Natasha

Stelle cadenti – L’albero di Romeo II

L’albero di Romeo – capitolo secondo

Non potevo dormire.
Con Clara mi ero finta tranquilla. Dovetti.
Lei aveva i nervi a fior di pelle. Rimase quasi mezz’ora in camera di Romeo, di tanto in tanto alzava la voce. Quando finì con la ramanzina era distrutta e oltre ogni modo nervosa. Mi chiese se avevo bisogno di qualcosa che mi aiutasse a dormire io pensai ad una camomilla, invece parlava di pillole. Come mai aveva quel tipo di farmaci non me lo domandai, ma non volli assumerne. Forse però avrei dovuto seguire il suo esempio.
Non avrei certamente preso sonno quella notte.
Ero preoccupata per la ma amica. Uno solo dei tanti pensieri che mi turbavano.
Mi chiedevo come Clelia si fosse spinta tanto oltre. Aveva agito in preda all’istinto o forse alla frustrazione per la storia finita male col suo ragazzo, Certamente non poteva aver deciso lucidamente. Cosa altro poteva averla spinta in quella direzione?
In realtà una risposta l’avevo, una risposta banale, ma ossessionante nella solitudine della mia stanza in quella notte calda, troppo calda.
Non potevo fare a meno di pensare all’albero di Romeo, non la grande quercia in giardino, piuttosto la possente pianta che lui si ritrovava tra le gambe.
L’immagine del suo denso orgasmo mi infestava la mente e si alternava solo con la scena di Clelia che lo bramava inginocchiata.
Sudavo. Forse avrei dovuto accettare una delle pillole di Clara. Mi girai e rigirai fino a che la mia attenzione venne attiratala un rumore. Mi parve di udire dei passi nel corridoio.
La mia mente visualizzò l’immagine di Clelia che di soppiatto si infilava nella stanza di Romeo.
Mi alzai di scatto. Dovevo fermarla!
Appena aprii la porta della mia camera mi ritrovai nel corridoio deserto. La mente mi stava giocando brutti scherzi, ormai convinta della mia paranoia mi arrivò all’orecchio un nuovo indizio, rumore di stoviglie, presumibilmente dalla cucina.
Almeno non ero pazza e fortunatamente la mia ipotesi era sbagliata.
Pensai comunque a Clelia. Era meglio tornarmene a letto, non sarei riuscita comunque a dormire torturata da tremende visioni. Se dopo lo spuntino Clelia avesse cercato davvero di fare una visita inattesa a Romeo.
Sono sempre stata abituata ad affrontare i problemi e non ad esserne in balia. Così mi chiusi la porta della mia stanza alle spalle e optai per la cucina. Ci trovai effettivamente Clelia.
Si stava mangiando pane, burro e marmellata nel bel mezzo della notte. Sembrava del tutto tranquilla nella sua t-shirt bianca attillata, senza un filo di sudore. Come ci riusciva?
Io indossavo a differenza di lei un pigiama corto grigio, la cui larga maglietta era ben impregnata di sudore. Ed ero agitata, molto agitata.
- Già sveglia?
Mi chiese in tono costruito.
- Non riuscivo a dormire. Anche tu?
- Già. Avevo una fame!
Come ci riusciva? Non era nemmeno un po’ irrequieta.
Mi sedetti di fronte a lei e iniziai a prepararmi una fetta di pane col burro imitandola. Non l’avrei certo mangiata, non avevo fame.
Anche la pizza l’avevo lasciata quasi del tutto. Sono una di quelle persone che in preda all’ansia gli si chiude lo stomaco. Ci sono quelle invece che diventano affamate e si cibano senza sosta per dimenticare o forse confondendo il peso sullo stomaco per appetito. Clelia era forse tra questa seconda categoria. Dovevo saperlo.
- Hai fame perché sei nervosa?
Forse ero stata un po’ troppo diretta.
- Io? No affatto. E tu?
Quella ragazza sapeva come irritarmi.
Depositai la fetta di fronte a me e ammisi la verità.
- Io non ho fame.
- Allora non sei obbligata a mangiare. Me la faccio io la tua fetta.
- Come fai a essere così tranquilla? Ti rendi conto di quello che è accaduto.
Lei non mi rispose e finì placidamente gli ultimi bocconi del suo spuntino notturno… leccandosi persino le dita.
- Barbara, certo che me ne rendo conto.
- Ah! Davvero? Non sembra affatto.
- Forse mi sono fatta prendere un po’ la mano.
- Dici?
Usai volutamente una cadenza sarcastica.
- Certamente… quando siete arrivate… sarebbe stato meglio smettere… ero molto eccitata e ho perso la testa… però voi avete un po’ esagerato.
