Iniziazione

Maiala ci si diventa
Non sono un adone, eppure al mio fianco ho una moglie molto bella, che dire, sono riuscito a conquistarla e a sposare una donna meravigliosa.
Si chiama Milli, ha un corpicino fantastico, un bel culetto tondo, alto e sporgente, a cui manca solo la parola, due tette da sballo, non molto grandi, una terza a banana che sfidano la gravità, con due capezzoloni che quando si rizzano, ti viene una voglia esagerata di succhiarli e mordicchiarli.
Una stanga di un metro e settantotto, due occhioni verdi e un viso molto dolce, per non parlare delle sue labbra, gonfie e carnose, una bella gnocca dalle gambe lunghe e affusolate.
Una figa mozzafiato ma, non sono io a dirlo, sento i commenti che le rivolgono, mi accorgo che gli uomini la spogliano con gli occhi, è così bella che i poveri mortali che gli stanno davanti, il più delle volte si sentono talmente in imbarazzo che non riescono a guardarla negli occhi, compresi gli amici che sbavano per lei, che pendono dalle sue labbra e soprattutto dai maschi arrapati che la corteggiano.
Si veste elegantemente, è un’avvocatessa in carriera e ci tiene moltissimo alla sua immagine, anche se il suo abbigliamento è molto castigato, il suo aspetto è intrigante, si muove come una pantera e suscita l‘interesse sia negli uomini che nelle donne.
Non è più una bimba ma, i suoi quaranta anni suonati non sono un ostacolo al suo fascino, alla sua bellezza, forse la maturità la rende ancora più attraente e sexy più che mai.
Però, c’è sempre un però che a volte può stonare, lei sessualmente ha molte inibizioni e non riesce a soddisfare le mie voglie come vorrei, mai un pompino con ingoio, anche se lo succhia avidamente si è sempre rifiutata di farmi godere nella sua bocca, il suo culetto è off limits e non sono riuscito a violarlo neanche con un dito.
Il kamasutra non esiste, l’unica posizione conosciuta è quella del missionario e parlare di fantasie proibite non esiste proprio, l’unica trasgressione che mi concede, è tenere sempre la fighetta ben depilata, insomma, ho una donna fantastica, che posso usare solo per il 10% del suo potenziale erotico, per lei tutto è tabù, dovuto ad una educazione rigida, ricevuta in collegio dalle suore.
Come ho già detto prima non sono un fustacchione, leggermente sovra peso ma ho un bel pisello, lungo e largo e probabilmente ci so fare, perché le donne non mi mancano, pur avendo una compagna sognata e desiderata da tanti, sento il bisogno di evadere per farmi una bella scopata con femmine vogliose, disinibite, disposte a tutto pur di pigliare un bel cazzo, donne zoccole, pronte a farsi riempire di sborra in ogni buco.
Milli, probabilmente ha sempre saputo delle mie scappatelle ma, in silenzio ha sempre subito e non mi ha mai fatto scenate di gelosia, accettando che mi trastullassi con i buchini delle altre donne, quelli che lei non mi dava, ritenendo che fossero delle pratiche schifose e contro natura.
Ho sempre cercato di educare mia moglie al sesso e anche se con scarsi risultati, non mi sono mai arreso, sicuro che prima o poi i miei sogni avrebbero preso forme terrene, concrete, il mio desiderio ricorrente era di sentirla urlare mentre le sfondavo il culo con lei messa a pecora e vedere le sue tette penzoloni sballonzolare ad ogni affondo.
Ci sarebbe voluta una fata e la sua bacchetta magica per trasformare la mia Milli nella femmina da monta che ogni uomo vorrebbe sotto le lenzuola.
Come in tutte le storie che si rispettino, io quella fata l’ho trovata per davvero, aspettate, a dire il vero è Milli che l’ha trovata, nelle vesti di una procace biondina molto provocante, dalle forme generose, sua sorella Patty.
Una ragazzona più grande di 4 anni e fisicamente ben diversa, due super tettone, almeno una quinta se non di più e un culone da sballo, grandioso polo d’attrazione che richiama lo sguardo, più che bella, la definirei proprio bona, ti fa rizzare il cazzo solo a guardarla, la classica femmina da monta, a cui non metterei il cuscino in faccia e non saprei resisterle trovandomela nuda e magari con le cosce aperte.
Più bassottina di sua sorella ma, le sue curve sono da capogiro, una gnocchettona tutto pepe, maliziosa e tremendamente sexy, una femmina che a letto doveva essere una gran maiala.
Circa tre mesi fa, il colpo di bacchetta magica, che ha trasformato la mia Milli in una gran puttana da monta, tutto è successo così in fretta che ancora oggi stento a credere che sia vero, concedendomi più di quanto mi aspettassi, offrendomi per la prima volta tutto quello che non mi aveva concesso in 14 anni di matrimonio.
Angelo mio cognato, ricercatore universitario, è stato inviato dall’università in Egitto, per degli scavi archeologici molto importanti e si sarebbe dovuto trattenere dai 6 mesi ad un anno.
Patty sconsolata, non ha potuto seguirlo a causa del suo lavoro, così spesso me la ritrovavo per casa, non che mi rompesse i coglioni, il suo corpo era un bel vedere ma, qualche volta desideravo i miei spazi, la mia libertà, per esempio mi piace girare nudo e con lei ero obbligato ad essere sempre composto, mentre mia cognata che ogni tanto si fermava anche a dormire da noi, si metteva comoda indossando delle vestaglie da casa che mi facevano intuire che sotto il suo seno era libero di muoversi come voleva, da come ballava era privo di reggiseno e i miei occhi godevano di tanta generosità, per non parlare del cazzo che si rizzava a dismisura facendomi sognare il proibito.
