blacklussury

Stefania

La scuola è appena iniziata a pieno regime,ma rispetto a dodici mesi fa sono messo molto meglio.
Ho conosciuto Vittoria,che non lesina sorprese,la direttrice mi ha già invitato a cena una volta con un esito già scritto,e anche Patrizia ha passato qualche pomeriggio con me.
Per non parlare di Paula,che appena tornato a Roma,è venuta con la scusa del lavoro regalandomi due serate di fuoco.
Me ne stavo tranquillo a guardare una sit-com quando mi squilla il cellulare.
E’ Vittoria.
“Dimmi bellissima,hai qualche programma particolare per la serata ?” – rispondo in modo scherzoso,ma la speranza è quella.
“Togliti di testa il sesso,per una volta,ho bisogno di un piacere.”
“Che cosa posso fare ?”
“Una mia amica ha un problema.”
“Vuoi farmi fare il gigolò ?” – mentre parlo continuo a guardare la tv e non riesco ad essere serio.
“Marco per una volta fai il serio.” – non è ancora arrabbiata,ma poco ci manca, vedo di fare quindi cambio atteggiamento,non vorrei litigare per una cavolata del genere.
“Va bene dimmi pure,vedrò di non fare battute.”
“Allora questa mia amica ha una figlia che a scuola è una capra. Non so neppure perché insista e non gli compri il diploma,tanto oggi pagando si ottiene anche quello. Comunque mi ha chiesto se conosco qualcuno che possa dare delle ripetizioni alla somara in matematica,ed io ho pensato a te,in fondo si tratta di poche ore alla settimana e oltretutto ben pagate. Che ne pensi ?”
“Beh non ho mai dato lezioni private,ma si può fare,piuttosto dovrei incontrare la ragazza e vedere com’è messa,non vorrei fosse un caso disperato.”
“Lo sapevo che avresti accettato,ti do l’indirizzo così vi mettete d’accordo.”
Scrivo il numero,saluto Vittoria e chiamo la sua amica. Si chiama Ermenegilda e già mi vien da ridere,però faccio il numero e spero di risolvere tutto per il meglio.
“Pronto signora sono Marco,l’amico di Vittoria.”
“Salve,so chi è,mi chiami pure Gilda,so che Vittoria si diverte a dare il mio nome al completo per divertirsi alle mia spalle.”
Deve aver capito che non riuscirei mai a chiamarla con quel nome senza ridere.
“Allora Gilda,io avrei bisogno di conoscere sua figlia prima di poterle dire qualcosa,va bene se vengo da voi domani verso le quattro,così ci conosciamo meglio ?”
“Certo le do il mio indirizzo.”
Abitano nel centro di Roma,mi vedo già bestemmiare per il parcheggio,ma segno tutto,saluto e torno a guardare la televisione.

 

Il giorno dopo mi reco da Gilda e figlia,per fare conoscenza.
Abitano ai Parioli,in un mega-appartamento che occupa tutto il piano.
Mi viene ad aprire Gilda,bella donna sui quaranta portati più che bene,con un sorriso falso come Giuda.
“Buongiorno Marco,o devo chiamarla professore ?”
“Buongiorno,Marco va benissimo,e poi è più comodo.”
“prego accomodati ora chiamo Stefania.”
Ho la netta impressione che Vittoria le abbia raccontato qualcosa di piccante,perché mi sta spogliando con gli occhi. Faccio finta di niente mentre chiama a voce altissima la figlia che si presenta nel peggiore dei modi.
Sarebbe anche carina,soprattutto fisicamente,ma cammina come una scimmia con l’I-Pod in mano e gli auricolari nelle orecchie.
Gilda le libera le orecchie,nonostante le sue proteste e mi presenta.
“Questo è Marco,un professore di matematica che cercherà di farti fare qualche passo avanti.”
Mi saluta con uno svogliato ciao e si siede su una poltrona.
Cerco d’essere simpatico,ma la prenderei a schiaffi.
Le faccio qualche domanda su quello che dovrebbe aver studiato l’anno precedente e mi rendo conto che è a zero. Anzi forse sotto,dovrebbe rincominciare dalla prima.
Nonostante tutto Gilda mi prega di darle delle ripetizioni che trovo inutili,alla fine ci mettiamo d’accordo per due ore due volte alla settimana,a casa mia.

