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I. & O. MariaGrazia – Capitolo 1

I. & O.
Maria Grazia
Mi specchio e guardo la mia figura. Quasi non ci sta tutta. Mamma ha voluto comprare un nuovo costume da bagno e ha insistito tanto che ne prendessi uno anche io. Come fà a non capire. Eppure ci vede bene. Questo costume è perfetto. Mi si vede bene come si formi un sorriso da sotto alla pancia.
“Dai apri fatti vedere.”
“Certo che se urli ancora più forte ci sentono fino in piazza.”
“Bene, questo ti va benissimo. Che ne dici, lo prendiamo? Oppure preferisci quello nero.” A pensare di provare ancora un costume non se ne parla.
“No grazie, questo va benissimo.” Richiude la porta e mi rispecchio poco convinta. Certo che se devo veramente andare al mare dovrò depilarmi. Guarda che peli sulle gambe. Poi questo costume è tanto sgambato che mi si vedono pure i peli della fica. Dovrò depilarmi anche li. Arrossisco al solo pensiero. Sono troppo timida. Mamma me lo dice in continuazione che devo buttarmi di più. Fare più vita sociale e uscire più spesso da casa. Parla facile. Lei non si ritrova a dover fare i conti con le calorie tutte le volte che mangia. Finalmente questa tortura del centro commerciale è finita. Non sopporto di andare in giro a comprare i vestiti e dover sorbirmi tutte le volte il lavaggio del cervello da lei. Finalmente a casa. Mi metto in libertà e in camera indossate le cuffie mi dedico alla mia passione preferita: Suonare il pianoforte. L’indomani mattina, fatta la solita colazione di the e fette biscottate mamma mi obbliga a prepararmi. Nel pomeriggio vuole andare in piscina. Avvilita dalla situazione guardo il pacchettino col costume da bagno e penso a quel che devo fare. Depilarmi. Una cosa che odio. Sarà da un anno che non lo faccio. Preparo le strip e con molta incoscienza mi preparo ad operare.
“Cazzo che male!!!” Se fossi sola urlerei. Vorrei sapere chi ha inventato le strisce depilatorie. Sicuramente qualche uomo sadico che voleva vendicarsi contro la sua donna. Quando ho finito, mi ritrovo con le gambe che vanno a fuoco. Questo deve essere un lavoro per donne disperate. Mi alzo dal letto e mi infilo in bagno. Regolo la doccia e spogliata mi immergo sotto al getto dell’acqua. Controllo il folto pelo. Tiro un po da una parte e un po dall’altra per vedere come fare. Appoggio una gamba sul bordo della vasca e controllo se ci sono peli anche in mezzo alle gambe. Come faccio a toglierli. Calma, sono già in panico. Per prima cosa devo prendere un rasoio di mio fratello. Fatto. Ora una bella insaponata come fa lui con la barba. Fatto. Ora appoggio la lametta. Brrr. Brividi. La lama è fredda. La faccio scorrere piano e taglio via. Fatto. Si vede ora una strada come se fosse passato uno spazzaneve. Ok. Non è difficile. Andiamo avanti. La parte facile è stata fatta. Ora mi tocca fare anche sotto. Con la mano scosto una labbrina e taglio via quel poco che c’è. Al tatto mi sembra tutto ok. Perfetto. Ora mi lavo e decido di depilarmi anche sotto alle ascelle. Benissimo. Ora credo di avere fatto tutto. Al tatto sembra tutto ok. Ricontrollo anche li in mezzo, provando un certo piacere. Da quant’è che non lo faccio? Aiutata dall’acqua che scorre incomincio a soddisfarmi. Bello e piacevole. Dovrei provare a farlo più spesso. La porta si apre ed entra mio fratello in maglietta e mutande.
“Hai rotto il cazzo. Ma quanto ci devi stare sotto alla doccia.” Anche se istintivamente cerco di coprirmi con le mani lui, fortunatamente non mi degna di uno sguardo. Alza la tazza del water e urina. Se potessi sprofonderei. Presa dai pensieri di dovermi depilare, mi ero dimenticata di chiudere a chiave. Come ha finito si guarda allo specchio.
“Hei! Sorellina. Da quando in quà usi la mia roba senza chiederlo.” Scosta il pannello e mi guarda tutta per un secondo. Allunga la mano, prende il suo rasoio e facendomelo roteare sotto al naso.