Eravamo a primavera inoltrata, una magnifica serata, calda e magnificamente stellata, mi ero soffermato a guardare il cielo al mio rientro dal lavoro quando mi sento chiamare, “Vieni a mangiare è pronto” La serata, è animata da una strana euforia, le due donne, sono strizzate dentro un abitino attillato che mette in risalto le loro forme, soprattutto quelle giunoniche di Patty, tacchi a spillo e tanga microscopico di cui si vede il contorno, per come erano fasciate.
Sono bellissime, dal leggero tessuto, spuntano i loro capezzoli rigonfi, non riesco a distogliere lo sguardo, da tutto quel bendiddio, fisso le mammelle enormi di Patty, con le turgide punte, grosse come due ciliegie, che sembrano voler fare esplodere l’abitino.
Ci sediamo a tavola, ho loro due di fronte e il mio sguardo è calamitato sulle loro tette, mi sembra che dai movimenti, si esibiscano per farmi eccitare, sono sensualissime e il risveglio del guerriero non si è fatto attendere, il cazzo stava letteralmente scoppiando dentro le mutande, quando un piedino, maliziosamente si è appoggiato sul mio pisello già duro di suo, lo struscia, lo schiaccia, con le dita cerca di stringerlo, ho un sussulto, quasi mi strozzo con il boccone che mi va di traverso, mi si gonfia a dismisura, penso di non averlo mai avuto così duro, me lo sento enorme.
Chi era che mi accarezzava con il piede? Non sapevo chi delle due puttanone si sollazzava col mio pisellone, le guardavo negl’occhi per capire ma, niente, avevano entrambe una faccia da maialona incallita, continuavano a parlare come se niente fosse e io godevo di quella carezza che al momento trovavo esageratamente trasgressiva.
Mia moglie colta da una sfrenata libidine? Anomalo per lei pigliare l’iniziativa, poi con altre persone presenti, direi impossibile ma, era proprio lei? Forse Patty ma, possibile che mia cognata fosse così troia? Il piacere che provavo era inaudito e in quel momento non mi importava sapere chi delle due giocava col mio cazzone, mi piaceva il sapore del proibito e mi arrapava da morire, sapere che una all‘insaputa dell‘altra desiderasse il mio sesso e me lo facesse capire.
Per fortuna la cena è finita velocemente, se fosse continuata anche solo per un istante, mi sarei sborrato nelle mutande, mi sono sistemato nella mia poltrona preferita continuando ad osservarle come un porco allupato, loro ridacchiavano, la mia erezione non era passata inosservata anche se facevo di tutto per nasconderla ai loro occhi.
Erano molto attraenti, le desideravo e il loro profondo decolté, mi faceva ammirare delle splendide poppe che avrei volentieri scoperto e strapazzato, mordicchiando quei capezzoli eccitati.
Milli, seduta sul bracciolo della poltrona ha allungato la mano sulla mia patta del pantalone, valutando la mia erezione, “Senti, senti che bel cazzo ha il mio bel maritino” sono diventato rosso, mia moglie oscenamente mi stringeva il cazzo davanti alla sorella, mi ha sbottonato la patta e il cazzo è balzato fuori come una molla, duro come un tubo di ferro, stringendolo nella mano, ha tirato giù la pelle scoperchiandomi la cappella e menandolo lentamente, la invitava a toccarmi, facendo scorrere la mano su e giù “Vieni, senti com’è duro, afferralo”.
Ho guardato mia moglie con stupore, devo dire che sono rimasto incredulo, “Non vorrai che Patty vada in giro a cercare cazzi” come parlava, non era da lei, “Lo sai che per un anno è sola e sarai tu a soddisfare le sue voglie, sul capo di Angelo non devono pesare le corna”
Tutto quel maneggiarmi l’uccello, prima con il piede di non so chi, ora con la mano, le palle mi ribollivano erano pronte ad espellere qualche litro di sborra troppo alta l’eccitazione e la mia paura era di venire nella mano di mia cognata appena lo avesse stretto nel pugno.
Patty si mordicchiava le labbra e mi guardava vogliosa ma, prima di avvicinarsi, si è spostata le spalline dell’abito, facendoselo scivolare dolcemente ai piedi, i mammelloni sono venuti fuori ciondolando meravigliosamente, non sfidavano le leggi di gravità per come erano grossi e pesanti ma, di sicuro non sfiguravano da quanto erano pieni e sodi, con due capezzoli ritti e grossi come due amarene.
Si è chinata tra le mie gambe e con una mano mi ha afferrato il cazzo, iniziando un sali scendi deciso mentre con l’altra mano mi attanagliava i coglioni, massaggiandoli divinamente, massaggiava e stringeva, aumentandomi così la voglia di sborrare, volevo svuotarmi i coglioni pieni come un otre ma non tra le sue mani, “Ti prego fammi venire ma, non così”
Sento le sue labbra sulla cappella, il calore della sua bocca scivolare lungo tutta l’asta sino alla radice, l’ha ingoiato completamente, lo succhia e lo slingua, la sua bocca aderiva perfettamente al mio cazzo, la lingua lo avvolgeva, sentendone una carezza che mi faceva gemere dal piacere, lo spingevo in fondo, scopandola in bocca, allungo le mani, che scompaiono tra le sue tette gigantesche, le esploro in lungo e in largo, non finiscono mai.
Era talmente brava a fare un pompino che mi pareva di avercelo nella figa, mi stava tirando un bocchino portentoso, tremavo dal piacere, mi dava i brividi sentire scivolare la cappella nella bocca, o quando la teneva stretta tra le labbra, mentre con la lingua slinguazzava golosamente facendocela roteare.
