Ti prego, non farlo!
L’ennesima battuta divertente di Roberto per poco non mi mandava di traverso la granita che stavo gustando ,seduto sulla panchina di quel chiosco al mare.
Mi faceva ridere sempre,con quel suo spirito cosi intelligente e pungente; oltretutto era anche un gran bel ragazzo e le donne che passavano interrompevano le loro chiacchierate con le amiche pur di guardarlo bene.
Le potevo capire; un ragazzone alto più di me,raggiungeva quasi i due metri di altezza,muscoloso e con un viso allegro da giovane soldato americano,come quelli che si vedono nelle foto dei libri di storia.A ciò aggiungeva il fascino mediterraneo ,la battuta pronta ed un sorriso sempre aperto.
A volte ci scambiavano per fratelli,poiché eravamo simili non solo nell’ironia ma anche nel fisico,anche se con le dovute differenze.Io ero alto una decina di centimetri in meno ed avevo anche molti meno muscoli.
Accanto a lui sembravo il fratello minore.
Da quando ci eravamo conosciuti in città,eravamo andati subito d’accordo.Spesso uno anticipava la battuta dell’altro,oppure ci mettevamo a ridere senza neppure aver aperto bocca,solo scambiandoci degli sguardi.
Fu naturale perciò prendere la decisione di trascorrere parte della nostra estate facendo una vacanza assieme.
Eravamo entrambi affascinati dalle donne;ma quell’estate non eravamo al mare per rimorchiare ma solo per rilassarci un po’.
Ognuno di noi aveva i suoi motivi: io ero stato appena lasciato dalla mia ragazza,lui invece era talmente innamorato della sua Elisa da non pensare minimamente di tradirla.
Parlava spesso di lei,di come fossero felici assieme e anche dei suoi difetti.Ma lo faceva a suo modo,raccontandoli con ironia e senza mai criticarla,anzi facendo sentire come fosse affezionato anche ai suoi piccoli difettucci,come li chiamava lui.
Per farla breve,dopo circa una settimana di vacanza,nessuno dei due era stato con una ragazza e sentivamo la mancanza,soprattutto fisica,di una donna accanto a noi.
In particolar modo Roberto,abituato a stare ogni notte con la sua donna,doveva sentire la mancanza del contatto fisico: me ne accorsi quando tornammo dal mare.
Avevo appena finito di fare la doccia e stavo sul mio letto ,nella camera in comune che avevamo prenotato in quel piccolo alberghetto:appoggiato con la schiena al muro e seduto coperto solo dal telo bianco,mi riposavo guardando fisso davanti a me e pensando a quanto tempo era che non mi masturbavo.
Perso nei miei pensieri,non mi accorsi che Roberto era uscito dal bagno ,la cui porta era ai piedi del mio letto: sentendo un rumore,mi girai distrattamente e ciò che vidi mi colpii : il mio amico ,coperto anche lui solamente dal telo di spugna,aveva una decisa erezione ,resa ancora più suggestiva poiché la vedevo in controluce,essendo la finestra proprio alle sue spalle.
Si avvicinò a me e mi chiese divertito cosa c’era che non andava,se avevo qualche problema.
Abituato come ero a scherzare sempre,anche per togliermi dall’imbarazzo ,risposi che il problema ce l’aveva lui,e pure bello grosso.
Scoppiò in una forte risata e ,rimanendo in piedi davanti a me e quasi puntandomi contro quel bastone a malapena coperto dall’asciugamano,mi chiese se avevo voglia di aiutarlo a risolvere quel problema “Di darmi una mano,insomma…eheheh”.
Ebbi la forza di alzare gli occhi e vidi uno sguardo diverso da quello che ero abituato a scorgere nei suoi occhi,lo stesso tipo che avevo spesso quando vedevo una bella ragazza…
Tutto successe in pochi attimi; vidi Roberto che si lasciava scivolare via il telo dalla sua vita ,mostrandomi un lungo uccello eccitato.La cosa che più colpiva non erano le palle gonfie e la sua asta,lunga quasi quanto la mia,ma la sua cappella.
Era sproporzionata rispetto a tutto il resto:sembrava di vederla sotto una potente lente di ingrandimento.
Cosi grossa e rossa da non sembrare nemmeno appartenere ad un uomo,ma più ad una razza equina.
Avevo davanti a me un ragazzo muscolo e alto quasi due metri,con la sua mazza dura e svettante,che aveva per me intenzioni tutt’altro che buone.
Mi prese la mano e la poggiò sul suo glande,muovendola in modo da farmi accarezzare prima la sua cappellona,poi facendomi impugnare la sua asta.Inebetito da tale situazione,iniziai a far scorrere la mano avanti e indietro su quel grosso arnese,sentendolo indurirsi sempre di più.
Roberto aveva emesso alcuni soffocati gemiti quando la mia mano,dalle lunghe dita morbide,aveva toccato la punta del suo enorme uccello; sorrideva,ma intuivo che non si sarebbe fermato ad una semplice sega.
