La vendetta ed il piacere

LA VENDETTA ED IL PIACERE


Di Liana

Sono sei mesi che sono sposata. Sono incinta e al quinto mese. Vedermi nuda allo specchio con il ventre ingrossato, le mammelle che stanno gonfiandosi ed il culo tondo e liscio è uno spettacolo da eccitare anche un eunuco. Si, nonostante la gravidanza, sono una gran bella donna. Ma non è di me che voglio parlare. I personaggi di cui intendo raccontare la storia sono mia madre e mio marito, ovvero del come il mio adorato consorte riuscì ad entrare nel letto di mia madre, del come ne sono stata informata e del come fui coinvolta nei loro amplessi. Tutto è incominciato un mese dopo che Pierre (è il nome di mio marito) fece la conoscenza di Margot (mia madre). Margot è una donna che non ha eguali in questo mondo. Ha 34 anni. Da oltre 10 anni è divorziata. Oltre me ha avuto anche un’altra figlia (mia sorella Jessica) che oggi ha 16 anni. Nonostante abbia partorito due volte ha un corpo da destare invidia nelle più belle star del mondo della celluloide. Quando passeggia per le vie della città attira su di sé gli sguardi di ogni uomo: giovani, adulti e anziani. Anche le donne si voltano a guardarla. Complimenti alla sua bellezza e frasi oscene si sprecano al suo passare. Lei è imperturbabile. Non nascondo che la bellezza di mia madre ha effetto anche su di me. Spesso, quando la guardo, la mia mente parte per gli spazi profondi. Sono solo fantasie. Niente di più. Che io sappia da quando ha divorziato nessun uomo è più entrato nel suo letto. Poi un giorno irrompe sulla scena familiare il mio futuro marito. Siamo in vacanza: al mare. Abbiamo l’abitudine di recarci in spiaggia verso le sette del mattino e rientrare alle dieci per poi ritornare alle diciotto e restare fino all’imbrunire. A Margot non piacciono ne la folla ne le ore di caldo intenso. Uno dei tanti giorni, sotto l’ombrellone, mia madre è distesa sulla sdraio. Non indossa la parte superiore del costume. È in topless. Le piace porre in visione le favolose tette. Nella parte inferiore un minuscolo triangolo di stoffa a stento le copre, sul davanti, la foresta di peli neri che coprono la sua farfallina e, sul dietro, la fenditura che separa le natiche del suo favoloso culo. Le sue meravigliose mammelle sono due grossi globi di bianco alabastro sormontati da due stupendi capezzoli rossi come ciliegie e circondati da due scure aureole. Vincono la forza di gravità. Sembrano le testate di due missili pronti ad essere lanciati. Eppure ha allattato due figlie. Io e mia sorella siamo sedute ai lati della sdraio. Nonostante abbia più volte visto mia madre nuda gironzolare per casa, quel pomeriggio non riesco a staccarle gli occhi di dosso. Quella meravigliosa bellezza mi eccita e i miei occhi sono puntati sulle splendide protuberanze che si dipartono dal suo torace. Turbata da quella visione mi alzo e insieme a mia sorella vado al bar. Ci sediamo ad un tavolo ed ordiniamo: io una birra e mia sorella una limonata. Dopo alcuni minuti si avvicina al nostro tavolo un ragazzo che porta un vassoio con le nostre bibite. Lo guardo. Dio! È bellissimo. È Marte sceso dall’Olimpo. I miei ormoni impazziscono. Il dio, dopo aver posato il vassoio sul tavolo, resta a fissarmi per alcuni minuti che a me sembrano una eternità. Sotto quello sguardo penetrante mi sciolgo e la mia micina incomincia a miagolare. Il ragazzo si allontana. Lo seguo con gli occhi. “Dai sorellina, smettila di sbavargli dietro. Lo stai divorando. Io ritorno da mamma. Tu resta pure e se ci riesci portalo a letto.” Si alza e si allontana. Mia sorella è una piccola troietta. Resto sola ad arrovellarmi il cervello pensando al modo per avvicinarlo. Non è necessario. Il dio della guerra sta camminando verso il mio tavolo. Una volta giunto si ferma e: “Permetta che mi presenti. Mi chiamo Pierre. Lei è molto bella. Posso invitarla a cena?” Per non farla lunga Pierre diventa il mio ragazzo. Mi sembra di vivere un sogno. Una sera che rientro in albergo sul tardi, trovo mia madre ad aspettarmi. “Non credi che debba sapere dove trascorri il tuo tempo? So che stai con un ragazzo che a sentire tua sorella è un dio greco. Lo ami o è solo infatuazione?” “Mamma. Lo amo e, se lui vuole, voglio che diventi mio marito.” “Allora, tenuto conto che diventerà mio genero, è opportuno che io faccia la sua conoscenza. Quando intendi presentarmelo?” “Mamma, se a te sta bene. Lo inviterei a cena per domenica.” Non l’avessi mai fatto. È domenica sera. Sono in trepida attesa. L’unica che mostra una calma eccezionale è mia madre e tra noi tre è anche la più bella. Ha indossato un vestito di chiffon nero semitrasparente. Due triangoli di stoffa si dipartono dal collo e dalle spalle scendono lungo il torace nudo coprendo ognuno una mammella e si congiungono con il resto del vestito immediatamente sotto l’ombelico. Non ha indossato il reggiseno. Si notano le turgidità dei capezzoli che spingono contro la stoffa. Le spalle e la schiena, fino al punto dove iniziano le natiche, sono completamente scoperte. Il colore bronzeo della sua pelle brilla sotto i riverberi delle luci del ristorante. Il vestito dal giro vita in giù la copre tutta. Uno spacco laterale fa intravedere, quando cammina o quando è seduta, una sua coscia fin giù alla caviglia inguainata in una calza nera a rete. I lunghi capelli, di un nero corvino, le scendono fino al fondo schiena. Un moribondo, a vederla, guarirebbe da tutti i suoi acciacchi. Al contrario mia madre farebbe la felicità di un cardiologo. L’unica a non pensare alle conseguenze ed all’effetto che Margot avrebbe avuto su Pierre sono io. Sono troppo felice e innamorata per accorgermi dell’impatto che provoca l’incontro tra mia madre ed il mio ragazzo. Pierre, puntuale, arriva in albergo portando con se un fascio di rose rosse per mia madre. Pierre, al vederla, non riesce a proferire parola. Dalla sua bocca escono solo suoni senza senso. Margot, resta come pietrificata. Il suo sguardo è da donna in calore. Mia sorella vede nello sguardo di Margot la stessa espressione di quando vidi per la prima volta il mio futuro marito. È Jessica a rompere l’incantesimo creatosi tra i due. In seguito mi confidò che mai aveva visto negli occhi di nostra madre quella luce. I giorni si susseguono l’uno dietro l’altro. Mia madre è piena di premure nei confronti di Pierre che ricambia con baci sulle guance e abbracci. Attribuisco quelle manifestazioni di effusioni al fatto che Margot considera il futuro genero come un figlio. La dea dell’amore non mi fece vedere quello che era nato fra mia madre ed il mio ragazzo. Diventano amanti. Nonostante Pierre frequenti il letto di mia madre non rinuncia a sposarmi. Dopo un anno da quella fatidica sera ci sposiamo e andiamo a vivere, su proposta di Margot, sotto lo stesso tetto insieme a mia sorella ed a mia madre. Margot possiede, in aperta campagna, una villa del fine settecento. Dopo un mese sono incinta. La gravidanza giunge al quinto mese. Una mattina, dopo aver fatto la doccia, con addosso l’accappatoio, scendo in cucina. Prima di arrivare alla porta sento la voce di mia madre che dice: ”Pierre, amore, quando ti decidi a parlare con tua moglie? Il patto era che tu l’avresti sposata e poi le avresti detto di quanto è accaduto tra noi due. Io amo mia figlia. Non riesco più a guardarla negli occhi. Mi sento …” Intuisco. Il sangue affluisce veloce alla testa. Rossa in viso faccio il mio ingresso in cucina. “Mamma. Di cosa deve parlarmi mio marito? E cosa è accaduto che tu non riesci più a guardarmi negli occhi?” I due, bianchi in volto, abbassano lo sguardo. “E allora? Vi decidete? Sono qui in attesa, pronta ad ascoltarvi.” Margot fissa i neri occhi su mio marito. “Dai. È giunto il momento. Ci sono anch’io. Parla altrimenti tra noi tutto sarà finito.” Pierre gira la testa verso di me apre la bocca e: “Io e tua madre siamo amanti.” Il mio subconscio aspettava quella dichiarazione. Prendo una sedia e mi siedo. L’accappatoio si apre e le gonfie mammelle balzano fuori. “Siete amanti? Mi stai dicendo che tu e mia madre dividete lo stesso letto?” Guardo Margot. “Mamma. Dimmi che non è vero. Che è tutto uno scherzo.” “Figlia mia è tutto vero. Amo tuo marito.” “L’ami? Come è possibile? Sei mia madre e lui è mio marito. Da quando va avanti questa storia?” “Da un mese dopo che lo conobbi.” “Stai dicendo che vi amate da prima che lo sposassi. E tu, porco, mi hai sposata nonostante tutto.” “Janet io ti amo.” “Come puoi amarmi se scopi mia madre?” “Figlia mia. È vero quello che dice. Lui ti ama veramente. Sono stata io a volere che ti sposasse. All’inizio ho creduto ad una infatuazione. Mi sono detta che mangiare un dolce e bel frutto, dopo anni di astinenza, non mi avrebbe fatto male. L’ho preso e mangiato. Purtroppo non ho fatto i conti con i sentimenti. Più i giorni passano e più ho bisogno di lui. Ne sono innamorata. Sono diventata gelosa. Oramai non riesco ne voglio più staccarmi da lui. Il problema sei tu. Non voglio ferirti ed allo stesso tempo voglio il tuo consenso ad amarlo. Ho una proposta che, se incontra il tuo favore, credo possa aggiustare le cose in modo da accontentare entrambe.” “Prima che esponi la tua proposta che immagino già di cosa si tratta, devi dirmi come avete fatto ad incontrarvi senza che io ne sapessi niente. E Jessica sa del vostro rapporto? Voglio che tu mi descriva anche della vostra prima volta.” “Tua sorella sa tutto. Fin dal primo giorno ha capito che tuo marito mi piaceva e mi ha incoraggiata a gettarmi nelle sue braccia. Davvero vuoi che ti descriva i nostri amplessi?” “Si! E senza trascurare nulla.” “Bene.” – Tutto è incominciato un mese dopo la nostra conoscenza. È settembre. Le scuole sono iniziate già da quindici giorni. Un mattino, tu e tua sorella siete uscite di casa per andare a scuola. Tu devi frequentare l’ultimo anno di liceo classico (Avevamo stabilito che ti saresti sposata dopo il diploma). Ho cinque ore a mia disposizione. In cinque ore si conquista il mondo. Mi vesto in fretta. Ho deciso di andare a cercarlo. La mia resistenza è giunta al limite. Al solo pensiero di lui la mia micina miagola e lacrima. Apro la porta di casa per uscire e lui sta li, davanti a me. Tale è la sorpresa che non proferisco parola. I miei ormoni incominciano a danzare. Lui avanza verso di me facendomi indietreggiare. Chiude la porta alle sue spalle. “Se cerchi Janet non è in casa. Sono sola.” “Lo so.” E intanto continua ad avanzare ed io ad indietreggiare. Con le spalle tocco il muro della parete. Il suo corpo è a pochi millimetri dal mio. I suoi occhi sono fissi nei miei. “Perché sei qui? Cosa vuoi?” “Margot, voglio te. Ti desidero.” Dio, da tempo ho sperato di sentire quelle parole. “Sei impazzito? Sei il ragazzo di mia figlia. Diventerai mio genero.” “Margot questo non mi impedisce di amarti. Sposerò tua figlia e amerò anche te.” Avvicina la sua bocca alla mia e con la lingua cerca di penetrare le mie labbra. Faccio resistenza. Lui insiste. Cedo perché lo voglio.  Gli cingo il collo con le braccia e l’attiro a me. Schiudo le labbra permettendo alla sua lingua di invadere la mia bocca. Incontra la mia lingua che, guizzante come quella di un serpente, l’avviluppa e la succhio. È un lungo bacio. I miei polmoni esauriscono la loro riserva d’aria. Mi stacco ansimante. Veloci ci spogliamo. Restiamo nudi. Abbasso gli occhi e vidi. Dio! Che visione stupenda. Un fallo lungo, grosso e pulsante si inalbera fra le sue gambe. Non ho mai visto un pene di quelle dimensioni. Altre parti del mio corpo, in quel momento, non gli interessano. Ha fretta di portare a termine il suo proposito. Mi fa inginocchiare e mi fa mettere carponi. Si porta dietro di me e stende il suo corpo sul mio. Si accinge a prendermi cosi come uno stallone monta la sua giumenta. Con le braccia mi cinge il torace e ancora le sua mani alle mie mammelle. Il suo batacchio preme contro le mie natiche. Allargo le gambe favorendo così l’avvicinarsi del glande alle mie grandi labbra. Lo sento spingere. Il glande trova la strada e veloce mi penetra. È stato come essere sverginata per la seconda volta. Finalmente l’ho dentro di me. Per paura che scappi stringo i muscoli vaginali intorno a quella magnifica bestia. La libidine si scatena. Senza alcun movimento raggiungo un primo sconvolgente orgasmo. Mi basta sentire la testa dell’alieno urtare contro il mio utero e il suo scroto schiacciarsi contro la mia vagina. Ha deposto tutta la lunghezza del suo spiedo dentro la mia infuocata fornace. Sono anni che un pene non visita la mia vagina. Poi, lentamente, ma molto lentamente, incomincia a stantuffare il suo pistone nel mio cilindro ben oleato dai miei stessi succhi. Sfila la daga dalla guaina con una lentezza esasperante e poi la rimette dentro allo stesso modo. Per un verso è estenuante. Per altro verso quel suo modo di cavalcarmi mi procura un piacere infinito. Raggiungo una infinità di orgasmi. Ad ogni orgasmo la sala d’ingresso si riempie delle mia grida di piacere. Incomincio ad incitarlo. “Sì! Continua così. Non ti fermare. Dio, come mi piace. Non sono mai stata chiavata in questo modo. Mi stai distruggendo.” Di colpo lui aumenta l’andatura. L’uscire e l’entrare del suo fallo dalla mia vagina diventa più frenetico, più veloce. Stacca una mano da una mia mammella e va ad artigliare il mio clitoride che, duro come l’acciaio, si proietta in avanti come un piccolissimo pene. Lo prende tra le dita e lo strizza. Un ruggito mi esce dalla bocca e riempie l’aria. Mi fa una sega. Impazzisco dal piacere. I suoi testicoli sbattono, veloci, contro la vagina. Il suo respiro diventa affannoso. Poi, tra un grugnito e l’altro lo sento dire: “Margot. Sto per venire.” Gli rispondo:”Sì! Amore mio. Anch’io. Vienimi pure dentro. Riempimi del tuo caldo succo.” Sento i caldi fiotti di sperma infrangersi contro il mio utero. In quella, forti scosse si impossessano del mio corpo. La mia testa ciondola da destra a sinistra velocemente. Sbuffo e nitrisco. Sto godendo. Vengo. Dalla mia uretra schizzano potenti gettiti di sperma che vanno ad innaffiare la sua mano che ha ancora le dita strette intorno al mio clitoride. Perdo conoscenza. Svengo. – ”Svenisti? Povera mamma. Era tanto il desiderio di essere chiavata che donasti tutta te stessa. Ti facesti prendere sul pavimento dell’ingresso e per di più come una bestia. Non potevi trascinarlo sul letto. E poi?” – Ritorno in me. Non avverto il peso del suo corpo sul mio. Mi giro con le spalle al pavimento. Lui non c’è. In un primo momento penso di aver sognato. Che tutto è stato frutto della mia mente. Poi sento lo scrosciare dell’acqua. Mi alzo e vado verso la fonte del rumore. Lo sperma suo mi esce dalla vagina e si unisce al mio e insieme scendono lungo le mie gambe. Sentire quel liquido limaccioso colare sulla mia pelle mi eccita.  