Milli non è rimasta con le mani in mano, anche lei si è denudata rimanendo solo con le mutandine e i tacchi alti, e messa dietro a sua sorella ha cercato anche lei di spompinarmi, cercando di portagli via il cazzo di bocca, Patty era avida e lasciava poche chance a Milli di imboccarlo, era la prima volta che mi trovavo l’uccello conteso tra due donne.
Milli era stranamente euforica, eccitata come non l’avevo mai vista, quando non riusciva a succhiarmelo, avvinghiata a Patty, gli strusciava i capezzoli durissimi sulla a schiena, o con le tette spiaccicate sulle spalle, la baciava sul collo, gli mordicchiava il lobo dell’orecchio, mentre con una mano gli strizzava le tette, gli pizzicava i capezzoli e con l’altra infilata sotto gli slip, giocava con la figa brodosa, gli stimolava il grilletto e la penetrava con le dita, quasi a volerla distogliere da quello che stava facendo con tanta meticolosità.
Ormai non ce la facevo più, sento la sbroda risalire e con un urlo liberatorio, ho iniziato a sborrare a più non posso, sulla bocca spalancata di Patty.
Raffiche di godimento, che hanno riempito il viso della maialona, fiotti veloci, violenti, abbondanti, Milli, ha cercato di riprendersi il cazzo ma, quando è riuscita a metterselo in bocca, non poteva far altro che ripulirmelo, lei che dello sperma non voleva sentirne neanche l’odore, aveva cercato lo schizzo e ora lo succhiava.
Non sono più un ragazzino ho 51 anni e il cazzo mi si è ammosciato rapidamente nella bocca di mia moglie che mi ha risucchiato anche l’anima svuotandomi completamente i coglioni ma non gli è bastato, la sua voglia di sborra era tanta, voleva assaggiarla, voleva capire se in tutti questi anni si era persa qualcosa, dando il via a slinguazzate sul viso della sorella, ripulendo a colpi di lingua l’abbondante doccia di sperma.
Si lisciavano, con carezze che diventavano sempre più intime, a vicenda si sono levate le mutandine, rimanendo completamente nude, sin quando la lingua di Milli ancora sporca di sperma, gli è arrivata sulle labbra, le bocche si sono unite, si baciavano spingendosi la lingua una contro l’altra con guizzi improvvisi, si attorcigliavano e andando a ispezionare, gli angoli più nascosti delle loro bocche.
Le mani sembravano impazzite, si accarezzavano dappertutto, scivolando sui loro corpi eccitati, tette, culo e ficozza non erano risparmiati, cercavano il piacere, volevano ricambiarlo, le loro bocche affamate, ingorde di sesso si succhiavano i capezzoli sempre più duri, sempre più grossi.
Morbidamente si sono adagiate sul pavimento coi corpi aggrovigliati alla ricerca del godimento, si baciavano, si strusciavano, figa contro figa, gemevano come oche starnazzanti, sin quando hanno fatto testacoda, le dita che entravano e uscivano dalle loro gnocche grondanti non gli bastavano più, volevano assaggiarsi, bere il reciproco nettare, inebriarsi del profumo acuto che emanava il loro sesso caldo, direi rovente e messe una di fianco all’altra con le cosce oscenamente aperte, si sono fiondate una nella spacca dell’altra, lingue deliranti, frenetiche, facevano zuppetta in una pozza che ribolliva della loro brodaglia, raspandola profondamente, si esploravano, guizzavano sui clitoridi vogliosi, sensibili, tesi come corde di violino e sporgenti come cazzetti.
Non vi nego che ammirare due donne che lesbicano è veramente eccitante e per di più se a scambiarsi il piacere sono tua moglie e sua sorella, l’arrapamento è assicurato, non so dirvi cosa ci possa essere di più bello al mondo, tanto che il pisello ha ripreso consistenza, lo spettacolo mi regalava delle forti emozioni e il desiderio di montarle era sempre più inarrestabile, nella smaniosa attesa di sbattermi mia cognata, sognavo il suo magnifico culo.
Le ho trascinate in camera da letto e Patty avvicinandosi mi bacia sulla bocca, la stringo, sento le sue mammelle spiaccicarsi sul mio torace, mi tiene il cazzo in mano e famelica si china a ciucciarlo, anche Milli scende assieme a lei e ora se lo dividevano come due brave sorelle, leccandolo assieme, le due lingue mi solleticavano la cappella, cercando di portarmi in piena forma ma, il mio pisellone era già duro e grosso più di prima.
Patty, si è girata, mettendosi carponi su letto, di lei potevo ammirare tutto, dalla gnocchettona al suo fantastico buco del culo semi aperto, gliel’ho ficcato dentro la figa senza tanti complimenti, ha inarcato la schiena gemendo come un indemoniata con urla e frasi oscene, “Dimmi che sono una zoccola” “Sii siiiiii sbattimi la sorca siiiiiiiiiiii” più urlava e più la sbattevo furiosamente tenendola per i fianchi, non sapevo di avere una cognata così porca, sentivo la sua figa contrarsi avvolgendomi il cazzo, era profonda accettandomi sino ai coglioni che sbatacchiavano sulle sue chiappe, nel frattempo Milli con le cosce spalancate sul viso della sorella, si faceva succhiare la gnocca, con la bocca che gli risucchiava il clitoride, con le labbra appiccicate come una ventosa.
Bordate su bordate e più sbattevo più alto era il suo canto sguaiato di godimento, latrati, ululati che segnavano con quale intensità si stava sciogliendo al piacere e per lei era quasi impossibile succhiare quella ficona piena di miele colante.
