La vasca da bagno

Come mi piace essere leccata in questa posizione!
Come ho fatto ad essere appoggiata ai bordi di questa vasca per idromassaggi ancora non lo capisco, ma sta di fatto che sono qui, piegata, con le ginocchia appoggiate per terra sul tappetino e con le gambe aperte.
Sono succhiata da questo stupendo ragazzo che fino ad un’ora fa per me non esisteva.
Ciao a tutti, mi chiamo Rossella, 44 anni, fisico minuto, ma sodo e piacente, abbronzata, seni piccoli, ma un sedere veramente sodo, merito del fatto che sono un’istruttrice di fitness con la passione di farlo, ho due figlie meravigliose e un marito di 50 anni ancora piacente e in forma.
Tutto ok. Allora?
Si, fino ad un’ora prima, quando, per la prima volta, mi sono lasciata andare da quando sono sposata.
Non so cosa sia successo o quale sia stata la motivazione che ha fatto scattare in me quella voglia di cedere alle mie passioni, sta, di fatto, che è successo.
Riepilogo.
Sono in casa da sola, come tutte le mattine ho fatto le pulizie, sono circa le 11 e vado a fare il mio bagno quotidiano che mi rilassa un casino.
Apro l’acqua e non viene giù niente…cazzo…nooooo, sono disperata, ci deve essere qualche problema, chiamo la centrale idroelettrica e mi assicurano che è tutto a posto, a questo punto chiamo la mia amica Sandy che m’assicura che mi manda subito un suo amico che è anche un gran bel ragazzo e che sicuramente mi aiuterà.
Quindici minuti dopo sento suonare, apro e vedo un bel tipo con un gran fisico, proprio quelli che piacciono a me, e un sorriso ammaliatore.
Lo accompagno, passando in sala, mi guardo veloce nello specchio: ho addosso una tutta che evidenzia le mie forme e soddisfatta di quello che vedo e di quello che vede lui, standomi dietro, arrivo in bagno e facendolo passare gli espongo i problemi.
Lui comincia a lavorare sui tubi e su tutto il resto, in quel bagno piccolo, l’atmosfera si fa calda, il ragazzo si leva la maglietta mettendo in mostra i suoi muscoli che ben presto diventano sudati, mentre lo guardo mi rendo conto che la situazione mi sta eccitando.
Il ragazzo ogni tanto si gira e mi guarda sorridendo, mi chiede un attrezzo da lavoro, io gliel’allungo e così facendo per la prima volta ci tocchiamo.
Entrambi ci siamo resi conto che la situazione è molto erotica, quel leggero contatto, è stato sublime.
Finalmente prova a fare uscire l’acqua e a riempire la vasca Iacuzzi.
Il vapore che sale aumenta il suo sudore e io, guardandolo, mi sento una cagna in calore, mi sembra impossibile che dopo tanti anni di matrimonio, per la prima volta, abbia un così forte desiderio.
L’acqua sale e la Iacuzzi si mette in movimento, lui si gira e mi dice: “Spogliati e vai dentro la vasca”
Quella richiesta inaspettata è come una scopata parlata, per poco non godo a quelle parole.
Incredibilmente, come ipnotizzata, mi levo la tuta, rimanendo solo con il mio piccolo slip, poi le mani lo fanno scivolare lungo le caviglie e lo faccio volare via.
È come se tutto fosse normale, la mia fighetta, stupendamente curata, supera la vasca e s’immerge piano.
Lo guardo mentre si slaccia i calzoni e si sfila lo slip, il suo cazzo eretto è magnificamente pronto a soddisfarmi, lo guardo con cupidigia mentre entra nella vasca con me, ho il tempo di ammirare le sue dimensioni e capisco che presto sarò ben allargata da quella nuova misura che è sicuramente più grossa di quello del mio partner.
Voglio essere scopata da questo bellissimo ragazzo, non me ne frega niente di tutto il mondo, sto pensando solo alla mia femminilità e ai miei desideri, come non facevo da una vita, così quando lui, entrando, mi prende le gambe, le divarica e comincia a salire con le mani attorno al mio pube, io ho un orgasmo delizioso.
Le sue mani mi frugano la passerina, s’infilano tra le mie labbra vaginali e con tocchi sapienti mi preparano, poi mi fa alzare e salire sopra di lui e, senza bisogno di altro, io mi lascio andare sul suo cazzo e comincio a scoparmi con un piacere incredibile.
Se me lo raccontassero non ci crederei; mi guardo nello specchio del bagno e mi vedo andare su e giù con una passione a me inusuale.
Quel cazzo che mi sta aprendo, unito ai suoi baci e alle sue mani sul mio corpo sono inebrianti e ho subito un altro orgasmo, vedo il ragazzo soddisfatto del suo operato e tronfio di se stesso.
Le sue mani sui miei fianchi sono un movimento di comando deciso, mi spinge ben dentro il suo cazzo e il contatto delle sue palle sul mio inguine è elettrizzante.
