Liana

HOLLY 2^ (LISA)

di Liana

Il Sogno:

-È una radiosa giornata di inizio estate. Io e mamma siamo distesi sulla nostra spiaggia. Siamo entrambi nudi. Mi alzo e mi distendo su di lei. Il suo seno si schiaccia contro il mio petto. I suoi occhi si specchiano nei miei. Le sue braccia mi hanno cinto le spalle. Mi bacia sulla bocca. I nostri corpi rotolano sulla spiaggia. Lei è su di me. Mi offre le sue tette. Le sto baciando. La invoco: “mamma, mamma, ti amo.” Sento un dolce suono. Una voce melodiosa mi sta chiamando. Apro gli occhi. Due prorompenti mammelle ballano davanti ai miei occhi. Le afferro e le stringo. “Mamma, come sei bella. Che tette stupende che hai. Lascia che le baci.”-

“Ehi! Svegliati. Non sono tua madre. Sono tua nonna. Quelle che stai palpando sono le mie mammelle.” È vero. È mia nonna Lisa che mi sta scuotendo e nel farlo la sua vestaglia si è aperta e le sue grandi tette schiaffeggiano il mio viso. Cazzo! È stato solo un sogno. Arrossisco. “Nonna scusami. Pensavo fosse….” “Ho capito. Hai creduto fossi tua madre. Metti i piedi su questa terra. Alzati prendi il caffè e vieni di là. Mi racconterai quello che hai sognato.” Si raddrizza. Riporta le tette all’interno della vestaglia e prima di andare via mi domanda: “Ti è dispiaciuto che quelle che volevi baciare non erano le tette di tua madre?” Non aspetta la risposta. Esce dalla stanza. Mia nonna è una bella donna. Anche lei ha partorito sua figlia (mia madre) quando aveva quattordici anni. È una caratteristica genetica delle donne della mia famiglia farsi ingravidare in giovane età. Ha anche un’altra figlia che è di pochi mesi più grande di me. L’ò vista poche volte e quando era una ragazzina di cinque anni. Oggi vive negli U. S. A. E’ ospite di una sorella di mia nonna. Saprò, poi, che suo padre è anche il mio. Tornando a mia nonna. È rossa di capelli. Ha un corpo giunonico. Da quello che ho visto ha un seno prosperoso. Di sicuro è più grosso di quello di mia madre. Immagino che i capezzoli siano altrettanto grossi o quanto meno facciano onore alle tette che li ospitano. Il colore della sua pelle è in sintonia con quello dei suoi capelli. È pieno di piccolissime macchie marroni. È lentigginosa. Avevo 10 anni quando l’ò vista l’ultima volta. Lei non è mai venuta a trovarci a casa. I suoi rapporti con mio padre non sono mai stati idilliaci. Lo odiava perché aveva ingravidato la sua bambina all’età di tredici anni. Almeno così credevo. Non la ricordavo cosi. Voglio dire: “bona”. Arrivo in cucina. Lei è sempre avvolta in quella trasparente vestaglia nera. La guardo. Ha una bocca grande e labbra carnose. Nonostante non porti rossetto le sue labbra sono rosee e tendono al rosso. Sono invitanti. Sembra che dicono:”ecco siamo qui, pronte per essere baciate, fatelo e ve ne saremo grate”. Accolgo l’invito. Mi avvicino tenendo gli occhi fissi su quella stupenda bocca. Sono davanti a lei. Mi guarda. Non dice niente. Poggio la mia bocca sulla sua. Le do un bacio delicato. È in quel momento che si scuote. “Ehi, fringuello! Calmati. Ritorna in te. Sono tua nonna e non la tua morosa. Prima le tette, ora la bocca. Sei talmente infoiato? Chi ti ha ridotto in queste condizioni?” Con un coraggio che credevo non avere le rispondo. “È stata tua figlia Holly.” “Mia figlia? Stai dicendo che la mia Holly ti ha sedotto” “Magari! Siediti. Ti racconto tutto fin dall’inizio” Alla fine del mio racconto mia nonna mi guarda con occhi pieni di compassione. “Mia figlia si è lasciata vedere nuda da te? Si è fatta baciare la micina? E tu ne sei innamorato? Vorresti giacere con lei?” “Si! Non riesco a non pensarla. Credo che anche lei lo voglia. Ieri sera prima di accompagnarmi ha detto che mi portava da te perché non si fidava di se stessa. Nonna, aiutami.” “Ti aiuterei volentieri. Ma non posso fare niente. Si! Credo anch’io che tua madre ti desideri e per non farsi travolgere dai sensi ti ha portato da me. E non sa quale errore ha fatto?” “Errore? Perché dici che ha sbagliato?” “Te lo dirò tra poco. Anzi lo capirai. Fai colazione e raggiungimi nel salone” La guardo uscire dalla cucina. I miei occhi sono attratti dal suo favoloso deretano e dal suo incedere. La trasparenza della vestaglia non riesce a nascondere le rotondità delle sue opulenti natiche e della linea che le divide. Che culo! Il pene è al massimo dell’espansione. Velocemente faccio colazione e mi precipito nel salone. Un bellissimo quadro è davanti ai miei occhi. Mia nonna è distesa sul divano ed è girata su di un fianco con la testa appoggiata sul palmo di una sua mano. L’altra mano è poggiata sul suo corpo. La vestaglia è sparita. È nuda. Le sue maestose tette pendono da un lato. I capezzoli svettano in cima a quei grandi globi. Nella congiunzione delle sue cosce non c’è ombra di peli. Il suo pube e la sua vagina sono liberi da peli. La rosea massa carnosa delle sue grandi labbra, separate da una linea perfetta, sembra una bocca pronta a dischiudersi per essere baciata. Nell’esiguo spazio che c’è tra un labbro e l’altro si intravedono le creste delle piccole labbra. È un miraggio. La guardo sbalordito. Mia nonna ha lo sguardo di una gatta in calore. “Non restare immobile come una statua. Non credo di essere molto diversa da tua madre. Avvicinati. Prima togli quegli inutili vestiti. Fatti guardare” “Dio! Nonna non