HOLLY 2^ (LISA)

di Liana

Il Sogno:

-È una radiosa giornata di inizio estate. Io e mamma siamo distesi sulla nostra spiaggia. Siamo entrambi nudi. Mi alzo e mi distendo su di lei. Il suo seno si schiaccia contro il mio petto. I suoi occhi si specchiano nei miei. Le sue braccia mi hanno cinto le spalle. Mi bacia sulla bocca. I nostri corpi rotolano sulla spiaggia. Lei è su di me. Mi offre le sue tette. Le sto baciando. La invoco: “mamma, mamma, ti amo.” Sento un dolce suono. Una voce melodiosa mi sta chiamando. Apro gli occhi. Due prorompenti mammelle ballano davanti ai miei occhi. Le afferro e le stringo. “Mamma, come sei bella. Che tette stupende che hai. Lascia che le baci.”-

“Ehi! Svegliati. Non sono tua madre. Sono tua nonna. Quelle che stai palpando sono le mie mammelle.” È vero. È mia nonna Lisa che mi sta scuotendo e nel farlo la sua vestaglia si è aperta e le sue grandi tette schiaffeggiano il mio viso. Cazzo! È stato solo un sogno. Arrossisco. “Nonna scusami. Pensavo fosse….” “Ho capito. Hai creduto fossi tua madre. Metti i piedi su questa terra. Alzati prendi il caffè e vieni di là. Mi racconterai quello che hai sognato.” Si raddrizza. Riporta le tette all’interno della vestaglia e prima di andare via mi domanda: “Ti è dispiaciuto che quelle che volevi baciare non erano le tette di tua madre?” Non aspetta la risposta. Esce dalla stanza. Mia nonna è una bella donna. Anche lei ha partorito sua figlia (mia madre) quando aveva quattordici anni. È una caratteristica genetica delle donne della mia famiglia farsi ingravidare in giovane età. Ha anche un’altra figlia che è di pochi mesi più grande di me. L’ò vista poche volte e quando era una ragazzina di cinque anni. Oggi vive negli U. S. A. E’ ospite di una sorella di mia nonna. Saprò, poi, che suo padre è anche il mio. Tornando a mia nonna. È rossa di capelli. Ha un corpo giunonico. Da quello che ho visto ha un seno prosperoso. Di sicuro è più grosso di quello di mia madre. Immagino che i capezzoli siano altrettanto grossi o quanto meno facciano onore alle tette che li ospitano. Il colore della sua pelle è in sintonia con quello dei suoi capelli. È pieno di piccolissime macchie marroni. È lentigginosa. Avevo 10 anni quando l’ò vista l’ultima volta. Lei non è mai venuta a trovarci a casa. I suoi rapporti con mio padre non sono mai stati idilliaci. Lo odiava perché aveva ingravidato la sua bambina all’età di tredici anni. Almeno così credevo. Non la ricordavo cosi. Voglio dire: “bona”. Arrivo in cucina. Lei è sempre avvolta in quella trasparente vestaglia nera. La guardo. Ha una bocca grande e labbra carnose. Nonostante non porti rossetto le sue labbra sono rosee e tendono al rosso. Sono invitanti. Sembra che dicono:”ecco siamo qui, pronte per essere baciate, fatelo e ve ne saremo grate”. Accolgo l’invito. Mi avvicino tenendo gli occhi fissi su quella stupenda bocca. Sono davanti a lei. Mi guarda. Non dice niente. Poggio la mia bocca sulla sua. Le do un bacio delicato. È in quel momento che si scuote. “Ehi, fringuello! Calmati. Ritorna in te. Sono tua nonna e non la tua morosa. Prima le tette, ora la bocca. Sei talmente infoiato? Chi ti ha ridotto in queste condizioni?” Con un coraggio che credevo non avere le rispondo. “È stata tua figlia Holly.” “Mia figlia? Stai dicendo che la mia Holly ti ha sedotto” “Magari! Siediti. Ti racconto tutto fin dall’inizio” Alla fine del mio racconto mia nonna mi guarda con occhi pieni di compassione. “Mia figlia si è lasciata vedere nuda da te? Si è fatta baciare la micina? E tu ne sei innamorato? Vorresti giacere con lei?” “Si! Non riesco a non pensarla. Credo che anche lei lo voglia. Ieri sera prima di accompagnarmi ha detto che mi portava da te perché non si fidava di se stessa. Nonna, aiutami.” “Ti aiuterei volentieri. Ma non posso fare niente. Si! Credo anch’io che tua madre ti desideri e per non farsi travolgere dai sensi ti ha portato da me. E non sa quale errore ha fatto?” “Errore? Perché dici che ha sbagliato?” “Te lo dirò tra poco. Anzi lo capirai. Fai colazione e raggiungimi nel salone” La guardo uscire dalla cucina. I miei occhi sono attratti dal suo favoloso deretano e dal suo incedere. La trasparenza della vestaglia non riesce a nascondere le rotondità delle sue opulenti natiche e della linea che le divide. Che culo! Il pene è al massimo dell’espansione. Velocemente faccio colazione e mi precipito nel salone. Un bellissimo quadro è davanti ai miei occhi. Mia nonna è distesa sul divano ed è girata su di un fianco con la testa appoggiata sul palmo di una sua mano. L’altra mano è poggiata sul suo corpo. La vestaglia è sparita. È nuda. Le sue maestose tette pendono da un lato. I capezzoli svettano in cima a quei grandi globi. Nella congiunzione delle sue cosce non c’è ombra di peli. Il suo pube e la sua vagina sono liberi da peli. La rosea massa carnosa delle sue grandi labbra, separate da una linea perfetta, sembra una bocca pronta a dischiudersi per essere baciata. Nell’esiguo spazio che c’è tra un labbro e l’altro si intravedono le creste delle piccole labbra. È un miraggio. La guardo sbalordito. Mia nonna ha lo sguardo di una gatta in calore. “Non restare immobile come una statua. Non credo di essere molto diversa da tua madre. Avvicinati. Prima togli quegli inutili vestiti. Fatti guardare” “Dio! Nonna non credevo fossi cosi bella” “Davvero mi trovi bella. Eppure sono molto più grande di te.” “Nonna, non voglio fare paragoni. Tu fai concorrenza a mia madre. Se fossi un uomo e dovessi scegliere tra te e lei sarei molto in difficoltà. L’età non conta. Hai un corpo meraviglioso. Faresti invaghire anche un gay” “Nipotino mio. Non sai quanta felicità mi danno le tue parole. Vieni tra le mie braccia” Mi tolgo quei pochi indumenti che ho e, nudo come un verme, con il cazzo ritto e duro, mi lancio fra le braccia di Lisa che guarda il mio cazzo con occhi spiritati. Quando sono a tiro della sua mano libera con un guizzo aggancia il cazzo e lo accarezza. Continuo ad avanzare. Lei senza tralasciare di accarezzare il fallo prima si mette seduta e poi si inginocchia davanti a me. “Com’è bello. Caro il mio nipotino che ha uno splendido cazzo e lo offre alla sua amata nonnina”. Lo circonda con una mano mentre l’altra mano va a raccogliere i miei coglioni. Avvicina le labbra al glande e stampa un voluttuoso bacio sulla sua sommità. Un gemito mi esce dalle labbra. “Oh! Nonnaaaa!” “Zitto. Non parlare. Ti do un anticipo di quello che avrai quando giacerai insieme a tua madre” “Quale presupposto ti fa dire che giacerò nel letto di mia madre” “Già te lo ha detto. Pensaci” Si siede col culo sul pavimento. Le spalle sono poggiate contro il divano. Ha le gambe aperte. La sua grossa figa è oscenamente esposta. Mi attira contro il suo petto. Afferra le sue tette e con esse avvolge il mio cazzo in una morsa di carne soda. Lo massaggia. Il glande emerge da quelle stupende colline. Mia nonna lo imbocca. Lo morde. Lo lecca. lo succhia. Mi sta facendo una sega con le tette e contemporaneamente mi fa un “pompino”. Mugolo. Di colpo abbandona la testa sul divano. “Dai, ora stantuffa il tuo pistoncino nella mia bocca. Chiava nella bocca di tua nonna. Fammi sentire il sapore della crema che sgorgherà dal tuo cazzo” No! Non può essere. Mia nonna mi sta chiedendo di godere nella sua cavità orale. Sto sognando. Le sue mani lasciano le sue tette e si ancorano alle mie natiche. Mi dà una spinta in avanti. Il mio cazzo penetra per tutta la lunghezza nella sua bocca. Resta fuori solo lo scroto che lei si premunisce di stringere con una mano e di stuzzicarlo con le unghia delle dita. Non conosco le movenze del chiavare. E’ la prima volta che il mio cazzo si trova ad essere ospitato in una cavità femminile e per colmo nella bocca di mia nonna. Istintivamente incomincio a muovermi. Prima piano, poi, con l’accrescere del piacere, con sempre più velocità. Lisa miagola e soffia. Una sua mano è tra le sue gambe. Dall’alto della mia posizione vedo che la muove con frenesia. Con l’altra mano si pizzica i capezzoli. Si sta masturbando. Più di una volta il cazzo che occupa la sua bocca soffoca le sue urla. Mia nonna sta godendo. Anch’io sto raggiungendo l’apice del piacere. Pochi secondi e dal glande vengono spruzzati copiosi fiotti di sperma nella gola di mia nonna che li ingoia senza difficoltà alcuna. Con la mano afferra il cazzo e lo stringe. Lo munge. I residui di sperma che si sono fermati nel condotto uretrale vengono espulsi e ingoiati. “Nonna è stato magnifico” “Sarebbe ancora più sublime se tu verresti a bere i miei succhi direttamente dalla fonte che li produce” Penso voglia farmi ciucciare i suoi grossi capezzoli. “Sì! Nonna. Sono pronto. Ho la gola secca. Dissetami” “Stenditi con la schiena sul divano” Eseguo. Lei si alza e con una gamba mi scavalca dandomi la schiena. Porta il bacino sul mio viso e adagia la sua figa sulla mia bocca. “Ecco questa è la sorgente a cui ti disseterai. Lappa e bevi” Che stupenda visione. Le gambe dilatate di Lisa mi permettono di godere di una visione celestiale. Non solo sto ammirando le fattezze di quella meravigliosa grande e polposa figa, ma sto anche vedendo, per la prima volta, un grinzoso sfintere con al centro il buchetto del culo. Avvicino la bocca e lo bacio. Mia nonna ha un sobbalzo. “Cosa fai? Non ti ho dato il permesso di baciarmi il culo” “Nonna, è troppo bello. Scusami non ho resistito” “Oramai è fatta. Mi è piaciuto. Se vuoi puoi continuare” Non me lo faccio ripetere. Appoggio le mani sulle sue natiche ed esercito una pressione per farle abbassare il bacino ancora di più. Lo sfintere è alla portata della mia bocca. Le mie labbra non si stancano di baciarlo. La nonna ha le mani poggiate sulle mie cosce ed ad ogni bacio che do al suo buchetto affonda le unghia nella mia carne e nitrisce. Smetto di baciare e comincio a leccare il suo buchetto. Lo sfintere sotto i colpi di lingua che assesto sulla circonferenza del buco del culo ha delle forti contrazioni. Il suo culo vorrebbe catturare la mia lingua ma l’apertura è troppo stretta. Lisa si dimena e ulula. Raggiunge un paio di orgasmi il cui prodotto cola copioso sul mio petto. “Bravo il mio nipotino. Chi è la tua maestra? Come lecchi bene. Mi stai facendo morire. Continua cosììì.” La mia attenzione si sposta sul suo micione. Emana un odore che stordisce. Le lecco le grandi labbra. Sono lisce. Si è depilata quella stessa mattina. Aveva, forse, già deciso di farmi giocare con lei. Contento della sua decisione le cingo i fianchi con le braccia e la stringo a me. La mia lingua si addentra tra quelle rosee collinette e lecca tutto quello che incontra sul suo cammino. Entro in contatto con le piccole labbra. Sono voluminose e gonfie di pulsante sangue. Le prendo, uno alla volta, fra le labbra e le succhio. Lisa inarca la schiena e lancia un lungo nitrito. Dalla sua uretra sgorgano fiotti di umori che invadono la mia bocca. Con la lingua li schiaccio contro il palato per gustarli e poi li ingoio. È la prima volta che assaporo umori femminili. Sono aspri e dolci. Sono gustosi. I miei occhi si posano su una protuberanza che ha l’aspetto di un piccolo glande. Lo prendo fra le labbra. Lo mordo. Lo lecco. Lo sento indurirsi. Lo succhio. Mia nonna guaisce e allo stesso tempo ulula. Agita il bacino in modo frenetico e preme sul mio viso come se volesse affondare il suo pistolino nelle profondità della mia bocca. La sua uretra eiacula in modo indecente. Sembra un vulcano in eruzione. Magma incandescente a ondate costanti invadono la mia bocca. Lo ingoio tutto. Lisa ha un’ultima contrazione e poi si distende sul mio corpo. Essendo di statura più piccolo di lei mi copre tutto. La sua testa è sui miei piedi. La mia testa è all’altezza delle sue natiche. “Nipotino. Amore della nonna. Sei stato bravo. Ho goduto come non mai. Sono anni che non ho rapporti con un maschio. Quando tua madre ti ospiterà nel suo letto sono sicura che non la deluderai. Ora ci facciamo una fredda doccia e poi via in paese a fare shopping. La gente deve vedere il mio bel cavaliere. Stasera dormirai nel mio letto. Dobbiamo continuare il piacevole dialogo iniziato tra noi due. Con la Smart raggiungiamo il centro della città. Parcheggia e scendiamo dall’auto. Mi prende la mano e ci avviamo. Passeggiamo per le strade chiuse al traffico. Lisa è una bomba. Le sue fantastiche tette non bloccate in un reggiseno ballano ad ogni passo. Le natiche si muovono all’unisono delle tette. Al nostro passaggio mormorii e commenti si sprecano. Rivivo gli stessi momenti di quando vado a spasso con mia madre. Una differenza c’è. I commenti verso mia nonna sono più pesanti e più volgari di quelli rivolti ad Holly. La nonna si accorge del mio imbarazzo. “Non essere imbarazzato. Lasciali dire. Una cosa è certa. Non mi avranno mai. L’unica cosa che possono fare è di correre a casa e chiavare le loro mogli se le hanno, al contrario dovranno spararsi una sega. Io godrò al pensiero che tutti loro immaginano di chiavarmi.” Alza la mia mano e la mette tra il suo braccio e il suo prosperoso petto. “Approfittane. Toccami il seno. Facciamoli eccitare ancora di più.” Rabbrividisco. Mia nonna vuole che io le carezzi il seno mentre passeggiamo. È uscita di senno. Ritraggo la mano. Mi fermo e la guardo furioso. Mi guardo intorno. Siamo soli. In un soffio di voce le dico: “Nonna. Non ti facevo così porca.” In un sussurro mi dice: “Ero una porca anche quando mi hai leccato il culo? Hai bevuto il succo sgorgante dalla mia passera. Non hai pensato che lo stavi succhiando dalla figa di una maiala? Ti è piaciuto godere nella bocca di una porca?” “Nonna, scusami non volevo offenderti. È solo che non riesco a sopportare che dicano volgarità sul tuo corpo. Non voglio che tu diventi oggetto delle loro fantasie erotiche.” “Oh, caro il mio pistolino. Sei geloso della tua nonnina. Allora mi vuoi bene?” “Si! Ti prego, torniamo a casa.” “Sì, torniamo. Questa situazione mi ha eccitata. Sapessi? Sono tutta gocciolante.” In un batter d’occhio raggiungiamo l’auto e via di corsa verso casa. In ascensore (la nonna abita all’ultimo piano di un palazzo della metà dell’ottocento e la sua casa occupa l’intero piano) Lisa mi mette la mano sul pisello e lo stringe. “Nonna, siamo in ascensore.” “Chi vuoi che ci veda.” L’ascensore arriva al piano. Usciamo e prima ancora di arrivare alla porta mia nonna si sfila il pullover e resta nuda dalla cintola in su. Mi afferra e mi spinge contro la porta. “Pistolino, ti prego succhia le mie tette.” Non riesco a trattenermi. Ha delle mammelle favolose per resisterle. La spingo con le spalle contro la porta. Mi avvento su quelle meravigliose poppe e le bacio. La mia bocca va alla ricerca dei grossi capezzoli. Ne trovo uno. Lo lecco. Lo stuzzico con la punta della lingua. Lisa geme. Lo stringo fra le labbra. Lo mordo. Lisa grida. Il suo grido mi porta alla ragione. Cazzo siamo sul pianerottolo. Mi affretto ad aprire la porta. Spingo mia nonna dentro casa. Chiudo la porta. Lisa mi trascina sul pavimento. “Amore. Prendimi. Qui. Ora. Ho la figa in fiamme.” La libidine non la fa ragionare. Quasi si strappa i pantaloni. Il tanga che indossa è letteralmente fradicio di umori. Lo tira via. Non sono rimasto fermo. Mi sono spogliato anch’io. Lei è distesa, nuda, sul pavimento. Ha le gambe tirate su ed allargate a compasso. La sua figa è gocciolante di umori. Tende le braccia verso di me. “Vieni.” Mi metto carponi tra le sue gambe e fiondo la bocca su quella meraviglia. La bacio. La lecco lappando il suo miele. Mia nonna muggisce. “Basta leccare. Ti ho detto che ho il fuoco dentro. Spetta a te spegnerlo. Metti il tuo idrante nella mia fornace e spegni il fuoco che mi divora. Chiavami.” “Nonna è la mia prima volta. Aiutami.” “Stai dicendo di non aver mai chiavato una donna? Nemmeno una prostituta?” “Sì! Nonna. È la verità.” “Tesoro mio. Mio dolce fringuello. Sarò io la tua prima donna. Sarò io a sverginarti. Mi fai un bel regalo. Tua madre, non assecondando le sue voglie, non sa cosa si è perso. In seguito si pentirà.” Mi abbraccia e imprime un movimento di rotazione al suo corpo. Mi ritrovo sotto di lei. Punta le mani sul mio petto e si alza. Le sue mammelle dondolano sotto i miei occhi. Mi sta cavalcando. Con una mano afferra il pomo della sella e lo avvicina alla sua carnosa vagina. Guida il glande verso il suo orifizio vaginale. Lentamente fa scivolare il suo corpo verso il basso. Il pistone entra nel suo infuocato e ben lubrificato cilindro. Quando è tutto dentro si ferma. “Resta così. Non muoverti. Fa che goda di questi momenti. Sono anni che un cazzo non entra nel mio ventre. Che tua madre sia benedetta tre volte. Una volta per averti generato; una volta per averti rifiutato ed una volta per averti portato da me.” Se lo raccontassi in giro, cosa che non farò mai, nessuno mi crederebbe. Nessuno crederebbe che ho rapporti carnali con mia nonna. Eppure è così. Il mio cazzo sta dentro il caldo ventre di mia nonna. Sono al settimo cielo. Sento i muscoli vaginali stringersi intorno al mio fallo. Mia nonna mi sta chiavando. Ha la testa rivolta verso il soffitto. Ha gli occhi chiusi. Dalla sua gola emergono gemiti di piacere. Le sue mammelle tremano. Allungo le mani e le artiglio. Dio, come sono grosse. Le strizzo. Con le dita afferro i capezzoli e li stringo. Sono duri. Li torco. Mia nonna ulula. Si china in avanti. Una