Lui sta li, in bagno, seduto sul bidet e si sta lavando il pene che è ancora bello ritto e duro. No, non è stato un sogno. Entro. Gli sorrido. Mi porto al lavandino. Apro il rubinetto e con le mani porto l’acqua al viso e sul petto. In un attimo si porta dietro di me. Mi spinge in avanti facendomi assumere una posizione ad angolo retto e mi infilza. Non dico niente. Al contrario la cosa mi fa piacere. E’ la dimostrazione che lui, pur avendo scaricato il suo desiderio nel mio ventre, mi vuole ancora. È come ha detto. Mi ama. Con le mani poggiate sui miei fianchi stantuffa il suo grosso e lungo pene nella mia vagina per il tempo necessario a farmi raggiungere altri piacevoli orgasmi. Sotto la spinta poderosa dei suoi affondi le mie mammelle ballano in modo impressionante procurandomi ulteriore piacere. Ancora una volta deposita il suo sperma nel mio ventre. Ancora una volta mi fa svenire. Quando riprendo i sensi mi ritrovo distesa sul tavolo della cucina. Ho le gambe appoggiate sulle sue spalle ed allargate a compasso e lui è lì, seduto su una sedia, con la testa fra le mie gambe che guarda imbambolato la mia vagina. Dopo un po’ avvicina la testa fino a portarla a contatto con il folto cespuglio di peli che fanno da corona alla mia micina. Lo sento annusare. Mugola. Il mio odore di cagna in calore gli piace. Incomincia a baciarmi. Lo aiuto. Poggio le dita delle mani sui lati delle grandi labbra ed opero una leggera pressione verso l’esterno. Le grandi labbra si aprono e offrono alla sua vista le rosse e pulsanti piccole labbra; l’orifizio vaginale; l’uretra e il clitoride. Sento una esclamazione di stupore: “Padre Giove. Margot perché nascondi una si stupenda meraviglia?” La sua lingua spazia sulla superficie delle piccole labbra. Le succhia. Sposta la sua attenzione sul clitoride. Lo lecca; lo circuisce con le labbra e lo morde. Non trattengo un grido di dolore misto ad un nitrito di piacere. Il clitoride prende a crescere nella sua bocca. Si indurisce. Non credevo che ad una donna potesse essere fatto un pompino. Almeno a me non era mai stato fatto. Tuo marito me lo fa. Succhia e lecca il mio clitoride. Allo stesso tempo introduce due dita nella mia vagina e con quelle mi chiava. È tanto il piacere che non riesco a stare ferma. Sotto l’azione della sua bocca sulla mia vagina mi dimeno con foga. Gli orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. Ancora una volta vengo. Il mio godimento si concretizza nella fuoriuscita dalla mia uretra di copiosi spruzzi di sperma che tuo marito accoglie nella sua bocca e li ingoia. Sono sfinita. Nello spazio di circa cinque ore ho avuto un’infinità di orgasmi e sono venuta tre volte. Lui guarda l’orologio. “Margot. Si sta avvicinando l’ora del ritorno delle tue figlie. È opportuno che vada via. Tornerò domani mattina e continueremo il discorso.” Si alza, va nell’ingresso dove ha lasciato i vestiti, li indossa, apre la porta e va via. Da allora e per tutta la durata dell’anno scolastico due giorni per settimana, di mattina, veniva e ci amavamo. Poi vi siete sposati. Siete venuti a vivere con me. Questo ha facilitato i nostri incontri amorosi. Le tue assenze sono l’occasione per amarci. Qualche volta, di notte, mentre tu dormi, mi ha raggiunto in camera e ci siamo amati. – “Ed io, cretina, a non accorgermi di niente.” Fu Pierre a parlare: “Eri l’unica a non saperlo.” “State dicendo che mia sorella sa tutto? È a conoscenza del vostro rapporto?” “Sì. È stata tua madre a parlargliene.” “Bene. Avete adempiuto al vostro dovere di informarmi sulla vostra relazione. Cosa vi aspettate che faccia?” “Ami tuo marito?” “Certo che lo amo e non ho nessuna intenzione di mandarlo via.” “Posso esporti la mia proposta?” “Sentiamo.” “Tu sei mia figlia ed io ti voglio bene e non voglio perderti. Non è necessario che voi due andiate via. Oramai è più di un anno che io e tuo marito ci amiamo e non credo che rinuncerò a lui facilmente. Mi è entrato nel sangue. Da lui desidero anche essere ingravidata. Posso avere figli e voglio che il padre sia tuo marito. Se tu sei di accordo ti propongo di continuare a restare sotto lo stesso tetto.” “Tanto lo ami da farti ingravidare? Mi chiedi di fare vita in comune. Voglio dire io, tu, mio marito nonché tuo amante dobbiamo trovare un modus vivendi?” “Sì! E non credo che sarà difficile.” L’idea mi sembra sensata ed ha una sua logica. Io e mia madre vivremmo sotto lo stesso tetto e Pierre sarebbe il nostro uomo. A me marito ed a lei amante. Prima di accettare devo avere la mia vendetta. “Mamma, prima di darti la mia risposta, devo chiederti una cosa. Ti sei lasciata anche sodomizzare?” “Vuoi sapere se mi ha chiavato anche nel culo? No, più volte ha tentato e mi sono sempre ribellata. Perché lo chiedi?” “Perché è la condizione che ti pongo per accettare la tua proposta. Devi farti sodomizzare e devi lasciare che mio marito ti chiavi il culo mentre io vi guardo.” Mia madre impallidì. Mai avrebbe pensato che sua figlia giungesse a tanto. “Su, mamma, fatti coraggio. Vedrai che ti piacerà. Sarò io a preparare il tuo fiorellino a ricevere il pungiglione di Pierre. Tu invece farai in modo che Pierre tenga ritta la sua asta.”  Mi alzo e lascio scivolare l’accappatoio dalle mie spalle. Resto nuda. Il pancione, pieno del frutto del mio amore per Pierre, si proietta in avanti come la prua di un dirigibile e le mie gonfie mammelle non sono da meno. Mio marito al vedermi nuda spalanca gli occhi. Gli lancio un sorriso. So che, nonostante il rapporto instaurato con mia madre, mi ama e gli piaccio. “Tu aspetta qui e non muoverti.” Mi avvicino a mia madre. Le prendo una mano e insieme lasciamo la cucina. Andiamo in bagno. La spoglio. Dio come è bella. Le sensazioni che provai l’estate dell’anno scorso nel vedere le sue grosse mammelle esposte alla luce del sole si ripresentano. La vasca è al centro della stanza. La faccio entrare nella vasca da bagno. Vado all’armadio lo apro e prendo il recipiente del clistere. Lo riempio (due litri) di acqua tiepida, vi aggiungo delle gocce di glicerina e lo aggancio al becco della doccia in alto. Le ordino di chinarsi in avanti.” Margot, come un automa esegue. Poggia le mani su uno dei bordi e si piega facendo assumere al suo corpo una posizione ad angolo retto. Le faccio allargare le gambe. Sono dietro di lei. Ha un culo stupendo. Glielo dico. Non mi risponde. Con le mani le allargo le natiche. Vedo Il fiorellino al centro del roseo sfintere. Mi attrae. Lentamente, senza staccare gli occhi da quella meraviglia, avvicino il viso. La mia bocca è sul buchetto. Dischiudo le labbra e la lingua guizza all’esterno e va a posarsi al centro del fiore. Lo lecco. Mia madre sobbalza. Esce dal torpore in cui è caduta dopo la mia richiesta. “Cosa fai?” “Non lo senti? Ti sto leccando il buco del culo.” “Ma sei mia figlia.” “E chi se ne frega. Hai un buchetto che è uno splendore. Ti piace?” “Sì.” “E allora lasciati andare.” La mia lingua spazia sul suo sfintere. Ogni tanto, con la punta, do dei colpi veloci al centro del buchetto. Lei mugola e mi incita a continuare. Allungo una mano verso le sue dondolanti mammelle e con le dita artiglio un capezzolo. Lo strizzo. Nitrisce. Sento che sta per raggiungere un orgasmo. Pochi secondi e si irrigidisce. Sta godendo. Per gli dei dell’Olimpo, ho leccato il culo di mia madre, l’ho fatta godere. “Ti rendi conto di ciò che hai fatto? Dopo di oggi tra me e te niente sarà come prima. A me e piaciuto molto e spero che tu voglia rifarlo ancora.” “Mamma. Quando sarà finito io e te dobbiamo fare un lungo discorso. Hai un corpo che voglio esplorare. Ora pensiamo a quello che ti aspetta.” “Davvero vuoi che tuo marito mi impali?” “Sì. È la mia vendetta per averlo chiavato senza dirmi niente. Girati.” “Sei cattiva e perversa.” Si gira e si posiziona. Prendo la cannula, la ungo con della vasellina, l’avvicino al suo buco del culo e la penetro facendola affondare fino alla chiavetta che apro facendo in modo che l’acqua le scorra tutta nell’intestino. Poi la faccio uscire dalla vasca e le dico di girare per la stanza e di non cedere allo stimolo. Dopo cinque minuti la invito a sedersi sulla tazza del wc e di scaricare quello che ha nel ventre. Prontamente esegue. Ripeto il trattamento per altre due volte. L’acqua che le esce dal culo e trasparente. Infine le pratico un ultimo clistere, questa volta di soli 500 cc di acqua con l’aggiunta di lavanda. Metto via il clistere ed apro la doccia. La insapono e la lavo. Prendo un asciugamano e l’asciugo. Nel compiere l’atto mi soffermo a carezzarle le mammelle che trovo lisce e sode. Un mugolio le esce dalla bocca. “Sei pronta. Andiamo.” Entrambe nude ritorniamo in cucina. Mio marito è li, nudo con il pisello che gli pende tra le gambe., “Non è meglio andare in camera da letto.” “No, Mamma. Voglio che tu ti stenda sul tavolo, poggi le tue gambe sulle sue spalle  e che lui ti sodomizzi in quella posizione. Voglio vedere quando il coso entra nel tuo buco del culo. Ora ti avvicini e gli fai un bel pompino per prepararlo al compito che deve affrontare.” “Ho paura. Guarda quanto è grosso. Mi farà male. Mi sfonderà.” “Non preoccuparti. Farà piano. Io sarò ad aiutarti. Vedrai, dopo vorrai farlo di nuovo.” “Tu cosa puoi saperne? Anche tu hai il culo che è vergine.” “Però mi sono informata. A sentire quelle che praticano il rapporto anale tutto sta nel superare il primo momento. Il culo è un altro punto erogeno. Poco fa, nel bagno ne hai avuto un assaggio.” “È vero e mi è piaciuto molto.” Si avvicina a Pierre. Lo spinge verso il tavolo e lo fa sedere sul piano.  Gli allarga le cosce. Pierre ha la borsa scrotale penzoloni. Margot si piega in avanti e poggia la bocca sullo scroto. Caccia la lingua e lecca le palle dell’amante. Pierre geme. Mamma apre la bocca e raccoglie nella cavità orale l’intera borsa scrotale e la succhia. Con una mano circonda il fallo e lo accarezza. Il pene di Pierre prende vigore. Incomincia ad inalberarsi. Diventa dritto e duro. Mia madre smette di succhiare i testicoli e incomincia a leccare l’asta di Pierre. La sua lingua sembra una biscia che si attorciglia intorno alla sua preda. Giunge alla sommità, apre la bocca e incomincia a divorare la magnifica preda. Vedo  sparire il fallo di mio marito nella bocca di mia madre. Mamma ha un modo di usare la bocca sul pene di Pierre che provoca forti contrazioni al mio basso ventre. Velocemente lo accoglie per tutta la lunghezza nella sua bocca. Tenuto conto delle notevoli dimensioni di quella magnifica bestia credo che il glande occupi una buona porzione della sua gola. Con movimenti della bocca lenti ed esasperanti e muovendo le labbra come se fossero spire di un serpente indietreggia fino a farlo uscire quasi del tutto dalla sua bocca. Quando il glande sta per abbandonare la sua bocca ecco che, veloce, scende lungo l’asta di carne fino a ricoprirla tutta. Mio marito incomincia ad agitarsi. Mia madre capisce che sta per giungere al culmine. Con una mano avvolge i testicoli e li strizza evitando così che Pierre goda nella sua bocca. Capisco che il mio dolce consorte è pronto per l’atto finale. Prendo il vasetto della vasellina, ne prendo una abbondante porzione con le dita e vado a spalmarla sullo sfintere di mia madre. Con il dito anulare pieno di crema le penetro il culo e le spalmo nel retto una grossa quantità di vasellina. All’anulare aggiungo il dito medio. Faccio assumere alle dita un movimento di dentro fuori. Mia madre, dopo i lamenti iniziali, spinge il culo verso di me. Mi fa capire che è pronta. Smette di pompare con la bocca il fallo di mio marito. Pierre scende dal tavolo. Aiuto mamma a salire sul tavolo. Prendo un cuscino dalla sedia e glielo metto sotto al culo. La faccio distendere. Il bacino e sul bordo del tavolo. Alza le gambe e le apre a compasso reggendole con le mani nella piegatura delle ginocchia. Le sue meraviglie si manifestano in tutta la loro bellezza. Lo sfintere ed il buco del culo luccicano di vasellina. Spingo Pierre in avanti. Ha il pene che, in continuazione, mena colpi nell’aria. È fra le cosce di mamma. Gli prendo il fallo con la mano. Lo copro di vasellina. Lo avvicino al buchetto. “Fai piano. Spingi.” Mio marito si aggrappa alle cosce di mia madre e comincia a spingere. Margot emette un grido di dolore. Lo incito: “Non fermarti. Continua a spingere.”  Il buco incomincia a cedere. Il glande si fa strada. Che meraviglioso spettacolo vedere il pene di mio marito penetrare, cm dopo cm, nel culo di mia madre. Finalmente è tutto dentro. Ingiungo a Pierre di fermarsi, di lasciarla riposare. Dopo aver assistito alla lunga e laboriosa sodomizzazione mi porto sul viso di Margot. Ha gli occhi pieni di lacrime. La penetrazione l’ha fatta soffrire. La bacio sulle guance, sugli occhi, sulla fronte. L’accarezzo il viso. “Mamma è stato bello vedere il pene di Pierre entrare nel tuo culo. Se metti una mano tra le mie cosce vedrai che sono bagnata. Sono eccitata. Vorrei essere al posto di mio marito.” Mia madre, con ancora gli occhi pieni di sofferenza, scandalizzata, mi apostrofa: “ Che stai dicendo? Vorresti essere tu ad incularmi? Ti rendi conto di quello che dici? Sono tua madre.” “Lo so. Ma so anche che sei una bella e desiderabile donna. Mamma io ti desidero. Voglio scopare con te. Ti amo.” Senza darle modo di replicare, sotto lo sguardo sorpreso di mio marito,  mi avvento sulle sue mammelle e le bacio. Faccio roteare la lingua sulle sue aureole; i capezzoli sono duri dall’eccitazione. Li accolgo, uno per volta, nella bocca e con la lingua li schiaccio contro il palato. Li mordo; li succhio. Mia madre nitrisce. Mi rivolgo a mio marito: “Dai. Chiavale il culo.” Pierre incomincia a stantuffare il fallo nel culo di mia madre. Con un pò di fatica, a causa del pancione, salgo sul tavolo e mi metto a cavalcioni di mia madre con il viso rivolto verso mio marito. Ho cosi modo di vedere il pene di Pierre entrare ed uscire dal buco del culo di mamma. Vedo anche il suo clitoride che fa capolino tra i ricci peli che coprono la sua vagina. Mi chino e lo prendo fra le labbra. Lo succhio. Le faccio un pompino. Margot è in preda a violenti convulsioni. Il suo corpo e attraversato da scosse elettriche che diventano sempre più frequenti. I nitriti sono quelli di una giumenta impazzita. Uno spruzzo di denso liquido le esce dalla uretra e colpisce la mia bocca. Sta godendo. Con la lingua raccolgo quei gustosi spruzzi di sperma e li ingoio. Anche Pierre sta godendo. Lo capisco dai grugniti che emette. Il suo sperma si riversa nel culo di mia madre innaffiandole l’intestino retto. È fatta. Questo è un giorno carico di eventi. Mamma ha confessato di essere l’amante di mio marito. Io ho avuto la mia vendetta facendo sodomizzare mia madre da Pierre. Infine ho scoperto di amare mia madre e di voler fare sesso con lei. È anche il giorno di una nuova vita. Il legame tra noi tre si rafforza. Pierre frequenta, a turno, il letto mio e quello di mia madre. Il rapporto che si instaura tra me e mia madre si rivela un toccasana per Pierre. Dopo quattro mesi partorisco una bellissima bambina. Mia madre viene ingravidata e dopo nove mesi da alla luce un maschietto. Mia figlia ed il figlio di mia madre sono fratello e sorella perché figli dello stesso padre. Il maschietto è anche mio fratellastro perché figlio di mia madre ed è anche zio di mia figlia perché figlio di mia madre. Di una cosa non tengo conto: di mia sorella Jessica. Ma questa è un’altra storia.