credevo fossi cosi bella” “Davvero mi trovi bella. Eppure sono molto più grande di te.” “Nonna, non voglio fare paragoni. Tu fai concorrenza a mia madre. Se fossi un uomo e dovessi scegliere tra te e lei sarei molto in difficoltà. L’età non conta. Hai un corpo meraviglioso. Faresti invaghire anche un gay” “Nipotino mio. Non sai quanta felicità mi danno le tue parole. Vieni tra le mie braccia” Mi tolgo quei pochi indumenti che ho e, nudo come un verme, con il cazzo ritto e duro, mi lancio fra le braccia di Lisa che guarda il mio cazzo con occhi spiritati. Quando sono a tiro della sua mano libera con un guizzo aggancia il cazzo e lo accarezza. Continuo ad avanzare. Lei senza tralasciare di accarezzare il fallo prima si mette seduta e poi si inginocchia davanti a me. “Com’è bello. Caro il mio nipotino che ha uno splendido cazzo e lo offre alla sua amata nonnina”. Lo circonda con una mano mentre l’altra mano va a raccogliere i miei coglioni. Avvicina le labbra al glande e stampa un voluttuoso bacio sulla sua sommità. Un gemito mi esce dalle labbra. “Oh! Nonnaaaa!” “Zitto. Non parlare. Ti do un anticipo di quello che avrai quando giacerai insieme a tua madre” “Quale presupposto ti fa dire che giacerò nel letto di mia madre” “Già te lo ha detto. Pensaci” Si siede col culo sul pavimento. Le spalle sono poggiate contro il divano. Ha le gambe aperte. La sua grossa figa è oscenamente esposta. Mi attira contro il suo petto. Afferra le sue tette e con esse avvolge il mio cazzo in una morsa di carne soda. Lo massaggia. Il glande emerge da quelle stupende colline. Mia nonna lo imbocca. Lo morde. Lo lecca. lo succhia. Mi sta facendo una sega con le tette e contemporaneamente mi fa un “pompino”. Mugolo. Di colpo abbandona la testa sul divano. “Dai, ora stantuffa il tuo pistoncino nella mia bocca. Chiava nella bocca di tua nonna. Fammi sentire il sapore della crema che sgorgherà dal tuo cazzo” No! Non può essere. Mia nonna mi sta chiedendo di godere nella sua cavità orale. Sto sognando. Le sue mani lasciano le sue tette e si ancorano alle mie natiche. Mi dà una spinta in avanti. Il mio cazzo penetra per tutta la lunghezza nella sua bocca. Resta fuori solo lo scroto che lei si premunisce di stringere con una mano e di stuzzicarlo con le unghia delle dita. Non conosco le movenze del chiavare. E’ la prima volta che il mio cazzo si trova ad essere ospitato in una cavità femminile e per colmo nella bocca di mia nonna. Istintivamente incomincio a muovermi. Prima piano, poi, con l’accrescere del piacere, con sempre più velocità. Lisa miagola e soffia. Una sua mano è tra le sue gambe. Dall’alto della mia posizione vedo che la muove con frenesia. Con l’altra mano si pizzica i capezzoli. Si sta masturbando. Più di una volta il cazzo che occupa la sua bocca soffoca le sue urla. Mia nonna sta godendo. Anch’io sto raggiungendo l’apice del piacere. Pochi secondi e dal glande vengono spruzzati copiosi fiotti di sperma nella gola di mia nonna che li ingoia senza difficoltà alcuna. Con la mano afferra il cazzo e lo stringe. Lo munge. I residui di sperma che si sono fermati nel condotto uretrale vengono espulsi e ingoiati. “Nonna è stato magnifico” “Sarebbe ancora più sublime se tu verresti a bere i miei succhi direttamente dalla fonte che li produce” Penso voglia farmi ciucciare i suoi grossi capezzoli. “Sì! Nonna. Sono pronto. Ho la gola secca. Dissetami” “Stenditi con la schiena sul divano” Eseguo. Lei si alza e con una gamba mi scavalca dandomi la schiena. Porta il bacino sul mio viso e adagia la sua figa sulla mia bocca. “Ecco questa è la sorgente a cui ti disseterai. Lappa e bevi” Che stupenda visione. Le gambe dilatate di Lisa mi permettono di godere di una visione celestiale. Non solo sto ammirando le fattezze di quella meravigliosa grande e polposa figa, ma sto anche vedendo, per la prima volta, un grinzoso sfintere con al centro il buchetto del culo. Avvicino la bocca e lo bacio. Mia nonna ha un sobbalzo. “Cosa fai? Non ti ho dato il permesso di baciarmi il culo” “Nonna, è troppo bello. Scusami non ho resistito” “Oramai è fatta. Mi è piaciuto. Se vuoi puoi continuare” Non me lo faccio ripetere. Appoggio le mani sulle sue natiche ed esercito una pressione per farle abbassare il bacino ancora di più. Lo sfintere è alla portata della mia bocca. Le mie labbra non si stancano di baciarlo. La nonna ha le mani poggiate sulle mie cosce ed ad ogni bacio che do al suo buchetto affonda le unghia nella mia carne e nitrisce. Smetto di baciare e comincio a leccare il suo buchetto. Lo sfintere sotto i colpi di lingua che assesto sulla circonferenza del buco del culo ha delle forti contrazioni. Il suo culo vorrebbe catturare la mia lingua ma l’apertura è troppo stretta. Lisa si dimena e ulula. Raggiunge un paio di orgasmi il cui prodotto cola copioso sul mio petto. “Bravo il mio nipotino. Chi è la tua maestra? Come lecchi bene. Mi stai facendo morire. Continua cosììì.” La mia attenzione si sposta sul suo micione. Emana un odore che stordisce. Le lecco le grandi labbra. Sono lisce. Si è depilata quella stessa mattina. Aveva, forse, già deciso di farmi giocare con lei. Contento della sua decisione le cingo i fianchi con le braccia e la stringo a me. La mia lingua si addentra tra quelle rosee collinette e lecca tutto quello che incontra sul suo cammino. Entro