mammella entra in contatto con la mie labbra. Apro la bocca e il suo grosso e duro capezzolo trova riparo nella mia cavità orale. Lo lecco. Lo stringo tra la lingua ed il palato e lo mungo. Sto succhiando come un bambino affamato. Lisa affonda le unghia nel mio petto. I suoi gemiti si fanno più intensi. Incomincia un lento galoppo. Si solleva e si abbassa. Ogni tanto si scuote e lancia un nitrito. Sono il preludio del raggiungimento di un orgasmo. Il ritmo del trotto aumenta d’intensità. Gli orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. Oramai la cavalcata è diventata un folle galoppo. Le sue mammelle dondolano e sbattono sul mio viso sempre più velocemente. È una cavalla imbizzarrita. Nitrisce e sbuffa in continuazione. Poi di colpo lancia un acuto grido e si abbatte, in preda a forti convulsioni, sul mio petto. Ho la testa fra le sue tette. Nello stesso momento inarco il bacino ed il mio cazzo erutta un fiume di lava nella sua vagina. Il mio sperma si unisce al suo e formano un lago. Il suo ventre e pieno del mio sperma. Ci vogliono diversi minuti prima che Lisa si riprenda. Si rimette in posizione eretta. “Guai a te se cerchi di estrarre il tuo batacchio dalla mia campana.” “Nonna, io lo lascerei dentro per sempre. Ma non credo che siamo in una posizione comoda.” “Hai ragione. Ma non è il momento di muoverci. Sento che il tuo coso sta riacquistando forza e potenza. Tocca a te chiavarmi.” È vero. Il mio cazzo sta crescendo dentro il suo ventre. Ad ogni secondo che passa diventa sempre più duro. Lisa si stende su di me, mi passa le braccia intorno al collo e si getta di lato. Mi trovo steso su di lei e senza che il cazzo sia uscito dalla sua figa. Le sue gambe sono incrociate dietro la mia schiena e mi stringono i fianchi. I muscoli vaginali mungono il pene in modo sublime. “Forza, chiava la tua nonnina.” Non me lo faccio ripetere. Il mio è un galoppo di un giovane puledro non ancora pratico della pista da percorrere. Ho movimenti veloci e convulsi. Nonostante la mia inesperienza sento la nonna lanciare gemiti di piacere. “Sì! Sì! Così. Non ti fermare. Oh! Il mio bel pistolotto che sta chiavando la sua nonnina. Dimmi che mi ami. Dio, come è bello!” La mia testa è nel pallone. Non riesco a proferire parola. Lungo il mio condotto uretrale sta montando un torrente di sperma che si riversa nella sua vagina. Lei lo sente e stringe le gambe ancora più forte sulla mia schiena. Mi abbandono su di lei. Le sue braccia mi circondano e mi stringono. Risento la sua invocazione d’amore. Non posso dire di amarla. Il mio amore è e sarà sempre mia madre. Ciò nonostante le dico: “Nonna, ti voglio bene. Sarò sempre pronto ad ogni tuo richiamo. Ti sarò sempre grato del piacere che mi hai dato. Se fino a stamattina volevo tornare a casa, da stasera, invece, ti dico che voglio restare con te per tutto il tempo che vorrai.” Restiamo, abbracciati, stesi sul pavimento dell’ingresso, ancora per parecchi minuti. “Andiamo in camera mia. Prima passami i tuoi slip. Li devo usare come tampone. Altrimenti il laghetto romperà gli argini e non voglio che il pavimento si sporchi.” Eseguo la sua richiesta. Ci alziamo e tenendola per mano andiamo nella sua stanza. “Aspettami. Vado in bagno a lavarmi.” “Nonna, vengo con te. Lascia che sia io a lavarti.” “Per me va bene. Ma limitati solo a lavarmi.” Entriamo in bagno. La stanza è enorme. La vasca, bianca, è al centro della stanza. Addossati alle pareti vi sono gli altri accessori. Il bidè è montato al contrario. Gliene chiedo il motivo. Mi risponde dicendo che non le piace lavarsi la micina guardando il muro. In un angolo c’è il vano doccia che può ampiamente ospitare due persone. Lisa, sempre tenendo premuti i miei slip contro la sua vagina, si avvia verso la doccia. La blocco. “Nonna. No! Tu fai il bagno ed io la doccia. Io con te nella doccia non entro.” Lei guarda il mio basso ventre, sorride. “Hai ragione. Prima devo sciacquarmi la pussy altrimenti la miscela di crema che ho dentro sporcherà l’acqua.” “Nonna sarebbe bello poterla bere e non consumarla così.” “Sei proprio uno sporcaccione.” Si siede sul bidè ed allarga le gambe. Allontana lo slip buttandolo a terra. La guardo. È uno spettacolo. La sua pussy è un’incantatrice di serpenti. Il mio pistolotto incomincia a crescere. “Ehi, porcellino, ti decidi a pulirmi che poi devo fare il bagno.” Mi chino tra le sue gambe. Apro l’acqua. Un lungo getto va ad infrangersi fra le sue grandi labbra liberandola dei muchi che nel frattempo, non più trattenuti dallo slip, stanno uscendo. Allungo la mano e la poggio sulla pussy. La lavo. “Devi pulire anche l’interno.” Le mie dita si fanno strada verso l’orifizio vaginale. Uno alla volta entrano. L’intera mano è nella sua pussy. Le accarezzo le pareti interne. Tocco l’utero. Lo circondo con i polpastrelli e delicatamente li faccio scorrere sulla superficie. L’altra mano è sempre tra le sue gambe con la variante che le dita sono poggiate sullo sfintere ed esercitano una lieve pressione sul buchetto del culo. Mia nonna mugola. “MMMMHHHH. Lo sapevo. Non dovevo accettare di farmi lavare. Sei un maialino. Adesso finisci l’opera che hai iniziato e dopo sparisci dalla mia vista. A lavarmi ci penserò da sola.” Davanti ai miei occhi fanno bella mostra le dondolanti grosse mammelle. Mi avvento su una di esse. Con la bocca cerco il capezzolo. Lo accolgo fra le labbra. Lo mordo. Lei grida. Lo succhio. I movimenti della mano immersa nella sua figa diventano frenetici. La chiavo. I nitriti si fanno più ravvicinati. Alla fine un ruggito misto ad un urlo annuncia il raggiungimento di un stravolgente orgasmo. Stringe le gambe intorno alle mie braccia. Abbandona la testa sulla mia spalla. Mi morde. Il corpo è preda di convulsioni. Sta godendo. La mano che ho dentro la vagina sta navigando in un mare di sperma. Si calma. Ritraggo le mani dal suo corpo. Abbandono quello stupendo capezzolo. Mi alzo. Lei fissa i suoi occhi nei miei. “Fuori! Sparisci dalla mia vista. Vai ad aspettarmi nella mia stanza. Guai a te se ti masturberai. Ricordati che il tuo liquido seminale, fino a quando stai con me, non deve essere sprecato. Per tutto il tempo che stai in questa casa tu mi appartieni.” Così è. La seconda notte e quelle seguenti la permanenza in casa di mia nonna si sposta nella sua camera ovvero nel suo letto. La mia dolce nonnina è per me la più esperta maestra di sessuologia. Con lei la teoria non esiste. C’è solo pratica. Le posizioni descritte nel Kamasutra diventano pane quotidiano. Non è solo sesso quello che mia nonna mi da. Lei ha un mandato dalla mia dolce mammina. Ed è quello di farmi studiare. Lisa è pienamente cosciente di questo e usa il suo corpo come arma di ricatto. Profitto basso negli studi significa castità assoluta. Una domenica mattina lei sta seduta nel letto con le spalle appoggiate alla spalliera. Io sto con la testa sul suo grembo. Con una mano gioco con un capezzolo. “Stai un pò fermo. Possibile che non si possa stare insieme senza che tu debba comportarti come un polipo. Hai le mani che sembrano tentacoli. Me le ritrovo in ogni parte del corpo. Sei giovane e capisco che facilmente vai in ebollizione, ma cerca di controllarti. Comportandoti in questo modo tua madre non la conquisterai mai. Holly è una donna che va corteggiata e non assediata. Con lei devi essere dolce. Non devi mostrarti assetato del suo corpo. La devi amare come persona. Vedrai che sarà lei a donarsi a te.” In quel momento il telefono squilla. Lisa prende il cordles dal comodino è risponde. Io approfitto per agganciare un capezzolo con le labbra e succhiarlo. “Ciao! Come stai? … tuo figlio? È in cucina. In questo momento sta facendo colazione. Credo che stia cercando di trovare del latte. Gli ho detto che in casa sono anni che latte non se ne vede. Invece lui insiste. Non mi ha creduta. Sta rovistando nella dispensa cercando di trovarne. Gli vuoi parlare? No? E’ un caro ragazzo. Mi ha detto che ti ama. Che non riesce a starti lontano. Cosa devo dirgli? Che ha un’estate intera per stare con te? Stai tranquilla che glielo riferirò. Riguardati.” Mi afferra per i capelli e tira la mia testa indietro. Sono costretto a lasciare il capezzolo. “Hai sentito tua madre? Anche lei ti vuole vicino. Aspetta l’estate per stringerti a sé.” “Nonna, Holly non è una cretina. A mio parere dalle tue parole ha certamente capito cosa stavo facendo.” “Lascia che fantastichi. Sono punti a tuo favore.” Un’altra telefonata di mia madre fatta due settimane dopo mi sorprende mentre mia nonna è in piedi con le gambe allargate a compasso ed io sono inginocchiato fra le sue gambe e con la bocca incollata alla sua vagina. Anche in quell’occasione mia nonna sfida mia madre lanciandogli chiari messaggi. Le dice che sto gustando un scodella piena di crema, che non uso il cucchiaio ma che mi piace farlo immergendo la lingua nella scodella. È poi la mia volta. Lisa è in ginocchio davanti a me ed ha il mio cazzo affondato nella sua bocca. Mi sta facendo un favoloso pompino. Sono io a prendere il telefono. “Ciao, mamma. Ti amo sempre. Sento la tua mancanza. Sto bene. Meno male che manca poco alla chiusura del primo anno. Darò gli esami e subito dopo ti raggiungerò. Dici che mi hai riservato una grande sorpresa? Non puoi anticiparmi qualcosa? La nonna? E qui davanti a me. Sta leccando un gelato. Non posso passartela perché è molto indaffarata a ridurre la consistenza del ghiacciolo. Ti aspetto. Ciao.” “Che porco che sei. Gli hai praticamente detto che ti stavo facendo un pompino. Vedrai. Quando tornerai a casa ti userà violenza. Ti monterà e ti terrà sotto di sé fino a sfiancarti. I guai saranno miei quando dovrò affrontarla. Dovrò renderle conto per averti sedotto.” L’anno accademico ha termine. Sostengo gli esami con il massimo dei voti. Corro a casa. Busso. La porta si apre. No! E’ un miraggio. Davanti a me c’è mia madre. E’ bellissima. Indossa un vestito di cotone bianco molto leggero che mette in risalto il suo stupendo corpo già abbronzato dai raggi del sole. Sul davanti ha una lunga apertura i cui lembi sono tenuti insieme da un cordoncino. Nell’apertura si nota il profondo solco che separa le sue stupende tette facendone intravedere abbondanti porzioni. È un anno che non la vedo. Sono cresciuto. L’ho raggiunta in altezza. Non ho più bisogno di alzare la testa per guardarla negli occhi. I suoi occhi sprigionano felicità. Mi sorride. Alle sue spalle vedo mia nonna che mi fa dei gesti. Supero la fase di sorpresa e mi lancio verso di lei. La stringo fra le braccia. Le copro il viso di baci. Poggio le mie labbra sulle sue e sento che lei le dischiude. Mi manca il coraggio di accettare il suo invito. Lei mi guarda con un pizzico di delusione negli occhi. “Mamma. Finalmente. In questo anno stare lontano da te mi ha fatto diventare un orso. Non ho mai smesso di amarti. Ho sofferto molto.” Facendo un gesto con la testa in direzione della madre, Holly mi dice: “Però hai trovato chi ti ha consolato. La tua disperazione si calma quando ti circonda con le sue braccia. E il latte che ti da? Tenendo conto da quale seno sgorga deve essere squisito. Ti piace lappare la crema dalla sua scodella?“ Si gira verso la madre. “A te è piaciuto il ghiacciolo? Non lascio questa casa se non mi raccontate cosa è accaduto fra voi due. In ogni caso ti ringrazio per avermelo preservato dalle cattive compagnie. Non stiamo qui nell’atrio. Andiamo in salotto e raccontami gli esiti di questo tuo primo anno universitario.” Mia nonna è smarrita. Vorrebbe sprofondare. Andiamo in salotto e, tutti e tre, sediamo sul divano. Sto al centro. Mia nonna è alla mia destra e mia madre è alla mia sinistra. Le guardo. Sono due belle donne. Anche se preferirei averle tutte e due con me, la mia scelta l’ho già fatta. Ho scelto mia madre. “Devo dirlo, altrimenti scoppio. Voi due siete magnifiche. Siete due stupende donne. Per un uomo è difficile fare una scelta fra voi due. Detto questo vi dico che io la scelta l’ho fatta e non da oggi. Scusami nonna, anche se è stato bello stare con te. Io voglio stare con mamma. L’amo.” “Non rammaricarti. Già una volta è accaduto. Prima che tu nascessi un uomo si trovò nella condizione di dover scegliere tra me e tua madre. Messo alle strette scelse tua madre. Le portai rancore per diversi anni.” “Per caso quell’uomo è mio padre? Allora io sono stato lo strumento di una vendetta contro mia madre.” “Che dici? No! Come puoi pensarlo. Io ti ho veramente amato e ti amo ancora. Non potrai mai sapere quanto ti amo. Sì! Quell’uomo è tuo padre. Lui, prima di conoscere tua madre, conobbe me. Ci conoscemmo in discoteca. Ero giovane. Mi invaghii. Non ragionavo. Mi concessi. Passammo mesi di felicità. Lo portai a casa per farlo conoscere a tua madre. Fu un errore. Tua madre aveva tredici anni ma fisicamente era già una donna. Più piccola ma era come la vedi ora. L’imprevedibile accadde. Tua madre ed io ti abbiamo fatto credere che io odiavo tuo padre. Il tempo è trascorso invano. Da anni in questa casa un uomo non mette piede. Arrivi tu, mio nipote, figlio dell’uomo che mi ha posseduta, e sconvolgi la mia vita. Il fatto che tu sia mio nipote non ha minimamente inciso sulla decisione di darmi. Mi sei piaciuto subito e ti ho preso. Non sapevo che mi sarei innamorata di mio nipote.” Holly ascolta, con il capo basso, in silenzio il racconto della madre. Alza la testa quando Lisa dice che non potrò mai sapere quanto mi ama. Con la voce roca interrompe il discorso della madre. “Ormai è fatta. Non piangiamo sul latte versato. Mamma. Lo sai che il fringuello domenica compie gli anni. Resteremo qui e festeggeremo il suo compleanno. Organizzeremo una festicciola tutta privata. Niente regali. Almeno il mio te lo darò quando torneremo a casa. La nonna il regalo te lo ha già fatto e mi sembra di capire che è un bellissimo regalo. Per favore vuoi andare in cucina a prendere qualcosa da bere?” “Ai tuoi ordini amore mio.”
“Mamma. Guardami! Sei incinta? Il padre è mio figlio?” “Sì! Sono al primo mese di gravidanza.” “Potevi stare attenta. Hai deciso di farti chiavare da tuo nipote perché non ti sei premunita prendendo la pillola. È la seconda volta che ci caschi. Hai avuto una figlia anche dal mio ex marito. Che intenzioni hai?” “Ci ho pensato molto. Vorrei tenerlo. Questo è un figlio che voglio.” “Ti rendi conto di quello che stai dicendo. Quello che ti ha inseminata è tuo nipote. Come puoi volere questo figlio. Essendo generato tra consanguinei potrebbe nascere con problemi.” “Non siamo proprio consanguinei.” “Zitta! Sta tornando. Stasera dormirò con te. Ne parleremo.”
Ritorno con tre boccali di birra ghiacciata. Holly è pallida e Lisa è più rossa di un peperoncino. Cosa si sono dette? “Allora da quanto ho saputo, hai felicemente superato gli esami a pieni voti. Anche di questo devo essere grata a tua nonna. Nonostante tutto è riuscita a farti studiare.” “Mamma. La nonna, quando si tratta di studi, è una vera carnefice. Non si commuove. Diventa una roccia.” Insieme ridono. Sono due stupende donne. Mia madre propone di passare la serata in un ristorantino che ha visto venendo a casa della nonna. Lisa lo conosce e si dichiara d’accordo. “Vengo ad una condizione. Che voi due non indossiate abiti che mettono in risalto le vostre curve. Vi guardino pure ma non sopporto di sentire volgarità su di voi.” “Sentilo il pivello. È geloso. Mamma io non ho niente. Hai tu qualche abito che possa accontentarlo?” “Figliola ho dovuto obbligatoriamente attrezzarmi. Ogni volta che usciamo è un tormento. Ho dovuto comprare degli abiti, li vedrai, che non sono altro che dei sacchi in cotone.” Si alza e va nella sua stanza. Holly leccandosi le labbra mi guarda con occhi languidi. La nonna ritorna e porge a mia madre uno dei sacchi. Mia madre si alza. Slaccia il cordoncino che le tiene insieme i lembi del vestito e, senza troppi problemi lo sfila passandolo da sopra la testa. Sotto, a parte il tanga, non ha niente. Com’è bella. Anche la nonna la guarda incantata. Nei mie pantaloni qualcosa si muove. Holly non si scompone più di tanto. Toglie il sacco dalle mani di Lisa e lo indossa. Sì. È proprio un sacco. Ha uno spacco per la testa e due per le braccia più una leggera scollatura. È tutto quello che quel vestito ha. Mia nonna imita mia madre. “Eccoci trasformate in monache di clausura. Il priore è soddisfatto?” Rido e corro ad abbracciarle. “Non ho chiesto tanto? Credo comunque che il problema non si risolve con i vestiti anche se hanno la loro importanza. Il fatto è che siete voi due. Siete troppo belle. Voi emanate un particolare odore che attira gli orsi. Andiamo. Vuol dire che dovrò ancora una volta diventare sordo.” Entrambe scoppiano in una risata fragorosa e mi stringono, a turno, contro il loro petto. Holly sente contro il suo ventre la mia eccitazione. “Mamma, il porcellino è in tiro. E sapessi com’è grosso.” “Confermo. Holly non dimenticare che l’ò ospitato per un anno. Non è cresciuto solo lui. In proporzione è aumentato in lunghezza ed anche in grossezza il suo pestello. Quando lo vedrai resterai sorpresa.” Questi discorsi mi dicono che mia madre è pronta a ricevermi; che ha assorbito il fatto che sono suo figlio e che non ci saranno problemi a concedermi di amarla. Apro la porta. Le due Walckire mi passano davanti. Lisa nel passarmi davanti mi sussurra: “Te l’ò avevo detto. Tua madre ti vuole.”

