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I. & O. MariaGrazia – Capitolo 2

Guidare sul motorino non è facile sopratutto quando ho il culo che mi fa male e stare seduta è fastidioso. In teoria dovrei seguire mio fratello per andare alla spiaggia ma lui mi ha già abbondantemente distanziata. Quando arrivo è attorniato dai suoi amici sbruffoni. Già mi pento di essere venuta. Mi accodo a loro, che sistemati gli asciugamani alla meglio sulla sabbia ci dirigiamo in acqua. Fanno comunella fra di loro senza minimamente considerarmi. Mi ritengo fortunata che non mi sfottono e almeno così, passa in’osservata il mio disagio di stare in costume di fronte a tutti. Mi metto tranquilla sull’asciugamano ma ecco che arriva tutta la banda. Non so perchè mi sono sdraiata. Ecco che incominciano a rincorrersi e qualcuno mi butta la sabbia nel costume sulla schiena. Ridono come solo un branco di babbuini può fare. Vado in acqua a lavarmi e si tuffano tutti attorno a mè compreso quello scemo di mio fratello. Mi spingono a nuotare con loro fino alla boa. Per stare in compagnia accetto anche se di mala voglia. Ne approfitto per togliere parte della sabbia che ho nel costume. Alla boa incominciano a immergersi e a lanciarsi la sabbia che prendono dal fondo. Se la infilano nei costumi fra di loro come nel mio. Più di uno mi palpa volontariamente il seno o il sedere con questi giochi stupidi. L’umore incomincia a diventare sempre più nero mentre sento le braccia stanche. Con fatica mi isso sulla boa e mi metto a sedere sul bordo. Immediatamente all’unisono, vengo bombardata da tutti con sabbia e acqua. Scalcio un po a destra e a sinistra finche non colpisco qualcuno alla faccia. Finalmente si fermano. Capiscono che un gioco è bello quando dura poco. Si aggrappano alla boa e finalmente posso vedere chi ho preso. È Francesco, l’ho preso al labbro che si è già gonfiato.
“Ma sei proprio una vacca!” “Ma che ti ha preso?” “Stupida non sai stare al gioco?” “A momenti mi ammazzi.” “Ma sei impazzita?” Tutti in coro mi insultano, cerco di dire qualcosa in mia discolpa ma non riesco a parlare. Non reggo più. Piango. La smettono e forse capiscono di aver esagerato. Non so chi è ma mi si siede dietro e mi abbraccia. Sono tutti teneri e cercano di scusarsi. Smetto di piangere singhiozzando.
“Dai sorellina non fare così. Stavamo solo giocando. Sei l’ultima arrivata e volevamo battezzati. E poi vige la regola che chi arriva ultimo alla boa o chi sale per primo paga pegno. Ecco perchè ti abbiamo bombardata di sabbia. Per noi è normale.”
“Si scusaci. Non pensavamo che te la prendessi tanto.”
“Ok ragazzi scusatemi.”
“Si è liberato il pedalò. Dai muovetevi prima che c’è l’ho portano via!” Chi era dietro a mè mi spinge in acqua. Tutti si buttano in una nuotata selvaggia. Li raggiungo dopo molto. Siamo in cinque. Partiamo con mè come passeggera posizionata dietro insieme a Francesco. Andiamo verso la scogliera. Giunti, rincominciamo a fare il bagno nuovamente. Qualcuno si arrampica sugli scogli per spiccare dei tuffi.
“Ciao troiona!” Non mi sono accorta ma ci ha raggiunto Miki. Un’altro amico di mio fratello idiota invece.. Alla vista di chi è mi si congela il sangue nelle vene. Penso a quello fatto ieri e provo un misto di imbarazzo ed eccitazione. Allunga le mani da sotto l’acqua e raggiunto i miei seni mi da un pizzicotto ad entrambi i capezzoli. Presa alla sprovvista non posso neppure gridare perchè vengo presa alle spalle e spinta in fondo. Incominciamo coi giochi idioti penso. Mi immedesimo con i babbuini (cioè loro) e incomincio ad aggrapparmi al primo che trovo spingendolo in fondo. Nella guerra di tutti contro tutti vengo presa e tirata in fondo più volte. Nella confusione un po tutti ne approfittano per palparmi o strofinarsi addosso. Finalmente dopo tanto saliamo sul pedalò. Ho le braccia stanche. Miki fa notare a tutti che sono eccitata per il fatto che ho i capezzoli duri. L’attenzione è calamitata su di mè. Arrossisco immediatamente. Cerco di dire che lui me li ha pizzicati ma interviene mio fratello.
