Virtualreale

Anna non sapeva cosa fare quella sera, aprì la chat per noia pronta a chiuderla subito dopo, per assenza di cose da dire.
Ma squalo subito la bloccò chiedendole.. “Cosa ne pensi di questa vita che ci offre tante opportunità e noi non ce ne accorgiamo nemmeno?”
Intesa immediata e rapporto in chat vissuto molto intensamente.Lui e aveva dato subito quell’intensità mentale che lei cercava, tra chat, mail e poi sms e telefonate
Sesso on line con commozione, lacrime agli occhi e senso di intimità provato come se fosse stata una scopata vera, per Anna questa era la trasgressione, la sua unica trasgressione, essendo lui sposato, con figli, lontano.
Essendo lei sposata, con figli, lontana da lui eppure così vicina.
Impazziva per quest’uomo.
Con certezza sapeva che sarebbe arrivata anche un’intimità fisica, lo sapeva e basta, senza certezze, lei che mai aveva messo le corna a suo marito aveva scelto di vivere la sua trasgressione.
Aveva scelto lui per farlo.
Avevano deciso di incontrarsi nella casa al mare di lei a lontanissima da casa di Anna. Squalo sarebbe arrivato in veste di giardiniere qualsiasi, ma poi avrebbe chiuso la porta alle sue spalle e lei sarebbe diventata la sua amante lì sul tappeto in ingresso Lei aveva la certezza che sarebbe stato così. L’idea trasgressiva stava anche in questo, nel premeditare tutto.
Pensava a tutto questo anche mentre il suo treno percorreva mezza Italia per raggiungerlo, mentre tremava all’emozione di quell’incontro con un uomo tanto conosciuto mentalmente ma così estraneo fisicamente. Di che sapeva la sua pelle? Cosa avrebbe provato sfiorandolo, toccandolo, baciandolo?… Come era il suo cazzo? Che avrebbe provato cercandolo con la mano, portandoselo alle labbra, succhiandolo, ingoiandolo, infilandoselo dentro?
L’unica assurda certezza era quella di voler farlo godere, di arrivare all’epilogo di tante chat sull’orlo della masturbazione… amore virtuale mai consumato però, perché quel desiderio doveva conservarsi intatto, enorme, pronto a scoppiare nella realtà.
I pensieri la eccitavano già lì sul treno, irroravano la sua fica di umori e lei si sentiva colare, mentre le si riempivano gli slip e le accelerava il respiro.Indossava un paio di slip di velo nero, totalmente trasparenti e con reggicalze, calze nere. Scelte appositamente per lui, sentiva forte la voglia di scopare, voleva Squalo e lo voleva comunque fosse…Se lo era trovato davanti, senza pensarci, inesorabilmente apparso, quest’uomo sorridente, alto, col capello un po’ lungo e con uno sguardo intenso, a fiato sospeso.
Che strano non avere segreti per una persona in realtà così nuova e sconosciuta, potenza della rete!
Il primo contatto fu nell’abbraccio istintivo e immediato, nella volontà di non staccarsi, nell’ardore di Squalo nel decidere di cercare subito la sua bocca, nell’abbandono di Anna…
Il bacio intenso, in esplorazione dell’altro, coi sensi concentrati sul reciproco odore, per poi assaggiarlo con la lingua, gli occhi socchiusi in bilico tra il lasciarsi andare all’eccitazione e il voler riempire lo sguardo dell’altrui viso.
Le mani di Anna si perdevano tra i capelli di Squalo, mentre lui la cingeva a sé e le esplorava di carezze la schiena, i glutei e le cosce mentre i respiri si affannavano, il cazzo gli scoppiava, la fica le pulsava e diventava una necessità imperiosa.
Anna sentiva l’onda dei suoi umori, percepiva il sesso di Squalo gonfio d’eccitazione e spasimava a sentirlo dentro di sé. Voleva la penetrazione, voleva che la prendesse su due piedi.Lui infilò le mani brucianti sotto la maglietta, le sollevò il reggiseno, allontanandola di poco da lui per guardarla… Cristo sembrava si riempisse lo sguardo di lei.
Le aveva baciato e pizzicato i capezzoli tanto intensamente da farla gemere, mentre lei lo guardava inginocchiarsi, gli accarezzava i capelli e lui assaggiava con piccoli colpi di lingua i suoi seni.
Scopiamo le aveva detto sollevandole la gonna, scoprendole il reggicalze e quello slip velato e trasparente che le mostrava la sua fica depilata per l’occasione. Lui le aveva confessato che era una sua fantasia quella della depilazione, mai realizzata con nessuna donna, e lei gliela serviva in un piatto d’argento come lui la desiderava. Ci si era tuffato sulla sua fica liscia, prima leccando l’umore attraverso lo slip, poi anche dalle dita di lei che lo raccoglieva e glielo porgeva, miele che colava lungo le coscie e di cui lui si saziava.
Sfilarle quello slip era come aprire le porte del paradiso, mentre lei cercava di sbottonargli i pantaloni e cercava col fiato sospeso quel cazzo che tanto in quel momento voleva dentro di sé.
Quel cazzo dalla punta già bagnata, che Anna si era chinata ad assaggiare, infilandosi la punta in bocca e assaporandolo a lungo, mentre Squalo scoppiava d’eccitazione a guardarla china e piena di lui… stava per sborrarle in bocca e non voleva farlo così, voleva averla sua nel congiungimento dei sessi.
Lui all’improvviso la fotografò, con una polaroid, e le mise avanti agli occhi la foto del viso di lei con la punta del cazzo in bocca, facendola eccitare ancora di più.
La prese in braccio facendola sedere sul tavolo della cucina… versandole del latte direttamente dal cartone sulla bocca di Anna, osservando il latte che colava sul mento e tra i seni fino alla figa, bagnandola ancora di più.
Poi Squalo in prese il suo cazzo in mano e restando in piedi iniziò a strofinarne la punta sul clitoride e facendola gemere di piacere… poi puntando dritto a penetrarla, piano ma implacabile, riempiendola con il suo cazzo e guardandola sussultare.
Erano stati un tempo indecifrabile così immobili, cortissimo e lunghissimo, non lo sapevano, lei piena di lui, lui sentendola sua. Avevano iniziato a muoversi l’uno verso l’altro, ad imprimere ritmo alle spinte, lei ad inarcarsi per sentire le palle, sentirsi più piena, lui ad affondare implacabile il suo cazzo, per portarla a godere, sempre più forte, sempre più in fondo, sempre più gemendo…
Non avevano mai provato un simile stordimento e lui desiderava riempirla del suo seme e sentirla urlare di piacere… Lei gli sussurrava che voleva sentire la fica piena della sua sborra.
E al culmine delle spinte, sull’orlo dell’orgasmo si era sentita inondare di liquido caldo. mentre lui veniva dentro di lei e lei a sua volta non tratteneva più le scosse dell’involontarie della sua fica e gli urli di piacere…
Più tardi Anna si era ritrovata sulle sue ginocchia, con il viso nascosto sul suo collo, in mezzo ai baci reciproci, dopo l’amore e con i loro sessi palpitanti ma pronti a ricominciare.
Squalo istintivamente la consoceva bene, sapeva che voleva molto, voleva la sua sborra in bocca… voleva che le schizzasse il viso… voleva per la prima volta che lui le riempisse il culo col suo cazzo
E lui non aspettava altro che di soddisfare la sua donna virtualreale…

Autore: Anonimo

Amanda, la mia padrona

Quando lei cominciò a colpirmi provai un moto di ribellione e di reazione a quello che mi stava facendo, ma si spense di fronte alla sua abile dimostrazione di padronanza e di forza. Lei continuò a colpirmi indirizzando ogni volta i suoi colpi sulle mie guance indifese, controllando il mio capo attraverso la presa sui miei capelli. Quella presa che non accennava a diminuire.

Al di sopra del trambusto che i colpi provocavano dentro di me sentivo la sua voce suadente ma metallica.

Mi ritrovai con le braccia abbandonate, il corpo molle, una totale confusione in testa. Con lo sguardo che era costretto a incrociare il suo. Lei mi guardava con quei suoi spietati occhi dolci, luminosi come mai prima di allora. Si stava godendo lo spettacolo di un uomo, apparentemente forte e sicuro, che si sgretolava davanti a lei. Alla sua mercé.

Eppure c’era qualcosa di erotico in tutto questo. Lei stava imponendo il suo essere al mio, in quel momento debole e frastornato. Attraverso i suoi colpi, lei aveva materializzato la dipendenza psicologica che era scattata dentro di me alla vista del suo corpo, del suo addome cesellato, delle sue braccia definite, dei suoi occhi teneri e luminosi. E questo si era imposto, per una serie di circostanze forse irripetibili, alla mia volontà.

Quando si accorse che la mia forza di volontà era spezzata, mi tolse le scarpe, poi si liberò delle sue e si alzò invitandomi dolcemente a fare altrettanto. Mi alzai. Lei riprese a tenermi per i capelli e a fissarmi. Io non potevo sottrarmi a quello sguardo, sentendomi totalmente nudo.

I nostri corpi si fronteggiavano: il mio molle e battuto, il suo duro e diritto. In quel momento, stranamente, mi resi conto che era un po’ più alta di me. Non lo avevo mai notato, forse perché ogni volta che la incontravo lei portava scarpe da ginnastica, mentre io avevo sempre scarpe con un paio di centimetri di tacco. Ora quei due centimetri in meno mi privarono anche di quella remota sensazione di sicurezza che mia altezza superiore alla sua mi avrebbe dato. Mentre mi guardava, lentamente mi avvolse con un braccio. Poi lo abbassò. La sua mano si trovò in fondo alla mia schiena, quindi abilmente si incuneò tra i miei glutei. Lì si fermò per un po’.

Continuavamo a guardarci. Il mio viso, pur arrossito per i suoi colpi, certamente lasciò trapelare il mio imbarazzo. Lei sembrò quasi dispiaciuta per quello che stava per fare. Passarono alcuni attimi che sembrarono un’eternità, poi, nel silenzio, un colpo quasi impercettibile: un suo dito aveva colpito la parte dei miei pantaloni che copriva il mio ano.

In quel momento esplodemmo silenziosamente entrambi. Non so cosa passò nella mia testa, ma di sicuro qualcosa che sembrava accettazione naturale del rapporto di forza che lei aveva imposto tra noi: io ero suo, come una vittima sacrificale. Lei, scuotendo il capo e allargando gli occhi, ancora una volta fingendo stupore, intuì subito che aveva via libera: io era suo.

“Abbassa i pantaloni”. Le sue parole, sussurrate, riempirono la stanza, mentre un altro colpetto si abbatteva sul mio ano, appena attutito dal tessuto che lo copriva.
Nel frattempo lei mi conduceva lentamente vicino ad un tavolo.
Io mi sfilai i pantaloni. Non appena lo ebbi fatto lei introdusse la sua mano sotto i miei boxer. Continuò a battere, ora più decisamente. Il suo dito arrivava rapido e deciso.
I miei occhi erano costretti dalla presa della sua mano sui miei capelli e dal suo sguardo predatore ad incrociare i suoi, più alti. Non c’erano più incertezze in essi.
Rapidamente la sua mano abbandonò i miei boxer ed andò a tuffarsi al sotto dei pantaloni elastici della tuta che indossava. In un attimo tornò su e si introdusse nuovamente nei miei boxer, a ancora oltre.
Sentii qualcosa guizzare attraverso l’ano, senza resistenze.
Erano le sue dita, ora lubrificate. Due, mi sembrò. Non incontravano attrito e si muovevano sapienti. Penetravano nella cavità, poi ruotavano nell’orifizio, indugiando sul suo orlo.
Ancora una volta arrossii, cercando di sottrarmi al suo sguardo.
“Guardami”, sentii dirle, con severità.
“Mi vergogno. Cosa mi stai facendo?”, dissi.
“Solo quello che ci piace. Lo sai che ti sta piacendo, come sta piacendo a me”, rispose, convinta.

La sua consapevolezza non tollerava ipocrisie da parte mia. Sì, mi stava piacendo.
La sua abile e sapiente condotta, alternando dolcezza e violenza, si stava rivelando travolgente.
Qualcosa del genere aveva ispirato anche me, talvolta, con un paio di ragazze.
Ma non ero mai stato bravo quanto ora lei dimostrava di essere. Io non avevo mai capito tanto lucidamente cosa si aspettasse da me una donna. E non avevo mai capito cosa io mi aspettassi da una donna.
Quanto agli uomini non mi interessano sessualmente, e continuo a pensarla nello stesso modo. Eppure ora Amanda stava sollecitando parti del mio corpo che non avrei mai pensato di abbandonare così totalmente a nessuno.
C’era qualcosa di straordinario in quell’incontro con Amanda. Mi stava rivelando la mia natura gay? O forse era qualcosa di più complesso, forse spaventoso: stavo apprendendo di avere una natura sottomessa e debole.

La sua forza, fisica e mentale, mi stava dominando e conquistando, forse troppo facilmente.
Amanda non era affatto un uomo. Era dolce e femminile. Ma il suo corpo ben fatto e meglio costruito esprimeva forza e decisione. La sua natura non era arrendevole. La mia lo era. Però, se qualcuno avesse brutalmente cercato di imporsi a me, avrei senz’altro reagito. La dolce fermezza di padrona Amanda, e la sorpresa del suo corpo armonioso, palestrato e solido, mi avevano, invece, travolto.

Ma ora lei stava preparando con le sue dita il mio ano ad una ben più decisa penetrazione.
Quando si rese conto di aver lavorato a sufficienza con le dita, alzò la mano e, dopo aver aperto un cassetto, afferrò qualcosa che mi sembrò spaventosamente grosso e lungo e tornò al mio ano, ormai docile e aperto.

Sentii qualcosa entrarmi dentro, incuneandosi dapprima senza resistenza, ma poi più ruvidamente. Cominciai ad accorgermi con spavento che quell’affare era enorme. Come avrei potuto resistere?
Cominciai a provare dolore e nausea. Ma lei continuava, dopo aver appoggiato il mio volto sulle sue spalle, vicino al suo collo, sottile ma ben piantato.
Perché non reagivo? Mi stava forse piacendo? Credo di no, aveva un sapore come di amaro, appena ammorbidito da frammenti dolciastri. Un’esperienza totale e assorbente: mi sentivo scuotere tutto, posseduto da quella protesi fisica della volontà di dominio di Amanda, non riuscivo a pensare a nient’altro. Fitte e spasmi mi penetravano fin nel cervello. Ero come ubriaco o peggio.
Anche lei ora sembrava ubriaca. Aveva perso il suo autocontrollo, e spingeva su e giù come una forsennata. Dentro e fuori, con violenza e furore.
La cosa più sorprendente era che il mio membro si era irrigidito, protendendosi in avanti e toccando il suo corpo sodo. Sembrava sul punto di scoppiare.
Lei ad un certo punto cominciò a strofinarlo con il suo addome, e in pochi secondi venni, scosso da spasimi e vibrazioni mai provate. Un grido strozzato e disumano uscì dalla mia gola, mentre lei intensificava le spinte dell’oggetto che brandiva dentro il mio corpo. Ora erano insopportabili.
Sentii del liquido caldo scendermi giù per le gambe e un dolore lancinante.
Mentre catturavo uno sguardo beffardo e cinico di Amanda, un ghigno perverso misto a disprezzo, mi accasciai, annientato.

Autore: Anonimo

Prigioniera d’amore

Qui,
in questa calda prigione
di sbarre dorate,
teneramente,
mi ha chiusa l’amore.

Reclusa,
tra queste dolci mura,
su questo letto di rose
ti penso.

Prigioniero,
anche tu,
di un amore diverso,
ma severo e sublime..

Sento,
in questa dorata,
ma a volte dolorosa prigione
i passi degli angeli aldilà
delle sbarre.

Ascolto,
il mio cuore
che narra di giorni felici,
attesi, desiderati ed ignoti.

Sola,
in questa prigione
inzuppata d’amore
ti aspetto.

E con il lenzuolo
profumato di te
non ho fatto una corda,
ma fazzoletti, ricamati di sogni,
per asciugare le lacrime
illuse e impazienti d’ amare.

Liberami
da questa cella
che reclude il mio cuore
e che non ha serratura…

Salvami,
tu, che possiedi le chiavi
di questa prigione.
Libera,
la mia anima
affinché ti possa amare davvero.

Autore: Anonimo

La fiaba di un Amore

Oggi la luna mi parla di te,
vuole farmi ascoltare
la musica dei tuoi pensieri…
vuole raccontarmi
la fiaba di una stella
che lentamente si innamorò
di un dolce sorriso
incontrato per caso.

Una stella che pianse lacrime d’amore,
raccolte da un angelo
che non voleva vederla soffrire.

A volte la stella piange ancora,
ma le sue lacrime sono diventate
briciole di speranza nella costruzione
di un domani migliore.

Ogni giorno l’angelo impara
sempre più a conoscere la stella,
non può fare a meno di cercarla,
guardarla, osservarla,
anche quando le nubi oscurano il cielo.

La stella è sempre lì, splendente,
la luna la rischiara maggiormente,
e solo quando è oscurata dalle nuvole
piange dolci lacrime che vengono
prontamente e delicatamente
asciugate dal suo angelo.

Questa è la fiaba di una stella e un angelo,
la fiaba di un Amore,
un grande Amore
costruito giorno per giorno.

Autore: Anonimo

Cristina ed il suo sogno

Se volete parlare con me tom2075@hotmail.it (che invece del solito racconto perverso e sporcaccione, si è cimentato in una storia romantica, ironica e introspettiva)
Aveva sempre avuto un unico, secondo lei bellissimo, sogno; quello di sgambettare in televisione. Quello di mostrare il culo alle telecamere, di farsi vedere abbracciata al calciatore, al ricco imprenditore o al manager di successo. Non aveva studiato, non è che fosse particolarmente vispa né intelligente. Era ambiziosa, questo glielo riconosco. Un’oca giuliva fuori e una ragazzina piena di debolezze, frustrazioni e dubbi dentro. Questa era Cristina, quando la conobbi. A sapere che sarebbe finita così male sarei stato meno gentile con lei. Ma lasciatemi raccontare di come andarono le cose.

Atto I: una maialina sulle scale
Piangeva. La prima volta che la vidi piangeva. Era seduta sulla gradinata del palazzo in cui lavoravo ed era vestita come…come…si può essere schietti e sinceri, vero? Mica vi scandalizzate? Ecco, allora, era vestita come una buona mignotta. Minigonna, calze a rete, giacchino strizzato in vita come un tubetto di dentifricio quasi finito, capelli pettinati all’ultima moda (ultima, penultima o terzultima per me fa lo stesso…non seguo le mode) e trucco gradevole ma tutt’altro che leggero. Lì per lì ho pensato di avere a che fare con una troietta come tante. Beh, a conti fatti la prima impressione era quella giusta. Ma non a tutte le troiette mi affeziono, sapete? Per questo ripensare a quel momento mi fa un po’ male.
“Ciao. Qualcosa non va?” le chiesi, pensando fra me e me a quanto dovesse sembrare stupida quella domanda. Se uno piange, per forza c’è qualcosa che non va. O no?
“No” mi fa lei “Tutto a posto”
“Perché piangi, allora?”
“Ma nulla…mi hanno solo scartata”
“Ah” esclamai. In quel palazzo si tenevano le prove per un programma televisivo che sarebbe andato in onda da lì a due mesi. Lo sapevo da qualche giorno. Il genere del programma ve lo potete immaginare. Quando si fanno le selezioni per scegliere una quarantina di volenterose ragazzine con poco cervellino e gambe lunghe, c’è un unico genere di programma che si può mettere in piedi. Un programma da cerebrolesi.
“Ti è andata male, eh?” chiesi.
“Sì, come sempre”
“Beh, avrai la tua occasione”
“Sul serio?”
“Sì, sei una bella ragazza”
“Sì, sono una bella ragazza di ventiquattro anni!”
Disse quel numero come se confessasse un crimine dei più atroci. Ventiquattro anni. Io ne ho trentuno e mi sento ancora un ragazzino, lei ne aveva quasi dieci meno di me e si comportava come se la sua vita dovesse terminare entro l’anno. In effetti quante veline, letterine e stupidine varie vi sono, di più di ventiquattro anni? A quell’età sei già una pera marcia pronta a cadere dall’albero. Così ti fa credere il dorato mondo della TV. E chi siamo noi, comuni mortali, per obbiettare di fronte a ciò che ci viene proposto dalla Dea TV? Cristina, a ventiquattro anni, si sentiva vecchia e pronta ad essere messa in disparte.
“Dai, ti offro un caffè” le ho detto.
“No, devo andare” mi ha risposto con un po’ di arroganza. Sembrava non vedesse l’ora di togliersi dai piedi questo coglione invadente. Comprensibile, le uniche persone con cui valga la pena mostrare un briciolo di gentilezza sono quelle che ti possono portare in alto. Ma lei non mi conosceva.
“Insisto. Ci sediamo al tavolo di un bar e mi racconti tutta la storia. Magari ti posso aiutare a realizzare il tuo sogno”
Cristina mi guarda in obliquo.
“Davvero?”
“Sì”
“Chi sei?”
Le dico il mio nome (a voi no, accontentatevi di Tom).
“Lavori in televisione?”
“Beh, in un certo senso è così. Sono uno scrittore. Di recente mi hanno chiesto di fare il consulente per una serie di documentari in prima serata. Forse ne avrai sentito parlare”
Cristina s’illumina. Per un attimo resto stupito anch’io. E’ bellissima. Come avranno fatto quei froci del casting a scartarla?
Indago e vengo subito a capo della questione.
“Senti, tu conosci qualcuno nell’ambiente?” domando.
“No, nessuno”
“Capisco” le dico “In questo caso è naturale che non ti abbiano presa in considerazione”
“Davvero?”
“Tutte le ragazze che vanno in televisione hanno…diciamo, qualche aiutino da dietro” Raccomandazione. Una brutta parola.
Raggiungiamo il più vicino bar e ci prendiamo qualcosa da bene.
Cristina passa subito alle domande che contano.
“Tu puoi aiutarmi a farmi conoscere?”
“Può darsi. Come ti ho detto conosco parecchia gente”
“E….”
“Sì, è gente assai influente”
Sorride.
“Parlami di te. Chi sei, da dove vieni” chiedo.
“Mi chiamo Cristina. Vengo da Napoli”
“Tutto qui?”
“Tutto qui”
“Sei diplomata?”
“No”
“Ah”
“E’ un male?”
“No…no…”
“A che serve il diploma, sul palco?”
“Certo, certo…a che serve?” “Lavori?”
“Qualche volta. Ho fatto la hostess. Ma così, una volta e via…lavori fissi non se ne trovano”
“E che lavoro cerchi?”
“E’ ovvio! Lavorare in televisione!”
“Un lavoro…che so, da impiegata…qualcosa di normale?”
Non vi dico che faccia fa Cristina a queste parole. Sembra che le abbia proposto di scopare un vecchio bavoso con l’HIV. No, il lavoro normale non le piace proprio. A che serve, il lavoro normale, quando si hanno delle belle cosce lunghe e disponibilità d’alloggio per una fava o due lì nel mezzo?
E d’improvviso sento nascere una cordiale antipatia per questa ragazzetta pretenziosa e senza qualità. Andate via le lacrime resta solo una gran voglia di arrivare alla vetta senza faticare. Senza quel suo visino disfatto dal pianto che ispira tenerezza, Cristina appare per quel che è; una piccola mignottella annebbiata dalle facili promesse del successo.
A questo punto, però, ho promesso di aiutarla e lo farò. Non è nelle mie abitudini, disattendere una promessa. Però la ricompensa è un altro discorso.
“Senti, Cristina…e se io ti aiutassi ad arrivare dove vuoi tu che cosa saresti disposta a fare, per me? Sei bella. Mi piacerebbe conoscerti…diciamo, più approfonditamente”
La ragazza non si scompone più di tanto. Non è granché intelligente, ma sa che in questo mondo, per arrivare, qualche letto lo devi conoscere.
“Io divido l’appartamento con un’altra ragazza” risponde subito.
“Non c’è problema. Verrai da me. Ma ti avverto che io ho gusti un po’ particolari. Mi piace sottomettere le mie amanti”
Cristina alza le spalle.
“Va bene”
Come sarebbe a dire “va bene”? Che gran troia ho trovata!
“E mi piace anche veder sottomessa una ragazza da un’altra ragazza”
“Certo. Io quale sarei? Quella che sottomette o che viene sottomessa?”
“Quella che viene sottomessa” rispondo bruscamente.
“In che modo, dovrei essere sottomessa? Corde, falli di gomma…”
“No, più semplice. Lingua. La tua. Sul corpo del padrone e della padrona. Dappertutto”
“Hummm…beh, come si dice…non si fa niente per niente. Vogliamo andare?”
Ci resto un po’ male. Non ha fatto una piega di fronte ad una proposta che altri giudicherebbero indecente. Mi domando quante, fra le aspiranti telemignotte televisive, siano disposte a tutto come questa qui. Poi non ho il tempo di fare altri ragionamenti.
“Allora” mi fa Cristina “Vogliamo andare?”
“Sì, piccola. Arrivo subito”
Il conto del bar è sulle cinque euro. Ne lascio cadere dieci sul tavolo e me ne vado. Oggi ho idea che prenderò un giorno di riposo.

