elber

Sara la studentessa.

Conosco Sara da quando aveva dodici anni. Oggi è una studentessa diciannovenne al primo anno d’università. Simpatica, spigliata e soprattutto una bella ragazza. Fisico discreto, viso carino, è la figlia di un mio amico.Le nostre famiglie si frequentano spesso. La confidenza è ormai di casa e con lei ho un rapporto più che amichevole. Io sono un quarantacinquenne di discreta presenza. Non nascondo che negli ultimi tempi penso spesso a Sara coinvolgendola in sfrenate fantasie sessuali. Penso che tra noi ci sia simpatia reciproca e il fatto di parlare spesso su tutti gli argomenti possibili non fa che rafforzare la nostra intesa.

Come ogni mattina la vedo ferma alla solita fermata dell’autobus. Con l’auto rallento, mi fermo e mi avvicino al finestrino.

-Ciao Sara vuoi uno strappo fino a scuola?

-Si volentieri, Giampiero– sale in macchina, riparto e noto subito l’abbigliamento delle ragazze d’oggi. Provocante.

Scarpe senza tacco, gonna corta che lascia intravedere l’orlo degli slip, camicetta sopra l’ombelico sempre stretta in modo che la forma delle tette sia sempre ben in vista.

Tra un argomento e l’altro lei mi chiede.

-Ma e difficile guidare l’auto-?

Ma no. Alla fine s’impara. E solo questione di fare la prima esperienza con la guida.

Lei spigliata: eh sì ….l’esperienza prima o poi si deve fare.

-Prova a cambiare marcia !-

Appoggia la mano alla leva del cambio e prova ad ingranare la marcia.

-No, mi dispiace, non ci riesco…. è troppo duro. Sorride della battuta. il pensiero è malizioso.

-Ma che dici !- butto lì

-Ti aiuto io-. Appoggio il palmo della mia mano sulla sua.

Ridiamo della situazione un po’ goffa.

-Dai non ce la faccio, è difficile-

-Ma no ci vuole pazienza- Riesco ad ingranare la terza. La quarta. torniamo alla terza.Ci prende gusto, ride. Si diverte. La mia mano è sempre sulla sua. Si fida di me. Anche a lei non dispiace il contatto fisico.

Sento la sua mano calda. Anche il solo contatto con la pelle della sua mano mi fa indurire il cazzo.

Il mio sguardo scivola sulle sue gambe. Sono lunghe, lisce dalla forma affusolata. le accavalla. La gonna corta e stretta mette in risalto la forma delle cosce.si volta verso di me. Noto il vuoto che si crea quando la gonna stretta stringe la gambe. Mi fa impazzire.

Gioca con me. Per spavalderia o per incoscienza, ma a me va bene così. Io sono più grande. So dove mi piacerebbe arrivare. Io la scoperei anche se è la figlia di un mio amico. Con questi pensieri il mio cazzo diventa sempre più duro.

E’ il momento che aspettavo. Chiudo la mia mano sulla sua.

Lei si fa seria. Non ride più. Stacco le nostre due mani ormai unite dalla leva del cambio

Lei intuisce ma non toglie la sua dalla mia. Le porto entrambe sulla mia gamba. Tolgo la mia mano. Lei sarà libera di ritrarla o di salire verso il mio cazzo.

La sua mano è sulla mia gamba. Guarda avanti. Non dice nulla è intimorita. Non si aspettava questa mossa. Dopo qualche secondo gira lo sguardo verso di me.

-Continuo ? – mi chiede.

- Solo se vuoi. – È la mia risposta

Sento che la sua mano si muove. Va verso il cazzo

Lentamente risale il mio interno coscia per poi seguire dolcemente il profilo del mio uccello duro. Sento le sue dita che cercano già di stringere l’uccello attraverso i pantaloni. Vuole sentire la forma di un cazzo di un uomo.

Visto la piega della situazione imbocco velocemente una strada che ci porterà in una zona isolata. Lei capisce ma non dice nulla. Continua a massaggiarmi la minchia sempre più dura. Ci fermiamo in una zona appartata. Spengo il motore

- Lo vuoi vedere ?-

 -Sì.-

Slaccio la cintura, il bottone dei pantaloni e abbasso la zip. Apro i due lembi dei pantaloni. Il suo sguardo è fisso sulla forma del cazzo duro attraverso le mutande. Appoggia la mano. Alza l’orlo delle mie mutande e come una molla, la cappella scatta fuori, rilascia le mutande e si ritrova in mano una nerchia rigida.

- Ti piace ?-

- Sì. -le sue risposte sono solo monosillabe.

- Sai, non sono mai stata da sola con un uomo e tanto meno con il suo coso di fuori-. Le sue risposte riprendono tono.

- Non mi aspettavo facessi una cosa del genere -

Mi guarda negli occhi ma contemporaneamente comincia a menarmi l’uccello.

Allungo una mano sulla sua gamba, mi avvicino alla sua testa. Le sussurro ad un orecchio

-Mi fai impazzire Sara. Mi piaci…mi piaci-.

Mi ritraggo e aggiungo: Ti andrebbe di succhiarmelo?