È trascorso circa un anno da quando ho portato mio figlio a casa di mia madre. Con l’aiuto di sua nonna è diventato un uomo. Fisicamente è un guerriero dell’antica Grecia. È un dio dell’Olimpo. Ho passato un anno a sognarlo. In questo anno mi sono masturbata ogni sera pensando a lui. Ricordo di quando rubò un bacio alla mia vagina. Lo redarguii. Non avrei dovuto farlo. Da allora ho intensamente desiderato di stringerlo fra le mie braccia. L’ò visto succhiare le mie tette. Stuzzicare con la lingua i miei capezzoli. Ho sentito la sua lingua leccare la mia fichina. Le sue labbra chiuse intorno al mio clitoride e succhiarlo. Ed ora eccolo qui. Un ragazzone di 180 cm fisicamente ben piantato e, da quanto ho sentito al solo fuggevole contatto, deve essere possessore di un mostro che ha trovato ospitalità fra le sue gambe. Non mi importa che è mio figlio. Devo averlo. Desidero che l’alieno che alberga fra le sue gambe faccia conoscenza con la mia pussy; che la visiti e la faccia gioire di piacere e gridare di gioia. Il giorno del suo compleanno gli farò il più bel regalo della sua vita: stringerà il mio corpo fra le sue braccia e mi avrà. Sarà dura resistere fino a domenica con lui che mi gironzola intorno e mi palpeggia in tutte le parti del corpo. Un acconto spero di prenderlo prima. Devo pensare a come proporre una soluzione a mia madre. E’ un incosciente. Una donna della sua esperienza farsi ingravidare da un giovincello alle sue prime armi. Senza dimenticare che c’è anche la mia sorellastra. Cosa accadrà quando saprà che la madre gli regala un fratellino il cui papà è il nipote della propria mamma. Devo assolutamente convincerla ad abortire. Devo far leva sull’amore che prova per il mio puledro. Arriviamo al ristorante. L’unico tavolo libero è in fondo alla sala. È poco illuminato. Per mia madre e per mia nonna è il non plus ultra. Mentre attraversiamo lo spazio che ci porta al tavolo mormorii si levano al nostro passare. Madre e figlia, consce che quei sussurri sono a loro rivolte, procedono ancheggiando in modo pauroso. Ci sediamo. Io mi siedo con le spalle rivolte all’entrata. Loro due sono sedute di fronte. Ordiniamo. Il cameriere dice che ci vorranno almeno 15 minuti per preparare. Holly lo ringrazia e dice che va bene. Mia madre si muove come una persona impacciata. Il tovagliolo ed una posata cadono a terra. Vedo mia nonna sorridere. Holly scosta la sedia e furtivamente si introduce sotto al tavolo. Allunga le mani sui miei pantaloni e fa scorrere la zip. Infila una mano nell’apertura dei pantaloni e sorpassa anche la fenditura dei boxer. Circonda il cazzo con la mano e lo tira fuori. Al contatto di quelle morbide e calde mani il cazzo prende vigore e s’indurisce. Sento un grido di sorpresa e una esclamazione di meraviglia. “Ohhhh! Woaw! Per il grande padre Giove! Quanto è grosso e come è bello.” Sento schioccare un bacio sul glande poi più niente. Holly emerge da sotto il tavolo con il viso rosso. Accosta la sedia più vicina a me. Porta la mano sul cazzo e lo accarezza. La mia mente parte per il viaggio. Mia madre sta accarezzando il mio fallo. È un sogno. “Scusami mamma. Non ho resistito. Dovevo vederlo. Tu ne hai goduto; io l’ò solo immaginato. Perché domenica non è oggi? Ti prego mamma continua tu altrimenti stasera farò uno scandalo.” La mano di mia nonna si sostituisce alla sua. Inizia un su è giù sempre più veloce. Mia madre mi porge un tovagliolo che mi affretto a portarlo sul glande che proprio in quel momento spara raffiche di sperma che si perdono nel tovagliolo. Continuo a pulirmi e poi rimetto tutto al proprio posto. Mi alzo e vado in bagno. Do uno sguardo alla sala. Nessuno ci sta guardando. Quando ritorno madre è figlia stanno ridendo a crepapelle. Nero in viso mi siedo. “Siete due depravate.” “Amore avresti dovuto vedere il tuo viso quando la nonna te lo menava. Eri stravolto.” “Tu invece non lo hai visto quando glielo hai baciato. Si è sentito lo schiocco del bacio. Meno male che non aveva nulla in bocca altrimenti si sarebbe strozzato da solo.” Le portate incominciano ad arrivare. Di tanto in tanto la mano di mia madre scende a tastarmi il pene. La cena ha finalmente termine. Mamma paga il conto. Arriviamo alla macchina. Entriamo. Holly è alla guida. Ci avviamo. In meno di 15 minuti arriviamo a casa. Dopo circa un anno mi tocca tornare a dormire nella mia stanza e da solo. Mia madre prima di ritirarsi passa da me per darmi la buona notte. Entra nella mia stanza, si avvicina, cinge il collo con le braccia e appoggia la sua bocca sulla mia. Dischiude le labbra. Non mi tiro indietro. Questa volta accetto l’invito. Le introduco la mia lingua in bocca e cerco la sua. Si incontrano e si stuzzicano. La sua lingua avviluppa la mia. Le sue labbra la bloccano. La succhia. La ricaccia indietro. La sua lingua la segue e trova accoglienza nella mia bocca. Il duello si rinnova. Sono io a succhiare la sua lingua. Un bacio che dura un’eternità. Alla fine, ansante, mia madre si stacca. “Non sono mai stata baciata così. A momenti svenivo per mancanza d’aria. Grazie.” Con un rapido gesto si sfila quella specie di vestito e resta nuda. E’ un incanto. Un corpo integralmente abbronzato dal sole. Le sue floride mammelle sono magnifiche. I grossi e rossi capezzoli si ergono, turgidi, sulle aureole caffellatte di quei splendenti globi. Il ventre piatto. Le sue lunghe gambe sono colonne che sorreggono uno delle più spettacolari bellezze che la natura si sia mai sognato di creare. “Tienilo qui. Verrò a riprenderlo più tardi. Buonanotte.” Ancheggiando esce dalla stanza. Dio! Che culo. Il mio pene le presenta le armi. “Mamma. Venere al tuo confronto non è nessuno. Fra te e Venere sono sicuro che Paride avrebbe scelto te.” Si ferma. Mette la mano sulla maniglia della porta e prima di aprire, senza voltarsi:”Ancora una volta grazie” esce e resto solo con il desiderio di lei.