Atto II: com’è bello pisciare in gola a Cristina…
L’aspirante valletta fa onore ai propri propositi. Pompa che è una favola e lecca con una lingua che non ha paragoni di sorta. Posso affermare di non aver mai conosciuta una schiava, prima di Cristina. E schiava lo è davvero, perché questa, al contrario di tante pseudo-serve da inserzione su internet, non ama ricevere ed obbedire agli ordini. Non vuole un padrone. Le fa ribrezzo prendermelo in bocca, farsi trapanare fino alle tonsille, sentire la cappella che s’insinua nell’esofago in cerca di un giaciglio tiepido dove vomitare tutta la sbroda che ha in corpo…non le piace neppure farsi dare gli schiaffoni in faccia, farsi sputare in bocca o farsi schizzare la sborra in un occhio neppure fosse collirio. Oppure quello che le sto facendo adesso, lei a quattro zampe e io che la cavalco come una bestia senza cervello a furia di manate sul culo e colpi di tallone delle cosce.
Mi obbedisce, ma solo perché si ritiene in trappola. Nei goffi sforzi che compie per accontentarmi e nell’avvilita repulsione che dimostra nei confronti dei miei ordini, ricorda un po’ una schiava d’altri tempi, di quelle che venivano fatte prigioniere da qualche esercito straniero in un paese sottosviluppato e venduta per due soldi ad un ricco proprietario terriero o ad una nobile signora di altolocato lignaggio. Un tempo le costrizioni delle schiave si chiamavano catene, oggi sono l’ambizione.
E l’ambizione è una catena potente. Me ne rendo conto mentre ordino alla vacca di mettersi in ginocchio e di spalancare…
“…quel cesso di bocca che ti ritrovi. Animale, apri di più che sennò sbaglio mira!” Aspetto che Cristina obbedisca, quindi mi volto e le piazzo il culo in faccia. La prendo per i capelli e le spingo la testa nel solco fra le natiche, pigiandocela finché non sento i lobi delle sue orecchie che sbattono contro le mie chiappe.
Cristina geme ma mantiene la bocca aperta. Ed io le scurreggio in bocca. Il bello sta nell’eco portentosa che si sviluppa quando il geyser d’aria mefitica sciaborda fra le pareti della bocca della ragazza. Da un prep…poco convinto si trasforma in un pramm!! con tanto di due punti esclamativi. Cristina indietreggia lontano dal mio sedere incurante del fatto che per farlo deve strapparsi i capelli ben stretti fra le mie mani.
Mi volto.
“Cagna! Che fai? Ti allontani senza permesso?”
E le assesto un ceffone che la faccio girare tutta come una trottola.
“Ma questo fa schifo!” protesta lei.
Non ci vedo più.
“Maiala! Tu fai schifo! Ti sei venduta per un posto in televisione dove ti chiederanno di mostrarti ancora più troia di quanto non sei con me!” grido mentre le schiaccio la testa sul pavimento con un piede.
Cristina emette un suono dalla bocca che è un misto fra un miagolio ed un bambino che ciangotta. “Ora alzati, che mi scappa da pisciare!”
“Ma…”
“Sì, hai capito bene” le rispondo “Ti piscio nella gola, fogna umana che non sei altro. E poi mi faccio fare un altro pompino, che vedo ci sei tagliata, per questo. Chi ti ha insegnato a prenderlo in bocca, eh? Non dirmi che è la prima volta che lo fai! Hai già lavorato in televisione, non è vero?” “N…no….” “No? Allora dove hai imparato a succhiare la cappella degli uomini a questa maniera?” domando ad una Cristina frignante ai miei piedi “Vuoi dirmi che ci riesci di natura? Allora sei una vera troia, altro che volenterosa ragazza. Sei biologicamente una maiala ciucciacazzi!” “Basta…”
“Ma non penserai mica che io ti lasci a secco, vero?”
“Basta, non…”
“Ti darò tanto di quel cazzo che ti basterà per tutta la vita. Te lo infilerò in tutti i buchi del tuo corpo, anche in quelli dove solitamente non è concepito d’inserire alcunché…e sborrerò in ogni cavità corporea che ti ha dato madre natura. Che tanto, a parte prendere cazzi, non sei buona far nulla”
“No…”
“Sei una buona a nulla! Non hai studiato! Cagna ignorante! Non sai fare di conto, non sai scrivere, non conosci la storia e la geografia! Che cosa vuoi fare nella vita se non prenderlo in bocca e bere sbroda da tutti? Eh? EH?? Rispondi, puttanaccia! Quanto credi di valere rispetto ad una ragazza che studia e s’impegna? Te lo dico io! Vali meno di zero! Dovresti leccare le suole fangose alle ragazze che si applicano ogni giorno della loro vita per raggiungere un traguardo. Ma tu sei di un’altra pasta, lurida mignotta in calore. Pensi che allargando le cosce si aprano tutte le porte, invece…puttana! Ribadisco, sei una puttana!”
“Basta! Smettila! Non è vero! Non sono una puttana! Io…io sogno di…”
Come pronuncia la parola sogno mi fermo. Eh già. Il sogno. Il maledetto sogno che i media istigano nelle menti deboli e che le menti deboli perseverano come una missione di vita.
Così mi rendo conto di essere andato forse un po’ oltre. Di aver esagerato. Non meritava di essere offesa così. Cristina è una ragazza illusa. Non è cattiva. Ma a parte questo ho iniziato facendo il dominatore e non mi posso sottrarre da ciò che sono. Non posso certo accucciarmi accanto a lei, adesso e consolarla come un affettuoso fratello maggiore. No, posso solo smorzare i toni e sperare che questo basti a farla calmare.
“Dai, Cristina. Ricomponiti” le dico.
Sembra fare effetto. Forse udire il suo nome sulle mie labbra le ha fatto supporre che la considero ancora un essere umano.
“Asciugati quelle lacrime”
Si passa due dita sotto gli occhi e si asciuga le lacrime, per quanto possibile.
Un po’ di quella porcheria che le donne si mettono sulle guance per sembrare più belle le scivola via con le lacrime. Sembra moccio spalmato ben bene sulla pelle. Forse sui politici fa più figura, ma su una ragazza giovane e carina sembra in qualche modo innaturale. Quasi una maschera di falsità, più che una maschera di bellezza. Le ragazze sono belle così come sono.
Ma se anche questo è uno degli insegnamenti del tubo catodico va bene così. Trucco a più non posso!
Mi rimetto i pantaloni e le scarpe, ma lascio aperta la patta. Il nobile pirata è sempre pronto per tornare all’arrembaggio. Non appena Cristina riassume una parvenza di normalità lo sento spronarmi allo speronamento delle dolci labbra della vacchetta.
“Vabbè, dai…non farla lunga che non ti ho fatto ancora nulla” dico.
Cristina mi rivolge uno sguardo duro.
“Sono cose che nell’eccitamento si possono dire. Fa parte del gioco”
“Mi hai fatto male”
“E’ per una buona causa”
“Una buona causa?”
“Certo. Credi che l’ingresso in questo mondo che ti piace tanto sia gratuito?”
“No, ma…”
“Allora coraggio, stai al gioco e fa la tua parte”
“La mia parte?”
“La sottomessa”
“Già, certo…”
“Ma cerca di farla come si deve”
“Come intendi?”
“Beh, prima mi hai guardato come se fossi l’orco cattivo. E’ solo un giochino. Come adesso che ti chiederò di aprire la bocca per pisciarci dentro”
“Vuoi pisciarmi in bocca?!”
“E tu la dovrai bere tutta”
“Ma è schifosissimo!”
“No, te l’ho detto. E’ un gioco. E tu devi stare al gioco. Ricordi per quale motivo sei venuta qui?”
“Sì”
“Ne sei ancora convinta?”
“…”
“Altrimenti te ne torni a piangere sulla scalinata dell’ufficio casting. Pensa, ti passeranno accanto le ragazze che avranno scelto per il programma. Quelle che andranno a mostrare le cosce in televisione. Quelle sì, che sono fortunate! Ti passeranno accanto, ti guarderanno dall’alto in basso e immagineranno che tu sia una di quelle che non ce l’hanno fatta. Avranno ragione”
“Va bene. Che devo fare?”
“Nulla d’impegnativo” ho detto “Apri la bocca. Il resto lo fa il cazzo. Un’unica raccomandazione. Quando senti il piscio che ti scorre in gola, cerca di non apprezzarne il sapore, sennò mi vomiti sui pantaloni nuovi”

Atto III: convivenza con la scrofa
Il curioso rapporto che aveva unito me e Cristina si protrasse per qualche tempo. Avevo naturalmente parlato di lei al produttore, un maiale perverso col cervello di un pisello e la cultura di un sasso. Il porco aveva detto che per lui, una troia o l’altra era uguale. Tanto le ragazze scelte non avrebbero dovuto fare altro che mostrare il culo e le tette e starsene belle zitte. Il solito repertorio, insomma. Forse qualche stacchetto di ballo. Pochi passi e molto semplici. E anche quelli, se fossero venuti male…beh, nessuno se ne sarebbe preoccupato troppo. Fra stacchi e inquadrature si sarebbe visto solo qualche rotondità.
Il patto era stretto, ma con Cristina continuavo a tirare la corda, tenendola sulle spine, promettendole sviluppi futuri e facendole promesse. Fino a quel punto mi ero comportato onestamente, con lei. Ma poi, ammorbidito dalla prestanza fisica della maialetta, ero venuto a patti col mio animo onesto e nobile. Insomma, la chiamavo a casa mia un giorno sì e l’altro pure (io vivo solo) e lì ne approfittavo per sbatterla come un tappeto persiano. Di solito la mia mossa preferita era quella del pompino profondo; l’uccello volava nel nido e ci vomitava dopo essersi spupazzato la laringe per bene. E che uccello! Cristina aveva imparato ad adorarlo come un’estimatrice. Lo accarezzava, lo puliva, lo leccava, lo baciava, ci faceva l’amore e lo consolava quando la cappella era un po’ arrossata. Un’ornitologa.
Avevo anche insegnato alla ragazza a farsi scurreggiare in gola a bocca spalancata. Dopo le prime volte sembrò che la pratica le riuscisse talmente bene da farle quasi piacere. Dovetti inventarmi qualcosa di ancora più impegnativo. Non mi va che le mie studentesse si adagino sugli allori. Debbono sempre migliorare le loro prestazioni. Andare sul sessuale era troppo facile; Cristina, come tutte le ragazzine inutili ma consce della loro bellezza, non la dava mai a nessuno. Avrà fatto sesso sì e no un paio di volte, prima di fare la mia conoscenza. Le insegnai che le ragazzine che credono di averla d’oro, sotto sotto, sono ancora più cagnotte delle altre. La presi in tutte le posizioni. Riscrissi il kamasutra e lo aggiornai al ventunesimo secolo. Il bello era fottere quella sgualdrina in qualche posizione umiliante e lasciarla poi agonizzante sul pavimento. Da sopra, prendevo la fava fra le mani, la indirizzavo verso la sua faccia e facevo scaricare l’intrepido falcone direttamente su di lei. Le andava sui capelli, in faccia, negli occhi, nelle orecchie…
Il suo lamento preferito era “Nooo…negli occhi mi brucia!”
E io allora mi mettevo a ridere.
Perché mi faceva ridere per davvero, questo esserino rantolante che si sorbiva tutta la pisciazza sulla faccia per non scomodare il suo procacciatore di lavoro.
“Cristina, ma porca di quella…lo sai che la devi bere! Ora non te lo dico più! Forza, mi hai fatto sporcare tutto per terra col piscio. Tira fuori la lingua e leccaci”
“Ma mi fa effetto!”
“Oh, poverina! Non se ne giova, lei!”
La presi per i capelli dietro la nuca e la ribaltai sul materasso. Era nuda, come me. Glielo infilai nel culo a velocità supersonica, tanto che lo spostamento d’aria gli tornò a gola e per poco non vomitò. La sfondai come una maiala di strada, con l’unica differenza che Cristina era gratis, e le sborrai nel culo.
Lei si mise a piangere.
“Dai, non fare così. Non ricordi? E’ un giochino”
“Ma mi fai male!”
“E’ così che deve essere. Fa parte del piacere”
Sì, il mio.
“Via, Cristina, allarga le gambe che te lo metto dentro”
“Ma come…così, senza preservativo?”
“E cosa vuoi che sia?”
“E se rimango incinta?”
“Ma no! Vedi come sono tranquillo io? Non ho mica paura di rimanere incinto! Dai, l’uccello ha bisogno del suo becchime”
“Ma sei violento, tu!”
“E che cazzo! Quando ti faccio male, quando sono violento, hai paura di restare incinta…ma lo sai che sei piena di complessi?! Ma come pensi di andare avanti, in questo delicato mondo dello spettacolo, se ti fai tutti questi problemi? Via, più disinibita, devi essere!”
Più disinibita di così si muore.
“E poi sempre a piangere per nulla!”
“Ma me l’hai buttato nel culo!”
E io giù uno schiaffone.
“Volgare! Non si dice culo. Si dice sedere. Hai capito, brutta puttanona di merda cacata a forza? Ora girati che te lo sbatto nella sorca, maiala!”
E, insomma, non ve la faccio troppo lunga e particolareggiata. Sappiate che la mignottella acconsentì a farsela trapanare come la galleria del monte Bianco e che andò dal ginecologo a farsi dare la pillola anticoncezionale.
In questa maniera avvenivano gli incontri fra me e Cristina. A volte si lamentava di meno e a volte le dovevo dare qualche sonoro ceffone per farla stare buona e calma. A volte tentava di sottrarsi a qualche nuova mossa sessual-marziale e a volte perdeva un po’ di piscia dalle labbra andandomi a sporcare il pavimento (atto per il quale era subito, severamente redarguita a suon di cinghiate finché non aveva pulito tutto a lingua).
Una volta le infilai un vibratore nella canala e le ordinai di contare quanti orgasmi avrebbe avuto. Era uno di quegli aggeggi di nuova concezione, che puoi comandare col telecomando aumentando o diminuendo a piacimento la velocità della vibrazione. Mi piaceva vederla durante i cambiamenti di ritmo. Credevo che una volta o l’altra le sarebbe preso un colpetto. Nel frattempo, mentre gli orgasmi si succedevano senza sosta, Cristina era accucciata a quattro zampe davanti al divano e mi faceva da poggiapiedi.
Ogni tanto le rifilavo un calcio in testa per vedere se era ancora sveglia e le chiedevo “Godi?”
“Sì”
“Tanto?”
“Sì”
“Ma tanto quanto?”
“Sono arrivata a otto”
“Beh, sei una maiala col pedigree. Via, facciamo altri due e conto pari, poi t’inculo”
Un’altra volta le ho insegnato a mangiare direttamente dal pavimento. Mi sono sprecato; Cristina è abituata a leccare il piscio, dal pavimento, sai che cosa può farle magiare qualche biscotto e qualche penna al pomodoro da sotto le mie scarpe?
Le torture ed i giochini si susseguivano giorno dopo giorno fra una trovata e l’altra. Ma le novità iniziavano a scarseggiare. Farsi leccare il culo diventava monotono. L’uccello non rispondeva più al mio controllo. Quando vedeva la bocca di Cristina volava in ampi cerchi, planando sulla preda come un’aquila sazia di cibarsi sempre della stessa carne.
Avevo pensato di lasciare Cristina al suo destino. La parte l’aveva avuta. Il programma sarebbe iniziato da lì a qualche settimana. L’avevano già chiamata per le prove.
Invece, inaspettato come tutti gli eventi che rendono interessante la vita, fu l’arrivo di Claudia.

Atto IV: Claudia fa la conoscenza di Cristina
Claudia era una mia amica di corso all’Università. Non si sarebbe detto. Era bella di viso e ben fatta di corpo. Dimostrava assai meno dei suoi trent’anni. Capelli castani lunghi fino alle spalle, vestiti sempre molto curati, non costosi ma abbastanza eleganti. La sua forza era un delizioso mix di cultura scientifica ed umanistica che la rendeva un’adorabile conversatrice e una fine parlatrice. Come quando le presentai Cristina. Claudia era venuta a trovarmi a casa per portarmi alcuni ricercati testi che avrei dovuto leggere in previsione del mio lavoro da consulente. Le mostrai quella maiala insaziabile di Cristina e le spiegai come mai avevo una ragazza seminuda che mi seguiva per casa a quattro zampe chiamandomi “Mio signore e Padrone”.
Claudia si dimostrò molto comprensiva, nei confronti della troietta, forse per un fatto di solidarietà femminile. Infatti, quando la invitai a servirsi della derelitta, ella disse “Lurida leccapiedi, vieni immediatamente qui e leccami le scarpe!”
Calzava dei delicati sandali aperti in punta che lasciavano scoperte le dita dei piedi perfettamente smaltate di un rosso acceso. Cristina si prostrò al suo cospetto e baciò le calzature. “Fallo per bene, zoccolaccia!” ho detto “Le scarpe della mia amica Claudia valgono più di te”
La mia amica, sensibile ai bisogni di un’altra donna come una sorella, ha sollevato un piede e l’ha calato con forza sulla testa di Cristina, intimando alla schiava “Hai sentito quel che ha detto il padrone? Lecca bene. Lecca, che da questo momento in poi, di padroni ne avrai due”
Cristina era lieta della notizia. Tanto era contenta che non la smetteva più di piangere. Mugugnava cose come “Oh, no. Anche questo no, per favore”
Io e Claudia ci mettemmo a ridere.
Cristina leccava le scarpe della mia amica come una troia esperta. Passò la lingua anche sulla suola sporca di terra e succhiò i tacchi affilati. Poi Claudia si tolse i sandali sbattendoli in faccia a Cristina.