- Noi avremmo esagerato.
Che sfrontatezza!
- Può capitare di sorprendere qualcuno in un momento poco opportuno, ma voi siete state invadenti.
- Invadenti?
Ero realmente stupefatta e offesa, era chiaro che davvero non si rendeva conto, in alternativa mi prendeva in giro.
- Non ti abbiamo beccata col tuo ragazzo… ma con Romeo! Capisci la differenza?
- No! Siete voi che vedete una differenza dove non c’è!
Stavolta nella sua risposta si sentiva un filo di irritazione. Almeno ero riuscita a graffiarla.
- Clelia! Lui è come un bambino.
Aspettò qualche secondo per riprendere il controllo. Mi sorrise celando di essersi sentita spazientita. Tornò tremendamente calma.
- Anche io lo credevo. Poi ho compreso che non è così. Forse è un po’ tonto, ma non è affatto un bambino. In realtà, lo ammetto, volevo approfittarmi della sua ingenuità… perché… ero rimasta piuttosto colpita… sì… colpita da una particolare dote… che ho trovato attraente…
- Attraente?
- Non far finta di non capire. Hai visto anche tu che uccello che si ritrova!
- Sì… però…
- Non c’è alcun però!
Prima di continuare afferrò la mia fetta di pane per condirla con la marmellata. Stava cedendo.
- Anche io avevo delle remore a… sedurlo.
- Allora avresti potuto evitarlo.
- Non avevo proprio intenzione di arrivare a quel punto!
Perse per un istante di nuovo la sua impassibilità.
Cominciai a comprendere che tra tutta quella controllata freddezza Clelia celava una rivelazione, la chiave del rompicapo.
- Continua.
- Volevo solo guardarlo. Ammetto di aver anche ipotizzato di toccarlo… ma in realtà non credevo di poterlo fare.
La vidi mascherare un fremito. Mi sforzai di essere più indulgente.
- Sei però andata ben oltre. Cosa è successo? Vuoi dirmelo?
Clelia masticò un boccone con calma e poi cominciò a svelarmi la verità
- Come ti ho spiegato volevo solo guardarlo da vicino… lui ha accettato subito… mi sono sorpresa… ma avevo quello che volevo e non ci ho badato troppo. Gli è diventato subito duro e lì avrei dovuto insospettirmi. Sapeva benissimo il fatto suo! Te lo garantisco.
Aspettò una mia reazione, ma io mi stavo sforzando di mettere a fuoco.
- Mi ha chiesto lui se volevo toccarlo… e io ho accettato innocentemente credendo di essere io a condurre il gioco.
Non mi stava mentendo, ne ero sicura… eppure mi sembrava una storia di fantasia. Non riuscivo proprio a pensare un Romeo così… audace.
- Almeno ti saresti potuta fermare lì!
Non era quello che volevo dire, ma fu l’unica cosa che mi venne in mente. Colpevolizzarla era anche un modo per continuare a negare una possibile responsabilità di Romeo. Ancora mi mancava la chiave.
Clelia finì la mia fetta di pane, poi si versò da bere per smaltire il boccone. Le tremava un po’ la mano. C’era da scoprire ancora il particolare definitivo. Non riuscivo a resistere, dovevo sapere!
- Quindi? Clelia dimmi cosa è successo!
- Io sono stata con parecchi ragazzi. Con nessuno ho fatto sesso completo… non me la sono mai sentita… non sono mai riuscita ad andare fino in fondo.
- In questo non c’è nulla di male. Non vedo però cosa centri ora.
- Ho i miei metodi per tenere a bada i ragazzi un po’ troppo focosi.
- Troppo focosi?
- Prima che me ne potessi accorgere stava allungando le mani con una certa decisione e in men che non si dica mi sono trovata senza le mutande… me le ha quasi strappate!
- Ti ha strappato le mutande?
- Esatto… e se non lo tenevo buono in qualche modo…
Spalancai gli occhi per la sorpresa e come implicito invito a continuare il racconto. Stavo cominciando a crederci.
Clelia si sporse verso di me e mi sussurrò.
- Me lo voleva mettere nel culo!
- Te lo voleva mettere nel culo?!
- Sì. E’ un porco!
Io ero stupefatta oltre ogni limite.
- Un porco?
- Ma c’è l’eco in questa stanza? Sì… Romeo è un porco.
Feci un bel respiro.
- Per questo non ti senti in colpa.
- Esatto! Ora hai capito finalmente.
Insomma ero la stupida che negava l’evidenza. Eppure non riuscivo a immaginarmi Romeo in quei panni. Clelia come se mi leggesse nel pensiero bloccò le mie riflessioni sul nascere.