 

La prima è un incubo.
Non gliene può fregare di meno di quello che dico,l’unica cosa che riesco ad ottenere è che spenga il cellulare. Ringrazio il cielo che i miei alunni non siano così e vedo come una liberazione la fine delle due ore.
La seconda volta è forse peggio.
Si presenta con un miniabito attillato che le lascia scoperte le gambe.
Il problema è che non fa altro che accavallarle mostrandomi le mutandine bianche.
Ogni volta che parla lo fa in maniera sensuale provocandomi apertamente.
La mia mazza è subito in subbuglio con quello spettacolo e faccio fatica a non saltarle addosso.
Inutile dire che cercare di rimanere concretato è un’impresa,ma riesco a resistere e appena uscita mi sparo una sega per sfogarmi.

 

La terza lezione succede l’inevitabile.
Ha sempre lo stesso abito,solo questa volta ha un trucco più marcato,sembra una battona delle vie consiliari.
Dopo che si è seduta non mette le gambe una sopra l’altra,ma le apre e scopro che non ha niente sotto.
“Marco vuoi continuare con i numeri o preferisci l’anatomia ?”
E’ sferzante,sa che non posso resistere e ne approfitta.
“Dimmi solo perché lo fai ?”
Si alza e mi mette un dito sulle labbra e dondolandosi mi parla con tutta la sensualità di cui è capace.
“So che sei un amico di Vittoria,e quindi devi essere un gran chiavatore per soddisfare quella maiala. Diciamo che mi sono stancata dei ragazzini e voglio provare un uomo vero.”
A questo punto lascio perdere tutti i miei principi,vuole il mio cazzo e l’avrà,solo spero di farla uscire con la fica in fiamme,tanto per darle una lezione.
Mi avvicino e tiro in su l’abito scoprendole le parti intime,lei mi bacia voluttuosamente e dimostra che ci sa fare. Porto una mano sulla sua chiappa e per risposta alza la gamba portandola dietro di me. La mano scivola allora dentro il solco del culo per finire la corsa sul sesso che inizia a bagnarsi.
“Non hai un letto,sai a me piacciono le comodità.”
E’ sempre sfrontata quando parla,vuole eccitarmi il più possibile come se ce ne fosse ancora bisogno.
La prendo per mano e la porto in camera da letto.
Non appena entrati mi spinge sul letto e con un movimento rapido si libera del vestito.
E’ nuda ed è bellissima,ha un corpo perfetto,sodo e giovane,e così truccata dimostra più dei suoi diciott’anni.
Poi si butta sopra di me,mi sfila la polo e prende a baciarmi il petto,a mordermi i capezzoli,a farmi sentire la sua lingua ovunque scendendo quasi scientificamente.
Godo come un pazzo,neanche fosse la prima volta che una donna si prende cura di me in quel modo,solo che questa volta è una ragazzina che però ha poco da invidiare a femmine più mature.
Finisce di spogliarmi dopo che la bocca è arrivata al bordo dei pantaloni,lo fa in fretta,ma dolcemente e finisco nudo in poco tempo.
Non le dico niente,non servirebbe,capisce il mio piacere dal mio respiro e dai gemiti che stento a trattenere.
Mi allarga le gambe e comincia a leccare partendo dall’orifizio posteriore,girandoci intorno con la lingua che sento dentro. Poi tocca ai testicoli,ne prende uno in bocca leccando quello che è dentro a lungo,poi l’altro riceve lo stesso trattamento. Finalmente arriva al cazzo,che è nella sua massima erezione,lo bacia con la bocca chiusa,poi l’apre per prenderlo tutto dentro. Mi fa un pompino che mi svuota,anche perché ogni volta che sto per venire stringe la base con una mano per ritardare il mio orgasmo. Alla fine le erutto in bocca il mio sperma,lei non ne lascia cadere neanche una goccia,mentre continua a pomparmelo senza sosta.
Ho il cazzo che mi brucia e glielo tolgo dalla bocca,voglio scoparla per bene non farmi fare un altro pompino.
Stefania lo capisce e sale su di me mettendomi la fica in faccia.
“Quant’è che non ne vedi una così giovane ?” – è sempre provocatoria e sensuale.
Io non le rispondo,la guardo e basta.
Si è depilata da poco lasciando un triangolo di peli sopra l’inizio delle labbra.
Allungo la testa e prendo a leccarla,è calda e bagnata,e più uso le labbra,più cola d’umori.
Lei con una mano mi stringe a se,con l’altra si tocca il seno,che dal basso sembra ancora più grande.
“Si leccamela bene,tieni alto il tuo nome.” – riesce a dire tra un gemito e un sospiro – “Ha proprio ragione a tenerti stretto quella gran troia della tua amica.”
Continua a leccare mentre con le mani le stringo le chiappe, la ragazza dice cose sconce che non fanno altro che eccitarmi. Vorrei penetrarla subito,ma preferisco che raggiunga prima un orgasmo con quel rapporto orale.
Ad un certo punto non parla più,si irrigidisce mettendo tutte e due le mani sulla mia testa.