Mi scopa per dieci minuti in quella posizione e io ho ancora un altro orgasmo prima che lui esca da me.
Si mette tutto bagnato con la sua erezione sul bordo della vasca e mi fa capire cosa vuole, io sono appagata e carica di sensualità.
Mi sento una regina in quel momento, mi sposto verso di lui, l’acqua tiepida mi accarezza, vedo le gocce dell’acqua sul suo corpo scivolare verso il pavimento e poi, arrivando al suo cazzo, apro la bocca e ne assaporo il sapore e la lunghezza, mi fermo prima sulla sua cappella e la succhio forte, sento il suo primo sospiro da quando lui è con me,le sue dita giocano sulla mia schiena, sento le sue unghie che mi accarezzano la pelle dandomi fremiti di piacere che io ricambio con la mia bocca ardente, lo stringo più che posso mentre scendo verso le sue palle ben gonfie e poi comincio a fare un sali e scendi da vera artista.
Mi è sempre piaciuto prenderlo in bocca, mi piace sapere che ho il potere di fare morire di piacere il mio uomo e, con quel pensiero, sento il suo caldo sperma riempirmi la bocca.
So che a molti uomini piace che noi donne ingoiamo il seme e a me piace anche, allora, stringendolo forte, lo succhio sino al midollo, facendogli avere un orgasmo fortissimo.
Le sue parole di piacere nel momento culminante sono paradisiache per le mie orecchie, mi sento la sua troia, pronta a tutto per quello stallone di razza, così, quando faccio uscire dalla bocca il suo membro, non trovo strano di vederlo bello duro come all’inizio, anzi, con il lavoro di bocca che gli ho fatto, credo sia normale.
Lui mi prende e mi fa uscire dalla vasca, sono tutta bagnata, ma senza asciugarmi, mi fa mettere a carponi e mi mette le mani sul bordo della vasca.
Lo vedo uscire e posizionarsi dietro si me, sono un poco tesa, non mi ha detto cosa vuole fare, ma sono pronta a tutto, ormai ho saltato il fosso e voglio che il ragazzo, quando esce da casa mia, si ricordi bene cosa ha fatto; in quel momento sento la sua lingua rasposa entrare nella mia fighetta e comincia a scoparmi.
È incredibile quello che mi sta facendo, sento la passione della giovinezza e la voglia di soddisfarmi e sento anche che è veramente bravo, mi sta leccando tutti quei punti che di solito solo le donne riescono a fare molto bene, ben presto arrivo ad avere un altro orgasmo e, mentre vengo, spingo il mio piccolo culo sodo sul suo viso.
Lui, adesso, mentre gli urlo che godo, comincia a leccarmi diversamente, esce e lecca anche il mio piccolo buchino e subito capisco cosa vuole fare.
Era inevitabile che volesse mettermelo anche nel culo, è troppo sodo e bello, è il mio intimo più sensuale e chiunque sta con me lo fa notare e ne apprezza le linee.
Mio marito è stato l’unico, sino a questo momento, a sodomizzarmi, ma capisco che ben presto non avrà più l’esclusiva.
Lo sento prepararmi a dovere, poi sento la lingua allontanarsi e al suo posto arriva una pressione che già conosco.
Allargo le natiche al massimo e mi preparo a riceverlo, sento la sua cappella che forza il mio ano e piano si spinge oltre, io respiro affannosamente e spingo forte le braccia verso la vasca per attutire la sua spinta che ben presto diventa decisa.
Gemo mentre entra e gemo ancora di più quando si spinge deciso nel mio culo, il dolore che sento è dovuto alla sua misura, respiro in modo irregolare sino a che non sento le sue palle appoggiarsi al mio sedere e, allora, capisco che da quel momento sarò scopata analmente molto seriamente.
Lui mi mette le mani sulle spalle e così facendo mi fa capire il suo ritmo e, infatti, adesso si spinge forte in me, io ho le braccia che mi fanno male a forza di prendere quei colpi, come se lui capisse, rallenta i movimenti, con una mano scende tra le mie gambe e comincia ad accarezzarmi il clitoride.
Il mio culo si è abituato alle sue misure e quel nuovo contatto mi stimola, così, quando lui mi dice che è vicino, io mi lascio andare e gli dico di sborrarmi nel culo e ho un altro orgasmo, subito seguito dal suo che, con una stoccata finale, mi spacca in due e mi riempie della sua sborra calda che presto scivola verso le mie cosce.
Sono qui piegata e sodomizzata con il suo respiro sul mio collo, le sue mani mi stanno di nuovo accarezzando, piano il vapore sale e sto ritornando alla normalità.
La situazione farsesca di questa posizione e di quest’ambiente ben presto mi arriva alla parte intelligente del cervello, lui è uscito da me e si sta rivestendo.