“Mamma, tu questa gravidanza non devi portarla a termine.” “Mi stai chiedendo di abortire? Io odio l’aborto. E poi perché dovrei abortire. Quello che porto in grembo è mio figlio.” “Sì! Ma è il frutto di un rapporto incestuoso. Il padre del bambino è mio figlio. Come puoi pensare di aver un figlio da tuo nipote? Sai le possibili conseguenze a cui vai incontro?” “Io tuo figlio lo amo. Per un anno e stato il mio adorabile amante. Non ho mai pensato di farmi ingravidare. Ho sempre preso la pillola. Poi si avvicinava il giorno che saresti venuta a prenderlo. Lui ti ama. Ti ha sempre amata. Ancora una volta il mio uomo mi avrebbe lasciata per entrare nel tuo letto. Volevo che parte di lui restasse con me. Così ho smesso di prendere la pillola.” “Quindi il tuo problema è di averlo vicino. Ti faccio una proposta. Confinante con la mia villa c’è una proprietà in vendita. Il prezzo è ragionevole. Ti aiuterò a comprarla. Ti trasferirai. Così avrai più occasioni di stargli vicina. Anche lui ti ama. Penso proprio che noi tre staremo bene insieme. Saremo felici. E non ci saranno recriminazioni.” “Faresti questo per me?” “Mamma, non sono mai stata un’egoista. Non ho mai pensato di farti soffrire. Lo avrei fatto anche anni fa. Bastava affrontare il problema. La tua seconda figlia, mia sorella, avrebbe saputo chi è suo padre. Tu preferisti allontanarti. Cosa dirà la mia sorellastra quando saprà che tu gli regali un fratellino frutto di un rapporto incestuoso con tuo nipote che, tra l’altro, è anche suo fratello perché figlio di suo padre. Pensaci. Sei al primo mese. Non hai molto tempo. Devi decidere in fretta. Ora ti lascio. Lo raggiungo. Voglio giocare con il suo alieno.” “Speravo che restassi con me. Ho bisogno di sentirmi coccolata.” “Se valuterai positivamente la mia proposta vedrai che avremo molto tempo a disposizione per coccolarci vicendevolmente. Anch’io ho sentito la tua assenza. Ora ti prego non trattenermi. Lascia che vada. La mia resistenza ha un limite. È da quando fece la sua comparsa nel bagno ed i suoi occhi si posarono, per la prima volta, pieni di stupore sul mio corpo nudo che il mio subcosciente lo desidera. L’ho portato da te per non violentarlo. Ho sperato che il desiderio di averlo sparisse. Invece niente. Lo voglio. Non resisto ad aspettare domenica per concedermi. Ho deciso che questa sarà la notte della nostra luna di miele.”

Continua

P.S. Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Holly (prima)