Senza risposta si rigira ancora di più verso di me. Aggiusta la gonna alzandola verso la vita scoprendo ancora di più le giovani cosce. Posso vedere gli slip rosa che trattengono tanti peli di figa. Mi abbasso i pantaloni fino alle ginocchia.

Noto con eccitazione il forte contrasto tra la minchia dura le mie gambe muscolose e pelose e le sue mani con dita affusolate che si appoggiano sul mio ventre. Abbassa la testa verso il cazzo e con la lingua inizia a leccarmi la cappella. Vedo solo i suoi capelli che si muovono seguendo il ritmo della slinguata. Sento che comincia ad infilarlo poco alla volta nella bocca. Il cazzo entra ed esce. È brava per avere solo diciannove anni, penso.

Con il mio braccio cerco di avvinghiarla ancora di più a me. Con la mano le tocco la parte finale della schiena. Palpo le chiappe attraverso il tessuto della gonna. Sono morbide.

Il rumore della slinguata che corre su e giù dal mio cazzo mi eccita sempre di più.

Ma voglio ancora di più. Ora ce l’ho qui. Una bella ragazza di diciannove anni è un’occasione che non si presenta spesso. E lei ci sta.

Delicatamente le alzo la testa dalla mia canna. Un rivolo di saliva le scende dalle labbra che si pulisce con il dorso della sua mano.

-Voglio scoparti Sara ! -

Con un sorriso invitante di toglie la gonna. Posso finalmente toccarle la figa. Scosto con due dita gli slip e comincio a giocherellare con il buchetto vaginale.

“ Cosa mi fai….cosa mi fai… “ ripete. Togliamo assieme i suoi slip. Alza una gamba e sale a cavalcioni su di me. La sua figa bagnata non oppone resistenza al mio bastone che s’infila senza sforzo. La ragazza è già stata sfondata.

Appoggia le mani sulle mie spalle e lentamente comincia a muovere il bacino per sentire tutta la mazza che ha dentro.

-lo sento…..lo sento siiiii….mi piace……è grosso…..- bisbiglia.

La prendo stretta per le chiappe. Il suo culo liscio e sodo mi eccita da impazzire. Accompagno il suo ritmo con il movimento del mio cazzo che la stantuffa sempre di più.

Con le dita cerco il suo buco anale . Il mio dito medio trova l’apertura e comincia a roteare attorno ad essa.

Lei mi bacia , io spingo il cazzo nel suo ventre più in su che posso e il mio dito penetra nel suo sfintere.

-godo…godo…..cazzo….. che belle cose mi fai….Giampiero.!-

Ora sono io sorpreso dalla sua voglia di chiavare e temo che il suo impeto mi porti a sborrarle dentro troppo presto.

Avvicina la sua bocca al mio orecchio e mi sussurra :

- lo voglio nel culo -

Con le mie mani ancora sulle sue chiappe la alzo e la invito a girarsi. L’uccello le esce dalla figa fradicio di umori vaginali. Le faccio cenno di girarsi.

Si volta completamente. Ora si tiene, come sospesa, con le mani strette al volante in attesa della penetrazione anale. Tengo stretto il mio cazzo e lo appoggio delicatamente al suo buchetto di culo.

La invito a scendere su di me. Con il palmo delle mie mani sostengo il suo culetto. La capella entra faticosamente. Il buchettino è giovane e stretto. Aiutandola nella penetrazione il lamento di sofferenza di lei si trasforma in un gridolino di godimento quando la minchia è dentro per metà della sua lunghezza. Faccio lentamente scivolare le mie mani sui suoi fianchi finchè la stringo forte e la costringo a scendere completamente verso di me. Un sussulto la scuote quando il mio bastone percorre completamente la sua parete anale. Il mio cazzo duro è tutto dentro di lei. Versi di dolore si trasformano in mugolii di piacere.

Allungo le mani in avanti e le cingo la vita . la stringo forte per aumentare la sensazione di cazzo dentro di lei. Voglio che lo senta tutto. Dalla sua pancia risalgo fino alle tette. Stringo i capezzoli, roteo il mio pollice e l’indice sui suoi bottoncini rosa. Voglio farla godere, la ragazzina.

- siiiii….siiii ….. continua…..continua…. – è la sua supplica.

Impugno con forza le tette. Faccio leva su di esse e la mando su e giu. Voglio che senta il cazzo di un uomo che la sfonda.

-…godo….godo…..ancora …… urla.

Sono al limite della sborrata. Voglio che mi veda quando le riverserò tutto il mi liquido addosso a lei.

La distendo per come posso sul sedile anteriore ed impugnando forte la mia minchia le getto sulla sua pancia un violento fiotto di sborra

Ancora carico di sperma mi avvicino velocemente al suo viso, con il cazzo in mano, lo spalmo sulle labbra, sul mento, sulle guance generosi schizzi di sperma che con la lingua cerca di ingoiare.

Finito il diluvio, mi guarda. Il suo viso giovane, ben truccato è per metà pieno della mia sborra. Il contrasto mi sembra meraviglioso.

La ripulisco dolcemente con il fazzoletto. Mentre le sussurro che è stata una delle cose più piacevoli della mia vita, lei mi risponde che non sarà certamente l’ultima.

 

 

Nessun commento

Non c’è ancora nessun commento.

RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI

Lascia un commento


 

WordPress Themes