“Guarda che non ti devi vergognare. Hai un costume così trasparente che si intuisce perfettamente che sotto sei anche depilata.” Mi guardo meglio ed è vero. L’azzurro e il giallo del costume una volta bagnato si è incollato sulla pelle creando un effetto pellicola trasparente. Non sò che fare. Tra l’altro sembra che abbia la topolina in vista per come il costume si insinua fra le labbra lasciando poco all’immaginazione.
“Vero. Ieri l’abbiamo vista distintamente come era depilata, vero?” Mi chiede Miki. Non so che rispondere. Penso di buttarmi in acqua e affogare dalla vergogna. Mio fratello sale sul pedalò e posizionatosi vicino a mè.
“Dai facci vedere quanto sei figa senza peli. Sù dai..” Mi mette una mano sulla coscia vicino all’inguine e salendo incomincia a strofinarsi lungo il taglio della mia topolina. Insinua un dito sotto all’elastico del costume e lo scosta.
“Dai allarga le gambe altrimenti i ragazzi non riescono a vedere bene. Forza.” Uno dei ragazzi mi prende un ginocchio e ora aperta e semi sdraiata sono con la topolina in mostra a tutti.
“Visto che bella? Quante ne avete viste di così? Labbra grosse e carnose con un clito da succhiare tutti i giorni. Chi non vorrebbe farsela? Vi vedo che siete tutti arrapati, stronzi. Ma questa patatina è già stata promessa ad un’altro quindi guardare e non toccare chiaro?” Lo guardo dubbiosa. Ma cosa vuole dire promessa? I ragazzi sono tutti in tiro. Chi ha gli slip si vede bene che sono lunghi verso sinistra. Chi invece porta i boxer il bozzo è meno evidente.
“Se vi volete sfogare fatelo in acqua. Lei non dice di no anche perchè così in spiaggia non ci potete andare.” Chi era salito si rituffa mentre io vengo spinta ad andare a mettermi davanti. A cosce spalancate coi talloni sul bordo, scosto l’orlo del costume mettendo in bella mostra la topolina. Il sole mi colpisce direttamente sul clitoride. Il calore è piacevole e la voglia di masturbarmi sale. Loro si posizionano tutti in acqua e incominciano a segarsi. Non resisto alla tentazione e li imito regalandogli uno spettacolo da sogno. Mi masturbo solo il clitoride accentuando il movimento delle dita. Sono già particolarmente eccitata e come loro non resisto molto e mi lascio andare godendo e singhiozzando. Dal canto loro mi rispondono con gemiti e sorrisi. Poco dopo ripartiamo con mè sempre davanti e loro tutti dietro. Vicino alla riva mi butto in acqua e vi rimango per molto tempo ma non riesco a far scendere i capezzoli. Oramai sono lessa ed è tardi. Accompagnata dagli altri che nel frattempo mi hanno raggiunta mi sdraio sull’asciugamano. Sono impacciata e le gambe mi tremano per la vergogna. I capezzoli non scemano e restano ritti e duri. Resto sdraiata a lungo ma il risultato non cambia. I ragazzi giocano a inseguirsi mentre io resto in disparte. Anche dopo aver mangiato il gelato i capezzoli restano duri. I ragazzi rincominciano a sfottermi e sopratutto a fare allusioni sullo stato delle mie tette. La smettono solo quando c’e ne andiamo. Il motorino non parte. Ci provano anche i ragazzi ma niente. Rimane morto. Faccio cambio con uno dei loro e tutti assieme ci dirigiamo verso il box di uno che abita li vicino. Non è un garage ma una vera officina. Ci sono pezzi sparsi ovunque. Lavora per una buona mezz’ora mentre noi ascoltiamo musica e beviamo cola. Lo scende dal cavalletto, mette in moto e parte a razzo provandolo nel cortile. Che manico, riesce pure a impennare. Sono veramente contenta.
“Ok. Era solo il carburatore sporco. Ti ho pulito il filtro e cambiata la candela. In poco tempo non posso fare altro ma se vieni un’altra volta ti tolgo le strozzature e se vuoi ti metto sotto un’ottanta.”
