovere la mano conficcata nella sua vagina dilatata.

Il suo giunonico culo ondeggiava, le posi una mano sulle chiappe dilatandole ed avvicinai la cappella allo sfintere. Si contraeva ritmicamente mentre la mano di Teresa scorreva nella sua vagina. Spinsi con decisione, e Marzia lanciò un grido. Mi arrestai spaventato, ma lei subito m’incitò “Non ti fermare, ti prego, sfondami” disse con voce roca, ed io spinsi con tutte le mie forse e penetrai in lei sino a sbattere contro le morbide chiappe.

Sentivo chiaramente la mano di Teresa che scorreva separata dal mio cazzo solo da una sottile parete, scopava Marzia, e nello stesso tempo mi accarezzava il cazzo strettamente fasciato dai muscoli di lei. Fu una sensazione indescrivibile, insieme io e Teresa sbattemmo Marzia sino a sentirla urlare in preda ad un nuovo orgasmo, ed io finalmente mi liberai a mia volta, gemendo e scaricando un’inarrestabile torrente di sperma nel suo intestino.

Rimanemmo a lungo esausti nel letto, sino a che il ricordo di Carla non riprese possesso della mia mente, ed io afflitto dalla colpa, mi rivestii e me ne andai malgrado le lusinghe delle due.

Nei giorni successivi, rimasi sconvolto, sia per il senso di colpa, sia per il ricordo di quelle indimenticabili ore passate con Marzia e Teresa. Non andai a lezione, rimasi a casa aspettando unicamente il ritorno di Carla. Venne il giorno del suo rientro, ed io attesi che come concordato mi chiamasse, ma passò tutta la serata senza che il telefono squillasse. Il giorno dopo mi decisi ed andai all’università sperando d’incontrarla, ma non la vidi. Telefonai a casa sua ma non rispose nessuno. Sconsolato tornai a casa ed attesi senza riuscire a concentrarmi sullo studio.

Finalmente la sera, poco dopo cena il telefono squillò e mi precipitai al telefono “Carla finalmente, cosa è successo ? ” domandai non appena riconosciuta la sua voce “Nulla, ero solo molto stanca per il viaggio, sono andata a letto ed ho dormito per tutto il giorno” rispose lei, la sua voce era melodiosa come al solito “Muoio dalla voglia di vederti” le dissi “Sono sola a casa i miei rientreranno solo dopodomani, vieni” mi disse, ed io mi precipitai da lei.

Appena entrato nell’appartamento la abbraccia e bacia con trasporto, mi condusse nel salotto, parlammo di come era trascorsa la settimana, e lei mi raccontò, senza troppo entusiasmo del suo stage, mi parve distratta, e dal momento che io avevo una gran voglia di lei, pensai che anche lei provasse lo stesso, e l’abbracciai e bacia, spingendomi a scorrere le mie mani sul suo corpo.

Lei mi respinse con garbo “Non avere fretta, hai aspettato una settimana , puoi aspettare ancora un poco” mi disse con uno strano sorriso “Mi hanno regalato una cassetta, ti va se la vediamo assieme ? ” mi domandò, ed io annuii, ovviamente senza entusiasmo.

Lei sintonizzò il televisore, si sedette accanto a me rannicchiata al mio fianco e premette il telecomando avviando il videoregistratore. Guardai distrattamente lo schermo, mentre il mio braccio le circondava le spalle attirandola a me. All’improvviso, però, mi bloccai mentre sullo schermo scorrevano le immagini registrate del mio incontro con Marzia e Teresa “Un regalino delle mie due care amiche, ti piace” sentii la voce di lei sussurrare.

Ero incapace di qualunque azione, fissavo impietrito lo schermo sul quale passavano le immagini del mio folle amplesso con quelle due troie scatenate “Non rispondi, ma lui risponde per te” disse ancora Carla e mi accorsi con orrore che il mio membro si era eccitato premendo contro i pantaloni.

Sentii la sua mano posarsi sul gonfiore, accarezzarlo, sorpreso riuscii a distogliere lo sguardo dallo schermo, lei aveva un’espressione imperscrutabile, mentre la mano incominciava a muoversi “Ti è piaciuto fare quelle porcherie con quelle due troie vero ? ” mi domandò, ma la voce era strana, apparentemente calma, senza traccia d’ira “Carla, mi dispiace, …… ” cercai di scusarmi io “Rispondi” m’intimò lei ed io sconfitto annuii “Avresti voluto che ci fossi anchìio con loro ? ” continuò con la solita voce, mentre la sua mano accelerava nella carezza, sempre più succube annuii nuovamente.

All’improvviso si fermò, si alzò e mi prese per mano “Vieni presto” disse, ed io la segui come un’automa, mi trascinò verso camera da letto, ma giunti davanti alla porta si fermò. “Spogliati” mi disse ed io cercai di ribattere, ma lei rimase inflessibile, mi spoglia e malgrado la difficile situazione, sfoderai un’impressionante erezione.

Lei aprì la porta ed entrammo. La stanza era illuminata, e sul letto, completamente nude, stavano Marzia e Teresa. Le fissai stupito “Siediti li” mi disse Carla indicandomi una poltroncina. Mi ci abbandonai, sentendomi all’improvviso privo di ogni forza, solo l’erezione non mi abbandonava, curioso scherzo in una situazione simile.

Carla davanti ai miei occhi prese a spogliarsi, “Caro Flavio, ti ricordi che un tempo io e loro eravamo inseparabili ? ” mi domandò ed io annuii gettando un’occhiata alle altre due ragazze, poi il mio sguardo tornò al favoloso corpo di Carla ormai nudo “Devi sapere che eravamo molto più che amiche, eravamo amanti, si tre inseparabili lesbiche” mi disse, e si avvicinò a Marzia e Teresa, che l’abbracciarono subito incominciando a palpare e baciare il suo splendido corpo “Poi un giorno litigammo, ed accadde perché loro due volevano introdurre nel nostro terzetto anche un maschio.

All’improvviso si fermò, si alzò e mi prese per mano “Vieni presto” disse, ed io la segui come un’automa, mi trascinò verso camera da letto, ma giunti davanti alla porta si fermò. “Spogliati” mi disse ed io cercai di ribattere, ma lei rimase inflessibile, mi spoglia e malgrado la difficile situazione, sfoderai un’impressionante erezione.

Lei aprì la porta ed entrammo. La stanza era illuminata, e sul letto, completamente nude, stavano Marzia e Teresa. Le fissai stupito “Siediti li” mi disse Carla indicandomi una poltroncina. Mi ci abbandonai, sentendomi all’improvviso privo di ogni forza, solo l’erezione non mi abbandonava, curioso scherzo in una situazione simile.

Carla davanti ai miei occhi prese a spogliarsi, “Caro Flavio, ti ricordi che un tempo io e loro eravamo inseparabili ? ” mi domandò ed io annuii gettando un’occhiata alle altre due ragazze, poi il mio sguardo tornò al favoloso corpo di Carla ormai nudo “Devi sapere che eravamo molto più che amiche, eravamo amanti, si tre inseparabili lesbiche” mi disse, e si avvicinò a Marzia e Teresa, che l’abbracciarono subito incominciando a palpare e baciare il suo splendido corpo “Poi un giorno litigammo, ed accadde perché loro due volevano introdurre nel nostro terzetto anche un maschio. Io non capivo e me ne andai. ”
Disse e si abbandonò sul letto con Marzia e Teresa, le tre presero a baciarsi, accarezzarsi leccarsi, quasi dimentiche di me, le vidi eccitarsi, godere, poi all’improvviso comparvero dei falli di gomma, Marzia e Teresa, se li fissarono al pube, e mentre Teresa porgeva il suo alla bocca di Carla, Marzia si portava alle sue spalle e la penetrava iniziando a scoparla.

Ormai non riuscivo più a trattenermi davanti a quello spettacolo, e la mia mano si portò sul cazzo incominciando ad accarezzarlo lentamente. Carla se ne accorse e smise di leccare il fallo che Teresa le porgeva “Allora io non ero mai stata con un uomo, mi bastavano questi, ma ora conosco te ed amo il tuo cazzo quanto amo loro” disse e poi tornò a chinarsi sul cazzo di Teresa, leccandolo voluttuosamente “Vieni Flavio, il delizioso culetto di Teresa ti aspetta

Cambiarono rapidamente posizione, e Teresa e Carla si allacciarono in un 69, con Teresa sopra, mentre Marzia tornava ad affondare il fallo di gomma nel ventre di Carla e riprendeva a scoparla. Mi alzai e le raggiunsi, e con il cazzo teso mi portai tra le chiappe di Teresa, affondandovi con un solo potente colpo. La ragazza affondò il volto tra le coscie di Carla leccandole il clitoride mentre lei mi accarezzava le palle che sbattevano contro le natiche di Teresa.

Continuai ad inculare Teresa mentre Carla mi accarezava e leccava lo scroto poi fu la volta di Marzia, presa alla pecorina ed infilzata nel suo capace culo, mentre Carla le leccava la vagina e le infilava un fallo di gomma e Teresa, si distendeva sul letto scopandosi contemporaneamente in fica e nel culo con un cazzo di gomma lungo e flessibile.

Poi estasiato, vidi Marzia che cospargeva di crema il bel culo di Carla, affondava le dita nello stretto sfintere preparandolo, ad un tratto Marzia si staccò da me, e vidi il gruppo delle tre ricomporsi, con Marzia stesa sul letto che indossava nuovamente il fallo, Carla che le saliva sopra affondandoselo nel ventre ed iniziando a danzarvi, mentre Teresa tornava a porgerle il cazzo di gomma da succhiare.

Le mani di Marzia afferrarono le perfette natiche di Carla dilatandole in un’osceno invito, al quale io non seppi resistere, le raggiunsi e con decisione violai lo stretto sfintere di Carla, affondando in lei incurante dei suoi gemiti.

Teresa si era sfilata il fallo di gomma e ora porgeva la rosea vagina alla bocca di Carla che leccava e baciava eccitata, mentre Marzia la scopava e le succhiava le deliziose tette ed io la inculavo prepotentemente. La sentii fremere sotto di me scossa da un tremendo orgasmo, ed anch’io accellerai il ritmo per godere a mia volta.

Intuite le mie intenzioni, Carla mi fermò e si staccò da me le tre si stesero sul letto, con i visi affiancati “Sborraci in faccia Flavio” m’incitò Carla, ed io mi masturbai velocemente, sino a che non riuscii a sfogare la pressione accumulata mugolando di passione ed iniziando a scaricare loro addosso copiosi schizzi di sperma, che si stamparono sui bei volti, imbrattarono i capelli, colarono nelle avide bocche. Esausto caddi sul letto mentre le tre si baciavano e leccavano ripulendosi di ogni traccia.
Una settimana fa, avevo un grande amore ed una tenera amante, oggi conservo il mio grande amore, ma ho acquistato tre amanti scatenate.

Autore: Anonimo

Mia Cugina

Sabato 6 agosto. Per me non è usuale scrivere quel che accade nella mia vita, ma determinate cose sono talmente gustose che devono essere ricordate. Così, come per il racconto della passeggiata, affido a te, caro computer, la memoria di questa mia impresa.

Sono due giorni che sono solo a casa, mio padre è fuori in vacanza insieme a tutta la famiglia. Ieri sera ne ho approfittato per invitare a cena mia cugina Elisa. Per futura memoria, ne faccio una sommaria descrizione: ha 18 anni, è alta circa un metro e settanta, snella, capelli neri ricci lunghi, un corpo ben formato tranne che per il petto troppo piccolo e per i piedi che hanno l’alluce troppo lungo e grosso, ed il calcagno leggermente sporgente.

La cena non è stata molto interessante: bucatini alla matriciana e prosciutto e melone, accompagnati dai suoi problemi col ragazzo, che si trasferisce a Trieste, e dai miei problemi con il sesso femminile in generale. Comunque, ho colto l’occasione per invitarla a rimanere a dormire da me. Era tanto che non lo facevamo, ed in genere ero io a rimanere a casa di mia zia, e a dormire insieme a Elisa e a Giorgio, che ha 3 anni meno di me. Questa volta invece eravamo solo io e lei. Ovviamente pensai a come approfittarne, ma parlargliene direttamente significava farle rifiutare anche l’invito a rimanere. Così le sciolsi dentro al suo piatto di pasta una bella dose di sonnifero, che l’avrebbe fatta dormire come un sasso tutta la notte, permettendomi di divertirmi. In realtà le mie intenzioni non erano serie, avevo più che altro voglia di giocare un po’ con il suo bellissimo corpo, che mi era sempre stato vietato.

Finita la cena, rimanemmo un po’ a chiacchierare, mentre io aspettavo impazientemente l’effetto del sonnifero. Cominciò a farsi sentire. Sapevo che aveva una mezz’ora di tempo prima di addormentarsi, e quando vidi i primi sbadigli le proposi di andare a letto, visto che avevamo entrambi molto sonno. Accettò quasi senza remore, e la accompagnai nella stanza dei miei fratelli. Avevo già rifatto il letto di mia sorella con le lenzuola pulite, e lasciai Elisa da sola nella stanza, a prepararsi per la notte.
Dopo un po’ mi chiamò e mi chiese di portarle dell’acqua, perché aveva sete.
Si era già messa a letto, e ormai era quasi del tutto addormentata. Aveva indosso una maglietta ed un paio di pantaloncini, sotto cui si intuivano le forme dei glutei ed i peli della vagina, mentre non vi era traccia di mutandine, che trovai sulla sedia insieme ai jeans, alla camicia ed al reggiseno.

Decisi di essere onesto, e di prospettarle prima che si addormentasse quello che sarebbe accaduto quella notte, soprattutto per farla spaventare, senza che potesse farci nulla. Portai quindi, oltre all’acqua, anche la telecamera ed una scatola di preservativi. Quando arrivai era quasi del tutto addormentata, e la dovetti svegliare. Bevve l’acqua in un sorso, e non sembrò curarsi delle altre cose che avevo in mano. Per farle comprendere appieno, dovetti montare il cavalletto. Con le ultime forze che le rimanevano mi chiese cosa avessi in mente di fare. Le risposi che avevo messo del sonnifero nella sua pasta, e che nel giro di cinque minuti si sarebbe addormentata volente o nolente. Tentò di alzarsi dal letto, ma prima che riuscisse ad arrivare alla porta della stanza, l’avevo già chiusa a chiave. Corse verso la porta finestra che dava sul balcone, ed iniziò a tirare su la serranda. Cadde addormentata prima di finire.

Misi in funzione la telecamera, e preparai lo spettacolo.

La mattina successiva (stamattina) le mie occhiaie erano ben visibili.
Comunque, avevo finito il lavoro appena in tempo. Alle dieci decisi di svegliare mia cugina. Ormai dormiva da undici ore, e l’effetto del sonnifero doveva essere finito. Le preparai la colazione, ed entrai in camera. La trovai nuda come l’avevo lasciata, prona sul letto, con una gamba piegata di lato ed il lenzuolo attorcigliato intorno al bacino, segno che dormendo si era mossa. Girai intorno al letto, e rimirai quello spettacolo, la sua fica aperta, le sue natiche perfette, la sua pelle liscia e morbida. Decisi quindi di svegliarla. Lei mi facilitò le cose, perché proprio in quel momento si girò in posizione supina. Mi fermai un attimo a guardarla in quella posizione, poi mi chinai sul suo volto e la baciai sulla bocca, aprendo le sue labbra con la lingua, e cominciandole a solleticare il palato. Aprì gli occhi, ma era ancora addormentata, perché intuii che non comprese subito la situazione. Quel mio bacio doveva piacerle, perché ricambio il gioco della mia lingua. Dopo un poco si rese conto di chi ero, dove era, ed in che stato era. Mi scansò, si mise seduta coprendosi con il lenzuolo, e quindi mi diede un sonoro schiaffo.

“Stronzo! ”
“Aspetta, prima di giudicare”
“Come ti sei permesso di farmi una cosa simile. Costringermi a dormire per approfittarti di me. ”
Mi misi a ridere. Quando si arrabbia, mi fa sempre ridere. Perché non è da lei fare la faccia imbronciata e dire male parole.

Decisi quindi di svegliarla. Lei mi facilitò le cose, perché proprio in quel momento si girò in posizione supina. Mi fermai un attimo a guardarla in quella posizione, poi mi chinai sul suo volto e la baciai sulla bocca, aprendo le sue labbra con la lingua, e cominciandole a solleticare il palato. Aprì gli occhi, ma era ancora addormentata, perché intuii che non comprese subito la situazione. Quel mio bacio doveva piacerle, perché ricambio il gioco della mia lingua. Dopo un poco si rese conto di chi ero, dove era, ed in che stato era. Mi scansò, si mise seduta coprendosi con il lenzuolo, e quindi mi diede un sonoro schiaffo.