Si dimenava sempre di più, mi sgusciava come un anguilla ma, non avevo paura di sbattermela velocemente, dopo la sborrata che mi avevano fatto fare poco prima, sarei durato qualche ora.
Sculettava, mi faceva ballare il culo sotto il naso, me lo stava facendo desiderare, lo volevo e me lo sono preso, chiedendo a Milli di aprirgli le chiappe.
Patty non era minimamente spaventata dalla circonferenza del mio cazzo, non aspettava altro “Siiiiii rompimi il culo, caccialo dentro e fammelo uscire dalla bocca”
Mia moglie, gli ha allargato le chiappe come volevo, “E ora, guarda come una donna lo piglia nel culo” Gliel’ho cacciato dentro con forza, appena l’ho sento cedere, deciso gliel’ho infilato impalandola, penetrandola improvvisamente, entrando completamente nel budello, per fermarmi quando le palle si sono arrestate sulle chiappe, solo un urlo, accompagnato da gridolini che man mano che pompavo con la foga di un toro, aumentavano di intensità.
Il suo culo non era vergine, aveva accolto il mio cazzo lungo e soprattutto bello largo, con molta facilità, si capiva che era abituato ad essere pieno, o Angelo mio cognato aveva un bel bestione, o Patty si faceva regolarmente inculare da un cavallo.
Affondavo violentemente, le natiche ballavano, tremavano sotto i miei colpi, eccitato più che mai, scivolava su e giù, piantandosi sempre più profondamente, cercando di profanare il suo buco del culo completamente aperto facendoci entrare i coglioni, cosa impossibile da realizzare ma, sicuramente mi arrapava pensarlo.
Il suo respiro affannoso, il suo gemere incessante, era dolce melodia per le mie orecchie, come vedere le mammelle che sbatacchiavano ad ogni mio assalto, solleticavano la mia libidine tanto da incularla con la furia di una bestia ferita.
Milli guardava allupata ed incredula di come stavo inculando la sorella, di come il mio cazzo entrasse profondamente nella tromba del culo, l’espressione del suo viso, non era più quella di un ingenua e bella signora, il suo atteggiamento era di una gran troietta vogliosa “Almeno una volta anch’io lo devo provare nel culo” Che sorpresa, che regalo inaspettato, cazzo se lo avrei sverginato da anni sognavo quel momento e non mi sarei fermato fino a che non fosse stato tutto dentro.
Si è messa carponi col sederino ritto e scodinzolante, pronta a ricevermi per la prima volta, “Fai piano, è molto grosso, ho paura” l’ho tranquillizzata, mentre Patty gli leccava il buchetto che piano, piano, si apriva alla sua lingua guizzate, ho proseguito lubrificandola con della vaselina, che ho spinto dentro con un dito, com’era stretta, finalmente sentivo le pareti del suo fantastico budello.
Si è irrigidita al contatto della cappella al suo buco del culo, sapeva che glielo avrei sfondato e rotto, la cappella gli ha forzato l’ano e l’ha risucchiata, lo sfintere si rilassa e il cazzo scompare dentro, tutto si è svolto come lo immaginavo, le sue urla di dolore, le sue lacrime a solcargli il viso ma, inesorabilmente mi sono fermato, solo quando ho sentito le palle sbattere sulla sorca, non sono stato violento, ero consapevole delle mie dimensioni e mi sono fatto strada un poco alla volta, fermandomi per farla abituare a quella inumana penetrazione per un culetto nuovo di fabbrica.
“Oh sììì…siiiiiiiiii…inculami…aaahhh” Lentamente il dolore spariva e ora il mio entra ed esci, era fonte di piacere, ho osato, sbattendola più selvaggiamente tenendola per i fianchi e i suoi gemiti, erano acuti di godimento che non gli avevo mai sentito fare.
Per la seconda volta stavo per arrivare al capolinea ma, avevo un’altra voglia da esaudire, sborrarle in bocca e la serata era quella giusta, ora o mai più.
Ho durato ancora per qualche minuto, gli sono uscito velocemente dal culo, l’ho preso in mano e puntandoglielo alla bocca spalancata, ho sborrato, sputacchiando sborra in tale quantità da dissetare un cammello nel deserto e scaricandogli cinque, sei schizzi di caldissimo seme in pieno viso.
Per un po’ è rimasta carponi, è esausta, respira affannosamente, non ha nemmeno la forza per muoversi o lamentarsi, è bellissima vederla finalmente con il buco del culo oscenamente spalancato e con il viso ricoperto di sborra.
La nuova Milli mi piaceva, dalla sua iniziazione alla sodomia, all’ingoio, alla sua prima esperienza saffica, con l’aiuto della sorella splendida femmina bisex ed ora complice dei nostri giochi, aprendosi a quei valori carnali disinibiti che per anni avevo sognato.

Felice di ricevere i vostri commenti, gio23@hotmail.it
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Suocera e schiava

Si padrone

Sgangherata, spossata e usata da una decina di uomini come una sputacchiera per cazzi, l’alba mi riaccompagnava a casa, distrutta ma soddisfatta della nottata appena trascorsa.
Mi sentivo come un puttanone di strada dopo una nottata di lavoro, l’unica differenza che tremavo ancora dai tantissimi orgasmi che avevo ricevuto.
Giacomo che guidava la macchina era soddisfatto della mia esibizione e con un sorrisetto ironico, si complimentava della mia troiaggine, era fiero di me, la sua puttana, sempre pronta ad obbedire come una cagna.
Il mio corpo è suo e può farne ciò che vuole, anche punirmi inchiodandomi per le tette ad un trave, sono totalmente sua e sottomessa ai suoi vizi e ai suoi piaceri, anche umiliarmi, lasciando che altri uomini mi usino riempiendomi del loro sperma.