in contatto con le piccole labbra. Sono voluminose e gonfie di pulsante sangue. Le prendo, uno alla volta, fra le labbra e le succhio. Lisa inarca la schiena e lancia un lungo nitrito. Dalla sua uretra sgorgano fiotti di umori che invadono la mia bocca. Con la lingua li schiaccio contro il palato per gustarli e poi li ingoio. È la prima volta che assaporo umori femminili. Sono aspri e dolci. Sono gustosi. I miei occhi si posano su una protuberanza che ha l’aspetto di un piccolo glande. Lo prendo fra le labbra. Lo mordo. Lo lecco. Lo sento indurirsi. Lo succhio. Mia nonna guaisce e allo stesso tempo ulula. Agita il bacino in modo frenetico e preme sul mio viso come se volesse affondare il suo pistolino nelle profondità della mia bocca. La sua uretra eiacula in modo indecente. Sembra un vulcano in eruzione. Magma incandescente a ondate costanti invadono la mia bocca. Lo ingoio tutto. Lisa ha un’ultima contrazione e poi si distende sul mio corpo. Essendo di statura più piccolo di lei mi copre tutto. La sua testa è sui miei piedi. La mia testa è all’altezza delle sue natiche. “Nipotino. Amore della nonna. Sei stato bravo. Ho goduto come non mai. Sono anni che non ho rapporti con un maschio. Quando tua madre ti ospiterà nel suo letto sono sicura che non la deluderai. Ora ci facciamo una fredda doccia e poi via in paese a fare shopping. La gente deve vedere il mio bel cavaliere. Stasera dormirai nel mio letto. Dobbiamo continuare il piacevole dialogo iniziato tra noi due. Con la Smart raggiungiamo il centro della città. Parcheggia e scendiamo dall’auto. Mi prende la mano e ci avviamo. Passeggiamo per le strade chiuse al traffico. Lisa è una bomba. Le sue fantastiche tette non bloccate in un reggiseno ballano ad ogni passo. Le natiche si muovono all’unisono delle tette. Al nostro passaggio mormorii e commenti si sprecano. Rivivo gli stessi momenti di quando vado a spasso con mia madre. Una differenza c’è. I commenti verso mia nonna sono più pesanti e più volgari di quelli rivolti ad Holly. La nonna si accorge del mio imbarazzo. “Non essere imbarazzato. Lasciali dire. Una cosa è certa. Non mi avranno mai. L’unica cosa che possono fare è di correre a casa e chiavare le loro mogli se le hanno, al contrario dovranno spararsi una sega. Io godrò al pensiero che tutti loro immaginano di chiavarmi.” Alza la mia mano e la mette tra il suo braccio e il suo prosperoso petto. “Approfittane. Toccami il seno. Facciamoli eccitare ancora di più.” Rabbrividisco. Mia nonna vuole che io le carezzi il seno mentre passeggiamo. È uscita di senno. Ritraggo la mano. Mi fermo e la guardo furioso. Mi guardo intorno. Siamo soli. In un soffio di voce le dico: “Nonna. Non ti facevo così porca.” In un sussurro mi dice: “Ero una porca anche quando mi hai leccato il culo? Hai bevuto il succo sgorgante dalla mia passera. Non hai pensato che lo stavi succhiando dalla figa di una maiala? Ti è piaciuto godere nella bocca di una porca?” “Nonna, scusami non volevo offenderti. È solo che non riesco a sopportare che dicano volgarità sul tuo corpo. Non voglio che tu diventi oggetto delle loro fantasie erotiche.” “Oh, caro il mio pistolino. Sei geloso della tua nonnina. Allora mi vuoi bene?” “Si! Ti prego, torniamo a casa.” “Sì, torniamo. Questa situazione mi ha eccitata. Sapessi? Sono tutta gocciolante.” In un batter d’occhio raggiungiamo l’auto e via di corsa verso casa. In ascensore (la nonna abita all’ultimo piano di un palazzo della metà dell’ottocento e la sua casa occupa l’intero piano) Lisa mi mette la mano sul pisello e lo stringe. “Nonna, siamo in ascensore.” “Chi vuoi che ci veda.” L’ascensore arriva al piano. Usciamo e prima ancora di arrivare alla porta mia nonna si sfila il pullover e resta nuda dalla cintola in su. Mi afferra e mi spinge contro la porta. “Pistolino, ti prego succhia le mie tette.” Non riesco a trattenermi. Ha delle mammelle favolose per resisterle. La spingo con le spalle contro la porta. Mi avvento su quelle meravigliose poppe e le bacio. La mia bocca va alla ricerca dei grossi capezzoli. Ne trovo uno. Lo lecco. Lo stuzzico con la punta della lingua. Lisa geme. Lo stringo fra le labbra. Lo mordo. Lisa grida. Il suo grido mi porta alla ragione. Cazzo siamo sul pianerottolo. Mi affretto ad aprire la porta. Spingo mia nonna dentro casa. Chiudo la porta. Lisa mi trascina sul pavimento. “Amore. Prendimi. Qui. Ora. Ho la figa in fiamme.” La libidine non la fa ragionare. Quasi si strappa i pantaloni. Il tanga che indossa è letteralmente fradicio di umori. Lo tira via. Non sono rimasto fermo. Mi sono spogliato anch’io. Lei è distesa, nuda, sul pavimento. Ha le gambe tirate su ed allargate a compasso. La sua figa è gocciolante di umori. Tende le braccia verso di me. “Vieni.” Mi metto carponi tra le sue gambe e fiondo la bocca su quella meraviglia. La bacio. La lecco lappando il suo miele. Mia nonna muggisce. “Basta leccare. Ti ho detto che ho il fuoco dentro. Spetta a te spegnerlo. Metti il tuo idrante nella mia fornace e spegni il fuoco che mi divora. Chiavami.” “Nonna è la mia prima volta. Aiutami.” “Stai dicendo di non aver mai chiavato una donna? Nemmeno una prostituta?” “Sì! Nonna. È la verità.” “Tesoro mio. Mio dolce fringuello. Sarò io la tua prima donna. Sarò io a sverginarti. Mi fai un bel regalo. Tua madre, non assecondando le