RagazzoFacile

Ragazze del Plinius

Di lei mi hanno subito impressionato i suoi occhi verdi.
Non nego di apprezzare anche il resto del suo corpo,ma quegli occhi sono un qualcosa di straordinario,staresti ore a guardarli.
Quando la vidi la prima volta,il suo sguardo catturò subito il mio; seduta sul lettino del Plinius,uno stabilimento di Ostia,a parlare con una sua amica,ogni tanto lanciava qualche occhiata verso di me.

Da li a conoscerla,il passo fu breve.
Non semplice però colmare la differenza di anni che passava tra me e lei; io 26 e lei appena 18,ma sembrava molto più giovane,la stessa cosa che dicono di me le altre persone.Mi avvicinai a lei sulla riva,poco prima che entrasse in mare a fare il bagno.
Non inventai nessuna frase forzatamente originale o qualche battuta stupida,ma andai subito al punto.

-Ciao! Scusa se ti disturbo,volevo solo dirti che hai degli occhi stupendi.Dico sul serio.

A quel punto avrebbe potuto fare come tante stronzette; bofonchiare qualche parola di ringraziamento e correre a tuffarsi,non lasciandosi più avvicinare.
Eppure non lo fece,anzi si voltò stupita verso di me e,arrossendo in volto,mi disse:
-Grazie! Anche tu hai un bello sguardo,però.
E sorrise,timidamente.

Nel giro di pochi giorni,iniziammo a conoscerci meglio.Durante la passeggiata in riva al mare,rituale di ogni mattina,mentre facevamo il bagno assieme o rimanendo sotto l’ombrellone,ogni parola ci avvicinava e faceva aumentare sempre più il desiderio dell’uno per l’altra.
Arrivò il momento di passeggiare mano nella mano,di abbracciarci con reciproca voglia e,un giorno,anche quello di uscire assieme.
Ma non di sera,fissammo un appuntamento per il pomeriggio tardi,in modo da non essere disturbati dalle sue amiche che stavano al mare la mattina.

Ci incontrammo davanti alla mia cabina; eravamo entrambi accaldati mentre ci abbracciavamo e ci baciavamo,e non era solo colpa del sole di agosto.
In breve ci ritrovammo dentro la casupola di legno: la temperatura interna,come al solito,raggiunse in fretta vette insopportabili e ci dovemmo spogliare.
A dire il vero,l’avrei fatta spogliare anche con meno10 gradi.
Distendemmo il telo da mare sulle assi di legno del pavimento della cabina e ci sdraiammo li: tra baci,abbracci,carezze e palpatine,ci ritrovammo con una voglia assolutamente da soddisfare.
Per scaldarla ancora di più,allungai la mano tra le sue gambe e ,attraverso la stoffa leggera del costume,sentii che non c’era bisogno di farla eccitare ancora.Era bagnata ed io volevo approfittare dell’occasione per farle vedere quanto avrei saputo farla godere ancora di più.

In parole povere e con un pizzico di arroganza,volevo farle vedere la differenza che c’era tra un suo coetaneo ed uno più grande.
Le chiesi se avesse voluto provare qualcosa di molto eccitante; pensando che volessi scoparla,mi disse che aveva paura di sentire dolore.
La tranquillizzai,dicendole che avevo in mente per lei ben altro.

Mi alzai e lei con me; la presi per i fianchi e la poggia sul tavolino all’interno della cabina.Presi lo sgabello e mi sedetti davanti a lei; le tolsi delicatamente gli slip e,dopo averle sorriso per farla stare tranquilla,le misi le mani sulle ginocchia e le feci aprire le gambe.

Splendido spettacolo quello che mi si presentò davanti: la sua fichetta,ancora inesperta probabilmente,era stretta e coperta da un leggero strato di peli,che sembravano pudicamente proteggerla da sguardi indiscreti.
Il mio uccello,sempre pronto a diventare duro appena vedevo una ragazza carina,accettò di buon grado quella visione e sembrò quasi voler strappare il tessuto dei miei boxer da mare.

