Fotografando mia madre
Fotografando mia madre.
AUTORE mark56
L’estate in cui mi diplomai, io e mamma ci trasferimmo a Santa barbara dallo Iowa così da permetterle di trovare un lavoro migliore.
Ci sistemammo giusto in tempo perché mi iscrivessi al college. Avevo 18 anni.
Feci subito molte amicizie soprattutto tra i ragazzi. Di ragazze ce n’erano molte ma non ebbi alcuna occasione con loro nei primi mesi. Nel secondo semestre il consiglio accademico decise di farmi frequentare un corso di fotografia in quanto tra tutti quelli proposti sembrava il più comodo. In effetti mi allenavo moltissimo nella squadra di pallacanestro e il tempo da dedicare alle altre attività era ridotto al minimo. Così mi registrai per “composizione fotografica”.
Il professor Levy, l’insegnante, era un tipo molto simpatico: sembrava un reduce della comunità hippy degli anni ‘60. Diceva che gli piaceva insegnare perché gli studenti lo aiutavano a rimanere giovane. era una persona molto brillante ma scoprimmo subito che il suo corso sarebbe stato tutt’altro che leggero. la prima lezione si basava sugli oggetti della fotografia e sull’importanza delle emozioni a scapito della tecnica. Il primo compito che ci diede fu di scattare 240 ritratti di gente comune al lavoro. L’oggetto non aveva nulla di artistico, bisognava solo catturare la realtà che stavano vivendo. Ci disse che chi avrebbe fallito questa prima prova aveva già fallito il corso.
Solo 13 dei 37 studenti iniziali tornarono in classe due giorni dopo. Levy era palesemente felice: ora sapeva di avere un gruppo di fotografi affidabili. Quando portai i miei lavori non mi aspettavo complimenti o strette di mano ma finirono con l’essere i più apprezzati insieme ai lavori di Dianne Chu una graziosa cino-americana che si era fatta aiutare da suo fratello, un poliziotto di S. Barbara.
Per il secondo incarico il Professor Levy ci diede 20 giorni di tempo perché sapeva che stavolta occorreva pianificare il lavoro. Il compito era di fotografare una o più persone di sesso opposto nude. Di nuovo 240 ritratti. Ma c’era dell’altro: le foto devono essere tutte della stessa persona o gruppo, quindi era assolutamente proibito infilarsi in una colonia di nudisti e fotografare a caso 240 persone diverse.
La seconda regola era niente genitali perché l’obiettivo non era il sesso ma l’umanità spogliata della sua protezione.
Terzo, vietato fotografarsi a vicenda.
Per quelli che potevano permetterselo, Levy consigliò dei modelli professionisti, ma solo come ultima spiaggia.
Quella sera ero molto nervoso a cena e mamma mi chiese se era tutto ok. Le dissi di si ma lei insistette e così le spiegai che non avevo idea di chi fotografare perché le nostre finanze non ci permettevano inutili sperperi. Così le confessai che avevo intenzione di abbandonare il corso.
Mamma ci pensò su qualche secondo poi cambiò discorso.
Parlammo d’altro per alcuni minuti ma la mente di mia madre sembrava da tutt’altra parte. Finalmente tornò all’oggetto dei suoi pensieri.
“Kyle… che ne pensi di me?” chiese.
“cosa penso di te… cosa?” risposi.
“Che ne diresti di fotografare me, Kyle?”
“Nudaaa?”
“Si, sciocco… completamente nuda!”
“Mamma… non so… non ti sentiresti a disagio?”
“Non se sarai tu a fotografarmi. Non potrei. Tu invece?”
“Beh, francamente penso un po’ si…”
“Perché? Non credo di essere tanto sgradevole. Me la cavo ancora piuttosto bene per essere una 37enne madre di un ragazzo ormai adulto”.
“No, non è per questo… tu sei bellissima e hai un corpo delizioso. E’ solo che… insomma, sei mia madre!”
“Chi meglio di me da ritrarre, Kyle? Inoltre… ho sempre desiderato farmi fotografare nuda da un fotografo professionista!”
“Ma io non sono un professionista, mamma. E non ho mai pensato a te sessualmente… non so se sarebbe giusto vederti sotto questo punto di vista…”
“Kyle, in non ti sto chiedendo di venire a letto con me e far l’amore come marito e moglie. Voglio solo essere la tua modella, che mi scatti delle foto… e non lo faccio solo per aiutarti. Te lo chiedo perché voglio essere guardata, ammirata… e… apprezzata… perché mi piace.”