Di Liana

Sono uscito dal ventre di mia madre (Holly) quando lei aveva quattordici anni e mio padre ne aveva venti. Sono il frutto di un rapporto andato troppo oltre. Oggi, per la prima volta, vedo mia madre, completamente nuda. Domenica mattina. E’ una calda e afosa giornata d’estate. Sono da poco passate le dieci. Mi alzo dal letto e con gli occhi ancora semichiusi vado in bagno. Passo davanti alla cucina dove c’è mio padre che sta armeggiando con pentole e fornelli. Lo saluto e proseguo. Arrivo al bagno e apro la porta. Una scena che si può vedere solo nei film è sotto i miei occhi. Resto immobilizzato tanto è lo stupore. Mia madre nuda è stesa nella vasca da bagno. Il suo corpo occupa l’intera lunghezza della vasca. Tenuto conto che è alta un metro e ottanta centimetri non può essere diversamente. Ha la testa appoggiata sul bordo della vasca. Il mento è sollevato come se stesse guardando dietro di se. Ha gli occhi chiusi. I lunghi capelli castani ricci e crespati le incorniciano il viso e le lasciano scoperto il lungo e bianco collo. Le labbra carnose sono semiaperte. Si notano i bianchissimi denti dell’arcata superiore. L’espressione del viso è quello di una che sta godendo. Il mio sguardo scende lungo il suo corpo. Una sua mano sta su una mammella e con le dita si sta titillando il capezzolo. Dio! Che tette. Sono due grossi bianchi globi d’alabastro. Ognuno è fornito di un roseo capezzolo grosso quanto una grande ciliegia ed è circondato da una tonda e larga aureola caffellatte. Le tette puntano verso l’alto e sono sostenute da un ampio torace. Continuo a far scorrere gli occhi su quella magnificenza. Vedo il suo ombelico al centro di una pancia che è appena pronunciata. Si vedono i muscoli addominali frutto di continui esercizi in palestra. Il ventre è piatto. I fianchi sono larghi. Le ben tornite cosce e gambe si allungano nell’acqua. Alla fine del ventre c’è una larga macchia nera a forma di triangolo. Una sua mano è poggiata sopra. Non ne vedo le dita. Sono estasiato da quella visione. Non so quanti minuti passano. Un grido mi porta alla realtà. Mia madre è seduta nella vasca. Ha le braccia incrociate sul petto a coprire le tette. “Cosa fai qui? Da quando mi stai guardando? Non hai visto la lampada accesa? Esci immediatamente.” Sono impaurito dal tono della voce e sconvolto dalla sua nudità. Già, la lampada? Mio padre ha fatto installare una lampada di colore rosso fuori alla porta del bagno. Quando la lampada è accesa è indice che il bagno è occupato. Mio padre sostiene che, per sicurezza, non ci si deve chiudere a chiave nel bagno. In caso di necessità non è necessario sfondare la porta. Comunque, nonostante gli occhi assonnati che avevo al momento della mia entrata in bagno, sono sicuro che la lampada era spenta e lo è tutt’ora. “Mamma, scusami, non volevo. La lampada è spenta.” Sentendo il grido di mia madre, mio padre si precipita pensando al peggio. “Cosa è accaduto?” “Tuo figlio è entrato nonostante la luce accesa ed è rimasto in silenzio a guardarmi già da un bel po’.” “Babbo, ti assicuro che il segnale di bagno occupato non c’era.” Mio padre mi invita a ritornare in camera. Esco dal bagno e la porta si chiude alle mie spalle. Attraverso la porta sento la voce di mio padre. “Il ragazzo ha ragione. La luce è spenta. Hai dimenticato di accenderla.” “Sarà come dici, ma lui non doveva restare. Doveva subito uscire.” “Dai, non prendertela. È tuo figlio. Ha visto sua madre nuda. Quale crimine ha commesso? Che peccato ha fatto?” “Io mi vergogno a mostrarmi nuda a mio figlio. Lui, però si è anche fermato a guardarmi.” “Moglie. Sei bellissima ed hai un corpo stupendo. Lo hai certamente scioccato. E chi non lo sarebbe davanti a questo paradiso. Al suo posto avrei fatto lo stesso.” “Sei un porco. Tu non sei mio figlio. Vattene.” “Non vuoi che resti ad insaponarti la schiena?” Un rumore sordo contro la porta mi fa capire che mio padre sta per uscire. Corro via. Mi rimetto a letto con le braccia incrociate sotto la testa. Gli occhi sono rivolti al soffitto. La figura nuda di mia madre si proietta sul soffitto. Una strana sensazione si impossessa del mio corpo. Il mio pisello si muove, cresce, si indurisce. Mi fa male. È la mia prima seria erezione. Infilo le mani nel pigiama, lo prendo con le dita e lo raddrizzo con il glande rivolto verso l’alto. Sto meglio anche se la pelle che è scesa scoprendo il glande si stringe intorno alla circonferenza provocandomi una leggera sensazione di dolore. La figura di mia madre nuda è la dominante assoluta. Da quel momento diventa preda dei miei pensieri. Dovunque vado, ovunque io sia, l’immagine del corpo nudo di mia madre mi accompagna. A casa sto sempre nel suo raggio di azione. Cerco di cogliere gli attimi in cui porzioni scoperte del suo splendido corpo si mostrano ai miei occhi. So che in casa non porta il reggiseno. Lo denuncia la spinta che i suoi capezzoli esercitano contro la stoffa della lunga camicia bianca che indossa e che le copre, dietro, a stento le natiche e sul davanti, invece, lascia scoperto una piccolissima porzione delle sue mutandine. Le bellissime cosce insieme alle lunghe gambe sono alla portata dei miei occhi. Ho sempre con me il telefonino con la videocamera. Non faccio altro che ritrarla continuamente. Scarico le foto sul PC e, di notte, me le guardo. Quando esce per fare compere mi offro di accompagnarla. Lungo la strada, nei negozi, ascolto commenti di ogni genere sulla bellezza di mia madre e sulle sue forme. Cose che mi fanno imbestialire e cose che mi fanno pavoneggiare. Mia madre sembra non ascoltare. Il suo viso non lascia trasparire nessuna emozione. Una volta sento una donna fare apprezzamenti lusinghieri sulle forme del bacino di mia madre ed aggiunge che le sarebbe piaciuto affondare la testa tra le natiche della mia genitrice. Mia madre al sentirla si ferma, si gira, la guarda e sorride. Resto di sasso. Mia madre suscita desideri anche nelle donne. Arriva l’autunno. Le foglie degli alberi e delle siepi che circondano il nostro piccolo paese ingialliscono. La scuola è incominciata. Ogni giorno mia madre mi accompagna a scuola con l’auto. È anche l’inizio di un anno burrascoso nei rapporti tra mia madre e mio padre. Il matrimonio entra in crisi. Per la prima volta sento parlare di separazione e di divorzio. Una sera che mio padre è fuori vado in salotto dove mia madre, seduta sul divano, sta leggendo un libro. Indossa un lungo pullover nero che mette in risalto il colore bianco della sua pelle e le lascia scoperte le cosce e le gambe. Copre appena le bianche mutandine. Ha una profonda scollatura a “V” che evidenzia il solco che separa le sue tette. E’ bella. “Mamma, posso?” “Certo che puoi! Vieni siediti vicino a me. In cosa posso esserti utile?” “È un po’ difficile per me parlarne.” “Cosa ti angustia? Avvicinati di più. Non stare cosi lontano.” Mi avvicino. Mia madre mi passa un braccio intorno alle spalle e mi attira a sé. Abbandono il capo nell’incavo della sua spalla. Dalla scollatura del pullover sale il profumo inebriante delle sue favolose mammelle. Lo aspiro. Il pisello incomincia a svegliarsi. “Mamma. Tu e papà state per divorziare?” “Perché dici questo? Cosa te lo fa pensare?” “Sono mesi che non fate altro che litigare.” “Sappi, bambino mio, che il giorno in cui io e tuo padre ci lasceremo tu mi seguirai. Non permetterò a nessuno di portarti via da me. Sì! Con tuo padre siamo giunti ad una conclusione. Non possiamo più vivere sotto lo stesso tetto. Lui ha conosciuto un’altra donna. È una nostra dipendente. Ha una relazione che non è solo passione ma è anche amore. Ha già deciso. Hanno fittato un appartamentino nel paese vicino. Da stasera andrà a vivere con lei. Dopo, quando interverrà la separazione, anche noi andremo via da questa casa. Troppi ricordi. La venderò e cederò a tuo padre la mia quota di possesso nella ditta. Non posso lavorare vedendolo tutti i giorni e vedendo la donna di cui si è innamorato. Quindi io e te andremo via da questo paese e andremo a vivere in una cittadina dove non ci conosce nessuno. Con il ricavato della vendita della casa e con i soldi della cessione della mia quota nella ditta potremo vivere tranquilli per un congruo numero di anni. La tua mammina ha già elaborato un progetto che le permetterà di non cadere nella noia del vivere da sola. Vedrai?” “Mamma. Sei sicura che papà mi lascerà stare con te?” “Se sono sicura? Voglio che lui non rivendichi niente altrimenti esibirò in tribunale le prove del suo tradimento.” “La donna con cui papà andrà a stare è più bella di te?” “La bellezza, piccolo mio, è una valutazione soggettiva. Per tuo padre quella donna può essere più bella di me. Oppure ci sono altri fattori, oltre alla bellezza, che l’hanno portato ad innamorarsi.” “Mamma. Non credo che ci siano donne più belle di te. E di questo sono sicuro.” “Grazie del complimento. Lo dici perché sei mio figlio. Per i figli le mamme sono sempre le più belle.” “Oh! Non è solo perché sono tuo figlio. Quando esco con te non sono mica sordo. Ho sentito cosa dicono, gli uomini sul tuo corpo. Ho visto gli sguardi che ti lanciano. Non sono stupido. Capisco cosa intendono. Una sola cosa non sono riuscito a capire. Cosa intendeva quella donna, tra l’altro era anche bella, quando ha detto che le piacerebbe affondare la sua testa fra le tue natiche? Tu ti sei girata e le hai sorriso.” “Sei diventato un acuto osservatore ed anche un bravo ascoltatore. In quanto al desiderio di quella donna cosa significa lo saprai quando diventerai più grande ed avrai anche tu qualche bella donnina con cui giocare. Ora guardiamo un pò di televisione.” “Per quanto mi riguarda la bella donnina già ce l’ho. Sei tu.” La stretta del suo braccio intorno alla mia spalla diventa più forte. Mia madre abbassa la testa e mi da un bacio prima sulla fronte e poi sugli occhi. Il mio corpo si stringe di più al suo. Le pulsazioni del mio pisello aumentano. Mi concentro sullo spettacolo televisivo. Lentamente cado in un sonno profondo. È mia madre a svegliarmi. “Su! Alzati. È ora di andare a letto.” Ci alziamo dal divano e andiamo verso le camere da letto. Quando arriviamo alla mia lei mi blocca si china e mi da un bacio sulle labbra. “Buonanotte. Fai sogni d’oro.” La guardo allontanarsi verso la sua camera da letto. Il suo è un incedere flessuoso. Le natiche del bacino si sollevano e si abbassano aritmicamente. Mentre una sale l’altra scende. È un felino. A guardare quel movimento i miei ormoni impazziscono. Il pisello si indurisce. Entro in camera. Mi spoglio restando nudo. Mi siedo sul letto ed accarezzo il mio cazzo. Chiudo la mano intorno alla circonferenza e mi masturbo. Al momento di godere devo aver gridato perché sento la voce di mia madre che mi chiede se va tutto bene. Le rispondo che ho urtato con il piede contro la spalliera del letto. Questo mi fa dimenticare che il mio sperma è schizzato tutto sul pavimento. Il mattino dopo mia madre mi porta il caffè e nota la macchia. Mi guarda. “Il dolore al piede deve essere stato abbastanza forte per gridare in quel modo. Comunque non credo che quello sia stato un grido di dolore. Sembrava piuttosto il nitrito di un puledro. Questa macchia sul pavimento è il frutto di quel nitrito. La prossima volta vai in bagno.” Ha capito. Arrossisco. La mia vergogna è dovuta anche al fatto che l’oggetto della mia masturbazione, e non solo di quella volta, è lei: mia madre. I mesi passano. La separazione è andata in porto senza drammi e strascichi. Mia madre ha ceduto a mio padre, dietro congruo compenso, la sua quota di proprietà nella ditta. Io ho completato con successo il ciclo scolastico delle medie inferiori. Holly compra un villino in una ridente cittadina della costa. Confina con il mare. Ha due accessi. Uno dalla terraferma ed un altro dal mare. È circondato da un terreno, circa 10.000 m2, ricco di alberi. Per lo più sono pini. La costruzione è nascosta tra gli alberi. Occorre circa un anno perché la nuova casa sia pronta per accogliere me e mamma. Ho compiuto quindici anni e viaggio verso il traguardo dei 16. Un altro anno scolastico si è positivamente concluso. È venuto il momento del trasferimento. Iniziamo la nostra nuova vita isolati dal resto del mondo. Mia madre, al momento, non ha nessuna intenzione di impegnarsi in progetti futuri. Io sono felicissimo di questa sua scelta. Lo sono anche perché l’atteggiamento di mia madre nei miei confronti è cambiato. In casa mi copre di coccole. Non si lascia sfuggire occasione per coprirmi di carezze e di baci. Quando usciamo a fare passeggiate o compere pretende che le tenga la mano così come fanno due fidanzatini. Trascorriamo l’estate in tutta tranquillità. Sono il solo a godere della visione del meraviglioso corpo di mia madre. L’accesso riservato al mare mi da la possibilità di vederla in costume da bagno. Altre volte, negli anni trascorsi, l’ho vista in costume da bagno. Non ha mai indossato un bikini. Dice che il due pezzi non è sexy. Ha un costume nero di stoffa elasticizzata che le aderisce mettendo in evidenza tutte le ardite curve del suo stupendo corpo facendo risaltare il bianco della sua vellutata pelle. Non ha bretelle. Ogni mattina, attraverso una scala scavata nella roccia, scendiamo alla piccolissima spiaggia di circa 200 m2 fatta tutta di sassolini. È una ansa circondata da alte pareti di roccia. C’è spazio sufficiente per quattro lettini e due ombrelloni. Per noi che siamo in due è abbastanza grande. Mia madre ha fatto installare anche una doccia. Questo è l’anno del diploma. Ho concluso anche il ciclo delle medie superiori. Mi sono diplomato con il massimo dei voti. Un mattino d’agosto mentre siamo a prendere il sole sulla nostra spiaggetta, mi chiede di spanderle sulle spalle e sulla parte della schiena scoperta una crema idratante. È una richiesta che mi precipito ad esaudire. Ho la possibilità di accarezzare parti del corpo di Holly. Prendo il flacone della crema e ne verso sulle spalle una buona quantità. Con movimenti rotatori delle mani la spalmo su tutta la schiena. Le mie mani scorrono su quella pelle con delicatezza. Mia madre mi dice che ho un tocco che le provoca dei brividi. Non l’ascolto. Sto fantasticando. Mi vedo accarezzare gli splendidi globi d’alabastro e le natiche del suo deretano. Le mie mani sono scese sulle sue cosce. Le massaggio il retro e l’interno delle cosce. Scendo lungo le gambe, arrivo alle caviglie, risalgo. Mia madre si gira a pancia in su. Io continuo a spalmare la crema sulle cosce. Vedo spuntare dai bordi del costume, li dove forma un triangolo, dei peli ricci. Dio! Che spettacolo. Il mio pistolotto si drizza. La punta del glande fa capolino dal bordo del costume. Prendo un asciugamano e lo copro. La mia mente le chiede aiuto. Lei si alza a sedere sul lettino. Mi guarda. Sono rosso dalla vergogna come un peperoncino. Holly afferra i bordi del costume all’altezza dei seni e con un rapido movimento lo abbassa fin sotto l’ombelico. Le sue mammelle, non più costrette a restare al chiuso, esplodono in un movimento come se stessero balzando fuori da una scatola. Ho gli occhi spalancati. Mia madre mi guarda. “Non dirmi che ti spaventa vedere il mio seno. Lo hai già visto. Ricordi? Stavo nuda nel bagno quando tu entrasti. Avevi la stessa espressione che hai oggi. Tanto ti spaventano le mie tette? A vedere il gonfiore che hai tra le gambe non si direbbe. Su, da bravo, ora spalma la crema anche sul mio petto.” È troppo. Il sangue mi affluisce veloce al viso. Mi alzo e di corsa scappo a casa. Vado in bagno e mi masturbo. Quando sto per venire grido il suo nome. È allora che la porta del bagno si apre e Holly appare sulla soglia. Ha le tette fuori ed un asciugamano intorno alla vita che le copre, dietro, solo il bacino e, davanti, la foresta di peli che è a protezione della sua vagina. Ha tolto il costume. È una statua. Mi guarda, sorride. “E così il mio ometto pensa alla sua mamma quando si masturba.” Nel rispondere balbetto. “Ma… No! Mamma. Ecco…. Io… Cosa vai a pensare”. “Non fare il “pinocchio” con me. Ti ho sentito quando hai gridato il mio nome. E non era certamente un invocazione d’aiuto. Anzi forse lo era. Purtroppo è un aiuto che non posso darti. Non mortificarti. So di piacere agli uomini e, come sai, anche alle donne. Quindi non mi meraviglia che piaccio anche a te. Al contrario mi fa piacere sapere che mio figlio mi desidera. Da quando ti masturbi pensando a me?” “Da quando ti vidi nuda nel bagno.” “Lo immaginavo. L’ò sempre saputo. Adesso alzati in piedi e fatti guardare. È il mio turno di vedere come sei fatto. Sei mio figlio e non conosco il tuo corpo.” Mi alzo dal wc, con lo sguardo rivolto al pavimento, nudo come un verme, mi mostro a mia madre. “Però! Per uno della tua età non sei messo male. Se continui su questa strada le donne faranno a gara per averti.” Mi faccio coraggio e le dico: “Tu no? Non parteciperesti alla gara?”. “Sono tua madre e non posso. Per consolarti ti dico che come donna mi batterei con denti ed unghia per farti mio.” “Lo dici perché sono tuo figlio.” “Avvicinati e dammi la mano.” Vado verso di lei e le do la mano. Lei la prende e la introduce nello spacco dell’asciugamano. L’accompagna sulla foresta di peli. Cosa sta facendo? Mi fa toccare la sua pussy. Arrossisco. “Senti come sono bagnati? Eppure non ho fatto il bagno e non ho fatto pipì. Cosa pensi che sia” “È limaccioso. Non riesco ad immaginarlo.” “Sono una donna e anch’io ho desideri. Giù alla spiaggia, il tuo modo delicato di passare le mani sul mio corpo, in special modo quando mi lisciavi l’interno delle cosce ha scatenato la mia libidine. Mi sono scoperta il seno per provocarti. Ho immaginato di fare l’amore con te e questo umido che senti è il frutto di quel desiderio. Come vedi anch’io ti ho desiderato. Siamo pari. Tu stai crescendo e per evitare tragedie è opportuno che per un periodo di tempo ci separiamo. Andrai a stare con tua nonna.” “Mi stai scacciando?” “No! Amore mio. È solo che non mi fido di me. Devo io dimenticare di desiderarti. Tu sei un ragazzo che ha un alieno tra le gambe che mi piacerebbe ospitare nella mia pussy. Purtroppo sei mio figlio è questo non è possibile. Quindi, ti prego, per la tranquillità della mia mente, dammi ascolto. Vai a stare un poco con mia madre. Ormai tra una settimana incomincia il tuo primo anno universitario e da casa della nonna ti è più facile raggiungere l’università. Ti prometto che starai poco con lei. Dammi il tempo di metabolizzare questa giornata.” “Ok. Anche se non sono del tuo stesso avviso farò come tu desideri. Vorrei che tu facessi una cosa per me?” “Dimmi? Cosa vuoi che faccia?” “Vorrei rivederti nuda. Non ho mai visto una vagina. Mi faresti vedere la tua?” L’ò sparata grossa. Sto in attesa del ceffone. Mia madre mi guarda. I suoi occhi denunciano l’ira che la sta attraversando. Poi, piano, il suo viso si distende. Ho ancora la mano nella sua. Si gira e mi trascina in camera da letto. Si libera dell’asciugamano e si siede sul letto appoggiando le spalle alla testata del letto. Tira su le gambe verso il petto e le dilata a compasso. Porta le mani sulla foresta di peli e con le dita si fa strada verso l’interno. Guardo affascinato quei movimenti. Il pistolotto incomincia a sollevarsi. Le sue lunghe dita hanno raggiunto le grandi labbra. Con una leggera pressione le allarga. Una rosea e lucida conchiglia emerge dal folto della foresta. È la prima naturale meraviglia del mondo che vedo. Nessuna opera è così bella. Dalla fenditura che separa le carnose grandi labbra fanno la loro apparizione le violacee creste delle piccole labbra. Lei le divarica con le dita ed ecco che, nell’angolo in alto di quella splendida conchiglia fa capolino la uretra sovrastata dal glande del luccicante clitoride. E’ abbastanza pronunciato. Poi una macchia nera attira la mia attenzione. E’ l’orifizio vaginale. Quella è la strada che ho fatto per venire al mondo. Con un guizzo da felino mi metto carponi fra le sue gambe, porto la testa tra quelle splendide colonne, incollo la bocca su quella meraviglia e le do uno schioccante bacio. Mia madre lancia un urlo. “Lo sapevo che avresti fatto qualcosa che mi avrebbe fatta pentire di avertela mostrata. Non lo dovevi fare.” Uno schiaffo mi arriva sulla guancia. Non me ne importa. “Mamma. Sei troppo bella e la bellezza va ammirata, adorata e amata. Sei la mia dea, ti adoro. Mamma ti amo.” “Mi ami? Sei un fringuello. Sai forse cosa è l’amore? Conosci la sofferenza che l’amore provoca? La tua è solo infatuazione. Vedrai. Quando conoscerai ragazzine della tua età farai presto a dimenticare la tua dea. Oggi ti masturbi pensando a me, domani lo farai pensando ad altre.” “Mamma hai un seno favoloso e quelle due grosse ciliegie sono invitanti. Posso baciarle?” “Ci risiamo? Eh! No! Adesso basta. Esci da questa stanza. Rivestiti. Oggi stesso ti accompagno dalla nonna.” “Non posso alzarmi.” “Perché non puoi?” “Guarda in quali condizioni sono.” Mi raddrizzo stando seduto sulle gambe. Il mio cazzo svetta verso l’alto. È duro. Sembra che voglia scoppiare. Mi fa male. La pelle che copre il glande e scesa liberandolo. È tutto fuori. Per un ragazzo della mia età ho un fallo già da adulto. Ha una lunghezza circa di 20 cm ed un diametro di 4cm. Mia madre lo guarda affascinata. “Prima l’ho visto semi afflosciato. Adesso lo vedo duro. Ti assicuro, figlio mio, che hai un bel cazzo. Hai ragione. Sei in gravi condizioni e mi fa piacere di essere io a procurarti questa sofferenza. Ma a questo si può rimediare. Fatti una sega e vedrai che ti passerà.” “Posso farla qui? In tua presenza? Voglio che tu mi guardi.” Un ruggito fa seguito ad uno sguardo da tigre inferocita. “Fuori! Vattene prima che perda il lume della ragione.” Scappo e vado in bagno dove libero il cazzo dalla sua rigidità. Faccio una doccia con acqua fredda indosso l’accappatoio ed esco dal bagno. Passo davanti alla camera di mia madre che è ancora tutta nuda. Sta seduta. Ha le ginocchia tirate contro il suo torace. Le braccia circondano quelle splendide gambe che schiacciano le sue meravigliose mammelle. Ha il mento appoggiato sulle ginocchia. Lo sguardo è perso nel vuoto. Sorride. Vorrei essere nella sua mente per sapere cosa sta pensando o cosa sta vedendo. Quali sono le sue fantasie? È sera tardi quando giungiamo a casa della nonna. Il nostro arrivo è stato preceduto da una telefonata fatta da Holly a sua madre. Sono incazzato nero. Non sono riuscito a farle cambiare idea. Entro in casa di mia nonna Lisa e corro di filato a rinchiudermi nella stanza che ha preparato per ospitarmi. Dopo circa due ore sento la calda voce di mia madre che mi chiama.“Tesoro. Amorino. Vuoi salutare la tua bella mammina? Apri questa porta.” La mia ira è sbollita. Vado alla porta e l’apro. L’incantevole figura di mia madre si avvicina a me. Mi circonda con le braccia e mi stringe contro il suo corpo. Non sono alto quanto lei per cui il suo seno è all’altezza del mio viso. Le parti superiori delle mammelle sono contro le mie labbra. Non riesco a trattenermi dal baciarle. “Sei incorreggibile.” Porta le dita sotto al mento. Mi costringe ad alzare la testa. I suoi occhi sono lucidi. Mi fissa. Poggia le sue meravigliose labbra sulla mia bocca e mi schiocca un bacio carico di promesse. “Studia e non fare arrabbiare la nonna. Diventa presto adulto. Ho in serbo per te una bella sorpresa. Fino a quel giorno io e te non ci vedremo. Non telefonarmi e non cercarmi. Sarò io a venire da te.” Non dice altro. Si stacca, si gira verso la porta e va via. La guardo allontanarsi e sparire. Chiudo la porta e vado a distendermi sul letto. Mi addormento.

