Passione maniacale

Ho sempre avuto un debole per le donne , tanto che, da adolescente durante il sonno vivevo intense storie di sesso, in sogni talmente reali da svegliarmi nel pieno della notte completamente bagnato da orgasmi non cercati, destreggiandomi con loro in tutte le posizioni del kamasutra.
Voi mi direte che c’è di strano? a tutti i maschietti di questo mondo piacciono le donne, e con tutte le belle tope che si vedono in giro, non solo fantastichiamo di finirci a letto, ma si và a caccia.
Lo so, ma la trasgressione e i canoni di concepire la bellezza non per tutti sono uguali e io ho una vera e maniacale passione, desidero fare sesso con donne molto più grandi di me, donne dai seni grandi, esperte, disinibite, con tanta voglia di scopare.
Mi sono reso conto di questa mia ossessione quando a 14 anni, iniziai a spiare la mamma e le zie e pensando a loro mi sono sparato le prime memorabili seghe.
La zia Luisa era la preferita, al mare usava solo gli slip e devo dire anche molto piccoli, l’unica che potevo ammirare senza sotterfugi, metteva in evidenza contornate dal perizoma due belle chiappe, un seno piccolo leggermente smagliato e sceso, ma valorizzato da due capezzoloni neri e grossi che sembravano quelli di una donna pregna.
Come mi piaceva quel corpo non più giovanissimo, impazzivo dal desiderio e mi sarei attaccato a quei capezzoli per poterli succhiare, morsicare, eccitarli con la lingua, ma l’unica cosa di tangibile che poteva rimanermi di quei momenti indimenticabili, come potrete immaginare, un imponente erezione che mi costringeva a stare lunghi periodi coricato sulla sabbia a pancia sotto aspettando una difficile resa o a farmi delle lunghe nuotate, che lentamente mi riportavano alla normalità.
Gli anni passavano e non riuscivo a soddisfare le fantasie che mi attanagliavano la mente, nel frattempo ho conosciuto diverse donne mature, ma come riuscire a dirgli vorrei scoparti, come proporsi a delle signore che avevano spesso un età superiore a quella di mia madre, mi facevano impazzire dal desiderio, ma la timidezza e l’inesperienza bloccavano ogni iniziativa.
Tutto si avverò a 24 anni quando venni assunto, in un importante azienda della mia città per occuparmi della sua immagine commerciale.
L’ambiente era sereno e alcune colleghe molto carine, allietavano la permanenza in ufficio, facendomi pesare meno, il gravoso impegno dell’ultimo arrivato, a cui si chiedono generalmente le cose che agli altri non piace fare.
L’ing. Carlo titolare dell’azienda quando mi presentai il primo giorno di lavoro mi volle far conoscere tutto lo staff , dicendo a tutti che ero il nuovo addetto al marketing.
Questa è Enrica mia moglie e anche lei collabora con noi, si occupa dei contatti con il pubblico e di trattare con i fornitori per avere le esclusive dei prodotti che commercializziamo.
Davanti avevo una dea meravigliosa, sublime, una visione che mi mise in imbarazzo.
Ero arrossito non riuscivo a guardarla, la sua bellezza il suo profumo mi avevano offuscato la mente, comunque allungai la mano presentandomi.
Piacere sono Giacomo.
Sono contenta che tu sia qui, spero, anzi sono sicura che ti troverai molto bene con noi.
Era una donna sulla cinquantina, molto appariscente, vestiva elegantemente e curava ogni particolare , dal trucco alla pettinatura, i capelli biondi, vaporosi, due meravigliosi occhi verdi dietro un paio di occhialini leggermente scesi sul naso.
Quello che mi aveva colpito, oltre i meravigliosi lineamenti del viso, un seno prosperoso, che sembrava voler fare esplodere tutti i bottoni della camicetta che li copriva, ed un sederino sporgente a mandolino, in verità un vero capolavoro.
La sua voce calda mi dava la scossa ogni volta che entrava in ufficio e mi salutava, una donna molto femminile, affascinante, bella come avevo sempre sognato .
I miei pensieri erano solo per lei, Enrica, la sua carica erotica era molto forte e audaci apparizioni mi popolavano la mente, i suoi seni scoperti, la sua patatina aperta, lasciava spazio a performance eccitantissime ma immaginarie .
Sicuramente con una donna così affascinante nel letto doveva essere la fine del mondo, chissà se desiderava il cazzo allo stesso modo in cui io sbavavo per lei.
Una mattina come altre volte, squilla l’interfono, Giacomo , riconosco la voce. Mi dica signora in cosa posso esserle utile – Vorrei che mi accompagnassi all’appuntamento con i giapponesi, tu conosci bene quel prodotto e …. – Si va bene tra cinque minuti sono da lei .
Dopo un paio di minuti ero al volante della Mercedes della signora Enrica, avviai il motore e mi diressi dove i giapponesi ci attendevano.
Durante il tragitto neanche una parola ma ad un certo punto la signora Enrica si voltò verso il sedile posteriore allungandosi per pigliare una agenda che vi era appoggiata sopra, le gambe si allargarono leggermente, mentre la gonna si scostava scoprendogli le cosce.
Vedevo l’elastico delle calze autoreggenti, mostrandomi l’interno coscia, mi ero chiesto tante volte se usava le calze o i collant, ora non avevo più dubbi, una donna con quel sex appeal non poteva usare i collant .
Quella visione mi aveva eccitato, mi fece crescere il desiderio con un erezione immediata che non riuscivo a celare date le grosse dimensioni del mio pene.
I miei occhi fissavano quelle gambe a dire il vero strabuzzavano fuori delle orbite, bellissime, dalla caviglia sottile, alla coscia lunga ben tornita.
Enrica se ne accorse e con gran classe si ricompose, mi guardò con aria di rimprovero e sentii la sua voce : Cosa fai, mi sbirci le gambe ?