“Uhmmm… Ok”
Mamma voleva cominciare subito ma la cosa richiedeva un minimo di pianificazione: decidemmo di scattare la prima sessione durante il primo fine settimana e di utilizzare il secondo in caso di emergenza.
Avremmo utilizzato invece le serate per scattare qualche foto di prova e almeno all’inizio per prendere confidenza con quella nuova situazione.
Il giorno dopo, a cena mamma era evidentemente euforica ed eccitata e servì il vino in tavola, cosa che faceva raramente. Dopo mangiato andò subito a cambiarsi mentre io preparai la macchina fotografica.
Quando tornò rimasi a bocca aperta: sapevo che era andata a spogliarsi e che l’avrei vista apparire forse solo con un asciugamano a coprirle le tette e la fica, ma in realtà mi aspettavo di vederla nel solito accappatoio bianco che indossava sempre dopo la doccia. Ma non stavolta! Si presentò davanti ai miei occhi con un impalpabile baby-doll celeste! Rimasi senza fiato e mi spaventai anche: per la prima volta vedevo mamma come una femmina. Dimostrava 10 anni di meno e non aveva una curva fuoriposto anzi, sembrava che il tempo l’avesse addirittura resa più affascinante. Le sue gambe erano oltraggiosamente belle e non potei fare a meno di fissargliele.
Mi vide turbato ad osservarla in piedi seminuda, vide il mio sguardo stupito… e le piaceva.
“Mio piccolo Kyle, sbaglio o quello che stai vedendo ti intriga?”
Credo che balbettai qualcosa come:”…si, io…” o comunque una frase altrettanto stupida.
“Kyle, tu non hai idea quanto mi faccia sentir bene essere apprezzata dal mio giovane figlio. I tuoi sguardi mi fanno sentire davvero una donna speciale. Grazie, miele.”
Poi si avvicinò con passi leggeri e mi baciò sulla guancia. Non poté evitare che una delle sue mammelle si schiacciasse contro il mio braccio e si scusò subito. Le dissi che era tutto ok, ma in realtà la mia erezione era ok!
Si allontanò solo di 4 o 5 passi da me, quelli necessari perché i miei occhi potessero guardarla completamente senza perdermi un centimetro del suo corpo. Si tolse lentamente il baby-doll e osservò con uno sguardo profondo la mia reazione. Si girò per posare l’abitino sulla poltrona e i suoi movimenti sembravano quelli di un’esperta fotomodella e quando si piegò mostrandomi sfacciatamente il culo andai letteralmente in estasi.
“Che ne pensi? Credi che sarò all’altezza?”
“Oh Dio, mamma… hai classe da vendere! Sei incredibile!”
Mi sorrise e potrei dire con assoluta certezza che la mia reazione l’aveva resa felice. I suoi atteggiamenti sexy non erano stati casuali, voleva sentirsi dire che era ancora una donna stupenda e io lo feci. E non mentivo.
Il lavoro procedeva lentamente e un po’ a caso. Mamma posò sul divano e davanti al focolare, usando il baby-doll per coprire le zone strategiche nelle inquadrature frontali e nella maggior parte dei casi era completamente nuda, coperta solo dalla particolare angolatura di fuoco. Quasi tutte le foto la ritraevano infatti di spalle, quindi sia le morbide tette che il curatissimo cespuglio erano perfettamente celati e lasciati all’immaginazione dello spettatore, che era esattamente ciò che volevamo. Per me, però, la mia spettacolosa mamma era completamente disponibile e non sembrava minimamente imbarazzata… anzi sembrava provar piacere!
Riuscire a concentrarmi sul lavoro diventava ogni minuto più difficile: non ero affatto abituato a vedere mamma nuda. Non ero vergine ma una donna tanto eccitante che si espone con tanta disinvoltura al mio sguardo non m’era mai capitata. Ebbi un’erezione. Grazie a Dio indossavo dei jeans sufficientemente stretti per tenerla a bada, non abbastanza comunque da occultare la taglia abbondante del mio pene curvatosi sotto la stoffa e subito notato da mia madre. Ma in ogni caso non disse nulla.
Cercai in ogni modo di rallentare il lavoro e di far durare il più possibile quel rullino da 24 ma durante gli ultimi scatti notai un cambiamento in mia madre: per tutta la serata era stata molto allegra e aveva sempre sorriso di fronte all’obiettivo. Ma ora le sue occhiate stavano diventando più serie. Mi guardava sempre più intensamente ma ogni qualvolta spostavo l’occhio dall’obiettivo per ammirarla meglio, il suo sguardo cambiava direzione. Non che mi illudessi di qualcosa ma la situazione non era molto distaccata nemmeno da parte sua: aveva i capezzoli duri!
