Assalto nel buio
Piera poggiò le pesanti buste della spesa sullo zerbino e cercò le chiavi di casa nella borsetta;le infilò nella serratura ed aprì.
Una volta dentro,si rese conto che qualcosa non andava: la casa era completamente al buoi,le tapparelle erano abbassate e non passava nemmeno un raggio di sole dall’esterno.Cercò a tentoni il tasto per accendere la luce elettrica,ma nemmeno quella funzionava.
Nel tentativo di cercare il pulsante,si allontanò dalla porta di casa,da cui entrava l’unica sorgente di luce proveniente dalla lampada del pianerottolo.
La porta blindata si chiuse di colpo,facendola sobbalzare sia per il rumore che per lo spavento.Indietreggiando,inciampò anche nelle buste della spesa,schiacciando la confezione di uova che aveva acquistato.
La bella brunetta,anche se aveva 28 anni,si sentiva spaventata come una bambina;il buio non le era mai piaciuto ed ora era costretta ogni volta a dormire con la luce accesa sul comodino.Non fece in tempo a finire di pensare a queste infantili paure che subito sentì una mano coprirle la bocca ed un’altra cingerle i fianchi.Si mise ad urlare,ma la sua richiesta di aiuto fu soffocata da questa mano estranea.
La lotta fu breve; seppur alta più di 1.70,di certo non poteva competere con quell’estraneo che lei sentiva molto più grande e alto di lei.
Si ritrovò a terra; convulsamente tentò di colpire il suo avversario,ma i suoi calci affondarono nel vuoto buio della sua casa.Uno schiaffo la colpì in pieno viso; sentì la pelle della guancia bruciare e non fece in tempo a rendersi conto di ciò che era successo che subito il brutale aggressore le rifilò un secondo schiaffone,destinato a domarla definitivamente.
Perse i sensi,più per la paura dovuta all’aggressione che non alla forza delle percosse.
Si risvegliò poco dopo,o almeno cosi credeva: capiva di essere distesa su un materasso,forse quello della sua cameretta,ma la stanza,come il resto dell’appartamento,rimaneva nel buio più profondo.
Sentiva il suo assalitore armeggiare con qualcosa; ogni tanto udiva dei rumori metallici e il suo respiro ,ora meno affannato rispetto alla lotta sostenuta nell’ingresso.
Piera avrebbe voluto urlare,ma la sua bocca era coperta da uno spesso straccio,legato dietro la sua nuca.Anche le sue mani erano bloccate; delle manette la tenevano ferma alla testiera del letto,cosi come i suoi piedi erano fissati dalla parte opposta,anch’essi con delle salde manette.
Era nella classica posizione ad X,come aveva visto in alcuni film americani,con la protagonista succube dei desideri perversi del nemico.
Scacciò questo pensiero dalla sua mente,probabilmente era soltanto un ladro che,una volta preso ciò che gli interessava,se ne sarebbe andato senza farle altro male.
Capi che le intenzioni del maniaco erano ben altre quando senti le mani maschili accarezzare con avidità le sue generose tette.Sussultò,tentando inutilmente di non farsi toccare ancora,ma ovviamente fu tutto inutile: senti il freddo di una lama sulla guancia. L’assalitore voleva farle capire cosa stava per farle; infilò la lama sotto la maglietta della brunetta ed iniziò a strapparle la maglietta.
Toccò poi al reggiseno fare la stessa fine.
Le tolse gli indumenti,ormai inutilizzabili, e la fece restare a seno scoperto.Appoggiò la bocca sui capezzoli di Piera ed iniziò a stuzzicarli e a leccarli.La ragazza ,che non si aspettava questa mossa cosi stranamente affettuosa,rimase di sasso mentre sentiva i capezzoli indurirsi.
Non poteva,anzi non doveva,eccitarsi davanti a questo sconosciuto,non voleva assolutamente dargli alcuna soddisfazione.
Ma la lingua del maniaco era esperta e non si sarebbe fermata al seno.
Le tolse anche i pantaloni e le mutandine di pizzo,nello stesso modo di prima; ora era completamente nuda e alla mercè del suo assalitore.Sentì la testa del maniaco scendere giù,fino al ventre piatto della giovane donna e leccare la calda pelle.
Tentò ,ancora una volta,di non essere vittima dei voleri del maniaco che la stava per prendere,ma anche allora il suo tentativo andò a vuoto.
Il maniaco sapeva come comportarsi con una donna,come farla scaldare e bagnare e si impegnò a far eccitare Piera: si sistemò comodamente tra le gambe della ragazza e diede dei piccoli e veloci colpetti di lingua alle labbra depilate della sua vittima.