“Stronzo! ”
“Aspetta, prima di giudicare”
“Come ti sei permesso di farmi una cosa simile. Costringermi a dormire per approfittarti di me. ”
Mi misi a ridere. Quando si arrabbia, mi fa sempre ridere. Perché non è da lei fare la faccia imbronciata e dire male parole.
“Vabbè, comunque ti ho portato la colazione. Vestiti, e vieni giù, che ho una cosa da farti vedere. ”
“Vaffanculo. ”
“Grazie. ” Ed uscii dalla stanza.

Quando arrivò era ancora più nera. Voleva andarsene subito, ma la pregai di rimanere per vedere una videocassetta. Si ricordò che prima di addormentarsi mi aveva visto montare il cavalletto della telecamera, e decise di rimanere per vedere cosa avevo combinato quella notte. Se non altro avrebbe saputo esattamente per cosa doveva essere arrabbiata nei miei confronti.

Si sedette, ed iniziò la proiezione.
All’inizio si vedeva lei accasciata vicino alla finestra. Quindi la sollevavo e la portavo, non senza fatica, sul letto. Tolti lenzuola dal letto e vestiti da lei, la mettevo supina a gambe larghe. Ripresa dettagliata della sua fica.
Rientravo in scena con in mano un vibratore. Cominciavo a passarglielo su e giù per il pube, ed alla fine lo facevo entrare pian piano nella sua fica.
Poi la masturbavo, anche se in effetti quell’azione era inutile, visto che lei non sentiva nulla.
Mi girai a guardare mia cugina. Era nera in viso, ma aveva le gambe larghe ed il cavallo dei jeans infilato nella fica. Intuii che si stava eccitando.
Era quello il mio scopo.
Il film andava avanti. Ora le massaggiavo i seni, mentre il vibratore era visibile, inserito quasi completamente nella sua fica, e poi le mordevo i capezzoli, glieli tiravo, ci giocavo un poco.
Quindi la giravo prona, con le gambe unite, posizione che, se fosse stata cosciente, sarebbe stata abbastanza dolorosa, a causa dell’oggetto che aveva nella fica.
Ora le stavo frustando il culo, lasciandole delle strisce rosse. Forse qui avevo esagerato. Si voltò verso di me e mi diede un’altra sberla. Non replicai, poiché ora veniva la parte succosa.
Avevo preso un altro vibratore, più grosso del primo, e, divaricatole le gambe, tentavo di infilarglielo nel culo, senza successo. Allora le lubrificavo l’ano con dell’olio di oliva, e poi ritentavo. Ora, poco alla volta, il vibratore stava entrando. Nonostante fosse addormentata e praticamente anestetizzata, il suo corpo faceva ogni tanto dei piccoli sussulti.
Quindi la giravo di nuovo, ora in posizione supina, e cominciavo a spogliarmi. Il mio cazzo era al massimo delle sue dimensioni, ed io mi stavo masturbando.
Elisa guardò verso i miei pantaloni, ed in effetti all’altezza del cavallo c’era un certo rigonfiamento, che sentivo anch’io. Guardai anch’io verso la sua fica, e vidi che i pantaloni iniziavano a bagnarsi. Ottimo segno, andava come desideravo.
Ora le toglievo il vibratore dalla fica, e mi mettevo con il culo davanti alla telecamera, pronto a scoparmela. Mi guardò disgustata:
“Mi hai trombato, verme schifoso. L’hai fatto pure senza preservativo! ” Sorrisi. La chiavata durò buoni venti minuti, mentre ogni tanto mi fermavo per far decrescere l’orgasmo nascente e prolungare l’attesa. Devo dire che rivedendolo quel pezzo era piuttosto noioso. Non si vedeva altro che il mio culo che si avvicinava e si allontanava.
Alla fine le venni fuori, inondandole la fica e parte della pancia con il mio sperma. Nel vedere la sua fica piena del liquido vischioso, mia cugina diede un sospiro di sollievo:
“Almeno non mi sei venuto dentro. ”
A quel punto sfoderai le armi a lungo preparate:
“Guarda che bella fica bagnata! ” le dissi infilando la mia testa in mezzo alle sue cosce .
“Sembrerebbe eccitata” ed in un lampo le avevo sbottonato i pantaloni. Lei era troppo intenta a vedere le nuove schifezze che stavo combinando sullo schermo, che lì per lì non badò a quello che facevo. Così, mentre sullo schermo le leccavo via dalla pancia tutto il mio sperma, e poi passavo alla sua fica, dentro la quale, una volta pulita, trovavo il clitoride, e cominciavo a succhiarlo, nella realtà le sbottonai la camicia, tirai fuori dal reggiseno le sue piccole tette e cominciai a succhiarle un capezzolo.
Lei cominciava a non capirci più nulla. Era eccitata per quello che vedeva, ma ne era contemporaneamente disgustata; era disgustata nel pensare genericamente a me, ma contemporaneamente era eccitata da quello che le stavo facendo. Approfittai del suo disorientamento per infilarle una mano nelle mutandine, ed entrare con un dito nella sua fica. Emise un sospiro, come se ormai non ci fosse più nulla da fare. Mi girai verso lo schermo, e capii che quel sospiro era stato causato sia dal mio dito medio nella sua fica (che continuavo a muovere e a girare), sia sullo schermo dal mio cazzo di nuovo duro nella sua bocca. Ottimo, pensai, un sincronismo praticamente perfetto.
Si tolse la camicia ed il reggiseno, e rimase con i soli jeans e le mutandine, completamente bagnate. Mi abbassai e le tirai via i jeans dalle gambe, quindi presi le mutandine e gliele tirai in alto più che potei, facendole infilare il cavallo bene dentro la sua fica. Emise un piccolo grido e strinse istintivamente le gambe. Fulmineamente abbassai le mutande facendole uscire con forza il cavallo dalla fica chiusa.

Approfittai del suo disorientamento per infilarle una mano nelle mutandine, ed entrare con un dito nella sua fica. Emise un sospiro, come se ormai non ci fosse più nulla da fare. Mi girai verso lo schermo, e capii che quel sospiro era stato causato sia dal mio dito medio nella sua fica (che continuavo a muovere e a girare), sia sullo schermo dal mio cazzo di nuovo duro nella sua bocca. Ottimo, pensai, un sincronismo praticamente perfetto.
Si tolse la camicia ed il reggiseno, e rimase con i soli jeans e le mutandine, completamente bagnate. Mi abbassai e le tirai via i jeans dalle gambe, quindi presi le mutandine e gliele tirai in alto più che potei, facendole infilare il cavallo bene dentro la sua fica. Emise un piccolo grido e strinse istintivamente le gambe. Fulmineamente abbassai le mutande facendole uscire con forza il cavallo dalla fica chiusa. Gridò forte, che quasi mi spaventai. Abbassò le sue mani, che aveva incrociate dietro la nuca, e si tolse le mutandine. “Sei matto”, mi disse.
Mi spogliai, mentre sullo schermo scorrevano le immagini del mio culo che andava su e giù sul suo culo, segno che me la stavo inculando. Presi un preservativo e me lo infilai, quindi le alzai le gambe invitandola a sdraiarsi del tutto sul divano, con la faccia rivolta alla televisione.
Allargò le gambe, ed io mi misi in ginocchio davanti alla sua fica aperta.
Non so perché, ma non volevo farlo senza la sua autorizzazione. Mi disse:
“Beh, allora che aspetti? “, prendendomi la testa e portandola verso di lei.
Mi sdraiai ed entrai dentro di lei. Emise un mugolio, e strinse le sue gambe intorno al mio corpo. Per un attimo pensai:
“Tipica posizione del missionario”, e poi anche:
“Non c’è cosa più divina che scoparsi la cugina”.
Tuttavia scacciai questi pensieri, che sicuramente non si addicevano al momento. Mentre ritmicamente entravo ed uscivo dal corpo caldo, sudato e voglioso di mia cugina, lei si eccitava ancor più nel vedere quello che le stavo facendo sullo schermo.
Le avevo infilato due cilindri di ferro lunghi otto-dieci centimetri e larghi poco più di uno, dentro la fica e dentro il culo. Da questi cilindri partivano due fili elettrici che portavano ad un interruttore. Di lì il filo finiva dritto dentro la presa della corrente. Sullo schermo si vedeva me che di tanto in tanto chiudevo per meno di un secondo il contatto, ed il corpo di mia cugina che sussultava in maniera vistosa. Infatti lì non si trattava di riflessi, che essendo addormentata e quasi anestetizzata non poteva avere, ma di movimenti indotti dalla corrente elettrica. Nel vedere ciò, mia cugina giunse alla saturazione della sua eccitazione, ed ebbe un orgasmo.
Durò moltissimo, mentre continuavo ad andare avanti ed indietro a ritmo crescente, per prolungare il suo piacere. La sua testa sembrava impazzita, la voltava a destra e a sinistra ritmicamente, ed aveva sul viso una smorfia mai vista.
Dopo poco finì il suo orgasmo, e quasi contemporaneamente anche lo schermo diventò grigio, con la tipica nebbia del nulla. Io non avevo ancora
raggiunto l’orgasmo, e continuavo ad entrare ed uscire da quel corpo madido di sudore. Lei tolse la stretta delle sue gambe dal mio corpo, mi prese il culo con le mani e lo spinse verso di sé, dicendomi:
“rimani dentro”. Feci come dissi, lei mi spinse ed insieme rotolammo a terra. Ora io ero sotto, e lei era seduta, accovacciata sopra di me, con il suo busto ad angolo retto rispetto al mio, che mi guardava trionfante, mentre dentro di lei facevo muovere il mio cazzo. Il sudore le grondava dalla fronte, dal collo, fin sopra il suo piccolo petto, e scendeva sulla pancia, sui peli, ed alla fine arrivava a bagnarmi. Anch’io avevo il petto, la fronte e la schiena madidi di sudore, che accrescevano l’effetto di freddo che mi veniva dal pavimento di marmo.
Mi diede uno schiaffo, poi un altro, poi un altro ancora, sempre più forti.
Cominciò a ridere, mentre mi schiaffeggiava facendomi voltare la testa ora da una parte ora dall’altra. Poi si stufò, perché senti il mio cazzo farsi meno duro dentro di lei. Allora cominciò a far uscire ed entrare il cazzo da lei, prima lentamente, poi con un ritmo sempre crescente, alla fine quasi spasmodicamente, finché di nuovo non si accasciò sopra di me in un altro forte orgasmo. Abbracciai il suo corpo, e lo strinsi a me, mentre il mio cazzo ancora si manteneva duro nella sua fica. Ci baciammo varie volte, poi si alzò da me, e si mise a guardarmi in quella mia posa ridicola, sdraiato per terra, con qualche brivido di freddo per la schiena, con quel coso che sporgeva all’altezza del cavallo, ricoperto da un involucro di plastica.
Rise di nuovo. Spense il televisore, mi disse:
“Sei un figlio di puttana, però di voglio bene. E poi hai un bel cazzo. ”
Quindi fece una cosa che non mi aspettavo. Prese il mio cazzo in bocca, e lo succhiò per farlo diventare ancora più duro, quindi si sedette sulla mia pancia dandomi la schiena, e si avvicinò in ginocchio a gambe larghe al mio cazzo. Lo prese con una mano, e posizionò il glande all’ingresso del suo culo. Poi si abbassò sopra di me, facendo penetrare molto lentamente il mio cazzo dentro di lei. Respirava forte, per attutire il dolore. Quando mancavano ormai un paio di centimetri, si fermò. Pensai che era giunta al limite. Invece si riservava il colpo finale. Con una mossa fulminea allargò le gambe e le distese ai fianchi delle mie. Il suo corpo ora non aveva a reggerlo altro se non il mio. Il mio cazzo entrò istantaneamente tutto nel suo culo, e lei gridò. Ora era seduta sopra di me, le sue gambe di fianco alle mie, con il mio cazzo completamente infilato nel suo culo. La stuzzicai muovendo un po’ il mio membro nel suo culo. Lei sospirò, quindi infilò i suoi piedi sotto le mie gambe, ed incrociò le sue gambe sotto le mie. Si sdraiò sul mio corpo, mi prese una mano e me la portò sulla sua fica.
Lo prese con una mano, e posizionò il glande all’ingresso del suo culo. Poi si abbassò sopra di me, facendo penetrare molto lentamente il mio cazzo dentro di lei. Respirava forte, per attutire il dolore. Quando mancavano ormai un paio di centimetri, si fermò. Pensai che era giunta al limite. Invece si riservava il colpo finale. Con una mossa fulminea allargò le gambe e le distese ai fianchi delle mie. Il suo corpo ora non aveva a reggerlo altro se non il mio. Il mio cazzo entrò istantaneamente tutto nel suo culo, e lei gridò. Ora era seduta sopra di me, le sue gambe di fianco alle mie, con il mio cazzo completamente infilato nel suo culo. La stuzzicai muovendo un po’ il mio membro nel suo culo. Lei sospirò, quindi infilò i suoi piedi sotto le mie gambe, ed incrociò le sue gambe sotto le mie. Si sdraiò sul mio corpo, mi prese una mano e me la portò sulla sua fica.
Infilai un dito lì dentro, e di nuovo lei sospirò piano.
“No, toccami il clitoride”. Le cercai con le dita il clitoride, e quando lo trovai e lo strinsi lei gemette un poco. Cominciai a massaggiarlo con movimenti circolari, mentre lei si toccava i capezzoli e cominciava ad andare su e giù, facendo entrare ed uscire dal suo culo porzioni sempre più ampie del mio cazzo. Giunse in breve tempo all’orgasmo, ma stavolta decisi che dovevo giungervi anch’io. Così non mi curai dei suoi gridolini, che fossero di piacere o di dolore, e le presi il bacino che le mani, facendola salire e scendere sul mio corpo, con il mio cazzo che usciva fino ad un certo punto, e poi entrava di nuovo completamente dentro il suo culo. Continuai per pochi minuti, perché sentii presto l’orgasmo arrivare. Mi fermai appena in tempo per farle uscire del tutto il cazzo dal culo. L’orgasmo era lì alle porte, pronto ad arrivare. La voltai, e le ordinai di togliermi il preservativo e di prendere il mio cazzo in bocca. Lo fece senza fiatare. Non appena sentii la sua lingua leccare il mio glande, non ce la feci più, ed esplosi in un orgasmo intensissimo. La cosa incredibile era che quando il mio sperma invase la sua bocca, lei cominciò a succhiarlo e ad inghiottirlo, aumentando la mia eccitazione e prolungando il mio orgasmo.
Ma c’era una piccola punizione che mi aspettava. Finito di succhiarmi il cazzo, lei si spostò su di me e mi baciò. Mi trovai la bocca inondata del mio sperma. Decisi che era talmente eccitante quel bacio che dovevo prolungarlo il più possibile. Così scavai con la mia lingua dentro il suo palato, poi nella gola, mentre con le mani tenevo la sua testa avvinghiata a me. Lei ad un certo punto tentò di mordermi la lingua, ed un rivolo del mio sperma colò fuori della mia bocca, sul mio viso fino a dietro l’orecchio.
Giunse quindi il suo turno di esplorarmi, e mi sentii la sua lingua andare ovunque dentro la mia bocca, ma non opposi resistenza. I nostri respiri erano affannati, i nostri corpi sudati e stanchi erano avvinghiati insieme.
La presi e ci rotolammo di nuovo. Ora era lei sotto di me. Chiusi la bocca, mentre la sua lingua era ancora dentro di me. La lisciai con le mie labbra, poi scesi e riversai sul suo petto quel miscuglio di nostri umori.
Desideravo scoparmela di nuovo, ma purtroppo il mio cazzo non aveva la stessa intenzione. Così mi accasciai sopra di lei, e mi addormentai.
Evidentemente si addormentò anche lei, perché mi svegliai un’ora dopo nella
stessa posizione. Lei era sveglia, e mi accarezzava i capelli.
La guardai, e le dissi: “Ti devo confidare un segreto: quel filmino ha di buono solo il montaggio. Stanotte io e te non abbiamo fatto proprio niente. ”
Si mise a ridere:
“Vorresti dire che l’unica scopata è stata quella di ora? ”
“Se non ci credi ho le prove”
“Vediamo. ”
Presi la telecamera, la collegai al televisore e cominciai a proiettare le riprese originali. Così Elisa scoprì che avevo fatto finta sia di scoparmela che di incularmela, che lo sperma era in realtà uno sciroppo molto denso, che i vibratori erano degli aggeggi che si sgonfiavano non appena si tentava di infilarli, e che entravano appena un paio di centimetri per rimanere fermi in posizione. La frusta, poi, era un’innocua striscia di gomma con sopra dell’inchiostro rosso, mentre il trucco della corrente elettrica era fatto con un piccolo stantuffo sotto il suo corpo, collegato ad una pompetta azionata dal mio piede. Agli elettrodi, ovviamente, non arrivava un filo di corrente.

