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L’impulso inarrestabile

L’arbitro mise il fischietto in bocca e soffiò tre volte.
Vittoria: l’ennesima.
Batto il cinque ai miei compagni di squadra avviandomi verso gli spogliatoi; il caldo era soffocante perché il nostro campo di casa stava circondato da palazzi e asfalto e non c’era quasi mai circolazione d’aria. Non vedevo l’ora di buttarmi sotto la doccia… anche perché, come sempre, avevo corso tantissimo.
Mi si fece incontro Francesco (ricorderete il ragazzo della doccia…) ringraziandomi per l’assist del suo gol. Mi abbracciò rapidamente e si premette appena su di me.
Quel poco fu sufficiente ad accendere in me voglie erotiche e ricordi… un innarrestabile impulso… il pacco di Francesco si premette contro la mia coscia (era abbastanza basso di statura) e, sudato com’era, aveva la maglietta appiccicata ai muscoli del torace. I calzettoni abbassati lascaivano ben in vista le gambe muscolose, abbronzate e depilate dalla forma e dai movimenti sinuosi. Odorava di sudore e questo non fece che aumentare l’eccitazione per quel breve contatto fisico.
Mi diede una pacca sul sedere e si girò avviandosi verso l’uscita del campo. Lo sguardo mi cadde quasi fatalmente sul culetto rotondo e sodo dentro a quei corti, cortissimi pantaloncini azzurri.
Lo rivolevo… come quella volta sotto la doccia… la mia prima volta. E anche la sua… chissà se è stato con altri, mi chiesi osservando la sua andatura sculettante che vedevo come al rallentatore.
Corsi verso di lui e gli misi una mano sul sedere. Il contatto tra le mie dita e i suoi pantaloncini per poco non mi fece cadere a terra. – Hai un minuto?- gli chiesi sottovoce.
-Certo, dimmi pure – rispose fissando gli occhi verdi sui miei. –E’ meglio in privato- continuai –andiamo un attimo dietro l’angolo- e mi avviai verso il lato all’ombra dell’edificio. Francesco mi seguì.
Quando fummo da soli mi avvicinai a lui e non sapendo cosa dire, gli misi una mano sotto la maglietta e iniziai a toccarlo sui fianchi stratti e sugli addominali sudati.
- Cosa ti prende?- mi chiese allontanandomi.
Mi riavvicinai lasciandolo con le spalle al muro, poi mi appoggiai a lui con il petto contro il suo e il pacco sugli addominali. – Ho voglia di fare sesso… con te… adesso…- gli sussurrai stringendogli le spalle strette.
Distolse lo sguardo. Io lo girai verso di me prendendolo per il mento con le dita. – Mi vuoi, Fra? –
Si mise una manina nei pantaloncini e si sistemò il ciondolo. Poi mi accarezzò le cosce tese. – Non ho più fatto sesso con nessuno da quella volta… non immagini quante volte ci ho ripensato… tutte le seghe che mi sono fatto… tutte le volte che mi sono infilato le dita nel culo…- abbassò lo sguardo. –Rivoglio il tuo cazzo…- disse toccandomi i coglioni con la mano.
Fui subito in erezione. Mi serviva un posto sicuro e isolato in cui prenderlo… pensai al bagno negli spogliatoi e scartai l’ipotesi. Pensai alla mia macchina, ma trovai una soluzione migliore. Il magazzino. Era vuoto, non c’era niente e poteva essere chiuso con un chiavistello dall’interno.
Dissi a Francesco di seguirmi e andammo senza farci vedere nello stanzino lì vicino. Entrammo e chiusi a chiave la porta alle mie spalle. –Ti piace?- gli chiesi ironicamente rigirandomi verso di lui.
Per tutta risposta mi saltò addosso avvinghiandosi con le gambe alla mia schiena e schiacciandomi addosso il suo pene in erezione. Gli misi le mani sulle cosce e sul culo e la lingua nella bocca.
Aveva sete di sesso. Lo capivo, lo vedevo. Si dimenava come se lo stessi segando… la lingua vibrava freneticamente, prendeva e dava saliva a fiumi, stringeva i muscoli delle mie spalle con le dita sottili.
Staccai le labbra dalle sue. – Calma, calma… c’è tempo…- dissi facendolo scendere da quella posizione così eccitante. – ho fatto molta esperienza… fai cosa ti dico e vedrai che ti toglierai tante soddisfazioni…-
Si leccò le labbra sottili e si arrese andando a sedersi su una panchina. La maglietta azzurra della nostra squadra lo soffocava proprio come soffocava me. Me la tolsi mostrando i pettorali e gli addominali. Poi andai da lui e gli sfilai l’indumento, scoprendo la sua pelle dorata e bagnata. Mise le mani incrociate dietro la nuca passandosele sui capelli corti e castano chiaro.
Aprì le gambe abbandonandosi alle mie mani. Mi inginocchiai davanti a lui e gli tolsi le scarpette e i parastinchi. Abbassai i calzettoni liberando i muscoli potenti e snelli dei polpacci.
Gli slacciai i pantaloncini e glieli sfilai con i denti… le mutande bianche contenevano appena gli attributi di Francesco, che chiedevano di essere liberati… di essere accuditi…
Lo baciai ancora una volta e scesi con la lingua tra i pettorali e lungo gli addominali, fino all’ombelico, poi scesi ancora fino ai peli chiari e corti del pube. Abbassai le mutande del mio compagno e liberai la sua proboscide.