“Dora in poi vedi di chiedere prima di prendere quel che non è tuo, altrimenti passi un brutto quarto d’ora.” Si gira a mettere a posto il suo bene prezioso. Io fra vergogna e mortificazione non so che rispondere e rimango paralizzata. Mi guarda ancora con un ghigno e di colpo mi apre il rubinetto dell’acqua calda del lavandino. Immediatamente dal bocchettone della doccia esce acqua fredda. Urlo dalla sorpresa e cerco istintivamente di regolare su tutto caldo. Lui al contempo gira la manopola sull’opposto e ora sono investita dall’acqua bollente. Chiudo e salto fuori. Scivolo e quasi casco per terra. Lui in questo modo ha potuto vedere bene il lavoro che ho fatto alla mia topolina e soddisfatto esce chiudendosi la porta. Odio quando mi fa i dispetti. Mamma rientra con la spesa e non faccio parola dell’accaduto. Dopo pranzo, vedendoci uscire per andare in piscina, mio fratello come al suo solito, mi sfotte, come sempre da quel gran bastardo che è. Troviamo le amiche di mia madre ma con l’umore nero e con un senso di disagio cerco di sopportare la tortura del costume da bagno. Superato il solito giro di domande del tipo, dov’è il tuo fidanzato, come mai non hai ancora trovato la tua anima gemella, dai non ti demoralizzare sei una bella ragazza.. Stanca di tutto questo, mi scuso adducendo a un sopraggiunto mal di pancia e mi avvio verso gli spogliatoi. Seduta controllo il lavoro fatto e almeno su questo sono soddisfatta di me stessa. Avvampo di vergogna quando mi accorgo che il costume si insinua fra le mie labbrine portandole in evidenzia. Mi rivesto e vado a casa. La passeggiata mi aiuta a calmarmi. A casa incrocio mio fratello che esce di corsa senza dirmi neanche ciao. Come al solito. Ci sono abituata. Decido di farmi una doccia. Anche se non ho fatto il bagno sono tutta sudata. Questa volta mi accerto di chiudere a chiave la porta. Mentre mi asciugo noto un giornale sulla lavatrice. Lo prendo e in camera mi metto a sfogliarlo. E’ un giornale porno! Mi tremano le gambe. Fortuna che sono seduta sul letto. Incomincio a sfogliarlo. I racconti sono accompagnati da fotografie quasi fosse un fotoromanzo. E’ sicuramente di mio fratello. Uscendo di corsa se lo deve aver dimenticato. Quindi ne deduco che in bagno si faceva una sega. Sono eccitata da quel che leggo e vedo. Mi arrabbio con me stessa perché con l’asciugamano ho bagnato il letto. Sono tutta agitata, in preda all’eccitazione. Rimango con le mutande in mano cercando di decidere se indossarle o meno per poi lasciarle sul letto. Indosso solo un vestitino leggero e col giornale in mano vado a mettermi seduta sul divano. Letto le prime righe e osservato bene le fotografie sono già in balla. Insinuo una mano fra le cosce fino a trovare il clitoride duro ed eretto e incomincio a strofinarlo. Con un dito, lo giro, giro, finché sento venirmi da dentro un calore che mi fa togliere il respiro. Vengo. Le forze mi abbandonano e svuotata da ogni energia mi abbandono sulla poltrona. Che pace penso, che tranquillità. Contino a leggere e a guardare le fotografie. Divarico le gambe e una l’appoggio sul bracciolo tranquilla. Così l’aria mi rinfresca la topolina. La sento che brucia ancora. Non l’ho sento arrivare. È salito dalle scale interne in compagnia di un amico.
“Ma guarda la porcellina. Ti stai eccitando con le riviste porno?” Sono presa alla sprovvista. Nella posizione in cui sono mi deve aver visto fino alle tonsille. Non so cosa rispondere. Sono senza fiato e paralizzata per la vergogna.
“Fai vedere cosa guardi.” Prende il giornale e lo sfoglia col suo amico. Me lo ripassa aperto ridendo. Non so cosa fare. Cerco di sistemarmi seduta composta.
“Ti eccita a vedere queste cose?” Mi chiede. Cerco di rispondere balbettando qualcosa. Sento le guance di fuoco, le ginocchia mi tremano. Mi si siedono hai lati. Col giornale in mano incominciamo a sfogliarlo. Loro girano le pagine, io mi limito a tenerlo aperto.