A quel rimprovero il colore del mio viso assunse tutte le tonalità del rosso, mi aveva sorpreso come un ragazzino a rubare la marmellata, iniziai a balbettare cercando di scusarmi i i io non …
Ho il doppio dei tuoi anni, potrei essere tua madre.
Nonostante fossi nel pallone divenni audace.
La bellezza non ha età e lei è bellissima.
Sei un vero impertinente, ma adoro i complimenti.
Ora la sua voce era calda, sensuale, la vedevo mentre osservava la patta dei pantaloni, l’erezione non era passata inosservata, si vedeva, si mordicchiava un labbro.
Devi essere un bel maialino, da quanto vedo le mie gambe ti hanno stregato, ci stai provando ?
Nell’imbarazzo più totale ripresi a balbettare, no i i io …….
Lascia perdere, non tentare di scusarti, sei un bel ragazzo e a dire la verità mi piacerebbe conoscerti molto più a fondo.
Un brivido mi attraverso tutta la schiena, era un modo per dirmi ho voglia di scopare con te, o avevo frainteso il senso delle sue parole, risposi con molta cautela.
Sono lusingato che mi troviate un bel ragazzo, anche a me piacerebbe conoscerla molto più affondo.
La stessa sera mi chiamò per invitarmi a cena nella superba villa dove abitavano, a pochi chilometri dalla città.
Domani sera alle 21.00 sii puntuale, ci metteremo a tavola subito dopo.
E ….. l’ingegnere
Non ti preoccupare di lui, la mia felicità è anche la sua.
Che cosa voleva dire, ci rimuginai tutta la notte, l’unica certezza, l’ingegner Carlo sarebbe stato complice d’ Enrica e di non avere frainteso le sue parole.
Come si sarebbe comportato l’ingegnere ? si sarebbe ritirato dopo cena lasciandoci soli o avrebbe voluto solo guardare la moglie tra le braccia di un altro, oppure i giochi dovevano coinvolgere tutti e tre ? queste ultime ipotesi mi davano molto fastidio, ma il desiderio per lei era cosi forte da farmi accettare tutto.
Spaccai il secondo, alle ventuno il mio dito si appoggiava al campanello lasciando che suonasse in modo deciso quasi avessi fretta .
Mi presentai con uno splendido mazzo di fiori , ad aprirmi la cameriera, una splendida ragazza di colore, con il classico vestitino nero con il grembiulino e la crestina bianca.
Buona sera si accomodi, lei deve essere il sig. Giacomo, i padroni la stanno aspettando.
Mi venne incontro l‘ing. Carlo che mi accolse come un vecchio amico, mettendomi a mio agio.
Hai fatto proprio bene a portarle dei fiori, gli piacciono molto.
Quei fiori sono per me ? sei molto gentile ma non dovevi disturbarti.
Enrica mi tolse i fiori dalle mani e avvicinandosi mi sfiorò le labbra con un bacio.
Bellissima, strizzata dentro un abitino che fasciava il suo corpo, facendone risaltare le curve armoniose e regalandomi con una profonda scollatura il piacere di osservarle il seno nel classico vedo non vedo, era tremendamente sexy.
La cena, tra una chiacchiera e qualche battuta finì velocemente, non mi accorsi neppure dei succulenti piatti che Marie la cameriera ci serviva, le mie attenzioni e miei occhi erano solo per la bella padrona di casa.
Ci trasferimmo in salotto per il cognac e licenziata la cameriera, io ed Enrica ci siamo seduti uno affianco all’altra sul divano mentre l’ingegnere di fronte a noi si accomodava sulla poltrona.
Il motivo di quell’incontro lo conoscevamo tutti e tre, ma a giudicare dal silenzio l’imbarazzo ci stava pietrificando.
Diamoci del tu, in questi momenti, sarebbe ridicolo che tu le rivolgessi frasi del tipo : Mi scusi signora Enrica vorrebbe essere cosi gentile da pigliarmelo in bocca se non le spiace gradirei un bel pompino e sarebbe molto eccitante se lei mi permettesse di sborrarle in bocca.
Che battutaccia, Enrica era arrossita, ma ci mettemmo a ridere, quella frase aveva smorzato la tensione.
Hai ragione Carlo se anche Enrica è d’accordo vi darei volentieri del tu, è sicuramente più confidenziale e ci farebbe entrare in intimità più facilmente.
Enrica sfoderò uno dei sui meravigliosi sorrisi e con un cenno del capo mi ha fatto capire di considerarla come una vecchia amica.
Ho appoggiato, facendo finta di niente, la mano sul ginocchio di Enrica, soffermandomi ad accarezzarne l’interno, volevo rendermi conto con la reazione dei due se potevo spingermi oltre.
Dopo un attimo di irrigidimento, Enrica mi ha guardato con desiderio, nel suo viso un espressione vogliosa da una vera porcona.
Probabile che tra Enrica e Carlo ci sia stato un impercettibile cenno d’intesa, ha allargato le gambe nel tacito invito a continuare.
Accarezzami, ti desidero.
Guardandola negli occhi ho accarezzato la sua gamba salendo lungo la coscia, la sentivo morbida, vellutata, arrivando dove finiva l’elastico delle autoreggenti.
Ha socchiuso gli occhi, le sue labbra carnose si sono aperte e mi sono avvicinato per cercarne il contatto.
Ci siamo abbracciati con le bocche unite, le nostre lingue si cercavano, si intrecciavano, rispondeva con passione, ad un bacio travolgente.
Ero risalito sino ad incontrare gli slip già fradici di umori , premevo sulla fica con la mano aperta e per offrirsi meglio ha spalancato ulteriormente le cosce, abbandonandosi alle mie carezze.
Ho infilato le dita sotto l’elastico incontrando la sua fica abbondantemente bagnata, il cazzo sembrava esplodermi dentro le mutande.
accarezzavo tutto il suo corpo, ho scostato i lembi della scollatura e i capezzoli sono saltati fuori, grossi, turgidi, rosei, invitanti come due ciliegine, mi ci sono attaccato, succhiandoli, lambendoli con la lingua.
Il vestito è scivolato morbidamente alla vita, scoprendogli un seno da far invidia a tante diciottenni che conosco, due mammelle meravigliose, sode ben sostenute, una quarta tutta da esplorare.
