UNA MONELLA INTRAPRENDENTE
Questa passione era da un po’ che li coinvolgeva. La moglie ben più di una volta ha avuto da ridire litigando, che aveva un’amante. Ben più di una ovviamente, ha avuto la benedizione del suo sperma. Quella mattina uscendo da casa, incomincia con il giro dei clienti più vicini. Invece di recarsi all’ufficio come fa di solito, parte direttamente da casa. Lungo la strada la vede e accosta al suo fianco:
“Ciao. Vuoi un passaggio?”
“Ma ciaooO!!! Non pensavo di vederti questa mattina!”
Come sale in macchina le loro bocche s’incollano, le lingue si cercano e s’inseguono, mentre le mani accarezzano e palpano i loro corpi. Si discostiamo frementi e accaldati.
“Ogni volta che c’incontriamo è sempre così.”
“Come mai non sei a scuola?”
“Ho la giustificazione per entrare alla prima ora. Ho dovuto accompagnare mio fratello all’asilo.”
Si baciamo ancora per qualche minuto per poi essere interrotti da un sms.
Lo guarda radiosa e con un sorriso a tutta faccia:
“Non c’è scuola questa mattina.”
“Bene. Ho una sorpresa per tè.” Mette in modo e s’incamminano.
Continuano a palparsi e ad accarezzarsi lungo la strada. Peccato che indossasse i jeans pensano entrambi. Ad ogni stop le loro bocche s’incontrano per dei baci furtivi. Come la porta della casa si chiude alle loro spalle, si baciano appassionatamente. Lui, con la sua mole, la schiaccia contro il muro, mentre le mani s’insinuano ovunque. La durezza del suo cazzone viene premuto contro il suo corpo.
Entrambi percepiscono la consistenza e l’eccitamento che viene premuto contro il ventre mentre le mani palpano e accarezzano.
Lui la solleva prendendola in braccio e come novelli sposi si avviano verso la camera da letto. L’adagia delicatamente, sempre con le bocche attaccate le une alle altre. Con estrema difficoltà, a causa dell’eccitazione, cercano di liberarsi dei vestiti. Come riesce ad aprire la camicia e ad impossessarsi delle tette, lui incomincia a palparle e a strizzarle delicatamente i capezzoli gia duri.
Anche lei cerca di togliergli la camicia. Come si distaccano per respirare meglio incominciano a spogliarsi definitivamente. Prima le scarpe volano per terra, poi le camicie, la cravatta e il reggiseno. Lui scende con la bocca a baciarle il collo fino a raggiungere i capezzoli che lecca e succhia rendendoli ancora più duri.
I respiri si fanno ancora più affannosi. I jeans e gli slip di lei sono i primi a volare a terra in un sol colpo. La mano s’insinua fra loro accarezzando i pochi peli ricci di lei. Raggiunge il clitoride dopo aver inumidito le dita fra le labbra umide e viscide dei suoi umori e incomincia a girargliele masturbandola sempre più velocemente.
In poco tempo gode tremando tutta. Dopo alcune carezze fatte all’interno della sua vagina e alcuni baci dati ai suoi capezzoli lui si solleva dal letto e finisce di spogliarsi togliendosi i pantaloni. Vede il suo ‘cazzone’ ergersi maestoso.
Vuole toccarlo e baciarlo come piace a lui ma la ferma con una mano.
“Abbiamo tutto il tempo per questo un’altra volta. Ora che abbiamo un letto a disposizione usiamolo come si deve.”
La fa girare e mettere a quattro zampe. Si posiziona dietro a lei e guidandosi il cazzo con la mano le fa sentire la cappella strusciarsi fra le labbra umide della figa.
Inarca leggermente la schiena andando incontro al suo ‘cazzone’. La voglia di lei aumenta spasmodicamente. Questo gioco la sta facendo impazzire.
Entra piano, piano, fino a che la cappella è avvolta dal calore intenso della sua amata. Mette ora entrambe le mani hai suoi fianchi e tirandola a sé e spingendo contemporaneamente col bacino in avanti, la penetra in un sol colpo.
Si sente riempita come mai fino a ora. La cappella urta contro il collo della cervice e le toglie momentaneamente il respiro.