Avevo il viso ricoperto di sborra che lentamente mi si stava seccando addosso, ma il mio padrone non aveva voluto che mi ripulissi, non c’era centimetro di pelle, che quella notte non ne avesse preso almeno uno schizzo, con i buchi ancora completamente aperti dai tanti cazzi più volte ricevuti, alcuni dei quali, devo dire fuori dal comune, dei bastoni di carne paurosi, grossi e lunghi, comunque scelti dal mio padrone perché gli procurassi piacere con la bocca, in modo particolare con il culo che dovevo farmi sfondare, la figa era un optional di poco conto, ma disponibile a stimolare tutte quelle verghe e le loro voglie.
Indossavo soltanto un impermeabile e sotto ero completamente nuda, solo le autoreggenti e le scarpe dal tacco alto, con al collo un collare in cuoio robusto con un grosso anello, a cui era attaccato il guinzaglio, una catena penzoloni a sottolineare il mio stato di sottomissione.
La mia unica preoccupazione era il rientro nel condominio, per come ero conciata, la paura che qualcuno mi vedesse, capisse ma, alla fin fine, ero felice di soddisfare il mio padrone, l’unica e vera ragione importante.
Mi chiamo Iolanda e Giacomo è mio genero, ho 56 anni e mi sento ancora una bella donna, capace di suscitare l’interesse di molti uomini.
Sono leggermente sovrappeso, robustella ma, ho un bel viso e due magnifici occhi azzurri, due bei tettoni che non sfidano più le leggi di gravità ma, vi garantisco che con una bella sesta piena, lo faccio rizzare anche a tanti adolescenti, il culo pur grosso e tondo non è certo il mio vanto, gli anni li sente tutti, diciamo che è un po’ molliccio e cellulite e qualche vistosa smagliatura, fanno del mio pacco non del tutto gradevole, comunque nonostante tutta la sua abbondanza mi viene naturale farlo sculettare in modo sexy e non vi dico i commenti di ammirazione più che coloriti mi giungono alle orecchie.
Da circa tre anni, dopo la morte di mio marito vivo a casa di mia figlia Chiara, ha insistito tanto perché mi trasferissi da loro, sin che non è riuscita a convincermi.
Con Giacomo vado molto d’accordo, ironicamente, mi dice sempre che sono la sua suocera preferita e non ho avuto nessuna remora a traslocare la mia roba da loro, anche se avevo paura di arrecare disturbo e soprattutto perché avrei dovuto cambiare le mie abitudini, visto che in casa non ero più sola e certo non potevo permettermi di girare nuda o seminuda.
La mia sottomissione, una sera, per caso, un gioco che mi ha trasformato in schiava, in una cagna docile ed obbediente.
Chiara è medico ospedaliero e almeno due volte alla settimana, fa il notturno al pronto soccorso, quindi sono io che devo pensare a Giacomo, stirargli la camicia per il giorno dopo, preparargli la cena e rassettare per tenere in ordine la casa.
Una sera, mio genero, era seduto sul divano davanti al televisore, assorto da un programma che lo stava particolarmente interessando, mi pare fosse un documentario sugli antichi egizi, piramidi e faraoni, come sempre stavo riordinando dopo la cena e probabilmente i rumori provenienti dalla cucina lo disturbavano, gentilmente mi chiese di fare meno rumore ma, forse la mia premura di finire velocemente, anch’io volevo gustarmi mezzora di tranquillità che ho continuato il mio lavoro casalingo, infischiandomene della sua richiesta.
Un suo scatto d’ira mi ha colto impreparata “Sei peggio di una bambina, meriti di essere sculacciata, vieni qua” Il tono della voce era quello di chi è incazzato, non osavo guardarlo, avevo lo sguardo rivolto verso il basso, rossa in viso e pentita di averlo disturbato, si mi sentivo in colpa.
Ho cercato di scusarmi, balbettavo, “i i i io no no non volevo” Lui si è accorto di essere stato scortese e con tono canzonatorio ed un bel sorriso, mi invitava ad appoggiarmi sulle ginocchia, che mi avrebbe sculacciato.
Non so cosa mi sia preso ma ho fatto il gesto di inchinarmi su di lui “Ehi, ehi, le bambine cattive si tirano su la gonna e si abbassano le mutandine, con quel culone non sentiresti niente” Sono avvampata, il suo tono di voce era scherzoso ma, non so cosa sia capitato nei meandri del mio cervello, le sue parole risuonavano come un ordine, avevo disatteso la sua richiesta, dovevo essere punita, anche se contrario alla mia volontà, ho ubbidito, mi sono sollevata la gonna oltre la vita e mi sono abbassata le mutandine assieme ai collant, fermandoli a metà coscia.
Rossa come non mi era mai capitato, ferita nella dignità e con il cespuglio della passera davanti al suo viso, in mostra come una puttana, dinanzi allo sguardo severo di mio genero.
Mi ha tirato sulle sue gambe, ha deglutito non si aspettava che fossi così remissiva, era emozionato e anche lui non sapeva come comportarsi.
Con le mani per terra e il bacino sulle sue ginocchia, le mie chiappe non solo erano completamente in mostra ma, così alte da essere vulnerabili e pronte per una sonora sculacciata.
Che umiliazione, mi accarezzava le natiche, le artigliava con la mano che saggiavano dove abbattersi, tremavo, ero impaurita e tacevo, sapevo che con l’eccitazione mi avrebbe colpito sempre più selvaggiamente e dolorosamente.