Si è alzata per sfilarsi il vestito, rimanendo solo con uno striminzito perizoma che le faceva risaltare la rotondità dei suoi glutei, le autoreggenti e le sue scarpette dal tacco a spillo vertiginoso.
Nuda Enrica era ancora più bella di come l’avevo immaginata, si è chinata su di me e sbottonandomi i pantaloni si è impossessata del mio cazzo già in tiro e senza farsi pregare lo ha portato alla bocca.
Le sue labbra, la sua lingua, mi facevano impazzire, lo inghiottiva spingendoselo in gola, avevo la netta sensazione che la sua bocca calda e ingorda fosse nata solo per fare pompini.
Carlo seduto compostamente sulla poltrona ci osservava senza dire niente, avevo capito che Enrica si spostava e si sistemava in modo che ogni sua mossa, era studiata perché ci potesse osservare meglio, per fargli vedere come la riempivo o come lei mi si concedeva.
Il cazzo spariva completamente nella sua bocca, mentre l’altra mano mi stringeva i testicoli, teneva gli occhi chiusi succhiandomi e leccandomi tutto il palo in lungo e in largo gustandolo come se tra le labbra non avesse la mia cappella ma un lecca lecca.
L’orgasmo stava per sopraffarmi e mi sono dovuto fermare, era ancora troppo presto per fargli assaggiare la sborra, prima volevo gustarmela.
L’ho fatta accomodare sul divano gli ho sfilato gli slip e tenendogli le cosce spalancate mi sono inginocchiato davanti a lei posando le mie labbra sulla quella fighetta sugosa.
Era un lago da cui bevevo, la lingua scavava in profondità, entrava e usciva da quella caldissima caverna, mi soffermavo sul clitoride che svettava come un piccolo pene, lo leccavo lo morsicavo.
Senza resistenza le mie dita sono entrate in lei, spingevo profondamente e lei muoveva il bacino per sentirmi meglio.
Gemeva, i suoi sospiri erano come un afrodisiaco, mi incitavano a continuare, sembrava dicessero mi stai facendo godere, insisti sei bravo.
Enrica non ne poteva più, mi ero accorto del suo orgasmo dalle sue contrazioni sulle dita da come agitava il suo corpo e ora mi chiedeva il cazzo a gran voce.
Pigliami, sbattimi ti desidero, ho voglia di cazzo, dai oraaa.
Voleva condurre il gioco, si è alzata poggiando una gamba sul tavolo, in quella posizione era oscenamente aperta, i sui buchi erano in primo piano.
Carlo impassibile avrebbe goduto nel vedere la sua Enrica penetrata da me, in quella posizione la sua condizione di voyeur sarebbe stata soddisfatta ottimamente.
Mi sono avvicinato, col pene ho puntato la sua bellissima figa e con un colpo secco l’ho penetrata, è scivolato dentro senza nessun impedimento, ora mi muovevo lentamente dentro di lei.
Mi stringeva con la vagina, la sentivo contrarsi dandomi una stupenda eccitazione che ricambiavo aumentando il ritmo della scopata, tenendola per i fianchi.
Gemeva, i sospiri man mano andavano ravvicinandosi, urlava, si dimenava sino a che l’orgasmo la squassata.
Vi voglio tutti e due, si siii dai Carlo montami anche tu.
Ha voluto coinvolgere il marito, voleva due cazzi, io invece volevo il suo culo.
Preparagli il buchino ho il desiderio di incularla
Si è messa a pecora, allargandosi le chiappe e Carlo dietro gli leccava il buchino, cercando di penetrarla sempre più profondamente perché si sentisse inculata dalla sua lingua.
Gli ho rimesso il cazzo in bocca, sporco dei suoi umori e come una ventosa, mi avvolgeva e succhiava aiutandosi con la lingua.
Sotto l’incessante lavoro della sua lingua, l’ano si era ben dilatato e Carlo esplorava nelle viscere dandogli il modo di entrare sino in fondo.
Era pronta a riceverlo e con l’aiuto di crema lubrificante ho preparato il cazzo per fargli superare le resistenze del suo buchino stretto.
Saltata a cavalcioni su Carlo gli ha preso il pene e l’ha indirizzato sulla vagina strusciandolo più volte sui labbroni gonfi e lentamente si è fatta penetrare.
Carlo pompava con foga.
Vedevo il suo buchino dilatato era un forte richiamo.
Ho avvicinato il fallo al buco del culo ed ho spinto sino a che non ho sentito l’anello anale cedere e risucchiarne la grossa cappella.
Mi sono fermato per farla abituare a quel corpo estraneo, l’ho sfilato e ho ripetuto la penetrazione, ma privo di ogni resistenza ho sentito il cazzo sprofondare nel budello.
Mi sono meravigliato della facilità con cui era entrato data la notevole dimensione del mio cazzo ed ora lo stantufavo prepotentemente andando avanti e indietro.
Si è irrigidita, sentiva la doppia penetrazione ma il piacere era più forte del dolore, lasciandosi andare a grugniti che sembravano quelli di una scrofa sgozzata da come urlava i suoi orgasmi, che sopraggiungevano uno appresso all’altro.
Era da circa mezzora che mi facevo Enrica in tutti i suoi buchetti e non resistetti più, ho sfilato il cazzo dal culo porgendolo alla cura delle sue labbra dove mi sono svuotato, riempendola, lei con la bocca aperta ha cercato di bere tutti gli schizzi di sperma che le arrivavano.
Una scia di sperma, che la copriva dal naso sino all’occhio sgocciolava sulle tette che sotto la spinta di Carlo ballavano meravigliosamente.
Per Carlo l’emozione era stata fortissima, vederla inghiottire litri di sperma lo aveva eccitato al punto che anche lui venne urlando.
Enrica si è alzata e si è diretta al bagno per pulirsi tappandosi la fica con una mano per non perdere la sborra che le colava.
Io e Carlo ci siamo rivestiti e per me era giunto il momento del commiato.
Ho baciato Enrica e nel salutarci anche la promessa di rivederci, la serata era piaciuta a tutti e tre.