- Non pensare troppo male di lui ora. E’ un ragazzo che ha le sue esigenze e quando ci siamo trovati lì… non mi sento colpevole, ho però le mie responsabilità… certamente anche io mi sono sentita molto coinvolta…
Eravamo alla svolta.
- Cosa mai stai cercando di dirmi?
- Non posso fare a meno di pensare a quel cazzone enorme! Non mi ricapiterà mai più.
Ecco come stavano le cose.
- Credo che nemmeno a lui capiterà mai più di…
Clelia mi rise in faccia isterica.
- Come fai a essere così sempliciotta? Ma non capisci?
Scossi il capo negando timidamente.
- Certamente lui ha già avuto esperienze! Non è affatto inesperto!
- Ma come puoi dirlo?
- Me lo voleva mettere in culo! Certe idee non vengono a chi non ha alcuna esperienza sessuale… sapeva muovere le mani… sapeva cosa è un pompino… poi…
- Come ha imparato queste cose?
Mentre Clelia mi guardava esprimendo la sua soddisfazione ‘finalmente ci sei arrivata’ in cucina in quel momento entrò Romeo.
- Ciao lagasse!
Io e Clelia colte impreparate in sincronia sussultammo come colte con le mani nel sacco.
- Di cosa pallate?
Non riuscivo più a vederlo come il dolce bambinone, mi ritrassi istintivamente quando lui si avvicinò. Per un attimo sembrò interdetto, poi lasciò perdere e si rivolse verso Clelia. Certamente era divenuta la sua preferita.
- Vollei anche io la malmellata.
Per vincere l’imbarazzo di cui traboccavo mi tenni impegnata preparandogli lo spuntino.
Clelia ne approfittò per fare il punto della situazione.
- Come mai sveglio?
- Avevo una glan voglia.
Intervenni candidamente.
- Di marmellata?
- Noooo… volevo Clelia… ma lei non cela in camela.
Un incubo al contrario.
Arrossì violentemente. Abbassai lo sguardo riconoscendo la solita ingenua sfacciataggine di Romeo, però applicata ad un tema più scomodo del solito. Ma quanto era reale quella sua ingenuità?
Rialzai gli occhi, sicura che certamente intendeva dire che aveva tanta voglia di parlare con la sua nuova amichetta, non certo che…
Romeo era di fianco a Clelia e le accarezzava la schiena sorridendo maliziosamente.
La ragazza non sembrava turbata, gli sorrise e lo canzonò.
- Sei proprio senza speranza!
- Clelia cosa hai in mente?
- Io nulla! Lui piuttosto si è fatto delle idee.
La mano di Romeo si portò sul fondoschiena di Clelia.
- Non puoi! Non potete. Romeo tornatene a letto!
- No! Ola voglio stale qui da Clelia.
Capriccioso ignorò il mio ammonimento allungando la mano ancora libera tra le cosce della ragazza, lei lo assecondava spudoratamente.
- Clelia, non potete farlo… ancora.
- Invece sembra proprio che lui riesca a farlo ancora! E’ strabiliante.
Col dito mi indicò i boxer di Romeo dove istante dopo istante l’albero cresceva.
- No… intendevo dire… che non potete… lui non può… tu… insomma… voi…
Non riuscivo ad articolare il mio disappunto e nemmeno ad indirizzarlo.
Erano entrambe colpevoli di quello che era successo, così come lo erano di quello che stava accadendo, era quella la cruda verità.
Dovevo fermarli? E come?
Romeo stava toccando intimamente Clelia, il respiro di lei era già affannato per l’eccitazione.
- Lo vedi come usa bene le mani?
Per motivi diversi erano due ragazzi allo stesso modo immaturi sessualmente, superficiali, incapaci di resistere all’eccitazione. Forse Clelia era più cosciente dell’inadeguatezza di quei comportamenti, del resto percepiva probabilmente una connotazione trasgressiva in più rispetto al modo di intendere di Romeo. Lui poi agiva come se tutto fosse normale, quotidiano, era dunque vero che altre esperienze ne aveva avute e certo non ne percepiva un’evidente differenza.
Ma come poteva aver avuto modo di sperimentare il sesso?
La risposta più lampante era da un insegnamento costante di Clara. Per me era difficile crederlo. Impossibile, era tuttavia la soluzione più ovvia.
Fin a quel momento per me Clara era stata un esempio unico di responsabilità, maturità e correttezza… se anche lei era colpevole, allora cosa mai potevo fare io?