continua

P.S. Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Cronaca di un amore clandestino

Cronaca di un amore clandestino

- Sono libera alle quattro: puoi?
- Certo amore, ci vediamo a casa.
Non è vero che sono libero, ma come sempre farò salti mortali per trovarmi lo spazio per lei.
Gli stessi salti mortali che fà lei per ritagliarsi un piccolo spazio rubato alla normalità.
Eccomi qui davanti al nostro rifugio segreto.
Arrivo prima di lei, devo accendere la caldaia per scaldare l’ambiente, preparare l’intimo che voglio vederle addosso.
Mi piace quando si veste per me: ho comprato il meglio di quello che c’è in giro, nei negozio intimi.
Autoreggenti, reggicalze, perizoma.
Una varietà infinita di scelta per lei.
Ogni volta vado nei cassetti e preparo sul divano posto all’entrata quello che dovrà mettere.
Lei ama vestirsi sexy e, ogni volta che trova degli indumenti nuovi, sembra una bambina che ha appena ricevuto un regalo prezioso
Amo la sua spontaneità.
Appoggio le autoreggenti, colore avorio con pizzo finale, prendo un perizoma nero con perline maliziose che cadono a cascata sul davanti e con una catenina argento dietro, una mise leggera nera trasparente con decorazioni rosse laterali.
Sono soddisfatto dell’abbinamento e presto mi perdo a pensare di come starà bene addosso a lei.
Manca ancora un quarto d’ora al nostro incontro.
Mi guardo attorno per vedere se tutto è perfetto: il tepore della stanza comincia a entrarmi dentro.
Mi spoglio con calma e accendo le luci soffuse della camera.
Ho messo due piccole luci ai lati del letto, mi piace guardarla mentre gode, mi piace vedere il suo corpo sudato, le contrazioni, mi piace tutto di questa donna.
La chiave che gira, la porta che si apre, è arrivato il momento di smettere di fantasticare e vivere la realtà.
- Ciao amore.
Bella e trafelata come sempre.
Un bacio sensuale, uno sguardo intenso che ci lascia pregustare il dopo, lei che sparisce di nell’altra stanza a guardare cosa le ho preparato.
- Sono bellissime queste autoreggenti: sei il solito pazzo spendaccione.
- Che bello questo perizoma…
Immagino il suo viso felice mentre sposto le lenzuola nere di seta per farle posto.
È incredibile come stia bene con l’intimo, la mia donna.
Probabilmente non sono parziale: evidentemente la guardo con occhi da innamorato, ma ogni volta che lei appare ai miei occhi in lingerie, penso sempre che quello che ha addosso è stato creato pensando a lei.
Il leggero rumore del letto all’entrata del suo corpo mi fa dimenticare tutto.
Le mie mani salgono ad accarezzare i suoi capelli mentre la mia bocca voracemente si impossessa della sua.
L’ambiente tiepido si trasforma in una fornace.
La mia mano scende tra le sue cosce, sposta il leggero slippino e comincia ad accarezzare il suo pelo leggermente marrone.
Trovo ancora una volta la prova di quanto anche lei mi desideri.
È ben lubrificata, pronta per la mia lingua.
Mi stacco da lei e piano comincio a leccare il suo collo, mi fermo sui seni visibili sotto la mise nera, gioco con loro, le sue gambe divaricate mi aspettano.
La lingua scivola ancora, lecco il perizoma nero,spingo sopra la stoffa per farle sentire i primi languori, poi, con i denti le sposto il perizoma e la mia lingua si impossessa del suo fiore.
Il miele che mi bagna e mi riempie, e piacere puro.
Le mani bloccano i fianchi.
La conosco: so che nel momento del godimento estremo cercherà di scappare per non impazzire di piacere.
Per cinque secondi, interminabili per lei, mi dirà che devo smettere che non ne può più…ma io so che superati quei momenti, le sue mani mi prenderanno forte la nuca e verrò risucchiato dal suo piacere.
Mi piace leccarla, toccare i suoi punti più caldi, scopare il clitoride, farlo impazzire, metterle un dito in bocca pensando al dopo, sentire come lo succhia.
Continuo per diversi minuti.
lei gode diverse volte.
Mi ha sempre detto che essere presa con la lingua è il massimo del piacere e io mi sottometto volentieri ai suoi desideri, come poi lei farà con i miei.
Aspetto di sentirla esausta, i suoi gemiti sono un canto d’amore per le mie orecchie.
Stremata con le cosce oscenamente aperte, indifesa aspetta i miei voleri, anche lei sa cosa voglio e come lo voglio.
Salgo con la lingua a baciarla mentre il mio cazzo teso entra a cercare il suo piacere.
Comincio a scoparla selvaggiamente, niente ritmi, l’animale che è dentro di me si scatena, penso solo a entrare sino al possibile in lei.
Le sue cosce si stringono attorno a me e i suoi muscoli vaginali stringono il membro.
Ci guardiamo negli occhi mentre la prendo e vedo il suo sguardo pieno di soddisfazione, occhi lucidi, fieri, sa che mi sta facendo morire dentro di lei, sa come soddisfarmi, il corpo comincia a muoversi sinuoso, le sue unghie segnano il mio corpo senza lasciare traccia, la sua bocca stringe i miei capezzoli, i denti mordono la pelle, un mix di dolore e piacere che presto mi porta a esplodere in lei.
Sono felice ma non appagato.
Mi piace sodomizzare la mia amante, sapere che lo fa solo con me, mi fa sentire unico.
Accarezzo il suo sedere pieno.
Le sue natiche sono belle sode e il tempo ne ha conservato la magnificenza.
Mentre si gira e si posiziona per me, mi sento un leone.
Guardo il reggicalze bianco, il perizoma bagnato che ancora indossa, il suo viso che demoniacamente mi guarda mentre il suo sedere comincia a muoversi come per richiamarmi.
Appoggio il mio corpo sul suo: la lingua lecca tutto di lei, arrivo di nuovo tra le sue cosce e di nuovo comincio a leccarla tutta.
Le sposto il perizoma di lato e prendo il liquido che mi permetterà di entrare più facilmente in lei.
Le dita preparano lo stretto cunicolo mentre la lingua la fa rilassare, poi, come sempre, mi lascio andare.
Libero i miei istinti bestiali e entro in lei a cercare il mio piacere, le sue pareti strette mi avvolgono.
I gemiti di dolore soffusi non fermano la mia carica sessuale, entro deciso e comincio a danzare tra le sue natiche.
Guardo quel corpo, vedo il sedere ballare sotto le mie spinte, le mani sulle natiche affondano decise.
Profano quel culo per sentirmi padrone del suo corpo.
I suoi no diventano sospiri, si gira a guardarmi, occhi lucidi per il dolore:
- Sborrami dentro come solo tu puoi fare…
So che è il suo dono d’amore, ci guardiamo intensamente negli occhi, poi, la mia bocca va a baciare la sua proprio nel momento che il mio sperma riempie il suo intestino.
Sento le contrazioni del suo sedere che cerca di espellermi.
Quelle ultime contrazioni sono uno scontro paradisiaco.
Mi abbandono esausto sopra di lei.
Il respiro torna normale e le carezze sono una dolce ricompensa.
Baci, frasi, promesse.
- Sei un bastardo…il mio bastardo
- Si amore, sono il tuo bastardo…il tuo schiavo bastardo.

