Jessica
Di Liana
È passato un mese da quando ho partorito. Ogni giorno devo assolvere al piacevole compito di allattare mia figlia. Nicole (è il nome di mia figlia) è una bambina vorace. Con le piccole labbra si ancora alle mie mammelle e succhia il latte che scende copioso nella sua boccuccia. Mentre succhia mi guarda con i suoi occhioni neri. Una luce gioiosa attraversa il suo sguardo. Un giorno, alla seconda poppata del mattino, è presente anche mia sorella Jessica. Sono nel salone seduta sulla poltrona. Ho mia figlia poggiata in grembo e con un braccio sotto la sua testolina per aiutarla a tenere la bocca vicino al capezzolo di una delle tette. L’altra tetta, gonfia di latte, è coperta da un panno che sta assorbendo il latte che cola. Mia sorella si porta dietro allo schienale della poltrona e chinandosi sulla mia spalla si ferma a guardare Nicole che ha fatto sparire un capezzolo nella sua piccola bocca e succhia l’alimento che l’aiuta a crescere. “È bellissima. Sta venendo su che è una meraviglia. Non può essere altrimenti.” “Cosa intendi dire?” “Dico che avere una mamma bella come te e cibarsi del latte che esce da stupende mammelle quali sono le tue non può che farla crescere bella e rigogliosa.” “Ti stai complimentando con me o con mia figlia?” “Con entrambe.” La discussione finisce lì. Dentro di me non posso non gioire del complimento fattomi da Jessica. Mia sorella mi ha detto che sono bella e che ho delle tette stupende. Da quel giorno, puntuale come un orologio, mia sorella, quando è in casa, è presente ad ogni poppata di mia figlia. Solo quelle notturne non vedono la sua presenza. I suoi commenti sulla mia bellezza e sulle mie tette si sprecano e mi fanno ridere. Poi, un giorno, mentre Nicole sta succhiando la sua razione di latte, alzo gli occhi e la guardo. I suoi occhi sono fissi sulle mie tette e sono attraversati da una strana luce. Allo stesso tempo la sua lingua scorre sulle sue labbra. Un pensiero mi attraversa la mente. Lo scaccio. Non può essere. Di nuovo la guardo. Il suo sguardo è fisso sulla tetta che mia figlia sta succhiando. Nel cervello mi rimbombano tutte le frasi dette sullo splendore del mio seno. Non mi sbaglio. Mia sorella vuole succhiare latte dalle mie mammelle. Come faccio a dirle che non può essere e non posso nemmeno scacciarla. Dio, che situazione di merda. I giorni a seguire la mia mente è occupata da un unico pensiero: trovare il modo di far desistere mia sorella da quel suo desiderio. Non ci riesco. Mi arrendo. L’idea di farle succhiare le mie mammelle incomincia a piacermi. Del resto io già succhio quelle di mamma. Anche Margot fa lo stesso con le mie. Abbiamo sospeso da quando ho partorito. Si, io e mia madre abbiamo un rapporto saffico. Lo abbiamo iniziato lo stesso giorno che la feci sodomizzare da mio marito (v. r. La vendetta ed il piacere). Instaurarlo anche con mia sorella non sarà un grande dramma. Del resto è una incantevole ragazza e portarla a letto deve essere eccitante. Il mattino dopo, puntuale, Jessica si presenta nel salone per vedermi allattare mia figlia. La guardo e le lancio un sorriso. “Hai già fatto colazione?” “No. Aspetto che tu finisca quello che stai facendo.” “Allora aspettami. Finisco di allattare Nicole e sarò da te. Ti piacerebbe bere il latte direttamente dalla fonte di produzione?” Capisce. Gli occhi le si illuminano ed un sorriso raggiante le compare sul viso. Dopo circa 20 minuti Nicole smette di succhiare. Mi alzo, con mia figlia sulle braccia gironzolo per la stanza in attesa che l’aria ingurgitata insieme al latte venga espulsa. Basta poco e Nicole emette una serie di ruttini. Allora la porto nella camera. La metto nel lettino a pancia sotto. Vado in bagno. Mi denudo le mammelle e le lavo. Torno nel salone con le tette al vento. Jessica è lì ad aspettarmi. “Spogliati. Quando berrai il mio latte ti voglio nuda.” Non se lo fa ripetere. Pochi secondi ed è completamente nuda. Del resto deve togliersi solo la vestaglia. Sotto non porta niente perché dorme nuda. È bellissima. Ha due grosse tette che si proiettano verso l’alto. Sono due lune. Vincono la forza di gravità. Due rosei capezzoli, grossi come ciliegie, si ergono al centro di due aureole color caffelatte. Due lunghe e ben tornite gambe sorreggono due splendide natiche. Fra le gambe spunta un folto ciuffo di ricci peli neri. Mentre la guardo e ammiro il suo splendido corpo mi tolgo la vestaglia e resto nuda. Alla vista delle mie mammelle i