I due si stavano già scambiando reciproche carezze, mancava poco che quelle attenzioni diventassero più audaci rivelando nudità e particolari espliciti.
Clelia era fuori di testa, pareva quasi sotto l’effetto di una droga afrodisiaca.
- Romeo! Non posso resistere, fammi giocare col tuo cazzone!
Sentendola esprimere la sua fretta senza contegno non riuscii a trattenere il mio sgomento. Non potevo assistere oltre a quella scena.
- Fate quello che volete… però non qui. Non davanti a me!
Almeno il mio intervento sembrò contare qualcosa.
- Hai ragione Barbara. Vieni Romeo… andiamo in salotto.
- Va beme. Via di qui.
Si accompagnarono verso la stanza adiacente. Romeo non smetteva di palpare il fondoschiena di Clelia anche durante il tragitto.
Non potei fare a meno di preoccuparmi, non potevo davvero ignorare.
- Clelia.
- Sì?
- Sei sicura di quello che stai facendo? Sei sicura di riuscire a… tenerlo a bada?
Mi sorrise.
- Sì… stai tranquilla… e poi…
Venne interrotta da Romeo che impudentemente le infilò la grossa mano nel di dietro degli slip. Lei lo bloccò scappando di lato.
- Hey ragazzone! Un po’ di pazienza… lo decido io il gioco!
- Nooo… vollei decidello io stavolta!
Clelia esitò.
- Vedremo. Però devi fare il bravo.
I miei timori aumentarono, ormai era ininfluente.
- Piuttosto Barby… capisco che non voglia giocare con noi… ma sei sicura di non voler guardare?
L’invito di Clelia mi trafisse.
Improvvisamente sentii dal basso ventre un turbamento salirmi violentemente fino alla bocca dello stomaco. La sensazione era rimasta assopita e blanda, mi fu chiaro che in realtà era già presente da un po’ e non si sarebbe ritirata facilmente.
Percepii tutta la trasgressione della situazione, mi morsi il labbro per essere forte e risposi.
- Non potrei mai.
Clelia fece spallucce. Prese per mano Romeo e lo portò in salotto fuori dalla mia vista.
Mi venne voglia di bere qualcosa di forte. Cercando in cucina trovai bottiglie di vino rosso vuote, solo vuote… forse esisteva una cantina.
Dalla sala mi arrivò il suono di risa femminili eccitate seguito da un soddisfatto verso beluino. Non era il caso di mettermi a girare per la casa nel tentativo di identificare la strada per la cantina.
Mi guardai intorno pensando ad una diversa soluzione.
- … è davvero gigantesco!
La voce di Clelia prese a martellarmi le orecchie disorientandomi.
Trovai un refrigeratore nascosto abilmente da un architetto eclettico: limoncello e altri liquori freddi di svariati colori.
- …va bene… mettiamoci così allora…
Non volevo prestare attenzione, mi era assai difficile non pensare a cosa stessero combinando.
Cercai di concentrarmi su quei squisiti liquori di frutta: arancione al mandarino, viola scuro alla mora.
- Hey! Piano con quel dito… mmmhh… continua… ma fai attenzione!
Il gusto del rosso non mi era familiare… forse un frutto esotico?
- Mmmmhh… mi piace…
Era una provocazione continua. Il coinvolgimento di Clelia mi pizzicava senza tregua.
La circostanza era ben diversa dal pomeriggio, probabilmente Clelia stava assumendo un ruolo più passivo e forse non aveva più la situazione sotto controllo come aveva supposto. Temevo che potesse perdere il controllo della situazione, però se la era cercata lei. Io non avevo alcuna responsabilità.
- ahhh… mmm… sì!
I suoi gemiti si facevano sempre più intensi. Se la stava spassando quindi… ciò mi provocava una sensazione acuta e ambigua, difficile da interpretare: curiosità, sdegno, compassione, invidia.
Non ricordo bene quando cominciai, esaltata da quelle note sensuali mi ritrovai a godere delle mie dita. Ero un po’ alticcia e mi lasciai andare.
Clelia forse si era infine concessa? O quel godimento era dovuto a giochi impropri manuali? Orali? Cosa era in grado di fare Romeo? Fin dove si sarebbe spinta Clelia?
Le pensai tutte e mi perdetti.
- Cosa stai facendo?
La voce della ragazzina mi colse in flagrante mentre seduta a gambe spalancate mi masturbavo madida di sudore con la mano infilata tra i pantaloncini di cotone grigio e gli slip umidi di più intimi umori.
Mi rizzai alzando le mani come se avessi una pistola puntata contro, poi mi vergognai e le usai per coprirmi il volto rosso per imbarazzo ed eccitazione e infine risi per la buffa scenetta in cui mi ero esibita.