scrivetemi le vostre sensazioni
fantasypervoi@libero.it

Il mio alunno

Come ho fatto ad arrivare a questo punto.
Sono ferma sulla mia porta di casa e stò parlando con questo ragazzino che mi dice frasi dolci e mi fà venire i brividi.
Sono una professoressa di 44 anni, ancora piacente, mi vesto normalmente, so che alcuni uomini mi guardano e mi desiderano quando passo ma cascarci con un ragazzo di diciotto anni, bisogna proprio essere stupide.
Eppure voglio raccontare cosa mi è successo.
Dò lezioni di francese, ho diverse classi, qualche tempo fà ho cominciato a ricevere dei biglietti molto carini con frasi dolci, poi ogni tanto trovavo una rosa sul mio tavolo e ancora biglietti sulla mia macchina.
Io sono sposata da venti anni, non ho mai tradito mio marito, il quale è una bravissima persona, non ho mai avuto pensieri erotici per altri, anche perchè per mè il sesso è sempre stato una cosa quasi obbligata.
Tornando alla mia storia:
Pensavo che fosse qualche mio collega a darmi da dire e devo dire che la cosa mi stimolava come donna.
Sentirsi desiderata mi faceva stare bene, cominciavo anche a vestirmi un pò più maliziosamente e con la fantasia cominciavo a fantasticare.
Avevo voglia di capire me stessa e avevo anche la curiosità che noi donne abbiamo.
Poi un ultimo biglietto scritto in un modo troppo bambinesco, mi aveva fatto venire per la prima volta il dubbio che potesse essere un mio alunno.
Cominciai a scartare i soggetti e alla fine dopo diversi tentativi sono riuscita a capire chi fosse il dongiovanni novello.
Aspetto la lezione e dico al ragazzo che dopo devo parlargli.
Lo porto in sala professori e comincio a dire le solite frasi fatte, che lui deve frequentare delle coetanee della sua età, che non va bene e lui che fà?si avvicina veloce e mi da un bacio sulla bocca e nello stesso tempo mi accarezza dolcemente un seno.
Io sono sbigottita, sono talmente sorpresa che lascio passare cinque secondi di troppo, poi la sua seconda mano sull’altro seno mi riporta alla realtà; gli mollo un ceffone sul viso, vedo che arrossisce, vedo una lacrima e poi lo vedo correre via.
Torno a casa, sono estereffatta dalla mia reazione, non ho mai toccato un mio alunno, ma quel ragazzo ha esagerato, se lo meritava.
La sera penso e ripenso all’accaduto e mi convinco che il giorno dopo devo chiarire le idee a quel ragazzino.
La mattina lo incontro sulle scale e gli dico che dopo la lezione devo parlargli, lui mi dice che non può, allora gli dico che lo aspetto alle quattro del pomeriggio nella palestra della scuola e che non accetto rifiuti, lui mi dice che va bene e così accade.
alle quattro, puntuale arriva,lo faccio accomodare davanti a me e ricomincio a fargli i discorsi del giorno prima, e lui che fà?
si alza di nuovo e mi bacia ancora forzando la mia bocca con la lingua, con mia meraviglia apro la bocca e lo lascio entrare, questa volta le mani mi palpano il sedere e io non reagisco.
Passano dieci secondi e questa volta sono io che scappo via velocemente,
Ho il cuore che và a mille…ma sono scema?
cosa è successo, mi faccio mille domande, è sicuramente un bel ragazzino, ma ha diciotto anni.
La sera non dormo a pensare come uscire da questo casino, alla fine decido che l’unico modo è di chiudere con decisione e dirgli di non farlo più perchè in caso contrario lo dico ai suoi genitori e al preside.
Il mattino lo vedo, gli dico che devo perlargli, lui mi guarda e dice che è impegnato, io dico che non accetto discussioni e lui mi dice che se voglio passa da mè alle quattro del pomeriggio, che sà dove abito e gli viene comodo.
Ci penso un attimo e mi dico”non avrai paura di parlare da sola con un ragazzino”
lo guardo e gli dico ;
“ti aspetto alle sedici e cerca di essere puntuale”
lo dico con voce cattiva per fargli capire chi comanda e vado a fare le mie lezioni.
Ed eccomi quì che sulla porta di casa mi sento dire che mi ama, che non può vivere senza di mè, che vuole perdere la sua verginità e sente che io sono la persona giusta.
Il mio corpo fà il contrario della mia testa, lo lascio entrare e sconfitta mi siedo sulla poltrona, lui si avvicina e mi bacia e di nuovo le sue mani frugano il mio corpo.
Questa volta la mia bocca si apre subito e assapora la sua lingua, le sue mani dure sui miei seni fanno sì che i capezzoli reagiscano e subito diventino due bottoni tesi.
Mi sento come una studentessa ai primi amori, vorrei reagire ma quello che sento in mezzo alle cosce è in contrasto netto con il resto: lo vedo slacciare i calzoni, prendere in mano il suo membro vergineo e dire;
“Cosa devo fare’”
Io guardo quel cazzo teso e duro, e mi perdo nei miei desideri, lo avvicino a me e con la bocca lo succhio dentro.
Sono sconvolta, se penso che a mio marito non l’ho mai voluto fare e adesso sono lì che vado avanti e indietro su quel magnifico fallo.
Il ragazzo comincia a gemere e in trenta secondi mi riempie la bocca del suo sperma caldo e vischioso, io prendo un fazoletto e uscendo da lui lo verso e mi pulisco.
Guardo il ragazzo, lo vedo estasiato, poi guardo incredula il suo cazzo, è come se non gli avessi fatto niente, ancora duro e teso .
Lui mi guarda e mi dice ;
“e adesso”?
Beata gioventù, penso dentro di me, gli prendo le mani e le porto sotto la mia gonna, le gambe si dischiudono per fargli vedere il panorama, lui appoggia una mano frenetica sulle mie cosce e veloce sale a sbattere contro i miei slip, li fruga e poi comincia a muoversi con nessuna esperienza.
Mi tira i peli e mi fà anche male nei suoi movimenti bruschi, io cerco di calmarlo, mi sfilo lo slip, gli prendo il cazzo e lo porto verso la mia fica fradicia.
Il ragazzo appena sente il contatto della mia pelle, spinge dentro la sua asta, mi penetra tutta e arriva fino in fondo, io sento il fuoco tra le cosce e un dolore delizioso mi avvolge, lui si muove a strattoni, senza logica, allora io lo prendo e lo faccio sdraiare sul tappeto, gli salgo sopra e mi impalo da sola e dico;
“avvisami quando sei vicino”
E comincio un sali e scendi stupendo, il ragazzo mi stropiccia tutta, mi mette le mani dappertutto, io sento il calore avvolgermi e mi sento urlare di piacere, sono tutta un tremito, sento che il ragazzo è vicino al godimento, esco veloce, giusto in tempo per prenderlo in bocca e sentire per la seconda volta il suo sperma: questa volta gli schizzi sono di minore intensità e per la prima volta in vita mia ingoio tutto.
Lo succhio bene fino all’aultima goccia e assaporo il tutto poi esco da lui e rimango sconvolta.
Guardo il ragazzo che si tocca il cazzo, ancora una volta è come se non avesse mai cominciato e ancora una volta riesce a stupirmi con quella semplice frase;
“E adesso?”
Io sono stravolta dal piacere e soddisfatta di quello che gli ho fatto, poi in un senso di sdebitamento penso a lui che ha donato la sua veginità e mi viene da ricambiare donandogli il mio sedere vergine.
Ho sempre pensato che non l’ avrei mai fatto e invece eccomi lì che mi giro e mi metto in posizione con le gambe divaricate.
Mi inarco per offrirgli una veduta e una entrata più facile possibile, chiudo gli occhi e aspetto.
Al primo tentativo il ragazzo me lo mette di nuovo nella fica, allora lo aiuto io, lo prendo in mano e lo faccio appoggiare al mio stretto foro, sento che mi forza e comincio a respirare piano, cerco di seguire la sua entrata e di rilassarmi ma il ragazzo una volta trovato il varco giusto, si spinge deciso fino in fondo facendomi urlare e cadere in avanti.
Mi sento prendere per i capelli e tirata indietro, il mio culo istintivamente sobbalza e poi comincio a sentire il fuoco dentro; con la mano mi accarezzo il clitoride, questo mi permette di sentire un pò di piacere mentre il ragazzo mi sodomizza.
Alla fine il piacere è pari al dolore e quando sento che lui mi viene dentro scaldandomi l’intestìno, mi abbandono a un godimento pazzesco.
Sento il culo che mi brucia e lo sento ancora dentro.
Il mio primo pensiero mentre sono ancora lì a gambe aperte è;
“E se adesso che esce cè l’ha ancora duro, cosa faccio?…