Infatti poggiò le sue forti e ruvide mani dietro la mia testa e mi spinse verso la sua cappella; devo ammettere che ero terrorizzato,l’idea di essere precipitato in una situazione cosi da froci non mi attirava per niente.
“Ora dammi un bacio alla cappella,dai amico” mi disse ed io non riuscii a ribellarmi.
Avvicinai le mie carnose labbra,che tanti apprezzamenti avevano ricevuto dalle ragazze, e le poggiai sulla punta ,gonfia ed enorme,della sua mazza.
“Dagli una leccatina,forza,cosa vuoi che sia?” Roberto continuava a comandarmi e la sua voce virile e le sue mani forti che tenevano bloccata la mia testa non mi permettevano alcun rifiuto.
Diedi perciò una lunga leccata alla sua cappella,provocando in lui un’altra serie di gemiti.Pensai che leccandolo nuovamente sarebbe venuto e si sarebbe calmato,ma mi sbagliai.
Mi prese la testa con forza e,con tono di comando,mi intimò di succhiargli il suo uccellone.
La cappella mi premeva sulle labbra,tentava di intrufolarsi nella mia calda bocca in ogni modo.
Ma io resistevo,non sarei diventato come uno di quei froci che spesso prendevo in giro durante le mie chiacchierate con gli amici.
Lo schiaffò che mi arrivò,però,contribuì presto a farmi cambiare idea: se non gli avessi succhiato l’uccello,avrebbe dovuto rivolgersi ad un’altra parte del mio corpo per godere,disse minacciandomi.
Mio malgrado,fui costretto a socchiudere le labbra : svelta si infilò la sua enorme cappellona,costringendomi a spalancare la bocca per farla entrare tutta.
Mi sentii soffocare; quel pezzo di carne,grossa e pulsante, occupava tutta la mia calda bocca e andava avanti e indietro,strusciando sulla mia ruvida lingua.
Roberto,il gigante bello e muscoloso,in piedi ; io,magro e carino,seduto davanti a lui e costretto a fargli del sesso orale.
Presto le sue mani iniziarono a muovere la mia testa avanti e indietro,usando la mia bocca per farsi una calda e bagnata sega.
Umiliato e violentato oralmente,con le lacrime che scendevano lungo le guance per lo sforzo di tenere aperta cosi tanto la bocca, ero un oggetto nelle sue mani.
Quando sentii la sua voce,mi venne un brivido: “ Amico,ora sdraiata sul letto e mettiti col culo in aria” disse.E vedendomi terrorizzato da ciò che sicuramente mi avrebbe fatto,mi rassicurò dicendo :” Tranquillo,voglio solo strusciare il cazzo in mezzo al tuo culetto” .
Sorrise,ma assomigliava di più ad un ghigno.
Tremando per la violenza orale appena subita,mi sdraiai sul letto.
Mi sentii strappare via l’asciugamano che mi copriva, ritrovandomi cosi completamente nudo davanti a quell’enorme gigante voglioso e determinato.
Lo sentii prima appoggiarsi col bacino,e la sua mazza,sul mio inesplorato culetto,poi si distese sopra tutto il mio corpo,facendomi percepire i suoi duri addominali sulla mia schiena.
Roberto,completamente poggiato sul mio caldo corpo,mi spiegò che stare una settimana senza sesso per lui era davvero troppo.
Non poteva e non voleva tradire la sua Elisa con un’altra ragazza,perciò aveva pensato a qualcosa di alternativo…Ed io avevo avuto la sfortuna di capitare tra le sue grinfie.
Ma se fossi stato gentile con lui,non mi avrebbe infilato il suo voglioso membro nel mio culetto.
Per salvarmi,avrei semplicemente dovuto gemere e fare apprezzamenti sul suo…coso…mentre lui si masturbava strusciandosi tra le mie chiappe.
In quel momento,avrei promesso qualsiasi cosa pur di non essere violentato.
E cosi,quando sentii il suo uccello muoversi avanti e indietro nel solco del mio culetto,iniziai a mugolare e a dire parole sconce.
“Mmmm…si dai Roberto….continua..muovilo ..più forte…più veloce”
Roberto andava avanti e indietro,strusciandosi con sempre maggiore voglia mentre io continuavo ad eccitarlo.
“Ohhh…sii…ma quanto è grossoooh? Mi fa paura..mmm…si..siii”
“Più forte…siii..cosii…dai Robertooo”
Per farlo venire prima ed interrompere quella strana sega,volsi leggermente il viso e passai la lingua sulle mie labbra,voluttuosamente,cosi come avevo visto fare in quei video porno che avevo visto tante volte.
Ma esagerai e provocai una reazione non voluta.
Il mio amico Roberto mi disse che ero stato bravo fino ad allora,,pure troppo…
Quei lamenti e quella lingua lo avevano eccitato fino al limite ed ora non poteva più ragionare.