“Sono veramente contenta. Non sò come fare per sdebitarmi. Grazie.”
“Un modo ci sarebbe.” Mi fà l’occhiolino. “Fammi un lavoro di bocca come hai fatto a Miki ieri.” Lo guardo interdetta. Ma come può chiedermi una cosa del genere. Per chi mi ha preso, penso.
“Guarda che non può farti la pompa che ha fatto ieri, perchè oggi la può fare meglio.” E’ mio fratello che parla. “Ha fatto molta pratica da ieri.” Ridono tutti.
“Allora bisogna controllare subito cosa ha imparato.” Dice Miki. Mi prende per una spalla e mi abbassa facendomi inginocchiare mentre con una mano cerca di abbassarsi i boxser da bagno. È davanti alla mia faccia. Non è duro ma solo un pò gonfio. Guardo mio fratello perchè non sò che fare ma lui mi si mette di spalle e incomincia a sbottonarmi il vestito. Mi abbassa le spalline insiene al costume e prese le tette da sotto le fa sobbalzare fuori. Incomincia ad accarezzare i capezzoli e a masturbarli con le dita.
“Sono duri e grossi come il tuo clitoride. Come vorrei mangiartelo e leccartelo.” Mi bisbiglia all’orecchio. “Dai fai vedere cosa ti ho insegnato questa mattina.” Mi bacia il collo e mi mordicchia il lobo dell’orecchio. Fortuna che sono in ginocchio perchè le gambe le sento cedere. Abbasso ancora di più il boxser fino alle ginocchia e impugnato il cazzo incomincio a leccarlo. È salato. Mi si indurisce immediatamente al contatto con la lingua. Mi ci metto d’impegno cercando di mettere in pratica tutto quello che mi ha detto lui. Partendo dalle palle che stuzzico e solletico fino ad imboccarlo tutto, facendomi quasi soffocare più di una volta. Sono brava e lo intuisco dai suoi mugolii.. Quando lo sento tremare capisco che stà per venire e infatti ingoio tutto velocemente. Continuo ancora a succhiare e a leccare. Rantola e mi sprona a continuare. Ho le guance che mi fanno un po male ma continuo alternando la velocità del pompino con le leccate lente. Alzando gli occhi e a osservare la sua espressione mi eccito pure io oltre ogni limite. Ogni tanto qualche mano mi palpa le tette o mi stuzzica i capezzoli durissimi. Trema tutto. Non solo il cazzo ma proprio anche le gambe e sborra. Questa volta a parte i primi due schizzi il resto che ne esce è più copioso e sgorga in modo più tranquillo. È meno salato. Più piacevole al palato. Sà quasi di castagne bollite. Capisco che basta quando con una mano si appoggia a mè. Gli do ancora un paio di leccate guardandolo a sorridermi e lo lascio con un bacietto. Soddisfatto si sposta e vengo quasi presa di forza da qualcuno che me lo infila dritto in gola. Ho già il collo e la bocca stanca. Rifletto che ne devo soddisfare ancora parecchi. Qui non c’è la faro mai. Mi viene in mente il trucchetto della mano ’sega’ e mi ci metto di impegno ancora. Sono subito innondata da un fiume di sborra. Che mi prende alla sprovvista. Quasi mi soffoca per la quantità e la violenza degli schizzi. Riesco comunque a ingoiare tutto anche se qualcosa mi cola dagli angoli della bocca. Non faccio intempo a leccarlo per ripulirlo che qualcuno lo scansa velocemente. Vengo presa da una mano alla nuca che mi guida la bocca su un cazzo veramente grosso e con una cappella violacea e di tutto rispetto. Non faccio in tempo a chiudere le labbra sul cazzo che incomincia a godere. Seduta sui talloni resto semplicemente con la bocca aperta per ricevere la sborra direttamente sulla lingua. Molti schizzi