per discussioni
fantasypervoi@libero.it

Jessica

Di Liana

È passato un mese da quando ho partorito. Ogni giorno devo assolvere al piacevole compito di allattare mia figlia. Nicole (è il nome di mia figlia) è una bambina vorace. Con le piccole labbra si ancora alle mie mammelle e succhia il latte che scende copioso nella sua boccuccia. Mentre succhia mi guarda con i suoi occhioni neri. Una luce gioiosa attraversa il suo sguardo. Un giorno, alla seconda poppata del mattino, è presente anche mia sorella Jessica. Sono nel salone seduta sulla poltrona. Ho mia figlia poggiata in grembo e con un braccio sotto la sua testolina per aiutarla a tenere la bocca vicino al capezzolo di una delle tette. L’altra tetta, gonfia di latte, è coperta da un panno che sta assorbendo il latte che cola.  Mia sorella si porta dietro allo schienale della poltrona e chinandosi sulla mia spalla si ferma a guardare Nicole che ha fatto sparire un capezzolo nella sua piccola bocca e succhia l’alimento che l’aiuta a crescere. “È bellissima. Sta venendo su che è una meraviglia. Non può essere altrimenti.” “Cosa intendi dire?” “Dico che avere una mamma bella come te e cibarsi del latte che esce da stupende mammelle quali sono le tue non può che farla crescere bella e rigogliosa.” “Ti stai complimentando con me o con mia figlia?” “Con entrambe.” La discussione finisce lì. Dentro di me non posso non gioire del complimento fattomi da Jessica. Mia sorella mi ha detto che sono bella e che ho delle tette stupende. Da quel giorno, puntuale come un orologio, mia sorella, quando è in casa, è presente ad ogni poppata di mia figlia. Solo quelle notturne non vedono la sua presenza. I suoi commenti sulla mia bellezza e sulle mie tette si sprecano e mi fanno ridere. Poi, un giorno, mentre Nicole sta succhiando la sua razione di latte, alzo gli occhi e la guardo. I suoi occhi sono fissi sulle mie tette e sono attraversati da una strana luce. Allo stesso tempo la sua lingua scorre sulle sue labbra. Un pensiero mi attraversa la mente. Lo scaccio. Non può essere. Di nuovo la guardo. Il suo sguardo è fisso sulla tetta che mia figlia sta succhiando. Nel cervello mi rimbombano tutte le frasi dette sullo splendore del mio seno. Non mi sbaglio. Mia sorella vuole succhiare latte dalle mie mammelle. Come faccio a dirle che non può essere e non posso nemmeno scacciarla. Dio, che situazione di merda. I giorni a seguire la mia mente è occupata da un unico pensiero: trovare il modo di far desistere mia sorella da quel suo desiderio. Non ci riesco. Mi arrendo. L’idea di farle succhiare le mie mammelle incomincia a piacermi. Del resto io già succhio quelle di mamma. Anche Margot fa lo stesso con le mie. Abbiamo sospeso da quando ho partorito. Si, io e mia madre abbiamo un rapporto saffico. Lo abbiamo iniziato lo stesso giorno che la feci sodomizzare da mio marito (v. r. La vendetta ed il piacere). Instaurarlo anche con mia sorella non sarà un grande dramma. Del resto è una incantevole ragazza e portarla a letto deve essere eccitante. Il mattino dopo, puntuale, Jessica si presenta nel salone per vedermi allattare mia figlia. La guardo e le lancio un sorriso. “Hai già fatto colazione?” “No. Aspetto che tu finisca quello che stai facendo.” “Allora aspettami. Finisco di allattare Nicole e sarò da te. Ti piacerebbe bere il latte direttamente dalla fonte di produzione?” Capisce. Gli occhi le si illuminano ed un sorriso raggiante le compare sul viso. Dopo circa 20 minuti Nicole smette di succhiare. Mi alzo, con mia figlia sulle braccia gironzolo per la stanza in attesa che l’aria ingurgitata insieme al latte venga espulsa. Basta poco e Nicole emette una serie di ruttini. Allora la porto nella camera. La metto nel lettino a pancia sotto. Vado in bagno. Mi denudo le mammelle e le lavo. Torno nel salone con le tette al vento. Jessica è lì ad aspettarmi. “Spogliati. Quando berrai il mio latte ti voglio nuda.” Non se lo fa ripetere. Pochi secondi ed è completamente nuda. Del resto deve togliersi solo la vestaglia. Sotto non porta niente perché dorme nuda. È bellissima. Ha due grosse tette che si proiettano verso l’alto. Sono due lune. Vincono la forza di gravità. Due rosei capezzoli, grossi come ciliegie, si ergono al centro di due aureole color caffelatte. Due lunghe e ben tornite gambe sorreggono due splendide natiche. Fra le gambe spunta un folto ciuffo di ricci peli neri. Mentre la guardo e ammiro il suo splendido corpo mi tolgo la vestaglia e resto nuda. Alla vista delle mie mammelle i suoi occhi si illuminano. Vado a sedermi sulla poltrona. La invito ad avvicinarsi. Le prendo una mano e la faccio sedere sulle mie gambe. Le dico di stendere le sue lunghe gambe e di poggiarle sul bracciolo della poltrona. I suoi movimenti sono meccanici. Nello stendere le gambe le sue tette entrano in contatto con le mie. Sento i suoi capezzoli avere un guizzo. La faccio stendere anche il torace fino a che la sua testa poggia su un mio braccio. Assume la stessa posizione che ha mia figlia quando la faccio mangiare. Porto una mano sotto la mammella più vicina alla sua bocca e avvicino il capezzolo alle sue labbra. “Ecco. Ora puoi fare colazione.” Mia sorella mi guarda. Dischiude le labbra ed il mio capezzolo scivola nella sua bocca. Con la lingua lo schiaccia contro il palato e comincia a succhiare. Nonostante abbia finito di allattare mia figlia appena trenta minuti prima, il latte scorre copioso nella sua gola. Sono una donna molto prolifica di latte. Lei lo ingoia con avidità. La sua azione sul mio capezzolo mi provoca forti contrazioni all’utero. Mi eccito. Con la mano libera le accarezzo il viso. “Brava la mia sorellina. Ti piace succhiare il latte dalle mie mammelle? Sì! Dai svuotala. Dopo dovrai riservare lo stesso trattamento anche all’altra.” Faccio scorrere la mano libera sul suo corpo. Ha la pelle vellutata. Le carezzo il seno. Con le dita le artiglio i capezzoli e glieli strizzo strappandole mugolii di piacere. Continuo a carezzarla. Sono sul suo ventre. Una sua gamba scende dal bracciolo. La mia mano scorre veloce fino a raggiungere il folto ciuffo di peli neri. Le mie dita si insinuano tra quella foresta di peli. Raggiungono le grandi labbra e…  In quel momento Jessica smette di succhiare. “Ti prego. Sono ancora vergine.” Sono sbalordita. Mia sorella è inviolata. Dio, come sono contenta. Sto allattando una vergine. La stringo contro il petto. “Sorellina ti voglio bene. Continua a succhiare. Non preoccuparti. Non violerò la tua verginità.” Jessica riprende a succhiare. Il fatto che sia vergine non mi impedisce di darle comunque piacere. Le mie dita, invece di introdursi nella sua vagina per fotterla, vanno alla ricerca del suo clitoride. Lo trovano. Lo accarezzo. Lo titillo. Avverto che si sta inturgidendo. Cresce e si indurisce. Lo strizzo strappandole un mugolio di piacere. lo tratto come se fosse un pene. Le faccio una sega. Mia sorella smette di succhiare e si abbandona al piacere. Ogni tanto lancia dei piccoli nitriti. Infine una scossa attraversa il suo corpo. Un ruggito seguito immediatamente da un forte nitrito annunciano il raggiungimento di un lungo e intenso orgasmo. Dalle sue grandi labbra fuoriesce il liquido prodotto dal raggiungimento del piacere. Lo raccolgo nel palmo della mano e lo porto alla bocca. Lo lecco e l’ingoio. È squisito. “Jessica ti amo. Da oggi, ogni volta che vuoi le mie mammelle saranno sempre pronte a soddisfare la tua voglia di latte. Stasera verrai a stare nel mio letto. Voglio esplorare il tuo magnifico corpo. Alzati e cambia posizione. Devi svuotare l’altra tetta.” Nell’eseguire il mio ordine la sua testa si avvicina alla mia. Ci guardiamo negli occhi. Lei avvicina la sua bocca alla mia. Poggia le sue labbra sulle mie, le dischiude. La sua lingua, veloce come quella di un serpente, saetta fuori dalla sua bocca e penetra nella mia. Vibrando incontra la mia lingua e insieme si avviluppano dando vita ad una dolce ed eccitante danza. La ricaccio indietro seguendola con la lingua nella sua cavità orale. Lei la imprigiona con le labbra e la succhia con la stessa intensità di come stesse succhiando un mio capezzolo. È un bacio lungo e carico di libidine. Le reciproche riserve d’aria vanno a farsi benedire. Prima che una di noi due svenga per mancanza d’aria interrompiamo il bacio. Jessica scende dalle mie gambe e si mette ritta di fronte a me. Mi guarda. Ha gli occhi carichi di desiderio. Si inginocchia. Con le mani mi costringe ad allargare le gambe. Mi tira verso di se. Il mio bacino è sul bordo della poltrona. Le mie gambe sono, ognuna, a cavallo del singolo bracciolo. La mia miagolante micina è alla portata della sua vista. Lei la guarda estasiata. La sua testa scende lentamente verso la mia pussy. Con le dita allontana, dividendola in due parti, la foresta di peli che protegge la mia vagina dalle polpose grandi labbra. La sua bocca entra in contatto con la mia pussy.  La bacia e la lecca. Dilata le grandi labbra con i polpastrelli delle dita. Le piccole labbra fanno la loro apparizione. Jessica le circonda con le labbra le lecca e le succhia. Le allarga e con due dita penetra la mia vagina. Emetto un nitrito. Dal capezzolo della mammella non svuotata cola il prezioso liquido e si spande sulla mia pancia. Mia sorella stantuffa le sue dita nella mia vagina. Mi chiava. Vado in brodo di giuggiole. I miei mugolii riempiono il salone. Sposta l’attenzione sul mio clitoride. La sua lingua lo avviluppa. Lo lecca. Lo circonda con le labbra e lo strizza. Lo sento crescere e indurirsi nella sua bocca. Incomincia a succhiarlo. Mi fa un pompino che dura una eternità. Una sequenza infinita di orgasmi squassano il mio corpo. Il salone è diventato la cassa di risonanza dei miei nitriti e delle mie grida. Il movimento nella mia vagina delle dita di mia sorella si fa più veloce. Il clitoride sotto l’azione frenetica della lingua di Jessica ha raggiunto la massima espansione. Il piacere percorre il mio corpo e lo fa vibrare. Sento che sto per venire. Porto le mani sulla testa di mia sorella e la spingo verso la mia vagina. Un grido annuncia il raggiungimento di uno spaventoso orgasmo. Sto godendo. Vengo. Dalla mia uretra, come magma bollente, fuoriesce il mio sperma che si miscela con i liquidi vaginali e, insieme, colano nella bocca di mia sorella. Jessica li lappa e li ingoia. Lentamente ritorno in me. Apro gli occhi e vedo. Nel vano di una delle due porte che danno l’accesso al salone c’è mia madre. Ha la vestaglia aperta. Si vedono le sue grosse, bellissime e gonfie mammelle e il suo enorme pancione. È incinta. Mancano ancora pochi mesi: due e partorisce. Il responsabile di quella gravidanza è mio marito. Quando la costrinsi a farsi sodomizzare da Pierre era già gravida. È venuta a cercarmi. Alla vista di quello che io e mia sorella stavamo facendo si è fermata a guardarci. Le nostre manifestazioni di libidine l’hanno contagiata. Infatti sta lì, ferma a palparsi le mammelle ed a torturarsi i capezzoli con le dita. L’altra mano è riuscita a superare la protuberanza del pancione e ha raggiunto la sua vagina. Dal movimento della mano si capisce che si sta masturbando. “Jessica, sorellina, girati e guarda chi è venuta a trovarci?” Mia sorella solleva la testa dalle mie cosce e si volta a guardare. “Dio, è mamma. Che vergogna.” “Non preoccuparti. È l’occasione per metterti al corrente di quello che succede in questa casa. Per adesso ti basti sapere che io e mamma ci amiamo così come ci siamo amate io e te poco fa.” “Tu e nostra madre siete amanti?” “Non solo io e mamma ci amiamo ma anche mio marito è l’amante di nostra madre. Il figlio che porta in grembo è di Pierre. Dopo parleremo di questo. Ora, dimmi, non trovi che nostra madre è una donna stupenda? Guarda le sue mammelle: sembrano due lune. Ed i capezzoli. Sono due grosse ciliegie. Pensa al momento in cui potrai succhiarli. Sai cosa ti dico. Alzati. Vai da lei e portala in camera tua. Prenditi un acconto. Amala come hai amato me.” “Mi stai dicendo di portarla a letto e di fare sesso con nostra madre? E lei non protesterà.” “Non lo farà. Vedrai. La farai felice. Quando sarete a letto dille della tua verginità.” In quel momento sentiamo un forte nitrito. Mamma ha raggiunto l’orgasmo. Apre gli occhi. Sorride. Jessica si alza e la raggiunge. Le da un bacio sulle labbra. La prende per mano e insieme spariscono dalla mia vista. Resto a lungo seduta. Con la mente rivedo tutto quanto è accaduto in questo ultimi due anni. L’incontro con Pierre; il mio matrimonio; la mia gravidanza; la scoperta dell’amore fra Pierre e mia madre; la mia vendetta; la nascita del rapporto lesbico con Margot; mia madre diventa la mia amante; la gravidanza di Margot; la nascita di Nicole; la scoperta dell’amore per mia sorella; la nascita dell’amore fra Jessica e nostra madre. Sono contenta e non credo che sia finita. Andando con la mente a quello che le mie due amanti stanno facendo mi alzo, raccolgo gli indumenti miei e di Jessica e mi avvio verso la mia camera. In quella incontro Pierre che vedendomi completamente nuda lancia un nitrito da stallone pronto alla monta. “Amore, vieni ho bisogno che tu mi ami.” Per allattare Nicole ci vuole ancora un ora. Basta per portare a termine quello che ho in mente. E questa sera Jessica verrà a farmi visita in camera e giaceremo nel mio letto.                            

P. S. Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

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