Sono passate due ore da quando ha cominciato a possedermi, il tempo è volato e le miei figli stanno per tornare a casa, lui si china a darmi un bacio e poi mi dice:
“Grande scopata, sei veramente una gran figa, come mi aveva detto Sandy, spero di rivederti presto”
Con quelle parole che mi rintronano nelle orecchie lo vedo uscire e solo in quel momento mi rendo conto che mi stanno bruciando sia il sedere che la fighetta, allora torno nella vasca a farmi cullare dall’acqua che nel frattempo si è raffreddata, come la mia passione.

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Holly 3 (finalmente)

di Liana

È notte fonda quando la porta della mia stanza si apre e nel vano si materializza la figura di Holly. Indossa una vestaglia bianca talmente rasparente che è come non l’avesse. Io sono disteso sul letto ed ho il lenzuolo che mi copre e che non riesce a nascondere la mia eccitazione. Ho il fallo dritto e duro. Il lenzuolo, in quel punto, è talmente sollevato da prendere la forma di una piramide. Holly si avvicina lentamente al letto con passo felino. Mi raggiunge. Allunga la mano. Afferra il lenzuolo e lo tira via. I suoi occhi sono attratti dall’asta che si erge fra le mie gambe. Ha lo sguardo di una tigre che ha trovato la sua preda. Si inginocchia all’altezza del pene, mette le braccia sul letto incrociandole e vi poggia sopra il mento. La sua bocca è socchiusa. Ogni tanto la lingua guizza fuori e va a leccarsi le labbra. Guarda il mio pene con occhi carichi di libidine. “Hai un affare che è una magnificenza. È così bello e cosi grosso. Ho sempre sognato di giocare con un pene come il tuo. Ora è qui, davanti ai miei occhi e non riesco a dare inizio al gioco. Non so come cominciare.” Quel modo di guardare il mio fallo mi innervosisce. Mi sento imbarazzato. L’alieno incomincia a perdere la sua durezza. Afferro un lembo del lenzuolo e faccio l’atto di coprirmi. Holly mi blocca. “Eh! No! Caro mio. Da questa sera questo tuo favoloso coso non lo dovrai più nascondere ai miei occhi. Quando in casa saremo soli dovrai sempre essere pronto a mostrarmelo. Alzati e portati alle mie spalle.” Mi alzo dal letto e vado dietro di lei che nel frattempo si è rimessa in piedi e anche tolta la vestaglia. “Abbracciami.” La cingo con le braccia e la stringo a me. Lei mi prende le mani e le porta sulle sue mammelle. “So che ti piacciono tanto. Stringile. Da questo momento ne sarai l’unico padrone” Non proferisco parola. Ho paura di rompere l’incantesimo. Il pene preme contro le sue natiche. Lei allarga le gambe quel tanto che basta per far scivolare il fallo tra le sue chiappe. Con la mano artiglia il cazzo e lo fa scivolare fra le sue gambe in stretto contatto con la sua vagina. Mugola. Stringe le gambe intorno al fallo. Emetto un gemito. “Ti piace? Sono nuda tra le tue braccia, mi stai strizzando le tette, hai il cazzo che sfrega contro la mia pussy. Da quando aspetti questo momento?” “Sono anni che ti desidero. Da quando ti vidi nuda per la prima volta nel bagno. Da allora sei sempre stata presente nei miei pensieri. Spesso ho sognato di stare a letto con te e di fare sesso. Ed è stato un sogno a portarmi nelle braccia di tua madre. Fu il giorno dopo che mi lasciasti.” “Lo so. Non mi dispiace che tu abbia amato mia madre. L’hai resa felice. E sono contenta anche perché ti ha iniziato ai piaceri dell’amore. Solo che si è fregata. Si è innamorata del suo aitante nipotino.” “Mamma, non ti offendere, per la verità anch’io sono innamorato della nonna.” “Ma hai scelto me. Questo mi inorgoglisce. Ho sempre saputo che mi vuoi. Ricordi? Dopo avermi vista nuda nel bagno corresti in camera tua e ti masturbasti. Scaricasti sul pavimento il tuo piacere. Non lo pulisti. Un’altra volta concludesti la masturbazione urlando il mio nome. Anch’io ti ho desiderato. Volevo stringerti fra le mie braccia e la paura di fare qualcosa di sbagliato me lo impediva. Ti ho provocato. Ho lasciato, con la scusa della crema idratante, che mi accarezzassi. Ti ho fatto toccare la mia voglia di te. Mi sono denudata. Ti ho mostrato la mia vagina. L’hai baciata. Ho sperato in un tuo assalto. Niente. Sapessi quante volte mi sono masturbata pensando a te. Quest’ultimo