P. S. Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

A LETTO CON MIA SORELLA. ( Terza parte )

Quella mattina mi svegliai con in mente un preciso pensiero. Volevo fare una colazione speciale assieme a mia sorella.

Ancora nel letto sentii i miei genitori uscire di casa per recarsi al lavoro e poco dopo mia sorella che trafficava in cucina.

Era consuetudine che lei mi venisse a svegliare. Sentendo i suoi passi che si avvicinavano alla mia camera, e ripensando a ciò che era accaduto, assunsi una posizione supina e mi sistemai la maglietta a metà pancia, in modo da lasciare in evidenza la forma del mio cazzo che, racchiuso negli slip, andava sempre più ingrossandosi.

Lei entrò e si diresse alla finestra. Con il movimento degli occhi seguivo i suoi passi e notai con sorpresa l’ abbigliamento che indossava. Non era mai successo che entrasse in camera mia indossando solo gli slip ed una canottiera che a stento le raccoglieva le tette. Seguivo ogni suo movimento mentre tirava le tende e spalancava la finestra, ma il mio sguardo era tutto per il suo fantastico culo.

Si avvicinò e tirandomi per la maglietta disse:

-alberto sveglia …..alzati.-

Fingendo uno sguardo ancora assonnato muovevo il bacino a destra e a sinistra inarcando leggermente la schiena come per stiracchiarmi. Lei non poteva non notare il mio cazzo in tiro nascosto sotto gli slip ed, infatti, scorgevo che il suo sguardo passava e ripassava sulla minchia. Si fermò di fianco al letto e con una carezza delicata mi passò la mano sulla minchia dura. Allontanandosi mi disse:

 Dai alberto alzati e scendi…ti aspetto….-

Mi alzai e davanti allo specchio dell’armadio vedevo il mio cazzo duro. Mi venne in mente di presentarmi in cucina completamente nudo, mostrandogli l’uccello nella massima erezione, ma ci ripensai, poiché mi sembrava una mossa troppo azzardata, e non volevo rovinare quello che stavo costruendo.

Scesi in cucina, lei era seduta al tavolo e stava già facendo colazione.

-come va ? tutto bene?

Senza nemmeno lasciarle il tempo di rispondere aggiunsi :

-guarda che quello che sta succedendo non deve cambiare i nostri rapporti-

-ma non cambia proprio nulla …..anzi…-rispose.

Quell’ultima parola mi incoraggiò al punto che smisi di trafficare con tazzina e caffè e girandomi verso di lei esclamai:

-cara sorellina…….-

Appoggiai le mie mani sulle sue spalle e le massaggiai per qualche secondo. Lentamente le feci scivolare verso le sue tette. Lei rimaneva immobile mentre sentivo riempirsi il palmo delle mie mani di quella carne così soda ma nello stesso tempo così soffice.

Smise di sorseggiare il caffè che aveva davanti. Presi tra il mio indice e il pollice, i suoi capezzoli. Sentivo tra il tessuto della canottiera che si stavano lentamente indurendo. Più roteavo le mie dita e più il suo respiro diventava forte. Allungai le mie mani verso il fondo della canottiera. Impugnai l’orlo e lentamente la feci risalire. Quasi meccanicamente lei seguiva il mio gesto e alzando le braccia mi permise di sfilarla completamente. La lasciai cadere a terra e ripresi le tette tra le mie mani. Mi avvicinai con la minchia e cominciai a strusciarla sulla sua nuca. Per sentire ancora di più la forma del mio bastone anche lei cominciò a muovere la testa. Diedi un’ultima strizzata alle mammelle e portai la mia mano sulla minchia. Tirai fuori il cazzo e cominciai a ripassarlo sui suoi capelli. Lo facevo sfregare sulla parte posteriore del collo accarezzandolo con la mia cappella arrossata.

Girò la testa verso sinistra e con la lingua di fuori mi invitava ad appoggiarlo. Ma la posizione scomoda le permetteva soltanto di solleticarmi la cappella. Feci mezzo giro intorno a lei e mi ritrovai di fronte al suo viso con la mia nerchia in tiro. Mi tirò giù gli slip, afferrò con la mano i miei coglioni tirandomi contro le sue labbra serrate. Baciò la cappella un paio di volte e poi cominciò a succhiare. Le mie mani racchiuse sulla sua testa assecondavano il ritmo del pompino ma dopo qualche minuto le proposi di continuare la sua colazione.

-ma ….in che senso…?- mi chiese curiosa sfilandosi il cazzo dalla bocca.

Senza dire nulla affondai due dita nel vasetto aperto della marmellata posta sul tavolo e ne estrassi una buona quantità che cominciai a spalmarmi dalla cappella fino a metà nerchia, e quando fu ben ricolma la invitai a riprendere la succhiata.

-ti piace più la marmellata ..o il cazzo ?- le chiesi avvicinandole l’uccello.

-sono golosa di marmellata ….ma…. anche di cazzo !

Con la lingua iniziò ad ingoiare il dolce strato. Leccata dopo leccata lo ripulì completamente fino a quando se lo ricacciò in gola pompando furiosamente.

- voglio leccarti la figa –le proposi.

La feci alzare e la accomodai sul tavolo. Occupai il suo posto sulla sedia e chinando il capo sulle sue gambe cominciai a baciarle risalendo sempre più su. Le sue mani si appoggiarono sulla mia testa e mi guidarono sul suo triangolino di sesso.

Già attraverso gli slip mi accorsi che era completante bagnata. Le tolsi le mutandine e affondai la mia bocca su quella peluria di figa così invitante. Allargò le gambe appoggiando i piedi sulla parte più alta della sedia e si sdraiò sul tavolo. Con la lingua cominciai a leccare le sue labbra vaginali.

Infilai la lingua nel solco il più a fondo possibile e mentre entravo e uscivo da quella meravigliosa apertura, sentivo il suo incitamento :

- leccami…leccami …mi piace…-

-per fare colazione serve lo zucchero….- dissi interrompendo la slinguata.

Presi il cucchiaino dalla zuccheriera e lo avvicinai alla figa. Delicatamente cominciai a far piovere zucchero sul clitoride di mia sorella che in pochi attimi fu ricoperto di un dolce velo bianco.

- cosa mi fai…..cosa mi fai ….alberto…. però…. mi piace-

La sua eccitazione mi fece riprendere la leccata ancora con più gusto. Il sapore della vagina bagnata si mescolava perfettamente con il dolce dello zucchero. Proseguendo la leccata le allargavo con le dita la passera facendo colare nelle chiappe tutto il succo che andava lentamente depositandosi sul buchettino anale lubrificandolo perfettamente. I miei pollici erano esattamente all’altezza del suo sfintere e senza sforzo ne infilai uno nel culo. Due o tre movimenti dentro e fuori la fecero sussultare di piacere e dopo pochi istanti sfociò in un violento orgasmo.

La feci rialzare meravigliandosi di quanto liquido seminale le era sgorgato dalla figa. Il mio cazzo in tiro pronto a penetrarla. La presi per i fianchi e la feci scendere verso di me. La sua figa fradicia e la mia minchia durissima non ebbero difficoltà ad accoppiarsi.

Un grido di piacere di entrambi accompagnò la penetrazione. L’eccitazione spinta al massimo fece avvicinare le nostre labbra che si sfiorarono più volte. Di colpo le infilai la lingua in bocca dando il via ad un bacio appassionato. Io seduto sulla sedia la tenevo quasi sospesa per le chiappe e lei di sopra di me cominciò a cavalcarmi come un forsennata.

-gridava e si dimenava . fottimi…fottimi….urlava.

Pensavo con piacere come una ragazza così bella e fine si trasformasse in una maiala ingorda di cazzo. Ed ero ancora più contento di aver scoperto che questa maiala di mia mi concedeva tutto.

-Sto venendo….vengo….Marina…ti sborro dentro…..-riuscii a dire.

-No aspetta …non sborrare…adesso – mi chiese. Adesso sono io che voglio continuare la mia colazione. Incuriosito dalla proposta la lasciai fare.

Si alzò sfilandosi il cazzo dalla vagina grondante e mi fece cenno di mettermi in piedi vicino al tavolo. Lei prese il mio posto sulla sedia. Sfilò un biscotto dalla scatola e lo appoggiò sul bordo Con la sua mano afferrò il mio cazzo e lo guidò fino un centimetro dal biscotto. Lentamente cominciò a segarmi.

Non ci volle molto per riportarmi il cazzo in tiro che ricominciò ad ingrossarsi velocemente, finchè esclamai :

‘ sborro….sborro ……marina’.

Lei teneva stretta la minchia per dirigere quanta più sborra poteva sul quel biscotto. Il fiotto di sborra lo ricoprì completamente. La sborrata fu così generosa che spalmando a destra e sinistra si riversò anche sul tavolo. Con un rapido gesto agguantò il biscotto ricoperto della glassa bianca ancora calda e lo addentò a metà.

Con un lento gesto tirò indietro la parte che ancora le rimaneva in mano, producendo così un lungo filamento di sborra che partiva dalla sua bocca e finiva sul biscotto.

Con un dito dell’altra mano prese il filo di sborra e portandolo alla bocca lo ingoiò avidamente. Subito dopo avvicinò alla bocca il rimanente pezzetto ricoperto di liquido, e fissandomi negli occhi, riprese a masticare. Impazzivo di piacere all’idea che mia sorella stava letteralmente mangiando il mio sperma.

Io ero in piedi di fronte a lei. Lei seduta mise le sue braccia all’altezza del mio culo e mi abbracciò. Appoggiò il suo viso al mio basso ventre. Con mie mani le strinsi ancora di più la testa verso di me. Sentivo il movimento delle sue mandibole, che stavano assaporando il mio sperma, che massaggiavano dolcemente il mio ventre.

Tra pochi giorni i nostri genitori sarebbero partiti per le vacanze estive lasciandoci soli in case per due settimane. Il mio pensiero andò subito a tutto quello che avremmo potuto fare…..

 

Io, ragazzina introversa. Terza parte

Terza parte

Oramai avevo pensieri solo per lei…e per lo studio che procedeva benissimo. Infatti ero serena, ero felice e lo studio di conseguenza non era un peso, mi piaceva e mi regalava grosse soddisfazioni, a me ed ai miei genitori. Anche loro oramai mi vedevano serena fra studio e minibasket; sapevano di un rapporto particolare con una famiglia, anzi con una mamma di un bimbo del mio gruppo di basket, ma lo consideravano un bel rapporto di fiducia professionale, mentre per me era molto ma molto di più.

La cosa stava ristagnando, nel senso che non era progredita come era iniziata; il rapporto c’era, i baci, le carezze erano all’ordine del giorno, ma ancora mai ci eravamo addentrate in quel paradiso che in quel momento pensavo potesse essere l’amore totale con una donna più grande di me.

Attendevo, attendevo con ansia il momento….che arrivasse da solo, che le situazioni si creassero per poter trasformare una bella simpatia in un rapporto di amore totale con la mia donna…..dio mio una donna matura, una mamma, una donna sposata con mille esperienze che si perdeva dietro me, una ragazzina ancora vergine e senza una grande esperienza sessuale……..il mio sesso, la mia fighetta quando stavo con lei era sempre pulsante, calda, umida e vogliosa e mi pizzicava sempre e costantemente fino al punto, sempre, di dovermi poi carezzare intimamente.

Finalmente l’occasione credevo si potesse creare.

Era estate e il mio bimbo del basket e la sua famiglia dovevano andare in vacanza alla casetta che hanno al mare. Mi chiesero se volevo andare con loro per accudire al piccolo mentre padre e madre potevano godersi serenamente il sole ed il mare senza l’assillo che un ragazzino di 8 – 9 anni può dare….un sogno, due settimane al mare nella stessa casa della donna che amavo……è inutile dire che accettai immediatamente senza neppure saper quanto mi avrebbero dato….ma quello era relativo, il sogno era quello di condividere tutto con lei.

Qualche giorno dopo mi disse che dovevamo andare a fare spese assieme, sia per rifornire la dispensa della casa delle vacanze sia per comprare qualche abitino e qualche costume per il mare: montai in macchina così come ero (short in jeans e canottierina, mentre lei aveva uno di quei vestitini svolazzanti in raso leggerissimo) ed andiamo ad un centro commerciale.

Fatta la spesa alimentare ci rechiamo nella zona abbigliamento dove vediamo e proviamo una miriade di capini favolosi, entrando ed uscendo dai camerini, decidendo di non rimetterci l’intimo tante volte lo avevamo tolto e rimesso; il saperla nuda sotto quell’impalpabile e svolazzante straccetto mi eccitava moltissimo e, complice la cucitura dei jeans sulla micina nuda, stavo godendo come una pazza……finiamo in serata e ritorniamo a casa sua dove mi propone di rimanere a cena, tanto suo marito si sarebbe fermato al lavoro tutta la notte per finire e chiudere l’ufficio. Accetto e la bacio facendomi quasi scorgere dal bambino che girava per casa felice che mi fermassi con lui.

La cena procede regolarmente, ma io non riuscivo a godere di Giuliana dovendo stare a giocare sempre con suo figlio. La guardo mentre è indaffarata nei lavori in cucina ammirando dal basso (ero seduta per terra a giocare) le belle cosce affusolate che sparivano sotto la gonnellina molto corta….ero eccitatissima, aiutata sempre dal strofinio della cucitura sul clito oramai insensibile.

Il bimbo stava crollando e finalmente lo porto in camera e lo metto a dormire……evviva ora eravamo sole, corro in sala e la vedo quasi distesa sul divano con le gambe tirate su che se le massaggia mentre guarda la tv. Era cotta stanca ed aveva in effetti le caviglie un po’ gonfie….mi siedo vicino a lei le prendo i piedi e le chiedo se posso massaggiarglieli…..mi sorride e senza rispondermi me li posa sulle cosce…..comincio a carezzarli a strofinarli ed a baciali. Erano un po’ sudatici ma erano bellissimi e poi, da quella posizione potevo ammirare tutto, piedi, polpacci, cosce e ….sovracosce……complice anche un naturale divaricamento di gambe che le permettevano di stare comoda e rilassata.

Il massaggio cominciava ad avere il suo effetto, vedo che si rilassa sempre di più e che socchiude gli occhi ringraziandomi….mi sentivo realmente felice; consolare lei era per me già un enorme fonte di godimento, poi poterla accarezzare in quel modo, sentire il profumo dei piedi, poterle dare dolci e soffici bacini e leccatine di tanto in tanto era per me sconvolgente.

La mia Giuliana era quasi in trance, non so se era o almeno sembrava assopita; la situazione mi da coraggio e le mani cominciano a scivolare in alto, su su dal polpaccio fino alle cosce….dio che belle che soffici, lisce come se fossero appena depilate….la mano scivolava dolce, con calma senza frenesie ed in me saliva l’eccitazione.

Mi sbottono il bottone degli short ed abbasso la cerniera…noto l’interno del tessuto jeans scuro ed umido dei miei umori…..passo un dito, raccolgo un po’ dell’umido e me lo porto alle labbra……indubbiamente erano umori femminili, buonissimi……..mi faccio coraggio e porto le ditina della mano destra fra le sue gambe…arrivo a toccare le grandi labbra, sono umide anche le sue, le porto al naso e le annuso….deliziosissima donna, dio se l’amo….le assaggio e mi carico di un eccitazione che mi fa avere dei piccoli brividi.

Riporto scivolando lungo le infinite cosce la mano in paradiso e comincio a giocare con le labbra che sporgono……in lei non vedo reazione, non importa, ne voglio approfittare fino in fondo e quindi cerco di allargargliele e per trovare il clito, il piccolo bottoncino centro dell’erotismo femminile….lo trovo, ma da piccolino lo sento crescere sotto le mie attenzioni, percepisco anche un sorriso quasi impercettibile sul suo volto…evviva sa e sente quello che sto facendo, mi lascia giocare con il suo sesso e ne è felice…figuratevi io quanto lo sono ed infatti mentre con una mano mi dedico a Giuly con l’altra penso a me solcando il mio piccolo taglietto oramai fradicio di gioia.