Sente distintamente le pareti della vagina stringersi attorno al suo cazzo. Il calore è intenso. Incominciano a scoparsi a vicenda l’uno contro l’altro.
“Dai fammi sentire come ti piace. Dai fammi sentire come godi. Non ti trattenere liberati.” La sprona lui.
Lei non riesce che a mugolare e a respirare pesantemente. Si sente il cazzo raggiungerle la gola. Piegando le braccia e appoggiandosi sui gomiti riceve nuovi stimoli. Già le tette ballonzolano in ogni dove, ma ora i capezzoli sfregano sul cuscino e in breve la fanno godere.
Lui la sente e poco dopo si ferma, mentre lei trema, ansima e mugola.
Da parte di lei giunge un lamento di disapprovazione. Vorrebbe che continuasse ancora, ma lui ora la spinge ad allungarsi per sdraiarvisi sopra. Respirano affannosamente, mentre cercano di calmarsi. Soprattutto lui, anche se continua a ricevere dolci massaggi dalle pareti della vagina direttamente sul cazzo.
“Dai giriamoci. Vienimi sopra.” Lentamente si estrae da lei e osservandola con la figa aperta, sembra come se le sue labbrine parlino.
Si sdraia supino sul letto e lei rimettendosi a quattro zampe raggiunge il cazzo. Vede il suo ‘cazzone’, bello duro, caldo e lucido dei suoi umori. Gli passa una lunga leccata partendo dalla base delle palle fino a raggiungere la punta. In questo modo può assaporare il suo gusto. Si posiziona con le ginocchia hai suoi fianchi e prendendo il cazzo in mano, se lo dirige verso la bocca della figa e vi si impala sopra.
Resta per alcuni secondi ferma.
Con gli occhi chiusi si assapora il calore e la consistenza del suo ‘cazzone’. Le piace sentirsi piena.
Lui ora, con le mani libere, l’accarezza e la palpa. Le torce i capezzoli e lei emette involontari mugolii di apprezzamento.
Lentamente guida la cavalcata su di lui.
Ora incomincia a succhiarle i capezzoli e a volte li lecca o glieli mordicchia. L’eccitamento è tale che ora si stanno scopando a vicenda. Lui sollevando il bacino in contro a lei e lei abbandonandosi su di lui.
Il cazzo se lo sente arrivare fino in gola.
Scopano come due animali assatanati fino al raggiungimento dell’orgasmo che liberano urlando. Tanto più lei, che quando sente il suo liquido caldo riempirgli l’utero gode molto intensamente, al punto da sentirsi svuotata da ogni forza. Si abbandonano sul letto stanchi, appagati e sudati. Lui l’accarezza e la coccola teneramente. Lei si lascia cullare ascoltando i battiti del suo cuore. Movimenti involontari del cazzo e della vagina li fanno tremare ancora alcune volte.
“Amore, dobbiamo alzarci. Se vuoi possiamo farci una doccia assieme.”
Contrariata ma contenta di questa nuova prospettiva si alza lentamente e sente centimetro dopo centimetro, fuoriuscirle il cazzo. Liberato dalla stretta figa, esce con un rumore sordo per cadere sul corpo di lui insieme a molto sugo misto a sperma.
“Mamma mia quanta roba. Mi hai riempita.”
Mettendosi una mano a cucchiaio per chiudersi la figa. Si solleva dal letto con molta circospezione per non lasciare tracce e prese le mutandine, si aiuta a tappare l’uscita dei suoi umori. In bagno si libera velocemente la vescica e poi insieme si insaponano e si lavano. Si coccolano e si stuzzicano ancora, mentre si asciugano.
Gli sorride maliziosa:
“Con questo accappatoio non ti sembro tua figlia, Mara?”
Si baciano ancora per qualche minuto, mentre i loro corpi nudi si strusciano e le mani palpano, accarezzano ed eccitano.
“Visto l’ora sarà meglio rifare il letto e uscire di corsa.”
In macchina parlano della giornata che devono affrontare e del proseguimento della scuola. Prima di uscire si baciano con tenerezza e passione e lei gli sussurra all’orecchio:
“Non porto le mutande.”
Ride, mentre scende dalla macchina e si avvia verso casa. Lui la guarda ancora per qualche istante e poi si avvia verso la sua giornata lavorativa.