“E ora i piedi. Oh, sono un po’ sudati…ma a te non dispiace mica, vero?”
“Macchè, Cristina è lieta di poter dare sollievo alle tue estremità. Su, serva di merda, vuoi che il sudore si asciughi sulla delicata pelle di Claudia? Eh? Che non è neppure igienico”
“No, lecco…lecco…” disse Cristina.
“Mamma mia, quanto entusiasmo!” esclamò Claudia, facendomi rimanere male. La schiava stava dando una pessima prova di se stessa.
“Dai, puttana. Sorridi. Hai l’onore di leccare i piedi di una Dea che vale infinite volte più di te” “Cagna bastarda. Hai sentito? Valgo più di te, quindi è naturale che tu mi lecchi i piedi”
Cristina ci si mise d’impegno. Glielo riconosco. Leccò via il sudore dalle delicate piante di Claudia con quella maestria che aveva appreso spompinandomi l’uccello infinite volte nei giorni precedenti. Passò la lingua fra dito e dito e asportò ogni traccia di polvere e sporcizia anche dal tallone e dal dorso dei piedi della mia bella amica. Claudia poi si fece leccare le gambe, comodamente distese sul divano, fino ad arrivare alla zona bacino, che denudò dalla gonna corta e dalle mutandine di pizzo.
“Puttana, leccami la sorca” disse la mia colta ex compagna di corso “E ringrazia che non ti caco in bocca, brutta latrina di quarta categoria…cagna, lecca per bene la fregna della tua padrona. Sono la tua Dea, sono il tuo universo…sgualdrina, vedi cosa fa il potere dell’aver studiato all’università? Che io sono una persona fine e gradevole e te sei una merda pestata sul marciapiede….lecca, zoccolaccia schifosa, lecca come se dovesse essere l’ultima volta che lecchi qualcosa”
Di fronte al dialogo intellettualmente stimolante e grammaticalmente corretto di Claudia, mi sono eccitato, mi sono calato le braghe e l’ho messo nel culo a Cristina. Lei lì per lì non se l’aspettava. Ha mugugnato qualcosa mentre la sua lingua era dentro le grandi labbra di Claudia, che le spingeva verso di sé la testa con una mano.
“Che fai?” ho chiesto “Ti sottrai al tuo sacro dovere?”
“See…ora si scansa! Gli piace il cazzo, a questa qui” ha detto Claudia.
Quando entrambi abbiamo goduto, lei nella bocca di Cristina ed io nel culo della medesima, Claudia si è alzata e si è spogliata quasi del tutto. Restava il reggipetto, che a stento conteneva tutto il ben di Dio che la natura aveva fornito alla mia amica.
“Cagna, stenditi sul pavimento” ha ordinato Claudia.
“Che cosa intendi farle?” ho chiesto, mentre Cristina si disponeva ai piedi della padrona.
“La pesto come l’uva”
“Grandioso”
“No…”
“Hai squittito qualcosa, lurida mignotta?” si è informata la dolce ospite. Cristina, con le lacrime agli occhi, ha negato ogni cosa.
“Meglio per te” ha detto la padrona, ribadendo il concetto con due schiaffoni a piene mani. Ha sputato in bocca a Cristina “A questo ti serve la bocca. Non per parlare. Per ingoiare i nostri sputi e leccare i nostri piedi”
Volevo dire che le serviva anche per leccarmi la fava, ma poi ho desistito.
Claudia è letteralmente saltata sul torace di Cristina comprimendo i seni di quest’ultima fino al punto di rottura. Ad un certo punto ho temuto che sotto i piedi della dominatrice le tette della schiava esplodessero come due palloncini. Invece non è successo nulla. Incredibile cosa può sopportare un corpo umano! La lezione di calpestamento è andata avanti per qualche decina di minuti. Era molto eccitante. Claudia camminava sul corpo della sottomessa come su una tavola da surf, ondeggiando e bilanciando le proprie gambe con perfetto dinamismo. Cristina soffriva molto, gemeva e piangeva anche quando Claudia le piantava un piede sulla faccia ordinandole di leccarlo dalla sua dolorosa posizione sdraiata.
A metà del trattamento ho anche preso il cellulare ed ho scattato qualche foto. Non contento, dopo le foto, ho anche realizzato qualche filmatino. Durano sui due minuti ciascuno e sono venuti molto bene, credo. Li tengo nella mia collezione privata, nella mia villa di montagna.
Claudia ha proseguito poi con una galoppata sul dorso della serva che si è conclusa dove era partita, cioè in salotto. Cristina era sfinita, dolorante e piangente.
La mandammo nell’altra stanza a rimettersi in sesto per quanto possibile. Da parte mia cercai anche di incoraggiarla “Fai ribrezzo. Copriti quella faccia da maiala disfatta che ti ritrovi col trucco. Che tanto vai sempre a giro con un maschera di cerone sul viso”
“Ora dimmi te se una puttana che non vale un cazzo può starsene in televisione a prendersi le lodi di tutti ed io, che mi sono fatta un mazzo tanto all’università, sbarco il lunario con novecento euro al mese!” ha protestato Claudia.
“Stai tranquilla, Claudietta” ho mormorato alla padrona, non udito da Cristina “Di solito queste maiale stanno a galla qualche anno, poi scompaiono. Sfortunatamente ve ne sono molte altre pronte a prendere il loro posto. Questa qui non durerà a lungo. Ha già ventiquattro anni. Ai produttori piace la carne fresca, la giovincella appena maggiorenne, non quelle in età da marito”
“Cagna!” ha esclamato Claudia “Disprezzo lei e tutte quelle come lei”
“Su, cara, non fare così”
“Se potessi la calpesterei fino a ridurla in briciole!”
“Puoi farlo un’altra volta. Domani ha le prove in studio e deve essere presentabile, ma quando non avranno più bisogno di lei…”
“Bastarda!”
“Puoi pisciarle in bocca, se ti può far stare meglio”
“Pisciarle in gola?”
“Sì, io lo faccio sempre”
“Anche cagarle in bocca?”
“No, quello non l’ho mai fatto”
“Lo farò io, allora”
“Ora?”
“Domani. Stasera vado a cena da Gigi il loioso e mi faccio servire la fagiolata. Vedrai domani!” “Buon appetito, in questo caso. E a presto!”

Atto V: Claudia fa la cacca in bocca a Cristina
Claudia tornò il giorno dopo. Non si era dimenticata della promessa che aveva fatto a me e a Cristina e non avrebbe potuto, visto che se non avesse accennato alla simpatica tortura che mise in atto quel giorno lo avrei fatto io. Aveva con sé uno di quei cessi da viaggio in plastica, lo portò in casa mia e lo appoggiò sul pavimento. Alla base del cesso era stato praticato un foro semicircolare grande quanto un mezzo melone maturo e le pareti del wc erano trasparenti.
“Lo facciamo qui, che dici?” chiese la padrona.
“Mah, non so. Si farà sudicio in giro?” ho domandato.
“Eh, probabilmente sì. Che vuoi…è merda. Di esseri superiori, ma pur sempre merda”
“Già, vedo. Allora no, guarda, si fa in cantina, che lì tanto non ci vado mai. Dopo la faccio ripulire dalla zoccolaccia (lì presente ed in ginocchio ad ascoltare ogni nostra parola) e ci faccio dare un po’ d’aria”
“Come preferisci”
Andammo in cantina.
Cristina portò per noi il cesso da viaggio e lo depose accanto alla parete.
Claudia le disse di mettere la testa sotto il cesso e di rivolgere lo sguardo verso tutto ciò che le sarebbe precipitato in faccia dal momento dell’inizio della tortura.
“Vediamo che sensazione dà cacare in bocca ad una star dello spettacolo” disse Claudia con odio. Lei odiava Cristina e ciò non faceva che aumentare il mio godimento. Davvero non avrebbe risparmiato nulla alla maialetta di cui sopra.
Si sedette sul cesso e disse “Cagna, guarda che splendido culo che hai sopra di te. Non ti andrebbe di baciarlo?”
Cristina non rispose.
Claudia, allora, per tutta replica le piantò un tacco fra le costole ruotando il piede fino quasi a bucarle la pelle. Portava dei sandali neri col tacco alto che lasciavano scoperto quasi tutto il piede. Erano molto sensuali.
“Cagna, la padrona ha fatto una domanda!” ha detto Claudia.
“Sì, padrona. Lei ha un culo meraviglioso”
“Culo? CULO? Niente volgarità in presenza della tua Dea!Miserabile. La padrona non ha il culo! Ha il sedere! Il culo ce l’hanno le merdone figlie di troia come te!”
E giù un altro affondo di tacco nello stomaco della derelitta.
Pensavo che questa volta Cristina ne sarebbe uscita con una costola o due rotte. E la cosa, a dire il vero, mi creava una certa eccitazione al pacco mutanda. Per quella volta decisi che avrei fatto da semplice spettatore.
Claudia si tolse la gonna, facendosela scendere lungo le bellissime gambe fasciate in calze nere e sensualissime. Si sedette sul pratico wc portatile e sganciò una di quelle bombarde da serata post-fagiolata da Gigi il loioso che echeggiò per tutta la cantina. Vidi le braccia e le gambe di Cristina che si tendevano. Claudia appoggiò i piedi, questa volta scalzi, sulla pancia e sul petto della schifosa usando quest’ultima come pratico poggiapiedi.
“Adesso farò la cacca” annunciò Claudia “Ti gusta l’idea?”
“Sei una grande, Claudia” ho detto.
“Guarda che non dicevo mica a te”
“A no?”
“No, parlavo col il cesso per avvertirlo di tenersi pronto”
“Ah, ho capito”
“E’ un cesso particolare, questo” spiegò Claudia “In quelli tradizionali gli escrementi ristagnano sul sacchettino sul fondo e questo va svuotato, prima o poi, sennò il cesso scoppia. Sai che bella, la bomba merda? Invece questo no. Ci puoi pisciare e cacare tutte le volte che vuoi, tanto si pulisce da solo”
“Ma va’?”
“E’ sì. Il merito è del pratico sacchettino “Cristina”, che messo al posto di quello tradizionale, ingurgita e ricicla ogni sorta di rifiuto corporeo solido o liquido”
“Non ci credo!” ho detto “Dimostrazione. Ci vuole una bella dimostrazione”
Detto fatto, Claudia ha fatto partire un bel fiotto di piscia sulla faccia della stronza che si è ritrovata con la sua lurida bocca aperta pronta a ricevere la pioggia dorata. Io non so per quale motivo la chiamino pioggia. La pioggia sono tante goccioline messe assieme. La pisciata di Claudia somigliava più al flusso della sistola con cui annaffio il giardino. Una getto unico, a pressione e tanto, tanto abbonante. Cristina, da brava star della televisione, ha bevuto tutto senza esitare. Si è anche leccata le labbra. Incredibile cosa potevo vedere attraverso le pareti di plastica trasparente del wc portatile.
“Claudia, tesoro…pare che al nostro cesso la tua urina non sia particolarmente gradita” ho detto.
“Sul serio?”
“No, dovresti vedere che faccia che ha fatto”
“Cagna!” ha gridato Claudia rifilando un bel pestone a due piedi sull’addome della zoccoletta da avanspettacolo.
“Lo sapevo che non eri in grado di apprezzare l’onore che ti facevo donandoti la mia pipì. Ma dovevo aspettarmelo da una come lei. Non ha studiato. Lei ci deve obbedire e adorare come è nel suo status biologico fare! Come osa mostrare disgusto per i nostri sacri escrementi?”
“Forse un buon pasto saporito le insegnerà cosa vuol dire essere al cospetto di un essere superiore” ho suggerito.
“Ottima idea” ha detto Claudia. Prima ancora che terminasse di parlare due scorreggioni da portuale hanno centrato Cristina fieramente a bocca spalancata. L’aria dell’intestino di Claudia è entrata nell’esofago dell’inferiore ed è scesa nello stomaco fino a prendere posto in un nuovo intestino. Poi è partita la cacchina profumata della padrona.
Da prima uno stronzetto marroncino ha fatto capolino dal buchino dei miei sogni, infine, con un gemito da parte della padrona ed una lacrimuccia da parte della schiava, il cilindretto è precipitato sulla faccia di Cristina.
“Oh, bella! Merda grossa a pezzettoni!” ho esclamato.
“Sììììì! Ingoia, lurida cagna! Mangiala tutta! Non ne deve restare neppure una briciola!” ha ringhiato la mia dolce amica.
Cristina si è ritrovata con un salsicciotto di merda fra le labbra senza neppure capire da che parte fosse venuto fuori. Un altro le è caduto sull’occhio destro coprendoglielo completamente. Ha tentato di sputare ed il primo stronzoletto le si è spezzato fra i denti, rimanendo metà in bocca e metà sulla faccia.
“Che fa? Sputa?” ho detto.
“Sputa? Bastarda ingrata!” ha urlato Claudia “Questo è per i suoi spettacolini tutti cosce e culi che non spiegano una sega!”
Le ha dato un calcio col tallone sullo stomaco, spezzandole il fiato, poi ha iniziato a tempestare di pestoni il petto e la pancia di Cristina. Lo faceva con rabbia, con violenza esasperata. Vedevo la testa della schiava che andava su e giù a ritmo con il martellamento della padrona e ad un certo punto ho fermato le gambe (bellissime) di Claudia, per evitare che la maialetta subisse danni permanenti.
“Se poi ci rimane qualche livido magari faranno un’indagine e verranno da noi”
“Hai ragione” ha detto la dominatrice “E’ meglio fermarsi qui. E poi mi diverto abbastanza a vederla affogare nella mia merda”
“Se ti piace questo allora posso contribuire anch’io, per quanto possibile” ho detto.
“Lo faresti?”
“Per te questo ed altro”
Claudia si è alzata dal cesso, ha preso il rotolo di carta igienica che avevo fatto portare previdentemente dalla serva giù in cantina e si è pulita. Nel frattempo io, il padrone, mi sono tirato fuori il possente rapace dalla patta dei pantaloni e ho pisciato nel wc portatile.
Non prendetemi per crudele, non era mia intenzione far soffrire o umiliare ancor di più la maiala stretta in fondo al cesso. Infatti, come ho spiegato dopo la fase di sgrollo della cappella… “…così la cacchina della padrona si ammorbidisce un po’ e la puoi ingoiare più facilmente. La sciolta è meglio, perché non c’è bisogno di masticare”
“A te non scappa?” ha chiesto Claudia.
“No, l’ho fatta stamani”
“Peccato” ha replicato lei, gettando con un incuranza lo strappo di carta igienica nel fondo della buca e sulla faccia di Cristina. La serva piangeva (come sempre, sembra Lucia dei Promessi Sposi) e noi ci gustavamo la sua disperazione.
“Non fare così, Cristina” ho detto “Ricorda che non ti faremo uscire fino a che non avrai spazzolato ogni traccia di merda e piscio dal fondo della latrina”
“Bene, diglielo, a quella cagna!” ha esclamato Claudia. Ha infilato di nuovo il tacco di uno dei suoi pericolosi sandali nella carne di Cristina, dicendo “E se affoghi, tanto peggio per te”
“Affogare negli escrementi?” ho chiesto “Sarebbe una fine di merda!”
E noi due giù a ridere. Anche le situazioni più insolite sono foriere di momenti di sana ironia.
Atto VI: che goduria farsi fare un pompino da una valletta
Il primo giorno di riprese fu molto impegnativo, per la sguattera. Finalmente era arrivata a destinazione, atterrata in quel deserto di sentimenti e valori che è il mondo dello spettacolo. Ma lei si sentiva bene, circondata di lustrini e sguardi falsi. Era quello che voleva e quello che aveva infine ottenuto. Nessuno sapeva quanto le era costato quel traguardo. O meglio, tutti sapevano che ero stato io a raccomandarla e che a me aveva pagato il tributo per essere salita su quel podio ambito da milioni di ragazzine sceme. Ma nessuno sapeva come mi ero fatto pagare, benché molti, conoscendomi, ne avessero un’idea abbastanza precisa.
Quella sera stessa, al termine delle riprese del programma, lo staff fu invitato al completo ad un banchetto negli uffici della emittente. Tutto molto bello, la musica, il buffet, donne eleganti, uomini sorridenti…scrofe, maiali…
Ad un certo punto incontro Cristina. E’ molto bella, nel suo abito da sera nero. Ha una gonna lunga che le arriva fino alle caviglie ed una vistosa scollatura davanti.
“Ciao, piccola” dico “Come va?”
Lei abbassa lo sguardo.
“Ti piace lavorare in televisione?”
“Sì”
Maiala.
“Come ti sei trovata?”
“Bene”
“Ne sono lieto. Hai da fare?”
“No…io…”
“Perfetto. Ti rubo solo un momento. Vieni con me nell’altra stanza”
La prendo per mano e l’accompagno in una stanzina buia, distaccata rispetto alla sala della festa. Da lì giungono i rumori del party, ma siamo abbastanza in disparte da poter parlare senza che nessuno ci senta.
“Inginocchiati” le dico.
“Ma…”
“Niente ma. Il patto è ancora valido. Io sono sempre il tuo padrone. O pensavi che una volta accese le telecamere tu mi potessi dire tanti saluti e arrivederci? Lo sai quante vallette puttenelle vengono sostituite a metà di una trasmissione? E quante non vengono riconfermate?”
“….”
“Ora prendimelo in bocca”
Lo tiro fuori e la proboscide si srotola fin quasi al pavimento. Ragazzi, ho una fava da recordman! La mignotta se la infila in bocca e comincia a degustare la pietanza. Erano due giorni che non glielo sbattevo in gola, e anche Cristina, suppongo, iniziava a sentirne la mancanza.
“Pompa, pompa, mignottaccia…questo i ragazzini che da domani sbaveranno per te non lo sapranno mai, ci pensi?”
“…”
Cristina non rispose.
“E muovi quella lingua, maiala! Su e giù, su e giù come ti ho insegnato! Lecca tutta l’asta fino alle palle. Ecco, ciucciami i coglioni. Poverini, guarda come sono gonfi. Non me li hai munti per due giorni e ora sono pieni di sborra. Ma ora ci pensi tu, non è vero? Me li svuoti nella tua bocca. Che tanto spumantini e analcolici non fanno per te, scrofa. A te piace la sbroda del padrone e la pisciazza caldina della padrona”
Cristina mugola qualcosa e continua a pompare la mia stecca dura come l’acciaio. Devo dire che fa tutto un altro effetto farsi fare una pompa da una ragazza truccata come una star televisiva e vestita da stilisti importanti. Cristina sembra un’altra persona, rispetto a quella che mi serviva fino a due giorni prima.
“E ricordati, quando mi avrai svuotato i serbatoi del cazzo dovrai rimetterti il rossetto. Me lo stai spalmando tutto sull’asta, fra un po’ non te ne rimarrà punto sulle labbra”
“Sì, padrone”
Le vengo in gola come mio solito, spingendo la cappella nella sua cavità orale fino all’attaccatura coi coglioni e fottendomene dei suoi singulti strozzati. Devo riconoscere che vederla sottomessa con quell’abbigliamento dà ancora più significato al pompino. Vorrei ve ne fossero altri mille così. “Bevi maiala, bevi”
“…”
Cristina stasera è stranamente silenziosa.
All’improvviso sento aprirsi la porta alle nostre spalle. L’istinto è quello di allontanarmi dalla zoccola e rimettere il cazzo nell’astuccio delle mutande, poi mi accorgo che si tratta di Monica, un’altra maiala che per diventare valletta ha ingoiato tanti cazzi quanti quelli di Cristina.
“Oh, sei tu, Monica” saluto.
“Ah, signore!” la sua voce è calma e tranquilla. Ma non appena i suoi occhi scendono alle mie gambe la sua faccia si contorce in una smorfia.
“Ah, quella nuova…” dice.
“Già. L’ho proposta io. Che volevi, che non accettassi qualche regalino?”
“No, certo. Qui si fa così…”
“Diglielo, Monica cara. Anche tu, ai tuoi tempi…”
“Anche io, quando non ero nessuno…quanti coglioni che ho svuotato!”
Cristina sta per rimettersi di nuovo a piangere.
“Vieni, piccola. Ti serviranno i consigli di qualcuna più esperta di te, per muoverti in questo mondo” dice Monica.
“Consigli?” chiede Cristina.
“Sì. Pulisciti le labbra dalla sborra e datti il rossetto, ti porto in un posto e ti presento delle persone” Cristina annuisce.
“Che persone?” chiedo, rimettendo il fiero falcone nella gabbia al termine del suo volo maestoso.
“Amici” risponde Monica “E amici di amici”
La cosa mi puzza. Mi puzza molto più della merda della mia amata Claudia.
“Non sarà roba di droga, vero?” domando.
“Te non ti preoccupare. Cristina, cara, ti aspetto alla festa” risponde Monica, ed esce.
Aspetto di essere solo con la maialetta. Provo quasi tenerezza per lei. Tenerezza e comprensione. E’ una ragazza ingenua. Ignorante ed illusa, ma non cattiva.
Non si merita di finire in un gorgo che la distrugga. Insomma, dai miei cosiddetti soprusi si riprende alla grande non appena i giochi si concludono, ma la droga…la prostituzione…quella è un altro affare.
“Piccola, forse è meglio che non vai” dico.
“Perché?”
“Non mi piace, quella lì. Qualche anno fa è rimasta coinvolta in un brutto giro. Non vorrei che volesse sfrutt..”
Sfruttarti? Ma in fondo non è la stessa cosa che ho fatto io? Sì, ma i miei erano solo giochino innocenti, come ho detto. Non droga.
Eppure le labbra si fermano prima di terminare il discorso.
“Stai attenta. Promettimi solo che starai alla larga da polverine bianche e porcherie varie” le dico.
Cristina annuisce e si aggiusta.
“Io vado a casa” dico “Mi chiami domani?”
“Sì”
“Bene. Ci conto. E mi raccomando, ricorda quel che ti ho detto”
“Sì”
Esco. Mentre me ne vado non rivedo né Monica né il maiale schifoso che dirige il programma per il quale Cristina mostra il culo.
Vado a casa, faccio l’amore con Claudia e aspetto la telefonata.

Epilogo: Cristina ottiene quel che vuole.
Non mi chiamò. Né il girono dopo, e neppure quello dopo ancora. Non la sentii se non dopo sei mesi dopo la fine del programma. Programma che, per inciso, venne chiuso con la seconda puntata. Strano, di solito sono i programmi peggiori a fare audience. Quella volta, un caso su un milione, il buon gusto trionfò ed il programma fu interrotto a beneficio di una serie di documentari sull’alterazione climatica dovuta all’industrializzazione.
Cristina scomparve. Due articoli su qualche rotocalco, un servizio su un giornaletto scandalistico, poi il silenzio.
Mesi e mesi di silenzio.
La rividi quando ormai non ci speravo più. Fu Claudia ad avvertirmi.
“Te la ricordi quella cagna che beveva il nostro piscio qualche tempo fa?”
“Chi? Cristina?”
“Già, proprio lei. Dice che è stata ricoverata in clinica”
“Quale clinica?”
“Una per tossicodipendenti. E’ in città”
“Tossicodipendenti?”
“Dice sia finita in un brutto affare. Cocaina, puttane. Hanno fatto una retata e c’era anche lei nel mezzo. Lei e una nostra vecchia conoscenza”
“Fammi indovinare”
“Sentiamo”
“Monica”
“Proprio lei”
“Carogna” ho mormorato.
“Che hai?”
“Nulla…nulla”
“Ti spiace per quella mignotta che mangiava la mia merda?”
Sì, un po’. Ma non posso dirlo.
“Ma che vai a pensare. Quelle lì esistono giusto nutrirsi dei tuoi escrementi, tesoro”
“Dici bene. Ci vediamo stasera, allora?”
“No, stasera no. Ho un impegno in ufficio”
“Capisco. Ci risentiamo”
“Certo. Stammi bene”
Non sono mai andato in quella clinica. Che cosa avrei potuto fare, in fondo? Il mio errore era stato quello di spingere una ragazza in un mondo di menzogne e illusioni, non quello di averle fatto mangiare merda.
Lo sbaglio lo avevo commesso offrendole quel caffè, quando la incontrai piangente sulla scalinata. Non facendomi svuotare i coglioni un giorno sì e l’altro pure.
Ormai quel che potevo fare era fatto. Basta. Non avrei più cercato di rivedere Cristina.
La vita, in fin dei conti, va avanti.