Al primo ceffone ho irrigidito i glutei, era timido, indolore ma tremendamente mortificante, come indecisi gli schiaffi sul culo che seguirono, dopo ogni colpo mi accarezzava e mi palpava ma, lentamente, ne aumentò progressivamente la forza e la frequenza, le natiche si arrossavano gli scapaccioni si facevano sempre più veloci e violenti, manate e manate sul culo, il mio corpo è scosso da convulsioni, scalcio mi divincolo, sto singhiozzando dal dolore, Giacomo non può vedere i lacrimoni che mi solcano il viso, ma non mi arrendo, non gli do la soddisfazione di sentirsi supplicare perché la smetta, sento la pelle gonfiarsi, devo avere il culo viola, come quello di una scimmia, livido dai colpi inflitti, ogni tanto mi accarezza, la sua mano scivola anche sulla figa, mi trova bagnata, “Sei una troia. Io ti punisco e tu sbrodi” Sembra un battipanni, mi colpisce con la mano piena, la sento pesante, una sfilza di sculaccioni che sulle natiche dolenti percepisco come legnate, ormai non c’è la faccio più, mi irrigidisco, mi contorco tutta, sto per cedere e chiedere perdono, supplicare la sua benevolenza, quando smise di sculacciarmi, forse gli facevano male le mani o solo aveva deciso che poteva bastarmi.
No, non aveva finito con la punizione, ora mi sarebbe toccata quella più dolorosa, la più degradante, mi ha insultata, derisa, offesa nell’orgoglio, privata della dignità, trattata come una bestia da addomesticare, solamente una cosa nelle sue mani, senza anima, senza mente.
“A quattro zampe, vai tra i divani e non muoverti sin che non te lo ordino”
Mi sento vinta e mansueta come una cagnetta da educare, sono con il viso per terra, il culo per aria, come vuole lui, con le gambe larghe, mi vergogno da morie, messa in castigo come una bambina monella, con le mie parti intime esposte al suo sguardo, che umiliazione ma, docile ubbidivo, senza avere la forza di sottrarmi al suo volere.
Non so per quanto tempo mi abbia tenuto li immobile, continuavo a piangere, mi ero arresa e senza ribellarmi, singhiozzavo a voce alta e non osavo muovermi, quando la sua voce mi entra nel cervello, “Sarai la mia schiava”
La sua voce è pacata, sensuale, mi parla dolcemente quasi a consolarmi ma, è tremendamente ferma, autoritaria, continua elencando cosa si aspetta da me, come mi vuole ed io ascoltavo in rispettoso silenzio lasciando che dettasse le condizioni per essere la sua schiava perfetta.
Cosa mi stava capitando, mi sembrava tutto così assurdo, una situazione da cui sarei voluta scappare ma, ero li immobile con le natiche doloranti che bruciavano da morire, eppure la figa grondava, il suo latte fuoriusciva abbondante e come non mi era mai successo ho schizzato come una fontana bagnando il pavimento.
Da me pretendeva ubbidienza, devozione, docilità, “Mi chiamerai padrone”
Ero terrorizzata, senza saperlo mi piaceva il dolore? Mi piaceva essere umiliata, soggiogata? Sentivo il suo dominio, una cosa in suo possesso, le sue parole erano ordini “Tutto quel pelo nella figa non mi piace, toglilo” Per la prima volta gli ho risposto con un filo di voce “Si padrone”
Il gioco era finito, stava facendo sul serio ed io stavo subendo senza ribellarmi, singhiozzavo ma ascoltavo attentamente.
Tutte le volte che Chiara era di turno in ospedale sarei stata la sua schiava, il suo sacco di merda, una cosa che valeva meno del suo accendino usa e getta, mi avrebbe punito ed umiliato, oltretutto io dovevo procurargli gli attrezzi necessari alla mia punizione, una cinta, uno scudiscio, tutto ciò che poteva farmi soffrire o che poteva essere doloroso.
Mai con l’intimo, tassativamente mi era proibito, ne mutande ne reggiseno, solo calze autoreggenti e scarpe con il tacco a spillo vertiginoso, “ voglio vederti sculettare come una zoccola”
Solo alla fine mi disse “Solo se tu lo vorrai io sarò il tuo Padrone” avrei dovuto decidere come volevo essere trattata, se la prossima volta non mi fossi presentata a lui come voleva, avrebbe capito e tutto sarebbe ritornato come prima ma, sapeva benissimo che prima o poi sarei stata sua .
“Ora vieni qui e fammi sborrare con la bocca” a quattro zampe mi sono avvicinata e sbottonata la patta gli ho afferrato il cazzo e l’ho messo in bocca.
Non era molto grosso ma tremendamente duro, un bel bastone nodoso, bitorzoluto, con una cappella bella larga, spariva nella mia bocca e avidamente lo succhiavo, da troppi anni non assaporavo un cazzo e non mi importava se era un pompino incestuoso, fatto al marito di mia figlia.
Gli palpavo le palle mentre con la lingua gli solleticavo il glande e percorrevo freneticamente quell’asta da cima a fondo, quando mi ha afferrato per i capelli e me l’ha schiaffato in gola, scopandomi in bocca.
Mi ha riempito di sborra riversandomi gli schizzi direttamente in gola, raffiche abbondanti che ho inghiottito con difficoltà, non riuscivo a respirare, stavo affogando tra la sborra e la nerchia che pigiava sulle corde vocali ma, ho lasciato che si svuotasse i coglioni come gli piaceva.
Mi ha mandato via “Per stasera non voglio più vederti, vattene a letto” mesta e a quattro zampe con il sapore del suo sperma ancora in bocca e una voglia matta di farmi trombare, piano, piano, mi sono levata dai coglioni.