Alla fine mi ha guardato, forse con odio, forse con stupore, forse con affetto. Non ha detto nulla, mi ha baciato, si è vestita e se ne è andata.
Ed ora sono qui, a raccontare tutto questo, senza sapere se domani cambierà il suo atteggiamento verso di me, se ne parlerà con qualcuno, se scoperemo ancora

Autore: Anonimo

Mia cognata e la sua novizia

Finalmente! Oggi è venuta a casa…. mia moglie non c’era…… sapevo che ne avrebbe avuto per un paio d’ore. Si sa, le donne quando escono per la spesa, incontrano amiche e perdono molto tempo. Quindi nessuno ci avrebbe disturbato. Aveva addosso l’abito da suora, come sempre e mi arrapava tanto vederla vestita da suora. Sapevo che sotto non indossava niente. Infatti, ogni volta che veniva da me era sempre pronta a tutto. Le dissi che eravamo soli e, senza dire una parola, lei si alzò la veste e mi mostrò le sue nudità…. si era rasata tutta… aveva la fica che sembrava quella di una bimba… mi si rizzò subito un cazzone che il pigiama faceva vedere tutto…. si sedette sulla sedia e allargò le gambe, mostrandomi la sua fica che lei delicatamente si aprì con le dita… era oscenamente aperta e rosea all’interno… mi voleva…. mi avvicinai e glielo poggiai sul viso… con mossa rapida… scostò il pigiama e lo ingoiò tutto cominciando a succhiarlo avidamente, con una mano teneva l’asta e andava su e giù e con l’altra mi carezzava le palle… venni subito… bevve tutto avidamente… tutto… non ne lasciò nemmeno una goccia… avevo il cazzo ancora duro, mi stesi a terra e lasciai fare tutto a lei… che ci si sedette sopra e se lo infilò facilmente nella fica bagnata, come un’ossessa… spingeva il cazzo tutto dentro… sentivo l’utero, lo urtavo, mi piaceva… cominciò a danzare su e giù…. come una indiavolata…. avevo il suo culo tra le mani, i seni mi sbattevano sul viso… sentivo la sua virginea fica che, ancora stretta, mi avvolgeva il cazzo…. non ce la facevo a resistere e nemmeno lei… venimmo insieme…. tanto… mi sembrava di pisciarle dentro, tanto era lo sperma che usciva….. lei se lo godette tutto e venne gridando e mugolando…. come una troiona…. il mio cazzo era dolorante per la succhiata violenta di prima e per la scopata che avevo subito… quasi una violenza da parte di una… suora…. uscii da lei…. e mi riposai a schiena sul pavimento… lei intanto si toccava la fica…. aveva voglia ancora… approfittai per farle una domanda a bruciapelo, chiedendole se era vero che aveva avuto una relazione lesbica con una sua novizia…. si fece rossa in viso… e, poiché insistevo… mi raccontò tutto…. senza omettere nessun particolare….

Era successo per caso….. c’era questa novizia di circa 18 anni, ben formata…. molto vispa… che si era già fatta notare per essere un po’ diversa dalle altre… intraprendente … curiosa… domande imbarazzanti a cui le suore rispondevano evasivamente… stava facendo la doccia assieme alle altre novizie…. io ero di sorveglianza alle docce… tutte le altre avevano già finito di fare la doccia e si erano asciugate…. rivestite, erano andate via…. mi accorsi che ne mancava una, proprio lei… ritornai nelle docce e in silenzio mi affacciai alla sua doccia, sentivo dei lamenti..

Aprii leggermente il telo di plastica… e la vidi… era oscena…. le gambe divaricate… il sesso giovanile aperto… lei che furiosamente si masturbava, con il dito che velocemente entrava ed usciva dalla sua fichetta vergine… rimasi di sasso… non sapevo che fare….. sentii un calore che veniva dalla mia fica..

mi bagnai… ero incavolata con lei ma anche eccitata… incuriosita… bagnata… lei mi guardava… ma aveva gli occhi velati… quasi non mi vedeva…. e continuò a masturbarsi… ma la mia presenza comunque l’infastidiva… non riusciva a venire… sentivo il suo sguardo su di me… implorante… mi chiese di aiutarla…. non sapevo cosa fare…. come un’automa, mi avvicinai, ero eccitata… la fica pulsava… bagnata… mi alzai la tonaca…. non portavo mai mutande… le mostrai il mio sesso peloso.. al suo confronto sembrava una foresta…. lei che aveva un pube appena appena pelosetto…. la mia fica era grossa… carnosa… vogliosa…. lei continuò a masturbarsi…. eccitatissima… io mi misi una mano sul pube e cominciai a strofinare…. il suo sguardo mi eccitava… andai su di giri…. mi strofinavo come una pazza… le mie gambe si spalancavano da sole e cominciai ad ansimare…. lei mi guardava incredula… non mi aveva mai visto sotto questo aspetto… si avvicinò per guardare meglio…. vide le mie labbra della fica che venivano aperte e tirate e le mie dita che lavoravano il clitoride… anche lei ansimava… eccitatissima… e cominciò a fare gli stessi movimenti che facevo io… le gridai di guardarmi… di guardare la sua suora porcona… guarda come mi apro la fica…. guarda come me la tocco… come me l’apro… lei annuì… disse che mi guardava…. che le piaceva il mio sesso aperto… annusami…. leccami… la novizia si inginocchiò il più possibile e mise il viso sulla mia fica aperta annusando il mio odore acro… mi mise le mani sulle cosce e le allargò un altro po’… io ansimavo per il piacere… non riuscivo più a pensare… avevo la mente annebbiata… rantolai di piacere… immaginai che fossi tu.… il suo sguardo mi eccitava… andai su di giri…. mi strofinavo come una pazza… le mie gambe si spalancavano da sole e cominciai ad ansimare…. lei mi guardava incredula… non mi aveva mai visto sotto questo aspetto… si avvicinò per guardare meglio…. vide le mie labbra della fica che venivano aperte e tirate e le mie dita che lavoravano il clitoride… anche lei ansimava… eccitatissima… e cominciò a fare gli stessi movimenti che facevo io… le gridai di guardarmi… di guardare la sua suora porcona… guarda come mi apro la fica…. guarda come me la tocco… come me l’apro… lei annuì… disse che mi guardava…. che le piaceva il mio sesso aperto… annusami…. leccami… la novizia si inginocchiò il più possibile e mise il viso sulla mia fica aperta annusando il mio odore acro… mi mise le mani sulle cosce e le allargò un altro po’… io ansimavo per il piacere… non riuscivo più a pensare… avevo la mente annebbiata… rantolai di piacere… immaginai che fossi tu… e dissi… chiavami… ti prego… Lucia… così si chiamava la novizia… non aveva capito cosa volessi… ma immediatamente infilò il suo dito nella mia fica… sentii il tocco e mossi il bacino verso il dito… Lucia lo spinse più profondamente e lo tenne fermo… mentre io muovevo il bacino e la figa come se stessi chiavandomi da sola sul suo dito… chiavami….. voglio godere… infilami il dito più profondamente…. anche la mano…. a Lucia sembrava impossibile che potesse entrare la sua mano esile… io ero quasi impazzita di piacere, mi stavo quasi impalando da sola sulla sua mano chiusa… Lucia era eccitatissima… e con la mano destra , mentre la sinistra penetrava in me, si masturbò violentemente…. improvvisamente mi irrigidii… stavo godendo come una pazza… e venni….

venni…. mugolando…. gridando…. come una porca…. mi rilassai, mentre vidi che lei continuava a asturbarsi…. fantastico… bello… grazie Lucia… grazie…. vieni qui… adesso tocca a me farti godere… lei mi implorava di farla godere… era eccitatissima… l’abbracciai… sentivo il suo corpo acerbo premere contro il mio… era stupenda… la sua testa era tutta all’indietro… gli occhi chiusi… le labbra aperte… la baciai… prima leggermente… poi vidi che lei voleva qualcosa in più e le nostre bocche si spinsero l’una contro l’altra… con le lingue che giocavano con passione.. mi staccai… la feci sedere supina… con le gambe divaricate… avevo il suo sesso virgineo davanti agli occhi, la mia lingua cominciò a guizzare, a lambire le sue labbra, il suo clito… lei allargò paurosamente le gambe…. la mia lingua assaggiò il suo nettare…. la penetrò con violenza… la leccai tutta… le sfioravo il clito e poi con colpettini la mandavo in estasi… mi disse di continuare… che stava venendo… le mie passate di lingua si fecero più veloci…. bagnai un dito nella sua fichetta e glielo infilai nell’ano stretto…. venne … venne…. gridando… avevo paura che ci sentissero… inarcò il corpo…. ebbi paura… ma lei gridava di piacere…. e, finalmente si acquietò…. mi guardò sorridendo…. maliziosamente… e da allora siamo amanti…. di notte mi viene a trovare nella mia stanza, dopo le orazioni… e trascorriamo notti indimenticabili… ha imparato a baciarmi la fica… è diventata molto brava…

Mi aveva fatto diventare di nuovo il cazzo duro…. lo vide… si era di nuovo eccitata… si mise a pecorina… e la cavalcai… fino a … morire… dentro di lei….. Nemmeno il tempo di goderci il godimento che venne mia moglie…. trovò tutto a posto e cominciò a preparare il pranzo.

Autore: Anonimo

La sorella di mia moglie

Mi chiamo Marco e vivo in una località di mare insieme a mia moglie Paola. L’anno scorso è venuta a trovarci mia cognata Silvia per passare qualche giorno al mare; è arrivata prima lei di suo marito che doveva tenere aperto un negozio di loro proprietà ancora per una settimana.
Erano ormai tre anni che non vedevo Silvia e la ricordavo abbastanza gracile, ricordavo anche che era abitudine girare in casa nudi o seminudi indifferentemente e quindi ricordavo con piacere anche il suo piccolo seno con capezzoli molto sporgenti.
Quando arrivò andai a prenderla in aeroporto e dal primo momento mi accorsi che era
profondamente cambiata, era sicuramente più matura con un seno prorompente che si notava chiaramente sotto il vestito estivo.
I primi giorni trascorsero tranquillamente con lei che girava per casa in mutandine e reggiseno senza alcun problema come sempre (in fondo anche in spiaggia non è che le cose cambiassero); anche io e mia moglie durante i momenti più caldi della giornata rimanevamo con poco addosso.
Una cosa era strana però, mia moglie continuava a farmi notare il fisico cambiato della sorella, come se anche lei fosse attratta da qualcosa.
Di rientro dal mare mi infilai sotto la doccia per primo, dopo un po’ sentii chiaramente entrare qualcuno e sedersi sul water, pensavo fosse mia moglie anche se speravo in Silvia e così accelerai le operazioni per uscire a controllare; era proprio lei che se ne stava seduta come aspettasse la mia uscita.
Un po’ imbarazzato presi l’accappatoio e feci finta di niente anche se gli occhi erano caduti sulla sua fica completamente depilata.
Non ebbi neanche il tempo di dire una parola che entrò anche mia moglie che, notando il mio imbarazzo disse:
“A Marco piace quando è depilata e piace soprattutto guardare quando noi donne andiamo in bagno, dai Silvia perché non gli fai vedere? ”
Immaginate il mio stupore nel sentire quelle cose dette da mia moglie, ma non ebbi neanche il tempo di riflettere che lei infilò una mano sotto l’accappatoio alla ricerca del mio membro mentre Silvia si alzò un po’ ed iniziò a fare pipì mostrandomi tutta la sua fica.
Paola da dietro iniziò a masturbarmi e mi spinse verso la sorella chiedendomi di leccarle la fica bagnata; avevo sempre desiderato fare una cosa simile, mi avvicinai ed inizia a leccare sempre con più foga, il sapore caldo ed intenso mi eccitavano sempre di più ed il mio cazzo sembrava sul punto di esplodere nelle mani di mia moglie.
Proprio lei lo mollò sul più bello e passò davanti iniziando a slinguazzare la sorella e spogliandola fino a lasciarla con le enormi tette fuori dal reggiseno; fu allora che Paola si avventò sui capezzoli della sorella succhiandoli con avidità.
Mia cognata stava impazzendo dal piacere tra me che le leccavo la fica ormai impastata tra pipì ed umori e mia moglie che le succhiava i capezzoli.
Mia moglie lasciò i capezzoli di Silvia allontanò anche me e spinse la bocca della sorella verso il mio cazzo; Silvia cominciò a salire e scendere lungo l’asta abbassando ogni volta la pelle del glande e portandomi ad una eccitazione incredibile.
Nel frattempo Paola si era spogliata e appogiatasi al lavandino allargò le gambe ed allargandosi il più possibile la fica con la mano disse
“Scopami, ti prego fallo subito”.
Mi costò staccarmi dalla bocca di Silvia, ma fu solo un attimo perché subito dopo ero dentro Paola larga ed eccitata come non mai mentre Silvia mi leccava le palle e di tanto in tanto estraeva il mio cazzo e se lo ciucciava raccogliendo gli umori della sorella.
In quella situazioni non resistetti a lungo, venni insieme a Paola riempiendola di sperma che subito dopo iniziò a scendere lungo l’asta del mio uccello e le gambe di mia moglie, prontamente raccolto dalla lingua di Silvia.
Proprio lei vedendoci esausti prese l’iniziativa, mi fece sedere sul water e fatta avvicinare Paola le chiese di fare pipì in direzione del mio cazzo; Paola esitò solo un attimo e subito dopo iniziò a mandare un copioso getto caldo sulla mia pancia e sul mio membro.
Solo allora Silvia si lanciò sul mio uccello ed in preda ad una eccitazione pazzesca iniziò ad ingoiarlo leccando sperma residuo e pipì di Paola.
Quella scena fece il miracolo, il mio cazzò iniziò a risollevarsi, mi alzai pronto a scoparmi Silvia; fu allora che Paola intervenne dicendo:
“Perché non glielo metti in culo? “.
Sapeva quanto lo desiderassi perché lei non me lo concedeva che raramente e quasi mai con una penetrazione completa.
Così disse e fece girare Silvia di spalle piegandola verso il lavabo ed iniziò ad insalivarle il culo leccandola con foga.
Quando ebbe finito mi fece avvicinare e guidò il mio cazzo verso il buchino della sorella e con aria soddisfatta iniziò a spingerlo; fu un attimo perché dopo una piccola resistenza iniziale, il mio membro entrò tranquillamente fino in fondo.
Il piacere era per me così intenso che non feci caso alle piccole grida di Silvia, ma affondai con decisione e quando Paola allargò le natiche della sorella facendomi entrare fino in fondo, le scaricai dentro tutto il mio seme.
Solo allora Silvia si lanciò sul mio uccello ed in preda ad una eccitazione pazzesca iniziò ad ingoiarlo leccando sperma residuo e pipì di Paola.
Quella scena fece il miracolo, il mio cazzò iniziò a risollevarsi, mi alzai pronto a scoparmi Silvia; fu allora che Paola intervenne dicendo:
“Perché non glielo metti in culo? “.
Sapeva quanto lo desiderassi perché lei non me lo concedeva che raramente e quasi mai con una penetrazione completa.
Così disse e fece girare Silvia di spalle piegandola verso il lavabo ed iniziò ad insalivarle il culo leccandola con foga.
Quando ebbe finito mi fece avvicinare e guidò il mio cazzo verso il buchino della sorella e con aria soddisfatta iniziò a spingerlo; fu un attimo perché dopo una piccola resistenza iniziale, il mio membro entrò tranquillamente fino in fondo.
Il piacere era per me così intenso che non feci caso alle piccole grida di Silvia, ma affondai con decisione e quando Paola allargò le natiche della sorella facendomi entrare fino in fondo, le scaricai dentro tutto il mio seme.
Ci ritrovammo a guardarci esausti ma felici, questo fu solo l’inizio di giornate passate a godere senza inibizioni.