“Vengooooo” – sembra che non finisca mai di finire quella parola mentre mi viene in bocca..
Non le do neanche il tempo di riprendersi,ma la tiro giù da me mettendola sdraiata al mio fianco.
Le sono subito sopra e struscio la mazza sulla labbra aperte.
“Mettimelo dentro,scopa la tua giovane puttana”. – ora è pronta,ma voglio che mi preghi di metterlo dentro.
“Cosa sei ripetilo” – sono io che comando e lo deve capire.
“Sono la tua puttana,scopa la tua puttana.”
“Prendilo e godi,fammi vedere quanto sei porca.”
Lo infilo in quel lago,ancora abbastanza stretto,per una buona parte.
Lei si porta una mano al pube per toccarsi e sentire se è entrato tutto.
“Dammelo tutto,lo voglio sentirlo tutto dentro.”
Do un colpo deciso,il cazzo entra fino in fondo mentre sento un lungo gemito.
Stefania ama il linguaggio forte e per tutto il rapporto è un continuo insultarsi a vicenda e darsi della troia.
La cosa non mi dispiace anzi,il parlare rallenta il culmine del piacere.
Oramai la fotto senza sosta,il pene scivola dentro e fuori senza incontrare resistenza,la fica le si è allargata ed è bagnata quanto basta.
Raggiunge l’orgasmo poco prima di me,rallento un po’ giusto per farle prendere fiato,poi lo porto alle sue labbra aperte..
“Succhia troia,fammi godere.”
Le prendo la testa e glielo metto dentro,prendendola a scopare in bocca.
Muovo il suo capo velocemente e con violenza,duro poco è vero,ma fa fatica a tenerlo dentro.
Alla fine le sborro di nuovo in bocca,quando mi sono svuotato lo tiro fuori e le ordino di pulirlo.
“Non crederai che finisca qui.” – le dico serio – “Abbiamo ancora tempo prima che finiscano le due ore di ripetizione.”
“Vuoi continuare a riempire il mio sesso ?”
Mentre lo dice si fa passare un dito fra le labbra,è proprio una gran maiala.
“E chi ti ha detto che mi fermi a quello ?”
Subito non capisce,poi mi spinge da sopra di lei e si mette a carponi,col culo ben in alto.
“Se lo vuoi prima lo devi baciare.”
E’ un invito a nozze.
Metto i pollici vicino al buchetto cercando di allargarlo il più possibile.
Dopo prendo a penetrarlo con la lingua,è ben stretto e non vedo l’ora di romperlo per benino.
Mi ricordo di avere un po’ di vasellina nel comodino e la prendo.
Faccio girare il medio nel vasetto prima di portarlo all’ano dentro il quale scivola comodamente.
Stefania si è portata una mano alla fica e si masturba piano,quando punto il cazzo all’entrata posteriore accelera il movimento delle dita come per scaldarsi ancora di più.
Lo faccio entrare lentamente,voglio che lo senta centimetro dopo centimetro e che lo sfintere si adatti senza problemi a quella nuova presenza.
Lei sembra trattenere il respiro fino a quando sente le mie palle sbatterle contro.
Non le faccio aprire bocca che lo tiro fuori lasciando solo la cappella e lo rituffo dentro questa volta con un colpo secco e deciso.
“Ahi,così mi fai male.”
“Volevi il cazzo e ora ti lamenti ? Ti rompo come voglio,ricordalo.”
Stefania prende a gemere di dolore e nonostante ciò continuo a pompare al massimo.
La sento piangere e cerco d’immaginare le lacrime che sciolgono quel trucco troppo pesante.
Pian piano,per lei,il dolore si trasforma in piacere.
Adesso geme,ma di vero piacere.
“Sfondami stronzo,ora non mi fai più male.”
Ha ripreso il modo di fare da piccola provocatrice e non posso che esserne contento.
“Certo che ti sfondo,puttana rottainculo.”
Andiamo avanti così come prima,fra sospiri,incitazioni,gemiti e insulti.
Quando sento che sto per venire mi alzo sui piedi e la prendo per le spalle.
“Ora ti faccio un bel clistere bello caldo.”
“Si vengo anch’io,godooo.”
La riempio del mio seme,continuando a incularla,ma sempre più piano.
Alla fine mi butto all’indietro per prendere fiato mentre lei si mette di fianco.
Quando riapre bocca non ha più l’arroganza di prima,è quasi dolce nel fare.
“Certo che sei uno stronzo,mi hai fatto piangere.”
“Volevi fare la maialona e non puoi,che ti serva da lezione,io non sono uno dei tuoi compagni sfigati che liquidi con una sega o un pompino.”
“E poi sei stronzo anche per un altro motivo.”
“Quale ?” – ora sono io che non capisco.
“Mia madre ti paga e tu mi scopi come un marchettaro.”
Non finisce di dirlo che scoppia a ridere e io con lei.
Ci diamo una sistemata dopo esserci lavati a vicenda,avrei voglia di scoparla di nuovo,ma si è fatto tardi.
Cerco di darmi un tono serio,prima di aprirle la porta.
“Allora Stefania,bisogna decidere cosa fare in futuro.”
“Semplice il martedì si studia e il giovedì di fa sesso.”
“Ottima soluzione.”
Le do un bacio sulla fronte prima che esca di casa.