“Anche io mi eccito molto a guardare. In camera ne ho una collezione completa. Sei eccitata sorellina?” Non rispondo, non ne sono capace. Chino la testa in segno affermativo.
“Davvero? Dai fammi controllare.” Senza aspettare una mia risposta insinua una mano sotto il vestito. Scorre lungo l’interno coscia e si ferma proprio sulla topolina. Forza leggermente fra le gambe obbligandomi ad aprirle. Infila un dito nella fessura calda e incomincia ad andare col taglio della mano su e giù premendo il clitoride. Estrae la mano.
“Porcellina, dimmi. Che cosa è questa cosa bagnata che ti esce da sotto. Ti sei fatta la pipì per caso?” Ridono sguaiatamente entrambi. Vorrei sprofondare dalla vergogna.
“Fammi controllare anche mè.” Entrambi mi prendono una gamba sollevandola e mettendola sulle loro. Ora così aperta, mi sondano internamente con le dita. Non provo fastidio, anzi mi piace. Mi sbottonano due bottoni e fanno fuoriuscire le tette.
“Ecco, vedi come sono? Che ti avevo detto. Le ha a pera. Piccole ma con le aureole che formano da sole una seconda tetta. Visto i capezzoli duri? Non ti viene voglia di assaggiarle?” Incapace di dire qualcosa o di muovermi mi godo le loro bocche che mi succhiano. Frugata e masturbata, leccata e succhiata, vengo tremando tutta.
“Guarda la porca come gode. Altro che santerellina. Questa è un fuoco che bisogna spegnere.” Mio fratello abbandona la gamba e si alza. Abbassa i jeans e fuoriesce un cazzo eretto, enorme.
“Guarda come mi hai ridotto. Ti piace? È duro per tè e ora diventerà tuo.” Si inginocchia di fianco al divano. Istintivamente chiudo le gambe. Mi tira verso il bordo del divano e mi obbliga ad abbassarmi con la testa. Intuisco cosa vuole che faccia. Apro la bocca e come sul giornale incomincio a leccarlo e succhiarlo. Non so bene se è lui che mi scopa o io che faccio. Mi preme la testa con una mano schiacciandola sul cuscino e sul suo cazzo. Più volte vengo soffocata quando la sua cappella mi arriva in gola. Ora anche il suo amico si alza e si spoglia rimanendo completamente nudo. Continua a palparmi le tette e ad esplorarmi internamente la topolina. Invece mio fratello incomincia a gemere e lo sento irrigidirsi. Mi da un colpo violento in bocca col cazzo. Immediatamente alcuni schizzi caldi e salati di sborra mi entrano in gola facendomi soffocare. Tossendo mi libero.
“Ma che cazzo fai?” Urla arrabbiato. “Ora che sto godendo ti togli sul più bello? Ma lo sai che è ora che noi maschi percepiamo più piacere e tu stupida, ti togli e smetti di succhiare? Muoviti a rincominciare immediatamente, lecca!” Mortificata incomincio nuovamente a succhiare e leccare. Bevo ancora la sua sborra che continua a uscire abbondante.
“Continua troia. Ora devi rincominciare tutto da capo. Forza datti da fare!” Proseguo senza smettere. È lui che va avanti e indietro con il cazzo. Mi limito a serrare le labbra e a non fargli sentire i denti.
“Vieni Miki. Prendi tu il mio posto.” Si scambiano di ruolo. Ora è il suo amico che succhio e lecco. Lui invece si posiziona fra le mie gambe. Le prende e le solleva appoggiandole attorno al suo collo. Ma cosa vuole fare penso.
“Aah.. Sii.. Tua sorella è veramente un’artista con la bocca. Sei fortunato.” Sento la cappella che si appoggia su una mia chiappa. È Caldo e bollente. Penso che ora voglia scoparmi. Dirigendolo con la mano si appoggia al mio buchetto. Spinge e lentamente entra. Come sento la cappella entrarmi rimango senza fiato. Devo svincolarmi per sottrarre il cazzo dalla bocca per respirare. Con forza vengo ripresa a non interrompere la succhiata.