Autore: Anonimo

La vicina vogliosa

Uscendo dalla doccia, con il cazzo a penzoloni, mi avvicinai alla finestra ed osservando dall’altra parte della strada mi accorsi che una ragazza nuda ed un po’ sovrappeso, era sdraiata sul divano intenta a masturbarsi mentre guardava nella mia direzione.
Io rimasi fermo a guardarla, finché mi accorsi che stava guardando proprio me, o meglio stava guardando il mio cazzo in completa erezione che dal suo punto di vista poteva vedere molto chiaramente.
Istintivamente portai la mano al cazzo ed iniziai a masturbarmi anche io finché non schizzai e lei chiuse violentemente le gambe per poi riaprirle facendomi intuire che aveva raggiunto l’orgasmo insieme a me.
Il giorno seguente mi affacciai nuovamente alla finestra con ben poche speranze di rivederla, ma con mia grande sorpresa lei era nuovamente sdraiata sul divano con le gambe spalancate; quando si accorse della mia presenza prese un foglio di carta sul quale scrisse sopra il suo numero di telefono che subito memorizzai, poi presi in mano il telefono indeciso se fare o no il suo numero, ma prima che ci ripensassi l’avevo già composto ed una voce calda mi rispose
“è tutta la notte che ti sogno, ho sognato la tua sborra calda sulle mie labbra, sai mi sono sditalinata parecchio e adesso ho la figa tutta rossa a furia di toccarmela” io non potei fare altro che masturbarmi e raccontarle ciò che stava accadendo, quando lei aggiunse
“sai ho sognato che te lo tenevo in mano mentre pisciavi, poi ti sei girato e mi hai bagnato tutta”.
La linea è caduta dopo poco, penso che fosse venuta proprio in quell’istante.
Il giorno dopo sono uscito di casa e dopo pochi passi sentì una voce che mi chiamava, mi girai e la vidi affacciata dal balcone che mi invitava a salire.
In ascensore avevo già il cazzo durissimo, finché arrivai al piano, entrai in casa e lei mi saltò addosso dicendomi
“sapevo che saresti venuto, sarò la tua puttana, fammi quello che vuoi” nel frattempo si stava spogliando e quando rimase nuda mi prese la mano e se la passo sulla figa fradicia.
Come una assatanata si mise in ginocchio ai miei piedi e aprendomi i jeans estrasse il mio cazzo ed iniziò una violenta sega con lo scopo di ottenere il prima possibile la sborra che voleva.
Dopo poco le sborrai violentemente addosso riempiendole le tettone di sperma, lei se le accarezzò e poi si leccò le dita, dopodiché tutta sporca di sborra si sedette sul divano e mi disse
“scusami ma no ce la faccio più”, così iniziò a masturbarsi selvaggiamente senza togliermi gli occhi di dosso.
Io mi avvicinai a lei e le appoggiai una mano sulla sua mentre si sgillettava, cosi lei mi lasciò fare ed io la penetrai prima con tre e successivamente con quattro dita facendole uscire un fiume di umori che caddero sul divano macchiandolo.
Le sue tettone erano enormi così come il suo culone e scatenarono in me una forte voglia di metterglielo nel culo, quasi per umiliarla, così le dissi di mettersi a quattro zampe in modo da mettere il culo nella mia direzione; io mi avvicinai e sentì un fortissimo odore provenire dalla sua figona slabbrata, così avvicinai il mio cazzo alla sua figa , glie la accarezzai con la cappella, poi glie lo avvicinai al buco del culo ed in un solo colpo glie lo spinsi dentro facendola gemere di dolore, successivamente la scopai nel culo facendola sobbalzare fino a quando le sborrai dentro al culo.
Lo tirai fuori e lei prendendomi la mano mi portò in bagno dove si sdraiò nella vasca e mi chiese di pisciarle addosso, così le feci fare il bagno di piscio riuscendo a farla eccitare nuovamente e quando me ne andai lei era ancora li fradicia che si sditalinava.

Il giorno seguente passai sotto casa sua e trovando il portone aperto decisi di salire per farle una sorpresa, mi presentai alla sua porta con il cazzo di fuori e già in tensione, ma quando suonai mi aprì la madre fichissima bionda e con due tette da paura, io spaventosissimo.
lo rimisi dentro e cercai di balbettare quale scusa, ma lei trascinandomi dentro casa disse
“e così sarebbe questo quello che ti ha pisciato addosso, sto porco, scommetto che tu te lo sei fatto mettere pure nel culo”.
Intanto mi stava trascinando in bagno; li mi spogliò velocemente e mi ordinò di sdraiarmi nella vasca, poi disse
“adesso sarò io a divertirmi” si tolse pantaloni e mutandine e con le gambe divaricate mi pisciò addosso avvicinando quanto più poteva la figa al mio corpo e facendola sgocciolare fino all’ultimo, poi mi ordinò di leccargliela ancora bagnata, io eccitatissimo glie la leccai ampiamente mentre lei mi si sedette in faccia, intanto la figlia iniziò a sgrillettarsi osservando la scena ed emettendo lamenti di goduria.
Quando la madre se ne accorse la rimproverò
“Quante volte ti ho detto che non devi masturbarti, guarda quà che ben di dio, cosa aspetti a farti sfondare da questo quà”, così dicendo mi portò nella camera da letto dove fece sdraiare la figlia con le gambe divaricate e mi ordinò di scoparla mentre lei assisteva alla scena e si masturbava a sua volta.

Intanto mi stava trascinando in bagno; li mi spogliò velocemente e mi ordinò di sdraiarmi nella vasca, poi disse
“adesso sarò io a divertirmi” si tolse pantaloni e mutandine e con le gambe divaricate mi pisciò addosso avvicinando quanto più poteva la figa al mio corpo e facendola sgocciolare fino all’ultimo, poi mi ordinò di leccargliela ancora bagnata, io eccitatissimo glie la leccai ampiamente mentre lei mi si sedette in faccia, intanto la figlia iniziò a sgrillettarsi osservando la scena ed emettendo lamenti di goduria.
Quando la madre se ne accorse la rimproverò
“Quante volte ti ho detto che non devi masturbarti, guarda quà che ben di dio, cosa aspetti a farti sfondare da questo quà”, così dicendo mi portò nella camera da letto dove fece sdraiare la figlia con le gambe divaricate e mi ordinò di scoparla mentre lei assisteva alla scena e si masturbava a sua volta.
Le sborrai quasi subito nella figa e fuori inondandola di sborra, finché la madre si avvicinò e mi ripulì prima il cazzo e poi la figona grondante della figlia.

Autore: Anonimo

IL FIGLIO DEL MIO CAPO

Daniele è stupendo, ed è il figlio del mio capo, Daniele ha 23 anni, ed è
ragioniere presso l’azienda del padre. Io pure sono ragioniere nell’azienda
del padre di Daniele. Condividiamo lo stesso ufficio.
L’azienda è specialista in manutenzione di caldaie. Lavoro nell’azienda già
da prima di Daniele. Io ho 26 anni, e vi lavoro da quando ne avevo 20.
Daniele invece vi lavora da circa 2 anni.

Daniele è bello. Daniele è alto 1,85 e peserà tra sì e no 70 kg. Ha i
capelli biondi corti, ed occhi verde chiaro, sapeste quante volte l’ho
sognato.
Un pomeriggio di agosto, esattamente venerdi 19 agosto 2005, me lo trovo al
mare, nel bagno dove vado io di solito, Bagno 8×2, di proprietà di un mio
vicino di casa, l’azienda era chiusa per ferie, e Daniele appena mi vede mi
viene incontro dicendo: ” Ohi Sandro, anche tu qui?”
Io lo saluto stringendogli la mano. Indossava dei boxer azzurri, ed aveva
sopra la testa degli occhiali da sole. “Ciao Daniele, non mi aspettavo di
trovarti a 30 km di distanza da casa!”
Lui mi spiega che erano i loro amici che avevano deciso di venire in quel
bagno, e che lui non sceglieva mai, cambiavano sempre, una volta qui, una
volta là, una volta su, una volta giù.
“Ehi Sandro, ti prego, liberami da quei spacca palle, non ne posso davvero
più, oggi faccio fatica a sfangarli, hanno troppa adrenalina, e gioca a
pallavolo, e gioca a calcetto, e gioca a boccette, non ce la faccio più.!”

“Se vuoi faccio finta di essere tuo cugino !”- dico io con tanta
naturalezza. Mi sono fatto paura pure io quando ho detto quella frase.
“Bella questa.tu mio cugino., uno juventino come cugino.! – dice ridendo
Daniele
“Se ti devo aiutare., non sfottere tanto caro Daniele.!”

Allora Daniele acconsente, cammina accanto a me, ed assieme raggiungiamo i
suoi amici, Daniele prende la parola,e mi presenta ai suoi amici, e
praticamente io inventandomi una scusa sul momento, dico che ero venuto a
prendere Daniele, perché dovevamo fare una commissione all’ultimo momento,
perché la sera stessa era il compleanno di un’amico comune, e ci eravamo
dimenticati di fare appunto il regalo.
Daniele, cosi saluta i suoi, prende su il suo zainetto se lo mette dietro le
spalle sulla schiena nuda, ed assieme usciamo dal bagno 8×2.

“Cosa vogliamo fare?!” – dico allora io
“Beh visto che mi hai salvato dai miei amici, ti offro quello che vuoi!” -
dice Daniele.
“Che ne dici allora di una bella Menabrea Bionda?” – dico io
E cosi andiamo in un bar, ordiamo due birre, e ce le facciamo portare ai
tavolini fuori, e cosi parliamo della sua giornata iniziata bene, ma poi col
passare delle ore cominciava a non piacergli più.
“Sai io quando vado al mare, mi stendo sulla brandina, e non mi muovo finchè
non devo andare a casa, prendo il sole, e dormo, e non faccio altro.!” -
dico io
“Ecco, bravo in questo andiamo d’accordo.!” – dice Daniele.

Bevuta la birra, andiamo via dal bar, e chiedo a Daniele se aveva la
macchina altrimenti l’avrei accompagnato a casa. In effetti Daniele era a
piedi, e cosi io lo accompagnai a casa.
Nella macchina però non fiatò, ne io, ne lui. C’era solo la radio accesa,
radio accesa su Radio Latte & Miele. Un po’ mi dispiaceva, volevo sentire la
sua bella voce, una voce che mi faceva sognare. Durante il tragitto una
ragazza ha richiesto una canzone, “Papaveri & Papere”, e mi divertiva
sentire cantare Daniele, una canzone di Nilla Pizzi, e cosi contagiandomi,
mi misi a cantare anche io, lui le strofe ed io il ritornello, unico che
sapevo a memoria.
Arrivati a casa, fermo la macchina, e lo saluto ringraziandolo per la birra,
lui mi appoggia una mano sulla coscia, e mi stringe la mano. Non ce la feci
più, stavo scoppiando, gli tiro il braccio, ed in un attimo, le nostre
bocche si unirono in un tenero bacio, che sembrava non finire mai, le nostre
lingue calde, si incontravano ogni volta che uscivano dalla bocca, ed
assieme ridiamo.
Staccatici, Daniele disse : “Mi hai tolto un peso di dosso, volevo farlo
io!”
E cosi ritorniamo nuovamente a baciarci, e con una mano Daniele accarezzava
il mio pacco che stava esplodendo. Allora io con l’altra mano libera, cerco
di abbassarmi il costume, per liberare il mio pacco, ma Daniele mi dice :
“Ho voglia di te ora, i miei tanto non sono in casa, dai, sali. !”

Allora parcheggio la macchina fuori dal cancello, spengo il motore, ed
assieme usciamo.
Non avevo mai visto casa sua, anche se era adiacente all’azienda. Mi fa
cenno di seguirlo ed assieme raggiungiamo il primo piano dell’abitazione, e
davanti a noi un bel soggiorno con un tappeto infinito, mi si piazza
davanti, mobili antichi, divani in pelle, tavolo lunghissimo. Si ferma in
un’angolo del soggiorno e si accovaccia a terra dicendomi : ” Dai vieni qui,
ho voglia di te.!”
Mi tolgo le infradito e le lascio vicino alla porta, ove vi è un pezzo di
pavimento privo di tappeto, e lo raggiungo, mi slaccio il costume, e tutto
nudo sono accanto a lui.
Nel frattempo anche Daniele si era tolto il suo costume, ed un pacco
abbastanza grande mi stava aspettando .
E cosi sdraiatomi sul tappeto, accarezzo il petto glabro di Daniele, lui mi
guarda sorridente, e sale sopra di me.
Sopra di me, mi bacia, sulla fronte, sulle guance, sul naso, poi comincia a
leccarmi i capezzoli, morsicandoli di tanto in tanto. Io ansimavo di
piacere, e guardavo i suoi attraenti occhi verdi. Poi risale, e partendo dal
collo, comincia a leccare fino a scendere all’ombelico, la sua saliva, mi
faceva avere la pelle d’oca e gli dicevo : “Ti prego dai basta, non ne posso
più.!”
Cosi si alza, si siede sul divano, e mi dice : “Accomodati pure!”
Allora io mi inginocchio, gli sorrido, e prendo con la mano destra il suo
pene, che era all’incirca 18-20cm, lo scappello per qualche secondo, e poi
subito in bocca.
Mentre l’avevo appunto in bocca, Daniele mi accarezzava la testa dicendo
paroline davvero dolci,
in quel momento incomprensibili, ma davvero dolci.
Masturbavo lentamente, perché volevo averlo il più possibile dentro la mia
bocca, ed ogni tanto, lo toglievo e leccavo la sua cappella.

Poi mi alzo, e salgo sopra di Daniele. Con qualche fatica, per la prima
volta sua, (ma non mia),si infila il preservativo, e poi infila il suo
cazzo pian pianino dentro al mio culo, e con dei piccoli e lenti movimenti
comincia la sua penetrazione, con le mani tenute sui miei fianchi, cerca di
farmi eccitare il più possibile. Mentre lui mi penetrava, io gli accarezzavo
i capezzoli, che aveva ben scolpiti, (sfido io, 2 ore di palestra tutti i
giorni da 5 anni !), ed ogni tanto mi leccavo la mano, e gliela mettevo
davanti alla bocca, e lui me la baciava.
Quando il suo cazzo pareva dovesse venire lo toglie, dicendomi, “Sto
cercando di trattenerla il più possibile, per farti godère ancora di più,
spero di farce.!- non fece in tempo a finire che appena toccato il suo
bastone, viene con ben e non sto scherzando, non mi era mai successo, con
ben 12 schizzi di sborra, gli abbiamo contati insieme.
Mi viene tutto sul petto, e vedevo la sborra scivolare, fino ad arrivare al
mio uccello.
Daniele allora dice : “Chissà se è buona la mia sborra!”
E cosi assieme ne prendiamo un po’dal petto, ed assieme ci mettiamo le dita
in bocca.
Aveva un sapore normale.
Daniele mi fa sedere sul divano, e stavolta è lui a prendere il mio pene in
bocca, lui al contrario di me, cercava di andare il più sveltamente
possibile, io dalla troppa euforia facevo dei piccoli gridolini di gioia, e
Daniele se ne era accorto, e per codesto motivo andava sempre più svelto
possibile, ma non sapeva il mio asso nella manica. Non lo sapeva perché non
glielo avevo detto. Col mio ultimo ragazzo, 7 mesi assieme, ero riuscito a
trattenere l’orgasmo per ben 14 minuti, (non so se vuoi l’avete tenuto di
più).
Allora Daniele stanco di succhiare dice : ” Ma perché non viene, forse non
ti eccito?”
Io allora rido e facendo finta di nulla dico : “No, no anzi, non so perché,
forse l’emozione di farlo con te.!”
Qualche minuto di coccole, seguito da un paio di secondi di silenzio
assoluto.
“Posso mettertelo dentro!” – dico io ad un certo punto

Daniele allora sale sul divano, si mette a pecorina, io mi metto il
preservativo, e poi lo infilo dentro. Penetrandolo senza vederlo, non
riuscivo a vedere la sua faccia, che poi mi ha detto che era davvero
tranquilla e priva di paura.

Cosi vengo sulla schiena di Daniele. Mi spingo per terra, tiro con me
Daniele, ed abbracciati sul tappeto chiudiamo il tutto con un tenero bacio.
Un per volta, va sotto la doccia per ripulirsi.

E’ stata la prima volta ed anche l’ultima del 2005, dopo dei mesi usciti
assieme con la comitiva di amici suoi, nel 2006, esattamente il 28 Febbraio
2006, io e Daniele ci siamo fidanzati.

Autore: Anonimo

N.Y.

