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Boy sitter – Capitolo 8

Mi alzo dal letto tutto sudato e sulla soglia della porta mi volto e li osservo. Lei dorme di schiena, con il volto coperto dai suoi lunghi capelli. Vedo bene la sua patatina con le gambe aperte e un ginocchio semi piegato. Pio invece è sul bordo del letto che dorme a pancia sotto con una mano sotto al cuscino e l’altra lungo il corpo. Se non sapessi che è un uomo, nella penombra, con quel sedere, direi che è una ragazza. Entro nella vasca da bagno e senza tirare la tenda, mi sciacquo con il bocchettone della doccia e visto che ci sono, libero anche la vescica. Vuoi per la rinfrescata, vuoi per la pisciata, ora mi sento decisamente meglio.

Mi dirigo in cucina e passando dalla camera vedo i ragazzi che non si sono minimamente mossi. Mi faccio il caffé e preparo la colazione anche per loro, nel caso che si svegliassero. Una bella tazza di latte e caffé rigenera anche i morti. Aggiungo un bel bicchiere di succo di frutta, marmellata, yogurt, miele e fette biscottate. Per Pio metto in tavola il suo cacao. Nel latte, il piccolo ‘uomo’ vuole il cioccolato. Esco sul balcone, tiro le tende, così i vicini non mi possono vedere che sono nudo e mi sistemo in terrazza con la mia colazione.
Da quanto mangio, sembra quasi che faccio pranzo. Mi rilasso e mi godo il fresco mattutino appoggiato sulla sedia e i piedi contro la ringhiera. Se qualcuno alzasse la testa vedrebbe solo un paio di palle. Sento la porta di casa aprirsi e non mi muovo minimamente, so bene chi può essere. Infatti poco dopo, eccola che compare sulla soglia della finestra.

“Buon giorno” Indossa come sempre la sua vestaglia.

“Ciao Mà. Questa notte vi abbiamo lasciato dormire, non potete averci sentito.”
Ride, mentre mi guarda nudo e con il cazzo a riposo.

“Questa notte è tuo padre che ha voluto strafare. Dopo la cena ha voluto darmi il dessert.” Lascia la frase lì a mezz’aria. Con mille allusioni e sottintesi. “E tu, a stare nudo sul balcone non ti vergogni?”

“O mamma! Ma siamo al terzo e ultimo piano, e poi ci sono le tende tirate, ma chi vuoi che mi veda.”

“Vabbè, sono poco convinta. Sara come sta?”

“Penso bene, sono di là che dormono entrambi.”

“Ancora? Ma solo le 10 e mezza passate. Su dai, che è ora di alzarsi. Anche tu forza, fai qualcosa!”

Penso che la mamma non cambierà mai. La seguo dentro casa zoppicando e osservo il suo culo sculettare leggermente. Mi chiedo se è senza mutande e se papà gli ha fatto il culo questa notte. Arriviamo in camera accolti da gemiti e dai cigolii che provengono dal letto. Ancora non li vediamo ma capiamo distintamente cosa stanno facendo.
Appena gli occhi si sono abituati alla penombra, vediamo Pio sopra al corpo di sua sorella e lei che si fa scopare con le gambe incrociate dietro le spalle. Con i talloni appoggiati al sedere segue il ritmo forsennato della scopata, mentre i suoi gemiti si fanno sempre più forti. Lo spettacolo imprevisto mi eccita e il mio cazzo si fa sempre più duro.

Anche mamma non rimane fredda e sbottonato un bottone infila una mano sotto alla vestaglia. Si agguanta il clitoride lungo, duro e già bagnato e incomincia a masturbarsi. Io pure lentamente mi sego. Ora Sara, urla, trema e sotto il corpo di suo fratello cerca di inarcarsi allungando il collo.

Pio la scopa sempre più velocemente e sempre più forte. Sentiamo distintamente gli schiaffi che le sue palle danno contro il sedere di lei e il sciacquettio del cazzo nella figa. Rallenta dando colpi violenti, come se volesse arrivare fino all’utero, si ferma per qualche attimo e poi riparte.
Il suo seme bollente, la riempie allagandola ulteriormente e facendola esplodere in un orgasmo violento. Sempre più lunghi sono i tempi che Pio dà, fra una scopata e l’altra. Si estrae e affonda in lei velocemente per restare fermo qualche secondo per poi ripartire. Segue il ritmo dei suoi schizzi di sperma.