mi bagnano la faccia e me li sento colare anche sulle tette. Si alternano a vicenda per molto tempo anche più di una volta. Quando, a forza di essere palpata e stuzzicata sulle tette e vengo, lo spompinato di turno non resiste e mi imbratta tutta pure lui la faccia e le tette. Finalmente ho finito e sono tutta un dolore. Collo, guance, braccia, tette, capezzoli, ginocchia.. A fatica mi aiutano ad alzarmi. Mi gira pure la testa. Al lavandino mi schiacquo e mi ricompongo. Penso che devo essere un bello spettacolo, con le tette al vento e tutta imbrattata di sperma. Tutti si complimentano con mè per la mia bravura e questo mi inorgoglisce. Avviato il motorino mi godo l’aria fresca ma ho un po di nausea. Non so quanti litri di sborra ho bevuto. Arriviamo a casa che la cena è già in tavola e non faccio in tempo a cambiarmi. Mi tolgo solo il vestito perchè imparte bagnato e macchiato di sperma. Mio padre si complimenta con noi perchè siamo andati in spiaggia assieme. Io arrossisco pensando a cosa è successo oggi e i capezzoli non accennano a scendere. Anzi sono sempre più duri. Noto fra imbarazzo e orgoglio che mi osservano spesso le tette. Mangio poco perchè ho la nausea e mi rinviene la sborra. Non l’ho digerita. Dopo cena faccio la doccia e mi metto a fare gli esercizzi al piano o altrimenti al conservatorio non ci entro. Quando finisco è tardi. Vado in cucina per bere qualcosa quando passando davanti alla camera dei miei rimango colpita da un urlo inconfondibile. Guardo bene dalla porta semi aperta e vedo mia madre cavalcare mio padre. Incredibile lui sdraiato che asseconda il movimento di lei dando dei violenti colpi che sento distintamente risuonare. Lei, con le ginocchia hai suoi lati che sale e scende abbandonandosi e contorcendosi. Rimango colpita dalla selvaggia scopata che quei due si stanno concedendo. Papà ora prende i seni che ballano allunisono e incomincia a succhiarli. Mamma viene tremando e gorgogliando qualche parola mentre si innarca all’indietro. Non riesco a resistere e incomincio a masturbarmi il clitoride. Mamma ansima ancora quando si solleva da papà. Vedo bene il suo cazzo lungo, scappellato e lucido dai suoi umori. Si abbassa e incomincia a succhiarlo. Ha una tecnica particolare. Quando risale con la bocca mugola per fargli capire che gli piace. Lui è immobile con le gambe aperte. Si irrigidisce sollevando leggermente il bacino e lei si muove ora più velocemente col cazzo in bocca.
“Siii..” Viene urlando sottovoce. Lei presa come da una frenesia accellera ancora più velocemente finche non rallenta e si ferma. Troppo presa dallo spettacolo vengo inaspettatamente e perdo l’equilibrio dando una sonora testata al muro. Controllo e apparentemente non mi hanno sentita. Piano, piano mi dirigo in bagno e poi finalmente mi metto a letto, nuda. Sento ancora la topolina calda e pulsare come se avesse ancora voglia. Il sonno mi raggiunge mentre accarezzo le labbrine interne.
Dall’altra parte del muro:
“Amore, pensi che ci abbia sentito?”
“Spero di no.” Risponde lei. “Dobbiamo incominciare a stare più attenti e sopratutto a fare meno rumore. Con il caldo stiamo tutti con le finestre e le porte aperte.” Risponde sempre mentre è intenta a leccare e succhiare ancora.
“Amore. Hai proprio deciso di farmi fare gli straordinari? Guarda che se continui poi domani non riesco più ad alzarmi per andare a lavorare.”