Le manine lavorano e giocano con i reciproci fiorellini ma, mentre da me stento a entrare tanto stretta è, in lei le dita si moltiplicano ed entrano con una facilità estrema, grazie anche alle posizioni che oramai la mammina prende per consentire la mia perlustrazione; oramai il gioco e senza fine, cioè una fine ci sarà, ma sarà solo quella, una dolce esplosione di gioia dei nostri piaceri. Riesco anche io ad allargare un po’ le gambe ed a penetrarmi un pochino, ma io adoro giocare con il clito e vengo facilmente anche solo accarezzandomi quello, mammina invece si contorce oramai come un serpente ed emette dei suoni indescrivibili ch non pensavo una come lei potesse riprodurre. Mi scappa da sotto le mani e con difficoltà riesco a seguirla nei suoi inconsulti movimenti, mala cosa mi eccita, sento che sta per godere , sento che il mio lavoro sta producendo l’effetto desiderato ed infatti…….ummmmm…..sento la mano letteralmente inondata dai suoi liquidi e vedo lei dopo una contrazione fortissima abbandonarsi sul divano come morta…….con la mano su di lei esco dal nido ma continuo a carezzarla dall’esterno , mentre con quella che si interessa a me mi concentro un po’ di più fino a regalare anche a me il giusto premio…..ora siamo entrambe semisvenute e mezze denudate sul divano con il sorriso sulle labbra.

Wawwwwwww, il nostro primo contatto profondo, il nostro primo momento d’amore……un sogno che potrà svilupparsi e concretizzarsi in quelle due settimane al mare.

Janet (parte 2^)

