Attrazione per la mamma

Ho passato gran parte della mia adolescenza, chiuso in bagno ad odorare la biancheria intima della mamma, quante seghe e quante sborrate sulle sue mutandine, l’ho da sempre desiderata, un sogno che mi sono portato dietro per tanti anni.
Riconosco che la mamma non è bellissima ma il cazzo mi si rizzava in maniera inaudita solo a vedere come dimenava il suo culone grosso e tondo, con due glutei da mille e una notte.
Una donna robustella di 44 anni e neanche portati tanto bene, sembrava averne 5 o 6 di più, però, come ho gia detto il suo culo anche se ricoperto come una cartina geografica di smagliature e cellulite, dovete vedere cos’è quando si mette a 90 gradi con il gnocchettone che sporge rigonfio, e due tette enormi che penzolano a sfiorare il pavimento, una donna che piace e anche se non bella, è straordinariamente sexy, affascinante come poche e il suo corpo, modellato di curve mozzafiato, sprigiona, tutta la sensualità di una femmina fatale.
L’ho spiata molte volte mentre trombava con papà, che spettacolo vedere le sue mammelle schizzare da una parte all’altra sotto le sue spinte furibonde e come gemeva, le sue urla di piacere si sentivano per tutto il quartiere e come mi eccitava vederla con il cazzo in bocca, era una pompinara nata, lo succhiava, lo leccava con tale avidità, che non mollava la presa sin che papà, non gli aveva riversato in gola la spremuta dei suoi coglioni.
La mamma a letto è una gran maiala, i suoi servizietti sono da sballo e non si negava neanche quando papà che ha un cazzo di notevoli dimensioni, pretendeva di rompergli il culo.
Ed io? Oltre a segarmi selvaggiamente sognavo di pigliare la mamma in tutti i suoi buchi, desideravo lo stesso trattamento che riceveva quel bastardo.
Del babbo, ne parlo così perché una sera quel maiale, non è più rientrato a casa, era scappato con la segretaria venticinque anni più giovane di lui, è da allora che la mamma si è lasciata andare ed è caduta in depressione, dando sfogo alla sua delusione e per fortuna solo nei momenti di sconforto più intensi, ingurgitando liquori sino a sbronzarsi.
Alcolista ma, l’ho scoperto soltanto dopo, una terapia per non fare la schizzinosa quando aveva l’irrefrenabile voglia di prendere un cazzo, così capitava che si offrisse al primo che la importunava, anche perché era facilmente abbordabile dopo aver mandato giù una bottiglia di gin e non gli importava che fosse bello o brutto, alto o basso, voleva solo un bel cazzo resistente per reprimere il forte desiderio da cagna in calore.
Si vergognava tremendamente e la paura di essere riconosciuta o considerata una puttana, la portavano lontano da casa, andando a rintanarsi nei bar più infimi dei paesi vicini e riusciva quasi sempre a rimorchiare, non è difficile per una che si veste da baldracca e si lascia palpare da chiunque gli si avvicini ma, quando rientrava a casa, nonostante barcollasse ciucca come una spugna, era la donna più appagata di questa terra e stranamente la sua lucidità era ben al disopra di quello che aveva ingurgitato, come una sera di alcuni mesi fa.
Era notte fonda, circa le tre del mattino, il sonno tardava ad arrivare ed ero beatamente accomodato su una poltrona, leggendo l’ultimo capolavoro Wilbur Smith che avevo appena acquistato, quando è rientrata la mamma, è visibilmente sbronza, ciondola da una parte all’altra della stanza, hic, hic singhiozza e col passo pesantissimo, avanza con fatica, riesce sorreggendosi su tutto quello che trova in giro, ad arrivare sulla poltrona davanti alla mia, lasciandosi cadere di peso, indossa un abito corto, inusuale per una donna della sua età e sedendosi così scompostamente che gli si solleva la sottana, scoprendogli un paio di gambe fantastiche, ed esibendomi completamente le cosce sin quasi a mostrarmi l‘inguine.
Sembra stanca, è sguaiatamente stravaccata sulla poltrona, mi saluta levandosi le scarpe, naturalmente dal tacco finissimo e altissimo, si massaggia i piedi, dall’espressione del viso sembrano dolergli ma, forse c’è più delusione che altro, dal suo sguardo trapela un grande incazzo e tra me penso che di nerchia, oggi non ne ha visto o che non ne ha preso abbastanza per essere appagata o magari non si sente riempita di sborra come vorrebbe.
Di sicuro è contrariata, si accarezza, pastrugnando i suoi tettoni, si slaccia il reggiseno sfilando da prima una spallina attraverso una manica e poi la gemella dall’altra per tirarlo fuori dalla scollatura e buttarlo per terra, sin qui niente di male, un gesto che ho visto fare a tante donne, se subito dopo non si fosse levata anche l’abito esibendo due mammelle che mi hanno fatto rizzare fulmineamente il cazzo davanti a tanta abbondanza, che spettacolo, la mamma con le poppe al vento e indosso solo i collant senza le mutandine, anche se coperta dalle calze, sono così velate che il suo culo e la sua fica sono in bella mostra e così da vicino non li avevo mai visti, il pisello mi sta esplodendo dentro le mutande, vorrei allungare la mano su quel culo che sembra parlare, vorrei stracciare il nailon delle calze ed infilare le dita nel suo fantastico figone peloso e perché no nel suo deretano grandioso ma, non ho il coraggio, sono suo figlio.
La situazione precipita, quando Marina che mi da le spalle, inizia a scendersi i collant per sfilarseli, leggermente inchinata con un piede appoggiato sulla poltrona per liberarsi della prima calza, vedo perfettamente il suo culone e il rigonfiamento di due labbroni carnosi leggermente aperti e visibilmente bagnati di eccitazione.
La guardo a bocca aperta, quel corpo completamente nudo, mi eccita da morire, la mamma è talmente bella e ci manca poco che mi sborri nelle mutande, la scena è talmente eccitante che non riesco a fare a meno di toccarmi il cazzo, infilo la mano dentro la tuta e con il pisello strizzato nel pugno, inizio a menarlo ma, questa volta non avevo bisogno di sognare, la sua gnocca dalle labbra rosa che sono uno splendore, il suo culo e le sue tettone, erano li, a portata di sguardo e di mano.
Segarmi è istintivo, lo faccio meccanicamente senza pensarci, senza preoccuparmi che mi può vedere, con una mano mi tengo abbassata la tuta con i boxer , con l’altra mi meno furiosamente, preso da un’eccitazione animalesca.
La mamma è lucida il tanto da capire che la mia sega è in suo onore e che col cazzo duro in mano mi sto gustando il suo corpo, per lei è raccapricciante quello che sto facendo ma, la colpa era sua come poteva pretendere di spogliarsi mettendomi culo e figa sotto il naso senza che il mio cazzo sussultasse, cosa poteva pretendere una troia nuda davanti ad un ragazzo che tante volte l’ha desiderata, che ha sognato di scoparla e di pigliarla contro natura?
La sua reazione è violenta, mi piglia a ceffoni, picchia alla cieca, colpendo dove le capita è veramente incazzata, “Sei un porco” non rispondo subisco la sua sfuriata “Sei un degenerato, mostrarti a tua madre con il cazzo in mano” continua se pur barcollando a colpirmi sul viso, sulle spalle, sul petto, mi sento in colpa ma, il mio cazzo svettava sempre prepotente, di fronte alle sue mammelle che ad ogni movimento, ballano paurosamente.
