A letto con mia sorella ( parte prima )

Erano i primi giorni d’estate.

La scuola, per me studente universitario di ventuno anni, era terminata, mentre mia sorella ventiseienne, impiegata in un ufficio, doveva svolgere le ultime settimane di lavoro prima delle sospirate vacanze estive.

 

Finito il pranzo di un qualunque sabato pomeriggio avevo l’abitudine di aiutare mia madre nelle semplici faccende domestiche e mentre mi mettevo a sparecchiare la tavola, mia sorella si congedò da noi dicendo che sarebbe salita al piano di sopra della casa per un riposo pomeridiano. Disse che sarebbe andata a distendersi sul letto nella camera dei nostri genitori perché più fresca ed accogliente in questo periodo di gran caldo.

 

Terminate le semplici faccende domestiche mia madre mi avvisò che di lì a poco sarebbe uscita per tutto il pomeriggio e salutandola mi avviai verso la mia stanza al piano di sopra.

 

In famiglia non c’ era l’abitudine di chiudere le porte delle camere e nel passare davanti alla stanza lo sguardo mi cadde su mia sorella distesa sul letto.

Mi fermai a guardare il suo corpo.

Avevo sempre avuto fantasie sessuali su mia sorella. Era una bella ragazza. Capelli castani, alta un metro e settanta, gambe affusolate, sedere formoso, tette sode, insomma una ragazza che alimentava, in chi la vedeva, una gran voglia di scoparsela.

 

Non era certo la prima volta che potevo ammirare le grazie di mia sorella. Mi capitava spesso intravederla nel bagno, dopo la doccia, ricurva su se stessa con una gamba fuori dall’accappatoio, appoggiata sul bordo della vasca, intenta ad asciugarsi. O quando passava dal bagno alla sua camera con un asciugamano raccolto sui capelli vestita solo di pantaloni della tuta e reggiseno.

 

Ma poterla guardare nell’interezza del suo corpo, senza che lei se ne accorgesse, mi toglieva ogni imbarazzo e nello stesso tempo mi eccitava moltissimo.

 

Per sentire più vicino a me le sue parti intime avevo anche preso l’abitudine, in sua assenza, di rovistare nel cassetto della sua biancheria. Non di rado mi capitava di scegliere i suoi slip più sexy e davanti allo specchio dell’armadio in camera sua spararmi una sega tenendo il mio uccello con i suoi slip, sperando non si fosse mai accorta che qualche gocciolina di sborra rimaneva appiccicata all’orlo dei suoi slip, e per fare finta di poter leccare la sua figa ripassavo con la mia lingua la parte di tessuto su cui appoggiava il suo clitoride.

 

Fermo sull’uscio della porta fissavo mia sorella.

Annebbiato dalle fantasie erotiche, che mi già mi pervadevano la mente, in quel momento realizzai che si era coricata togliendosi quei pochi vestiti che indossava poco prima a pranzo.

Era rimasta solo con gli slip e il reggiseno. Stava riposando sistemata su di un fianco. La schiena partiva con una forma perfetta proseguendo nella forma rotonda del suo culo e le gambe lisce e depilate completavano una visione molto sexy.

 

Soli in casa con l’occasione di vedere da vicino le parti intime di mia sorella in completa tranquillità, mi fece balenare l’idea di coricarmi di fianco a lei.

Pensai che non ci sarebbe stato nulla di male se anche mi avesse sentito. Del resto anche io potevo avere il diritto di utilizzare la camera dei genitori e potevo sempre accampare la scusa che già aveva utilizzato mia sorella cioè che quella era la stanza più fresca e adatta per riposare.

Per dare più credito alla mia falsa buonafede presi con me la prima rivista illustrata che mi capitò in modo da farmi trovare impegnato nel caso si fosse accorta di me.

Silenziosamente entrai nella camera. Feci il giro del letto. Nella parte opposta della stanza potevo ora ammirare di fronte il corpo di mia sorella.

Gli occhi erano chiusi. Il respiro profondo. Stava sicuramente dormendo. Notai subito le tette racchiuse a fatica nel reggiseno. Forse la posizione sul fianco comprimeva i due seni uno contro l’altro facendoli apparire ancora più grandi. Il fresco della stanza aveva leggermente indurito i suoi capezzoli . Potevo notare attraverso il reggiseno la forma rotonda e il colore rosato di quei due bottoncini che avrei succhiato molto volentieri.

Lo sguardo scivolò verso il basso del suo corpo. Il suo ventre nudo era bianchissimo. Dall’orlo dei suoi slip bianchi spuntavano alcuni peli di figa ma la gran quantità di peluria era trattenuta ordinatamente dentro quel triangolino di cotone. Potevo, infatti, distinguere un colore nero intenso attraverso la stoffa dei suoi slip.

Facendo attenzione a non muovere troppo il materasso del letto, mi adagiai lentamente di fianco lei e come nulla fosse mi misi a leggere una pagina a caso della rivista.

Mi accorsi che non era facile controllare l’eccitazione. Avere a pochi centimetri una figa e un paio di tette coperti solo da pezzetti di stoffa era una tentazione difficile da controllare.

Senza volerlo il cazzo cominciava a tirare e si faceva sempre più grosso. Compresso nei pantaloncini stretti iniziava a darmi fastidio.

Pensai che tra i miei pantaloncini corti e gli slip non ci fosse poi così tanta differenza e con un gesto silenzioso quanto deciso li feci scivolare sulle mie gambe e con i piedi li gettai a terra.

Ora ero vestito solo con le mutande ed una canottiera estiva. Disteso sul letto abbassavo la rivista e con lo sguardo guardavo la grossa forma del mio cazzo ancora nascosto tra le mie mutande. Anche così era difficile tenere a bada la minchia che andava sempre più ingrossandosi.

Il mio sguardo rimbalzava tra le tette di mia sorella, il mio cazzo, la sua figa. Il fresco della stanza, la luce filtrata dalle persiane della finestra creavano una situazione d’eccitazione che mi piaceva tantissimo. Il mio sguardo era ormai fisso su tutto ciò che rappresentava il sesso di mia sorella.

Mi accorsi che stava per cambiare posizione. Senza scompormi ripresi la lettura della rivista. Si rigirò su se stessa. Non si accorse della mia presenza. Ora lei mi dava il suo lato posteriore. Ammiravo ancora più da vicino la forma del suo culo le cui chiappe tenute a stento dagli slip si riunivano in due cosce meravigliose. Nel cambiare posizione lo sfregamento degli slip sulle lenzuola aveva fatto scivolare una parte degli stessi nel solco anale lasciando completamente scoperto metà del suo culo.

Visto che il suo viso era girato dalla parte opposta, il mio sguardo poteva concentrarsi senza il timore di essere visto esclusivamente su quella meravigliosa porzione di culo. Quasi incredulo di quella situazione allungai la mano verso la chiappa nuda. Non toccavo, ma la sensazione di essere lì a pochissimi millimetri dal bellissimo culo di mia sorella con la mia mano, creava nella mia mente le fantasie porno più spinte, e questi pensieri mi facevano tirare il cazzo in modo esagerato.

Ritrassi la mano e appoggiai la rivista sul pavimento. Un’occasione così non mi sarebbe più capitata. Decisi di tirarmi fuori il cazzo, lo feci scivolare fuori dagli slip e assunsi una posizione uguale a quella di mia sorella. Mi spostai quindi su un fianco. Così potevo vedere benissimo il culo per metà nudo, mentre con la mano destra cominciavo a menarmi l’uccello. Mentre mi segavo potevo immaginare in completa tranquillità come sarebbe stato bello infilarlo in quel culetto così bianco. Immaginavo lo sforzo che avrei dovuto fare per spingere la mia cappella in quel buchettino anale così stretto. A stento trattenni la voglia di sborrare a pochi centimetri da lei. Cancellai dalla mente quei pensieri. Volevo far durare il più possibile quella situazione così eccitante, il cazzo mi sarebbe rimasto in tiro molto facilmente. Non volevo sfilarmi completamente gli slip. Sarebbe stato troppo rischioso. Decisi quindi di abbassarli leggermente giusto per potermi vedere tutto il cazzo fino ai coglioni.

Strisciando letteralmente sulle lenzuola mi avvicinai ancora di più. Ora c’era il mio cazzo a tanto così dal suo culetto sodo. La situazione mi stava prendendo la mano ma non riuscivo a fermarmi. Mi rimisi disteso sul letto e notai con stupore quanto in tiro era la mia minchia. Si stagliava all’insù desiderosa di poter penetrare in quei buchetti meravigliosi.

