LA VERITA’
- Davvero vuoi conoscere la verità?
- Sì.
- La verità può fare male, molto male, lo sai?
- Non importa.
- Beh, la verità è che qui in banca tua moglie ce la siamo fatta un po’ tutti.
- Non ti credo. – disse Sergio mostrandosi risentito nell’ascoltare le parole dell’amico.
- Lo sapevo, è difficile da credersi, ma è così. – confermò Fausto.
- E’ impossibile… è impossibile.
I tavoli del Rouge e Noir, un american bar in pieno centro cittadino, brulicavano di strani personaggi in cerca di compagnia. Sergio e Fausto avevano girovagato a lungo per le strade del centro. Erano entrati nell’esercizio pubblico complice la pioggia che aveva cominciato a bagnare la strada e si erano accomodati ad un tavolo a bere l’aperitivo prima della cena.
- E’ la verità ti dico, ed è bene che tu lo sappia.
- La verità? Quale verità? Che a Luisa piace scopare? Oppure sei dell’idea che è una puttana soltanto perché ha scopato con molti di voi?
- Beh…
- Devi confermarlo, se è questo che pensi.
- Sia chiaro che stavo riferendomi al periodo in cui non vi conoscevate.
- Lo spero. Ma non credo che offrisse la fica a cani e porci.
- Sì, certo, è così ti assicuro.
- E scopava con tutti?
- Gli è sempre piaciuto il cazzo, te ne sarai accorto, no?
- Sì… è vero e allora?
- Beh, qui in ufficio l’abbiamo scopata in molti, quasi tutti, poi sei arrivato tu e non ha più voluto saperne di scopare con nessun altro.
- Mah!
- E’ così.
- Non capisco qual è lo scopo di queste tue cattiverie?
- Non ho reconditi fini, perché dovrei averne?
- E allora perché mi racconti tutto questo?
- Perché ti sono amico, e poi sei stato tu a chiedermi con chi scopava prima di conoscerti. Tu mi hai chiesto se ha intrattenuto relazioni con qualcuno sul posto di lavoro, che altro. Quello che non capisco è perché sei venuto a pormi questa domanda soltanto adesso, dopo un anno che siete sposati.
Sergio non rispose, non poteva dirgli la verità, a nessuno avrebbe potuto rivelare cos’era in effetti sua moglie. Avvicinò il bicchiere alle labbra e sorseggiò l’aperitivo, poi ripose il calice sul tavolo.
- Sarebbe troppo difficile spiegartelo, ma sappi che non m’importa una sega se ha scopato con tutti voi. Se lo ha fatto è perché le faceva piacere, non credi? Anch’io mi sarei scopato la maggior parte delle donne con cui ho lavorato nelle diverse agenzie della banca, ma purtroppo non ho potuto farlo, lei invece sì.
- Luisa ha fatto bene a chiedere di essere trasferita in un’altra agenzia, altrimenti sarebbe stato imbarazzante per te saperla circondata da uomini con cui ha scopato.
- Stento a credere che Luisa si sentirebbe in imbarazzo in mezzo a voi, la conosco troppo bene. Il motivo per cui ha chiesto il trasferimento è che non voleva trascorrere anche il tempo del lavoro con me vicino. Tutto qui.
- E non sei geloso avendo sperimentato che nell’agenzia dove lavora è attorniata da uomini che faranno di tutto per scoparsela? Luisa non è il tipo da passare inosservata, te ne sarai accorto, no?
- Ti assicuro che è gratificante sapere che la propria moglie piace agli uomini.
- Mah… contento te.