Non poteva più fermarsi ora,cosi mi disse.
Lo sentii alzarsi leggermente e muoversi sopra il mio corpo.Girai lo sguardo e vidi Roberto che impugnava il suo grosso uccello e lo puntava in direzione del mio buchino posteriore,ancora vergine.
Gli gridai di non farlo,cercai di divincolarmi da quella posizione e dalle sue forti mani,ma non fu possibile: sentii la sua mano poggiarsi sulla mia testa e costringermi a piegarla sul materasso,per farmi capire chi era a dominare e chi era sottomesso tra noi due.
“Ti prego,Roberto…non farlo!”
Dopo aver insalivato il suo uccello,appoggiò la sua sproporzionata cappella sul mio piccolo e stretto buchino ed iniziò a spingere con decisione: gridai ancora,nella speranza di spaventarlo e farlo tornare in sé,ma tutto ciò che ottenni fu di farlo eccitare ancora di più.
“Si bravo,ribellati,cosi me lo fai diventare ancora più duro..mmm…cosa si prova ad essere violentati come una femminuccia eh?” disse,mentre la sua cappella si faceva largo nel mio buchino vergine.
Emisi un lungo gemito di dolore che,nonostante il suo tentativo di coprire la mia bocca,si sentii sicuramente anche da fuori della stanza.Ma nessuno bussò alla porta e venne a salvarmi.
Ero solo,in balia di un porco forte e muscoloso,con una voglia arretrata di sesso e deciso a sfogarla con me.
Mi piantò tutta la sua mazza nel mio giovane e sodo culetto e rimase fermo in quella posizione,per umiliarmi e sottomettermi ancora una volta.
Poi lo sentii uscire quasi completamente dal mio buchino: pensai che forse era venuto,ma non me ne ero proprio accorto.E infatti non era venuto.
Spinse con forza,accompagnato da tutto il suo peso ,la sua micidiale mazza nel mio culetto ed iniziò a stantuffarmi di brutto,tenendomi per i capelli con una mano e con l’altra tappandomi la bocca.
Sentivo il suo respiro affannato,da bestia in calore sul mio collo.
Il gridò,l’ennesimo,che lanciai quando sentii quel cosone dentro di me lo fece arrapare ancora di più: aumentò il ritmo della sodomizzazione,accompagnando i colpi con frasi offensive nei miei confronti e dicendo che ero proprio una puttanella in calore,caldo come quelle femmine che si era scopato durante la sua vita.
Dentro il mio culetto ,la sua cappellona insolente e sfacciata prendeva possesso di ciò che era rimasto vergine fino ad allora.
Mi possedeva come aveva sicuramente fatto con le ragazze che gli capitavano sotto mano; il gigante Roberto,quello ben voluto da tutti e considerato buono,era tutt’altro che buono a letto.
Gli piaceva sottomettere,far capire che c’è chi è nato per dominare e chi per far divertire il più forte.
Non gli importava nulla di portarmi via,oltre alla verginità del mio culetto,anche la mia dignità e la mia virilità.
Voleva semplicemente sfogare i suoi istinti animaleschi.
Ed era una bestia quella che ora grugniva,spingeva,ansimava sul mio corpo.
Accortosi della sua imminente sborrata,della quale anche io mi resi conto dalla aumentata rigidezza del suo cazzo, diede spinte più forti,più profonde.
Non badava più a me,ai miei lamenti fatti di umiliazione e dolore; quello che contava era il suo piacere.
Nient’altro.
Mi aveva sfondato e continuava a farlo con decisione: quando la sua cappella si gonfiò e lui emise dei grugniti ,sentii tutta la sua calda e appiccicosa sborra schizzarmi nell’intestino.
Mi sentii bruciare,non solo per la innaturale penetrazione,ma per la quantità di sperma che Roberto riversò nel mio culetto.
Accompagnato dagli ultimi gemiti di soddisfazione,sfilò il suo enorme coso dal mio buchino martoriato e si accasciò sopra di me.
“Ehi bellezza,non te la prendere.Avevo solo voglia di scopare qualcuno.Niente di personale,ok?” disse Roberto,poi si alzò e si diresse in bagno,per mettersi sotto un’altra doccia.
Non dissi nulla,rimasi fermo in quella posizione supina fino a che non sentii lo scrosciare dell’acqua della doccia.
Solo allora mia alzai dal letto,non prima: come avrei potuto giustificare tutti quegli schizzi di sperma che il mio uccello aveva riversato sulle lenzuola?
*******************
Questo è il mio primo racconto gay,l’ho scritto per andare incontro alle richieste di una parte dei lettori ,e curiosamente di una lettrice,che mi avevano chiesto di realizzarne uno.
Ma io rimango uno scrittore di racconti per etero; sono della vecchia generazione,a cui piacciono le ragazze.:-D
Per commenti scrivete a arneseduro@hotmail.it
Nessun commento
Non c’è ancora nessun commento.
RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI




