L’incontro tra me e il mio Master
Forza Giulia, la prossima stazione è la tua… perché tanta tensione?
“Muovi quel sedere e alzati” cerco di dirmi da sola.
Sono tesa ed emozionata ecco spiegato il motivo di questo domanda-risposta con me stessa… ciò che credevo impossibile ora è reale, lo sto vivendo, incontrerò il mio Master.
Ripenso a quando abbiamo programmato di vederci … una sua e-mail che riportava le seguenti parole:
Mia Geisha
dopo questo periodo di virtualità devi superare le prove più dure, riuscire a sopportare lo sguardo, i toni severi della mia voce, imparare a capire l’uso di un determinato tono o atteggiamento e a cosa porteranno … la settimana prossima prenderai un treno per Grosseto e passeremo insieme la giornata, vedremo se resisterai.
Master Daniel
P.S. non accetto scuse, il treno parte giovedì mattina da Termini alle 10:00, se deciderai di non venire questa sarà la mia ultima mail
Appena avevo letto queste parole, mi ero spaventata, ma la mia anima come spesso succede mi aveva detto”Forza, è il tuo Padrone e lo sai, poi non eri tu quella che volevi andare avanti, sentendoti sempre più sottomessa a lui”.
In quel momento ho capito che era vero, finalmente avrei provato ciò che tanto desideravo, non so come ho fatto … in quel momento era come se stessi vedendo una ragazza identica a me raccontare una frottola ai genitori, dicendo che andavo a trovare una mia amica in Toscana, per avere il loro consenso. Esco dai ricordi e vado un attimo in bagno: mi do un’ultima occhiata sono vestita in modo semplice, un vestito bianco senza maniche stretto sul busto e in vita ampio sui fianchi con dei sandali alla schiava… proprio ciò che sono io per lui, i capelli sono raccolti in una coda, un velo di lucido sulle labbra e del mascara sulle ciglia. Non faccio in tempo a uscire dal bagno che capisco di essere arrivata, mi stringo alla borsetta e scendo.
Una volta sul piazzale della stazione lo vedo subito, mi avvicino a lui che mi ha già visto, alto, con lo sguardo impassibile, indossa dei jeans e una polo nera come le scarpe e un giubbetto di renna, riesco a percepire i metri che ci separano e piano piano diventano di meno.
“Buongiorno” è l’unica cosa che riesco a dire.
“Ciao mia geisha” vede che sto tremando, il mio corpo è in tensione e si vede facilmente “Ehi, calmati… non voglio farti del male”.
Andiamo in macchina e non riesco a pronunciare nessuna parola, sento solo il battito del mio cuore e il tremare del mio essere; lui mi poggia la mano sulla spalla.
“Mia geisha, cerca di rilassarti non succederà nulla che tu non voglia.”
“E’ che non vorrei essere così tesa.”
“ Tu pensa a tutto il tuo percorso fatto finora e vedrai che quello che succederà non sarà poi tanto diverso dal virtuale.”
Dopo queste parole mi rilasso mentre ci dirigiamo in un agriturismo nella campagna toscana, parliamo un po’ di tutto. Durante il pranzo il vino mi rilassa un po’ e la tensione svanisce.
Al momento del dolce sento i suoi occhi pronti a ordinarmi, la sua voce è dura. “Vai in bagno e mettiti con la faccia al muro”
“Si Padrone” sussurrò come se mi vergognassi.
La mia anima schiava si sveglia subito, raggiungo il bagno e mi metto con la faccia al muro, aspetto cinque minuti… dieci… quindici… entra una donna, io vado subito al lavandino e inizio a lavarmi le mani, dopo poco la donna se ne va, io mi rimetto in posizione.
Non appena il pensiero che si sia scordato,mi attraversa la mente lo sento arrivare,chiudere la porta a chiave…il suo respiro è sul mio collo
“Ora si inizia a fare sul serio.” mi sussurra all’orecchio
Inizia a sfiorarmi con un dito e ad annusarmi,dalla nuca passa al collo,le spalle,le braccia per poi indugiare sul seno,inizia a toccarlo facendo dei cerchi con le mani. Poi mi afferra i capezzoli e li stringe con forza e sento gli umori colarmi sugli slip. Vedo dallo specchio che prende qualcosa dalla tasca.
“Ora decoriamo il tuo seno con degli oggetti che so che adori.”
Ed ecco le mollette,sono settimane che non le indosso,mi abbassa il vestito all’altezza del seno,la prima molletta mi stringe il capezzolo,subito dopo arriva la seconda e il dolore mi arriva alla testa ed emetto un gemito,Lui intanto è passato sui fianchi alzandomi la gonna,mi abbassa gli slip e sento le sue dita intrufolarsi dentro di me,mi tocca il monte di Venere e c’è un impulso fortissimo a toccarmi, gli prendo le dita e le muovo in modo circolare per farmi venire, ma mi arriva una sberla sul sedere.
“Cosa cazzo fai?Non puoi venire senza il mio permesso.”
“Chiedo scusa Padrone.” gli rispondo mentre una lacrima mi sfiora la guancia.
“Apri le gambe puttanella.”
E’ la prima volta che mi chiama così e mi da un senso d’impotenza ma allo stesso tempo so che è vero ,poi mette due dita dentro dentro la mia passera.
“Ora sei bagnata a sufficienza.”
Mi mette davanti agli occhi le palline cinesi per poi infilarmele,sento che la prima fa un po’ di resistenza ma lui spinge con le dita e riesce a infilarle,mi sento completamente piena,come se avessi un peso che mi trascina verso il basso,la Sua voce dietro di me.
“Ho prenotato una stanza,farai le scale è al secondo piano numero 21,fatti trovare nuda e con gli occhi bendati.”
Mi da le chiavi e sparisce, vado allo specchio e vedo un succhiotto vicino alla nuca,prendo chiavi e borsetta e non appena faccio un passo sento un piacere fortissimo,le palline cinesi sono diverse da quelle da ping-pong. Quelle me le aveva fatte provare perché mi abituassi a un corpo estraneo all’interno della vagina era andato tutto discretamente tranne per la voglia e la necessità di venire ogni volta che le indossavo. Ma queste sono diverse,sono più pesanti e mentre salgo le scale rotolano ,mi aggrappo alla ringhiera per non lasciarmi sopraffare dall’eccitazione tanto è potente.
Arrivo davanti alla porta ed entro, trovo il letto aperto, le luci spente se non quella del comodino dove ci sono delle manette e una benda nera. Mi spoglio, appendo il vestito e una volta stesa a pancia in su mi bendo gli occhi, gli altri sensi iniziano ad aumentare le percezioni, sento la paura mescolarsi lentamente all’eccitazione, il cuore va a mille.
Dopo un po’ sento la porta chiudersi,dai rumori capisco che si sta spogliando, una volta nudo si avvicina.
“Sei proprio una bella schiava,hai anche le scarpe adatte,hai fatto bene a non toglierle.”
E’ vero,le scarpe! Ho dimenticato di toglierle.
“Ora girati.”
Una volta a pancia in giù mi prende e mi ammanetta ,mi fa sfiorare il suo pene per un secondo che però mi basta a farmi capire che è già eccitato.
“Avevi detto che volevi provare la frusta vero ?”
Non rispondo ma sento un sibilo strano, ha tolto la cintura dai pantaloni, la paura mi prende e lui se ne accorge.
“Devi combattere la paura anche perché sicuramente sotto sotto questa cosa ti eccita e non puoi negarlo.”
Ha ragione,le palline si muovono e mi trattengo,non faccio in tempo a pensare all’orgasmo mancato che mi arriva una cinghiata sul sedere,un dolore fortissimo mi invade per poi diventare piacere,complici le palline.
“Conta i colpi schiava.”
Ubbidisco,ogni colpo è una scarica di dolore sul culo misto al piacere che mi danno le palline nella fica.
Arrivato a 20 colpi Lui si ritiene soddisfatto,ho il sedere e la parte bassa della schiena distrutti.
“Hai sofferto ma a quanto sento dalla tua fica bagnata ti sei eccitata e molto.”
Sono un lago,voglio che mi prenda,sento che mi apre le natiche e sento la sua eccitazione,uno sputo sul mio buchetto,mi infila un dito dentro e inizia a muoverlo avanti e indietro,io sento l’orgasmo sempre più vicino,ma non è il momento per il mio orgasmo.
Con un movimento deciso mi ritrovo in ginocchio davanti a Lui e il suo pene in bocca.
Quando sento che inizia a ingrossarsi di più lo prendo tutto fra le labbra e inizio a succhiarlo avida aiutandomi come posso, ogni tanto gioco con la lingua sulla cappella che m’immagino essere rossissima, gli massaggio i testicoli leccandoli di tanto in tanto. Sento che sta per venire, riesco a percepire ogni sua nervatura e aumento il movimento, succhio come una forsennata e dopo un po’ lo sento riempirmi la bocca col suo seme, lo bevo come un’assetata leccandolo per evitare che si sporchi.
Lo sento ancora eccitato, lo lecco come una cagna fedele, il sapore è dolciastro ma gradevole, qualche goccia mi cade all’angolo della bocca ma con la lingua la recupero subito.