Sergio si alzò dal tavolo e Fausto lo seguì dappresso incanalandosi verso l’uscita del locale. Aveva smesso di piovere e la strada era occupata da una fiumana di gente, perlopiù adolescenti intenti a compiere la vasca per le vie del centro. Si misero in cammino e presero la direzione di Piazza Garibaldi. Non si soffermarono dinanzi a nessuna delle vetrine dei negozi che si affacciano sui marciapiede di Via Cavour. Percorsero il tratto di strada affiancati uno all’altro senza scambiare una sola parola, attenti a scansare ragazze e ragazzi che gli si facevano distrattamente incontro. Quando raggiunsero Piazza Garibaldi si salutarono e si diedero appuntamento per l’indomani in ufficio.
Piazza della Rocchetta distava solo qualche centinaio di metri. Mentre attraversava il Ponte di Mezzo Sergio volse lo sguardo alle finestre della sua abitazione, ben visibili seppure in lontananza. Una delle finestre aveva le luci accese ed era quella della stanza da letto. I temporali dell’ultima settimana avevano ingrossato il torrente uscito dall’alveo naturale. Il fragore delle acque era assordante e copriva tutti gli altri rumori della strada. Distratto dai suoi pensieri si accorse all’ultimo istante della presenza di Giovanna che gli veniva incontro sul medesimo marciapiede.
- Ehi! Non mi saluti?
- Oh! Ciao, scusa ma ero soprappensiero. Come stai?
- Bene… bene. Luisa? E’ un pezzo che non la vedo.
- E’ a casa, credo. – disse volgendo distrattamente lo sguardo verso la finestra illuminata dell’appartamento dove abitava.
- Salutamela eh! Mi raccomando. Adesso ti saluto perché ho fretta, ma dille che mi faro viva… prima o poi.
- Va bene non mancherò di riferirglielo. – disse mentre gli volgeva le spalle e si allontanava.
Si soffermò a guardare l’amica della moglie che vista da dietro meritava attenzione, soprattutto per le forme del culo che sotto il cappotto muoveva con moto circolare dimenando le anche. Giovanna era una delle tante amiche di Luisa e gli venne da chiedersi se anche lei se l’era scopata, consapevole che a sua moglie piacevano le donne specie quelle dai corpi morbidi e cedevoli. Glielo aveva confidato all’inizio della loro relazione. Subito non le aveva dato credito, convinto si trattasse di una spiritosaggine, invece era vero e la cosa non gli dispiaceva, anzi, ne era compiaciuto.
Quando si trovò ai piedi del monumento a Filippo Corridoni, posto al centro della piazza, appena oltre il ponte, diede una occhiata al quadrante dell’orologio che portava la polso: le lancette segnavano le 18.50. Guardò in direzione delle finestre del suo appartamento e costatò che le luci delle abat-jour illuminavano la camera. Non poteva fare ritorno a casa fintanto che le luci erano accese, lo sapeva bene, proseguì nel suo cammino e prese la direzione di Via Bixio, avrebbe camminato per la strada ancora per un po’ di tempo, dopodiché avrebbe fatto ritorno a casa confidando che nel frattempo la luce della camera si fosse spenta. Ormai ci aveva fatto l’abitudine alla presenza di altre donne nel letto con sua moglie. La cosa lo eccitava e accresceva il suo desiderio di scoparla, lo avrebbe fatto appena giunto a casa con la fica di Luisa ancora calda e umida di umori.
Nel momento in cui si avvicinò al portone di casa la finestra della camera era spenta. Incrociò la figura di una donna che si affrettava a uscire dall’ingresso dell’edificio. Per un istante si trovarono di fronte, tutt’e due esitanti nel lasciare il passo all’altro. Sergio si scostò e lasciò il passo alla donna inseguendola con lo sguardo, rapito dalla bellezza del viso, lei gli sorrise e proseguì nel suo cammino verso il Ponte di Mezzo.
Doveva trattarsi della donna che si era intrattenuta in camera con Luisa, ne era certo, anche se era la prima volta che la vedeva. Una nuova conquista, pensò mentre saliva le scale prive di ascensore. Il cazzo duro lo infastidiva nei movimenti, salì i gradini fino al terzo piano animato da una grande voglia di scopare.