Si solleva e si allunga sul suo corpo strusciandosi su di lui. Gli piace la sensazione di calore che emana. Si baciano un pò finchè poi inesorabilmente la stanchezza prevale sulla voglia di continuare. Come sempre lui si alza per andare al bagno. Urina e controlla le camere. Il casino che vede nella penombra in quella del figlio gli fà storcere il naso. Il quella della figlia invece.. Che spettacolo lei dorme supina. Le tette in alto coi capezzoli durissimi. Una gamba leggermente semiflessa. La mano sulla fighetta depilata. Il cazzo ha come un impulso di risveglio. Mai ha pensato a lei come a una donna e ora cosa gli stà succedendo. Il desiderio di lei aumenta. Sono entrambi nudi nella stessa camera. Allunga la mano per sfiorarle il seno. Incontra il capezzolo e con il palmo lo accarezza sempre più arditamente. Lei ha un sussulto. Si irrigidisce ma continua ora con entrambi le mani sui capezzoli. Continua a dormire ma si vede chiaramente che la mano è intenta a soddisfare la sete di godimento. Ora ha il cazzo in erezione. Si solleva da lei. Prima di andarsene le da un bacietto su entrambi i seni e non resitendo, anche una leccatina sui capezzoli. Annusa il profumo di donna che scaturisce dalla fighetta e ne esce eccitato più di prima. In camera è tormentato dai mille dubbi e dalla coscenza. La moglie si accoccola a lui mentre una mano incomincia ad accarezzarlo. Trova una sorpresa dura:
“Attento vechietto. Se ne fai troppe tutte una volta, poi mi lasci a digiuno per un mese. Chi devo ringraziare per questo regalo? Nostra figlia?” Ha un sussulto come se fosse stato accoltellato. “Stai tranquillo. Ho visto come gli guardavi le tette a cena. Con quel costume la linea è ancora più marcata. Ti ricordi i giochi che facciamo? Domani sarò la tua piccolina vizziosa. Ti và?” Non le risponde. La bacia passionatamente tirandola verso di lui e palpandola tutta.
“E io sarò il tuo fratellino porcello.. A domani amore.” Le sorride contento mentre lei si gira sul letto accostandogli il suo meraviglioso sedere. Il desiderio di quella giovane carne è sempre più impellente. La notte passa in mille tormenti e sogni. Il sonno è stato leggero e agitato. Ha sentito l’ora tarda in cui è entrato il figlio. Il mattino giunge con l’immancabile suono della sveglia. La vede e la desidera come non mai. L’erezione e la voglia che si è protratta per tutta la notte, ora chiede di essere soddisfatta. Incomincia a baciarle la schiena. Sciende lungo l’incavo delle natiche. Trova il buchetto e cerca di infilarci la lingua. Fà scorrere una mano all’interno delle sue cosce, stuzzica un pò l’ingresso della vagina e la penetra con un dito trovandolo caldo e umido. Non può resitere oltre. La desidera troppo. Si allunga al suo fianco e così di lato le guida il suo cazzo nel buchino. Intuisce il desiderio del suo partner ed espone leggermente il sedere. L’ingresso non è mai stato un problema e infatti entra tutto dentro come risucchiato in lei. Le pareti dell’intestino accolgono il cazzo avvolgendolo come un guanto stretto. La sensazione di disagio si sostituisce immediatamente a quella del piacere. L’irruenza della scopata accompagnata dalla masturbazione la fa godere in poco tempo e quasi all’unisono godono entrambi. Col fiato corto si baciano pur avendo ancora in lei il suo maestoso cazzone. Il suo amorone come lo chiama spesso. Guarda l’orologio ed è ormai tardi per andare al lavoro. Si dividono e a malincuore si alza dal letto per andare in sala a telefonare all’hotel. Anche lei si alza ma per andare in bagno. La prima porta aperta che incontra è quella della figlia. Dorme a pancia in giù col culo prominente in cui risalta il bianco lasciato dall’abbronzatura. Si intravede parte della figa e delle labbra. Pensa che è passato già molto tempo dall’ultima volta che si è vista con la sua amica. Forse la chiamerà per rinnovare gli incontro saffici in cui si dedicavano. Nella camera del figlio invece, lo vede lì, con il cazzo lungo e duro. Le palle sono in bella vista grazie anche al fatto che ha le gambe aperte a squadra. Il marito la raggiunge e la cinge dalle spalle. Le prende i seni e incomincia a stuzzicare i capezzoli ancora duri. Bisbigliando all’orecchio:
“Immagina se si svegliasse ora e ci vede così, nudi ed eccitati. Questo grazie a lui.” Gira solo la testa per baciarlo mentre si appoggia col sedere per sentire la consistenza del suo giocattolo.
“Ora faresti brutta figura amore.” Le dice mentre si avviano entrambi in bagno. Pensa che ha molti baby-doll nell’armadio, forse sua figlia acceterà di indossarne uno, almeno per stare in casa. Lavandosi si strusciano come quando erano sposini. Si fermano ancora prima ad osservare il figlio e poi la figlia e infine bevuto il caffè e rivestitisi di corsa, scappano incontro alle loro mansioni quotidiane di lavoro.
Racconto scritto a
quattro mani, mandate
le vostre considerazioni.
By maxtaxi
Francesca

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