- Scusami. Non volevo interromperti, ma è stata una sorpresa trovarti così.
Clelia era completamente nuda sulla soglia della cucina. La trovai incredibilmente attraente e quel pensiero mi turbò ulteriormente.
Senza guardarla negli occhi mi incamminai verso l’uscita della stanza.
- Avete finito? Io allora torno a dormire.
- No. Non abbiamo finito.
Mi bloccai a pochi passi da lei.
- Sono venuta a prendere una cosetta qui in cucina.
Pensai subito a stravaganti svaghi col cibo.
- Non voglio sapere cosa avete in mente! Non coinvolgetemi.
Clelia abbassò lo sguardo. La vidi fragile. Si rivolse a me con infinita delicatezza. La sua voce stranamente parve quella di un angelo.
- Io speravo che rimanessi.
Pensai che mi stesse proponendo un menage a trois. A quell’idea un impulso di godimento mi percorse il corpo, frenai un gemito.
- No, no, no! Mi dispiace… lui, io e te? Non potrei mai. Poi io sono eterosessuale, non mi sento attratta dalle ragazze… e…
- Aspetta… non ti chiedevo certo questo.
- Ah.
Ne rimasi quasi delusa.
- Barbara… beh… te lo chiedo di nuovo… mi farebbe piacere se tu mi facessi compagnia… ho un po’ paura… perché… vorrei provare a lasciarmi penetrare. Fammi compagnia.
- Se hai paura forse non dovresti. Sei sicura di voler perdere la verginità così?
Clelia tornò a esibire sicurezza sebbene finta e labile.
- Non voglio perdere la verginità.
- Allora?
- Un cazzone così è un’occasione. Devo provarlo… in qualche modo… e… lui insiste tanto.
Mi superò e andò verso il tavolo. Mi voltai per vederla sorridermi mentre depositava un bel pezzo di burro casereccio su un piattino.
- Barby… credi che sia solo un luogo comune questa cosa del burro o credi che possa servire?
Cominciai a intendere. Certo non sapevo rispondere alla domanda, ma anche se ne fossi stata in grado sarei rimasta allo stesso modo basita.
- La punta è piccola… e mi ha promesso che farà attenzione… se ci metto un sacco di burro…
- Io… io proprio non saprei…
Dall’altra stanza il maschio reclamò la femmina.
- Clelia fai plesto! Viemi qui!
Clelia mi venne incontro con occhi imploranti.
- Ti prego resta! La tua presenza mi aiuterebbe.
Deglutii.
- Io… non credo che sia il caso.
Era troppo imbarazzante.
- Barby. Ascoltare ti è piaciuto. Vedrai che ti piacerà anche guardare.
Tuttavia la proposta era talmente eccitante.
- Va bene Clelia.
Avevo risposto io?
Romeo era tutto nudo sul divano. Il suo membro spropositato svettava ben evidente in erezione.
Clelia euforica gli si piazzò in ginocchio ai suoi piedi e senza troppi complimenti prese a spalmare burro sul palo della cuccagna. Non comprendevo del tutto quella gioia, non avevo le forze per tentare di capirla.
Mi adagiai di fianco a Romeo, ma ad una certa distanza timorosa di essere notata.
Lui era a sufficienza distratto.
Assistendo all’opera di Clelia trepidai. Non potevo credere a quello che mi stava succedendo. Ero lì a fare da sostegno morale ad una ragazzetta in calore che aveva deciso di farsi impalare il suo illibato fondoschiena dal bambinone più dotato dell’universo. Era tutto così perverso.
Forse con qualche bicchierino di liquore in meno non lo avrei accettato, ormai ero lì, tremendamente eccitata e non desideravo essere altrove.
Non so perché, mi venne naturale sfilarmi i pantaloncini rimanendo così in t-shirt e slip.
- Avevi detto di non voler partecipare.
- Già… infatti… non voglio…
- Vuoi toccarti?
- No… ma che dici?
- Non negarlo… questo grosso uccello eccita anche te! A me fa perdere la testa. Mi eccita da morire. E’ più forte di me.
Colta da un raptus avvolse le labbra sul grande senza smettere di imburrare il fusto freneticamente.
Romeo intanto sorrideva felice. Non era di tante parole. Io avevo dato per scontato che spesso non badasse a ciò che gli accadeva attorno… perso in un suo mondo. Cominciavo a dubitare di quella convinzione.
- Ola posso metteltelo mel culo!
Clelia rise isterica.
- Prima ne spalmo un po’ anche qui.
Così dicendo si appoggiò in avanti sul divano e con la mano imburrata si raggiunse il di dietro.