Tolsi la canottiera. Ripresi a menarmi il cazzo silenziosamente ma sempre più rapido. Il mio ventre peloso finiva con una nerchia turgida e contrastava benissimo con il fondoschiena bianco di mia sorella. Tenendo il cazzo in mano seguivo con la mia cappella il profilo perfetto della chiappa nuda. Scesi dal letto, feci cadere i miei slip, con un passo in avanti li lasciai a terra e sempre menandomi l’uccello, cominciai a camminare ormai nudo intorno al letto per avere una visione completa della donna che avevo davanti. Potevo scorgere tutti i dettagli della sua figa. Mi piaceva concentrarmi sulla parte più stretta dei suoi slip dove si restringevano nella zona del clitoride. Sempre nel più assoluto silenzio mi portai vicinissimo al suo viso. Smisi di segarmi, avvicinai il cazzo alla sue labbra, sentivo il suo respiro accarezzarmi la cappella infuocata. Pensai a quanto sarebbe stato bello venirle in bocca.

Come in precedenza con il randello in mano seguii il suo profilo. Partendo dal mento scesi per il collo. Mi fermai tra le tette. Spostai la minchia in corrispondenza di un capezzolo ed in maniera impercettibile lo appoggiai per un secondo su di esso. La sensazione che provavo era meravigliosa. Con il mio cazzo toccavo le tette di mia sorella !.

Ritornai sul letto e mi distesi di nuovo. Eccitato da ciò che avevo fatto ripresi lentamente a menarmi l’uccello pensando a cosa mi avrebbe potuto dire nel caso si fosse svegliata d’improvviso e mi avesse sorpreso completamente nudo e con il cazzo in tiro.

Mi voltai di nuovo verso di lei. Delicatamente mi misi in ginocchio dietro a lei e ricominciai a segarmi. Volevo almeno sborrare guardando quel culetto così invitante. La mia mano andava sempre più veloce, pensieri di sesso, con la figa, il culo, le tette di mia sorella affollavano la mia mente. Ero pronto per esplodere , la mia mano sinistra avrebbe raccolto un fiume di sborra, il mio sguardo era rivolto verso il soffitto, gli occhi socchiusi ad immaginare tutto il sesso possibile ma la sega troppo decisa che mi stavo sparando aveva fatto ondeggiare il materasso. Il movimento svegliò mia sorella che girandosi verso di me con una voce mista a sonno e preoccupazione disse “ chi c’è ?“