Capisce di essere nuda, di avere un atteggiamento osceno davanti a suo figlio e se ne rende conto, intuisce di avermi umiliato dandomi del porco, del depravato, forse ha ragione ma, si è pentita, mi accarezza, “Scusami, scusa amore mio, è colpa mia” mi bacia sulla fronte, sulle guance, mi abbraccia “Sei un uomo e io sono nuda, i… io non volevo” puzza di alcol ma le sue mammelle, penzoloni mi scendono sul viso, è più forte di me ed allungo le mani, sfioro i suoi capezzoli, non dice niente, mi spingo oltre, li pizzico, li sento inturgidirsi tra le mie dita, sono grossi, scuri, leggermente puntati all’insù, proprio come piacciono a me, continua a sbaciucchiarmi, mi approprio delle sue mammelle, che nonostante l’età e il peso, stanno su da sole, le palpo le stringo nella mano, mi sembra di sognare, non mi schiaffeggia, sento i suoi gemiti, cerca la mia bocca e mi bacia, infilandomi tutta la sua lingua vogliosa dentro la mia.
Lingue guizzanti, saettanti si cercavano e avide si intrecciavano, con le sue labbra carnose spiaccicate sulle mie.
La sua mano mi scivola sul petto, esplorandomi il torace, scende incontrando gli addominali, sono tesi, duri, è troppo vicina al mio sesso per stare calmo, non vedo l’ora che l’acchiappi, poi sempre più giù, si insinua sotto la tuta, sino a ritrovarselo stretto nel pugno.
Un lungo gemito, “Ohhhhh amore mio è più grosso di quello di tuo padre” l’accarezza dolcemente e con lentezza la sua mano scorre su e giu.
Mi avvento ai suoi seni, sono il suo bambino e inizio a poppare succhiando due capezzoli che più li stimolo, più si rizzano, facendosi lunghi e grossi come due filtri di sigaretta, mi sembra di sentire il sapore del latte e il cazzo mi cresce smisuratamente, li mordicchio stringendoli tra le labbra, li titillo con la punta della lingua, ci giro intorno, li risucchio fissandomi all’aureola come una sanguisuga mentre con una mano mi occupo dell‘altro seno e maltrattandolo, lo strizzo, lo palpo ne seguo i contorni per capire quanto è largo, non finisce mai, è talmente grosso da perdermi nel calore delle sue bellissime mammelle.
La mamma geme, sento i suoi sospiri, mi stringe il cazzo cercando di menarlo ma è impacciata dalla tuta, me la sfila lasciandomi completamente nudo e questa volta si inginocchia tra le mie gambe, davanti ha i miei goglioni gonfi, pieni di sborra, alla mia nerchia dura come non mai e ritta da far paura, lo tiene in mano e l’accompagna alla bocca iniziando a slinguazzarmi la cappella, scende lungo il randello, su e giù, insalivandolo, non tralascia i coglioni che succhia, mordicchia, sino al contatto col mio sfintere anale.
Sussulto, il giochino di lingua che mi sta facendo, è fantastico e quando lo imbocca, il mio respiro si fa affannoso è bravissima la sua bocca mi avvolge il cazzo e se lo spinge completamente dentro, superandogli la gola ed ingoiandolo fino alla radice.
Qualche conato di vomito, quasi si soffoca ma, la sua gola è profonda lasciando che il cazzo le scompaia in bocca sino a farsi appoggiare i coglioni sulle labbra, mi sbocchina con passione, avanti, indietro, su e giù, mentre con la mano accarezza le palle, le afferra, le strizza, sono tutto un fremito, mi fa un po male ma, tutto questo mi eccita più di quanto potessi immaginare.
Che pompinara, mi sta portando dritta all’orgasmo ma, quando si accorge che la mia resistenza si sta esaurendo, molla la presa, mi piglia la mano ed alzandosi, se la mette sulla gnocca dal folto vello, nero corvino.
La accarezzo, è grassottella, carnosa, il dito scivola meravigliosamente bene nella spacca da quanto abbondanti sono colati i suoi umori, assieme alla mia mano c’è la sua, anche lei si tocca, si pastrugna la micetta, si apre la fica mostrandomi quanto è fradicia, ho una voglia matta di assaggiarla, di gustare il suo dolcissimo nettare.
La butto sulla poltrona, al posto mio, con le cosce oscenamente aperte, ed inizio a leccarla, sento il suo sapore, è buonissimo, inebriante, mi sembra di affogare nei suoi umori e con la lingua raccolgo ogni stilla del suo piacere.
Lecco la sua fessura frugandola da cima a fondo, raspando profondamente, mi soffermo sul clitoride, titillandolo, succhiandolo golosamente, strappandogli dei gemiti che sembrano ululati, soprattutto quando la mia lingua viola il suo culetto che lentamente cede alla pressione delle mie slinguazzate.
Ha goduto ed è pronta a farsi sfondare, gli alzo le gambe, portandogli le ginocchia sopra le spalle, i suoi buchi che ho sempre desiderato sono li bene aperti e a mia disposizione.
Faccio zuppetta con i suoi umori per lubrificarmi la cappella, facendola scivolare lungo il solco della passera e glielo butto dentro che era già tutta fradicia, un lungo gemito strozzato gli si alza dalle labbra strette fra i denti, la sua figa è calda, avvolgente, ci è scivolato dentro facilmente accettandomi sino ai coglioni.
La scopavo piano, con dolcezza, scorreva completamente nella sua fica pigliandolo profondamente, affondando quando con le palle sono vicino alle chiappe per farglielo sentire bene sul collo dell’utero, alternavo le spinte con baci in bocca e continuando con slinguazzate sulle tette e a ciucciare avidamente i capezzoli.
La mamma, spudoratamente ingorda, di cazzo, si contorceva nel piacere, era in delirio, gemeva, urlava, piangeva travolta da orgasmi prolungati, uno appresso all‘altro senza fine, ormai non ragionava più, subiva ragliando, l’impeto con cui affondavo nella sua gnocca.
“Sii siiiiiii fottimi siiiiii lo sento lo sentoooooooo spingiiiiiii”
Sono passati solo cinque minuti non di più ma, ero talmente eccitato che sotto una pulsione incontrollata, con il cazzo in mano gli ho sborrato sulla pancia, non soffro di eiaculazione precoce ma l’emozione del contatto carnale con mia mamma, mi aveva fatto venire in un baleno, in un esplosione estrema dei sensi come non mi era mai capitato con nessuna ragazza.
Cazzo che sborrata, ne era ricoperta dal pube con degli schizzzi che arrivavano alle tette ma la cosa che mi arrapava di più della sua troiaggine, era vederla raccoglierla con le dita e ciucciarsele assaporando il mio seme, mentre mi osservava con una faccia da gran maiala.
Pensavo che dopo una sborrata di quel genere, di essermi prosciugato i coglioni ma, il cazzo non ne voleva sapere di cedere, sono un porco e dovevo recuperare gli anni di seghe, fatte pensando a quanto doveva essere troia nel pigliarmi il cazzo, di come mi avrebbe spompinato, a come l’avrei cavalcata e inculata, sogni che si stavano realzzando.
Mi sono avvicinato alle sue labbra e non ci ha pensato un attimo a riprendermi il cazzo in bocca, risucchiando le poche stille di sborra rimaste, mischiate ai suoi umori, lappandolo con la lingua come se si stesse gustando il più buono dei gelati, picchiettando e slinguando la cappella per ripulirmelo tirandolo a lucido.
“Fammi godere ancora, vienimi nel culo ma, non qui sono ciucca, nel letto staremo meglio” la mamma è ancora vogliosa, d’altronde come lo sono io e non c’era bisogno di chiederlo, l’avrei trombata e di sicuro inculata per tutta la notte.