Continuo a succhiare fino a farlo tornare duro, allora Lui mi tira sul letto mettendomi carponi per leccarmi il buchetto.
La sua lingua non si perde in preamboli, ma va dritta dentro,sento la saliva bagnarmi fino a che Lui non mi considera pronta.
Allora prende il suo pene e inizia a mettermelo dentro,sento un bruciore insopportabile.
“Padrone basta.” lo supplico di smettere anche se so che è inutile.
Col pennarello non provavi nulla,ora vediamo se continua così.”
Mi ricordo le prove che avevo fatto con il pennarello,da sola…andando sempre più a fondo ma provando pochissime sensazioni, Lui inizia a muoversi,mi toglie le mollette e le sue dita diventano tenaglie,ho un calore fortissimo dentro al corpo,sento che sto per esplodere.
”Chi sei tu ?” mi chiede eccitatissimo.
“Sono la tua schiava mio Signore,la tua serva e puttana.” non so come mi siano venute quelle parole,sono completamente priva di razionalità.
“Esatto e ora mi darai quello che resta della tua verginità.” lo sento sussurrare.
Il dolore passa lasciando il posto al piacere sempre più incontenibile, mi sento aperta ma felice anche se so che non mi potrò lasciare andare all’orgasmo senza il suo permesso.
Sento i suoi gemiti sempre più ravvicinati fino a che non mi viene dentro, il suo liquido mi invade le viscere, ma si stacca con un colpo secco e subito dopo sento il suo pene dentro la mia bocca.
“Brava la mia Geisha, ora pulisci e bevi.”
Le sue mani mi liberano dalle manette e dalla benda, intorno a me le luci sono soffuse, la prima cosa che vedo è il suo volto.
“Padrone, felice di rivederti.” gli dico con un sorriso.
“Sei davvero brava e lo sai.”
“Grazie… di tutto.”
“E di cosa ?”
“Per farmi vivere la mia vera natura.”
Il suo sguardo da dolce torna severo.
“Ora guarderai me e ciò che proverai sarà il tuo piacere.”
Annuisco mentre mi lega i polsi alla testiera del letto, sono come un agnello sacrificale.
Poi prende una candela e l’accende, inizia a farmi gocciolare la cera sulle braccia, è incredibile come dal dolore io riesca subito a provare piacere… quando si avvicina al seno, i capezzoli sono turgidi e dritti. Vedo la cera cadere lentamente, ogni momento è tenuto sul filo della tensione e da quel brivido di dolore, a cera forma un calco del mio seno e del mio ombelico.
Quando si avvicina alla mia vagina provo un po’ di paura che scaccio subito il mio Master non mi farebbe mai soffrire in maniera inutile, ma è solo incendio, dolore. Riesco solo a pensare a questo,al fatto che vorrei serrare le gambe anche se sento gli umori dentro di me,il piacere è surclassato dal dolore.
“La prego Padrone,brucia troppo.”
“Resisti e me ne sarai grata.”
Dopo un po’ le lacrime iniziano a scendere…il mio dono più prezioso, ora sono davvero nuda,senza più orgoglio,solo le lacrime testimoniano questa mia arrendevolezza e lui la coglie e si ferma.
“Brava,volevo le tue lacrime, e ora ti accenderò ma in un altro modo.”
Non lo capisco fino a che non sento la sua mano sul pube.
“Mi da il permesso di godere ?”
Il suo sguardo torna ad essere dolce e amorevole.
“Si,come prima esperienza va benissimo,tranquilla non ti ho bruciata, è solo cera.”
Mi preme una mano sul basso ventre e mi dice di spingere fuori le palline che sono sempre state li dentro, lui tira il laccetto e io ubbidisco, escono fuori e ho un violento orgasmo.
Lui mi lecca e poi mi penetra con le dita,muove la lingua sapientemente succhiandomi ogni tanto il clitoride pulsante…facendomi perdere il controllo,non so più quante dita sono e come le muove, è troppo perchè io riesca a capire qualcosa.
“Si mio Padrone…vengo.”
I gemiti sono tanti,tantissimi tanto il nuovo orgasmo è travolgente.
Finisco sul letto stremata e mi addormento sfinita ma contenta.
Dopo una decina di minuti sento Lui scuotermi una spalla.
“Andiamo ti accompagno alla stazione.”
Mi rivesto e in macchina c’è silenzio tra noi,ma so che le parole e i gesti scambiati fino a poco prima valgono più di mille parole.
Fino a ieri pensavo d’essere una schiava,oggi so che lo sono.
A confermarlo è arrivato il mio nuovo nome…per Lui sarò sempre Aria
Chiunque volesse commentare i miei racconti,può farlo mandandomi una mail a lettrice90@tiscali.it
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