E già, chi lo avrebbe mai detto.
Solo due mesi fa ero uno dei tanti giovani che si occupavano di tutto e di niente nella piccola agenzia di pubblicità della mia città , ora sono nella “grande mela”.
“Rossi, lei se ascolterà i miei consigli e non farà troppe domande, farà molta strada”, mi disse un giorno il mio direttore.
Molta strada l’avevo capito, ma non certo cambiare continente.
Ora eccomi qui, pulcino in una delle più grandi e belle città del mondo, in un luminoso ufficio all’ultimo piano di uno dei più alti grattaceli di N.Y.
Accidenti se penso alle dimensioni di prima, alle dimensioni della mia città , tutto questo mi spaventa. Sotto di me ho 120 piani tra uffici, grandi abitazioni, studi, ristoranti. Per arrivare al mio ufficio, una volta entrati nel palazzo, devo prendere uno dei quattro ascensori grandi come una cabinovia di Cortina.
Ogni mattina decine e decine di persone si affollano e stringono su queste gabbie dorate per salire ognuno al proprio piano. Secondo me nei momenti di punta saliranno anche una cinquantina di persone, così strette l’una all’altra da sembrare un corpo unico. Io sono proprio uno di loro. Sono quello che deve salire all’ultimo piano ed il più delle volte anche l’unico.

Oggi è una bella giornata di sole. Le vetrate che rivestono il mio grattacielo, brillano tutte, quasi accecando l’osservatore. Il mio ufficio è proprio lassù, invisibile alla vista .
Stamattina come tante altre volte sceso dalla metropolitana mi avvio al mio lavoro.
Qui sono solo. Ho preso alloggio in una piccola pensione distante tre fermate di metrò. Non è lussuosa, ma in compenso è pulita e non costa molto.
Anche oggi eccomi davanti alle porte di uno dei quattro ascensori pronto a gettarmi nella calca.
Ognuno pensa ai fatti suoi. C’è chi legge il giornale del mattino, chi commenta con il vicino le notizie della borsa, chi si sistema il trucco dell’ultimo momento, chi fa il “galletto” con la vicina.
Io non conosco nessuno. Resto con lo sguardo basso per non incrociare gli occhi curiosi di nessuno. Le facce più o meno sono sempre le stesse. Sembra che ognuno abbia deciso che ascensore prendere, quindi ogni mattina l’iter è sempre lo stesso.
Oggi invece sento dietro di me un nuovo profumo. E’ molto intenso ma delicato allo stesso tempo. Non lo avevo mai sentito prima d’ora. Deve essere senza dubbio qualcuno di nuovo, perché oramai profumi, voci e volti li ho memorizzati tutti.
Alzo un po’ lo sguardo e cerco di capirne la provenienza del profumo. La calca è discreta e proprio in quel momento arriva l’ascensore spalancando le porte. Tutti assieme entriamo ognuno occupando un piccolo spazio del pavimento. Io come al solito mi infilo in fondo, essendo l’ultimo ad uscire.
Quel profumo non lascia le mie narici.
Nonostante il mio metro e ottanta non riesco a capirne la provenienza. Davanti a me vedo solo teste e cappelli che si muovono ad ogni scossone.
L’ascensore lentamente comincia a salire.
Per arrivare al mio piano ho calcolato che tra una sosta e l’altra ci vogliono più di 15 minuti.
Una prima sosta al piano commerciale fa uscire un po’ di gente, ma anche salire dell’altra. I posti vengono rivoluzionati come in una giostra.
Accidenti senza accorgermene ora sento il profumo in modo molto più intenso di prima. Con questo girotondo di persone ora ce l’ho proprio sotto il mio naso.

E’ una ragazza. La vedo, o meglio, la sento solo di spalle.
Siamo appiccicati gli uni agli altri come sardine nella loro confezione. La temperatura dentro l’ascensore è piuttosto alta, e non so se il calore o questo profumo imperlano la mia fronte di goccioline di sudore.
Lei sta proprio appiccicata a me. Siamo come un corpo unico.
Ha i capelli scuri, lisci che le arrivano un po’ sotto le spalle. Indossa una maglietta nera molto aderente con una vistosa scollatura regalata dall’apertura di una cerniera. La mia posizione mi regala proprio immagini istantanee e stupende. Riesco ad intrufolare senza farmi accorgere il mio sguardo dentro la scolatura. Ha un bellissimo seno elegantemente accolto in un reggiseno nero piuttosto lavorato ma dalla generosa scollatura. I movimenti dell’ascensore e delle persone, la fanno strofinare sul mio corpo. Non riesco a vedere in basso, ma deve indossare qualcosa di veramente sottile perché sento all’altezza del mio pene le forme del suo culo.
Probabilmente indossa una gonna elasticizzata, oppure molto fine ed aderente, e sono certo che porti uno slip striminzito perché le sue forme fanno corpo unico con il suo vestito.
Accidenti, non capisco cosa stia succedendo. O meglio lo capisco benissimo. Mi sta diventando duro… D’altra parte sollecitato come lo è in questo momento, è da santi non rimanerne coinvolti.

L’ascensore continua a salire e lentamente ad ogni fermata scendono un po’ di persone. Ora dopo dieci piani di salita, siamo meno pressati, ma sempre l’uno vicinissimo all’altro.
Ecco ora riesco a guardarla in viso. E’ un angelo. Due occhi verdi da paura. Ciglia elegantemente e sapientemente tirate con il Rimmel. Leggero segno di contorno occhi con la matita. Disegno delle labbra piccoline ma a forma di cuore con un bellissimo rossetto color rosso scuro brillante. Ha due piccoli pendenti agli orecchi ed un filo finissimo d’oro al collo che impreziosiscono il tutto.
Ora si è accorta che la sto guardando e mi risponde con un bellissimo sorriso. Nessuno si accorge di questo, talmente fulminea è stata la mossa di entrambi.
Rispondo al suo sorriso, ma poi un piccolo scossone e pressato dall’altra gente, mi fa tornare dietro di lei.
L’ascensore continua lentamente la sua corsa tra il leggero brusio generale.
Ma…cosa sta succedendo?…. Sto sognando?… E’ realtà?…
Sento una sua mano che si è appoggiata alla mia coscia e accarezza dolcemente la mia gamba. Contemporaneamente stringendosi ancora di più a me, arretrando il suo corpo, sento che massaggia il mio bacino con il suo fondoschiena.
Il movimento è lento ma evidente, non può trattarsi di un’allucinazione.
Al mio sesso non mancava che questo.
Ora che faccio?
Lo sento ulteriormente gonfiarsi e la cosa comincia a diventare dolorosa perché è chiuso in questa gabbia di stoffa quali i miei slip.
Accidenti ora i suoi movimenti stanno diventando sempre più audaci e profondi. Sento le sue natiche dividersi e giocare sulla mia protuberanza.
Azzardo anch’io. Tento una mossa. Abbasso un braccio, ed invisibilmente lo appoggio su una sua coscia cominciando anch’io ad accarezzarla.
Lei gira per un attimo il suo sguardo e con un sorriso d’approvazione incrocia i miei occhi.
La mia mano ora passa dalla coscia al suo sedere, frapponendosi tra il mio sesso ed il suo fondoschiena.
Avevo ragione.
Indossa una gonna di un tessuto molto fine ed elasticizzato. Le stà molto aderente seguendo millimetro su millimetro la sua pelle.
La mia mano accarezza il suo culo. Sento che apprezza questo perché spingendo indietro il suo bacino mi invita ad infilare la mano, per quanto possibile, in mezzo alle sue natiche.
Ora anche la sua mano riprende la carezza. Spinge il braccio dietro di se e comincia ad accarezzarmi proprio il cazzo che spinge dalla cerniera dei pantaloni. Lo segue nella sua forma. Lo accarezza e lo stringe dolcemente tra le dita. Deve essere una maga, e non capisco come ci sia riuscita con una mano, ma mi abbassa la cerniera dei pantaloni e ci infila dentro la sua manina.
Io trattenendo il fiato le faccio un po’ di spazio riuscendo in parte così a liberarlo dagli slip.
Ce l’ha in mano.
E’ tremendamente pericoloso, ma altamente eccitante. La sua mano molto calda e dolce comincia con movimenti molto lenti ad accarezzare tutta l’asta oramai durissima.
La cappella scoppia. La pelle non riesce neanche più a trattenerla.
Magicamente con il dito riesce a inumidire la pelle circostante la cappella con il mio liquido aiutandolo così a scappellarsi senza dolore. Ora la tiene in mano e la massaggia dolcemente. Io non resisto più.
Fingendo un colpo di tosse infilo la mia mano dentro la sua gonna da dietro. E’ elasticizzata e questo agevola molto la mia fulminea mossa. Avevo ragione. Indossa uno slip veramente millimetrico. Sento solamente un leggerissimo filo che le cinge il culo e le si infila dentro le natiche. Giocando anche io con le dita riesco a spostarlo e infilare la mia mano dentro le natiche. Fortuna è che le mie mani siano piccole e mai così tanto ho ringraziato i miei genitori di averle così fatte.
Lentamente e dolcemente scendo tra le sue natiche. Arrivo al foro del culo. Lo sento molto caldo e leggermente umido. Anche lei ora è leggermente impreziosita da piccole gocce di sudore. Ne rubo una e con il suo aiuto gioco un po’ con il buco. La sento fremere, ma ora non è lì che voglio arrivare.
Vado avanti e lei capisce al volo allargandomi leggermente le gambe. La posizione è un po’ complicata, ma volere è potere.
Ecco arrivo al suo sesso.
Che bella sorpresa.
La sento praticamente tutta depilata ed abbondantemente bagnata. Le grandi labbra sono gonfie e molto umide del suo miele.
Con abili mosse aiuta molto il mio massaggio. Apre e chiude le gambe in modo che a piccoli passi possa avanzare sempre di più. Ora ho praticamente in mano la sua figa.
E’ caldissima, quasi scotta.
Arretrando ancora un po’ il suo bacino facilita l’inserimento del mio indice dentro. Abbasso leggermente le mia gambe in modo da poterla eccitare meglio a più a fondo.
Siamo tutti e due lanciati ed eccitati nel bel mezzo di un ascensore pieno di persone.
Oramai siamo a più di metà strada.

Nell’ ascensore rimangono poche persone e questo ci consiglia di ricomporci un attimo. In qualche modo lei rimette il mio cazzo durissimo dentro i pantaloni e lascia a me il compito di chiudere la cerniera, mentre tolgo la mano dalla sua figa.
Ho le dita pregne del suo profumo.
Ho le dita con qualche gocciolina dei suoi umori.
Non resisto.
Le infilo in bocca e le lecco senza farmi vedere da nessuno. Il gusto è dolcissimo e decisamente molto invitante.
Ora lo spazio dentro l’ascensore è più vivibile. Lei si affianca e le nostre due mani si toccano ed accarezzano reciprocamente. Prende il dito che prima avevo leccato e comincia ad accarezzarlo con movimenti in su e giù che simulano il massaggio di prima al cazzo.
La cosa mi fa salire ancora di pressione e lo si nota facilmente dal gonfiore dei miei pantaloni. Ora che la vedo del tutto, accidenti se è carina. Indossa un bellissimo paio di scarpe nere con un tacco a spillo di non meno di dieci centimetri.
La gamba è esile ma ben delineata e senza calze.
La gonna color mattone è discretamente sopra le ginocchia e le contorna perfettamente i fianchi molto e molto belli. La maglietta nera, anch’essa molto aderente è chiusa sul davanti da una cerniera con la doppia apertura. Il seno è rigoglioso e certamente non inferiore ad una terza misura, forse qualcosa di più. Anche lei è ancora molto eccitata ed il segnale sono i suoi capezzoli duri che svettano dal tessuto.
E l’ascensore? Accidenti eravamo talmente presi che quasi non ci siamo accorti del piano in cui l’ascensore si era fermato. Il 70°. Siamo a metà strada ed ancora ci sono solo cinque persone da scaricare.

L’ascensore riparte.
71°. Le porte si aprono ma ne sale ne scende nessuno.
72°. Nuovo piano. Si aprono le porte, non sale nessuno ma in compenso scendono due persone.
Ne rimangono ancora tre e 68 piani a nostra disposizione.
Giuro è un tormento. E’ una lenta tortura che logora i nervi e provoca dolore al mio cazzo che struscia durissimo sulla cerniera dei pantaloni.
73° piano le porte si aprono e grazie al cielo scende ancora una persona. Ora siamo rimasti in tre posizionati nei tre angoli della “gabbia”.
74° piano. Nulla.
75° piano nulla ancora. Maledizione non ce la faccio più. La prossima volta che si aprono le porte o scende oppure lo scaravento fuori io.
76° piano. Le porte si aprono. Finalmente si muove e scende.
Rimaniamo tutti e due con il cuore a mille nella speranza che nessuno entri. Le porte si chiudono e l’ascensore riparte. Rimaniamo fermi tutti e due nei rispettivi angoli opposti.
Ancora non ci crediamo.
77, 78,79,80° piano.
Oramai non entrerà più nessuno.
Non ce la faccio più.
A piccoli passi ma decisi mi avvicino a lei. Ci incontriamo nel mezzo dell’ascensore che nel frattempo ha ripreso la sua corsa. I nostri sguardi si incontrano e negli occhi leggiamo il desiderio a mille dei nostri corpi. Non ci conosciamo. Non ci siamo mai visti, non sappiamo il nostro nome.
Tutto questo non importa.
Abbiamo pochissimo tempo a disposizione.
Apro le braccia e la stringo forte a me. Cerco subito la sua bocca e la trovo aperta con la lingua leggermente fuori che si accarezza le bellissime labbra.
Voracemente la bacio, infilandole la lingua fino in fondo e giocando con la sua. Sembrano animate di vita propria. Convulsamente si muovono passando da una bocca all’altra. Si cercano, si trovano, si leccano, si mordicchiano reciprocamente.
Le mie mani vanno alla ricerca del suo seno. Lei infila la sua mano dentro i pantaloni alla ricerca del mio culo.
Le apro la cerniera della maglietta e davanti agli occhi mi compare uno spettacolo. Due tette, rotonde, sode come due uova di struzzo, con due capezzoli durissimi e di un colore rosso intenso . Sono imprigionate da un bellissimo reggiseno nero di velo, con vari ricami.
Non lo tolgo, abbasso solamente le spalline e come d’incanto quei due fiori svettano nella caldissima atmosfera dell’ascensore.
La pelle è profumatissima, velata da un goccio di sudore. I capezzoli reagiscono alle mie carezze e diventano ancora più duri. Le mie mani non riescono a staccarsi da tanta bellezza. Ho sempre avuto un debole per le tette delle donne. E’ la parte del loro corpo che più mi eccita. Non importa siano grandi o esagerate, l’importante è che siano ben evidenziate. Queste due poi sono veramente stupende. Sono certamente una terza abbondante, fatte a coppa di champagne, ben turgide e non cadenti.
Stacco la mia bocca dalla sua e prendo in bocca un capezzolo. Stuzzicato dalla mia lingua e delicatamente mordicchiato diventa se possibile ancora più duro. Prendo in mano tutte e due le tette e con la lingua passo da un capezzolo all’altro accarezzando contemporaneamente il resto del seno.
E’ stupendo e lei comincia a godere sotto queste mie carezze e baci prendendomi in mano la testa e guidando la mia bocca da un seno all’altro.
Non ce la faccio più. Mi inginocchio davanti a lei tenendo sempre tra le mani ed accarezzando energicamente le sue tette.
Lei prende la gonna e la solleva raggomitolandola sopra il bacino. L’operazione è velocissima ed aiutata dal tessuto elasticizzato dell’indumento.
Davanti a me ho un piccolo triangolo di seta trasparente nera. È il suo perizoma. Il resto dell’indumento sono due trecce di tessuto che le cingono i fianchi e si infilano dietro al suo culo. Stacco le mani dalle sue tette, subito rimpiazzate dalle sue. La prendo per i fianchi e le sposto con la lingua il triangolo di stoffa che le copre la fica. Il tessuto è completamente bagnato dall’eccitazione. E’ talmente piccolo che fatica a malapena a coprirle le labbra che ora sono gonfie e rosse all’inverosimile. Avevo ragione. E’ praticamente rasata a zero all’infuori di un piccolo ciuffo perfettamente tagliato sopra il pube. Ora ho il suo clitoride davanti agli occhi. E’ profumato e sporge dalle grandi labbra come a venirmi incontro. Non resisto oltre. Infilo la mia lingua dentro e comincio a leccare a più non posso. Prendo il suo grilletto tra i mie denti e comincio a rosicchiarlo dolcemente . Alterno la mia lingua alle dita che accarezzano dove prima è passata lei.
Ora è completamente sciolta. Non mi scappa.