anno è stato decisivo. Ho riflettuto molto e sono giunta alla conclusione che non riesco più a vivere senza di te. Ti amo. Quando c’è l’amore non ce ma che tenga. Sei mio figlio e non mi importa. Ti voglio. Baciami.” Abbasso la testa sul suo collo e lo bacio. Con la punta della lingua risalgo, leccando, lungo il collo fino al suo orecchio. Lo prendo in bocca e lo succhio. Introduco la lingua dentro il condotto auricolare e le fotto l’orecchio. Con le dita le artiglio i capezzoli e li strizzo. Li sottopongo a forti torsioni. Il piacere sovrasta il dolore. Holly geme e mugola. Ruota il suo bacino spingendolo contro il mio ventre. Il mio cazzo non ha perso consistenza. Mia madre si china in avanti e poggia le mani sul letto. Il suo corpo forma un angolo retto. La seguo nel movimento e mi ritrovo piegato sulla sua schiena con le braccia che circondano il suo torace; le mani sulle sue mammelle e le dita che continuano a torturarle i capezzoli. Allarga le gambe e libera il mio cazzo dalla morsa delle sue cosce. Gira la testa verso di me e mi offre la sua lingua che imprigiono tra le mie labbra e la succhio. “Dai, amore, completa l’opera di quando mi baciasti la figa.” Mia madre mi sta invitando a baciarle la pussy. Mi metto seduto con il culo per terra e mi intrufolo tra le sue gambe. Alzo la testa e vedo la sua vagina grondante di umori, coperta di peli, parzialmente dilatata, pronta per essere gustata. “Mamma dovresti depilarti. Hai una splendida vagina. Perché la nascondi dietro questa foresta?” Avvicino la bocca e incomincio a baciare le grandi labbra. I peli ostacolano il lavoro della mia lingua che vuole penetrarla. Sento la loro durezza. Avvicino le dita. Appoggio i polpastrelli sulle grandi labbra e le dilato al massimo. In questo modo le gonfie piccole labbra, la uretra e il luccicante clitoride, liberi da peli e belli nelle loro fattezze, si mostrano alle voglie della mia golosa bocca. Aggancio le piccole labbra e le lecco facendole vibrare con i movimenti veloci della mia lingua. Sono di un rosso molto scuro. Il sangue è affluito copioso e le ha invase gonfiandole. Pulsano. Le succhio. Holly nitrisce. Agita il bacino. Rivolgo la mia attenzione al clitoride. Lo prendo fra le labbra e titillo la lingua sul suo glande. Si indurisce e cresce. Lo avviluppo con la lingua, lo lecco. Lo imprigiono contro il palato e lo succhio. Gli faccio un pompino. Mia madre lancia nitriti in continuazione. Poi si irrigidisce. Il suo corpo trema. Lancia un grido acuto e viene. Dalla sua uretra vedo sgorgare un liquido cremoso che sembra lava che esce da un vulcano in eruzione. Avvicino la bocca e lappo quell’infuocato nettare. Lo ingoio. Non le do tregua. Continuo a baciarla. Le labbra si posano sul roseo sfintere. Lo bacio. La lingua esce fuori e vibra veloce su tutta la superficie. Le sto leccando il buco del culo. Holly ha uno scarto con il bacino. “Padre Giove. Non immaginavo che anche il buchetto del mio culo fosse fonte di piacere. Sììììì! Continua così. Dio, com’è bello. Non fermarti.” “Mamma hai un culo stupendo. Devi farmi fare la sua conoscenza in modo più approfondita.” “Vedrò di accontentarti.“ Avvicino due dita alla sua vagina e la penetro. La fotto. La mia lingua continua la sua azione sul buco del culo. Mia madre si agita. Il corpo incomincia a tremare. Più volte si scuote. Nitrisce, ruggisce. Più orgasmi la travolgono. Poi un urlo che riempie la stanza prorompe dalla sua gola. Gode e viene. La mia bocca si sposta e va a raccogliere il frutto di tanto piacere. È un fiume in piena. Lappo e ingoio. Non una goccia sfugge alla mia lingua. Mia madre crolla sul letto. Impiega diversi minuti per focalizzare quando è avvenuto. “Che gli dei del Grande Nord siano sempre con te amore mio. Sei stato meraviglioso. Nemmeno tuo padre mi ha portato a tanto. Tua nonna è stata una brava maestra. Grazie.” “Mamma, stanotte mi dovrai ringraziare molte volte. È tanto il desiderio che ho di te che non basterà uno scorcio di notte a soddisfarlo” “Non darti pensiero. Abbiamo tutto il tempo che vogliamo. Tua nonna sa che stiamo insieme e non ci disturberà. Non stare sul pavimento siediti sul letto. No, alzati in piedi.”

La parola ad Holly.