suoi occhi si illuminano. Vado a sedermi sulla poltrona. La invito ad avvicinarsi. Le prendo una mano e la faccio sedere sulle mie gambe. Le dico di stendere le sue lunghe gambe e di poggiarle sul bracciolo della poltrona. I suoi movimenti sono meccanici. Nello stendere le gambe le sue tette entrano in contatto con le mie. Sento i suoi capezzoli avere un guizzo. La faccio stendere anche il torace fino a che la sua testa poggia su un mio braccio. Assume la stessa posizione che ha mia figlia quando la faccio mangiare. Porto una mano sotto la mammella più vicina alla sua bocca e avvicino il capezzolo alle sue labbra. “Ecco. Ora puoi fare colazione.” Mia sorella mi guarda. Dischiude le labbra ed il mio capezzolo scivola nella sua bocca. Con la lingua lo schiaccia contro il palato e comincia a succhiare. Nonostante abbia finito di allattare mia figlia appena trenta minuti prima, il latte scorre copioso nella sua gola. Sono una donna molto prolifica di latte. Lei lo ingoia con avidità. La sua azione sul mio capezzolo mi provoca forti contrazioni all’utero. Mi eccito. Con la mano libera le accarezzo il viso. “Brava la mia sorellina. Ti piace succhiare il latte dalle mie mammelle? Sì! Dai svuotala. Dopo dovrai riservare lo stesso trattamento anche all’altra.” Faccio scorrere la mano libera sul suo corpo. Ha la pelle vellutata. Le carezzo il seno. Con le dita le artiglio i capezzoli e glieli strizzo strappandole mugolii di piacere. Continuo a carezzarla. Sono sul suo ventre. Una sua gamba scende dal bracciolo. La mia mano scorre veloce fino a raggiungere il folto ciuffo di peli neri. Le mie dita si insinuano tra quella foresta di peli. Raggiungono le grandi labbra e… In quel momento Jessica smette di succhiare. “Ti prego. Sono ancora vergine.” Sono sbalordita. Mia sorella è inviolata. Dio, come sono contenta. Sto allattando una vergine. La stringo contro il petto. “Sorellina ti voglio bene. Continua a succhiare. Non preoccuparti. Non violerò la tua verginità.” Jessica riprende a succhiare. Il fatto che sia vergine non mi impedisce di darle comunque piacere. Le mie dita, invece di introdursi nella sua vagina per fotterla, vanno alla ricerca del suo clitoride. Lo trovano. Lo accarezzo. Lo titillo. Avverto che si sta inturgidendo. Cresce e si indurisce. Lo strizzo strappandole un mugolio di piacere. lo tratto come se fosse un pene. Le faccio una sega. Mia sorella smette di succhiare e si abbandona al piacere. Ogni tanto lancia dei piccoli nitriti. Infine una scossa attraversa il suo corpo. Un ruggito seguito immediatamente da un forte nitrito annunciano il raggiungimento di un lungo e intenso orgasmo. Dalle sue grandi labbra fuoriesce il liquido prodotto dal raggiungimento del piacere. Lo raccolgo nel palmo della mano e lo porto alla bocca. Lo lecco e l’ingoio. È squisito. “Jessica ti amo. Da oggi, ogni volta che vuoi le mie mammelle saranno sempre pronte a soddisfare la tua voglia di latte. Stasera verrai a stare nel mio letto. Voglio esplorare il tuo magnifico corpo. Alzati e cambia posizione. Devi svuotare l’altra tetta.” Nell’eseguire il mio ordine la sua testa si avvicina alla mia. Ci guardiamo negli occhi. Lei avvicina la sua bocca alla mia. Poggia le sue labbra sulle mie, le dischiude. La sua lingua, veloce come quella di un serpente, saetta fuori dalla sua bocca e penetra nella mia. Vibrando incontra la mia lingua e insieme si avviluppano dando vita ad una dolce ed eccitante danza. La ricaccio indietro seguendola con la lingua nella sua cavità orale. Lei la imprigiona con le labbra e la succhia con la stessa intensità di come stesse succhiando un mio capezzolo. È un bacio lungo e carico di libidine. Le reciproche riserve d’aria vanno a farsi benedire. Prima che una di noi due svenga per mancanza d’aria interrompiamo il bacio. Jessica scende dalle mie gambe e si mette ritta di fronte a me. Mi guarda. Ha gli occhi carichi di desiderio. Si inginocchia. Con le mani mi costringe ad allargare le gambe. Mi tira verso di se. Il mio bacino è sul bordo della poltrona. Le mie gambe sono, ognuna, a cavallo del singolo bracciolo. La mia miagolante micina è alla portata della sua vista. Lei la guarda estasiata. La sua testa scende lentamente verso la mia pussy. Con le dita allontana, dividendola in due parti, la foresta di peli che protegge la mia vagina dalle polpose grandi labbra. La sua bocca entra in contatto con la mia pussy. La bacia e la lecca. Dilata le grandi labbra con i polpastrelli