Siamo arrivati al 100° piano. Ne abbiamo ancora a disposizione 20, quindi ancora pochi minuti. A questo penserò poi, intanto sono in paradiso e non voglio scendere.
La faccio appoggiare con la schiena alla parete dell’ascensore sorreggendosi alla maniglia. In questo modo le sue gambe si aprono ancora di più ed io ho più “materiale” su cui lavorare. Tolgo per un attimo la lingua e aiutandomi con le dita le apro per bene le grandi labbra. Ora è aperta, riuscendo ad entrare più a fondo con la lingua e infilare anche tre dita dentro. Tutto è ben bagnato e lubrificato. Mani e lingua lavorano insieme in un concerto perfettamente accordato.
Ora le dita si aprono come un ombrello ed ognuna accarezza una parte particolare della sua vagina. La nostra temperatura risale ancora tra il godimento reciproco, con il piacere che in questo momento ci sta bruciando.
Ecco ora grazie alla collaborazione di dita, lingua, e dell’altra mano la porto all’orgasmo.
La sento flettere ed irrigidirsi contemporaneamente. Il suo mugolio di piacere sale alle stelle. Sento scendere dalla sua figa un caldo miele che bevo istantaneamente senza perderne una sola goccia.
Alcuni scossoni la percuotono e la passano da sinistra a destra, dall’alto al basso.
Ha goduto a mille, bloccandomi la testa con le mani in mezzo alle sue gambe, sicura che non scappassi.
Ci mancherebbe altro. E chi si muove più da qui.
Ora ha goduto ma vedo ancora e forse più di prima brillare i suoi occhi.
Oramai siamo quasi arrivati, restano solo pochissimi istanti.
D’un tratto come se ci leggessimo negli occhi, tutti e due facciamo un balzo verso la pulsantiera e schiacciamo il pulsante di stop. Serve a bloccare l’ascensore nei momenti di pericolo e per riattivarlo ci vogliono una quindicina di minuti.
La stessa idea, nello stesso istante.
Altri 15 minuti tutti per noi, per la nostra voglia, per i nostri corpi.
Ci riabbracciamo forte, e le nostre bocche si cercano avidamente.
Lei praticamente è nuda. La gonna attorcigliata attorno alla vita quasi non si vede. La maglietta aperta ed il reggiseno abbassato le scoprono anche il resto del corpo. Ora è lei che si inginocchia ai miei piedi e con mossa fulminea mi abbassa pantaloni e slip.
Il mio cazzo oramai è violaceo dalla tensione e gonfiore. Con un calcio mi levo dal tutto quegli oggetti ingombranti e resto solo con la camicia. Le sue mani mi cingono da dietro per le natiche.
Sento la sua lingua sfiorare la punta del mio cazzo e lo vedo vibrare dalla tensione. E’ completamente inzuppato del mio umore.
E’ bagnato lubrificato perfettamente ma non del tutto scapellato.
Ci pensa lei a questo.
Apre la bocca e lo ingoia del tutto. Sento il calore della sua lingua su tutta la sua lunghezza. Sento il suo palato sulla mia punta. Sento i suoi denti che leggermente lo mordicchiano. Se possibile diventa ancor più duro.
E’ molto brava.
Si aiuta anche con le mani. Una lo prende in mano e accompagna i movimenti della sua bocca. L’altra prende in mano le palle e leggermente le accarezza come fossero due biglie. Accidenti se è brava. Ora muove mani e bocca a ritmo impressionante. La vedo andare avanti ed indietro facendo scomparire e ricomparire il mio sesso nella sua bocca ogni due secondi.
Ora basta non ce la faccio più. La voglio scopare. Voglio entrare dentro di lei, fosse l’ultima cosa che farò in questa vita. Voglio scoparla anche a rischio di essere scoperto e malamente licenziato per atti osceni.
La prendo dolcemente per la testa e la faccio alzare. Lei ha capito. Lo tira fuori dalla bocca ma non lo abbandona con la mano.
La prendo per i fianchi e la faccio girare con il viso contro la parete. La mia mano prende la sua coscia destra e alza il suo piede sino ad appoggiarlo al corrimano in legno presente nell’ascensore.
Mi stacco un attimo da lei.
Davanti a me ho il suo bel culo quasi completamente divaricato, con in bella mostra le labbra del suo sesso più rosse e gonfie di prima. La linea della sua schiena è leggermente arcuata anche se seminascosta dalla maglietta goffamente attorcigliata al reggiseno.
Vedo il davanti del suo corpo riflesso sul grande specchio davanti a noi. Ha veramente due belle tette.
Svettano su tutto questo panorama come due rose in un tavolo.
Vengo richiamato all’ordine dalle sue labbra. I suoi occhi mi invitano a scoparla. La sua lingua gioca freneticamente con le sue labbra passando da un lato all’altro della bocca.
Non resisto. Un bacio alla nuca, una lunga passata con la mia lingua lungo la sua spina dorsale, appoggio la punta del mio sesso durissimo sulle sue labbra quel tanto da coglierne un po’ del suo miele. La lubrificazione è ideale, spingo dolcemente.
Lentamente, ma deciso, vado avanti, ed ogni centimetro che entro in lei, sento crescere la pressione del mio sangue. E’ caldissima, perfettamente bagnata dalla mia saliva di prima e dal suo orgasmo precedente.
Ecco ora sono dentro tutto.
Comincio a muovermi lentamente avanti ed indietro. Sinistra e destra con movimenti circolatori. La prendo per i fianchi e le faccio seguire i miei movimenti sino a quando ha preso il tempo.
Ecco ora i due sessi si sono adattati alle rispettive misure con ulteriore abbondante produzione di umore da parte sua.
Scivola avanti ed indietro che è un piacere. E’ stupenda. Mentre la scopo dolcemente ma deciso, mi appoggio alla sua schiena e baciandole ancora la nuca ed i lobi delle sue orecchie, prendo in mano le sue tette.
Come mi piacciono.
Fatico a tenerle in mano, anzi, non ce la faccio. Sono stupende, sode, delicate e vellutate come mai ho sentito prima d’ora. Gioco ancora con i suoi capezzoli strizzandoli e accarezzandoli contemporaneamente. Ora i rispettivi movimenti aumentano di ritmo e pressione. L’aiuto a sorreggere la gamba perché comincia a perdere l’equilibrio sotto i miei colpi. L’adrenalina scorre velocemente nelle nostre vene. Il sangue fa pulsare i nostri occhi. La libido prende tutto di noi, non lascia un millimetro di pelle scoperta. Siamo tutti reattivi. Siamo sensibili ad ogni movimento dei nostri corpi.
Lei gira lo sguardo verso di me. Capisco che sta cominciando nuovamente a godere, e ulteriormente stuzzica il tutto riprendendo quei giochi con la lingua che mi piacciono molto…
Accidenti non ce ne siamo accorti. L’ascensore ha ripreso la sua corsa.
Non mi importa nulla. Costi quel che costi, voglio farla godere e godere io stesso. Aumento così il ritmo dei miei colpi.
Le faccio abbassare il piede ed appoggiarlo a terra, ma anche contemporaneamente ad abbassarsi ed allargare le gambe, il tutto senza uscire da lei.
Forse questa posizione è più comoda, e visti i secondi a disposizione ne approfitto. Riprendo veloce e forsennato i mie colpi.
Ecco la sento gemere.
Sento i muscoli della sua vagina contrarsi e rilassarsi ripetutamente.
Sta godendo abbandonandosi ad un mugolio di piacere.
Sento il mio cazzo inondato dai suoi umori mentre ancora pompa avanti ed indietro. Ora è il mio turno.
Lei lo capisce e risponde ai miei colpi con l’aiuto delle sue reni. Anche io con una scossone che mi scombussola tutto vengo e la riempio con il mio orgasmo. Continuo lentamente a scoparla fino al completo scaricamento del mio liquido dai testicoli.
Sento il tutto colare un po’ dalle mie gambe e dalle sue.
Che piacevole sensazione di calore.
Un ulteriore bacio sulla nuca e via.

Recuperiamo in fretta i nostri vestiti dopo esserci rapidamente puliti con delle salviette umidificate. Manca un piano e siamo ancora nudi. Accidenti che velocità. Recupero i miei pantaloni e li infilo come un pazzo.
Lei si sistema la maglietta, gli slip ed abbassa la gonna. Due colpi di mano ai capelli per tentare di normalizzare i nostri volti paonazzi dal rossore…
Le porte improvvisamente si aprono. 120° piano. Siamo arrivati.
Un bacio sulla guancia, lei mi infila un pezzo di carta in tasca ed ognuno verso il suo ufficio.
Giuro sono sconvolto.
Mi siedo dietro la mia scrivania e se avessi un termometro credo supererei i 40 di febbre. Il mio cuore batte ancora all’impazzata. Ancora non riesco a connettere cosa mi sia successo. Ma è successo proprio a me? …
Metto la mano in tasca e tiro fuori il biglietto.
Non so quando lo abbia scritto, comunque c’è solo un indirizzo e-mail.
Sono curioso. Le scrivo subito ed immediatamente mi risponde.
E’ lei; si chiama Eleonora, ed anche lei è italiana, di Milano, ed è li per un corso di aggiornamento. Lavora allo stesso piano mio ma non ci siamo mai incrociati.

Da quel giorno, per altri sei mesi, prima ci siamo divertiti in ascensore giocando con il destino, poi continuando il tutto con ripetute e molteplici e-mail “calienti” accompagnate da numerose fotografie a tema. Un mio desiderio espresso, una mia fantasia e subito dopo o appena possibile arrivava la sua foto.
La cosa credetemi è stata molto eccitante e bellissima.

Autore: Anonimo

Imprevisto gay nello spogliatoio

Entrai negli spogliatoi molto dopo rispetto agli altri. Mi ero fermato a parlare con l’allenatore prima che questo tornasse a casa. Ero sicuro di essere solo: avevo visto gli altri miei compagni di squadra uscire uno ad uno dal sottopassaggio.

Mi sedetti sulla panchina e cominciai a togliermi i vestiti per fare la doccia, quando sentii dalle docce che l’acqua continuava a scorrere. “Qualcuno deve aver dimenticato l’acqua aperta” pensai scuotendo la testa e prendendo l’accappatoio e lo shampoo. Aperta la porta mi vidi davanti Francesco, fermo sotto l’acqua con gli occhi chiusi.

Sono sempre stato attratto dalle donne, ma devo ammettere che in qualche caso avevo avuto pensieri erotici riguardo qualche mio compagno di squadra. Uno di questi era proprio Francesco.

Di corporatura minuta, ha gli occhi verdi, la bocca larga con le labbra rosse e sottili, i capelli castano chiaro; i pettorali non sono troppo sviluppati mentre gli addominali sono ben segnati. Di lui osservavo soprattutto di sfuggita il culetto sodo e rotondo e le gambe belle, muscolose e praticamente glabre, proprio da calciatore. Il cazzo era di lunghezza e diametro notevoli rispetto all’altezza.

Aprii l’acqua e mi misi sotto la doccia a fianco alla sua. Aprì gli occhi e mi guardò straniato.

–Ancora qui?- gli chiesi sorridendo.

-Già…- rispose lui abbassando lo sguardo verso di me. Io non credo di essere particolarmente attraente. Sono moro, abbastanza alto e il mio fisico non è troppo muscoloso. Fatto sta che vidi nei suoi occhi qualcosa di strano.

Iniziai ad insaponarmi il pacco e le cosce e Francesco continuava ad osservarmi. Distolsi lo sguardo dal suo culo bagnato. –Mi dai un po’ di shampoo?- mi chiese di colpo.

-Certo- risposi allora rilassandomi e versandogliene un po’ sul palmo della mano. Lui se lo spalmò sul petto, poi sugli addominali e poi sui coglioni, massaggiandosi appena il pene con il palmo delle mani. Poi si piegò in avanti e si insaponò le gambe. Vidi che era in semi erezione e anch’io cominciavo ad eccitarmi. Mi girai dall’altra parte e continuai ad insaponarmi le braccia. Sentii una sua manina sulla spalla. –Me ne dai ancora un po’?-

Mi voltai. – Certo, certo… allunga la mano- lui mi guardò storto e si voltò. – Me lo spalmi tu sulle spalle e sulla schiena?-

Deglutii, ne versai un po’ sulle sue spalle, e cominciai a massaggiare. –Ah… sì, bravo… scendi pure, massaggia anche più in basso…- scesi con le mani e arrivai all’altezza dei fianchi. Mi avvicinai a lui, fino a sfiorare con il pene il suo culo. Gemette e si mise una mano sul cazzo. Massaggiai da dietro gli addominali cingendolo con le braccia. Dall’ombelico lo insaponai sempre più in basso, fino a toccargli il pene con le mani. Lo insaponai e lo toccai delicatamente.

Poi passai al culo. Mi abbassai fino ad avere gli occhi all’altezza dell’ano; lo insaponai bene, toccandolo e massaggiandolo anche intorno al buchetto. Mi alzai e lo sentii gemere ancora. Gemetti anch’io girandolo. Lo misi con le spalle al muro ed iniziai a baciarlo. Gli infilai la lingua in gola tenendolo premuto con le spalle al muro. L’acqua scorreva su di noi. Gli misi le mani sul culo e gli alzai una gamba. Si avvinghiò con il polpaccio alla mia schiena mentre con una mano lo toccavo su e giù per la coscia e gli accarezzavo il polpaccio e con l’altra entravo tra le natiche scivolando con il sapone. I nostri cazzi in erezione si toccavano. –Scopami…- mi sussurrò nell’orecchio mentre gli leccavo il collo. Si girò ancora, appoggiò le mani al muro e divaricò le gambe mostrandomi il suo culo ben aperto. Lo leccai e gli aprii l’ano, irrompendo poi con il mio pene. Il sapone e l’acqua rendevano facile e fluida la penetrazione. Francesco godeva e gemeva dal piacere. Io continuavo a penetrarlo godendo come non mai; venimmo insieme. Il suo sperma inondò il pavimento delle docce. Ci separammo e ci baciammo ancora per qualche minuto, poi ci lavammo insieme e tornammo a casa.