“Succhia e bevi troia!” Viene copiosamente. Un paio di volte sono quasi costretta a soffocare ma riesco a ingoiare tutto. Beato dallo spettacolo che gli ho offerto ora mio fratello entra tutto in mè. Letteralmente rimango con la bocca aperta come se una lama mi avesse tagliato. Incomincia a stantuffarmi dentro e ad ogni affondo mi sento togliere il respiro. Brucia. Mi sento piena come se dovessi fare la cacca da un momento all’altro. Il bruciore non passa, anzi. Ora il calore si diffonde a tutto il corpo. Ho voglia di toccarmi il clitoride dal piacere. Respiro a fatica forse anche a causa della posizione. Grugnisce e si irrigidisce. Mi sento riempire le viscere dalla sua sborra calda. Vengo pervasa da un senso di eccitazione e a mia volta godo sobbalzando. Stringo inconsciamente le gambe su di lui che lo vedo diventare paonazzo. Quando il respiro si fa più normale per tutti si estrae da mè. Vengo scossa da altri brividi. Si discosta. Finalmente posso sdraiarmi e respirare normalmente. Vengo presa da un impellente voglia di andare in bagno. Con fatica stringendo le chiappe cerco di sollevarmi e mi dirigo in bagno dove svuoto l’intestino. Mi guardo allo specchio e sembro una scappata dal manicomio, con le tette all’aria e lo sperma su collo e faccia. Entrano loro due mentre sono intenta a lavarmi sul lavandino.
“Sei proprio una troia!” Mi dice mio fratello mentre entra nella doccia. “Mi hai pisciato addosso quando hai goduto.” Il suo amico di fianco a mè si libera della vescica e me lo porge.
“Succhia ancora dai” Lo imbocco succhiandolo e leccandolo. Ora, a differenza di prima il gusto è più forte. Uscito dalla doccia mio fratello ci fa smettere e manda il suo amico a vestirsi.
“Basta. Fra poco potrebbe arrivare nostro padre.” Con difficoltà raggiungo il mio letto e mi allungo addormentandomi. Sono ancora tutta agitata e con le guance di fuoco quando vengo svegliata da lui. Infila una mano sotto di mè prendendo una tetta e strizzandola. Con l’altra mi palpa il sedere e penetrandomi poi in figa con un dito.
“Brava. In casa devi sempre restare nuda. Ora alzati e vieni a cena prima che mamma ci venga a cercare.” Ho ancora il vestito sbottonato e le tette al vento. Mi ricompongo passando per il bagno prima di andare in cucina. La serata scorre tranquilla. Mi dedico alla tele invece che fare gli esercizi al piano. Sono ancora confusa e senza energie. Vado a letto con mille pensieri vorticanti per la testa. Cerco di stare sveglia perché voglio parlargli ma mi addormento prima che rientri in casa. Vengo svegliata in piena notte.
“Sono io. Che cazzo ti urli.” Mi dice bisbigliando.
“Ti avevo detto che devi stare nuda in casa. Dai ora succhia.” Mi fa mettere seduta sul letto e mentre il suo cazzo mi scompare in bocca lui mi palpa una tetta. Non ci impiega molto a venire ma dopo averli ingurgitati i primi fiotti, mi scappa dalla bocca e mi imbratta la faccia e parte delle tette.
“Ma non sai stare attenta a quello che fai? Muoviti a pulirlo.” Come ho finito mi lascia e se ne va a dormire. Mi tolgo la veste che uso per dormire e con questa mi pulisco. Sono tutta appiccicosa. Mi riaddormento come un sasso immediatamente. Faccio fatica ad alzarmi al mattino. Mi rimetto il vestitino di ieri e vado a fare colazione. Mamma mi chiede se voglio andare con lei al mercato ma rifiuto l’invito per via dello studio. Sono li che faccio gli esercizi al pianoforte quando vengo presa alle tette di spalle.
“Ma devi sempre urlare tutte le volte che ti prendo le tette? E poi ti avevo detto di restare nuda in casa”
“Scusa mi hai spaventato. Mi sono vestita per fare colazione e quando mi sono messa a studiare la mamma era ancora in casa.”
“Dai alzati e spogliati.” Lui si sdraia sul letto e incomincia a guardarmi mentre bottone dopo bottone rimango nuda di fronte a lui.
“Forza. Che aspetti? Succhia.” Mi inginocchio in mezzo alle sue gambe e incomincio a leccarlo. È già duro. Imito il suo movimento di ieri facendo andare su e giù la mia bocca.