Quella notte non ho dormito, ho continuato a piangere per delle ore, nessuno sino ad allora mi aveva trattato come una puttana, mi aveva umiliato, punita e ne ero tremendamente attratta, quell’uomo esercitava su di me dei sentimenti contrastanti, timore, paura, riverenza, amore.
I giorni che seguirono, avevo ancora la mente offuscata, ripensavo a quello che mi era successo e non sapevo darmi una spiegazione, so solo che mi sono tolta il cespuglio dalla passera, dicendomi che era più presentabile, mi sono data allo shopping sfrenato alla ricerca di scarpe dal tacco esageratamente alto e fine come uno spillo, alle calze dall’elastico alto, ricamato o colorato ma sempre con la scusa che mi sarei sentita più sexy e seducente, mai ho pensato che gli appartenevo ed eseguivo i suoi desideri, i suoi ordini.
La mia mente lottava contro se stessa, se da una parte sentivo un attrazione bestiale per quell’uomo e il suo modo di fare, dall’altra, la mia depravazione mi faceva impazzire di terrore, era incomprensibile la mia sessualità deviata ed il piacere che avevo provato in un rapporto sadomaso, la mia sottomissione era inconcepibile e non potevo essere così remissiva nei suoi confronti e ogni volta che ripensavo a quei momenti, entravo nel panico per come avevo manifestato il mio piacere.
Dolore, sottomissione, sentirmi in suo possesso, era quello che realmente desideravo? Me lo sono chiesto tantissime volte ma, la logica, mi impediva di esprimere la mia sessualità, stretta in una morsa tra angoscia e smarrimento, sono scappata e per un mesetto tutte le volte che Chiara era assente, con Giacomo ho sempre fatto finta di niente.
Da quella sera di delirio, il comportamento tra noi non aveva preso altre pieghe, nessun cambiamento, lui era il solito Giacomo di sempre, io tra virgolette, la sua suocera preferita, mai un cenno alla sculacciata o al pompino con ingoio, però, il subbuglio che si era creato nella mia mente, era fuori da ogni controllo e dalla mia natura.
Non so perché né come mai, dopo le tante esitazioni una sera, non ho resistito ma, la cosa peggiore era la consapevolezza di avviarmi verso il degrado e l’umiliazione, con la paura di scoprire che il dolore può provocare piacere, mostrandomi ai suoi occhi come mi aveva chiesto.
Mi sono tolta l’intimo, via il reggiseno, via le mutandine, ho controllato la bernarda, era liscia e vellutata come se l’aspettava, mi sono inguainata le gambe con delle autoreggenti nere, velatissime e ho calzato le scarpe come nei suoi desideri con il tacco vertiginosamente alto, addosso solo un maglioncino e una gonna larga.
Mi sentivo una vacca con le mammelle che mi ritrovo, senza reggiseno non solo erano penzoloni ma ad ogni passo andavano da una parte all’altra, di sicuro era ben visibile che fossi senza nessun sostegno e non solo, i tacchi alti non li avevo mai messi, avrebbe capito subito che avevo preso la mia decisione.
Mi ha squadrato da cima a fondo, ora sapeva che gli appartenevo e in quel momento mi sentivo come una spiga di grano piegata dal vento, completamente in suo potere, avrei ubbidito e appagato ogni suo desiderio.
“Spogliati” Sono arrossita immediatamente, sprofondando nella vergogna, il mio pudore mi impediva di mostrarmi a lui nuda, pur sapendo che del mio corpo poteva farne quello che voleva e che il sesso tra noi sarebbe stato estremo.
Ho levato il maglione e le tette sono schizzate fuori, con i capezzoli già turgidi, duri come chiodi e quando mi sono chinata per sfilarmi la gonna, grossi e pesanti, ciondolavano liberi, sballottando come quelli di una vacca da mungere.
Mi girò intorno, osservando il mio corpo, mi sentivo una puttana, come quelle esposte in vetrina, non osavo guardarlo e con gli occhi bassi, aspettavo un suo ordine.
Mi ha strizzato le tette, ritorto i capezzoli schiacciandoli tra i polpastrelli, mi sono morsicata il labbro per non strillare, sapevo che mi avrebbe punito, per troppo tempo sono stata lontano da lui e ho preparato su un vassoio tutto quello che avevo trovato in casa che poteva servire per un’adeguata punizione, un robusta cinta da jeans, il piumino per spolverare dal lungo manico in bambù, mestoli di cucina e tante altre cosette.
Tremavo, la paura si era impossessata del mio corpo della mia mente, avrei sopportato il dolore? Sarei riuscita ad essere remissiva ed ubbidiente e a non ribellarmi? Allo stesso tempo la mia fica grondava copiosamente con uno strano piacere che mi attraversava la spina dorsale.
Mi aspettavo cinghiate su tutto il corpo, o almeno qualcosa di molto doloroso, senza sapere che invece, mi aveva riservato un altro trattamento, tremendamente umiliante.
“Sai che devo punirti”
“Si padrone”
“Mettiti a quattro zampe”
In quella posizione le mie mammelle si allungano paurosamente, andando a sfiorare il pavimento e mi ha fatto camminare osservando le mie carni tremule.
Da un cassetto ne ha levato un pacchetto, “Questo è un regalo per te” era un guizaglio, mi ha fatto avvicinare a lui e mi ha aiutato ad agganciarlo.
Mi ha stretto il collare al collo, con il dito sull’anello ha strattonato per sentire se era ben allacciato e ho sentito il moschettone del guinzaglio scattare legandomi come una cagna.
Non sapevo quali erano i suoi progetti, ma ho dovuto indossare l’impermeabile e strattonandomi con il guinzaglio mi ha trascinato sino alla macchina.