Ps. Sono curioso di conoscere i Vs. commenti.

Lalla, una zia da monta

Un weekend da sballo

Tante volte mi sono chiesto quale sia il segreto per far godere una donna, come toccare e come rivolgersi alla partner per portarla all’apice del piacere e riuscire a farla schizzare come un uomo, si con la figa che si trasforma in una vera fontana ma, questa probabilmente, è dote solo di pochissime.
Mi sono sempre prodigato, con delle lunghe ed estenuanti penetrazioni, pompando per mezzora di filato quelle bellissime e calde fighette, con degli ottimi risultati.
Per mia fortuna ho una notevole resistenza e soprattutto sono ben dotato e avere un randello lungo e grosso mi agevola, riuscendo a farle sbrodolare con molta facilità ma, cosa gli piaccia realmente per raggiungere orgasmi da mille e una notte, questo non l’ho ancora capito, qualcuno dice che se trovi il loro punto G è fatta, ti sviene ad ogni orgasmo, però un po’ di sperimentazione non guasta, per provare nuove emozioni, per rendere la vita sessuale più eccitante e più appagante per entrambi.
Così da diverso tempo sono alla ricerca di una femmina in calore che sappia insegnarmi l’arte per farle impazzire di piacere ma, comunque ho rinunciato a capire il mondo femminile, morale della favola, ogni volta che mi convincevo di aver trovato la ricetta per rendere felice una donna, ne scoprivo un’altra altrettanto appagante, anche se egoisticamente, spesso penso solo a me stesso.
Con l’esperienza però, una cosa l’ho capita, non tutte le donne sono uguali, per godere, hanno bisogno di tempi e metodi diversi, ognuna ha i suoi punti più sensibili che amano essere accarezzati, solleticati da lingue frenetiche, pizzicati, talvolta maltrattati, chi ha la necessità di lunghi preliminari, chi vuol sentire il sapore dello sperma, chi ama frasi sborrare in faccia, chi sulle tette, chi come Lalla che riesco a far godere come non sono mai riuscito con nessuna, lei è una sodomita e si scatena pigliandolo nel culo, ama mettersi a quattro zampe sul letto e chiederti ad alta voce di venire inculata.
Gode come non so che cosa, si mette a pecora sul letto e mi invita a prepararle il culetto, inizio a slinguazzarlo e con la lingua tra le chiappe cede facilmente, si apre ed entra in profondità, lo esploro con la devozione che quel piccolo pertugio merita, allarga le gambe sempre di più alzando il culo appoggiando la faccia sul materasso, si contorce come un anguilla e urla, urla come una scrofa sgozzata e quando schizza, lo fa come un uomo, infradiciando anche il letto, e solo allora mi chiede di incularla, di sentire il mio bel cazzone che la apra in due, “ siii siiiiiiii rompimi il culo, sfondamiiiiiiiii” che femmina focosa sotto le lenzuola, dalle curve mozzafiato e sessualmente disinibita.
Una donna così, certo non la trovi dietro l’angolo e farla scappare sarebbe imperdonabile, oltretutto è molto bella, due occhi da pantera, verdissimi, dallo sguardo profondo, ipnotico, una cascata di capelli rossi a solleticarle le spalle, qualcuno potrebbe obiettare che è una donna matura, che a quarantasette anni il suo corpo è di sicuro ceduto con l’avanzare dell’età ma, non è vero, il suo fisico è perfetto, bella è dir poco, statuaria, appariscente, sensuale, sexy, ha tutto quello che un uomo può desiderare e poi a letto si trasforma in una mignottona da monta, questo per evidenziare quanto è calda, sensuale e come si scatena con un cazzo tutto da gustare e da consumare.
Ha una quarta piena e soda, da far rabbrividire una ventenne e il suo culetto un sogno su un corpo da venere, due gambe lunghe, dalle caviglie sottili, dai polpacci affusolati alle cosce ben tornite.
Di lei sono innamorato, anche se ho ventiquattro anni di meno, in lei ho trovato la femmina in calore che avevo da sempre cercato e sono gelosissimo quando si concede ad altri uomini anche con me presente, figuriamoci quando mi racconta uno dei suoi incontri, anche se sotto sotto mi eccito tanto.
Devo dire che ora è più bella e seducente di quando aveva quindici anni di meno, la conosco molto bene, lei è mia zia, la sorella più piccola di papà.
Lalla è la mia zia preferita, tra noi, da sempre si è instaurato un legame forte, ci adoriamo e oltre ad essere mia zia, è un ottima amica e pur essendoci una differenza di età notevole, ci confidiamo tutto, senza scendere nei particolari più intimi, su di lei, non ho mai fatto pensieri particolari e non l’ho mai vista come ad una donna da trombare, anche se non nego di essermi spesso beato delle sue curve atomiche e di essermi tirato qualche sega, pensando al suo culetto o le sue tette ma, finiva tutto li.