..…..continua

Furore uterino

Vivo di sesso ma, non fraintendete, non sono una prostituta né tanto meno una pornostar, sono sesso dipendente, sì ninfomane e ho uno sfrenato bisogno di congiungermi carnalmente, che mi porta ad avere un‘attività sessuale estrema e frenetica.
Più volte al giorno ho il mio furore uterino e devo cercare uomini che soddisfino questo mio appetito famelico di cazzo.
Sono in tanti a sostenere che sono malata, altri che sono ninfomane, soprattutto le donne sono quelle che mi giudicano più duramente, per loro sono una puttanaccia e probabilmente hanno ragione.
La mia fame di sesso è incredibile, quando sono in astinenza, sono disposta a raccattare anche un barbone pur di farmi ripassare la gnocca e capita spesso che per soddisfare le mie voglie mi debba accoppiare anche con più uomini insieme, ciò mi porta sempre ad essere disponibile a nuovi incontri anche in luoghi strani, parcheggi, aree di servizio, specialmente quelle frequentate da camionisti, e da extra comunitari, per concedermi a numerosi amanti il più delle volte sconosciuti, che non si fanno problemi per darmi una botta e via.
Sono insaziabile e non posso fare a meno di un cazzo per più di 6/8 ore, per me il sesso e’ vita e per stare bene ho il bisogno di almeno due, tre maschi al giorno.
Sono una donna che non può, ma soprattutto non vuole, resistere alla tentazione di offrirsi, adoro essere leccata lungamente dai miei amanti e ricambiare con dei fantastici pompini, adoro le prolungate penetrazioni, particolarmente quelle anali, soprattutto quando ho delle grosse cappelle che mi sfondano il culo.
A differenza di quanto possono pensare gli uomini, la mia condizione, pesa come un macigno, intorno a me valanghe di ragazzi come mosche sul miele ma, subito dopo rimango sola, intorno a me il vuoto e per questo mio atteggiamento, ho sacrificato tutto.
Sono conscia del tarlo che mi divora e la prima a non esserne felice sono io, le amiche si sono allontanate e come dargli torto, ci provavo con tutti anche con i loro fidanzati, ho perso il marito, all’inizio i nostri rapporti erano molto frequenti, soddisfacenti, poi il suo crollo fisico, non riuscendo a tenere il ritmo che gli imponevo, ho iniziato a cercare altri uomini, tanti, mio marito non mi bastava più per soddisfare sessualmente i miei desideri più nascosti.
Pensavo d’avere la sua comprensione, la sua complicità ma, lui voleva solo aiutarmi a superare la malattia, facendomi curare.
Certo per l’uomo che sta vicino ad una donna con i miei problemi, capisco sia un inferno e io me ne sono infischiata, sino al punto da non riuscire più a stabilire un rapporto di coppia.
Ho avuto il mio primo rapporto sessuale a tredici anni e da allora sono passata da un uomo all’altro, senza fermarsi mai e senza provare appagamento.
Mi chiamo Carlotta ma è solo un nome di fantasia, e non vi dirò neanche la città in cui abito, per tutelare la mia privacy e quella delle persone che mi sono vicine.
In pubblico sono una simpatica e solare 47enne aperta a nuovi giochi e pronta a prendere al volo tutte le opportunità; sono 168 cm x 62 Kg, fisicamente cicciotta, leggermente massiccia, dalle forme generose, abbondanti e sempre pronta a metterle in mostra.
Il mio corpo non è bellissimo, ho due grosse tette penzoloni (Una quinta abbondante) anche se di forma sono ancora piacevoli e abbastanza piene, il mio sedere sembra una cartina geografica, solcato da smagliature e divorato dalla cellulite, però non mi posso lamentare, è ancora tondo e sporgente. Capirete che non è facile trovare uno, due, tre uomini, con la bava alla bocca pronti a soddisfare la mia voglia di cazzo tutti i giorni.
Per mia fortuna, riesco a trasformarmi vestendomi e muovendomi in modo sexy e audace da suscitare l’interesse degli uomini che facilmente riesco a fare arrapare.
Sotto il vestito l’intimo, seducente, elegante, malizioso, dalle mutandine microscopiche che arrotondano i glutei, li esaltano, alle sottovesti che fasciano il corpo, ai bustini stretti in vita, stringati, del tutto fetish, per valorizzare, modellare seni e fianchi, naturalmente calze a rete o velate rigorosamente sostenute dal reggicalze e i sandali dai tacchi a spillo vertiginosi che rendono ancora più femminile.
La mia trasformazione in predatrice mi piace, adoro guardarmi allo specchio e vedere che gran troia sono diventata, pronta a soddisfare completamente le verghe di quei porci ed arrapati di tutte le età ma, preferisco i 18/20enni, delle vere macchine da monta, come un moto picco ti trapano per due, tre volte di seguito senza il ben che minimo cedimento.
Voltandomi davanti allo specchio ammiro il mio grosso culo, morbido e tondo, mi piace quando sono nuda, allargare le chiappe con le mani per ammirarne i miei buchi aperti, dilatati, pronti a ricevere grossi cazzi.
Mi piace farmi usare e sbattere come una zoccola soprattutto da gruppi di cazzi infoiati ne ho presi fino ad otto tutti insieme, che meraviglia farsi infilzare da tutti loro la nerchia su per il culo, nella figa, che mi sbatacchiano più cazzi in bocca per poi possedermi in due contemporaneamente davanti e dietro, mentre agli altri continuo a ciucciare il cazzo.
In questi momenti di alta eccitazione, adoro il turpiloquio, mi piace essere insultata e trattata da troia, per finire in una maschera di sborra e ingoi a ripetizione.
Ultimamente, frequento il bar della stazione, l’ambiente non è dei più raffinati soprattutto per la presenza di gay, puttane di strada e tanti extra comunitari, ma non ci faccio caso, qualcuno in cerca di mignotte lo becco sempre, considerando che la do gratis.
La sera dopo cena, mi siedo al bar sul mio sgabello abituale al lato del bancone e ordino il solito, un negroni, molti mi conoscono e sanno perché sono li, mi guardo intorno alla ricerca dell’uomo ideale ma, alla fine non ho criteri di selezione e vivo il sesso con naturalezza, sono pronta a soddisfare ogni fantasia erotica, adoro i bei cazzi e non ho mai cercato la favola d’amore, sesso, sesso, soltanto sesso.
Gli uomini mi guardano, mi squadrano dalla testa ai piedi, spogliandomi con gli occhi, anche perché sono vestita sexy, stile mignotta ma, raffinata, elegante, con completini succinti, scollati che a stento, riescono a contenere le mie splendide tettone, lasciando poco all‘immaginazione, aderenti, che mi fasciano come una seconda pelle, si avvicinano, mi corteggiano, qualcuno mi palpa il sedere, qualcuno mi da delle pacche indugiando sulla chiappe e io li lascio fare, gli sorrido e mi eccitano, sono li per essere presa, sbattuta, non aspetto altro.
Una sera come tante altre volte, due uomini, degli sconosciuti di colore, mi stanno limonando, sono eccitata, uno con la mano mi accarezza l’interno coscia poco sopra il ginocchio, l’atro mi palpa i glutei e mi bacia tra il solco delle tette lasciato abbondantemente scoperto dalla profonda scollatura e dal reggiseno più piccolo di due taglie che me lo faceva strabbuzzare di fuori, non so su chi far cadere la scelta, da sopra i pantaloni ho palpato delle nerchie di tutto rispetto, difficile rinunciarvi e già mi pregustavo i km di cazzo che quei due vu cumprà allupati, mi avrebbero riservato in un entra esci, che andava dalla cappella ai coglioni, dai coglioni alla cappella.
Ormai sono cotta e non resisto, è ora che mi portino in camporella, lontano da occhi indiscreti, anche se per come sono infoiata, non avrei problemi a farmi sbattere li di fronte a tutti ma la serata doveva ancora riservarmi delle sorprese.
Giacomo mio nipote e Alessandro il suo migliore amico, mi sono di fronte, mi guardano con gli occhi fuori dalle orbite, sono sorpresi di vedermi con le mani di quei due che mi palpeggiano e frugano sul ogni parte del corpo, sono stata beccata nell‘unico modo in cui non mi sarei mai voluta far trovare dai parenti, avvampo di vergogna ma la mia reazione li sorprende ancora di più, con lo sguardo ammiccante, dandogli l’occasione per buttare l’occhio là dove c’è il proibito, non so cosa mi sia preso ma, gli mostro la gnocca divaricando le gambe.
Per loro, l’erezione è immediata, sono oscena, con le cosce spalancate e conciata come una puttana, dovrebbero essere disgustati dal mio comportamento, invece dal pacco che sta crescendo sotto i loro jeans attillati, sono enormemente eccitati e dal bozzo che vedo, devono essere ben dotati, di sicuro sopra la media, mi avvicino, gli appoggio la mano sulla patta, li stringo, hanno il cazzo in tiro sono già duri come il marmo, Alessandro allunga una mano sulle tette, io accosto le labbra alle sue, uno, due, tre bacetti, lasciandogli stampata a forma di cuore, l’impronta rosso fuoco del mio rossetto.
Giacomo e super eccitato e quando ho le labbra vicine alle sue per dargli un bacetto, mi infila la lingua in bocca, fruga, frulla, saetta cercando la mia lingua che non ritraggo, si muove sulla sua si attorciglia, godo del suo sapore baciandolo appassionatamente.
Mi stringe a lui tenendomi saldamente per le chiappe, mi fa sentire il cazzo bello duro strusciandosi sul mio ventre.
Quello che sentivo mi piaceva, i loro pacchi si erano gonfiati a vista d’occhio e se quei due ragazzi erano eccitati io grondavo come una fontana, ormai presa dal mio furore uterino e volevo qualcosa di goloso da gustare, non mi importava se Giacomo era mio nipote, i suoi occhi risplendevano di complicità.
L’eccitazione mi stava divorando, mi bruciava per tutto il corpo, desideravo essere presa, la voglia matta di stringere tra le mani quelle nerchie possenti, di mettermele in bocca e succhiare avidamente e poi donare tutta me stessa ai quei giovanissimi corpi, nello splendore dei loro vent’anni.
Sono pronta a tutto per farmi fottere, tremavo, divorata dalla lussuria, dalla mia troiaggine, le sensazioni che stavo provando erano fortissime.
All’orecchio gli sussurro “Ho voglia di assaggiarvi, andiamo a casa” “Puoi giurarci zia, ti faremo godere come una vacca”
Per fortuna che la strada era deserta, appena uscita dal locale le loro mani si sono impossessate del mio corpo, mi frugavano dappertutto, ero frastornata, sconvolta e disgustata di me stessa, conscia che Giacomo è il figlio di mia sorella, ma non per questo quello che facevo era spiacevole, a dire il vero, il sapore del proibito, della trasgressione, mi attizzava come poche volte mi è capitato.
La sua mano è sotto la minigonna, mi palpa il culo, trova la fica fradicia, non ho le mutandine e le sue dita frugano sui labbroni dischiusi, le sue mani si bagnano dei miei umori, sto zampillando come una fontana e il succo del piacere, mi cola lungo le cosce.
Alessandro non è da meno, mi strizza le mammelle con la mano dentro la scollatura, cerca i capezzoli, li strapazza li tira e mi bacia sulla bocca.
Sto quasi per avere un orgasmo, li in mezzo alla strada, mi trattengo a stento dal venire, meno male che eravamo arrivati alla macchina, avevo la gonna tirata sin sopra il sederino e un seno mi era schizzato fuori.
Seminuda sono saltata sul sedile posteriore e Giacomo appresso si accomoda al mio fianco, logico che Alessandro deve guidare.
Giacomo, si è tirato fuori il cazzo e con la mano, guida la mia testa tra le sue gambe, ho il cazzo davanti al viso, proteso, guizzante è vicino alle mie labbra, lo mordicchio, lo lecco, lo succhio e naturalmente gli torturo la cappella, lo imbocco profondamente, me lo spinge in gola, avanti indietro, sento i suoi 24 cm scorrere tra le mie labbra, è grosso, una bella cappella da assaggiare in tutti i miei buchi ma, ora dovevo soddisfarlo non doveva rimanere deluso dal mio pompino.
Lo insalivo bene, quando esce brilla è ben lubrificato dalla saliva e lo lascio scivolare profondamente, godo nel sentirlo in gola, mi soffoca, mi sta scopando in bocca e dopo alcuni affondi decisi, ha iniziato a schizzarmi in maniera esagerata, la sua sborra non riuscivo a berla tutta e mi colava da tutte le parti.
Solo ora mi accorgo che Alessandro non è ripartito è di fronte a noi con il cazzo in mano e si è gustato lo spettacolo del mio pompino.
Ho ancora la bocca piena di sperma e gli faccio il gesto di avvicinarsi, gli slaccio la cintura, gli calo i pantaloni e le mutande, tirandogli fuori del tutto un bel cazzone in piena erezione, lo stringo nel pugno e l’ho preso in bocca, mangiandomi tutto il suo uccello, lo segavo, alternando profonde succhiate, a slinguate sul il glande, la lingua saettava con movimenti scattanti, rotatori ma, anche lui stava per venire, mancava poco lo sentivo da come gli si era irrigidito il cazzo, dal suo gemere e urlando si è riversato nella bocca, mi ha sbrodato con quattro, cinque potenti schizzi direttamente in gola lasciando che un rivolo mi colasse dagl‘angoli delle labbra.
Volevano fottermi li nel parcheggio ma li ho convinti ad accompagnarmi a casa la notte è lunga e c’era tutto il tempo per soddisfare le pulsioni di libidine sfrenata, avevo leggermente placato la voglia e pensavo a tutti gli orgasmi e sborrate che avrei provato, ero più lucida e riuscivo a ragionare.
Tenere a freno la loro irruenza è stato difficile, non mi davano tregua facendomi sentire oscenamente eccitante, sono arrivata sulla soglia di casa praticamente nuda, solo le scarpe e le calze sostenute dal reggicalze che non hanno voluto togliermi.
Bellissimi, una volta denudati, i loro corpi scultorei, sono perfetti, sono invitanti e proprio Alessandro, sdraiato per terra mi invita a saltargli sopra, cosi mi sono messa a cavalcioni su di lui, ho preso il pene in mano e l’ho indirizzato sulla vagina, i miei umori colavano giù per le cosce e non ho avuto difficoltà nonostante la notevole dimensione del suo pene a farlo scivolare dentro.
Non so gemere, io urlo e quel cazzo mi stava procurando delle scosse di piacere talmente forti, che mi facevano piangere dal godimento e mi muovevo con il bacino per sentirlo tutto dentro di me.
Alessandro aveva la cappella leggermente storta e oltre a stimolarmi il clitoride, riusciva ad ogni spinta ad sbatacchiare sul mio punto G, rantolavo come una zitella ottantenne che lo piglia per la prima vota, ci sapeva fare e con poche spinte mi ha portato subito all’orgasmo.
Sembravo un indemoniata e le mie grosse mammelle ballavano paurosamente andando in su e giù, Giacomo le guardava estasiato, mentre incontenibile, l’amico mi martellava la gnocca con poderose sgroppate.
Nelle mie tettone avevano trovato un bel giocattolo, di così grosse probabilmente non ne avevano mai viste se non in qualche rivista o in qualche filmino, le loro mani le strapazzavano, accanendosi sui capezzoli che eccitati si ergevano come due cazzetti, duri e grossi.
Giacomo si menava furiosamente il cazzo, che peccato farlo consumare in una mano che non lo avrebbe apprezzato, così, mi sono impossessata del suo bastone, stringendolo nel pugno, lo accosto alle labbra e inizio a leccargli avidamente la cappella, poi l’asta e, infine, me l’ho ficcò completamente in bocca, spingendomelo in gola, lo ciucciavo ingorda, da vera maiala.
Il cazzo di Giacomo era grosso, un bel bastone nodoso che ho voluto riassaggiare, sentivo il sapore del suo seme e fremeva stimolato dal mio sapiente succhiare, lo spompinavo con passione.
Mi teneva per la testa e sprofondava scopandomi in bocca, mi toglieva il respiro, e quando affondava, mi pigiava in gola, mi affogava, ma era tremendamente eccitante.
Lo stavo portando all’orgasmo e non volevo che mi riempisse un’altra volta la bocca di sborra, quel biscione lo volevo nel culo, volevo essere presa in una caldissima morsa tra mio nipote e il suo migliore amico.
Non mi ha certo detto di no, con le dita ha cercato il buchetto e ce ne ha infilato dentro due sparandomi un furioso ditalino, le spingeva profondamente sino alle nocche, le apriva a forbice e le rigirava, il buchetto cedeva sempre di più, sin quando mi ha sentita rassegnata e pronta alla doppia penetrazione.
Giacomo si è appoggiato al culo e l’ha spinto dentro senza tanti complimenti, con un colpo di reni mi ha penetrato subito, sino in fondo, me l’ha sbattuto tutto dentro, sino ai coglioni, sono abituata a prenderlo nel culo e no ho trovato nessuna difficoltà anche con un cazzo di quel calibro, il mio buchetto si dilata facilmente ma, non avevo mai accolto una cappella di quelle dimensioni, sono talmente aperta che dovrei morire di dolore, ma invece provo un immediato piacere.
Sono immobile, mi stanno stantufando con l’ardore della loro giovane età, affondano con irruenza profondamente, gli orgasmi non mi davano tregua, si susseguivano uno appresso all’altro, si muovevano contemporaneamente, sono completamente impalata e sentivo caldissime ondate di piacere che non mi facevano capire più nulla, sembravo un indemoniata, le mie non sono urla ma, acuti di soprano, sono incontrollabili e scatenate, ragliavo come un asino inculato da un cavallo.
Da più di un ora ce li ho sempre dentro, tra culo, figa e bocca, che goduria, quanti orgasmi e ne voglio provare ancora, sono ancora duri ma, gli ho prosciugato i coglioni e mi sento come un otre piena di sborra.
Ci rilassammo un attimo per poi riprendere sino all’alba, quando esausti ci siamo coricati per riposarci nel mio letto.
È stata la notte più sconvolgente, forse la più travolgente della mia vita e da quel momento Giacomo si è occupato di me, come un buon padre di famiglia si fa in quattro per sfamare la sua piccolina, solamente che io per saziarmi ho bisogno di cazzo.
Gradisco essere offerta da mio nipote ad uomini, gruppi di uomini, coppie o donne, si ho imparato a godere anche con loro ma, il mio destino è di far godere gli uccelli e Giacomo mi ripaga facendosi trovare sempre duro e voglioso.