delle dita. Le piccole labbra fanno la loro apparizione. Jessica le circonda con le labbra le lecca e le succhia. Le allarga e con due dita penetra la mia vagina. Emetto un nitrito. Dal capezzolo della mammella non svuotata cola il prezioso liquido e si spande sulla mia pancia. Mia sorella stantuffa le sue dita nella mia vagina. Mi chiava. Vado in brodo di giuggiole. I miei mugolii riempiono il salone. Sposta l’attenzione sul mio clitoride. La sua lingua lo avviluppa. Lo lecca. Lo circonda con le labbra e lo strizza. Lo sento crescere e indurirsi nella sua bocca. Incomincia a succhiarlo. Mi fa un pompino che dura una eternità. Una sequenza infinita di orgasmi squassano il mio corpo. Il salone è diventato la cassa di risonanza dei miei nitriti e delle mie grida. Il movimento nella mia vagina delle dita di mia sorella si fa più veloce. Il clitoride sotto l’azione frenetica della lingua di Jessica ha raggiunto la massima espansione. Il piacere percorre il mio corpo e lo fa vibrare. Sento che sto per venire. Porto le mani sulla testa di mia sorella e la spingo verso la mia vagina. Un grido annuncia il raggiungimento di uno spaventoso orgasmo. Sto godendo. Vengo. Dalla mia uretra, come magma bollente, fuoriesce il mio sperma che si miscela con i liquidi vaginali e, insieme, colano nella bocca di mia sorella. Jessica li lappa e li ingoia. Lentamente ritorno in me. Apro gli occhi e vedo. Nel vano di una delle due porte che danno l’accesso al salone c’è mia madre. Ha la vestaglia aperta. Si vedono le sue grosse, bellissime e gonfie mammelle e il suo enorme pancione. È incinta. Mancano ancora pochi mesi: due e partorisce. Il responsabile di quella gravidanza è mio marito. Quando la costrinsi a farsi sodomizzare da Pierre era già gravida. È venuta a cercarmi. Alla vista di quello che io e mia sorella stavamo facendo si è fermata a guardarci. Le nostre manifestazioni di libidine l’hanno contagiata. Infatti sta lì, ferma a palparsi le mammelle ed a torturarsi i capezzoli con le dita. L’altra mano è riuscita a superare la protuberanza del pancione e ha raggiunto la sua vagina. Dal movimento della mano si capisce che si sta masturbando. “Jessica, sorellina, girati e guarda chi è venuta a trovarci?” Mia sorella solleva la testa dalle mie cosce e si volta a guardare. “Dio, è mamma. Che vergogna.” “Non preoccuparti. È l’occasione per metterti al corrente di quello che succede in questa casa. Per adesso ti basti sapere che io e mamma ci amiamo così come ci siamo amate io e te poco fa.” “Tu e nostra madre siete amanti?” “Non solo io e mamma ci amiamo ma anche mio marito è l’amante di nostra madre. Il figlio che porta in grembo è di Pierre. Dopo parleremo di questo. Ora, dimmi, non trovi che nostra madre è una donna stupenda? Guarda le sue mammelle: sembrano due lune. Ed i capezzoli. Sono due grosse ciliegie. Pensa al momento in cui potrai succhiarli. Sai cosa ti dico. Alzati. Vai da lei e portala in camera tua. Prenditi un acconto. Amala come hai amato me.” “Mi stai dicendo di portarla a letto e di fare sesso con nostra madre? E lei non protesterà.” “Non lo farà. Vedrai. La farai felice. Quando sarete a letto dille della tua verginità.” In quel momento sentiamo un forte nitrito. Mamma ha raggiunto l’orgasmo. Apre gli occhi. Sorride. Jessica si alza e la raggiunge. Le da un bacio sulle labbra. La prende per mano e insieme spariscono dalla mia vista. Resto a lungo seduta. Con la mente rivedo tutto quanto è accaduto in questo ultimi due anni. L’incontro con Pierre; il mio matrimonio; la mia gravidanza; la scoperta dell’amore fra Pierre e mia madre; la mia vendetta; la nascita del rapporto lesbico con Margot; mia madre diventa la mia amante; la gravidanza di Margot; la nascita di Nicole; la scoperta dell’amore per mia sorella; la nascita dell’amore fra Jessica e nostra madre. Sono contenta e non credo che sia finita. Andando con la mente a quello che le mie due amanti stanno facendo mi alzo, raccolgo gli indumenti miei e di Jessica e mi avvio verso la mia camera. In quella incontro Pierre che vedendomi completamente nuda lancia un nitrito da stallone pronto alla monta. “Amore, vieni ho bisogno che tu mi ami.” Per allattare Nicole ci vuole ancora un ora. Basta per portare a termine quello che ho in mente. E questa sera Jessica verrà a farmi visita in camera e giaceremo nel mio letto.
P. S. Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.
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