Il suo pene era molto lungo rispetto alla sua altezza. Credo che in erezione arrivasse intorno ai 19 centimetri. Il diametro era notevole tanto che lì per lì non riuscivo a prenderlo in bocca.
Lo segai per un po’ con entrambe le mani leccandogli le palle gonfie, poi lo presi in bocca e iniziai ad andare avanti e indietro sul suo glande e sull’asta. Le mani di Francesco mi accarezzavano la testa, le sentivo anche se impegnato a detonare quella bomba sessuale che avevo tra i denti. Non assecondai il suo desiderio di esplodermi in bocca. Lo lasciai e mi misi a pecorina con il volto verso di lui. Avevo ancora i pantaloncini, i calzettoni e le scarpe e lì per lì rimase stupito. Poi quando aprii la bocca e mi leccai le labbra capì cosa gli offrivo. Si alzò sorridente segandosi l’uccello e si mise davanti a me. Appoggiò la punta sulla mia bocca e iniziò a scoparmela.
Avanti e indietro, dentro e fuori, aveva un ritmo frenetico. Cercavo con la lingua di stimolargli il glande e rendergli il maggior piacere possibile. All’improvviso venne gemendo e dimenandosi nella mia bocca inondandomi di un liquido caldo. Deglutii la maggior parte del suo sperma e Francesco lasciò fino alla fine il suo pisello moscio nella mia bocca finchè non finii di pulirlo con la lingua leccando via le tracce della sua eiaculazione. Lo sfilò dalla bocca moscio ma grosso e pronto a ripetere l’esperienza. Ma a quel punto toccava a me.
Mi alzai e lo baciai palpandogli il culo ormai nudo. Ogni tanto una e due dita passavano nella riga e gli sfioravano l’ano.
Si staccò e si inginocchiò davanti a me togliendomi gli scarpini e i parastinchi e lasciando anche a me i calzettoni. Poi mi sfilò i pantaloncini e le mutande lasciandomi nudo davanti a lui con il cazzo duro e pronto a scopare.
Ricominciai a leccargli collo, spalle, ascelle pelose, muscoli di ogni parte del suo corpo sudato, lucido e liscio. Si mise a pecorina offrendomi il culo ma io mi limitai a leccargli l’ano per un po’. Poi con una pacca sul sedere gli dissi di girarsi. –Perché?- mi chiese deluso.
-Voglio vederti in faccia quando urli dal piacere e voglio poter toccarti l’addome e il cazzo… ti basta?- gli risposi io facendolo sdraiare sul pavimento a pancia all’aria.
Capì cosa volevo e piegò e divaricò le gambe. Lo presi per i polpacci e mi sistemai tra quegli arti inferiori; appoggiai il pene sull’ano e lo scoprii quasi vergine… evidentemente non aveva avuto più rapporti. Mi misi un dito in bocca e con la saliva lo aprii un po’. Riappoggiai il glande e iniziai a premere a poco a poco, cercando di non fargli troppo male.
Con pazienza riuscii a entrare e spinsi il cazzo dentro Francesco. Quando fu tutto dentro, lui mi prese il collo con le mani e si avvinghiò alla schiena con le gambe incrociate.
Iniziai così a muovermi lentamente dentro di lui, prima in senso rotatorio, poi entrando ed uscendo con velocità crescente. Dopo le prime penetrazioni, le cose si semplificarono e potei veramente iniziare a dare e ricevere il piacere che entrambi volevamo.
La voce di Francesco era maschia e profonda eppure così eccitante e invitante… Il pomo d’adamo andava su e giù al ritmo della deglutizione.
Dopo qualche minuto smisi di dargli indicazioni e lo lasciai agire d’istinto. Lo baciavo sul collo e sui pettorali mentre lo penetravo… il suo cazzo invece stava adagiato sui suoi addominali e gocciolava sperma sul suo corpo.
Quando il ritmo era già abbastanza sostenuto, iniziò a gemere e godere veramente. Le mie mani andavano avanti e indietro sulle cosce, sui polpacci, sul suo corpo in estasi. Ad un certo punto tirò fuori la lingua e io incrociai la mia con la sua. Ci leccavamo reciprocamente aumentando la nostra eccitazione. Le manine di Francesco scesero fino al mio culo. Mi tirava a sé volendo dettare il ritmo. Sempre più indiavolato. La penetrazione sempre più profonda, il mio pene entrava in lui fino alla base… -Sì… Sì… Sì… Di più… ne voglio di più… Sì…- ripeteva ormai con gli occhi chiusi e i muscoli di tutto il corpo contratti.
-Ti vengo dentro?- gli chiesi anch’io in estasi e vicino all’orgasmo.
-Ah.. Sì… Ah… Sì…- ormai eiaculava di continuo.
-Ti vengo dentro?- ripetei costringendolo a guardarmi.
-Sì.. Cosa vuoi… cosa vuoi… Ah…-
Non me lo feci ripetere due volte. Rallentai il ritmo e aumentai la forza.
Venni dentro di lui provocandogli un’improvvisa esplosione di piacere che lo fece venire a schizzi addosso a entrambi. Mi svuotai le palle dentro di lui e mi staccai rimanendo sopra di lui, continuando a baciarlo, promettendogli di ripetere altre volte quei momenti bellissimi…

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