Si alza e pigliandomi per mano mi porta nella sua camera da letto, sarà anche ciucca ma sa benissimo come vuole prendere il mio cazzo, si è disposta a quattro zampe sul bordo del letto, tenendosi bene aperte le chiappe con le mani.
Sono in piedi dietro di lei vedo il suo buco del culo semi aperto ed inchinandomi ci sputo sopra, pensando che lubrificandola, la penetrazione sarà meno dolorosa.
La grossa cappella è sul suo sfintere anale e spingendolo l’ho sentito cedere, si è aperto sin quando la cappella gli è schizzata dentro e gliel’ho piantato nel culo, l’ho fatta urlare di dolore, non rendendomi conto che il mio pene è bello grosso e che ci sarei dovuto andare piano per farla abituare all’intruso ma, ormai era fatta, godevo del suo stretto budello e ci affondavo violentemente, lasciando che i testicoli si schiacciassero sulle chiappe.
La mamma si è irrigidita, ha inarcato la schiena ma ben presto, ha iniziato a spingere le chiappe contro il cazzo, iniziando a contorcersi nelle spire di incontrollato piacere.
La mamma come suo solito, quando gode urla alla maniera di una scrofa sgozzata e le sue grida animalesche mi entravano nel cervello, adoravo sentirla godere come una gran maiala.
“Rompimi il culo siiiiiiii siiiiiiiiiiii sfondamiiii così cosìììì”
Più gridava e si divincolava, più mi eccitava e tenendola per i fianchi, abusavo del suo stretto buchetto, impalandola selvaggiamente.
Il suo possesso era totale e dopo la prima sborrata sapevo che sarei durato un casino, gli stavo mettendo a fuoco lo sfintere anale ma, lei si dimenava in preda alla più sfrenata libido, infilandosi le dita nella gnocca e torturandosi il grilletto.
Sentivo il sopraggiungere dei primi spasmi dell’orgasmo e tenendolo ben piantato nel budello, mi sono svuotato nel culo, ed ora ero io che tremavo, ululavo, che la insultavo mentre sborravo e schizzo dopo schizzo l’ho riempita.
“Siii sborro siiiiiiii godoooo dimmi che sei una troiaaa”
“Sono la tua troia, dai daiii svuotati i coglioni nel mio culo siiiiiiii sarà tuo ogni volta che lo vorrai”
Mi sono accasciato su di lei, stanco e squassato dall’orgasmo e non mi sono mosso sin che non si è ammosciato ed è scivolato fuori, volevo baciarla ma lei dormiva pesantemente con un rivolo di sperma che si faceva strada tra le chiappe.

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Genero a sorpresa 2

Ho sempre avuto una certa curiosità per il sesso e con mio marito ho scoperto sotto le lenzuola, il piacere del primo orgasmo, con lui ho imparato a godere e soprattutto quanto sia appagante pigliare il cazzo, con lui sono sempre stata disponibile e disinibita, non mi sono mai tirata indietro ai miei doveri coniugali e ho lottato per tenere vivo il desiderio e la passione.
Ci piace giocare, fantasticare, mi sono divertita, vestendomi da infermiera sexy, da lolita, da scolara, come ho saputo destreggiarmi in streep tease o lap dance, d’altronde non sono più una ragazzina e l’abitudine potrebbe infiacchire la voglia, so di tante coppie della nostra età, che ormai non scopano più se non molto raramente e personalmente, cerco in tutti i modi d’essere seducente, di attirare le sue attenzioni, aiutata dal mio corpo giunonico, dalla sesta delle mie tettone e senza troppi tabù riesco nel mio intento, con successo.
Siamo sempre stati complici e la nostra intesa sessuale è fantastica, mi ha confidato le sue fantasie e io le mie, spesso si è parlato d’incontri sessuali a tre anche con la presenza di un’altra donna, ma sono rimaste solo fantasie, solo un gioco eccitante, sin che non ha portato a mia insaputa, Ninni nel nostro letto.
Sono disgustata dal mio comportamento ma con Ninni mio genero ho goduto come una pazza e trovarmi inaspettatamente il suo cazzone tra le mani, mi ha fatto sbrodolare come non mi era mai capitato, il contatto con due uomini è stato divino, portandomi a degli orgasmi indescrivibili.
L’incontro incestuoso che ho avuto con lui, ha stravolto la mia vita sessuale e quando nel suo messaggino mi ha salutato con “Ciao troia”, non poteva trovare termine più appropriato per definire la vacca in calore in cui mi sono trasformata.
Avessi saputo prima che alla mia età, potevo pigliare tutti i cazzi che volevo, con Giacomo felice di concedermi ad altri e che tanti giovani spasimanti sbavano per avermi, non mi sarei persa una goccia di sperma di quei marcantoni che ho sempre rifiutato e mi sono pentita amaramente di non avere fatto prima il pieno di cazzi.
Ninni, è quasi un ospite fisso, a casa passa dieci volte al giorno e con me, fa tutto quello che gli passa per la testa, ed ogni occasione è buona per palparmi il culo, darmi una strizzata alle tette o infilare le mani sotto la gonna, soprattutto davanti a quel maiale di mio marito, che gioisce vedermi desiderata e toccata da lui e lo incita ad usarmi a suo piacimento, che porco.
Capita spesso, generalmente si presenta all’ora di cena, si slaccia i pantaloni mostrandomi un bel cazzo moscio e mi dice, succhiami il cazzo troia che più tardi devo scoparmi tua figlia e voglio farla godere il più a lungo possibile.
Adoro pigliare il suo bel cazzo a riposo, metterlo in bocca e sentirlo crescere sino a che è duro e palpitante e gustare lo sperma caldo che mi schizza in fondo alla gola, lo rigurgito, lascio che mi esca dalla bocca e Giacomo che mi osserva masturbandosi ferocemente, quando mi vede tutta impiastricciata di sborra, inizia a godere, urlandomi che sono una gran troia.
Aspetto eccitata quel momento per iniziare a ripulire quei cazzi, prima quello di Ninni e poi quello di Giacomo, raccogliendo e bevendo senza lasciare nessuna traccia del loro seme.
Troia è la parola più gentile che Ninni mi rivolge, di solito sono la sua vecchia baldracca, nata per fare pompini o per farmi rompere il culo.
Come vi ho già detto, sono disgustata dal mio comportamento e la cosa che mi sconvolge di più è che mi piace sentirmi apostrofare così volgarmente, accetto tutto senza alcun limite, gradisco essere umiliata come una puttana di strada, ed essere trattata come un oggetto sessuale e Ninni, può utilizzare la mia bocca, la mia figa e il mio culo secondo i suoi capricci.
Mi piace che Giacomo mi veda prendere in bocca il cazzo di un altro uomo, o mentre sono riempita di sperma in ogni mio buco, sono una mignottona da monta e voglio godermela pigliando tutti i cazzi che desidero, lasciandomi andare a tutte le maialate che fanno felice un voyeur come lui.
La mia trasformazione non è stata graduale, ma velocissima e me ne sono accorta qualche mese dopo.
Si avvicinava il mio compleanno e con Giacomo, avevamo deciso di festeggiarlo in un noto ristorante della mia città, solo io e lui per i miei 55 anni.
Mi sono comprata un abitino elegante, molto sexy, un paio di scarpe rosse con il tacco finissimo e molto alto, biancheria intima in seta, con reggicalze abbinato, volevo essere seducente e già pensavo al dopo cena.
Accipicchia, un contrattempo di lavoro portava Giacomo lontano da casa per due giorni e dispiaciuto mi assicurò che avremo festeggiato al suo rientro e anche se lontano mi avrebbe ugualmente fatto una bella sorpresa.
Il mio compleanno lo avrei passato da sola, pazienza, ma la mattina la telefonata di Monica, la mia bimba per porgermi gli auguri, anche Marco l’altro mio figlio, si è ricordato di farmeli, e ne ero felice.
Sul cellulare il solito messaggino, compariva il nome di Ninni, tremolante ho schiacciato leggi,
“Buon compleanno troia, stasera festeggiamo insieme, fatti trovare pronta alle nove e mezza, usciamo. Indossa un abitino da sera molto sexy e non mettere l’intimo, ti voglio senza mutandine né il reggiseno”.
La mia risposta con un altro sms, “Che porco, sei un maiale, ti aspetto”
Dove voleva portarmi, sapevo che avremmo fatto sesso, tanto sesso e non avevo mai pensato di farlo senza che Giacomo fosse presente, ma ubbidiente come un cagnolino, già dal pomeriggio ho iniziato a prepararmi, ho tolto la ricrescita dalla mia fighetta, depilandomi sino al buchetto del culo, mi piaceva vedermela allo specchio, liscia e vellutata come quella di una bimba.
Per l’occasione mi sono vestita splendidamente, un abitino nero aderente, gonna sopra il ginocchio, allacciato sul collo, con la schiena scoperta sin quasi le natiche che evidenziava al massimo il mio gran seno, stretto da due triangoli molto scollati lateralmente che non lasciavano molto alla fantasia, reggicalze e calze nere, e per dare un po’ di colore le mie scarpe nuove di vernice rossa, con il tacco a spillo vertiginoso, mi sentivo una bella gnocca ed ero pronta a soddisfare le sue voglie.
Quando mi ha visto, ha strabuzzato gli occhi, facendomi sentire oscenamente eccitante, sono salita in macchina, mostrandogli abbondantemente le gambe inguainate dalle calze di seta, da lui solo tre parole, “Cazzo che figa”.
Mi ha passato una benda per gli occhi per non vedere dove andavamo, ero curiosa volevo sapere il suo programma per la serata, ma ero così eccitata e così emozionata che non ho spiccicato parola, ho indossato la mascherina e ci siamo avviati.
Dai rumori delle macchine capivo che eravamo in città ma ad un certo punto quei rumori inconfondibili, rallentavano, si attenuavano sino a cessare, ci stavamo allontanando e dopo 10 minuti mi fece scendere dalla macchina, pigliandomi per mano.
Non vedevo e i miei passi erano indecisi, traballanti, sotto le scarpe sentivo del ghiaino, dovevamo essere nel giardino di una villa, poi il suonare di un campanello, non eravamo soli, sono avvampata, non mi aspettavo un incontro con altri e mi sentivo tremare dentro, ero impietrita ed eccitata allo stesso tempo, sapendo che avrei dovuto fare di tutto per dare piacere a degli sconosciuti li presenti.
Qualcuno ci aprì ma neanche una parola, intorno a me, il buio e il silenzio più assoluto, penso di aver camminato per un lungo corridoio, sempre guidata dalla mano di Ninni e ci siamo fermati.
La sua voce ha tuonato imperativa, “Tirati su la gonna” lentamente ho eseguito rigirandola sopra la vita, “Girati lentamente” come mi aveva chiesto ero senza intimo e le mie grazie erano totalmente in mostra, rigirandomi su me stessa un paio di volte.
Qualcuno mi stava osservando e voleva vedere tutto di me, dal culone alla mia gnocchettona e pur non sapendo chi c’era, mi stavo esibendo senza pudore.
Le sue mani mi hanno spinto verso il basso e mi sono dovuta accovacciare davanti a lui, “Tieni le gambe bene aperte, tirami fuori il cazzo e succhialo, fammi un pompino”, mi ha preso le mani e le ha portate sulla patta dei pantaloni.
Gli ho massaggiato il cazzo, trovandolo durissimo, era eccitato e sbottonandogli la patta pensavo che il bastone che palpavo, poteva essere di chiunque, non vedevo e non avevo la certezza che fosse quello di Ninni.
Gli ho scostato gli slip ed è saltato fuori, l’ho preso in mano e stavo stringendo un bel cazzo, da dimensioni e grossezza poteva essere lui, l’ho infilato tra le labbra, lo stringevo, tenendo in bocca solo il glande, la lingua lo spennellava e lentamente scendevo, ritrovandomelo in gola.
Iniziavo a muovere la bocca avanti e indietro, bagnandolo bene con la mia saliva, scorreva lentamente e quando affondavo, mi pigiava in gola e con la lingua mi muovevo, procurandogli delle carezze che lo facevano gemere, con la mano lo smanettavo, mentre l’altra, delicatamente accarezzava e massaggiava le sue palle gonfie di desiderio.
Di chiunque fosse quel cazzo, non doveva rimanere deluso dal mio pompino e lo succhiavo con foga, avidità, e avevo una gran voglia di bere lo sperma che sentivo essere pronto ad uscire.
Le contrazioni del cazzo, sono coincise con una lunga sborrata e trattenuta da una mano che mi teneva ferma la testa, rimaneva ben piantato in gola e gli schizzi mi affogavano procurandomi quasi il vomito.
Non ho perso neanche una goccia del gustosissimo sperma e mi sono accanita per ripulirlo, succhiandolo, sliguazzandolo, strizzandolo per raccogliere ogni stilla del suo prezioso seme, volevo inaridirgli le palle svuotandole completamente.
Per un attimo sono rimasta sola, la bella nerchia che si era appena svuotata nella mia bocca si era allontanata, rimanendo accovacciata con le gambe oscenamente aperte.
Qualcuno mi ha aiutato a risollevarmi, forte l’aroma di un profumo dolce, intenso, inebriante, vicino doveva esserci una donna, chi c’era in quella stanza.
Delicatamente, delle mani iniziavano a slacciarmi il fiocco che reggeva l’abito intorno al collo, facendolo scivolare ai miei piedi e lasciandomi completamente nuda, davanti a chissà quanti estranei, indossavo solamente le scarpe e le calze agganciate al reggicalze.
Mi sentii accarezzare, e due labbra percorrere con piccoli baci la mia schiena, si posarono sul collo baciandomi ardentemente, i lobi, le orecchie, erano meta di slinguazzamenti, tremavo e ricevevo scosse di piacere che scorrevano lungo la spina dorsale e quell’inebriante odore di profumo era vicinissimo, si confondeva con il mio.
Una donna mi stava accarezzando e non mi disturbava ricevere le sue attenzioni, lasciavo che le sue mani e la sua bocca si appropriassero del mio corpo.
Mi baciava sul collo e sentivo distintamente i suoi capezzoli premere sulla schiena, le sue mani sulle tette pigliandole da sotto, le tirava su soppesandole, le accarezzava, facendo rigirare tra i polpastrelli i capezzoli, ormai turgidi e duri.
Stavo godendo, non sapevo cosa fare, ero impietrita, se allungavo le mani sapevo di trovare delle curve morbide, quelle di una donna, i suoi seni, avevo paura ma ne ero tremendamente attratta, volevo soltanto godere e gemevo sulle sue dolcissime carezze.
La sua bocca si è posata sulla mia e ho lasciato che la lingua mi penetrasse, l’ho cercata con la mia, rigirandola nella sua bocca, era un bacio, un vero bacio tra due donne.
Ci siamo abbracciate, e continuavamo a baciarci, avvinghiate l’una all’altra con le mani che si esploravano cercando i punti più erogeni.
I suoi seni erano perfetti, al tatto erano sodi, dritti, non molto grandi con due capezzoli lunghi e duri che ho voluto succhiargli, stringendoli tra le labbra, la sentivo gemere, i miei morsichini gli piacevano ed insistevo slinguazzandoli, facendoli saltellare sotto i colpi della lingua, era un piacere lappare quei capezzoli duri e tesi.
Il suo dito ha ispezionato la mia figa, entrando profondamente e non ho capito più niente, ero talmente su di giri che avevo la paura di perdere i sensi con un orgasmo di forte intensità e dalle sensazioni che provavo, stava per sopraggiungere dirompente.
“Fammi vedere il tuo viso, toglimi la benda”, volevo conoscere chi riusciva a darmi tanto piacere, sentivo la sua pelle liscia, il suo pancino ben scolpito dal ventre piatto, le sue natiche tonde, sporgenti, doveva essere giovanissima.
Un attimo d’esitazione, ma le sue mani mi levarono quella benda che mi aveva resa cieca, una luce abbagliante colpì i miei occhi, dei riflettori erano puntati su di me, come su un palcoscenico ero l’oggetto in primo piano al centro della scena e non riuscivo a vedere chi c’era oltre.
Bellissima, davanti a me, una gazzella dal corpo perfetto, due labbra carnose, alta, magra, un fisico da modella, una giovanissima dea di colore, si, una venere nera, fantastica, capelli corvini, lunghi, lisci e due occhioni neri da far impazzire, era tremendamente sensuale, calze velate bianche con reggicalze e scarpe con tacco a spillo, era impressionante la sua bellezza.
Mi ha trascinata, su un materasso buttato sul pavimento, si è sdraiata e ha aperto oscenamente le gambe, voleva essere succhiata, mi sono avvicinata su di lei baciandola, era bello sentire la sua lingua frullare nella mia bocca e lentamente la discesa verso la figa, con le mani ho aperto il suo frutto, rosa, sugoso, completamente fradicio d’umori, un bocciolo tutto da assaporare.
Per la prima volta assaggiavo il buonissimo sapore di una fighetta, era molto bella e sentirla gemere sotto le mie slinguate, mi procurava un piacere immenso, e la voglia di farla godere, impegnandomi per fargli provare il massimo piacere, sin che ha urlato il suo orgasmo, bagnandomi completamente, facendo colare la sua linfa sulla bocca.
Ci siamo baciate, mi ha fatto mettere a pecora e ha iniziato a slappare la mia ficona desiderosa delle sue attenzioni, con la lingua a sguazzare nei miei umori, avida di stillarne tutto il nettare.
Il clitoride, vibrava sotto le sue attente slinguate, ci sapeva fare e mi sono abbandonata alle carezze della sua lingua spalancando completamente le cosce per sentirla meglio.
Passava e ripassava, lungo tutta la fessura ed iniziavo a rantolare, le sue labbra, due ventose che aspiravano e bevevano i miei umori che distribuivo abbondanti, la punta della lingua sul mio buco del culo le sue dita dentro la mia fighetta, mi accarezzava dolcemente, si dilungava sul clitoride stimolandomi con movimenti lenti, circolari e con gli occhi chiusi godevo incapace di reagire.
Il sibilo di uno spray, il getto fresco sulla fighetta, sul buchino, ho immaginato che fosse lubrificante ma non capivo a cosa servisse, solo poco dopo ho capito il perché.
Ho aperto gli occhi, e la ragazza stava trafficando con una cintura pisellata, portata da Ninni, che stava li affianco, aveva un doppio fallo bello grosso, la negretta lo indossò infilandoselo e allacciandosi la cintura in vita, tenendolo con la mano, si è portata sul taglio della fica, facendo scorrere la cappella lungo il solco, e mi ha penetrato con cattiveria, spingendomelo tutto dentro in un solo colpo, muovendosi dentro di me in modo deciso ed irruento.
Spingeva come una forsennata, mi sentivo piena, impalata da una donna che godeva a sua volta, quel pisello di lattice, si muoveva dentro tutte e due.
Le sue mani maltrattavano le mie mammelle, le palpava, le strizzava, mi pizzicava i capezzoli duri come chiodi, li tirava e supereccitata, distillavo nettare in grande quantità.
Ad un cenno di Ninni la negretta si è sfilata ed ha appoggiato quel bastone al mio ano, riservandogli lo stesso trattamento e mi ha penetrato senza tanti complimenti.
Si muoveva dentro il mio povero culetto con furia, avanti indietro, senza tregua, lo sfilava lentamente e non finiva mai era talmente lungo e grosso, per poi rifiondarlo dentro tenendolo ben piantato, lo sentivo arrivare in gola e mi sono abbassata appoggiando il viso sul materasso per sentirlo più profondamente facendo sporgere il mio culetto.
Ogni tanto da dietro quelle forti luci, dei lampi di un flash, mi stavano fotografando, mi sentivo una gran maiala, terribilmente troia e volevo a tutti i costi stupire mostrandomi in modo spregiudicato senza limiti e senza tabù facendomi trombare da quella donna e dal suo cazzo finto.
Avevo la fica fradicia d’umori e una voglia di cazzo irresistibile, quel fallo di gomma, aveva acceso il desiderio e stavo sborrando come un uomo con schizzi e urla di godimento, segno che la cosa mi piaceva e parecchio.
Mi hanno letto nel pensiero, perché mi sono ritrovata circondata da cazzi in erezione, maschi eccitati, che lo puntavano sul mio viso, trovandomeli solo a qualche centimetro dalla bocca, ed erano tutti molto più dotati di mio marito, avevo il clitoride gonfio di desiderio e la mia figa rigurgitava sborra, ero fradicissima e stupendamente arrapata.
Di fronte al viso avevo tre cazzi straordinariamente grossi, tre magnifiche nerchie in tiro, Ninni e due uomini di colore con un bastone sui 30 centimetri, uno lungo e normale ma l’atro spropositato, dal diametro pauroso, grosso da far paura e mio genero che consideravo ben dotato aveva un pisellino rispetto a loro.
Quando ho visto le dimensioni di quel cazzo, mi sono ingrifata da schifo e curiosa come una puttana, tra lo stupore e la voglia, ho cominciato ad accarezzarlo e leccarlo percorrendo tutta l’asta, baciandogli la cappella e portandomela in bocca, cercando di farne entrare il più possibile, cosa non facile vista la sua grossezza.
Non solo non riuscivo a stringerlo nella mano, ma a bocca completamente spalancata, non riuscivo che ad infilarmi la sola cappella e mi dovevo accontentare di percorrerlo a colpi di lingua e a slinguazzargli il glande come fosse un lecca, lecca, avanti indietro, insalivandolo come meglio potevo, mi soffocava ma non cedevo di un millimetro.
Che meraviglia vedere quei cazzi che fremevano alla vista del mio corpo, quanta abbondanza, li volevo tutti e non aspettavo altro che essere trombata da tutti e tre contemporaneamente.
Tutti volevano essere spompinati e famelica, passavo da un cazzo all’altro, tre belle nerchie da soddisfare, girandomi con la testa per imboccare il bastone di Ninni che avevo alle spalle, ero proprio infoiata, quando ne pigliavo uno in bocca, altri due erano stretti nelle mie mani e li masturbavo con un lento sali scendi.
Ninni, è stato il primo a penetrarmi, si è sdraiato e mi ha fatto mettere a cavalcioni, facendomi calare lentamente sul cazzo, lo stringevo tra le dita e gli ho fatto strada infilandomelo nella figa.
Tenevo i cazzi dei due black stretti in mano e li slinguazzavo tenendo le loro cappelle in bocca, era impossibile accoglierle contemporaneamente ma golosa spennellavo e succhiavo ingorda, spingendomeli in gola sin dove riuscivo, mentre Ninni si muoveva dentro di me e per com’ero bagnata quasi non lo sentivo, scivolava senza nessuna resistenza e non ricevevo piacere.
Volevo soltanto godere, desideravo quel magnifico cazzone e sentirmi un mare di sborra inondarmi il culo, sentirlo schizzare nel budello e sentirmi piena.
Non si è fatto pregare, mi ha piegato sui fantastici muscoli del mio giovane amante che mi stava trombando, facendo sporgere il mio sederino.
La negretta con lo spray in mano, ha lubrificato, il mio buco del culo e abbondantemente quel cazzone, e pigliandolo in mano, l’ha accompagnato puntandolo sullo sfintere anale.
Mi rendevo conto che sarebbe stata una penetrazione esagerata e ne avevo paura, ma sbavavo per averlo tutto dentro, alla fine avrei assaporato la mia prima tripletta, Ninni in figa, un mostro nel culo e l’altro che mi scopava in bocca.
Tremavo, il dolore sarebbe stato lancinante, ma sapevo anche di che intensità sono gli orgasmi che provo quando mi rompono il culo, la sua cappella è sprofondata nel buchetto, lentamente scompariva nelle mie budella e alla fine mi ha sfondato entrando tutto dentro, mi sentivo aprire in due e sentivo quel grosso pezzo di carne farsi strada dentro di me e il mio retto si dilatava accogliendolo sino ai coglioni che sentivo spiaccicarsi sulla fica.
La sensazione era quella d’essere inculata da un asino e non m’importava se mi stava rompendo il culo con una penetrazione devastante da lasciarmi senza respiro, ma il piacere era dirompente e lo incitavo a spingere più violentemente.
Mi squassava facendomi urlare, oramai ero fuori di me e anche se il dolore era lancinante e mi pigliava come un animale alla monta, gli orgasmi non mi davano tregua, si susseguivano uno appresso all’altro.
Finalmente in balia di tre cazzi, piantati nel mio corpo, che si muovevano contemporaneamente, ero completamente impalata e sentivo caldissime ondate di piacere.
Il negrone, ha iniziato a muoversi andando avanti e indietro, tenendomi per i fianchi mi penetrava fino in fondo e sentivo i suoi testicoli sbattere contro le chiappe, il cazzo entrava sempre più profondamente e correva con impeto.
Ninni era talmente eccitato che mi ha riempito la gnocca quasi subito, sentivo la sborra uscire copiosa, con potenti schizzi, che lentamente andavano scemando, urlando come una bestia ed insultandomi com’era suo solito fare, “Sei una puttana, dimmi che sei la mia puttana, siiiiiii, dimmi che sei una rotta in culo”.
Il buco del culo era completamente slabbrato, con l’ano allargato a dismisura, completamente sfondato da quel cazzone.
Non tardarono a riempire di sperma ogni mio buco, il negrone ha tolto il cetriolone dal buco del culo schizzandomi sul viso con forti raffiche di sborra mentre l’altro si svuotava in gola.
Li ho ciucciati a lungo ripulendoli completamente ma soprattutto per ridargli vigore e riportarli in perfetta erezione.
L’altro ragazzo di colore, si è coricato e mi ha invitato a cavalcarlo e cavalcioni sulla nerchia, ero pronta a riceverla nella figa ma inaspettatamente il suo cazzo, lungo come quello un cavallo, si è infilato nel mio culo, mi sentivo morire, anche se era più fine dell’altro, lo sentivo benissimo, Ninni, mi ha spinto la testa verso il suo cazzo e me lo ha infilato ancora in bocca.
Supercazzo ci stava osservando, menandosi lentamente, io lo guardavo eccitata e probabilmente, i miei sguardi dovevano implorare anche il suo intervento, perché si è diretto dietro di me.
Quando ho capito cosa stava per farmi, ho cercato di divincolarmi, ero terrorizzata, due cazzi così grossi erano troppi anche per una rotta in culo come me, ma le mie contorsioni per dissuaderlo, sono state inutili, non riuscivo a muovermi con Ninni che mi teneva per i capelli, scopandomi in bocca e schiaffandomelo in gola ad ogni spinta.
Si è appoggiato ed ha iniziato a spingere cercando di infilarcelo, ormai senza freni inibitori e di pudore mi sono arresa a quell’assurda e bestiale penetrazione, ho lasciato che assieme violassero il mio culo, il dolore era insopportabile, il culo in fiamme.
La penetrazione è stata lenta e difficile e avevo due super cazzi piantati nel culo, piangevo dal dolore e lacrimoni mi solcavano il viso, ma sentirli muovere dentro il budello mi procuravano degli orgasmi che non mi facevano capire più nulla, sembravo un indemoniata
Stavo facendo il pieno nel culo e mi piaceva essere un oggetto sessuale per soddisfare i loro irrefrenabili desideri, un giocattolo, sottomessa ai loro superbi bastoni, senza accorgermene, stavo spingendo il culo contro i cazzi che mi stavano sfondando, mi stavo inculando da sola, con i loro bei piselloni dentro sino alle palle.
L’uomo sotto si muoveva male, ma riusciva ugualmente a spingerlo, ma quello sopra, mi impalava facendomi sentire quella sberla di cazzo sino ai coglioni, andando avanti indietro come un treno e sono sicuro che se avesse potuto ci avrebbe infilato anche quelli.
Assalita dagli orgasmi, i miei non erano più gemiti ma rantolavo, con urla e convulsioni che mi squassavano il corpo, ad ogni botta un urlo di godimento, oramai il dolore aveva lasciato posto al piacere e godevo come una vacca in calore, quando uno usciva l’altro spingeva e non credevo di riuscire a prendere contemporaneamente, due cazzi così grossi nel culo.
All’ennesimo e fortissimo orgasmo, penso di aver perso i sensi e quando mi sono ripresa, i potenti riflettori erano spenti, finalmente vedevo chi era presente a quella riunione in cui mi ero esibita per il loro e il mio piacere, una decina di coppie si scambiavano affettuosità sessuali, un groviglio di corpi ammucchiati uno sull’atro, donne accovacciate pigliavano cazzi in bocca succhiandoli avidamente, altre si facevano prendere da più uomini, donne con donne, lo scenario era quello di un orgia dove tutti godevano come pazzi.
I miei tre amanti, di lato, giocavano con la negretta che gemeva accarezzata da mani che le frugavano il sesso, i seni, mentre lei li succhiava in un goloso pompino.
In un angolo tra i diversi spettatori, ho riconosciuto quel cornuto di mio marito, ancora con la fotocamera in mano e la telecamera appoggiata sul tavolo, altro che due giorni fuori per lavoro, Ninni e quel porco di Giacomo mi avevano organizzato quel festino e chissà l’eccitazione assurda che deve aver provato nel vedermi con tre uomini.
Con le braghe calate sulle caviglie, si stava facendo spompinare a dovere da una zoccoletta accovacciata tra le sue gambe.
Ero ancora frastornata e spossata dalla tripletta, ma soprattutto dalla doppia sodomia, ci ho messo un poco a focalizzare e sarebbe andato tutto bene se non avessi riconosciuto quella donna, “Cielo la nostra Bimba” riconoscevo la sua voglia di fragola sulla natica destra e da come si dava da fare doveva piacergli ciucciare il cazzo del papà, inorridita, guardavo Giacomo e la sua eccitazione nel farsi slinguazzare da sua figlia e mi chiedevo se si erano spinti oltre e aspettavo la sborrata che imminente le avrebbe riempito la bocca.
Dal gruppo, degli uomini con delle possenti erezioni, venivano verso di me, non lasciandomi neanche un attimo per pensare, la notte sarebbe stata molto lunga e godereccia.

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Genero a sorpresa 1

Sarà che il tempo passa per tutti, sarà che invecchiamo, ma non tutti allo stesso modo, so di non essere una ragazzina, ho 54 anni, ma in tanti dicono che ne dimostro almeno dieci di meno, un complimento che mi rende felice e penso che sia apprezzato da ogni donna che lo riceve.
Ho un corpo niente male, ancora sodo e privo di cellulite, solo i miei seni voluminosi, risentono del tempo, il mio aspetto non è più quello di un’adolescente, però dopo due gravidanze e nonostante il peso e l’età, devo dire che sono ancora piacevoli da vedere e sodi al tatto e alle carezze, anche se sono leggermente scesi.
Effettivamente ho una sesta, di cui non vado molto orgogliosa, non mi piace, è troppo grosso e non so come nasconderlo.
Due bei seni e un sedere ancora sostenuto, che mi ammirano, ma mi vergogno da morire quando vedo gli uomini far strabuzzare gli occhi, nel contemplare quelle parti anatomiche del mio corpo e m’infastidisco ancora di più sentirne i commenti.
Giacomo mio marito, invece è lusingato dalle mie misure e s’indispettisce quando tento goffamente di nasconderlo con degli abiti larghi o camminando leggermente curva per non farlo sporgere, ma c’è e si vede.
Fosse per lui dovrei andare sempre con le tette di fuori e mostrarle a tutti, al mare pretende che pigli il sole in topless e cerco di accontentarlo quando siamo senza figli, si eccita da morire quando capisce che non sono passata inosservata e ho gli occhi dei passanti che insistono nel divorarmi le mammelle.
Sono bionda, dai capelli lunghi, lisci, che cascano morbidamente sulle spalle, due occhi verdi e Giacomo dice che rendono il mio sguardo seducente e che mettono in risalto i lineamenti dolci del mio viso.
Mi chiamo Angela, sono arrivata vergine al matrimonio e con l’uomo della mia vita, ho scoperto subito dopo i piaceri del sesso e mi sono pentita amaramente di non essermi concessa prima.
Di me afferma che sono una gran porcona perché ho il viso angelico e un comportamento da santarellina, ma che a letto mi trasformo in un vulcano, lasciandomi andare a tutte le maialate che desidera.
Bastano poche carezze per farmi partire, non capisco più niente, mi lascio trasportare dalla passione dalle emozioni e mi abbandono al suo volere, mi eccito in maniera vergognosa, inizio a strillare, sospirare, gemere a voce alta, a dire frasi irripetibili.
La nostra intesa sessuale è portentosa ancora oggi dopo 32 anni di matrimonio, ma ho sempre cercato di tenere alto il suo desiderio.
Non solo con un abbigliamento sexy e succinto, con biancheria intima di pizzo, seta, trasparenze, tacchi a spillo vertiginosi, per rendere i miei movimenti provocanti e accentuarne la sensualità, ma con spogliarelli che lo fanno impazzire di desiderio, sono arrivata al punto di esibirmi in una lap dance casalinga con tanto di palo, montato in garage, per avere un’arma in più di seduzione.
Quando mi riscaldo provo orgasmi multipli, che mi squassano, si susseguono uno appresso all’altro, senza interruzioni, ora capirete perché urlo, mi dimeno e alla fine rimango esausta, senza più forze, ma alcune volte capita che tra i tanti orgasmi, ne ho uno più violento degli altri che mi porta allo svenimento.
Le prime volte Giacomo si è spaventato, ora è felice perché sa di avermi fatto godere, portandomi all’apice dell’appagamento.
Per mia fortuna, già da qualche anno viviamo soli senza figli, Monica la mia bimba si è sposata due anni fa, mentre Marco il più grande, col primo lavoro si è allontanato da casa per andare ad abitare da solo, ed ora Giacomo ed io, sembrerà strano ma abbiamo intensificato i nostri rapporti sessuali.
Posso finalmente urlare la mia eccitazione, i miei orgasmi, senza la paura di essere sentita, così da sfogare tutta la libidine che ho represso per tanti anni.
Ultimamente Giacomo mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto trasgredire e candidamente gli ho risposto che ho sognato più volte di pigliare due o tre cazzi tutti insieme e farmi riempire di sborra, ma quando la sua curiosità e diventata una richiesta di trasgressione, mi sono rifiutata, non so perché, eppure nelle mie fantasie era un pensiero ricorrente, sino allora l’unico cazzo che conoscevo era il suo e probabilmente avevo il timore che mi piacesse da impazzire pigliarne degli altri.
Capivo immediatamente quando desiderava scoparmi e mi facevo trovare pronta, indossando il perizoma, i tacchi alti, insomma tutto quello che sapevo eccitarlo in modo particolare.
Una sera, l’ho visto più eccitato del solito e per rendere la serata più piccante mi sono vestita da puttana, ho indossato una minigonna inguinale, per quanto era corta, che lasciava le mie gambe scoperte e superava l’elastico delle autoreggenti, due scarpe con zeppa e tacco altissimo, e per concludere una camicetta in velo trasparente abbondantemente aperta che lasciava intravedere il reggiseno a balconcino di due taglie di meno, che mi strizzavano il seno e facevano fuoriuscire i miei boccioni in maniera spudorata, naturalmente un trucco pesante e il tocco sulle labbra di un rossetto rosso fuoco.
Vedermi conciata in quella maniera così volgare, l’ha eccitato ancora di più e si è avventato su di me, iniziando ad accarezzarmi e strofinarsi, facendomi sentire un bellissima erezione.
Le sue mani palpavano i miei seni, mi strizzavano le chiappe, insinuandosi sotto la ridicola gonna, mi diceva sei una gran puttana, quanto vuoi.
Sono bastate quelle poche carezze e ho iniziato a non capire più niente, mi sono lasciata cascare sul divano, come sempre ho chiuso gli occhi e mi sono abbandonata alle sue carezze, tenendo ben spalancate le cosce.
Sapeva che avrei reagito solo dopo il mio primo orgasmo, prima sono incapace di fare qualsiasi cosa, devo riscaldarmi molto bene, l’eccitazione è talmente intensa da non riuscire a ricambiare il piacere che ricevo.
Le sue mani scorrevano delicate lungo le cosce, sono arrivate alla meta, conquistando la fregna che strapazzava sopra gli slip, sentivo gli umori bagnarmi, infradiciandomi tutta.
Lentamente mi spogliava, lasciandomi sempre più nuda, continuava ad accarezzare il mio corpo e i miei gemiti crescevano d’intensità.
Quando mi ha strappato il perizoma di dosso, sono rimasta solo con le autoreggenti e i tacchi a spillo, oramai deliravo e la mia fighetta eruttava la linfa del piacere, sentivo le sue mani accarezzarla, contemporaneamente mi palpava i seni il sedere, mi penetrava il culetto, mi baciava e succhiava i capezzoli, che oramai erano diventati due chiodi appuntiti.
Quante mani avevo addosso, non poteva essere solo, chi c’era con lui, sono trasalita, ora ero cosciente di avere quattro mani che frugavano sul mio corpo e due bocche che ciucciavano i capezzoli.
Mi stavo avvicinando all’orgasmo, l’eccitazione era al massimo ed ero incapace di protestare, di indignarmi o fuggire alle carezze di due uomini.
Di fianco avevo Giacomo e ho preso il suo cazzo, sono andata alla ricerca dell’altro uomo, mi sono ritrovata in mano un pezzo di carne di notevoli dimensioni, pauroso, così grosso da non riuscire a stringerlo tra le dita, ero seduta tra loro e lentamente li menavo sparandogli una doppia sega.
L’orgasmo mi ha travolto, ma non ho abbandonato la presa di quel fantastico randello, ed ero curiosa di sapere di chi fosse quel cazzo che solo a toccarlo, mi faceva esplodere il piacere.