Romeo si mosse e si mise alle spalle di lei in ginocchio.
- Romeo che vuoi fare? Non avere fretta!
Lo ammonii certa che Clelia avesse bisogno dei suoi tempi.
- Fletta? Aspetto. La aiuto solo um poco.
Si imburrò il dito medio.
- Che vuoi fare? Uhhhhh!
Piazzò il grosso dito tra le natiche della ragazza e iniziò a muoverlo con estrema perizia.
Il massaggio a Clelia sembrava piacere parecchio. Mugolava accondiscendente muovendo il suo sederino.
Una delle sue mani delicate fuggì tra le cosce.
- Che delizia. Romeo le dita le sai muovere proprio bene… ahhh… infila la punta come hai fatto prima! Uh! Ecco!
Non vedevo chiaramente, ma era chiaro cosa stava accadendo, poco prima dovevano aver già provato qualcosa di simile.
- Ohhhh… ma come entra bene col burro… mmmmhhh… ma quanto lo infili? Cielo!
A stento mi trattenevo dall’accarezzarmi, la scena era eccitante oltre a quanto potessi immaginare.
- Mmmm… ha il dito che pare un cazzetto! Credo che mi piacerà… anche il cazzone! Ohhh!
- Allola ce lo metto?
Improvvisamente Clelia si rivolse a me.
- Dai! Mmmm…. lo lascio fare?
- L’idea è stata tua.
Non volevo spingerla a farlo, però lo volevo così tanto.
- Ha il glande piccolo… mmm… entrerà facilmente vero?
- Non saprei… ma credo di sì… almeno la punta.
Clelia voleva da me conferme che non potevo darle… del resto aveva richiesto lei che la incoraggiassi
- Ma poi mi entrerà tutto?
- Quasi sicuramente Romeo ci proverà.
Ne ero quasi certa. Di sodomia non ne avevo alcuna esperienza, ma sapevo di quanto poco riuscissero a trattenersi i ragazzi specialmente se sessualmente non troppo maturi ed esperti. Romeo certo non era diverso pur avendo dimostrato di non essere del tutto alle prime armi.
- Mmmm… e credi che mi farà male?
- Beh!
Fissai l’ingombrante aggeggio.
- Forse sì.
- Oooohh!!!
Il verso di Clelia era un misto di eccitazione e timore.
Mi sistemai davanti a lei, le accarezzai i capelli dolcemente. Da me non voleva conferme, solo un po’ di fiducia. Smise di toccarsi e con le mani si afferrò saldamente alle mie cosce da una parte e dall’altra tenendo il busto bloccato tra le mie gambe.
- Sono pronta… però… diglielo tu.
- Non posso.
- Ti prego!
Vederla così fragile mi inteneriva il cuore, allo stesso tempo mi eccitava trovarla inerme ai miei piedi sottomessa ai desideri di Romeo. Dentro di me sentivo un selvaggio desiderio di essere spettatrice di quella oscena pratica. Mi resi conto di anelare persino più di lei che quel sacrificio si compiesse. Subito.
- Romeo. Ora basta col dito. E’ pronta.
- Ci metto il casso allola?
Adagiai la schiena al divano presi le mani di Clelia e la guardai per cogliere un eventuale ripensamento. Impaurita si mordeva il labbro e stringeva gli occhi in attesa.
Romeo era dietro di lei pronto a guidare il suo sesso tra le natiche sode di Clelia.
- Con dolcezza Romeo!
Lo esortai alla cautela, ma il pensiero che la penetrazione fosse un po’ dolorosa per Clelia in realtà non mi dispiaceva. Stupita da quella sensazione non ebbi il tempo di dominarla. Clelia mi strinse le mani forte, chiuse gli occhi e spalancò le labbra… temetti che urlasse… non uscì alcun suono. Ebbi un sussulto di puro piacere nel basso ventre.
Il viso di Clelia poi si distese e sulla sua bocca comparve un sorpreso sorriso compiaciuto. Aprì gli occhi puntandomeli addosso. Con acuta voce strozzata mi rassicurò.
- E’ entrato! Non… non fa male.
- Ti piace?
- Mmmmm… sìììì
La sua espressione cambiò ancora. Tornò a chiudere gli occhi in totale concentrazione. Romeo stava impercettibilmente muovendo il bacino, lentamente e con attenzione. Senza dubbio sapeva quello che stava facendo, forse non era alle prime armi come avevo ipotizzato. Sapeva come controllarsi e come dosare le sue spinte, con la mano teneva il pene puntato sul centro, la sua dedizione era totale, con attenzione lievemente estese il suo movimento.