Dopo un quarto d’ora, di cammino, mi ritrovai in uno stanzone piuttosto spoglio, solo due grandi materassi buttati per terra, mi ci ha fatto inginocchiare e mi ha bendato.
Il buio mi circondava, ferma, in attesa, ma di cosa? “Pigliatela come volete ma la prima volta, dovrete venirgli nel culo” Chi c’era in quella stanza, in quanti erano? dal più piccolo al più grande, tutti dovevano godere del mio culo.
Qualcuno si avvicina, mi picchia il cazzo in faccia, me lo sbatte sulle labbra, tiro fuori la lingua, apro la bocca, si infila e comincio a succhiarlo, allungo la mano lo stringo nel pugno, dal suo diametro potrebbe essere Giacomo, ciuccio muovendo la testa con veemenza, su e giu con la mano,
mi ferma, acchiappandomi per i capelli e mi molla un ceffone, mi arriva sul viso, forte, con la mano piena, mi scoppia nel cervello, capisco al volo, non vuole venire subito e me lo dice “Troia, vacci piano, vuoi farmi venire Subito?”
Lecco la cappella, muovo la lingua su quel pezzo di carne su e giù, dalla punta ai coglioni cercando di eccitarlo ma senza farlo sborrare.
Qualcuno mi è dietro, con le mani, mi apre la chiappe e sento una cappella che pigia sul mio culetto puntandola sullo sfintere anale, sono vergine non mi sono mai fatta sodomizzare neanche da mio marito e il mio istinto è quello di stringere il culo per non farlo entrare.
Mi ha preso con cattiveria, spingendomelo tutto dentro in un solo colpo, penetrandomi senza tanti complimenti, grido, la sua cappella è enorme, fuori misura per il mio buchino, è troppo piccolo e stretto, ma continua a spingere, il culo si apre lasciando che varcasse l’anello anale, su e giu, su e giu, mi sposto cercando di sfuggirgli, il dolore è lancinante ma mi tiene stretta per i fianchi e il suo cazzone si conficca sempre di più, grido più forte ma, le mie urla sembrano incitarlo e mi sbatte con foga, mi ha impalato completamente e affonda con virilità ha l’irruenza di un toro, finalmente il mio culo dilaniato da non meno di trenta centimetri di nerchia si sta abituando ed inizio a godere, il dolore va via, o almeno l’eccitazione prende il sopravvento lasciando posto al piacere.
Ho paura a gemere, quella è una punizione, non sono li per godere e fare sentire come sono arrapata ma, la figa mi tradisce, è una fontana, sto sborrando come un uomo e mi bagno infradiciandomi le cosce, il materasso.
I cazzi in bocca si alternano, dalle loro dimensioni, dal loro sapore capisco che sono in molti, ne succhio di grossi ma quello che mi sta pompando il culo è un bestione, di sicuro il più grande.
Dalle contrazioni che sento, sta per venire e difatti con delle bordate mi sborra nel culo piantandomi sino ai coglioni quella nerchia paurosa.
Mi hanno sbendato, intorno a me solo cazzi in tiro, una decina pronti ad usarmi, a riempirmi di sborra in tutti i miei buchi.
Quando ho visto le dimensioni di quel cazzo, che mi aveva rotto il culo, mi sono ingrifata da schifo, un bastone sui 30 centimetri dalla cappella enorme.
Vogliosa come una puttana, ho cominciato ad accarezzarlo e leccarlo percorrendo tutta l’asta, baciandogli la cappella e portandomela in bocca, cercando di farne entrare il più possibile, cosa non del tutto facile.
Non solo non riuscivo a stringerlo nella mano, ma a bocca completamente spalancata, non riuscivo che ad infilarmi la sola cappella e mi dovevo accontentare di percorrerlo a colpi di lingua e a slinguazzargli il glande come fosse un lecca, lecca, avanti indietro, risucchiando tutto lo sperma e assaporando i miei umori anali.
Ormai ero ben lubrificata, da qualche litro di sborra econ il culo sfondato, tutti quei cazzi se pur grossi, entravano con estrema facilità, li volevo tutti e non aspettavo altro che essere trombata da ognuno di loro.
Gli orgasmi si susseguivano uno appresso all’altro, ne avevo perso il conto, con delle nerchie fantastiche che si muovevano dentro il mio povero culetto con furia, avanti indietro, senza tregua, se uno sborrava, cedeva immediatamente il posto ad un altro cazzo.
Il mio viso era una maschera di sborra, con la bocca aperta come un forno, accettavo profondamente anche i cazzi più grossi, lasciando che mi arrivassero in gola.
Come una bestia ferita, scalciavo, mi contorcevo e ululavo, urla continue dal tono sempre più alto di piacere, presa con una ferocia mai provata, dimeno il culo, mi spingo su di loro per sentire i coglioni che si spiaccicano sulle chiappe, godo e non finiscono mai di sborrarmi in faccia e su tutto il corpo.
Solo all’alba si fermano appagati, sono rivestita di sperma, mi hanno sborrato anche sulla pianta dei piedi, penso di non avere un centimetro di pelle pulita, mi hanno realmente rotto il culo, eppure sono felice, ho goduto da grande vacca, come voleva il mio padrone.
Voleva vedere la sua puttana sottomessa, presa da tanti cazzi, sono stata brava ubbidiente e non mi sono fermata sin che non mi è stato ordinato.
Oggi godo nel culo come nella figa, se devo essere sincera l’orgasmo che provo con un bel cazzo piantato nel mio deretano è di un intensità impressionante, che mi porta ad un passo dallo svenimento.

Felice di ricevere i vostri commenti, gio23@hotmail.it
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