Lalla è ancora signorina, non si è mai voluta legare affettivamente ad un uomo, pur non mancandogli i corteggiatori e gli spasimanti, una sua scelta da rispettare e poi il cazzo non gli manca, una simile bellezza non ha certo difficoltà a trovare un uomo che soddisfi le sue voglie.
Una bella gnocca solo per pochi, ma non per tutti, una gran mignotta, decisivamente selettiva, nella scelta dei suoi amanti ma, non c’era niente da rimproverarle, d’altronde è single e anche lei ha diritto alla sua vita sessuale.
Ricordo perfettamente la primavera di tre anni fa, era maggio inoltrato e la zietta mi invita per il weekend alla sua casetta al mare, mi avrebbe pagato se le risistemavo il giardino e avessi ripristinato gli assi della recinzione, un po’ di soldini a uno studente squattrinato avrebbero fatto sicuramente comodo, così ho accettato con entusiasmo.
Il sabato mattina mi sono alzato presto e presi gli attrezzi dallo sgabuzzino, falciatore, rastrello, cesoie per potare, ho iniziato immediatamente a tosare il prato tenuto incolto durante i mesi invernali.
Il sole era alto, caldo e faticando ho iniziato a sudare così mi sono levato la maglietta, rimanendo con dei calzoncini corti elasticizzati, devo dire più che attillati.
Lavoravo alacremente senza sosta, volevo sbrigarmi e godermi un po’ di mare, quando è arrivata la zia, bella come sempre, lettino prendisole in mano e la borsa con l’asciugamano, indossava un accappatoio corto, lasciato abbondantemente aperto sul seno con la stupenda visuale di due belle poppe semi coperte, che attiravano lo sguardo, ai piedi due sandaletti dal tacco alto che slanciavano ancora di più le sue fantastiche gambe.
Sistemato il lettino sul prato si è sfilata l’accappatoio, facendolo scivolare morbidamente, sono rimasto a bocca aperta, con gli occhi che mi sono usciti dalle orbite, la zia era nuda, o almeno le zinne erano al vento con i capezzoli che al contatto dell’aria si sono inturgiditi immediatamente, sotto aveva solo uno slippino ma, era talmente piccolo che copriva solo parte del pube, si intuiva che la sua fighetta doveva essere ben depilata e quando si è inchinata per recuperare la crema abbronzante, un filo interdentale, separava le due fantastiche chiappe, lasciandomi intravedere le pieghette più scure del suo buchetto.
Il leggero tessuto di quegli slippini, gli era entrato nella spacca della fregna e ne evidenziava il gonfiore ben pronunciato, delle sue splendide labbra carnose.
Stavo scoppiando dentro i pantaloni, l’erezione è stata immediata, prepotente, cercavo di fare l’indifferente senza riuscirci, il mio sguardo era traboccante di desiderio e non ce la facevo a distoglierlo.
Il corpo della zia era più bello di come l’avevo immaginato e quelle tette sono meravigliose, sembrano le fusoliere di un bimotore pronte al decollo ma, quello che mi ha fatto veramente arrapare è stato il suo culetto, fa sognare e la mia mente, ha elaborato strani pensieri.
Stavo facendo una figura di merda, eccitarmi così davanti alla zia, sarei voluto scappare ma ero in evidente confusione “Ti sei messo della crema solare? Se no ti scotti” con un cenno mi ha fatto capire di avvicinarmi facendomi vedere il tubo dell’abbronzante.
Nel mio sguardo doveva esserci tanta malizia e desiderio ma, anche lei non scherzava, si era accorta del mio stato di eccitazione e i suoi occhi, avidamente si erano appoggiati sul rigonfiamento dei pantaloncini, come la sua mano, che mi stava già accarezzando il pisello.
“Se è questo l’effetto che ti faccio, devo rimediare e farmi perdonare“ mentre continuava a palpare il mio pisello che svettava da far paura, sono rosso di imbarazzo, sono confuso, turbato ma, eccitato come un cavallo, mi ha tirato giù i pantaloncini e il cazzo, è schizzato fuori come una molla, duro, grosso e lungo, riusciva a fatica a nascondere la sua eccitazione, “Che bendiddio“
Le sue mani si sono impossessate del mio cazzo, con una lo stringeva e con l’altra soppesava le palle che lentamente si riempivano di sborra diventando sempre più dure.
Si inginocchia e prende il mio cazzo in bocca, le sue bellissime labbra si sono avvicinate alla cappella e come una mungitrice si sono appiccicate come una ventosa iniziando a succhiarmi il cazzo, ci sa fare la puttana, mi diventa sempre più duro è un pompino tremendamente elettrizzante, la lascio fare e chiudo gli occhi godendomi quella slinguazzata, lo imbocca completamente, sento i coglioni sbatterle nel mento, mi sta risucchiando l’anima.
Ho il cazzo completamente insalivato, la sua lingua lo percorre da cima a fondo, soffermandosi a mordicchiarmi lo scroto e con la mano che lo stringe me lo mena lentamente.