Fitness Club lesbo

Sono sudata. Proprio oggi che mi son portata un completino con pantaloni al ginocchio per la palestra, l’impianto di climatizzazione è fuori uso. Appena entrata non ho sentito il solito vociare che mi accoglie sempre: un silenzio rotto solo occasionalmente dal rumore di qualche attrezzo. Niente musica che in genere accompagna lo spinning. niente risate sonore, il silenzio.
Mi reco negli spogliatoi, mi sfilo i sandaletti, mi levo la gonna, la camicetta. Mi sfilo rapidamente il completino in pizzo: è nero con dei fiorellini ricamati, e le mutandine sono trasparenti dietro, mentre sul davanti portano una rosa gialla. Nuda così sento un filo d’aria ed è piacevole. Mi metto le mutandine in microfibra, indosso il top ed i miei pantaloni sportivi. Raccolgo i capelli con un
elastico e apro la porta che immette nella sala degli attrezzi. Non c’è nessuno! Eppure è orario di lezione. Non c’è nemmeno un istruttore od una istruttrice. Allora vado verso l’ingresso, per chiedere che succede; e mentre sto percorrendo il corridoio, da una porta sbuca l’istruttrice di spinning. Mi accoglie con un sorriso e mi dice:
“Claudia! ma che ci fai qui a cuocere?”. Che ci faccio, rispondo io, quando posso vengo sempre in palestra a quest’ora. Mi dice che siccome fa caldo nessuno ha osato muovere nemmeno un dito e che in palestra non c’è nessuno. Eh tante grazie, lo avevo capito da sola!.
Ma di già che ci sono non si può fare qualcosina di leggero leggero?
Magari da non faticare (leggere sudare…) troppo?. Certo, mi dice, potrei usare un po’ gli attrezzi. Conosce molto bene il mio timore di diventare grossa, i miei muscoletti saranno piccoli ma provate a litigare con me e ve ne accorgerete!
Mi dice che anche Chiara (una ragazza che ho conosciuto proprio in palestra) è di la (io non l’ho vista o sentita) e sta usando attrezzi leggeri. Va bè… vado con lei. Ritorno nella sala e non sento niente. Sono tentata di urlare “CHIARAAAAAAAAAA”, salvo essere presa per matta. Così dico un normalissimo “Chiara ci sei??”. Mi risponde con voce ansimante (alla faccia dell’esercizio leggero).
La trovo sdraiata su una panca a fare una serie di addominali: indossa un body bianco, è a piedi scalzi, e i capelli le si appiccicano alla fronte, alle spalle. A vederla mi sembra stanchissima. E a dirvela tutta non mi entusiasma proprio di mettermi a faticare, oggi mi sento così, strana, stanca. Glielo dico e lei con un sorriso affaticato mi chiede perché mai allora mi son fatta viva in palestra! Bella domanda. Vorrei aver una bella risposta per lei, e invece sto zitta. Restiamo così per dei lunghi secondi, nessuna delle due apre bocca: Chiara ha un sesto senso e sa sempre quando non è il caso di fare altre domande. Credo che sia per questo che siamo diventate amiche. Poi mi chiede se ho voglia di aiutarla. Certo, tanto non ho intenzione di fare nulla. E così mi siedo ai suoi piedi e poso le mie mani sulle sue caviglie: gliele devo tenere ferme mentre lei si dimena come una pazza. Tutto subito non ci faccio caso, ma poi mi chiedo come mai non usa gli appositi bloccaggi della panca, o come accidenti si chiamano. Insomma, ci son due protuberanze imbottite, ed ho sempre visto gli altri che ci piazzano sotto le caviglie e si tengono così. Ma a lei non dico nulla e sto zitta, mentre le mie dita scivolano leggermente sulla sua pelle umida.
L’ultima volta che ci siamo viste non indossava un body, o meglio, sopra metteva un paio di pantaloncini. Si è depilata l’inguine (come me) e proprio li il body le disegna una fossetta molto provocante. E con il sudore il bianco diventa un po’ trasparente. Sul ventre, ogni volta che si solleva, il tessuto non appena si stacca ridiventa di un bianco latteo, mentre quando si corica e viene a contatto con il sudore e la pelle il bianco latteo diventa leggermente rosato.
Tiene le mani dietro la nuca, ed ha delle belle braccia. Le ascelle sono perfettamente depilate, un filo di abbronzatura, le spalle ben fatte segnate solo dalle spalline.
Mi accorgo di sentire dell’umido tra le mie cosce, e non solo perché sono sudata.
Quasi non sento che mi chiede di lasciarle libere le caviglie: ero troppo presa ad ammirarla.
Si vuole girare a pancia sotto. La panca è bagnata con il suo sudore, e così prende un asciugamano e le da una passata. Si tampona prima il viso, le braccia, le gambe. E si sdraia. Mi chiede di passarle due pesi per le mani. “Questi?” chiedo io. Glielo porgo. Le chiedo se le devo sempre tenere le caviglie; se ne hai voglia molto volentieri, così fatico meglio, mi dice lei.
Mi vado a risiedere ai suoi piedi, a cavalcioni sulla panca. Le tengo le caviglie fisse alla panca e unite, ma è una parola. Ha molta forza e dopo poco le caviglie si aprono leggermente. Meno male che non volevo faticare: sono stanca e sudata. Quasi non mi accorgo che il suo body è molto sgambato. Oddio ci risiamo… sento umido… cerco di non pensarci, di guardare altrove, ma è più forte di me. Mi sento attratta da lei, dal suo corpo, da quel suo modo di parlare così dolce e educato in ogni circostanza.
Man mano che si muove, che solleva prima le braccia, poi il busto leggermente, il body si “scompone”, e le scende un po’ tra i glutei.
Sono tentana dal chiederle se glielo posso mettere a posto, ma no! non sono mica così sfrontata! ma che mi prende oggi? Lei continua a fare i suoi esercizi. Le chiedo se va bene come le tengo le caviglie.
Benissimo mi risponde. Non resisto, è più forte di me: “Hai il body fuori posto” le dico con tutta la naturalezza che riesco a trovare dentro di me. Cerco di fare la indifferente, come se fosse una cosa che ho notato così, per caso.
“Lo sento” mi dice lei, con quella sua voce dolcissima, e con un tono troppo bello. Credo di aver deglutito, e allora le dico “Sa, te lo metto a posto”. Mi risponde solo con un “Va bene” tra il divertito e il sorpreso, ma sempre dolce. Le lascio andare le caviglie e mi alzo.
Sono di fianco ai suoi fianchi: ha la schiena madida di sudore, e tra i glutei è sudatissima. Il body le è sceso tantissimo. Passo le dita sotto l’elastico, e percorro il perimetro partendo dai fianchi scendendo piano piano verso l’inguine. Lei non mi vede e così avvicino il mio viso al suo corpo e inspiro il profumo della sua pelle. Lascio che le mie dita scorrano sulla pelle e si inzuppino del suo sudore. Le dico che più in giù non riesco a metterglielo a posto.
Sorride, e dice che ci penserà poi lei appena si alza. Sento i capezzoli inturgiditi sotto il top.
Non faccio in tempo a risiedermi sulla panca che lei lascia cadere i pesi, e si gira. Si siede sulla panca e posa un piede sopra, per asciugarsi la gamba. Si guarda e sbotta in un “mai più un body bianco. Tu Claudia sai consigliarmi qualche negozio che venda cose più decenti?” Ma no, cosa dici, le rispondo. Ti sta benone, il bianco con i tuoi capelli castano scuro e la tue pelle leggermente abbronzata secondo me ti sta benone. Si, risponde lei, ma hai visto come diventa quando è sudato? Eh Chiara, vorrei dirti che non ho visto, vorrei recuperare un briciolo della mia decenza, ma non ci riesco. Meno male che non c’è nessuno oggi, prosegue lei. Poi mi fissa con i suoi occhioni da cerbiatta e scoppia in una risata sincera: Claudia, ma sei più sudata te di me! Lo so che sono sudata.
Tra il caldo, lo sforzo di tenerti le caviglie e il turbamento che i tuoi glutei mi hanno provocato mi sento imperlata di sudore da capo a piedi. E mentre le dico queste cose non riesco a distogliere gli occhi da lei. Non posso credere che sia una semplice impiegata, poteva tranquillamente fare la modella e sarebbe tra le più acclamate, tra le più ricercate. Ed invece sgobba tutta la mattina in un part-time che non le basta nemmeno per andarsene di casa. Penso a tutte queste cose e la guardo, anzi la osservo. Ogni volta scorgo qualcosa in lei che non avevo mai notato. E così vedo che si passa le mani sotto le cosce, se le stringe e resta così a parlare. Parliamo per circa 10 minuti: parlo bene con lei, è un po’ la mia confidente.
Forse perché sa capirmi, anche se non sa bene nemmeno lei cosa veramente si deve capire di me stessa.
Non glielo avevo detto mai di essere attratta dalle donne, di essere lesbica. Non ne avevo avuto il coraggio. Ma oggi si, voglio che lo sappia. Sono sempre stata sincera almeno con le amiche, e anche lei deve saperlo. Per me è una amica vera, e spero di esserlo per lei.
Mentre mi allaccio una scarpa, con gli occhi un po’ impauriti le dico con un filo di voce di essere lesbica. Non oso guardarla in viso, non voglio turbarla oltre, non voglio che si senta in obbligo di sorridere, di dire una cosa carina nei miei confronti. La voglio lasciare “da sola” a pensare quello che vuole di me. I secondi di silenzio si fanno lunghi, sento appena il mio respiro, non sento nulla di lei. Ad un certo punto trovo il coraggio e alzo gli occhi sul suo viso: la sua espressione è perplessa, se ne accorge e sorride lievemente. Non so se prenderla bene o male. Le sue labbra si schiudono in un sorriso sincero mentre sussurra: “Non ti è costata molta fatica aggiustarmi il body” e mentre lo dice mi strizza leggermente la mano con la sua. Ecco: mi ha spiazzata. Non so che dire. E come al solito quando mi procura imbarazzo è lei che porta tutto nella norma. “Spero tu non ti vergogni!” mi dice ascoltando solo il mio silenzio. “No, solo non so mai la gente che pensa” le rispondo. Mi dice che la gente pensa troppo a volte, e troppe volte pensa sempre ai fatti degli altri e poco ai proprio. Il suo modo gentile per mandare al diavolo le persone. Come se non lo sapessi anche io.
La guardo dritta negli occhi, e le sussurro: “Chiara, te lo avrei sfilato il body” e mentre lo dico già me ne pento. Ho la pelle d’oca (e se qualcuna dice che è la mia naturale GRRRRRRRRR). Devo essere diventata rossa. Di tutti i colori. Perché lei sta ridendo come una pazza. Poi all’improvviso resta zitta. Si fa seria. Si guarda i piedi scalzi, le gambe. Si aggiusta i capelli. Mi sento nuovamente a disagio. Sento che sta per dire qualcosa di importante, e come ogni volta che apre bocca, non lo fa per dire sciocchezze.
Mi guarda di nuovo, il suo viso dolcemente sorridente nel suo insieme. “Prima o poi dovrò sfilarlo il body, la doccia mica la faccio così. In genere sono nuda sotto l’acqua”. Oddio. Il mio disagio cresce. Lei si alza, mi prende per mano e si avvia con passo deciso negli spogliatoi. Io la seguo. In silenzio. Chiude la porta dietro di noi. L’aria negli spogliatoi è più fresca, e gradevole.
Specialmente oggi che non c’è nessuna. Lei è rimasta in silenzio da quando ci siamo alzate dalla panca. Ha preso l’accappatoio e un asciugamano in spugna. Io l’ho imitata, non so più che fare, sembro diventata scema all’improvviso. Mi siedo a rovistare nella mia sacca alla ricerca del doccia schiuma. Non riesco a trovarlo, eppure sono sicura di averlo preso. Sento una mano sul mio braccio, una mano che mi invita ad alzarmi: è lei. Si è sfilata il body, e quasi incredula guardo dietro le sue gambe: giace sul pavimento. Mi sfilo il top, mi aiuta a togliere i pantaloni. Ci dimentichiamo entrambe che era meglio togliere le scarpe prima. Mi ritrovo seduta per terra con i pantaloni intrisi di sudore e arrotolati ai polpacci, con le sue mani che mi sfilano le scarpe senza slacciarle. Si incammina verso le docce. Le dico di aspettare, ho ancora le mutandine. Non mi lascia la mano, me le sfilo con una sola.
Entriamo nella prima doccia. Apre l’acqua e la regola sul caldo. Mi spinge delicata contro le piastrelle. Il freddo improvviso mi procura brividi sulla schiena. E non solo per quello sono percorsa da brividi. Oddio e se Mari lo viene a sapere? Che sto facendo? Che stronza che sono. Sento le sue mani che mi bloccano dolcemente. Che mi levano l’elastico. I miei capelli ricadono sulle spalle. Una sua gamba si insinua tra le mie e mentre le sue labbra rapiscono le mie sento la sua coscia che struscia sul mio inguine. Le sue labbra giocano a lungo con la mia lingua, mentre con le mani mi stringe le guance. Le mie braccia sono abbandonate lungo i miei fianchi. Sento le sue che piano piano scendono lungo le mie braccia. Mi stringe le mani e le posa sui suoi fianchi. Le sue risalgono sul mio corpo. Mi accarezza delicata il fianco e con la punta delle dita titilla un capezzolo mentre preme piano piano il suo seno al mio. Prendo coraggio. Le mie mani iniziano ad accarezzarle la schiena. Salgono fino alle sue spalle per ridiscendere giù giù. Oso. Le passo un dito tra i glutei premendo leggermente. La sento gemere, e sento le sua labbra stringersi sulle mie, la sua lingua vogliosa cercare la mia.
Le mie mani le avvolgono i glutei. Mi stacco dalle piastrelle. Le allargo leggermente i glutei mentre la attiro contro di me. Lei fa altrettanto con me. Sono eccitata. E glielo dico. Anche lei me lo dice. Si stacca da me. La lascio andare. Si mette con la schiena contro il muro irrorato dalla doccia e mi abbraccia da dietro. Sento i suoi capezzoli contro la mia schiena. La sua bocca che bacia il mio collo. Le sue mani sono ora sul mio ventre ora sul seno. Mi sta tirando un capezzolo, lo stringe tra le dita e lo tira fino a che non mi sente gemere. Con l’altra mano mi sta invitando a divaricare le gambe mentre con le labbra cerca di nuovo le mie. Sento il suo dito che percorre le mie labbrette, mi sussurra in orecchio “ti desidero”.
Le prendo la mano, intreccio le mie dita con le sue e mi lascio accarezzare. Senza muovere la mano da li, con le dita che giochicchiano con il mio inguine si china, mi bacia le schiena, mi bacia i glutei. Con la mano libera divarica i miei glutei e lascia che la lingua affonda fino a sfiorare la pelle delicata. D’un tratto non la sento più su di me. Si inginocchia davanti a me. Mi sta leccando il bottoncino. Lo ha stretto con due dita e avvolgo con le labbra. E con le dita mi penetra. Non riesco a fare altro che accarezzarle la testa, i capelli bagnati. Mi sento eccitata. Molto.
Lei si sta accarezzando l’inguine. Vorrei farlo io. Ma non ha intenzione di lasciarmi andare. Adesso sento la sua lingua che sprofonda nel mio corpo. La sento premere con il viso, mentre con la mano mi accarezza le gambe. Mi scappa la pipì, ma non voglio andare via! No, mi scappa proprio. Glielo dico. Accucciati qui mi dice, l’acqua laverà via. Lei si alza, in due accucciate nella doccia non ci stiamo. Mi accuccio e lei si mette alle mie spalle, in piedi. Mi prende per le spalle e mi preme contro le sue gambe. La mia nuca contro il suo inguine. Sento dai movimenti che continua ad accarezzarsi da sola. I nostri piedi sono circondati da acqua e pipì.
Mi passo una mano tra le cosce per darmi una lavata. Sento che sono bagnata, la pelle appiccicaticcia. Mi giro restando accucciata. Lei mi spinge contro la parete e si lascia scivolare lungo il muro, accucciandosi a sua volta. Siamo strette strette. Mi bacia, mi accarezza il seno. Mi sussurra in un orecchio che anche lei deve fare la pipì. E mentre sento l’odore pungente mi bacia a lungo..
..
.. oh mammamia!!! Lo senti anche tu?? Uno scampanellio. Deve essere l’allarme antincendio!! Oddio che ne so… non ne ho mai sentito uno prima d’ora! Si si deve esserci un incendio nello stabile!!!…
..
.. brutta stronzettina di una sveglia maledetta! Ma proprio adesso dovevi metterti a suonare? Uffaaaaaaaa e quando mi ricapita un sogno così!
Va bè.. lo so da me che devo alzarmi. Ma sai bene anche tu che per quanto presto mi svegli poi sono troppo brava a far tardi. Va bè va bè… ho capito… toh non rompere più. Mi sono alzata dal letto. E non ti dirò mai che il mio pigiamino corto era piacevolmente umidino li… li dove? A te brutta svegliaccia non lo dirò mai!