Tornato a casa per l’ora di cena, si trova il solito tran, tran familiare. La moglie che sgrida la figlia perché stralunata in qualche fantasioso mondo da adolescente e che non mangia la cena come al solito. La TV con il solito telegiornale e con le solite notizie. Il dopo cena con la solita sfogliata al giornale per leggere alcuni pettegolezzi sportivi..
Con una ventata di freschezza arriva saltando sul divano.
“Che leggi papà?”
Con studiata indifferenza si accosta per sbirciare le pagine, premendo il seno sul braccio del padre e nel muoversi per guardare l’interno lo strofinava leggermente. Sentiva i suoi capezzoli inturgidirsi, li strofina ancora un poco per poi sdraiarsi accanto a lui lasciandolo impietrito e incredulo.
Mentre Mara guardava la tele il padre non riusciva più a concentrarsi sulle parole che leggeva.
Osservandola con discrezione, nota che indossa una maglietta semi trasparente in cui le aureole dei capezzoli si percepiscono distintamente. I pantaloncini sono aderenti e nella posizione in cui si è messa a gambe aperte si nota perfettamente la conformazione delle sue grandi labbra della figa. Quando allunga la gamba sulla sua come fa di solito non dice nulla anche perché in questo modo chiude la visuale sulla figa.
Quando il piede risale lentamente lungo la coscia non ci fa molto caso, ma poi si posa sulla patta dei pantaloni e con piccoli impercettibili movimenti lo sta eccitando.
‘Forse, pensa, che se non si muove non capisce che il cazzo gli sta venendo duro’.
Purtroppo non è così e in quella posizione vi resta per tutta la durata del film che stava guardando.
Durante la notte ha modo di sfogare la sua eccitazione con la moglie. Al mattino viene risvegliato dal caffè portatogli a letto come quando erano giovani amanti, segno che la notte è stata proficua.
“Peccato che devi andare a lavorare tanto presto.” Mentre sorseggia con circospezione per non bruciarsi.
“Eih, giovanotto. Vuoi esaurire le batterie tutte in una volta?” Controlla la battuta allusiva stringendogli delicatamente il cazzo turgido da sotto le lenzuola.
Dopo il solito bacio, lei esce e si reca al lavoro. Quando si alza per andare al bagno nota la porta semi aperta, segno che c’è sua figlia Mara dentro e passando davanti, nota che sua figlia è mezza nuda. Si sta lavando i denti e i suoi seni ballano liberi. Riflessi allo specchio sono ancora più seducenti. La osserva meglio ed è fiero di sé ma anche eccitato per lo spettacolo. Bionda, col fisico asciutto e le gambe da cerbiatta. Un vero bocconcino da amare. Turbato per i pensieri peccaminosi si dirige in cucina a darsi una rinfrescata alla faccia.
Per tutto il giorno il pensiero su sua figlia lo tormenta. Non ha mai detto nulla, a parte i soliti consigli paterni, sulle sue avventure amorose e la frequentazione di taluni ragazzi ‘maturi’. In casa c’è sempre stata una certa liberta nel vestirsi ma pur sempre nel rispetto reciproco sulla propria privacy. Fino ad ora non ha mai dato problemi di sorta. Ben sapendo che fosse sessualmente attiva con i ragazzi non si è mai ingelosito, lo considerava come una ruota che gira. Anche lui è stato giovane in fin dei conti.
Dopo cena non si è vista, fortunatamente era tutto nella norma. È rimasta chiusa in camera a studiare. Quando arrivata l’ora di andare a letto, passa davanti alla camera di sua figlia trovando la porta semiaperta. La luce del comodino illuminava fiocamente la stanza. Era distesa sul letto, le mani abbandonate a reggere la testa sul cuscino. Indossa un’ampia e leggera canottiera di cotone e un piccolo perizoma che rende le gambe ancora più seducenti. Il respiro ritmico della sua pancia faceva ondulare anche il petto.