Ho aperto gli occhi, di fronte avevo Ninni mio genero, incredula con gli occhi sgranati sono avvampata in mille colori, ero completamente nuda davanti al marito di mia figlia, truccata come una zoccola, inorridita cercavo di urlare la mia rabbia la mia disapprovazione ma ero come in uno stato ipnotico e non lo mollavo, a portata di mano avevo un bel cazzo, uno di quelli che non si trova tutti i giorni, eppur sapendo che sarebbe stato un rapporto incestuoso, il solo pensiero del proibito, mi eccitava e provavo solo un gran desiderio di sesso.
Non potevo più tirarmi indietro nel momento in cui gli ho cercato il cazzo e l’ho stretto e trattenuto in mano, anche ora che sapevo chi era, accettavo quella depravazione, ma quel pervertito di Giacomo non doveva concedermi proprio a Ninni, che consideravo come un figlio.
Giacomo era notevolmente su di giri, lo incitava ad accarezzarmi a penetrarmi.
Hai visto che tette? Guarda come sono grandi, guarda come sono ciccione, dai toccale, baciale.
Le loro mani erano dappertutto, Ninni si è portato un capezzolo in bocca, vi si è attaccato come una ventosa e poppava avidamente, le sue mani impazzite rovistavano tra le cosce strapazzandomi la figa, il dito scorreva nel solco e zuppo d’umori si è posato sul clitoride titillandolo dolcemente.
Mi ha baciato infilandomi tutta la lingua dentro la bocca penetrandomi sino in gola, la scopava muovendola su e giù, ho lasciato che mi baciasse in quell’insolito modo, la sentivo roteare, frullare, spingerla sino in fondo e cercavo di rispondere facendo saettare la mia contro la sua.
Le sue dita mi strizzavano i capezzoli, li tiravano, palpava i miei seni e la mia fighetta bruciava, un fiume di nettare incandescente, ribolliva colandomi tra le cosce.
Dai mettiglielo in bocca, questa troia di tua suocera, spompina da favola.
Puntati sul viso mi sono trovata il bel cazzo di mio marito, di rispettabili dimensioni e quello grandioso di Ninni, nodoso, con una cappella larga e grossa che mi ricordava un bel fungo porcino.
Quanta abbondanza di cazzi, finalmente li avrei ingoiati, passavo da un cazzo all’altro, ero proprio infoiata, succhiavo e lappanvo le loro cappelle, facevo fatica a pigliare la nerchia di Ninni, dovevo tenere la bocca completamente spalancata, ho iniziato a ciucciarli, li alternavo spingendoli in gola, volevo sentire il sapore del loro sperma.
La mia lingua esplorava la cappella di Ninni, scorreva su quel pezzo di carne bitorzoluto, dalla pelle liscia, vellutata, lo rigettavo in bocca, cercando di sentirmelo in gola, segavo il cazzo di Giacomo, tenendolo ben stretto nella mano, o succhiandoli tutti e due contemporaneamente.
Dai infilami le dita nella sorca, Sii Siiiiii fai sbrodare mammà.
Continuavo imperterrita a spompinarli, mentre Ninni infilava lentamente le dita nella gnocca, mi penetrava sino alle nocche facendole girare e scorrere avanti e indietro, spingendole profondamente in un eccitantissimo ditalino.
Giacomo si è spostato per preparare i miei buchetti all’imminente assalto di quel cazzone, mi leccava divinamente, si spostava dalla figa al culetto e viceversa, frugava in ogni anfratto, raspava succhiando il nettare che abbondante, colava ininterrottamente.
È pronta, puoi pigliarla anche nel culo.
Tremavo all’idea di prenderlo nel culo, era molto grosso ma non vedevo l’ora di riceverlo, sapevo che mi avrebbe sfondato e che mi avrebbe rotto il culo, anche se ero abituata alla sodomia quel cazzo, sicuramente mi avrebbe sverginato.
Mi ha disteso sul divano, con le gambe sollevate e bene aperte, si è adagiato su di me, puntando la cappella sulla vagina.
La penetrazione è stata lenta ma non difficoltosa, ero ben lubrificata, i miei umori usciti abbondanti, lo facevano entrare senza fatica.
Urlavo, sentivo salire ondate di piacere, miagolavo, gemevo, mentre le spinte di quella nerchia si facevano più possenti, godevo di quel bestione che entrava e usciva facendomi sobbalzare, pur coricata, sentivo le mammelle andare da una parte all’altra.
Lo sentivo molto bene, lo risucchiavo strizzandolo con le contrazioni delle pareti vaginali, gli piaceva, anche lui gemeva e mi ricopriva di insulti.
Giacomo eccitato come non l’avevo mai visto, con la bava alla bocca, si teneva il cazzo in mano e si masturbava rabbiosamente.
Mammà sei una vacca, ora ti piglio il culo. Siiii ti faccio strillareeeeeeee.
Sii siiiiiii rompimi il culo. Fallo sbattere sulle tonsille siiiiiiiiiii.
Mi ha fatto mettere a pecora, ma volevo accogliere i loro cazzi contemporaneamente, dovevo dar soddisfazione alle fantasie inseguite da anni.
Giacomo si è disteso per terra, mi sono messa a cavalcioni su di lui, gli ho afferrato il cazzo, indirizzandolo all’apertura della mia figa già slabbrata da Ninni e mi sono impalata.
Ho abbassato le spalle sul petto di Giacomo, in modo da offrire il mio culone ben proteso, la sua cappella ha forzato l’ano e l’ho risucchiato, dilatandomi come non mi era mai capitato.
Ninni, inesorabilmente si è fermato solo quando ha sentito le palle sbattere sulla sorca, ma consapevole delle sue dimensioni, si fece strada un poco alla volta, fermandosi per farmi abituare a quella penetrazione bestiale.
Mi ha preso per i fianchi e affondava violentemente, mi faceva un male boia, ma sentire 30 centimetri di cazzo che entrano ed escono dal culo, mi faceva impazzire di piacere, e godevo di quel bestione, ora sì che i miei mammelloni, saltavano avanti e indietro.
Giacomo era da molto che non mi scopava con quel vigore, mi sembrava un ragazzo di vent’anni e gli orgasmi mi stavano squssando, oramai ero esausta, rantolavo in preda a tremore e contorsioni dolorose.
La mia vagina iniziava ad avere un eccesso di contrazioni, sentivo gli spasmi uno appresso all’altro, sino allo scoppio irrefrenabile dell’orgasmo, si è manifestato violento ed ho perso conoscenza.
Al mio risveglio mi sono trovata adagiata sul divano, Giacomo mi sorrideva felice, mentre sul volto di Ninni la preoccupazione, lo spavento, ma nonostante tutto, erano sempre in tiro, nessuno dei due aveva ancora goduto.
Ho impugnato i loro cazzi e li ho portati all bocca, ingoiandoli, ho iniziato a ciucciarli, li alternavo spingendoli in gola, li ho succhiati, ed ancora ho succhiato, risucchiato, colpi di lingua sulle cappelle, li ho slinguati sino ai coglioni, sino a che ho lasciato i loro testicoli ben vuoti, inariditi dal mio pompino.
Si sono scaricati sul mio viso, a bocca aperta ricevevo gli zampilli direttamente in gola, li leccavo ingordamente.
Li ho ripuliti e sono andata a lavarmi, avevo il volto ricoperto di sperma, al mio ritorno, Ninni era già andato via, meglio così sarebbe stato molto imbarazzante, tra me e Giacomo neanche una parola, da parte sua solo un gran sorriso che aveva mille significati.
Il giorno dopo ho trovato un messaggino sul cellulare, il numero era di Ninni: ciao troia, la prossima volta voglio assaggiare il miele della tua figona.

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