Di Liana

Il fiore è risorto a nuova vita. “Ci siamo. La scena è quella originale.” Il suo sguardo è sul mio pene. Lo osserva. La sua lingua si inumidisce le labbra. Con le unghia delle dita mi solletica lo scroto. L’altra mano si stringe intorno al mio cazzo e la fa scorrere lungo la superficie del fallo. Lo accarezza. “Figlio mio. È fantastico. Grazie padre Giove per avermi dato la possibilità di essere madre di un tal guerriero fornito di questa magnifica daga. Un cazzo di tali dimensioni l’ho visto solo in alcune riviste porno.“ Mia madre è affascinata dalla grandezza del mio fallo. Lentamente, senza distogliere lo sguardo, avvicina la bocca al glande. Lo bacia. Poi, senza fretta, scende leccando, fino alla radice. Mi lecca le palle. Le accoglie nella sua bocca e le succhia. La sua lingua risale fino alla punta del glande. Lo lecca. Il mio corpo ha dei brividi e vibra di piacere. Inarco la schiena. Mi da un leggero morso sul glande. Apre la bocca e lo fa accomodare nella sua cavità orale. Lo succhia. Il movimento del mio bacino accompagna la penetrazione nella sua gola. Le sue labbra mi sfiorano la radice. È riuscita a contenerlo tutto. La punta del glande urta contro la sua ugola. La suzione continua. Il cazzo entra ed esce dalla sua bocca sempre più rapidamente. La sua lingua diventa frenetica. Si è avventata sul pene come una forsennata. Sento il piacere salire dalle palle lungo il condotto uretrale. Contraggo i muscoli del bacino. Gemo. “Janet! Mamma! Vengoooo!“ Esplodo. Un fiume di sperma inonda la sua bocca. Non si allontana. Famelica lo ingoia. Continua a ciucciare il mio cazzo fino a che l’ultima goccia non viene espulsa ed ingoiata. “Jo. Figlio mio. Mio amore. Mio Marte. Grazie per avermi concesso di assaporare il tuo spettacolare cazzo. Il tuo sperma ha una fragranza ed un profumo tutto particolare.” Non sto in me dalla felicità. Ho eiaculato nella bocca di mia madre e le è piaciuto. Mi ha fatto un favoloso pompino. Mi ha chiavato con la sua carnosa bocca. L’ha usata come fosse una fica. “Mamma. Amore. Non ho parole per esprimerti la mia felicità.” “Figliolo. Hai un attributo che soddisferà la sete che ho di te. Vieni. Andiamo in un posto dove saremo più comodi.” Si alza. Prende la mia mano e mi fa alzare. Mi attira a sé. Mi cinge il collo con le braccia. Preme il seno contro il mio torace. È duro. I suoi capezzoli sono inturgiditi. Sono due bulloni che premono sui muscoli pettorali. Avvicina la bocca alla mia e mi bacia introducendo la sua lingua nella mia bocca. La succhio. Porto una mano fra le sue gambe. Non ha le mutande. Le mie dita incontrano il cespuglio di peli. Sono bagnati. Mi faccio strada verso la vulva. Incontro le grandi labbra. Le penetro con le dita. È piena di umori. “Amore. Aspetta. Andiamo di là. Abbi pazienza. Anche lei arde dal desiderio di incontrarti. Vuole che tu la baci. Che le faccia conoscere l’ospite che alberga fra le tue gambe. La sua casa è pronta a dargli ospitalità” Arriviamo nella camera da letto. Mi fa indietreggiare verso il letto. Mi spinge. Sono disteso sul letto. Mia madre sale sul letto e mi scavalca con una gamba. Si muove strusciando la sua fica sul mio corpo. Si ferma quando la vagina è sul mio viso. Ha le mani appoggiate alla spalliera del letto. “Guardala e dimmi se è di tuo gradimento. Avvicina la bocca alla sua. La sentirai pulsare. Sono i battiti del suo amore per te. Baciala. Falle conoscere il tuo amore.“ La posizione che ha assunto la porta a tenere le gambe dilatate. Si vede il roseo delle piccole labbra che si affacciano, timide, tra le grandi labbra. È troppo. Non resisto. Con le dita dirado la parte di peli e fiondo la testa su quella meraviglia. Con le labbra afferro le sue piccole labbra e le succhio. Sono gonfie e pulsanti. Sono uno splendore. Le lecco. La punta della lingua trova l’orifizio vaginale. Lo penetra. Mia madre ha una scossa. Il suo bacino preme con più forza sul mio viso. Il mio naso è in contatto con il suo clitoride. La lingua sta arando l’antro da cui sono uscito. Mugolii e gemiti di piacere accompagnano la mia opera. Un grido e mia madre raggiunge un primo orgasmo. I suoi umori colano nella mia bocca. Li ingoio. Sono gradevoli. Sostituisco la lingua con due dita che affondo nella vagina e la chiavo. La lingua si è spostata sul clitoride che titillo con la punta. Lo lecco. Lo mordo. Lo imprigiono fra le labbra e lo succhio. Lo sento crescere nella mia bocca. Si indurisce. È acciaio. Le faccio un pompino. Mia madre agita il bacino. Con il suo piccolo cazzetto mi chiava la bocca. Dalla gola le escono suoni indecifrabili. Un urlo liberatorio è l’annuncio dell’arrivo di uno spaventoso orgasmo. Ritraggo le dita dalla vagina. Un torrente di umori invade la mia bocca. E’ puro nettare. L’ingoio. Con la lingua lappo le parti della vagina intrise di umori. La pulisco accuratamente. Mia madre si stende al mio fianco. “Amore. Sei stato magnifico. Mentre mi succhiavi il clitoride ho riconosciuto la scuola di mia madre. Hai imparato molto da lei. L’allievo ha superato la maestra. Mi hai dato un tale piacere che difficilmente dimenticherò. Urge chiamare tua nonna per dirle che stasera non rientreremo.” “Mamma. Mi dici che passeremo la notte fuori casa. Io e te soli?” “Altrimenti non sarebbe una luna di miele. Tu stasera diventerai il mio meraviglioso amante. Io ti darò tutta me stessa.“ Si mette a sedere sul letto; prende il telefono e compone il numero di casa. “Pronto? Mamma? Ti voglio dire che noi non rientriamo. Ci fermiamo alla trattoria per tutta la notte. Sì! Stai tranquilla. Ci siamo incontrati e ci siamo detti già qualcosa. L’argomento, il più importante, non lo abbiamo ancora affrontato. Penso che lo affronteremo dopo cena.” Mentre mia madre parla al telefono con mia nonna la prendo per le spalle e la faccio stendere sul letto. Le apro la camicia. Il suo prosperoso seno d’alabastro si mostra in tutta la sua straordinaria bellezza. Con la punta delle dita le titillo i capezzoli. “Jo, stai fermo. Lasciami parlare con tua nonna. Margot, scusami, ma non riesco a trattenerlo. Ci vediamo a casa.” “Mamma hai un seno meraviglioso. È sodo. Si tiene su benissimo. Deve essere favoloso succhiare il latte dalle tue poppe. Promettimi che se avrai altri figli allatterai anche me. Voglio che il latte che sgorgherà dal tuo seno sia anche la mia bevanda energetica.” “Bimbo! È così perché l’ò curato. Ti piace? Lo vuoi? Prendilo. È tutto tuo.” Porta le mani a coppa sotto le tette. Le solleva e me le offre. Mi lancio con la bocca sulle sue tette e, a turno, lecco quelle splendide colline. Con la punta della lingua lecco le aureole che circondano i suoi grossi capezzoli. Apro la bocca e li ospito. Li mordo strappandole delle grida di dolore. Li stuzzico. Li lecco. Li succhio. Mia madre mugola, geme e freme. Si dimena. Con movimenti rapidi porta la testa fra le mie gambe. La sua bocca entra in contatto con il mio glande. Lo bacia e lo accoglie nella sua cavità orale. Lo succhia. Abbandono le tette e con la testa scendo ad incontrare la sua vagina. Con le dita di una mano la penetro e comincio a stantuffarle dentro la grossa figa. La chiavo con le dita. Le prendo il clitoride tra le labbra e lo succhio. Lo sento indurirsi e crescere. Diamo vita ad un apocalittico 69. Mia madre raggiunge un’infinità di orgasmi. Tutti sono preceduti da forti convulsioni del corpo e da grida che assomigliano al nitrito di una cavalla. Eiacula nella mia gola, che è pronta a riceverli, i fiumi di umori che la sua pussy, sotto l’azione frenetica della mia lingua sul suo clitoride, produce. Dal canto mio le stantuffo il pene nella bocca. Le chiavo la bocca. Sbuffo come una locomotiva. Anche per me giunge il momento del piacere. Mi irrigidisco e affondo il cazzo nella bocca di mia madre. Un primo fiotto abbondante di sperma si proietta con forza nella sua gola. In rapida successione lo seguono altri due, forse tre, copiosi fiotti di liquido seminale che viene raccolto dalla sapiente lingua della mia genitrice e convogliato nella sua gola e golosamente ingoiato. Siamo di nuovo con la testa poggiata sui cuscini. Mi rifletto nei suoi occhi. Le nostre bocche si avvicinano. Le lingue guizzano in fuori e si incrociano. Ci trasmettiamo i nostri umori. Lei travasa nella mia bocca il sapore del mio stesso sperma ed io travaso nella sua stupenda bocca i sapori del suo sperma. “Mamma è stato magnifico.“ Senza dire una parola, si alza e ancheggiando esce dalla stanza. Che culo. Ha delle natiche favolose. Il cazzo è di nuovo in piedi. Dopo diversi minuti ritorna. Guarda il mio stato e ride. “Sei di nuovo in tiro?” “È stato il tuo culo a farmelo indurire.” “Ho chiamato in trattoria ed ho ordinato un pranzo completo. Ho fame.” “Io è te che voglio mangiare. Tu sei il mio pasto.” “La notte è lunga ed è tutta per te. Potrai sfamarti come e quando vuoi. Da bravo bambino ti alzi. Indossi i tuoi vestiti e vai di là ad aspettare che portino su le pietanze.” Le do ascolto. Appena vestito esco dalla stanza e vado a sedermi sul divano da dove è partita la danza dell’amore. Mi siedo e aspetto. È trascorsa una mezzora quando la porta della camera da letto si apre e lei fa il suo ingresso nel salone. Dio. Che stupenda visione. Resto senza parole. I lunghi capelli biondi le cadono sulle spalle. Indossa un vestito di velo nero a maglie fitte. È semitrasparente. La sua pelle bianco latte splende sotto la luce delle lampade. Due triangoli di stoffa si dipartono dal suo bianco collo e scendono coprendo ognuno una mammella. Il solco che le divide fin giù all’ombelico è scoperto e denuncia l’assenza del reggiseno. I lineamenti delle curve delle tette sono evidenziate dalla trasparenza del vestito. Cosi come pure si vedono i grossi capezzoli che premono contro la stoffa. Lo sguardo scorre su quel splendido corpo. La trasparenza mette in evidenza il triangolino di stoffa che le copre la pussy e il filino che le attraversa il solco tra le natiche andando a congiungersi con quello che le circonda la vita. Le sue gambe sono inguainate in calze nere. Ai piedi calza scarpe nere lucide con tacchi altissimi. È Venere uscita dal mare ed è mia madre. E’ bellissima. Mi alzo. Le prendo le mani e gliele bacio. “Mamma. Sei incantevole. Ti amo. Ora capisco perché gli uomini si dannano solo a vederti. Tu sei il liquido la cui mancanza manda in ebollizione i motori e li danneggia.“ Sono eccitato. Il mio cazzo è cresciuto e si è indurito. La faccio sedere sul divano vicino a me. Porto una sua mano sulla patta. Stringe. Abbassa lo sguardo sui miei pantaloni e come se parlasse con lui: “Grazie della tua manifestazione di desiderio. Per adesso stai tranquillo. Abbi pazienza. Più tardi ti presenterò una micina che anela di fare la tua conoscenza. Anche lei è impaziente di accoglierti fra le sue calde e pulsanti labbra. Ogni volta che le sei vicino emette dei miagolii incredibili. Prima ceniamo poi guardiamo un poco la televisione e poi facciamo le presentazioni.” Alza la testa. Avvicina le labbra alle mie e mi dà un bacio. “Tesoro. Ti va il programma?” “Posso dire di no? Le presentazioni facciamole subito. Io non resisto ad aspettare.” “Mi dispiace, ma devi contenerti. Sei un uomo anche se un pò mandrillo.“ Le piace giocare. Sento bussare alla porta. Vado ad aprire. Sono tre camerieri con altrettanti vassoi. Entrano e poggiano tutto sull’immenso tavolo. Vanno via. Sollevo i coperchi e piatti fumanti spandono per il salone il profumo di pietanze molto spezziate. Mia madre viene a sedersi al tavolo. Io sto per girare intorno al tavolo per andare a sedermi vicino a lei. “Fermati. Siediti di fronte a me. Non ho nessuna intenzione di stare ad allontanare le tue mani dal mio corpo e la tua bocca dalla mia. Ho fame e voglio mangiare.” “Almeno spogliamoci. Mangiamo nudi.” “No! Siediti e mangia.“ Ho il pene duro. Mi fa male. Cerco di non pensare. Cosa impossibile perché lei è lì di fronte a me. Mia madre mangia imperterrita. So che anche lei sta soffrendo. Non ce la faccio più a resistere. Mi alzo. Giro intorno al tavolo. La raggiungo. Afferro la spalliera della sedia e la giro. Metto le mani sotto le ascelle di mamma e la sollevo. La faccio sedere sul tavolo. Le sollevo il vestito sulla pancia. Le tiro via il tanga. Mi sfilo i pantaloni e il boxer. Le sollevo le gambe e le poggio sulle mie spalle. Con una mano prendo il mio cazzo e avvicino il glande all’imboccatura della sua vagina. “Mi chiedevo fino a quando avresti resistito. È da quando ci siamo seduti che la micina aspetta il tuo diavoletto. Su, spingi, fallo entrare.“ Do una spinta in avanti con il bacino ed il glande valica l’agognata porta. “Non fermarti. Continua a spingere. Lo voglio tutto dentro.“ Continuo la spinta. Lentamente il cazzo si fa strada tra quelle umide pareti. Mia madre geme. “Sì! Continua così. Non ti fermare.“ Sento il glande urtare contro il suo utero e le palle contro il suo culo. I miei 22 cm di cazzo sono completamente affondati nella vagina di mia madre. “Possente Giove. La daga di mio figlio mi sta squassando la fica. Oh! Quanto ho agognato questo momento. Jo, figlio mio, ti prego fammi impazzire. Non dare sfogo immediato al tuo piacere. Trattieniti.” “Mamma. Non ci credo. Dimmi che non sto sognando. Ho il cazzo nella tua vagina. Ti sto chiavando.” Mia madre fa scendere le gambe, inguainate nelle nere calze, dalle mie spalle e le incrocia sulla mia schiena chiudendomi in un dolce e stretto abbraccio. Porta le braccia dietro la mia testa e si ancora al mio collo. Facendo forza solleva il busto e porta le tette all’altezza della mia bocca. “Amore di mamma. Volevi che pranzassi con il seno nudo. Dai. Portalo all’aria e succhia le mie tette.” Con le mani afferro i lembi del vestito e le scopro le bianche mammelle. Chino la testa e aggancio un capezzolo con le labbra. Lo lecco. Gli do un piccolo morso strappandole un grido misto ad un gemito di piacere. Lo succhio. L’altra mano sta torturando l’altro capezzolo. Le dita di una mano hanno artigliato il suo clitoride e lo stanno stuzzicando. Il corpo di mia madre è scosso da forti tremiti. Più volte nitrisce. La libidine la sovrasta. Gli orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. Ogni volta che inizia a godere affonda le sue unghia nelle mie spalle. Il mio cazzo sta nuotando in un lago di umori. La mia resistenza si sta indebolendo. Glielo dico. “Mamma, non riesco più a contenermi.” “Sì! Amore. È venuto il momento di regalarmi il tuo seme. Chiavami. Fottimi. Fammi sentire il tuo pistone che stantuffa nel mio cilindro.“ Prima lentamente e poi sempre più velocemente la chiavo. Il mio piacere si trasmette a lei. Sento lo sperma che sta salendo lungo il condotto. La fessurina sul glande e solleticata dal piacere che sta giungendo. Lo sperma arriva e dilaga nella già allagata vagina. Non so quanto gliene do. Anche lei sta godendo. “Jo. Non uscire subito. Aspetta. Ti dirò io quando ritirare il tuo alieno dalla mia micina. Sei stato un amante perfetto. Mi hai chiavato in modo sublime.” “Mamma. Sono contento che ti sia piaciuto.“ Dopo pochi minuti, il pene incomincia a perdere la sua vitalità. Mia madre mi dice di tirarlo fuori. Lo faccio e mi abbandono sulla sedia. Lei scende dal tavolo e si inginocchia fra le mie gambe. Avvicina la bocca al pene e lo lecca. Lo sta pulendo. Sta nettando i suoi umori e il mio sperma. L’azione della sua lingua è lenta. Lecca la mia asta dal basso verso l’alto. Di tanto in tanto fa sparire il glande nella sua bocca. Stringe le mie palle con una mano. I minuti passano. L’alieno incomincia a muoversi. Solleva la testa. S’innalza e si indurisce. Solo allora mia madre smette di leccarlo. Si alza. Fa scorrere il vestito sul pavimento. Allarga le gambe e mi cavalca. Prende il pene con una mano e lo avvicina alla pussy. Si lascia andare e il cazzo entra nella sua calda e profumata vagina. Le sue tette sobbalzano. La mia eccitazione è forte. “Mamma. Sei insaziabile. Vuoi distruggermi.” “Devo recuperare il tempo perduto. Questa è la punizione che ti spetta per avermi fatto penare. E siamo ancora agli inizi. Ci sono ancora dodici ore a nostra disposizione. Questo tuo coso dovrà lavorare molto. Ci penserò io a tenerlo fisicamente su.” Se chiavare mia madre è la punizione che mi spetta che ben venga. Volentieri mi sottopongo a tale tortura. “Jo, figlio mio, mio dolce amore. Dimmi che mi ami.” “Mamma. Tu sarai sempre il mio dolce e insostituibile amore. Qualsiasi cosa accadrà verrò sempre a cercarti. Il tuo letto sarà la mia alcova e la tua micina sarà il rifugio dove il mio alieno si nasconderà. “Grazie. Portami a letto. Però non voglio che il tuo cazzo esca dalla mia vagina. Resterò aggrappata a te per tutto il percorso. Mi chiaverai camminando.“ È veramente come ha detto. Con uno sforzo mi alzo sostenendola con le mani sotto al culo. Lei si aggrappa al mio collo, mi circonda la schiena con le gambe e schiaccia il suo corpo contro il mio. Sento l’acciaio dei capezzoli premere contro il mio petto. Ogni passo che faccio è per mia madre una scossa che si trasmette ai suoi muscoli vaginali che entrano in azione contraendosi sul mio cazzo. Ad ogni scossa mi morde il muscolo della spalla. “Amore. È fantastico. Mi sento spaccare in due. Non ho mai chiavato in questa posizione. Vorrei che il tragitto non finisse mai.“ La sua cavità vaginale è un oceano. I suoi umori si aprono la strada verso l’esterno. Colano lungo le mie gambe e gocciolano sul pavimento lasciando macchie biancastre. Arriviamo in camera da letto. “Aspetta a mettermi sul letto. Voglio che tu goda stando in piedi.“ Lo fa. Facendo leva con le braccia sul mio collo e sulle mie spalle solleva il culo in modo da fare uscire parzialmente il fallo dalla vagina e poi scende facendolo rientrare. Il ritmo è veloce. Sembra una forsennata. Ha la testa abbandonata all’indietro. Le tette sobbalzano in modo frenetico. Grugnisco e sbuffo. “Mamma. Sto godendo.” “Sì! Godi pure. Vieni. Metti pure il tuo sperma dentro di me. Riempimi.“ Vengo. Le gambe non mi reggono. Cadiamo sul letto. Lei è sotto di me. Le sue gambe sono ancora incrociate dietro la mia schiena. La bacio. “Mamma ti amo.“ Quella che sta per trascorre è una lunga notte. Più volte chiavo mia madre. La prendo da dietro per ben due volte. Una volta è stesa su di me con la schiena e un’altra volta lo facciamo con lei che sta carponi e io le sono sopra con le mani ancorate alle sue tette. Insieme sperimentiamo le più impensabili posizioni. Non sempre ho scaricato dentro la sua vagina il mio sperma. Anzi, credo proprio che ad un certo punto mi sono esaurito. All’alba, esausto, cado in un sonno profondo e dormo fino al pomeriggio inoltrato. Quando mi sveglio lei è lì vestita con jeans e maglietta, sta seduta sulla poltrona e mi guarda. “Finalmente sei sveglio. Vieni, sul tavolo è pronto il tuo pranzo. Io ho già pranzato.” “Mamma…..” “Non preoccuparti. Stai tranquillo. So che devi recuperare e che non basterà una dormita. Dopo che hai mangiato andremo a fare una lunga passeggiata nel bosco. Ho già chiamato tua nonna e gli ho detto che resteremo ancora per altri giorni.“ Vado in bagno. Faccio una doccia. Mi vesto e con lei che mi segue vado a mangiare. “Jo. Sei proprio un bel ragazzo. Sono innamorata di te. Ti amo.“ “Mamma. Una donna della tua bellezza non l’ho mai vista. Anch’io sono innamorato di te. E dopo stanotte lo sono ancora di più.“ Finito di mangiare mia madre mi invita ad uscire con lei. Usciamo e ci addentriamo, mano nella mano, nel bosco. Ogni tanto le carezzo le natiche. “Mamma, posso farti una domanda?” “Certo che puoi. Fra te e me non ci dovranno essere segreti, dubbi, ecc. Solo così il nostro rapporto si rafforzerà. Dobbiamo sempre dirci tutto e non lasciare mai niente in sospeso.” “Ok! Prima di mio padre hai avuto altri uomini? Lo hai mai tradito?” “No! non l’ho mai tradito se non con te e quando torniamo a casa lo informerò di quello che c’è stato tra noi due. Lo deve sapere. Prima di lui non ho avuti altri uomini. Mi fece sua che ero ancora una ragazzina. Allora già avevo rapporti con tua nonna. Con mia madre ho fatto le mie prime esperienze di sesso. Poi venne tuo padre. Nascesti tu. Crescevi, ma ai miei occhi sei stato sempre il mio bambino. Invece ogni giorno diventavi sempre di più un uomo. Presi coscienza quando ti vidi nel letto con la tua splendida asta che, dritta e dura, si inalberava nell’aria. Da quel giorno sei diventato la mia dannazione. Tua nonna mi spronava a cavalcarti. I pregiudizi mi frenavano. Ti desideravo e allo stesso tempo mi dicevo che non dovevo perché sei mio figlio. Poi ho avvertito che anche tu mi desideravi ed allora mi sono lasciata andare. Non sono affatto pentita di aver fatto sesso con mio figlio.” Altri giorni trascorrono. Sono giorni stupendi. Ci amiamo di continuo. Durante un’altra delle nostre passeggiate mi azzardo a parlarle di un argomento scabroso. “Hai avuto rapporti anali? Lo hai preso nel culo? Voglio dire ti sei mai fatta chiavare nel culo? Sei stata sodomizzata?” “No! Mai. Ci ha provato tuo padre ma mi sono ribellata. Ho una paura tremenda. Il solo pensiero del dolore che sentirei mi fa sudare freddo. Perché mi fai questa domanda? Per caso hai intenzione di impalarmi?” “Mamma. Tu quando mi sei davanti e ancheggi il mio alieno ha delle brutte scosse. Le rotondità del tuo culo sono invitanti. Mi lasceresti provare?” “A fare che?” “A sverginarti il culo. Userei accortezza. Eviterei di farti sentire dolore. Non voglio romperlo. Voglio solo chiavarlo.” “Sei matto? Con quell’arnese che ti ritrovi lo sfonderesti in modo irreparabile. Scordati il mio culo e non tentare mai di avvicinare il glande al mio buchino. Hai altre domande da farmi? No? Allora torniamo alla trattoria. Si è fatto tardi.“ Eppure ci dovrà essere un modo per sodomizzare mia madre. Non devo arrendermi. I giorni passano. Facciamo ritorno a casa. Mia nonna ci fa festa. Ci informa che ha dovuto dire a mio padre della nostra relazione. In questo ha anticipato il proposito di mia madre. Mi manda via dalla stanza e chiude la porta dal di dentro. Lentamente le due maliarde mi fanno recuperare le forze. Per circa tre mesi nessuna delle due si concede. Mi sento rinascere. Un mattino mia madre viene a trovarmi in camera. Apre le tende e spalanca le porte-finestre. È una giornata piena di sole. Si siede sul letto. Indossa una vestaglia bianca semiaperta sul davanti. Si vedono le curve delle sue tette. L’alieno scatta sull’attenti. Mia madre mi guarda e sorride. “Buongiorno. Vedo che hai avuto un buon recupero. Sono venuta per parlarti. Vuoi sempre sodomizzarmi?“ Mia madre mi sta chiedendo se voglio mettere il mio fallo nel suo culo. “Se voglio? E lo domandi? Sarebbe il più bel regalo che potresti farmi.” “Mi prometti che se ti lascio provare ti fermerai al mio primo cenno? Non mi violenterai?” “Ti giuro che sarò gentile. Mi dici cosa ti ha convinta?” “La tua richiesta mi è rimbombata nel cervello per tutto questo tempo. Sono stata ad un magazzino di sexy shop ed ho comprato dei DVD sull’argomento. Mi sono informata dalla mia ginecologa e mi ha detto che se lo faccio con le dovute precauzioni sentirò meno dolore e mi piacerà.” “E sei qui per …” “Jo, voglio che mi chiavi il culo. Ho passato l’intera notte a preparami per ricevere il tuo alieno nel mio culo. In casa non c’è nessuno. Anche se griderò nessuno mi sentirà. Tieni. Questo è un preservativo. Indossalo e diamo inizio al rito.“ Non sto nella pelle. Mamma mi dà il suo culo. Vuole un rapporto anale. Il suo favoloso culo ospiterà il mio cazzo. L’alieno è alla massima espansione. Mi fa male. Sembra voglia scoppiare. “Figlio mio. È un mostro quello che si erge tra le tue gambe. Ti imploro fa che non senta dolore.” Si alza. Si toglie la vestaglia e sale sul letto. Si inginocchia. Allarga le gambe e piega il busto in avanti. Ha tirato sotto la sua pancia due cuscini. Le tette premono contro il materasso. Il bacino è sollevato. Le natiche sono dilatate. Il cespuglio di peli che copre la vagina sotto i raggi del sole brilla. Poco più su lo sfintere rosso scuro fa contrasto con la pelle bianca che lo circonda. Al centro c’è il buchetto che fa da entrata al condotto anale. Aspetta il mio fallo. Indosso il preservativo. Mi avvicino. Chino la testa e appoggio la bocca sullo sfintere. Lo lecco. Il contatto con la lingua provoca in mia madre una contrazione ed un gemito. Proseguo. La lingua si muove veloce. Vibra sul buco del culo. Sono gemiti di piacere quelli che sento. Vedo gocce di umori colare dalla sua fica. Sta godendo. La mia mano la penetra. Le dita sono intrise del suo liquido. Le sposto sullo sfintere e le passo intorno al bordo del buco. Con il dito pollice mi faccio strada tra i muscoli anali. È tutto dentro. Gli imprimo un movimento di rotazione. I gemiti aumentano di intensità. Il suo bacino rotea e spinge all’indietro. Il pollice si muove con facilità. L’attrito iniziale non c’è più. È pronta. Mi alzo, mi posiziono dietro di lei. Il cazzo è in direzione della vagina. La penetro. Resto fermo pochi attimi e poi lo sfilo. Il lattice del preservativo è intriso dei suoi umori. Prendo il cazzo con una mano e avvicino il glande al buco del culo. “Mamma. Aiutami.” Fa roteare il bacino in senso orario. Ogni tanto da dei piccoli colpi all’indietro accompagnati da mie spinte in avanti. Il glande comincia ad entrare. Il buco all’avanzare del glande oppone sempre minore resistenza. Con l’altra mano premo contro la sua schiena impedendole di sollevarsi. La sua testa si agita sul cuscino che morde in continuazione. Mm dopo mm il glande avanza dentro il condotto anale. Avverto i muscoli anali chiudersi intorno al glande. È dentro. Il più è fatto. Mi fermo per farla riposare e per far si che il buchetto si adatti a tenere dentro di se la testa dell’alieno. “Jo. Sei un caro figliolo. Hai trapanato il mio culo dolcemente. Ho sofferto ma il dolore è stato sopportabile.” “Mamma. Dentro il tuo culo hai solo il glande. Mi sono fermato per farti abituare. Fra poco completerò la penetrazione e poi dovrò chiavarti. Quello è il momento che può provocarti più dolore. Farò il possibile per evitarti sofferenze.“ Non devo preoccuparmi. Quando il cazzo affonda completamente nel suo intestino retto mia madre incomincia a sbuffare come una locomotiva lanciata a folle velocità. Dalla sua gola escono rumori che non riesco a capire cosa vogliono esprimere. A volte sembrano muggiti e a volte sono nitriti. Una cosa è certa. Sta godendo in continuazione. La sua fica è una cascata. Dopo i primi attimi di perplessità mando al diavolo la tenerezza e incomincio a stantuffare il mio cazzo in quello splendido buchetto. Le chiavo il culo in modo forsennato. Lei urla. Non sono solo urla di dolore ma sono anche grida di piacere. Questo aumenta la mia eccitazione. Mi stendo sulla sua schiena e con pochi rapidi colpi scarico una gran quantità di sperma che vanno a riempire il serbatoio del preservativo. Non la sento più gridare. È svenuta. Con timore estraggo il cazzo dal suo culo e ascolto il suo respiro. È regolare. Le dilato le natiche e guardo il buco del culo. Non c’è sangue. Lo sfintere è integro. Solo il buco è dilatato e sta espellendo succhi. La sento gemere. Si sta riprendendo. Si gira sulla schiena. Getta le braccia intorno al mio collo e mi attira su di se. “Grazie per la dolcezza che hai usato. Mi è piaciuto. Ho goduto molto. Non credevo si potesse godere anche facendosi chiavare il culo. Dimmi che mi impalerai ancora.” “Mamma, ora posso finalmente dire che mi appartieni. Mi hai donato tutto il tuo corpo e tutta te stessa. Sei e sarai sempre la donna che amerò più di ogni altra.“ Per un lungo periodo di tempo si stabilisce nella mia camera. Mio padre si accontenta di frequentare mia nonna che è la sua concubina e amante. Di tanto in tanto, con rammarico di mia madre, vado a fare visita a mia nonna la quale saputo che ho sodomizzato sua figlia ha voluto che trapanassi anche il suo culo. L’ò accontentata. Faccio di più. In accordo con mio padre, Margot diventa, con suo grande piacere, la protagonista dei giochi a tre. È il companatico di molti sandwich. I momenti più belli della vita li trascorro quando mia madre mi tiene stretto fra le sue braccia. Il rapporto con mia madre, nonostante mi sia sposato, non ha termine. Mia moglie ne è a conoscenza. Sa che Janet è la mia amante. Qualche volta anche lei partecipa ai miei incontri con mia madre.