Le leccò a lungo,facendole sentire la sua rasposa lingua anche in mezzo alle labbra,senza però mai penetrarla.
Sentiva il corpo della ragazza sussultare e contorcersi e ciò lo spinse a farla impazzire ancora di più.Con le dita apri le labbra e stimolò il clito. Lo strinse,lo strizzò,lo accarezzò: tutto questo portò Piera a bagnarsi come mai nella sua vita.
Per essere un maniaco,sapeva farci,pensò Piera e subito si rimproverò di questo stupido pensiero.
Era preda di un maniaco e si stava pure eccitando,come poteva essere cosi stupida?
Il maniaco capì che era giunto il momento di progredire: il suo lungo dito entrò nella calda e bagnata micina della giovane vittima.
Entrò fino in fondo,poi uscì; rifece gli stessi movimenti più volte,sempre più velocemente.Ma un dito solo non bastava; due dita ora penetravano la calda Piera, aumentando sempre più il ritmo dell’inatteso ditalino.
Dentro e fuori,dentro e fuori: in breve tempo,la ragazza giunse all’orgasmo.
I suoi mugolii,seppur soffocati dal bavaglio,riempirono la stanza buia.
Se avesse potuto vederlo in faccia,avrebbe visto un sorriso nascere sul viso del maniaco.
Piera, dopo aver raggiunto l’orgasmo ed essersi anche un pochino vergognata per questo,si rilassò pensando che ora era tutto finito e che,dopo aver preso i soldi,il suo assalitore se ne sarebbe andato.
Era il suo secondo sbaglio.
Sentì il maniaco alzarsi in piedi ed armeggiare con qualcosa; le sembrò di percepire il rumore di una lampo che scendeva lentamente e questo le provocò un brivido freddo lungo la sua sensuale schiena scoperta.
Il maniaco avesse tirato fuori il suo arnese dai pantaloni ed aveva tutta l’intenzione di farlo assaggiare alla calda vittima dello stupro,fino ad allora compiuto solo con le dita.
L’uomo si adagiò tra le lisce cosce della ragazza e cercò con la cappella l’entrata della fichetta bagnata: una volta trovata,il maniaco diede un robusto colpo di reni e la cappella entrò rudemente dentro di lei.
Di prepotenza,tutto l’uccello penetrò Piera fino in fondo.
La donna urlò il suo dolore ,misto ad un imbarazzante piacere,con tutte le sue forze.
Quell’uccello le aveva aperto con la forza le strette pareti della sua vagina e ora la riempiva e prendeva possesso del suo corpo.
Il bruto assalitore cominciò ad aumentare la velocità con la quale la scopava; colpi forti,duri,secchi.
Voleva umiliarla e,per fare questo ,sapeva che l’avrebbe dovuta far godere.
Mente la scopava,titillava il clito della giovane con le dita e poi le accarezzava le gambe.
Dopo qualche minuto di rabbiosa scopata,il maniaco senti l’uccello ingrossarsi e pulsare.
Senza preservativo,avrebbe ingravidato la ragazza.
Ora stava per arrivare il bello,pensò malignamente.
Diede altri colpi pieni di rabbia e di goduria alla fica della donna.
Poi esplose lunghi e copiosi getti di sborra nella calda fichetta di Piera,la quale non potè fare altro che accompagnare la parte finale di quello stupro con gemiti ed urla,non si sa bene se di disperazione o di goduria.
Ancora qualche affondo,ora molto meno rabbioso,e il maniaco si accasciò sul corpo tremante della sua vittima.Aveva goduto,ma la parte più importante era quella di aver fatto godere anche lei.
Piera senti una risata soffocata nel buio della sua camera; affogata nelle scosse post-orgasmo,si rese conto solo qualche minuto dopo che il suo assalitore ,dopo averla liberata,si era alzato ed era uscito dall’appartamento,sbattendo la porta.
Dopo pochi minuti,nel buio della sua camera,senti un suono e vide lo schermo del suo cellulare accendersi,dopo aver ricevuto un messaggio.
Tremante,prese il telefonino in mano e lesse ciò che era scritto:
“Grazie per la splendida serata,speriamo di poterla rivivere ancora.Ah,scusami per averti fatto rompere le uova
“
Piera controllò il numero dal quale proveniva il messaggio: era quello di Emanuele,il suo ragazzo…
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Dedicato a Piera.
Per commenti o insulti,il mio indirizzo è arneseduro@hotmail.it
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