Avventura nella capitale

Avevo deciso di passare un paio di giorni nella capitale. Dopo aver prenotato l’ albergo e il treno avevo preparato le mie due valigie con dentro tutto il mio bendidio ed ero partita già pregustando chissà quali avventure. Per viaggiare mi ero messa comoda con un jeans , una camicetta e scarpe da ginnastica . Anche il trucco del viso era stato appena accennato. Insomma volevo fare un viaggio tranquilla senza pappagalli rompicoglioni.
Una volta giunta a Termini presi un taxi e mi feci accompagnare in hotel. Appena arrivata mi resi conto di quanto fossi stata fortunata. In quei giorni si stava infatti tenendo una convention e l’ albergo brulicava di uomini di ogni tipo. Conosco le convention, un mucchio di uomini infoiati che fanno finta di parlare di lavoro , ma che pensano solo a scopare con qualsiasi cosa si muova o respiri. Bene , ero proprio capitata nel luogo giusto al momento giusto.
Salita in camera iniziai a prepararmi per la sera. Impiegai quasi tre ore, ma alla fine , vi assicuro, mi trasformai in una figa da urlo. Mi sorrisi allo specchio, presi la mia borsettina e scesi nella hall.
Mi rendo conto di quando faccio colpo quando mi vesto da troia, Mi basta fare un paio di passi per attirare l’ attenzione di tutti i maschi nel raggio di cento metri. E non solo dei maschi. Ma cosa ci posso fare, ho due gambe belle e tornite e un culetto da favola e quando cammino sulle mie scarpine di vernice con il tacco da 12 divento una calamita per gli occhi. Truccatacome una vera vacca, per fare meglio risaltare i miei occhi verdi, e con la mia parrucca rosso tiziano inoltre sembro proprio una bambolina. Oh , certo, poi anche uso degli abiti che stringono dove devono stringere e lasciano intravedere dove devono lasciar intravedere … insomma una bella figa, . Sono certa che voi mi capite.
La mia passeggiata nella hall fu decisamente un successo. Sentivo gli sguardi degli allupati spogliarmi di tutto e in pochi secondi credo di essere stata scopata col pensiero non meno di una ventina di volte, Bene , l’ amo era lanciato , ora dovevo solamente scegliere la mia preda.
Avevo deciso per della carne giovane. I quarantenni sono molto maiali ,lo so , fanno di tutto senza pensarci troppo, ma per quella sera volevo qualche ventenne , magari con poca esperienza e a cui potere mostrare qualcosa di nuovo. Era solo questione di tempo, ma lo avrei trovato.
Entrai nella sala ristorante e scelsi un tavolo leggermente defilato da cui però potevo osservare quasi tutti i presenti , ordinai qualcosa di leggero e iniziai la ricerca. Tutti uguali. Lasciano le mogli a casa per qualche giorno e con qualche banale scusa e poi vengono a queste riunioni , tutti vestiti uguali , tutti con le stesse battute , tutti alla ricerca della stessa cosa.
Beh , ho come un sesto senso. Li so riconoscere al volo. Fossero anche in mezzo a uno stadio li troverei a occhi chiusi. Quelli che non hanno mai scopato con una come me intendo. Hanno come una specie di segnale intermittente che lampeggia su di loro. E quello , quello che stava a circa una decina di metri da me era indiscutibilmente uno vergine, ed era pure un bell’ esemplare di vergine.
Il cazzo si indurì subito sotto le mutandine di seta. Io mi limitai a occhieggiare con una certa noncuranza. Dopo pochi minuti i nostri sguardi si incrociarono io gli sorrisi leggermente e lui arrossì. Come vi dicevo non mi ero sbagliata ! Era al tavolo con altri colleghi più anziani e stavano parlando di chissà cosa. Gli altri parlavano e lui ascoltava, intervenendo raramente e con garbo. Un patatino timido dunque … il mio cazzo era come impazzito e si agitava sotto la gonna duro e voglioso. Continuai a guardarlo di tanto in tanto. Lui faceva lo stesso con me , ma come si accorgeva che lo fissava staccava gli occhi e tornava a parlare con quelli del tavolo. Ma ormai lo avevo preso, lo sentivo. Non sarebbe scappato.
Terminai rapidamente la cena e andai nella saletta bar. Sapevo che prima di uscire per andare a mignotte tutti questi uomini sarebbero passati a farsi un goccetto e a scambiarsi suggerimenti e indirizzi. Dopo un quarto d’ora entrò il mio lui e si diresse al bancone. Era rimasto in compagnia degli altri due che però erano persi nei loro racconti improbabili di quella volta che si erano trombati questa e quest’altra. Ora toccava a me. Mi alzai dal tavolino e mi avvicinai a lui .Quando si accorse di avere qualcuno di fianco si girò e venne circondato dal mio profumo e dal mio sorriso. Era ancora più carino di quanto mi era parso da lontano. Dovetti sforzarmi per tenere il cazzocalmo.
“Ciao, come stai? Sei qui per la convention immagino ?” A volte una banalità serve più di un discorso complicato , soprattutto se si tratta di rompere il ghiaccio con uno che ti dovrà inculare.
“Si in effetti si” rispose con appena una traccia di imbarazzo.
“E ti diverti ?”
“Beh , non molto. Preferirei fare dell’ altro” aggiunse senza soppesare troppo le parole
“Oh , anch’io” risposi pronta guardandolo fissa. Ridiventò rosso per l’ imbarazzo , come la prima volta che lo avevo fissato al ristorante. Era semplicemente adorabile. Una cosa che ho imparato andando per cazzi è che non si deve mai perdere tempo quando si è in una situazione di vantaggio. Così lo presi per mano e gli dissi di seguirmi. Dopo un attimo di indecisione si alzò e mi venne dietro. Lo lasciai qualche passo dietro di me. Volevo che vedesse come camminavo sculettando. Entrai nell’ ascensore e lo attesi.
“A che piano tesoro ?”. Il bello di questi grandi alberghi è che hanno molti piani e così si può passare un mucchio di tempo negli ascensori. Come le porte si chiusero , eravamo soli, mi avvicinai e senza perdere tempo iniziai a limonarlo. So con certezza che nessun uomo resiste a una lingua infilata in gola e una mano infilata dentro le mutande. Tempo che arrivassimo al piano della camera e me lo ero già slinguato per bene e avevo anche potuto apprezzare il bel cannolino che teneva tra le gambe. Lui subito era rimasto bloccato , ma dopo pochissimi secondi si era lasciato andare a aveva cominciato a far correre le mani sulla mia schiena e sul culetto.
Arrivammo a fatica nella sua camera e come la porta si chiuse alle nostre spalle io mi tuffai immediatamente tra le sue gambe. Credo di avere il record del mondo di velocità nel far uscire un cazzo dai pantaloni infilandomelo in bocca e così in pochi secondi mi ritrovai già servita con un bel pisellone duro che mi solleticava la gola .
Il mio biondino mi teneva la testa e mugolava le solite parole tipo brava e continua così. Neanche se lo immaginava la sorpresa che lo aspettava.
Così dopo essermelo spompinato per un cinque minuti buoni mi sono allontanata di un paio di metri e ho iniziato uno spogliarellino come si deve. Il biondino guardava e inghiottiva saliva mentre io mi liberavo dei miei abiti uno alla volta fino a rimanere ovviamente in tacchi a spillo , autoreggenti nere, perizomino e reggiseno.
“Allora tesoro cosa mi dici? “ Sei bellissima , Titti sei la più bella figa che abbia mai visto” “Mmmhh, sei un adulatore” “No ,davvero ,sei arrapantissima !”
Cosa volete , a me , quando sento farmi dei complimenti , si indurisce il cazzo, e non c’è modo di bloccarlo. Così dallo slip fece l’ apparizione il mio clitoridino, non ancora in tiro , ma già bello arzillo. Giulio , il biondino insomma , fece due occhi che sembravano due fanali, vidi chiaramente che trattenne il respiro per la sorpresa e cadde in piena confusione. Uffa , sempre così prevedibili gli uomini. L’ importante, come ho già detto, è non dar loro il tempo di riflettere. Mi avvicinai a lui , gli rimisi la lingua in bocca e portai una delle sue mani a giocare con il mio cazzo.
Per i primi smanettamenti dovetti dargli io il ritmo , ma dopo pochi secondi la sua mano prese una bella velocità, così uscii dalla sua bocca e iniziai a sussurargli nelle orecchie delle belle paroline “Bravo il mio porcellone, continua così , fai godere la tua Tizianuccia, non ti fermare”
E di sicuro non si fermò, ma cominciò a menarlo sempre più forte e con passione.
Bene , c’ eravamo . In pochi istanti lo spogliai completamente e lo buttai sul letto. Lui sotto e io sopra e iniziai a mangiarmelo dappertutto, il volto , il collo , le spalle , il torace , il ventre e , ovviamente , il cazzo e le palle. Le sue reazioni erano entusiastiche, lo sentivo dal suo respiro , dai suoi mugolii e dalla sua asta bella dritta e dura.
Così mi girai e gli offrii il mio pisello. Dopo pochi secondi sentii le sue labbra sfiorarmelo e quindi inghiottirlo e partimmo così per un meraviglioso sessantanove. Era proprio un maialino, in breve aveva ingoiato tutti i miei centimetri e mi aveva infilato un dito nel culo. Non potevo certo esimermi dall’ imitarlo e così mi misi anch’io al lavoro. Succhiammo e ci penetrammo per bene e con ardore allargandoci le chiappe per meglio offrirci alle nostre lingue e alle nostre dita per parecchio tempo.
Hai capito il biondino che razza di maiale. Era infoiato di brutto e ogni tanto si sfilava il cazzo dalla bocca per dirmi quanto stesse godendo e come gli piacesse succhiarmi e farsi infilare per bene. La cosa non mi dispiaceva per niente. Avere un bel maschietto su di giri mi fa sempre diventare molto porca e il mio culetto cominciava a reclamare qualcosa di più consistente di un paio di dita.
Mi sollevai dal suo corpo e mi distesi sul letto alla pecorina. “Avanti ,adesso sfondami per bene , sfonda la tua Titti dolce, impalala con il tuo cazzo d’ oro “ . Aveva il volto rosso come il fuoco quando rispose “Va bene subito , ma poi tu lo fai a me !” Hai capito il verginello che razza di rottoinculo che era ?
Lo feci appoggiare per bene con la sua cappella sulla mia coroncina e iniziai a aprirmi per bene. Non c’ era bisogno di nessuna ulteriore lubrificazione, il suo cazzo grondava saliva. E infatti entrò senza problemi. Prima la sua bella cappella , poi tutta l’ asta. Come mi piace farmi impalare , mi fa perdere il controllo ogni volta che sento una nerchia slabbrarmi il buco del culo e entrarmi dentro come una biscia calda. Iniziai a gemere come una troiona “Siiii , tesoro mio , dolce pisellone , cosììì , sbattimi fino a farmi sanguinare , non fermarti , incula la tua bella vacchina pompinara”. Non c’ era bisogno che lo incoraggiassi, mi pompava con grande bravura alternando colpi lunghi e lenti con rapide frenetiche sbattute in cui sentivo le sue palle sbattere contro le mie. Il mio cazzo era viola e gonfio dal piacere e ben presto cominciai a masturbarmi senza ritegno. Sentivo la mano bagnata dai liquidi che uscivano dal cazzo pur senza sborrare. Le sue mani continuavano a solcare il mio corpo e mi accarezzavano la schiena e percuotevano le chiappette e poi giocavano con il collo e io me le portavo alla bocca per leccargli le dita e ,infine, scesero sulla mia nerchia e si sostituirono alle mie mani nel farmi una bella sega. Era fantastico , il biondino stava superando tutte le aspettative e io glielo dicevo “Bravo porco , sei un inculatore d’ oro , sei il mio bastone sempre in tiro, il mio cazzone d’ acciaio , sventrami , aprimi in due , squarta la tua Titti bagascia , fammi sentire una vera donna !”
Lo tenevo stretto nel culo giocando con i miei muscoli anali , a volte stringevo ,a volte lo lasciavo libero di entrare senza fatica , e poi muovevo il bacino per meglio accoglierlo. Non poteva durare molto ,lo so. E infatti dopo pochi minuti iniziai a sentirlo irrigidire. Ancora pochi istanti e dentro di me sentii il bruciante calore di un fiotto di sperma invadermi il ventre, e dopo quello altri ancora mentre dalla sua bocca uscivano frasi incomprensibili. Mi riempì per bene di sborra il pancino. La sentivo uscirmi dal culo e scendere lungo le gambe. Ne raccolsi un po’ con le dita e me la portai allla bocca. Buonissima.
Me lo ritrovai dinnanzi agli occhi supplicante e tenerissimo “Tizianina , adesso tocca a me , ti prego voglio essere inculato anch’io. Deve essere bellissimo , vero?”
Come rifiutare un appello così accorato ? Lo misi a pecorina e mi tuffai tra le sue chiappe. Leccai per bene , inumidii , lubrificai e allargai il suo buchetto finchè non lo sentii rilassato. A quel punto mi appoggiai e gli dissi di respirare. Non gli diedi tempo per pensare. Entrai subito , violentemente , tutta dentro. Lanciò un urlo, povero Giulio. Si aspettava un’ inculatina lenta, dolce, un pochettino di cazzo alla volta e invece lo sfondai in un secondo. Aveva un bel culo stretto e caldo. E io ero già al limite per l’ inculata di prima. Inoltre ero una signora, come si era permesso questo stronzo di chiedermi di fotterlo, doveva essere lui a scoparmi fino a farmi implorare pietà, non il contrario. Così me lo sbattei alla selvaggia. Tutto dentro , tutto fuori , rapidamente. Ogni tanto gli pigliavo le palle e gliele stringevo fino a farlo urlare dal dolore. Sentivo allora i suoi muscoli anali stringere e in quel momento ne approfittavo e lo penetravo fino alla radice per procurargli maggior dolore. La mia troietta urlava come una sirena, come una succhiacazzi espertissima, sbatteva la testa da una parte all’ altra e tormentava le lenzuola con le mani. Per un paio di volte tentò di bloccarmi dicendo basta e che gli facevo male. Gli strinsi i coglioni con tutta la forza che avevo e poi gli tirai violentemente i capelli. “Brutta troiona sfondata , non ti permettere di dirmi cosa devo fare. Sei solo una vacca mangiacazzi da bordello e ti inculo come e quanto voglio. Hai capito rottainculo da quattro soldi. Stai zitta a godi !” “Scusami Titti non volevo , si sono la tua mangiasborra , la tua ciucciacazzi , la tua culo sfondato, fammi ciò che vuoi , sono tua , tutta tua … la tua Giulia culorotto … non ti fermare , perdonami , puniscimi , scopami … ahhhh … cosììììììì ….ahhhh”
Vedere quel finocchietto dimenarsi come un posseduto mi portò ben presto al limite . Sapevo che sarei venuta in pochissimo tempo. Così uscii da lui , lo feci girare , mettere in ginocchio e iniziai a menarmelo sulle sue labbra. Lui aprila bocca, chiuse gli occhi e aspettò. Era la sua prima volta. Doveva assaporare il gusto della sborra fino in fondo . Per questa ragione gli infilai il mio cazzo dentro. Venni con brevi e rapidi schizzi. Lui , da brava bambina, inghiottì tutto. Vedevo che deglutiva da come si muoveva il pomo di Adamo. Mi bevve tutta , fino all’ ultima gocciolina di sperma. Non si voleva staccare dal mio cazzo. Anche dopo avermi svuotata per bene mantenne il mio cazzettino che si stava ammosciando tra le sue labbra continuando a succhiare e lappare. Era così tenero.
Lo feci alzare e lo baciai teneramente. Gli leccai la faccia per bene e finì con un bel lingualingua di dieci minuti. Nel frattempo le nostre mani cercavano i nostri corpi per stringerci e accarezzarci. Ci stendemmo sul letto. La Giulia si mise dietro di me e mi avvolse con le sue braccia. Si avvicino alle mie orecchie e sussurrò “Grazie dolcissima. E’ stato meraviglioso”. Dopo pochi minuti cadde addormentato.
Rimasi ancora una mezz’oretta , poi ,approfittando del suo sonno , raccolsi le mie cose , mi vestii alla bene meglio, e lo lasciai nella sua camera. Lo lasciai solo , sognando della sua dolcissima , bellissima, porchissima Titti.

tizysweet@yahoo.it

Che notte quella notte !

Dopo un po’ di tempo sono ritornata. Ciao a tutti e tutte. Mi ripresento con uno dei raccontini che avevo già inviato , ma, in fondo è giusto che … si riparta dall’ inizio della storia.