P. S. Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Janet (parte 1^)

Di Liana

In casa tutti sappiamo. È più di un anno che mia nonna Margot mi ospita nel suo letto. Sì, sono l’amante di mia nonna. Mia madre e mio padre sono a conoscenza della relazione che esiste tra Margot e me. So che mio padre frequenta anche il letto della suocera da cui ha avuto anche una figlia. Ma una cosa gli altri non sanno ed è che la donna di cui sono innamorato è mia madre Janet. Ha un corpo di una ragazzina. È alta un metro ed ottanta cm. E’ bionda. Di carnagione color bianco latte. Il colore dei suoi occhi sono di un blu ghiaccio. Ciglia lunghe è folte. Un corpo che sembra scolpito in un blocco di marmo. Ben modellato. Le linee sono armoniose. Non ha un ombra di cellulite. Due gambe lunghe, dritte e affusolate che terminano in due natiche perfette e pronunciate. Fianchi larghi e un vitino stretto. Un ventre piatto. Completa quel meraviglioso corpo un splendido seno formato da due tette che sono due grossi globi d’alabastro. I capezzoli sono due grosse ciliege rosse circondate da aureole marroni. È una donna straordinaria. È unica. È da copertina. Gli uomini, quando lei passeggia per le vie del centro, le sbavano dietro. Le donne si leccano le labbra. Un mattino che sono nel letto abbracciato a mia nonna con il capo poggiato sul suo petto incomincio a parlare. Parola dietro parola confido a mia nonna l’amore che sento per mia madre. “Povero amore. Ora ascolta me. Una mattina, la donna che tu sogni, irruppe nella mia stanza, entrò nel letto e si rannicchiò, tremante, dietro la mia schiena. Le chiedo cosa le fosse accaduto. Mi racconta quello che ha visto e fatto. Ovvero mi dice che è entrata nella tua stanza. Tu sei disteso nudo nel letto. Stai dormendo. Hai il tuo coso dritto come il pennone di un veliero. Ne resta incantata. Si china e lo bacia. Aggiunge anche che lo aveva fatto con desiderio. Che mentre ti bacia ha desiderato essere penetrata. La invito a cavalcarti. Mi risponde che non può perché sei suo figlio. Si! Tua madre da allora ti sogna nel suo letto. Cercate di incontrarvi e realizzate i vostri desideri.” “Margot. Janet è mia madre. Mi stai dicendo di avere un rapporto con mia madre.” “Io non sono forse tua nonna? Quando il tuo cazzo è nella mia vagina non hai scrupoli? Amore, l’incesto, a mio parere, è un tabù creato dagli uomini. Gli essere umani, agli albori della vita, lo hanno sempre praticato. Quando Edipo fotte, io penso consapevolmente, sua madre non è forse incesto? Lo hanno reso legalmente punibile per proteggere le razze. Lo sai che dall’accoppiamento tra due esseri della stesso ceppo genetico possono nascere figli non sani? Oggi, però, a questo pericolo si può porre riparo. Gli strumenti per evitare le gravidanze non volute ci sono. C’è il preservativo, la pillola, la spirale, la pillola del giorno dopo, ecc. Questi sono farmaci e sanitari, ma ci sono anche quelli chirurgici a cui non farei mai ricorso perché alla base c’è violenza. Ma quando in un rapporto c’è amore, prendendo le dovute precauzioni, la parola incesto non esiste. Da quando hai cominciato a frequentare il mio letto e tenuto conto che sono ancora fertile prendo la pillola per evitare di farmi ingravidare da te. Anche il rapporto che esiste tra tuo padre e me non è ammesso dalle convenzioni umane eppure esiste. Certo non è incesto perché tra me e lui non ci sono gradi di parentela. Da tuo padre ho avuto la possibilità di generare una figlia. Oggi viviamo felici sotto lo stesso tetto. Tuo padre e tua madre sono contenti di fare sesso tra loro e con me. Ci amiamo. Tu mi ami. La mia pussy gioisce quando il tuo alieno le fa visita. Trovi sbagliato tutto questo? Amore, corteggia pure tua madre la farai felice.” “Nonna tu fai sesso con tua figlia: mia madre?” “Sì! Lo facciamo da anni. Da molto prima di conoscere tuo padre.” “Certo che siamo una bella famiglia? Mio padre chiava te e tua figlia. Io chiavo te. Tu scopi con mia madre.” “Aggiungi anche, come spero accada, che tu andrai incontro a mia figlia ed esaudirai il suo desiderio di averti nel suo letto.” “Nonna, ci puoi contare.” Ora so che anche mia madre mi desidera. Il problema è incontrarci. Mi alzo, mi vesto e vado in cucina. Janet è lì intenta a cucinare. Mi sente arrivare. “Ciao. Come ti senti? Hai fame?“ Mi avvicino alle sue spalle. La cingo con le braccia e le do un bacio sulla nuca. Il mio fallo urta contro il suo bacino. Ha un fremito. “Tutto bene. Ho una fame da lupo.” “Siediti che ti servo la colazione.“ Mi siedo al tavolo. Si gira. Ha una vestaglia bianca allacciata in vita. Sotto non ha niente. È nuda. Nello spacco inferiore si vedono le sue bianche e lunghe gambe e il nero cespuglio di peli che nasconde la sua vagina. Nello spacco superiore si vedono le curve che modellano le sue poderose mammelle. I capezzoli si nascondono dietro la vestaglia e premono contro la stoffa. Il mio cazzo ha una prepotente erezione. Mia madre è eccitante. Distolgo lo sguardo da quella celestiale visione. Arrossisco. Lei intuisce il mio imbarazzo e sorride. “Mamma. Mi daresti un passaggio al centro. Dovrei passare per l’Università.” “Certo. Sai cosa facciamo? Oggi non vado in ufficio. Ti lascio all’Università. Io vado a parcheggiare l’auto in garage e andrò a guardare le vetrine della strada principale. Dopo che avrai sbrigato le tue cose mi raggiungerai. Faremo una passeggiata insieme. Ho voglia di trascorrere una giornata con te. Ci stai?” “Mamma. È una cosa che ho sempre voluto fare. Passeggiare con te in città. Sono contento. Sì! Ci sto.” “Vado a prepararmi. Intanto cerca tua nonna è informala che oggi dedichi la giornata alla tua mammina.” Mi precipito nel salone. Margot è seduta sul divano. “Nonna. Mamma mi ha proposto di dedicargli la giornata ed io per la ragione che tu sai non ho rifiutato.” “Amore. Come vedi ho ragione. Lei ti vuole. È pur sempre una donna. Vuole essere corteggiata. La devi conquistare.“ Mi avvicino. L’abbraccio. Poggio le mie labbra sulle sue e le do un bacio. “Nonna, ti amo, sei la mia favorita.” “Sparisci dalla mia vista. Se non lo fai nello spazio di un minuto non ti lascerò andare via. Lo sai che anche i divani vanno bene per fare i giochini?“ Rido ed esco di corsa dal salone. Vado ad aspettare mia madre in giardino. La vedo arrivare. Indossa una gonna nera lunga fin sotto le ginocchia. Ha calze nere con la cucitura dietro. Sopra ha una camicetta rossa un poco larga e annodata in vita. Indossa un reggiseno nero che raccoglie e nasconde il suo prosperoso seno. Le si vede l’ombelico e parte della pancia. Ha occhiali scuri che le nascondono gli occhi. I suoi lunghi capelli sono raccolti in una coda di “cavallo”. Ha le labbra coperte da un rossetto rosso sangue. Anche le unghia delle mani sono laccate di rosso. Un cappello a falde larghe le nasconde parte del viso. Le scarpe sono due mocassini. Sembra voglia passare inosservata. “Mamma, se vestita così non vuoi attirare attenzione ti dico che non ci riesci. I ragazzi come me ti punteranno come cani da caccia.” “Jo. Figliolo. Sei capace di farmi ribollire il sangue. Grazie del complimento. Tu, oggi, sei il mio cavaliere. Mi sono preparata per te e non per altri.” “Mamma. Guarda che anch’io sono un uomo e i miei ormoni stanno andando in ebollizione.” “Ti piaccio? Pensa bene alla risposta che stai per darmi. Sono tua madre.” “Janet. Oltre ad essere mia madre tu sei una bellissima donna ed io vedo in te la donna dei miei desideri. Sì! Mi piaci e che il diavolo si porti le convezioni moralistiche.” “Mi ameresti come donna? Mi porteresti a letto?” “Mamma io ti amo da sempre. Per averti farei qualsiasi cosa.” “Portami a passeggio. Poi si vedrà.“ Saliamo in macchina e partiamo. È lei che guida. Non mi stanco di guardarla. Le poggio una mano sulla coscia. Lei mi guarda e sorride. Arriviamo all’Università. Scendo dall’auto. “Ricordati. Mi troverai lungo la strada principale.“ Riparte. Ho la mente in subbuglio. Ha ragione la nonna. Mia madre mi vuole. Mi precipito alla segreteria dell’Università. Annoto su un foglio di carta le notizie che mi interessano e corro verso la strada dove Janet mi aspetta. La trovo subito. È inconfondibile. È perché sono innamorato di mia madre ma delle donne presenti in strada nessuna è bella quanto lo è lei. Mi avvicino alle sue spalle e le do un bacio sul collo. “Eccomi.” “Hai fatto presto.” “Ero ansioso di raggiungerti.” “Oggi non sei mio figlio. Sei il mio ragazzo. Io sono la tua fidanzata. Guidami tu.” Mi da la mano che stringo forte. Con la sua mano nella mia mano camminiamo lungo il marciapiede. Sto continuamente a guardarla. Sono incantato dalla sua bellezza. Arriviamo in piazza. Le chiedo se vuole un aperitivo. Mi risponde di sì. Ci sediamo ad un tavolo dell’unico chalet che s’affaccia sulla piazza e ordino due aperitivi. Il cameriere li porta. Li sorseggiamo. Lei mi guarda da dietro gli occhialoni scuri. “Tesoro. Chiama la nonna e dille che oggi non rientriamo per il pranzo. Dille che mi porti a pranzo in un ristorante fuori città e che rientriamo in serata.” Prendo il cellulare e chiamo casa. “Pronto. Margot? Sono Jo. Ti avviso che rientriamo sul tardi. Non ci aspettate. Si! È tutto a posto. Mamma è qui, davanti a me. È un incanto. Ti saluta. Nonna ti amo. Ciao.” “Dici a tua nonna di amarla e che io sono un incanto. Vai a letto con mia madre e hai detto che mi desideri nel tuo letto. Sei un bel porcello.” “Scusa, dammi una valida ragione per non desiderarti. Sei una donna bellissima. Ispiri desideri impronunciabili. Fai sesso con tua madre. Entrambe avete raggiunto una sana intesa. Mio padre non si divide tra il tuo letto e quello della nonna? Perché questo non dovrebbe accadere anche con me?” “Tuo padre non è ne il figlio di mia madre ne tantomeno il mio. Tu invece sei, purtroppo, mio figlio.” “Anche tu sei figlia di Margot eppure siete amanti. Io sono tuo figlio e sono anche l’amante di tua madre.” “Non mi va di continuare questo discorso. Si è fatto tardi. Andiamo a prendere l’auto. Andremo a mangiare in una trattoria fuori città. Si trova in un posto incantevole.” Lascio il corrispettivo sul tavolo, ci alziamo e andiamo via. Questa volta è lei a prendere la mia mano. “È meglio che continuiamo ad essere una coppia di fidanzatini.“ Non mi ci raccapezzo. Le fa piacere sentirsi dire che la desidero e poi mi raffredda ricordandomi di essere mia madre. Questo tiro è molla mi eccita sempre di più. Dopo circa trequarti d’ora siamo alla trattoria. Entriamo. Lei tenendomi per mano mi guida verso l’uscita posteriore. Ci troviamo su un terrazzo che si affaccia su una vallata ricca di alberi ed attraversata da un impetuoso fiumiciattolo. È veramente un bel posto. Il cameriere viene per prendere l’ordine. Janet gli dice che lascia a loro la scelta e che mettessero una bottiglia di champagne nel freezer. Si incammina verso la balaustra del terrazzo. La seguo. Sono dietro di lei. Le cingo la vita con le braccia. Ho il pene indurito che preme contro il suo culo. Avvicino la bocca al suo collo e la bacio. Non si ritrae. Abbandona la testa sulla mia spalla e si lascia sfuggire un gemito. Prendo il lobo del suo orecchio tra le labbra e lo succhio. “Jo! Jo! Tesoro. Ti prego fermati.” “Mamma. Sono io a pregarti. Sono innamorato di te. Sei la donna dei miei sogni. Ti desidero. Lasciati andare. So che anche tu mi vuoi. Abbandonati.” Con un brusco movimento ruota il suo corpo. Ho il suo viso davanti ai miei occhi. Con una mano si toglie gli occhiali. I suoi occhi blu ghiaccio mi fissano. Sono carichi di desiderio. “Baciami.” Le do un tenero bacio sulla guancia. “Sono una donna e voglio che tu mi baci come fossi la tua donna.“ Non mi sembra vero. Mia madre sta chiedendo a suo figlio di baciarla. Accosto le labbra alle sue. Le dischiude. La mia lingua si fa strada verso la fessura aperta tra le sue labbra. La valica e si rovescia nella sua bocca. Incontro la sua lingua che guizzante si attorciglia alla mia. Le nostre lingue duellano per alcuni minuti avanzando ora nella mia bocca ora nella sua bocca. E’ la voce del cameriere a interrompere quel magico momento. “Signori: il pranzo è pronto.“ Come due scolaretti avvampiamo. Con lo sguardo rivolto verso terra ci avviciniamo al tavolo e ci sediamo. Il cameriere, imperturbabile, ci serve. A metà pranzo Janet chiede al cameriere se può parlare con il padrone. Dopo cinque minuti arriva il titolare della trattoria. Mia madre si alza e gli va incontro. Ho l’impressione che lo conosca. Confabula con lui per alcuni minuti e ritorna a sedersi. “Amore. In questa trattoria vengo sempre, a volte solo con tuo padre ed a volte solo con tua nonna. È anche capitato che ci siamo venuti in tre. Ogni tanto ci rifuggiamo in questo posto. Qui ci amiamo follemente. Il titolare mi conosce. Nel piano superiore c’è un appartamentino che è di mia propietà. Poco fa gli ho detto che ci saremmo trattenuti. Vedrai l’appartamento è carino. È arredato con gusto. Sua moglie lo tiene sempre pulito. Sono persone discrete. Non mi ha chiesto niente di te. Non sanno che sei mio figlio. Mai nessuno saprà che siamo stati qui. Dopo pranzo ci ritireremo nelle nostre stanze e avremo la nostra luna di miele.“ La guardo incredulo. Non credevo di giungere a tanto in un solo giorno. Ha parlato di luna di miele. Tra poco stringerò fra le mie braccia il meraviglioso corpo di mia madre. “Ehi! Scendi sulla terra. Cosa credevi di essere il solo a sognare. Sono mesi che mi sto struggendo dal desiderio di possederti. So che mi vuoi. Ho fatto un poco di resistenza perché volevo capire fino a che punto mi desideri. Volevo capire se eri pronto ad assumerti le responsabilità delle tue azioni. Dovevo sapere se sei sincero quando dici di amarmi o se è solo il capriccio di un ragazzo arrapato che vuole solo scoparmi e basta. Adesso so che sei veramente innamorato. Ecco perché ti ho portato in questo posto. Qui vivremo il nostro primo incontro amoroso.” “Mamma. Sei magnifica. Fai di me l’uomo più felice della terra.” “Ti prego, quando siamo insieme, qui o a casa, non chiamarmi mamma. Mi fai sentire a disagio. Chiamami Janet.” “Mai. Quando sono a letto con tua madre la chiamo a volte con il suo nome ed a volte con il suo appellativo di nonna. Con te è diverso. Io sono innamorato di mia madre e non di Janet. Quindi ti chiamerò sempre mamma. Ti chiamerò per nome solo in alcune circostanze ma a letto ti chiamerò sempre mamma perché è con mia madre che giacerò e non con una donna di nome Janet.” “Allora amami con la dolcezza che un figlio ha per sua madre e con la passione di un uomo che ama la sua donna. Vieni, andiamo a cogliere il frutto del nostro amore.” Ci alziamo e saliamo la scala esterna che porta ad una porta. Ho con me la bottiglia di champagne. Lei fruga nella borsa e ne estrae le chiavi. L’infila nella toppa ed apre. Entriamo. Mi invita a togliermi le scarpe e di indossare delle pantofole di stoffa che sono vicino all’ingresso. Lei fa altrettanto. “Sai, in questa casa si circola senza scarpe.” Mentre Janet va ad aprire le finestre io richiudo la porta e mi guardo intorno. Sono in un immenso salone le cui pareti sono di colore bianco. Su un lato si aprono due porte e tra loro vi è un grande camino di pietra vulcanica. Sul lato opposto vi sono altre due porte e tra loro vi è uno di quegli enormi mobili antichi. La parete su cui si apre la porta da dove siamo entrati è interamente coperta da una libreria piena zeppa di libri interrotta solo dai vani delle finestre che si aprono sul piazzale dove abbiamo pranzato. La parete opposta ha quattro grandi finestre che affacciano sulla strada e gli spazi, tra l’una e l’altra sono occupati da arazzi. Il pavimento e di pietra vulcanica levigata. Davanti al camino sono sistemate due poltrone in pelle ed un divano da tre posti pure esso in pelle ed un tavolino di legno iroko, solo levigato ma non verniciato, alto mezzo metro. Sotto al tavolino c’è un tappeto arabo. Buona parte del salone è occupato da un enorme tavolo, anch’esso di legno iroko non verniciato, che ha ben sei comode sedie per lato. Alle due testate del tavolo non ci sono sedie. Anche il tavolo poggia su un tappeto persiano. Un altro divano con due poltrone sono davanti all’enorme mobile antico. Il pavimento è libero. “Ti piace. Dopo ti farò vedere le altre stanze. Non c’è cucina. La colazione la portano ogni mattina. Per il pranzo e la cena si va in trattoria. Le porte che vedi danno ognuna in una camera da letto fornita ciascuna di bagno.“ “Sì! Mi piace molto. Per essere solamente un nido d’amore è enorme. Ed è veramente tua?” “Per essere sincera solo la metà è mia. L’altra metà è di tua nonna. Anche la trattoria con il terreno circostante è nostro. La parte occupata dalla trattoria l’abbiamo data in comodato d’uso. Non percepiamo niente. In compenso loro ci tengono in ordine il terreno e l’immobile. I pasti li paghiamo in contanti.“ Si avvicina. Mette le mani sul mio petto. Mi da un bacio sulle labbra. “Cominciamo dal punto in cui ti lasciai.” La interrogo con lo sguardo. “Non ricordi. Stavi steso sul letto ed io ti ho dato un bacio.” Arrossisco. “Vai a farti una doccia. Rimetti i boxer e stenditi sul divano. Quello davanti al mobile.” Prende un telecomando e preme un bottone. Le porte dell’enorme mobile ruotano su loro stesse e spariscono. Nascondono un grande frigo, una vetrina piena di bottiglie di liquori di ogni tipo. Un’altra vetrina con bicchieri e coppe tutto di cristallo. C’è anche un lavello con due vasche. Un televisore LCD da 42”. Un forno a micronde. Un riproduttore di immagini. Un lettore DVD e altre cose che non elenco. Accende il televisore e sparisce in una stanza laterale. Entro in una delle stanze. Mi spoglio e faccio una doccia. Dopo essermi asciugato vado a stendermi sul divano. Ho solo il boxer. Prendo il telecomando e faccio scorrere i canali. I minuti trascorrono. Lei fa il suo ingresso. Non ha più la gonna. Ha indossato delle calze nere autoreggenti. Una camicia bianca la copre fino a metà coscia. Non ha il reggiseno. Si notano la punte dei capezzoli che premono contro la stoffa. Si avvicina. Scosta una poltrona e l’avvicina al divano. Si siede. “Ecco questa è la scena di quel giorno. Manca un particolare. Dove lo hai nascosto? Tiralo fuori.” “Fallo tu.“ Janet infila la mano nella fenditura dei boxer e con le dita aggancia il fallo e lo porta allo scoperto. È flesso su se stesso. È l’emozione. “Non ci siamo. Sembra un fiore appassito.” “Per riprendersi ha bisogno di essere stimolato.” “Vediamo cosa si può fare.“ Con la mano libera mi circonda le palle e le accarezza. Il pene incomincia a muoversi. Con le dita mi tira giù la pelle che copre il glande. Il pene tenta di alzare la testa. Nel frattempo inizia a crescere. Il glande è lucido e di colore quasi violaceo. Pochi attimi e il pene si erge in tutta la sua lunghezza.