“Brava. Ora girati e mettiti a quattro zampe.” Lui si posiziona dietro a mè e sento che appoggia la cappella al buco del culo. Spinge ed entra di colpo. Stringo i pugni sul tappeto per il dolore. Va avanti e indietro scopandomi lentamente. Il dolore si trasforma in calore. Le braccia non mi reggono e con il solo culo sollevato appoggio la fronte a terra. Ad ogni colpo sento il godimento aumentare mentre le tette ballano eccitandomi ancora di più. Me le prende e le strizza. Godo pure io quando sento riempirmi l’intestino di sperma calda. Ci accasciamo sul tappeto con lui sempre in me e sopra mè. Ho le tette ancora attanagliate dalle sue mani e il respiro affannoso non dovuto certo al suo peso. Si sfila lentamente e io l’aiuto nell’operazione spingendo lentamente col culo. Anche lui ha il respiro pesante. Lo guardo e ha una faccia raggiante. Siamo entrambi sudati ma non ho voglia di alzarmi. Desidero invece baciarlo. Lui si alza e va in bagno mentre io resto ancora un po sdraiata a terra. Quando torna è ancora nudo. Prende un cuscino e si appoggia seduto a terra accanto al letto.
“Hai un culo fatto di burro. Complimenti.” Rimango a bocca aperta. È il primo complimento che mi fa dopo tanti anni. Non mi ricordo l’ultima volta che me lo ha fatto.
“Sto guardando il tuo uccello. L’ultima volta che l’ho visto era lungo e grosso come un mignolino. Ora guardalo, sembra come un wurstel ma con la pelle sopra alla punta della cappella.”
“E’ normale. Io non sono circonciso e quando è ha riposo la cappella si intravede appena. Ricordi Miki ieri? Lui è operato e la cappella è sempre in bella vista. Differenze credo che non c’è ne siano fra i sessi. Se non per la sensibilità forse. Questo è una cosa che scoprirai tu nel tempo. Ma dimmi una cosa, quanti pompini hai fatto fino ad ora?”
“Cosa sono?”
“Ma mi pigli per il culo? Il lavoro di bocca e lingua che mi hai fatto prima si chiama pompa. Pompino. Ma vuoi farmi credere che non l’avevi mai fatto prima?”
“No, mai. Mai fatto niente.” Avvampo. Mi sento bruciare le guance.
“Sei vergine?”
“Si esatto.”
“O mamma! Ho una santa per sorella. Ma scusa, volevi rimanere vergine fino alla morte? Qui mi sa che ti devo insegnare molte cose.” Si mette più comodo semi sdraiandosi e allarga le gambe.
“Vieni qua.” Mi indica di venire in mezzo alle sue gambe.
“Ora con la mano prendi le palle da sotto. Piano cazzo! Senti la loro consistenza? Come sono morbide e con due piccole palline dure? Baciale. Piano, dolcemente. Si così. Ora con la punta leccale. Qualsiasi lavoro fai alle palle l’importante è che lo fai dolcemente e delicatamente. Ora impugna il cazzo. Lentamente abbassa la pelle del cazzo. Vedi come fuoriesce la cappella? Appoggia il pollice un dito sotto alla cappella. Si brava incomincia a rotearlo come se fosse il tuo clitoride. Ecco si. Per noi lì, è come il vostro clito. Quando fai una pompa e lo stai succhiando, con la punta della lingua stuzzica in quel punto. Farai impazzire immediatamente molti uomini. Prova. Alterna la punta con la lingua tutta. Mmmhhh, bravissima. Ora impugnalo leggermente più forte e vai su e giù con la mano. Questa si chiama sega. Immagino che l’avrai fatta almeno una volta.” Muovo la testa in segno di assenso. Questo è vero. Mi sono fermata ad un ‘petting pesante’ con le poche uscite che ho fatto coi ragazzi.