Il momento era arrivato. Dopo tanti indugi mi ero infine deciso . Avevo aspettato per anni, ma quella sera sarebbe stata la sera della grande avventura e della mia “prima volta”.
Per meglio spiegarmi devo confessare di essere cresciuto, fin da piccolo, con l’ irrefrenabile desiderio di indossare abiti femminili. Durante l’ adolescenza spesso mi nascondevo in camera dove provavo i vestiti che riuscivo a recuperare negli armadi delle mie sorelle. Provavo tutto, gonne, camicette, reggiseni, mutandine, calze e scarpe. Ogni volta che sentivo la seta sfiorarmi la pelle provavo dei brividi di piacere incredibili. Sempre di nascosto poi ,provavo a truccarmi come vedevo fare alle mie sorelle,utilizzando i loro rossetti, ombretti, eyeliner e quant’altro e atteggiandomi davanti allo specchio come se fossi stato una vera donna. Mi ero fatto crescere anche i capelli lunghi apposta, per potere sembrare, quando truccato, più femminile.Inoltre scrutavo con attenzione il modo di comportarsi delle ragazze per cercare di imitarle, come muovevano le mani e il capo , come camminavano e si sedevano, come accavallavano le gambe e come ridevano. Ovviamente ripetevo tutto ciò nella mia camera quando ero solo e nessuno poteva vedermi.
La notte poi lasciavo libera la fantasia e mi immaginavo completamente donna aggirarmi in un mondo di uomini dal cazzo sempre in tiro che mi prendevano e mi riempivano tutta.
Ero cresciuto con questo mio segreto senza che si scoprisse mai nulla, poi avevo lasciato casa per motivi di lavoro e questo mi aveva portato in una grande città dove nessuno mi conosceva.Ovviamente il mio sempre più dominante lato femminile cominciò a prendere con decisione il sopravvento e , poco alla volta , iniziai a riempire i mobili di casa con tutti i più arrapanti abiti che trovavo nei negozi . Nei momenti liberi poi,senza più dovermi nascondere ,mi travestivo e truccavo e camminavo per delle ore fermandomi ogni volta davanti agli specchi per potermi ammirare in tutta la mia bellezza perchè, devo ammetterlo, aiutata da una corporatura esile e da un volto molto delicato, così addobbata ero proprio una bella figa. Però non avevo mai osato uscire di casa per quel filo di vergogna che ancora provavo in fondo all’ animo… fino a quella sera. Dopo molte titubanze avevo infatti deciso di prendere il coraggio a due mani e che quella sarebbe stata la notte della mia iniziazione da donna.
Era un sabato sera e avevo già deciso che sarei andata in una delle discoteche più alla moda della città dove ,nei fine settimana, si dava appuntamento il fior fiore della gioventù di tutta la provincia.
Iniziai a prepararmi con calma fin dal pomeriggio. Feci un bel bagno usando sali profumati molto esotici, poi iniziai a depilarmi completamente lasciando solamente una striscia di peli sopra il cazzo. I capelli neri corvini li raccolsi in un caschetto appena ondulato che mi cadeva sulle spalle e metteva in risalto l’ ovale del viso. Truccandomi evidenziai con i giusti ombretti il verde degli occhi e infine, per le labbra usai un rosso intenso e appariscente.
Toccava ora agli abiti. Come intimo scelsi un bustino in raso nero traforato e trasparente a cui aggiunsi un reggicalze sempre in raso nero e con dei ricami rossi e uno slip nero anche lui trasparente. Calze ovviamente di seta nera, velate e con la riga dietro da abbinare a un paio di scarpe di vernice rossa con i tacchi a spillo. Dopo avere riempito con delle apposite protesi le coppe del reggiseno del bustino indossai una camicetta bianca con bottoni di madreperla e alcuni piccoli ricami sul davanti. Come gonna ne scelsi una color avorio che mi arrivava fino al ginocchio, ma che era molto aderente e si adattava benissimo a mettere in risalto le mie chiappe belle sode. Per finire indossai un paio di orecchini, una bella collana di ambra e alcuni anelli.
Quando ebbi terminato mi guardai allo specchio e rimasi molto soddisfatto. Ero proprio una bella figa, nessuno avrebbe potuto immaginare che sotto tanta femminilità vi fosse un uomo. Decisi infine di farmi chiamare Tiziana , o meglio ancora Titti.
Giunta l’ora uscii di casa e in auto mi diressi verso la discoteca. Quando la raggiunsi era già piena di gente che si divertiva e ballava.Così mi gettai anch’ io in mezzo saltando e dimenandomi tanto che in poco tempo attirai l’ attenzione di più di un ragazzo che, vedendomi ballare da sola, venne a cercare di agganciarmi. La cosa mi eccitava moltissimo, ma ero sempre frenata dal timore. Fino a quella sera non avevo mai avuto alcun tipo di rapporto sessuale con uomini. tutta la mia diversità si era limitata a infilarmi il dito nel culo nelle sere in cui, in camera mia, mi masturbavo pensando di essere una donna.
Per farmi coraggio e infrangere le ultime resistenze andai un paio di volte al bar e ordinai dei cocktail abbastanza alcolici. Il barista, un nero alto quasi due metri, che era tutto uno splendore di muscoli, me li preparò e iniziò a parlare con me. Era molto gentile, mi chiese come mi chiamavo e come mai ero lì sola. Mi inventai sul momento una storia di un mio amico con cui ero venuta e con cui poi avevo litigato e lui parve credervi. Ritornai sulla pedana da ballo e venni abbordata nuovamente un paio di volte, ma ogni volta non ebbi il coraggio di fare l’ ultimo passo.
Così ritornai al bar per un ulteriore drink. Questa volta il barista disse che offriva la casa e mi preparò un cocktail , a suo dire, speciale. Cosa fosse non so, ma era fortissimo e appena bevutolo iniziai a tossire e mi vennero le lacrime agli occhi. Lui iniziò a sorridere e mi chiese se era troppo forte. Tra un colpo di tosse e l’ altro feci la disinvolta dicendo di no, ma non risultai molto convincente. Iniziò anche a girarmi leggermente la testa e glielo dissi. Allora lui mi consigliò di sdraiarmi da qualche parte ,in attesa che mi passasse un poco l’ effetto dell’ alcool. Già, sdraiarmi ,ma dove? Una discoteca non è certo il posto migliore per farsi passare un principio di sbronza. Lui annuì e mi invitò ad andare in una stanza che era al piano superiore dove si ritrovavano gli addetti alla discoteca quando non si sentivano bene o erano troppo stanchi.
La testa mi girava e la musica assordante iniziava a farmi venire una leggera emicrania così accettai di buon grado la proposta del barista. Questi si fece sostituire da un collega al bancone e mi accompagnò lungo le scale fino alla stanza. Salendo mi teneva stretta per non farmi scivolare e io sentivo quelle sue braccia forti che mi stringevano e la cosa non mi dispiaceva per niente.
Giunti nella stanza mi fece sedere su un divano e poi si mise ad osservarmi sorridendo. “Come va adesso?” chiese
“Bene, grazie, anche se mi gira un po’ la testa”
“Ci vorrebbe una medicina adatta …”
“Oh, è solo questione di pochi minuti, mi sento già meglio”
“Comunque so io cosa fare, non sei certo la prima che si sente male” aggiunse avvicinandosi.
Io ero ancora seduta e lui venne di fianco a me, ma rimanendo in piedi il mio viso era all’ altezza dei suoi fianchi.
“So io cosa ci vuole per guarire le fighe come te” disse infine e con un rapido gioco di mani si aprì la patta dei pantaloni estraendone un cazzo non ancora duro ma già enorme “Prova con questo!”
Io rimasi interdetta , ma lui non perse tempo, mi mise le mani sul capo e , a forza, spinse la mia bocca verso il suo cazzo. Sembrava proprio che il momento tanto atteso fosse arrivato! Tutta la teoria degli anni passati sembrava dover finalmente diventare pratica! Smisi di pensare e decisi di lasciarmi guidare dall’ istinto.
Come avvicinai le labbra alla nerchia questa sembrò acquistare vita propria, si indurì e si inastò in pochi secondi. Dinnanzi ai miei occhi c’ era un cazzo nero di almeno ventidue centimetri, gia scappellato e che bussava alle mie labbra. Non persi più tempo. Socchiusi le labbra e iniziai ad introdurmi quel cannone in bocca. Dapprima mi limitai a sbaciucchiarlo sfiorandolo appena, poi iniziai a mordicchiare la cappella facendo colare calde gocce di saliva lungo tutta l’ asta. Mentre gli inumidivo in quel modo il cazzo con la mano presi a sfiorargli le palle e ad accarezzargliele. Poi, lentamente feci scivolare quel cannolo tutto in bocca.
Non finiva mai, mi arrivò giù fino alle tonsille e continuava a scendere. Era tanto grosso che riuscivo a malapena a respirare , ma iniziai a fare avanti e indietro con il capo lasciandone uscire un pezzo per poi subito riprenderlo in gola e succhiavo, succhiavo, succhiavo come una gran pompinara.
Lui iniziò a godere e a gemere. “Brava troia, ti piace il cazzo eh? e allora prendimelo tutto, continua a succhiare …”.Io non mi facevo certo pregare anche perchè il sapore del cazzo cominciava a piacermi prorio tanto e infatti iniziai a mugolare dal piacere mentre assaporavo quel bastone d’ ebano in ogni modo possibile, con la lingua, con le labbra, con i denti e con la gola.Non mi sarei mai staccata da quella fonte di piacere.
Lo spompinai per bene per qualche minuto poi ,improvvisamente, mi prese con quelle sue braccia che sembravano argani di una possente gru e mi girò di spalle iniziando a sollevarmi la gonna. Io feci un po’ di resistenza perchè non sapevo come avrebbe reagito scoprendo che non ero una donna, ma contro la sua forza potei ben poco e la gonna fu in breve sollevata scoprendomi le chiappe rosee. “Adesso ti faccio vedere io come tratto chi cerca di prendermi per il culo” mi sibilò in un orecchio mentre mi strappava via lo slip svelando il mio trucco. “I puttanoni come te io me li inculo a sangue” aggiunse immobilizzandomi contro un tavolo. Sapeva dunque che non ero una donna, l’ aveva sempre saputo probabilmente, e mi aveva fatto ubriacare apposta per poi potermi fottere con tutta tranquillità! Sempre tenendomi bloccata contro il tavolo mi fece chinare in avanti di 90 gradi, si tolse i pantaloni e appoggiò il suo cazzo contro il mio buco del culo. Era quello che avevo sempre desiderato, ma le dimensioni di quella nerchia mi spaventavano. non ebbi tempo di pensare troppo che sentii un palo d’ acciaio iniziare a farsi strada tra i miei muscoli anali. Il dolore che provai fu fortissimo, quell’ asta turgida e calda mi penetrava sventrandomi lo sfintere e potevo sentire chiaramente i muscoli dilatarsi fino all’ estremo per potere avvolgere quel cazzo. Mi sentivo spaccata in due mentre quel serpente senza fine raggiungeva infine la mia pancia.
“No, no, basta, mi fai male…basta, ti scongiuro !!!” urlai mentre le lacrime mi sgorgavano dagli occhi.
“Taci vaccone e fatti scopare” rispose senza pietà iniziando a pistonarmi lentamente. Sfilava dieci centimetri di canna per farmi respirare un poco, ma subito dopo la reinfilava facendomi singhiozzare per la sofferenza “Te la do io il volere fare la donna con me , per chi mi avevi preso …” .Intanto il dolore stava lentamente diminuendo fino a sparire e l’ elasticita dei miei muscoli anali stava avendo la meglio sul bruciore del culo. Quell’ enormità dentro il mio ventre cominciava a piacermi e anche molto, tutte le sensazioni che per anni avevo solamente immaginato ora erano a mia disposizione. Cominciai anch’ io ad andare a ritmo muovendo il bacino per potere meglio godere di quella verga favolosa, ricominciai anche a mugolare, prima silenziosamente, poi sempre più forte “Si, siii … bravo, continua così, spaccami tutta, lo voglio sentire tutto dentro ,tutto, tuttoooo … ahhhhh ,non ti fermare ….”
Lui non si faceva certo pregare e continuava ad infuriare con tutta la sua potenza sul mio povero culetto ormai devastato.
Poi ,sempre tenendomi inastata,mi fece rialzare e appoggiare contro il suo petto, mi allargò le gambe e,solo con la forza del suo cazzo mi sollevò da terra. Io cercai di appoggiare i piedi, ma sebbene avessi almeno 15 centimetri di tacco, mi ritrovai a fluttuare nell’ aria, infilzata come un tordo. In quella posizione tutto il suo cazzo penetrò dentro di me. sentivo le sue palle sbattere contro la corona dello sfintere mentre pensavo che il suo cazzo mi sarebbe sbucato dalla bocca da tanto lo sentivo dentro. Mise le mani sotto la parte posteriore delle mie cosce e iniziò a sollevarmi e abbassarmi sempre più velocemente. Io non avevo mai immaginato una cosa del genere e persi completamente la ragione sconvolta dal piacere.Tremavo per il godimento,sbavavo come una vacca e agitavo la testa come un’ ossessa.Non avrei mai pensato che potesse essere così straordinariamente bello e arrapante farsi inculare. Il mio cazzo diventò durissimo e mentre lui mi sbatteva cominciai a masturbarmi.
Mentre mi stava trapanando in quel modo la porta si aprì ed entrò un ragazzo della security che era venuto a riposarsi per qualche minuto, ma come ci vide dimenticò subito la stanchezza, si calò i pantaloni e venne a portarsi davanti a me. Era anche lui una specie di armadio con un cazzo di dimensioni asinine che mi infilò in bocca senza perdere tempo.
Cosa potevo desiderare di più? Dopo tanta attesa avevo raggiunto l’ estasi. Un cazzo mi stava dilaniando il culo, un altro mi andava su e giù per la gola, Io stavo in mezzo e prendevo il buono di entrambi guaendo e mugolando come una cagna in calore.Io dovevo solo stare ferma. I colpi squassanti che il negro mi dava bastavano per darmi il ritmo anche per fare il pompino.Chiusi gli occhi e mi lasciai trasportare dalla depravazione. Non sò per quanto tempo andammo avanti così con io a fare da ripieno, ma ad un tratto l’ultimo arrivato si sfilò dalle mie labbra e si inginocchiò. Non ci potevo credere, si avvicinò al mio cazzo sempre duro e iniziò a tirarmi una pompa meravigliosa,il porco. Succhiava come un’ idrovora e con una mano mi accarezzava le palle dando ogni tanto una strizzatina che mi faceva sussultare di dolore e stringere le chiappe. Solo che tra le mie chiappe si trovava quel tubo nero e duro per cui ,stringendo, mi doleva anche il culo, praticamente una goduria che mi portò in breve a sborrare ululando in faccia al bianco. Lui bevve e leccò con grande perizia poi mi rimise la sua alabarda in bocca e ricominciò a pomparmi. I suoi mugolii divennero sempre più intensi finchè non mi ripagò con la stessa moneta inondandomi la bocca di sperma caldo. Venne a fiotti incessanti che io tentai di inghiottire, ma sborrò una quantita impressionante di roba e non riuscii a mandarla giù tutta. Due rivoli di bianca e densa sborra sgorgarono dalla mia bocca e scesero dalle guance fino al collo. Anche il nero ormai era al limite e con una serie di colpi più forti e decisi degli altri si liberò del suo seme dentro di me. Sentire quell’ eruzione di liquido bollente nelle viscere mi mandò in paradiso e quasi mi misi a piangere dal dispiacere quando estrasse il suo tubo di carne dal mio ventre. Venne dinnanzi a me e mi obbligò a leccarlo e a pulirlo tutto cosa che ovviamente feci con grande piacere. Fatto questo i due si rivestirono e senza dire una parola uscirono dalla stanza lasciandomi esausta, tremante, sfinita dal piacere e con il culo in fiamme.
Da quella notte la mia vita è cambiata . Ormai sono Titti per tutti e attendo con sempre maggiore ansia che la settimana termini e venga il venerdi per potere visitare, vestita come una gran figa, tutte le discoteche del luogo. Nei fine settimana infatti mi scateno senza più limiti vivendo da vera troia e non sono contenta fino a quando non riesco a godermi almeno due o tre cazzi per notte.
tizysweet@yahoo.it

Chiamami Cinzia

A volte fantastico come potrebbe essere … dall’ altra parte della “barricata”.