P. S. Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Io, ragazzina introversa. Parte seconda

Seconda parte

L’amicizia, la confidenza con Giuliana (si chiama così la mamma del bambino per cui sono chiamata a fare la baby sitter) diventa sempre più grande e di pari passo la mia felicità. Non ho mai provato nulla del genere per nessuno, anzi per nessuna e del resto nessuna ha mai dimostrato tanto interesse nei miei confronti…..mi coccola sempre e sempre mi tratta come una persona al suo pari, come una che conta, come una persona che è felice di stare con me.

Continuano a chiamarmi a casa loro per accudire al figlio (che fra l’altro si sta affezionando a me in modo stupendo) ed io sempre continuo a destreggiarmi fra i vestiti di Giuliana, che nel frattempo ha imparato a conoscermi e che spesso mi lascia lei le cose da provare ed altrettanto spesso poi, se trova che mi donino, me le regala e me le lascia portare a casa.

Quando usciamo assieme mi chiede di indossare le sue cose, mi vuole bella ed elegante al suo fianco ed io in questo modo cresco, mi sento grande, raffinata….insomma mi sento più donna….a volte ci scambiano per sorelle tanto è bella e giovanile lei e tanto io, curata e vestita da lei, sembro più grande dei miei 17 anni. Oramai le nostre conversazioni sono libere ed aperte, parliamo di tutto, dallo sport, alla politica e pure di sesso….sto imparando molte cose di cui nemmeno immaginavo l’esistenza;ho imparata che ci sono degli aggeggini che aiutano a noi donne ad avere orgasmi molto forti, ho scoperto che anche lei si masturba spesso ed infine ho scoperto che anche lei usa certi aggeggini….

Sì in effetti, non so se per caso o perché Giuliana li aveva messi apposta li, li ho trovati…si ho trovato un fallo in lattice con ventosa dalle dimensioni enormi, un vibratore in plastica ed un minivibratore che poi ho capito servisse per stimolare il clitoride…….mamma mia non so se ero più spaventato o più eccitata, ma so che quella sera con addosso solo una sottovestina di Giuliana intrisa del suo profumo ed il vibratore che profumava di sesso femminile ho assaporato l’esperienza di penetrarmi (anche se non completamente…sono, anzi ero ancora vergine a quel tempo) e di sentirmi vibrare all’interno del mio sesso….un’esperienza unica che mi fece esplodere in un orgasmo mai raggiunto……….ma quella sera non era finita li.

Dopo il loro rientro, dopo essere giunta a casa, nello spogliarmi mi trovo in tasca un qualche cosa….la prendo, la svolgo e…cavoli era un peri nero in pizzo, una mutandina ancora calda, un gioiello decisamente usato, decisamente caldo, decisamente profumato…..Giuliana, quella porcela aveva fatto il passo, si era dichiarata, mi aveva lasciato un tangibile segno di quello che voleva da me…aveva capito quello che anche io desideravo e si era sbilanciata……..

Mamma che serata, i giochini, l’orgasmo, ed ora il profumo del paradiso intriso in quel pizzo modellato sulle forme di colei che per me contava sopra ogni cosa…ero eccitatissima, non sapevo che fare…..lo annusai…il paradiso,…lo leccai con molta attenzione, lievemente passandoci sopra solo la punta della lingua, quasi ne avessi paura……ero fuori di me, ero come avvolta dall’ovatta in un mondo fantastico, un sogno, un irreale ma realissimo sogno che speravo avesse un lieto fine.

Quella notte dormi con solo quella mutandina addosso carezzandomi il taglietto fra le gambe dolcemente ma in continuazione avendo non so quanti orgasmi, godendo così a lungo come mai mi era capitato…….mi voleva ed io volevo lei…ero innamorata, il sogno si avverava.

Il giorno dopo non vado all’università, ma aspetto Giuliana sotto il suo posto di lavoro, una sorpresa che speravo la rendesse felice.

Mi siedo al bar sorseggiando una birretta, addosso avevo ancora le sue mutandine, i suo peri che ora era intriso dei nostri umori, dei nostri profumi, quell’oggettino che ci legava come mai nessuno mi aveva legato prima…..la vedo, bellissima in un vestitino bianco panna, corto, senza maniche, bellissima nella sua abbronzatura colore caramello.

Non dico nulla, sapevo che doveva passare avanti a me e che mi avrebbe notata….volevo vederla camminare ed ancheggiare su quei tacchi alti che la slanciavano ma anche che la facevano danzare ed ondeggiare i fianchi: prima di arrivare a me mi nota: il sorriso le rende il volto ancor più bello e solare se possibile, affretta il passo e mi raggiunge, mi si avvicina, mi prende il volto e….mio dio mi bacia sulle labbra……un bacio lieve, uno sfioramento, ma un segnale unico ed inequivocabile che significava…..”sei mia amore e non me ne vergogno, anzi”.

Resto letteralmente di sasso, ma subito, immediatamente le sorrido e la ringrazio, si la ringrazio non solo del bacio, ma anche delle mutandine, anche di quel suo gesto che dichiarava le sue intenzioni.

Si siede ordina uno spritz Aperol e poi comincia a parlare, comincia a raccontarmi di come, piano piano si è legata a me, di come dallo stupore di accorgersi che provavo i suoi vestiti ed il suo intimo sentiva il desiderio che continuassi a farlo, di come desiderava regalarmeli e di come desiderasse vedermeli addosso ed infine di come desiderasse che io avessi un suo oggetto intimo tutto per me……..mi chiese se lo avessi addosso ed al mio si la vidi raggiante ed eccitata come una ragazzina.

I nostri piedi sotto il tavolo giocavano fra loro mentre i nostri occhi si raccontavano quello che le persone sin troppo vicine non ci permettevano di dirci, eravamo felici, desideravamo essere sole, desideravamo intimità, desideravamo solo poterci toccare, accarezzare baciare.

Non so quando potesse accadere ma il desiderio si palpava nell’aria, la voglia di esplorare i nostri corpi era oramai incontenibile….il nostro amore oramai era nato e dovevamo solo coglierlo, coltivarlo renderlo vero e tangibile. Ma il tutto concordavamo doveva essere lento paziente e senza folli esagerazioni…….dovevamo costruire quello che sarebbe poi divenuto il nostro segreto…….il mio sesso stava esplodendo e inumidiva ancor di più quelle mutandine che oramai univano i nostri umori. Un sorriso e capii subito io suo desiderio…….mi recai in bagno e ritornai subito…allungai la mano e le riposi in borsetta quello che lei aveva donato a me, quel feticcio amoroso che mi aveva resa felice, donna, e che ora avrebbe reso felice Giuliana. Si alza lei ora e la vedo andare verso il bagno….ritorna quasi subito e mi ripone in borsetta un qualche cosa….guardo e………..mio dio vedo un perizoma in pizzo color panna……..cavoli, cavoli, cavolaccio….si era proprio così, aveva indossato quello che lei prima di me, io dopo di lei ed ora nuovamente lei avevamo indossato…….ero troppo felice.

Il tempo era volato, lei si alza e rientra nel portone del suo ufficio, si gira, mi guarda e mi soffia un bacino, un gesto infantile ma in quel momento terribilmente sexy……sono troppo felice.

Io, ragazzina introversa. Parte prima

Sono una ragazza di 17 anni, studentessa, direi carina, anche se non dovrei essere io a dirlo, comunque sono discretamente alta e slanciata, asciutta ma con un fisico sportivo e dove le curve ci stanno e stanno bene direi un po’ ovunque.

Nonostante tutto ciò sono abbastanza chiusa, timida ed introversa; studio molto e sono brava a scuola e nello sport (pratico la pallacanestro come giocatrice e do una mano anche come istruttrice minibasket), ma nei rapporti sociali sono una frana. Ragazzi zero, amicizie pochissime per cui mi butto proprio sullo studio e con i bambini del minibasket, dove trovo una comunicavità sorprendente e dove sono molto ma molto popolare.

Infatti la mia storia nasce proprio li, nasce tutta in palestra dove mi sento come a casa e dove tutti mi rispettano e stimano, sia come giocatrice (non sono malaccio, anzi) ma soprattutto come leader fra i bimbi, che trovo sempre tutti attorno a me attenti e vogliosi di sentire quello che dico e gli faccio eseguire.

Ecco, questa mia capacità mi procura anche alcuni lavoretti di baby sitteraggio: i genitori dei bimbi vedendo le mie capacità m’interpellano spesso per tenere i loro figli la sera nelle volte in cui loro escono……..una buona cosa per loro ed un’ottima cosa per me, che facendo ciò che mi piace racimolo anche un bel gruzzoletto.

C’è soprattutto una famiglia che con continuità mi chiama: oramai siamo amici e mi trattano veramente come una di casa, facendomi trovare cenette prelibate e facendomi spesso bei regali extra. La mamma è una donna molto giovane direi 30 anni ma portati benissimo: fisicamente mi somiglia moltissimo ed è molto ma molto simpatica, tanto che spesso ci si ferma a chiacchierare, a prendere un aperitivo o la sera dopo il loro rientro a vedere un po’ di tv assieme…insomma diciamo che quasi siamo amiche, nonostante la differenza d’età riusciamo a trovare moltissimi punti in comune ed il feeling è splendido.

Diciamo che mi sono molto affezionato a loro, a lei diciamo, la sento vicina e vorrei conoscere tutto di lei, tutto tutto, anche i segreti o le cose che da fuori non si vedono o percepiscono.

Da qualche sera allora, dopo aver messo a dormire il piccolo, vado in camera sua e comincio a cercare negli armadi, guardo i vestitini, le gonne, i pantaloni, le camicette, ma soprattutto ho trovato il cassettino dove tiene l’intimo……..

Cavoli, ho scoperto che si tratta molto bene, usa solo cosine bellissime, pizzi, trasparenze e tessuti impalpabili che io nemmeno mi sognavo esistessero; comincio ad immaginarla con quei capini addosso, con le mutandine ed i perizomi minimi e trasparenti addosso ed ho scoperto che la cosa mi stimola, che la in mezzo, fra le gambe nasce uno strano pizzicorio, una folle voglia di accarezzarmi di grattarmela….insomma immagino che la cosa mi ecciti. Non sono molto esperta in questo, sono vergine e la masturbazione non è cosa che pratico spessissimo, anzi dovrei dire non praticavo spessissimo, perché da quando ho scoperto questa cosa lo faccio in continuazione e la cosa più folle è che lo faccio pensando a lei e non ad un ragazzetto ben dotato.

Tutte le sere che sono a casa loro, non vedo l’ora di mettere nel lettino il bimbino, di fondarmi i camera sua e di provare tutto, l’intimo i vestiti…il trucco ed i gioielli, eccitandomi fino alla follia pere finire con le manine fra le cosce a carezzarmi fino al punto di non ritorno….bellissimo, divino farlo con le sue cose addosso, con i suoi profumi nelle narici…poi mi lavo, ripiego tutto e metto a posto.

E’ quasi un anno che va avanti questa storia, ed io e lei siamo sempre più amiche e vicine; spesso andiamo anche a fare shopping assieme e lei non manca mai di gratificarmi con regalini sempre più particolari ed intimi.

Ultimamente mi ha portato anche in un negozio di intimo e, dopo avere fatto i suoi acquisti (per i quali mi coinvolge e mi chiede sempre consiglio, permettendomi di ammirarla con quei sogni addosso) mi dice se c’è qualche cosa che mi piace in negozio….io le dico che non uso certe cose, che il mio intimo è quello classico delle ragazzine della mia età, cotone coloratissimo con disegni simpatici e divertenti ma non certo sexy come tutto ciò che mi circonda.

Lei mi sorride in modo ironico e mi dice che sarebbe ora che invece mi valorizzassi un pochino, con un bel fisico come il mio……..