Felice di ricevere i vostri commenti, gio23@hotmail.it
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Le sorelline

Da circa due settimane Tatiana e Larissa, due belle ragazze di ventisei e ventidue anni si sono trasferite da un lontano paese dell’est a casa di mio nipote.

Per non fare sentire troppo sola Tatiana, che è diventata la moglie di mio nipote, hanno pensato di ospitare per i primi tempi la sorella minore, perché purtroppo la professione lavorativa di lui lo tiene fuori casa per molto tempo e le due ragazze passano le loro giornate in completa solitudine.

Abitiamo vicino e dopo un normale periodo di diffidenza iniziale il rapporto comincia ad essere buono tanto che penso d’essere simpatico ad entrambe ed è per questo che ogni giorno passo a trovarle.

Per via del recente trasloco ci sono ancora scatoloni sparsi per la casa ed io mi sono offerto, per il fine settimana, di aiutarle a mettere in ordine e loro hanno accettato volentieri.

Ci incontriamo sabato pomeriggio. Sono sole in casa. Mio nipote è via per lavoro.

E’ comprensibile un po’ d’imbarazzo quando mi capita tra le mani lo scatolone che contiene i loro vestiti e la biancheria intima.

Quasi ad anticipare il mio imbarazzo Tatiana esclama: “ non ti preoccupare, fai pure, del resto sei l’unico che ci sta aiutando e questo lo apprezziamo molto ”

“ Penso che non sia la prima volta che maneggi biancheria femminile “ aggiunge Larissa.

Sorpreso dalla risposta non mi tiro indietro ed anzi, divertito comincio a sfilare vestiti e biancheria intima.Tra le mani mi passano reggiseni,tanga, slip, biancheria veramente sexy.

Il mio cazzo comincia ad indurirsi pensando a quanto sarebbe bello poter scopare con queste due fighettine.

Dopo parecchio lavoro di riordino, seduti sul divano mi raccontano di quanto soffrono la lontananza da casa. Io ascolto volentieri le loro parole ma il mio sguardo si concentra sempre di più sui corpi delle due ragazze. Erano veramente due corpi fatti bene, gambe lunghe, fondoschiena dalla forma perfetta e seni ben proporzionati. Con la fantasia me le immaginavo già distese sul letto ad entrambe a gambe larghe vogliose del mio cazzo.

Il giorno dopo passai a trovarle di nuovo approfittando dell’assenza del marito

Vieni – mi dissero- ti mostriamo come abbiamo sistemato la camera da letto.

Intuii che le due ragazze si erano messe d’accordo per ripagarmi dell’aiuto che avevo dato. Non avrei potuto chiedere di meglio.

Tatiana si distese sul letto mentre Larissa rimase in piedi sulla soglia della porta. Tatiana mi fece cenno, battendo la mano sul copriletto in raso rosso, di raggiungerla. Ero sorpreso da tale atteggiamento ma quando mi sentii spingere per la schiena dalle mani di Larissa il momento che sognavo era arrivato.Le due sorelle volevano regalarmi sesso.

Mi accomodai sul letto. Tatiana prese con la sua mano la mia nuca. Avvicinò la sua bocca alla mia e cominciammo a slinguare.

Larissa si era seduta vicino a me e mentre continuavo a slinguare con Tatiana sentii le sue mani che si appoggiavano in mezzo alle mie gambe. Fece scendere la zip dei pantaloni.

Il mio cazzo era duro.Lo tirò fuori e delicatamente cominciò a passarsi la cappella sulle labbra.