Clelia prese a mugolare sommessamente mordendosi le labbra di tanto in tanto. La presa delle sue mani sulle mie cosce si allentò e mutò in lievi carezze. Io allora abbandonai le mie di mani che senza controllo iniziarono a muoversi sul mio stesso corpo come se appartenessero ad un gentile amante.
- Ooooohhhh!
Con un gemito più definito Clelia si mosse avanti verso di me cercando di scappare alla spinta di Romeo stavolta più arrischiata. Girò la testa indietro piagnucolando con Romeo contrariata.
- Pianoooo!
- Celto. Piamo piamo.
Romeo tornò a muoversi lentamente e Clelia si rivolse di nuovo a me.
- Credo… mmm… che stia entrando di più!
- Ti fa male?
Il mio tono era tra il preoccupato e lo speranzoso. Stavo diventando sadica?
- Ooohh… sì… pocooo…
Vidi chiaramente Romeo tentare una nuova spinta. Clelia reagì sbarrando gli occhi e contraendo le dita sulle mie cosce, le sue unghie mi ferivano.
Chiuse gli occhi e si lasciò fare. Romeo premeva con delicatezza, ma più profondamente, ad ogni assalto Clelia rispondeva soffocando una vocale e premendo le unghie sulle mie gambe per poi distendere le dita prima del colpo successivo.
Iniziai ad accarezzarmi il pube dove il tessuto degli slip era più umido, l’inibizione era ormai un ricordo. Se Clelia avesse aperto gli occhi mi avrebbe vista mentre mi davo piacere godendo della sua interpretazione magistrale. Lo temevo e lo bramavo.
Con una mano scostai di lato il tessuto, con l’altra osai masturbarmi il clitoride senza ritegno.
Romeo lasciò con la mano il suo membro e afferrò i fianchi di Clelia. Doveva averla penetrata a sufficienza da rinunciare alla guida, mi era difficile capire quanto si fosse insinuato in lei.
I fianchi di lui si muovevano in cadenza ancora lontani dai tondi glutei. Forse lo aveva dentro per metà, forse meno, ma i suoi movimenti si allungavano e immaginavo che ad ogni tentativo la penetrazione si facesse più intima.
Clelia ad ogni colpo faceva uscire la lingua dalle labbra aperte emettendo stravaganti versetti gutturali.
Con gli occhi rigorosamente serrati scivolava sempre più avanti verso di me, fin tanto che dalla punta della lingua una goccia di saliva piovve sul mio inguine.
- Lecca troietta!
Ero stata davvero io a dirlo!
Sofferente Clelia schiuse le palpebre, guardò prima me con aria interrogativa, poi senza dire nulla mi fissò il sesso. Allungò obbediente la lingua e io spostai le dita dal mio clitoride per lasciarla fare.
Mi avrebbe regalato uno stupendo orgasmo, ma durò troppo poco.
La gentilezza di Romeo si perse sconvolgendo quel tiepido equilibrio.
Clelia prese ad agitarsi aggrappandosi a me come poteva, gemeva in preda ad incomprensibili sensazioni. Ne rimasi spiazzata, incapace di difendermi lasciai che si arrampicasse su di me.
I suoi seni strisciarono fino sul mio ventre e mi ritrovai il suo viso angosciato di fronte al mio esterrefatto. Udivo il suono di tamburellanti battute, era l’inguine di Romeo che colpiva i glutei di Clelia. Il suo fondoschiena aveva accettato infine l’albero di Romeo, completamente la parte più antica del tronco fino alla radice.
Il ritmo era deciso, inesorabile scandiva i secondi come un orologio perfetto. Il corpo di Clelia altalenava su di me, si sfregava sul mio procurandomi sensazioni che mi era impossibile controllare. Alzai il pube per sentire il suo ventre stimolarmi il sesso e mi parve di percepire le spinte dell’enorme virilità che le si muoveva dentro.
Solo un po’ più forte e per me sarebbe stato il paradiso, solo un po’ più di energia e mi sarebbe bastata per arrivare all’apice.
- Spingi Romeo! Spingi!
Le contrazioni violente di Clelia precedettero gli intensi vagiti di Romeo seguiti a ruota dalla mia esplosione. Un orgasmo violento mi tolse le forze. Clelia continuava a gemere… il suo corpo si muoveva ancora aritmicamente avanti e in dietro contro il mio sospinta da una volontà stranamente non placata. Prossima ad abbandonarmi all’oblio sentii la sua flebile voce tremare.
- Cielo! Ohhh… non si ferma!
Persi i sensi e sognai lamenti e orgasmi… almeno un paio di volte.