Sono inginocchiata e seduta sulle mie gambe. Il bacino poggia sui miei talloni. Il dio della guerra sta in piedi davanti a me. È nudo. Dall’incrocio delle sue muscolose gambe emerge un gladio di circa 22 cm di lunghezza ed un diametro di ben 4 cm. Da quando l’ho visto l’ultima volta, a casa nostra, è cresciuto molto. Il possente martello che ha tra le gambe emana bagliori di fuoco. È un crotalo reale quello che mi fissa. Sono incantata da tanta bellezza e perfezione. Mio figlio dice che la vagina è la prima meraviglia della natura. Ed ha ragione. Un cazzo delle sue dimensioni è, invece, la seconda meraviglia della natura. Il creato ha pensato bene di farli incontrare. Questa meraviglia pulsante di vita è qui davanti ai miei occhi. Lo adoro. Sono la sua sacerdotessa. Lo venero. Devo assolutamente ingraziarmelo. Porto le mani verso quello splendore. Con una raccolgo, nel palmo, il suo scroto. Lo stringo e lo stuzzico con la punta delle unghia. Il cazzo più volte ha dei guizzi. Con l’altra mano lo accarezzo per tutta la sua lunghezza. Mio figlio mugola. Avvicino la bocca al luccicante e roseo glande e gli do un bacio. Strofino il viso sulla sua superficie. La mia bocca va a posarsi sulla borsa contenente due grossi e gonfi testicoli. Le labbra si aprono e raccolgono nella cavità orale quella magnificenza. Li lecco e li succhio. Un gemito prolungato prorompe dalla bocca di mio figlio. L’altra mano lo ha stretto in una morsa e lo sta menando. Tiro via le palle dalla bocca e risalgo, leccando, quella stupenda asta di carne viva. Arrivo al glande. Lo avviluppo con la lingua in un caldo abbraccio. Continuo ridiscendendo verso i coglioni. Faccio il cammino inverso. Ritorno sul glande. Apro la bocca e lo circondo con le labbra. Alzo gli occhi e lo guardo. Sta guardando quello che sto facendo. I suoi occhi sono carichi di libidine. Le sue mani sono dietro la mia testa. Lentamente faccio si che quel poderoso muscolo entri nella mia bocca. Non so come ma riesco a contenerlo tutto. Le mie labbra sono in contatto con le sue palle. Se potessi le imboccherei insieme al resto. Incomincio a fargli il pompino. La mia azione è lenta. Voglio che sia un pompino che non ha eguali. Non dovrà mai dimenticarlo. Risalgo succhiando e leccando fino al glande e poi veloce ridiscendo. Quando sento che il piacere sta montando, gli do una forte strizzata alle palle. Il dolore gli impedisce di godere. In questo modo faccio durare il pompino per circa 15 minuti. Decido che è giunto il momento. La mano che ho intorno alle sue palle si sposta tra le sue natiche. Le dita trovano il suo buchetto ed esercitano una lieve pressione. Lui ha una contrazione anale. Insisto. Si rilassa. Con un dito mi faccio strada. Lo penetro. Lui stringe i muscoli anali intorno al mio dito. Con movimenti lenti gli fotto il culo. Le sue mani stringono la mia testa e la spingono verso il suo ventre. Un grugnito seguito da un urlo liberatorio annuncia il prorompere del suo piacere. “Mamma! Mamma! Ahhhhh! Mammaaaaaaa!” Un fiume di sperma invade la mia bocca. I primi fiotti mi arrivano direttamente in gola. Li ingoio. Con le labbra e la lingua mungo quel favoloso cazzo costringendolo a eiaculare fino all’ultima goccia. Niente deve essere sprecato. Lappo e ingoio tutto il nettare degli dei che mio figlio si pregia di farmi dono. Quando è tutto finito, mi alzo, lo prendo per mano e lo trascino sul letto. Lui si distende su di me e poggia la testa nell’incavo della mia spalla.

 Mi riprendo la parola.