Cavoli arrossisco come un gambero e, presa per mano da lei cominciamo a girare tutto io negozio prendendo una decina di completino bellissimi per poi andare nel camerino dove mi lascia e mi dice che se sono incerta e se lo voglio lei potrebbe consigliarmi. Chiudo la tendina…..sono eccitatissima ed il primo pensiero è che sono tutta bagnata fra le gambe e se indosso qualche cosa del genere certo lo macchierò tutto…..non so che fare e tentenno…..di colpo vedo una mano fuoriuscire dalla tenda che mi passa un fazzolettino di carta ed un salvaslip piccolino ed una voce che mi dice “capita anche a me a volte, asciugati e poi usa questo per non sporcarli” accompagnata da una risatina……mio dio che vergogna, mio dio che imbarazzo, sono rossissima ed allo specchio mi vedo imbranata come una foca.

Faccio tutto e comincio a provare le meraviglie che mi sono portata dentro……fantastiche cose che mi fanno sentire bellissima e che fanno scorrere il tempo a mia insaputa……mi risveglia una voce da fuori che dice “beh, allora mi premetti di godere anche a me dello spettacolo che deve esserci li dentro?” svegliata dal lungo sogno apro immediatamente senza pensare a come sono……indosso un perizoma rosso bordeaux con pizzo crema, trasparentissimo e minimo che mi copre appena la fighetta e lascia fuoriuscire i peletti biondi, abbinato ad un reggiseno uguale con i ferretti che mi sostiene la mia terza scarsa facendola sembrare decisamente superiore.

Fuori c’è lei che ferma la tenda in modo che non mi vedessero tutti i clienti del negozio, che mi guarda e che smorza immediatamente quel sorrisetto sulle labbra con un “ummmmmm”. Mi sento terribilmente imbarazzata ma il suo apprezzamento mi fa un piacere immenso….mi prende la mano, mi fa girare e dice “perfetto tesoro, così sei perfetta” chiude la tenda e mi dice di rivestirmi, che la scelta è stata fatta.

Insomma quel giorno è stato bellissimo, unico e per me indimenticabile.

Ricorderò sempre il suo volto, le sue parole e la mia eccitazione che, appena rientrata a casa, si è tramutata in un momento tutto mio nel lettino ad occhi chiusi e con la manina sotto le mutandine.

Il primo scambio non si scorda mai…

Mi infastidiva che quel ragazzo guardasse con tanta insistenza il sedere di mia moglie, ma onestamente io non avevo mai tolto gli occhi dalla sua donna, che metteva in mostra un toples da sballo e, che poco prima alzandosi per fare una doccia, aveva messo in mostra un culo da baciare, tanto era perfetto: nessuna smagliatura, una forma a mandolino maliziosamente coperto da un piccolo perizoma bianco che metteva in risalto la sua abbronzatura.
Staccai gli occhi da quella magnifica femmina e guardai il ragazzo dall’apparente età di trent’anni, il quale, con occhi pieni di libidine, mi strizzò l’occhio.
Rimasi sconcertato, era la prima volta che mi capitava una cosa del genere, in vita mia non avevo mai pensato a scambi di coppia, ovviamente il messaggio che involontariamente avevo lanciato, era stato male interpretato.
Sentivo il sesso duro come il marmo, quell pensiero m’aveva intrigato molto, turbato staccai gli occhi dal ragazzo e guardai mia moglie, vidi che aveva insolitamente i capezzoli duri e riconobbi nei suoi sguardi quella complicità che solo due persone che si conoscono a fondo possono avere.
- Hai capito cosa vuole fare quello? Le dissi.
- Cosa vorrebbe fare a me l’ ho capito di sicuro…è un quarto d’ora che mi guarda il culo e credo che se fossi da sola, sarebbe capace di violentarmelo, talmente è eccitato e a guardare il suo pacco, credo che mi farebbe anche parecchio male…
Barbara era cos, sempre pronta alla battuta e mai doma, amava tutto quello che era strano e misterioso e in amore non aveva limiti, col tempo si era anche parlato di scambio di coppie, ma poi, i discorsi erano sempre scemati nel nulla.
Era come se un fuoco sotto la cenere improvvisamente prendesse viuitalità: entrambi eravamo stati fulminati da quella coppia;
- Devo dire che anche la sua ragazza ha un sedere da favola, mi piacerebbe sentire quanto allenato…che ne dici, proviamo a farci amicizia?
- Perché no, se non lo facciamo in questa isola dimenticata da Dio dove nessuno ci conosce, credo che non lo faremo mai più…
I miei dubbi erano crollati davanti a quella biondina, mentre mi alzavo e percorrevo la poca distanza che ci separava, ebbi modo di apprezzare anche la sua bocca carnosa, era troppo perfetta, sicuramente diversi ritocchi al suo corpo l’avevano aiutata a essere quello che era in quel momento: un gran pezzo di figa!!
Guardai mia moglie che aspettava e mi presentai, dopo pochi minuti feci un cenno a Barbara di unirsi a noi
Guardavo Barbara raggiungermi e pensai a quello che vedeva il mio probabile rivale: Mia moglie aveva in quel momento trentasette anni e di sicuro faceva girare la testa agli uomini quando passava, fresca come una rosa, niente figli, vita agiata, fisico curato, rassodato da una palestra maniacale, due natiche talmente sode che ci si poteva giocare a golf sopra stando sicuri che la pallina non sarebbe caduta per il cedimento del terreno.
Lo scambio era sicuramente alla pari, noi qualche anno in più, ma a parte questo, per este3tica e simpatia, all’altezza di quella coppia.
Tutti è quattro sapevamo cosa volevamo e avevamo valutato il probabile baratto, ognuno pensando a cosa avrebbe avuto in cambio, alla fine tutti sembravamo soddisfatti, la trattativa erotica poteva iniziare.
- Prima volta a Zante?( piccola isola della grecia poco turistica)
- Si. Onestamente c’ aspettavamo più vita, probabilmente dovevamo andare a Mikonos, li avremmo trovato quello che cercavamo con molta più facilità.
Il discorso era chiaro,( Mikonos è famosa per i club di scambisti e pe glir omosessuali che la frequentano )
- In effetti siamo pochi e mancano molte attrazioni, però se si guarda bene….si può trovare del buono senza girare tanto.
Dicendo quella frase avevo guardato la sua donna folgorandola, lei fiera, non aveva abbassato lo sguardo e anzi, aveva ricambiato il mio sguardo deciso.
- Hai ragione, a volte non sappiamo guardare tra le righe: questa volta era stato lui a trafiggere Barbara e a farla imbarazzare.
La tolsi dall’impaccio;
- Noi stasera andiamo al club qui sotto, venite a prendere un drink con noi?
Il ragazzo girò lo sguardo verso di me, bagnò la lingua sopra le labbra come per pregustare un aragosta;
- Facciamo a mezzanotte?
Per noi era un orario abbastanza tardo, ma la voglia di trasgredire e soprattutto di scopare quella ragazza, era superiore a tutto
- A mezzanotte circa ci vediamo al “ Paradise”, vediamo se le nostre donne si trasformeranno in streghe…
Il ragazzo che si era presentato come Paolo, sorrise;
- Credo che non faranno fatica, a vedere come si stanno guardando…
In effetti Barbara e Sonia si stavano contemplando voluttuosamente e ammiravano ognuna il corpo dell’altra senza celare il piacere che ne traevano.
Ci lasciammo con quella promessa.
Appena soli;
- Che ne dici Barbara?
- Dico che sono veramente belli, lei si vede che ha qualcosa di rifatto, ma è comunque notevolmente sopra la media, penso che ti divertirai parecchio con quella, mi sembra una che ti fa morire una volta che ti ha preso sotto.
- E di lui, cosa ne pensi? Continuai a chiedere.
- Stessa cosa, se sta con lei, deve essere all’altezza, non mi sembra che Sonia sia una che si accontenta.
- Te la senti di fare il grande salto?
- Beh, se non lo facciamo con questi, non lo facciamo più…
- Sono d’accordo, teniamo alta la Bandiera di Rimini e facciamogli vedere chi siamo stasera!
Ridemmo di gusto a quella battuta e tornammo a sorseggiare l nostri drink visibilmente eccitati.
In camera facemmo all’amore con una passione da molto persa, era evidente che ognuno di noi pensava alla sera in arrivo e alle possibili conseguenze.
La sera ci vestimmo con le cose più erotiche che avevamo, Barbara mise un vestito nero, corto al ginocchio, con un piccolo perizoma a coprire la sua vagina depilata, seno libero, trucco leggero e un rossetto rosso scarlatto che metteva in evidenza le sue labbra, non piene e corpose come quelle di Sonia, ma sicuramente invitanti;
- Come ti sembro?
- Sei sempre una gran gnocca…e lo sai! Quello stasera ti muore dietro.
- Quella è la mia paura, che voglia davvero farmi morire dietro…
Scoppiai a ridere di guato, come sempre Barbara riusciva a creare dei doppi sensi simpaticissimi.
- Comunque anche tu sei veramente sexy stasera, si vede che questa cosa ti stimola.
- Stimola tutti e due…
baciandola le misi una mano sul sedere palpandolo e la feci uscire per andare a cena.
Mangiammo leggeri e andammo al piano bar aspettando l’orario convenuto.
Alle undici e trenta li vedemmo arrivare inaspettatamente al piano bar.
- Ci stavamo annoiando e il tempo in certi momenti non passa mai…
Aveva parlato senza mai staccare gli occhi di dosso dal corpo di Barbara, come io non avevo mai levato i miei da Sonia
Erano tutti e due vestiti di bianco, estremamente eleganti, lui metteva in evidenza un gonfiore notevole tra le gambe, lei aveva indossato un vestito bianco, corto: poco sotto le natiche partivano dei filamenti oro a coprirla fino al ginocchio, in trasparenza potevo ammirare i suoi capezzoli irti a spingere sulla stoffa.
Il tutto la rendeva virginea e estremamente desiderabile.
Cominciammo ad ordinare un giro di drink per scaldare l’atmosfera e soprattutto sciogliere i timori rimasti.
Al terzo giro di bevute, Paolo era già con le mani sulle cosce di mia moglie e parlava con una voce gutturale che faceva capire quanto fosse eccitato, d’altronde bastava guardare sui suoi pantaloni aderenti, nel qual caso qualcuno avesse dei dubbi;
io nello stesso tempo accarezzavo il collo di Soniate tenevo le mie gambe tra le sue giocando con il suo interno coscia.
- Che ne dite di andare verso il club ?
Un assenso da parte di tutti e dopo qualche secondo, camminavamo verso il mare, direzione obbligatoria per arrivare al “ Paradise,”mentre camminavamo, Paolo disse;
- Voi avete la camera Vip? Quella che ha la piscina privata?
- Si, poco più avanti, proprio su questo lato dell’albergo.
- Mi hanno detto che è una stanza stupenda, ce la fate vedere?
Guardai veloce Barbara, vidi la sua fermezza e sicurezza;
- Certo, con vero piacere…
e mettendo una mano sul culo della sua donna, strinsi il gluteo per farle capire il mio desiderio.
La stanza era veramente faraonica, riprendeva lo stile greco e si divideva in due stanze: appena entrati ognuno di no maschii si avvinghiò ai corpi delle due donne, senza mezzi termini cominciammo a esplorare le loro intimità, io presi Sonia e la spinsi verso la stanza più distante, con mio stupore,vidi Barbara che aveva una mano tra le cosce e che veniva spinta a seguirci;
- A noi piace farlo insieme, nella stessa stanza…
Guardai Barbara;
- Problemi?
Mia moglie disse che era tutto a posto e mentre lo diceva, vidi chiaramente la mano di Paolo che oscenamente spingeva sulla sua figa.
Presi Sonia e la spinsi sul letto, quasi con rabbia: la feci mettere ai bordi del letto e senza aspettare altro mi slacciai i calzoni liberando il mio cazzo.
Paolo fece altrettanto, ma con più gentilezza: mise Barbara a uh metro della sua donna e prendendole una mano fece in modo che fosse lei a spogliarlo.
Tutti e due nudi, ci guardammo e come se avessimo fatto un patto, prendemmo le nuche delle donne e le spingemmo verso i nostri membri tesi, senza mai toglierci gli occhi di dosso, era come una sfida velata e nello stesso tempo un accordo segreto tra noi due.
Tutto finì al tocco della bocca sul mio sesso, a quel punto spostai la mia attenzione su Sonia e cominciai ad apprezzare la sua bravura; era veramente esoerta per la sua giovane età, toccava tutti i punti giusti e si fermava sempre nei momenti perfetti, chiusi gli occhi pensando a mia moglie che succhiava il sesso di quello sconosciuto…
Barbara era una di quelle donne che con un cazzo in bocca ti distruggeva, sapeva portati alla pazzia dei sensi, ogni centimetro di pelle veniva lentamente assaporata e gustata e alla fine ti ritrovavi svuotato di ogni energia, Sonia era quasi alla sua altezza, ma onestamente qualcosa perdeva.
Mi domandavo come ne sarebbe uscito Paolo da quel pompino sublime e in quel momento riempii la bocca della sua donna urlando per il piacere.
Appena riaprii gli occhi guardai Paolo e Barbara, lui stava spingendo con foga il suo cazzo dentro le labbra di mia moglie e si aiutava con la mano dietro la sua nuca, le dimensioni dei nostri sessi erano simili, forse quello di Paolo era leggermente più grosso di circonferenza, lui mi guardava truce mentre spingeva la sua carne in gola a Barbara e poco dopo sempre guardandomi, esplose nella sua bocca, proprio mentre la sua donna leccava i miei ciglioni cercando di farmelo tornare duro.
Vedere la mia donna riempirsi in quel modo e quasi vomitare dallo sforzo di tenerlo dentro, mi aveva infastidito e eccitato nello stesso tempo, sempre guardando Paolo, presi le cosce della sua donna e le misi sopra le mie spalle e senza ritegno gli sbattei tutto il cazzo dentro per il gusto di sentirla urlare, cosa che Sonia puntualmente fece, poi, cominciai a scoparla selvaggiamente arrivando a sbattere le palle contro il suo sedere perfetto.
Paolo stava ancora godendo della bocca di mia moglie, sorrideva soddisfatto, aveva probabilmente intuito che i miei colpi violenti, erano in realtà gelosia mal celata; con calma prese il suo tempo assaporando le qualità di Barbara, poi si mise a sedere , prese mia moglie e mettendosela sopra le ginocchia la lasciò impalarsi da sola: una volta entrato tutto dentro di lei, mise le mani sui suoi splendidi fianchi e alzandola cominciò a scoparla seriamente.
Barbara gemeva e urlava mischiando la sua voce con Sonia, all’improvviso accadde una cosa che non mi aspettavo, le due donne si presero la mano e la strinsero forte cominciando a unire i ritmi dei movimenti.
In quel momento capii che dovevo allargare i miei orizzonti e calmandomi cominciai a scopare Sonia pensando anche a lei.
Finalmente eravamo una cosa unica.
I gemiti di piacere si confusero e io pensai solo a Sonia in quel momento.
Mi girai solo dopo diversi minuti quando sentii una frase strozzata diverso da quelli precedenti ;
- Piano, fai piano…
Vidi mia moglie a pecorina con la faccia sul letto e le mani tese sulle coperte che prendeva tra le natiche il sesso di Paolo, stava sudando e si vedeva che stava soffrendo: quella scena ebbe la forza di darmi altra adrenalina, il tempo di girare Sonia, metterla vicina a Barbara e spingere il mio cazzo tra le sue tenere carni:
Adesso erano in due a chiedere di fare piano, ma ancora una volta le loro mani si erano unite, mentre io avevo messo una mano sul sedere di Barbara e Paolo su quello della sua donna.
Io e Paolo ci guardammo di nuovo negli occhi e insieme decidemmo che era ora di entrare fino in fondo nel loro stretto inferno.
Le ragazze spingevano piano il bacino verso i loro torturatori e per la prima volta si baciarono.
A quella scena saffica, io persi il controllo e cominciai a spingere al massimo dentro Sonia e lo stesso fece Paolo, come in un film organizzato, venimmo insieme e esausti, ci sdraiammo sui loro corpi sudati, poi con calma uscimmo sfiniti, lasciando libere le donne, le quali, cominciarono a stringersi e a cercarsi completando un rapporto lesbico che ci lasciò esterrefatti tanto era intenso.
Guardammo estasiati le due ragazze amarsi e venire insieme.
Il mattino ci trovò ancora avvinghiati sul letto.
Guardai Paolo ancora assonnato, aveva la mano sul sedere di mia moglie, ruppi quel silenzio;
Che ne dite di farci portare la colazione in camera? Il tempo fuori non è un gran che e fuori da queste mura non ci sono molti divertimenti…non tanti quanti ce ne sono qui…

Scrivetemi
fantasypervoi@libero.it

WordPress Themes