Essendo la maglietta generosamente scollata e con grandi aperture alle braccia aveva permesso a suo padre di poter vedere il capezzolo che fuoriusciva da un lato. Avvicinatosi, si china leggermente per osservare meglio il taglio della passerina, il capezzolo turgido, le lunghe gambe. Tremando, posa delicatamente la mano su una delle cosce e lentamente la accarezza. La sente rabbrividire e irrigidire i muscoli. Dopo averla coperta e spenta la luce le diede un bacio sulla fronte come quando era piccola.
A letto non riusciva a dormire. Fu preso da mille tormenti e turbamenti. Non si capacitava se sua figlia stesse giocando con lui o cosa. Se poco prima stesse dormendo o facesse solo finta per metterlo alla prova. Malizia e seduzione era un gioco da grandi e la sua ‘bambina’ anche se era grande era pur sempre sua figlia.
La mattina successiva si ripeté la stessa scena del giorno prima. Non aveva mai lasciato la porta aperta prima di ieri e ora poteva constatare che lo stava osservando quando passa davanti al bagno. Faceva in modo di farsi trovare in pose provocatorie.
Ogni sera aveva preso l’abitudine di indossare slip minuscoli o perizomi accompagnati da mini top, magliette aderenti e trasparenti o eccessivamente larghe e aperte hai lati. Certamente non poteva rimanere freddo di fronte a quel culo sodo, a quelle tette che ballavano libere e a quel gioco di trasparenze o mezze visioni. Spesso sdraiati sul divano gli si strusciava in maniera sempre più evidente e non perdeva occasione per poterglisi sedere sulle ginocchia che poi muoveva il culo per sentire la durezza del cazzo.
Ogni occasione era buona per fare la civetta e regalargli un abbraccio o un bacio. In questo modo lo strofinio con le tette era più evidente, come si poteva constatare, anche se non c’erano più dubbi, che non indossava il reggiseno. Chi ne approfittava tutte le sere ora era sua moglie. Dopo un inizio freddo e distaccato ora aveva ripreso l’abitudine di indossare intimo seducente per andare a letto.
Spesso al mattino si ripetevano gli strusciamenti e correva dalla sua Lucia che lo soddisfava dietro la scuola con un brillante pompino. Quasi tutti i pomeriggi si incontravano clandestinamente per scoparsi a vicenda come animali. Il momento più duro era il week-end. Passare tutto il giorno in presenza delle sue donne e non potersi sfogare come avrebbe voluto era duro. Soprattutto la sera quando la pesantezza delle palle si facevano sentire e la sempre più liberta delle donne lo tenevano in perenne eccitazione. Aspettare che si mettessero a letto tutti lo innervosiva e lo portava allo spasimo.
Quando sua moglie una mattina lo avvisa che sarebbe dovuta assentarsi per lavoro, lui subito si preoccupa per rimanere solo con sua figlia ma poi si diverte a pensare a cosa avrebbe architettato per eccitarlo. Il giorno della partenza non riuscì a concentrarsi molto sul lavoro, si sentiva che era nervoso, mentre guidava la macchina per tornare a casa. Ad aprire la porta con la chiave si accorge che gli tremavano le mani.
Nel vederla il cuore ha perso un battito. La prima cosa che ha notato è stata la tavola apparecchiata e il profumo di cibo che riempiva la casa. Segno evidente che sua figlia stesse cucinato. Aveva curato il suo abbigliamento e la sua persona come se aspettasse per cena qualche principe.
Indossa una minigonna plissettata a quadratini che le scoprivano completamente le gambe, una maglietta aderente in cui il seno è messo in evidenza dal leggero tessuto. Non indossando il reggiseno, i suoi capezzoli sono perfettamente disegnati e formano come due bottoncini stampati sulla maglietta. Completava il tutto un piccolo grembiule.
Lui resta a bocca aperta, folgorato e senza parole.
“Ciao papà, questa sera cucino io.”
“Ma non dovevi disturbarti, potevamo prendere una pizza,”
Aveva la gola secca e la sua voce gli sembrava che uscisse come tremolante per l’evidente bugia.
“No, per il mio papà ci vuole una cena speciale. Vai a metterti comodo che io intanto finisco.”