Dovevo passare a casa di alcuni conoscenti per controllare dei lavori che erano stati fatti alcune settimane prima.Era una coppia che conoscevo ormai da molti anni e con cui avevo anche passato alcune volte le vacanze insieme. Avevano anche un figlio, ormai diciottenne,che viveva con loro;era un ragazzo molto tranquillo ed educato, di corporatura minuta e delicata. Eravamo d’ accordo che sarei passato nel pomeriggio e che qualcuno di loro sarebbe rimasto a casa ad aspettarmi per farmi entrare. Quando arrivai rimasi perciò sorpreso nello scoprire che nessuno rispondeva alle mie suonate di campanello. Immaginai che fossero nel garage e non potessero perciò accorgersi del mio arrivo, non sarebbe stata la prima volta. Così girai intorno alla casa e andai davanti al portone del garage che trovai socchiuso, ma nessuno era dentro. Entrai comunque e salii le scale che portavano in casa, ma anche al piano terra non trovai nessuno. Pensai che fossero tutti usciti dimenticandosi il portone aperto e mi accinsi ad andarmene quando udii un rumore sommesso provenire dal piano superiore dove si trovavano le camere da letto. Insospettito salii silenziosamente dirigendomi verso la fonte del rumore che giungeva da una delle camere da letto che aveva la porta appena socchiusa. Appoggiai l’ occhio alla fessura e rimasi stupito da ciò che vidi.
Si trattava infatti del figlio dei miei conoscenti che, perfettamente travestito da donna, si stava masturbando davanti allo specchio. Non ci potevo credere, guardai con maggiore attenzione,aiutato dal fatto che lui mi dava la schiena e non poteva accorgersi di me, ma era proprio così, ed era uno spettacolo che meritava.
Ho già detto che il suo fisico era molto femminile e quello che vedevo non poteva che rafforzare tale impressione. Indossava infatti un paio di autoreggenti bianche che entravano in un paio di scarpe nere con un tacco molto pronunciato che gli fasciavano le gambe ben tornite e slanciate e che terminavano in un culo tondo e sodo, inguainato in un paio di mutandine, anche loro bianche, molto svasate e piccole. I fianchi molto stretti inoltre evidenziavano la bellezza e rotondità delle sue chiappe e gli permettevano di mostrare una schiena che era assolutamente femminile anche senza portare reggiseno. Si era inoltre sciolto i capelli che gli scendevano sulle spalle incorniciando un volto che facevo fatica a riconoscere. Si era infatti truccato con grande abilità evidenziando gli occhi, le guance e soprattutto le labbra che aveva ricoperto di un rosso acceso e brillante. Così vestito si era messo davati allo specchio e si stava masturbando lentamente lasciando uscire il cazzo dagli slip e tenendo gli occhi chiusi.
Lo spettacolo era veramente arrapante. se non fosse stato per il cazzo sarebbe stata una figa sensazionale e in breve, mentre continuavo a spiarlo , il mio cazzo iniziò ad indurirsi.
Aprii leggermente la porta per potere vedere meglio, ma lui si accorse di essere spiato e si girò di scatto. Rendendosi conto di essere stato scoperto si bloccò come paralizzato mentre il suo volto diventava rosso dalla vergogna. Poi tentò di nascondere il cazzo dentro gli slip, ma quelle minuscole mutandine non potevano contenere il suo membro ingrossato e così saltò fuori di nuovo. Lui cercava in tutti i modi di nasconderlo, ma non c’era niente da fare, il suo pisello duro continuava a fare mostra di se. Alla fine decise di coprirlo con le mani e guardandomi tentò di giustificarsi farfugliando qualche scusa senza senso. Io continuavo a guardarlo e , tutto vergognoso come era, lo trovavo ancora più arrapante, così decisi di passare in azione e mi slacciai i pantaloni e estrassi il mio bel cazzo già intostato. Come vide i miei movimenti aprì gli occhi dallo stupore e mi chiese cosa volessi fare.
“Indovina, piccola troia” gli risposi mentre mi avvicinavo lentamente. Lui tentò di spostarsi dicendo che avevo frainteso e che stava solo facendo delle prove,ma io non lo lasciai scappare.
“Si, prove per fare la figa e andare in giro a prendere dei cazzi” gli risposi. Lui intanto si era fermato e aveva cominciato ad osservare il mio cazzo come ipnotizzato, era ovvio che l’ attrezzo gli interessava e anche parecchio. “Sei proprio una bella fighetta così vestita lo sai? Adesso però devi fare come tutte le vere donne e prendermelo in bocca …”
Lui abbozzò una scusa dicendo che non lo aveva mai fatto e che sarebbe stato la prima volta, ma io lo bloccai per le spalle e lo obbligai a mettersi in ginocchio di fronte a me. “C’è sempre una prima volta troia” gli dissi mentre gli appoggiavo delicatamente il cazzo sulle labbra socchiuse. Come si trovò in quella situazione chiuse gli occhi e sussurrò “Chiamami Cinzia”, dopo di che aprì la bocca e iniziò ad ingoiare la mia nerchia.
Iniziò con molta titubanza, evidententemente era davvero la sua prima volta, ma dopo pochi secondi prese coraggio e cominciò a succhiare con maggiore decisione. Per aiutarlo gli misi le mani sulla testa per dargli il ritmo giusto e farlo pompare avanti e indietro come doveva. Si lasciò guidare docilmente e in breve iniziò anche ad usare con bravura la lingua . Alternava leccate a succhiate e in pochi minuti era divenuto un vero esperto in pompini e iniziò a farmi godere in modo davvero professionale. Mi mise le mani intorno alla schiena e cominciò ad accarezzarmi le chiappe mentre prendeva tutto il mio cazzo fino in fondo aspirandolo come un’ idrovora. La cosa gli piaceva decisamente poichè aveva cominciato a mugolare e ad ansare come un mantice. Non avevo più bisogno di tenergli la testa, ormai andava con il suo ritmo avanti e indietro succhiando, mordendo e insalivando come un’ esperta bagascia. In breve mi portò sull’ orlo dell’ orgasmo, ma, per non venire subito, mi allontanai da lui e lo feci alzare. Gli feci poi togliere gli slip, lo misi in ginocchio sul letto e gli appoggiai la cappella sul buco del culo per fottermelo per bene.
“Si, si , avanti … inculami tutto, sfondami con quel tuo cazzo d’ oro,… per favore,… inculami, inculami … dai, … dai …” iniziò a piagnucolare. Non mi feci certo pregare e avendo l’ asta già bella insalivata iniziai a penetrarlo lentamente. Aveva un culo bello stretto, proprio da vergine, e mentre lo infilzavo sentivo la rigidità dei suoi muscoli che cercavano di opporsi alla mia inculata. “Aaahhh, aaaahhh, si, si, siiiii, … che bello, che bellooooo, continua, sventrami tuttoooo …”. Dopo il primo istante di dolore si lasciò vincere completamente dal piacere e iniziò a mugolare sempre più forte sbavando , mordendosi le labbra e iniziando a dimenare il bacino per prendere ogni centimetro di carne. Il suo culo bello stretto e caldo e la sua incontrollata troiaggine mi riportarono in breve sull’ orlo dell’ orgasmo. Lo presi allora per i fianchi e iniziai a spingere sempre più rapidamente e con sempre maggiore forza finchè non eruttai nel suo ventre con una copiosità inaspettata tanto che la sborra cominciò addirittura a uscirgli dal culo anche se il mio cazzo era ancora dentro. Diedi gli ultimi colpi per svuotarmi per bene tenendogli la testa girata per poterlo anche limonare e lui rispose appassionatamente con le labbra rosse e vogliose. Estrassi il cazzo dal culo mi rivestii e, dopo averlo baciato ancora sulla bocca, lo lasciai riverso sul letto, con il respiro affannoso e il corpo ancora tremante per il piacere.
Dopo circa una settimana ricevetti una sua telefonata sul cellulare. In breve mi disse che ci dovevamo vedere e che lui non viveva più senza di me e che aveva voglia di sentirsi ancora donna in tutto e per tutto. Così ci accordammo per incontrarci nel successivo fine settimana. Avrebbe raccontato ai suoi che doveva andare al mare con dei suoi amici e invece sarebbe venuto da me.
“va bene- gli risposi io – ma ricordati che se vuoi essere trattato da donna devi anche vestirti da donna” “Non ti preoccupare – mi sussurrò – non ti deluderò”. E io mi misi in piacevole attesa perchè quella scopata di pochi giorni prima mi era proprio piaciuta.
Arrivò il venerdi previsto e verso le sette di sera sentii suonare il campanello di casa. Andai ad aprire e per poco non mi venne un colpo. Davanti a me infatti si presentò una figa di straordinaria bellezza e sensualità.Era lui, praticamente irriconoscibile. Si era infatti travestito in maniera impeccabile tanto da lasciarmi senza parole.
“Beh, non mi fai entrare” mi sorrise. “Certo, entra pure … scusami, ma non ti ho riconosciuto subito. Sei talmente bella …” risposi ancora sorpreso. “Dai, non prendermi in giro” si schernì. “No, no è vero. Sei meravigliosa, credimi”. E in effetti era davvero così. Ora che potevo osservare con maggiore calma mi resi conto di quanto fosse arrapante così vestito.”Ho passato tutta la giornata per prepararmi e farmi bella per te- aggiunse girando su se stessa molto provocantemente- e mi sono fatta aiutare da una mia amica…”.
Decisamente aveva fatto un ottimo lavoro bisognava riconoscerlo.
Indossava infatti un abito bianco molto fasciante con una scollatura da cui si notava un reggiseno nero ben imbottito e con una gonna che terminava ben aldisopra delle ginocchia e permetteva di mostrare le sue lunghe e snelle gambe inguainate in un paio di calze di seta nera. Una alta cintura nera con una fibbia dorata gli stringeva i fianchi evidenziandone la vita stretta.Completava il tutto un paio di orecchini dorati che facevano il paio con una collana a girocollo e una borsetta di pelle nera. Ma lo spettacolo vero era come si era truccato, era un sogno. Doveva essere andato da un parrucchiere poichè aveva i lunghi capelli ondulati, e con un paio di colpi di sole, che gli cadevano leggeri sulle spalle. Il viso ,truccato con grandissima cura, ne evidenziava gli occhi marcati con delle sopraciglia finte e la bocca su cui aveva steso un velo di rossetto rosa e lucido. Inoltre si era smaltato sempre di rosa acceso le unghie delle mani che erano lunghe e curate. Tutto questo bendidio stava su un paio di scarpe di vernice rossa con un tacco a spillo semplicemente esagerato.
Mi avvicinai e, fissandola in volto, le presi i capelli dietro la nuca e glieli tirai leggermente. Lei aprì le labbra per protestare, ma io non le lasciai il tempo per dire nulla e le infilai la lingua in bocca iniziando a ravanare con la lingua. Lei rispose subito con passione e buttatomi le braccia intorno al collo iniziò ad abbracciarmi freneticamente e a slinguarmi con passione. L’abbracciai anch’io e iniziai a fare scendere le mani lungo la schiena e poi sul suo culo bello sodo, alzai la gonna e misi le mani sulle chiappe stringendole con forza.
Restammo così a baciarci con passione per un paio di minuti dopo di che lo sentii sussurrarmi all’ orecchio “Ti voglio, ti voglio tutto, fammi godere di nuovo …”. Lo presi per una mano e lo portai in camera da letto dove mi spogliai completamente. Poi mi avvicinai a lui e, lentamente, iniziai a togliergli i vestiti. Prima gli sfilai la camicetta, poi la gonna e infine il reggipetto lasciandolo solo con le scarpe, le mutandine nere di pizzo, le calze velate e un favoloso reggicalze nero con ricami rossi. Era bellissima e il mio cazzo era già duro e pulsante di passione.Anche cosi denudati passammo alcuni minuti a baciarci e ad accarezzarci. Infine lui si abbassò e iniziò a baciarmi e leccarmi prima il collo, poi i capezzoli e infine arrivò al cazzo che ingoio con infinita voluttà iniziando un pompino incredibile che mi portò in estasi. Succhiava con avidità, ma senza frenesia alternando il lavoro di lingua con quello di mano e facendo colare continuamente della saliva sull’ asta e sulle palle per poi succhiare il tutto con una forza incredibile. Spompinava a occhi chiusi per meglio godere di ogni sensazione di piacere e dopo poco andò con una mano verso i suoi slip, li spostò estrasse il suo cazzo e cominciò a tirarsi una sega. Io gli tenevo le mani sul capo e muovevo a ritmo il bacino per poterglielo infilare tutto fino in gola ripetendogli di continuare così e di quanto fosse bravo.
A un certo punto si staccò dal cazzo, si rialzò e mi guardò negli occhi mentre mi teneva il capo con le sue mani e mi accarezzava “Sono la tua troia, hai capito? Sono la tua puttana infinita, la tua vacca da scopare,sono la tua donna, amore, la tua donna da fottere a sangue. Ho deciso di essere tua, amore mio, tutta tua. Fammi godere, riempimi, sfondami, fammi sentire davvero donna, da ora sono solo la tua puttana, hai capito, la tua puttana troiona …”. Lo strinsi con forza a me “Se è questo che vuoi lo avrai … sarai la mia donna e ti farò godere fino a morire…” gli risposi baciandolo con una passione e una frenesia improvvise.
La feci girare, le sfilai le mutandine, la misi alla pecorina e la inculai con forza. Come la penetrai iniziò a guaire e a soffiare. Il suo culo non era ancora abituato a certi sforzi e il mio cazzo non era mai stato tanto grande e duro come in quel momento. Gli sfondai i muscoli con voluttà godendo della strettezza del suo buco. Potevo sentire la cappella trapanarlo sempre più in fondo aprendosi la strada verso il suo ventre caldo e accogliente. Lo inculavo con colpi forti e lenti estraendo ogni volta quasi completamente la canna per poi reinfilargliela tutta con violenza. Ad ogni colpo lanciava un urlo sommesso e stringeva le lenzuola con forza quasi graffiandole mentre con la testa girata girata verso di me si mordeva le labbra.
“Aaaahhh ….aaahhh …. aaahhh …. siiiii …. siiii ” continuava a ripetere senza sosta mentre infierivo selvaggiamente dentro il suo sfintere. Sempre tenendolo infilzato mi chinai in avanti appoggiando il mio corpo sulla sua schiena e senza smettere di pistonarlo con le braccia gli cinsi il dorso e andai ad accarezzargli e pizzicargli i capezzoli. Intanto con la lingua gli leccavo il collo e le orecchie. La troia era completamente partita. La sentivo fremere e tremare in tutto il corpo per il piacere che le stavo dando. Ormai non riusciva neppure più a parlare solo un continuo, indistinto mugolio le usciva dalla gola. Ma non era ancora il momento di regalarle il mio sperma. Mi sfilai da lei e la feci mettere distesa sulla schiena.Poi le presi le caviglie con le mani e le aprii le gambe per divaricargli per bene il culo. Così oscenamente aperto, con il cazzo duro e pulsante e il culo inumidito le sferrai ancora una serie di colpi che la fecero mugolare e contorcere,poi mi sfilai e presi a baciarla sul volto, sulle labbra, poi scesi sul collo, andai a mordicchiarle i capezzoli,infine iniziai a leccarle il ventre, i fianchi e l’ ombelico. “Amore mio, non ti fermare … continua così … che bello, che bello…” erano le uniche cose che riusciva a dire mentre con le mani mi accarezzava i capelli. Poi scesi verso i piedi e iniziai a baciargli le caviglie e a leccargli le gambe sinuose ancora inguainate nelle calze di seta nera. Baciai i polpacci e risalii verso le cosce dedicandomi particolarmente alla parte interna e alternandi baci, leccate e morsetti. Risalivo un centimetro alla volta per rendere il piacere più duraturo finchè non arrivai all’ inguine. Qui gli feci aprire ancora di più le gambe e cominciai a leccargli il buchetto e le palle mentre con la mano gli prendevo il cazzo. Come sentì quella presa la sua nerchia si irrigidì ingrandendosi e allungandosi come non mai. Io continuai il mio lavoro senza fermarmi per un paio di minuti, poi quando sentii che il suo cazzo pulsava dalla passione a malapena repressa spostai il capo e inghiottii la sua virilità tutta in una volta. Era un cazzo dal sapore fantastico e lo spinsi giù fino in gola per assaporarlo meglio, lo leccai, lo mordicchiai, lo spompinai con passione portandolo più volte sull’ orlo dell’ orgasmo. Come mi accorgevo che stava per venire allentavo però la presa per dargli tempo di riprendersi. Non volevo che venisse subito. Dopo che me lo ero goduto per parecchi minuti decisi che era giunto il momento per farlo esplodere. Continuando a succhiare salii con il mio corpo sulla sua faccia offrendole il mio cazzo a pochi centimetri dalla bocca. Lei ovviamente non aspettava altro e come ebbe la nerchia a portata di lingua allungò il collo e inghiottì il mio palo di carne. Iniziammo un sessantanove favoloso facendo vorticare le lingue sulle nostre virilità pulsanti e accarezzandoci i fianchi e palpandoci e stringendoci le chiappe. Inoltre io gli infilai un dito nel culo muovendolo avanti , indietro e circolarmente e cominciai a sodomizzarlo in questo modo. Lei non si fece pregare e in breve mi ricambiò dello stesso trattamento. Non avevo mai goduto tanto. Brividi di piacere mi squassavano mentre leccavo e venivo leccato, lampi di lussuria mi attraversavano il corpo mentre penetravo e venivo penetrato. Infine ansando come mantici e mugolando come troie giungemmo al più stordente orgasmo che avessi mai provato. Venendo contemporaneamente ci riempimmo la bocca di caldo sperma che ingoiammo con passione, ma l’ eccitazione sovrumana che ci guidava ci fece sborrare una quantità impressionante di liquido. Ingoiarlo tutto era impossibile così lo lasciammo colare fuori dalle nostre labbra e lungo il viso e il collo. Ci succhiammo per bene gli umori dei nostri cazzi, poi risalimmo ai nostri volti per leccarci quello che non eravamo riusciti ad ingoiare. Spazzolammo con le lingue ogni più piccola goccia di sperma dai nostri corpi e, quando tutti gli umori furono raccolti, intrecciammo le lingue nel più dolce, appassionato e sensuale bacio della nostra vita.Lei allora si rilassò distendendosi sul mio corpo e appoggiando il capo sul mio petto mentre io continuai ad accarezzarle le spalle e la schiena finchè vinti dalla stanchezza non ci addormentammo.
ci risvegliammo la mattina seguente ancora abbracciati e la prima cosa che facemmo fu di baciarci appassionatamente. Improvvisamente lei si staccò da me e disse di non guardarla perchè doveva essere bruttissima. A nulla valsero i miei dinieghi. Raccolse la borsetta e si diresse verso il bagno. quando uscì, dopo una mezz’ora si era nuovamente truccata ed era uno splendore con quelle calze di seta, le giarrettiere e le scarpe con i tacchi a spillo. Si ridistese su di me e ricominciammo a limonare come due adolescenti, ma ben presto le nostre verghe si intostarono e le nostre bocche corsero su quelle aste turgide. ci sparammo un pompino a vicenda da brividi insalivandoci per bene il cazzo, le palle e il buco del culo. Eravamo nuovamente vinti dalla passione più sfrenata. Lei continuava a ripetere “amore mio,… ti amo … ti voglio …” e la cosa mi eccitava moltissimo. Allora mi misi supino sul letto, allargai oscenamente le cosce e le dissi di prendermi e che volevo sentire il suo cazzo dentro di me. Esitò un attimo, ma poi si sollevò, prese le mie gambe sulle spalle e puntò la cappella sul mio sfintere già tutto inumidito. Mi penetrò lentamente, quasi con timore di farmi del male, ma io godevo troppo e iniziai a dimenare il bacino e a stringere i muscoli dell’ ano per meglio sentire la sua stecca dentro le visceri. Era un cazzo meraviglioso, bello duro e caldo. Inoltre in quella posizione la potevo guardare mentre mi pompava e notai il suo bel volto arrossato dallo sforzo e dal piacere. “Fammi una sega anche” le ordinai e lei, sempre continuando a pomparmi mi prese il cazzo tra le mani e iniziò a menarmelo. Ero al settimo cielo e godevo anch’iocome una vacca e dovevo mordermi le labbra per non urlare dal piacere.
“Troia, continua così … bel puttanone… ti piace incularmi eh? continua, non ti fermare … spingi, spingi, spingilo tutto dentro, lo voglio sentire tutto … ahhhh, aaahhhhh sssiiii, inculami, inculamiiii, puttanone … gran puttanone ,non ti fermare …”. Ma lei non era abituata a queste cose e in breve tempo giunse all’ orgasmo riempiendomi la pancia con il suo sperma bollente che sentii inondarmi l’ intestino. Poi si abbandonò esausta sopra di me sempre accarezzandomi e baciandomi i capezzoli. Ora toccava a me. La feci mettere nella stessa posizione che avevo tenuto io, feci appoggiare le sue belle e lunghe gambe sulle mie spalle e senza indugi le ruppi il culo penetrandola con grande forza e violenza. Mentre la sbattevo in questo modo lei fece scivolare le gambe attorno ai miei fianchi e me le strinse attorno per potere rimanere meglio agganciata e farsi inculare ancora più a fondo. In questo modo infatti tutti i centimetri del mio cazzo le entravano nel ventre. Con gli occhi chiusi e mordendosi le labbra godeva come una pazza e in breve il suo cazzo ,nonostante la recente sborrata ritornò duro e gonfio. Allora con una mano lo presi e iniziai a tirargli una sega, ma ogni tanto mi staccavo dall’ asta, andavo verso le palle e le stringevo con forza facendola urlare di dolore. Mentre le stringevo lei per reazione serrava anche i muscoli del culo che così si avvolgevano ancora più serrati attorno alla mia nerchia aumentando il mio piacere. Rimasi così a fotterla a tutta velocità per cinque minuti finchè non capii che stavo per venire. Mi sfilai rapidamente e raggiunsi il suo volto proprio mentre il primo schizzo eruttava furiosamente. La colpii dapprima sugli occhi, poi sul naso e infine sulla bocca, ma era un’ altra sborrata ciclopica e ben presto tutto il suo bel visino venne ricoperto di caldo sperma che con le mani si spalmava via per poi portarsi le dita intrise di sborra in bocca e leccarsele avidamente.
Ansante e sudata mi strinse a se baciandomi delicatamente le labbra e sussurandomi che non mi avrebbe mai più lasciato e sarebbe diventata la mia schiava di piacere.
“Vuoi essere davvero la mia schiava? … e allora preparati!” le dissi. Prima che potesse dire nulla estrassi da un cassetto del comodino un paio di manette con cui le bloccai le mani dietro la schiena e poi la feci distendere di nuovo su letto.
“Cosa vuoi farmi?” mi chiese con un tono preoccupato. “Farti godere come non mai, troietta” le sorrisi mentre ,sempre dal cassetto, estraevo un enorme cazzo di lattice, lungo non meno di trenta centimetri. Come vide quella mostruosità spalancò gli occhi dallo stupore tentando di indietreggiare, ma io la tenevo ben ferma.
“Non ti devi preoccupare, fidati di me e non te ne pentirai- le sussurrai cercando di calmarla- e adesso appoggia le gambe contro il mio petto e apri per bene le cosce”. Lentamente fece quello che le chiedevo e così, dopo avere per bene spalmeto il dildo e il suo culo con una bella dose di vasellina, iniziai a spingergli quel serpentone dentro. Come iniziai a penetrarla lei iniziò a lamentarsi e a dire di smettere che le stavo facendo male.
“No, basta. Bastaaa … aaahhh, mi fai maleee …. aaahhhh,…. noooo, …. aaahhhh” ma io non ci pensavo neppure a smettere e, centimetro dopo centimetro, continuai a dilaniarle il culo sempre più. Il dolore doveva essere forte poichè a un certo punto si mise a piangere implorando e supplicando di smetterla. Allora tolsi dal cassetto un altro cazzo di gomma, più corto, ma più largo e glielo infilai in bocca. Era così largo che a malapena riuscii e spingerglielo in gola. Così tappata riusciva a malapena a respirare e tutto quello che poteva fare era ormai solo mugolare.
“Mmmmppphhh,… mmmppphhh, … mmmpphhh” tentava di dire mentre agitava il capo per cercare di togliersi quel cazzo di bocca senza successo. “Grida pure ora troia, grida che tanto non ti sente nessuno” le dissi mentre riprendevo a penetrarla nel culo con la biscia di lattice. Lentamente glielo feci entrare quasi tutto. Con una mano intanto gli massaggiavo il ventre e potevo così sentire quell’ asta avanzare e farsi spazio tra i suoi intestini. Quando l’ ebbi impalata per bene mi misi sopra di lei e inizia a baciarla e a leccarla con passione. Iniziai dalla faccia e poi scesi sulle spalle, sul tronco , sul ventre e lungo i fianchi.
Intanto aveva smesso di lamentarsi e anzi iniziò a mugolare di piacere tendendo il suo corpo e rabbrividendo sempre più sotto l’effetto dei miei baci e delle mie carezze.
“Ti piace adesso eh, puttanone. Ti piace essere sventrata per bene troione che non sei altro!”
“Mmmmppphhh mmmppphhh” rispondeva lei spalancando gli occhi e muovendo la testa per fare segno di si. Scesi ancora più giù e gli ripresi il cazzo in bocca. Come lo appoggiai alle labbra ebbe un guizzo improvviso e si indurì in un istante.Con una mano intanto continuavo a muovere avanti e indietro il fallo di lattice che aveva nel culo. Il lavoretto evidentemente gli piaceva poichè dopo pochi minuti di quel servizio iniziò a tremare tutto e ad ansimare con forza sbattendo le gambe contro il letto. Allora mi alzai, avvicinai il mio cazzo al suo e iniziai a tirargli una sega insieme al mio cazzo. LUi ormai aveva perso il controllo del suo corpo e iniziò a saltare inarcandosi e contorcendosi come se il fuoco lo stesse divorando. Sborrammo contemporaneamente e gli schizzi ci riempirono il ventre e il dorso. Sborrammo per parecchi secondi poichè l’ incredibile piacere che avevamo provato ci aveva riempito le palle di sperma bollente. Con le mani continuai a masturbare entrambi i cazzi finchè ogni goccia di liquido non fu uscita. Solo allora, con molta dolcezza, gli tolsi le manette, gli sfilai il cazzo dal culo e gli liberai la bocca. Come potè muoversi si gettò sul mio ventre e iniziò a leccare furiosamente ogni traccia di sperma mentre con le mani mi stringeva i glutei e i fianchi.
“Amore, oh amore, è stato meraviglioso …ohhh diooo, amoreeee, …sluurp… sono tua, sluurp …sluurp che bellooo, sluuurp … che belloooo….”. Quando ebbe leccato ogni traccia di sperma mi venne a baciare sulla bocca con la dolcezza di un’ amante perdutamente innamorata del suo uomo e mi baciò e leccò tutto il corpo per almeno un’ ora. Poi andammo in bagno dove insieme facemmo una doccia che durò, tra leccate e inculate, un tempo lunghissimo.
Ormai sono alcuni mesi che lei ,con la scusa di studiare all’ università, si è trasferita da me. Ovviamente a studiare non pensa proprio. L’unica sua preoccupazione è farsi inculare notte e giorno e diventare sempre più vacca per il suo e mio godimento. La cura del suo corpo e degli abiti che indossa sono diventati il suo principale interesse. E’ sempre più bella e, quando riuscirò a convincerla a farsi finalmente fare due tette come si deve , sarà sicuramente una delle più arrapanti e belle fighe della città.
tizysweet@yahoo.it