sue voglie, non sa cosa si è perso. In seguito si pentirà.” Mi abbraccia e imprime un movimento di rotazione al suo corpo. Mi ritrovo sotto di lei. Punta le mani sul mio petto e si alza. Le sue mammelle dondolano sotto i miei occhi. Mi sta cavalcando. Con una mano afferra il pomo della sella e lo avvicina alla sua carnosa vagina. Guida il glande verso il suo orifizio vaginale. Lentamente fa scivolare il suo corpo verso il basso. Il pistone entra nel suo infuocato e ben lubrificato cilindro. Quando è tutto dentro si ferma. “Resta così. Non muoverti. Fa che goda di questi momenti. Sono anni che un cazzo non entra nel mio ventre. Che tua madre sia benedetta tre volte. Una volta per averti generato; una volta per averti rifiutato ed una volta per averti portato da me.” Se lo raccontassi in giro, cosa che non farò mai, nessuno mi crederebbe. Nessuno crederebbe che ho rapporti carnali con mia nonna. Eppure è così. Il mio cazzo sta dentro il caldo ventre di mia nonna. Sono al settimo cielo. Sento i muscoli vaginali stringersi intorno al mio fallo. Mia nonna mi sta chiavando. Ha la testa rivolta verso il soffitto. Ha gli occhi chiusi. Dalla sua gola emergono gemiti di piacere. Le sue mammelle tremano. Allungo le mani e le artiglio. Dio, come sono grosse. Le strizzo. Con le dita afferro i capezzoli e li stringo. Sono duri. Li torco. Mia nonna ulula. Si china in avanti. Una mammella entra in contatto con la mie labbra. Apro la bocca e il suo grosso e duro capezzolo trova riparo nella mia cavità orale. Lo lecco. Lo stringo tra la lingua ed il palato e lo mungo. Sto succhiando come un bambino affamato. Lisa affonda le unghia nel mio petto. I suoi gemiti si fanno più intensi. Incomincia un lento galoppo. Si solleva e si abbassa. Ogni tanto si scuote e lancia un nitrito. Sono il preludio del raggiungimento di un orgasmo. Il ritmo del trotto aumenta d’intensità. Gli orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. Oramai la cavalcata è diventata un folle galoppo. Le sue mammelle dondolano e sbattono sul mio viso sempre più velocemente. È una cavalla imbizzarrita. Nitrisce e sbuffa in continuazione. Poi di colpo lancia un acuto grido e si abbatte, in preda a forti convulsioni, sul mio petto. Ho la testa fra le sue tette. Nello stesso momento inarco il bacino ed il mio cazzo erutta un fiume di lava nella sua vagina. Il mio sperma si unisce al suo e formano un lago. Il suo ventre e pieno del mio sperma. Ci vogliono diversi minuti prima che Lisa si riprenda. Si rimette in posizione eretta. “Guai a te se cerchi di estrarre il tuo batacchio dalla mia campana.” “Nonna, io lo lascerei dentro per sempre. Ma non credo che siamo in una posizione comoda.” “Hai ragione. Ma non è il momento di muoverci. Sento che il tuo coso sta riacquistando forza e potenza. Tocca a te chiavarmi.” È vero. Il mio cazzo sta crescendo dentro il suo ventre. Ad ogni secondo che passa diventa sempre più duro. Lisa si stende su di me, mi passa le braccia intorno al collo e si getta di lato. Mi trovo steso su di lei e senza che il cazzo sia uscito dalla sua figa. Le sue gambe sono incrociate dietro la mia schiena e mi stringono i fianchi. I muscoli vaginali mungono il pene in modo sublime. “Forza, chiava la tua nonnina.” Non me lo faccio ripetere. Il mio è un galoppo di un giovane puledro non ancora pratico della pista da percorrere. Ho movimenti veloci e convulsi. Nonostante la mia inesperienza sento la nonna lanciare gemiti di piacere. “Sì! Sì! Così. Non ti fermare. Oh! Il mio bel pistolotto che sta chiavando la sua nonnina. Dimmi che mi ami. Dio, come è bello!” La mia testa è nel pallone. Non riesco a proferire parola. Lungo il mio condotto uretrale sta montando un torrente di sperma che si riversa nella sua vagina. Lei lo sente e stringe le gambe ancora più forte sulla mia schiena. Mi abbandono su di lei. Le sue braccia mi circondano e mi stringono. Risento la sua invocazione d’amore. Non posso dire di amarla. Il mio amore è e sarà sempre mia madre. Ciò nonostante le dico: “Nonna, ti voglio bene. Sarò sempre pronto ad ogni tuo richiamo. Ti sarò sempre grato del piacere che mi hai dato. Se fino a stamattina volevo tornare a casa, da stasera, invece, ti dico che voglio restare con te per tutto il tempo che vorrai.” Restiamo, abbracciati, stesi sul pavimento dell’ingresso, ancora per parecchi minuti. “Andiamo in camera mia. Prima passami i tuoi slip. Li devo usare come tampone. Altrimenti il laghetto romperà gli argini e non voglio che il pavimento si sporchi.” Eseguo la sua richiesta. Ci alziamo e tenendola per mano andiamo nella sua stanza. “Aspettami. Vado in bagno a lavarmi.” “Nonna, vengo con te. Lascia che sia io a lavarti.” “Per me va bene. Ma limitati solo a lavarmi.” Entriamo in bagno. La stanza è enorme. La vasca, bianca, è al centro della stanza. Addossati alle pareti vi sono gli altri accessori. Il bidè è montato al contrario. Gliene chiedo il motivo. Mi risponde dicendo che non le piace lavarsi la micina guardando il muro. In un angolo c’è il vano doccia che può ampiamente ospitare due persone. Lisa, sempre tenendo premuti i miei slip contro la sua vagina, si avvia verso la doccia. La blocco. “Nonna. No! Tu fai il bagno ed io la doccia. Io con te nella doccia non entro.” Lei guarda il mio basso ventre, sorride. “Hai ragione. Prima devo sciacquarmi