Feci scivolare la mia mano tra i pantaloni di Tatiana. Il palmo della mia mano racchiudeva ora tutta la sua figa. Potevo sentire la sua delicata peluria che stringevo sempre di più. Avvinghiato a Tatiana le nostre due lingue si scambiavo fiumi di saliva, il cazzo pulsava dentro la bocca di Larissa che aveva cominciato a stantuffare su e giù. Volevo continuare il più possibile con queste due ragazze che si stavano rivelando due autentiche maiale. Per non sborrare subito suggerii di cambiare posizione. Le due sorelle ne approfittarono per spogliarsi e rimasero entrambe in slip e reggiseno.

Mi fecero mettere di schiena contro la spalliera del letto e mi sfilarono lentamente tutti i vestiti. Tatiana di fronte a me si piegò e ingoiò il mio randello infuocato mentre Larissa si posizionò in piedi con la figa all’altezza della mia bocca. Con le mani mi attaccai al culo sodo di Larissa e con la lingua scostai un lembo degli slip che indossava. La figa già abbondantemente bagnata, facilitò l’ingresso della mia lingua nel suo clitoride. Un grido di piacere mi fece capire che godeva. Slinguando furiosamente aumentavo sempre di più la sua eccitazione e nello stesso momento il pompino di Tatiana mi faceva godere tantissimo. Larissa lanciava gridolini di piacere. Lecca, lecca ancora,siiiiiiiii ,oohhh godo come una troia, era la supplica di Larissa che improvvisamente inondò la mia bocca del suo abbondante liquido seminale.

Supplicai Tatiana di fermarsi da quell’attività pompinatoria che mi stava facendo esplodere il cazzo.

La situazione oramai aveva preso la piega della vera orgia e niente aveva più freno.

Feci togliere alle due puttanelle tutta la biancheria intima .Misi le mani di Larissa sulla spalliera del letto posizionandola alla pecorina.

“ Vuoi spingermelo nel culo vero ? ” chiese Larissa.

Prima ancora che potessi rispondere Tatiana mi anticipò dicendo: “ ti chiede così perché lei si sente donna quando qualcuno lo spinge nel culo.”

“ Si è vero. È la cosa che preferisco quando scopo.” Confermò Larissa.

“ Aspetta, faccio io.”

E ancora prima di finire la frase fu proprio Tatiana a prendermi l’uccello e appoggiare la cappella sul bucchettino del culo della sorella.

Mentre tu l’inculi, chiese Tatiana, voglio la stessa leccata di figa che hai fatto a lei. Si posizionò quindi a cavalcioni sulla schiena di Larissa mostrandomi la figa squarciata e grondante di umori vaginali.

Il mio pene cominciava spingere lentamente sullo sfintere di Larissa, appoggiandomi sulla sua schiena le afferrai le tette e contemporaneamente la mia bocca toccò i peli della figa di Tatiana. Come in precedenza la lingua scivolò facilmente nel solco vaginale facendomi assaporare il delizioso liquido.

I miei movimenti cominciavano a sincronizzarsi. Il cazzo penetrava duro nel culo di Larissa e davo una leccata di figa a tatiana . Il cazzo tornava indietro ed un altro brivido al clitoride della sorella maggiore veniva regalato.

Anche Tatiana mi regalò un fiotto di sperma femminile che mi riempì la bocca. Strusciai il mento bagnato sulla schiena di Larissa. Tolsi il mio cazzo duro dalle chiappe di Larissa e con la lingua cominciai a leccarle il buchettino del culo ormai allargato a dismisura.

Il cazzo mi stava per esplodere. Volevo che entrambe ricevessero sborra dalla mia nerchia e quindi le feci posizionare con le bocche a fianco del mio cazzo.

“ Ora slinguate con questa bega ” fu l’invito che diedi.

Un vortice di lingue leccava la nerchia turgida avvolgendola in una meravigliosa calda sensazione. L’ umido della saliva faceva scivolare le lingue dalla cappella fino alle palle.

Ohhhhhhhh…..sborrooooo…… un fiume di sperma pervase le loro bocche. Le loro lingue facevano a gara a chi poteva leccare più sborra possibile . Con la mia mano presi il cazzo e a turno distribuivo il liquido bianco, che ancora usciva abbondante, tra le labbra delle due porche.

Slinguavano tra di loro con il mio cazzo provocandomi una sensazione meravigliosa. Deglutirono fino all’ultima goccia di sborra.

A turno con le lingue si ripulirono il mento che aveva ancora goccioline di nettare bianco.

Io ormai sfinito ringraziai le due sorelle con la promessa reciproca che questo sarebbe stato soltanto l’inizio.

Notte di nozze

La cerimonia era stata perfetta.Tutto era andato secondo i programmi. La mia sposa non avrebbe potuto chiedere di più da quel giorno, o almeno era quello che io avevo pensato. Genitori, parenti, amici si erano divertiti, avevano mangiato bene, cantato e scherzato.Si erano davvero divertiti e tutti avevamo passato una domenica in allegria. La giornata stava quindi volgendo al termine e i primi ospiti cominciavano a salutarci. Baci e abbracci a Emanuela, da quel giorno mia moglie, saluti a me da tutti gli invitati e la promessa di rivederci il prima possibile. In sostanza tutti quei convenevoli tipici dei matrimoni.

Non contenti della giornata trascorsa in compagnia i miei due migliori amici Michele e Maurizio si offrirono di accompagnare me e Emanuela a casa.

“ Proprio perché è la tua giornata” afferma Michele:

“ …e oggi non devi fare nulla di faticoso “ chiude Maurizio.

Arrivati davanti a casa l’amicizia che ci legava da tanti anni non mi permetteva di salutarli sulla strada così li inviati ad entrare. Se volete fare un’ ultimo brindisi, entrate in casa con noi, dissi. Emanuela acconsentì volentieri.

- Vado ad indossare qualcosa di più comodo – disse Emanuela, dirigendosi verso la camera da letto.

Io Michele e Maurizio ci accomodiamo sul divano e cominciamo a parlare della giornata trascorsa e inevitabilmente il discorso scivola sulle donne presenti al matrimonio. Commenti sempre più pesanti all’indirizzo delle più belle fighe presenti alla cerimonia arrivano alle orecchie di mia moglie che rientrando nel soggiorno dice:

-voi uomini avete sempre un unico discorso ed è sempre rivolto a cosce sederi e tette di donne.

-In effetti, dice Maurizio ci siamo lasciati andare, ma devi ammettere Emanuela che oggi ne avete invitate tante di belle ragazze -posando il bicchiere sul tavolino.

Quando alza lo sguardo e la vede nel nuovo abbigliamento trasale. Maurizio attira l’attenzione di Michele ed entrambi ammirano i pantaloncini cortissimi che mettevano in risalto le lunghe cosce e il culo dalla forma perfetta ed un top che lasciava scoperto il ventre piatto e abbronzato slanciando ancora più in alto le tette sode di Emanuela.

Ragazzi – dissi scherzando– sguardo sopra il collo di emanuela perchè questa da stasera è proprietà privata. Ridemmo tutti.

Sprofondando sul divano e incrociando una gamba sotto il sedere, Emanuela esclama: ma Piero vuoi che si accorgano di me con tutto quello che hanno visto oggi ? dice con un misto di gelosia e provocazione.

Guarda Emanuela che se dobbiamo essere sinceri tu sei la prima della lista tra tutte quelle viste oggi. Fortunato Piero che stanotte…..

Ma no è troppo stanco – dice Maurizio- stanotte non ce la farà. Hai bisogno di una mano Piero ? ridacchia Maurizio.

Penso che sia talmente stanco che avrà bisogno di due mani aggiunge Michele sorridendo.

Una battuta tira l’altra e Emanuela aggiunge : scusate ragazzi, ma più che di due mani vista l’occasione avrebbe bisogno di due cazzi.

Divertiti dalla battuta di Emanuela la discussione prende un tono semiserio ed io, curioso di sapere dove sarebbe andata finire esclamai :

Non ho bisogno di nessun aiuto e anzi, se sei d’accordo Emanuela, farò vedere a questi due di cosa sarò capace stasera.

Lei forse ancora risentita per i complimenti alle altre invitate aggiunge : con piacere. Farò vedere anche io che di tette e culo sono ben fornita.

E a quel punto Emanuela comincia a scostarsi la leggera canottiera di seta che indossa. Fissando gli sguardi di Maurizio e Michele sa già che i due amici possono vederle il primo capezzolo.

Non è il caso di fare così – farfuglia Michele. Si è vero – aggiunge Maurizio –lasciamo andare la questione.