Nascita di una star

Mi è sempre piaciuto indossare abiti femminili. Fin da adolescente, quando nessuno poteva vedermi, rubavo i vestiti di mia sorella maggiore e poi , nascosto in camera, li indossavo, fingendo di essere una donna. Sempre di nascosto avevo anche imparato poco alla volta a truccarmi, usando sempre la roba di mia sorella. Nessuno aveva mai sospettato niente perchè ero sempre stato molto attento a non farmi scoprire. Con il crescere dell’ età il desiderio di travestirmi era aumentato sempre più e andava di pari passo con la mia crescente abilità di truccarmi e fingermi donna. Finchè un giorno, avevo diciott’anni venni scoperto.
Ero convinto di essere solo. Tutti erano andati via per un fine settimana al mare. Io, con una scusa, ero invece rimasto a casa. Il solo pensiero di potere travestirmi per un intero fine settimana, senza dovermi nascondere in camera mia, mi eccitava moltissimo. Così approfittando della sua assenza, avevo saccheggiato l’ armadio di mia sorella, scegliendo i capi più arrapanti. Avevo cominciato con un bustino di seta nero ,tutto ricamato e trasparente, avevo poi aggiunto un paio di reggicalze, sempre di raso nero, e, ovviamente delle calze di seta nero fumee, con la riga dietro. Sopra avevo messo una gonna rossa, molto aderente che mi fasciava il culo e le cosce e una camicetta bianca con dei ricami colorati sul davanti. Avevo completato il tutto con un paio di scarpe di vernice bianca e con il tacco esagerato. così vestito avevo passato un paio d’ ore a guardarmi allo specchio, a camminare per casa e a fare finta di essere una vera troia. La cosa ovviamente mi eccitava moltissimo e dopo un pò cominciai a masturbarmi sul divano. Il mio cazzo, bello duro, sbucava dalle mutandine nere e io me lo menavo con gusto assaporando anche il piacere che dava il contatto della seta dei vestiti su tutto il mio corpo.
Ero talmente preso dal mio piacere che non sentii quando un amico di famiglia arrivò e, non ricevendo risposta, entrò in soggiorno per controllare. Io non mi ero accorto del suo arrivo, così lui mi beccò mentre in pieno raptus mi stavo masturbando sempre più velocemente emettendo dei mugolii di piacere.
Come mi accorsi della sua presenza mi bloccai intimorito e vergognoso, ma lui mi disse di non preoccuparmi. Se quello era ciò che volevo non dovevo preoccuparmi del pensiero degli altri. Quanto a lui non avrebbe detto niente a nessuno.
Io lo ringraziai per la sua gentilezza e mi alzai per andare in camera a svestirmi, ma lui disse che non dovevo andare via, che quella era casa mia e potevo fare ciò che volevo. Certo, aggiunse sorridendo, sei proprio una bella figa. Io subito non capii se mi stava prendendo in giro, ma come lo vidi calarsi i pantaloni e tirare fuori il cazzo compresi dove voleva arrivare. In pochissimo tempo si spogliò completamentee sempre sorridendo mi disse di non preoccuparmi e che ci potevamo divertire insieme. Io ero ancora confuso.Erano anni che mi travestivo e sognavo di essere una donna, ma non avevo mai avuto rapporti con un uomo. L’ unica cosa che mi ero permesso era di infilarmi un dito su per il culo ogni tanto. Ma la vista del suo lungo cazzo meraviglioso mi fece prendere una decisione immediata. Prima di poterci ripensare mi avvicinai a lui, mi inginocchiai e glielo presi in mano. Al contatto con le mie dita il cazzo si drizzò immediatamente.Allora lo presi con entrambe le mani e iniziai a menarlo delicatamente, poi quando vidi che la cappella cominciava a inumidirsi me lo infilai in bocca iniziando a succhiare tutta l’ asta. Lui mi pose le mani sulla testa e iniziò a darmi il ritmo della pompata, prima lento e poi sempre più veloce. Intanto mi diceva che ero proprio bravo, che avevo una bocca bella calda e che voleva scoparmi tutto. Io ormai avevo perso ogni ritegno e gli mordevo la cappella con i denti, poi mi infilavo il cazzo tutto in bocca, giù fino alla gola e poi lo tiravo fuori e glielo insalivavo per bene con la lingua.La sensazione che mi dava quella nerchia calda in gola era inebriante e io ero completamente impazzito nel potere giocare con quel pisellone tutto per me .Nel frattempo avevo tirato fuori anche il mio di cazzo e avevo iniziato a farmi una bella sega.Lo pompai per bene per qualche minuto usando alternativamente le labbra e la lingua, lo mordicchiai dolcemente e lo succhiai avidamente, avevo aspettato per troppo tempo quel momento, non volevo più privarmi di niente.
A un certo punto lui si staccò da me e mi disse di voltarmi. Capii subito cosa volesse fare. Gli dissi che per me sarebbe stata la prima volta, ma lui disse di non preoccuparmi e che mi sarebbe piaciuto molto. Mi sfilò la gonna e mi fece chinare in avanti appoggiandomi al bordo del divano, poi spinse di lato le mutandine e,dopo averlo insalivato per bene, mi infilò un dito nel culo. Cominciò a farlo andare avanti e indietro alternando anche dei movimenti circolari finchè non sentì che i miei muscoli anali erano rilassati, poi appoggiò la cappella che io avevi già ben insalivata contro la coroncina e lentamente,tenendomi con le mani per i fianchi, iniziò a penetrarmi. Subito mi fece un po’ male, ma fu un’ attimo perchè come cominciai a sentire quell’ asta turgida e calda dentro di me iniziai a godere come un porco. Lui mi stantuffava con colpi regolari infilando tutto il suo cazzo fino all’ ultimo centimetro e io sentivo le sue palle sbattere contro le mie chiappe. Intanto con le mani aveva cominciato a stropicciarmi i capezzoli e con la lingua mi leccava il collo e l’ orecchio. Io ero arrapato a morte e sbavavo come una cagna pregandolo di incularmi sempre più forte, di scoparmi tutto e di farmi godere. Lui rispondeva che ero una gran troia, con un culo da favola e che mi avrebbe inculato fino a farmi sanguinare. Continuò così per parecchi minuti facendomi sentire finalmente una vera donna, continuando a tenermi per i fianchi e poi schiaffeggiandomi le chiappe finchè non aumentò il ritmo dei suoi colpi sempre di più e venne sborrandomi dentro la pancia. Sentire tutto quel calore nel mio ventre mi fece diventare matto dal godimento. Mi sfilai rapidamente da lui e, di nuovo in ginocchio, gli leccai il cazzo cercando di recuperare qualche goccia di sborra dalla sua cappella.Poi, mentre lui mi stava osservando , continuai a masturbarmi finchè non venni in mano, sporcando di sborra gli slip e il corpetto Infine mi abbandonai sfinito ma felice sul divano.
Pochi giorni dopo mi telefonò dicendo che sarebbe passato a prendermi perchè voleva farmi conoscere una persona che mi avrebbe potuto aiutare. Una volta in macchina mi chiese se la mia idea fosse sempre quella di essere una donna e alla mia risposta affermativa concluse che se avessi voluto avrei potuto esserla senza problemi. Giungemmo dopo poco in una specie di magazzino dove mi presentò un uomo di mezz’ età che faceva, secondo lui, il truccatore per gente del cinema. Gli spiegò le mie intenzioni e questi mi pregò di spogliarmi completamente cosa che feci subito. Una volta nudo iniziò ad osservarmi con interesse chiedendomi di girarmi e di chinarmi più volte. Io mi sentivo a disagio, ma per fortuna prima di uscire,immaginando che non sarei andato a un ritiro spirituale, mi ero lavato e depilato dappertutto, per cui, aiutato anche dalla mia corporatura abbastanza esile superai quel provino. Non male ,disse il truccatore,forse si può fare … , concluse sibillino. Mi portò quindi in una specie di camerino pieno di abiti femminili e accessori per il trucco e mi disse di utilizzare tutto ciò che volevo per travestirmi da donna nel miglior modo possibile, lui sarebbe tornato dopo un paio d’ ore. Detto questo uscì con l’ amico lasciandomi solo.
In qulla stanza c’ era di tutto. Mi sembrava di essere in paradiso. Scelsi con cura l’ abito adatto: mutandine bianche molto svasate con un paio di autoreggenti dello stesso colore, un paio di scarpe rosse con tacchi a spillo e un reggiseno, sempre bianco, che riempii con delle imbottiture adatte. Sopra misi un abito da sera nero, lungo fino ai piedi,con uno spacco laterale da brividi e che mi lasciava completamente scoperta la schiena. Scelsi anche una parrucca bionda per incorniciarmi il viso. Infine mi diedi da fare con il trucco per il viso completando il tutto con un rossetto rosso smeraldo che stesi con voluttà sulle labbra. Quando mi guardai allo specchio rimasi senza fiato. Una delle più belle e seducenti donne che avessi mai visto mi sorrideva dallo specchio. Finalmente ero ciò che avevo sempre voluto essere.
Quando i due tornarono e mi videro rimasero senza parole. In men che non si dica mi trovai inginocchiata con due cazzi belli duri in bocca da spompinare.Cominciai ad alternarli. Mentre ne succhiavo uno masturbavo l’ altro con la mano cercando di tenerli sempre in tiro. I due erano completamente partiti anche loro e guaivano come porcelli implorandomi di non smettere.”Troia, troia,troia … sei una gran bocchinara …” mi diceva uno “Succhia mignotta, succhialo tutto” rispondeva l’altro e io non mi facevo certo pregare. Poi mi fecero alzare e iniziarono a spogliarmi fino a lasciarmi solamente con le calze e le scarpe. Uno si pose sotto di me,mi prese per i fianchi e mi impalò. Sentire di nuovo quel cazzo duro dentro scatenò tutta la mia libidine e iniziai a muovermi in su e in giù sempre più velocemente mentre dalla gola mi uscivano solo mugolii di piacere e frasi senza senso. L’altro, messosi di fronte a me, mi infilò il suo membro in bocca. Che dire, un cazzo in culo e uno in gola … ero proprio la più troia della città. Cominciai a dimenarmi e a sbavare sempre più copiosamente mentre cercavo di prendere il massimo del piacere. Si scambiarono la posizione più volte, alternandosi per sfondarmi tutta, finchè dopo più di un’ ora di spompinate e inculate si avvicinarono alla mia bocca e, contemporaneamente, mi sborrarono in faccia riempiendomi di seme gli occhi e la gola. Io leccai avidamente ogni più piccola goccia di sperma senza dimenticarne neppure una e terminai la giornata prendendoli entrambi di nuovo in bocca e slinguandoli per bene.
Il provino era stato superato. Con i suggerimenti del truccatore iniziai così la mia carriera di donna, feci un paio di operazioni per il seno e per il naso e … beh, se state vedendo una splendida trans bionda che si fa inculare in qualche video porno che avete noleggiato è molto probabile che quella sia io.

Occhiverdi

La mattina mi preparai per passare un’ intera giornata in giro per Roma. Niente roba appariscente, solo cose da brava donnina. Scesi per fare una colazione leggera e , mentre era seduta al un tavolino ,bevendomi un meritato caffè, nella sala apparve Giulio. Come mi vide si diresse verso di me.
“Tesoro , stanotte sei sparita e …”. Non lo lasciai terminare . “Non sono abituata a dormire con quelli che mi inculo” risposi freddamente. “Sei arrabbiata Tizy ?”
“Beh , vedi te. Rimorchio un maschio per farmi sbattere tutta notte e sentirmi una vera donna e chi mi ritrovo invece? Un frocetto che sbava per essere trapanato”. Giulio arrossì imbarazzato. Va bene , lo ammetto , sono una vera troia e mi piace mettere in difficoltà i miei amanti. “Scusa, non immaginavo… io credevo che anche a te fosse piaciuto…” . “Senti biondino , facciamo così. Io oggi esco e tornerò stasera.Tu fammi trovare un paio di tuoi colleghi con cui divertirmi e ti perdono. d’ accordo?”. Si ,lo ammetto , a volte sono una vera vacca.
“Ma , io non so … io mi vergogno , e poi non conosco” “Tesoro , due cazzi per stanotte , e vedrai che non te ne pentirai”. Mi alzai e lo lasciai in mezzo alla sala , confuso e indeciso. Ora dipendeva tutto da lui.
Roma è bellissima. Soprattutto i suoi negozi. Passai l’ intera giornata a spendere soldi per comperare ogni cosa che mipiaceva. Scarpe, abitini, intimo, profumi.A sera la mia carta di credito era fusa e io felice. Feci una cena molto frugale in un ristorante vicino a piazza Navona e poi decisi di tornare in albergo. Giulio era nella hall ad attendermi.
“Finalmente , pensavo non arrivassi più. Non gli risposi e mi limitai a guardarlo. “Ho fatto quello che hai chiesto” “Bene , vediamo cosa hai rimediato”. Mi portò nella sala bar e mi indicò due uomini seduti al bancone. Come vi ho già detto mi basta un’occhiata per inquadrare la fauna maschile e lì capii subito che Giulio era stato bravo. Perchè uno dei due sprizzava sesso da tutti i pori. Non era molto alto , circa 1,70, 45 anni più o meno, capelli neri, molto corti, così come la barba appena accennata e due occhi verdi da annegarci dentro. Cosa volete , in fondo sono una gran romanticona E sotto la camicia si intuiva un fisico da impazzire. Non uno di quei ventenni palestrati e gonfi che dopo due minuti sono già venuti, ma uno sportivo , tenace, solido , tosto e , soprattutto resistente.
Il mio cazzo prese subito vita e tentò di dibattersi tra le cosce dove lo tenevo nascosto . Aveva già capito e io avevo già deciso. Occhiverdi era mio l’ altro se lo sarebbe preso la Giulia.
“Ok , vai a dirgli che ci troviamo tra un’ ora in camera tua. E sbrigati, abbiamo un po’ di lavoro da fare prima”.
Ubbidì senza dire nulla. Quando tornò gli dissi di salire e di aspettarmi che sarei arrivata subito.
“Perché?” “Devo prendere alcune cosine in camera mia “ “Ah !”. Povera Giulia , ancora così inesperta!
Impiegai più di mezz’ora per prepararmi tra una doccia veloce , un bel trucco da maiala e l’ infilarmi un intimo che avevo comperato quel pomeriggio stesso.Un completino blu elettrico di seta con un perizoma trasparente e con un filetto sottile sottile che mi solleticava il culo ,un reggicalze nero , con i quattro gancetti e delle piccole roselline celesti ricamate e un paio di calze di nylon grigio fumee, alla francese , con la riga dietro , di quelle stile anni ’50 che mi piacciono da impazzire. Ai piedi un paio di scarpine aperte sul davanti e con la cinghietta che stringeva le caviglie e con un tacco rigorosamente da 12. Niente reggiseno,non volevo mettere protesi. Per finire indossai una vestaglietta corta , che arrivava a mezza gamba. Un vedo-non vedo da urlo, anche lei nera e trasparente e , ovviamente di seta. Mi misi sopra un accappatoio, presi il necessario e andai nella camera della Giulia.
Leilui era già lì ad aspettarmi. Aveva fatto pure la doccia e il suo corpo nudo e glabro era bello a attraente. Non fosse stato una mezza checca mi sarei fatta impalare subito, ma ormai ero fissata con il mio occhiverdi e non lo avrei cambiato con nessun’altro. Lo presi per mano e lo portai in bagno. Lo misi a sedere dinnanzi allo specchio , aprii la mia trousse del trucco e iniziai a lavorare per cambiarlo in una donna , almeno nel viso.
Devo ammettere che fu molto paziente e simpatica. Mano a mano che il suo volto si trasformava in quello di un’ allegra puttanella la Giulia squittiva di gioia e di soddisfazione. Il suo pisello tendeva a indurirsi e un paio di volte dovetti fermarla mentre tentava di masturbarsi. Ci mancava solo che mi venisse prima ancora che il vero divertimento iniziasse.
Alla fine gli feci indossare una mia mutandina molto svasata, un vestaglietta bianca, lunga e trasparente e gli insegnai come nascondere palle e pisello tra le cosce. Era eccitatissima. Continuava a guardarsi allo specchio e a tentare di camminare come una donna. Ci vogliono anni per imparare a farlo davvero bene, io lo so, ma per essere la sua prima volta devo ammettere che non se la cavava poi così male. Il potenziale da mignotta lo aveva tutto.
Eravamo pronte. Dopo pochissimo tempo sentimmo bussare alla porta. Erano loro. Quando videro la Giulia così combinata non poterono fare a meno di esprimere un certa sorpresa condita da frasi tipo “Hai capito che razza di troia” e “Ma guarda un po’ sta rotta nel culo”. Quello alto però se la mangiava con gli occhi. Bene , così avrei potuto buttarmi su occhiverdi senza essere disturbata.
Non ci fu bisogno di dire nulla. Pochi secondi ed eravamo già avvinghiati, lingua in bocca e mani a palparci avidamente. Era ancora meglio di quanto mi fossi immaginata. Piccolino , ma sodo e muscoloso. Un piacere da stringere e accarezzare. Un piacere da cui farsi stringere e accarezzare … e non solo.
Bisognava ringraziare la ditta della Giulia che gli permetteva di alloggiare in camere doppie , ampie e spaziose con due bei letti accoglienti. Un paio di minuti e occhiverdi era gia completamente nudo e io solo in reggicalze e scarpine. Ci sedemmo sul letto. Le nostre mani scottavano mentre ci sfioravamo la pelle. Le nostre lingue scottavano mentre ci limonavamo come dei sedicenni infoiati. le nostre parole scottavano mentre ci sussurravamo nelle orecchie tutte le porcherie che ci passavano per la mente,
Nel frattempo la Giulia era già inginocchiata e stava tirando un bel pompino a occhi chiusi al suo uomo. Niente da dire, aveva imparato proprio bene..Decisi non perdere più tempo e di imitarla.
Il mio cavaliere era ancora meglio di quanto immaginassi, un corpo perfettamente atletico , muscoloso il giusto e con un cazzo come piacciono a me, non troppo lungo , 16-18 cm ,ma con una bella cappellona lucida e tonda e un asta dritta, dura con un buon diametro. Un vero sogno. Persi il controllo e mi gettai su quel cazzo con tutta la passione di cui ero capace .
Iniziaia baciarlo , a leccarlo e a riempirlo di saliva. Poi lo sfiorai con la lingua , lo mordicchiai dolcemente e infine lo inghiottii tutto in un colpo. Così , in un sol boccone , tutto dentro , fino all’ ultimo cm, giù fino in gola a solleticarmi le tonsille con la cappella.
“Mmmmmmhhhh , mmmmmhhh” erano le uniche cose che riuscivo a dire ma avrei invece voluto dire “Mio cazzo meraviglioso , mio bastone del piacere , sono la tua troietta sottomessa , la tua bocchinara da favola , la tua cagna succhiacazzi. Fammi impazzire di godimento Riempimi dovunque , dappertutto “.
Lo sentivo bello ,duro, caldo, delizioso. Lo avvolgevo con la lingua. Era mio , solo mio.
Iniziai a spompinarlo come si deve , tutto dentro , tutto fuori. Occhiverdi mi teneva la testa dolcemente e mi dava il ritmo e poi mi accarezzava i capelli e le spalle e il collo. E io invece leccavo e succhiavo. Con le mani intanto cercavo ogni parte del suo corpo. Accarezzavo i suoi testicoli gonfi , poi scendevo su quelle gambe atletiche con i quadricipiti scolpiti e poi su , sulle chiappe che sembravano di marmo da tanto erano sode e dure e il ventre con gli addominali ben definiti. Baciavo il suo corpo , baciavo i suoi muscoli , baciavo la sua pelle e non ero mai sazia del suo profumo e del suo sapore. Ero inebriata e disperatamente perduta.
Mi girai e mi misi a quattro zampe come una cagnolina arrapata. Abbassai la testa sul cuscino, sporsi il culetto in fuori e con le mani mi allargai per bene le chiappe e gli offrii il mio buco.
“Amore mio , sfondami. Non riesco più ad aspettare. Sbattimi a sangue , fottimi fino a farmi svenire, rompimi tutta . Dai ,non aspettare…” Urlavo , piangevo mugolavo , supplicavo , volevo occhiverdi dentro di me . lo volevo tutto , lo volevo subito.
Si avvicinò. Le sue mani forti si appoggiarono sulla mia schiena, Salivano e scendevano lentamente “Tizy sei bellissima. Sei meravigliosa. Sei la più arrapante donna della terra. Sei una fantastica , dolcissima puttanella. Anch’io ti voglio !” Ormai lo sapete. Io sono fondamentalmente una romanticona e sentirmi dire queste cose mi manda letteralmente in orbita. Le sue mani erano scese sul mio culetto e le dita avevano iniziato ad esplorarmi. Prima un dito , poi due. Dentro , fuori , dentro fuori e mi sbaciucchiava le chiappette e me le mordeva e mi penetrava e mi diceva che ero bellissima. Oramai sbavavo da sembrare una fontana.
Sentii la sua cappella appoggiarsi al buchetto e le sue mani stringermi i fianchi. Mi inarcai per bene e attesi di essere giustiziata.
Entrò lentamente, dolcemente, poco alla volta. Prima con la sua cappellona mi allargò per bene i muscoli anali , poi iniziò un lento movimento rotatorio, infine entrò completamente. Era duro e caldo e lo sentivo pulsare come se avesse avuto una sua vita propria. Mi morsi le labbra per non svenire di piacere.
Iniziò a scoparmi ed era una grandissimo scopatore. Variava il ritmo e l’ intensità dei colpi come un virtuoso musicista. Entrava , usciva , mi colpiva , mi feriva lì dove ero più sensibile. Io piangevo , ululavo e mordevo il cuscino e avrei voluto che il suo cazzo si fosse allungato a dismisura per sventrarmi gli intestini , risalirmi dentro e poi sbucarmi fuori dalla bocca.
Con la coda dell’ occhio ogni tanto sbirciavo l’ altra coppia. La Giulia non si faceva mancare niente , pompini , inculate , leccate, dita dentro e potevo sentirla ansimare e pregare il suo montatore di continuare così.
Mi sfilai da occhiverdi e mi girai sulla schiena. Divaricai per bene le gambe aiutandomi con le braccia e gli offrii di nuovo il mio buco già aperto e slabbrato. Lui si appoggiò e tornò a impalarmi e io gli appoggiai le gambe sulle spalle. Ora potevo vederlo in faccia mentre mi scopava ed era bellissimo con i muscoli che guizzavano lucidi sotto lo sforzo. La sua verga continuava a martoriami senza pace. Iniziai a masturbarmi. Avevo il cazzo duro e viola e mi faceva male da tanto avevo bisogno di liberarmi. Lui tolse la mia mano e iniziò a segarmi con la sua. Chiusi gli occhi. Ero in paradiso.
A un certo punto sentii spostare la mano e due labbra appoggiarsi sulla mia cappella. Aprii gli occhi e vidi la Giulia che iniziava a spompinarmi.L’ altro ,rimasto senza buchi da riempire si era nel frattempo portato davanti alla mia faccia. Non c’ era bisogno di parole, aprii la bocca e ingoiai il suo cazzo.
Mica male direi , inculata da occhiverdi , spompinata dalla Giulia e un succhiasucchia all’ altro. Sicuramente ero la più troia della città. E mi piaceva.
I due si scambiavano impressioni “Guarda che troie” “Proprio due rotte nel culo” “Già, che vacche” “Non ti fermare baldracca, continua a succhiare” “Apri bene le gambe che ti sfondo quel tuo culo da mignottona”. E io, ovviamente ,obbedivo felice.
Continuammo così per parecchi minuti. Il culetto cominciava a farmi male ormai. Sentivo i muscoli bruciare ogni volta che la cappella di occhiverdi si sfregava contro di loro. E dalle palle sentivo una voglia di venire che non potevo più controllare per molto. Così approfittando di un ingoio bello profondo della Giulia iniziai a sborrarle in bocca. La cosa la prese all’ improvviso , era ancora inesperta, e anziché mandare giù il nettare si sfilò il cazzo. I miei schizzi la colpirono in pieno viso. Ero talmente piena e carica che continuai a sborrare per un minuto almeno. Il viso della Giulia era una maschera di fard e rossetto disciolti e sperma appiccicoso. Era bellissima da vedere. La presi per i capelli e la attirai a me. Sempre tenendola per i capelli iniziai a baciarle tutto il volto e poi le infilai la lingua in bocca. Il sapore della sua saliva e della mia sborra mescolati insieme era buonissimo. Me la lappai per bene fino a farle sanguinare le labbra. Poi la gettai via, mi sfilai da occhiverdi e mi misi in ginocchio tra i due maschi.
“Avanti riempitemi di sperma schifosi”. Non se lo fecero ripetere e iniziarono a menarselo velocemente. Ogni tanto interrompevo uno di loro per inghiottire un po’ di sano cazzo , poi lo mollavo e mi gettavo sull’ altro. Li portai al limite contemporaneamente. Chiusi gli occhi , aprii la bocca e mi misi in attesa. Pochi secondi e l’ urto bruciante e salato dei primi fiotti mi colpirono le labbra da entrambi i lati. Il nettare colava denso ,caldo, appiccicoso dentro la mia gola , ma non potevo inghiottire tutto. Lo sperma iniziò a scivolare fuori . lo sentivo scendere lungo il volto e il collo. Lo sentivo raggiungermi il petto e i capezzoli. La Giulia si buttò a capofitto a leccarmi tutta. Leccava e succhiava avida e insaziabile. Io presi i due cazzi e me li infilai in bocca ,tutti e due contemporaneamente. Volevo godere di ogni goccia del loro delizioso elisir.
Li svuotai per bene mentre la Giulia mi succhiava i capezzoli ancora duri. Il culetto mi bruciava e anche la lingua era quasi priva di sensibilità da tanto l’ avevo usata, ma avevo ancora voglia.
Presi occhiverdi per mano e mi rimisi a baciarlo mentre gli sussurravo paroline dolci all’ orecchio. Sentii il suo membro riacquistare vigore. Come si dice , si deve battere il ferro finchè è caldo. Ci rivestimmo alla bene e meglio, salutammo gli altri due e ci dirigemmo verso la mia camera. A fare ? Indovinate un po’.
Ve la faccio breve. Passammo tutta la notte a sbaciucchiarci , a leccarci , a succhiarci e a esplorare i nostri buchetti godendo non so quante volte. Al mattino eravamo entrambi stravolti dal troppo piacere. Occhiverdi si alzò perché doveva andare a non so bene quale conferenza , mi slinguò dolcemente e mi salutò dicendomi “Ci vediamo oggi pomeriggio , amore”. Gli risposi “Ti aspetterò con impazienza amore”.
Quando se ne fu andato, feci le valigie, scesi nella hall, pagai il conto e chiamai un taxi per farmi portare in stazione. Ma occhiverdi mo è rimasto dentro. Mi aveva lasciato il suo numero di cellulare. Mi sa che uno di questi giorni gli telefono. Sono sicura che sarà molto contento di sentirsi dire “ Ciao stallone da monta , sono la tua dolce Tizy. Ti va di incontrarci ancora?”.

