Fragolaepanna

La zattera

Amore mio, ti voglio tanto bene, perché sei intelligente, fascinoso, insuperabile a letto, ma anche così “quadrato”, sicuro di te, sai tutto sugli affari di borsa, mi regali cose costose, di ottimo gusto, fasci di fiori (con biglietti sempre uguali ), ma non hai mai un lampo di trasgressione, un attimo di “dimenticanza”, e soprattutto sarai un ottimo “predatore” finanziario, ma non di esser umani, non ti ho mai visto negli occhi un lampo di desiderio per un’altra donna, da quando stai con me.

Dici che io ti basto e ti avanzo, ma la caccia, il brivido della caccia, l’odore della preda vicina, amore mio, dove lo metti?

Comunque , l’estate scorsa mi hai veramente sorpreso dicendomi ” oggi Marco (il tuo capo) ci
ha invitati a trascorrere le vacanze d’agosto in Sicilia, a Mondello; non sapevo che avesse una casa laggiu’, la moglie sta temporaneamente in America, dai suoi, lui è solo e felice di avere compagnia; questa volta ti ho sorpreso, vero? so quanto sei legata a quei posti..infatti gli ho già detto di si, sapevo avresti accettato con entusiasmo..”.

Eccome se ho accettato, la Sicilia, il mio grande amore, e poi volevo conoscerlo, finalmente, questo tuo capo, un “marpione” della finanza non da poco, da quanto mi dicevi , sicuramente in là con gli anni, visto il rispetto che gli portavi; infatti ne parlavi come se per te fosse una specie di padre.

Arrivammo a Palermo con un caldo torrido,anche se a Punta Raisi un leggero vento impediva di boccheggiare del tutto; fuori c’era Marco, il tuo capo, ad aspettarci, vicino alla macchina;
mi trovai di fronte un uomo di quaranta, quarantacinque anni, alto, capello abbondante,in parte grigio( e lì il mio cuore cominciò ad accellerare il ritmo,visto quanto sono sensibile a questa caratteristica maschile), viso magro e rugoso, abbonzatissimo, occhi verdi, incredibili, jens e t-shirt bianca; ci guardammo negli occhi, io sperai di essere presentabile, nonostante il caldo e dal suo sguardo capii che lo ero eccome.

Fu come se un mare di infiniti messaggi “ mi piaci, ti voglio, toccami, sono bagnata al solo pensarti dentro di me,mi eccitano i tuoi denti,sembri una lupa, con quei canini affilati” in un attimo passassero tra me e lui; allora capii che dovevo averlo e iniziò l’attesa.

La pazienza del cacciatore( e anche lui lo era,amore mio) è grande, bisogna aspettare l’occasione adatta, nessuno deve sapere, il vero cacciatore non esibisce la preda, la tiene per sempre dentro di sé.

Così iniziarono le nostre vacanze nella mia isola di sogno: ero particolarmente calda con te , ti cercavo continuamente, e tu non sapevi che in verità cercavo lui, che mi stavo preparando per lui; non notavi le nostre occhiate d’intesa e di attesa, pensavi avessimo simpatizzato e ne eri contento; del resto sarebbe stato difficile accorgersene, a meno di non essere predatori, come noi.

Così, un giorno, mentre voi due discutevate accanitamente di finanza, io, sul bagnasciuga, mi rotolavo nella sabbia e nell’acqua, acqua-sabbia, avanti e indietro, sapendo che lui mi seguiva con gli occhi, apparentemente distratto; avevo un bikini rosso,ricordi, quello con le spalline e i laccetti dorati,quello che ti eccitava perché ,dicevi, faceva la mia carne di bronzo, nel contrasto dei colori.

Improvvisamente notai, lontanadalla spiaggia, ancorata al largo,una zattera, che dondolava pigramente su quel mare incredibile verdeazzurro; capii immediatamente che gli dei mi davano la possibilità di avere Marco, lui mi avrebbe seguita, ne ero sicura, e così fu: arrivai alla zattera dopo una lunga nuotata e mi issai sopra, poi mi abbandonai stanca sul legno, braccia e gambe aperte e guardai verso riva: lui stava arrivando,era destino, doveva succedere.

Sorrisi e mi leccai inconsciamente le labbra, come se mi preparassi ad un pranzo fastoso.

Marco arrivò alla zattera ed io mi spostai un poco per fargli posto; ci guardammo, in silenzio; lui rimase inginocchiato, vicino a me, e allungata una mano iniziò a passarmela sugli occhi, sulle guance, sulle labbra, mormorando” voglio ricordarti così,dopo,voglio tenerti ancora nelle mie mani”; poi scese ai seni, sfiorò i capezzoli eretti, lentamente e a lungo; quindi scostò le coppe del reggiseno e comincio’ a leccarmi e succhiarmi i capezzoli, piano forte, piano forte, e io finii completamente tra le nuvole, neanche pensavo che da qualche barca potevano vederci, o che la zattera potesse ribaltarsi, sotto i nostri movimenti; riuscivo solo a balbettare: “ facciamo l’amore , ti prego, ti voglio dentro, ti prego, ti prego”….

Intanto la sua mano aveva trovato la mia passera , che doveva essere un lago misto di maresalato e vogliamia, e l’accarezzava,dolce e forte, dolce e forte, prolungando la mia attesa e il mio desiderio.

Poi , sollevata la bocca dai miei seni, il sesso eretto che spingeva contro gli slip , disse una cosa che mi lasciò interdetta, ma che me lo fece ancora piu’ desiderabile, se possibile “ guarda che io non credo di poter stare attento, spero che tu prenda delle precauzioni, io ti voglio da morire, non capisco più niente..” non so piu’ che borbottai in risposta, forse parlai di spirali o che so .

Allora lui mi sfilò gli slip, si adagiò piano sopra d i me, e mi entrò dentro, lentamente, abbracciandomi stretta; il nostro fu “un far l’amore” al rallentatore, in bilico su quella zattera in mezzo al mare e fu sconvolgente; mi avvicinavo al l’orgasmo , poi mi allontanavo, e lui lo stesso, fino a che , dalle mie unghie che gli graffiavano la schiena, Marco capì che dovevo venire; spinse più forte,dicendomi” vieni ,ora, anche io non ce la faccio piu’,mi pare di stare un mare di miele caldo”e la sua intonazione fu tale da farmelo fare immediatamente.

Mi inarcai e avrei gridato, se le sue labbra sulle mie non avessero soffocato l’urlo; e anche lui venne e mi riempi’, e tutto fu concluso.

Tu, amore mio, sulla spiaggia continuavi a leggere, e non ti sei mai accorto di niente; io e Marco, dopo esserci scambiati un bacio lieve,appagati, beatamente innocenti i nostri sguardi , ci rituffammo in acqua, dirigendoci verso la riva, per tornare da te.

Come mi lasciai cadere sul lettino accanto al tuo, un poco provata e tu mi dicesti “Occhio,Fede, ti si é rotta una spallina del costume, meno male che le tette ti stanno su da sole…”.

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