la pussy altrimenti la miscela di crema che ho dentro sporcherà l’acqua.” “Nonna sarebbe bello poterla bere e non consumarla così.” “Sei proprio uno sporcaccione.” Si siede sul bidè ed allarga le gambe. Allontana lo slip buttandolo a terra. La guardo. È uno spettacolo. La sua pussy è un’incantatrice di serpenti. Il mio pistolotto incomincia a crescere. “Ehi, porcellino, ti decidi a pulirmi che poi devo fare il bagno.” Mi chino tra le sue gambe. Apro l’acqua. Un lungo getto va ad infrangersi fra le sue grandi labbra liberandola dei muchi che nel frattempo, non più trattenuti dallo slip, stanno uscendo. Allungo la mano e la poggio sulla pussy. La lavo. “Devi pulire anche l’interno.” Le mie dita si fanno strada verso l’orifizio vaginale. Uno alla volta entrano. L’intera mano è nella sua pussy. Le accarezzo le pareti interne. Tocco l’utero. Lo circondo con i polpastrelli e delicatamente li faccio scorrere sulla superficie. L’altra mano è sempre tra le sue gambe con la variante che le dita sono poggiate sullo sfintere ed esercitano una lieve pressione sul buchetto del culo. Mia nonna mugola. “MMMMHHHH. Lo sapevo. Non dovevo accettare di farmi lavare. Sei un maialino. Adesso finisci l’opera che hai iniziato e dopo sparisci dalla mia vista. A lavarmi ci penserò da sola.” Davanti ai miei occhi fanno bella mostra le dondolanti grosse mammelle. Mi avvento su una di esse. Con la bocca cerco il capezzolo. Lo accolgo fra le labbra. Lo mordo. Lei grida. Lo succhio. I movimenti della mano immersa nella sua figa diventano frenetici. La chiavo. I nitriti si fanno più ravvicinati. Alla fine un ruggito misto ad un urlo annuncia il raggiungimento di un stravolgente orgasmo. Stringe le gambe intorno alle mie braccia. Abbandona la testa sulla mia spalla. Mi morde. Il corpo è preda di convulsioni. Sta godendo. La mano che ho dentro la vagina sta navigando in un mare di sperma. Si calma. Ritraggo le mani dal suo corpo. Abbandono quello stupendo capezzolo. Mi alzo. Lei fissa i suoi occhi nei miei. “Fuori! Sparisci dalla mia vista. Vai ad aspettarmi nella mia stanza. Guai a te se ti masturberai. Ricordati che il tuo liquido seminale, fino a quando stai con me, non deve essere sprecato. Per tutto il tempo che stai in questa casa tu mi appartieni.” Così è. La seconda notte e quelle seguenti la permanenza in casa di mia nonna si sposta nella sua camera ovvero nel suo letto. La mia dolce nonnina è per me la più esperta maestra di sessuologia. Con lei la teoria non esiste. C’è solo pratica. Le posizioni descritte nel Kamasutra diventano pane quotidiano. Non è solo sesso quello che mia nonna mi da. Lei ha un mandato dalla mia dolce mammina. Ed è quello di farmi studiare. Lisa è pienamente cosciente di questo e usa il suo corpo come arma di ricatto. Profitto basso negli studi significa castità assoluta. Una domenica mattina lei sta seduta nel letto con le spalle appoggiate alla spalliera. Io sto con la testa sul suo grembo. Con una mano gioco con un capezzolo. “Stai un pò fermo. Possibile che non si possa stare insieme senza che tu debba comportarti come un polipo. Hai le mani che sembrano tentacoli. Me le ritrovo in ogni parte del corpo. Sei giovane e capisco che facilmente vai in ebollizione, ma cerca di controllarti. Comportandoti in questo modo tua madre non la conquisterai mai. Holly è una donna che va corteggiata e non assediata. Con lei devi essere dolce. Non devi mostrarti assetato del suo corpo. La devi amare come persona. Vedrai che sarà lei a donarsi a te.” In quel momento il telefono squilla. Lisa prende il cordles dal comodino è risponde. Io approfitto per agganciare un capezzolo con le labbra e succhiarlo. “Ciao! Come stai? … tuo figlio? È in cucina. In questo momento sta facendo colazione. Credo che stia cercando di trovare del latte. Gli ho detto che in casa sono anni che latte non se ne vede. Invece lui insiste. Non mi ha creduta. Sta rovistando nella dispensa cercando di trovarne. Gli vuoi parlare? No? E’ un caro ragazzo. Mi ha detto che ti ama. Che non riesce a starti lontano. Cosa devo dirgli? Che ha un’estate intera per stare con te? Stai tranquilla che glielo riferirò. Riguardati.” Mi afferra per i capelli e tira la mia testa indietro. Sono costretto a lasciare il capezzolo. “Hai sentito tua madre? Anche lei ti vuole vicino. Aspetta l’estate per stringerti a sé.” “Nonna, Holly non è una cretina. A mio parere dalle tue parole ha certamente capito cosa stavo facendo.” “Lascia che fantastichi. Sono punti a tuo favore.” Un’altra telefonata di mia madre fatta due settimane dopo mi sorprende mentre mia nonna è in piedi con le gambe allargate a compasso ed io sono inginocchiato fra le sue gambe e con la bocca incollata alla sua vagina. Anche in quell’occasione mia nonna sfida mia madre lanciandogli chiari messaggi. Le dice che sto gustando un scodella piena di crema, che non uso il cucchiaio ma che mi piace farlo immergendo la lingua nella scodella. È poi la mia volta. Lisa è in ginocchio davanti a me ed ha il mio cazzo affondato nella sua bocca. Mi sta facendo un favoloso pompino. Sono io a prendere il telefono. “Ciao, mamma. Ti amo sempre. Sento la tua mancanza. Sto bene. Meno male che manca poco alla chiusura del primo anno. Darò gli esami e subito dopo ti raggiungerò. Dici che mi hai riservato una grande sorpresa? Non puoi