“Brava. Vedi come ora rimane su da solo? Questo è grazie a te, hai delle dita da favola. Ora imboccalo e fammi una pompa. Parti dalle palle e sali come ti ho insegnato. Quando ti verrò in bocca questa volta non ti togliere. Il trucco sta nel fermarsi un attimo e ingoiare tutto velocemente. Poi rincominci a pompare succhiandolo. Quando pensi che ha finito di sborrare, vai avanti ancora un po. Magari solo solleticando con la lingua. Dopo lo lecchi bene cercando di asciugarlo dalla saliva e così togli anche le ultime gocce di sperma che magari ti sono scappate. Se vuoi velocizzare il pompino, aiutati con la mano. Fai una sega seguendo il ritmo della bocca e se puoi con la l’altra mano palpa le palle. All’ora dai muoviti se hai capito. Fallo!” Come una allieva diligente metto tutto in pratica. Quando sento vibrare il cazzo capisco che sta per godere. Sono preparata, ma gli schizzi di sperma mi colpiscono direttamente in gola soffocandomi. Dischiudo per un secondo le labbra per respirare per poi rincominciare a bere. Alla fine lecco tutto per bene, comprese le palle e i peli perché una parte è fuoriuscita. Soddisfatto, si rialza, mentre io controllo la mia topolina. Il clito è caldo e grosso. Lo trovo umido. Anche le mie labbrine sono umide. Le dischiudo per controllare ma non mi sembra sia pipì. La tocco e al tatto fra le dita sembra viscido. Sarà sperma che mi è uscito dal sedere, mi chiedo. Annuso e lecco le dita. Non mi sembra sborra. Mi siedo più comoda e allargo meglio le labbrine con le dita mentre con l’altra mano controllo. Le dita sono nuovamente bagnate. Ricontrollo meglio leccandole. Strano. Il gusto non è sperma e non è pipì. Inserisco le due dita più internamente nella mia topollina e lo trovo caldo e bagnato. Mi piace il contatto delle pareti vaginali. È come quando me lo fa lui. Ricontrollo leccando le dita. Il gusto è strano. Il sapore è nuovo. Mi piace penetrarmi. Lascio le labbrine e ora con le dita libere mi dedico a masturbarmi il clitoride. Mi piace anche il contatto delle mie dita che si muovono all’interno. Sono un fuoco. Sento il piacere nascermi dentro. Sto per godere in una forma nuova di masturbazione mai sperimentata prima.
“AAAHH..” Urlo di piacere inaspettato. Anche quando arriva mio fratello non riesco a fermarmi e devo continuare a muovere le dita. Entrambi le mani si muovono in mè all’unisono. Mi fermo quando oramai non c’è la faccio più a continuare. Tremante e ancora più sudata di prima. Il cuore credo che mi stia per scoppiare in gola da quanto batte velocemente. L’osservo sfinita. È sulla porta nudo come quando e uscito.
“Ma sei proprio una troia. Cerca di non urlare quando godi o verranno a vederti tutti. Ti giuro che se non mi avessi svuotato ti sbatterei di brutto. Appena c’è la fai alzati e fatti una doccia. Ma dimmi, non hai mai goduto in questo modo?”
“No mai. È la prima volta con le dita dentro. Mi sono sempre fatta solo sul clitoride. Scusami, ma questa cosa viscida è mia?” Estraggo le dita da dentro di mè e gli faccio vedere come sono unte e viscide. Non mi risponde. Ride e scuote la testa andando in camera sua. Quando mi alzo noto che ho bagnato il tappeto. I miei umori sono scesi copiosi. Lui è sulla panca che fa i pesi e il cazzo si è proprio rimpicciolito a causa dello sforzo sul manubrio. A vederlo così mi fa sorridere. Associo le sue palle molle e pendule a quelle dei cani. Devo andare urgentemente in bagno. L’intestino mi si è mosso e devo liberarmi. Dopo la doccia mi sdraio in camera e faccio per vestirmi ma ricordo che mi vuole nuda. Lo accontento. Non è un grosso sacrificio. Il buco del sedere mi da un po di fastidio. Mi rilasso leggendo in attesa che rientri mamma. La sento armeggiare in cucina e la raggiungo vestendomi. L’aiuto a mettere a posto i sacchetti della spesa e dopo la solita sbollita in cui dice che lei non può andare avanti a fare tutta da sola mi metto a preparare il pranzo. Torna quando ormai ho fatto quasi tutto. Cambiata e più tranquilla per fortuna. Dopo il pisolino pomeridiano particolarmente lungo, mio fratello mi chiede di accompagnarlo in spiaggia. Rimango esterrefatta dall’invito ma come vede la mia titubanza ad assecondarlo, prende il costume dalla sedia e me lo lancia addosso.
“Mettilo.” Velocemente mi spoglio del vestito e mi rivesto col costume. Lui sceglie un’altro vestito da indossare e usciamo di casa. Se lo sapessero i miei che usciamo assieme direbbero che sta per nevicare.
By maxtaxi.

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