Ho il cazzo duro e la cappella bagnata. Dal meato mi escono gocce di liquido segno inequivocabile che non riesco più a resistere ulteriormente.
Mia madre si appoggia con una mano al mobile mentre gode sotto le sue dita che si muovono sul clitoride sempre più velocemente.

Ora Pio si ferma restando tutto dentro a sua sorella e si sdraia appoggiandosi sui gomiti per non farle sentire troppo il suo peso. Sono entrambi visibilmente sudati e col respiro corto.

Mia madre si gira, vede che sono col cazzo duro e con la voglia di godere. Si avvicina rimanendo piegata e inginocchiatasi, incomincia a dare piccoli colpetti con la lingua sulla punta del cazzo. Sempre tenendomelo in mano, gli favorisco l’operazione abbassando la cappella, quel tanto che basta per poterlo prendere in bocca e succhiare.

Prontamente l’ho imbocca e con maestria, succhia e lecca, facendo roteare al contempo la lingua attorno all’asta. Mi appoggio contro lo stipite della porta per godermi al meglio questa calda sensazione. Mugolo mentre sto per godere e sento che anche lei aspira rumorosamente e mugola. Godo, lasciandomi sfuggire un gemito. Riverso il mio caldo seme in lei che beve con avidità e ingordigia. Continua a succhiare mentre la sua bocca prosegue instancabile lungo il cazzo. Quasi impazzisco per le sensazione che provo. Anche lei è presa da piccoli tremolii. Gode nuovamente sotto la guida esperta delle sue dita.

Pio oltre non essersi perso nulla dello spettecalo che gli abbiamo offerto, non ha smesso al contempo di muovere il cazzo nella figa. Dopo aver goduto, non è uscito da sua sorella.
Il cazzo sta prendendo misure più normali e ritirandosi le solletica le pareti della vagina tenendola sempre eccitata. Muovono il pube uno contro l’altro, sollecitando il clitoride e l’interno della figa contemporaneamente.

I gemiti si fanno sempre più forti. La bacia sul collo. Lei, per sentire meglio questa masturbazione-scopata, si prende le ginocchia con le mani e portandosele contro a lei si apre meglio. Ora è completamente aperta e percepisce tutto come se il suo clitoride fosse vivo, gode tremando tutta. Cerca di inarcarsi portando all’indietro il collo mentre un urlo roco le esce dalla gola come se provenisse direttamente dalla sua figa.

Inaspettatamente Pio sborra nuovamente, dando nuovi e ulteriori stimoli di orgasmo. Siamo tutti sudati e col respiro affannoso. Pio decisamente si lascia cadere a peso morto sul corpo di sua sorella. Mamma è seduta a terra con una mano sempre fra le sue cosce e con l’altra che mi accarezza il cazzo e le palle. Restiamo a lungo in silenzio a respirare e a calmarci contemplando la calma surreale che è scesa nella camera.

Lentamente Pio si solleva e si sdraia sul letto. Vediamo distintamente il luccichio degli umori bagnare il pube e le cosce di entrambi. Le pancie salgono e scendono ritmicamente. Hanno il corpo completamente imperlato di sudore, come noi ovviamente.
È mamma a rompere il silenzio:
“Ero venuta con l’intenzione di dirvi che avrei limitato le vostre sedute di sesso con voi. Specialmente con te Max. Non mi sembra giusto che una madre scopi con il proprio figlio.”

La guardo nella penombra, scorgo un viso radioso e bellissimo.
“Mamma, siamo due persone che si amano e si vogliono bene. Ciò che abbiamo fatto per i più è tabù, ma quanti hanno sognato di poterlo fare o ci hanno preceduto. Siamo due persone che si danno piacere in modo reciproco e nulla più.”

“Certo che farsi venire i momenti di rimorso, ora che ho in bocca il sapore del tuo sperma. Mi sembra un discorso da vecchi rincoglioniti.”

Sto quasi per scoppiare a ridere.
“Mamma, scusa se te lo dico, ma è da una settimana che non vedo o non vi sento litigare, tè e papà!”

Mi sorride e si avvicina con la testa alla punta del cazzo. Passa con la lingua ad asciugare la stilla di goccia e dopo averlo baciato si alza.
“E’ da una settimana che non porto più neanche le mutande.”