Dopo aver scattato l’ultima foto e riavvolto il rullino non riuscii a resistere:
“Hai freddo, mamma? Forse è meglio che ti copri prima che geli!” riferendomi neanche tanto velatamente ai suoi capezzoli.
Capì perfettamente a cosa mi riferissi, li guardò e disse:” oh, questi…? No, non ho affatto freddo. Sono semplicemente eccitata. Mi eccita guardarlo così”.
“guardarlo.. cosa, mamma?” dissi
“Quello, Kyle. Il tuo cazzo duro. Vederlo così mi fa impazzire. E’ meraviglioso sapere che ti piace quello che hai davanti agli occhi… sono bagnata, miele!”
“Uh… ok, mamma… credo che… ecco, sarebbe meglio che ti coprissi…” borbottai.
“Perché? A me piace stare così e so che a te piace guardarmi. Che c’è di sbagliato?” così dicendo portò le mani alle tette e si accarezzò i capezzoli duri.
“Ooohh… era da tanto che non mi eccitavo così…”
Ero senza parole. Bofonchiai qualche scusa e corsi via in bagno, non a fare pipì, ovviamente. Avevo bisogno di schizzare lo sperma prima di commettere una pazzia. Quando tornai nella stanza, mamma se n’era già andata.
Tornò alcuni minuti dopo completamente vestita. Beh, forse non è esatto dire “completamente”: indossava un vecchio paio di jeans e una T-shirt bianca ma sotto non aveva il reggiseno. Era sicuramente segno di un grosso cambiamento in lei perché non aveva mai rinunciato a metterlo e lo toglieva solo per andare a dormire. Ora invece le sue deliziose tette dondolavano ogni volta che muoveva un muscolo. Ci sistemammo sul divano a chiacchierare e per fortuna la posizione che assunsi mascherava discretamente la mia nuova erezione ma non poteva nasconderla del tutto all’occhio attento di mia madre.
Poi finalmente mamma portò il discorso sui binari dei miei pensieri.
“Kyle… ma io ti rendo nervoso? Ti faccio sentire a disagio?”
“Si, mamma… mi dispiace ma non sono per niente abituato a vederti come stasera…”
“Capisco… neanch’io ti avevo mai visto come stasera. Ma la sai una cosa? Mi piace e mi rendo conto che piace anche a te. In fondo per un ragazzo è normalissimo prendersi una cotta per la propria mamma e non vedo perché proprio io dovrei privarti della visione delle mie tette del culo e della vagina, miele. Io e te siamo troppo ansiosi, sempre seri e non ci concediamo mai un divertimento, abbiamo bisogno di rilassarci un po’!”
“Hai ragione, mamma. Ma cerca di capirmi, io non ti ho mai vista come stasera e non semplicemente perché hai posato nuda per me, ma per come sei adesso, qui! Hai sempre indossato il reggiseno ma ora non lo porti e… e vedo le tette che si muovono… così mi farai diventare matto…”
“Oh, non devi lasciarti trasportare così, Kyle. Io non credo che potrei farti ammattire e sono felice che ti piace il mio corpo. Non credo affatto che tu possa perdere il controllo tanto facilmente.”
“Dici? Io non ne sono tanto sicuro… la verità è che… sei una strafica e se non fossi mia madre ti salterei subito addosso…”
“Anche tu sei molto arrapante, Kyle. Ma se tu non fossi mio figlio non avresti alcuna possibilità di saltarmi addosso: sarei io a stringerti tra le braccia e a baciare e leccare tutto il tuo corpo…”
Risi. In parte perché era divertente ma soprattutto perché ero realmente nervoso. La ringraziai ma ero certo che scherzasse. Mamma rispose che non scherzava mai del tutto. Che era contenta di come ero venuto su, alto, forte e bello. Mi disse che avevo un bel corpo e un gran bel culo e che era orgogliosa del modo in cui la guardavo.
“E… mio dolce bambino studioso, dalla sporgenza che vedo credo anche che tu abbia un cazzo abbastanza grosso da far felice qualunque donna!”
Rise allegramente e poi disse che era tempo d’andare a dormire. Ci abbracciammo e le diedi un bacio sulla guancia, come avevo sempre fatto. Questa volta però mamma strofinò intenzionalmente le mammelle sul mio torace.
“Oops, spiacente!” mi disse con voce flautata, le dolci labbra dischiuse a pochi millimetri dalle mie e il profumo selvatico del suo corpo a confondermi i sensi. Mi accarezzò i capelli con le mani e mi baciò quasi sulla bocca mentre senza accorgermene le avevo messo le mani sulle natiche.
Prosegue…
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