Aprii gli occhi feriti dal sole. L’odore di caffè mi arrivò alle narici aprendomi i sensi sradicati.
Qualcuno lavorava in cucina. Avevo dormito sul divano… i pantaloncini del pigiama a terra mi riportarono alla mente gli eventi della notte.
Non potevo credere che fosse davvero accaduto. Mi guardai intorno per trovare altri indizi… altri indumenti abbandonati, cuscini fuori posto… macchie. Nulla.
Non potevo aver sognato.
Intontita mi sforzai per alzarmi.
- Hai dormito sul divano?
Clara stava preparando la colazione.
- Sì… direi proprio di sì… ero venuta a bere… stanotte…
- …e la tua stanza è troppo calda.
- Ehm… sì, esatto.
Clara mi raggiunse.
- Mi dispiace. E’ stata una notte bollente.
- Già.
Fissai i miei pantaloncini.
- Per fortuna ti sei tolta solo quelli… non avrei mai voluto che Romeo…
- Romeo?
- Lui si sveglia molto presto. E’ già in cucina qui con me che fa colazione.
- Ah!
Mi grattai la testa perplessa.
- E come sta? Sta bene?
- Certo… ha già dimenticato tutto.
- Dici?
Risposi frenando la mia incredulità.
- Lui ha problemi di memoria… e quando lo sgrido finisce sempre per dimenticare… i ricordi spiacevoli li scorda subito… beato lui.
- Magari stamattina dovresti sgridarlo di nuovo… così per sicurezza… nel caso che la ramanzina della buona notte non sia bastata.
Clara rise. Fece per tornarsene ai fornelli, ma io la fermai.
- Clelia? Sta bene?
La mia amica si fece seria.
- Si sta facendo una doccia. Stamattina l’ho svegliata all’alba e le ho fatto la ramanzina del buongiorno. Senti… se… tu sei d’accordo io preferirei che questa faccenda rimanesse tra noi. Alla fine credo che Clelia abbia capito… è solo che… anche lei ha i suoi problemi… con i ragazzi… insomma… abbiamo parlato… lei aveva bisogno di sfogarsi un poco… è stressata e depressa… dopo che abbiamo parlato l’ho vista più solare e… non vorrei che insistere su quello che accaduto ieri… è mia sorella, le voglio bene…
- Non c’è problema Clara.
- Davvero?
- Sì. Tranquilla. Aggiusteremo tutto.
Mi venne vicino e mi abbracciò. Il suo odore mi ricordò quello della sorella minore. Non era stato un sogno.
Si asciugò gli occhi velati di lacrime. Quella era la mia amica Clara.
Eppure.
- Clara… un’ultima cosa.
- Dimmi Barby.
- Scusami se lo chiedo…
- Chiedi pure quello che vuoi.
- Romeo…
- Sì?
Nel dubbio di come chiederlo cercai di essere gentilmente diretta.
- Ha mai avuto esperienze sessuali… complete?
Clara si rabbuiò, ma non percepii in lei un senso di colpevolezza.
- Perché me lo chiedi?
- Nulla. Solo un dubbio che avevo… ma pensandoci è assurdo… scusa se l’ho domandato.
Presi la strada per la cucina. Dovevo affrontare anche Romeo.
Davvero dimenticava tutto quando veniva sgridato? La cosa migliore era riuscirlo a prendere da solo nella mattinata e dargli una bella lavata di testa anche da parte mia!
- Barbara… in realtà…
Mi bloccai sentendo l’insicurezza nella voce di Clara.
Pregai che non fosse come avevo supposto. Se mi stava per rivelare una turpe verità preferivo non conoscerla… avevo già abbastanza segreti da celare.
- In realtà suo padre credo che a volte gli abbia… beh… affittato delle donnine.
- Come?!
- Proprio così. Accadeva una volta, lui lo nega… ora però ha smesso. Ne sono ragionevolmente certa.
Almeno Clara era innocente e questo mi dava la forza di affondare per lo meno la giornata. C’erano un sacco di cose da sistemare, tanti segreti da proteggere. Ma chi non ne ha?
Mi sedetti in cucina di fianco a Romeo.
- Buongiorno Romeo.
- Ciao Balbala.
- Hai dormito bene?
Pareva del tutto sereno… magari aveva dimenticato tutto davvero.
Non mi guardò nemmeno. Sorrideva soddisfatto con lo sguardo perso. Seguii dove puntavano i suoi occhi e anche i miei finirono su… Clara piegata che raccoglieva briciole da terra con lo scopa e paletta, il suo fondoschiena tondo spiccava nel bel mezzo della cucina.

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