Mi tremano le gambe e sono scosso da scariche elettriche che mi arrivano al cervello, mai nessuna mi aveva fatto un pompino così avidamente e sentivo il piacere salire, stavo per venire, volevo sborrarle in bocca ma, la zia da brava troia se n’è accorta dalle contrazioni e afferrato il cazzo stringendolo nel pugno, mi trascina in casa senza mollare la presa “Sai che alla zia piace tanto pigliarlo nel culetto? Sborrami nelle viscere”
Messa a quattro zampe sul suo letto, scodinzolava con il culetto già per aria, una visione tremendamente arrapante e tenendo il cazzo in mano, mi sono avvicinato poggiandogli la cappella tra le chiappe, cercando di centrare lo sfintere anale.
“No amore mio, è molto grosso, non avere furia e preparami, lo voglio gustare da subito”
Ho un bel cazzo, ma niente di straordinario, venti centimetri e abbastanza largo per farlo sentire alle fiche più consumate, sono dotato ma non pensate ad uno storpio e in ogni caso sbatacchiato nel culo a freddo doveva essere doloroso, aveva ragione la zia.
Mi stava chiedendo di leccarele il culetto e per me, era la prima volta che mi avvicinavo con la lingua a quel piccolo e tanto amato pertugio e finalmente con mia grande eccitazione, una donna mi concedeva di sbatacchiarla nel culo.
Timidamente, ho iniziato a leccare i contorni di quello stretto orifizio e ne sentivo il sapore inebriante, afrodisiaco, dal gusto acuto e allo stesso tempo dolciastro, mi piaceva e man mano che ci pigliavo dimestichezza, la mia lingua affondava tra le pieghe spingendosi profondamente.
Sentivo il suo respiro farsi affannoso, il giochetto di lingua gli piaceva e con le dita si accarezzava il clitoride, lo trastullava tra i polpastrelli per poi conficcarsele tutte dentro il figone completamente aperto e grondante di umori.
I gemiti erano sempre più forti, ululava e quando ha iniziato a schizzare il suo primo orgasmo, si è infilata un dito in culo, spingendolo profondamente, cacciandoselo su e giu, furiosamente.
Era pronta per subire penetrazioni più corpose, i suoi muscoli anali erano rilassati, con lo sfintere aperto come un cratere.
Si è allargata le chiappe, supplicandomi di romperle il culo, non ci ho pensato due volte, mi facevano male i coglioni da quanto erano pieni di sborra e afferrato il cazzo, ho puntato l‘ano, ottimamente lubrificato e dilatato, ed ho spinto sino a che non ho sentito l’anello anale cedere e risucchiarne la cappella, poi gliel’ho buttato dentro con un unico colpo e privo d’ogni resistenza, il cazzo gli è scomparso nel budello, affondando sino ai coglioni, si è lasciata andare con un urletto e un gemito prolungato di piacere.
Inizio a muovermi lentamente, facendolo scorrere per tutta la lunghezza, avanti indietro, grida mi chiede di spingere più forte, l’accontento sbatacchiandola con più grinta, ma è ancora insoddisfatta, “Dai violentami il culo” “Si siiiiiiii dimmi che sono una zoccola siiiiiiiiii”
Il culetto è stretto, mi avvolge il cazzo, lo stringe e ne sento le contrazioni ma, è cedevole più di quanto immaginassi e scivola bene in profondità.
Mi sento come un animale la piglio con spinte poderose, spingendoglielo dentro violentemente ma, era proprio così che voleva godere e martellavo senza tregua cercando di farci entrare anche i coglioni.
Lalla ansimava, era scossa da un tremito continuo, i suoi gemiti, ormai erano latrati e incessantemente andavo avanti e indietro in maniera frenetica, mi sentivo ribollire e tenendola per i fianchi glielo piantavo profondamente con delle vere e proprie bordate.
Il letto è completamente bagnato, infradiciato dai suoi orgasmi che si susseguano uno appresso all’altro, sto impazzendo di piacere, sto per venire e i colpi si fanno sempre più ravvicinati, selvaggi, animaleschi, con la voglia matta di riempirle il culo di sborra, ma la zia un’altra volta mi cambia il programma, “Vienimi in bocca”
Sento la sborra salire, sono al culmine e sfilo il cazzo, si gira e mi afferra la nerchia portandosela alla bocca ma, inizio a schizzare che non l’ha ancora imboccato, una pioggia di sperma gli si è riversata sul viso, sulle labbra sino ai capelli.
La sborra mi usciva copiosa e non riusciva a berla tutta, non si fermava più e schizzo dopo schizzo il suo volto ne era una maschera, lasciandola sgocciolare sulle mammelle.
Il primo round si è esaurito con Lalla che mi ha ripulito il cazzo risucchiandomi sino all’ultima goccia, svuotandomi completamente i testicoli.
In Lalla ho trovato la donna che cercavo, riesco a portarla all’apice dell’orgasmo e da come schizza non è una mia illusione, gode, si contorce nel piacere, nella lussuria e oltretutto non è solo bona è un’eccezionale femmina da monta, una vera maiala pronta ad esaudire ogni mio desiderio.
Ho trascorso un weekend da sballo che ricorderò, anche se dopo tre anni la nostra storia continua nella trasgressione e chi se ne frega se l’incesto è considerato da molti immorale, godiamo come pazzi.