Era fiero e contento per la sua donnina di casa. Con l’agitazione nel cuore si spoglia velocemente. Dall’armadio estrae il solito pantalone da casa fresco e leggero e una maglietta. Allo specchio in bagno si controlla un’ultima volta come se dovesse presentarsi ad un appuntamento speciale e nota il gonfiore della sua patta. Per una volta è contento di indossare gli slip. A tavola si siede al suo solito posto e lei prontamente gli riempi un bicchiere di vino appena estratto dal frigo.
Impossibile distogliere lo sguardo dalla sua maglietta. Quei capezzoli invitano ad essere morsicati. La segue costantemente nel finire di cucinare anche perché la mini è decisamente molto corta e termina appena sopra all’intaccatura delle chiappe. Si versa un altro bicchiere di vino. L’arsura alla gola non gli passa.
Quando giunge a tavola con la padella del risotto, non perde l’occasione di strusciare il seno sulla sua spallare. Con indosso solo una leggera maglietta la durezza dei suoi capezzoli lo fanno eccitare immediatamente. Per tutta la cena si scambiano sguardi languidi carichi di tensione ed eccitamento. Il cazzo duro nei pantaloni deve essere più volte aggiustato mentre entrambi i capezzoli duri sono un chiaro segno del grado di temperatura che hanno raggiunto entrambi.
Anche quando sparecchia la tavola, Mara non perde l’occasione per strusciarsi sulla schiena del padre. I continui stimoli lo stavano portando all’esasperazione. Quando poi incomincia a lavare i piatti, non la perde d’occhio un attimo. Con quel prominente culo che dondolava e sculettava da fermo e quelle tette. Preso com’era dai suoi pensieri torbidi, non si era accorto che oramai aveva finito di lavarli.
“Papà, puoi posare questo piatto? Io non ci arrivo.”
Lui si avvicina e preso il piatto che sua figlia gli porge si allunga per riporlo. Lei si china in avanti ma volutamente espone il sedere all’indietro fino a sentire la durezza del cazzo attraverso la leggera stoffa dei pantaloni. Non fece nulla per spostarsi anzi, mentre lei muoveva piano il culo in una sensuale carezza, lui si inebria le membra annusando l’odore che emanano i suoi capelli.
Si gira di scatto e un po’ d’acqua gli schizza sui pantaloni.
“Che maldestra, aspetta che ti asciugo.”
Preso un canepaccio, inizia ad accarezzare la patta dei pantaloni. Il membro era teso e duro e si vedeva chiaramente oltre che sentire la consistenza.
“Ma papà, cosa sento..” La sua voce era falsamente sorpresa. Gli occhi quasi erano lucidi per l’eccitazione che aveva.
Con un barlume di lucidità, suo padre cerca di spostarsi, balbettando in cerca di dire qualcosa ma la voce gli era bloccata in gola.
“Scu..Scusa, Mara, e che..”
Lei afferra più saldamente l’asta attraverso i pantaloni e lo trattiene.
“Non mi dire che sono io a farti questo effetto?”
Lo guardava dal basso e in ginocchio di fronte a lui. Non poteva fare a meno di vederle la scollatura e parte dei seni e il suo viso eccitato con le guance rosse.
Lentamente lei si rialza strusciandosi lungo il suo corpo e rimanendo appoggiata a lui. I capezzoli turgidi quasi le facevano male per i continui stimoli che ricevevano, mentre lui tremava per cercare di resistere a non abbattere l’ultima barriera.
“Mi spiace di averti causato questo effetto. Vediamo se riesco a farmi perdonare..”
Le mani di Mara, iniziano a slacciare i pantaloni. In un soprassalto di lucidità, cerca di sottrarsi al suo tocco, ma così facendo favorisce l’introduzione di una mano fra i loro corpi e giunta al cazzo lo prende serrando le dita lungo l’asta calda e palpitante. I loro sguardi si incrociano. Sono carichi di eccitazione e di voglia.
Lei non smette di slacciare i pantaloni e come sente scivolarli a terra si china strusciandosi languidamente sul suo corpo. Non smettono di guardarsi, come in attesa di un segno da parte di uno o dell’altro. Adesso il cazzo duro é all’altezza del suo viso. La cappella violacea punta verso di lei, sente un forte prurito provenirle dalla passerina, mentre ha l’acquolina in bocca dalla voglia di poter assaggiare questo duro paletto di carne.
Il primo istinto che la guida è quello di passare con un colpo di lingua, sulla punta del glade per assaporare la piccola stilla di succo che esce dal meato. Lui riceve come una scossa che lo fa sussultare. La voglia di questo momento tanto sognato è finalmente giunto e supera ogni meravigliosa sensazione. La lingua inizia a muoversi lungo il cazzo arrivando fino alle palle che solletica dandogli piccoli colpetti con la punta della lingua. La mano prende il posto della lingua massaggiando e soppesando mentre questa risale lungo l’asta. Finalmente saziava la sua curiosità e la sua voglia tanto sognata.
Aperta la bocca, se lo fa scivolare tutto dentro fino a che non se lo sente arrivare in fondo la gola. Stringe le labbra attorno al cazzo mentre ora incomincia a lavorare facendo andare avanti e indietro e succhiando con foga. Una mano ora stringe la base dell’asta per meglio guidare il succoso pompino.
“Sii, dai succhiamelo, brava.”
Mara iniziò a muovere la testa avanti e indietro facendosi scorrere il cazzo sempre più duro nella sua bocca. Succhia con forza, mentre la lingua massaggia e dando piccoli colpi lungo l’asta. Purtroppo non continua per molto. La voglia era tale e il pompino fatto con maestria lui si ritrova a godere senza neppure avvisarla. Alcuni piccoli segnali c’erano stati come il tremolio del cazzo o mugolii di piacere e quando uno schizzo la colpì direttamente nella gola facendola quasi soffocare, la colse impreparata.
Si estrae il cazzo per istinto e per respirare ricevendo la restante sborra sulla faccia e sulla maglietta. Riprende ad imboccare il cazzo giusto per stillare le ultime goccie di sperma facendolo ansimare ancor di più di piacere. Le dispiaceva di questo suo comportamento da bambina immatura e come una vera porcellina incomincia a pulirsi la faccia con le dita, per poi succhiarle e assaporare il gusto di suo padre. Sentiva la voglia crescerle. Era sicura che se lui non avesse sborrato così in fretta avrebbe goduto, da sola, senza toccarsi.
“Papà..- Con un filo di voce mentre si alzava in piedi.- Non vorrai lasciarmi così..”
“No porcellina. Adesso a tè, ci pensa il tuo papà.”
Le mani scorrono sui fianchi andando a cercare l’elastico superiore degli slip di Mara abbassandoli. Presa da sotto il costato e sollevandola, la fa sedere sul bordo del tavolo. Le allarga le gambe per poi chinarsi e inizia a leccarle la fica bagnatissima. La lingua inizia a muoversi esperta sul suo clitoride facendola sussultare e mugolare.
Lei la sente intrufolarsi fra le piccole labbra della vagina lambendone i succhi, per poi ritornare fino al clitoride succhiandolo. Gli spasmi di piacere sono sempre più intensi e forti e in breve si sente esplodere in un orgasmo violento quanto liberatorio, nella bocca di suo padre.
Lui continua instancabile a leccare e succhiare, mentre sua figlia è preda di incontrollabili tremori e spasmi dovuti hai continui e successivi godimenti. Non erano padre e figlia in questo momento ma due amanti dediti alla lussuria e all’appagamento reciproco e liberatorio.
Quando si raddrizza ha la bocca tutta bagnata e lucida dai suoi umori. Lo guarda appena perché è ancora scossa. La sua figa palpitante brucia ancora di voglia e si sente i capezzoli turgidi e duri all’inverosimile.
Spogliato definitivamente, la prende in braccio e la porta sul letto. Mentre si dedica a spogliarla lei gli palpava il cazzo e le palle soppesandole e sentendo la loro consistenza. A mano, a mano che i capi di lei volano a terra, lui la palpa e bacia ovunque. Si bea con più calma ora del suo folto boschetto ancora umido dei suoi succhi. Dei capezzoli turgidi e delle aureole violacee per l’eccitamento, continui sospiri venivano da lei ogni volta che venivano baciati e succhiati.