anticiparmi qualcosa? La nonna? E qui davanti a me. Sta leccando un gelato. Non posso passartela perché è molto indaffarata a ridurre la consistenza del ghiacciolo. Ti aspetto. Ciao.” “Che porco che sei. Gli hai praticamente detto che ti stavo facendo un pompino. Vedrai. Quando tornerai a casa ti userà violenza. Ti monterà e ti terrà sotto di sé fino a sfiancarti. I guai saranno miei quando dovrò affrontarla. Dovrò renderle conto per averti sedotto.” L’anno accademico ha termine. Sostengo gli esami con il massimo dei voti. Corro a casa. Busso. La porta si apre. No! E’ un miraggio. Davanti a me c’è mia madre. E’ bellissima. Indossa un vestito di cotone bianco molto leggero che mette in risalto il suo stupendo corpo già abbronzato dai raggi del sole. Sul davanti ha una lunga apertura i cui lembi sono tenuti insieme da un cordoncino. Nell’apertura si nota il profondo solco che separa le sue stupende tette facendone intravedere abbondanti porzioni. È un anno che non la vedo. Sono cresciuto. L’ho raggiunta in altezza. Non ho più bisogno di alzare la testa per guardarla negli occhi. I suoi occhi sprigionano felicità. Mi sorride. Alle sue spalle vedo mia nonna che mi fa dei gesti. Supero la fase di sorpresa e mi lancio verso di lei. La stringo fra le braccia. Le copro il viso di baci. Poggio le mie labbra sulle sue e sento che lei le dischiude. Mi manca il coraggio di accettare il suo invito. Lei mi guarda con un pizzico di delusione negli occhi. “Mamma. Finalmente. In questo anno stare lontano da te mi ha fatto diventare un orso. Non ho mai smesso di amarti. Ho sofferto molto.” Facendo un gesto con la testa in direzione della madre, Holly mi dice: “Però hai trovato chi ti ha consolato. La tua disperazione si calma quando ti circonda con le sue braccia. E il latte che ti da? Tenendo conto da quale seno sgorga deve essere squisito. Ti piace lappare la crema dalla sua scodella?“ Si gira verso la madre. “A te è piaciuto il ghiacciolo? Non lascio questa casa se non mi raccontate cosa è accaduto fra voi due. In ogni caso ti ringrazio per avermelo preservato dalle cattive compagnie. Non stiamo qui nell’atrio. Andiamo in salotto e raccontami gli esiti di questo tuo primo anno universitario.” Mia nonna è smarrita. Vorrebbe sprofondare. Andiamo in salotto e, tutti e tre, sediamo sul divano. Sto al centro. Mia nonna è alla mia destra e mia madre è alla mia sinistra. Le guardo. Sono due belle donne. Anche se preferirei averle tutte e due con me, la mia scelta l’ho già fatta. Ho scelto mia madre. “Devo dirlo, altrimenti scoppio. Voi due siete magnifiche. Siete due stupende donne. Per un uomo è difficile fare una scelta fra voi due. Detto questo vi dico che io la scelta l’ho fatta e non da oggi. Scusami nonna, anche se è stato bello stare con te. Io voglio stare con mamma. L’amo.” “Non rammaricarti. Già una volta è accaduto. Prima che tu nascessi un uomo si trovò nella condizione di dover scegliere tra me e tua madre. Messo alle strette scelse tua madre. Le portai rancore per diversi anni.” “Per caso quell’uomo è mio padre? Allora io sono stato lo strumento di una vendetta contro mia madre.” “Che dici? No! Come puoi pensarlo. Io ti ho veramente amato e ti amo ancora. Non potrai mai sapere quanto ti amo. Sì! Quell’uomo è tuo padre. Lui, prima di conoscere tua madre, conobbe me. Ci conoscemmo in discoteca. Ero giovane. Mi invaghii. Non ragionavo. Mi concessi. Passammo mesi di felicità. Lo portai a casa per farlo conoscere a tua madre. Fu un errore. Tua madre aveva tredici anni ma fisicamente era già una donna. Più piccola ma era come la vedi ora. L’imprevedibile accadde. Tua madre ed io ti abbiamo fatto credere che io odiavo tuo padre. Il tempo è trascorso invano. Da anni in questa casa un uomo non mette piede. Arrivi tu, mio nipote, figlio dell’uomo che mi ha posseduta, e sconvolgi la mia vita. Il fatto che tu sia mio nipote non ha minimamente inciso sulla decisione di darmi. Mi sei piaciuto subito e ti ho preso. Non sapevo che mi sarei innamorata di mio nipote.” Holly ascolta, con il capo basso, in silenzio il racconto della madre. Alza la testa quando Lisa dice che non potrò mai sapere quanto mi ama. Con la voce roca interrompe il discorso della madre. “Ormai è fatta. Non piangiamo sul latte versato. Mamma. Lo sai che il fringuello domenica compie gli anni. Resteremo qui e festeggeremo il suo compleanno. Organizzeremo una festicciola tutta privata. Niente regali. Almeno il mio te lo darò quando torneremo a casa. La nonna il regalo te lo ha già fatto e mi sembra di capire che è un bellissimo regalo. Per favore vuoi andare in cucina a prendere qualcosa da bere?” “Ai tuoi ordini amore mio.”
“Mamma. Guardami! Sei incinta? Il padre è mio figlio?” “Sì! Sono al primo mese di gravidanza.” “Potevi stare attenta. Hai deciso di farti chiavare da tuo nipote perché non ti sei premunita prendendo la pillola. È la seconda volta che ci caschi. Hai avuto una figlia anche dal mio ex marito. Che intenzioni hai?” “Ci ho pensato molto. Vorrei tenerlo. Questo è un figlio che voglio.” “Ti rendi conto di quello che stai dicendo. Quello che ti ha inseminata è tuo nipote. Come puoi volere questo figlio. Essendo generato tra consanguinei potrebbe nascere con problemi.” “Non siamo proprio consanguinei.” “Zitta! Sta tornando. Stasera dormirò con te. Ne parleremo.”