Stai calmo,ogni cosa a suo tempo,pensai.

Accarezzai le sue gambe,lisce e morbide ma non ancora definite come quelle di una ragazza matura.Sarebbe stata una donna fantastica ,tra meno di un anno.
Le mie dita raggiunsero le sue labbra, quelle inferiori ,e iniziai ad accarezzare quella calda zona.
Si erano gonfiate ben bene sotto il lascivo tocco delle mie dita; sentivo il suo respiro aumentare di intensità e farsi via via più affannoso.
Specialmente quando smisi di giocare con le dita e feci ciò che mi riesce meglio: utilizzai la lingua.

Dovete sapere che,non essendo un super-dotato e neppure un ragazzo muscoloso,anche se di certo non mi lamento per come sono fatto,ho preferito sviluppare quelle poche doti che avevo in campo sessuale: la fantasia,la “porcaggine” (se cosi vogliamo chiamarla) e… la lingua,appunto.
Ho sopperito ai 15 cm del mio uccello con quei pochi,ma determinanti se usati bene,centimetri della mia lingua, ed ora so usarla nel migliore dei modi.

Ma riprendiamo il racconto.

Appena poggiai la punta della lingua sulle sue labbra gonfie,la sentii sussultare.Intuii che nessuno ancora le aveva fatto quel dolce servizietto,perciò decisi di non farle scordare mai più quei momenti passati con me e la mia lingua.
Disegnai sulla sua fichetta le lettere dell’alfabeto con la punta della lingua…arrivato alla M,quasi si metteva a gridare per la goduria.
Vedevo i suoi occhi verdi pieni di voglia e di piacere e decisi di non deluderla.

Terminai di “scrivere” tutte le lettere,non volevo certo che mi prendesse per un’analfabeta!

Decisi poi di passare ai numeri: al 2 ,per la precisione.
Come le dita che infilai dentro la sua grondante fichetta; dapprima le tirai fuori lentamente e le riinfilai dentro,poi aumentai il ritmo del ditalino,tanto da scoparla con forza solo con due dita.
Ma non mi bastava; infilai anche un terzo dito e li le feci un pochino male.Per farmi perdonare,usai nuovamente la lingua…stavolta non tra le labbra,ma direttamente dentro,allargandole la fichetta con le dita ed esplorando con la punta la sua micetta.

Qui,la mia “occhiverdi” non resistette più ed iniziò ad ansimare troppo forte: dovetti tapparle la bocca con la mano,mentre lei si contorceva in preda all’ennesimo orgasmo su quel traballante tavolo di legno.
Non le detti tregua e continuai a scoparla con due dita,colpi secchi e decisi.
Mentre lei godeva del suo orgasmo ,con l’altra mano mi segai l’uccello,oramai pulsante e voglioso.

Non avevo più molto tempo,prima del mio orgasmo: mi alzai,sfilai in fretta il costume e tirai fuori il mio arnese duro e pulsante.

Lo strinsi in mano e iniziai ad andare su e giù velocemente : affannato e sudato ,gemevo come un porco davanti a quella bella ragazza con le gambe aperte davanti a me e la fichetta bagnata di umori.
Mi guardava,con il viso tutto rosso e sconvolto per l’ondata di piacere che l’aveva appena travolta.

Timidamente,forse desiderosa di restituirmi il favore,allungò la sua mano e sentii le sue dita delicate accarezzarmi le gonfie palle.
Quella fu la classica goccia: la mia cappella si gonfiò e,dopo pochi secondi,eruttò lunghi e caldi schizzi di sborra sulla mia ragazza dagli splendidi occhi verdi.Lo sperma le andò a cadere sul suo bel pancino e sulle sue tettine,appena accennate ma deliziose.

Mi avvicinai e le detti un bacio profondo,con quella lingua che pochi istanti prima era dentro il suo corpo.

Ero felice di aver fatto godere quegli incantevoli occhi verdi.
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Per commenti scrivete a arneseduro@hotmail.it

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