Allunga la mano e la stringe attorno al cazzo di suo padre e incomincia una lenta sega. Non è duro ma solo un po’ turgido. Si sposta di lato per vedere la pelle del cazzo andare avanti e indietro sulla cappella. Da sempre le piace e la eccita questo giochetto. Ora che suo padre si sdraia su un fianco lei si piega e imboccato il cazzo incomincia ad assaporare succhiando il cazzo. A bocca chiusa attorno all’asta lo succhia e giocherella con la lingua. Percepisce chiaramente il cazzo inturgidirsi e allungarsi in bocca sempre più finche non può più contenerlo tutto.
Lui si dedica a una esplorazione con le dita nella figa. Scosta le grandi labbra facendo fuoriuscire il clitoride, lo scappuccia e lo stuzzica con piccoli colpetti dati con i polpastrelli. Lei geme mentre lo succhia. Ora inserisce un dito dentro la sua patatina fino a che le nocche non sono ostacolate dalle sue carni. Lo estrae portandoselo alla bocca e lo succhia assaporandone il gusto. Lo inserisce e lo estrae passandolo sul duro clitoride che masturba e stuzzica.
Non c’è la faceva più. Questo gioco la eccitava fuori di ogni misura. Aveva bisogno di sentirselo dentro e saltando sul letto si mise sopra di lui. Lo prende in mano e se lo dirige all’ingresso della fica per poi calarsi piano su di lui. La cappella si fa largo fra le sue labbra, supera la strettoia delle piccole labbra, ed entra nel caldo nido. Una scossa le passa lungo la schiena stordendola. Centimetro dopo centimetro entra e si fa largo in lei finche presa dalla frenesia si lascia cadere su di lui. Un urletto di piacere le sfugge dalla bocca. Lentamente inizia a muoversi facendolo scorrere dentro la sua fica, le mani di suo padre le palpano i seni e strizzano i capezzoli dandole nuove e piacevoli scosse di piacere. Mara continua a muovere sempre più veloce il bacino assaporando la consistenza del cazzo duro.
Lui la prende e la stringe a se baciandola e accarezzandole la schiena e dandole nuovi brividi di piacere. La fa sollevare, per farla mettere ha carponi. Posizionatosi alle sue spalle si dirige il cazzo verso la figa di sua figlia che in quella posizione sembra aperta e palpitante di desiderio. Come sente entrare il suo paletto dentro a lei spinge, arrivando in un sol colpo fino in fondo. Un mugolio di piacere esce dalla bocca mentre se lo sente arrivare fino all’utero.
Incominciano una cavalcata selvaggia in cui Mara, più volte resta senza respiro per i colpi inferti dal cazzo contro la sua cervice. Gode accasciandosi sul cuscino e urlando il suo orgasmo mordendolo. I colpi di lui si fanno sempre più frenetici e profondi. Si sente i suoi umori colarle lungo le cosce erotizzandola e portandola verso un nuovo orgasmo.
Dopo alcuni affondi più selvaggi si sente invadere dal seme bollente di suo padre e lei tremando tutta viene scossa da un nuovo e violento orgasmo. Urla, mugolii, rantoli sommessi e sospiri invadono le loro orecchie. Lui si accascia su di lei e reggendosi sui gomiti e sulle ginocchia restano a calmarsi in quella posizione. Il cazzo perde la durezza e la consistenza dando a entrambi nuovi brividi.
Teneramente le da piccoli baci sulla testa e sulla spalla contraccambiati da lei ma dati alle sue braccia e alle sue mani. Quando si discosta si sdraia al suo fianco e lei, libera, si solleva dandogli piccoli baci a lui. Raggiunto il cazzo lo succhia e lecca da vera porcellina golosa finche non è totalmente pulito. Si riallunga su di lui posizionandosi nell’incavo del suo braccio, in un abbraccio protettivo e rilassante.
Sente come l’accarezza i capelli e la spalla. Le piace da sempre stare in questa posizione. Mentre la sua monella –Come la sempre definita-si assopisce, un pensiero le attraversa la mente:
‘Chissà se avrebbe voluto giocare insieme con la sua amica Lucia.’
By maxtaxi
Aiutatemi a migliorare. Aspetto le vostre critiche.
Sono in attesa delle vostre proposte e suggerimenti da inserire nei prossimi capitoli..
Nessun commento
Non c’è ancora nessun commento.
RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI

(voti 2, stelle: 4,00 di 5)