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Sara la studentessa.

Conosco Sara da quando aveva dodici anni. Oggi è una studentessa diciannovenne al primo anno d’università. Simpatica, spigliata e soprattutto una bella ragazza. Fisico discreto, viso carino, è la figlia di un mio amico.Le nostre famiglie si frequentano spesso. La confidenza è ormai di casa e con lei ho un rapporto più che amichevole. Io sono un quarantacinquenne di discreta presenza. Non nascondo che negli ultimi tempi penso spesso a Sara coinvolgendola in sfrenate fantasie sessuali. Penso che tra noi ci sia simpatia reciproca e il fatto di parlare spesso su tutti gli argomenti possibili non fa che rafforzare la nostra intesa.

Come ogni mattina la vedo ferma alla solita fermata dell’autobus. Con l’auto rallento, mi fermo e mi avvicino al finestrino.

-Ciao Sara vuoi uno strappo fino a scuola?

-Si volentieri, Giampiero– sale in macchina, riparto e noto subito l’abbigliamento delle ragazze d’oggi. Provocante.

Scarpe senza tacco, gonna corta che lascia intravedere l’orlo degli slip, camicetta sopra l’ombelico sempre stretta in modo che la forma delle tette sia sempre ben in vista.

Tra un argomento e l’altro lei mi chiede.

-Ma e difficile guidare l’auto-?

Ma no. Alla fine s’impara. E solo questione di fare la prima esperienza con la guida.

Lei spigliata: eh sì ….l’esperienza prima o poi si deve fare.

-Prova a cambiare marcia !-

Appoggia la mano alla leva del cambio e prova ad ingranare la marcia.

-No, mi dispiace, non ci riesco…. è troppo duro. Sorride della battuta. il pensiero è malizioso.

-Ma che dici !- butto lì

-Ti aiuto io-. Appoggio il palmo della mia mano sulla sua.

Ridiamo della situazione un po’ goffa.

-Dai non ce la faccio, è difficile-

-Ma no ci vuole pazienza- Riesco ad ingranare la terza. La quarta. torniamo alla terza.Ci prende gusto, ride. Si diverte. La mia mano è sempre sulla sua. Si fida di me. Anche a lei non dispiace il contatto fisico.

Sento la sua mano calda. Anche il solo contatto con la pelle della sua mano mi fa indurire il cazzo.

Il mio sguardo scivola sulle sue gambe. Sono lunghe, lisce dalla forma affusolata. le accavalla. La gonna corta e stretta mette in risalto la forma delle cosce.si volta verso di me. Noto il vuoto che si crea quando la gonna stretta stringe la gambe. Mi fa impazzire.

Gioca con me. Per spavalderia o per incoscienza, ma a me va bene così. Io sono più grande. So dove mi piacerebbe arrivare. Io la scoperei anche se è la figlia di un mio amico. Con questi pensieri il mio cazzo diventa sempre più duro.

E’ il momento che aspettavo. Chiudo la mia mano sulla sua.

Lei si fa seria. Non ride più. Stacco le nostre due mani ormai unite dalla leva del cambio

Lei intuisce ma non toglie la sua dalla mia. Le porto entrambe sulla mia gamba. Tolgo la mia mano. Lei sarà libera di ritrarla o di salire verso il mio cazzo.

La sua mano è sulla mia gamba. Guarda avanti. Non dice nulla è intimorita. Non si aspettava questa mossa. Dopo qualche secondo gira lo sguardo verso di me.

-Continuo ? – mi chiede.

- Solo se vuoi. – È la mia risposta

Sento che la sua mano si muove. Va verso il cazzo

Lentamente risale il mio interno coscia per poi seguire dolcemente il profilo del mio uccello duro. Sento le sue dita che cercano già di stringere l’uccello attraverso i pantaloni. Vuole sentire la forma di un cazzo di un uomo.

Visto la piega della situazione imbocco velocemente una strada che ci porterà in una zona isolata. Lei capisce ma non dice nulla. Continua a massaggiarmi la minchia sempre più dura. Ci fermiamo in una zona appartata. Spengo il motore

- Lo vuoi vedere ?-

 -Sì.-

Slaccio la cintura, il bottone dei pantaloni e abbasso la zip. Apro i due lembi dei pantaloni. Il suo sguardo è fisso sulla forma del cazzo duro attraverso le mutande. Appoggia la mano. Alza l’orlo delle mie mutande e come una molla, la cappella scatta fuori, rilascia le mutande e si ritrova in mano una nerchia rigida.

- Ti piace ?-

- Sì. -le sue risposte sono solo monosillabe.

- Sai, non sono mai stata da sola con un uomo e tanto meno con il suo coso di fuori-. Le sue risposte riprendono tono.

- Non mi aspettavo facessi una cosa del genere -

Mi guarda negli occhi ma contemporaneamente comincia a menarmi l’uccello.

Allungo una mano sulla sua gamba, mi avvicino alla sua testa. Le sussurro ad un orecchio

-Mi fai impazzire Sara. Mi piaci…mi piaci-.

Mi ritraggo e aggiungo: Ti andrebbe di succhiarmelo?

Senza risposta si rigira ancora di più verso di me. Aggiusta la gonna alzandola verso la vita scoprendo ancora di più le giovani cosce. Posso vedere gli slip rosa che trattengono tanti peli di figa. Mi abbasso i pantaloni fino alle ginocchia.

Noto con eccitazione il forte contrasto tra la minchia dura le mie gambe muscolose e pelose e le sue mani con dita affusolate che si appoggiano sul mio ventre. Abbassa la testa verso il cazzo e con la lingua inizia a leccarmi la cappella. Vedo solo i suoi capelli che si muovono seguendo il ritmo della slinguata. Sento che comincia ad infilarlo poco alla volta nella bocca. Il cazzo entra ed esce. È brava per avere solo diciannove anni, penso.

Con il mio braccio cerco di avvinghiarla ancora di più a me. Con la mano le tocco la parte finale della schiena. Palpo le chiappe attraverso il tessuto della gonna. Sono morbide.

Il rumore della slinguata che corre su e giù dal mio cazzo mi eccita sempre di più.

Ma voglio ancora di più. Ora ce l’ho qui. Una bella ragazza di diciannove anni è un’occasione che non si presenta spesso. E lei ci sta.

Delicatamente le alzo la testa dalla mia canna. Un rivolo di saliva le scende dalle labbra che si pulisce con il dorso della sua mano.

-Voglio scoparti Sara ! -

Con un sorriso invitante di toglie la gonna. Posso finalmente toccarle la figa. Scosto con due dita gli slip e comincio a giocherellare con il buchetto vaginale.

“ Cosa mi fai….cosa mi fai… “ ripete. Togliamo assieme i suoi slip. Alza una gamba e sale a cavalcioni su di me. La sua figa bagnata non oppone resistenza al mio bastone che s’infila senza sforzo. La ragazza è già stata sfondata.

Appoggia le mani sulle mie spalle e lentamente comincia a muovere il bacino per sentire tutta la mazza che ha dentro.

-lo sento…..lo sento siiiii….mi piace……è grosso…..- bisbiglia.

La prendo stretta per le chiappe. Il suo culo liscio e sodo mi eccita da impazzire. Accompagno il suo ritmo con il movimento del mio cazzo che la stantuffa sempre di più.

Con le dita cerco il suo buco anale . Il mio dito medio trova l’apertura e comincia a roteare attorno ad essa.

Lei mi bacia , io spingo il cazzo nel suo ventre più in su che posso e il mio dito penetra nel suo sfintere.

-godo…godo…..cazzo….. che belle cose mi fai….Giampiero.!-

Ora sono io sorpreso dalla sua voglia di chiavare e temo che il suo impeto mi porti a sborrarle dentro troppo presto.

Avvicina la sua bocca al mio orecchio e mi sussurra :

- lo voglio nel culo -

Con le mie mani ancora sulle sue chiappe la alzo e la invito a girarsi. L’uccello le esce dalla figa fradicio di umori vaginali. Le faccio cenno di girarsi.

Si volta completamente. Ora si tiene, come sospesa, con le mani strette al volante in attesa della penetrazione anale. Tengo stretto il mio cazzo e lo appoggio delicatamente al suo buchetto di culo.

La invito a scendere su di me. Con il palmo delle mie mani sostengo il suo culetto. La capella entra faticosamente. Il buchettino è giovane e stretto. Aiutandola nella penetrazione il lamento di sofferenza di lei si trasforma in un gridolino di godimento quando la minchia è dentro per metà della sua lunghezza. Faccio lentamente scivolare le mie mani sui suoi fianchi finchè la stringo forte e la costringo a scendere completamente verso di me. Un sussulto la scuote quando il mio bastone percorre completamente la sua parete anale. Il mio cazzo duro è tutto dentro di lei. Versi di dolore si trasformano in mugolii di piacere.

Allungo le mani in avanti e le cingo la vita . la stringo forte per aumentare la sensazione di cazzo dentro di lei. Voglio che lo senta tutto. Dalla sua pancia risalgo fino alle tette. Stringo i capezzoli, roteo il mio pollice e l’indice sui suoi bottoncini rosa. Voglio farla godere, la ragazzina.

- siiiii….siiii ….. continua…..continua…. – è la sua supplica.

Impugno con forza le tette. Faccio leva su di esse e la mando su e giu. Voglio che senta il cazzo di un uomo che la sfonda.

-…godo….godo…..ancora …… urla.

Sono al limite della sborrata. Voglio che mi veda quando le riverserò tutto il mi liquido addosso a lei.

La distendo per come posso sul sedile anteriore ed impugnando forte la mia minchia le getto sulla sua pancia un violento fiotto di sborra

Ancora carico di sperma mi avvicino velocemente al suo viso, con il cazzo in mano, lo spalmo sulle labbra, sul mento, sulle guance generosi schizzi di sperma che con la lingua cerca di ingoiare.

Finito il diluvio, mi guarda. Il suo viso giovane, ben truccato è per metà pieno della mia sborra. Il contrasto mi sembra meraviglioso.

La ripulisco dolcemente con il fazzoletto. Mentre le sussurro che è stata una delle cose più piacevoli della mia vita, lei mi risponde che non sarà certamente l’ultima.

 

 

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