tizyseet@yahoo.it

Simpatica quella coppia

Che dire? La Laura mi stava inculando per bene con quel cazzo di silicone legato al suo ventre e la cosa mi piaceva. Io che ero sempre stata per i buoni , sani cazzi di carne e cartilagine alla giusta temperatura ora , mentre venivo allegramente trapanata da quella troietta , godevo come una cagnolina in calore. Avrei voluto girarmi e dirglielo. “Brava Lauretta , sfondami tutta , continua senza fermarti , fammelo uscire dalla bocca, slabbrami per bene il buchetto. Impalami senza pietà . Impala la povera Tizy come se tu fossi un maschio possente , un bel mandingo nero dal cazzo inesauribile e sempre in tiro, continua finchè non ti implorerò piangendo di smettere perchè avrò il culo tutto rotto e in fiamme”.
Tutto questo avrei voluto dirle, ma non potevo. Non potevo perchè in bocca avevo il cazzo vero , grosso e pulsante del marito. Un signor cazzo, non c’ è che dire , venti cm buoni di succosa carne nostrana. E io a certi tagli di carne non so resistere. Cosa volete sono una buongustaia.
Come mi ero ritrovata in questa situazione ? L’ inizio era stato standard. Fine settimana , discoteca di quelle giuste , gente bella e in cerca di divertimento. In mezzo a tutto questo, io , la Tizy , vestita come una troietta da sangue, ormai lo sapete , in cerca di cazzi da soddisfare, in cerca di cazzi che soddisfacessero il mio culetto bramoso di nerchie d’ acciaio.
La tecnica è sempre la stessa , ormai assodata da anni di pratica. Buttarsi in mezzo alla mischia e agitarsi e ballare come un’ indemoniata avendo cura di sculettare continuamente e muovendo tutto il resto del corpo come un serpente. Se si fa tutto questo indossando un abito fasciante che stringe le chiappette sode e che mette in mostra due gambe da urlo sulle classiche scarpine col tacco da 12 vi assicuro che dopo un quarto d’ ora vi stancherete di dovere mandar via maschi che cercano di mettervi le mani dappertutto.
Sono molto selettiva quando vado in caccia. se devo succhiare cazzi e dare via il culo , beh , voglio farlo con un bell’ esemplare, che mi regali a emozioni anche semplicemente guardandolo e non solo spompinandolo.
Così quando Pietro si avvicinò sentii il classico brividino corrermi lungo la schiena. Quello si che andava bene. Per quel poco che si poteva vedere con le luci della discoteca si trattava di un esemplare scelto, alto , moro,disinvolto e con uno sguardo che uccide. Non disse niente , iniziò a ballare davanti a me fissandomi intensamente. Ovviamente ricambiai cercando di muovermi ancor più sinuosamente e facendo spuntare la lingua birichina tra le labbra, Si avvicinò e mi strinse.Lo lasciai fare mentre le sue mani scendevano lungo la schiena e si fermavano a palparmi le chiappette. Avevo l’acquolina in bocca e trattenni a fatica un gemito.
“Ehi, bella , ti andrebbe di divertirti?” “Tesoro , sono qui apposta” “E cosa ti andrebbe di fare?” “Oh , tutto quello che vuoi tu … e anche qualcosina in più !”
Si mise a ridere.
“Sei proprio una maialina allora” “Non hai idea quanto … potrei farti cosine che tu neanche immagini” “Guarda che io ho una fantasia molto attiva…”.
In certe situazioni non mi piace perdere tempo, bisogna buttarsi e vada come vada.
“Davvero ? E hai mai provato con questo?” dissi prendendogli la mano e appoggiandola tra le gambe dove il mio cazzetto stava iniziando a indurirsi. Per un’ attimo ebbe quelmoto di sorpresa e di sconcerto che conoscevo bene. Mi rendo conto che non è facile accettare il fatto che quella fighetta tirata a lucido e vogliosa di cazzi con cui ci si è strofinati fino a pochi istanti prima sia in realta una trav niente male, ma così è. Qualcuno reagisce male, altri , la maggior parte, bene.
“Questa si che è una sorpresa. Non lo avrei mai sospettato ” “Grazie – risposi sapendo che si trattava di un complimento – e ti andrebbe di farci un giro?” Accennò un altro sorriso. “Dovrei pensarci un po’ … capisci …” “Certo tesoro, prenditi tutto il tempo che vuoi. Se decidi per il si mi troverai qua che ballo”.
Mi ributtai in mezzo alla pista anche se un po’ mi dispiaceva. Avevo già pregustato una cavalcata mozzafiato e invece … niente. Cercai di non pensarci più e ritornai a scutare la fauna del locale in cerca di qualche bel bocconcino.
Dopo alcuni minuti lo vidi però riapparire , si avvicinò e mi disse “Senti , là a quel tavolino c’è anche mia moglie. Le ho parlato di te … ti andrebbe di conoscerla?” Hai capito il porcellino !
Ora io non ho una grande passione per le donne. Intendo dire , le adoro , ma non sono una lesbichina. Non perdo un pomeriggio per tirarmi a lucido per poi dover andare a leccare una passerina. Lo faccio per i cazzi. Tanti , grossi e duri. Ma chi mi stava facendo la proposta era bello da morire , così in men che non si dica mi ritrovai al tavolino con la moglie a parlare del più e del meno, delle mie calze di seta e di quale rossetto fosse meglio per rendere le labbra una calamita per gli uomini. Coppia proprio simpatica insomma e tra un sorrisino e un ammiccamento dopo un quarto d’ora ero in macchina che li seguivo diretta a casa loro.
Come arrivammo si sedettero sul divano della sala. “E adesso facci uno spettacolino ,dai , mentre noi ti guardiamo”. Mi piace molto essere guardata perciò non mi feci pregare e iniziai uno spogliarellino come li so fare io. Inoltre indossavo un intimo di Yamamay che meritava proprio di essere visto da degli amatori. Mentre i miei abiti lentamente venivano tolti i due si slinguavano e palpavano senza ritegno. Quando rimasi con indosso solo reggicalze, slippettino , calze di seta e scarpe con tacchino a spillo i due erano già fuori giri. La Laura aprì i pantaloni del marito , infilò una manina dentro e in breve la ritirò fuori stringendo un’ asta bella dura e lucida. Un paio di secondi e se la infilò in bocca iniziando a succhiare rumorosamente.
E chi ero io ? La figlia della serva ? Immediatamente mi avvicinai inginocchiandomi, feci togliere pantaloni e slip a Pietro e iniziai a lavorargli le palle, giusto per non interferire con il lavoro della mogliettina . Con una mano inoltre cominciai a masturbarmi per bene e a tentare di dare soddisfazione al mio clitoridino che era diventato anche lui duro duro.
Poi ci scambiammo la posizione , io a leccare l’ asta e la Laura a succhiare la sacca dei coglioni mentre le nostre mani si intrecciavano e accarezzavano dove capitava. Infine Pietro si alzò e si spoglio completamente, imitato dalla moglie, una bella fighetta niente da dire , con due tette dure e sode che mi facevano morire d’ invidia.
” E adesso troietta divertiamoci davvero”
“Cosa stiamo aspettando , avanti fatemi vedere cosa sapete fare” ”
“Hai sentito Lauretta questa puttanella? Mostrale un po’ delle tue capacità mentre io te la tengo riscaldata”.
Si riavvicinò , mi fece inginocchiare infilandomi di nuovo il suo cannone in bocca. Mmmhhhh , buono , grosso e duro, tutto dentro la mia bocca fino a scendere in gola. Lo presi fino ad arrivare con le labbra a sentire i peli del suo ventre. Ormai sapevo come resistere al fastidio iniziale di un cazzo che ti scende in gola, così potevo succhiarmelo sbavando e insalivando per bene , lentamente e con passione e dolcezza. Dentro ,fuori , un po’ dentro un po’ fuori , tutto dentro , tutto fuori, da vera artista del pompino.
Lui apprezzava decisamente “Brava la mia mignotta che bocchinara che sei , mmmmhhhh che pompino , neanche la Laura me li fa così , continua a succhiare vacca, avanti finocchietto schifoso”.
Passi alle mie spalle . Leggeri , di donna. La moglie era tornata e ora indossava un bel cazzo di silicone rosa, uno strap-on di qualità che sembrava vero. E se lo menava come se fosse stato vero. Gli occhi le brillavano dalla bramosia e dal desiderio.
“Sei una schifosa puttanella. Chi ti credi di essere per andare a caccia di cazzi come se fossi una vera donna eh? Sei solo una checca da quattro soldi, una cagna da riempire di cazzi finti , non meriti quelli veri.” Intanto mi sbatteva il dildo in faccia e sulle spalle. “Brutta vacca te lo faccio vedere io come si trattano quelle come te, sei solo una bagascia da strada a cui bisogna rompere il culo. Girati troia e mettiti alla pecorina da bestia quale sei. Avanti , non farmi perdere tempo”.
Beh , come si dice , se si va a un ballo bisogna ballare. Obbedii immediatamente e mi misi a quattro zampe abbassando la testa e alzando per bene le chiappe. Lei si avvicinò e iniziò a leccarmi il buchetto, infilò un dito , poi due.
“Senti senti che buco largo che ha ’sto frocio , ne devi avere presi di cazzi eh” sentivo le sue piccole dita allargarmi per bene e la sua saliva calda colare tra le chiappe.
“Oh , si ,tanti cazzi , tanti e di tutte le misure, sono la più vacca della città e godo quando mi riempono le budella di carne. Mmmmhhh avanti sbattimi anche tu come se fossi un uomo e io la tua donna. Per piacere scopami a sangue daiiiiiii”. Prese un tubetto di lubrificante , spalmò per bene il cazzo che le penzolava davanti e ne diede un’ abbondante razione anche sul mio forellino. Le sue dita ora scivolavano dentro senza nessun attrito. Inarcai per bene la schiena , con le mani mi aprii il più possibile le chiappe e mi misi in attesa. La Lauretta si avvicinò, sentivo ora la punta del dildo appoggiata sullo sfintere. Il marito , seduto sul divano ci osservava e si menava l’ uccello. Lei prese il cazzo con le mani per tenerlo dritto e iniziò a fare pressione. provai un po’ di dolore all’ inizio, era un cazzo di robuste dimensioni e con tutte le venine in rilievo, ma fu una questione di pochi attimi e il tubo entrò rapidamente. Mi prese per i fianchi e iniziò a pomparmi.
Chi ha provato lo sa. Essere inculate da uno strap-on non è come esserlo da un cazzo vero. Questione di sensazioni , di calore e di fluidità dello scorrimento , ma la troietta si impegnava e , devo ammetterlo , non era poi così male. quel grosso cannone mi dilatava i muscoli e entrava dentro come un serpente solleticandomi il ventre.
” Siiiii padroncina , continua così , bravissima . Mmmmmhhhhh. Non ti fermare.Rompimi per bene il culetto, sono la tua camerierina sottomessa , la tua lesbichina d’ oro.Aaaahhhhh. Impalami tutta , fammi godereeeee.”
“Zitta puttana, so io come trattarti – e nel frattempo mi schiaffeggiave le chiappe e la schiena- ti sventro come una scrofa gravida. Sei proprio una bagascia da bordello , guardati lì , tutta aperta e rottainculo. Fai schifo,frocetto succhiacazzi. Altro che una donna , sei solo un buco da riempire”. Continuava a scoparmi e io iniziavo a godere , mi piaceva quel sentirsi presi da una vera femmina in calore.
Il mio sguardo però era calamitato dall’ uccellone di Pietro. Lui se ne accorse smise di segarsi e si portò davanti alla mia faccia. Non ci fu bisogno di dire nulla , sporse in avanti l’ asta e io la inghiottii in meno di un secondo.
Ecco spiegata la mia situazione iniziale. ecco il motivo per cui come una porchetta mi trovavo infilzata per bene ,in culo e in bocca da una donna e da un uomo. ecco perchè sbavavo , grugnivo , mugolavo e mi agitavo come un ossessa. Tizytroia stava prendendo la sua prevista razione di uccelli per il fine settimana.
Come andò a finire non ci sarebbe neanche bisogno di scriverlo , ma qualche maialino probabilmente vorrà saperlo lo stesso. Spompinai l’ uomo con ardore e abilità fino a portarlo al limite. Quando se ne accorse la Lauretta usci dal mio sfintere e si inginocchiò al mio fianco. Insieme lappammo e succhiammo da brave sorelline fino ad essere investite da un fiotto denso , caldo e abbondante. Ci dividemmo la sborra un po’ per una , inghiottendo , lappando e passandocela da bocca a bocca. Infine raccogliemmo quella caduta sui nostri corpi con le mani per poi infilarcele in bocca e gustarle avidamente.
Mi fermai da loro fino a mattina inoltrata. Ovviamente continuammo a scopare e incularci senza fermarci un momento . Provammo tante belle posizioncine a tre e ci riempimmo di dolcissimi , buonissimi umori. Pietro succhiò per la prima volta , almeno così disse , un cazzo vero ,ma si rifiutò di farsi penetrare , la Lauretta venne infilzata da due cazzi contemporaneamente , in culo e in figa godendo tanto da urlare più volte per gli orgasmi come una sirena e la vostra Tizy bevve tanto sperma e tanti umori da non poterne quasi più . oltre ovviamente a ritrovarsi con il suo bel culetto rosso , rotto e dolorante per tutte le penetrazioni ricevute.
Ah , dimenticavo , in bagno i due avevano una bella vasca Jacuzzi dentro cui ,alla fine, fingendo di lavarci, ci divertimmo ancora moltissimo. Ma questo , magari , ve lo racconto un’ altra volta.
tizysweet@yahoo.it

Assalto nel buio

Piera poggiò le pesanti buste della spesa sullo zerbino e cercò le chiavi di casa nella borsetta;le infilò nella serratura ed aprì.
Una volta dentro,si rese conto che qualcosa non andava: la casa era completamente al buoi,le tapparelle erano abbassate e non passava nemmeno un raggio di sole dall’esterno.Cercò a tentoni il tasto per accendere la luce elettrica,ma nemmeno quella funzionava.
Nel tentativo di cercare il pulsante,si allontanò dalla porta di casa,da cui entrava l’unica sorgente di luce proveniente dalla lampada del pianerottolo.
La porta blindata si chiuse di colpo,facendola sobbalzare sia per il rumore che per lo spavento.Indietreggiando,inciampò anche nelle buste della spesa,schiacciando la confezione di uova che aveva acquistato.

La bella brunetta,anche se aveva 28 anni,si sentiva spaventata come una bambina;il buio non le era mai piaciuto ed ora era costretta ogni volta a dormire con la luce accesa sul comodino.Non fece in tempo a finire di pensare a queste infantili paure che subito sentì una mano coprirle la bocca ed un’altra cingerle i fianchi.Si mise ad urlare,ma la sua richiesta di aiuto fu soffocata da questa mano estranea.
La lotta fu breve; seppur alta più di 1.70,di certo non poteva competere con quell’estraneo che lei sentiva molto più grande e alto di lei.
Si ritrovò a terra; convulsamente tentò di colpire il suo avversario,ma i suoi calci affondarono nel vuoto buio della sua casa.Uno schiaffo la colpì in pieno viso; sentì la pelle della guancia bruciare e non fece in tempo a rendersi conto di ciò che era successo che subito il brutale aggressore le rifilò un secondo schiaffone,destinato a domarla definitivamente.
Perse i sensi,più per la paura dovuta all’aggressione che non alla forza delle percosse.

Si risvegliò poco dopo,o almeno cosi credeva: capiva di essere distesa su un materasso,forse quello della sua cameretta,ma la stanza,come il resto dell’appartamento,rimaneva nel buio più profondo.
Sentiva il suo assalitore armeggiare con qualcosa; ogni tanto udiva dei rumori metallici e il suo respiro ,ora meno affannato rispetto alla lotta sostenuta nell’ingresso.
Piera avrebbe voluto urlare,ma la sua bocca era coperta da uno spesso straccio,legato dietro la sua nuca.Anche le sue mani erano bloccate; delle manette la tenevano ferma alla testiera del letto,cosi come i suoi piedi erano fissati dalla parte opposta,anch’essi con delle salde manette.
Era nella classica posizione ad X,come aveva visto in alcuni film americani,con la protagonista succube dei desideri perversi del nemico.
Scacciò questo pensiero dalla sua mente,probabilmente era soltanto un ladro che,una volta preso ciò che gli interessava,se ne sarebbe andato senza farle altro male.

Capi che le intenzioni del maniaco erano ben altre quando senti le mani maschili accarezzare con avidità le sue generose tette.Sussultò,tentando inutilmente di non farsi toccare ancora,ma ovviamente fu tutto inutile: senti il freddo di una lama sulla guancia. L’assalitore voleva farle capire cosa stava per farle; infilò la lama sotto la maglietta della brunetta ed iniziò a strapparle la maglietta.
Toccò poi al reggiseno fare la stessa fine.
Le tolse gli indumenti,ormai inutilizzabili, e la fece restare a seno scoperto.Appoggiò la bocca sui capezzoli di Piera ed iniziò a stuzzicarli e a leccarli.La ragazza ,che non si aspettava questa mossa cosi stranamente affettuosa,rimase di sasso mentre sentiva i capezzoli indurirsi.
Non poteva,anzi non doveva,eccitarsi davanti a questo sconosciuto,non voleva assolutamente dargli alcuna soddisfazione.

Ma la lingua del maniaco era esperta e non si sarebbe fermata al seno.

Le tolse anche i pantaloni e le mutandine di pizzo,nello stesso modo di prima; ora era completamente nuda e alla mercè del suo assalitore.Sentì la testa del maniaco scendere giù,fino al ventre piatto della giovane donna e leccare la calda pelle.
Tentò ,ancora una volta,di non essere vittima dei voleri del maniaco che la stava per prendere,ma anche allora il suo tentativo andò a vuoto.
Il maniaco sapeva come comportarsi con una donna,come farla scaldare e bagnare e si impegnò a far eccitare Piera: si sistemò comodamente tra le gambe della ragazza e diede dei piccoli e veloci colpetti di lingua alle labbra depilate della sua vittima.
Le leccò a lungo,facendole sentire la sua rasposa lingua anche in mezzo alle labbra,senza però mai penetrarla.
Sentiva il corpo della ragazza sussultare e contorcersi e ciò lo spinse a farla impazzire ancora di più.Con le dita apri le labbra e stimolò il clito. Lo strinse,lo strizzò,lo accarezzò: tutto questo portò Piera a bagnarsi come mai nella sua vita.

Per essere un maniaco,sapeva farci,pensò Piera e subito si rimproverò di questo stupido pensiero.
Era preda di un maniaco e si stava pure eccitando,come poteva essere cosi stupida?

Il maniaco capì che era giunto il momento di progredire: il suo lungo dito entrò nella calda e bagnata micina della giovane vittima.
Entrò fino in fondo,poi uscì; rifece gli stessi movimenti più volte,sempre più velocemente.Ma un dito solo non bastava; due dita ora penetravano la calda Piera, aumentando sempre più il ritmo dell’inatteso ditalino.
Dentro e fuori,dentro e fuori: in breve tempo,la ragazza giunse all’orgasmo.
I suoi mugolii,seppur soffocati dal bavaglio,riempirono la stanza buia.
Se avesse potuto vederlo in faccia,avrebbe visto un sorriso nascere sul viso del maniaco.

Piera, dopo aver raggiunto l’orgasmo ed essersi anche un pochino vergognata per questo,si rilassò pensando che ora era tutto finito e che,dopo aver preso i soldi,il suo assalitore se ne sarebbe andato.

Era il suo secondo sbaglio.

Sentì il maniaco alzarsi in piedi ed armeggiare con qualcosa; le sembrò di percepire il rumore di una lampo che scendeva lentamente e questo le provocò un brivido freddo lungo la sua sensuale schiena scoperta.
Il maniaco avesse tirato fuori il suo arnese dai pantaloni ed aveva tutta l’intenzione di farlo assaggiare alla calda vittima dello stupro,fino ad allora compiuto solo con le dita.
L’uomo si adagiò tra le lisce cosce della ragazza e cercò con la cappella l’entrata della fichetta bagnata: una volta trovata,il maniaco diede un robusto colpo di reni e la cappella entrò rudemente dentro di lei.
Di prepotenza,tutto l’uccello penetrò Piera fino in fondo.

La donna urlò il suo dolore ,misto ad un imbarazzante piacere,con tutte le sue forze.

Quell’uccello le aveva aperto con la forza le strette pareti della sua vagina e ora la riempiva e prendeva possesso del suo corpo.

Il bruto assalitore cominciò ad aumentare la velocità con la quale la scopava; colpi forti,duri,secchi.
Voleva umiliarla e,per fare questo ,sapeva che l’avrebbe dovuta far godere.
Mente la scopava,titillava il clito della giovane con le dita e poi le accarezzava le gambe.

Dopo qualche minuto di rabbiosa scopata,il maniaco senti l’uccello ingrossarsi e pulsare.
Senza preservativo,avrebbe ingravidato la ragazza.
Ora stava per arrivare il bello,pensò malignamente.

Diede altri colpi pieni di rabbia e di goduria alla fica della donna.
Poi esplose lunghi e copiosi getti di sborra nella calda fichetta di Piera,la quale non potè fare altro che accompagnare la parte finale di quello stupro con gemiti ed urla,non si sa bene se di disperazione o di goduria.
Ancora qualche affondo,ora molto meno rabbioso,e il maniaco si accasciò sul corpo tremante della sua vittima.Aveva goduto,ma la parte più importante era quella di aver fatto godere anche lei.

Piera senti una risata soffocata nel buio della sua camera; affogata nelle scosse post-orgasmo,si rese conto solo qualche minuto dopo che il suo assalitore ,dopo averla liberata,si era alzato ed era uscito dall’appartamento,sbattendo la porta.

Dopo pochi minuti,nel buio della sua camera,senti un suono e vide lo schermo del suo cellulare accendersi,dopo aver ricevuto un messaggio.
Tremante,prese il telefonino in mano e lesse ciò che era scritto:
“Grazie per la splendida serata,speriamo di poterla rivivere ancora.Ah,scusami per averti fatto rompere le uova :-D

Piera controllò il numero dal quale proveniva il messaggio: era quello di Emanuele,il suo ragazzo…

 

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Dedicato a Piera.

Per commenti o insulti,il mio indirizzo è arneseduro@hotmail.it

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