Ritorno con tre boccali di birra ghiacciata. Holly è pallida e Lisa è più rossa di un peperoncino. Cosa si sono dette? “Allora da quanto ho saputo, hai felicemente superato gli esami a pieni voti. Anche di questo devo essere grata a tua nonna. Nonostante tutto è riuscita a farti studiare.” “Mamma. La nonna, quando si tratta di studi, è una vera carnefice. Non si commuove. Diventa una roccia.” Insieme ridono. Sono due stupende donne. Mia madre propone di passare la serata in un ristorantino che ha visto venendo a casa della nonna. Lisa lo conosce e si dichiara d’accordo. “Vengo ad una condizione. Che voi due non indossiate abiti che mettono in risalto le vostre curve. Vi guardino pure ma non sopporto di sentire volgarità su di voi.” “Sentilo il pivello. È geloso. Mamma io non ho niente. Hai tu qualche abito che possa accontentarlo?” “Figliola ho dovuto obbligatoriamente attrezzarmi. Ogni volta che usciamo è un tormento. Ho dovuto comprare degli abiti, li vedrai, che non sono altro che dei sacchi in cotone.” Si alza e va nella sua stanza. Holly leccandosi le labbra mi guarda con occhi languidi. La nonna ritorna e porge a mia madre uno dei sacchi. Mia madre si alza. Slaccia il cordoncino che le tiene insieme i lembi del vestito e, senza troppi problemi lo sfila passandolo da sopra la testa. Sotto, a parte il tanga, non ha niente. Com’è bella. Anche la nonna la guarda incantata. Nei mie pantaloni qualcosa si muove. Holly non si scompone più di tanto. Toglie il sacco dalle mani di Lisa e lo indossa. Sì. È proprio un sacco. Ha uno spacco per la testa e due per le braccia più una leggera scollatura. È tutto quello che quel vestito ha. Mia nonna imita mia madre. “Eccoci trasformate in monache di clausura. Il priore è soddisfatto?” Rido e corro ad abbracciarle. “Non ho chiesto tanto? Credo comunque che il problema non si risolve con i vestiti anche se hanno la loro importanza. Il fatto è che siete voi due. Siete troppo belle. Voi emanate un particolare odore che attira gli orsi. Andiamo. Vuol dire che dovrò ancora una volta diventare sordo.” Entrambe scoppiano in una risata fragorosa e mi stringono, a turno, contro il loro petto. Holly sente contro il suo ventre la mia eccitazione. “Mamma, il porcellino è in tiro. E sapessi com’è grosso.” “Confermo. Holly non dimenticare che l’ò ospitato per un anno. Non è cresciuto solo lui. In proporzione è aumentato in lunghezza ed anche in grossezza il suo pestello. Quando lo vedrai resterai sorpresa.” Questi discorsi mi dicono che mia madre è pronta a ricevermi; che ha assorbito il fatto che sono suo figlio e che non ci saranno problemi a concedermi di amarla. Apro la porta. Le due Walckire mi passano davanti. Lisa nel passarmi davanti mi sussurra: “Te l’ò avevo detto. Tua madre ti vuole.”

È trascorso circa un anno da quando ho portato mio figlio a casa di mia madre. Con l’aiuto di sua nonna è diventato un uomo. Fisicamente è un guerriero dell’antica Grecia. È un dio dell’Olimpo. Ho passato un anno a sognarlo. In questo anno mi sono masturbata ogni sera pensando a lui. Ricordo di quando rubò un bacio alla mia vagina. Lo redarguii. Non avrei dovuto farlo. Da allora ho intensamente desiderato di stringerlo fra le mie braccia. L’ò visto succhiare le mie tette. Stuzzicare con la lingua i miei capezzoli. Ho sentito la sua lingua leccare la mia fichina. Le sue labbra chiuse intorno al mio clitoride e succhiarlo. Ed ora eccolo qui. Un ragazzone di 180 cm fisicamente ben piantato e, da quanto ho sentito al solo fuggevole contatto, deve essere possessore di un mostro che ha trovato ospitalità fra le sue gambe. Non mi importa che è mio figlio. Devo averlo. Desidero che l’alieno che alberga fra le sue gambe faccia conoscenza con la mia pussy; che la visiti e la faccia gioire di piacere e gridare di gioia. Il giorno del suo compleanno gli farò il più bel regalo della sua vita: stringerà il mio corpo fra le sue braccia e mi avrà. Sarà dura resistere fino a domenica con lui che mi gironzola intorno e mi palpeggia in tutte le parti del corpo. Un acconto spero di prenderlo prima. Devo pensare a come proporre una soluzione a mia madre. E’ un incosciente. Una donna della sua esperienza farsi ingravidare da un giovincello alle sue prime armi. Senza dimenticare che c’è anche la mia sorellastra. Cosa accadrà quando saprà che la madre gli regala un fratellino il cui papà è il nipote della propria mamma. Devo assolutamente convincerla ad abortire. Devo far leva sull’amore che prova per il mio puledro. Arriviamo al ristorante. L’unico tavolo libero è in fondo alla sala. È poco illuminato. Per mia madre e per mia nonna è il non plus ultra. Mentre attraversiamo lo spazio che ci porta al tavolo mormorii si levano al nostro passare. Madre e figlia, consce che quei sussurri sono a loro rivolte, procedono ancheggiando in modo pauroso. Ci sediamo. Io mi siedo con le spalle rivolte all’entrata. Loro due sono sedute di fronte. Ordiniamo. Il cameriere dice che ci vorranno almeno 15 minuti per preparare. Holly lo ringrazia e dice che va bene. Mia madre si muove come una persona impacciata. Il tovagliolo ed una posata cadono a terra. Vedo mia nonna sorridere. Holly scosta la sedia e furtivamente si introduce sotto al tavolo. Allunga le mani sui miei pantaloni e fa scorrere la zip. Infila una mano nell’apertura dei pantaloni e sorpassa anche la fenditura dei boxer. Circonda il cazzo con la mano e lo tira fuori. Al contatto di quelle morbide e calde mani il cazzo prende vigore e s’indurisce. Sento un grido di sorpresa e una esclamazione di meraviglia. “Ohhhh! Woaw! Per il grande