Holly mi ha fatto un pompino che difficilmente dimenticherò. Sto con la testa sul suo petto. I capezzoli si ergono imperiosi. Con la punta delle dita disegno un cerchio intorno ad uno di essi. “Mamma sei stata magnifica. Mi hai tenuto per ben 15 minuti con il fucile carico poi hai dato fuoco alle polveri e sono esploso. Che meravigliosa sensazione godere nella tua bocca.” “Zitto, non parlare, riposati. Fra poco il tuo alieno dovrà visitare la mia pussy che arde dal desiderio di fare la sua conoscenza. Dovrai farle gridare tutto l’amore che sente per te. Dovrai affrontare un’altra battaglia altrettanto piacevole.” Avvicino la bocca al capezzolo tiro fuori la lingua e la faccio roteare intorno alla circonferenza. Lo lecco. Dischiudo le labbra ed il capezzolo si introduce nella mia bocca. Lo stringo tra i denti. Gli do un lieve morso. Con la lingua lo schiaccio contro il palato. Incomincio a succhiare. Dal mio subcosciente affiorano i ricordi di quanto, affamato, mi attaccavo a quelle splendide mammelle e succhiavo l’alimento che mi ha tenuto in vita. Mia madre mi ha sempre detto che ero un bimbo famelico. Alla fine di ogni poppata lei si sentiva svuotata. Purtroppo ora mia madre non lo produce. Io lo voglio. Mi innervosisco e mi accanisco contro il capezzolo. Mia madre mi porta alla realtà. “Amore. È inutile che ti arrabbi. Dal mio seno latte non ne esce. Non sono una puerpera. Calmati.” Mi calmo. Lei mi da una spinta allontanandomi dal suo seno. Mi fa rotolare su di un lato. Gli do le spalle. Holly si porta dietro la mia schiena, mi abbraccia e schiaccia il suo corpo contro il mio. Sento i capezzoli premere sulla schiena. Sembrano chiodi. Sono duri. Le sue dita pizzicano i miei capezzoli. Una sua mano incomincia a carezzarmi il petto, il ventre fino ad arrivare in contatto col pene. Lo circonda con le dita e lo stringe. L’altra mano è scesa ad accogliere i testicoli nel proprio palmo. Li solletica con le dita. il mio respiro si fa grosso. Mi bacia la schiena. La punta della sua lingua vibra, veloce, lungo la colonna vertebrale. Il cazzo è diventato di marmo. Lei lo mena. Il su e giù è lento, delicato. Mi tiene in uno stato di eccitazione perenne. Sembra di stare nel limbo. Ho la sensazione che lo sperma sia sul punto di eruttare dal glande invece è solamente l’azione delle sue mani che me lo fa credere. Un’altra spinta e mi ritrovo disteso di schiena sul letto. Mia madre è sopra di me. Mi cavalca. Le sue abbronzate mammelle ballano davanti ai miei occhi. Mi guarda. Si china quel tanto che basta a far sì che i capezzoli sfiorino le mie labbra. Le sue mani hanno smesso di giocare con il cazzo che, libero, si trova inserito fra le sue splendide chiappe con il corpo che frega sul suo buco del culo. Le sue tette sono strette fra le mie mani. Le bacio e lecco le sue aureole giocando con la lingua sui grossi capezzoli. Come un lupacchiotto affamato apro la bocca e con le labbra aggancio un capezzolo. Lo lecco. Lo mordo con le labbra. Lo succhio. Sposto la bocca sull’altro capezzolo e gli faccio lo stesso trattamento. Holly geme e mugola. Il suo respiro diventa sempre più grosso. Il suo sguardo è perso nel vuoto. Solleva il bacino quel tanto che basta a far scivolare il pene tra il suo ventre ed il mio. Lo prende con la mano è indirizza il glande contro la sua vagina. Lentamente abbassa il bacino. Il glande si introduce nell’orifizio vaginale. Scivola, favorito dagli umori di cui è piena, sempre più dentro. Incontra l’utero. Si ferma. Il mio pene è dentro mia madre. Sono ritornato nel grembo materno. “Sono anni che aspetto questo momento. Finalmente il mio sogno di averti si è realizzato. Mamma, ti voglio bene. Ti amo. Mi hai fatto il più bel regalo che una mamma, possa fare al proprio figlio.” Mia madre mi prende la testa fra le mani e con le dita mi scompiglia i capelli. Avvicina la bocca all’orecchio e mi parla. “In attesa di questo momento non puoi sapere quanto ho penato. Ho dovuto combattere per far cadere i pregiudizi. Ho sofferto. La ragione mi diceva che il mio desiderio di darmi a te era sbagliato, insano. Il mio corpo urlava il suo desiderio di averti. Mente e corpo erano continuamente in guerra tra loro. Infine il corpo è prevalso. Non sono riuscita ad aspettare il tuo ritorno a casa. Sono venuta e ti ho preso. Il tuo coso è fra le braccia della mia pussy. Falla divertire. Usa il tuo pene come il direttore d’orchestra usa la sua bacchetta. Fai vibrare le corde della mia chitarra. Amore mio. Figlio mio. Chiavami.” Do una forte spinta al mio corpo. I nostri corpi avvinghiati rotolano sul letto. Ora lei è sotto di me. Mi sollevo sulle braccia. La guardo negli occhi. Sorride. È felice. “Più nessuno ti strapperà a me.” Le sue gambe si incrociano sulla mia schiena e