 

Dopo un paio di mesi mi chiama la madre e come scopro che è lei mi preoccupo.
“Buonasera Marco,sono Gilda,la madre di Stefania.”
“Buonasera signora,c’è qualche problema con la ragazza ?”
“No anzi,oggi ha portato la prima sufficienza in matematica e volevo ringraziarla,si vede che le sue lezioni le fanno bene,forse sarebbe bene che venga da lei più spesso,non trovi ?”
Sto per scoppiare dal ridere,ma riesco a fatica a trattenermi.
Certo qualcosa con me l’avrà anche imparato,ma è più facile che quel compito l’abbia copiato.
“Signora guardi fra poco è Natele e ci sono le vacanze,anche per me,forse è meglio che ci risentiamo l’anno nuovo,intanto lei l’accenni a Stefania.”
“Certo la sua è una buona idea allora ci risentiamo. Ciao e Grazie di tutto.”
“Buonasera.”
Spengo il portatile e mi stappo una birra.
Per berla ci metterò un’eternità ripensando alle probabili lezioni aggiuntive.
E alle conseguenti scopate.

A presto un nuovo racconto
“L’addio di Paula”

Chiunque voglia contattarmi per curiosità critiche o commenti è libero di farlo.
Il mio indirizzo è
blacklussury@gmail.com

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