Io cerco di intervenire ma Emanuela con sguardo deciso mi fissa negli occhi : lascia Piero, diamo una lezione a questi due.

Per nulla intimorita ed anzi eccitata dagli sguardi di tre uomini che si posano sulle sue tette i capezzoli rosa si induriscono sempre di più. Distende le gambe le gambe in avanti portando la schiena in posizione ritta, ritrae le ginocchia verso di sè e allargando lentamente le gambe fa intravedere la forma della sua figa. Ormai in preda ad un euforia sessuale esclama – ragazzi che ne dite ? per me la festa può anche continuare.-

Sapevo dell’ardore sessuale di mia moglie ma questa volta mi aveva sorpreso.

Se non ti offendi Piero, disse Michele portandosi una mano ai pantaloni, anche io vorrei ricominciare la festa .Fece scendere la zip e con un gesto velocissimo della mano fece scivolare fuori la sua bega ormai in tiro.

Maurizio che non voleva essere da meno slacciò la cintura facendo cadere i pantaloni a terra mettendo in risalto la forma della sua nerchia ancora nascosta tra gli slip.

Ero incapace di porre fine a questa situazione che mi stava sfuggendo di mano ma che tutto sommato mi eccitava e quindi pensai bene di lasciare andare le cose. Dopotutto ero tra amici e mia moglie, ed era lei che li stava incoraggiando.

Emanuela nel frattempo si era sfilata il top lasciando in bella vista le tette sode. Si era sfilata i pantaloncini ed era rimasta con il suo tanga rosso. La testa appoggiata all’indietro sulla spalliera del divano. Due dita della sua mano avevano scostato un lembo del tanga e cominciato a massaggiare sfregare il clitoride. Ansimava. Aveva voglia di cazzo e quella sera ne avrebbe avuti a disposizione ben tre.

Emanuela guarda che spettacolo.- le dissi. Lei alzando il capo rimase sbalordita alla vista di tre cazzi duri che avevano circa tutti le stesse grosse dimensioni.

Ragazzi, però se volete proseguire il gioco dovrete seguire le mie indicazioni. dissi.

Certo. Faremo quello che vuoi purché a questo punto ci lasci chiavare tua moglie.- risposero i due.

Feci sedere Michele e Maurizio ognuno di fianco a mia moglie. Presi una mano di Emanuela , che ora era seduta sul bordo del divano, e la posai sul cazzo di Michele e feci altrettanto con l’altra sulla minchia di Maurizio.

Ora Emanuela seguiva dolce tutte le mie istruzioni. Voleva solo cazzo. Io messo di fronte a lei le avvicinai la cappella alla bocca. La sua lingua cominciò a leccare sapientemente. Contemporaneamente iniziò a menare il cazzo ai due amici che cominciavano a godere.

La sua lingua mi leccava tutta la minchia. La saliva colava sul mio membro duro. Con le mani le tenevo la nuca e il cazzo scomparve nella sua bocca ingorda di cazzo.

La figa bagnata di Emanuela era pronta a ricevere uno dei tre randelli a disposizione e fu lei a chiedere di cambiare posizione.

Feci sedere Michele e invitai Emanuela a salire sopra di lui. Il cazzo duro scomparve nella fessura vaginale in un secondo. Ahhhhh..il grido di godimento di Emanuela faceva capire che apprezzava le dimensioni.

Fu la volta di Maurizio appoggiare la cappella sulle labbra di Emanuela e lei cominciò a slinguare sapientemente. Io, menandomi il cazzo, rimanevo a guardare eccitato alla vista di mia moglie sbattuta da due uomini nella prima notte di nozze.

La figa di Emanuela calda e bagnata aveva ormai con il suo liquido vaginale inumidito abbastanza il buchettino del suo culo.

Nel su e giù di Emanuela sul cazzo di Michele feci cenno di distendersi sul divano e come furono pronti allargai le chiappe di mia moglie e comincia a far roteare il dito sul buco anale. I mugolii di Emanuela mi fecero capire che era arrivato il momento di penetrarla anche da dietro.

Il mio randello duro era pronto. Avvicinai la punta del cazzo alle pieghettine del culo e con leggera pressione cominciai a spingere.

Fatemi godere. Fatemi godere era la richiesta di Emanuela. Fatemi un bel regalo di nozze, continuava a chiedere.

La mia capella era entrata nel suo sfintere e cominciavo ad andare avanti e indietro. Il cazzo di Michele nella vagina , il cazzo di Maurizio ripreso in bocca ed il mio che gli riempivano il culo facevano sembrare mia moglie una vera troia. Mi piaceva pensarlo e mi piaceva vederelo.

Godevo come un pazzo . Sborriamo ragazzi ! esclamai

Quasi come per caso venimmo tutti assieme. Il fiotto di sperma di Michele inondò il ventre di Emanuela e colando fuori dalla figa allargata impastò i peli di entrambi.

Il torrente di liquido bianco di Maurizio riempì la bocca di lei che con abile mossa se lo tolse quando ancora veniva e lo ripassò sulle labbra come un rossetto per gustare tutto il sapore leccando dalla cappella infuocata di Maurizio anche l’ultima goccia di nettare bianco.

Il mio pistone che andava avanti e indietro sparò sborra nella cavita’ anale ormai allargata a dismisura facendo colare sperma tra le chiappe della mia puttana che ormai sfinita ringraziò tutti per la meravigliosa notte di nozze. Che bel regalo di nozze mi avete fatto .

Anzi tre regali, tre cazzi tutti per me.

Gemiti in famiglia

Che gran figlio di puttana….. Cazzo, tradire così la nostra fiducia, il nostro amore, mi sembra impossibile, eppure due anni fa la sconcertante scoperta che papà aveva due famiglie.
Quel bastardo aveva due mogli, Silvia la mamma con cui si è sposato in chiesa, con me Rossella nata dopo due anni di felice matrimonio, o quello che si pensava un saldo legame e mio fratello Matteo, più piccolo di quattro anni, poi Angela con cui conviveva in un’altra città e i loro due figli gemelli, Giacomo e Nicola, coetanei di Matteo.
Papà è un rappresentante e gira in lungo e in largo tutta la regione, per questo ha pensato bene di possedere due case, due famiglie e quando non è con noi e sapevamo che era fuori per lavoro, potete immaginare con chi passava il suo tempo.
La mamma gli fece una scenata, affermare che era incazzata è dir poco, parlava di divorzio, di fargliela pagare, che gli avrebbe portato via anche le mutande, le sue urla si dovevano sentire in tutto il quartiere.
Poi a modo suo iniziò a ragionare. “Non ti lascio a quella puttana” Papà ad occhi bassi subiva la sfuriata, senza cercare di dare una spiegazione ma, quel degenere era bigamo, cosa poteva dire?
“O la lasci o la fai trasferire qui e stiamo tutti insieme” aveva deciso di inserire l’altra donna di papà nel loro menage, che orrore, posso capire che la mamma sia profondamente innamorata di Gio ma da qui a condividere il letto con Angela, ci voleva un gran coraggio.
Vivere sotto lo stesso tetto con quell’altra donna e i miei fratellastri, inaccettabile e poi papà come si sarebbe diviso, un giorno con Angela, il giorno dopo con la mamma? Un compromesso al di fuori d’ogni ragionevolezza.
“Ricordati che mi farò scopare da tutti i tuoi figli” Non sarebbe stata una novità, Matteo quando sono ritornata da Varese, dove lavoravo e per esubero di personale sono stata licenziata, si è confidato, raccontandomi di come la mamma si fa inculare da loro due, dei pompini con ingoio, di quanto sia brava a letto, una gran troia pronta a soddisfare gli uomini di casa, sono rimasta turbata, allibita, un vero choc, non condividevo il loro rapporto incestuoso ma nella mente vedevo la mamma attaccata al cazzo di Matteo e Gio, quanto mi eccitava e sono dovuta ricorrere più volte alla masturbazione, toccandomi come una gatta in amore, la passerotta si apriva, si schiudeva come un fiore e abbondante il sughetto della fica che m’infradiciava le mutandine, quanti umori mi colavano tra le cosce.
Con Matteo siamo molto legati e ci confidiamo tutto, proprio tutto, mentre ho l’abitudine di chiamare i miei genitori per nome, Silvia è la mamma e con Gio il nomignolo che ho appioppato al mio papà, in realtà si chiama Giovanni.
Silvia e Angela si sono incontrate, si sono guardate in cagnesco ma, ne hanno discusso, l’unico vero punto d’incontro era che Gio fosse un gran maiale e che non meritava nessuna comprensione.
Devo dire che Silvia e Angela hanno molto in comune, si rassomigliano notevolmente anche se una è mora e l’altra bionda, due belle tette grandi, il culo pronunciato e due gambe lunghe, sembravano fatte con lo stampino, a Gio gli si può dire di tutto ma non che si scelga delle donne brutte, Angela ha un viso veramente bello, mora con due splendidi occhi verdi da gatta, anche lei come la mamma è molto affascinante.
I miei fratellastri anche se gemelli, sono molto diversi tra loro e sono spiccicati a papà, un bel fisico di chi fa sport e stranamente molto alti, rispetto alla media familiare.
Papà con la coda tra le gambe, ha dovuto vendere la casa dove sono nata e l’altra, per comprare una casa in campagna molto grande , dove ci saremmo trasferiti tutti insieme.
Silvia è stata irremovibile un gran letto avrebbe ospitato loro tre, Gio al centro e Silvia ed Angela una a destra e l’altra a sinistra, inutile per papà convincerla che in due camere matrimoniali separate, sarebbero state meglio.
La prima notte è stata un incubo, gemiti, urla di piacere e il cigolio incessante del letto, non mi hanno fatto dormire, alla fine mi sono dovuta tappare le orecchie per non sentire mamma, papà e Angela che godevano.
Ogni notte era la solita nenia che di giorno in giorno si rivelava sempre peggio, orgasmi su orgasmi, intensi, rumorosi e dovevo masturbarmi per sedare la focosa voglia mi facevano venire, partiva dalla fichetta grondante e arrivava insinuandosi nel cervello, provando dei brividi di piacere che mi percorrevano tutta la schiena.
Il ditino mi si stava consumando a furia di stimolare il clitoride, avanti indietro senza tregua ma, una notte sia Silvia sia Angela, erano scatenate, da come urlavano, sembravano possedute dal demonio, ragliavano come delle pornostar.
Il cigolio del letto si era trasformato in un rumore selvaggio, continuo, martellante, i loro gemiti si mischiavano uno all’altro, si confondevano senza poter capire di chi erano quelle voci alterate da rantoli strozzati in gola.
Solo una frase detta più forte, mi ha colpito e fatto sobbalzare nel letto “ siii siiiiiiii oooh Matteo godooo spingiii spingiiiiii” il gioco tra loro si stava spingendo oltre, mi sono ricordata le parole della mamma e ho intuito che nella loro camera si stava consumando un’orgia, non ho saputo resistere e mi sono avvicinata alla loro porta e ho sbirciato dal buco della serratura.
Quella zoccola di Angela con il viso rivolto alla porta e messa a quattro zampe si stava facendo fottere da Matteo, la teneva per i fianchi e affondava violentemente, ad ogni spinta vedevo le sue smorfie di piacere, con gli occhi chiusi e la bocca aperta, frignava come una bambina tutta la goduria di quel momento.
Le forme esplosive delle sue mammelle lasciate penzoloni, sballottavano sotto i colpi animaleschi, di Matteo, erano libere di andare da una parte all’altra, di sbatacchiare tra loro, che visione arrapante.
Silvia di fianco a lei, ma vedevo solo le sue gambe tirate per aria con le ginocchia vicino ai suoi seni, non vedevo il viso ma sentivo le sue urla “Siii, siiiiiii sono pienaaaa godooooooo” con Giacomo che la trombava furiosamente, dall’atra parte doveva esserci Nicola che gli riempiva la bocca perché Gio seduto su una poltrona si godeva lo spettacolo offerto dalle mogli montate dai suoi figli e solo dal movimento del braccio si capiva che si stava sparando una sega.
La fighetta, ha iniziato a stillare umori che goccia su goccia m’inzuppavano le mutandine, il loro comportamento era indecente, a quali oscenità dovevo rendermi complice, avevo un casino in famiglia ma, anch’io desideravo essere presa violentemente da quei cazzoni, sentirmi piena, farmi rompere il culetto e succhiarli sino a svuotargli i coglioni.
Stavo ragionando con la bernarda ma, un irrefrenabile attacco di libidine mi diceva dai fai indigestione di cazzi, sono lì per te pigliali tutti.
Lo spettacolo che mi stavano offrendo, mi ha provocato un’eccitazione troppo forte per essere controllata, i capezzoli duri premevano contro la camicetta da notte e la fica mi faceva proprio male, avevo il clitoride gonfio e turgido, sembrava un cazzetto in erezione e premeva sulle mutandine.
Impulsivamente ho aperto la porta e sono entrata sfilandomi la camicia da notte, solo un microscopico perizoma a coprire l’inguine perché il resto era totalmente in mostra.
Sono passata inosservata alle due zoccole, solo papà si è accorto di me, era imbarazzato, si è alzato cercando di coprire la sua nudità ma, il suo cazzo in erezione ormai lo avevo visto, duro, ritto da far paura.
Iniziò a balbettare “ Rossella, ba… ba..mbina mia, che ci fa…fai qui” rosso di vergogna, continuava con le due mani a coprirsi l’erezione.
“Voglio essere riempita di cazzi, da troppe notti sono insonne nel sentirvi gemere, non ce la faccio più” Ho avvicinato la bocca alla sua, le mie labbra contro le sue labbra e gli ho dato un bacio, lasciando che la mia lingua si unisse alla sua, nella sua bocca, nella mia, le nostre lingue s’intrecciavano si cercavano mentre i nostri respiri si facevano sempre più affannosi, le sue mani si sono impadronite dei miei seni gonfi per l’eccitazione ed i capezzoli erano diventati, duri e ritti come chiodi, svettavano verso l‘alto.
Fu un bacio mozzafiato, bellissimo, sensuale, mi baciava con una foga e un trasporto, che mi ha fatto capire da quanto tempo mi desiderava, sentivo la sua erezione strusciarsi sul ventre e le sue mani stringermi i seni, i capezzoli.
Anch’io mi sono data da fare gli ho afferrato il cazzo, grosso, duro come il marmo, il primo istinto è stato quello di masturbarlo ma, sono sempre stata attratta dai pompini, sono una gran pompinara e mi piace il profumo di maschio dal sapore selvaggio, acidulo, così mi sono chinata sulla cappella e l’ho presa in bocca, cominciando a slinguazzarla, era già imperlata di liquido seminale e il suo sapore aspro, mi inebriava mi dava alla testa.
Partendo dal glande scorreva insaziabile per tutto il cazzo fermandosi sui testicoli, facendogli sentire i denti sullo scroto in un tenerissimo mordicchiare.
Mi soffermavo a stimolare la cappella ormai gonfia e vogliosa, per poi slinguare l’asta da cima a fondo, lasciavo che la lingua roteasse sulla cappella, con piacere lo infilavo in bocca spingendolo profondamente.
Affamata ho risucchiato il cazzo sino in gola, insalivandoglielo in un sali scendi, lento per dargli il massimo piacere, sento i suoi sospiri, sono felice di essere la sua fonte di piacere.
In quel momento di sublime eccitazione non era più Gio ma, solo il mio tenerissimo papà, solo il mio papà, tutto per me.
Gemeva, ripeteva continuamente “oooh la mia bambina siii siiiiiii la mia bambina” Mi sono accorta che era pronto, lo stavo portando all’orgasmo e volevo gustarmi il sapore del suo piacere, “siii, siiiiiii, ooooh, godo godooooo, schizooooooo” ma il primo fiotto mi è arrivato in gola, stavo per soffocare e il cazzo mi è scappato di bocca, il suo piacere ha continuato a sgorgare riversando un’abbondante quantità di sborra sul mi viso.
Non volevo perderne nemmeno una goccia e con la lingua raccoglievo tutto lo sperma sin dove potevo arrivare, mi sono ricacciata la cappella del mio papà in bocca ripulendola e gustandomi le ultime gocce del suo seme.
Solo ora mi accorgevo che tutti erano spettatori allupati del mio pompino, sfacciatamente ammiravo i loro corpi nudi e i bei cazzoni perfettamente in tiro.
La lingua della mamma raccoglieva lo sperma dal mio viso e me la porgeva avvicinandola alle labbra, ho iniziato a succhiarla golosamente scambiandoci il sapore del mio papà.
Le sue labbra erano bagnatissime, saporite, ci stavamo baciando con le lingue che frullavano una nella bocca dell’altra, ha continuato a baciarmi scendendo sui seni, mi ha mordicchiato i capezzoli e poi sempre più in basso, ero paralizzata mentre mi toglieva le mutandine intrise del mio nettare, mi ha divaricato le gambe e si è tuffata con il viso tra le cosce per gustarsi la fichetta, la sua lingua dolcemente si insinuava tra le labbra carnose della mia patatina, andava avanti e indietro soffermandosi sul clitoride che succhiava e mordicchiava, per finire sul buchetto del culo che cedeva ai colpetti della sua lingua, riuscendo a penetrarmi come se fosse un cazzetto.
Gemevo sotto le tenere attenzioni della lingua di Silvia, ciucciava divinamente, non pensavo che da un rapporto saffico potessi ricevere vette così alte di piacere, era la prima volta che
una donna mi accarezzava.
Mi stava mangiando la figa, la divorava, sentivo la sua lingua scavare profondamente in una pozza di miele che stillavo copioso, pronto ad essere raccolto, mentre Angela mi baciava e succhiava i capezzoli che mi facevano male da quanto erano turgidi.
Mi si è avventata sul seno, lambendo con la lingua i capezzoli, in un lento titillare che li ha inturgiditi ulteriormente, li succhiava avidamente e continuavo a sospirare, abbandonandomi a quelle carezze che non avevo mai provato.
Una sensazione fortissima, ero completamente perduta tra quelle bocche esperte, ho cominciato a gemere come una troia sotto quelle lingue dal tocco morbido, vellutato.
Mi sono messa su di lei nella classica posizione del sessantanove, pigliando il suo clitoride tra le labbra, la lingua lo solleticava lentamente e succhiavo, ha spalancato oscenamente le gambe lasciandosi andare alle mie attenzioni.
La mia bocca tra le sue gambe, la sua tra le mie, la slinguazzavo timidamente, continuando a succhiarla e a risucchiarla, anche se inesperta, il suo ventre si muoveva, saltava sotto il lavoro attento della mia lingua, la facevo godere e ha goduto sulla mia bocca bagnandomi completamente, pisciava sbroda come una fontana, infradiciandomi, densa colava la sua linfa e bevevo golosamente da quella figa, impazzita di piacere.
Sentire tutto quel nettare che sgorgava dal figone completamente aperto della mamma, mi ha eccitata ulteriormente, non conoscevo il suo dolcissimo sapore e non mi dispiaceva, portandomi ad un intensissimo orgasmo, tremavo, gemevo, ero squassata dal piacere.
Lo scambio di carezze e baci con Angela e la mamma, è stato molto dolce e non pensavo che un rapporto saffico potesse essere così appagante, però non ero del tutto sazia, avevo bisogno di cazzo e Angela sembrava avermi ha letto nel pensiero, avvicinandosi, mi ha baciata e mi ha detto “ Vieni il tuo papà ti desidera” anche se tremavo ancora per gli orgasmi che si erano susseguiti uno appresso all’altro, non ero ancora esausta ed ero pronta per una nuova scorpacciata ma, questa volta fremevo per un bel cazzo.
Gio sdraiato sul letto, si teneva il cazzo in mano, mi guardava con desiderio, ero come intontita, mi sentivo la fica pulsare, i miei umori colare sulle gambe, vedevo solo un gran cazzone e desideravo sentirlo dentro.
Mi sono messa a cavalcioni su di lui, gli ho afferrato il cazzo, indirizzandolo all’apertura della mia figa già slabbrata e mi sono impalata moto lentamente.
Le pareti vaginali erano ben dilatate e l’ho risucchiato nel profondo del mio grembo senza nessuna resistenza.
Fantastico, sto scopando il mio papà, si sono io a muovere il bacino, a spingere per sentirlo profondamente, non è grossissimo, scorre bene e la sua cappella mi solletica l’utero, ci sbatte sopra, sto gemendo, ondate di piacere si sono impossessate di me, che mi scuotono e mi fanno fremere.
Angela si sta facendo scopare dai suoi figli, Nicola gli è dietro, la tiene per i fianchi e la spinge con decisione, mentre Giacomo in piedi fuori dal letto gli spinge la sua nerchia in gola, urlavano tutti e tre, chi sa se anche per loro era la prima volta.
Silvia seduta sul letto spompinava avidamente Matteo e guardare quel corpo muscoloso, assalito dal piacere, mi mandava in estasi, mi guardava dritto negl’occhi io guardavo i suoi con desiderio e continuavo a spingere ad impalarmi sul cazzo di Gio.
Mio fratello ha lasciato la mamma che inappagata, ha preso a masturbarsi selvaggiamente, mi si è avvicinato “Ti voglio, il tuo culo è bellissimo”
Che sberla di cazzo, 24 centimetri da inghiottire nell’ano , una circonferenza asinina, che mi avrebbe bruciato culo, aveva tutto ciò che occorre per soddisfare una ragazza golosa come me, l’ho preso in mano muovendola su quel palo, duro come un tubo di ferro, mentre Angela, sempre lei, mi ha leccato il buchetto insalivandolo bene, poi ha inzuppato il dito in un vasetto di vaselina e piano, piano, iniziò a massaggiarmi l’ano, ungendolo in profondità, preparandomi lo sfintere anale all’imminente assalto di quel bel pezzo di carne.
Era la prima volta che venivo presa da due uomini, ne ero irresistibilmente attratta e allo stesso tempo assalita dalla paura di sentirmi squartare.
Sono una porca, mi sentivo assatanata, avida e assetata della loro sborra, i loro cazzi sembravano capirlo, li sentivo sempre più duri, più grossi, mi avrebbero riempito da sentirmi finalmente piena.
Matteo mi ha sbattuto il suo cazzo in bocca e l’ho insalivato bene, poi ha iniziato a penetrarmi lentamente sin quando la cappella ha superato l’anello anale, dopo una pausa per farmi abituare al grosso intruso, me lo mise dentro con due affondi secchi, decisi, è scomparso completamente dentro riempiendomi meravigliosamente.

Sono rimasta a bocca aperta, ho urlato dal dolore, era intenso, non ero abituata a calibri di quel genere e il cazzo di Matteo era veramente largo, ho emesso un gemito misto di dolore e piacere era fantastico sentire quei 24 centimetri di cazzo che ti entrano e ti escono dal culo, mi faceva impazzire di piacere, e godevo di quel bestione.
Aumentava i colpi nel mio culo, sempre più forte, ora mi inculava come una furia, colpi secchi profondi che mi facevano saltare, avevo il culetto in fiamme mentre Gio mi teneva il cazzo saldamente piantato dentro la fica, era impossibilitato a muoversi, dalle spinte che subivo nel posteriore, ero di peso con le mammelle schiacciate sul suo torace, impedendogli di far scivolare avanti indietro il suo meraviglioso scettro.
Stavo provando degli orgasmi senza fine , uno continuo all’altro che mi facevano rantolare ma, anche per loro erano le ultime pompate, il primo a godere è stato mio fratello, inondandomi il retto con una quantità inesauribile di sborra, ora papà poteva muoversi e sono bastati un paio di colpi per sentirlo urlare “Godooooooooooooo”
Che abbuffata di cazzi, ero completamente esausta, con la vagina dilatata e il culo aperto, ho leccato il loro sperma ancora caldo, ripulendo le due cappelle lucide del mio miele e del loro seme, le ho portate alla bocca, imboccandole e succhiandole avidamente.
Nicola e Giacomo erano eccitatissimi, anche se Angela aveva infiacchito la loro giovane irruenza, ora mi volevano, mi desideravano e hanno puntato la mia bocca con delle nerchie spaventose, di tutto rispetto.
Ero appagata nel corpo e nella mente, esausta come non mi ero mai sentita, desideravo solamente un pò di quiete dopo la tempesta li ho rifiutati e sono ritornata in camera mia con il culetto e la figa grondanti di sborra.
La prossima volta, sono sicura, ci sarà un seguito, gusterò il cazzo dei miei fratellastri e i miei buchetti saranno tutti per loro, so che mi faranno godere come la vacca in calore che ho scoperto essere in me e con tutti quegl’uomini in casa, di sicuro non avrò alcuna possibilità di annoiarmi.

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