mi imprigionano. I muscoli vaginali iniziano la loro opera di mungitura. Incomincio, lentamente, a stantuffare il mio pistone in quella meravigliosa vagina. I miei occhi si riflettono nei luccicanti e sorridenti suoi occhi. Sotto la spinta del mio corpo le sue mammelle sballottano. Sto chiavando la più bella donna che abbia mai conosciuto. Sto chiavando mia madre. Dio come sono felice. Un nitrito ed una scossa del suo splendido corpo annunciano il raggiungimento di un primo orgasmo seguito da un altro a breve distanza. “Figlio mio sei fantastico. Continua così. Mi fai morire. Non fermarti.” La sua testa dondola sul cuscino. Aumento di poco il ritmo. Il passo diventa trotto. Gli orgasmi sono più frequenti. Il raggiungimento di ognuno di essi è preannunciato da un grido. Il suo corpo è preda del piacere. Accelero. Il trotto diventa uno sfrenato galoppo. Il piacere è partito anche per me. Lo sento salire lungo il condotto uretrale. Un urlo rompe il silenzio della stanza. Mia madre solleva il bacino. In questo modo ferma, per una ventina di secondi, il mio galoppo. Di colpo riporta il bacino sul letto e sviene. Nello stesso momento il mio sperma raggiunge la sommità del rovente vulcano. Fuoriesce dal glande e dilaga, caldo, dentro la vagina di mia madre. Mi abbandono sul suo corpo. Il mio respiro diventa regolare. Anche quello di Holly è un respiro normale. Non credevo che sarebbe svenuta. Certo è che l’ultimo grido è stato raccapricciante. Si riprende. Torna in se. Apre gli occhi. “Grazie. Non sono mai stata chiavata così. Tuo padre non è mai riuscito a farmi svenire. Quando abbiamo cominciato i muscoli del mio corpo erano corde tese. Ora sono un mucchio di carne lessa. Sei stato capace di farmi scaricare ore di libidine con una sola splendida chiavata. Meno male che ho anni di arretrati.” “Mamma. Ricordati che io sono uno.” Lei esplode in una fragorosa risata. “Vieni tra le mie braccia. È l’alba. Dormiamo.” Pochi minuti e Holly cade in un profondo sonno. Io, invece, non riesco a dormire. Il pensiero di aver fatto l’amore con mia madre mi tiene in tensione. Avevo tredici anni quando ho incominciato a desiderarla. Da allora Holly, per me, non è più stata mia madre. E’ la donna da amare. E’ stata per anni il mio tormento, il dolce incubo dei miei sogni. Una serie di segnali mi facevano ben sperare. Alcune sue frasi mi incoraggiavano. Quando mi accompagnò a casa della nonna credetti di morire. Ed ora eccomi qui, nel letto, insieme a lei completamente nuda. Abbiamo fatto l’amore. L’ho chiavata. I miei desideri si sono concretizzati. I sogni sono diventati realtà. Sollevo la testa dal cuscino e la guardo. Il mio sguardo scorre su quella meraviglia. Le linee del suo corpo sono armoniose. I miei occhi si beano di quella stupenda visione. Un corpo che mia madre me ne ha fatto dono. Da oggi mi appartiene. Con la felicità che mi pervade riporto la testa sul cuscino e, finalmente, mi addormento. Sono le prime ore del pomeriggio quando una dolce sensazione mi sveglia. È mia madre che sta portandomi alla realtà. Apro gli occhi e sollevo la testa. Lei è carponi ed ha la testa tra le mie gambe. Sta succhiando il mio pene. Senza che il cazzo le esca dalla bocca, solleva gli occhi e mi guarda. Le sorrido e le porto le mani nei capelli e glieli scompiglio. In quella fa il suo ingresso nella stanza mia nonna con un vassoio con la colazione. Indossa una vestaglia talmente trasparente che è come se non avesse niente a coprire il suo giunonico corpo. Posa il vassoio sul comodino e va ad aprire le tende. I raggi del sole invadono la stanza ed illuminano la scena. Lisa viene verso il letto. Avvicina la poltrona. Si siede e guarda la figlia che, senza scomporsi, continua a succhiarmi il pene. “Vedo che tua madre sta già facendo colazione. Noto, con piacere, che trova il tuo cornetto di suo gradimento. Fra poco, dal come lo succhia, gli riempirai la bocca di dolce crema che troverà certamente gustosa.” Resto sorpreso da tanta invadenza. So che mia madre sa che sua madre, fin dal giorno successivo al mio arrivo in questa casa, mi ha sedotto. Sa che mi sono trastullato e sollazzato con la madre. Che l’ho chiavata e spero di continuare a chiavarla. Ma non avrei mai pensato che mia nonna giungesse a tanto. Sedersi e guardare la figlia mentre mi fa il pompino. La mia eccitazione cresce, diventa più forte. Sfilo il cazzo dalla bocca di mia madre. Mi sposto portandomi dietro di lei. Mia nonna mi anticipa. Prende il cazzo con una mano e guida il glande verso l’orifizio vaginale della figlia. Do una spinta in avanti ed il glande fa il suo ingresso nell’accogliente pussy di mia madre. “Dai, nipotino, chiava tua madre. Falla godere. Ti ho sempre detto che lei ti ama. Fottila. Lo merita.” Si alza ed esce