Luisa era in cucina davanti al lavandino intenta a lavare dell’insalata per la cena. Indosso aveva solo un grembiule, le mutande, il reggiseno e le ciabatte. Le si avvicinò da dietro, le strinse le braccia intorno ai fianchi e la baciò sul collo.
- Ciao! Tutto bene? – le chiese.
- Sì.
- L’ho vista, sai.
- Ah…
- E’ bella davvero.
- Sì, è vero, è bella.
- E non dici nient’altro? – disse Sergio stringendola forte a sé facendo scorrere il cazzo sul culo della moglie.
- Cosa vuoi sapere, eh? Curiosone!
- Ti ha fatto godere?
- Sì.
- Molto?
- Umm… abbastanza.
- Più di quanto so farti godere io scopandoti?
- Sono cose diverse, lo sai, te l’ho spiegato una infinità di volte.
- Spiegamelo ancora, dai… che godo nel sentirmele dire.
Sergio pronunciò le parole mettendo a contatto il palmo delle mani all’addome di Luisa. Discese con le dita il bordo delle mutande di pizzo e giunse a lambirle i peli del pube. S’intrufolò nella selva di fibre arricciate e raggiunse le labbra della fica umida.
- Beh… mi piace toccare ed essere toccata da mani femminili. E’ una sensazione difficile da descrivere. Le donne fanno uso di maggiore delicatezza rispetto agli uomini, dovresti saperlo.
- Ah…sì?
- Non fare lo stupido, sì che lo sai. – rispose Luisa indaffarata a lavare le foglie d’insalata.
- E il mio cazzo com’è.
- Duro.
- E che effetto ti fa?
- Diverso da quello di una fica.
- E cosa preferisci? Il cazzo o la fica?
- Dipende.
- Da cosa?
- Da quello che ho sottomano. – rispose accostando la mano bagnata alla patta dei pantaloni di Sergio. Abbassò la lampo ed a fatica distese il cazzo fuori dai pantaloni, poi cominciò a menarlo lentamente.
- Ti piace toccarlo?
- Sì, molto.
- E dove lo vuoi?
- Dove vuoi tu.
Sergio le abbassò le mutande e le fece scorrere in basso verso le cosce, poi la costrinse ad abbassare la schiena sul lavandino. Avvicinò la cappella alla fessura della fica e cominciò a strusciarsi contro.
- E’ qui che vuoi che lo infili?
- Non lo so. A te cosa piace?
- A me piace tutto di te, lo sai. Ma adoro la tua fica… la tua fica. – disse mentre seppelliva la cappella nella fessura umida poco sotto il buco del culo.
Quando cominciò a mettere in movimento il cazzo Luisa accompagnò il gesto spingendo le anche all’indietro accrescendo in entrambi il proprio piacere. Seguitarono a scopare in quella posizione, in perfetta sincronia di movimenti, ansimando, fintanto che Luisa iniziò a gemere di piacere. Sergio le abbrancò le tette da sotto il grembiule e le coccolò i capezzoli prima di sentirla urlare intanto che raggiungeva l’orgasmo. Accelerò i movimenti del cazzo e le venne dentro la fica accovacciandosi sulla schiena della compagna.
A cena parlarono di tutto e di altro, ma soprattutto di quanto era accaduto durante la giornata nei rispettivi luoghi di lavoro, molto simili a entrambi. Sergio accennò all’incontro con Fausto e le raccontò cosa gli aveva raccontato a proposito di lei.
- Quello che ti ha raccontato è tutto vero, ma lo sapevi già.
- Sì, lo so, ma ho dovuto dargli a intendere che non ne sapevo niente.
- A volte mi domando se tu ed io siamo persone normali.
- No, sono loro ad essere strani. – disse Sergio toccandosi l’uccello che gli era diventato duro nell’ascoltare le parole di sua moglie a proposito della loro presunta diversità.
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