Autore: Anonimo

La maestra del doposcuola

Mia moglie Angelica, oltre a essere bella, 1.75, tette fantastiche, culo sodo e alto, cosce statuarie, è molto brava in italiano e a volte impartisce lezioni private ad alcuni alunni che hanno bisogno di qualche ripasso.
Un giorno vennero a farci visita dei cugini lontani di mia moglie che da molto tempo non vedevamo. Volevano che il loro figlio diciottenne venisse a casa nostra per qualche lezione di Italiano, in quanto prossimo agli esami di stato.
Mia moglie fu d’accordo.
Il ragazzo cominciò a frequentare casa nostra quasi tutti i giorni.
Una sera ricordando il passato insieme a mia moglie, parlavamo di questo ragazzo, Giovanni il suo nome, e i nostri pensieri ritornarono a un episodio di alcuni anni fa:
il Ragazzo allora aveva 10 anni ed eravamo tutti al mare. Mentre giocavamo gli si sfilò il costume e notammo, nonostante la giovane età, che egli aveva un cazzo enorme, grande quanto a quello di un adulto.
Dissi a mia moglie:
“chissà se adesso ha il cazzo enorme in proporzione agli anni che ha?”
Volevo che Angelica lo provocasse e volevo che se lo portasse a letto.
Mia moglie fu d’accordo e il giorno dopo cominciò a vestirsi in modo altamente provocante:
gonna cortissima con spacco, calze nere di seta e reggicalze, una camicetta semitrasparente e sbottonata al punto giusto. Io avevo preparato un posticino per potermi godere lo spettacolo che si preannunciava caldissimo: avevo sistemato uno specchio davanti alla porta che comunicava con la stanza da letto degli ospiti con il bagno adiacente, lo specchio era di quelli che faceva vedere il lato opposto senza essere visti .Quando mio cugino si presentò, mi affrettai a nascondermi, mentre mia moglie faceva gli onori di casa. Il ragazzo guardava impressionato tutto ciò che mia moglie gli offriva senza pudore. Si misero a studiare e mia moglie provocava il ragazzo esibendo il seno che faceva capolino dalla camicetta semi sbottonata, e aprendo le cosce ogni volta che il ragazzo la guardava. Con la scusa di prendere un libro che si trovava in alto sulla libreria, mia moglie salì sulla scala e mostrò al ragazzo tutte le sue nudità. Il ragazzo aveva un gonfiore sproporzionato tra le gambe, e mia moglie, scendendo dalla scala, con una scusa vi si strofinò .
Poi glielo palpò e disse
“Che bestione enorme hai tra le gambe!!” Glielo massaggiò a lungo, poi abbassò la lampo e lo tirò fuori: era enorme, almeno 25-26 cm.
Lo Leccò tutto con la lingua, poi cercò di prenderlo il più possibile in bocca. Lo succhiò con maestria, e di seguito se lo infilò tra le tette sode per una spagnola; in due minuti il ragazzo sborrò cosi abbondantemente che mia moglie si ritrovò piena di sperma dappertutto: in gola , sulle tette, sul viso, tra gli occhi e persino sui capelli. Da grande troia si massaggiò viso e tette con quel cazzone duro , spalmando lo sperma come fosse crema.
Continuò facendo sdraiare il ragazzo, e aperte le gambe, lo invitò a toccargli la fica. Giovanni gliela smanettò a dovere, poi mia moglie gli disse di leccargliela. Si misero in posizione di 69 e mia moglie lo succhiava eccitata. Il ragazzo sborrò di nuovo, mia moglie questa volta si fece sborrare interamente in bocca senza perderne un goccio.
Si alzò e invitò il ragazzo ad andare a lavarsi , mentre lei andava nell’altro bagno, in quello dove ero nascosto io. In silenzio e ancora sporca di sperma , me lo prese in bocca ; lo succhiava tutto e per tutta la sua lunghezza. Mi fece sborrare in due minuti. Poi aprì la bocca e fece i gargarismi di sperma. Mi sussurrò nell’orecchio:
“come è facile prendere in bocca il tuo cazzo, dopo aver preso quel bestione enorme….”.
Mi Baciò e torno dal ragazzo che nel frattempo era uscito dal bagno.
Inizio a baciarlo dappertutto , infilava la sua lingua in ogni angolo, facendolo sussultare. Lentamente il bigolone tornò in posizione eretta; mia moglie lo succhiò per qualche istante, poi si sdraiò a gambe aperte e invitò il ragazzo a penetrarla. Sembrava una vergine, Quel cazzone non entrava mai. Alla fine fu dentro, mia moglie urlò tanto in un misto di piacere e dolore. Il ragazzo la penetrava lentamente. Dopo qualche minuto, mia moglie ansimava e urlava come una pazza, le piaceva da morire; pregò il suo amante di penetrarla più velocemente e con più vigore.
Le sue urla di piacere e i mugolii si facevano sempre più intensi. Gli sussulto
“dai spaccami tutta!!! Fammi venire !!!Non ti preoccupare, se devi venire puoi venirmi dentro !! Si !!! SI!!!
Godo!! Urlò tantissimo e a lungo. Aveva avuto un orgasmo intensissimo.
Si fermarono Per qualche minuto. Il ragazzo non era venuto. Lei lo fece sdraiare e gli salì sopra, a spegni moccolo. Io mi godevo la scena: Era impressionante, Il cazzone enorme la penetrava tutta.
In breve si ripeteva l’episodio precedente: In cinque minuti mia moglie ebbe un altro intensissimo orgasmo. Il ragazzo ancora resisteva. Mia moglie scese dal cazzone e invitò il suo amante a leccarle la fica. Giovanni la slinguacciò per un poco, poi mia moglie in fase di intenso calore si mise alla pecorina.In quella posizione e con quelle calze nere, era eccitatamente da orgasmo subitaneo, anche per uno che aveva goduto tre volte. Lo incitò a penetrarla con tutta la sua forza perché lei era pronta a godere. Il ragazzo stantuffava come un locomotore ed in breve tra urla e gemiti la portò all’orgasmo. Le contrazioni della fica fecero godere lui come non mai; urlava e tremava. Alla fine mugolava e si teneva il cazzo con la mano dicendo che dal tanto piacere, gli faceva male. Mia moglie glielo prese in bocca, tutto questa volta, perché si stava afflosciando. Gli sussurrò guardandolo negli occhi con un espressione da grande troia:
“stasera quando tornerai a casa il tuo cazzo non servirà neanche per pisciare!”
Continuo a succhiarlo e a massaggiarselo tra le tette. Ci volle un bel po’ di tempo per farglielo tornare duro. Estrasse da un cassetto un vibratore e se lo ficcò in fica provocando il ragazzo fino a oltre l’umana sopportazione. Alla fine gli saltò addosso e la penetrò con violenza, facendola urlare come una cagna. La sbattè sul tavolo e lei godeva come una pazza. Alla fine lo tolse dalla fica, fradicio di umori. Mia moglie lo spompinò alla grande, facendolo godere e ficcandogli al momento dell’orgasmo un dito nel culo, cosa che lo fece sobbalzare dal piacere. La maiala ingoiò tutto.
Finirono di lavarsi e di vestirsi. Poi lo accompagnò alla porta e salutandolo gli chiese:
“quanto c’è l’hai lungo amore ?” Il ragazzo rispose 26 cm. Lo baciò e gli disse ancora:
“Spero ti sia divertito… Comunque è stata un’ avventura, io goduto tanto… Non cercare di me in futuro come troia ma come cugina…. È una cosa che è accaduta … ti prego di comportarti con me come in passato…. E da domani lezioni regolari come se nulla fosse accaduto.”
Il ragazzo la salutò commosso e mia moglie torno da me eccitata più di prima.
Facemmo l’amore per tutta la notte.
Questa avventura è servita per tenere sveglio lo stimolo sessuale tra una coppia.
In futuro ho intenzione di portare a casa qualche soldato altamente infoiato per fare l’amore con mia moglie e sbatterla sotto i miei occhi eccitati.

Autore: Anonimo

Linea erotica

Non smeTuuuuuu… Tuuuuuuuu… Tuuuuuuuu… Click!
-Ciao, e benvenuto! Con quale delle nostre ragazze vuoi parlare? Con Alessia, con Martina o con Barbara?-
-Ehmmmm, con Barbara!-
-Per parlare con Barbara, seleziona con il tasto “5″ del tuo telefono. Buon divertimento!-
Bip! …ITTUTTUTTITUTTITTITTUTTITTUTTUTTITTUTTI… Tuuuuuu… Tuuuuuu… Click!
-Ciao! Sono Barbara!-
-Ehm, ciao… Barbara… -
-E tu? Come vuoi che ti chiami?
-Ergh, chiamami… Chiamami Dany!
-Molto bene, Dany! Vuoi sapere qualcosa di me?
-Si!!
-Avanti allora, dimmi cosa vuoi sapere, di me!!
-Beh… dimmi… Dimmi come sei fatta…
-Oh, allora: sono una ragazza tenera e delicata; non sono alta, e potrei sembrare una quindicenne, anche se non lo sono. Ho i capelli biondi, due grandi e dolci occhi castani, la bocca dalle labbra fini e sensuali…
-Cosa stai facendo?-
-sono seduta sul sofà, e ti sto aspettando, Dany…
-Come sei vestita?
-Beh, … indosso una vestaglietta leggera e semi trasparente, che mi lascia scoperte le gambe lisce e leggermente abbronzate. Ho un paio di scarpine nere lucidissime, con il tacco alto alto e fine fine…
-Mmmmm… fantastica… -
-Vuoi che mi levi la vestaglina, Dany?-
-Si, levala…
-Ecco… Mi sciolgo la cintola… Mi sfilo una manica… poi l’altra… Ti piace il mio reggiseno di pizzo nero, Dany?
-Oh, si, è fantastico… E le mutandine?
-Ah beh, le mutandine… Adesso mi alzo, così ti mostro come mi dona questo perizomino!-
-Mmmmm… Siii… Sei stupenda!-
-Adesso mi siedo di nuovo. Allargo le gambe, poggiando i piedi sul bordo del tavolino. Mi passo due dita sulle mutandine, così, lentamente… Vuoi venire a vedere quello che c’è sotto, Dany?
-Siiii! Cavolo, fammela vedere…
-Allora avvicinati, Dany… Scostami le mutandine, da bravo, con le dita… Ti piace la mia micina? Baciala, Dany…
-…
-Hai sentito come è dolce? Ed è anche tutta bagnata… Leccala, Dany! stuzzicami con la tua lingua!
-… Mmmmmgmmm…
-Adesso ti apro i pantaloni, Dany… Ehi, che bel giocattolino, che hai… Viene proprio voglia di leccarlo…
-Si, dai! Leccalo!-
-Mmmmm, che buon sapore! E come sta diventando grosso!
-Uuugh, è già grosso! Cazzo!
-Vuoi che lo prenda in bocca, Dany?-
-Ssssssi! Dai! Prendimile in bocca!
-Ecco… umgh … umgh… ti piace così, Dany?… umgh… tutto nella mia bocca, fino in gola… umgh… ti piace?!
-Si !!! Dannazione, si che mi piace!!-
-Vuoi fare l’amore, adesso, Dany?
-Si! Si! Voglio fotterti! Dai… !
-Va bene; come mi devo mettere, Dany?-
-Mettiti sul tavolino, a gambe larghe!
-Okay Dany, te le appoggio sulle spalle, va bene?
-Si! Ssssi! Sto entrando!
-Certo, Dany, ti sento! Dai, spingi! Così!! Da bravo, scopami! Si, ancora! Ancora! Ti piace come balla il mio seno sotto i tuoi colpi?-
-Sssssi! Sì! Mi piace!-
-E allora mordimelo! Stringimelo! Ma non ti fermare, Dany! Dai, così! Sto per venire…
-No, ferma!! Aspetta…
-Che c’è? … Cosa devo fare?
-Voglio… voglio metterlo… voglio mettertelo nel culo!
-… D’accordo, Dany. Allora mi giro, va bene? Ecco, spingimelo dentro…
-Aspetta, ferma, come sarebbe a dire?
-… Che ti prende, Dany?
-No, dico… te lo devo infilare così… senza neanche … ammorbidirlo?-
-… Okay, Dany, sono tutta tua! Avanti, dimmi cosa fare…
-Beh, sta ferma, mentre ti lecco il buchino…
-Okay… Aaaaah… Siiiiii… mi piace!
-Bene! Adesso te lo sbatto nel culo! Sei pronta?
-Certo! Ecco, siiiii… Bravo Dany, così !!
-Non ti fa male?
-Un po’, ma mi piace… Coraggio Dany, spingi!! … Si, di più!! … Sfondami!!!… Fottimi, così!!! … Dai, vienimi dentro…
-Eh no, aspetta…
-… E adesso che c’è?…
-Non voglio venirti dentro…
-Mmmmmm… Okay, Dany!! Allora?
-Beh, voglio… Si, voglio venirti sul viso!
-… Ffffffff!! Va bene!! Allora !! Io mi inginocchio davanti a te, e ti…
-No, ferma!
-… Dany?-
-Seduta! Seduta davanti a me…
-… Io mi siedo davanti a te…
-A gambe larghe…
-A gambe larghe!!…
-… E…
-… E?…
-E che mi fai?-
-E che ti faccio? Ah, già… Che ti faccio… Te lo riprendo in bocca, Dany…
-No, non in bocca…
-E allora?
-E… mmmgm… allora… allora mi masturbi…
-Ti masturbo!!
-… a pochi centimetri dai tuoi occhi…
-A pochi centimetri dai miei occhi!!
-Emmmmmmmmm…
-Stai per venire, Dany?
-Non ancora… mgmmmmm… aspetta… asp
CLICK!!!!!!!
“TIM, INFORMAZIONE ALL’UTENTE! Siamo spiacenti di informarLa che il credito del suo telefonino è esaurito. Non potrà più eseguire operazioni, eccetto quelle accessibili dal Menù Ricarica. Potrà tuttavia ricevere telefonate fino a un mese dopo la scadenza del suo contratto… ”
A volte è davvero frustrante andare ad acquistare la ricarica per il telefonino…

Autore: Anonimo

La nipote vergine

Lo zio rise avanti all’imbarazzo di lei e a passi decisi si mise esattamente fronte alla ragazza, inchiodandole lo sguardo addosso, affascinato dalla sua giovane bellezza e dall’abito che pareva solo un velo luminoso sul suo corpo. La pelle bianca rifulgeva al lume delle candele e nel loro riflesso lo zio vide dinanzi a sé una donna, snella e aggraziata, il seno pieno e tondo, che si riversava generosamente e seducentemente fuori dalla veste. E il seno si sollevava e abbassava lentamente a ogni respiro.

Le si accostò e con un fulmineo movimento le cinse la vita con un braccio, quasi sollevandola da terra; poi posò la sua bocca avida su quella della fanciulla, La ragazza vide se stessa come se fosse uscita dal proprio corpo e sentì che lo zio tentava di penetrarla. La resistenza della ragazza sembrò far desistere l’uomo che fece un passo indietro, sempre sorridendo, ma con un nuovo fuoco che gli ardeva nello sguardo.

Con gesto repentino le strappò le vesti che caddero in un mucchietto attorno alle caviglie. Lei fissò l’uomo con gli occhi dilatati, muta per lo stupore poi si chinò per raccogliere gli abiti, ma le mani dello zio la presero per le spalle e la sollevarono, si trovò così racchiusa tra le sue braccia. Questa volta lottò e lottò divincolandosi dalla stretta

Lo zio si era liberato delle sue brache e il membro nudo svettava minaccioso e a tratti le si appoggiava addosso. Lei restava senza fiato ogni volta che la bocca dello zio s’impadroniva della sua e che i suoi baci appassionati le coprivano il volto e il seno.

Sentì le mani dello zio scenderle lungo la schiena e poi le sue dita che la frugavano nelle parti più intime. Quando un dito dello zio si piantò con forza nel suo culo, atterrita, vinta dal panico, spinse con tutte le sue forze e per un attimo riuscì a svincolarsi.

Lui scoppiò in una risata più fragorosa di quelle precedenti e noncurante delle lacrime della fanciulla si sbarazzò della camicia, mentre i suoi occhi ardevano di passione godendosi lo spettacolo delle grazie completamente svelate, di gran lunga più incantevoli di quanto avesse immaginato o persino sperato. Quella nipotina aveva un corpo degno di una Dea.

Lei sbarrò gli occhi dall’orrore nel vedere dianzi a se per la prima volta un uomo nudo. Rimase inchiodata al pavimento finché lui non fece un passo avanti, urlò a più non posso,

Lottò e si dimenò più volte, ma ogni suo movimento non faceva che assecondare l’intento dello zio. I capelli le si sciolsero, accendendo ancor di più il desiderio dello zio. La verga dello zio sembrava acciaio rovente. La cercava , la frugava tra le cosce, poi, con un colpo secco, l’impalò, muovendosi rapido nel culo di lei.

Lei si sollevò di scatto, dalle labbra le sfuggì un grido, e un dolore cocente parve diffondersi nelle reni.

Lo zio si ritrasse bruscamente, attonito per lo stupore, e abbassò lo sguardo su di lei. Le sfiorò teneramente la guancia e mormorò qualcosa con voce bassa e impercettibile, le si accostò dolcemente, baciandole i capelli e la fronte sudata e accarezzandole il corpo con le mani. Poi penetrò nuovamente a fondo incapace di trattenersi oltre la nipote, che aveva l’impressione che ogni suo movimento la squarciasse, e le salirono le lacrime agli occhi.

Quando le dita dello zio le frugarono nuovamente l’ano, involontariamente s’inarcò favorendo ancor di più l’inserimento del pene tra le labbra della sua vulva.

Il ritmo dello zio si fece cadenzato e lei, con ancor più terrore, sentì che la clitoride, insensibile ai richiami della ragione e dell’orrore di ciò che le stava accadendo, reclamava il piacere drizzandosi come uno stelo, e le ghiandole cominciarono ad emettere linfa abbondante come le sue lacrime. Sperò che ciò favorisse la conclusione di quello stupro, ma il membro statuario pareva diventato insensibile bronzo. Non poteva vedere il volto dello zio, ma lo immaginava teso nello sforzo di resistere quanto più possibile alla tentazione di eiaculare. Allora lo strinse con le cosce e lo avvolse con le mani, premendo le mammelle gonfie sul torace dello zio.

Avvertì la verga gonfiarsi in modo pauroso e, nella sua inesperienza, comprese che tra non molto lo sperma di zio avrebbe rinfrescato le pareti dolenti della sua vagina. Un ancor più acuto terrore la prese, al pensiero di restare incinta, ma fu incapace di ribellarsi. Il pube fece un movimento in avanti che spinse sino alla bocca dell’utero la punta del membro.

Come da un abisso infinito, violento, frenetico lo sperma corse a fiotti lungo la canna, lo sentì con le labbra della vulva, finché l’abbondante getto vischioso la riempì completamente

E dopo uno ne venne un altro, poi un altro e poi un terzo e, mentre perdeva ogni capacità di ragione tranne che il poter sentire piacere nel pieno di un orgasmo violento, gridò gridò godendo e come percossa da un fulmine, si accasciò svenuta ai piedi dello zio mentre l’ultima goccia le cadeva sul candido ventre perlato.

Autore: Anonimo

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