dalla stanza senza chiudere la porta. “Sentito tua nonna? Chiavami. Spingi. Affonda quel tuo cazzo nella mia urlante pussy. Datti da fare.” Mia madre urla il suo desiderio di essere chiavata. Incredibile. Non la facevo cosi desiderosa di ricevere il mio cazzo nella figa. L’accontento. Do un secondo colpo in avanti e il fallo penetra fino alla base nella calda figa di mia madre. Mi stendo sulla sua schiena, le passo le braccia intorno al torace e con le mani mi ancoro alle sue grosse pendolanti e sode mammelle. Così, aggrappato al suo corpo, mi lancio in una folle galoppata. Il mio cazzo entra ed esce velocemente dalla vagina di mia madre. Lei, in ginocchio, sotto di me, ogni tanto gira la testa e mi offre la sua lingua da succhiare. Nitrisce e urla. Lancia lunghi muggiti. Gli orgasmi si susseguono di continuo. La sua figa si riempie di umori. Il mio cazzo naviga in un lago. Sento l’infrangersi delle onde del suo caldo sperma sulla superficie del mio pene. Il glande urta più volte contro il suo utero. Sono giunto alla fine del galoppo. Una stretta più forte sulle sue tette annuncia il mio godimento. Un grugnito mi esce dalla gola. Schizzi di caldo sperma si riversano nella sua vagina miscelandosi con i suoi umori. Anche lei annuncia il suo piacere con un urlo. La testa dondola. Il suo corpo, nonostante sia gravato dal mio peso sulla sua schiena, è scosso da forti vibrazioni. Sta godendo. “Non uscire. Resta dentro.” “Mamma sento che sta perdendo forza. Si sta afflosciando.” “Amore, non darti pensiero, penserò io a tenerlo su,” Ci coricammo su un fianco. Lei divarica un gamba e la innalza verso l’alto e mi chiede di sostenerla. Porta una sua mano sulla borsa contenente i testicoli. L’aggancia e la carezza. Stringe i muscoli vaginali intorno al cazzo e inizia a contrarli. Mi sta mungendo. “Dai mandrillone di mamma tua. Fotti la mammina. Scopami. Allaga la mia vagina con il tuo dolce sperma. Fammi godere. Sono la tua dolce troietta. Chiavami” Non ho mai sentito mia madre esprimersi in quel modo. La mia eccitazione è alle stelle. Ho di nuovo il cazzo duro e pulsante. Un suo grido ed un mio muggito si fondono in un unico suono. Insieme godiamo e veniamo. Nella calda vagina di mia madre eiaculo una grande quantità di sperma che si fonde con il suo diventando un unico dolce nettare degli dei. Sono esausto. Mi abbandono sul letto e cado in un sonno profondo. È sera quando mi sveglio. Mia madre non c’è. Mi alzo, indosso dei pantaloncini e mi dirigo in cucina. Ho fame. La luce è accesa. Loro due sono sedute intorno al tavolo. Entrambe indossano sui loro meravigliosi corpi vestaglie trasparenti. Mia nonna ha le sue grosse mammelle poggiate sul tavolo. Mi avvicino a mia madre. Le metto le mani sulle spalle. Lei alza la testa e mi guarda. “Ciao! Amore. Hai riposato? Con tua nonna stavo discutendo del nostro futuro. Voglio sentire anche il tuo parere. Ho fatto una proposta a mia madre che credo, visto quello che c’è stato ed ancora c’è tra voi due, incontrerà anche il tuo favore. Ecco di cosa si tratta. Confinante con la nostra villa c’è una piccola casa colonica circondata da terreno che si vende. La compriamo, la ristrutturiamo e ci verrà ad abitare mia madre. In questo modo tu le sarai sempre vicino e potrai farle visita ogni volta che lo desideri. Altrettanto potrà fare lei. La faremo felice. Non si sentirà nuovamente abbandonata a causa mia. Noi due vivremo nella nostra casa. Tu ti trasferirai nella mia stanza. Per meglio dire dormirai nel mio letto. Cosa ne pensi?” “La nonna diventerebbe nostra vicina? Io potrei stare con lei ogni volta che lo desidero? Dormirei con te come fossi tuo marito? E questa casa che fine farebbe?” “Questo è un luogo sacro. Qui io e mia madre abbiamo conosciuto la felicità di averti avuto fra le braccia. La terremo. Sarà il nostro nido per quando verremo in città. In quanto a te non ti voglio come marito. Questo non potrà mai essere. Saremo semplicemente due persone che si amano e convivono. Sarò la tua amante che è molto più eccitante dell’essere tua moglie.” “E’ una proposta favolosa. Sono d’accordo. Mamma. Nonna. Venite? Andiamo a festeggiare” “Dove?” “In camera da letto” Holly e Lisa si guardano. Si alzano. Si tolgono le vestaglie. Si avvicinano. Ognuna prende una mia mano e insieme raggiungiamo la camera da letto. Così ha inizio la mia vita di convivente e di amante di mia madre e di mia nonna e che dura tutt’ora. Io ignoro di aver ingravidata mia nonna. Dopo un mese, Lisa si reca negli U.S. da sua sorella che ospita la sua seconda figlia avuta da mio padre. Ed è in quel paese che Lisa, in seguito ad un incidente stradale abortisce.
P.S. Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

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