Mi strizza un’occhio, mi da un bacio sulla guancia e ridiscende verso casa. Io mi reco in bagno per darmi una rinfrescata e poi tornato in camera, vengo accolto dal forte odore di sesso che persiste. I loro corpi sono lucidi ancora per il sudore e abbandonati sul letto in cerca di riposo e frescura. Sara pur avendo appoggiati i talloni sulle lenzuola, ora ha le gambe completamente aperte. Sembra quasi che voglia far raffreddare anche la sua patatina. Non alzo la tapparella e li lascio riposare ulteriormente.
Torno a sistemarmi sul balcone, dopo aver messo un asciugamano sulla sedia, non voglio rimanere incollato sulla plastica come prima e con una rivista, la sfoglio in attesa che si alzino.

La prima ad arrivare è Sara che letteralmente mi si getta sedendomi addosso. Si abbandona su di me appoggiando la testa sulla mia spalla. L’accarezzo e le sposto i capelli che si sono appiccicati sulla sua fronte. Mi piace quando fa cos’ì. Mi da un tale senso di forza. È ancora tutta appiccicosa di sudore e sperma. Letteralmente odora di sesso. Seduta com’è sulle mie ginocchia mi sembra di sentir colare qualcosa fra le mie gambe. Continua a sbadigliare e finalmente giunge anche suo fratello.

Anche lui non si è lavato e ha i peli del pube sporchi di sperma e ciprigna. Anche lui si abbatte sulla sedia stancamente. Sembra quasi che le sue chiappe abbiano ricevuto uno schiaffo per come si abbandona pesantemente. Ho fatto bene a tirare le tende, avremmo dato un vero spettacolo per i vicini. La bacio sulla fronte, ora libera dai suoi capelli e fatta alzare, mi dirigo in cucina per scaldare la colazione. Vista l’ora direi che è quasi un pranzo. Mentre aspetto che si scaldi il latte, controllo l’umidore che ho sulla gamba. Viscido, biancastro e appiccicoso. Sono gli umori di lei che scendono ancora copiosi dalla figa frammischiati a sperma. Gli ho detto di scopare col preservati, ma non voglio fare storie ora. Più tardi metterò le cose in chiaro.

Zoppicando gli porto il latte che poi verso e li aiuto a preparasi le fette biscottate con la marmellata. Visto che ci sono mi verso un po’ di caffé anche io. Osservo Sara e i succhiotti che ha sul collo. I capezzoli sono violacei e duri come piccole punte delle matite. Sui seni bianchissimi, ha inconfondibili segni rossi lasciate dalle palpate e dai succhiotti. Anche Pio ha un segno su una spalla che sembra più una morsicata che un succhiotto.

Sento aprire la porta e vedo comparire la sua amica cicciotella. Realizzo che ancora non so come si chiama. Oggi indossa solo una mini decisamente troppo corta color pastello e un top a fascia, verde e giallo brasiliano, che non nasconde anzi, esalta il suo seno prosperoso. Tutta radiosa e sorridente sgrana gli occhi nel vederci nudi a fare colazione.
“Buon giorno. Ma vi siete appena svegliati?”

“E’ da un po’ che siamo svegli. – Gli rispondo- Solo ora ci siamo alzati dal letto. Vuoi bere qualcosa anche tu?”

Si gira su se stessa e rientra in casa. Quando riesce con un bicchiere in mano è gia nuda. Si versa un po’ di succo e spostandomi leggermente sulla sedia le offro da sedersi la mia gamba sana.

“Grazie, un posto privilegiato.”

Non so se fa la civetta o ci marcia con quella sua aria da maniaca sessuale ma è certo molto sexi. Fare la comparizione fra le femmine sedute a questo tavolo viene spontaneo. Sono come il simbolo del ‘Tao, In e Iang.’ Opposti ma uguali. Robusta e prosperosa una, magra e proporzionata l’altra. Anche se ha un viso stanco come Pio ovviamente.

“Senti una cosa, com’è che lui, Leonardo, ti credeva una lesbica?”
Sorpresa mi guarda e scoppia a ridere. Le sue tette che ballano mi invogliano a prenderle in mano e a succhiarle ma mi trattengo in attesa della risposta.

“E come faceva a sapere che sono lesbica?- Come fulminata da una intuizione ed esclama.- HAAA! Ma ci hai spiate mentre facevamo io e tua sorella?”

Pio non risponde, si limita a muovere con un gesto affermativo la testa, mentre continua a mangiare.

“Ma che gran porco che sei. Come avrai capito sono assolutamente normale anche se mi piace molto lesbicare.- Passa una mano sui capelli di Sara come per indicare la sua intimità con lei.- Diciamo che ho sempre trovato molti pochi veri uomini. I più si accontentavano di una scopata veloce e via.. Mi lasciavano sempre insoddisfatta e solo con le donne ho trovato la mia vera libido.”

“Certo, fino a ieri.” Ribatto.

“Certamente, e chi mai pensava di fare una esperienza così!” Ora allunga la mano e incomincia a giocherellare col mio cazzo e impugnandolo lo stringe nel suo pugno.

“Visto che siamo in tema di confidenze, gira voce che Sara è una grande pompinara. Tu che sai di preciso?”

Ride, muovendo leggermente la mano come se volesse farmi una sega.

“Ma è la tua ragazza, chiediglielo a lei.”

“Io so che è brava, e molto anche.- Le sorrido mentre mi guarda.- Tu che sai sulle voci che girano della gita dell’anno scorso?”

Ride nuovamente. “E’ questo che vuoi sapere? Allora ti dico che la tua ragazza è una straordinaria pompinara e se vuoi sapere qualcos’altro, devi chiederlo a lei.”

Siamo tutti e tre che la guardiamo mentre mastica la sua fetta biscottata.

“Ok!- Risponde con malavoglia- E’ una storia che mi sta perseguitando. Non era l’anno scorso ma la gita di quest’anno, in primavera.” Si pulisce le labbra col tovagliolo e si mette comoda sulla sedia.

“Vediamo come incominciare. Ti ho detto che i ragazzi li ho sempre soddisfatti e non li ho mai lasciata a bocca asciutta. Diciamo che ero io quella ad avere la bocca piena. Dipende sempre con chi uscivo ma li lasciavo sempre con una sega o con un pompino. Te l’ho detto che ho fatto molta pratica in questo senso. Anche se mi sono accostata al sesso tardi, ho sempre avuto una certa curiosità in tal senso. Quando ero al cinema non mi lasciavano mai in pace. Se il film mi interessava lasciavo che erano loro stessi a muovere la mia mano in una sorta di ‘auto-sega’ altrimenti durante l’intervallo andavamo nei bagni per soddisfarli. Ora arrivo alla gita un secondo.-
Beve un altro sorso di caffelatte.-
Prima della gita ero uscita con la compagnia e dopo la pizza siamo andati in birreria e poi in discoteca. Prima di entrare avevo gia fatto tre pompini. Ero un po’ brilla e la scommessa era che io non avrei pagato un cent e avrei contraccambiato con un lavoro di bocca. Mi ero messa d’accordo con due amici e mi sono ritrovata a soddisfarli tutti sputtanandomi perché fra di loro c’erano anche alcuni compagni di classe e di scuola. In disco non ti dico il casino. Fra amici che si strusciavano o che mi palpavano, non riuscivo a ballare senza incazzarmi.
Al secondo drink mi ero chiusa in bagno con due di loro. Mi hanno palpato tanto e a lungo che quasi stavo per godere e invece mi hanno lasciato in uno strano stato di eccitazione e stordimento. Quando mi hanno accompagnato a casa ero decisamente su di giri e un po’ brilla. Comunque, come arrivo sotto casa ero sul punto di godere. Messa dietro in mezzo a due ci eravamo baciati e palpati per tutto il tragitto. Arrivati sotto casa, mi hanno fatto piegare e ho trovato il primo cazzo già pronto da succhiare, infatti poco dopo mi aveva riempito la bocca. Girata dall’altra parte, ecco il secondo partner che dopo soli pochi colpi di lingua mi riempie la bocca.
Una parte mi è uscita sporcandogli i jeans perché è stato troppo rapido e non me l’aspettavo.- Dice rammaricandosi.-
Nel frattempo, alle mie spalle si sono dati il cambio e chi era dietro è passato avanti. Ora mi trovo un nuovo cazzo e ci è voluto più tempo per farlo godere. Così fra palpatine e strusciamenti, quando lui è venuto, ho goduto anche io. Il suo sperma quasi mi soffocava e buona parte se non tutta, l’ho lasciata cadere fuori dalla bocca perché ero intenta a godere.
Le dita di quello che era alle mie spalle le stava usando come se stesse scopandomi ed ero tutta intenta a quella magnifica sensazione. Non pensavo minimamente a spompinarlo e a guardare quel che facevo. Quando poi, il mio benefattore si è stancato, mi sono girata e dedicata al suo cazzo con gratitudine. Anche lui è durato poco e non mi son fatta uscire neanche una goccia. Ho continuato ad andare avanti a pulirlo e a succhiare per molto tempo, mentre lui continuava a emettere strani versi. Quando l’ho lasciato era ancora in tiro e pulito.”

La storia sta avendo un strano affetto sul mio cazzo. Sta crescendo nella mano di lei che continua a masturbare lentamente. Dal canto mio le accarezzo la schiena con piccoli movimenti.

“Quando pochi giorni dopo siamo partiti per la gita si era già sparsa la voce e io ancora non l’ho sapevo. Qui sono iniziati i veri problemi.- Fa una smorfia con la bocca portando al contempo le mani al cielo.-
Praticamente tutti mi facevano proposte più o meno dirette. Il ragazzo con cui uscivo si vantava di quello che facevo e anzi, alla fine ha messo a profitto la faccenda. Arriviamoci a tappe. Durante il viaggio di andata io e il mio boy, abbiamo pomiciato per tutto il viaggio e più di una volta l’ho soddisfatto. Ovviamente molti ci hanno visto e qualcuna mi ha copiato rendendo felice il proprio partner. Quando siamo arrivati a Firenze, abbiamo girato per musei. Dopo cena siamo usciti ma siamo rientrati presto. Lì, fra il solito casino, mi sono appartata in camera col mio boy. Pensavo di fare un petting un po’ spinto e invece.-
Beve un sorso di caffelatte mentre ormai sono eccitatissimo. La mano non si ferma e continua ad andare avanti e indietro lungo il cazzo lentamente.-
Invece di starcene da soli, trovo altri due nostri compagni. Ci mettiamo a letto e in breve mi ritrovo nuda sotto le lenzuola. Quando poi mi ha sussurrato:
“Fagli vedere come sei brava.”
Non mi sono tirata indietro, anche perché ero completamente partita e pure se nuda, mi sono messa in mezzo alle sue gambe e gli ho fatto un pompino ad arte. Nel mentre loro si sono avvicinati e hanno incominciato ad accarezzarmi e ha toccarmi. Visto che non gli ho detto niente, ne io, ne il mio ragazzo, hanno iniziato a masturbarmi e a palparmi. In breve mi hanno fatto godere, giusto un attimo dopo che lui era venuto. Quando poi mi sono seduta sui talloni, loro non si sono fermati.
Hanno continuato a masturbarmi e arditamente anche a leccarmi e succhiarmi il seno e i capezzoli. Giuro che era la prima volta che godevo due volte di seguito e a detta di loro godevo e urlavo come una matta.- Annuisco in segno affermativo. In quanti vicini avranno sentito i suoi gemiti mi chiedo.-
Riaprendo gli occhi, mi sono trovata con due cazzi duri davanti alla faccia, li ho presi in mano e dopo alcune leccate hanno sborrato come fontane. Mi sono trovata tutta impiastrata, dalla faccia in giù. Alcuni minuti dopo ho dovuto scappare e andare a dormire nella mia stanza perché i prof stavano facendo il giro di controllo.”

Mi avvicino di più alla ragazza e faccio scivolare una mano verso l’interno delle sue cosce. La trovo liscia e depilata da poco. Il clitoride caldo e duro, è preda delle miei dita che in breve incomincio a stuzzicare e a masturbare.

“Durante la notte ho dormito come un sasso ma al mattino avevo una voglia matta di assaporare nuovamente le loro dita e soprattutto le loro bocche sui miei capezzoli. Il loro sperma era ancora addosso a me e il suo odore mi erotizzava all’inverosimile. Dopo essermi masturbata a letto, fra le risate stupite delle mie compagne, trovo Bea in corridoio. Ah, a proposito! Ragazzi, Bea è lei.”

“Hooo!- Esclamo meravigliato.- Finalmente conosciamo il tuo nome.” Inserisco un dito il più profondamente che posso fra le sue labbrine bagnatissime.

“Piacere, Beatrice.” Mi da una strizzata più forte al cazzo e si ferma con la mano mentre respira ora più intensamente.

“Dicevo, qui parlo con lei e in bagno le racconto di quello che ho fatto la sera prima e delle mie voglie. Lei ride e mi dice di stare attenta perché le voci girano. Penso che non me ne frega niente se poi sono io quella che sta bene. Mi dice che se ho voglia solo delle bocche, di andarla a trovare questa notte in camera. Mi lascia con un dubbio atroce e un dilemma che mi perseguiterà per tutto il giorno. Bocche, bocche, bocche.. Non avete idea che tormento.- Ridiamo tutti vedendo la sua faccia e come gesticola.-
Col mio boy ci appartiamo molto poco durante il giorno, anche perché i prof ci dividono in gruppi e giriamo per musei, coorti e palazzi. Due palle che non vi dico. Pranzo alla disperata e cena in albergo. La sera usciamo e trovato un pub ci buttiamo a bere e a fare casino. I prof non riuscivano a starci dietro.
Non avevo dimenticato Bea ma non vedevo l’ora di stare un po’ col mio boy anche perché al pub ci siamo strusciati al limite dell’indecenza. Avevo una voglia che mi sentivo colare fra le gambe da quanto ero bagnata. Tornati in albergo ci infiliamo subito in camera e dopo poco tutti e quattro mi stavano leccando e baciando dovunque.

“Ma la sera prima non erano tre?”

“Esatto, ma le stanze erano per quattro. Godevo come una matta al punto che hanno dovuto mettermi un cuscino sulla faccia. I ragazzi hanno voluto fare un gara, sempre con la faccia sotto al cuscino, dovevo riconoscere di chi era la lingua che mi leccava o succhiava i seni. Stesso gioco poi per quanto concerne i loro cazzi che dovevo riconoscere succhiando e rimanendo sempre coperta dal cuscino. Siamo andati avanti tutta la notte. Al mattino avevo la figa in fiamme e la bocca e il collo che mi facevano male. Mi sono messa nel mio letto e ho dormito le poche ore che rimanevano.

Non ero l’unica credetemi ad aver passato la notte in bianco. Nella sala colazione sembravamo degli zombi. Poi col pulman siamo andati a Siena e per fortuna che abbiamo dormito e ci siamo ripresi un poco. Pranzo al ristorante e poi nuovamente partenza per casa. Molti hanno continuato a dormire come Bea mentre io messa in fondo col mio boy ho fatto il gioco della notte precedente solo che hanno partecipato in troppi.”

“Scusa.- La interrompe suo fratello.- Ma come sarebbe a dire?”

“Se vuoi sapere il numero, credo fra i sei e gli otto. Mi vergogno di me stessa credimi. Quando poi non volevo più rifare il secondo giro, il mio boy e quasi tutti mi hanno deriso e criticato. Per sfida e per ripicca allora li ho accontentati e a qualcuno anche un terzo giro. Quando siamo arrivati all’autogrill sono scesa dal pulman che avevo il voltastomaco per quanta sborra che avevo bevuto. Ripartiti mi hanno finalmente soddisfatta. Si sono alternati a farmi godere con la lingua mentre io mordevo la manica della giacca per non urlare e ovviamente ho dato spettacolo per tutti. Quando oramai mancavano pochi minuti all’arrivo, volevano godere nuovamente ma mi sono fermamente opposta. Quando sono scesa dal pulman non mi reggevano le gambe per quanto avevo goduto.

L’indomani ho rivisto la compagnia perché non c’era scuola e mi trattavano da troia con frasi e gesti. Delusa e indispettita me ne sono andata lasciandoli soli a spararsi le loro seghe in gruppo.”

“Bea.- Rivolgendomi a lei strizzandole al contempo un capezzolo.- Se continui così ti godo nella mano.” Lei si appoggia ora con una spalla contro di me e mi risponde.

“Io sto per godere.”
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Aiutatemi a migliorare. Aspetto le vostre critiche.
Sono in attesa delle vostre proposte e suggerimenti da inserire nei prossimi capitoli..

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