padre Giove! Quanto è grosso e come è bello.” Sento schioccare un bacio sul glande poi più niente. Holly emerge da sotto il tavolo con il viso rosso. Accosta la sedia più vicina a me. Porta la mano sul cazzo e lo accarezza. La mia mente parte per il viaggio. Mia madre sta accarezzando il mio fallo. È un sogno. “Scusami mamma. Non ho resistito. Dovevo vederlo. Tu ne hai goduto; io l’ò solo immaginato. Perché domenica non è oggi? Ti prego mamma continua tu altrimenti stasera farò uno scandalo.” La mano di mia nonna si sostituisce alla sua. Inizia un su è giù sempre più veloce. Mia madre mi porge un tovagliolo che mi affretto a portarlo sul glande che proprio in quel momento spara raffiche di sperma che si perdono nel tovagliolo. Continuo a pulirmi e poi rimetto tutto al proprio posto. Mi alzo e vado in bagno. Do uno sguardo alla sala. Nessuno ci sta guardando. Quando ritorno madre è figlia stanno ridendo a crepapelle. Nero in viso mi siedo. “Siete due depravate.” “Amore avresti dovuto vedere il tuo viso quando la nonna te lo menava. Eri stravolto.” “Tu invece non lo hai visto quando glielo hai baciato. Si è sentito lo schiocco del bacio. Meno male che non aveva nulla in bocca altrimenti si sarebbe strozzato da solo.” Le portate incominciano ad arrivare. Di tanto in tanto la mano di mia madre scende a tastarmi il pene. La cena ha finalmente termine. Mamma paga il conto. Arriviamo alla macchina. Entriamo. Holly è alla guida. Ci avviamo. In meno di 15 minuti arriviamo a casa. Dopo circa un anno mi tocca tornare a dormire nella mia stanza e da solo. Mia madre prima di ritirarsi passa da me per darmi la buona notte. Entra nella mia stanza, si avvicina, cinge il collo con le braccia e appoggia la sua bocca sulla mia. Dischiude le labbra. Non mi tiro indietro. Questa volta accetto l’invito. Le introduco la mia lingua in bocca e cerco la sua. Si incontrano e si stuzzicano. La sua lingua avviluppa la mia. Le sue labbra la bloccano. La succhia. La ricaccia indietro. La sua lingua la segue e trova accoglienza nella mia bocca. Il duello si rinnova. Sono io a succhiare la sua lingua. Un bacio che dura un’eternità. Alla fine, ansante, mia madre si stacca. “Non sono mai stata baciata così. A momenti svenivo per mancanza d’aria. Grazie.” Con un rapido gesto si sfila quella specie di vestito e resta nuda. E’ un incanto. Un corpo integralmente abbronzato dal sole. Le sue floride mammelle sono magnifiche. I grossi e rossi capezzoli si ergono, turgidi, sulle aureole caffellatte di quei splendenti globi. Il ventre piatto. Le sue lunghe gambe sono colonne che sorreggono uno delle più spettacolari bellezze che la natura si sia mai sognato di creare. “Tienilo qui. Verrò a riprenderlo più tardi. Buonanotte.” Ancheggiando esce dalla stanza. Dio! Che culo. Il mio pene le presenta le armi. “Mamma. Venere al tuo confronto non è nessuno. Fra te e Venere sono sicuro che Paride avrebbe scelto te.” Si ferma. Mette la mano sulla maniglia della porta e prima di aprire, senza voltarsi:”Ancora una volta grazie” esce e resto solo con il desiderio di lei.

“Mamma, tu questa gravidanza non devi portarla a termine.” “Mi stai chiedendo di abortire? Io odio l’aborto. E poi perché dovrei abortire. Quello che porto in grembo è mio figlio.” “Sì! Ma è il frutto di un rapporto incestuoso. Il padre del bambino è mio figlio. Come puoi pensare di aver un figlio da tuo nipote? Sai le possibili conseguenze a cui vai incontro?” “Io tuo figlio lo amo. Per un anno e stato il mio adorabile amante. Non ho mai pensato di farmi ingravidare. Ho sempre preso la pillola. Poi si avvicinava il giorno che saresti venuta a prenderlo. Lui ti ama. Ti ha sempre amata. Ancora una volta il mio uomo mi avrebbe lasciata per entrare nel tuo letto. Volevo che parte di lui restasse con me. Così ho smesso di prendere la pillola.” “Quindi il tuo problema è di averlo vicino. Ti faccio una proposta. Confinante con la mia villa c’è una proprietà in vendita. Il prezzo è ragionevole. Ti aiuterò a comprarla. Ti trasferirai. Così avrai più occasioni di stargli vicina. Anche lui ti ama. Penso proprio che noi tre staremo bene insieme. Saremo felici. E non ci saranno recriminazioni.” “Faresti questo per me?” “Mamma, non sono mai stata un’egoista. Non ho mai pensato di farti soffrire. Lo avrei fatto anche anni fa. Bastava affrontare il problema. La tua seconda figlia, mia sorella, avrebbe saputo chi è suo padre. Tu preferisti allontanarti. Cosa dirà la mia sorellastra quando saprà che tu gli regali un fratellino frutto di un rapporto incestuoso con tuo nipote che, tra l’altro, è anche suo fratello perché figlio di suo padre. Pensaci. Sei al primo mese. Non hai molto tempo. Devi decidere in fretta. Ora ti lascio. Lo raggiungo. Voglio giocare con il suo alieno.” “Speravo che restassi con me. Ho bisogno di sentirmi coccolata.” “Se valuterai positivamente la mia proposta vedrai che avremo molto tempo a disposizione per coccolarci vicendevolmente. Anch’io ho sentito la tua assenza. Ora ti prego non trattenermi. Lascia che vada. La mia resistenza ha un limite. È da quando fece la sua comparsa nel bagno ed i suoi occhi si posarono, per la prima volta, pieni di stupore sul mio corpo nudo che il mio subcosciente lo desidera. L’ho portato da te per non violentarlo. Ho sperato che il desiderio di averlo sparisse. Invece niente. Lo voglio. Non resisto ad aspettare domenica per concedermi. Ho deciso che questa sarà la notte della nostra luna di miele.”

Continua

P.S. Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

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